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:: ULTIMI AGGIORNAMENTI al 19/05/2012
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VI DOMENICA DI PASQUA
notizia del 12/05/2012
VI PRESENTO UN AMICO
NESSUNO HA UN AMORE PIÙ GRANDE DI QUESTO: DARE LA VITA PER I PROPRI AMICI.
(GV 15,13)
La Parola di Dio che si è fatta carne in Gesù, è per tutti benedizione e
salvezza.
Non ti lascio cadere e non ti abbandono. Resto presso di te con il mio
amore, ti accompagno dovunque andrai.
Il mio amore sia la tua forza, la mia fedeltà la tua difesa. Ti avvolga la
mia tenerezza, e ti venga incontro la mia brama.
Se sei triste, ti consolerò, nella tua inquietudine stendo la mia mano su
di te, nel tuo dolore bacio le tue ferite, nel tumulto mi metto al tuo
fianco come angelo delle difficoltà.
Se gli uomini ti deridono ti irrobustirò le spalle, nella tua mutezza ti
offrirò la mia voce e quando sarai ricurvo per il dolore ti solleverò con
uno sguardo d´amore.
Quando tutto inaridirà in te, ti regalerò il mio calore, e quando le
preoccupazioni ti opprimeranno, ti sussurrerò parole di fiducia.
Se l´affanno colmerà la tua anima, lo caccerò, e la mia presenza sarà per
te luce in tutto quello che farai.
Al mattino ti risveglia il mio desiderio e alla sera ti ricopre il mio
amore; addormentati nelle mie braccia faccia a faccia, cuore a
cuore... tendi l´orecchio, batte per te... nella lunga notte, a ogni nuovo
giorno...
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V DOMENICA di PASQUA
notizia del 05/05/2012
Dio Padre cura in noi la vita che sgorga da Cristo: «Io sono la vite e voi i tralci». Il Padre toglie i tralci parassiti, mentre quelli che fruttano li pota perché portino più frutto; la parola di Dio è il diserbante. Potati e purifi cati possiamo accogliere l’invito di Gesù di rimanere nel suo amore. È come se Gesù ci dicesse: «Unendovi ai miei sentimenti, i vostri sentimenti vengono purifi cati e coloro che entrano nel vostro circolo di vita vengono attratti dal vostro modo di essere puri, limpidi, liberi da ogni fi nzione e falsità. Unendovi al mio amore diventate amore e chi è vicino a voi sente una nuova sicurezza, non si sente più solo; un’atmosfera di gioia lo avvolge. Unendovi alla mia conoscenza del Padre entrate in una gioia che nessuno vi può togliere. Allora non chiederete più dove porta la strada, perché io sarò la via, la verità, la vita. Unendovi a me sperimentate che senza di me non potete fare nulla e non portate a Dio. Nella libertà con cui vi ho liberati sarete in me nella buona e nella cattiva sorte nella salute e nella malattia, e la vostra gioia sarà piena
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IV domenica di Pasqua
notizia del 28/04/2012
nel giardino del Getsemani Egli non si sottrarrà all´arresto, decidendoliberamente di consegnarsi alle guardie che, dopo averlo afferrato, lolegheranno e lo condurranno al tribunale giudaico. Soprattutto in Giovanni, lamorte di Gesù non è vista come un cieco destino, o una sopraffazione degliuomini, o una vittoria dei nemici su di lui, ma come una scelta libera e spontaneadel Nazareno.
Questo dunque significano le parole "offro da me stesso la miavita", seguite però dalla frase "ho il potere di riprenderladi nuovo": il perdere la vita da parte di Gesù non significa perderlaper sempre, perché egli stesso "è" la VITA, per antonomasia (cfr.Giov.14,6); e qui si vede la realizzazione di un´altra profezia dell´AnticoTestamento: "Quando offrirà se stesso in espiazione, vedrà unadiscendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà delSignore" (Isaia 53,10 - 4° canto del Servo di Jahvè).
Dunque la volontà del Signore è che il Verbo incarnato passi attraverso lamorte per amore degli uomini e sia glorificato con la resurrezione. Gesùconosce bene la volontà del Padre e la compie: "Questo comando horicevuto dal Padre mio" (v.18).
Viene spontaneo chiedersi: ma non c´è contraddizione tra le due affermazioni:"Io ho il potere di offrire la vita e riprenderla di nuovo" e"Questo comando ho ricevuto dal Padre", che richiama altreespressioni giovannee, come: "Il Padre che mi ha mandato, egli stessomi ha ordinato che cosa devo dire e annunziare" (Giov. 12,49)
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III Domenica di Pasqua
notizia del 21/04/2012
Carissimi, coraggio! Irrompe la Pasqua. È il giorno dei macigni che rotolano via dall´imboccatura dei sepolcri. È il tripudio di una notizia che si temeva non potesse giungere più e che oggi corre di bocca in bocca, ricreando rapporti nuovi tra vecchi amici. È la festa di quanti si credono delusi della vita, ma nel cui cuore ora all´improvviso dilaga la speranza.Che sia anche la festa, in cui il traboccamento della comunione venga a lambire le sponde della nostra isola solitaria". (Tonino Bello)
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II Domenica di Pasqua
notizia del 14/04/2012
Le nostre liturgie non ci devono parlare di Dio, ce lo devono far sentire, toccare, sperimentare. E noi dobbiamo aver coraggio di lasciarci coinvolgere, "toccare", perché se non ci si coinvolge non succede niente. Allora: i canti, la partecipazione, i gesti, le letture, tutto è un segno efficace se mette in contatto con Dio. Perché se ciò che si fa è liturgico (secondo le norme cioè della liturgia) ma non ci fa sentire, toccare Dio, non ce lo porta nel nostro cuore e nella nostra vita, è assolutamente inutile. Nel 1917 mentre scoppiava la rivoluzione russa, la Chiesa Ortodossa Russa era riunita in concilio e vi era un´appassionata discussione sul colore della cotta da indossare durante le funzioni liturgiche. Alcuni insistevano con veemenza che doveva essere bianca, altri purpurea. Nerone strimpellava finché Roma era in fiamme. Se la liturgia è evasione dalla realtà e dalla vita, non è incontro con il Dio della Vita (20,31). Per questo le liturgie ci devono emozionare, far ridere e far piangere, far incontrare i nostri fantasmi e i nostri mostri, le nostre risorse e le nostre potenzialità, la nostra anima e l´Infinito che ci abita dentro.
