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ORARIO LITURGIE

Periodo Estivo
   12/06 - 06/10 2007

SS Messa/Feriale
 h 8.30 h 19.00

SS Messa/Festivo
 h 8.30 h 11.00 h 19.00

Periodo Invernale
   07/10 - 11/06 2008

SS Messa/Feriale
  h 8.00 h 9.00 h 18.00

SS Messa/Festivo
  h 8.00 h 9.00 h 10.30
  h 12.00 h 18.00
 

MARTEDI´ 14 Agosto 2018

SS. Messe h. 8.30 e 19.00 (prefestiva dell´ Assunta)
 
 :: ULTIMI AGGIORNAMENTI al 18/08/2018

ASSUNZIONE DI MARIA AL CIELO      notizia del 14/08/2018

Commento alla Liturgia dell´Assunzione della Beata Vergine Maria ( Lc 1,39-56):Maria si incoraggia verso la speranza che diventa certezza già adesso nel costante impegno di fedeltà al Signore. La pagina dell´Apocalisse di cui alla Prima Lettura in realtà non si riferisce a Maria. La “donna vestita di sole “rappresenta infatti il popolo che è prediletto e sostenuto da Dio con il massimo dei suoi doni (il sole). Per volere dello stesso Dio Padre, dal popolo nascerà un Figlio destinato a regnare per sempre: il Cristo Messia. La “donna” è quindi la chiesa. Una certa lettura devozionale la identificava con Maria. Non possiamo comunque negare che la figura della chiesa è pur sempre collegata alla Madre del Signore, poiché nel popolo di Dio e nella comunità ecclesiale Maria riveste pur sempre un ruolo importantissimo. La madre del Dio Incarnato Gesù Cristo è infatti innanzitutto membro della chiesa, si configura con essa e di essa partecipa sotto tutti i punti di vista. Come prima discepola e prima redenta, Maria è anche modello della Chiesa e poiché la Chies stessa si realizza nella comunione di noi tutti con Cristo Capo di cui siamo membra, Maria è anche Madre nostra. Madre nostra perché in quanto battezzati noi siamo membra di Cristo, inopinatamente innestati in lui. Tutto questo non fa di Maria una divinità o una donna esaltata all´eccesso, al contrario come si è già accennato prima ancora della Vergine vi è lo stesso Cristo e la sua Chiesa e Maria nulla toglie all´unica onnipotenza di Dio Padre che opera attraverso il Figlio nello Spirito Santo. In quanto Madre del Signore e collaboratrice all´opera della nostra salvezza, Maria assume tuttavia una posizione particolare, un culto da ravvisarsi al di sotto di Dio ma al di sopra di tutti i Santi (iperdoulia) per un ruolo particolare di intercessione a nostro vantaggio presso Gesù suo Figlio. La Madre di Gesù inoltre non collabora all´opera di redenzione e di salvezza con la sola gestazione verginale, ma è sempre associata a Cristo suo Figlio nella continua lotta contro il maligno, partecipe sia pure implicitamente di ogni opera realizzata da Questi a vantaggio degli uomini, attenta alle vicende e alle ansie patite dal Cristo medesimo per la nostra salvezza. Come pure la si vede stremata e sofferente davanti alla croce sulla quale il suo Figlio sfioriva, secondo una ben nota espressione di Jacopone da Todi “Stabat Mater Dolorosa”. Nella continua opera di redenzione e di salvezza, seppure questa venisse operata esclusivamente da Gesù Cristo Verbo Incarnato, Maria non è mai stata spettatrice passiva, ma costantemente attenta, pronta e partecipe, soprattutto nella sua speciale opera di intercessione con la quale ci orienta verso il suo Figlio: “Fate quello che vi dirà”(Gv 2). Dalla Chiesa di cui è stata membro Maria ha appreso; nella Chiesa si è distinta e alla Chiesa ha sempre dato. Anche per questo è necessario che Maria abbia ottenuto uno spessore di gloria e di innalzamento simile se non identico a quello del suo Figlio Gesù Cristo. Appunto perché sempre unita al Cristo in tutte le vicende che lo hanno interessato, Maria non poteva che essere Assunta al Cielo. Prestiamo attenzione ad un particolare: non è “ascesa” al cielo quasi come si trattasse di una divinità dotata di autonomia decisionale. Questo possiamo dirlo del solo Signore Gesù Cristo che essendo Dio unitamente al Padre e al Figlio è asceso, ossia ha recuperato la pienezza della sua dimensione divina. Maria è pur sempre una creatura umana, ma ciò non le ha impedito che Dio la “assumesse” al cielo. E´ stata quindi assunta, cioè innalzata e recata alla gloria indescrivibile dell´eternità non soltanto nella sua anima immortale, ma anche nel suo corpo immacolato. Eccoci allora alla solennità odierna dell´Assunzione: essa ci descrive come Maria è stata assunta in anima e corpo nella dimensione della gloria in modo tale che le sue membra non si dissolvessero fra la putredine della terra. La sua continua vicinanza al Figlio redentore e la sua perenne compartecipazione alla sua opera le hanno meritato la necessaria conseguenza che anche il suo corpo venisse preservato dalla corruzione e dalla senescienza terrena. Nel VI secolo la Chiesa ortodossa e in più parti anche il mondo cattolico orientale celebrava il 15 Agosto la festa della Dormitio Mariae, che esaltava la Vergine dormiente accerchiata dalla schiera degli apostoli che veniva poi sollevata e recata al cielo secondo differenti testimonianze tradizionali avallati anche da alcuni discorsi omiletici, non ultimo quello di Germano di Costantinopoli. La festa orientale della Dormitio divenne un po alla volta in Occidente Festa dell´Assunzione. Nel 1950 Pio XII definiva Dogma di fede la presente Solennità, estinguendo ogni dubbio in ambito cattolico che Maria fosse davvero stata assunta al Cielo in anima e corpo, ma l´intervento autorevole del Magistero del pontefice nulla pregiudica alla fondatezza storica e teologica dell´evento. Dio non sarebbe oltretutto davvero munifico e latore di doni e non avesse corrisposto alla Vergine il premio proporzionato alle sue fatiche e alla sua fedeltà e di conseguenza non poteva non concedere a Maria lo speciale privilegio di venire assunta. La figura dell´Assunta ci incoraggia a perseverare camminando sulla terra con gli occhi volti verso al cielo, considerando che se il nostro impegno di testimonianza ci è richiesto in questo mondo, siamo pur sempre invitati a cercare le cose di lassù poiché la realtà di questo mondo è pur sempre destinata a pasare(Col 3, 1 - 2). Ci attende il compimento della speranza intermedia che è quella del Paradiso, dove vedremo Dio come egli è, configurandoci a lui in tutto e immedesimandoci in una dimensione ben differente da quella farraginosa e distorta quale quella del secolo presente. Maria si incoraggia quindi verso questa speranza che diventa certezza già adesso nel costante impegno di fedeltà al Signore.

DOMENICA 5 AGOSTO 2018      notizia del 04/08/2018

Commento alla XVIII Domenica del T. O. (Gv 6,24-35) : dall´essere folla al diventare Chiesa SS. Messe h. 9.00 - 11.00 e 19.00 Tutto sommato, l´impressione finale che deriva dalla lettura del Vangelo di oggi è un po´ triste: quella “folla”, che all´inizio del brano cercava Gesù con tanta ansia da salire sulle barche e andare “alla ricerca di Gesù”, non diventa “Chiesa”, ma rimane “folla”, una marea di gente senza coscienza e senza unità. Ed è significativo che questo avvenga in un contesto in cui si parla del “pane di vita”: questo pane, prima di essere l´Eucaristia, è innanzi tutto la sapienza che Dio ha inviato, cioè la sua Parola da ascoltare, una Persona, Gesù stesso, alla quale aderire con tutto se stessi (cioè: “credere”), poiché su di lui “Dio, il Padre, ha posto il suo sigillo”, la sua garanzia. La folla rimane folla innanzi tutto perché è rimasta ancora “prima” della fede, del riconoscimento di Colui che il Padre ha mandato; e quindi è ancora “prima” dell´Eucaristia, del condividere il Pane vivente della sua Parola e della sua reale Persona. Ecco perché la folla è ancora priva di unità in sé, perché non crede, e quindi è priva anche di quell´unità che viene da Lui, che è il duplice pane della Parola e dell´Eucaristia. Infatti è l´Eucaristia che costruisce, o fa, la Chiesa; ma l´Eucaristia è possibile solo per mezzo della fede. E dunque questa pagine ci interroga sulle nostre Eucaristie, o, per meglio dire, sulla nostra partecipazione ad esse. Si può ben essere presenti ad una celebrazione, ma rimanendone esterni: quanta gente partecipa a Messe che si celebrano per vari motivi, ma senza fede, ed è paragonabile a questa folla che ha visto la moltiplicazione dei pani, ma è come se non l´avesse vista, perché non la ha capita, e la ha confusa con altro. Questa pagina pone però una domanda anche a noi, che confessiamo la fede retta nella presenza reale del Signore e cerchiamo di ascoltarne la Parola: che cosa cerchiamo, in verità, cioè nella vita nostra reale? Cerchiamo “il pane che perisce o quello che dura per la vita eterna”? Certo, il Signore stesso ci ha espressamente comandato di cercare il pane quotidiano, il sostentamento di ogni giorno. Eppure è vero che più cerchiamo le cose che passano, più il nostro desiderio si incarna in esse: avrete notato anche voi che se uno cerca, giustamente peraltro, di avere qualche soldo in più, quando lo ha ne cercherà ancora, e così si immette in una ricerca sempre più assoluta di quel cibo che perisce, che non ha fine: la conclusione è che non solo ne rimani sempre affamato, ma ne hai sempre più fame. L´appetito cresce, e il pane diminuisce. Insomma, più sei ricco, e più aumenta il tuo bisogno di mantenere e aumentare uno stile di vita da ricco; più aumenta la paura di perdere quello che hai, e più aumenta la necessità di aumentare il tuo bene. E´ un po´ come correre dietro all´arcobaleno: ti si sposta sempre avanti, e la vita diventa una ricerca senza gioia della gioia, un correre sempre più veloce per non arrivare da nessuna parte. Questo è vero per i soldi, ma vale per ogni altro bene, o pane, che cerchiamo per appagare i nostri bisogni. Insomma, non puoi mai dire: adesso sono sazio. Al contrario, Gesù ci dice che “chi viene a me non avrà fame, e chi crede in me non avrà sete, mai”. In queste sue parole, il “venire” è anche il “credere”: non si crede “di testa”, come si crederebbe ad una dottrina, a una cosa che si legge su di un libro, ma si tratta di un´adesione “di cuore”, dell´intelletto, ma anche degli affetti, ad una Persona, a Gesù: cioè volgiamo i desideri dalla parte giusta, e questi vengono così piegati e diretti dalla fede in Colui che solo li sazia, perché è Lui Colui che il Padre ha garantito, mettendo su di Lui il suo sigillo. Dunque, pur essendo fisicamente in chiesa, possiamo ben domandarci se siamo “Chiesa”, oppure se siamo ancora rimasti “folla”, gente ancora al di qua della fede, ma anche al di qua del pensiero, della sapienza su di sé e sulla propria vita. Infatti il pane della vita nell´Antico Testamento è appunto la sapienza: qui non si tratta di fare gli intellettuali o gli accademici, ma piuttosto di elevarci al senso più profondo delle nostre scelte, del perché vivere, del per chi vivere. Si tratta di entrare nella verità di se stessi, atteso che è tristemente facile rimanere appunto come folle, cioè gregge non pensante, che è quello a cui ci conducono, e ci vogliono condurre, i cattivi pastori. Solo Gesù è il buon Pastore, quello appunto che dà la vita alle sue pecorelle: gli altri, mantenendole nell´ottusità, le usano, le mungono, le tosano e le mangiano. Al contrario, Gesù dà il cibo, che è Lui stesso alle sue pecore. In questo senso, siamo invitati a vivere non più “come i pagani con i loro vani pensieri”: parole d´altri tempi, ma sempre vere, visto che “vano” vuol dire qualcosa di fluttuante nel nulla, senza alcuna consistenza, come il fumo delle sigarette. La folla appunto è ondivaga, va ora qua ora là, cercando qualcosa per saziarsi: ma lo cerca nella direzione sbagliata, perché cerca il cibo che perisce e non quello che dura per la vita eterna, cioè la vita dello spirito, che è l´integrità della persona, e non solo il suo stomaco. Così nel Vangelo di Giovanni l´espressione “vita eterna” non significa la vita dell´al di là, ma quel tipo di vita radicalmente diverso dalla vita “che perisce”, cioè che passa, quella di coloro che non hanno riconosciuto e creduto l´amore che Dio ha per noi e vivono senza speranza e senza amore, perché senza fede. Vita eterna è vivere come Gesù, entrare con Lui nella sua stessa relazione con il Padre, conoscerlo a tu per tu, vivere “a petto con l´infinito”, nello Spirito di Dio; cioè vivere nell´autenticità di quel per cui siamo stati creati, nella verità di noi stessi. In altri termini, non come animali, al livello dei quali possiamo abbrutirci, e non solo come creature ragionevoli, quali siamo già per natura, per poter “seguir virtute e conoscenza”, ma, di più, come figli di Dio, cioè rivestire “l´uomo nuovo creato secondo Dio nella giustizia e nella vera santità”. Alla doppia mensa della parola e del Pane vivente si offre a noi questa possibilità, si dischiude questo orizzonte: beati quelli che ne sapranno approfittare.

DOMENICA 29 LUGLIO 2018      notizia del 28/07/2018

Commento alla XVII Domenica del T. O. ( Gv 6,1-15 ) : Gesù ci vuole compagni nel riconoscere la “fame” dell´altro che ci sta davanti. A partire da questa domenica ascolteremo, suddiviso in brani, il capitolo sesto del Vangelo di Giovanni, dedicato al tema del Pane di vita. Oggi i primi 15 versetti, che presentano la narrazione del segno fatto da Gesù, la moltiplicazione dei pani. La scorsa domenica il Vangelo di Marco ci ha lasciati con lo sguardo di Gesù sulle folle, uno sguardo commosso perché erano come pecore senza pastore (Mc 6, 34). La liturgia inserisce a questo punto il Vangelo di Giovanni, ma senza interrompere la trama poiché anche seguendo quello di Marco avremmo trovato il racconto della moltiplicazione dei pani. Nel racconto di oggi, le coordinate del contesto sono fornite dalla narrazione: il luogo è il lago di Galilea e Gesù passò all´altra riva. Il tempo è che era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Queste due notazioni fanno trasparire subito uno sfondo pasquale, con l´esperienza dell´esodo dall´Egitto, la celebrazione della prima pasqua di Israele ed il passaggio all´altra riva del mar Rosso, la riva della libertà raggiunta grazie all´intervento potente di Dio. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli: la scena richiama anche nel linguaggio l´inizio delle Beatitudini (cf Mt 5). Gesù siede nell´atto di insegnare ai discepoli. E´ importante notare, infatti, che il dialogo avviene fra Gesù e i suoi discepoli, i quali saranno profondamente coinvolti in quello che farà poco dopo. Allora Gesù, alzati gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo... Ci sono due azioni nel guardare di Gesù. La prima è che lo sguardo di Gesù è un alzarsi verso, esprime il suo essere in relazione ed anche la sua pronta disponibilità. Solo nell´episodio dell´adultera, di fronte agli accusatori ipocriti, Gesù chinatosi giù scriveva per terra (Gv 8,6). La seconda azione è un guardare nel profondo, è uno sguardo intelligente (intus-legere) che comprende bisogni e situazioni, non una semplice percezione visiva. «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova. Giovanni ci mostra un Gesù che si preoccupa di come sfamare tanta gente e che coinvolge nella sua compassione i discepoli. E´ interessante confrontare questo con i racconti dei Vangeli sinottici nei quali leggiamo che sono i discepoli ad avvicinarsi a Gesù per dirgli di licenziare la folla affinché vada a comprarsi da mangiare nei luoghi vicini (cf Mt 14,15 e par). Incuriosisce la questione della prova: in che senso Gesù mette alla prova il discepolo? In cosa consiste questa prova? Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». Filippo fa un rapido calcolo e conclude che anche se avessero una grande somma, non basterebbe per sfamare tutta quella gente. Filippo guarda al tanto che non posseggono. La sua risposta si condensa in due parole: non possiamo! «C´è qui un ragazzo che ha cinque pani d´orzo e due pesci; ma che cos´è questo per tanta gente?» Si fa sentire la voce di un altro discepolo dal carattere diverso, Andrea fratello di Pietro il quale interviene con entusiasmo e generosità. Andrea constata che qualcosa ce l´hanno, ma è troppo poco e quindi sono al punto di prima. Entrambi arrivano alla stessa conclusione. Gesù li ha voluti condurre proprio a questo punto, attraverso la sua prova. Però poi valorizza quel poco che hanno e compie su quei cinque pani le azioni dell´Eucaristia: Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Questa è una scena di abbondanza e di cura ad “oltranza”. L´evangelista sottolinea la sazietà che sperimentano le folle, quindi non un boccone a testa ma ce n´è addirittura d´avanzo. Però, nonostante possa offrire pane a volontà, Gesù fa quella raccomandazione così particolare a che nulla vada perduto. Questo significa che il pane da Lui moltiplicato è prezioso di per sé, ma vuol dire anche altro. Infatti, quel pane va conservato per qualcuno, per altri da sfamare e saziare. Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d´orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. Il numero dodici rimanda agli apostoli, i quali diventano i responsabili di questi canestri colmi del Pane di Gesù. Giovanni, a differenza dei sinottici, mette anche l´accento sul tipo di pane, pane d´orzo (vv. 9 e 13). * * * * * Filippo, Andrea, il ragazzo dei pani... noi Per cogliere uno dei messaggi del Vangelo odierno, dobbiamo sostituire alla parola “discepoli” un bel “noi” e al nome “Filippo” il nostro nome e così via. In altre parole oggi Gesù invita noi al dialogo con Lui su questa questione fondamentale: la fame dell´essere umano, il suo bisogno di essere sfamato. Nel contesto di un segno che prefigura l´Eucaristia e quindi il fatto che Gesù sfama noi, Egli ci coinvolge ad occuparci della fame altrui. Gesù ci insegna ad usare gli occhi. Il suo sguardo è attento a cogliere i bisogni, non è distratto né indifferente, ma è intenzionalmente rivolto verso ogni persona. Se al tempo dei nonni, ci insegnavano a salutare la persona che si incrociava sulla strada, ora - nel tempo della spersonalizzazione del web - quando incontriamo un altro lo ignoriamo, spesso abbassiamo lo sguardo, restiamo indifferenti e chiusi in noi stessi. Gesù, invece, alza gli occhi e guarda nel profondo e ci vuole rendere partecipi del suo sguardo, ci vuole dare i suoi occhi per vedere bene. Gesù ci insegna oggi a guardare i volti, le rughe, le espressioni, le mani, i corpi, le assenze di sorriso, gli sguardi che chiedono aiuto laddove le parole non osano uscire e i cuori non riescono a sperare. Ci vuole compagni nel riconoscere la “fame” dell´altro che ci sta davanti. La seconda cosa che il Signore ci insegna è che dobbiamo renderci responsabili nei confronti della “fame” degli altri. Questa “fame” tra virgolette è sinonimo di molti bisogni e non solo di quello fisico del mettere qualcosa sotto i denti. Quello c´è, è evidente e va soddisfatto, ma ci sono anche le fami più nascoste, quella di affetto e amicizia, di stima, di relazioni buone, di comprensione, di sostegno, di consolazione, di rassicurazione. Gesù, con la sua domanda che mette alla prova, ci invita a guardarci dentro e a renderci disponibili in quello che siamo e abbiamo, ci scuote per farci uscire dall´egoismo e farci entrare nella solidarietà e, ancor di più, nel suo modo d´amare che si chiama carità. Gesù ci invita a vivere quello che mirabilmente dice san Paolo: Caritas Christi urget nos, la carità di Cristo ci spinge (2Cor 5,14). Il Vangelo ci mostra, poi, le misure del tanto (duecento denari cioè la paga di molti mesi per un operario) e del poco (cinque pani d´orzo) ma la conclusione a cui ci fa arrivare è che quello che abbiamo non basterebbe e che non dobbiamo preoccuparci del quanto. Gesù vuol portarci a questa consapevolezza: da soli non siamo in grado di sfamare proprio nessuno, non siamo in grado di colmare e soddisfare nessuna fame, neanche quella dei più vicini a noi. Questa nostra povertà può essere colmata solo da Lui. Per questo è bello e importante notare che Gesù chiede: dove potremo comprare il pane... Non dove puoi ma dove potremo. Gesù usa il plurale, perché sa che questo pane necessario agli altri lo possiamo provvedere solo insieme con Lui e Lui lo vuole provvedere con noi. Cinque pani d´orzo: un pane da poveri Il ragazzo che non ha nome ha cinque pani d´orzo. In questo c´è tutto il senso di una povertà. Il pane d´orzo, infatti, era il pane dei poveri e degli schiavi. Il numero ha il significato di “alcuni” (cf Lc 12,6; 1 Cor 14,19) e però fa riferimento anche alle dita della mano e quindi alla sua possibilità di essere aperta o chiusa, in atto di donare o trattenere. Affidiamo a Gesù la nostra povertà ed avremo in custodia un canestro sempre pieno. i frammenti custoditi Che bella la cura di Gesù per i frammenti! Ma cosa significa? Non è certo un semplice risparmio degli avanzi. Ci viene subito da pensare all´attenzione che prestiamo ai frammenti eucaristici, ma c´è anche altro nella linea di lettura che stiamo seguendo. Intanto dobbiamo notare che questo invito di Gesù a non perdere nulla si trova solo nel IV Vangelo. Proprio nello stesso capitolo 6 di Giovanni leggiamo: Ora, questa è la volontà di Colui che mi ha mandato: che nulla vada perduto di ciò che mi ha dato, ma io lo risusciti nell´ultimo giorno (Gv 6,39), ma anche in altri testi è espressa l´attenzione del Signore a non perdere nessuno (cf Gv 17,12; 18,9) o a cercare ciò che era perduto (cf Lc 19,10). Ecco allora che in questi frammenti che non devono andare perduti dobbiamo ancora vedere la cura di Gesù per l´umanità, per i frammenti di umanità e per l´umanità che va in frammenti, in pezzi sotto il peso di tante difficoltà e tentazioni. Per ogni frammento di umanità è pronto e custodito un pezzo del Pane di Gesù. Le altre letture Nella prima lettura, l´episodio del profeta Eliseo - oltre ad offrire una prefigurazione antico testamentaria dell´Eucaristia - mette in luce l´abbondanza straordinaria che sprigiona dall´azione di Gesù: là 20 pani per cento persone, nel Vangelo 5 pani per cinquemila. La seconda lettura invita a conservare l´unità dello spirito, e insiste sull´essere uniti in un solo corpo, nella fede, nella speranza e nell´opere. Le parole di Paolo ci aiutano a comprendere che Eucaristia e comunione tra fratelli sono una cosa sola: non si realizza davvero la Comunione eucaristica se allo stesso tempo non si realizza quella fraterna.

DOMENICA 22 LUGLIO 2018      notizia del 21/07/2018

Commento alla XVI Domenica del Tempo Ordinario ( Mc 6,30-34) :a Do non non interessa ciò che fa, ma ciò che sei .Prenditi tempo SS. Messe h. 9.00 - 11.00 e 19.00 Gli apostoli, nel loro primo invio missionario, ebbero subito l´onore di subire il disonore del disprezzo, così come era stato loro predetto (ma perché ci si lamenta della crescente ostilità nei confronti della chiesa con continue e noiose esternazioni sui social e altrove? Cosa c´è di nuovo in ciò?...); ma poterono anche godere subito dell´accoglienza di chi li riconosceva quali inviati di Dio. Consapevoli di aver molto ricevuto in fiducia e potere dal Maestro, si affrettano, ritornando dalla loro prima missione, a riferire al Signore quanto avevano insegnato e operato (Mc 6,30). Questo movimento centripeto, dopo quello centrifugo, è di fondamentale importanza. Infatti, la comunità dei discepoli è costituita dal suo riunirsi davanti a Gesù; esiste in quanto si relaziona con questo unico referente, centro di tutti e di ciascuno. Diversamente, ecco la tanto segnalata autoreferenzialità comunitaria o individuale in cui cadono aggregazioni ecclesiali e leaders cristiani. La missione del discepolo dunque parte da Lui e, senza distogliere lo sguardo da Lui, porta a Lui, conducendo gli altri a Lui per un dinamismo di attrazione che, se non fa innamorare, almeno fa incuriosire sulla sua persona. Si comprende meglio perché, ad esempio, nella prima lettura di oggi il profeta Geremia annuncia guai per i pastori del popolo di Dio che hanno dimenticato il centro della propria vocazione/missione. Chi se ne dimentica, finisce inevitabilmente per farsi il centro di essa e nello stesso tempo per sfruttare e poi far perire e disperdere il gregge del mio pascolo (Ger 23,1). Altri verbi che la Parola di Dio attribuisce alla condotta di questi pastori sono scacciare e non preoccuparsi (Ger 23,2). Chi si dimentica del Signore, finisce per maltrattare le pecore e non prendersi più cura di esse. Ma Dio, per la sua incommensurabile misericordia, promette di venire Egli stesso a cercare e radunare le pecore abbandonate al loro destino (Ger 23,3); promette di generare nuovi pastori che le riporteranno a Lui perché abbiano una vita felice. Da notare il verbo che viene attribuito all´azione di questi e le conseguenze sulla vita delle pecore: faranno pascolare, così che (le pecore) non dovranno più temere né sgomentarsi (Ger 23,4). Contrariamente agli altri, i pastori che si conformano al cuore di Dio sono coloro che lasciano le pecore respirare e gustare la loro libertà, collaborando con la parola e l´azione perché Dio possa liberarle dalla paura e da ogni angosciosa preoccupazione. Gesù è l´unico Pastore delle pecore; i suoi discepoli, i veri pastori messi a guardia del gregge. Nel vangelo è indicato con chiarezza il segreto del discepolo. Malgrado sia rivestito come tutti di debolezza, è un uomo che non si incammina sulla strada dei guai annunciata da Geremia: è uno che cerca di rispondere all´invito di Gesù ad andare in disparte, da soli, in un luogo deserto e riposarsi un po´ (Mc 6,31a). Dal testo si capisce subito quella che sarà sempre la tentazione del discepolo (Mc 6,31b-33). Essere talmente immersi nella propria missione verso gli altri da dimenticare sé stessi e soprattutto Chi è la fonte della stessa. E´ un equivoco in cui ci imbattiamo più che facilmente: si è talmente “presi” in quello che facciamo da dimenticare che non siamo noi né la sorgente né il fine della missione. E quindi giungiamo a far confusione di identità. A volte inconsciamente e a volte no, facciamo la parte di Dio e chiediamo a Lui di farci da discepolo! La cosa è sottile e quindi non sempre percettibile, ma ben reale. Certo anche il Signore, quando è sbarcato, sembra sia disposto a cambiare programma (Mc 6,34a). La visione di quella gente accorsa nel luogo deserto scelto per il riposo lo commuove al punto da fargli optare per un surplus di assistenza spirituale verso di essa (Mc 6,34b). Che significa? Che bisogna mandare all´aria i propositi di una riposante sosta per restare da soli con Dio? Sarebbe contraddittorio con l´invito del Signore e con quanto detto finora. Il vangelo vuole solo dirci che se siamo discepoli e pastori guidati dall´amore compassionevole di Gesù, sapremo opportunamente essere capaci di sacrificare, per le sue pecore, la nostra rigenerante sosta con Dio. Ma questo non vuol dire affatto che ce ne priveremo ogni volta che una o più pecore ci cercano. Lo stesso comportamento di Gesù è normativo in tal senso (cfr. Mc 1,35-37). E poi c´è un´altra icona evangelica, ancora più esplicita, che ci ricorda come il sapersi ritirare con il Signore sia la parte più fruttuosa della propria attività apostolica. Invitato a casa dei suoi amici Marta, Maria e Lazzaro, Gesù si imbatte nelle proteste di Marta che mal sopporta la visione di sua sorella ai suoi piedi concentrata nell´ascoltarlo, mentre lei è affaccendata. Sappiamo come è andata (Lc 10,40-42). Andare in disparte con il Signore è la miglior parte della vita, anche se i temperamenti più dinamici fanno e faranno sempre fatica ad accettarlo. Più di ciò che fai, a Dio interessa ciò che sei: non chiede ai dodici di pregare, di preparare nuove missioni o affinarne il metodo, solo li conduce a prendersi un po´ di tempo tutto per loro, del tempo per vivere. È il gesto d´amore di uno che vuole loro bene e li vuole felici. Come suggerisce questo testo molto noto: Prenditi tempo per pensare / perché questa è la vera forza dell´uomo Prenditi tempo per leggere / perché questa è la base della saggezza Prenditi tempo per pregare / perché questo è il maggior potere sulla terra Prenditi tempo per ridere / perché il riso è la musica dell´anima Prenditi tempo per donare / perché il giorno è troppo corto per essere egoista Prenditi tempo per amare ed essere amato / perché questo è il privilegio dato da Dio Prenditi tempo per essere amabile / perché questo è il cammino della felicità. Prenditi tempo per vivere! (Pablo Neruda)

DOMENICA 15 Luglio 2018      notizia del 14/07/2018

Commento alla XV Domenica del T. O. ( Mc 6,7-13 ) liberi per annunciare Cristo ovunque e a tutti SS. Messe h. 9.00 - 11.00 e 19.00 La storia del profeta Amos è interessante e originale. Forse la possiamo sentire vicina alla nostra. Riceve una chiamata improvvisa, pur non essendo particolarmente idoneo, sul piano umano, a fare il profeta; è un uomo semplice, rude e schietto. Un contadino e mandriano. Da contadino-allevatore impreparato si trasforma in un batter d´occhio nel più virulento profeta del Vecchio Testamento. Amos rimase colpito dalla corruzione dilagante che egli individuò in due settori soprattutto: l´ingiustizia sociale e la degenerazione del culto. Egli interviene contro tale stato di cose con la forza della parola profetica che da lui erompe implacabile e terribile; il suo ministero non dovette durare più di un anno. Ma in un anno la sua voce fu sentita sia dal Regno del Nord che da quello del Sud. Non era tra i suoi progetti o tra le sue ambizioni esercitare questo ministero: si trova costretto. Osserviamo il tratto determinante della personalità di Amos: la libertà. Libertà verso il prossimo: non essendo un profeta di corte, si può permettere di dire senza peli sulla lingua quello che pensa e non ha paura che il re lo mandi via dal suo palazzo, dove i falsi profeti di Geroboamo possono mangiare, bere e divertirsi a scrocco. Libertà verso le cose e il possesso: ha lasciato greggi e piantagioni e vive con il cuore leggero, senza necessità di accumulare. Non gli si può portare via nulla! Libertà verso Dio: dimostra una capacità di lettura della propria vocazione molto originale. Ha accolto il dono profetico e le persecuzioni che esso comporta. Ma non ha nulla da recriminare contro Dio. Pace! Invece il profeta di corte Amasìa e il re Geroboamo non hanno questa triplice libertà: vivono nel continuo timore del linguaggio politically correct, della diplomazia, delle alleanze di convenienza, del calcolo, del tornaconto personale. Sono attaccati ai loro possedimenti e non hanno un rapporto libero con Dio: lo temono e non sanno bene cosa prepari loro nel futuro. Nelle istituzioni del Vecchio Testamento ci sono tre pilastri fondamentali: il sacerdozio, la monarchia e il profetismo. Va detto che il profetismo nel senso stretto della parola non è mai, in Israele, una vera istituzione, come la regalità e il sacerdozio: Israele può darsi un re, ma non può darsi un profeta; questo è un dono di Dio, oggetto di una promessa, ma accordato liberamente. Profeta si diventa per una speciale chiamata e iniziativa divina, non per designazione o consacrazione degli uomini. Ciascuno dei tre pilastri ha il suo luogo particolare: il sacerdote sta nel tempio, il re nel palazzo e il profeta nel mercato. Il mercato è il luogo in cui si raduna la gente povera, gli anali di Yahwé, coloro che sono stati scelti come popolo santo. Nessuno conosce gli umori del popolo di Israele come il profeta. Il re, dal lusso del suo palazzo e il sacerdoti, dall´alto del tempio, ricevono solo voci di seconda mano. Il loro mondo è ovattato dalla barriera del prestigio, che crea separazione, dell´essere una classe eletta (che crea snobbismo) e del lusso (che anestetizza la coscienza). Delle tre istituzioni di Israele solamente la profezia non dipende da legami familiari. È dono gratuito di Dio. Dio sceglie in modo umanamente pazzesco, senza badare al blasone, alla cultura, alla classe sociale. È per questo che i profeti sono la linfa vitale di Israele. La maggioranza di loro, dopo essere stati isolati, criticati e perseguitati, hanno subito il martirio. Ma hanno custodito sempre il loro elemento caratteristico: la libertà esteriore di dire ciò che pensano, quella interiore di essere in pace con Dio, e quella “ecologica” di essere in pace con le cose del mondo. Il ritratto del profeta del Vecchio Testamento, lo ritroviamo, aggiornato e riveduto dallo Spirito Santo, nel Vangelo di Marco. I discepoli sono i nuovi profeti, gli annunciatori del Regno che viene. Anch´essi godono della stessa libertà di Amos. Non hanno bisogno di due bastoni o due tuniche, non cercano di essere approvati dagli ascoltatori, ma annunciano con libertà e letizia che il Regno è vicino, hanno un rapporto di profonda amicizia con Gesù, che considerano Amico, Messia e Signore. Potremmo dire che in più hanno la dimensione carismatica: guariscono gli infermi e scacciano i demoni. Soprattutto hanno potere sugli spiriti impuri: è un dettaglio importante ed è l´unica motivazione del loro invio. È vero, anche Eliseo e qualche altro profeta hanno compiuto qualche segno, ma il nuovo potere di scacciare i demoni è il sigillo evidente che la potenza di Dio è entrata nel mondo in modo nuovo. Nella persona di Gesù, il Cristo di Dio, e attraverso il potere della liberazione, comunicato ai discepoli, si rende presente il regno di Dio. Questi prodigi sono il segno che siamo entrati negli ultimi tempi. Gesù è la manifestazione ultima di Dio: attraverso di lui si compie la nuova ed eterna alleanza (non occorre aspettarne altre). Anche la seconda lettura, in un certo modo, segue lo stesso filo delle altre due. Dio ci ha scelto per la vocazione profetica, in virtù del nostro Battesimo, non a causa della nostra appartenenza a qualche casato o perché abbiamo qualcosa in più degli altri. La sua chiamata è totalmente libera e gratuita, come quella di Amos. Ci ha predestinati ad essere più che profeti: figli adottivi. Scrive Paolo: “Avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso, il quale è caparra della nostra eredità”. La differenza tra pegno e caparra sta nel fatto che il primo può essere qualsiasi oggetto dato per avere in cambio del denaro, mentre la seconda è una parte del dono finale. La caparra è della stessa natura del full payment. Il pegno no. La gioia che i cristiani possono sperimentare in questa terra è della stessa qualità di quella che avranno in cielo. L´unica differenza è la quantità: in questa vita ne riceviamo solo qualche briciola, in Paradiso la vivremo al 100%. In conclusione, anche noi, come Amos, Paolo e i discepoli del Vangelo odierno, siamo stati chiamati da Dio a testimoniare la sua Parola. Anche a noi viene conferita la triplice dignità: sacerdotale, profetica e regale. Primo: si tratta di un sacerdozio diverso, rispetto al Vecchio Testamento. Possiamo rivolgerci al Padre direttamente. Non c´é più il velo del tempio che ci separa da Dio. Nel Corpo di Cristo abbiamo accesso al cuore del Padre. Direttamente. Secondo: si tratta di una regalità diversa rispetto a quella di Geroboamo: possiamo servire Dio e i fratelli. “Servire Dio è regnare”. Terzo: si tratta di una profezia diversa e nuova. Possiamo testimoniare con la vita. Qualche volta (ma solo qualche volta) anche con le parole. Mentre la profezia di Amos era tutta imperniata sul parlare, noi siamo chiamati a manifestare con la condotta il nostro essere scelti, figli, eredi, predestinati.

domenica 8 LUGLIO 2018      notizia del 07/07/2018

Commento alla XIV Domenica del Tempo Ordinario ( Mc 6,1-6) : Chiamati da Dio a realizzare la propria vocazione SS. Messe h. 9.00 - 11.00 e 19.00 Il racconto della vocazione di Ezechiele è, in sostanza, la storia di ogni vocazione a diventare profeta. Il profeta è per definizione una persona scomoda, che pronuncia parole scomode, e vive coerentemente alle parole che pronuncia. E dunque compie gesti che quantomeno fanno pensare...O, meglio, facevano pensare, in passato. Oggi neanche un profeta lo ascolta più nessuno... Con questo clima di generale indifferenza, non c´è da stupirsi che neanche i profeti trovino seguito tra il popolo; men che meno tra coloro che abitano i palazzi del potere, politico, o religioso che sia. Perché la categoria del profeta è valutata in senso negativo: profezia e sventura vanno a braccetto. Sarà questo stereotipo, sarà perché c´è inflazione anche di profeti e, si sa, l´inflazione ne diminuisce il valore. A proposito di stereotipo del profeta, è necessario precisare che, secondo la Bibbia, un profeta che non annunci l´avvento di una qualsivoglia salvezza, non è un vero profeta, comunque non lo è secondo Dio. La volontà di Dio è sempre una volontà di bene, di liberazione. Fatto sta che il mestiere del profeta non garantisce il pane quotidiano: i profeti dell´AT conducevano quasi sempre una vita poverissima; letteralmente mendicavano il pane. Ma anche dal NT sappiamo che il profeta non se la passava bene, non per necessità, ma per scelta: un esempio per tutti, Giovanni il precursore, il quale viveva nel deserto, vestiva pelli di cammello, mangiava locuste e miele selvatico... E inveiva contro tutti: “Razza di vipere!” La vocazione del profeta e, in generale, il mestiere del predicatore non paga mai. Non lasciatevi ingannare dagli odierni telepredicatori americani! Intendo i predicatori del Vangelo, i quali, in tanto annunciano il Vangelo, in quanto lo vivono radicalmente. Dirò di più: il primo annuncio avviene attraverso il comportamento, il modo di vivere, che colpisce, incuriosisce, attira e suscita il desiderio di ascoltare, e magari, anche, di imitare colui che predica. Tornando alla prima lettura, tanto per ripassarvi la lezione, Ezechiele è quello che a nome di Dio annunciò al popolo di Israele: “Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne.” (cfr. 36,26-27): la famosissima profezia che si legge la notte di Pasqua. Venendo alla Rivelazione cristiana, uno degli esempi più autorevoli di cosa e di come si predica resta ancora e sempre san Paolo; il brano che la liturgia di oggi propone alla nostra riflessione, tratto dalla seconda lettera ai cristiani di Corinto, è una confessione intima dell´apostolo; questa spina che un messo di satana gli ha conficcato nella carne non si sa di che natura sia: una malattia? un handicap fisico? una tendenza sessuale? certo, era qualcosa di serio e di ineliminabile, contro il quale dovette sempre combattere. Sappiamo che Paolo aveva un temperamento acceso, non era propriamente un diplomatico; da questo punto di vista risponde bene all´identikit del profeta, il quale non usa mezzi termini, non è politically correct; e non esita a indicare i rimedi estremi, a quelli che secondo lui sono mali estremi. L´apostolo dei lontani è ossessionato dalla superbia - in appena tre righe la cita due volte -, contro la quale lotterà tutta la vita, mantenendo sempre una bassa, molto bassa autostima. Evidentemente (san Paolo) non fu mai in grado di archiviare del tutto il passato di persecutore e nemico acerrimo dei cristiani; chiamava se stesso l´infimo degli Apostoli, addirittura un aborto... Ma forse c´era dell´altro, che rendeva così negativa la sua percezione di sé. In questa convinzione di essere l´ultimo in classifica tra i testimoni di Cristo, Paolo approdò ad una rivelazione che accese una luce non solo nella sua vita e nel suo ministero, ma che può riscattare la vita di tutti, a cominciare dalla nostra: “Ti basta la mia grazia - gli disse il Signore -; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza.”. Ecco la grande rivelazione per Paolo, e per noi! San Giovanni sottolinea lo stesso principio teologico nella sua prima lettera, al cap. 3: “Qualunque cosa il vostro cuore vi rimproveri, Dio è più grande del vostro cuore.” La sfida è quella di imparare ad integrare le nostre debolezze, le nostre fragilità, nella vita fisica, nei nostri affetti, a scuola, nel lavoro... Fragilità e debolezze non vanno demonizzate, non vanno vissute come un corpo estraneo, come un virus, come una malattia, come una disgrazia, qualcosa che ci rende meno uomini e meno donne... Ma questo non significa arrenderci e lasciare che i nostri lati peggiori si manifestino, senza provare almeno a lavorarci su. Vedete, una fragilità può suscitare in noi due reazioni opposte; la prima è quella di fissarvi lo sguardo in modo ossessivo, malato, vivendola come una sorta di marchio di fabbrica; l´esito è fatale: ci si annega dentro! nessuno potrà aiutarci. Per noi non c´è redenzione! Ne siamo convinti, lo abbiamo già deciso! E se non c´è possibilità di redenzione, allora non la cercheremo neanche! E a chi ce la offre, fosse anche Dio, non gli crederemo. La seconda reazione alle fragilità è quella di chi, divenutone consapevole, alza lo sguardo e lo rivolge a Dio, come ha fatto san Paolo. E da Dio attende e riceve l´aiuto necessario per portare a compimento la missione ricevuta, o, più in generale, per realizzare la propria vocazione. Punto di partenza per affrontare il cammino della redenzione è diventare consapevoli dei nostri punti deboli; così come è necessario conoscere le nostre doti. Conoscete la regola del funambolo? Immaginate una corda tesa, e noi che ci camminiamo sopra: il segreto è l´equilibrio; e per mantenere questo equilibrio precario, è necessario tenere saldamente tra le mani un bilanciere munito di pesi: da una parte collochiamo i pregi, dall´altra i difetti: se perdiamo di vista i difetti, saremo vittime della superbia; se invece trascuriamo i pregi, cadremmo nel vizio opposto, l´avvilimento e il disimpegno. Benvenuti al circo della vita! Signore e signori, andiamo a incominciare! o, come dice una famosa canzone dei Queen: “The show must go on!”.