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BUONA PASQUA A TUTTI
notizia del 08/04/2012
Chi ci rotolerà via il masso…?" È la domanda che apre il racconto della resurrezione secondo l´evangelista Marco. Mi sono fermato su questa domanda, cercando di vedere se in qualche modo risuona anche nella mia mente e nel cuore, e nella mente e nel cuore di tante persone che conosco. Al tempo di Gesù, le aperture delle tombe scavate nella roccia, erano chiuse solitamente da grandi pietre circolari, scolpite così in modo che si potessero rotolare per entrare o uscire. Erano pietre comunque di grande peso, e serviva veramente molta forza per spostarle, in modo che non fosse agevole aprire e chiudere. Anche sulla tomba di Gesù è stata fatta rotolare una masso circolare per chiudere l´entrata. La prospettiva delle donne che si recano al sepolcro è comunque molto piccola. Sono li per imbalsamare un corpo morto. La loro unica preoccupazione è poter entrare senza fatica. Si aspettano forse un aiuto per poter entrare, ma non si aspettano certo di trovare aperta, oltre la via di accesso alla tomba, la via della vita. In questo masso vedo le pesantezze della mia vita. Vedo quello che mi blocca nella mia generosità verso il prossimo; vedo anche la pesantezza delle mie incoerenze che appesantiscono la fede e il ministero. In questa pietra che blocca la strada alle donne, vedo anche tutto quello che in questo tempo di crisi, blocca la speranza dei singoli e delle famiglie. Sarebbe più giusto parlare, non di "crisi" al singolare, ma di "crisi" al plurale, perché in tanti modi diversi siamo tutti colpiti… e per tutti il macigno si fa grande e difficile da spostare. Ognuno di noi potrebbe scrivere su quella pietra la propria crisi, le proprie tristezze e pesantezze di vita e di animo. Potremmo anche scrivere quelle di persone che conosciamo e che rendono partecipi delle loro pietre spesso impossibili da spostare. "Chi mi farà ritrovare il lavoro perduto… mentre la disoccupazione pesa come un macigno?" "Chi ridonerà la speranza a me e alla mia famiglia, rotolando via il masso della povertà e dell´incertezza sul futuro…?" "Chi mi ridonerà la speranza nell´amore, rotolando via i macigni delle incomprensioni e delle divisioni…?" "Chi mi farà tornare la voglia di vivere, sollevando dal cuore la pietra pensate del lutto per la persona cara perduta…?"
E potremmo, in uno slancio di vera apertura al mondo, scrivere sulla pietra della tomba di Gesù, anche le pietre di tanti poveri del mondo che non hanno la forza nemmeno di spostare un piccolo sasso…
Le donne trovano la pietra rotolata via. E´ il primo segno di qualcosa di nuovo e ben più grande delle loro aspettative. Trovano un segno di vita e un indirizzo nuovo per la loro ricerca. Non più la prospettiva di poter almeno entrare in una tomba con un corpo morto, ma l´annuncio di una nuova vita. "E´ risorto, non è qui…" Non solo la pietra è spostata, ma anche per loro è riservato un alleggerimento del cuore e della vita. Preoccupazioni, pesantezze e paure sono chiamate a dileguarsi con la resurrezione di Cristo, e davanti a loro si apre una strada nuova. Non possiamo celebrare la Pasqua senza tener conto della pesantezza delle pietre che chiudono le strade degli uomini. Il primo passo dunque è ascoltare la domanda ("chi ci rotolerà via il masso…?") che talvolta diventa un grido angoscioso e disperato. Celebrare la Pasqua per noi cristiani, significa allora farci coraggio, aiutandosi, per quel poco che possiamo, a rimuovere le pietre gli uni degli altri. Celebrare la Pasqua significa però anche raccogliere l´annuncio di una nuova prospettiva e di una nuova strada che nessuna crisi, povertà e lutto possono ostacolare: Gesù è risorto, la vita vince sempre, la strada dell´amore non è mai interrotta.
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SABATO SANTO
notizia del 07/04/2012
Il sabato santo è giorno in cui la Chiesa non celebra l’eucaristia, ma “sosta presso il sepolcro del Signore, meditando la sua passione e morte” in attesa della celebrazione della “madre di tutte le veglie”, la Veglia pasquale
Questo giorno è scandito unicamente dalla celebrazione della liturgia delle ore ed è particolarmente significativa al riguardo la seconda lettura dell’Ufficio delle letture, tratta da un’antica Omelia sul sabato santo (III secolo), in cui l’anonimo autore, con grande talento letterario e fervida immaginazione, descrive il dialogo tra Gesù, entrato nel regno dei morti, ed Adamo: “Oggi sulla terra c’è grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace perché Dio fatto carne si è addormentato e ha svegliato coloro che da secoli dormivano. Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi….Svegliati, tu che dormi! Infatti io non ti ho creato perché rimanessi prigioniero dell’inferno. Risorgi dai morti. Io sono la vita dei morti. Risorgi, opera delle mie mani! Risorgi mia effige, fatta a mia immagine! Risorgi, usciamo di qui! Tu in me e io in te siamo infatti un’unica e indivisa natura”. L’evento qui descritto, la discesa agli inferi di Cristo, in cui alcuni padri della Chiesa hanno scorto il punto estremo della kenosi del Figlio di Dio, presuppone per una sua adeguata comprensione la fede nella resurrezione. Infatti – come ha scritto il teologo francese C. Duquoc - “la discesa agli inferi nel Credo apostolico non si separa dalla risurrezione, ma sottolinea al contrario la verità della vita nuova in Gesù poiché sottolinea la verità della sua morte”. Per Cristo dunque discendere agli inferi significa affrontare la morte sperando che questa sarà vinta dal Padre a vantaggio non solo del Figlio ma di tutta l’umanità, significa in altri termini “sperare contro ogni speranza che Dio affronterà l’irrimediabile”. Tale discesa “indica tanto la realtà della morte di Gesù quanto l’inaugurazione della sua vittoria sulla morte”. Difatti, proprio la “rappresentazione della discesa di Gesù nel regno della morte, non l’uscita dal sepolcro come in Occidente, è per le chiese orientali l’autentica icona pasquale. Nella discesa fra i morti e nella conseguente eliminazione di tutta la mancanza di relazioni dell’oscuro regno dei morti si manifesta, infatti, tutta la forza della potenza della risurrezione di Cristo. Anzi, per il grande teologo, Hans Urs von Balthasar questa discesa di Gesù nel regno della morte è addirittura il motivo più profondo della speranza universale. Il Figlio di Dio, essendo, infatti, penetrato proprio lì dove è il posto il peccatore, cioè nel luogo della mancanza di relazioni, della solitudine e della lontananza da Dio, abbraccia con il suo amore anche coloro che sono più lontani da Dio. In tal modo le pote degli inferi si spalancano, sono costrette ad aprirsi alla forza di Cristo che comunica una nuova vita e un nuovo futuro”(G. Greshake). Cristo ha sconfitto la morte mediante la sua morte che è essenzialmente solidarietà con la condizione dell’uomo fino alla condivisione del suo stato di morte. Secondo Karl Rahner “Gesù ha gustato il nostro stato di morte. Vi è disceso, ha toccato il fondo del nostro essere e si è sprofondato nel suo abisso incommensurabile. Poiché egli vi si lasciò andare abbandonandosi nelle mani del Padre suo, sperimentò l’ingresso nel mistero infinito di questo amore eterno come uno sprofondarsi in maniera anonima nelle tenebre della morte, nel vero stato di morte”. Da tale punto di vista il sabato santo è il giorno della speranza, poiché “confessare che Gesù è disceso agli inferi equivale a confessare un evento salvifico che illumina anche oggi la situazione dell’uomo davanti a Dio e lo distoglie dalla perdizione” (C. Duquoc). La liturgia bizantina invita in questo giorno al silenzio: “resti muto ogni mortale e stia con timore e tremore; non mediti alcunché di terreno”. Allora il sabato santo è per tutti noi un richiamo all’essenziale, alla contemplazione, fuggendo la chiacchiera quotidiana e l’affaccendamento mondano in cui non c’è posto per il silenzio dove rientrare in se stessi per consegnare la propria fragilità all’amore di Dio. Il sabato santo è traversato dalla domanda sul futuro, nel crollo di tutte le certezze, nell’apparente trionfo del male con la morte in croce di Gesù. Siamo dunque sollecitati in questo giorno ad una profonda riflessione sul senso del vivere e del morire. La morte è un evento che oggi si tende ad esorcizzare, a non prendere in considerazione. E’ la paura che spesso ci afferra di fronte alla percezione bruciante della finitudine umana, insuperabile dentro lo spazio della potenza manipolativa dispiegata dalla tecno-scienza e che si accompagna spesso all’incapacità di pensare un’ulteriorità rispetto all’ambito dell’empirico. Solo il mistero pasquale può aprire alla speranza, proprio quella speranza che in una società dominata dal mito dell’efficienza e in cui tutto è misurato sul metro del fare, del conseguire qualcosa, del produrre, è ritenuta inutile, vuota. Solo la fede nella risurrezione può illuminare le notti oscure della vita, la disperazione che finisce per sovrastarci quando ci scontriamo non solo con la caducità inscritta nella nostra carne ma anche con il male (politico, sociale, economico etc) che sembra dominare la scena del mondo. La disperazione mortale non può essere l’ultima parola sull’uomo, così come la violenza del potere non può essere il sigillo definitivo sul corso della storia. La memoria della Passione del Signore ci dona uno sguardo diverso sulle vicende umane, spingendoci alla solidarietà con gli uomini e i popoli crocifissi dall’impero del denaro e facendoci entrare nella loro passione fino al dono della vita, con la certezza che la notte del peccato è vinta dalla luce della Pasqua di Cristo e che il silenzio di Dio prelude alla Gloria della Parusia.
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VENERDI´ SANTO
notizia del 06/04/2012
Come si è sempre detto in parecchie circostanze, massima espressione dell´amore è il sacrificio. Quando si ha interesse vivo per qualcosa, si è capaci a rinunciare a tutto pur di conseguirla, e quando si ama veramente una persona ci si disp...one anche all´inverosimile pur di garantire la sua felicità e la serenità. Lo notiamo per esempio in una madre, qualsiasi madre: darebbe la propria vita per i propri figli; si toglierebbe perfino il pane di bocca pur di sfamare loro e si priverebbe anche dell´indispensabile pur di aver garantito che essi vivano felici e realizzati, senza problemi. Come afferma Ratzinger, il caso del sacrificio di Gesù per l´umanità è esaltante: «Non è il dolore in quanto tale che conta nel sacrificio della croce, bensì la vastità dell´amore. Se così non fosse, i veri sacerdoti dinanzi all´altare della Croce sarebbero stati i carnefici: proprio essi infatti, che hanno provocato il dolore, sarebbero stati altrimenti i ministri che hanno immolato la vittima sacrificale». Per amore Gesù infatti accetta l´immolazione estrema del patibolo, perché l´amore è la motivazione fondante dell´intervento divino di salvezza, che è unico e singolare e ineguagliabile. Amare e sacrificarsi in Gesù collimano con l´obbedienza, con l´umiltà, la pazienza e la preghiera. Egli infatti si sottomette alla volontà del Padre, deliberando che egli abbia il primato su di lui e la preghiera, che a Lui rivolge con la faccia a terra esprime la sottomissione e l´annientamento davanti allo stesso Padre, come pure la disposizione a fare nient´altro che la sua volontà. Gesù si affida a Dio Padre e non omette di considerare la sua origine divina, che lo rende a Lui identico e consustanziale; confida anche che il Padre potrebbe risparmiargli l´amaro calice del sacrificio, ma in forza della sua umiltà si dispone ad affrontare il vituperio della croce, dopo assillanti momenti di angoscia, di paura, di tensione accompagnata dall´indifferenza dei discepoli incapaci di vegliare per lui. L´amore per l´umanità, avvalorato dalle suddette caratteristiche di mansuetudine, di umiltà e di sottomissione, consente a Gesù di superare ogni imprevisto e di aver ragione della trepidazione. Quindi accetta in tutto e per tutto la volontà del Padre, senza opporvisi. Al momento del suo arresto, pone la seguente obiezione: «Siete usciti come contro un brigante, con spade e bastoni, per catturarmi. Ogni giorno stavo seduto nel tempio ad insegnare, e non mi avete arrestato. Ma tutto questo è avvenuto perché si adempissero le Scritture dei profeti» (Mt 26, 55 - 56). Con questa affermazione è ben lungi dal sottolineare la vigliaccheria o l´incompetenza delle forze militari giudaiche: egli non sta rimproverando in alcun modo la sfacciataggine o l´incapacità di chi lo sta arrestando di notte, ricorrendo ai raggiri e all´astuzia anziché alla solerzia e alla determinazione coraggiosa dell´affrontare i rischi. Sta semplicemente affermando che se adesso lui viene catturato avviene solamente "perché si adempiano le Scritture". Cioè perché così ha deliberato il Padre, che ha concesso in questo momento "l´impero delle tenebre" e il raggiungimento della sua "ora", ossia del momento propizio della salvezza. E´ insomma per volere del Padre che avviene il suo arresto, nessuno ha dei meriti e nessuno ha demeriti. Rifiuta pertanto ogni difesa da parte dei suoi e la reazione che pone nei confronti di Simon Pietro, che istintivamente colpisce all´orecchio il servo del sommo sacerdote, è allusiva tutt´oggi alla logica della non violenza. "Rimetti la tua spada nel fodero" - replica Gesù - Perché chi colpisce di spada, di spada dovrà perire". Si sottolinea la necessità del dialogo da preferirsi al ricorso delle armi; si avvalora la posizione della pacificazione e della giustizia che supera l´orgoglio della violenza e della ritorsione, come atti vili, inutili e inconcludenti. Ma soprattutto Gesù in questo contesto afferma la necessità di dover soccombere pur potendo reagire, di dover umilmente concedersi alle forze avversarie anziché resistervi e averne ragione; di dover lasciare che il cuore umano nella persona di Giuda possa trovarsi inficiato dalle seduzioni allettanti del male, anziché provvedere a purificarlo. Se Gesù reagisse all´arresto ed eludesse la tortura, il suo agire non sarebbe dissimile da quello degli uomini, che prediligono le scelte facili e i successi immediati, risolvendo ogni questione in termini di vendetta assurda e inconcludente. Inoltre, se Gesù provvedesse a se stesse per mezzo di un miracolo o di un prodigio, non svelerebbe il mistero intero dell´uomo, al quale solo la croce è capace di dare fondamento. Inoltre, non si realizzerebbe quella caratteristica sopra ricordata che è il costitutivo della salvezza: l´amore spassionato e disinteressato per il quale occorre soffrire. Così Gesù si lascia arrestare e poi torturare senza battere ciglio. Egli potrebbe anche debellare i suoi avversari con l´assistenza del Padre, che potrebbe mandare in suo favore ben dodici legioni di angeli; avrebbe potuto anche prevenire l´atto ignominioso e vano dell´apostolo traditore, infliggendo allo stesso una pena adeguata; potrebbe scendere dalla croce, schiodando da essa anche i suoi compagni di sventura. Gesù avrebbe potuto deliberare per la punizione, per la coercizione e l´imposizione ai fini di salvare gli uomini e costringerli alla sua volontà. Potrebbe anche adesso che è inchiodato sulla croce piegare anche le menti più ostili e più ribelli al suo volere. E invece porge il dorso ai flagellatori e non oppone resistenza agli insulti, allo scherno e alla malignità di chi lo sta percuotendo. Gesù non obietta nulla alla decisione intrapresa da parte del popolo, che vuole la libertà di un assassino e la sua morte sulla croce. Non chiede aiuto e non si difende: tace di fronte alle insinuazioni e alle false accuse che gli vengono poste davanti al Sommo Sacerdote. Tutto questo appunto perché l´amore vero consiste nel sacrificio, nell´immolazione di se stessi fino al deprezzamento e all´infamia, e quale argomento più convincente si può dare in merito all´amore se non la capacità di auto donazione e di annichilimento di se stessi? Gesù ci convince non già in forza delle argomentazioni o delle disquisizioni, non con interventi sconvolgenti o catastrofici, ma solamente mostrando quanto lui ci renda oggetto di amore e di predilezione. Umanamente parlando si potrebbe dire che Gesù sceglie la via più assurda e impensabile e che fa un´opera di pazzia. E infatti egli è pazzo d´amore per l´umanità e delibera per essa la pazzia della croce. Come dirà poi Paolo "Mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo crocifisso potenza di Dio e sapienza di Dio."(1 Cor 1, 22-25). Ciò significa: Dio nel portare l´uomo a salvezza sceglie proprio quello che comunemente l´umanità giudica assurdo, stolto, irrazionale… pazzo. Non un Dio che mostra fascinosi portenti di onnipotenza, non un Dio evincibile con sottili raziocini di speculazione criptica filosofica o scientifica, ma un Dio che muore in croce! Gesù è il Dio con noi che spasima da sempre per l´umanità. Per essa, eterno con il Padre e con lo Spirito Santo, aveva posto tutto se stesso nell´opera della creazione, aveva posto in essere il piano di redenzione dopo la caduta, si era mostrato la Sapienza di Dio e la Bellezza di Dio. Finalmente, per volontà del Padre nello Spirito Santo aveva optato per l´Incarnazione e questo farsi uomo di Dio in Cristo era già stato atto di estrema umiliazione e di spoliazione. Ora, il mistero stesso dell´Incarnazione raggiunge il suo Acme sul luogo detto Cranio: qui si compie il passo estremo che ne fonda il senso e la motivazione. Cioè l´amore che tutto vince.