DOMENICA 1 LUGLIO 2018      notizia del 30/06/2018

Commento alla Domenica: Una fede che da vita ( Mc 5,21-43) SS. Messe h.9.00 - 11.00 e 19.00 La Prima Lettura di oggi ci assicura che Dio ha creato ogni cosa per la vita e non gode della morte e della disfatta soprattutto dell´uomo. E del resto le pagine della storia della salvezza delineate nella Scrittura ci ragguagliano sull´intervento di Dio a favore del suo popolo e dell´uomo singolo: ogni cosa è preziosa e non è interesse del Signore che vada perduta. Questo legittima allora che Dio possa intervenire a vantaggio del cosmo e dell´uomo per il tramite di parecchie vie, quelle ordinarie come anche quelle straordinarie. Quindi che Dio possa anche operare nella forma sovrannaturale. Che cos´è il miracolo? I teologi lo definiscono pressappoco come un evento di natura trascendente che provoca una momentanea interruzione dell´ordine della natura. Un intervento divino sovrannaturale che irrompe improvviso nell´ordinario della vita umana per turbarla lo spazio di un evento. Che il miracolo sia possibile lo dimostra il fatto stesso che è radicato nella cultura dell´uomo di tutti i tempi e che in ogni civiltà ed etnia si è parlato almeno una volta di un fatto sovrannaturale. Il miracolo è dunque possibile abbandonando la prospettiva propriamente umana e assumendo la posizione di Dio: lo si può accettare se si accetta che Dio esiste e provvede al meglio, come provvidenza e misericordia, al beneficio dell´uomo. E di conseguenza il miracolo non può essere concepito al di fuori di un discorso di fede. E´ infatti in conseguenza della disponibilità umile dell´apertura del cuore, del suo credere e affidarsi, del suo donarsi incondizionato a Dio, che è possibile essere destinatari di un evento straordinario. In altre parole, non avviene miracolo alcuno se non in conseguenza della fede e della buona disposizione, e del resto questa certezza ci proviene oltre che dalle pagine evangeliche anche dall´agiografia di tanti santi e uomini illustri di spiritualità. In relazione all´atteggiamento e alle opere di Gesù, ogni miracolo però non è tale se non contiene un messaggio o un´indicazione pedagogica: ogni volta che ne viene realizzato uno, esso è accompagnato da un significato preciso che riguarda la persona stessa di Gesù, il suo messaggio, la sua opera di salvezza. Anzi, sempre i teologi del miracolo hanno affermato che, prima ancora delle sue stesse opere prodigiose, Gesù è stato egli stesso un miracolo. Un evento cioè sconvolgente e turbativo dell´ordinario in quanto Verbo fatto carne da una vergine, morto, risorto e asceso al Cielo, che contrassegna la grande opera prodigiosa di cui è capace Dio Padre. Cristo è il primo Miracolo e ci parla di sé attraverso i miracoli. Nella pagina del Vangelo di Marco che ci viene proposta adesso, Gesù ha davanti a sè prima un uomo disperato e sconvolto che teme per la vita della sua figlioletta, poi una donna gravemente malata da dodici anni, quindi una bambina (la stessa figlia di Giairo) giacente senza vita su un letto. E fatta eccezione per la folla di increduli che si trova al capezzale della piccola, si trova un filo che lega tutti i personaggi: la fede. Al pover´uomo che chiede l´intervento di Gesù sulla figlia, questi raccomanda le condizioni fondamentali per essere graditi a Dio soprattutto a proposito dei benefici soprannaturali: “Non temere, soltanto abbi fede”. Lo convince cioè a non aver paura della morte, a non lasciarsi sorprendere dal timore dell´irrimediabile, ma ad aprire il cuore limitando la razionalità per non darla vinta al dubbio e all´arrendevolezza gratuita. Deve avere fede, cioè credere e affidarsi senza riserve a Colui che non è vincolato dai limiti circoscritti delle potenzialità dell´uomo, ma che le trascende e le prevarica. Insomma deve credere in Colui che può tutto. Alla donna emorroissa che sgomita fra la folla per lambire anche solo il lembo del suo mantello, Gesù elogia la fede con la quale non ha esitato a toccare la sua veste senza neppure la necessità di conferire con lui e appunto questo eroismo di apertura di cuore le guadagna la guarigione che la scienza non era mai stata in grado di assicurarle. La fede del padre della bambina, anche se vista in modo un po´ più blando e indiretto, ottiene che la piccola si ridesti e cammini, prendendo regolarmente cibo. I due miracoli di cui si parla oggi, come tutti gli altri compiuti da Gesù, contengono un messaggio ben definito al quale accennavamo poco prima: il Figlio di Dio fatto uomo è la via, la verità e la vita (Gv 14,6), nonché vita eterna origine e fine ultimo della cose. Egli quindi è la risurrezione e la vita, che toglie spazio al dolore e all´imprevisto pauroso della morte, essendo egli stesso risuscitato e avendoci chiamati a nuova vita e ha ragione sul dolore e sulla malattia, poiché egli ha preso su sé le nostre infermità (Is 53, 4). Quanto alla morte, Cristo risusciterà per toglierle potere e per definire anche per noi la vita per sempre, a dispetto delle apparenze della disfatta del corpo. In Gesù, che stramazzerà di dolore sulla croce, la sofferenza e la malattia acquistano il loro senso, perché diventano opportunità di condivisione del nostro dolore con il suo e ci immettono nello stesso mistero di redenzione che lui stesso opera sul legno per il riscatto dell´umanità. In più, il dolore e la malattia, seppure compagni scomodi e lancinanti, diventano pesi sempre meno gravosi quando vengono sopportati nella fiducia e nella speranza; quando nella prova ci si sente sostenuti dallo stesso Signore Crocifisso e Risorto. Cristo patisce con noi, ci dona forza, fiducia, conforto e allevia sempre le nostre pene nel patire, anche quando il dolore non si estingue. Nella sofferenza si accresce la speranza e il coraggio e la fortezza ci aiuta a superare prove e smarrimenti. La fede ci permette di vederlo presente di un´attualità reale e consolidata, ci permette di scorgere la sua presenza e tutte le garanzie ad essa correlate. Nei miracoli descritti dal brano evangelico odierno, Gesù si configura come il Crocifisso Risorto e il suo messaggio è per l´appunto quello della fede da ravvivare in lui, nella quale prende corpo e si sviluppa la speranza. Chissà poi che la nostra fede non sia talmente forte e categorica da meritare anche ai nostri giorni una guarigione del tipo di quella descritta o anche una resurrezione da morte? Anche se va non vanno omesse prudenza e circospezione nell´interpretazione dei presunti episodi soprannaturali, d´altra parte non è assolutamente da mettere in discussione la possibilità che un evento straordinario possa verificarsi anche ai nostri giorni e sarebbe per noi un monito, oltre che un suggello di fede. Nulla vieta che noi possiamo sperare anche in un evento prodigioso, fatta salva la libertà decisionale di Dio. Ci sovviene un´altra riflessione osservando le protagoniste di questi eventi miracolosi. L´emorroissa soffriva da dodici anni di un´infermità grave che peraltro comportava anche una certa sorta di impurità. La bambina dormiente che si risveglia ha dodici anni. Come affermano non pochi commentatori, “dodici anni” nell´antichità giudaica è il tempo della maturità umana, l´età propizia per interagire socialmente e per dischiudersi alla prospettiva futura del fidanzamento e del matrimonio. Potremmo affermare che in dodici anni la donna affetta dal male ha potuto maturare nella conoscenza della misericordia di Dio e adesso la sua fede la rende pronta a rendere testimonianza di tale amore e di tale misericordia. La malattia l´ha visibilmente fatta crescere nella fede per l´esperienza liberatoria di donna emancipata e protagonista secondo il Signore. La bambina ricuperata alla vita da Gesù... è pronta per la vita e per le relazioni, ciò però non senza l´apporto della compagnia del suo guaritore. Anche la dodicenne si prodigherà per la testimonianza e per l´annuncio della misericordia e si farà forte di una fede radicata e indiscussa. Come avevo detto in precedenza, il vero miracolo è Gesù stesso. Ravvivare in noi una fede attenta per lo sviluppo di una vera speranza è l´ulteriore miracolo che lui vorrebbe compiere ogni giorno e al quale non dovremmo recalcitrare.

VENERDI´ 29 GIUGNO 2018      notizia del 28/06/2018

Ricordo che domani, con la prefestiva di questa sera h.19.00, si celebra la solennità dei patroni di Roma: SS. Pietro e Paolo e, rispondendo alla varie telefonate è , per i romani che lavorano e vivono a Roma, giorno di precetto. SS. Messe h. 9.00 - 11.00 e 19.00 Il 29 giugno a Roma si festeggia ogni anno i Santi Pietro e Paolo, patroni della Città eterna. Le Origini della Festività Questi due giudei, molto diversi tra loro per origine e formazione, non sono i primi seguaci di Gesù ad essere arrivati nella capitale, ma piuttosto i due apostoli (termine, derivato dal greco, che significa inviati) che proprio a Roma furono uccisi per essersi fatti annunciatori del nuovo messaggio, divenendo così martirivittimi dalle persecuzioni anticristiana di Nerone. Si dice che Pietro fu crocifisso la testa in basso nel´64 d.C. e che Paolo venne decapitato nel´67. Più precisamente, Pietro fu crocifisso a testa in giù in Vaticano, Paolo fu decapitato nell´attuale zona delle Tre Fontane. Dai tre rimbalzi che fece il suo capo mozzato sgorgarono tre fonti e successivamente vennero edificate tre chiese. Storicamente, Le date di morte dei due apostoli e delle persecuzioni di Nerone non potevano essere il 29 giugno del 67, i due Santi non furono in effetti contemporaneamente martirizzati in tale data. In realtà, questa data del 29 giugno è legata all´antica festività romana del Quirino (divinazione e festa romana che celebrava i due gemelli Remo e Romolo). Col tempo i due apostoli furono considerati anche loro i fondatori della nuova Roma. Infatti papa Leone Magno, verso la metà del secolo V, si rivolse in un sermone pronunciato in occasione di questa festa, a Roma personificata ricordandole che gli apostoli le avevano portato il Vangelo di Cristo, trasformandola da maestra di errore in discepola di verità. Quelli sono i santi padri tuoi e i veri pastori che ti fondarono, molto meglio e molto più felicemente di coloro per opera dei quali fu stabilita la prima fondazione delle tue mura, rammentando che Romolo aveva macchiato la nascita della città col sangue fraterno. I due martiri vengono così a costituire le due colonne portanti della Chiesa: Pietro per aver ricevuto le chiavi del regno dei cieli da Cristo risorto, Paolo per essere l´apostolo dei Gentili. Riti e tradizioni La festività sarebbe celebrata dal 258. Fino ai primi decenni del ‘900 il 29 giugno si faceva festa grande, a Roma, con le classiche scampagnate fuori porta: presso le osterie e le fraschette si poteva mangiare pagando solo lo scommido all´oste e portandosi da casa il fagotto. San Pietro e San Paolo sono citati nei giochi dei ragazzini romani dell´800. Alcuni di loro, prendendosi per mano, cantavano: San Pietro e San Paolo, opritece le porte!. E un´altra coppia di ragazzini, i due capi-gioco sorteggiati, dopo aver deciso, in segreto tra di loro, due parole d´ordine, ed abbinatele sempre in segreto all´Inferno una ed al Paradiso l´altra, presisi anch´essi per le mani ed alzate le braccia ad arco, rispondevano: Le porte stanno aperte pe´ cchi ce vòle entra´! (un gioco che ricorda l´eterna contraddizione tra il Paradiso e il fatto di essere imprigionato in inferno). Al giorno d´oggi, ufficialmente, La celebrazione della festa patronale di Roma comincia la sera del 28 giugno, nella Basilica Vaticana, quando la statua di San Pietro viene vestita da pontefice. Un´altra tradizione ci viene del 1868 quando papa Pio IX affidò l´Abbazia ad una compagnia di frati Trappisti, i quali, dopo aver bonificato la zona dalla malaria, vi piantarono una gran quantità di eucalipti, allora ritenuti una barriera al diffondersi della malaria, costituendo così un celebre e salubre bosco, mèta delle scampagnate dei romani che qui venivano a godere sia della pace e della bellezza del luogo, sia delle rinomate specialità dei frati come il cioccolato ed il liquore ricavato dalle foglie di eucalipto. Un´antica tradizione dei romani era quella di recarsi di buon mattino presso i frati Trappisti per gustarsi una rosetta (pane tipico di Roma) riempita di una buona dose di cioccolato caldo. Da quel giorno, andare all´Abbazia delle Tre Fontane il 29 giugno è una tradizione da non perdere. Ai secondi vespri, chiamati dai romani familiarmente vesperoni, infatti la statua di San Pietro, di Arnolfo di Cambioera vestita con gli abiti solenni del pontefice: l´amitto (un liturgico panno di lino rettangolare da indossare sulla testa), la stola, il piviale (mantello) rosso, la tiara sul capo e l´anello al dito. In sua presenza si benedivano i pallii, che il giorno dopo sarebbero stati donati dal Papa a patriarchi, vescovi e metropoliti nominati in occasione della ricorrenza. Il Palio rappresenta l´unione tra la Chiesa Universale e quelle locali. Il Papa bacia poi il piede della statua di bronzo di San Pietro, adornata con il "piviale" rosso. Ogni 29 giugno, al tramonto si svolge anche una processione, che ha come particolarità quella di portare una reliquia di San Paolo: la sua catena composta da 14 anelli di ferro, attualmente custodita nella basilica di San Paolo Fuori le Mura (così come la catena di San Pietro è custodita in San Pietro in Vincoli, dove si possono anche ammirare la meravigliosa tomba di Giulio II° ed il Mosè, entrambe opere di Michelangelo). Dopo il tramonto la cupola della basilica di San Pietro è illuminata a giorno da decine di fiaccole, mentre sopra Castel Sant´Angelo vengono fatti esplodere i fuochi d´artificio. Visto che il 29 era però prevalentemente dedicato a San Pietro ed alle funzioni religiose, si decise di onorare San Paolo il 30 Giugno ed era, questa, una giornata esclusivamente dedicata alle scampagnate ed ai festeggiamenti.

DOMENICA 24 GIUGNO 2018      notizia del 23/06/2018

Commento alla liturgia della Domenica: solennità della Natività di S. Giovanni Battista ( Lc 1,57-66.80) SS: MESSE h. 9.00 - 10.30 - 12.00 e 19.00 Diede alla luce un figlio Il racconto che Luca ci trasmette dell´annuncio e della nascita del Battista andrebbero letti in parallelo con gli stessi racconti che riguardano Gesù, non è il susseguirsi cronologico quanto il loro significato teologico che dovremmo considerare. All´annuncio a Zaccaria (Lc 1,5-25) fa eco quello a Maria (Lc 1,26-38), alla nascita di Giovanni (Lc 1,57-66) corrisponde la nascita e la circoncisione di Gesù (Lc 2,1-21), col cantico di Zaccaria (Lc 1,67-80) risuona quello di Simeone (Lc 2,29-32): il sole sorge dall´alto è luce per rivelarti alle genti; di Giovanni si dice che cresceva e si fortificava nello spirito (Lc 1,80) mentre di Gesù: cresceva e si fortificava, pieno di sapienza e la grazia di Dio era su di lui (Lc 2,40); meraviglia, stupore, timore sono suscitati nella gente in entrambi gli avvenimenti (Lc 1,65-66 e 2,18-19). Giovanni è Precursore dapprima della sua nascita; quanto è avvenuto nel tempio a Zaccaria è già annuncio della venuta del Signore, Dio ha posto fine alla nostra sterilità ci ha reso fecondi, ci conduce al battesimo al Giordano (Lc 3, 21-22) in cui è manifestato lo Spirito e ricevuto la conferma del Padre: «Tu sei il Figlio mio, l´amato: in te ho posto il mio compiacimento». Il nostro itinerario di fede ha bisogno di confrontarsi con il Battista, passare attraverso il deserto in un impegno di conversione per il perdono dei peccati (Lc 3,3), per scoprire il senso di appartenenza alla famiglia umana e la necessità della comunione: «Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto» (Lc 3,11). Otto giorni dopo Il racconto della imposizione del nome è molto singolare, e per alcuni aspetti buffo, tanto da suscitare riflessioni anche al nostro tempo: la dinamica tra tradizione e novità, la condizione femminile, la relazione con i portatori di disabilità. Volevano chiamarlo con il nome di suo padre per seguire la logica del tradizionalismo, del “si è fatto sempre così”, per mantenere le cose come sono, come se la storia non camminasse, come se la Promessa e ogni Benedizione rimanessero cristallizzate nel passato, come se nella storia Dio non avesse offerto prospettive e speranze. Il tradizionalismo è la negazione dell´azione di Dio nel tempo, mentre il fare memoria chiede di ritornare sempre alle radici con grande rispetto per trovarvi stimoli e indicazioni per camminare avanti, crescere e rinnovarci. Rinnovarci è accogliere ogni giorno il dono di Dio che ogni giorno ci accompagna. Volevano portare Elisabetta e Zaccaria a trattare quella nascita come un evento qualsiasi senza riconoscere in esso la presenza decisiva del Signore. Con lo stile deciso e delicato che ci sta trasmettendo Papa Francesco bisogna resistere a tutto ciò che vuole fare della Chiesa, e del clero in particolare, una combriccola di gente che, tradendo Cristo ed il Vangelo, sostituisce l´uno e l´altro con le proprie fisime, ammantandole di sacralità falsa. (Nunzio Galantino 23.12.14) Ma sua madre intervenne per dare il nome al bambino che non viene presa in considerazione, anzi contestata. La tradizione prevedeva che il padre del bambino desse il nome al figlio seguendo la consuetudine della «discendenza». Il figlio è proprietà del padre, suo è il seme, la donna ha solo una funzione strumentale. Anche se la storia e la scienza ci hanno portato a capire altro ancora c´è molto da fare nel mondo perché il genio femminile sia rispettato e valorizzato. Allora domandavano con cenni a suo padre, cosa strana visto che è scritto che divenne muto e non sordo. Purtroppo, è assai difficile comportarsi normalmente con chi ha delle disabilità, come se un deficit rendesse tutto il suo essere incapace, fino a negare la possibilità di intendere e di volere. «Giovanni è il suo nome». Il nome indica la persona, il suo unico ed irripetibile valore. Noi non “ci chiamiamo”, “siamo chiamati” dagli altri, siamo il frutto di una relazione, di cui il nome è espressione. Il figlio di Elisabetta e Zaccaria non porta il nome del padre nella carne, ma di chi lo ha generato in forza della Promessa: «Giovanni», che significa «Dio fa grazia» o «Dio fa misericordia». Ogni nome deriva da Dio: solo in Lui l´uomo comprende il valore della esistenza che ha ricevuto. Dio chiama ciascuno per nome, amandoci singolarmente, nella concretezza della nostra storia.... E implica una risposta personale, non presa a prestito, con un “copia e incolla”. La vita cristiana infatti è intessuta di una serie di chiamate e di risposte: Dio continua a pronunciare il nostro nome nel corso degli anni, facendo risuonare in mille modi la sua chiamata a diventare conformi al suo Figlio Gesù. (Francesco, 18 aprile 2018)

DOMENICA 17 giugno 2018      notizia del 16/06/2018

Commento al vangelo della domenica( Mc 4,26-34):Eliminare il sentimento della nostalgia: perché con la nostalgia, nella vita di fede, non si va affatto lontano. SS. Messe h. 9.00 - 10.30 - 12.00 e 19.00 La nostalgia è un sentimento molto particolare. Formalmente, da un punto di vista puramente etimologico, è un dolore: è il dolore “da ritorno”, il dolore che l´animo prova quando rivive con la mente situazioni passate piacevoli che ora non ci sono più, oppure si manifestano in modo diverso, talmente diverso che non le riconosciamo più, non le sentiamo più “nostre”, per cui nasce dentro di noi un disagio profondo, perché le cose di prima ci piacevano tanto e adesso che non ci sono più, facciamo fatica a trovare un senso a ciò che facciamo. Ancora peggio, quando la nostalgia ci colpisce non tanto per via delle cose, quanto delle persone che non ci sono più. Se la nostalgia è fondamentalmente un dolore in ambito psicologico o antropologico, in ambito evangelico - o meglio in ambito ecclesiastico - è una vera e propria rovina... Ed è un sentimento molto diffuso, più di quanto si creda, anche perché spesso neppure ci accorgiamo di esserne pervasi, perché s´insinua in noi in maniera tutto sommato anche “innocente”, innocua, priva di malizia. E si manifesta in molte forme, alcune eclatanti, come quelle di un ritorno al passato attraverso la riscoperta (o meglio la riesumazione) di liturgie veterotestamentarie, di paramenti preconciliari, di formule eucologiche (preghiere) che emanano più fumo che sostanza, di concetti catechetici rassicuranti perché basati su risposte certe e precise a domande che toccano il nostro vivere quotidiano - soprattutto quando accadono fatti drammatici - e via discorrendo. Tutto quanto, riconducibile ad alcune semplici affermazioni, spesso sulla bocca di ognuno di noi, chi più chi meno: “Dove siamo andati a finire! Si è perso tutto quello che c´era una volta! Non c´è più religione, e nemmeno la fede!”. Senza tener conto, poi, di tutte quelle conseguenze che ne derivano, ovvero la ricerca delle cause di questo crollo, imputabili quasi sempre a fattori esterni a noi, a colpe che vengono da fuori: a buon intenditore, poche parole... Mentre se sapessimo guardare dentro di noi, non solo non daremmo la colpa del crollo della fede o della perdita delle “cose di una volta” a situazioni, fatti o persone che vengono da fuori (il problema è quello che viene da dentro di noi, dalla nostra indifferenza verso le cose di Dio), ma anche scopriremmo che, in fondo, non si è perso proprio nulla. Forse le cose non si manifestano in maniera così eclatante, pomposa, gloriosa e quantitativamente numerosa come prima: ma dentro di noi, dentro la vita della Chiesa, dentro le nostre case, dentro le quotidiane storie di vita familiare, di vita lavorativa, di vita sociale, di amicizie e legami che si fanno e si disfanno, c´è un segno di vita e di speranza che non si perde mai, c´è qualcosa di piccolo e insignificante che è visibile solo agli occhi della fede e del cuore, che ha il potere di impedire alla fede, alla religione e comunque più in generale ai valori della vita, di andare perduti. E questo piccolo segno di vita ha le fattezze di un seme. Piccolo o grande che sia, un seme ha dentro di sé una potenzialità enorme: da qualcosa di microscopico, gettato in terra, squarciato dal suo involucro, emerge la capacità di germogliare, di crescere, di produrre spontaneamente (spontaneamente, cioè senza che facciamo qualsiasi cosa per diventare matti ad avere gente, soldi e strutture) prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco, per poi farci sperimentare la gioia del raccolto. Purché sia un seme, non ha alcuna importanza che sia piccolo o grande. Anzi, secondo la logica del Vangelo, più è piccolo e più ha la possibilità di diventare grande, il più grande di tutti gli ortaggi di quell´orto, di quel giardino che domenica scorsa avevamo perduto per colpa della disobbedienza e dell´incoerenza del primo uomo e della prima donna. Anche loro avevano cercato di incolpare qualcun altro del loro peccato e della perdita della fede in Dio: in realtà, non si sono accorti che il seme di vita che avevano dentro era ancora vivo, era opera e proprietà di Dio, e non andava mercanteggiato con nessuno, neppure col demonio. Anche loro hanno perduto l´Eden, eppure (felice colpa!) per via del loro peccato l´umanità ha sperimentato la storia della salvezza. E noi abbiamo nostalgia dei tempi passati? E noi abbiamo paura di perdere la fede? E noi abbiamo paura che qualcuno ci porti via la nostra religione? E noi temiamo che i cattivi prevalgano sui buoni? Beh, se la pensiamo così, vuole dire che abbiamo ancora tanta strada da fare, prima di scoprire la potenza di ciò che Dio ha seminato nel nostro cuore! Facciamola, questa strada: chi mai ha fretta di arrivare a comprendere subito i misteri del Regno? Non ci erano arrivati nemmeno i nostri padri, quelli che vivevano in quei “bei tempi” che oggi sono andati perduti, perché dovremmo riuscirci noi, subito, senza fatica, in maniera gloriosa ed eclatante? L´importante è eliminare il sentimento della nostalgia: perché

DOMENICA 10 GIUGNO 2018      notizia del 09/06/2018

Commento della domenica : Appartenere alla famiglia di Dio seguendo gli esempi di Gesù (Marco 3,20-35) SS. Messe h. 9.00 - 11.00 - 19.00 In questi testi notiamo due opposizioni; quella di Gesù con i suoi parenti (all´inizio e alla fine) e l´aspro contrasto con gli scribi (al centro). Vediamo brevemente quello con gli scribi; essi accusano Gesù di operare prodigi per mezzo del capo dei demoni. È assurdo: danno a Dio dell´indemoniato, lo trattano ostilmente, calunniandolo e maltrattandolo. E Gesù, con grande pazienza, cerca di farli riflettere: come potrebbe andare avanti un regno diviso in se stesso? Questo è un principio universale; come si può reggere se si è “separati” in casa? Come può sussistere una comunità, un gruppo di amici, un presbiterio (=insieme dei sacerdoti) se si è divisi? Persino il diavolo non potrebbe fare niente se, tra diavoli, non fossero uniti nel desiderio del nostro male. Perciò Gesù dice che la liberazione dal male che compie è segno che è arrivato Colui che è più forte del male. E poi parla della bestemmia contro lo Spirito Santo che non sarà mai perdonata; egli intende quell´indurimento estremo di cuore che ti porta a negare l´evidenza e a chiuderti ostinatamente e orgogliosamente alla verità. E se uno si chiude così, neanche Dio può farci nulla, un po´ come diceva S. Agostino: il sole brilla su tutte le case, ma entra se uno apre dall´interno le finestre. Andiamo ora all´incomprensione dei parenti. Anzitutto, per comprendere meglio, dobbiamo tener conto che all´epoca di Gesù la famiglia era il riferimento-base dell´individuo per l´inserimento nella vita sociale: tu ti presentavi al mondo come parte della tua famiglia e avevi la considerazione sociale a seconda della famiglia di appartenenza (ad esempio, ti riconoscevano come figlio di Tizio, che fa questo mestiere, dunque tu “vali” a seconda del livello sociale della tua famiglia); non solo, ma spesso la famiglia era anche luogo di lavoro (proseguivi l´attività del padre) e di sostentamento (abbandonarla significava rischiare il futuro), ed eri tenuto a proseguire l´attività della famiglia, dando il tuo contributo e provvedendo ai tuo genitori nell´anzianità. Gesù “rompe” con queste norme sociali; rinuncia a tutto per l´annunzio del regno di Dio, vive in maniera itinerante, povero, chiama a sé dei discepoli (uomini e donne) che condividono il suo stile e “infrange” alcuni codici culturali e religiosi dell´epoca. Ora, Gesù si trova in una casa, non quella dei suoi genitori, dove sta insegnando; la casa appare qui come un luogo di insegnamento e di condivisione. Gesù secondo i “canoni” del buon senso comune, si comporta in modo strano, disonorevole; insegna in un luogo non adibito a ciò (era la sinagoga), a contatto con tante persone (magari c´era qualche impuro) e non si ferma neanche un attimo per mangiare. Per i parenti questo è troppo, è “fuori di sé”, e vanno a prenderlo. Non comprendono la sua missione e vorreb-bero fermarlo; questo nasce da una preoccupazione per lui (è l´atteggiamento tipico del difendere il “loro”), ma anche dal voler difendere se stessi: arrecare disonore a se stessi significava arrecare onore alla famiglia. I familiari non sono in aperta opposizione a Gesù, ma sono preoccupati che delle sue azioni o parole fuori posto (= contrarie alla Legge o alle regole di vita correnti) possano compromettere l´onore familiare (la gente che pensa?). La folla intanto gli stava seduta intorno. Gli dicono: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli, fuori, ti cercano». Madre e fratelli restano fuori: perché? La casa (in greco oikos) è immagine della casa dei discepoli, il luogo della comunità; è come se avessero difficoltà ad entrare nei discepoli. Non entrano: dovrebbero cambiare la relazione familiare, accettando di fare come Gesù, che “disonora” la famiglia secondo lo schema del tempo. Colpisce che tra essi Marco sottolinei che c´era anche “sua madre”. Ma come, la Madonnina? Eh sì, anche lei; anche la Madonnina ha fatto il suo percorso di fede, e ha faticato a comprendere Gesù; lei ovviamente non le era ostile, era solo umanamente preoccupata per lui e non capiva fino in fondo il suo stile, ma la sua grandezza è stata proprio nel suo essersi fatta sua discepola, nell´averlo seguito, ascoltando e praticando la sua Parola. E per chi è madre o padre, sa bene che ascoltare e seguire il figlio, rinunciando alla sua autorità su di lui, non è semplice. Quante volte anche oggi il seguire Gesù comporta incomprensioni a livello familiare; quanti giovani chiamati faticano anzitutto con i genitori che non ne capiscono la grandezza, quante persone che iniziano una conversione sono incomprese e sbeffeggiate: che il Signore dia loro la grazia di perseverare. E infine, nella sua risposta Gesù dice: Ecco mia madre e i miei fratelli: sono coloro che fanno volontà del Padre. Gesù qui ci mostra una nuova famiglia: quella della Chiesa, dei discepoli, che hanno un solo Padre, Dio, e uno stile di vita: fare la sua volontà. I legami familiari non sono esclusi, ma risignificati: Gesù sposta e allarga la famiglia da un piano naturale a un piano soprannaturale. Che bello sarebbe riscoprire l´appartenenza a questa grande famiglia; lavorare per formare comunità cristiane nelle chiese, che troppo spesso somigliano a dei grandi “distributori del sacro”, dove ognuno, dopo aver attinto, se ne va, solo come quando è arrivato! Chiediamo al Signore che ci aiuti ad essere e vivere come suoi veri familiari, portando nel mondo “lo stile alternativo” dei figli di Dio, la cui legge è l´amore.

3 Giugno 2018: CORPUS DOMINI      notizia del 02/06/2018

Commento alle letture della Domenica : Corpus Domini )Mc 14,12-16.22-26) SS. Messe h. 9.00 - 10.30 -12.00 e 19.00 “Questo è il mio corpo... questo è il mio sangue” Quest´anno la festa del Corpo del Signore mi coglie un po´ impreparato. È una festa a cui ci tengo moltissimo perché questa solennità mi ricorda il giorno che ho ricevuto la mia rima Comunione ...e non avevo ancora compiuto 6 anni!, eppure quest´anno viene in un periodo di tanti impegni che non mi permettono, purtroppo, di darle quello spazio di tempo che normalmente voglio dargli. Ho riflettuto su due cose, e qualcuno potrà dire: cosa si mette a fare le belle testimonianze oggi? Ebbene, sì. Magari non sarà bella, ma di sicuro proverò a condividere alcune cose che possono, credo, essere testimonianza. Sapete perché? Perché, sono convinto che parlare dell´Eucaristia è sempre un parlare di se stessi, è sempre un parlare di come vivo io, personalmente, l´incontro con il Signore nell´Eucaristia. Eh, si, nell´Eucaristia riceviamo né più né meno che Dio, ecco allora i due pensieri: Mi tormenta sempre un´osservazione che, quasi giustamente, sento dire da parte di alcune persone: “Padre, io faccio da tanti anni la comunione (o più precisamente, il termine adoperato è: “prendo”), eppure non è cambiato nulla. La mia perplessità sta proprio qui: perché l´Eucaristia non fa effetto, per lo meno effetto in certe persone e come si possono riconoscere questi effetti quando ci sono? O se volete, più da vicino, quali cambiamenti ha provocato/sta provocando in me il ricevere Gesù nell´Eucaristia? Ebbene, sono tanti anni che faccio la comunione, questa domanda me la devo/ce la dobbiamo fare. Vedete, l´Eucaristia, questa grandissima “invenzione” di Dio per rimanere con noi, non può non cambiarci, non può non iniziare in noi un cammino verso il meglio. Certo siamo deboli e magari le debolezze aumentano con il passare degli anni, ma qualcosa deve cambiare in noi, e se l´Eucaristia, cioè Dio, non riesce a cambiarci, quando riusciremo noi con i propri sforzi?... Mai! Allora, la domanda che dobbiamo farci è: ma io ricevo bene l´Eucaristia? Mi preparo per l´incontro reale con il Signore? Guardate, l´Eucaristia non fa il suo effetto in noi così automaticamente, senza che noi ci mettiamo la nostra parte. Come partecipo alla messa? Sapete, la migliore preparazione è quella del raccoglimento (il silenzio: rendersi consapevoli di ciò che facciamo: prima, durante e un po´ dopo la messa: che impatto dovrebbe avere quel libro del Card. Sarah: “La forza del silenzio”!) e soprattutto nell´ascolto della parola di Dio durante la messa. Guardate che l´ascolto della parola di Dio è ugualmente importante come il fare la comunione. Origene diceva: “così come ci preoccupiamo che non cada nessuna briciola del Corpo di Cristo, così dobbiamo preoccuparci che non cada nessuna briciola della parola di Dio che ascoltiamo durante la Messa”. Ma se noi siamo distratti, ma se noi chiacchieriamo durante la messa, come farà il suo effetto l´Eucaristia o la parola di Dio? Per la curiosità di qualcuno, la messa domenicale è valida se si partecipa (attenzione: se si partecipa attivamente, non solo se si “prende la messa”) dall´inizio alla fine; letture comprese: perché l´Eucaristia, la Messa è fatta di Parola di Dio e del suo corpo. Verificate Lc 24 o gli scritti di S. Giustino. È una frase di S. Paolo: “chi mangia o beve il corpo e il sangue di Cristo con peccato, mangia e beve la propria condanna”. Guardate che non ho intenzione di rimproverare nessuno, ma di richiamare tutti, me compreso, all´importanza dell´accostarsi all´Eucaristia con cuore adatto, anzi purificato dalla confessione. Cari miei, non si può fare la comunione con peccati! Esempi di peccati? Mah, tutti sappiamo che di peccati ne facciamo. Accenno solo: come fa a fare la comunione una persona che non viene a messa la domenica oppure che non prega regolarmente? Ricordo anche in questa occasione che non ci si confessa da soli, nemmeno noi preti!!! O tanti altri che fanno la comunione “di passaggio”, sia nel senso che “ah, già che ci sono”, sia nel senso di “quando capito in chiesa”. Oppure quando tutta la messa si sta a “chattare sul telefonino” o a chiacchierare con il vicino (magari criticando oppure sparlando) e poi, ad un certo punto si va a “prendere l´ostia”. Allora, se l´Eucaristia non fa il suo effetto, ci sarà un motivo: e questo riguarda tutti noi, preti compresi. Potrebbe essere utile ricordarci che la messa non la si fa, ma la si celebra. Così come nell´amicizia non si sta insieme perché si deve, bensì perché ci si vuole bene. Provate a preparare bene la messa domenicale, a preparavi bene per ricevere l´Eucarestia (non solo a prenderla come si prende un pesce, per esempio) e vedrete come cambierete... da dentro! Ed è la cosa più bella che ci può capitare: perché diventiamo nuovi, con un cuore nuovo, di carne, abbandonando il cuore di pietra dell´ipocrisia e dell´egoismo. L´Eucaristia ci cambia se lo riceviamo nell´ambito dell´amicizia con Dio, non per dovere! Chiediamo al Signore in questa eucaristia la grazia di saper sempre meglio accostarci all´Eucaristia. Non che poi sarà un premio per il nostro sforzo “autopurificativo”, ma perché sappiamo corrispondere all´amore immenso di Dio nascosto nell´Eucaristia con il nostro piccolo, ma pur concreto amore.

3 Giugno 2018: CORPUS DOMINI      notizia del 02/06/2018

Commento alle letture della Domenica : Corpus Domini )Mc 14,12-16.22-26) SS. Messe h. 9.00 - 10.30 -12.00 e 19.00 “Questo è il mio corpo... questo è il mio sangue” Quest´anno la festa del Corpo del Signore mi coglie un po´ impreparato. È una festa a cui ci tengo moltissimo perché questa solennità mi ricorda il giorno che ho ricevuto la mia rima Comunione ...e non avevo ancora compiuto 6 anni!, eppure quest´anno viene in un periodo di tanti impegni che non mi permettono, purtroppo, di darle quello spazio di tempo che normalmente voglio dargli. Ho riflettuto su due cose, e qualcuno potrà dire: cosa si mette a fare le belle testimonianze oggi? Ebbene, sì. Magari non sarà bella, ma di sicuro proverò a condividere alcune cose che possono, credo, essere testimonianza. Sapete perché? Perché, sono convinto che parlare dell´Eucaristia è sempre un parlare di se stessi, è sempre un parlare di come vivo io, personalmente, l´incontro con il Signore nell´Eucaristia. Eh, si, nell´Eucaristia riceviamo né più né meno che Dio, ecco allora i due pensieri: Mi tormenta sempre un´osservazione che, quasi giustamente, sento dire da parte di alcune persone: “Padre, io faccio da tanti anni la comunione (o più precisamente, il termine adoperato è: “prendo”), eppure non è cambiato nulla. La mia perplessità sta proprio qui: perché l´Eucaristia non fa effetto, per lo meno effetto in certe persone e come si possono riconoscere questi effetti quando ci sono? O se volete, più da vicino, quali cambiamenti ha provocato/sta provocando in me il ricevere Gesù nell´Eucaristia? Ebbene, sono tanti anni che faccio la comunione, questa domanda me la devo/ce la dobbiamo fare. Vedete, l´Eucaristia, questa grandissima “invenzione” di Dio per rimanere con noi, non può non cambiarci, non può non iniziare in noi un cammino verso il meglio. Certo siamo deboli e magari le debolezze aumentano con il passare degli anni, ma qualcosa deve cambiare in noi, e se l´Eucaristia, cioè Dio, non riesce a cambiarci, quando riusciremo noi con i propri sforzi?... Mai! Allora, la domanda che dobbiamo farci è: ma io ricevo bene l´Eucaristia? Mi preparo per l´incontro reale con il Signore? Guardate, l´Eucaristia non fa il suo effetto in noi così automaticamente, senza che noi ci mettiamo la nostra parte. Come partecipo alla messa? Sapete, la migliore preparazione è quella del raccoglimento (il silenzio: rendersi consapevoli di ciò che facciamo: prima, durante e un po´ dopo la messa: che impatto dovrebbe avere quel libro del Card. Sarah: “La forza del silenzio”!) e soprattutto nell´ascolto della parola di Dio durante la messa. Guardate che l´ascolto della parola di Dio è ugualmente importante come il fare la comunione. Origene diceva: “così come ci preoccupiamo che non cada nessuna briciola del Corpo di Cristo, così dobbiamo preoccuparci che non cada nessuna briciola della parola di Dio che ascoltiamo durante la Messa”. Ma se noi siamo distratti, ma se noi chiacchieriamo durante la messa, come farà il suo effetto l´Eucaristia o la parola di Dio? Per la curiosità di qualcuno, la messa domenicale è valida se si partecipa (attenzione: se si partecipa attivamente, non solo se si “prende la messa”) dall´inizio alla fine; letture comprese: perché l´Eucaristia, la Messa è fatta di Parola di Dio e del suo corpo. Verificate Lc 24 o gli scritti di S. Giustino. È una frase di S. Paolo: “chi mangia o beve il corpo e il sangue di Cristo con peccato, mangia e beve la propria condanna”. Guardate che non ho intenzione di rimproverare nessuno, ma di richiamare tutti, me compreso, all´importanza dell´accostarsi all´Eucaristia con cuore adatto, anzi purificato dalla confessione. Cari miei, non si può fare la comunione con peccati! Esempi di peccati? Mah, tutti sappiamo che di peccati ne facciamo. Accenno solo: come fa a fare la comunione una persona che non viene a messa la domenica oppure che non prega regolarmente? Ricordo anche in questa occasione che non ci si confessa da soli, nemmeno noi preti!!! O tanti altri che fanno la comunione “di passaggio”, sia nel senso che “ah, già che ci sono”, sia nel senso di “quando capito in chiesa”. Oppure quando tutta la messa si sta a “chattare sul telefonino” o a chiacchierare con il vicino (magari criticando oppure sparlando) e poi, ad un certo punto si va a “prendere l´ostia”. Allora, se l´Eucaristia non fa il suo effetto, ci sarà un motivo: e questo riguarda tutti noi, preti compresi. Potrebbe essere utile ricordarci che la messa non la si fa, ma la si celebra. Così come nell´amicizia non si sta insieme perché si deve, bensì perché ci si vuole bene. Provate a preparare bene la messa domenicale, a preparavi bene per ricevere l´Eucarestia (non solo a prenderla come si prende un pesce, per esempio) e vedrete come cambierete... da dentro! Ed è la cosa più bella che ci può capitare: perché diventiamo nuovi, con un cuore nuovo, di carne, abbandonando il cuore di pietra dell´ipocrisia e dell´egoismo. L´Eucaristia ci cambia se lo riceviamo nell´ambito dell´amicizia con Dio, non per dovere! Chiediamo al Signore in questa eucaristia la grazia di saper sempre meglio accostarci all´Eucaristia. Non che poi sarà un premio per il nostro sforzo “autopurificativo”, ma perché sappiamo corrispondere all´amore immenso di Dio nascosto nell´Eucaristia con il nostro piccolo, ma pur concreto amore.

DOMENICA 27 maggio: SS: TRINITA´      notizia del 26/05/2018

Commento della domenica :Santissima Trinità (Mt 28,16-20) SS. Messe h. 9.00 - 10.30 - 12.00 e 19.00 Nella lingua corrente non esisteva una parola che indicasse contemporaneamente ‘uno´ e ‘tre´... Quando la teologia cristiana cominciò a raccogliere le idee sull´identità di Dio, non poté far altro che inventare un nuovo termine, per esprimere che il nostro Dio è uno solo, ma in tre persone; e questo neologismo è proprio TRINITÁ. Sulle tre persone della Trinità è stato detto e scritto tanto, eresie comprese. Nei primi quattro secoli, i due nodi più difficili da sciogliere erano tre.... Il primo consistette nel definire la Trinità - un solo Dio in tre Persone - senza cadere nell´errore di presentarla come relazione fra tre Dei. La seconda difficoltà riguarda la divinità del Cristo e la sua generazione dal Padre; il rischio - e anche più di un rischio! - era di farne una creatura, sublime finché si vuole, eccelsa, perfetta, celeste... ma sempre una creatura; e non lo si può accettare! Non vi sembri un problema superato... Ancora oggi, molti (sedicenti) cristiani, interrogati se Gesù di Nazareth fosse Dio, dichiarano senza alcuna esitazione che “Gesù non era Dio: Gesù era Gesù; ma Dio è un´altra cosa”... Della serie: poche idee, ma confuse! La terza difficoltà - indovinate un po´! - non poteva che riguardare la terza Persona della SS.Trinità; a ciascuno il suo nodo... “Da dove viene lo Spirito Santo?”, si chiesero i Padri che definirono in Concilio il dogma della Trinità: dal Padre, o dal Figlio?...o da tutti e due? La soluzione finale fu quella che ripetiamo ogni domenica recitando il Credo: lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio, e con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato. Ora, tutte queste verità - per molti fedeli, si tratta di concetti astratti, mandati a memoria al catechismo e recitati a macchinetta, senza troppa attenzione, perché, se appena si pensa a quel che si dice, ci si scorda le parole... - (queste verità) ricevono l´ossequio della ragione; in quanto cristiani, siamo stati educati da santa madre Chiesa a credere tutto ciò che afferma in materia di fede... Ma lo sapete che nel IV secolo, quando i Padri che parteciparono ai Concili di Nicea e Costantinopoli, uscirono dall´aula conciliare con il testo del Credo, la popolazione li portò in trionfo per le strade della città, perché avevano finalmente trovato le parole per poter dire la fede? Sarà capitato anche a voi di voler dire qualcosa, ma di non trovare le parole adatte... si è colti da un senso di frustrazione, di inadeguatezza... quasi che quello che sentiamo non fosse del tutto reale, del tutto vero... del tutto chiaro a noi, prima che agli altri. Alcuni filosofi moderni, da Schleiermacher in poi, scrivono che non ci sono parole adeguate per comunicare il proprio sentimento religioso. In pratica siamo condannati al silenzio... o, peggio ancora, dubitiamo che si possa addirittura vivere un´esperienza religiosa. Tantovale arrendersi, abbandonare il cammino dello spirito e percorrere altre strade, ad esempio il cimento intellettuale... Tornando alla odierna solennità, vi confesso che non mi è facile pregare la Trinità in quanto tale: preferisco indirizzare la preghiera a Gesù, più precisamente al Cristo del Venerdì Santo. Non solo perché il Crocifisso è il simbolo per eccellenza della nostra fede; non solo perché l´azione liturgica del Venerdì Santo è particolarmente ricca di pathos, pervasa dal silenzio, e favorisce il raccoglimento e l´adorazione del Figlio di Dio deposto dal legno... L´ultimo soffio vitale di Cristo è lo Spirito Santo, lo stesso che (cfr. Gen1,1) aleggiava sulle acque, agli albori della creazione, quando Dio chiamava all´esistenza tutto ciò che è, semplicemente pronunciandone il nome. Ebbene, sul Calvario la storia degli uomini vive un nuovo inizio, una nuova creazione. In mezzo a quel caos, straordinariamente simile al caos primigenio, tra le tenebre di un pomeriggio particolare, le voci concitate della folla che rientrava in città, le manovre dei soldati pronti a lasciare la scena dell´esecuzione - chiamiamola pure scena del crimine... il peggiore della storia! -, (in mezzo a quel caos) il Signore si abbandonò tra le braccia del Padre suo, esalando l´ultimo respiro. Quel respiro fu il protagonista della creazione nuova, chiamata Chiesa, scaturita dal costato aperto del Signore, vitalizzata dal Suo ultimo respiro, e rappresentata dalla madre e dall´amico del cuore. Come vedete, sul monte della crocifissione, le tre Persone della Trinità sono presenti, a diverso titolo: il Padre contempla l´azione, restando per così dire all´esterno della scena. Il Figlio, la sua missione l´ha compiuta. Ora è l´ora dello Spirito Santo: dopo avere scortato il Verbo ad incarnarsi nel grembo della Vergine; dopo aver assistito Gesù nel suo ministero pubblico, ripresentandogli la volontà del Padre affinché la realizzasse in parole e gesti; sul Calvario lo Spirito Santo diede dunque inizio alla Chiesa; ora la assiste e la assisterà fino alla consumazione dei giorni. Come ci insegna san Paolo, lo Spirito è Colui che ci educa a chiamare Dio papà; ci suggerisce che cosa chiedere, e come chiederlo; ci trasforma con la sua Grazia infusa nei sacramenti; feconda la nostra opera di promozione umana, trasformandola in autentica carità. L´apostolo dei pagani è il primo ad avviare una riflessione teologica seria e coraggiosa sulle tre Persone divine, prima ancora che il magistero ufficiale ne dichiarasse la natura e le reciproche relazioni; prima ancora che si cominciasse a parlare della Trinità: scrivendo ai cristiani di Roma, Paolo dichiara che siamo figli di Dio e coeredi di Cristo, a condizione, però, che prendiamo parte alle sue sofferenze. Che significa? Un aiutino? OK: Vangelo di Matteo, capitoli 5, 6 e 7. Rileggeteli con attenzione e capirete. Non bisogna aver paura di leggere il Vangelo. È una buona notizia, per tutti! Anche per noi.