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giovedì santo
notizia del 05/04/2012
Mi immagino la faccia dei dodici discepoli, le occhiate sbigottite, l´imbarazzo. Il Rabbì gli aveva abituati allo stupore, non si può certo dire che la convivenza con Gesù fosse priva di colpi di scena o di gesti spiazzanti, ma quello che stava per accadere andava ben oltre la loro fantasia. Qualcuno, forse, se lo stava seriamente chiedendo: "Che sia davvero impazzito?". Sì, almeno questo l´avevano capito. Gesù è un pazzo, è un folle. Strano scherzo dell´amore.
Giovanni introduce la scena della lavanda dei piedi con una annotazione che anticipa e prepara tutta la passione e morte di Gesù: "Sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine" (Gv 13,1). Quest´ultimo versetto non va inteso solamente in senso cronologico, cioè fino alla fine della vita; ma soprattutto in senso qualitativo: Gesù ama in modo definivo, radicale e totale. Proprio per questo la lavanda dei piedi non ha solo un significato esemplare, ma anche rivelativo. Tutto il senso della vita di Gesù e tutta la profondità della sua morte sono anticipati e racchiusi nel gesto della lavanda dei piedi. Qui si svela il volto del Messia, la sua grandezza divina fatta di servizio, di umiltà, di abbassamento e di amore. Gesù non solo vuole dare un esempio da imitare ai suoi discepoli, non solo mostra la sua umiltà e la sua disponibilità al servizio come qualcosa che dovrà caratterizzare anche la vita dei dodici, ma vuole svelarci fino a dove può arrivare l´amore. Il Suo.
Durante la cena Gesù lascia tutti senza fiato. I discepoli lo seguono con lo sguardo, ma non riescono a dire nemmeno una parola. Gesù si alza da tavola, si spoglia dei suoi vestiti, si allaccia ai fianchi un grembiule e prendendo un secchio con dell´acqua si mette a lavare i piedi dei suoi discepoli. Uno per uno. Senza fretta. Li lava e poi li asciuga con il grembiule che si è annodato in vita. Dopo essersi chinato sui piedoni dei suoi discepoli, dopo aver convinto Pietro a lasciarsi lavare, Gesù si riveste e si risiede con i suoi. Silenzio. Imbarazzo.
Gesù non prende tra le mani la testa dei discepoli con tutti i loro sogni, gli ideali, i propositi, i desideri. Il Figlio di Dio si mette in ginocchio davanti alla ciurma scompaginata dei suoi amici e prende tra le sue mani i loro piedi, cioè il contatto con la terra, le fragilità, le debolezze, le povertà. I piedi sono l´equilibrio, il cammino e reggono tutto il peso del corpo. I piedi dicono verso dove stiamo andando e verso chi stiamo camminando. I piedi possono fare radici, sprofondare nell´ immobilità e gonfiarsi di egoismi.
Questa sera, anche i nostri piedi, sono nelle mani di Gesù. Così come sono, senza prelavaggi. Il Rabbì di Nazareth ci spoglia di tutte le nostre maschere e di tutte le nostre corazze. Davanti a Lui possiamo essere quello che siamo, non dobbiamo vestire altri panni o entrare nel ruolo. Davanti a Gesù possiamo davvero svestirci di tutti i nostri travestimenti. Lui conosce il nostro cuore, sente vibrare le nostre passioni e nostri dolori, conosce la nostra sete di verità e le povertà quotidiane del nostro vivere. Di nuovo in ginocchio, il grembiule ai fianchi, chinato, giù, sui piedi. I nostri, questa sera. Non alza la testa sopra la caviglia, non fa differenze tra i nemici e i nemici, tra i fedeli e i traditori. I piedi del discepolo amato e i piedi di Giuda sono passati nelle Sue mani senza distinzioni. Questo è il mandato che il Maestro ci lascia, questo è il volto dell´amore che la comunità cristiana deve incarnare. Le nostre comunità si muniscano di acqua, di catini e di grembiuli per dare mani e passione all´annuncio del Vangelo. Anche noi in ginocchio, giù, senza mai alzare la testa sopra la caviglia per non distinguere gli amici dai nemici. Il tintinnio dell´acqua risuonerà per il vagabondo come per industriale, per l´ateo come per il monaco, per il bravo papà come per il carcerato, per gli sposi fedeli come per i separati, per l´amico sincero come per chi da mesi non saluta più. Lo faremo senza far troppo rumore, in silenzio, come ha fatto Gesù quella sera. Lo faremo con passione e con umiltà. Nelle nostre orecchie risuoneranno ancora le Sue parole e sui nostri piedi sentiremo ancora la stretta delle mani del Rabbi di Nazareth.
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DOMENICA DELLE PALME
notizia del 31/03/2012
La Passione di Gesù è la storia di un uomo innamorato perdutamente di Dio. Questo suo amore e la fedeltà a quest’amore lo portarono fino all’esito estremo della morte. Possiamo capire quello che accade in questi eventi solo rifacendoci alla passione che quest’uomo ebbe per le persone, per chi era lebbroso, per le donne, per gli ultimi, per tutto ciò che era piccolo, insignificante e rigettato dagli uomini. Gesù era innamorato dell’uomo, perché lì vi trovava una ricchezza più profonda: Dio. Questo amore e questa passione li ritroviamo nell’animo poetico di Gesù quando dice le Beatitudini; è lo stupore che prova di fronte agli uccelli del cielo o ai gigli del campo; è la misericordia che prova di fronte agli uomini malati; è la tenerezza che sente di fronte alle madri o ai padri che hanno perso i loro figli; è l’ardore con cui si scaglia contro i farisei e gli scribi ipocriti; è la violenza con cui scaccia i venditori dal tempio di Gerusalemme. Nel racconto della Passione questo amore e questa passione sono la forza, la scelta di percorrere fino in fondo il suo cammino in fedeltà al suo cuore, alla sua anima e al suo Dio. Ciò che qui Gesù compie è nient’altro che la continuazione estrema di tutta la sua vita. Tutta la sua vita è stata vissuta con passione, con intensità, bruciando, amando, piangendo, commovendosi, non passando indifferente vicino a niente, infuocato ora d’amore e ora di sdegno. Una vita vibrante, appassionata, ricca di tutti i sentimenti che un uomo può provare
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V Domenica di Quaresima
notizia del 24/03/2012
La gloria di Dio la si manifesta ogni volta che un uomo segue la Voce che gli ri-suona dentro seguendola dovunque la chiami
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Solennità di SAN GIUSEPPE
notizia del 19/03/2012
Il nome Giuseppe è di origine ebraica e sta a significare “Dio aggiunga”, estensivamente si può dire “aggiunto in famiglia”. Può essere che l’inizio sia avvenuto col nome del figlio di Giacobbe e Rachele, venduto per gelosia come schiavo da ...i fratelli. Ma è sicuramente dal padre putativo, cioè ritenuto tale, di Gesù e considerato anche come l’ultimo dei patriarchi, che il nome Giuseppe andò diventando nel tempo sempre più popolare. In Oriente dal IV secolo e in Occidente poco prima dell’XI secolo, vale a dire da quando il suo culto cominciava a diffondersi tra i cristiani. Non vi è dubbio tuttavia che la fama di quel nome si rafforzò in Europa dopo che nell’Ottocento e nel Novecento molti personaggi della storia e della cultura lo portarono laicamente, nel bene e nel male: da Francesco Giuseppe d’Asburgo a Garibaldi, da Verdi a Stalin, da Garibaldi ad Ungaretti e molti altri ancora. San Giuseppe fu lo sposo di Maria, il capo della “sacra famiglia” nella quale nacque, misteriosamente per opera dello Spirito Santo, Gesù figlio del Dio Padre. E orientando la propria vita sulla lieve traccia di alcuni sogni, dominati dagli angeli che recavano i messaggi del Signore, diventò una luce dell’esemplare paternità. Certamente non fu un assente. È vero, fu molto silenzioso, ma fino ai trent’anni della vita del Messia, fu sempre accanto al figliolo con fede, obbedienza e disponibilità ad accettare i piani di Dio. Cominciò a scaldarlo nella povera culla della stalla, lo mise in salvo in Egitto quando fu necessario, si preoccupò nel cercarlo allorché dodicenne era “sparito’’ nel tempio, lo ebbe con sé nel lavoro di falegname, lo aiutò con Maria a crescere “in sapienza, età e grazia”. Lasciò probabilmente Gesù poco prima che “il Figlio dell’uomo” iniziasse la vita pubblica, spirando serenamente tra le sue braccia. Non a caso quel padre da secoli viene venerato anche quale patrono della buona morte. Giuseppe era, come Maria, discendente della casa di Davide e di stirpe regale, una nobiltà nominale, perché la vita lo costrinse a fare l’artigiano del paese, a darsi da fare nell’accurata lavorazione del legno. Strumenti di lavoro per contadini e pastori nonché umili mobili ed oggetti casalinghi per le povere abitazioni della Galilea uscirono dalla sua bottega, tutti costruiti dall’abilità di quelle mani ruvide e callose. Di lui non si sanno molte cose sicure, non più di quello che canonicamente hanno riferito gli evangelisti Matteo e Luca. Intorno alla sua figura si sbizzarrirono invece i cosiddetti vangeli apocrifi. Da molte loro leggendarie notizie presero però le distanze personalità autorevoli quali San Girolamo (347 ca.-420), Sant’Agostino (354-430) e San Tommaso d’Aquino (1225-1274). Vale la pena di riportare soltanto una leggenda che circolò intorno al suo matrimonio con Maria. In quella occasione vi sarebbe stata una gara tra gli aspiranti alla mano della giovane. Quella gara sarebbe stata vinta da Giuseppe, in quanto il bastone secco che lo rappresentava, come da regolamento, sarebbe improvvisamente e prodigiosamente fiorito. Si voleva ovviamente con ciò significare come dal ceppo inaridito del Vecchio Testamento fosse rifiorita la grazia della Redenzione. San Giuseppe non è solamente il patrono dei padri di famiglia come “sublime modello di vigilanza e provvidenza” nonché della Chiesa universale, con festa solenne il 19 marzo. Egli è oggi anche molto festeggiato in campo liturgico e sociale il 1° maggio quale patrono degli artigiani e degli operai, così proclamato da papa Pio XII. Papa Giovanni XXIII gli affidò addirittura il Concilio Vaticano II. Vuole tuttavia la tradizione che egli sia protettore in maniera specifica di falegnami, di ebanisti e di carpentieri, ma anche di pionieri, dei senzatetto, dei Monti di Pietà e relativi prestiti su pegno. Viene addirittura pregato, forse più in passato che oggi, contro le tentazioni carnali. Che il culto di San Giuseppe abbia raggiunto in passato vette di popolarità lo dimostrano anche le dichiarazioni di moltissime chiese relative alla presenza di sue reliquie. Per fare qualche esempio particolarmente significativo: nella chiesa di Notre-Dame di Parigi ci sarebbero gli anelli di fidanzamento, il suo e quello di Maria; Perugia possiederebbe il suo anello nuziale; nella chiesa parigina dei Foglianti si troverebbero i frammenti di una sua cintura. Ancora: ad Aquisgrana si espongono le fasce o calzari che avrebbero avvolto le sue gambe e i camaldolesi della chiesa di S. Maria degli Angeli in Firenze dichiarano di essere in possesso del suo bastone. È sicuramente un bel “aggiunto” di fede.Visualizza altro
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IV domenica di Quaresima: domenica laetare
notizia del 17/03/2012
Dio non finisce di stupire. Allora, con Ciro, mille altre volte dopo sciagure pensate insuperabili. Riprova, Dio, con ognuno di noi oggi a dire: “Chiunque appartiene a questo popolo, a questa fede che diventa fedeltà e fiducia... il Signore suo Dio sia con lui e salga”. Sì, saliamo verso il monte dove il Crocifisso rivela la verità più vera sulla nostra vita: “Dio non ha mandato il suo figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui”.