DOMENICA 20 maggio: PENTECOSTE      notizia del 19/05/2018

Commento alla domenica di Pentecoste ( Gv 15,26-27; 16,12-15) : un vento di libertà che ci rende unici per creare unità SS. MESSE h. 9.00 - 10.30 - 12.00 e 19.00 La Bibbia è un libro pieno di vento e di strade. E così sono i racconti della Pentecoste, pieni di strade che partono da Gerusalemme e di vento, leggero come un respiro e impetuoso come un uragano. Un vento che scuote la casa, la riempie e passa oltre; che porta pollini di primavera e disperde la polvere; che porta fecondità e dinamismo dentro le cose immobili, «quel vento che fa nascere i cercatori d´oro» (G. Vannucci). Riempì la casa dove i discepoli erano insieme. Lo Spirito non si lascia sequestrare in certi luoghi che noi diciamo sacri. Ora sacra diventa la casa. La mia, la tua, e tutte le case sono il cielo di Dio. Venne d´improvviso, e sono colti di sorpresa, non erano preparati, non era programmato. Lo Spirito non sopporta schemi, è un vento di libertà, fonte di libere vite. Apparvero lingue di fuoco che si posavano su ciascuno. Su ciascuno, nessuno escluso, nessuna distinzione da fare. Lo Spirito tocca ogni vita, le diversifica tutte, fa nascere creatori. Le lingue di fuoco si dividono e ognuna illumina una persona diversa, una interiorità irriducibile. Ognuna sposa una libertà, afferma una vocazione, rinnova una esistenza unica. Abbiamo bisogno dello Spirito, ne ha bisogno questo nostro piccolo mondo stagnante, senza slanci. Per una Chiesa che sia custode di libertà e di speranza. Lo Spirito con i suoi doni dà a ogni cristiano una genialità che gli è propria. E abbiamo bisogno estremo di discepoli geniali. Abbiamo bisogno cioè che ciascuno creda al proprio dono, alla propria unicità e che metta a servizio della vita la propria creatività e il proprio coraggio. La Chiesa come Pentecoste continua vuole il rischio, l´invenzione, la poesia creatrice, la battaglia della coscienza. Dopo aver creato ogni uomo, Dio ne spezza la forma e la butta via. Lo Spirito ti fa unico nel tuo modo di amare, nel tuo modo di dare speranza. Unico, nel modo di consolare e di incontrare; unico, nel modo di gustare la dolcezza delle cose e la bellezza delle persone. Nessuno sa voler bene come lo sai fare tu; nessuno ha quella gioia di vivere che hai tu; e nessuno ha il dono di capire i fatti come li comprendi tu. Questa è proprio l´opera dello Spirito: quando verrà lo Spirito vi guiderà a tutta la verità. Gesù che non ha la pretesa di dire tutto, come invece troppe volte l´abbiamo noi, che ha l´umiltà di affermare: la verità è avanti, è un percorso da fare, un divenire. Ecco allora la gioia di sentire che i discepoli dello Spirito appartengono a un progetto aperto, non a un sistema chiuso, dove tutto è già prestabilito e definito. Che in Dio si scoprono nuovi mari quanto più si naviga. E che non mancherà mai il vento al mio veliero.

DOMENICA 13 MAGGIO . ASCENSIONE di GESU´      notizia del 12/05/2018

commento della domenica: Ascensione del Signore ( Mc 16,15-20) Cristo torna la Padre, per rimanere sempre con noi SS. Messe h. 9.00 - 10.30 - 12.00 e 19.00 «Partenza», «Presenza», «Prodigio»: con tre parole che iniziano con la “p” possiamo custodire nel nostro cuore e nella nostra mente un messaggio per la nostra vita, nella festa del Cristo risorto, asceso al cielo.. «Partenza»: ci ricorda l´ultimo atto del racconto dell´evangelista Marco, in cui contempliamo il partire dei discepoli di Gesù per le strade del mondo a predicare la buona notizia: «Allora partirono e predicarono dappertutto». A questa «partenza» della missione di evangelizzare, corrisponde la «partenza» del Cristo risorto: ascende al cielo, sono finite le sue apparizioni nel mondo. Strana «partenza»: se ci immedesimiamo nei discepoli, è un partire umanamente impreparati perché Gesù, li aveva appena «rimproverati della loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a coloro che lo avevano visto risuscitato» (Mc 16,14). E poi partivano con un lutto da elaborare dentro di loro: Gesù risorto non sarebbe più apparso a loro. «Partenza» ricolma di stupore: nonostante l´incredulità, la durezza di cuore e un lutto da elaborare, quel comando di Gesù, «Andate», risuona come una iniezione di grande fiducia. Sembra che Gesù risorto ci dica: «Io confido in voi! Non temete! Non tiratevi indietro! Non fermatevi! Mettetevi in cammino, con la durezza del vostro cuore e con i dubbi che vi accompagnano. Partite! Partite perché il vostro camminare come miei discepoli è un andare abitato». Partenza abitata di «presenza»: la festa dell´ascensione al cielo di Gesù segna l´inizio del tempo dello Spirito Santo, l´inizio della responsabilità di evangelizzare tutte le genti, di diventare testimoni del Risorto nel mondo. Il nostro «andare a predicare la buona notizia ad ogni creatura» parte dal luogo della nostra quotidianità, dal luogo della situazione in cui ci troviamo, dal luogo interiore del nostro cuore sempre fragile e impreparato, ma con la consapevolezza che tutto ciò che ci circonda, che ogni situazione di vita, tutto è già “abitato dalla Presenza divina, dal Padre, per mezzo del Cristo, nello Spirito Santo”, ed è questa la speranza, che fa della nostra partenza una partenza abitata di «presenza». Partiamo, siamo in cammino con la certezza che «Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per riempire tutte le cose» (Ef 4,10) Tutto è riempito della «presenza» del Risorto, con l´azione dello Spirito Santo, perché tutti si riconoscano figli dell´unico Padre. Tutto è già “Cristificato”: non siamo solitari testimoni del Risorto, lo siamo portando nel nostro corpo, irradiante l´amore di Cristo, l´ appartenenza alla nostra “Gerusalemme”, la nostra comunità. Contempliamo allora la «presenza» del Risorto che riempie la nostra comunità con il dono della Parola di Dio, parola del Cristo vivente per noi; con il dono del pane e del vino, suo corpo e sangue offerti per la remissione dei nostri peccati, perché risplenda nel mondo la pienezza di Cristo con la testimonianza dell´unità nella carità. Il mio corpo è membro vivo del Corpo di Cristo, la Chiesa. Partiamo dunque coltivando in noi questa essenziale appartenenza ecclesiale «cercando di conservare l´unità dello Spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siamo stati chiamati, quella della nostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti.» (Ef 4,3-6) «Presenza» significa anche «posto» da occupare nella Chiesa, il nostro posto specifico, chi come sacerdote, chi come diacono, chi come catechista, chi come animatore, chi come educatore, «affinché arriviamo tutti all´unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, all´uomo perfetto, a quello sviluppo che realizza la pienezza del Cristo» (Ef 4, 13). L´uomo perfetto ci richiama la responsabilità al pieno rispetto della dignità umana di ogni persona, soprattutto dei sofferenti, spesso lontani dalla comunità, ma già abitati dalla «presenza» del Risorto. Si, perché Lui è già «presenza» in chi ha fame, è assetato, è senza tetto, è malato, è in carcere, è emarginato, e attende il nostro incontro, la nostra condivisione di vita. Partiti, in cammino, con il nostro corpo in comunione al Corpo di Cristo ecclesiale, diventiamo così «Presenza» viva dello Spirito Santo per essere «prodigio» della sua azione di liberazione, nelle sfide drammatiche del nostro stare in un mondo, con l´arma efficace della Parola di Dio. Il vero e unico prodigio, che lo Spirito Santo compie per mezzo della nostra disponibilità, è quello di confermare la potenza della Parola del Signore Risorto, contro tutti gli ostacoli che si oppongono alla manifestazione del Regno di Dio nel mondo. Il Signore risorto «opera insieme con noi», per mezzo «della forza dello Spirito Santo sceso su di noi», e «conferma la sua parola con i prodigi che l´accompagnano». Il «prodigio» di «scacciare demoni nel suo nome», può significare liberazione da tutte quelle forze di male che ci disumanizzano e disumanizzano gli altri: l´attaccamento ai beni materiali e al denaro, l´essere condizionati dalla paura dell´altro, dalla ricerca sfrenata del piacere che appaga i desideri egoistici del cuore, dal potere che vuole dominare e manipolare cose e persone. L´annuncio del Vangelo è la Parola prodigiosa che scaccia queste forze di morte e divisione. Il «prodigio» di «parlare lingue nuove», può significare la novità assoluta del nuovo linguaggio della gratuità dell´amore di Dio, che si offre di fronte ai linguaggi molteplici del mondo fatti di giudizi discriminanti tra buoni e cattivi, maldicenze, mormorazioni, critiche, menzogne camuffate di verità. L´annuncio del Vangelo è la Parola prodigiosa che propone il linguaggio del farsi dono gratuito. Il «prodigio» di «prendere in mano i serpenti», può significare coraggio di affrontare tutte quelle situazioni di ingiustizia che minacciano la vita e la dignità dell´uomo. Cammineremo su aspidi e vipere (Sal 91,13). In nome della Parola liberante del Vangelo, avremo il coraggio di non diventare complici di situazioni che uccidono la dignità degli impoveriti del mondo, degli ultimi, calpestati della malvagità che esce dal cuore di quelle persone, che confidano troppo in se stesse, annullando il timore di Dio. Il «prodigio» di «bere qualche veleno senza ricevere danno», può significare la capacità di resistere a quei veleni che beviamo ogni giorno attraverso i mezzi di comunicazione, che ci trasmettono prevalentemente fatti di morte, conflitti e tensione. Può significare oggi la capacità di resistere ai veleni che circolano in rete, quando navighiamo in internet e possiamo accogliere tutto e il contrario di tutto. Oppure la capacità di resistere alla mentalità dominante che ci avvelena con i principi del “tutto è necessario”, “tutto è lecito”, “tutto è possibile” in nome della nostra libertà individuale. L´annuncio del Vangelo è la Parola prodigiosa che ci fa resistere a tutti questi veleni, che cercano di stordirci ogni giorno. Il «prodigio» di «imporre le mani ai malati e bene avranno», può significare la capacità di dare o e trovare un senso nel momento in cui siamo costretti a condividere il nostro vivere con chi soffre la perdita dolorosa della salute fisica e mentale. Il Vangelo è un annuncio che dà un senso alla fase dolorosa della malattia e l´imporre le mani diventa segno che lo Spirito Santo abita ancora nel tempio martoriato di un corpo malato e può operare il prodigio della serenità del cuore. Ed è già un grande segno di sollievo e può anche significare speranza di guarigione.

8 maggio 2018      notizia del 08/05/2018

Oggi a livello devozionale si celebra Madonna del Rosario di Pompei h.12.00. recita della supplica alla Madonna di Pompei Il culto della Beata Vergine del Rosario di Pompei, o, più semplicemente, della Madonna di Pompei, nasce alla fine del 1800 ad opera di Bartolo Longo, oggi Beato Bartolo Longo, il quale, si narra che, mentre si trovava nei campi, udì la Madonna dirgli: "Se propagherai il Rosario sarai salvo" . Il giovane Bartolo Longo, rimase scosso da questo messaggio che la Madonna gli affidava, tanto da abbandonare gli ambienti satanici che frequentava, e iniziare la propria opera di diffusione della preghiera del Rosario. Tuttavia i primi tentativi di diffusione del Rosario non ottennero grandi risultati, e per questo si recò a Napoli, per acquistare un dipinto affinché il popolo di Pompei potesse più facilmente convertirsi a questa preghiera. La sorte volle che, una volta giunto a Napoli, Bartolo Longo incontri il proprio confessore, che gli suggerisce di rivolgersi a Suor Maria Concetta del convento di Porta Medina, la quale custodiva un dipinto della Madonna del Rosario, che lo stesso confessore gli aveva affidato anni prima. La tela era in pessime condizioni, danneggiata dalle tarme e con intere parti di colore mancante, tanto che Bartolo Longo non voleva accettarlo. Ma, di fronte alle insistenze della suora, non potè rifiutare il dono e con questo si diresse verso Pompei, su di un carretto utilizzato solitamente per il trasporto del letame. Il quadro, così come era, non poteva essere esposto alla cittadinanza, sia per lo stato di degrado, che per un errore nel dipinto, che ritraeva Santa Rosa, al posto di Santa Caterina da Siena, come colei che riceveva il rosario, e dunque ponendo l´immagine a rischio di interdetto. Fu così che Bartolo Longo decise di affidare alle mani di un restauratore il quadro e, contemporaneamente, diede inizio alla costruzione di una nuova chiesa nella quale esporre il dipinto: la edificazione di questa chiesa sarà resa possibile dalla contessa Marianna De Fusco, futura sposa dello stesso Bartolo Longo, che fece cospicue donazioni, e, le successive elargizioni dei fedeli fecero in modo che ben preso la chiesa si trasformasse nella attuale Basilica Pontificia della Beata Vergine del Rosario di Pompei. Il dipinto della Madonna di Pompei, o della Beata Vergine del Rosario di Pompei, che dir si voglia, infatti, venne venerato fin dalla prima esposizione pubblica: infatti, già il 13 Febbraio 1876, quando appunto venne mostrato per la prima volta il dipinto, si verificò il primo miracolo, ovvero la guarigione a Napoli di una ragazzina che malata di epilessia inguaribile. In ben poco tempo iniziarono a giungere a Pompei migliaia di fedeli, ciascuno chiedendo una grazia alla Madonna, tanto che ai giorni nostri si stima che più di 4 milioni di persone ogni anno si rechino in pellegrinaggio, facendo così, di quello di Pompei, uno dei santuari mariani più visitato al mondo. La importanza della Basilica di Pompei, per il mondo cattolico, è testimoniata anche dal fatto che per ben 4 volte è stata visitata da un papa: in particolare sia papa Giovanni Paolo II, sia papa Benedetto XVI che papa Francesco si sono recati in visita al Santuario e, in occasione della visita di San Giovanni Paolo II venne recitata la Supplica. SUPPLICA ALLA MADONNA DI POMPEI si recita l´8 maggio e la prima domenica di ottobre Nel mentre i fedeli giungevano al Santuario, Bartolo Longo cominciò a diffondere preghiere e pie devozioni, componendo, poi, nel 1883, anche la Supplica. Questa è una preghiera, inizialmente intitolata "Atto d´amore alla Vergine" ma poi ribatezzata "Supplica alla potente Regina del SS.mo Rosario di Pompei". Il testo ha avuto nel tempo vari ritocchi, prima della formula attuale La Supplica viene recitata solennemente due volte l´anno, l´8 maggio e la prima domenica di ottobre. L´otto maggio del 1915, la preghiera fa il suo ingresso in Vaticano: alle 12.00 di quel giorno, Benedetto XV e i dignitari vaticani la recitarono nella cappella Paolina. Da allora la tradizione è continuata con i Pontefici successivi.

DOMENICA 6 MAGGIO 2018      notizia del 05/05/2018

Commento VI Domenica di Pasqua Gv 15,9-17: essere amici di Gesù, cristiani: amandoci, perdonandoci, accogliendoci, aiutandoci SS. Messe h. 9.00 - 10.30 - 12.00 e 19.00 In questo breve passo tratto dal capitolo 15 del quarto Evangelo la Rivelazione raggiunge il culmine: Gesù svela il senso profondo della vocazione dei discepoli: diventare suoi amici. Si delinea così un nuovo legame tra Dio e gli uomini: fino ad allora percepito e vissuto come rapporto servile tra un padrone e i suoi schiavi, è sovvertito; al suo posto, Cristo ne inaugura un altro nel suo sangue: coloro che accolgono il Verbo Eterno di Dio, che in Gesù di Nazareth ha assunto un volto di uomo, sono chiamati a diventare coeredi di Cristo. La passione di Gesù rappresenta l´atto costitutivo di questa nuova famiglia dei figli di Dio, fratelli tra loro e amici del Signore. È vero, Gesù sceglie personalmente coloro che chiama a vivere con lui: l´iniziativa di Gesù è conforme alla volontà del Padre, ma, attenti bene, tale iniziativa non si impone a nessuno! Il Vangelo di Giovanni, l´amico del Signore, non nasconde che i primi discepoli seguirono Gesù sulla base della testimonianza del Battista, del quale erano stati seguaci, senza che ci fosse stata una chiamata diretta ed esplicita del Cristo (1,37): un modo per sottolineare quanto il Figlio di Dio rispetti la libertà degli Apostoli, all´origine, ma anche strada facendo; e la rispetti fino alla fine. Vedendo che molti discepoli se ne andavano a motivo della durezza dei suoi insegnamenti, Cristo indirizza ai Dodici una domanda inquietante: “Forse volete andarvene anche voi?” (6,67); un modo fin troppo diretto per dar loro l´aut aut? in realtà, (Gesù) vuole ricordare loro, e ricordare a noi che la fede è esigente, sì, molto esigente, ma non obbliga nessuno contro voglia! Care mamme, care nonne, vostro malgrado, una volta raggiunta la maggiore età, figli e nipoti sono liberi di dire ‘sì´ al Signore, ma anche di dire ‘no´! La fede va scoperta di persona! e ciascuno ha i suoi tempi... La comunità di Gesù è l´esatto contrario di una setta. Recentemente, una famosa showgirl ha raccontato in un libro l´esperienza personale vissuta dopo essere entrata in una setta, e come ne sia uscita, a caro prezzo: ne emerge una vicenda dai risvolti psicologici e affettivi a dir poco tragici. E di questi racconti - veri e propri casi di plagio, ricatti, istigazioni al suicidio... - se ne sono sentiti in passato e se ne sentono tanti ai giorni nostri. Essere discepoli di Cristo, invece, non è vivere da schiavi, in una soggezione che annienta la personalità. Divenire discepoli di Cristo significa accogliere la Sua parola, dimorare in essa per accedere alla verità che rende liberi (8,31-32). Gesù di Nazareth ci offre di entrare in uno spazio di libertà vasto quanto il mistero di Dio: “Io sono la porta - dice il Signore -: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà... Sono venuto perché abbiano la vita e l´abbiano in abbondanza.” (10,9-10). Nel corso della sua vita pubblica, il Messia ha agito così con i suoi discepoli. Quando giunse l´ora di passare da questo mondo al Padre (cfr. 13,1), annunciò loro la nuova condizione del discepolo: non più servi, ma amici (15,15). Giovanni inserisce questo insegnamento nel contesto della cena di addio. Alla luce dei fatti immediatamente successivi, non possiamo fare a meno di pensare che in questa dichiarazione così nuova e, suppongo, inaspettata, Gesù abbia insinuato una supplica, affinché, da buoni amici, da veri amici, gli Apostoli non lo abbandonassero, nell´imminenza della passione. Ma, già... ho appena ricordato che l´amicizia non pretende nulla, l´amicizia libera e lascia liberi. Anche nel momento di maggiore paura, quando la sua fragile umanità era più esposta e vulnerabile, il Figlio di Dio rispettò questa libertà sovrana degli amici e se ne fece una ragione! E non gliene volle!!! La sera della sua risurrezione fece Lui, ancora e sempre Lui, il primo passo per riannodare il rapporto con ciascuno. Lo fece con Pietro, lo fece con Giovanni, lo fece con Tommaso, con Maria Maddalena, con i due di Emmaus... Quale lezione!! Questa è l´amicizia secondo Cristo! Ma la vocazione di ogni discepolo che sia tale in base alla scelta di fede, non consiste solo in una relazione nuova con Dio. O meglio, questa nuova relazione produce conseguenze, che il Signore esprime così: “In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.” (15,8). Il discepolato cristiano è una lunga, avvincente avventura! Portare frutto e diventare grandi realizza il comando che il Creatore diede al primo uomo e alla prima donna, fin dagli albori della creazione! (cfr. Gen 1,28). Portare frutto, nel tempo della Chiesa, significa essere testimoni del Vangelo. La testimonianza evangelica non è monopolio dei sacerdoti, dei religiosi, dei missionari. In forza del battesimo, tutti siamo stati chiamati a dare testimonianza. Questa testimonianza, lo sappiamo, può essere difficile da rendere; del resto, chi ha mai detto che la scelta cristiana sia una scelta facile? Come Lazzaro, amico di Gesù, la radicalità cristiana può condurci al martirio (12,10-11). Ma, non temete, fare un semplice segno di croce in pizzeria, o al ristorante, anche questo è una piccola testimonianza di fede cristiana, e non ci condurrà al martirio! Tuttavia, chi testimonieremo, se non avremo gustato personalmente l´amore, con il quale Cristo ci ha amati, consegnandosi corpo e anima a ognuno di noi? (cfr. Gal 2,20). Vivere da amici dello sposo, come il Battista, da discepoli amati come Giovanni, da risorti come Lazzaro... è la proposta di Dio, che suo Figlio ha rivelato e ha reso possibile: parlare di Gesù, scrivere di Lui, ma soprattutto condurre un´esistenza impregnata di Vangelo che sia testimonianza personale ed unica del Risorto; rendergli ragione con tutti i pori della nostra pelle, con tutte le sinapsi del nostro cervello, con ogni umore della nostra anima,... affinché anche altri possano a loro volta accedere all´incontro personale con Gesù e diventare suoi amici. Come la sapienza della Scrittura, il Cristo, mostrerà loro, Cristo mostrerà a noi il Regno dei Cieli e ce lo donerà nell´ora che il Padre ha stabilito.

DOMENICA 29 APRILE 2018      notizia del 28/04/2018

Commento V Domenica di Pasqua su Giovanni 15,1-8: rimanere in Cristo per non arrendersi, rialzarsi...esserci con la mente e con il cuore SS. Messe h.9.00 - 10.30 - 12.00 -19.00 Il quarto evangelista, unico a riportare questo insegnamento del Signore, ambienta la parabola della vite e dei tralci nel cenacolo, durante la cena di addio. Il contesto conferisce alle parole di Gesù una profondità e un valore singolari: (queste parole) rappresentano le ultime volontà del Maestro, il quale sa che la sua missione è ormai alla fine, ed è tempo - direbbe san Paolo - di sciogliere le vele e di prendere il largo... Il mare e la campagna, la pesca e l´agricoltura rappresentavano le due fonti di sostentamento del popolo palestinese: normale, pertanto, che il Signore facesse riferimento ad esse, nelle sue catechesi. Fosse vissuto ai giorni nostri, in un paese occidentale come questo, chissà che similitudine avrebbe usato per trasmettere il Suo messaggio... Forse, Gesù non avrebbe neppure scelto la categoria del lavoro; non nella sua accezione tradizionale; magari avrebbe predicato sui social, sarebbe apparso in televisione, in un format di fama internazionale... Stare davanti alle telecamere in un programma seguito da milioni e milioni di spettatori in tutto il mondo è una tentazione troppo gustosa, praticamente irresistibile. Uno scrittore americano ha recentemente pubblicato una storia di Gesù, immaginando che il Signore ritorni tra gli uomini del ventunesimo secolo, nei panni di un cantautore che si iscrive a una gara di voci nuove... E approfitta della situazione - la scena sfavillante di luci, i microfoni, e tutto il resto - per annunciare il Vangelo; naturalmente questo Gesù postmoderno non usa i generi letterari di duemila anni fa, ma quelli in voga presso i giovani di oggi... turpiloquio compreso... sfidando la morale corrente, i modi garbati e un po´ asettici della gente per bene e dribblando il linguaggio convenzionale e politically correct della politica...Un effettone! Peccato... finisce che muore...anche stavolta. Del resto, ogni volta che il mondo di Dio viene a contatto con il mondo degli uomini, l´epilogo è scontato: gli uomini uccidono Dio. In molti discorsi parabolici, soprattutto quelli in cui il Maestro di Nazareth prende spunto dalla natura, emerge il tema del sacrificio, della sofferenza, della ferita, della morte... ma sempre in funzione di un frutto abbondante, di una vita nuova, di un bene maggiore e più perfetto della vita perduta/donata ...il tema sotteso è ovviamente la risurrezione. Il verbo-simbolo di questo Vangelo è “rimanere”: rimanere significa resistere, rimanere significa non arrendersi, rimanere significa provare ancora, rialzarsi,... Rimanere significa esserci con la mente e con il cuore, oltre che con il corpo... Sono tutte declinazioni della fede: i personaggi della Bibbia ci incoraggiano a guardare in faccia la nostra verità: ci sfidano, e se appena diamo loro credito, hanno il potere di risvegliare in noi energie sopite. A condizione che non facciamo di loro delle immagini idealizzate, dei modelli di perfezione. Adamo, Abramo, Isacco, Giacobbe, Giuseppe, Mosé, Sansone, Davide, Salomone, Geremia, Elia, Giobbe, Giona,... e poi Pietro, Paolo, il Battista, Giovanni l´amico del Signore, Gesù, sì, anche Gesù; Maria sua madre, Giuseppe suo padre... Costoro hanno percorso strade intricate; qualcuno ha anche commesso errori, errori gravi; qualcuno si è smarrito, è stato sconfitto... Tutti sono caduti almeno una volta lungo il cammino! Ci hanno lasciato un grande lezione: ciò che importa non è fare le cose in modo perfetto, ma mettersi in gioco con coraggio, e con tutto noi stessi! in una totalità di ordine qualitativo, ma anche quantitativo; il che vuol dire tutto e sempre... Nascondere gli errori è infantile. Imparare da essi è saggio. Combattendo è giocoforza che si riportino ferite, anche gravi. Non si sfugge, fanno parte del gioco; è necessario riconoscerle, per poterle integrare nella vita. Voglio dire che le ferite non sono disfunzionali alla vita, ma funzionali! Le ferite non sono un aggressore esterno alla vita, ma fanno parte integrante della vita. Dirò di più: le ferite che riportiamo lungo il cammino, se sappiamo assumerle con atteggiamento di fede, o come dice il Vangelo, potature operate dal Padre, secondo un suo disegno misterioso e ineffabile, affinché portiamo più frutto, (le ferite) ci rendono più sensibili, e potenzialmente più capaci di amare. Non c´è amore senza ferite. Non bisogna aver paura delle energie che pervadono il nostro essere, corpo e anima: aggressività, sensualità, passioni; immaginate se fossimo in grado di dominarle in modo dispotico, cioè totale. Peggio: immaginate se queste energie oscure, talvolta ambigue, improvvisamente si spegnessero... La vita diventerebbe invivibile, moriremmo di noia! La noia può uccidere! Alcuni filosofi l´hanno analizzata... Tra la noia di vivere e il senso del nulla, il passo è brevissimo! L´inerzia, l´abitudine, il conformismo, l´omologazione... sono questi i veri pericoli che bisogna conoscere per poterli evitare! Impediscono di vivere. Se vita e vitalità hanno la stessa radice, la vita non può restare ferma, ma deve muoversi in qualche direzione, possibilmente in avanti. Ci penserà il buon Dio a portare a compimento la nostra esistenza! Non moriamo prima del tempo! Non moriamo prima di morire!! Impegniamoci con tutte le energie che abbiamo, poche o tante che siano, giovani o vecchi che siamo; e tra queste energie c´è la fede, c´è la speranza e c´è l´amore! Roba da preti? Roba da suore? Roba da uomini! Roba da donne! Roba da cristiani!

DOMENICA 22 APRILE 2018      notizia del 21/04/2018

Commento della IV Domenica di Pasqua : Gv 10,11-18: chiamati ad essere un unico gregge seguendo la voce di Cristo SS. Messe h. 9.00 - 10.30 - 12.00 e 19.00 Oggi, Domenica del Buon Pastore, in tutta la Chiesa si celebra la 55° Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni; sappiamo che l´idea di vocazione è stata legata a doppio nodo alla scelta sacerdotale e di consacrazione religiosa. Fino a ieri l´altro, pensare alle vocazioni e pensare a frati e preti era la stessa cosa. Non è da molto che la Chiesa ha allargato la propria visuale, abbandonando certi schemi rigidi e, confessiamolo, non pochi stereotipi pesantemente maschilisti, per assumere un´idea più ampia di vocazione e, anche questo va detto, più in sintonia con la visione cristiana della vita. Siamo solo all´inizio di questo cammino di conversione integrale che la nostra amata e odiata Chiesa sta percorrendo, tra slanci coraggiosi e clamorose battute d´arresto, impennate profetiche e patetici ritorni al passato... Il tema, a dir poco scottante, a tratti scabroso, è un esame di coscienza di categoria, se così si può dire, e lo dico... La marcata impronta clerical maschilista assunta dalla Chiesa fin dai primi secoli costituisce uno solo dei due binari sui quali ha viaggiato veloce e sicura - beh, veloce mica tanto! -per venti secoli... Il secondo binario, inutile negarlo, è il potere. Le scienze umane, dall´antropologia alla fenomenologia, dalla psicoanalisi alla sociologia, hanno ampiamente mostrato le corrispondenze e le implicazioni tra maschilismo e potere. Volendo risalire il vasto fiume della Rivelazione, la Bibbia affonda le sue radici in una cultura caratterizzata dalla presenza ancestrale del cosiddetto maschio (dominante) alfa; se appena scorriamo i primi versetti della Genesi, al capitolo 3, in pieno racconto della creazione, tra le conseguenze del peccato d´origine, c´è appunto la soggezione della donna all´uomo, che lo scrittore ispirato ha così descritto: “Il Signore Dio disse alla donna: Moltiplicherò i tuoi dolori le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà.” (v.16). In questi ultimi cinquant´anni, dal Concilio in poi - in confronto a venti secoli di storia, che saranno mai 50 anni? e tuttavia non son neppure pochi! -, la Chiesa ha intuito che proseguendo il suo viaggio su questo binario, avrebbe raggiunto presto il capolinea... Sulla spinta delle successive rivoluzioni, o primavere, che nel volgere di un secolo, hanno profondamente mutato gli equilibri tra i sessi, a livello familiare, professionale, culturale, anche la Chiesa ha preso maggiore coscienza che il mondo religioso è popolato da donne, più che da uomini, e che il primato del maschio non è più un dogma teologico, né un apriori filosofico... Che il contesto religioso sia popolato per lo più da donne, non è una novità; è sempre stato così! Nelle culture antiche, l´istruzione religiosa (dei figli) era impartita dalla madre. Per converso, nei luoghi di culto, il protagonista era ed è ancora il maschio. Moschee, sinagoghe, chiese cristiane, prevedevano un luogo più discreto e appartato, il matroneo, ove le donne assistevano, opportunamente nascoste, alla liturgia. In talune religioni, compresa la nostra, assistiamo ancora oggi a questa singolare separazione tra devozioni prettamente femminili - basti pensare a taluni uffici funebri affidati da sempre alle pie donne, come l´animazione col canto dell´ultimo viaggio del defunto verso il cimitero - e culto pubblico, tassativamente presieduto dalla figura virile del pastore. Questo e altro ancora, a proposito della differenza - discriminazione? - presente nella Chiesa tra uomo e donna, nonostante, ripeto, la preponderanza femminile delle forze in gioco. Perdonate questo lungo cappello a margine della Giornata Mondiale delle Vocazioni; almeno una volta, ho ritenuto necessario sfiorare il tasto, il quale, ahimé, produce sempre dolenti note... Per fortuna, la persona di Gesù si tenne prudentemente ai margini della questione, assecondando peraltro la tradizione corrente. Chissà se in un futuro magari remoto le cose cambieranno... Mah... La similitudine del buon pastore la troviamo solo nel quarto Evangelo: ed è un modo suggestivo e originale, per definire le coordinate della relazione di Gesù rispettivamente con gli uomini e col Padre. Nell´opera giovannea, Gesù resta il Signore della storia, protagonista incontrastato della vicenda, colui che dà la vita quando vuole e la riprende quando vuole. Sul versante degli uomini, la persona del Figlio di Dio non è condizionata dal comportamento di coloro che lo circondano: lo accolgano oppure no, lo seguano oppure no, lo amino o lo tradiscano, il Verbo incarnato ha una missione da compiere e la porterà a compimento; per l´apostolo che Egli amava, la missione del Cristo, non è morire in croce, ma essere innalzato, glorificato; e in questo innalzamento, in questa glorificazione, Egli rivela l´amore a dir poco scandaloso del Padre. Come un generale vittorioso, fin dalle prime battute del Prologo, Cristo celebra i suoi trionfi, percorrendo le strade della Giudea e della Galilea. E strada facendo, parla, insegna, guarisce... Ne emerge un ritratto assolutamente inedito e per certi aspetti inquietante, misterioso, del Re dei re, come Lui stesso si definisce nel dialogo con il governatore romano Ponzio Pilato. Di fronte a Lui, le potenze del male sembra non abbiano alcun ascendente, alcun effetto, nonostante le apparenze! Incarnato, certo, nato al mondo, certo, uno di noi, certo,... il Cristo di Giovanni resta tuttavia un altro rispetto a noi, il viso impassibile del Pantocratore, così come lo ritraggono le icone, e però capace di sentimenti di straordinaria intensità, che nessun uomo sarebbe in grado di provare. Per questo ci è pastore e maestro: la voce inconfondibile, lo sguardo dolce e disarmante, la mano ferma. Per questo il Padre lo ama. E il male se ne fugge inorridito, mentre professa la fede in Lui: “Tu sei il Cristo, tu sei il Santo di Dio.”.

DOMENICA 15 Aprile 2018      notizia del 14/04/2018

Commento alla III Domenica di Pasqua:non c´è peccato che possa ostacolare la grazia che Dio dispiega nella resurrezione di ( Lc 24,35-48) SS. Messe h. 9.00 - 10.30 - 12.00 e 19.00 Il primo discorso di Pietro dopo la Pentecoste afferma la nostra responsabilità collettiva per la morte di Gesù. Fu crocifisso dai suoi contemporanei, ma ancora oggi siamo complici delle stesse dinamiche che condussero alla sua condanna. Nella celebre leggenda del grande inquisitore de I fratelli Karamazov, Dostoevskij afferma che se Gesù ritornasse oggi nel mondo, ancora una volta non sarebbe riconosciuto e di nuovo lo crocifiggeremmo. La chiusura del cuore che Gesù incontrò nei suoi contemporanei resta la stessa oggi. La sola ragione per la quale non ce ne accorgiamo è perché essa appare solo quando Dio ce la svela: solo la luce della misericordia manifesta il nostro peccato nel momento stesso in cui lo perdona. Come i contemporanei di Gesù, anche noi oggi abbiamo paura di ciò che Dio può cambiare nelle nostre vite, temiamo le sue esigenze, la sua novità, il suo modo di presentarsi che non corrisponde all´idea che ci facciamo di lui. Le parole di Pietro non sono tenere: Avete rinnegato il Santo e il Giusto; avete graziato un assassino; avete ucciso l´autore della vita (At 3,14-15). Questa insistenza sulla gravità del peccato però è al servizio della proclamazione della grandezza del perdono di Dio, del cambiamento che esso introduce nella storia e nelle nostre esistenze: Ora, fratelli, io so che voi avete agito per ignoranza, come pure i vostri capi. Ma Dio ha così compiuto ciò che aveva preannunciato per bocca di tutti i profeti, che cioè il suo Cristo doveva soffrire (At 3,17-18). L´uccisione di Gesù, il rifiuto dell´intervento di Dio nella storia che essa rappresenta, è diventata per Dio l´occasione di manifestare la sua determinazione di salvarci malgrado ogni nostra resistenza. Nessun rifiuto dissuade Dio. Quella di Pietro è dunque non una condanna, ma un messaggio di speranza: non c´è peccato che possa ostacolare la grazia che Dio dispiega nella resurrezione di Cristo. Ce lo conferma Giovanni nella sua lettera quando dice: Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un Paraclito (un consolatore, un avvocato) presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto. È lui la vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo (1Gv 2,1-2). Colui che intercede per noi è lo stesso che abbiamo ucciso e rifiutato, ma che è ritornato alla vita in virtù di un amore più forte della morte. Ecco perché Pietro può proclamare: Convertitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati (At 3,19). Risurrezione vuol dire proprio questo: possibilità di cambiare vita. La potenza di Dio vince la nostra ignoranza, la nostra incapacità di percepire Dio come colui che vuole la nostra salvezza. La colpevolezza che ci opprime non è più insormontabile perché abbiamo un Paraclito, cioè un difensore, un avvocato, un consolatore presso il Padre. Siamo spesso fatalisti, cinici, disillusi riguardo a questa possibilità di cambiamento, come questi discepoli che in presenza di Gesù, pur toccandolo, pur vedendolo mangiare davanti a loro, ancora non possono credere sia veramente vivo, presente tra di loro. Stentano a credere che colui che era stato così barbaramente soppresso, che avevano visto dissanguato, esanime, che era stato chiuso in un sepolcro, adesso fosse ritornato alla vita. Ecco perché Gesù dedica cinquanta lunghi giorni per farsi vedere, toccare dai discepoli. E´ paziente con la nostra difficoltà a credere. Sa che abbiamo bisogno di tempo per accogliere la sua novità e aprirci così al suo invito: Convertitevi! (Mc 1,15; Mt 4,17) Non dobbiamo allora scoraggiarci se, malgrado i nostri propositi di cambiamento di vita, continuiamo a sentirci pesanti, a non saper resistere al peccato. Se è vero infatti che il Vangelo ci chiede di non peccare, ancora più insistentemente ci invita a credere che la misericordia di Dio è più grande di ogni nostra trasgressione, come ce lo ricorda Giovanni: il Paraclito, cioè l´avvocato che difende la nostra causa, è Gesù stesso che ci ha amati e ha dato la propria vita per noi. La nostra salvezza si manifesta in un cambiamento della nostra vita, ma questo è possibile solo a condizione di riceverla costantemente da Dio. Salvezza e cambiamento non eliminano il peccato dalle nostre vite, ma ci permettono di vincerlo facendolo continuamente perdonare, cancellare da Dio. Più riconosciamo il nostro peccato, più esso è perdonato e ci è così restituita la libertà di poter avanzare in una vita diversa. Riflettiamo, meditiamo su questa equazione: credere nella resurrezione è credere nella possibilità di cambiare le nostre vite. Chiediamo al Signore questa grazia: “Signore, donami la grazia della conversione! Introduci questo fermento di novità nella mia vita. Aprimi gli occhi. Conducimi a percorrere, nella libertà dell´amore, le tue vie”.

DOMENICA 8 APRILE 2018      notizia del 07/04/2018

Lucio Boldrin ha aggiunto 3 nuove foto. 11 h · Commenti al Vangelo della II Domenica di Pasqua Gv 20,19-31: avere dubbi non è né peccato , né mancanza di fede..ma semplicemente essere persone in ricerca SS. Messe h. 9.00 - 10.30 - 12.00 e 19.00 Il racconto dell´apparizione del Risorto a Tommaso risente di una modalità letteraria tipica del quarto evangelista: l´utilizzo di un personaggio, come figura collettiva, per presentare cioè un atteggiamento non solo individuale, ma diffuso... L´apostolo incredulo è la personificazione del dubbio dei discepoli - oggi parliamo del dubbio dei fedeli - riguardo alla risurrezione di Cristo. Caratteristica identificativa di Tommaso è l´assenza: Tommaso - Tomà in aramaico -, Didimo in greco, Gemello in italiano, non era con gli Undici, quando il Signore apparve nel cenacolo a porte chiuse la sera della sua risurrezione; non avendo visto di persona, Tommaso dubita. Sapete quanta gente ritiene che dubitare su articoli di fede sia un peccato, e se ne confessa? Dubitare non è affatto un peccato! è naturale, è umano... quando un fatto non è evidente, il rischio è sempre quello di temere che il fatto non sia vero, o, se è vero, non sia proprio proprio come ce lo hanno presentato. C´è di buono che il dubbio può risvegliare la voglia di cercare: che senso ha avere dei dubbi e tenerseli senza fare niente?...sempre che i nostri dubbi di fede siano veri dubbi, cioè che lascino inquieti e tengano desta l´attenzione, attivino la volontà,...non lascino tranquilli. Forse è proprio questo il motivo per il quale molti cristiani si sentono in colpa nel nutrire dubbi di fede, e lo dichiarano nella confessione sacramentale... In realtà, non fanno nulla per chiarire il dubbio, cioè non camminano nella via della fede. E questo, sì, è un peccato! Ma noi lo sappiamo che cosa significa camminare secondo la fede? Far del bene? certo, ma non solo!... Il mondo è pieno - beh, non esageriamo!! - di uomini e di donne che fanno del bene, ma che non credono nel Dio di Gesù Cristo... La lezione di Tommaso è dunque la lezione più grande che il gruppo degli apostoli ci ha lasciato. Tommaso rappresenta perfettamente la nostra condizione attuale. Ma Giovanni, vuole sottolineare un altro particolare: l´evangelista dell´aquila relaziona il dubbio all´assenza e vuole ricordare che il dubbio della fede si può aggravare - e fatalmente si aggrava! - quando si è assenti dalla chiesa, lontani dalla comunità dei credenti. Vedete, quando si parla di dubbio di fede, non si intende solo il classico dubbio intellettuale: questo si può certo gestire individualmente; basta studiare, basta aggiornarsi, basta cercare... Il dubbio di fede non è prima di tutto un dubbio intellettuale! è un dubbio che può sorgere solo se e quando la fede la si vive, quando la fede non è solo un concetto (astratto), sul quale si può fare tutt´al più dell´accademia, o una conversazione da salotto... ma quando (la fede) è stata scelta come stile di vita, criterio di discernimento del bene, metodologia di approccio al prossimo senza pregiudizio e in tutta verità... Parlavamo di fede autentica vissuta cioè nella comunità... Per questo il Signore non appare privatamente al discepolo incredulo, ma nel cenacolo, a tutto il gruppo, otto giorni dopo - cioè di domenica -. La fede non è dunque un fatto meramente individuale, ma solo e sempre ecclesiale. La fede è personale, in quanto è della Chiesa. Ecco perché al termine della preghiera eucaristica, il sacerdote prega Dio affinché non guardi ai nostri peccati, ma alla fede della Chiesa. È dunque nella Chiesa che possiamo trovare e riconoscere i segni della presenza del Cristo. Ma Tommaso non rappresenta soltanto l´icona, il modello del credente in crisi. Tommaso è anche colui che pronuncia la più alta e sublime professione di fede di tutti e quattro i Vangeli: “Mio Signore e mio Dio!”. Possiamo tradurla più o meno così: Sei proprio Tu, Gesù! sei proprio il Signore! sei proprio Dio! La gioia di credere - e sottolineo l´elemento della “gioia”! - esplode nel cuore del discepolo che si lascia incontrare da Cristo e sa vivere la fraternità di essere in gruppo, un cuore solo e un´anima sola, come racconta san Luca nei suoi Atti degli Apostoli. Toccando il tema della comunità e della gioia, so di toccare due nervi scoperti... La percezione del senso di comunità non è proprio così immediata nella nostra esperienza di fedeli. Quanto poi alla gioia, beh, neppure di questo è facile fare esperienza, al contrario di quanto Luca ci vorrebbe far credere, descrivendo la comunità delle origini... Dall´indagine compiuta tra la gente che frequenta le nostre chiese, più che di gioia, si sente parlare di noia... soprattutto tra i giovani. E la noia è quanto di più lontano ci possa essere dalla gioia... ancora più del dolore: ci sono dolori che sono vicinissimi alla gioia, al piacere - non l´hanno soltanto cantato i Queen!... -; dolori che sono preludio alla gioia, come i dolori del parto. Ma la noia... non ha niente a che vedere con la gioia, tantomeno può esserne preludio! Che dire a conclusione di questa omelia? (dico che) la fede è una continua conquista! Per questo il Signore proclama beati coloro che, pur non avendo visto, pur non avendo raggiunto l´evidenza dei fatti, crederanno in Cristo e nella sua risurrezione. Come spesso ripeto quando parlo di argomenti di fede, tutto ciò che poteva fare il Signore per noi, il Signore l´ha fatto. Ora tocca a noi dirgli di sì, oppure di no, credere oppure no. E non è detto, non è sicuro che il ‘sì´ pronunciato la prima volta, resti lo stesso anche dopo... I sacramenti che celebriamo solo nella Chiesa, costituiscono il nutrimento necessario - non possiamo cioè farne a meno! - a quel ‘sì´ pronunciato un giorno, davanti a Dio e alla comunità, ma che non è in grado di bastare a se stesso, non può vivere di vita propria... come, del resto, nulla e nessuno sotto il sole.

DOMENICA di PASQUA 2018      notizia del 31/03/2018

Commento alla Domenica di Pasqua - Risurrezione del Signore Gv 20,1-9:Ciò che per gli uomini è la fine, attraverso la la morte e risurrezione di Cristo è l´inizio della vita. SS. Messe h. 9.00 - 10.30 12,00 e 19.00 Perché Gesù non è sceso dalla croce? Preché non ha reagito agli insulti e alle torture? Perché non si è opposto a una condanna ingiusta e atroce, pur avendone i mezzi e gli argomenti convincenti? In sintesi: perché Gesù ha voluto morire di un supplizio aberrante fra commenti pregiudiziali e le esecrazioni dei suoi avversari? Risposta: perché dopo la morte doveva avvenire un evento capace di trasformare la tragicità della sua fine, che avesse come obiettivo quello di superare le nequizie stesse della sua morte. Un evento che avrebbe dato origine al mutamento della storia a partire dal sorgere di un fenomeno esponenziale chiamato “cristianesimo”. Appunto in questo evento, avvenuto nel silenzio, nottetempo e nella forma sottaciuta, si rivela la soluzione ai quesiti di cui sopra: Gesù Cristo è risorto. Con queste parole non si intende dire che un cadavere ha riabilitato improvvisamente l´attività cerebrale, la circolazione sanguigna rimettendo in funzione varie membra dell´organismo, ma si vuol descrivere il fatto determinante di cui gli apostoli, seppure scettici e disorientati, hanno visto alcune tracce: Gesù, avvinto dal sudario e dalle bende, ostruito dalle oscurità del sepolcro che lo imprigionava, occluso dal macigno che ne ostruiva l´uscita, si è liberato da tutti questi vincoli di segregazione e ne è fuoriuscito indomito e padrone. Bende e sepolcro non gli sono stati cioè di impedimento perché tornasse a rendersi visibile e per di più con un corpo glorioso e invitto. Risuscitare da morte, ossia manifestarsi come il Vivente che della morte è il dominatore è stata la risposta più congeniale agli interrogativi di cui sopra, che sono propri della mediocrità della concezione umana: se avesse evitato la tortura e la morte non avrebbe potuto manifestare che la vita sussiste per sempre e che vi è una risposta al problema del dolore e della morte nonostante le tenebre del sepolcro. In altre parole, se Cristo avesse dato ai suoi avversari il “contentino” di scendere dalla croce sbaragliando i suoi avversari, non sarebbe risuscitato e non avrebbe potuto darci la vita per sempre. La resurrezione di Cristo è infatti un avvenimento che ancora una volta qualifica questi come Figlio di Dio (Rm 1, 3 - 4) e che gli meriterà la glorificazione, l´innalzamento al di sopra di tutte le creature, il recupero pieno della sfera del divino, ma non è solamente un evento circoscritto. Coinvolge tutti noi. Ci avvince del suo fascino e ci ragguaglia del fatto che anche noi siamo interessati alla vita per sempre. Se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo, risorto dai morti, non muore più. La morte non ha più potere su di lui”(Rm 6, 8 - 9). Quando il teologo luterano Bonoheffer stava per essere ucciso nel lager nazista in cui era prigioniero, accomiatandosi dai suoi compagni di prigionia, commentava: “Questa è la fine. Per me è l´inizio della vita.” Diceva questo non perché avesse congetturato la possibilità di sopravvivenza fisica o perché credesse in una qualsiasi forma di vita oltre la morte, ma perché era animato da una convinzione di fondo che gli scaturiva da una fede da sempre vissuta e coltivata: Gesù Cristo, Figlio di Dio è risorto dai morti e questo incuteva in lui fiducia e coraggio nell´affrontare l´impiccagione, ben consapevole che non sarebbe stata la fine. Al di là del destino singolare del nostro corpo mortale, siamo consolati nella certezza che in Cristo risorto siamo destinati a risorgere anche noi e che la morte è stata sconfitta. Il fatto stesso che a distanza di centinaia di anni vi siano persone fiduciose nella prospettiva del trapasso, il fatto che parecchie persone anche ai nostri giorni accettano il martirio e il supplizio della morte cruenta a ragione della loro fede, ci dà la certezza che non soltanto la resurrezione di Cristo è un fatto reale e non di leggendaria mistificazione, ma che essa si attualizza in tutti i tempi e in tutte le epoche e che riguarda il passato e il futuro di tutti gli uomini. Se Cristo davvero non fosse risorto, non si spiegherebbe il fenomeno di tante persone ancora ben disposte a morire per lui e non avrebbe senso la serenità e la fiducia di innumerevoli persone che si abbandonano al trapasso con risolutezza e confidenza. Ciononostante, la risurrezione non deve consolarci solamente in merito alla vita ultraterrena. Essa incide anche al presente, riguarda la nostra storia e la nostra attualità, perché il Risorto vive per sempre con noi momento per momento, nient´altro che come Risorto e fautore di vita. In altre parole la resurrezione di Gesù ci da la certezza della sua presenza affinché possiamo vivere in pienezza il nostro quotidiano sospinti e spronati proprio da lui. Scrive Walter Kasper: “Risurrezione corporea significa che l´intera persona del Signore si trova definitivamente presso Dio. Ma significa anche che il risorto mantiene il suo riferimento al mondo e a noi”, che pur essendo innalzato alla destra del Padre e vivendo come l´eterno Glorioso, non cessa di vivere con noi per sempre sotto un aspetto rinnovato, misterioso eppure certo e convincente. Gesù è risorto per essere non solo non solo il Dio eterno e infinito ma anche il Dio con noi per sempre e in ogni luogo. La presenza di Cristo risorto ci sprona quindi a vivere la vita in pienezza, a investire al meglio ogni istante del nostro tempo, a qualificare noi stessi nella giusta dimensione che non si trova nel peccato e nell´illusione di vivere. La perseveranza nel male è semplicemente la smentita della vita nonché banalizzazione piena della resurrezione, deprezzamento della vita che Lui ci ha dischiuso nella sua morte di croce. La vita nel Risorto equivale invece alla riscoperta della gioia nonostante le sofferenze e le sfide, alla fiducia e al coraggio nonostante il sistema ci costringa in senso opposto, alla consolazione nonostante prove e afflizioni. Vivere nel risorto significa infatti sperare e persistere fino al successo, poiché nonostante le apparenze la meta potrebbe trovarsi già al prossimo incrocio. Non arrendersi alle difficoltà e alle cattiverie altrui, ma rispondere con serenità e fiducia al male facendo il bene (Rm 12, 21). Nella risurrezione di Cristo che ha vinto la croce si riscontra infatti che il bene trionfa sul male e che non conviene compromettersi con ingiustizie e malvagità. Piuttosto, solo dando amore vi è la possibilità ineluttabile di ricevere l´amore che ci aspettiamo dagli altri e che asseconda le nostre aspettative e solamente il dono di noi stessi agli altri può contribuire a vincere ogni sorta di malessere che serpeggia nel mondo. Il giorno di Pasqua è in definitiva l´invito che instancabilmente Dio ci rivolge a costruire la nostra società sul fondamento di sole tre virtù possibili: fede, speranza e carità. Che si rendono fattibili appunto in forza della risurrezione e nel solo ambito di essa. BUONA PASQUA A TUTTI

VEGLIA DI PASQUA      notizia del 31/03/2018

LA VEGLIA PASQUALE Per cominciare Per una tradizione che risale già alle antichissime tradizioni ebraiche, questa é la più importante notte di veglia in onore del Signore (Es 12,42). Sant´Agostino l´ha definita "la veglia madre di tutte le veglie". La prospettiva della chiesa quando celebra è sempre pasquale, ma questa notte di Pasqua assume un´importanza e un´intensità ineguagliabili, perché, "ci rappresenta quasi visivamente la memoria dell´evento" (sant´Agostino). In questa notte di Pasqua il Signore "è passato" per salvare e liberare il suo popolo oppresso dalla schiavitù. In questa notte Cristo "é passato" alla vita, vincendo la grande nemica dell´uomo, la morte. In questa notte si celebra il memoriale del nostro "passaggio" alla vita in Dio e nella chiesa attraverso il battesimo, la confermazione e l´eucaristia. Vegliare è un atteggiamento evangelico costante e caratterizza la vita di ogni cristiano, che attende la sua venuta definitiva, quando la Pasqua si compirà nelle nozze eterne con lo Sposo e nel convito della vita (cf Ap 19,7-9). La parola di Dio La prima Parola (prima lettura: Genesi 1,1 - 2,2) ci presenta la Parola che crea e dà inizio alla storia dell´umanità: è la narrazione della creazione. Ma tale riconoscimento ci apre alla seconda Parola, il dono della fede (seconda lettura: Genesi 22,1-18): a imitazione di Abramo, ogni uomo può rapportarsi in un dialogo confidente e pienamente fiducioso in Dio. Ma la fede è valore sommo e tutto le è subordinato. Come Abramo, siamo chiamati a donare tutto a Dio; anche il figlio. Ma questo in realtà lo ha fatto il Padre nella Pasqua di Gesù, il Figlio sommamente amato. Per tutti la vita, nella fede, si attua come Esodo (terza lettura: Esodo 14,13 - 15,1): il mare si divide; i nemici vengono sconfitti; il popolo di Dio è salvo. La parola profetica (quarta lettura: Isaia 54,5-14) ci assicura che il creatore è redentore, ed è "Dio di tutta la terra". Non ci abbandona nel nostro peccato, né ci lascia nella desolazione: ma conferma indefettibile la sua alleanza; e ci consola. Così pure (quinta lettura: Isaia 55,1-11) siamo autorizzati a ricorrere a lui, alla sua divina bontà e gratuità. E se siamo assaliti dal dubbio, riprendiamo viva coscienza che "le vie del Signore sovrastano le nostre vie; i pensieri del Signore sovrastano i nostri pensieri". Per questo dobbiamo riconoscere che solo il Signore è Dio (sesta lettura: Baruc 5,9-15. 32 - 4, 4), e convertirci a lui; ma anche questo è opera sua: anche obbedire alla Parola, alla sua Legge, il desistere da ogni forma di male. Alla realtà della dispersione (settima lettura: Ezechiele 36,16-28) si rinnova la chiamata e la conversione di tutti; alla condizione di miseria e di peccato si apre la possibilità di avere un cuore nuovo, reso tale dallo Spirito di Dio. Romani 6,3-11. Siamo coinvolti nell´esperienza di Gesù, in forza del battesimo che ci unisce alla sua Pasqua,. Muore il nostro uomo vecchio, "crocifisso" e sepolto insieme a lui, camminiamo in una vita nuova. Siamo liberati dal peccato, risorgiamo anche noi insieme a Gesù, lui che ha vinto il peccato e la morte definitivamente e per tutti. Marco 16, 1-7: dove le donne vanno al sepolcro e pensavano di vedere il cadavere, e invece vedono un giovane. Pensavano di vedere un lenzuolo che avvolgeva il morto, e invece vedono un vivente vestito di bianco. Pensavano di vedere un morto disteso a terra, e invece vedono un uomo seduto alla destra: alla destra di chi? Qualcuno ha posto questo giovane alla sua destra, dicendogli: “Siedi alla mia destra” (Sal 110,1). Le donne sono sorprese, exethambéthesan, alla lettera “sono colte da stupore”. Marco conosce un ricco vocabolario per parlare dello spavento: in pochi versetti usa almeno quattro termini per descriverlo. Qui registra spavento-stupore. E subito dopo il giovane parla alle donne ripetendo lo stesso verbo: “Non siate spaventate, stupite!”. Poi continua: “Voi cercate Gesù il Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui!” (Mc 16,6). Ecco la voce dell’interprete apparso, la voce di colui che legge ciò che le donne vedono. È una voce che viene da Dio, che è quella del Signore seduto alla destra di Dio, è la voce di chi ormai è stato tolto, come in un’ascensione verso il cielo, dalla mano di Dio che l’ha preso con sé. La voce invita innanzitutto a non spaventarsi, a non avere paura. Riflettere e attualizzare La successione e la ricchezza dei riti di questa Veglia, esprimono bene, in modo ampio e suggestivo il senso di una storia che ha Dio come amante e compagno dell´uomo, e che trova nella risurrezione di Cristo la definitiva salvezza dell´uomo e del mondo. La liturgia é "memoria", non coreografia, né vuoto ricordo, ma presenza viva, nei segni sacramentali, dell´evento centrale della salvezza: la morte e la risurrezione del Signore Gesù. Il fuoco e la luce, l´acqua, il pane e il vino assumono in questa santa Vigilia delle tonalità quasi primordiali: ogni cosa riprende il suo pieno significato originario e l´uomo ritrova le sue radici. Anche le Parole risuonano in modo diverso e trovano il loro significato più pieno. Si rivelano i progetti di Dio, i suoi sogni sull´umanità, i passi compiuti per amore dell´uomo, che trovano nella risurrezione di Cristo il loro compimento. Il cammino della storia si apre alla speranza di nuovi cieli e nuove terre, grazie alla morte del Figlio di Dio incarnato, risorto per la potenza del Padre. 1. Il simbolismo della luce. La Veglia si apre con questo simbolo espressivo: il mondo delle tenebre è attraversato dalla Luce del Cristo risorto, nel quale Dio ha realizzato in modo definitivo il suo progetto di salvezza. In lui, primogenito di coloro che risorgono dai morti (Col 1,18), prende luce anche il destino dell´uomo e la sua identità fatta a "immagine e somiglianza di Dio" (Gn 1,26-27). I catecumeni e i battezzati, dalla tradizione cristiana chiamati anche "illuminati" per la loro adesione a Cristo-Luce, sanno che la loro esistenza è radicalmente cambiata. Dio li "ha chiamati dalle tenebre alla sua luce ammirabile" (1Pt 2,9) e davanti a loro ha dischiuso un orizzonte di vita e di libertà. Ecco perché il canto si fa gioioso con il preconio pasquale (Exultet), il gloria e l´alleluia, a ricordo delle meraviglie operate dal Signore nella nostra storia di "salvati", e come rendimento di grazie per essere stati illuminati da Cristo. 2. L´ascolto della Parola. Le sette letture dell´antico testamento sono un compendio della storia della salvezza. Già la Quaresima ha sottolineato, soprattutto attraverso la prima lettura di ogni domenica, che il battesimo é inserimento in questa grande "storia" attuata da Dio fin dalla creazione. La Pasqua di Cristo diventa l´evento finale atteso, che tutto adempie e ricapitola. La comunità cristiana continua a riflettere su ciò che Dio ha operato nella storia. Quella serie di eventi e di promesse vanno riletti come realtà che si attuano nell´"oggi": sono dono e mèta da perseguire continuamente. 3. La liturgia battesimale. Il popolo chiamato da Dio a libertà, deve passare attraverso un´acqua che distrugge e rigenera. Come Israele nel Mar Rosso, anche Gesù è passato attraverso il mare della morte e ne è uscito vittorioso. Nelle acque del battesimo è inghiottito il mondo del peccato e riemerge la creazione nuova. L´acqua, fecondata dallo Spirito, genera il popolo dei figli di Dio: un popolo di santi, un popolo profetico, sacerdotale e regale. Con i nuovi battezzati, tutta la comunità fa memoria del suo passaggio pasquale e rinnova attraverso le "promesse battesimali" la propria fedeltà al dono ricevuto e agli impegni assunti in un continuo processo di rinnovamento, di conversione e di rinascita (cf Rm 6,3-11 e colletta). 4. Il pane e il vino dell´Ultima Cena. Sono il vertice di tutto il cammino quaresimale e di questa santa Vigilia. Il popolo rigenerato nel battesimo per la potenza dello Spirito, è ammesso al convito pasquale che corona la nuova condizione di libertà e riconciliazione. Partecipando al corpo e al sangue del Signore, la chiesa offre anche se stessa insieme a Gesù in sacrificio spirituale per essere sempre più inserita nella Pasqua del Risorto. Il Cristo risorto rimane per sempre presente nel suo riproporsi nei segni sacramentali perché la chiesa impari a passare ogni giorno da morte a vita nella carità (orazione dopo la comunione). 5. Un progetto di vita cristiana. Dentro la struttura e i simboli di questa celebrazione è possibile leggere il paradigma dell´esistenza cristiana nata dalla Pasqua. Luce, parola, acqua, eucaristia sono le realtà costitutive e i punti di riferimento essenziali della vita nuova. Uscito dal mondo tenebroso del peccato, il cristiano è chiamato a essere portatore di luce (cf Ef 5,8; Col 1,12-13); a perseverare nell´ascolto della parola di Cristo morto e risorto, che dà un senso definitivo alla storia; a vivere sotto la guida dello Spirito la vocazione battesimale; ad annunciare e a testimoniare nella comunità il mistero di cui l´eucaristia celebra il memoriale. 6. L´alba della Pasqua. In questa santa Vigilia ripercorriamo con le donne la sorpresa della tomba vuota. Esse corrono per prendersi cura di un cadavere, ma qualcosa di inatteso e di assolutamente sorprendente è avvenuto: la pesante pietra è stata ribaltata, il divino irrompe nel cuore del nostro vissuto, gli angeli annunciano il Cristo Risorto. Finita è la tragedia di questi giorni, la grande sofferenza di Cristo e la prostrazione di chi l´ha seguito e amato, tradito e abbandonato. Trionfa la vita e si diffonde una gioia inattesa, pur tra l´incertezza dei segni della fede e la fatica di credere ancora. La tomba di Cristo è vuota e perde per sempre il suo significato di morte. Anche le nostre tombe si spalancano nella certezza che la risurrezione di Cristo coinvolge pienamente anche di noi, diventati figli nel Figlio.

DOMENICA DELLE PALME 2018      notizia del 24/03/2018

Commento alla Domenica delle Palme: Mc 14,1-15,47: "Veramente costui è il Figlio di Dio" SS. Messe h. 9.00 - 10.15 - 12.00 e 19.00 La proclamazione liturgica del vangelo della passione di Gesù è normalmente distribuita tra più lettori che mettono in scena tre voci: quella del cronista, quella di Gesù e quella che tradizionalmente si chiamava in latino turba, cioè tutti gli altri personaggi. Quando la Passione è cantata secondo lo stile romano, una differenza di tonalità caratterizza le diverse voci. Quella del cronista è in una posizione mediana che ne rappresenta il distacco e l´oggettività. La voce di Gesù è più grave, come per significare il peso, la gravità, la consapevolezza che ha Gesù di quello che sta vivendo, ma anche la discesa della sua umiliazione, della sua Kenosi, del suo ‘svuotamento´ fino alla morte e alla morte di croce (Fil 2,6). Infine la voce chiamata turba -che comprende la folla, Pilato, Pietro, il Gran Sacerdote- è la più acuta, come per simboleggiare l´ultimo disperato e patetico tentativo del male di farsi udire prima di essere definitivamente sconfitto dal perdono di Gesù sulla croce. Possiamo meditare la Passione riprendendo in particolare le frasi che fanno parte della turba, considerandole come eco delle voci che si agitano dentro di noi, quelle delle nostre contraddizioni, delle nostre mille complicità con il male - che però in questo racconto hanno un esito insperato e sfociano, inaspettatamente, in una conversione. Vi è prima di tutto la voce di coloro che sono con Gesù a Betania nella casa di Simone il lebbroso quando una donna viene a spargere dell´olio profumato sui suoi piedi. Esprimono il nostro sdegno: Perché tutto questo spreco di olio profumato! Si poteva benissimo vendere quest´olio per più di trecento denari e darli ai poveri (Mc 14,4-5). Perché lo spreco immenso della passione e della morte del Signore? Come spiegare che una persona delle qualità e delle risorse di Gesù si lasci rinnegare, uccidere, annientare in questo modo? E, più profondamente, perché Dio acconsente ad un modo di salvarci così scandaloso? E´ un mistero per la nostra mentalità utilitaristica, la nostra ossessione per il risultato, il nostro desiderio costante di affermarci al di sopra degli altri, di utilizzare quello che abbiamo per venderci cari, per non sprecarci, per non spenderci. Certo è legittimo desiderare la valorizzazione di quello che siamo, ma non a qualsiasi costo. C´è un valore più grande, o piuttosto, c´è una maniera più profonda di valorizzare noi stessi, quella cioè di spenderci per Dio e per gli altri a causa di Dio. Quando abbiamo l´impressione che la nostra vita sia sprecata come questo olio profumato, ricordiamoci che nulla va perso di ciò che è donato, nulla è dissipato di ciò che è offerto in rendimento di grazie a Dio, di ciò che diventa Eucarestia in unione con Cristo, con la passione di Cristo. Passiamo poi a quest´altra voce: Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano? (Mc 15,4). E´ la voce di Pilato, ma è anche la nostra. Mentre vediamo Gesù non reagire alle umiliazioni, alle false accuse, ai rinnegamenti, non possiamo non essere sconcertati dal suo silenzio. A Gesù non mancava certo l´eloquenza. Diverse volte il vangelo attesta quanto tutti fossero sorpresi dall´autorità con la quale parlava. Già quando era bambino, i dottori nel Tempio erano stati strabiliati dalla saggezza e dalla grazia con le quali si esprimeva. Perché allora durante la Passione Gesù tace? Perché non risponde nulla? Può succedere che anche nelle nostre vite giunga il momento nel quale diventa impossibile difendersi, perché di fronte a noi non c´è più la volontà di ascoltare, ma solo un muro, solo ostilità e rifiuto. Tacere allora non è una rinuncia alla relazione con colui che si è trasformato in nemico. Al contrario, il silenzio può diventare l´espressione di una consapevolezza che la sola maniera di conquistare il nemico è una resistenza passiva, un silenzio che non esprime ostilità o chiusura, ma attesa. E´ un silenzio non vuoto, ma che sa riempirsi di preghiera e di intercessione. Facciamo tutti prima o poi l´esperienza del ‘nemico´, non tanto perché ci siano persone che ci odiano (può succedere, ma è abbastanza raro), ma perché è inevitabile che nelle nostre vite si producano conflitti, sorgano incomprensioni tali da rendere il dialogo impossibile. Si introduce allora un silenzio spesso pesante, sofferto, che non è però passivo. Se non ci difendiamo di fronte alle accuse è non per rassegnazione, ma in virtù di una speranza, quella che il Signore - come dice il Salmo - giudica la nostra causa (Sal 74,22). Crediamo che rimettendo al Signore la nostra causa, egli ci risponderà, cambierà il cuore di coloro che ci odiano e trasformerà l´incomprensione in salvezza, in redenzione, per gli altri e per noi stessi. Un´altra voce della Passione è poi quella di coloro che di fronte alla croce gridano: Ha salvato altri, non può salvare se stesso? Cristo, Re di Israele, scenda ora dalla croce perché vediamo e crediamo (Mc 15,51-52). Il Dio onnipotente, che potrebbe convocare una legione di angeli per soccorrerlo, sceglie invece di non scendere dalla croce, non cede alla tentazione di dimostrare la sua divinità attraverso una prova di forza. Gesù sa che non è scendendo dalla croce che saremo condotti a credere, sa che non è il potere che ci salva ma l´amore. La vera fede sboccia solo vedendo che Gesù dimora sulla croce come segno di un amore determinato a andare fino alla morte e alla morte di croce. Tutte queste voci sono scoordinate, gridate, acute, stridenti. Sono l´espressione dello scandalo che ci causa la vista di questo Dio fatto uomo che prende su di sé il nostro peccato, che soffre. Oggi come allora continuano ad agitarsi nel nostro cuore e a turbarci. Ma la potenza del silenzio di Gesù, della sua accettazione della croce, del suo amore sono tali che ad un certo punto, insperatamente, tutte queste voci confluiscono nella esclamazione del centurione: Veramente quest´uomo era figlio di Dio (Mc 15,39). Solo quando il silenzio di Gesù è giunto al culmine, quando egli spira, rimettendo, in un atto di suprema obbedienza e di suprema fiducia, il suo spirito al Padre - solo in quel momento qualcosa cambia nel nostro cuore. Solo allora la nostra voce acquista la capacità di confessare, di credere, di riconoscere in quest´uomo torturato, ucciso, inerme, impotente, in quest´uomo che non può salvare neanche se stesso - o che sembra non possa salvare neanche se stesso - il vero figlio di Dio. In questa settimana della Passione siamo invitati a prendere del tempo per contemplare la croce, per restare a lungo a guardarla. Non abbiamo bisogno di dire o fare nulla, non dobbiamo neanche pregare - solo guardarla. La croce ci apparirà come la porta di accesso alla vita che Dio vuole darci. Durante questa contemplazione della croce, per alimentare la nostra fede, possiamo allora sussurrare semplicemente, di tanto in tanto, la voce che esprime la nostra salvezza, che dà senso a tutta questa immane tragedia, nella quale è racchiuso tutto il senso delle nostre esistenze: Sì, veramente quest´uomo era figlio di Dio! (Mc 15,39).

DOMENICA 18 MARZO 2018      notizia del 17/03/2018

Commento alla V domenica di Quaresima. Gv. 12, 20 -33: Rimanere soli o dare molto frutto. SS. Messa h.9.00 - 10.30 - 12.00 e 18.00 È il desiderio che ci spinge in questa quaresima. Che ci spinge in questa nostra vita confusa e claudicante. Un desiderio che emerge dal profondo. Vogliamo vedere Gesù. Non solo sentirne parlare, o leggere le sue parole. Ma vederlo. Con gli occhi dell’anima, con lo sguardo interiore, con la preghiera. E a chiederlo sono i greci, i pagani, i lontani di ieri e di oggi. Mi piacerebbe tanto, quanto lo desidero, quanto lo sogno, che anche oggi accadesse come quel giorno. Che chi desidera l’incontro con Gesù si rivolgesse ai discepoli. A quelli che sono in sintonia con loro, anzitutto: Filippo, il cui nome lascia intendere ascendenze col mondo greco e poi Andrea. Come mi piacerebbe che fossimo noi, i discepoli, ad essere capaci di condurre ancora a Gesù. Ma, purtroppo, spesso, troppo spesso, i greci non vengono da noi perché abbiamo perso di credibilità. Possa questa quaresima aiutare noi fragili discepoli a tornare ad essere portatori di Cristo. Ad accogliere i tanti lontani, perché sentinelle sui confini. Perché noi per primi siamo greci diventati discepoli. Il seme Filippo e Andrea vanno ad informare Gesù di quell’incontro. E Gesù ne esce scosso. Come se fosse un segnale. E lo è. Ora l’annuncio ha raggiunto i confini, ha varcato le porte di Israele. La missione è completata, si è compiuta. Gesù sa che il suo tempo è venuto. Un’ultima prova, un ultimo segnale, imponente, estremo, grandioso, si staglia all’orizzonte. Il vangelo di Giovanni è costruito come un immenso processo al Nazareno, sin dalle prime pagine. Il rifiuto da parte del Sinedrio e dei benpensanti, dei devoti e dei detentori della verità si palesa da subito. Gesù sa che il suo modo di parlare di Dio non può essere tollerato, visto che non è stato possibile ricondurlo a normalità. Non sa cosa accadrà. Sa solo che è pronto ad andare fino in fondo. A non cedere. Morirà, piuttosto che rinnegare il volto del Padre. Allora parla di fecondità. Di seme che deve morire per portare frutto. La gloria, la presenza di Dio, la shekinah, si manifesterà in Gesù, quando donerà definitivamente la sua vita. Il cuore dell’annuncio di Gesù non è la morte, ma il portare frutto. Ci sono gesti che apparentemente sono un fallimento ma che, invece, sono gravidi di vita e di futuro. Come la croce che non è un grande dolore, ma un grande dono di sé. Donare la vita Gesù parla di odiare questa vita per conservarla per l’eternità. Brutta traduzione. Gesù sta dicendo che esiste una vita più intensa nascosta in questa nostra vita. Una vita che è riflesso dell’Eterno. Una vita che si manifesta quando finalmente entriamo nella logica del dono, del servizio. Servi della felicità altrui. Servi come Filippo e Andrea che portano i greci ad incontrare Gesù. Non è facile donare la vita. In perenne bilico fra un narcisismo innalzato a regola di vita e un servilismo strisciante vestito da umiltà, donare la vita è una lotta continua, un equilibrio difficile che solo alla luce dello Spirito Santo possiamo realizzare. E che Gesù realizza come mai nessuno prima di lui. Libero. Senza rancore. Senza rabbia. Senza pianti. Senza recriminazioni. Libero di donare senza aspettarsi nulla in cambio. Questo significa seguire il Nazareno, questo significa diventare discepoli. Turbamento Ma non è una scelta semplice, quella del dono. Né eroica. Né devota. È sangue e fango. È paura e tentennamento. Gesù è turbato, e lo dice. E vorrebbe non arrivare fino a questo punto, fino al marcire in terra. Tentenna, parla ad alta voce, vorrebbe essere salvato dalla tenebra che si staglia all’orizzonte. Ma si fida di Dio. Si fida del Padre. Sia Lui a decidere. Sia Lui. Se questo manifesta la gloria agli uomini sia. Quella croce, quel dono, quel Dio osteso e osceno, quella brutale sconfitta esprime pienamente la logica del Padre. Che ama fino a morirne. Mi rattrista questo Vangelo. Perché vedo il dolore del Signore. Mi consola questo Vangelo. Perché vedo il dolore del Signore. Che è il mio. Che è esattamente il mio. Se Gesù ha avuto paura, cosa ho da temere? Perché mai dovrei nascondere le mie fragilità e fingere di essere ciò che non sono forte. Deciso a donare, sì. Ma pavido e vigliacco. Desideroso di essere discepoli, ovvio, ma spesso chiedo di essere salvato dalla terra umida e buia. Ma da questa terra Gesù sarà innalzato. E tutti volgeranno lo sguardo. Lo alzerò

DOMENICA 11 marzo 2018      notizia del 10/03/2018

Commento alla IV domenica di quaresima (domenica Laetare ) Gv 3,14-21:non è più l´osservanza della Legge a liberarci dall´ira ventura , ma è Gesù SS.Messe h.9.00 - 10.30 - 12.00 -18.00 La pagina tratta dal libro delle Cronache, rilegge e interpreta in chiave religiosa la deportazione degli Israeliti a Babilonia: l´infedeltà reiterata del popolo di Dio ha attirato la rovina su Gerusalemme; il Tempio è stato contaminato dai figli di Dio, prima che dai loro nemici politici... In ultima analisi, l´esilio lontano dalla città di Davide avrebbe dovuto servire di lezione, una lezione impartita da Dio in persona, il quale si servì, appunto, dei Babilonesi. Settant´anni dopo, l´Onnipotente si sarebbe nuovamente servito dei nemici di Israele, nella persona del loro re, di Ciro, per avviare il processo di liberazione dalla schiavitù e il ritorno a casa. Piccolo problema: il Signore, quello vero, ste cose non le fa! Attribuire a Dio l´ira funesta è un´operazione tutta umana, una proiezione su Dio dei nostri modi di reagire al male che riceviamo. E dal momento che noi ci inc... pardon, ci arrabbiamo quando qualcuno ci offende - ma non sarà che siamo un po´ suscettibili, permalosi, etc. etc.? -, allora immaginiamo che anche Dio si offenda per il male che commettono i suoi figli. Temo, anzi sono convinto, che molti buoni cristiani, turbati, offesi dal male che vedono perpetrarsi nel mondo, rinuncino a far giustizia, nella speranza - convinzione certa? - che Dio, almeno Lui, nel giorno del giudizio finale, farà piazza pulita di tutti i criminali, di tutti i violenti, e vendicherà finalmente le ingiustizie con una pena esemplare. Se le cose stanno così, questi buoni cristiani dovrebbero venire al microfono e spiegarci a cosa è servita la passione di Cristo... Ma torniamo all´ira di Dio. Noi sappiamo parlare dell´ira dell´uomo, la conosciamo bene: chiamatela ira, chiamatela rabbia, o collera, credo di non esagerare se dico che questo vizio è uno dei più diffusi, se non addirittura il più diffuso - dagli attentati terroristici di marca integralista, agli episodi sempre più frequenti di femminicidio -. Ma dell´ira di Dio non sappiamo praticamente nulla. Sull´ira di Dio, è stato scritto tutto e il contrario di tutto. Pensate, qualche teologo ha definito l´ira divina niente meno che l´Amore infinito di Dio, talmente forte da bruciare tutto ciò che gli si oppone, come le scorie dell´oro si bruciano nel crogiuolo... Anche san Paolo si interrogò ripetutamente sull´ira di Dio e ne scrisse in diverse occasioni: ai cristiani di Tessalonica, ai Romani, agli Efesini,...: in sintesi, l´apostolo dei pagani dichiara che, con l´avvento di Cristo, qualcosa è radicalmente mutato: non è più l´osservanza della Legge a liberarci dall´ira ventura (Mt 3,7), ma è Gesù (1Ts 1,10). Dio, che non ci ha riservati per la sua ira, ma per la salvezza (1Ts 5,9), ci assicura che siamo giustificati nella persona del Figlio e dunque salvati dall´ira (Rm 5,9): è la fede che fa di noi dei salvati (1Cor 1,18). Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato, affinché noi diventassimo giustizia di Dio (2Cor 5,21): innalzato sulla croce, il Figlio di Dio è diventato per noi maledizione, per darci la benedizione (Gal 3,13). Paradossalmente l´ira di Dio si è abbattuta sul Figlio - una sorta di parafulmine... -, affinché tutti noi fossi liberati dalla stessa ira. Come potete intuire, anche san Paolo confessa il suo intimo tormento: consapevole di meritare bensì la punizione divina a causa del (suo) peccato, questa punizione è stata tuttavia neutralizzata, dissolta nel fuoco della passione fiammeggiante della croce di Cristo, come la chiama uno dei più suggestivi e visionari teologi del ‘900, H.U.von Balthasar. E per sgomberare ulteriormente il campo dalle convinzioni umane-troppo-umane sul castigo di Dio, ecco lo splendido affresco del Vangelo di Giovanni sull´amore misericordioso del Padre: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio infatti non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in Lui non è condannato...”. Già, chi ha creduto in Lui? chi crede in Lui? Noi, che ogni domenica celebriamo la Pasqua del Signore, crediamo davvero in Lui? A Nicodemo, esponente del Sinedrio, venuto ad incontrare Gesù, ma di nascosto, col favore delle tenebre, per non urtare la suscettibilità delle autorità religiose e dei capi del popolo, il Maestro di Nazareth dichiara senza mezzi termini: “La luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce...”. Ecco la risposta del Figlio di Dio al quesito se gli uomini hanno creduto, se gli uomini credono in Lui. Non illudiamoci che i tempi siano cambiati e che gli uomini di oggi siano migliori di quelli di venti secoli fa. Ho paura di pensare da quale parte mi sarei schierato, se fossi vissuto quando il Nazareno camminava sulle nostre strade... Comunque sia, la grande idea che ci portiamo a casa oggi, idea straordinariamente nuova e rivoluzionaria, è che tra i tanti problemi, tra i tanti nemici che abbiamo, Dio non c´è, non è tra quelli! Dio è dalla nostra parte, sempre! ma non per assecondare a priori i nostri comportamenti, soprattutto quelli violenti, che offendono il nostro prossimo, financo a provocarne la morte. Mi preme puntualizzarlo, perché in un passato non remoto, qualcuno aveva osato scrivere sulle fiancate degli aerei da caccia: “Gott mit uns”, Dio è con noi... Non trascuriamo la conclusione del Vangelo di oggi: “Chi fa la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio.”. Cosa significhi fare la verità per venire alla luce, è tutto da vedere. ...Ma sono convinto che lo sappiamo. Interroghiamo la nostra coscienza...e lei ci risponderà.

DOMENICA 4 marzo 2018      notizia del 03/03/2018

Commento della III Domenica di Quaresima Gv 2,13-25: Dimenticare il sabato, per noi al Domenica, cioè il tempo della memoria di quel che Dio ha fatto per te, ne è il segno; e così il giorno festivo diventa il giorno del sonno, della partita o del cinema, in una vita sempre più frettolosa e alienata SS. Messe h.9.00 - 10.30 - 12.00 -18.00 La Liturgia della Parola oggi si apre con la proclamazione delle “dieci parole” dell´alleanza, i così detti “Comandamenti”. Dimentichiamo facilmente il contesto nel quale tali parole sono pronunciate: «Io sono il Signore tuo Dio che ti ho fatto uscire dalla terra d´Egitto, dalla condizione servile». Se uno è ancora un servo, queste “dieci parole” non sono altro che un peso; le possiamo comprendere appunto solo se siamo usciti da quella condizione, della quale l´Egitto è simbolo. Possiamo infatti, come dice san Paolo, non avere ancora ricevuto lo Spirito di figli, nella libertà loro propria, ma vivere nello spirito dei servi, inchiodati alla paura della legge e dunque di Dio. In effetti, i Comandamenti, se li volessimo chiamare così, avvengono dopo l´esodo, l´uscita cioè dalla schiavitù, e non prima: non ne sono la premessa, ma il frutto, o la conseguenza. Così molti si lamentano che la Chiesa non annuncia più la legge di Dio, i suoi precetti e i suoi comandi; e forse c´è del vero in questo, ma è vero che si può annunciare la legge del Signore sono a persone che conoscono l´alleanza di Dio, che è Gesù Cristo, perché la hanno sperimentato nella loro vita. Infatti, solo quando conosci l´amore, perché lo incontri, capisci che non hai amato; solo quando conosci la luce capisce quanto la tua vita è stata nell´ombra. In altri termini, i Comandamenti sono le vie dell´amore, le esigenze che ne derivano; non si possono insegnare se prima non lo hai ricevuto, accolto, e vissuto. Altrimenti, la fede diventerebbe una morale, una legge; ma la fede ci apre all´amore, non al dovere. Le “dieci parole” quindi sono le condizioni per rimanere in quell´amore che abbiamo conosciuto, in quella libertà che ci è stata data, perché è sempre possibile barattarla con qualcosa d´altro. E´ sempre possibile incontrare infatti illusioni, o idoli, che ci ipnotizzano, e ci fanno cercare altrove quello che solo in Cristo possiamo trovare, la vita bella e piena. E così Gesù dice: «Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò ristoro». Al contrario, lo Spirito Santo lamenta per bocca del profeta: «Hanno abbandonato me, sorgente d´acqua viva, per scavarsi cisterne screpolate, che non tengono l´acqua». Possiamo prostrarci ad altri dei, ad altri riempitivi della nostra esistenza. Alcuni possono essere visibilmente cattivi, ma altri possono presentarsi a noi sotto l´apparenza di bene. Un esempio potrebbe essere il lavoro: pensare a produrre, a lavorare, a quello che devi fare, e dimenticare la vita dello spirito, cioè perché e per chi lavori. Dimenticare il sabato, cioè il tempo della memoria di quel che Dio ha fatto per te, ne è il segno; e così il giorno festivo diventa il giorno del sonno, della partita o del cinema, in una vita sempre più frettolosa e alienata, in una vita che diventa un ingranaggio che schiaccia, e le stesse vacanze non fanno più riposare, perché sono uno stress ulteriore. Rimanere nell´alleanza è vitale: il dimenticarlo avvelena la vita anche nei figli, nelle nostre famiglie, ed è ben possibili vederlo con molti esempi: se adulteri l´amore, se lo corrompi e lo trasformi in aceto, da buon vino da custodire con cura come era in origine, di questo faranno le spese i tuoi figli, e i loro figli, proprio come faranno loro le spese di un genitore assente, o prepotente. Qui l´alleanza è essere quello che siamo: da padri si può diventare padroni, o anche solo amici, e da madri si può diventare chiocce o amiche, e non è di questo che i nostri figli hanno bisogno. Onorare il padre e la madre significa essere davvero quel che siamo, genitori o figli; riconoscere il peso, nella nostra vita, di papà e mamma, senza attribuirne loro troppo o troppo poco. Non sono come gli altri, ma non sono nemmeno semi dei. Non dobbiamo essere figli telecomandati, o genitori che proiettano sui loro figli i loro desideri. Quanti divorzi sono colpa dei genitori: «la mia bambina ha sposato un mostro», o «il mio ragazzo si è messo con una sgualdrina». Come sarebbe importante costruire un alleanza tra genitori e figli, e questo è proprio ciò di cui parla il quarto comandamento. Il senso dell´alleanza smaschera la violenza che è in noi: si uccide ogni volta che non facciamo alleanza con un altro, che non lo vediamo, non gli rispondiamo, insomma ogni volta che diciamo «ci ho messo una croce sopra», che è la traduzione plastica dell´omicidio. Per usare termini biblici: si uccide ogni volta che, con Caino, diciamo «sono forse il custode di mio fratello?», cioè «chi se ne frega». E´ chiaro che non abbandoni l´altro solo se hai provato come Gesù non ti ha abbandonato, ami, se tu sei stato amato per primo. Ecco, di nuovo, quel che dicevamo: l´amore non è una legge data prima dell´esperienza di Dio, ma solo l´esperienza di Dio lo fonda, e ne dà il senso. Così per i beni materiali, da mezzi per vivere meglio si possono trasformare, in una prospettiva deformata, in padroni: quante illusioni, cioè appunto idoli, possono rappresentare. La macchina, la promozione, la crociera, ma anche così più umili, perché il demonio propone tutto in proporzione delle tasche di ognuno, e ricchi e poveri sono ugualmente sue vittime. E per ottenere questo ci prostriamo spesso a chiunque ce li prometta, a volte anche in qualsiasi modo. Insomma, mi pare che ai Comandamenti si possa applicare quanto dice Paolo: “Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi. Non lasciatevi di nuovo imporre il giogo della servitù”. Ma a volte, sembra strano, desideriamo avere dei padroni, per quanto giusti, cioè che ci diano le cose che ci promettono, piuttosto di essere liberi. In altri termini, preferiamo obbedire, piuttosto che amare. E così nel Vangelo Gesù butta in aria banchi e cambiavalute, cioè tutti gli strumenti necessari al buon funzionamento del Tempio: bisognava pur comprare gli animali per i sacrifici che quotidianamente vi si svolgevano, e cambiare le monete pagane in valuta accettabile ritualmente. Gesù rovescia una religione fatta di “tempi” o “luoghi” sacri, di offerte legali o rituali, per fare di tutta la nostra vita un´offerta, un unico tempo e luogo santo. Insomma, ci fa passare a quanto nei comandamenti veniva mostrato: una vita tutta aperta all´amore di Dio e del prossimo. Lui stesso è il sacrificio, nella sua persona; Lui è il tempio, come annota Giovanni, quando osserva che «parlava del tempio del suo corpo». L´evangelista, alla fine della sua narrazione, ci mostrerà questo tempio, aperto dal colpo di lancia del soldato e nel quale Tommaso metterà il dito: contemplando quella ferita aperta dai nostri peccati, conosciamo l´alleanza fatta carne. Infatti in Gesù «abbiamo riconosciuto e creduto l´amore che Dio ha per noi». In ogni Messa diciamo: «per Cristo, con Cristo e in Cristo, a te, Dio Padre onnipotente, nell´unità dello Spirito santo, ogni onore e gloria per tutti i secoli dei secoli». In questo modo, all´offerta del corpo di Cristo uniamo l´offerta di noi stessi, che, con Lui, per mezzo di Lui, e in Lui, diventiamo un´offerta viva; la religione del Tempio è così superata per entrare nella dimensione dell´alleanza, del rispondere all´amore di Colui che ci ha amato per primo. Siamo così, secondo Paolo, liberati dalla legge, e dunque dalla paura della trasgressione, ed entriamo nell´adozione a figli: impariamo non ad obbedire per paura, e in alcune determinate circostanze, ma ad amare, sempre e in tutta la nostra vita. Questa è la potenza di Dio e la sapienza di Dio che per noi si è manifestata.