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III Domenica di Quaresima
notizia del 10/03/2012
La pecora è la persona senza identità: lei fa quello che le viene detto. Lei obbedisce: "Cosa dice Tizio? Cosa dice Caio? Cosa è giusto?". E´ una persona rimasta bambina: non c´è nessuna presa di responsabilità della propria vita. La pecora ha rinunciato a vivere: lei segue la mandria. Sull´epigrafe si troverà scritto: "Ha vissuto tanto… ma per niente". Oppure: "Non ha mai fatto male a nessuno… perché non ha mai fatto niente". Poi c´è il bue: è la persona testarda, ottusa, cocciuta, quella che va avanti senza guardarsi attorno. "Perché fai quella cosa?". "Non lo so!". Ma continua a farla. "Perché fai quella cosa?". "Perché l´ho sempre fatta!". "E allora?". Un uomo ha iniziato 3 terapie di coppia e tutti gli hanno detto: "Sa, è difficile parlare con lei (tradotto: impossibile)". Ma lui si è risentito perché gli altri non l´hanno capito! E´ andato da due preti: stessa cosa. E sul suo diario dove ogni sera appunta qualcosa ha scritto: "I preti sono psicologi religiosi!". C´era una vecchietta che diceva a tutti: "Solo io e la mia amica Maria andremo in paradiso". Un giorno un giornalista andò a visitarla: "Ma davvero lei crede che solo lei e la sua amica Maria andrete in paradiso". "Sì certo!". "Ma è proprio sicura?". "Sì certo". Siccome il giornalista insisteva e continuava a chiederle: "Ma solo voi andrete in paradiso?", la vecchietta si fermò e iniziò a pensarci davvero su. Poi disse: "In effetti, a ben pensarci, non so se la Maria andrà in paradiso!". Poi ci sono le persone colombe: sono quelle che passano di ramo in ramo, ma non rimangono mai. "Io ho fatto i corsi di Pnl, di Spiritualità, di Counseling", di tutto, ma sono sempre gli stessi. Fanno tanto per sentirsi bravi ma è solo un modo per non fare niente. A tutti questi Gesù, il Dio in me, dice: "Fuori di qui!". Sì, bisogna cacciare tutto ciò che deturpa la sacralità, la grandezza, la bellezza di noi stessi o che ci fa schiavi. Dentro di me poi ci sono i mercanti: sono le soluzioni a basso prezzo. Una coppia era in crisi ed è andata a farsi un viaggio ai Caraibi. Bello, ma… Un uomo è depresso da anni, e si è iscritto ad un corso di ballo. Bene, ma non basta. Una donna soffre di attacchi di panico; ha fatto due incontri con lo psicologo, poi basta perché guarita. Forse… Un uomo si sente sempre inquieto: ha deciso che dirà ogni sera una preghiera. Bene, ma… Dentro di me ci sono i cambiavalute: sono quelli che mi danno se io gli do qualcosa. "Se obbedisci, noi ti accettiamo. Se fai come noi, sarai dei nostri. Se mi ami, ti amerò. Se fai il bravo e non sei in peccato, Dio ti accetta". Ma si può comprare l´amore? A mercanti e venditori, Gesù dice: "Fuori di qui, impostori!".
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II Domenica di Quaresima
notizia del 04/03/2012
La "novità" del messaggio cristiano rispetto al modo puramente "umano" di affrontare la vita sta proprio nella presenza del Figlio di Dio in mezzo a noi e insieme con noi. Gesù Cristo non ci lascia da soli nel momento in cui dobbiamo salire su un alto monte, e nemmeno nel momento in cui siamo avvolti dalla nube dell´incomprensibile: rimane con noi e ci mostra, contemporaneamente, la fragilità della nostra esistenza e la luce gloriosa che accompagna i nostri successi. Entrare nella nube del mistero di Dio, come Pietro, Giacomo e Giovanni sull´alto monte del Vangelo di oggi, fa parte del gioco della vita e del gioco della fede, senza il quale non possiamo comprendere il mistero di Dio. E il mistero di Dio non è necessariamente angoscia, preoccupazione, terrore: è incomprensione, certo, ma è anche pieno di fascino.
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I Domenica di Quaresima
notizia del 25/02/2012
Riscoprire l´essenzialità delle cose, lasciarci condurre dallo Spirito santo, fidarci di Dio e affidarci a Lui, dare più spazio al silenzio e alla preghiera, quale elementi che ci aiutano a vicere le tentazioni nel " nuovo deserto" ...dei questi tempi
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MERCOLEDI´ DELLE CENERI
notizia del 22/02/2012
La Chiesa cattolica vive oggi una giornata molto importante. Con il "mercoledì delle ceneri" inizia infatti ufficialmente il periodo penitenziale della Chiesa cattolica, periodo di cammino verso la celebrazione della Pasqua. (ad eccezione per i cattolici di altri riti - come quello Ambrosiano che inizierà domenica))
Il rito che esprime il reale senso di questo gesto e, con esso, l´idea corretta della "penitenza". Quanti fraintendimenti circa l´esperienza della penitenza vissuta all´interno della Chiesa cattolica...quante volte nell´opinione pubblica vince l´idea che i cattolici siano persone che "vogliono soffrire", quasi che la nostra vocazione fosse quella di stare male....
La celebrazione delle ceneri nasce a motivo della celebrazione pubblica della penitenza, costituiva infatti il rito che dava inizio al cammino di penitenza dei fedeli che sarebbero stati assolti dai loro peccati la mattina del giovedì santo. Molto tempo fa, infatti, la confessione non avveniva in modo ricorrente (cosa che "dovrebbe" capitare oggi tra i cristiani...), ma una sola volta, ed in modo pubblico. Pubblica infatti era anche la "confessione" che avveniva per tutti i penitenti il Giovedì santo.
La teologia biblica rivela un duplice significato dell´uso delle ceneri.
1 - Anzitutto sono segno della debole e fragile condizione dell´uomo. 2 - Ma la cenere è anche il segno esterno di colui che si pente del proprio agire malvagio e decide di compiere un cammino verso il Signore.
E non bisogna però dimenticare un altro elemento che è presente nella liturgia di oggi.
In essa infatti si ricorda come la "vera penitenza" per il cristiano non sia quella esteriore, ma quella interiore che determina un cambiamento vero nella nostra vita, espresso attraverso la carità e l´amore.
La vera penitenza è l´amore, la carità.... perchè la nostra non è la fede della "sofferenza". Per noi la sofferenza, attraverso quella di Cristo, è superata nella gloria, nella Vita, nella speranza... e il digiuno, non perché non si deve mangiare carne, ma per imparare avivere in maniera più sobria e far parte con i più poveri di quello che abbiamo. Anche è questo è amore che ci porta ad uscire dal nostro io…per divenire “noi”
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VII domenica del Tempo ordinario
notizia del 18/02/2012
Il lebbroso, domenica scorsa, ha chiesto di essere purificato e Gesù lo ha esaudito. La lebbra, dicevamo, è la malattia della solitudine, dell´assenza di contatto fisico, del senso di colpa. L´evolversi della malattia corre parallelo all´evolversi dell´abisso morale in cui si cade: i lebbrosi erano convinti, come l´approssimativa visione di Dio lasciava intendere, di essere puniti per qualche colpa nascosta. Non c´era compassione verso i lebbrosi, né verso gli ammalati, in genere. La compassione è un sentimento entrato nel mondo religioso da quando un falegname di Galilea si è identificato con gli ammalati
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Corso in preparazione al matrimonio
notizia del 17/02/2012
Venerdì 16 marzo alle h.21.00 inizia il nuovo corso in preparazione la matrimonio.