DOMENICA 4 marzo 2018      notizia del 03/03/2018

Commento della III Domenica di Quaresima Gv 2,13-25: Dimenticare il sabato, per noi al Domenica, cioè il tempo della memoria di quel che Dio ha fatto per te, ne è il segno; e così il giorno festivo diventa il giorno del sonno, della partita o del cinema, in una vita sempre più frettolosa e alienata SS. Messe h.9.00 - 10.30 - 12.00 -18.00 La Liturgia della Parola oggi si apre con la proclamazione delle “dieci parole” dell´alleanza, i così detti “Comandamenti”. Dimentichiamo facilmente il contesto nel quale tali parole sono pronunciate: «Io sono il Signore tuo Dio che ti ho fatto uscire dalla terra d´Egitto, dalla condizione servile». Se uno è ancora un servo, queste “dieci parole” non sono altro che un peso; le possiamo comprendere appunto solo se siamo usciti da quella condizione, della quale l´Egitto è simbolo. Possiamo infatti, come dice san Paolo, non avere ancora ricevuto lo Spirito di figli, nella libertà loro propria, ma vivere nello spirito dei servi, inchiodati alla paura della legge e dunque di Dio. In effetti, i Comandamenti, se li volessimo chiamare così, avvengono dopo l´esodo, l´uscita cioè dalla schiavitù, e non prima: non ne sono la premessa, ma il frutto, o la conseguenza. Così molti si lamentano che la Chiesa non annuncia più la legge di Dio, i suoi precetti e i suoi comandi; e forse c´è del vero in questo, ma è vero che si può annunciare la legge del Signore sono a persone che conoscono l´alleanza di Dio, che è Gesù Cristo, perché la hanno sperimentato nella loro vita. Infatti, solo quando conosci l´amore, perché lo incontri, capisci che non hai amato; solo quando conosci la luce capisce quanto la tua vita è stata nell´ombra. In altri termini, i Comandamenti sono le vie dell´amore, le esigenze che ne derivano; non si possono insegnare se prima non lo hai ricevuto, accolto, e vissuto. Altrimenti, la fede diventerebbe una morale, una legge; ma la fede ci apre all´amore, non al dovere. Le “dieci parole” quindi sono le condizioni per rimanere in quell´amore che abbiamo conosciuto, in quella libertà che ci è stata data, perché è sempre possibile barattarla con qualcosa d´altro. E´ sempre possibile incontrare infatti illusioni, o idoli, che ci ipnotizzano, e ci fanno cercare altrove quello che solo in Cristo possiamo trovare, la vita bella e piena. E così Gesù dice: «Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò ristoro». Al contrario, lo Spirito Santo lamenta per bocca del profeta: «Hanno abbandonato me, sorgente d´acqua viva, per scavarsi cisterne screpolate, che non tengono l´acqua». Possiamo prostrarci ad altri dei, ad altri riempitivi della nostra esistenza. Alcuni possono essere visibilmente cattivi, ma altri possono presentarsi a noi sotto l´apparenza di bene. Un esempio potrebbe essere il lavoro: pensare a produrre, a lavorare, a quello che devi fare, e dimenticare la vita dello spirito, cioè perché e per chi lavori. Dimenticare il sabato, cioè il tempo della memoria di quel che Dio ha fatto per te, ne è il segno; e così il giorno festivo diventa il giorno del sonno, della partita o del cinema, in una vita sempre più frettolosa e alienata, in una vita che diventa un ingranaggio che schiaccia, e le stesse vacanze non fanno più riposare, perché sono uno stress ulteriore. Rimanere nell´alleanza è vitale: il dimenticarlo avvelena la vita anche nei figli, nelle nostre famiglie, ed è ben possibili vederlo con molti esempi: se adulteri l´amore, se lo corrompi e lo trasformi in aceto, da buon vino da custodire con cura come era in origine, di questo faranno le spese i tuoi figli, e i loro figli, proprio come faranno loro le spese di un genitore assente, o prepotente. Qui l´alleanza è essere quello che siamo: da padri si può diventare padroni, o anche solo amici, e da madri si può diventare chiocce o amiche, e non è di questo che i nostri figli hanno bisogno. Onorare il padre e la madre significa essere davvero quel che siamo, genitori o figli; riconoscere il peso, nella nostra vita, di papà e mamma, senza attribuirne loro troppo o troppo poco. Non sono come gli altri, ma non sono nemmeno semi dei. Non dobbiamo essere figli telecomandati, o genitori che proiettano sui loro figli i loro desideri. Quanti divorzi sono colpa dei genitori: «la mia bambina ha sposato un mostro», o «il mio ragazzo si è messo con una sgualdrina». Come sarebbe importante costruire un alleanza tra genitori e figli, e questo è proprio ciò di cui parla il quarto comandamento. Il senso dell´alleanza smaschera la violenza che è in noi: si uccide ogni volta che non facciamo alleanza con un altro, che non lo vediamo, non gli rispondiamo, insomma ogni volta che diciamo «ci ho messo una croce sopra», che è la traduzione plastica dell´omicidio. Per usare termini biblici: si uccide ogni volta che, con Caino, diciamo «sono forse il custode di mio fratello?», cioè «chi se ne frega». E´ chiaro che non abbandoni l´altro solo se hai provato come Gesù non ti ha abbandonato, ami, se tu sei stato amato per primo. Ecco, di nuovo, quel che dicevamo: l´amore non è una legge data prima dell´esperienza di Dio, ma solo l´esperienza di Dio lo fonda, e ne dà il senso. Così per i beni materiali, da mezzi per vivere meglio si possono trasformare, in una prospettiva deformata, in padroni: quante illusioni, cioè appunto idoli, possono rappresentare. La macchina, la promozione, la crociera, ma anche così più umili, perché il demonio propone tutto in proporzione delle tasche di ognuno, e ricchi e poveri sono ugualmente sue vittime. E per ottenere questo ci prostriamo spesso a chiunque ce li prometta, a volte anche in qualsiasi modo. Insomma, mi pare che ai Comandamenti si possa applicare quanto dice Paolo: “Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi. Non lasciatevi di nuovo imporre il giogo della servitù”. Ma a volte, sembra strano, desideriamo avere dei padroni, per quanto giusti, cioè che ci diano le cose che ci promettono, piuttosto di essere liberi. In altri termini, preferiamo obbedire, piuttosto che amare. E così nel Vangelo Gesù butta in aria banchi e cambiavalute, cioè tutti gli strumenti necessari al buon funzionamento del Tempio: bisognava pur comprare gli animali per i sacrifici che quotidianamente vi si svolgevano, e cambiare le monete pagane in valuta accettabile ritualmente. Gesù rovescia una religione fatta di “tempi” o “luoghi” sacri, di offerte legali o rituali, per fare di tutta la nostra vita un´offerta, un unico tempo e luogo santo. Insomma, ci fa passare a quanto nei comandamenti veniva mostrato: una vita tutta aperta all´amore di Dio e del prossimo. Lui stesso è il sacrificio, nella sua persona; Lui è il tempio, come annota Giovanni, quando osserva che «parlava del tempio del suo corpo». L´evangelista, alla fine della sua narrazione, ci mostrerà questo tempio, aperto dal colpo di lancia del soldato e nel quale Tommaso metterà il dito: contemplando quella ferita aperta dai nostri peccati, conosciamo l´alleanza fatta carne. Infatti in Gesù «abbiamo riconosciuto e creduto l´amore che Dio ha per noi». In ogni Messa diciamo: «per Cristo, con Cristo e in Cristo, a te, Dio Padre onnipotente, nell´unità dello Spirito santo, ogni onore e gloria per tutti i secoli dei secoli». In questo modo, all´offerta del corpo di Cristo uniamo l´offerta di noi stessi, che, con Lui, per mezzo di Lui, e in Lui, diventiamo un´offerta viva; la religione del Tempio è così superata per entrare nella dimensione dell´alleanza, del rispondere all´amore di Colui che ci ha amato per primo. Siamo così, secondo Paolo, liberati dalla legge, e dunque dalla paura della trasgressione, ed entriamo nell´adozione a figli: impariamo non ad obbedire per paura, e in alcune determinate circostanze, ma ad amare, sempre e in tutta la nostra vita. Questa è la potenza di Dio e la sapienza di Dio che per noi si è manifestata.

DOMENICA 25 FEBBRAIO 2018      notizia del 24/02/2018

Commento II Domenica di Quaresima ( Mc 9,2-10):Quando viviamo momenti di crisi, va in crisi anche la nostra preghiera ma proprio in questi momenti ci viene richiesto di alzare la testa e porre l´orecchio e il cuore alla Parola di Dio SS. Messe h. 9.00 - 10.30 - 12.00 e 18.00 “Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?”, scrive san Paolo: in altre parole, come poteva Dio chiedere in olocausto Isacco, se proprio Lui, Dio, lo aveva donato ad Abramo e Sara? Questo è il primo quesito. E il secondo è: per quale motivo la liturgia accosta il sacrificio di Isacco alla trasfigurazione di Gesù? Sul sacrificio di Isacco è stato scritto moltissimo: la tesi teologica tradizionale, la conosciamo tutti, esalta la fede cieca di Abramo, il quale obbedisce, accettando il comando divino, senza opporre resistenza, fosse anche quello di uccidere il figlio; la Bibbia propone anche un´altra ipotesi che possiamo definire antropologica, secondo la quale, Abramo sarebbe entrato in contatto con un popolo straniero, e si sarebbe adeguato alla cultura locale, che usava consacrare le fondamenta del tempio, seppellendovi i cadaveri dei maschi primogeniti, uccisi dai genitori e offerti in olocausto alla divinità. Abramo avrebbe infine desistito, intuendo che le convinzioni umane circa la Volontà di Dio, non corrispondevano a Verità. Che si segua il filone teologico, oppure quello culturale-antropologico, la vicenda ha comunque un lieto fine, e ci insegna almeno due cose: la prima è che ad aver fede non si sbaglia mai; la seconda è che la Verità va cercata ogni giorno; non ci si può illudere di averla trovata e di possederla una volta per tutte: sarebbe protervia... Non si possiede nulla e nessuno, una volta per tutte!... Neanche la fede... neanche Dio! Veniamo al fatto della trasfigurazione di Gesù: l´evangelista Marco precisa che Gesù fu trasfigurato, insinuando che il soggetto dell´azione non è il Figlio di Dio, ma il Padre, il quale, non solo agisce, ma parla anche: “Questi è il Figlio mio, l´amato: ascoltatelo!”. Il particolare della conversazione di Gesù con Mosè ed Elia è un modo, diciamo, scenografico, per affermare che Gesù conferma in modo definitivo l´Alleanza stretta con Mosè sul Sinai, e realizza le profezie messianiche di Isaia. Anche per questo, soprattutto per questo, la voce di Dio comanda ai tre testimoni, Pietro, Giacomo e Giovanni, di ascoltare il Vangelo che il Figlio è venuto ad annunciare con la parola e con la vita. Ecco, quanto alla parola, si può dire che i Dodici capirono... quanto invece alla vita, Marco ci informa che (i Dodici) non capirono ciò che stava per accadere; che cioè Gesù sarebbe risuscitato dai morti. Anche perché non si può risuscitare senza prima essere morti... E tutto potevano immaginare, gli apostoli, tranne che il loro maestro, all´apice della notorietà, presto sarebbe morto...e in quel modo, poi... Ed è proprio a questo punto che il sacrificio di Isacco viene a ruolo: all´offerta di un sacrificio umano, Dio risponde sacrificando il suo Figlio unigenito; per smentire una volta per sempre la convinzione che si possa piegare la volontà di Dio a suon di sacrifici: al contrario, è Dio che compie un gesto in nostro favore; e non un gesto qualsiasi: Dio ci dona la sua vita! Possiamo stare tranquilli: nel segno della passione e morte di Gesù, Dio ci ha mostrato di non esserci ostile, anzi, (ci ha mostrato) di amarci come la sua stessa vita e forse anche di più. Del resto, sappiamo che tutti gli insegnamenti del Signore sono stati vissuti da lui in prima persona: “Ama il prossimo tuo come te stesso.”(Mt 22,37-40); “Chi ama la propria vita la perde!”(Gv 12,20-33); “Non c´è amore più grande di questo: dare la vita per gli amici.”(Gv 15,13). Il comando impartito ai tre apostoli dalla voce che parlava di tra le nubi significa ben più che il semplice ascoltare con le orecchie: in contesto biblico, ma non solo, ‘ascoltare qualcuno´ significa ‘fare ciò che quel qualcuno dice´: mi vengono in mente le parole di Maria ai servi del banchetto nuziale di Cana: “Fate tutto ciò che vi dirà!”(Gv 2,5). Ci portiamo a casa questo comando di Dio; facciamo un esame di coscienza sul significato che diamo al verbo ascoltare: ragazzi, quando vostra madre vi dice: “Ti prego, ascoltami!”, sapete bene che in verità vuol dirvi: fai come ti dico. Lo stesso si potrebbe dire ai mariti, quando le mogli pronunciano la stessa espressione, e viceversa... Ma anche un figlio ha tutto il diritto di essere ascoltato, quando implora suo padre, sua madre, nello stesso modo. Quanto a Dio, lui ascolta sempre le nostre invocazioni. Ma, allora, perché non fa come noi gli chiediamo di fare? perché non accorre quando lo invochiamo? Dov´è questo Dio, del quale tanto si decanta l´infinita bontà e provvidenza? L´insondabile mistero della sofferenza non si può liquidare con risposte opportuniste, o banali; tantomeno storpiando l´immagine di Dio a nostro uso e consumo, facendolo diventare indifferente, o addirittura sadico; e neppure considerando il dolore una grazia, o, peggio, una punizione. E noi sappiamo quanto siano ancora purtroppo diffuse siffatte convinzioni. Ebbene, a queste obbiezioni, che intaccano profondamente l´identità della sua Persona, Dio potrebbe rispondere con un´altra domanda: “Che cosa ne avete fatto dei dolori di mio Figlio? ve l´ho donato, gratuitamente, senza chiedervi conto della sua morte... E non vi basta ancora?”. La passione di Cristo non può intendersi come un atto circoscritto nel tempo, relegato ad un passato dal quale ci separano ormai 2000 anni di storia sacra e profana; la passione e morte di nostro Signore costituiscono un capitale - e che capitale! -, dal quale possiamo attingere grazia, forza, tutte le energie necessarie ad affrontare le prove che la vita ci riserva; ce n´è abbastanza per noi e per gli altri... Ce n´è abbastanza per tutti, per tutti! Lo facciamo? Sembra di no... Lo dimostra il fatto che quando viviamo momenti di crisi, va in crisi anche la nostra preghiera. Non è il caso di ripetere per l´ennesima volta quali sono i canali attraverso i quali attingere al capitale della passione di Cristo... Al primo posto, i Sacramenti, scaturiti proprio dal costato aperto di Gesù; beh, l´elenco continuatelo voi.

DOMENICA 18 FEBBRAIO 2018      notizia del 17/02/2018

Commento per I Domenica di Quaresima : Dio nell´A.T si manifesta la sua pace con l´umanità con l´arcobaleno, nel N.T. manifesta il suo amore infinito e per sempre con la luce del Figlio (Mc 1,12-15) SS. Messe h. 9.00 - 10.30 - 12.00 e 18.00 L´annuncio pasquale accompagni la nostra vita quotidiana. Una delle cose più belle e più sagge è custodire nel cuore e nella mente l´annuncio pasquale, cioè il centro della nostra fede, il perno attorno a cui ogni nostra azione vorrebbe ruotare, ispirarsi, riferirsi. Nei libri del Nuovo Testamento sono registrati alcuni “annunci pasquali” che erano usciti dalla bocca degli apostoli, e si custodirono nel cuore e nella mente dei primi credenti. Uno di questi ce lo propone la 1ª Lettera di Pietro: «Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio, messo a morte nella carne, ma reso vivo nello Spirito». (1Pt 3,18) Far memoria del nostro battesimo. Il ricordo del nostro battesimo alimenta in noi la fiamma ardente e luminosa di questa Parola di Dio depositata nel nostro cuore e nella nostra mente. Si, perché quel battesimo ricevuto un giorno lontano, fu una “immersione simbolica” nel mistero della morte di Gesù. Quel nostro battesimo avvenne una volta per sempre, così come avvenne una volta per sempre, nella storia, la morte in croce di Gesù. Con quella morte rivelò l´iniziativa d´amore misericordioso e gratuito del Padre. Ma quel battesimo, datato nel passato remoto, è oggi vita nello Spirito Santo, perché Cristo è vivo! E noi vogliamo vivere per Lui, con Lui, in Lui in ogni situazione della nostra vita. Il nostro Battesimo è sempre attuale, perché Cristo è vivo! «È il battesimo, che ora salva ciascuno di noi!» (1Pt 3,21a) Il suo ricordo è «invocazione di salvezza rivolta a Dio». (1Pt 3,21c) A noi è richiesta questa «buona coscienza» (1Pt 3,21d), ci è richiesto cioè di fortificare in noi questa consapevolezza, questa eccentricità, questo salto nella fede, non più nella ragione: credere nella «risurrezione di Gesù Cristo, il quale è alla destra di Dio» (1Pt 3,21e-22a) Questa «buona coscienza» della risurrezione di Gesù non è scontata in noi. Capiamo perché siamo di nuovo invitati a vivere un tempo di preparazione alla Pasqua di Cristo, in questo “tempo di quaresima”. L´alleanza dell´arcobaleno nella comunione eucaristica. Grati per il battesimo ricevuto, per noi cristiani l´antica storia di Noè diventa figura del nostro battesimo. Così la interpretarono Pietro e le prime comunità cristiane. Facciamolo anche noi! La prima lettura ci ricorda l´alleanza del “dopo diluvio”, che si rese visibile nell´arcobaleno. Quell´arcobaleno per noi è l´Eucarestia: il sacramento della nuova ed eterna alleanza. L´attualità del nostro battesimo la viviamo quando mangiamo il corpo e il sangue di Cristo. In quel momento della santa comunione la nostra buona coscienza del credere nel Cristo risorto diventa esperienza vera di alleanza, di comunione; diventa impegno a vivere per Cristo, con Cristo e in Cristo nel «deserto» (Mc 1,12b) del mondo, nel «deserto» della nostra storia, nel «deserto» della nostra quotidianità. E si apre allora la sfida delle tentazioni. (Mc 1,12-13, Vangelo di questa domenica) Gettati dallo Spirito Santo nel deserto della nostra esistenza Perché il «deserto» è così importante per comprendere il senso della nostra esistenza? È importante per due motivi. Il primo: perché richiama la sfida della vita, la sfida del vivere da “credenti del Risorto” nelle concrete e dure situazioni della vita quotidiana. La vita è fatica, la vita è una prova. Parlare di tentazioni è parlare di “prove della vita”. Siamo gettati nell´esistenza di questo mondo, costretti inevitabilmente ad affrontare situazioni che mettono alla prova le nostre capacità fisiche e psicologiche, e la nostra stessa fede. In secondo luogo, il deserto è importante perché è immagine di un cuore svuotato, libero, abbandonato. Per “cuore svuotato” intendo la mia coscienza immersa nel silenzio. Penso al “silenzio della mente”, cioè a quell´esercizio sapiente di liberare la mente dalle preoccupazioni, dalle tensioni, dalle ansie, dai ricordi negativi del passato, dai pesi delle situazioni che si stanno affrontando nel momento presente. Per “cuore libero” intendo la mia coscienza capace di mettere tra parentesi i pensieri del momento presente, le ansie per le cose da fare nell´immediato futuro. Per “cuore abbandonato” intendo la consapevolezza del bene che fa “il consegnarsi”, così come si è, qui ed ora, all´Amore che abita in ciascuno di noi, allo Spirito Santo, per mezzo del quale ci immergiamo nel cuore misericordioso del Padre e nel mistero della morte, sepoltura e risurrezione del Figlio. E questo si vive solo nella preghiera personale, è esperienza personalissima di preghiera. Ecco allora la nostra vita di credenti battezzati, (Gesù era appena stato battezzato nel Giordano), descritta nel vangelo di Marco: una sfida, una prova continua, come un deserto arido e spaventoso. Eccoci allora nella prova della nostra esistenza, gettati, sospinti dallo stesso Spirito Santo che abita in noi. Perché siamo gettati dallo Spirito ad affrontare le prove della vita? Per rispondere ad una domanda: «Per chi vivi?». Fu la domanda che accompagnò Gesù di Nazareth da quando, giovane fanciullo, a Gerusalemme fece la scelta di «stare nelle cose del Padre» (Lc 2, 49b). E quella domanda lo accompagnò sempre fino all´ultimo istante della sua consegna sulla croce: Per chi viveva Gesù? Viveva per il Padre, per fare la volontà del Padre. Ed io, “per chi vivo?”. Non c´è una sola risposta. C´è anche la risposta della scelta di “Satana”. E Gesù lo sapeva bene. In ogni istante, in ogni situazione, in ogni avvenimento della vita c´è una domanda: «Per chi vivi». Ci possono essere due risposte: o per Satana, o per il Padre. Vivere nello Spirito Santo, da battezzati, è fare la scelta del Padre, scegliere liberamente di voler entrare in sintonia con la volontà del Padre, come fece Gesù. E cosa vuol dire scegliere di vivere per Satana? Satana, l´avversario di Dio, ci accompagna nel deserto della vita, è con noi in ogni sfida da affrontare, perché ci appartiene, e apparteneva anche a Gesù, come uomo. Satana è la pretesa della propria autosufficienza, è la pretesa del voler autonomamente bastare a se stessi, confidando nelle proprie forze, senza fare il salto dell´abbandono, della consegna al Padre, che si propone, ma non si impone. Satana, in fondo, è la radice del male che sta in ciascuno di noi: il nostro egoismo. Stava anche in Gesù, come uomo, come possibilità sempre in agguato, sempre pronta a prevalere. «Per chi vivi?» O vivi per te, o vivi per il Padre. Due soltanto sono le vie. La stessa situazione: una bestia feroce che ti minaccia, o un angelo che ti serve Dipendendo dalla scelta fatta (o vivi per te, o vivi per abbandonarti nel Padre), la stessa situazione dura e difficile della vita di adesso, che tu stai vivendo ora, la puoi contemplare come se fosse una “bestia feroce” che ti minaccia e ti rende infelice, oppure la puoi contemplare come “un angelo che ti serve”. Se vivi per te, confidando in te, fiducioso nelle tue forze umane, nel tuo “IO”, ti consegni al tuo “caro egoismo”, ti consegni a “Satana”, diventi te stesso l´avversario di Dio, perché il tuo cuore si chiude alla sua iniziativa e tu pensi di cavartela da solo, saturando il tuo cuore di tante sicurezze che vengono esclusivamente dell´orizzonte di questo mondo materiale. Ma ti accorgerai che le situazioni difficili della vita, le prove della vita conviveranno con te come bestie che ti tolgono la pace. Ma se hai scelto la via dell´abbandono, se hai scelto la via della consegna di tutto al Padre, la scelta di fare la volontà del Padre, la stessa situazione dura e difficile, la stessa identica prova della vita che stai affrontando, consegnata nelle mani del Padre, diventa “angelo che ti serve”, diventa cioè uno strumento misterioso che Dio Padre ha riservato per te, per farti crescere, per farti camminare verso una pienezza di vita e di comunione con Lui, che mai ti abbandona nell´ora della prova. “L´angelo che ti serve” è la prova della vita consegnata al Padre, in atteggiamento di abbandono fiducioso. Gesù lo fece nel Getsemani in modo radicale. E in questa consegna forse sta la vera conversione e la vera fede nel Vangelo

MERCOLEDI´ delle CENERI 2018      notizia del 14/02/2018

Oggi è la solennità del mercoledì delle ceneri. Qualche riflessione per capire la Quaresima: segni e parole di un tempo di conversione Che cos´è la Quaresima? Come si conteggia? Quali gesti si compiono? Quali le letture? Alla scoperta del tempo forte che inizia con il Mercoledì delle Ceneri e che prepara alla Pasqua SS. Messe con l´imposizione delle ceneri h. 8.00 - 9.00 e 18.00 Il 14 febbraio, Mercoledì delle Ceneri, inizia la Quaresima. È il «tempo forte» che prepara alla Pasqua, culmine dell’Anno liturgico e della vita di ogni cristiano. Come dice san Paolo, è «il momento favorevole» per compiere «un cammino di vera conversione» così da «affrontare vittoriosamente con le armi della penitenza il combattimento contro lo spirito del male», si legge nell’orazione colletta all’inizio della Messa del Mercoledì delle Ceneri. Questo itinerario di quaranta giorni che conduce al Triduo pasquale, memoria della passione, morte e risurrezione del Signore, cuore del mistero di Salvezza, è un tempo di cambiamento interiore e di pentimento che «annuncia e realizza la possibilità di tornare al Signore con tutto il cuore e con tutta la vita», ricorda papa Francesco nel Messaggio per la Quaresima 2018. Il numero 40 Nella liturgia si parla di “Quadragesima”, cioè di un tempo di quaranta giorni. La Quaresima richiama alla mente i quaranta giorni di digiuno vissuti dal Signore nel deserto prima di intraprendere la sua missione pubblica. Si legge nel Vangelo di Matteo: «Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame». Quaranta è il numero simbolico con cui l’Antico e il Nuovo testamento rappresentano i momenti salienti dell’esperienza della fede del popolo di Dio. È una cifra che esprime il tempo dell’attesa, della purificazione, del ritorno al Signore, della consapevolezza che Dio è fedele alle sue promesse. Nell’Antico Testamento sono quaranta i giorni del diluvio universale, quaranta i giorni passati da Mosè sul monte Sinai, quaranta gli anni in cui il popolo di Israele peregrina nel deserto prima di giungere alla Terra Promessa, quaranta i giorni di cammino del profeta Elia per giungere al monte Oreb, quaranta i giorni che Dio concede a Ninive per convertirsi dopo la predicazione di Giona. Nei Vangeli sono anche quaranta i giorni durante i quali Gesù risorto istruisce i suoi, prima di ascendere al cielo e inviare lo Spirito Santo. Tornando alla Quaresima, essa è un «accompagnare Gesù che sale a Gerusalemme, luogo del compimento del suo mistero di passione, morte e risurrezione e ricorda che la vita cristiana è una “via” da percorrere, consistente non tanto in una legge da osservare, ma nella persona stessa di Cristo, da incontrare, da accogliere, da seguire», ha spiegato Benedetto XVI nel 2011. Le ceneri Il Mercoledì delle Ceneri è giorno di digiuno e astinenza dalle carni (così come lo è il Venerdì Santo, mentre nei Venerdì di Quaresima si è invitati all’astensione dalle carni). Come ricorda uno dei prefazi di Quaresima, «con il digiuno quaresimale» è possibile vincere «le nostre passioni» ed elevare «lo spirito». Durante la celebrazione del Mercoledì delle Ceneri il sacerdote sparge un pizzico di cenere benedetta sul capo o sulla fronte. Secondo la consuetudine, la cenere viene ricavata bruciando i rami d’ulivo benedetti nella Domenica delle Palme dell’anno precedente. La cenere imposta sul capo è un segno che ricorda la nostra condizione di creature ed esorta alla penitenza. Nel ricevere le ceneri l’invito alla conversione è espresso con una duplice formula: «Convertitevi e credete al Vangelo» oppure «Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai». Il primo richiamo è alla conversione che significa cambiare direzione nel cammino della vita e andare controcorrente (dove la “corrente” è lo stile di vita superficiale, incoerente ed illusorio). La seconda formala rimanda agli inizi della storia umana, quando il Signore disse ad Adamo dopo la colpa delle origini: «Con il sudore del tuo volto mangerai il pane, finché non ritornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere ritornerai!» (Gen 3,19). La Parola di Dio evoca la fragilità, anzi la morte, che ne è la forma estrema. Ma se l’uomo è polvere, è una polvere preziosa agli occhi del Signore perché Dio ha creato l’uomo destinandolo all’immortalità. Il rito ambrosiano A differenza del rito romano, in quello ambrosiano non c’è il rito del Mercoledì delle Ceneri dal momento che la Quaresima inizia domenica 18 febbraio quando che vengono imposte le ceneri durante le Messe festive della giornata. Una delle particolarità del rito ambrosiano, durante la Quaresima, è quella dei cosiddetti venerdì ‘aliturgici’, parola tecnica che significa “senza liturgia eucaristica”. Chi entra, in un venerdì di Quaresima, in una chiesa di rito ambrosiano trova sull’altare maggiore una grande croce di legno, con il sudano bianco: simbolo suggestivo del Calvario e segno di abbandono. Si crea così un vero e proprio senso di vuoto, acuito dal fatto che per tutto il giorno non si celebra la Messa e non si distribuisce ai fedeli la comunione eucaristica. I segni: digiuno, elemosina, preghiera Il digiuno, l’elemosina e la preghiera sono i segni, o meglio le pratiche, della Quaresima. Il digiuno significa l’astinenza dal cibo, ma comprende altre forme di privazione per una vita più sobria. Esso «costituisce un’importante occasione di crescita», scrive papa Francesco nel Messaggio per la Quaresima di quest’anno, perché «ci permette di sperimentare ciò che provano quanti mancano anche dello stretto necessario» e «ci fa più attenti a Dio e al prossimo» ridestando «la volontà di obbedire a Dio che, solo, sazia la nostra fame». Il digiuno è legato poi all’elemosina. San Leone Magno insegnava in uno dei suoi discorsi sulla Quaresima: «Quanto ciascun cristiano è tenuto a fare in ogni tempo, deve ora praticarlo con maggiore sollecitudine e devozione, perché si adempia la norma apostolica del digiuno quaresimale consistente nell’astinenza non solo dai cibi, ma anche e soprattutto dai peccati. A questi doverosi e santi digiuni, poi, nessuna opera si può associare più utilmente dell’elemosina, la quale sotto il nome unico di “misericordia” abbraccia molte opere buone ». Così il digiuno è reso santo dalle virtù che l’accompagnano, soprattutto dalla carità, da ogni gesto di generosità che dona ai poveri e ai bisognosi il frutto di una privazione. Non è un caso che nelle diocesi e nelle parrocchie vengano promosse le Quaresime di fraternità e carità per essere accanto agli ultimi. Secondo papa Francesco, «l’esercizio dell’elemosina ci libera dall’avidità e ci aiuta a scoprire che l’altro è mio fratello». La Quaresima, inoltre, è un tempo privilegiato per la preghiera. Sant’Agostino dice che il digiuno e l’elemosina sono «le due ali della preghiera» che le permettono di prendere più facilmente il suo slancio e di giungere sino a Dio. E san Giovanni Crisostomo esorta: «Abbellisci la tua casa di modestia e umiltà con la pratica della preghiera. Così prepari per il Signore una degna dimora, così lo accogli in splendida reggia». Per papa Francesco, «dedicando più tempo alla preghiera, permettiamo al nostro cuore di scoprire le menzogne segrete con le quali inganniamo noi stessi». Il conteggio dei giorni Già nel IV secolo vi è una Quaresima di 40 giorni computati a ritroso a partire dal Venerdì Santo fino alla prima domenica di Quaresima. Persa l’unità dell’originario triduo pasquale (nel VI secolo), la Quaresima risultò di 42 giorni, comprendendo il Venerdì e il Sabato Santo. Gregorio Magno trovò scorretto considerare come penitenziali anche le sei domeniche (compresa quella delle Palme). Pertanto per ottenere i 40 giorni (che senza le domeniche sarebbero diventati 36) anticipò, per il rito romano, l’inizio della Quaresima al mercoledì (che diventerà “delle Ceneri”). Attualmente la Quaresima termina con la Messa nella Cena del Signore del Giovedì Santo. Ma per ottenere il numero 40, escludendo le domeniche, bisogna, come al tempo di Gregorio Magno, conteggiare anche il Triduo pasquale. La liturgia Come nell’Avvento, anche in Quaresima la liturgia propone alcuni segni che nella loro semplicità aiutano a comprendere meglio il significato di questo tempo. Come già accaduto nelle settimane che precedono il Natale, in Quaresima i paramenti liturgici del sacerdote mutano e diventano viola, colore che sollecita a un sincero cammino di conversione. Durante le celebrazioni, inoltre, non troviamo più i fiori ad ornare l’altare, non recitiamo il “Gloria” e non cantiamo l’“Alleluia”. Tuttavia la quarta domenica di Quaresima, quella chiamata del “Laetare”, vuole esprimere la gioia per la vicinanza della Pasqua: perciò nelle celebrazioni è permesso di utilizzare gli strumenti musicali, ornare l’altare con i fiori, le vesti liturgiche sono di colore rosa. Le letture delle Messe domenicali In questo Anno liturgico (ciclo B) la prima domenica di Quaresima rimanda ai quaranta giorni di Cristo nel deserto durante i quali il Signore viene tentato da Satana (Marco 1,12-15) e contiene il monito: «Convertitevi e credete nel Vangelo». In questa Domenica la Chiesa celebra l’elezione di coloro che sono ammessi ai Sacramenti pasquali. La seconda domenica di Quaresima è detta di Abramo e della Trasfigurazione perché come Abramo, padre dei credenti, siamo invitati a partire e il Vangelo narra la trasfigurazione di Cristo, il Figlio amato (Marco 9,2-10). La terza domenica di Quaresima riporta la cacciata dei mercanti dal tempio con la frase di Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere» (Giovanni 2,13-25). La Chiesa in questa domenica celebra il primo scrutinio dei catecumeni e durante la settimana consegna loro il Simbolo: la Professione della fede, il Credo. La quarta domenica di Quaresimapresenta le parole di Cristo a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna» (Giovanni 3,14-21). Nella quinta domenica di Quaresima il Signore annuncia la sua morte e risurrezione con questa similitudine: «Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (Giovanni 12,20-33). Infine c’è la Domenica delle Palme in cui si fa memoria dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme e durante la quale viene letta la Passione di Cristo. Quaresima e Battesimo Da sempre la Chiesa associa la Veglia pasquale alla celebrazione del Battesimo: in esso si realizza quel grande mistero per cui l’uomo, morto al peccato, è reso partecipe della vita nuova in Cristo Risorto e riceve lo Spirito di Dio che ha risuscitato Gesù dai morti. Fin dai primi secoli di vita della Chiesa la Quaresima era il tempo in cui coloro che avevano udito e accolto l’annuncio di Cristo iniziavano, passo dopo passo, il loro cammino di fede per giungere a ricevere il Battesimo a Pasqua. Successivamente anche i penitenti e poi tutti i fedeli furono invitati a vivere questo itinerario di rinnovamento spirituale, per conformare sempre più la propria esistenza a Cristo. Nelle domeniche di Quaresima si è invitati a vivere un itinerario battesimale, quasi a ripercorrere il cammino dei catecumeni, di coloro che si preparano a ricevere il Battesimo, in modo che l’esistenza di ciascuno recuperi gli impegni di questo Sacramento che è alla base della vita cristiana.

GIORNATA del Malato      notizia del 10/02/2018

Preghiera per la XXVI Giornata Mondiale del Malato , UNZIONE DEGLI INFERMI IN PARROCCHIA DOMENICA 11 FEBBRAIO 2018 alle h. 10,30 Dio Padre onnipotente, tu non puoi patire, ma puoi compatire. Per te l’uomo ha un valore così grande da esserti fatto Tu stesso uomo per poter com-patire con l’uomo. Hai visto tuo Figlio offrire la sua vita sulla croce, ti affidiamo tutti i malati affinché sentano ogni giorno la Tua presenza salvifica. Signore Gesù, tu che ti sei commosso e hai pianto dinanzi ai sofferenti, ti preghiamo per i familiari e gli amici dei malati. Insegnaci a soffrire con l’altro e per gli altri, a soffrire a causa dell’amore e a diventare persone che amano veramente. Spirito Santo, ti invochiamo per i medici, gli infermieri e tutti gli operatori sanitari. Illumina la loro mente, guida la loro mano, rendi attento e compassionevole il loro cuore. Fa’ che in ogni paziente sappiano scorgere i lineamenti del tuo Volto Divino. Santa Maria, Madre nostra, insegnaci a credere, sperare e amare. Gesù ti disse sulla Croce: “Donna, ecco il tuo figlio”. Con questa parola aprì, in modo nuovo, il tuo Cuore di Madre. Sappiamo di non essere orfani. Maria, confortaci con la tua tenerezza. Indicaci la via verso il suo regno! Stella del mare, brilla su di noi e guidaci nel nostro cammino!

DOMENICA 11 FEBBRAIO 2018      notizia del 10/02/2018

Commento alla VI Domenica del Tempo Ordinario:Il vero miracolo è proprio questo “sentirsi da sempre amati”,da Dio ( Mc 1,40-45) SS. Messe h. 9.00 - 10.30 (unzione degli infermi)- 12.00 e 18.00 Le parole di Gesù risorto che ascoltiamo nella preghiera personale e nella celebrazione comunitaria della sua Pasqua sono parole trasformanti, liberanti, potenti. Cambiano la situazione, sono parole “performatrici”. Nel contemplare il testo del Vangelo di questa domenica immagino i catecumeni che ascoltavano lo stesso racconto e stavano imparando a scoprire e gustare il dono della Parola di Dio, la Parola del Cristo risorto, che genera conversione, qualità di vita rispetto a un vissuto più problematico della vita passata. Il lebbroso è simbolo chiaro di isolamento, di comunione spezzata, di relazione negata. La Parola di Dio del libro del Levitico suona solo come una condanna inesorabile all´isolamento, alla separazione dalla comunità, alla sofferenza radicale per la mancanza di relazioni, certo, per motivi di salvaguardia del popolo dal pericoloso contagio. Pensare al lebbroso di quel tempo antico era pensare all´uomo condannato all´inferno della solitudine, della separazione e dell´isolamento Ma per noi oggi è il quadro della sofferenza di chi vive relazioni spezzate, di chi è solo, isolato. Ora, credere nella Parola performativa di Gesù Cristo risorto è credere nell´azione dello Spirito Santo che, mentre tu ascolti, accogli, fai depositare nel tuo cuore e nella tua mente la Parola del Vangelo, nel silenzio e nella preghiera, agisce in te facendoti subito sentire che non sei mai stato solo, anche e soprattutto nei momenti più difficili della tua vita. Lo Spirito Santo, dono pasquale del Cristo risorto, artefice e ispiratore della Parola scritta, protagonista della forza di questa Parola custodita nel cuore, ti fa comprendere che, in Cristo risorto, tu oggi stesso puoi sperimentare il tocco della compassione divina di Dio Padre, così come quel lebbroso sperimentò il tocco compassionevole di Gesù di Nazareth, del Verbo di Dio fatto carne. Il vero miracolo è proprio questo “sentirsi da sempre amati”, amati dal Padre, per mezzo del Figlio, nello Spirito Santo. Sentirsi toccati dalla compassione d´amore gratuito della Pellegrina Tenerezza divina, nel qui ed ora della nostra situazione esistenziale, forse attraversata da altre disgrazie e sofferenze paragonabili alla lebbra. Sentirsi toccati e amati. Sentire la potenza di quelle pochissime, ma incisive parole di Gesù: “Lo voglio!” In Cristo risorto la volontà del Padre è ristabilirci nella comunione, prima con Lui, per poi sentire e gustare i segni di comunione e di fraternità che ci circondano, nonostante tutta la fatica del nostro vivere. Stiamo allora in comunione nella tenerezza della misericordia divina e nella tenerezza dei molteplici gesti di comunione che si manifestano nella nostra vita quotidiana, segni dell´azione dello Spirito Santo nella concretezza della nostra storia. Poco a poco, anche le forme peggiori di lebbra, che provocano le nostre separazioni, i nostri conflitti, i nostri isolamenti, scompariranno perché abbiamo creduto in Gesù, nostro Signore. .

DOMENICA 04 FEBBRAIO 2018      notizia del 03/02/2018

Commento alla liturgia di Domenica : ( Marco 1,29-39): Immersi, ma non prosciugati; immersi, ma non sequestrati. SS. Messe h.9.00 - 10.30 - 12.00 e 18.00 La Parola che in questa quinta domenica del tempo ordinario ci raggiunge, viene a scuoterci come l´indemoniato di domenica scorsa. Guai a noi se il Vangelo non ha più nulla da dirci, se la Parola di Gesù non riesce più a sconvolgerci, a metterci in crisi. Forse preferiamo puntare al minimo, invece di lasciarci provocare dalla misura alta che la nostra vocazione di battezzati esige. Messi davanti alla passione per il Vangelo di Paolo e al ministero instancabile del Signore Gesù, non possiamo non sentirci bisognosi di conversione per un cristianesimo, come il nostro, troppo spesso ridotto ad un qualcosa di accomodato e accomodante. Sia Gesù che Paolo invece, sono uomini della strada, disposti a tutto, pur di salvare ad ogni costo qualcuno. Il cristianesimo è infatti la religione di quelli della Via, non di quelli comodamente sprofondati in poltrona e che custodiscono nelle proprie quattro mura l´illusione di una santità da “separati” rispetto al mondo. «Noi altri, gente della strada - scrive Madeleine Delbrêl - crediamo con tutte le nostre forze che questa strada, che questo mondo dove Dio ci ha messi è per noi il luogo della nostra santità». Noi, uomini della strada che conduciamo una esistenza ordinaria, siamo consegnati ai nostri fratelli, che incontriamo nella quotidianità della vita di ogni giorno che noi condividiamo con loro. Noi siamo parte di questa moltitudine innumerevole di gente comune che Dio non ha voluto tener separata dal mondo. L´esistenza che noi conduciamo non è quasi mai molto entusiasmante; eppure, con le sue spine e le sue gioie ordinarie, essa è per noi il luogo nel quale si materializza la nostra vocazione cristiana. Dio, infatti, ci ha lasciati nel mondo, perché nel mondo ci ha inseriti, al mondo ci ha inviati. Nel mondo e non altrove noi siamo chiamati a essere santi: perché è nel mondo che Dio ci vuole oggi. Se questa è la volontà di Dio, è evidente che egli ci largisce tutti gli strumenti perché vi possiamo corrispondere. Nulla di quanto ci è necessario ci potrà mai mancare. Certo, di fronte alla sfida di annunciare il Vangelo, dobbiamo fare i conti con la nostra mediocrità, con le nostre debolezze e i nostri facili compromessi con la mentalità del “così fan tutti”, ma non possiamo mollare. Scrive infatti Paolo: «non è per me un vanto predicare il vangelo; è un dovere per me: guai a me se non predicassi il vangelo!». Il Vangelo è la Buona Notizia di Dio per l´uomo, e non saremo certo noi ad intralciarne la corsa, anzi se ci crediamo davvero, questa Parola può cambiare la nostra vita, può guarire le nostre infermità, e fare della nostra debolezza il luogo dove si manifesta quella forza nuova e inimmaginata che è potenza e sapienza di Dio. Solo chi ha sperimentato nella propria vita la forza risanatrice della misericordia di Dio, può farsi «debole con i deboli, per guadagnare i deboli; tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno». Paolo, una volta incontrato Cristo, si è lasciato afferrare da lui ed a lui ha donato la sua vita, sperimentando così la libertà di chi ha lasciato la propria posizione ragguardevole, le proprie convinzioni religiose e quella giustizia inattaccabile che gli veniva dalla legge, per farsi, come Gesù, «servo di tutti per guadagnarne il maggior numero». Guardando alla corsa di Paolo, ai suoi viaggi fino ai confini del cuore di ogni uomo assetato di verità, non possiamo non pensare al modo in cui il Signore Gesù vive la sua prima giornata di ministero, secondo il Vangelo di Marco. Mi emoziona - perdonate la parola - questa immersione di Gesù nella vita più reale della gente, in questi ritmi umani, un poco disumani, immerso in tutti i luoghi: la sinagoga, la casa, la strada, la porta della città, il luogo deserto, chissà, un monte; immerso in tutte le ore: le ore del giorno, e poi il tramonto del sole, e il mattino quando ancora era buio. Non sfuggiamo l´immersione, come Gesù non l´ha sfuggita, segno della fedeltà all´uomo, all´umanità, alla storia, ma neppure lasciamoci travolgere da un attivismo sfrenato che si alimenta di puro volontarismo. Il Signore Gesù, infatti, viene a sollevare in noi la nostra umanità indebolita, comunicandoci la forza che egli attinge nella preghiera, quando si sprofonda nel mistero della sua intima relazione con il Padre. Una condizione, questa, per non essere prosciugati nell´immersione, una condizione perché «l´essere immersi» non abbia come esito «l´essere sequestrati». Sequestrati nel modo di vedere, di agire nelle situazioni, con le persone. È un pericolo. Lo è stato anche per Gesù: «Tutti ti cercano». Risposta: «Andiamocene altrove per i villaggi vicini, perché io predichi anche là». Immersi, ma non prosciugati; immersi, ma non sequestrati. Solo così potremo annunciare instancabilmente ed in ogni circostanza il Vangelo, chinandoci in prima persona sulle situazioni concrete di debolezza in cui si trova tanta della nostra gente e donare a tutti, indistintamente, un ascolto attento e generoso, che sa farsi carico con prontezza di quell

2 febbraio 2018      notizia del 02/02/2018

la Chiesa celebra oggi la Festa della Presentazione al Tempio di Gesù (candelora) SS. Messa h.18.00 con la benedizione della candele: luce di Cristo da portare nelle nostre case e nella nostra vita La legge di Mosè ordinava alle donne d’Israele, dopo il parto, di rimanere per quaranta giorni lontane dalle manifestazioni pubbliche. Per rientrare nell’ambito del sacro e poter partecipare attivamente alla vita dovevano compiere un sacrificio. Se la madre era troppo povera per offrire un agnello, lo si poteva sostituire con una tortora. Un’altra disposizione dichiarava tutti i primogeniti proprietà del Signore, e prescriveva il modo di riscattarli. Il prezzo del riscatto era di cinque sicli che, al peso del santuario, rappresentavano ognuno venti oboli. L’obbedienza di Maria Ma questa legge, valeva anche per Maria? Quale relazione poteva avere con le spose degli uomini colei che era il purissimo santuario dello Spirito Santo, Vergine nel concepimento del Figlio, Vergine nel suo ineffabile parto, Vergine anche dopo aver portato nel suo seno e dato alla luce il Dio di ogni santità? Se considerava poi il Figlio, la maestà del Creatore di tutte le cose il quale si era degnato di nascere in lei, come avrebbe potuto pensare che questo figlio era sottomesso all’umiliazione del riscatto, come uno schiavo che non appartiene a se stesso? Malgrado la sua dignità di Madre di Dio, Maria accetta la legge di Mosè, accetta la storia nella quale è inserita e alla quale appartiene, per questo si unisca alla folla delle madri che si recano al Tempio. Inoltre, il Figlio di Dio facendosi uomo, vuole essere considerato in tutto come un servo. Bisogna che sia riscattato quindi come l’ultimo dei figli d’Israele. Così Maria, fu, al Tempio, la serva del Signore, come lo era stata nella casa di Nazareth alla visita dell’Angelo. Aveva obbedito all’editto di Augusto per il censimento universale; ora obbedisce alla legge del popolo d’Israele. La Presentazione è l’incontro del giusto e vecchio Simeone con il Bambino, il Figlio di Dio. Questa Presentazione è in realtà un Incontro. Secondo la tradizione, Simeone era uno dei settantadue «interpreti», che negli anni del regno di Tolomeo II, in Egitto hanno tradotto la Bibbia in greco. Traducendo il libro del profeta Isaia, Simeone dubitò della profezia sulla nascita del Bambino (Emmanuele) da una vergine (Is 7,14). Un angelo apparve a Simeone e gli disse che non sarebbe morto, finché non avesse visto con i propri occhi il Bambino e restasse così convinto della profezia. Il giusto Simeone «sotto ispirazione» è venuto anche lui al Tempio. «... e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio: Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele... Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione, perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima». Una duplice profezia Queste parole di Simeone contengono due profezie. La prima riguarda tutti gli uomini che accetteranno il Figlio di Maria, essi risorgeranno spiritualmente; invece quelli che non lo accetteranno, andranno in rovina. Mentre «Colui che viene» sarà oggetto di discussioni e persecuzioni... La seconda profezia riguarda la stessa Maria: «a te una spada trafiggerà l’anima». Nell’incontro del Bambino al Tempio partecipa anche la profetessa Anna, «figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal Tempio, servendoDio notte e giorno con digiuni e preghiere». Anche lei, visto il Bambino, parlava di Lui a tutti coloro che aspettavano la salvezza, e benediceva il Signore. La Presentazione è la prova del compimento delle profezie: il Bambino è venuto nel mondo, concepito di Spirito Santo e nato dalla Vergine Immacolata. Nel mondo è venuto Dio, incarnato sotto forma umana. La Presentazione è anche l’incontro dell’Antico e del Nuovo Testamento. Il vecchio Simeone personifica l’Antico Testamento, «che passa dalla scena di questo mondo». Il Bambino è la salvezza che viene nel mondo, il Nuovo Testamento tra Dio e gli uomini. Molti quadri (vedi copertina) che mostrano la Presentazione, sono costruiti in modo che il Bambino si trovi nel centro dell’immagine, sopra l’altare e sotto il ciborio, cioè il velo che copre le sante specie consacrate sull’altare. Chinato verso di Lui, il vecchio Simeone regge premurosamente e delicatamente il Bambino, colui che non può essere «abbracciato». Maria sta alla sinistra. Il suo atteggiamento ed il suo volto esprimono tutta una gamma di sentimenti, ma nell’anima da ora e per sempre è entrata l’angoscia. Dietro a Lei sta Giuseppe che tiene in mano due tortore. Alle spalle di Simeone vediamo Anna. Il suo volto è il volto della profetessa ispirata. L’altare e il ciborio si trovano dietro le figure di Maria e Simeone, però la salda convenzione e il simbolismo dei procedimenti figurativi sottintendono, che il Bambino Gesù si trova sopra l’altare e sotto il ciborio (dentro il Tempio). Il drappo rosso sull’altare significa che il fatto avviene sotto il patrocinio (protezione) di Dio, e il colore simbolizza la festività di quello che sta accadendo, profetizza anche il futuro sacrificio. Il tutto in una quiete sorprendente. Quiete, dietro la quale in un modo incomprensibile si scoprono i drammatici futuri eventi di portata universale. La Liturgia La Presentazione al Tempio chiude idealmente il Tempo di Natale. La Chiesa Greca e quella di Milano pongono la festa nel numero delle solennità di Nostro Signore; la Chiesa di Roma, invece, fino al Concilio Vaticano II l’annoverava tra le feste della Vergine. La Chiesa compie in questo giorno la solenne benedizione delle Candele, che è una delle tre principali benedizioni che hanno luogo nel corso dell’anno: le altre due sono quella delle Ceneri e quella delle Palme. L’origine storica è abbastanza difficile a stabilirsi in modo preciso. Secondo alcuni studiosi, questa benedizione sarebbe stata istituita, verso la fine del V secolo, dal Papa San Gelasio (492-496), per dare un senso cristiano ai resti dell’antica festa dei Lupercali, di cui il popolo di Roma aveva ancora conservato alcune usanze superstiziose. È almeno certo che San Gelasio abolì le ultime vestigia della festa dei Lupercali che veniva celebrata nel mese di febbraio. Papa Innocenzo III, in uno dei suoi Sermoni sulla Purificazione, ci dice che l’attribuzione della cerimonia delle Candele al due febbraio è dovuta alla saggezza dei precedenti Pontefici romani, i quali avrebbero indirizzato al culto della santa Vergine i resti d’una usanza religiosa degli antichi Romani, che accendevano delle fiaccole in ricordo delle torce alla cui luce Cerere aveva, secondo la favola, percorso le cime dell’Etna, cercando la figlia Proserpina rapita da Plutone; ma non si trova alcuna festa in onore di Cerere nel mese di febbraio nel calendario degli antichi Romani. Ci sembra dunque più esatto adottare l’idea di altri studiosi fra i quali Benedetto XIV, i quali ritengono che l’antica festa conosciuta in febbraio sotto il nome di Amburbalia e nella quale i pagani percorrevano la città portando delle fiaccole, ha dato occasione ai Papi di sostituirvi un rito cristiano che essi hanno congiunto alla celebrazione della festa in cui Cristo, Luce del mondo, viene presentato al Tempio dalla Vergine madre. Il Liber Pontificalis dice che la processione fu istituita, a Roma, dal Papa Sergio (687-707) e che si faceva dalla chiesa di Sant’Adriano a Santa Maria Maggiore, ma è certamente anteriore a questo Papa, poiché la processione con le candele benedette esisteva già ad Alessandria nel V secolo, e anche prima, a Gerusalemme. Da principio la processione ebbe, a Roma, un carattere penitenziale: il Papa andava a piedi nudi, e i paramenti talvolta erano neri. Nel XII secolo essa perdette quel carattere austero che fece posto alla letizia. I ministri, tuttavia, conservano ancora i paramenti viola che smettono soltanto per la Messa. L’evento L’evento di questa celebrazione è stato sovente illustrato dai liturgisti dal VII secolo in poi. Secondo quanto afferma Sant’Ivo di Chartres nel suo secondo Sermone sulla festa della Presentazione al Tempio, la cera delle candele, formata dalle api con il succo dei fiori che l’antichità ha sempre considerata come un’immagine della Verginità, simboleggia la carne virginea del divino Bambino, il quale non ha intaccato nella sua concezione e nella sua nascita l’integrità di Maria. Nella fiamma della candela, il Vescovo ci invita a vedere il simbolo di Cristo che è venuto a illuminare le nostre tenebre. Sant’Anselmo, nelle sue Enarrazioni su San Luca, descrivendo lo stesso mistero, ci dice che nella Candela vi sono da considerare tre cose: la cera, lo stoppino e la fiamma. La cera, dice, opera dell’ape virginea, è la carne di Cristo; lo stoppino, che sta dentro, è l’anima; e la fiamma, che brilla nella parte superiore, è la divinità. Le candele Un tempo i fedeli portavano essi stessi le candele alla chiesa perché fossero benedette insieme con quelle che i sacerdoti e i ministri portano nella Processione. Dopo la festa, i fedeli, custodiscono queste candele rispettosamente nelle proprie case e talvolta le accendono al capezzale dei morenti, come ricordo dell’immortalità che Cristo ci ha meritata e come segno della protezione di Maria. La Processione Piena di gaudio, rischiarata dalla moltitudine delle fiaccole e trasportata come Simeone dal moto dello Spirito Santo, la santa Chiesa si mette in cammino per andare incontro all’Emmanuele. È questo incontro che la Chiesa Greca, nella sua Liturgia, designa con il nome di Ipapante e della quale ha fatto l’attributo della festa del 2 febbraio. Lo scopo è di imitare la processione del Tempio di Gerusalemme, che San Bernardo così celebra nel suo primo Sermone sulla Festa della Purificazione di Maria: «Oggi la Vergine madre introduce il Signore del Tempio nel Tempio del Signore, e Giuseppe presenta al Signore non un figlio suo, ma il Figlio diletto del Signore, nel quale Egli ha posto le sue compiacenze. Il giusto riconosce Colui che aspettava; la vedova Anna lo esalta nelle sue lodi. Questi quattro personaggi hanno celebrato per la prima volta la Processione di oggi, che, in seguito, doveva essere solennizzata nella letizia di tutta la terra in ogni luogo e da tutte le genti. Non stupiamo che quella Processione sia stata piccola, poiché Colui che vi si riceveva si era fatto piccolo. Nessun peccatore vi apparve: tutti erano giusti, santi e perfetti». Camminiamo nondimeno sulle loro orme. Andiamo incontro allo Sposo, come le vergini prudenti, portando in mano lampade accese al fuoco della carità. Ricordiamo il consiglio che ci da il Salvatore stesso: Siano i vostri lombi precinti come quelli dei viandanti; portate in mano fiaccole accese e siate simili a coloro che aspettano il loro Signore (Lc 12,35). Guidati dalla fede, illuminati dall’amore, noi lo incontreremo, lo riconosceremo, ed Egli si darà a noi.

DOMENICA 28 GENNAIO 2018      notizia del 27/01/2018

Commento alla IV Domenica del T. O. :Mc 1,21-28:L´arroganza e la supponenza ci tengono lontani dalla verità SS. Messe h. 9.00 - 10.30 - 12.00 (anniversari di matrimonio)- 18.00 Lasciamo le reti, diventiamo pescatori di umanità, allora. Facciamolo non nel chiuso delle sacrestie ma presso i confini, sulle spiagge che separano la terra certa dal mare tempestoso perché il nostro è il Dio dei confini che inizia la sua predicazione quando tutti dicono di smettere. Facciamolo sul serio, seguendo il Cristo. Impariamo a diventare discepoli abbandonando le lentezze, rinnovando le abitudini, risvegliando l´entusiasmo. Facciamolo in compagnia del Pietro che lo Spirito, ora, ci ha messo accanto. Un Pietro che, nonostante i mille giudizi mondani, positivi e negativi, nonostante le dietrologie, raduna con la sua testimonianza sette milioni di persone, il più grande assembramento nella storia dell´umanità. E, oggi, il primo Pietro, attraverso la penna del suo discepolo Marco evangelista, inizia il racconto della predicazione di Gesù con la più provocante delle provocazioni. Il primo miracolo dello sconosciuto rabbì avviene a Cafarnao. Guarisce un indemoniato. Dentro la sinagoga. Indemoniati Oggi si parla male e a sproposito del demonio, anche in casa cattolica. È diventato una specie di eroe romantico, esaltato da alcuni, temuto da altri. Una figura tragica che suscita curiosità e interesse, innalzato a struggente modello negativo da una forte corrente di pensiero che fa presa soprattutto sugli adolescenti. Spaventa, attira, inquieta. E tranquillizza le coscienze. Sì, avete capito bene: l´eccessiva attenzione al demonio paradossalmente lo favorisce e, quel che è peggio, stravolge la visione biblica sulla tentazione. Caricando di eccessiva importanza il male a scapito del bene, rischiamo di deresponsabilizzare la coscienza e la scelta personale. L´opera del Maligno (che esiste ed è meno goffo e caricaturale di come ce lo immaginiamo) consiste esattamente nell´intorbidire le acque, nel girare la frittata, nell´ingigantire il particolare a scapito della visione d´insieme, nello sminuire o offuscare le conseguenze catastrofiche delle nostre scelte. Il demonio ci fa credere di essere peggiori di come possiamo essere veramente. E che tutto ciò sia inevitabile. Che c´entri con noi? Uno dei presenti, che fino ad allora non ha dato alcun segno di stranezza, dà in escandescenze e inizia ad urlare. E ciò che dice è la sintesi di come non deve diventare la fede. Che c´è fra noi e te, Gesù Nazareno? Cosa c´entra Gesù con l´economia? La politica? Il lavoro? Gli affetti? Quante persone sento ragionare in questo modo! "Dio c´è ma non mi riguarda, non mi interessa. Se proprio devo, indosso i panni del credente in occasione delle feste grandi, ma lì finisce." E questo ragionamento, purtroppo, lo sento in bocca non agli atei convinti, ma ai credenti deboli. A quelli che vogliono sentirsi "a posto" perché non si sa mai. L´indemoniato frequenta la sinagoga, partecipa alla messa domenicale, col vestito buono, in fondo alla chiesa. È presente a tutti funerali del paese, fa parte di una antica confraternita e porta la statua del santo a spalle il giorno del santo patrono, destina l´ 8x1000 dei propri redditi alla Chiesa. Ma non vuole avere nulla a che fare con Gesù. Sei venuto a rovinarci? Ecco la ragione di tanta lontananza: molti sono convinti che Dio sia un concorrente dell´uomo, un avversario pronto a rovinarci la festa, uno a cui dover rendere conto, mannaggia. La vita è bella soprattutto se è trasgressiva, godereccia, esagerata, eccessiva, folle. E Dio, invece, chiede ordine, serietà, senso della misura... Credere è giusto e doveroso, certo. Ma mortalmente noioso. No: il Dio di Gesù non viene a rovinarci, ma a redimerci. La redenzione, certo, passa attraverso la conversione e la capacità di cogliere cosa ci costruisce e cosa ci distrugge. Ma questo è un passo successivo. La prima verità che dobbiamo urlare dai tetti delle nostra case è che Dio è un alleato dell´uomo, non un concorrente. Io so chi tu sei: il Santo di Dio! L´indemoniato "sa", conosce. L´arroganza e la supponenza ci tengono lontani dalla verità perché pensiamo di averne a sufficienza in tasca, senza avere bisogno di nessuno. Oggi circolano molte informazioni, ma pochissime idee. Molti pensano di conoscere la fede dopo ben tre lunghi anni di catechismo con la suora dell´oratorio! Cosa c´è altro da sapere? E di poter esprimere giudizi dopo aver letto l´ultimo saggio scandalistico sul Vaticano (oggi vende molto sparlare di chiunque). Non c´è bisogno di sapere altro, non c´è bisogno di informarsi, e ci mancherebbe. E, così facendo, chiudono gli occhi e si turano gli orecchi. E se, invece, ci fosse altro, molto altro da sapere? Perché non tentare? Argutamente sant´Agostino commenta questa pagina: non vantarti della fede, non ti distingui ancora dai demoni. Autorevole È demoniaca una fede che tiene il Signore lontano dalla quotidianità, che lo relega nel sacro, che sorride benevola alle pie esortazioni, senza calarle nella dura quotidianità. È demoniaca una fede che vede in Dio un concorrente e che contrappone la piena riuscita della vita e la fede: se Dio esiste io sono castrato, non posso realizzare i miei desideri. È demoniaca una fede che resta alle parole: il demone riconosce in Gesù il santo di Dio ma non aderisce al suo vangelo. Liberiamoci da una fede così piccina. Diamo retta all´unico che ha autorevolezza perché parla di cose che conosce.

DOMENICA 21 GENNAIO 2018      notizia del 20/01/2018

Commento al vangelo della Domenica ( Mc 1,14-20 ) con Gesù il tempo da “chronos”: tempo dell’uomo a “kairos” : il tempo di Dio Nella Galilea Gesù andò nella Galilea, da lì inizia la sua predicazione, in una terra di confine, incrocio di popoli, alla periferia di Israele lontano dai poteri religiosi, ai margini dell´impero in cui Roma esercitava il dominio economico, politico e militare. Nella insignificanza di una periferia umana, come in ogni periferia Dio si manifesta nella storia degli uomini per portare a loro la “buona Notizia”. Non entra nelle stanze dei bottoni dove si decidono le sorti del mondo, non sfiora l´agitazione delle “borse” capaci di movimentare le finanze, neppure si lascia coinvolgere dai riti e dai fumi d´incenso del Tempio. La storia di Dio si compie tra la gente semplice, quella che non conta, i cui nomi non vanno sui giornali ma porta su di sé la fatica della storia umana nella quotidianità del lavoro, nella dinamica delle relazioni. La vita che a noi sembra banale, a volte lontana dalla religione e da Dio è invece il luogo che Dio predilige per annunciare il suo Vangelo. Nessuno è troppo lontano da Dio da non essere toccato dal suo amore. Il tempo è compiuto Che significa che il tempo è compiuto? Quando diciamo che una cosa è compiuta intendiamo che è terminata, è finita, non c´è altro da fare. Ma come possiamo intenderlo per il tempo che ancora scorre con le mille cose che abbiamo fatto ma con altrettante che rimangono da fare. La storia manifesta le sue inquietudini: popoli che si combattono, gente che trasmigra, la miseria e la fame convivono con la ricchezza e l´opulenza, gli uomini sono in continua ricerca di qualcosa senza neppure aver chiaro cosa stia cercando davvero; anche la Terra manifesta instabilità: i cambiamenti climatici, i movimenti tellurici, i continenti che si allontanano e si avvicinano, l´acqua che scroscia, il vento che sgretola; nulla dà il senso del finito, del compimento. Il tempo di cui parliamo di solito, quello in cui siamo immersi e di cui facciamo esperienza è il chronos che segna il susseguirsi degli avvenimenti; Gesù però parla del kairos, il tempo di Dio, il momento in cui si manifesta l´azione di Dio, non è il tempo che scorre ma quello che ci interpella, non si misura in ore e giorni che passano ma nella efficacia di ciò che porta, non si manifesta quantitativamente ma nella qualità del suo dono. È un tempo nascosto che difficilmente si scorge, è l´attimo fuggente che non siamo capaci a cogliere. Siamo così immersi nel susseguirsi delle cose che ci sfugge quella pienezza dei tempi di cui parla il vangelo: ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna (Gal 4,4); ciò che sfugge all´uomo non sfugge a Dio; quando lui ha deciso Dio è entrato nella storia degli uomini, non era necessario che noi fossimo capaci di accoglierlo, è stato necessario che fosse pronto lui a manifestare il suo amore per noi. Cristo ha vissuto su questa terra come uomo per renderci capaci di diventare Figlio di Dio, da allora non ha mai cessato di essere l´Emmanuele, il Dio con noi. Il tempo è compiuto, non c´è altro da attendere. Il regno di Dio è vicino C´è da domandarsi dove sia Dio nella nostra vita, o peggio nella nostra storia che sembra essere così lontana dagli ideali religiosi. Negli anni sessanta si è arrivati a teorizzare la “morte di Dio” sostenendo che la cultura secolare moderna aveva perso tutto il senso del sacro, di ogni significato sacramentale, e non comprende la tensione trascendentale o senso della Provvidenza. L´olocausto era stata la manifestazione evidente della morte di Dio nel cuore dell´uomo. Eppure Gesù ha annunciato che il regno di Dio è vicino, si è fatto prossimo all´uomo, alla sua storia, alle sue dimenticanze, alle sue cattiverie. Non c´è da inerpicarsi nei sentieri impervi della ascetica, né districarsi nei labirinti dei pensieri teologici, Dio è talmente vicino all´uomo che è riconoscibile nelle pieghe di una vita che è troppo normale da sembrare banale. Nella fatica quotidiana per guadagnarsi onestamente di che vivere, nella serenità dei tempi di svago, nel bisogno di amare e di donare amore. Gesù Cristo ci ha portato la salvezza nel Regno che è già in mezzo a noi, che già opera nella nostra vita, senza che noi ce ne avvediamo. Intendiamo annunciare che Dio non è lontano, che nessuno è orfano in questo angosciato tempo, che non siamo vagabondi senza meta, che la solitudine non è il nostro destino, che l´ingiustizia non è l´ultima parola, perché tutti abbiamo una casa che ci aspetta. Questa casa, più che un luogo, è un cuore, il cuore di Cristo. (card. Bagnasco )

DOMENICA 14 GENNAIO 2018      notizia del 13/01/2018

Commento alla liturgia dell Domenica: (Gv 1,35-42) Cercare Cristo prima di tutto “Che cosa cercate?”, chiede il Signore ai due discepoli di Giovanni, che lo seguivano: è una domanda che dovremmo porre anche noi al nostro cuore, alla nostra mente, alla nostra coscienza,... Prima di intraprendere un´opera importante, dovremmo sempre chiederci che cosa stiamo cercando, che cosa vogliamo ottenere e perché. Temo che molti fedeli che frequentano settimanalmente la parrocchia, non cerchino proprio nulla; semplicemente compiono un atto religioso, per lo più fine a se stesso; come tale, non risponde necessariamente ad alcuna domanda di senso. È giocoforza che se non si cerca nulla, sarà ancor più difficile trovare qualcosa... Ma chiedersi che cosa cerchiamo non basta ancora: e se troviamo qualcosa che non pensavamo di trovare? Se questa novità ci coglie impreparati, non solo, ma anche poco disponibili ad accoglierla? Non sembrino questioni di lana caprina! Si sente spesso dire: “ho pregato tanto, ho chiesto tanto... ma non ho ottenuto niente... allora ho smesso di cercare, ho smesso di pregare, ho smesso di invocare”. Mi viene in mente l´incontro del paralitico, calato attraverso il tetto, davanti al naso di Gesù (cfr. Mc 2,1-12). Il Signore disse al paralitico: “Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati”; confessiamolo, chi di noi si sarebbe aspettato una simile reazione da Gesù? Fossimo stati nei panni del Maestro di Nazareth, davanti a quel fatto eclatante e teatrale - appunto, scoperchiare il tetto e calare il malato proprio davanti a Gesù -, forse, dico, forse avremmo reagito come aveva fatto sempre: “Alzati e cammina!”.; perché era quella la risposta che tutti si aspettavano, a cominciare dal paralitico e dai suoi amici. Ecco un caso nel quale Dio reagisce alle preghiere dell´uomo, ma a modo Suo, non (a modo) nostro. Che ci piaccia o no, Dio ha dei progetti su di noi... la strada la traccia Lui! Lui sa di che cosa abbiamo bisogno... più di quanto lo sappiamo noi. Dunque, la domanda è sempre la stessa: siamo disposti ad accogliere ciò che Lui ci dirà e farà? Oppure restiamo fermi sulle nostre convinzioni, sulla nostre necessità, sulle nostre pretese,...? E se queste convinzioni, queste necessità, queste pretese non corrispondono alla volontà di Dio? “Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedeo con i suoi figli, e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di´ che questi miei figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete»....” (Mt 20,20-23); a quel punto, il Signore annuncia loro che avrebbero bevuto al suo stesso calice; un´evidente allusione alla passione... evidente per noi che conosciamo la storia, ma non per i due fratelli. Ma sedere alla sua destra e alla sua sinistra, non rientrava nella Sua volontà. È il Padre che decide; il Figlio obbedisce e basta... Ma ritorniamo ancora alla domanda di Gesù: “Che cosa cercate?”; il Figlio del falegname si tiene per così dire sul vago: possiamo cercare qualcosa, o possiamo cercare qualcuno. La differenza specifica tra fede e religione, per la quale (differenza) le due realtà non si possono identificare, ma soltanto relazionare, consiste nel fatto che la fede è finalizzata alla ricerca di una persona; mentre la religione, sganciata dalla fede, può fatalmente ridursi alla ricerca di un utile, fosse anche la salute del corpo, la felicità, la realizzazione personale... Pietro apostolo si chiamava Simone: il Signore, che aveva il dono di leggere nel cuore delle persone, lo chiamò Cefa, che significa pietra... Mai nome fu più azzeccato di questo! Sul finire della vita pubblica di Gesù, Pietro, proprio lui, il principe degli apostoli, si rivolse al Maestro e gli chiese: “Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne otterremo?”; (Pietro) non aveva capito che il fine della sua scelta non consisteva nell´ottenere un vantaggio di ordine materiale; evidentemente si era dimenticato l´inizio della vicenda, quello che il Vangelo di oggi offre alla nostra riflessione: Andrea incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: “Abbiamo trovato il Messia!”; ecco il fine della nostra ricerca di fede: trovare il Messia, cioè il Cristo. A riprova che la fede non è strumentale ad ottenere un vantaggio immediato ulteriore, rispetto alla persona del Cristo, ecco un altro episodio raccontato questa volta da Giovanni, al cap.11 del suo Vangelo: dopo aver saputo che l´amico Lazzaro era morto, il Signore si recò in casa delle sorelle di lui, Marta e Maria: “Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risusciterà». Gli rispose Marta: «So che risusciterà l´ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me anche se muore vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi tu questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo.»”. Ecco, questa è la fede e questo è anche il senso della nostra ricerca di fede: trovare il Cristo. Non c´è età, che non sia quella giusta per trovarlo. Ma se non lo cerchiamo con onestà, con docilità, pronti a tutto... non lo troveremo, né a 8 anni, né a 18, né a 58, né a 108... Cerchiamo il Signore! Lui ci sta cercando da sempre. Per questo il Figlio dell´Uomo si è incarnato ed è venuto nel mondo: per cercare e trovare ciò che era perduto (cfr. Lc 19, 1-10): un´altra dichiarazione decisiva del Vangelo, espressa (da Gesù) a Zaccheo, dopo la sua conversione. Noi siamo Marta, noi siamo Zaccheo, noi siamo Cefa-Simon-Pietro... sempre in bilico tra fede sincera e religione interessata... tra adorazione nuda e cruda, e domanda. Bando alle contrapposizioni radicali! La preghiera del Padre Nostro esprime tanto l´adorazione pura, che l´invocazione e la domanda. Camminiamo nella speranza che la nostra fede si purifichi strada facendo, per diventare sempre più e sempre meglio fiducia in una Persona, il Cristo: tutto il resto ci sarà donato in sovrappiù (Mt 6).

DOMENICA 7 GENNAIO 2018      notizia del 06/01/2018

Commento alla liturgia di domani : Battesimo di Gesù (Mc 1, 7-11) SS. Messe h. 9.00 - 10.30 - 12.00 e 18.00 Poi capita, in anni come questi, che alzi bandiera bianca. Perché puoi volere davvero tanto tanto bene a Gesù, ma trovarsi a messa una volta ogni due giorni, in questa alternanza fra Natale, Capodanno, Epifania e domeniche, in effetti è davvero troppo. Si rischia di fare come per il pranzo di Natale o il Veglione di Capodanno. Ti abbuffi, ti sfianchi di cibo fino a non poterne più. Un po’ mi spiace, se devo essere onesto, perché rischiamo di perderci pagine spettacolari come quelle dell’Epifania. Intendiamoci: evviva un giorno in più di vacanza con la solennità celebrata il 6 gennaio ma, forse, lasciarla come conclusione del tempo natalizio alla domenica avrebbe permesso di assimilare di più. Così non è e oggi, per lo stupore di molti, se siete andati a Messa, vi siete trovati un Gesù adulto pronto a farsi battezzare. Allora riassumo per chi si fosse perso qualche puntata: ieri abbiamo celebrato la chiusura del tempo natalizio con la straordinaria festa dell’Epifania, così importante che per i nostri fratelli ortodossi sostituisce il Natale. Perché è immensamente bello celebrare la notte della nascita di Gesù ma il racconto dei Magi, i magoi venuti dall’oriente, che rappresentano le nazioni pagane che riconoscono in Gesù il Salvatore, è il culmine dell’incarnazione. Se Dio diventa uomo, ci dice l’ebreo Matteo, è per essere riconosciuto da tutti i popoli, anche da quelli pagani. Bene la nascita, allora. Ma ancora meglio l’adorazione, in quel bambino, del re, del Dio, del crocefisso, come simboleggiato bene dai doni di questi esotici personaggi. Ma, ed è quello che vorrei fare oggi, fra queste due feste, Epifania e Battesimo, c’è qualcosa di condiviso. Ed è un atteggiamento che potrebbe aiutarci a iniziare bene questo nuovo anno. Ed è il desiderio. Dei magoi Siamo talmente abituati ad immaginarli, questi stranieri venuti da lontano montando dei cammelli, vestiti di seta e col turbante, da averli relegati nell’ambito delle pie favolette per bambini. Eppure, a leggere bene il racconto, fatta la dovuta tara alla visione teologica e salvifica del buon Matteo, in questo racconto, nella logica di quanto ci siamo detti a Natale, i magoi sono fra i pochi ad avere accolto il Dio fatto uomo. Anche se, in realtà, cercavano altro. Il loro desiderio era quello di verificare l’ipotesi di un collegamento fra un qualche evento astrale e la nascita di un re in Giudea. Me li vedo, questi facoltosi e curiosi amici che scommettono su quale fra le loro teorie sia quella corretta. Me li vedo mettersi in viaggio scrutando il cielo (d’altronde la parola desiderio non proviene forse dal de-sidera, guardare le stelle?). Poi lo stupore per il parapiglia creato alla corte del tiranno Erode e la notizia di un altro re da aspettare, di un’attesa legata alla fede, di una promessa messianica. E lo sconcerto. Fino al riapparire di quell’evento, di quella stella, che li ha condotti al cospetto di una madre e di un neonato. Non sono devoti, i magoi, né particolarmente interessati alle cose dei preti. Sono curiosi, sono scienziati, sono amici, sono disposti a mettersi in strada per andare a vedere. Il desiderio li spinge. La curiosità di dare una risposta alle loro mille domande. E trovano Dio. Vorrei proprio capire chi sono quei geni che contrappongono ricerca scientifica e fede. Vorrei proprio imparare dai magoi ad alzare lo sguardo e ad uscire dal palazzo. Di Giovanni È un prete, ma non frequenta il tempio. È un profeta, ma non cerca discepoli e caccia la gente in malo modo. È preso per il Messia, ma non accetta che lo si consideri tale. Ha fatto della sua vita un’attesa. È l’immagine e l’emblema del giusto che attende la salvezza di Israele. Non vuole clamore, non vuole essere al centro dell’attenzione ma lo diventa, malgrado tutto. A Gerusalemme hanno lo splendore del ricostruendo tempio e i riti e i sacerdoti. Scendono nel deserto per udire una Parola sferzante ma vera in bocca ad un uomo scavato dal sole e dal digiuno. Ha un desiderio: preparare il popolo ad incontrare il Messia. Ama Dio con passione amorosa. Ama il popolo e lo scuote. Questo Dio che è venuto nella Storia e che ha stupito anche lui. Dio non è mai come ce lo immaginiamo. Sempre oltre. Vorrei proprio imparare dal Battista ad essere divorato dal fuoco interiore dell’amore di Dio. E amare la gente anche scuotendola, se necessario. E dare uno strumento di salvezza, come ha saputo fare lui con il Battesimo. E diventare capace, almeno un poco, di farmi abitare dalla Parola per diventarne voce. Di Gesù È un perfetto sconosciuto. Jeoshua di Nazareth di Galilea. Si mette in fila con i penitenti, lui che non porta peccato con sé. Chiede perdono, lui che non sa cosa sia la colpa. Solidale fin dal primo gesto, in mezzo, assieme, con gli altri. Un gesto sconvolgente, che esprime il desiderio di Dio di salvare ogni uomo, mischiandosi con noi. Non ci salva dall’alto. Non ci salva con un molle gesto di condiscendenza. Si sporca le mani di fango questo Dio. Vorrei imparare dal Signore Gesù a mischiarmi fra i peccatori, perché lo sono. Senza giudicare, senza pretendere, senza deprimermi. Magari riscoprendo quel grande segno di appartenenza a Lui che è stato il mio battesimo.

6 gennaio 2018      notizia del 05/01/2018

Commento della liturgia di domani. Epifania: manifestazione di Dio all´umanità (Mt 2,1-12) SS. Messe: questa sera h.18.00 . Domani : h. 9.00 - 10.30 - 12.00 e h.18.00 Si diceva che l´Epifania tutte le feste porta via... ma forse non è proprio più così perché nel giro delle anticipazioni commerciali i banchi dei supermercati sono già pieni dei dolci e dei costumi di carnevale, che provano a convivere con le calze della vecchia befana; ormai tutto si intreccia senza soluzione di continuità in cui tutto coesiste ma tutto perde di significato. Abbiamo rotto i ritmi del tempo capaci di dare senso alla vita, Non c´è più il giorno di festa e quello lavorativo; con la confusione dei tempi e dei suoi simboli anche le solennità e le festività religiose corrono il rischio di precipitare nel mito e nella favola. La favola accontenta l´uomo sul momento, lo inganna con miraggi inutili, lo assopisce illudendolo al risveglio rendendogli incomprensibile e dura la realtà. Le festività, invece hanno il compito di introdurci nel mistero che ci tiene in bilico tra ciò che è conosciuto e quanto rimane ignoto, stimola la curiosità, sviluppa l´intuito oltre ciò che è visibile; il mistero a cui apparteniamo ci chiede di entrare in se stessi, entrare nella profondità della storia. Se il ciclo natalizio è sempre in bilico tra favola e mistero, certamente la storia dei Magi è quella che ha messo in moto tante e tali fantasie che la favola è quasi diventata la norma. Matteo è molto parco nella descrizione dei magi, praticamente non dice niente della loro identità e origine, neppure sul numero; sono i vangeli apocrifi, le leggende posteriori con tutt´altro scopo da quello del vangelo che aggiungono fantasie. Per non perderci nelle nebbie di una favola teniamoci stretti al testo di Matteo che ha l´unico scopo di alimentare il senso della nostra fede. Non è detto che all´origine non ci sia un qualche fondamento storico ma lo scopo per cui questo racconto è arrivato fino a noi è comunicarci la verità su Gesù più che fornirci particolari episodici. Dobbiamo considerare l´unità redazionale del secondo capitolo e la concatenazione degli avvenimenti raccontati: i magi, il sospetto di Erode, la fuga in Egitto, l´uccisione dei bambini, la morte di Erode, il ritorno a Nazareth; prendere atto della forte tensione pasquale di cui il capitolo è annuncio e anticipazione. I Magi arrivano da oriente a Gerusalemme con una ricerca precisa: il re dei Giudei; questi stranieri sono alla ricerca di chi, nella sua terra non è conosciuto; anche alla fine sarà uno straniero ad affiggere sulla croce la stessa espressione come motivo di condanna (Mt 27,37). Tutti gli evangelisti concordano nel raccontare la lunga storia del rifiuto di Gesù da parte dei suoi: Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto (Gv 1,11), e che sono altri quelli che lo riconoscono: «Davvero costui era Figlio di Dio!» (Mt 27,54). A guidare i magi è una stella: da questa immagine si sono scatenate le ipotesi più fantasiose, astronomi e scienziati a iniziare da Keplero hanno cercato di scoprirne l´origine e la natura, a noi piuttosto interessa il senso di questa immagine che rappresenta una rivelazione del cielo. I magi sensibili e accorti ne percepiscono il senso, si lasciano guidare da un intuito anche se non ben definito, l´importate è non rimanere fermi a casa ancorati alla propria poltrona, alle proprie abitudini o ai propri poteri (come a Gerusalemme), occorre muoversi e cercare, lasciare le proprie sicurezze per un ignoto ricco di sorprese. Non a caso la stella fa perdere la sua luce all´ingresso in Gerusalemme quando i magi hanno cercato tra gli uomini delle istituzioni, quelli della stabilità del potere e della religione, per apparire di nuovo fuori delle mura della città. [È sintomatico che in una campagna elettorale già iniziata ci si appelli proprio ai simboli della religione come segno di sicurezza, o si richiami alla stabilità priva del rischio o della avventura del futuro]. Nella economia di questa pagina evangelica c´è l´esperienza della prima comunità cristiana che forte della Buona Notizia ricevuta se ne fa annunciatrice: sono gli stranieri, gli appartenenti agli altri popoli (come lo erano i primi cristiani) a riconoscere e accogliere Gesù come Signore; una stella, una rivelazione li spinge verso di Lui. Non sono gli uomini ancorati alle proprie tradizioni, illusi dalla propria fede incapaci di rinnovarsi e di guardare oltre. Non a Gerusalemme, luogo del potere degli uomini sugli uomini, né nel tempio, luogo del potere degli uomini su Dio, che è possibile incontrare e riconoscere il Signore; è nell´altrove, nell´ultima delle città, in cui uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Màdian e di Efa, tutti verranno da Saba, portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore (Is 60,6). Questa non è una favola!

FESTA degli Sposi      notizia del 03/01/2018

il giorno 23 gennaio ricorre la festa patronale dei PP. Stimmatini dei SS. Sposi Giuseppe e Maria, sotto la cui protezione ed esempio S. Gaspare Bertoni vole mettere la nostra Congregazione . In parrocchia la festeggeremmo Domenica 28 Febbraio nella SS. Messa delle h.12.00. Tutte le coppi che vogliono ricordare il loro anniversario significativo: 5° -10° - 15°- 20° -25° -30° - 35° - 40° -45° - 50° ...dopo questa data va bene ogni anno, può darei il proprio nominativo alla segreteria parrocchiale entro il 24 gennaio

corso in preparazione al matrimonio      notizia del 03/01/2018

IL NUOVO CORSO IN PREPARAZIONE AL MATRIMONIO INIZIERA´ VENERDI´ 16 FEBBRAIO ALLE H.21.15 Cliccando qui sopra orari e scheda di inscrizione da consegnarsi in parrocchia entro il 12 febbraio Le schede sono presenti anche nella segreteria parrocchiale

1 gennaio 2018      notizia del 31/12/2017

Commento per la liturgia del 1 Gennaio: Lc 2,16-21 Maria Madre di Dio che cammina assieme a noi SS. Messe: prefestiva Domenica 31 col canto del Te Deum , alle h. 18.00 1 gennaio 2018: h. 9.00 - 10.30 - 12.00 e 18.00 Tra le Solennità dell´anno liturgico penso che la solennità di oggi sia veramente la cenerentola! Molti fedeli, infatti, partecipano alla Messa prefestiva, quella per capirci in cui si canta l´inno "Te Deum", ma il giorno dopo, quello della Solennità della Gran Madre di Dio, il 1 di gennaio i banchi in chiesa diventano molto più capienti... molto più vuoti. Paolo VI trasformò in precetto questa solennità perché era guidato dall´intuizione che non si comincia un anno senza l´intercessione e l´accompagnamento di Maria. Ma vediamo con calma le letture: la prima lettura è il testo che S. Francesco ha usato spesso come benedizione e che ha lasciato ai suoi frati, la cosa interessante è che Dio usa Mosè come intermediario per insegnare a sacerdoti e leviti a benedire il popolo: se avete notato c´è scritto che così porranno il nome di Dio nelle persone e Dio li potrà benedire. Come dire che Dio leggerà la Sua presenza in loro e così potrà donargli la sua benedizione... strano, no? Eppure la logica è lineare: se vivrai ogni tua esperienza umana col Signore (perché rivolgerà il suo volto su di te, ti sarà propizio e ti proteggerà) allora gli apparterrai veramente, perché lo sceglierai tu, non è un´imposizione è la libera adesione ad un dono. Se gli apparterrai allora vorrai dire che Lo capirai "al volo" e che quindi Dio ha mano libera nel benedirti, nel riempire la tua vita del Suo amore e della Sua vita; perché questo è il desiderio di Dio per te, non che tu lo aiuti, ma che standogli vicino possa scoprire quanto ti vuole bene e gli lasci fare la Sua missione. La seconda lettura si spinge un pochino più avanti: finalmente si svela il mistero nascosto ai secoli, che Dio ti vuole bene da impazzire, tanto che non ti fa doni (forse quelli di Natale li abbiamo già dimenticati...) ma ti regala l´essere come Lui, figli nel Figlio, eredi dell´amore eterno del Padre. L´anno che inizia è l´anno civile, è per convenzione che si inizia il 1 di Gennaio, potremmo tranquillamente iniziare dal 13 di Marzo o da qualsiasi altro giorno, basta mettersi d´accordo, ma c´è l´annuncio che in quest´anno il Padre in persona ti sarà vicino e ti benedirà, il Figlio è nato e ti donerà la Sua stessa vita non solo con gli insegnamenti, ma si mette nelle tue mani e sarà la cosa più bella che potrai ridonare al Padre. Lo Spirito Santo ti sorreggerà nel cammino perché griderà nel tuo cuore che tu sei figlio Suo, che non ti abbandona, che non esiste nulla che potrà mai spegnere il Suo amore per te. Per questo devi vivere quest´anno, non ti devi perdere nulla, perché in tutto sperimenterai questo amore e la Sua vicinanza. L´unico problema è che non sarà facile, perché finché non gli apparterrai, finché non avrai il Suo nome, finché non cambierai modo di pensare farai fatica a riconoscerlo. Per questo nel vangelo s. Luca ci dice che addirittura Maria custodiva le Parole dell´angelo, tutto quello che accadeva, la nascita di Gesù, serbava tutto nel suo cuore per poterlo capire davvero, per capire lo stile di Dio; e se lo faceva Maria che è Maria, significa che è difficile ma possibile, specialmente noi che siamo abituati a mettere un like prima di finire di leggere, noi che per correre sempre crediamo a ogni baggianata che vola su internet, noi che l´adesso è già passato. Se vogliamo andare in profondità e non affogare nella superficialità e nel banale dobbiamo imparare uno stile nuovo, proprio quello di Maria. I pastori che vanno da Maria non ci danno un segno da poco: immaginate che a casa vostra si presentino 15 persone sconosciute che vi raccontino qualcosa di profondamente intimo della vostra vita mandati da un angelo, non mi sembra un segno che passi inosservato. E se Dio ha mandato un segno così grande a Maria che sta decisamente avanti rispetto a noi, pensate quali segni ci darà a noi così distratti. Quest´anno noi siamo come Maria in ascolto del Signore, ma se avremo fatto bene il nostro, saremo come i pastori per i fratelli, perché porteremo con la nostra misera vita i segni della presenza e potenza di Dio, semplicemente perché gli apparterremo. Un ottimo anno, vi pare?Auguri tutti di un sereno e luminoso 2018

DOMENICA 31 DICEMBRE 2017      notizia del 30/12/2017

Commento alla liturgia di Domani dove celebriamo celebriamo la Festa della Santa Famiglia di Nazareth. Più che fermarmi a parlare dei valori della famiglia, di cui se ne parla in tutti i campi: religioso, psicologico, sociologico, economico, politico, culturale...Mi soffermo sulla figura del vecchio Simeone Dio viene, l’uomo non c’è. Non c’è l’Imperatore, che non si occupa delle cose di Dio e conta i suoi sudditi come se fossero oggetti. Non c’ Erode, che teme la venuta di Dio come se fosse un concorrente. Non ci sono i sacerdoti, tutti presi nel loro piccolo mondo autoreferenziale. Non c’è la brava gente di Gerusalemme e di Betlemme, travolti dalla dimenticanza. Dio viene, e qualcuno lo accoglie. Maria la bella, adolescente incosciente che diventa la porta d’ingresso di Dio nel mondo. Giuseppe, il sognatore, che mette da parte i suoi progetti per obbedire e assumere gli eventi. I pastori, gli zingari di Dio, che non si aspettano salvezza. I Magi, inquieti cercatori che, inseguendo la verità, incontrano Dio. Ma c’è ancora una figura, quasi marginale, che accoglie Dio. Un anziano signore di cui poco si parla, nelle nostre liturgie e che, invece, ha un ruolo fondamentale nella nostra riflessione: è Simeone. Ecco un altro giusto. Come Elisabetta e Zaccaria, genitori di Giovanni Battista, come Giuseppe di Arimatea, come il Centurione Cornelio (pagano!). Luca, nella sua opera, identifica alcuni personaggi, definendoli “giusti”. Luca, pagano, diversamente da Matteo con Giuseppe, usa questo termine indicando le persone che, con il proprio comportamento retto, favoriscono la manifestazione del Regno. Non c’è, quindi, un legame immediato con la giustizia di Dio. Nel caso di Simeone, però, il riferimento a Dio è esplicito e ribadito. Le poche frasi che ce lo descrivono ci danno un’idea precisa di Simeone. È un uomo di fede, un uomo di Chiesa, diremmo oggi, uno di quelli che sono sempre presenti, che danno una mano, che partecipano alla messa feriale, che non disdegnano di pulire la chiesa e partecipano a tutte le iniziative della parrocchia. Ce ne sono ancora di persone come lui, sempre meno, purtroppo. Persone su cui i parroci fanno affidamento, che li sollevano dalle incombenze quotidiane, che prestano un servizio umile e generoso. Uomini e donne con una grande vita interiore. Come Simeone. Per ben tre volte Luca cita lo Spirito Santo. È lo Spirito che rassicura Simeone riguardo alla consolazione di Israele. È lo Spirito che gli promette di fargli vedere la salvezza prima della morte. È lo Spirito, quel mattino, che lo fa uscire di casa e salire al Tempio. La vita di preghiera è una dimensione straordinaria nella vita del credente. L’unione con lo Spirito, l’abbandono a lui, ci illumina e ci istruisce, ci conduce e ci dona consolazione e speranza. Ma proprio da queste sottolineature intuiamo una scomoda verità: Simeone è scoraggiato, forse deluso. Come molti anziani che ho incontrato nella mia vita. Amarezze Simeone me lo immagino così: un uomo di fede cresciuto all’ombra del Tempio, ora amareggiato e stanco, deluso e senza consolazione. Amico lettore, se ti trovi in questa condizione, molto più diffusa di quanto ti immagini, non avere paura: nonostante la fede possiamo essere depressi, malgrado la nostra generosità possiamo temere la morte, anche se dimoriamo nello Spirito, possiamo avere dei momenti di scoraggiamento. La fede non risolve i problemi, li pone in una luce diversa. Al discepolo, il dolore non è evitato. Egli porta in sé, se vuole, le ragioni per affrontarlo e trasfigurarlo. Simeone aspetta la fine dei suoi giorni. Ma è sconsolato: non ha visto la salvezza, non ha assaporato la pienezza di senso.Anche se il Tempio è stato ricostruito e le folle salgono a Gerusalemme, nonostante le liturgie suntuose e le pompe celebrative, nel suo cuore alberga l’amarezza. Finché una mattina, come molte, esce di casa e lì, nel grande atrio del Tempio, li vede. È una giovane coppia, visibilmente in difficoltà, che non sa dove andare per fare circoncidere il proprio bimbo. Sono centinaia le persone presenti in quel momento, fra fedeli e leviti, c’è un gran viavai nel cortile. Giuseppe, timidamente, cerca di chiedere a qualcuno, ma non riceve risposte soddisfacenti. Li vede, Simeone, e capisce. Quanti li stanno guardando? Uno solo li vede. Perché il suo cuore è abitato dallo Spirito Santo. E accade. Si avvicina, sorride, prende il bambino, lo guarda con tenerezza, lo restituisce alla madre. E diventa un poeta. Ora lascia, dice. Si rivolge a Dio, è colmo di gratitudine. Posso andarmene, sono libero, grazie. Ho visto la salvezza, dice. Ho visto la luce. Maria e Giuseppe, straniti, lo osservano, ma di cose strane, negli ultimi otto giorni, ne sono successe a sufficienza. Simeone ha visto la salvezza. In realtà anche lui, come i pastori, come i Magi, vede un neonato. Uguale a mille altri, con gli occhi spalancati e pieni di stupore, la faccina raggrinzita e le manine chiuse a pugno. E lì, in quel bambino, per un attimo, contempla l’infinito. Simeone ha settant’anni o più, quando incontra Gesù. Una vita passata ad aspettare Dio. Poi, per due minuti, incrocia questa coppia e tutto si accende. Che il Signore conceda a tutti noi di avere quei due minuti. Due minuti che possono dare senso a tutta una vita, due piccoli minuti che possono aprirci al mistero. Se, come Simeone, siete delusi dalla vita e amareggiati, se la vita è al tramonto e non vi sembra sia stata granché, se non avete ancora capito cosa ci siete venuto a fare su questa terra, fare come Simeone: dimorate nella preghiera, nella luce dello Spirito, e salite al Tempio. Gli altri vedranno le cose come sempre, voi no. E sarà un natale pieno di salvezza.