Scheda d´iscrizione e date degli incontri
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VI Domenica del tempo ordinario
notizia del 11/02/2012
Ci sono delle esperienze o delle situazioni che ci isolano dagli altri, che ci fanno piombare in un non richiesto gruppo speciale, condannato ad essere marginalizzato. Come quando perdiamo una persona cara, come quando il dolore fisico irrompe nella nostra vita, come quando un fallimento affettivo resetta la nostra vita. Allora ci sentiamo estranei alla vita e la gente ci sfugge. Di cosa parlare? Con chi? Chi vuole accanto a sé qualcuno che è stato azzannato dal demone della sofferenza? In quel caso, a volte, ci si avvicina a Dio. Solo a volte: più spesso nel dolore e nella solitudine la fede la si perde, altro che storie. Il lebbroso di oggi ne sa qualcosa.
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V Domenica del Tempo Ordinario
notizia del 04/02/2012
Se si legge il vangelo sembra che ci siano demoni dappertutto. Nella nostra mentalità il demonio è “un essere, una creatura” che sta fuori di noi. Un po’ come le malattie: pensiamo che ci cadano dal cielo, che sia questione di fortuna o sfortuna. Invece, sappiamo che non è così. Se ci si ammala ci sono dei motivi ben precisi, biologici e spirituali. Per il vangelo il demonio è qualcosa che tu hai dentro, che ti riguarda. Una volta vi erano i setti vizi capitali: era un modo per consapevolizzarsi dei propri demoni. Era una semplificazione, uno strumento per rendersi conto dei demoni, degli impostori, di coloro che governavano la nostra vita impedendoci di essere noi stessi. Invece che essere noi i signori di casa nostra, noi siamo gli schiavi e questi demoni governano in casa nostra. Demonio è quanto tu sei posseduto da qualcosa che non sei tu, che non è vitale, che ti limita e ti fa morire. E il demonio peggiore ce l’ha colui che crede di non averne!
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DONAZIONE DEL SANGUE
notizia del 04/02/2012
CAUSA MALTEMPO LA RACCOLTA DI SANGUE, PREVISTA PER DOMANI NELLA NOSTRA PARROCCHIA,VIENE RINVIATA AD ALTRA DATA
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presentazione al tempio di Gesù
notizia del 02/02/2012
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Presentazione del Signore
2 febbraio |
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Festa delle luci (cfr Lc 2,30-32), ebbe origine in Oriente con il nome di ‘Ipapante’, cioè ‘Incontro’. Nel sec. VI si estese all’Occidente con sviluppi originali: a Roma con carattere più penitenziale e in Gallia con la solenne benedizione e processione delle candele popolarmente nota come la ‘candelora’. La presentazione del Signore chiude le celebrazioni natalizie e con l’offerta della Vergine Madre e la profezia di Simeone apre il cammino verso la Pasqua. (Mess. Rom.)
Martirologio Romano: Festa della Presentazione del Signore, dai Greci chiamata Ipapánte: quaranta giorni dopo il Natale del Signore, Gesù fu condotto da Maria e Giuseppe al Tempio, sia per adempiere la legge mosaica, sia soprattutto per incontrare il suo popolo credente ed esultante, luce per illuminare le genti e gloria del suo popolo Israele.
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La festività odierna, di cui abbiamo la prima testimonianza nel secolo IV a Gerusalemme, venne denominata fino alla recente riforma del calendario festa della Purificazione della SS. Vergine Maria, in ricordo del momento della storia della sacra Famiglia, narrato al capitolo 2 del Vangelo di Luca, in cui Maria, in ottemperanza alla legge, si recò al Tempio di Gerusalemme, quaranta giorni dopo la nascita di Gesù, per offrire il suo primogenito e compiere il rito legale della sua purificazione. La riforma liturgica del 1960 ha restituito alla celebrazione il titolo di "presentazione del Signore", che aveva in origine. L´offerta di Gesù al Padre, compiuta nel Tempio, prelude alla sua offerta sacrificale sulla croce. Questo atto di obbedienza a un rito legale, al compimento del quale né Gesù né Maria erano tenuti, costituisce pure una lezione di umiltà, a coronamento dell´annuale meditazione sul grande mistero natalizio, in cui il Figlio di Dio e la sua divina Madre ci si presentano nella commovente ma mortificante cornice del presepio, vale a dire nell´estrema povertà dei baraccati, nella precaria esistenza degli sfollati e dei perseguitati, quindi degli esuli. L´incontro del Signore con Simeone e Anna nel Tempio accentua l´aspetto sacrificale della celebrazione e la comunione personale di Maria col sacrificio di Cristo, poiché quaranta giorni dopo la sua divina maternità la profezia di Simeone le fa intravedere le prospettive della sua sofferenza: "Una spada ti trafiggerà l´anima": Maria, grazie alla sua intima unione con la persona di Cristo, viene associata al sacrificio del Figlio. Non stupisce quindi che alla festa odierna si sia dato un tempo tale risalto da indurre l´imperatore Giustiniano a decretare il 2 febbraio giorno festivo in tutto l´impero d´Oriente. Roma adottò la festività verso la metà del VII secolo; papa Sergio 1 (687-701) istituì la più antica delle processioni penitenziali romane, che partiva dalla chiesa di S. Adriano al Foro e si concludeva a S. Maria Maggiore. Il rito della benedizione delle candele, di cui si ha testimonianza già nel X secolo, si ispira alle parole di Simeone: "I miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti". Da questo significativo rito è derivato il nome popolare di festa della "candelora". La notizia data già da Beda il Venerabile, secondo la quale la processione sarebbe un contrapposto alla processione dei Lupercalia dei Romani, e una riparazione alle sfrenatezza che avvenivano in tale circostanza, non trova conferma nella storia. |
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festa SS. Sposi
notizia del 29/01/2012
La felicità nel matrimonio non è qualcosa che semplicemente accade un buon matrimonio deve essere creato. In un matrimonio le piccole cose sono le più grandi … e non si è mai troppo vecchi per tenersi mano nella mano.
E’ ricordarsi di dire “ti amo” almeno una volta al giorno. Non è mai andare a dormire arrabbiati. E’ mai darsi per scontati l’un l’altra; perché le attenzioni non finiscano con la luna di miele, ma continuino giorno dopo giorno, negli anni.
E’ avere in comune valori e obiettivi. E’ stare in piedi insieme di fronte al mondo. E formare un cerchio d’amore che accoglie in tutta la famiglia.
E’ fare le cose l’uno per l’altro, non per dovere o sacrificio, ma con spirito di gioia autentica.
E’ apprezzare con le parole, dire grazie con modi premurosi. Non è alla ricerca della perfezione nell’altro. E’ coltivare la flessibilità, la pazienza, la comprensione e l’ironia.
E’avere la capacità di perdonare e dimenticare e creare un ambiente in cui ciascuno può crescere. E’ trovare spazio per le cose dello spirito e della ricerca comune del bene e del bello. E’ stabilire un rapporto dove l’indipendenza, la dipendenza, e l’obbligo sono alla pari.
Non è solo sposare la persona giusta, è essere la persona giusta. E’ scoprire ciò che il matrimonio può essere, nel meglio.
AUGURI A TUTTE LE COPPIE CHE HANNO FESTEGGIATO CON NOI IL LORO ANNIVERSARIO DI MATRIMONIO
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FESTA dei Santi Sposi
notizia del 28/01/2012
Il Legame Tra Maria E Giuseppe
Il legame tra Maria e Giuseppe è un vero legame matrimoniale che non va disgiunto dallo stesso mistero della maternità divina. Non si tratta dunque di un argomento marginale, ma al punto nodale dell’Incarnazione. In quel matrimonio vediamo “l’icona del grande mistero” dove la terra rispecchia il cielo.Questa festa viene ben distinta dalla quella della Sacra Famiglia, in quanto si considera nella prima la causa, e nella seconda l’effetto. Quando nel 1961 la Santa Sede ha rivisto il calendario liturgico, la festa dello Sposalizio è stata ritenuta “di devozione” e quindi inserita tra quelle che possono essere celebrate nei calendari particolari per motivi speciali e in luoghi determinati. Si afferma quindi che : “La promozione di questa festa, dipende dai devoti, degli innumerevoli luoghi dedicati alla SS. Vergine, a San Giuseppe e alla Santa Famiglia, ma soprattutto dai ‘pastori’, ai quali non mancano certamente ‘i motivi veramente speciali’ creati dalla sempre più diffusa pratica del divorzio e dalla crescente crisi della famiglia. Nessun dubbio allora che la festa dello Sposalizio della B. Vergine con san Giuseppe, giustamente intesa nel suo significato teologico e importanza pastorale, abbia tutte le carte in regola per diventare universale” . Occorre dunque considerare bene la teologia del matrimonio, la natura del matrimonio tra Giuseppe e Maria, il fatto che il titolo di Cristo passa attraverso la genealogia davidica, che c’è una coppia al principio della Redenzione. L’immagine dello Sposo e della Sposa d’altronde percorre tutta la storia della salvezza, dall’antica alla nuova alleanza. Non è da trascurare l’intima essenza sponsale della Chiesa, che trova ulteriore significato nel riferimento al matrimonio tra Maria e Giuseppe, vera e concreta “storia del bell’amore”, singolare modello sia per gli sposi che per i consacrati.SS. Sposi che san gaspare bertoni volle mettere queli patroni ed esempio per la Congregazione dei padri Stimmatini
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4a domenica del tempo ordinario
notizia del 28/01/2012
In cosa consiste il suo spirito immondo? Quest’uomo ha aderito ad un sistema di valori, vede solo quello e ne ha fatto il suo Dio. Per cui quando arriva Gesù non può riconoscere Dio, perché ha già il suo Dio. L’uomo ha dato fiducia, crede a ciò che gli scribi gli dicono. Mai si è chiesto se la realtà è questa, se è proprio questa la verità. Mai si è fatto delle domande e mai ha visto la cosa da altri punti di vista. Ha detto: “Questo mi hanno insegnato, questo credevano anche i miei padri, quindi questa è la verità”. Questa verità gli ha dato e gli dà sicurezza e stabilità. Allora capiamo bene cosa accade quando arriva uno, Gesù, che gli dice: “Guarda che non è come credi! Guarda che Dio non è così!”. Gli sta togliendo tutto quello che ha, le certezze sulle quali ha fondato la sua vita. Si sente minacciato alle basi ed è per questo reagisce con violenza di fronte a Gesù. Demonio religioso è tutto ciò a cui diamo nome “Dio, fede, religione” e invece sono i nostri disagi di vita. E’ un pericolo tremendo perché l’etichetta “Dio” giustifica tutto e non permette di arrivare alla radice del nodo, del problema, della questione. Per non fare passi avanti, per non crescere, per non cambiare, per non soffrire, per non evolvere, la giustificazione religiosa è la migliore resistenza possibile.
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III Domenica del tempo ordinario
notizia del 21/01/2012
"Il tempo è compiuto, il regno è vicino (altrove dice qui)" per me vuol dire anche: "Vivi adesso". Le persone dicono: "Quando sarò grande, quando avrò tempo, quando ci saranno altre condizioni, quando cambieranno le cose, quando i figli saranno grandi, quando sarò meno pieno di cose, quando starò bene". La vita è adesso, non domani. E mi chiedo: e se non lo fai oggi perché lo dovresti fare domani? E ancora: ma se non senti il desiderio oggi, come potrai sentirlo domani? Vivi adesso, vivi qui. Hai un problema da affrontare? Fallo adesso, perché altrimenti diverrà più grande. Hai una rabbia da esprimere? Fallo adesso perché avvelenerà il tuo sangue e i tuoi giorni. Hai un mostro o uno scheletro da tirar fuori? Fallo adesso prima che sia troppo tardi. Hai un cambio radicale da operare? Fallo adesso perché il tempo è ora. Domani potrebbe essere mai. Hai da ringraziare chi ti ama, chi ti sostiene? Fallo adesso così il tuo cuore si sentirà amato. Hai del pianto trattenuto? Libera il tuo cuore dall´oppressione e dalla tensione: piangi! Devi dire un "no" o un "si" difficile? Fallo adesso, subito, e ti sentirai libero. Ogni volta che noi rimandiamo ciò che dobbiamo fare al nostro profondo arriva il messaggio: "Non vali niente. Tu hai paura e per questo non lo fai. Se non avessi paura lo faresti adesso. Vedi: non ne sei capace". E quindi non solo non lo facciamo ma avremo anche sempre meno forza per farlo. E´ una spirale perversa: meno si agisce oggi e meno si agirà domani (perché la stima di noi diminuisce)
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II Domenica del Tempo Ordinario
notizia del 14/01/2012
Ognuno avrà non più di ciò che desidera. Se il tuo desiderio è di diplomarti, diplomato non andrai oltre. Se il tuo desiderio è fare 5 chilometri di corsa, fatti non andrai oltre. Se il tuo desiderio è mangiare panettone e bere vino, non ti metterai a leggere un buon libro. Il desiderio ci dice il limite massimo di ciò che faremo."Che cosa cerchi tu?". Prova a rispondere adesso: "Che cosa cerchi tu? Che cosa desideri?". Un uomo è i suoi desideri. Se desideri poco avrai poco
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Battesimo di Gesù
notizia del 07/01/2012
Col battesimo è stata messo nel nostro cuore il seme della presenza di Dio. Non una magia, non una rito scaramantico, ma un seme. Va coltivato, il seme, per poter crescere e per portare frutto. Il padrino era colui che, nella Chiesa primitiva, aiutava il seme a crescere. Dio è in noi, inutile cercarlo all´esterno. Dio è in noi e tutto ciò che ci porta "dentro" ci avvicina a Dio. Il silenzio, la musica, la natura, l´arte, la letteratura, ci portano "dentro" noi stessi, ci accompagnano alle soglie del mistero.
Col battesimo siamo diventati cristiani. Spesso portiamo il nome di un santo. I santi sono coloro il cui seme del battesimo è diventato un albero frondoso alla cui ombra ci riposiamo. Siamo diventati concittadini dei santi e famigliari di Dio. I santi sono sugli spalti a far tifo per noi, che giochiamo nel campo la partita della vita. Non siamo soli.
Col battesimo ci è tolto il peccato originale, la fragilità che tutti portiamo nel cuore, la macchia che ci impedisce di essere liberi. Cristo ci libera da questa fragilità: diventiamo capaci di amare. Ecco cosa è successo il giorno del nostro battesimo, anche se non ce ne siamo accorti, anche se eravamo troppo piccoli. Ora siamo cresciuti, ora siamo consapevoli.
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Epifania del Signore
notizia del 05/01/2012
Se sei un cercatore di Dio, oggi è la tua festa. Se sei uno che non si accontenta del "sentito dire", oggi è il tuo giorno. Se il tuo cuore è inquieto, siediti comodo e leggi con attenzione la pagina splendida che Matteo ci regala.
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SS. Trinita a Villa Chigi
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