DOMENICA 24 DICEMBRE 2017      notizia del 23/12/2017

Commento della IV Domenica di Avvento Lc 1,26-38: Come a Maria , così ad ognuno di noi, da parte di Dio un semplice: "Se vuoi..." Oggi, con la quarta domenica, si conclude il tempo di Avvento, con l´occhio già puntato alla festa di domani, cui tutto l´Avvento era orientato. In questo tempo la liturgia ha richiamato l´attenzione dei fedeli soprattutto su due figure: Giovanni Battista, protagonista dei vangeli delle due precedenti domeniche, e Maria, celebrata l´8 dicembre e riproposta oggi, attraverso il racconto dell´annunciazione (Luca 1,26-38). E´ questa una delle pagine più dense dei vangeli, oggetto di ponderosi studi e commenti, ispiratrice di innumerevoli opere d´arte e spunto iniziale della preghiera più ricorrente, l´“Ave Maria”. Scrive l´evangelista Luca: “In quel tempo, l´angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: Rallegrati, piena di grazia, il Signore è con te. Non temere, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Lo Spirito Santo scenderà su di te... Nulla è impossibile a Dio”. Questa tra virgolette è una sintesi dell´episodio chiamato appunto “Annunciazione”, che si legge oggi, vigilia di Natale, perché riferisce l´antefatto più diretto della nascita di Gesù: il suo concepimento, nel grembo di una vergine che tale continua a restare, perché quello che avviene in lei non è opera d´uomo. Da secoli e secoli Dio aveva manifestato la sua intenzione di intervenire beneficamente nella storia degli uomini, per redimerli dalla misera condizione di peccatori; ma nessuno avrebbe neppure lontanamente immaginato che l´avrebbe fatto addirittura diventando uno di noi. Consideriamo: questo solo fatto costituisce qualcosa di impensabile: il Creatore, l´Etermo, l´Onnipotente, si abbassa sino a diventare una misera creatura umana! Se poi si pensa che questo prevedeva già la croce, cioè il totale dono di sé da parte del Figlio di Dio fattosi uomo, si rimane senza parole di fronte a tanta degnazione; quasi si tocca con mano la misura infinita dell´amore divino di cui gli uomini sono oggetto. In questo quadro sublime si colloca in posizione preminente la figura di Maria. Il vangelo la chiama “piena di grazia”: degli innumerevoli personaggi della Bibbia, per nessun altro si usa questa espressione, che manifesta un amore di predilezione senza pari e un progetto che la coinvolge, assegnandole un ruolo unico e predisponendola a svolgerlo (appunto a questo scopo è stata resa “piena di grazia”). Eppure, quel progetto Dio non lo realizza senza la sua collaborazione: se Maria è obiettivamente importante perché da lei il Figlio di Dio ha preso la natura umana, è ancor più importante perché Dio l´ha fatto non obbligandola; come si dice nell´episodio di cui sopra, per incarnarsi in lei ha chiesto il suo assenso, ed ella l´ha liberamente dato (“Sono la serva del Signore, avvenga quello che egli vuole”). Non è un caso: è l´abituale modo di procedere di Dio nel salvare gli uomini. Egli non costringe mai nessuno ad accogliere il suo dono; propone, invita, ma rispetta sempre la loro libertà, anche quella di rifiutarlo. Sta qui la drammatica grandezza dell´uomo: tanto caro a Dio, da indurlo a scendere al suo livello e donare la vita per lui, eppure libero di rifiutarla. Torna alla mente la parabola del figlio prodigo, con quel padre, figura di Dio, che pur con dolore rispetta la volontà del figlio minore di andarsene lontano da lui, né costringe il maggiore a restare; e con infinita pazienza e speranza tiene sempre aperta la casa per riaccogliere chi non ha apprezzato il suo amore. Celebrare il Natale significa riflettere sulla nostra libertà e sull´uso che ne abbiamo fatto; significa comprendere quanto Dio ci ami, e quanto sia appagante vivere con lui. Buon Natale ad ognuno di voi che state leggendo

DOMENICA 17 DICEMBRE 2017      notizia del 16/12/2017

Commento alla III Domenica di Avvento - Gaudete (Gv 1,6-8.19-28): La gioia di essere liberi da ogni forma di schiavitù morale, spirituale e sociale SS. Messe h. 9.00 - 10.30 - 12.00 e 18.00 La terza domenica di Avvento è chiamata della gioia, della letizia e del gaudio cristiano. Ma dove si trova questa gioia e come effettivamente vene ottenuta e conservata? Una prima risposta a questa gioia, la troviamo nel brano della prima lettura, tratta dal profeta Isaia, nella quale è facile prefigurare la venuta del Messia, come tempo della gioia, tempo della libertà, tempo della vera felicità: poveri, cuori spezzati, schiavi, prigionieri saranno liberati da tutto ciò che li opprime. E´ l´anno giubilare, l´anno della liberazione e della misericordia. Ogni tempo di Avvento è tempo della liberazione, della purificazione e della conversione e dell´ascolto docile della parola di Dio, che è parola di pace, di perdono e di gioia. Il profeta lo esprime con grande enfasi nel testo di questa domenica: “Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio, perché mi ha rivestito delle vesti della salvezza, mi ha avvolto con il mantello della giustizia, come uno sposo si mette il diadema e come una sposa si adorna di gioielli”. La gioia che produce in noi il Natale del Signore deve essere gioia piena per se stessi e per gli altri. Spesso siamo infelici noi e vorremmo che gli altri stessero nelle nostre stesse condizioni. Invece dobbiamo gioire e far gioire. E questo gioire non è altro che sentirsi liberi e vivere nella libertà dei figli di Dio. Una seconda indicazione la troviamo nel salmo responsoriale che riporta per intero il canto del Magnificat, che l´evangelista Luca ha inserito nel brano del vangelo del racconto della visitazione di Maria alla cugina Elisabetta. La gioia di Maria è riconoscersi umile creatura davanti a Dio che l´ha chiamata ad un compito così eccelso, da far trasalire l´animo della Vergine in un inno di lode e di ringraziamento al Signore che non ha paragoni in tutta la scrittura, anche se il Magnificat è un canto biblico per eccellenza: “L´anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l´umiltà della sua serva”. La gioia che ci può dare questo Natale è quella di rivedere il nostro sistema di vita e di pensiero ed abbassare qualsiasi superbia ed orgoglio nella nostra vita di poveri mortali e poveri peccatori. Una terza pista di riflessione, la troviamo nel brano della sua prima lettera ai Tessalonicesi di san Paolo Apostolo, nella quale egli ci raccomanda di essere sempre lieti e questa letizia attingerla dalla preghiera incessante e costante; ad essere, poi, attenti alla voce dello Spirito per non spegnere i carismi e i doni ricevuti a servizio di tutti, in particolare quella della profezia. Chi non fa fruttificare i doni che possiede vive nella tristezza, perché non si sente realizzato. A tale gioia corrisponde poi una soddisfazione per quello che facciamo, e cioè vagliare ogni cosa ed astenersi dal fare qualsiasi male a se stessi e agli altri. Dobbiamo, in poche parole, ad avere a cuore la nostra santificazione, cioè a vivere nella grazia, in modo che la nostra persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo. Duro lavoro spirituale ed interiore che dobbiamo fare assolutamente per preparare la venuta del Signore in questo Natale. Per portare a termine questa sincera volontà di rinnovarsi e cercare la vera gioia, il Vangelo di questa domenica ci offre, mediante il testo dell´Evangelista Giovanni, il modello di comportamento di Giovanni il Battista. E nella condotta di una vita eticamente elevata che sta la gioia. L´esempio trascina e indica il percorso più giusto anche in ordine alla gioia. Visto il bene che Giovanni Battista faceva ed il seguito che aveva, il battesimo che amministrava nelle acque del Giordano, la gente, soprattutto i sacerdoti e i leviti si erano quasi convinti che fosse lui il Messia. La sua testimonianza fu chiara ad indicare in Gesù il vero Messia: «In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». In poche parole egli ribadisce «Io non sono il Cristo». Non sono il profeta Elia e neppure il profeta dei profeta, cioè Cristo. Lui si definisce una «voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa». La gioia del cristiano che deve alzare la voce nei vari deserti di questo mondo sta nell´annunciare Cristo e nel portare Cristo agli altri. Altre gioie che non sia questa non è possibile pensarla o auspicarla per noi, perché l´importante avere Dio nel cuore e vivere costantemente in unione con Lui. Sia questa la nostra preghiera, oggi, che riflettiamo sulla gioia cristiana: O Dio, Padre degli umili e dei poveri, che chiami tutti gli uomini a condividere la pace e la gioia del tuo regno, mostraci la tua benevolenza e donaci un cuore puro e generoso, per preparare la via al Salvatore che viene.

DOMENICA 10 DICEMBRE 2017      notizia del 09/12/2017

Commento alla II domenica di Avvento: Mc 1,1-8 :Noi abbiamo la forza di convertirci ed essere testimoni del nostro battesimo? La liturgia di questa domenica, seconda di Avvento, ci offre, attraverso il profeta Isaia, che ascolteremo anche in questo giorno, la possibilità di riflettere su un tema di grande attualità, che è quella della consolazione, di fronte allo sconforto generale che serpeggia nei nostri ambienti di vita. Come, prima della venuta di Gesù, il popolo eletto sperimentava tempi di tristezza, buio e sconforto, al punto tale che il profeta si fa interprete di una diversa prospettiva di consolazione che viene dal cielo, così, oggi, dobbiamo alzare gli occhi al cielo e chiedere da lassù che il Signore intervenga per guarire il cuore di questa umanità ferita da tanti mali e da tante cattiverie che devono essere eliminate per ridare dignità ad ogni essere umano. «Consolate, consolate il mio popolo. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta, la sua colpa è scontata, perché ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutti i suoi peccati». Questa prospettiva di positività, di risoluzione dei problemi pregressi nel popolo di Dio, che viene evidenziata nel brano della prima lettura, trova una concreta possibilità di riuscita, mediante un annuncio coraggioso di chi è chiamato a dire pane pane e vivo e vino, cioè a parlare con sincerità. La voce nel deserto che chiede il cambiamento era il profeta allora, ai tempi di Gesù, Giovanni il Battista, e nei due millenni del cristianesimo tutte quelle voci che si sono elevate per difendere la vita, la pace, la giustizia, la verità, la moralità, l´onestà. Oggi questa voce che grida nel deserto di un´umanità che sperimenta l´indifferenza globalizzata è quella di Papa Francesco, il profeta dei nostri giorni che il Signore ci ha inviato per farci capire ciò che è davvero necessario ed essenziale per attuare il vangelo della carità nell´oggi della chiesa e del mondo. Cosa fare allora? Spianare la steppa per fare strada al Signore che viene in questo Natale. E per steppa si intende la nostra vita fatta di tante aridità, soprattutto spirituali. Inoltre bisogna innalzare le valli ed abbassare colli e monti, operando non a livello tecnologico, ma chirurgicamente nel nostro cuore e nella nostra mente, perché scompaia da noi orgoglio, presunzione, arroganza, superiorità e prepotenza e si faccia strada la virtù dell´umiltà, l´arricchimento spirituale necessario per accogliere la venuta del Signore. A ciò si aggiunga il coraggio dell´annuncio, della proclamazione della gloria di Dio mediante la nostra missione apostolica nel mondo, senza aver paura di chi può contrastarci e di chi non condivide con noi la stessa strada, lo stesso cammino e la stessa fede. Il silenzio, la paura, il rinchiuderci nei cenacoli della difesa in attesa che passi la bufera, non aiuta i cristiani ad essere credibili e testimoni di quanto professano con la bocca. E con il profeta anche noi saliamo sul monte per annunciare cose buone, dare buone notizie. Alziamo la voce con forza, senza paura e diciamo a tutti in questo Avvento: «Ecco il nostro Dio! Ecco, il Signore Dio viene con potenza, il suo braccio esercita il dominio. Ecco, egli ha con sé il premio e la sua ricompensa lo precede. Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri». Viene a noi questo Dio di bontà infinita che si prende cura del gregge e prende tra le sue braccia, stringendoli al suo cuore gli agnellini, le persone più fragili e deboli. Un´immagine bellissima che il profeta ci offre del Dio che ama il suo popolo ed ama l´intera umanità. Un´umanità che necessita di ritrovare la strada che porta a Dio. Noi, oggi, come al tempo di Gesù, abbiamo urgente necessità di tanti Giovanni Battista che abbiano il coraggio di vivere e di parlare secondo schemi evangelici ben precisi, validi a quel tempo e validi soprattutto ai nostri giorni. Chi era Giovanni il Battista, oggi proposto a noi nel Vangelo come modello di vita, per preparare la strada a Gesù Bambino? “Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo”. Cosa diceva, proclamava e chiedeva Giovanni Battista? “Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri». Egli “battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati”. La sua testimonianza e il suo coraggio suscitavano interesse da parte del popolo. Infatti, “accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati”. Giovanni diventa lo strumento nelle mani di Dio per invitare alla conversione chi vive nel peccato. Noi abbiamo la forza di convertirci e convertire? La stessa cosa farà, a distanza, di alcuni anni, l´apostolo Pietro, dopo il rinnegamento di Gesù e dopo il suo diretto coinvolgimento nella chiesa nascente. Egli, infatti, ci rammenta nel brano di questa domenica che “una cosa non dobbiamo perdere di vista”, aver la consapevolezza che il Signore viene e che il nostro modo di giudicare, secondo le categorie temporali, non hanno riscontro nel pensiero di Dio. Infatti “davanti al Signore un solo giorno è come mille anni e mille anni come un solo giorno. Il Signore non ritarda nel compiere la sua promessa, anche se alcuni parlano di lentezza. Egli invece è magnanimo con voi, perché non vuole che alcuno si perda, ma che tutti abbiano modo di pentirsi”. L´invito alla conversione personale è ribadita anche da Pietro, dopo quella di Giovanni Battista. Considerato il fatto che il Signore comunque verrà, quale deve essere il nostro modo di comportarci? La risposta è data: dobbiamo vivere nella santità e curare la vita di preghiera. Con una raccomandazione finale: “Fate di tutto perché Dio vi trovi in pace, senza colpa e senza macchia”. E allora c´è poco da discutere e pensare, ma mettiamoci subito all´opera per preparare al meglio la venuta di Gesù in questo Natale, modificando radicalmente il nostro modo di pensare ed agire, in ragione di questo evento che ha segnato la storia dell´umanità, perché è stata trasformata in storia di salvezza universale, portata a compimento da Dio, nel mistero dell´incarnazione, passione e risurrezione di Gesù Cristo, il Verbo Incarnato e fattosi uomo.

DOMENICA 3 DICEMBRE 2017      notizia del 02/12/2017

Commento alla I Domenica di Avvento (Anno B) Mc 13,33-37 : L´ attesa del ritorno di Cristo non è snervante, non è angosciata, ma è serena, già contiene una anticipazione della gioia che proveremo quando potremo finalmente sentire la sua voce amica Abbiamo tutti la memoria di un evento che consideriamo decisivo nella nostra vita perché le ha dato una svolta determinante. E se le conseguenze di questo evento sono state negative, vi ripensiamo con un senso di fatalità visto che mai potremo tornare indietro per cambiarlo. La buona notizia del vangelo odierno è che nessun evento passato della nostra vita potrà mai determinarla tanto quanto questa misteriosa ora che invece deve ancora venire, alla quale spesso si riferisce il Nuovo Testamento quando parla dell´ora del Signore. Questa ora è il momento veramente decisivo tanto della mia storia personale che di quella di tutta l´umanità. E´ il momento nel quale il Signore cesserà di essere invisibile: lo vedremo con i nostri occhi di carne, in tutta la sua bellezza e il suo splendore, perché saremo noi stessi avvolti da questo splendore, parteciperemo a questa bellezza. Sarà un momento di riscatto nel quale ogni nostra lacrima sarà asciugata (Ap 7,16-17; 21,4), ogni sofferenza cesserà, ogni ingiustizia, ogni male saranno spazzati via. Finiremo di lavorare, di penare, di sospirare; svaniranno le nostre depressioni, le nostre collere, le nostre tristezze, le nostre noie. Si dilegueranno i nostri lutti, perché tutti ci sveglieremo, anche coloro che provvisoriamente si sono addormentati. Saremo tutti convocati, i vivi e i morti - come lo promette Paolo nella prima lettera ai Tessalonicesi - il Signore stesso a un ordine, alla voce dell´arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo e quindi noi che viviamo e che saremo ancora in vita, verremo rapiti insieme con loro sulle nubi, per andare incontro al Signore in alto e così per sempre saremo con il Signore (1Ts 4,13-18). Da quel momento in poi saremo con il Signore per sempre. Ci sono ore decisive nella nostra vita, ma nessuna lo è più di questa. Tutte le gioie, i sacrifici, l´amore donato, la lunga e perseverante pazienza di oggi - tutto questo, come suggerisce Paolo, diventerà il nostro motivo di orgoglio (1 Ts 2,19) e di gioia all´avvento di questa ora. Riguardo ad essa, ci sono dette due cose: prima di tutto che non sappiamo quando verrà (Mc 13,33) e poi che giungerà all´improvviso (Mc 13,35-36). E´ legittimo chiedersi perché il Signore ci abbia lasciato nell´ignoranza riguardo ad un evento di tale portata per la nostra vita. Perché questa ora deve essere improvvisa, perché imprevedibile? Di sicuro non è per incuterci timore, per farci vivere nell´ansia, come se il Signore fosse simile a un datore di lavoro che si diverte a piombare all´improvviso sui suoi dipendenti sperando di coglierli in fallo per poterli punire. Colui che attendiamo è un Padre che ci ama e che amiamo, nel quale speriamo, che vuole diventare lui stesso la nostra ricompensa. La vita eterna sarà essere per sempre con questo Padre. I primi cristiani mostravano di aver colto il vero senso di questa promessa perché la loro costante preghiera era un invito: Maranatà, vieni Signore Gesù. Non temevano questa ora, anzi pregavano per affrettarla ed in essa facevano confluire il loro desiderio. Senza rendercene conto, ripetiamo anche noi ogni giorno questo invito al Signore quando preghiamo dicendo venga il tuo regno, cioè venga il tuo giorno, venga il tuo ritorno, la tua ora, avvenga presto questo evento decisivo della mia vita, della mia storia. Se non sappiamo quando verrà questo momento, se ci è detto che la sua venuta sarà inaspettata, sarà improvvisa, è per una ragione positiva: è per conferire un certo carattere, un certo stile alla nostra vita. Ben quattro volte ricorre nel vangelo la parola: “Vegliate!”: Fate attenzione -dice Gesù-, vegliate (Mc 13,33). Ordina al portiere di vegliare. Poi dice ancora: Vegliate dunque (Mc 13,35). E conclude: quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate (Mc 13,37). Veglio o vigilo per esempio quando attendo la telefonata di una persona che amo e che non ho sentito da lungo tempo. Faccio le cose di tutti i giorni, riassetto la casa, ascolto della musica, leggo, ma queste attività non mi sommergono. Mi posso anche assopire, ma non mi abbandono interamente al sonno. Ho sempre l´orecchio teso per percepire il primo squillo, per non rischiare di perdere questa chiamata alla quale tengo tanto. So che verrà, ma non so precisamente quando. Lo squillo sarà improvviso, sempre inaspettato, eppure atteso. Questa attesa non è snervante, non è angosciata, ma è serena, già contiene una anticipazione della gioia che proverò quando potrò finalmente sentire la voce amica. La spiritualità cristiana ha battezzato questa attesa ‘desiderio´. Il cristiano desidera Dio, anela a Dio, come una cerva desidera l´acqua (Sal 42,2). Coltivare questo desiderio è il modo migliore per prepararsi ad incontrare il Signore. Anzi questo desiderio è già una delle maniere che il Signore adotta per farci percepire la sua presenza e per dilatare il nostro cuore, come lo dice così bene Agostino: “La vita di un buon cristiano è tutta un desiderio, perché attraverso il desiderio tu ti dilati. Dio, facendoci attendere, allarga il nostro desiderio. Col desiderio allarga l´animo e dilatandolo lo rende più capace. In questo consiste la nostra vita: esercitarci con il desiderio” (Agostino, Discorsi sulla prima lettera di Giovanni 4,6).

DOMENICA 26 Novembre 2017      notizia del 25/11/2017

Commento della XXXIV Domenica del T. A. - Cristo Re :Non basta giustificarsi dicendo: io non ho mai fatto del male a nessuno. Perché si fa del male anche con il silenzio, si uccide anche con lo stare alla finestra. Non impegnarsi per il bene comune, restando a guardare, è già farsi complici del male comune, della corruzione, delle mafie, è la “globalizzazione dell´indifferenza” (papa Francesco). (Mt 25,31-46) Eccoci alla fine dell´anno liturgico. La prossima domenica inizia l´Avvento e con esso un nuovo anno, all´insegna dell´attesa e della vigilanza. Di questo avremo modo di parlare diffusamente durante le quattro settimane che precedono il Natale. Ora soffermiamoci sul mistero di Cristo Re dell´universo e sul Vangelo del giudizio finale. Io mi chiedo il senso di questa pagina di Matteo scelta per celebrare la solennità odierna: ormai conosciamo quali sono le caratteristiche della regalità di Cristo: il trono è la croce, la corona è un fascio di spine, il potere consiste in una disarmata e disarmante immobilità. Questo è il nostro Re, come lo presentò alla folla Ponzio Pilato, dalla terrazza del palazzo del governatore: un re nudo, un re privo di forze, un re rifiutato dai sudditi, un re condannato e ucciso dai sommi sacerdoti e dai capi del popolo, in ossequio alla Legge antica, nella certezza di compiere un atto gradito a Dio. Ora, ripeto, qual è il senso di un Vangelo come questo, che e verrà letto questa Domenica? È vero, l´incipit rende bene l´idea: il Figlio dell´uomo è un monarca fatto e finito, circonfuso di gloria, con tanto di corte angelica, e trono. C´è di più: secondo l´autore ispirato, il Cristo non è sovrano di un popolo soltanto, ma di tutti i popoli. Colpo di scena: all´improvviso, il re di tutti i popoli, diventa l´affamato, l´assetato, lo straniero, colui che non ha neppure uno straccio da mettersi addosso e, per giunta, pure malato... Prevedibile lo stupore di quei giusti raccolti alla destra del Figlio dell´uomo: “Signore, quando mai... e ti abbiamo servito?”: lo stesso dicasi per gli ingiusti, che stanno a sinistra: “Signore, quando mai... e non ti abbiamo servito?”: la distanza che un sovrano deve porre tra sé e i sudditi Cristo l´ha azzerata, in virtù della Sua passione, morte e risurrezione. La parabola non è affatto una metafora: sulla croce, Gesù fu veramente affamato, assettato, morente, nudo. Sappiamo che la Legge ebraica non annoverava la crocifissione tra le pene capitali: lapidazione sì; crocifissione no.... Secondo il diritto penale romano, invece, la croce era prevista per i crimini più efferati, commessi dagli stranieri. Dunque la sorte del Maestro di Nazareth è quella di uno straniero, ripudiato dal popolo e cacciato a morire fuori dalla città santa; proprio come si racconta nella parabola dei vignaioli omicidi; trascinarono il figlio del padrone fuori dalla vigna e lo uccisero... “La pietra scartata dai costruttori è divenuta testata d´angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri!”, dichiara Gesù, citando il Salmo 117, nella polemica contro i farisei... Ciò che è logico per Dio non lo è per gli uomini; non è un dogma, ma un principio di metodo: non dobbiamo solo credere alla Parola di Gesù senza discutere; è necessario metterla in pratica, in questo caso, cambiando mentalità nei confronti degli ultimi, degli emarginati, dei perdenti... Un maestro di spirito, del quale non ricordo il nome - chiedo venia! -, scrive: “In che modo guardi un povero? come guardi il povero, allo stesso modo guarda Dio! Se proverai vergogna nei confronti di Dio, allora hai di che vergognarti anche di fronte al povero!”. L´unità di misura dell´amore per Dio è l´amore del prossimo: “Se non sapete amare colui che vedete, come potrete amare chi non vedete?”; l´unità di misura dell´amore per il prossimo è l´amore di sé: “Amerai il prossimo tuo come te stesso”. La fede cristiana innalza molto l´asticella della carità, facendone il paradigma della perfezione. La pagina di Vangelo che avete appena ascoltato si trova al capitolo 25; subito dopo inizia il racconto della Passione. Secondo il progetto del primo evangelista, questa pagina costituisce l´ultimo insegnamento di Gesù, il suo testamento spirituale. Più che un affresco dai toni inquietanti e dal vago sapore intimidatorio su ciò che accadrà alla fine del mondo, la parabola è un decalogo su quello che dobbiamo fare nella vita presente, per poterci presentare al cospetto di Dio con il cuore in pace e la coscienza tranquilla. La grande novità del Vangelo è tutta qui: prima di Cristo la salvezza era poco più che una teoria, meglio, un dogma da credersi a scatola chiusa, senza discutere; taluni, come i Farisei ci credevano, altri, come i Sadducei, no. La secolare convinzione che, se stai bravo qui, verrai premiato qui e dopo la morte, mentre, se stai cattivo, ti accade di tutto di più qui e anche nell´aldilà, (questa secolare convinzione) era già andata in crisi un paio di secoli prima di Cristo, con il libro di Giobbe. La vicenda di Gesù ci ha finalmente rivelato quale relazione intercorre tra il nostro comportamento e i Novissimi - spero che ve li ricordiate dai lontani anni del catechismo di prima comunione... -; ora sappiamo che cosa pensare e che cosa fare, per vivere secondo Dio, essere felici e infine entrare nella vita eterna, quando arriverà la nostra ora. Non posso concludere questa riflessione senza sottolineare ancora la solidarietà tra Gesù e i poveri. Non è una solidarietà di tipo ideologico, o politico: il Figlio di Dio ha scelto per sé la condizione di povertà, fin dal suo ingresso nel mondo: ci rifletteremo dalla prossima settimana; nel Vangelo delle Beatitudini (cfr. Mt 5), il Maestro lo ribadisce; nel Magnificat, la Madre di Dio lo canta... Facile cadere nella retorica di maniera... tanto, noi siamo al sicuro, per quanto ci si possa sentire al sicuro, con sti chiari di luna... I veri poveri (del Vangelo) non siamo noi, i poveri sono gli altri: arrivano dal mare, affollano i campi profughi, ci assediano ai crocicchi delle strade, alle porte della chiesa, ai semafori... sono insistenti, magari poco puliti; qualche volta - raramente - sono anche pericolosi... Ce lo ripetiamo sottovoce, talvolta addirittura lo gridiamo: “Noi non siamo come loro!” e con questa convinzione, prendiamo le distanze e ci sentiamo meglio... Non diamo troppo per scontato di non poter far proprio nulla per loro! forse qualcosa di più di quanto già facciamo, o non facciamo, possiamo farlo... anche poco. Sono tanti, è vero... Ma siamo tanti anche noi!

DOMENICA 19 DICEMBRE 2017      notizia del 18/11/2017

Commento XXXIII Domenica del T.O: Mt 25,14-30: Ognuno, alla fine, incontra il Dio che si rappresenta. Il Dio che ama. O di cui ha paura. Avere del talento, nel nostro parlare quotidiano, significa possedere qualità particolari, doni da far fruttare, da condividere, su cui investire. Ma, in realtà, la parabola di oggi non considera i talenti come delle capacità innate ricevute da Dio, ma come dei doni che i discepoli devono custodire e vivificare in attesa del ritorno del Signore nella pienezza dei tempi. La parabola è molto chiara, al riguardo, i talenti vengono dati «a ciascuno secondo la sua capacità» (Mt 25,15). Cosa sono, allora? Nel tempo dell´attesa i servi, cioè noi, sono chiamati a custodire e a far fruttare i talenti, le mine, che il Signore ha loro consegnato: il vangelo, lo Spirito, il potere di curare, consolare, perdonare, riconciliare... Non sono cose da poco, quelle che il Signore ci affida, ma molto preziose! Business Una mina vale cento denari; un denaro, ricordate?, è la paga di un operaio per una giornata di lavoro. Un talento equivale alla paga di vent´anni. Quindi il servo che ne riceve cinque, di talenti, ha un capitale da gestire di oltre due milioni degli attuali euro. Mica noccioline! È preziosissimo ciò che ci viene consegnato, in questo tempo di attesa fra la resurrezione del Signore e il suo ritorno nella pienezza dei tempi, abbiamo gli strumenti per rendere presente il regno di Dio, per farlo crescere. Non siamo qui a guardare il cielo col naso per aria (At 1,11) ma ad annunciare il vangelo ad ogni vivente (Mc 16,15). Abbiamo i talenti necessari per farlo. E con gioia. Ma ad una condizione: darci da fare. Il cuore della parabola è proprio il contrasto fra operosità e pigrizia, fra intraprendenza e passività. I due servi che restituiscono il capitale dei talenti raddoppiato e ricevono l´elogio da parte del mercante, nuovi incarichi e responsabilità e, soprattutto, la partecipazione alla gioia del padrone (che bello credere in un Dio che gioisce del successo dei propri figli!) sono quasi un espediente letterario che Matteo usa per soffermarsi sull´azione del servo pigro, sul dialogo che ne segue e sul drammatico epilogo della vicenda. Il servo che ha ricevuto un talento, invece di impegnarlo, di farlo fruttare, lo seppellisce. Ma quel che più sconcerta è la ragione di tale azione: ha paura della reazione del padrone. La sua idea di Dio è tragica: è un duro che miete dove non ha seminato e raccoglie dove non ha sparso. La reazione del padrone è molto dura, onestamente. Il volto di Dio Ognuno, alla fine, incontra il Dio che si rappresenta. Il Dio che ama. O di cui ha paura. Se si ostina nel credere in un Dio duro e severo, incontrerà un Dio duro e severo, perché il suo cuore gli impedisce di andare oltre al suo pregiudizio distruttivo e cupo. Sappiamo bene, e quante critiche abbiamo ricevuto lungo i secoli noi cristiani per questa ragione!, che corriamo continuamente il rischio di gettare sul volto di Dio una maschera, di proiettare su di lui le nostre paure, le nostre ansie, i nostri demoni. Gesù, comunque sia, ci tiene a farci sapere che non possiamo piacere a Dio e condividere la gioia di far fruttare i talenti del padrone se dimoriamo nella paura. Un ultimo appunto per evitare malintesi: l´affermazione finale del padrone che toglie il talento al servo pauroso per darlo a quello talentuoso appare come un´ingiustizia, un´inutile azione di forza. La misteriosa frase conclusiva, forse aggiunta da Matteo, ne svela il senso: il ricco diventa sempre più ricco perché sa far fruttare i suoi denari. Il povero, il pavido, in questo caso, perde anche quel poco che ha perché paralizzato. Non una punizione, quindi, ma la constatazione che ci vuole spirito d´iniziativa e determinazione per far crescere i guadagni. Quanta più iniziativa ci dovrebbe essere, allora, per far crescere una cosa preziosa come il regno di Dio! La paura Possiamo rovinarci la vita a causa della paura. Anche la vita di fede. Paura di sbagliare, di essere giudicati. Ci sentiamo incapaci di fare qualcosa. A volte questa paura ci viene instillata sin da piccoli, è figlia della nostra disistima, non sappiamo valutare correttamente cosa siamo e quanto valiamo. Altre volte sono le vicende della vita che ci asfaltano, ci rendono sospettosi, prudenti fino alla paralisi. Anche rispetto a Dio possiamo avere un´idea sbagliata di lui e di noi: egli è colui che ci giudica, che ci definisce, che ci pesa. Dio è buono e bravo, certo, ma sempre pronto a sottolineare cosa in me non funziona. Perciò non osiamo spendere la vita per lui: non ne vale la pena, non si accontenterà mai o, peggio, sono io ad essere sbagliato. Invece Dio si fida talmente di te da affidarti il Regno. Forse è troppo ottimista, forse dovrebbe essere più prudente ma non se ne cura, lo fa e basta. E affida i talenti, in proporzione, ai servi, in proporzione alle loro capacità. Non tutti nasciamo imparati, non tutti siamo costanti e capaci, né dei geni della finanza spirituale. Sappiamo bene quanti danni, come comunità e come singoli, siamo stati capaci di fare tradendo il vangelo! Diventando ostacolo e non trasparenza che fa vedere Dio! E come si vede la differenza fra le comunità cristiane in cui gli appartenenti si danno da fare, collaborano, agiscono, sono presenti con idee e con tempo a disposizione rispetto a quelle che si lasciano vivere, che avanzano per inerzia, che delegano tutto al parroco o al pastore... Che bello poter dire: oggi do una mano a Dio alla costruzione del Regno! Senza compiere gesti straordinari ma orientando la vita al progetto di Dio. Siamo drammaticamente liberi. Anche di ricevere un talento (ribadisco: vent´anni di stipendio!) e di seppellirlo. Siamo liberi di scegliere di non scegliere, paralizzati dalla paura. Esiste la paura, fa parte della nostra natura umana. Accogliere il dono del vangelo, della comunità, della partecipazione all´azione di evangelizzazione, per diventare testimoni di un mondo altro, fa uscire da noi stessi il meglio, ci rende capaci, ci rende persone nuove.

DOMENICA 12 NOVEMBRE 2017      notizia del 11/11/2017

commento XXXII Domenica del T.O. Mt 25,1-13 Stolto è colui che ritenendosi credente fa la stessa vita degli altri ma non ha con sé la Parola che gli permette di comprendere la volontà di Dio e affrontare la vita Sarà simile Questa parabola è inserita in una serie di parabole che esprimono il medesimo pensiero: il servo fedele (24,45-51), le dieci vergini (25,1-13), i talenti (25,14-20), il giudizio del re pastore (25,21-46). In tutte queste parabole c´è una discriminante: qualcuno è accolto e l´altro è respinto. Il contesto storico in cui Matteo racconta queste parabole precede immediatamente il momento più fortemente intimo nel vangelo nell´ultima cena con i suoi discepoli; Gesù usa le parabole per parlare ai suoi della sua dipartita, ma anche del suo futuro ritorno. Le parabole sembrano rispondere alla domanda che i discepoli posero sul monte degli ulivi: «Di´ a noi quando accadranno queste cose e quale sarà il segno della tua venuta e della fine del mondo» (Mt 24,3). La parabola si apre con un verbo al futuro passivo: Il regno dei cieli sarà simile, ed è fortemente proiettata verso le cose future, la fine dei tempi, tecnicamente si parla di escatologia; si conclude con un avvertimento: Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l´ora. Dieci vergini Parthenos: è il termine per indicare le dieci “ragazze da marito”. Nell´usanza matrimoniale al tempo di Gesù la sposa stava nella sua casa in attesa dello sposo che veniva a prenderla e portarla nella nuova casa sul far della sera, iniziava un festoso corteo di amiche e amici che terminava nella festa nuziale. Nella parabola non si fa cenno della sposa, è evidente che l´immagine delle dieci vergini è quella della sposa in attesa dello sposo; si sta celebrando il rapporto di amore e di fedeltà fra Dio e la nazione eletta (nell´AT), e tra Cristo e i battezzati (nel NT). La lampada (più propriamente una fiaccola: un bastone alla cui sommità uno stoppino veniva imbevuto di olio e acceso), ha molti significati: nella Scrittura raffigura la Parola di Dio (Sal 119,105); la Legge o i precetti (Pr 6,23); gli Eletti di Dio (Mt 5,14-16); lo Spirito (Pr 20,27), qui rappresenta la fiamma della fede e l´attesa del ritorno del Signore; la fiaccola senza il combustibile è un bastone inutile. Tutte le ragazze stanno insieme, si addormentano, si svegliano (letteralmente risorgono), così come succede con il grano e la zizzania (Mt 13,30) o i pesci nella rete (13,47); poi arriva il momento discriminante variamente rappresentato nelle altre parabole che qui è raffigurato dall´olio: le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l´olio in piccoli vasi. C´è da domandarsi cosa rappresenti quella piccola riserva di olio che rende le ragazze stolte o sagge: chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia (Mt 7,24) Discriminante tra la stoltezza e la saggezza è la Parola di Dio messa in pratica. Stolto è colui che ritenendosi credente fa la stessa vita degli altri ma non ha con sé la Parola che gli permette di comprendere la volontà di Dio e affrontare la vita in senso evangelico e costruisce la sua casa sulla sabbia. Presero anche l´olio in piccoli vasi A quanto pare procurarsi l´olio all´ultimo momento non giova; è l´olio che rende evidente la saggezza e la stoltezza delle ragazze. Nella Scrittura l´olio è segno della ospitalità: Tu cospargi di olio il mio capo (Sal 23.5), di benedizione e di consacrazione (cfr. Sal 133); Gesù stesso si presenta come il Messia, l´unto, il consacrato. Lui è l´olio per la lampada. Gli stolti vivono anche di religione, un po´ per tradizione o per abitudine compiono gli stessi gesti partecipano alle stesse feste ma senza l´olio, vivono una religione senza Cristo, senza il profumo della sua Parola. Da bambini si sono rimpinzati di catechesi, gruppi e attività ma ciò che è raccolto da ragazzi, diventando adulti quando la vita cambia di prospettiva diventa insufficiente, se non si alimenta di amore per Dio e per il prossimo. L´olio non è cedibile, nessuno può crescere nella relazione con Dio e nell´amore per qualche altro. Abbiamo, sì, la responsabilità della testimonianza: Voi siete la luce del mondo (Mt 5,14), ma ognuno ha la responsabilità delle proprie scelte. Chi crede in Dio-Amore porta in sé una speranza invincibile, come una lampada con cui attraversare la notte oltre la morte, e giungere alla grande festa della vita. (Benedetto XVI, Angelus, 06.11.2011).

DOMENICA 5 NOVEMBRE 2017      notizia del 04/11/2017

Commento al Vangelo della domenica: un richiamo all´umiltà e al servizio ( Mt 23,1-12) SS. Messe h. 9.00 - 10.30 - 12.00 e 18.00 La parola di Dio di questa XXXI domenica del tempo ordinario ci offre alcuni testi di importanza capitale per comprendere come, chi ha responsabilità religiose, sacerdotali, pastorali e di guida, debba comportarsi nei confronti degli altri, del popolo, dei fedeli, della gente comune e semplice in modo coerente con il vangelo. Il forte rimprovero ai sacerdoti dell´Antico Testamento e ai sacerdoti del suo tempo da parte di Gesù, può riguardare anche tutti i sacerdoti in cura di anime, che hanno la responsabilità di pastori, e che devono essere buoni, generosi, attenti e coerenti con la loro missione. Chi è stato chiamato a questo servizio e ha detto il suo "sì" a Dio, ha una responsabilità grande di fronte a chi attende l´insegnamento piuttosto con lo stile di vita che con la sola parola. Si è credibili in tutti gli ambienti e soprattutto in quelli religiosi ed ecclesiali quando la santità della vita parla da se stessa, senza fare i grandi discorsi e sermoni, per caricare i fedeli di altri pesi, che chi li mette sulle spalle degli altri, non ne conosce neppure la consistenza, la difficoltà e la impossibilità a portarli. Denuncia coraggiosa, quindi, da parte Gesù nei confronti dei farisei e degli scribi, verso i quali dimostra una grande riserva morale e concettuale. Non si tratta di pregiudizi, ma di costatazione di fatti: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito”. Sappiamo benissimo, cosa significasse in quel tempo tutto questo e cosa significhi oggi la stessa affermazione che Gesù ripete a noi oggi nel testo del Vangelo di Matteo. Ci sono persone che hanno il potere decisionale, i quali costringono a fare tante cose, pesantissime da tutti i punti di vista, agli altri e loro si godono la vita, si ritagliano eccezioni, permessi ed autorizzazioni, si confezionano privilegi che altri non hanno assolutamente. Basta guardarsi intorno, in tutti gli ambienti, compresi quelli ecclesiastici, cioè nei nostri ambienti, per rendersi conto di quanto cammino di purificazione dobbiamo fare tutti, papa, vescovi, sacerdoti, religiosi e fedeli laici in questo campo di moltiplicare leggi e norme per gli altri e osservarne poche o nessuno da parte di chi le inserisce nel sistema giuridico di ogni tipo. Cose che continuamente ci ricorda Papa Francesco. Le nome morali che riguardano la coscienza individuale e al proprio stato di vita e che ci aprono la porta della vera salvezza, vanno osservate e vanno tenute in debita considerazione da chi crede e opera in ragione della fede. Non bisogna imitare persone che dicono e non fanno, che non danno buona testimonianza nella vita. Infatti “tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d´onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente”. Va rifiutato in toto questo comportamento. Per i veri discepoli di Gesù, la prospettiva è diversa e il comportamento è di altro genere e stile: “Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato». Bisogna rifuggire l´autoesaltazione e bisogna stare molto attenti e vigilanti alle esaltazioni occasionali delle persone, che mentre ti portano alle stelle, poi ti buttano nella stalla. Dalle stelle, come dice un antico proverbio, alla stalla. Ed è così per tutti, in quanto l´arroganza, la presunzione, la superbia, l´orgoglio e quanto di negativo ci possa essere nel comportamento umano, regge poco e con il tempo si logora e non ha nessun valore ed incidenza nel comportamento proprio ed altrui. Seguiamo la vita dell´umiltà e saremo beati in questa vita e nell´eternità. D´altra parte non si può non considerare quanto viene detto nella prima lettura di oggi, tratta dal profeta Malachìa: “Ora a voi questo monito, o sacerdoti. Se non mi ascolterete e non vi darete premura di dare gloria al mio nome, dice il Signore degli eserciti, manderò su voi la maledizione”. La motivazione di questa minaccia sta scritta nei versi successivi che devono far riflettere tutti coloro che non si comportano bene, in qualsiasi ambiente: “Voi invece avete deviato dalla retta via e siete stati d´inciampo a molti con il vostro insegnamento; avete distrutto l´alleanza di Levi”. La conseguenza di questo comportamento lo troviamo scritto dal profeta con queste parole: “vi ho reso spregevoli e abietti davanti a tutto il popolo, perché non avete seguito le mie vie e avete usato parzialità nel vostro insegnamento”. L´invito all´unità, all´uguaglianza, alla giustizia, alla fede unica di tutti e per tutti è detto con grande precisione, anche se ci proviamo di fronte ad una serie di interrogativi, ai quali ognuno deve dare la sua risposta convinta: “Non abbiamo forse tutti noi un solo padre? Forse non ci ha creati un unico Dio? Perché dunque agire con perfidia l´uno contro l´altro, profanando l´alleanza dei nostri padri?” Chiedersi del male del mondo, fatto dall´uomo con perfidia e con un preciso studio a tavolino è il minimo indispensabile per avviare a soluzione alcuni drammi che stiamo vivendo anche noi credenti e cristiani del XXI secolo. Ci aiuti, in questo itinerario di recupero e ripristino della moralità personale e sociale, quanto ci suggerisce di fare l´Apostolo Paolo nel testo della seconda lettura di oggi: “Voi ricordate infatti, fratelli, il nostro duro lavoro e la nostra fatica: lavorando notte e giorno per non essere di peso ad alcuno di voi, vi abbiamo annunciato il vangelo di Dio. Proprio per questo anche noi rendiamo continuamente grazie a Dio perché, ricevendo la parola di Dio che noi vi abbiamo fatto udire, l´avete accolta non come parola di uomini ma, qual è veramente, come parola di Dio, che opera in voi credenti”. Paolo ci chiede un doppio impegno e lavoro: quello fisico per guadagnarsi da vivere e per non essere di peso a nessuno e quello apostolico, che è finalizzato alla propagazione del Vangelo della salvezza e della vita per tutti. Le fatiche in tutti i campi vanno condivise e distribuite in ragione delle proprie forze e dei propri carismi. Per cui, nel ringraziare il Signore per tutto quello che ci dona, ci rivolgiamo a Lui con queste parole: O Dio, creatore e Padre di tutti, donaci la luce del tuo Spirito, perché nessuno di noi ardisca usurpare la tua gloria, ma, riconoscendo in ogni uomo la dignità dei tuoi figli, non solo a parole, ma con le opere, ci dimostriamo discepoli dell´unico Maestro che si è fatto uomo per amore, Gesù Cristo nostro Signore.

2 novembre 2017      notizia del 02/11/2017

Vista nella luce di Dio la morte diventa un dolce incontro, non un tramonto, ma una bellissima alba annunciatrice della vita eterna con Dio insieme agli angeli e ai santi che ci hanno preceduto in terra. In questa ottica di fede questa sera alle h.18.00 ricorderemo, in modo particolare, tutti i nostri parrocchiani che ci hanno lasciato in questi ultimi 12 mesi. Ma nella mia preghiera saranno presenti anche le persone care che ho conosciuto e che quest´anno sono tornate al Padre di Caldierino, Verona, Lucca, Rieti, Milano e Parma. 1. BATTISTA CONCETTA 2. VISCO GILARDI ANGELINA 3. CARTA MARISA 4. PONTELLO BRUNA 5. MARTINI FOGLIA ELIA 6. SILVI BRUNO 7. AREMER ANNA 8. CLEMENTE ACHILE 9. CAMAIANI UMBERTO 10. BERTINI MARIA GRAZIA 11. FIORINI SILVANA 12. SPAGNOLI MARIA 13. MUNARI CLAUDIA 14. RUSSO PAOLINA 15. CAPOFERRO MAGLIOCHETTI PINA 16. SANTOPAOLO FAUSTO 17. DELLA ROSA BRUNO 18. PAIANO GIUSEPPE 19. POMPEI PERSIANI VITTORIA 20. MARIANI MARINO 21. PERROTTI DE LONGIS MARIA 22. MICHELANGELETTI VERA 23. QUINTARELLI LUIGINO 24. DI NOLA MARCELLA 25. SABATINI GILDA 26. PEPPICELLI MARIO 27. CAPRICCIOLI ANNA 28. FALESSI FRANCO 29. BALDUINI ONORINA 30. CEFALI’ TERESA 31. VITELLONE GIANFRANCO 32. DEL BELLO MARISA 33. FLORIO NELLA 34. ILARIO IDA 35. PORRINI MARIO 36. ZOMPARELLI RAFFAELLO 37. SAVIO ALESSNDRO PREM 38. BATINO BASENA 39. TIMPERI MARCELLA 40. NONNI ANNAMARIA 41. MULLER ROBERTA 42. DEL CAVALLO MARIA 43. DE FIORE ENZA 44. COPPOTELLI GUIDO 45. AQUINO BATTISTA 46. MORICI ADA 47. PAPARA ANTONIA 48. SABATTINI ROMANO 49. SISTILLI GIUSEPPE 50. ALOISIO LUCIANA 51. BELLI MARCELLA 52. ARMAROLI ALBERTO 53. FRANZELLITTI MARINA 54. FLAMMINI LILIANA 55. VIGNOLO GIANCARLO 56. CAPOZUCCA MARIA LUISA 57. GRASSINI MARISA 58. DE SANCTIS ANTEA 59. CLAUSER SOFIA 60. CASALE LAURA 61. GABRIELLI CELESTE 62. GIRALDI LOREDANA 63. CONFORTI FIORENZA 64. SALTORELLI MARIA 65. BAROCCI EBE 66. AVARELLO MARIA 67. TRIVELLONI LUCIANA 68. MIARELLI PAOLA 69. DANOVARO LINA 70. MINIUCCHI GIORGIO 71. CASCIANI MARISA 72. TONOLI LUCAS

MERCOLEDI´ 1 NOVEMBRE 2017      notizia del 31/10/2017

Commento alla Solennità di Tutti i Santi che inizia con al SS. Messa Vespertina di questa sera alle h.18.00 L´amore di Dio che si espande nel mondo si chiama misericordia (Mt 5,1-12 ) SS. Messe h. 9.00 - 10.30 - 12.00 -18.00 1: Essere santi giorno dopo giorno Il testo delle beatitudini nella versione di San Matteo è una bellissima sintesi sul senso più vero e profondo della vita cristiana, della vita nello Spirito Santo, una vita di santità da vivere oggi, nella complessità e frenesia della vita quotidiana. Si può stare nel “Regno di Dio” ora. Mentre camminiamo come pellegrini in questo mondo si può gustare l´esperienza del Regno di Dio, sapendo che è un già, ma non ancora. Ma come si fa? Gesù ci insegna il cammino dell´umiltà (essere poveri in Spirito perché di essi è oggi il Regno dei cieli) e ci dà coraggio ad essere perseveranti nell´espandere l´Amore tra molte persecuzioni (essere perseguitati a causa della giustizia perché di essi è oggi il Regno dei cieli). 2: Il cammino dell´umiltà (essere poveri in spirito perché di essi è il Regno dei cieli) Il cammino dell´umiltà è un´esperienza mistica che si impara contemplando la vita. Il primo atteggiamento, che comincia ad accompagnare i nostri passi pellegrini, è quello del riconoscere la radicale povertà della nostra condizione umana, attraverso l´accoglienza dolorosa, ma al tempo stesso consolante (se vissuta nello Spirito, nel silenzio della preghiera), di tutti i “lutti” che, inevitabilmente, si succedono nella nostra breve esistenza. “Beati gli “inluttati” perché saranno consolati. “Lutto” non è solo quello radicale della morte fisica. “Lutto” è qualsiasi “perdita significativa” che sperimentiamo nella nostra vita e che ci fa tanto piangere. Ma da ogni lutto accettato possiamo imparare a consegnare nelle mani del Signore la radicale povertà della nostra condizione umana. Quando riusciamo a fare questo, il nostro cuore comincia a svuotarsi di tante preoccupazioni e desideri inutili che ci legano alla frenesia della vita quotidiana, si libera degli idoli delle nostre sicurezze di questa terra, diventa un cuore libero, slegato dalla sete di possesso e di potere, un cuore mansueto che sa riempirsi della vera eredità che darà possesso della “terra del Regno di Dio”: lo Spirito Santo che abita in noi e attende da sempre una breccia aperta del nostro cuore per prendere possesso del vuoto interiore del nostro cuore. Beati i miti perché possederanno la terra. Vita assunta nella povertà e cuore vuoto per accogliere lo Spirito. Tutto è pronto per l´esperienza unitiva con il mistero della morte di Gesù, che, prima o poi arriverà nel cammino della nostra vita, e potrà ripetersi ancora, perché non siamo soli in questo mondo e dobbiamo accettare la sfida del male prodotto dalle conseguenze negative di tutte le scelte umane dettate dal potere dell´egoismo e dalle forze demoniache che ostacolano l´epifania del Regno di Dio, nonostante la nostra fede, la nostra consegna fiduciosa e quella di tanti altri nostri fratelli. Il culmine del cammino dell´umiltà è la croce, è la fame e sete di giustizia: quando saremo chiamati, come Gesù, a essere perseveranti fino in fondo nella prova, senza vedere attorno a noi segni evidenti del Regno di Dio, ma solo segni di morte, di peccato, tenebre: l´apparente sconfitta della “giustizia” di Dio che è l´Amore gratuito. Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia perché saranno saziati. 3: Per vivere l´unità nella carità (essere perseguitati a causa della giustizia perché di essi è il Regno dei cieli) L´essere poveri in spirito è la nostra veste di cristiani per camminare in questo mondo come figli della luce, accesi dalla speranza che ci viene dalla nostra fede in Gesù risuscitato dalla forza dello stesso Spirito Santo che ora abita nel nostro cuore. L´esperienza unitiva con il mistero della morte di Gesù, che possiamo aver già vissuto in qualche momento della nostra vita, vivendo sulla nostra pelle l´esperienza più forte del cammino dell´umiltà non ci ha abbattuti nella disperazione, al contrario, ci ha saziati della certezza che Dio Trinità Santa, Pellegrina provvidenza, è con noi, è in noi, e non ci abbandona mai, soprattutto nell´ora della prova più grande della “fame e sete di giustizia”. Allora, sostenuti dalla speranza in Gesù risuscitato una volta per tutte, viviamo nel tempo dello Spirito Santo, e crediamo con tutto noi stessi che è possibile espandere l´Amore di Dio nel mondo, a partire dal nostro cuore purificato dall´esperienza del dolore della nostra morte con Cristo. E l´amore di Dio che si espande nel mondo si chiama misericordia, purezza di cuore e pace. Faremo questo con una consapevolezza chiara dentro di noi: l´unità nella carità, cioè l´Amore da espandere nel mondo con la testimonianza della nostra vita, sarà costantemente perseguitato, giorno dopo giorno, perché ciascuno di noi vivrà in atteggiamento continuo di lotta interiore. Beati i perseguitati a causa della giustizia perché di essi è oggi il regno dei cieli. È la lotta con la certezza della vittoria per espandere misericordia nelle nostre relazioni. Lo Spirito Santo, amore materno di Dio in noi, fa diventare il nostro cuore “con risorto con Cristo” uguale ad un utero materno che sa accogliere e rispettare tutti e tutto il creato, con la tenerezza e la compassione, perché l´amore vero che crea unità è rispetto e accoglienza reciproca, senza giudizio di condanna, perché tutti siamo radicalmente poveri e peccatori. Saremo sempre perseguitati quando vorremo essere misericordiosi, perseguitati dal demonio del potere e del dominio, a causa del nostro egoismo, che ci sospinge a relazioni di uso e consumo, crea la cultura dello scarto e rende il nostro cuore infecondo di amore con l´indifferenza verso la sofferenza dei poveri. Il dominio presente in noi sempre reclamerà la sua rivincita sullo Spirito Santo che ci vuole tutti in una relazione di uguaglianza e rispetto reciproco con gli altri e di contemplazione del “tutto è dono” della natura che ci circonda. Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia. È la lotta con la certezza della vittoria per mantenere il nostro cuore puro e vedere Dio nell´esperienza del silenzio e del contatto con lo Spirito Santo che abita in noi. Ma dobbiamo riconoscere che siamo peccatori e che i nostri istinti egoistici ci fanno vivere la lotta interiore giorno dopo giorno tra vita secondo lo Spirito e vita secondo gli impulsi della carne, tra vita nello Spirito Santo, che crea comunione, e vita nel nostro egoismo, che crea rapporti di separazione, per l´esplosione improvvisa delle emozioni negative che affiorano dal nostro intimo, portatore delle memorie di storie dure e tristi da superare, e ci rendono persone con ferite ancora aperte o con cicatrici indelebili per sempre. L´istinto del piacere egoistico ci sospinge continuamente a vivere per soddisfare desideri e saturare il cuore di necessità. Ma siamo nel tempo dello Spirito e siamo tempio dello Spirito Santo con il nostro “sacro corpo” e siamo forti nel sapere che siamo peccatori già perdonati per la risurrezione di Gesù. Quei pochi momenti mistici di comunione vera nello Spirito ci danno la forza di andare avanti consegnandoci al Padre come legno secco da ardere per Amore. Beati i puri di cuore perché vedranno Dio. È la lotta con la certezza della vittoria per essere artigiani di pace nell´ideale di arrivare al cuore di tutti con il messaggio più bello che possiamo donare a chi incontriamo nel nostro cammino: tu sei figlio amato di Dio! Essere artigiani di pace è trasmettere quello che abbiamo sperimentato nel momento culminante del nostro cammino dell´umiltà: siamo figli amati nella radicale povertà della nostra condizione umana e nella radicale esperienza della prova, quando il dolore è diventato davvero croce. Ma siamo costantemente perseguitati dall´istinto egoistico della paura, perché non ci fidiamo di tirare i paletti delle nostre sicurezze, quelli che delimitano il nostro territorio vitale, contro i potenziali nemici, che sono gli altri, soprattutto i più diversi da noi per razza, cultura e genere. Per cui, in nome delle nostre conquiste, in nome dei nostri beni da salvaguardare, in nome dei nostri interessi da difendere a tutti i costi, l´altro non è più “il mio fratello”. Ma lo Spirito Santo, che abita dentro di noi, come dono pasquale del Cristo risuscitato, geme e soffre nel nostro cuore perché possiamo realizzare questa pienezza di vita, la pace, lo shalom, nelle nostre relazioni tra fratelli, perché tutti siamo già figli amati dell´unico Padre. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

DOMENICA 29 OTTOBRE 2017      notizia del 28/10/2017

Commento al vangelo della XXX Domenica del T. O. Vangelo: Mt 22,34-40 : Chi non ama se stesso non può amare nemmeno Il fatto scatenante è tramandato a chiare-lettere: «Avendo udito che aveva chiuso la bocca ai sadducei». Percependolo rivestito d´una autorevolezza senza paragoni, vollero - per l´ennesima volta, non sarà l´ultima - tentare di trarlo in inganno, con domanda trabocchetto, la loro specialità. L´appiglio è il medesimo di sempre, per gente che conosce a menadito la Legge con le sue stramberie: «Nella legge, qual è il più grande di tutti i comandamenti?» Lo chiedessero con fanciullezza di spirito, sarebbero gente in rampa di lancio per tentare la scalata alla santità: siccome lo chiedono per cercar di svergognare il motivo scatenante l´allegrezza di Cristo, paiono subito dei piccoli idioti di bottega. Lui - Il Maestro per dottrina, Il Signore per eleganza - non s´abbassa alla loro provocazione, sta alto lassù, al suo livello. Mai banale, sempre sorprendente, tutt´al più seccante per la sua eterna capacità di rigenerare concetti e idee come fossero ogni volta acqua sorgiva. Eccolo, se proprio volete saperlo, qual è il più grande di tutti i comandamenti: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente». Risposta secca, quasi ruvida, essenziale: l´oggetto dichiarato dell´obbedienza è Dio, punto e a capo. Stavolta, però, allega dell´altro: il come va amato Dio, che è l´oggetto del precetto. Con tutto il cuore, tutta l´anima, tutta la mente; questione di stile. “Tutto” è aggettivo d´ingordigia, con tasso di romanticismo pari allo zero: tutto-mio, solo-me, nessun altro. Dio è geloso: lo diceva il Padre - «Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, Dio geloso» (Es 20,5) -, il Figlio ha ereditato la stessa follia d´amore, dichiarata senza traccia d´imbarazzo: “Amami, nessun altro sopra di me”. “Con”, invece, è preposizione di compagnia: dice comitiva, unione, congregazione. E´ complemento di unità, attacco verticale alla solitudine. “Con-tutto” dice stile più misura. Badate bene che non è poco: sommate il cuore all´anima e alla mente, fate voi. A conti fatti, però, non è nemmeno tanto. Il grattacapo è che alla sua gelosia Lui chiede di corrispondere con tutto: non poco, non troppo, tutto. Dio geloso, ora pro nobis. . E´ un Dio che, perdonato il passato, non s´arresta all´oggi: quando ama Lui è solito declinare i verbi al tempo futuro. Declinarli al passato è fare memoria, al presente è creare l´attenzione, declinarli al futuro è progettare attesa: «Amerai» è voce del verbo amare, modalità infinita, tempo continuato. «E´ pazzo? Difatti è, rispetto agli uomini, uno stato di demenza, che pretende e otterrà dai suoi diletti. E l´otterrà perché li ama» (F. Mauriac) E, amando Lui, loro scopriranno d´essersi dilatati persino il cuore, l´anima, la mente. Conosceranno, da loro soli, qual è il secondo dei comandamenti, appena sotto-dietro il primo: «Amerai il tuo prossimo come te stesso». Ancora una volta Dio spiazza chi lo interroga: ne chiedono uno, risponde con due che, però, sulle sue labbra rimangono ricamati assieme: «Il secondo è simile al primo». Dire simile è ammettere che Dio-e-uomo vanno a braccetto nel cuore di Cristo: un cuore interessato, interessante, la cui gloria è l´uomo vivente. Ama l´uomo, amerai Dio: ama Dio, avrai cuore per contenere gli uomini suoi. Con quell´aggiunta - è finezza di narratore, sprazzo d´artista, tocco di maestria - dell´avverbio di modo: «Come te stesso». Un Dio che m´impone di aver cura di me, per riuscire ad amare degli altri, Lui: “Amati appieno, altrimenti non saprai amare gli altri, nemmeno Me”. L´accuseranno, facendosi la pipì addosso, d´essere Dio-narcisista: tutt´al più Dio è artista, mezzo calzolaio mezzo vasaio. La creatura è il capolavoro del quale è geloso, va matto di lei, vuole che tutti l´amino perché, amandola, sente che amano Lui stesso. Vuole - è l´insopportabile meraviglia di questo Vangelo - che lei stessa si ami, s´accetti così com´è: ferita, rotta slabbrata. In stato di sovrappeso, bulimia, depressione. Orecchie a punta, piedi piatti, testa a uovo. Sognatrice d´angeli, frequentatrice di demoni, ad un passo da Dio, ad un passo dall´Inferno. Fatta-così. Solo così, un giorno, potrà dire d´amare l´altro. Dio. In caso contrario c´è sempre il sospetto d´andar a fare volontariato in Amazzonia perché lavare i piatti a casa propria è roba da schiavi.

DOMENICA 22 OTTOBRE 2017      notizia del 21/10/2017

Commento alla XXIX Domenica del Tempo Ordinario: La capacità di amare è l´immagine che ha impresso in ogni uomo( Mt 22,15-21) Di chi è l´immagine Gesù chiede che fosse mostrata la moneta del tributo, non è che non la conoscesse, ma voleva che fosse messa nel mezzo, testimone muta e loquace di quel fatto. Così dalle borse di chi aveva posto la questione uscì quella moneta; eppure non era lecito ad un ebreo osservante avere immagini, ma sappiamo bene che gli affari sono affari e nella vita occorre usare i compromessi. Ecco quella moneta messa in mezzo da imputata diventa testimone e accusa. Nell´intervenire i farisei avevano esaltato la verità del Signore che non guarda in faccia a nessuno; invece Gesù li guarda proprio in faccia, meglio dietro alla loro faccia di perbenismo, vuole che i suoi interlocutori - e noi siamo tra loro - ci guardiamo dentro per capire quale sia la nostra immagine. Quale sia la nostra verità, cosa dia senso alla nostra vita. Gesù mette a confronto due volti: quello del dominio e quello dell´amore, quello del possesso e quello del dono, quello del potere e quello del servizio. Quello di Cesare e quello di Dio. Non sono due lati della stessa medaglia, opposti ma compatibili. Non si può servire due padroni (Mt 6,24). La domanda che sta sotto sotto l´espressione di Gesù è in quale volto ti specchi. In quale ti riconosci? E ancora se hai nascosto l´immagine di Dio che nella creazione il Padreterno ti ha donato. Rendete Il tributo a Cesare non era, come oggi modernamente intendiamo le tasse che permettono ad uno stato la gestione del bene comune e i servizi, piuttosto un atto di sottomissione alla signoria imperiale e il prezzo per la libertà. Israele aveva la coscienza e la fede di essere un popolo liberato da Dio, segnato profondamente dalla esperienza della schiavitù di faraone e del deserto del Sinai. L´Esodo non è un fatto episodico ma esperienza ritornante e costante di tutta la sua storia fino ai nostri giorni. Agli occhi dei farisei il tributo non è compatibile con la fede, lo è invece per gli erodiani più possibilisti, pragmatici e opportunisti. La risposta di Gesù meraviglia i suoi interlocutori perché abbandona le mere questioni di leicità per richiamare fin nel profondo il senso della fede. Rendete a Cesare ciò che è suo, lasciate a lui il dominio, non possiamo aver parte con il potere: voi sapete che i governanti delle nazioni dóminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo (Mt 20,25-27). Non è questione di disinteresse o di delega ad altri piuttosto mantenersi liberi dai giochi di potere, dalle dinamiche perverse dell´economia, dal desiderio di dominio. Sia i farisei che gli erodiani pur su strade diverse, sia nella avversità che nella accondiscendenza col potere costituito, tendevano alla conquista del potere. Si perde il senso della misura dell´uomo eppure l´uomo quanto vale davanti a Dio, tanto vale e non più (s. Francesco monizione XX). Quello che è di Dio Di Dio è l´amore spropositato per le sue creature, la capacità di amare è l´immagine che ha impresso in ogni uomo, la sua moneta ha l´immagine dell´amore. Rendere a Dio ciò che è suo significa amare il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente (Mt 22,37) che si concretizza nell´amore per il prossimo. Per i cristiani tutto è lecito purché fondato sull´amore. Ama e fa´ come vuoi (s. Agostino).

DOMENICA 15 OTTOBRE 2017      notizia del 14/10/2017

Commento alla liturgia della XXVIII Domenica del T.O.: Un Dio che fa festa emi invita alla sua festa. Voglio parteciparvi? (Mt. 22 , 1-14) SS. Messe h. 9.00 - 10.30 - 12,00 e 19.00 La vita come una vigna in cui Dio ci chiama a lavorare è un’immagine che non a tutti pace, come abbiamo visto con la breve parabola dei due figli e quella decisamente più drammatica dei vignaioli assassini. Per gli uni, gli operai della prima ora, il fratello che deve fare bella figura davanti al Padre, la vigna è luogo di fatica. Ci si sta, ma con rassegnazione, sperando in un tornaconto oppure ce ne si tiene distanti, preferendo coltivare una bella vite ornamentale sul balcone. Per altri, la vigna è luogo di possesso, da sfruttare, di cui usare i frutti in una logica di accaparramento, senza guardare in faccia nessuno anzi, facendo fuori il padrone che esige il giusto pagamento. Gesù, allora, cambia esempio, cambia parabola. Dio è così: se non capiamo in modo, allora prova in un altro.Se non ci garba una cosa, tenta con un’altra. È l’insieme delle immagini che fa il tutto, la totalità del percorso che ci permette di giungere a capire, almeno un poco, quali sono i pensieri di Dio, quelli che ci sfuggono come dicevamo tempo fa. Non ci piace l’immagine della vigna? Magari ci aiuta quella della festa nuziale… Un re che chiama Il Dio che Gesù è venuto a rivelare è un re che invita a nozze. Non costringe, non obbliga, non intima. Propone. E non propone solo di andare a lavorare per cambiare il mondo, no. Propone di partecipare ad una bella festa, ad un banchetto elegante, ad una cena che lungamente abbiamo sognato. Così è Dio. Non quello piccino della nostra testa, quello severo delle nostre paure, quello intransigente delle nostre ristrette visioni inutilmente moralistiche. Un Dio che fa festa. Un Dio che ama la compagnia, che la cerca, che mi invita. Invita me, perché non è egoista come sappiamo essere noi, non narcisista e diffidente. Dio è uno spettacolo di luce e di vita e mi chiede, mi propone nell’assoluta libertà, di partecipare alla sua vita ma anche di condividere la sua gioia. E i servi vanno, invitano, insistono. Noi servi, noi discepoli che già abbiamo conosciuto l’immensa bellezza di Dio. Come sono belli sui monti piedi di chi parla di Dio! Solo che. Ahia Grandioso, direte voi. In teoria. In pratica Dio si riceve un solenne e condiviso: no, grazie. Abbiamo delle cose da fare. Vero, certo. Cose urgenti, necessarie, importanti. Ma sempre e solo delle cose. Materia, impegno, lavoro, sudore. Cose. Che riempiono ogni spazio, che occupano la mente, che spengono l’anima e il desiderio. Peggio: che la uccidono. Non sono malvagi coloro che rifiutano. Sono solo troppo impegnati per diventare felici. Si illudono di trovare la felicità dopo avere finito le cose da fare. Come se la felicità potesse aspettare. Eppure basta poco. Accogliere l’invito, andare. Vedere quanta gioia, verità, bellezza, abitano in Dio, e come la nostra vita, comunque sia, possa fiorire. Cosa abbiamo di meglio da fare, oggi, dell’essere felici? Accampiamo scuse. Problemi, dolore, a volte addirittura attribuito a Dio, ostacoli. Macché: se non siamo felici oggi, non lo saremo mai. L’abito Una sola cosa serve: l’abito. Un abito adatto, confacente. Assurdo, all’apparenza: al rifiuto degli invitati il re spinge ad entrare cattivi e buoni, medicanti e poveri. Come pretendere da loro un abito nuziale? Matteo, riprendendo questa parabola, pensa a quanti, in Israele, non hanno accolto l’invito, ora rivolto ai pagani. Noi, oggi, sappiamo che l’invito di Dio è rivolto a tutti, anche a chi non ne è degno, anche ai peccatori. Nessuna selezione di bravi cristiani per far parte della festa. Ma l’abito sì. Certo. La consapevolezza del dono ricevuto, il desiderio, lo stupore, sì, certo. Quello è necessario. Il re è un padre, è buono, non è un bonaccione, un inutile Babbo Natale. Ci ama seriamente, con gioia, ma non si fa prendere in giro. Possiamo drammaticamente rifiutare la gioia. Ma anche fingere e non essere disposti a crescere, a fiorire, a convertirci. La conseguenza, allora, sarà quella di essere per sempre legati alla nostra minuscola visione della vita ed abitare nelle tenebre. Prepariamoci alla festa, oggi. E, come servi, diciamo a tutti che Dio ci invita. Il desiderio e la fede sincera siano l’abito da indossare. Cosa abbiamo di meglio da fare oggi che non essere felici?

DOMENICA 8 OTTOBRE 2017      notizia del 07/10/2017

Commento XXVII Domenica del Tempo Ordinario: Mt 21,33-43) Dio non si lascia cancellare dalla mente e dal cuore degli uomini! SS. Messe h. 9.00 -10.30 (CRESIME) e 19.00 Desidero iniziare la riflessione facendo eco al testo dell´orazione che segue la Comunione e conclude la Messa: mangiare il corpo di Gesù e bere il Suo sangue offre a noi l´opportunità di essere trasformati in ciò che abbiamo mangiato e bevuto . I traduttori hanno di molto smorzato l´enfasi dell´originale latino di san Leone Magno Papa, il quale utilizza verbi a dir poco esagerati - essere pasciuti del corpo di Cristo, essere inebriati del sangue -; ma il senso è rimasto invariato: partecipare alla mensa del corpo e del sangue del Signore è conditio sine qua non per diventare noi stessi il Cristo, assumendone i sentimenti, le idee, per vivere allo stesso modo, operando le stesse scelte... Ed ora, il Vangelo : da notare l´attenzione dello scrittore ispirato a descrivere nei minimi particolari l´opera del padrone: piantò una vigna, la circondò con una siepe, scavò le fondamenta per il torchio, infine eresse la torre di vedetta. Possiamo dire che il bene consegnato alla cura dei servi era perfetto... talmente perfetto da far gola agli affittuari, i quali se ne impadronirono con le conseguenze che sappiamo. La parabola allude a coloro che si erano impossessati della Legge di Mosè: da custodi e tutori dell´osservanza religiosa, erano diventati capi del popolo, signori e padroni della stessa tradizione. Ecco cosa succede quando un ministro gestisce l´incarico come potere e non come servizio: perde di vista il bene comune e ricerca solo il proprio bene, il proprio interesse, il proprio tornaconto... Con riferimento alla situazione concreta dei tempi di Gesù, i capi del popolo avevano commesso non un peccato soltanto, ma due, uno più grave dell´altro! Il primo è quello che ho appena annunciato: aver dolosamente trasformato il servizio sacerdotale in un potere; il secondo peccato, lo ripeto, era ancor più grave: avendo assunto il controllo della Legge a proprio vantaggio, l´avevano resa un assoluto; l´osservanza era fine a se stessa;l´osservanza per l´osservanza . In altre parole, la Legge non liberava coloro che la dovevano praticare, ma li costringeva a vagare entro un labirinto senza uscita di 600 e più regole. La Legge asserviva. La Legge schiavizzava. Ma anche - ed è l´aspetto peggiore! - la Legge non guidava più alla conoscenza di Dio! Del resto, se la Legge di Mosè era diventata un assoluto, la Legge costituiva il fine ultimo dell´osservanza, il capolinea dell´agire morale. E così si verificava un paradosso quasi incredibile: l´osservanza religiosa conduceva all´ateismo : e sì, perché quando al posto di Dio si mette qualcos´altro, fosse anche la religione - e vi garantisco che è possibile! -, Dio scompare dall´orizzonte dell´uomo; la religione pervade tutto, fino ad offuscare l´immagine stessa di Dio che (la religione) avrebbe dovuto invece illuminare e rivelare... In una situazione come questa, potete immaginare che cosa succede quando Dio reclama la propria autorità e chiede agli amministratori di rendere conto del loro operato, davanti a Lui e davanti al popolo. Succede che gli amministratori rifiutano di riconoscere l´errore - aver scambiato Dio con la Legge - e mettono a morte Dio . Invece di essere l´interlocutore privilegiato dell´uomo, Dio diventa un rivale da propiziare a suon di sacrifici, Dio diventa un potenziale aggressore, o, quanto meno, un ingombro... Dio diventa addirittura superfluo! C´è già la Legge... oggi la chiamiamo morale. ​ Senza avvedersene - o forse premeditatamente! - l´uomo ha scambiato la fede con la morale, ha eliminato la prima e ha assolutizzato la seconda... fino a convincersi che fede e morale coincidano; ciò che conta non è l´atto di fede, ma il comportamento irreprensibile . L´Atto di fede orienta lo sguardo a Dio; il comportamento irreprensibile concentra l´attenzione su sé stessi . È questo l´epilogo della parabola, ed è questo anche l´epilogo del Vangelo... Ma a Dio non la si fa! Dio non si lascia cancellare dalla mente e dal cuore degli uomini! Dio resta il custode del nostro desiderio; anzi, Dio libera il desiderio da noi stessi e lo rilancia sempre avanti, oltre i confini angusti e meschini dei nostri difetti; oltre gli orizzonti del peccato... Dio è sempre più grande dei nostri difetti, è molto, molto più grande del nostro peccato (cfr.1Gv 3). ATTENZIONE però: interpretando la parabola dei vignaioli omicidi, possiamo cadere in un facile equivoco: credere che alla fine Dio farà morire miseramente i malvagi... Dio non fa proprio morire nessuno! Ma spiazza tutti coloro che si erano illusi di possedere Lui e la Verità, aprendo la Rivelazione ai Gentili, ai pagani; è la scelta di Paolo, il quale prende le distanze dal popolo eletto, gli Israeliti, per rivolgersi ai pagani. E tuttavia senza escludere a priori nessuno dalla salvezza! Il giudizio si è già consumato sulla croce, alle 3 del pomeriggio di quel venerdì, allorché il cielo si oscurò e la terra fu scossa, mente il figlio di Dio esalava l´ultimo respiro, diventando il Cristo. Il Padre gradì il sacrificio del suo Cristo come sacrificio di espiazione dei nostri peccati, e lo richiamò in vita. Non so se capiremo mai il senso di tutto questo: le nostre colpe le ha pagate Colui che fu, Colui che è la vittima delle nostre colpe... In verità, non è possibile penetrare questo mistero di morte e di salvezza: la morte di Dio, in cambio della salvezza degli uomini, colpevoli di averlo ucciso. Dunque, la vendetta del Signore raccontata nella parabola non è il fine dell´Incarnazione . Al contrario, il fine dell´Incarnazione è la salvezza dei peccatori ! Sta a noi riconoscere il nostro peccato, per essere ascritti nell´elenco dei salvati. È l´unica condizione che il Signore pone per entrare nella gioia del Padre suo. Ma noi, siamo veramente consapevoli dei nostri peccati?

Corso in preparazione al matrimonio      notizia del 05/10/2017

Aperte le iscrizione per il nuovo corso in preparazione al matrimonio. Cosa vuol dire innamorarsi ogni giorno? Vuol dire non darsi per scontati e considerare la persona che hai al tuo fianco come un dono. Vuol dire alzarti al mattino e accarezzare il volto di chi ti trovi affianco nel letto. Vuol dire superare le battaglie assieme, dove quella più difficile è la routine e i problemi quotidiani. Vuol dire combattere per la gioia e la felicità dell’altro. Vuoi dire mettere, a volte, un altro cuore al primo posto, prima del tuo. Cliccando sulla notizia si troverà la scheda

Domenica 01 Ottobre 2017      notizia del 30/09/2017

Commento alla XXVI Domenica del Tempo Ordinario : in quale Dio crediamo? ( Mt 21,28-32) SS. Messe h. 9.00 - 10.30 - 12.00 e 19.00 Siamo ancora nella vigna del Signore. Domenica scorsa abbiamo visto che la parabola raccontata da Gesù era indirizzata soprattutto a coloro che sono chiamati per primi a lavorarci dentro. Il suo inequivocabile finale getta una luce profonda sul mistero del regno di Dio e della sua accoglienza: così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi (Mt 20,16). La piccola parabola di oggi continua a illuminare questo mistero, ovvero continua a far emergere la mormorante resistenza dei primi chiamati che, allora come oggi, contestano segretamente il Signore per la sua bontà verso tutti. Il suo infatti sarebbe un comportamento ingiusto (Mt 20,11-12). A chi oggi continua, consciamente o inconsciamente, a discutere sulla sua giustizia così “strana”, Dio risponde nella prima lettura: voi dite “non è retto il modo di agire del Signore”. Ascolta dunque casa d´Israele: non è retta la mia condotta o piuttosto non è retta la vostra?... (cfr. Ez 18,25-28) Gesù tiene moltissimo anche ai primi chiamati. Per questo vediamo come anche il vangelo di oggi si dirige a una delle categorie più difficili a convertirsi, ai capi e agli anziani del popolo: l´intento del Signore non è infatti quello di abbandonarli nel loro rifiuto, ma di far rispecchiare i suoi uditori nel personaggio che li riguarda. E´ così anche oggi nel popolo di Dio. Quanto sta accadendo a Francesco non fa´ che rendere un gran servizio alla verità del vangelo, nonché confermare ancor di più questo papa nella sua chiamata. Perché in fin dei conti, con l´ultima lettera “correctio filialis de haeresibus propagatis” di alcuni autorevoli fratelli sacerdoti e non, che cosa c´è dietro il sospetto (se non l´accusa) delle eresie indicate? Lo stesso sospetto che circondò Gesù da parte delle autorità religiose per il suo misericordioso abbassarsi su tutti coloro che, per il loro peccato o la loro reputazione non proprio immacolata, venivano accolti e chiamati dal Signore. In Amoris Laetitia il papa conclude un cammino sinodale di due anni dove tutte le voci ecclesiali sono state ascoltate e confrontate in materia per poi convergere nel documento; il quale, non è mera espressione di una sua visione personale sull´amore nella famiglia, ma della chiesa intera nel suo insieme. Si è liberi di pensare quello che si vuole, ma dietro il sospetto che Francesco con questa esortazione apostolica stia minando alcuni fondamenti dottrinali della fede, in realtà mal si cela, ancora una volta, il “problema” della bontà di Dio che si apre verso gli ultimi e chiede alla sua chiesa di fare altrettanto. E di “ultimi”, ve l´assicuro, ce ne sono anche tra coppie ferite nelle proprie vicende personali che stanno cercando di vivere come famiglia nella fede con sincera intenzione. Gesù racconta di un uomo che comanda ai suoi due figli di andare a lavorare nella vigna. Il primo disobbedisce inizialmente con la parola, ma ci ripensa e si pente, alla fine obbedisce e ci va a lavorare. Il secondo obbedisce subito con la parola, ma in realtà poi disobbedisce perché non ci va (Mt 21,28-30). Il Signore fa trarre le conclusioni ai suoi stessi uditori, i quali, senza accorgersene, confermano il suo insegnamento. Significato inequivocabile: c´è chi arriva nella vigna a lavorare dopo esserne stato a lungo lontano e tuttavia entra per primo nel regno; e c´è chi solo apparentemente vi è già dentro per lavorarci, ma in realtà è fuori, e vi accederà se e soltanto dopo che avrà aperto il cuore a Chi il cuore ce l´ha sempre aperto a tutti: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio (Mt 21,31). Infatti, a dimostrazione delle sue parole, Gesù osserva come gli stessi pubblicani e prostitute si pentirono e si convertirono al messaggio di un appartenente al popolo dei primi chiamati come Giovanni il Battista, che certo non sottolineava tanto la via della misericordia (Mt 21,32); ma anche questo messaggio fu del tutto inascoltato dalle autorità religiose. Il brano del vangelo di oggi ci aiuta a penetrare maggiormente nel segreto del nostro rapporto con Dio. Se lo si vuole verificare seriamente, non può essere mai sganciato dal rapporto con i fratelli e dalla immagine che noi abbiamo di Lui. Prima di tutto, quello che sicuramente emerge dalle parole di Gesù è che Egli ama molto la sincerità. Come dire: meglio un “no” sincero alla sua chiamata che un “sì” ad essa falso, calcolatore e mormorante. Al lettore attento non sarà sfuggita la somiglianza di questi due figli a quelli della ben più celebre parabola di Luca (Lc 15,1ss.): il primo al fratello minore allontanatosi dalla casa paterna, il secondo al fratello maggiore che, pur restando nella casa del padre, non vive in comunione di cuore con il padre della casa. Alla fine del racconto, quel padre che ha tanto atteso pazientemente il ritorno del figlio minore esce di casa a pregare il maggiore perché vi rientri a celebrare con lui la salvezza donata al fratello. Ma l´inghippo che gli impedisce di rientrare è la sua “giustizia” messa a confronto con l´inspiegabile condotta misericordiosa del padre, segno inconfondibile di una immagine sbagliata che ha di lui. Stiamo pian piano scoprendo qualcosa di importante nella vita spirituale: il Signore Gesù si rivela solo a chi lo ama, a chi gli dice un sì sincero, fiducioso, senza pretendere di capire tutto. A chi invece dice di capirlo/conoscerlo, ma non lo ama per quello che è, Gesù parla con il suo silenzio (come sta facendo papa Francesco con coloro che lo sospettano o lo accusano in via epistolare). Poi, per recuperarlo, gli parla in parabole affinché rifletta e capisca quello che non vuol capire. Difatti il vangelo di oggi è come uno “screening” che svela a se stesso l´ascoltatore/lettore che non vuole convertirsi, perché si riconosca nel secondo figlio e così passi al movimento interiore e al comportamento del primo. Kierkeegärd diceva che la verità è paradossale. Quando meditiamo il vangelo ce ne accorgiamo. Gesù afferma che persone che vivono in modo palesemente ingiusto (pubblicani e prostitute) sono preferibili a quelle che vivono in modo “giusto”. Come è possibile? Non è forse una contraddizione? Può il Signore contraddirsi? No. Ancora una volta è il paradosso del vangelo a rispondere. In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Trovo queste parole di Gesù tra le più dure e nello stesso tempo più belle e consolanti che abbia mai detto ai suoi uditori. Perché pubblicani e prostitute sono peccatori d.o.c. che non potranno mai fingersi giusti e pertanto sono più aperti e pronti ad accogliere la salvezza che il Signore offre loro (cfr.Lc 7,36 ss., 18,9-14 e 19,1-10!!!...). Solo quando accetteremo di essere come loro (o peggio!) potremo entrare nel regno di Dio. La proposta del padre ai due figli è identica: è il comando dell´amore che se messo in pratica li rende simili a Lui. Ma il secondo figlio guarda il padre come a un padrone al quale non si può dire di no. E´ come la persona religiosa che si sente in obbligo di compiacere Dio. Ma per dovere nessuno saprà mai amare! In realtà anche questo figlio, come l´altro, non vuole ascoltare il padre. Tuttavia mentre il primo dice apertamente di no e ci ripensa, questo invece non se lo permette perché vive nella paura di mettersi contro il padre-padrone. Dunque esprimere apertamente il proprio rifiuto è già segno positivo: suppone che il padre che ci sta di fronte rispetti la libertà del figlio, mentre dire di sì per paura suppone che il padre non tolleri la libertà e schiacci chi a Lui si ribella (P.Silvano Fausti S.I.). Ancora una volta, il vero peccato più nascosto nel cuore dell´uomo ma evidenziato dal vangelo, è quello di chi si crede nel giusto e non può ottenere il perdono, semplicemente perché non ne sente nemmeno il bisogno. Rischio alto di resistenza allo Spirito cui si avvicinano tutti coloro che non riconoscono in sé il peccato che rimproverano agli altri. Che ve ne pare? Vi piace questo Gesù che porta sempre ciascuno a guardare dentro di sé?

DOMENICA 24 Settembre 2017      notizia del 23/09/2017

Commento della XXV Domenica del T. O.( Mt 20,1-16 ). dio vuole donare la salvezza tutti SS. Messe h. 9.00 - 10.30 - 12.00 -18.00 No, certo, Dio non la pensa come noi. E per quanto ci sforziamo non riusciremo neanche lontanamente ad afferrare la sua visione delle cose. Così Isaia scuote i deportati in Babilonia indicando loro la corretta logica di Dio: se saranno riscattati, se potranno tornare in Israele, se infine, ritorneranno liberi, non sarà per loro merito ma per iniziativa gratuita del Signore! Paolo, commosso, riceve da Filippi, la più amata fra le sue comunità, la prima “europea”, Epafrodito che gli porta consolazione e denaro. È una visita inattesa che aiuta Paolo a sostenere le angustie e la prigionia di Efeso e lo convince a resistere anche se tutto, apparentemente, sembra precipitare nel caos come, forse, sta accadendo a molti fra noi in questo mondo che pare dissolversi. Come possiamo, allora conoscere la logica di Dio? Scrutando la Parola, meditandola, celebrandola perché, davvero, diventi lampada i nostri passi. Come accade, oggi, con l´incomprensibile parabola degli operai dell´ultima ora. Il padrone della vigna È il padrone il protagonista della parabola. È di lui che Gesù vuole parlare, e della sua idea di giustizia e di merito. Perché in Israele tutti erano convinti, anche gli apostoli!, che la salvezza si dovesse meritare, e che la fede fosse una sorta di contratto fra dare e avere. E anche noi, spesso, pensiamo qualcosa del genere. Nonostante Gesù, nonostante il vangelo, nonostante duemila anni di cristianesimo. gli operai della prima ora, e anche noi lo abbiamo pensato: questo padrone esagera pagando gli operai dell´ultima ora come quelli della prima. Non è giusto. Dio ci invita a superare la giustizia e ad entrare nella sua logica che è ben più ampia. È giusta, la giustizia, ci aiuta nei comportamenti umani ma, ad un certo punto, raggiunge un limite che non riesce a superare. È allora che c´è bisogno di qualcosa di più grande della giustizia. Resta, la giustizia, ma non è più sufficiente. Intervengono il perdono, la misericordia, la compassione. No, la giustizia non basta. Good news La splendida notizia della parabola è che il Dio di Gesù ama anche gli ultimi e non soltanto i primi, come dicevano i farisei. E che Dio vuole che tutti siano primi! È un´altra la giustizia di cui parla Gesù, va più a fondo, supera la proporzionalità, porta gli ultimi al livello dei primi. Seguendo questa logica anche noi discepoli possiamo capire qualcosa di Dio e di noi stessi. Sì, certo, la giustizia fa parte dell´edificio, ma non ne è la pietra angolare. Davanti a questa sovrabbondanza, a questa savia follia, si respira aria di conversione. Si convertono i peccatori, capendo che non sono più ultimi. Si convertono i giusti, che non chiudono più Dio dentro la gabbia della giustizia. Non è per i nostri meriti che siamo amati da Dio. Ma per i nostri bisogni. E questo amore ci spalanca allo stupore. I servi Anche noi fatichiamo ad uscire dalla logica del merito e del giudizio e, quel che è peggio, rischiamo di proiettarla addosso a Dio. Uscita dalla porta, la visione meritoria della fede in qualche modo rientra dalla finestra, opprimendoci sotto pesanti sensi di colpa e di inadeguatezza. Da questa visione dobbiamo convertirci per credere nel Dio che Gesù è venuto ad annunciare. Non il merito, ma l´amore gratuito di Dio ci salva. Perciò, accogliendo questo amore, compiamo opere meritorie. Il padrone, inizialmente protagonista della parabola, viene, durante il colloquio, chiamato correttamente Signore, identificandolo così con Dio. Dopo avere dato ascolto ai servi e spiegato le sue ragioni, insinua un dubbio, come dicevamo. Non fa una piazzata, non batte i pugni sul tavolo, non fa pesare la sua autorità (può fare quel che vuole del suo denaro!) ma mette una piccola pulce nell´orecchio dei servi. E, rileggendo il testo, ha di che farlo. Vedendo gli operai dell´ultima ora ricevere un denaro, quelli della prima ora pensano: «a noi darà di più». Ma, vedendosi pagare solo un denaro mormorano, non hanno nemmeno il coraggio di parlare apertamente!, e dicono: «a loro devi dare di meno». Non dicono quello che pensano, sarebbe stato più onesto. Sono pavidi, chiedono per gli operai delle cinque del pomeriggio meno. Meno di un denaro. Meno del necessario per sfamare una famiglia. Chiedono per gli altri la fame. Forti con i deboli. Deboli con il forte. Immondi. Certo, si nascondono dietro alti principi di giustizia, e hanno ragione. In realtà celano un cuore piccolo che, invece, di reclamare di più, come vorrebbero, si vendica sugli altri perché abbiano di meno. Terribile. Che fatica Fatico ad accettare questa parabola disarmante, lo confesso. Mi sento anch´io come l´operaio se non della prima, della seconda ora. Fatico soprattutto nel superare la giustizia. Verso me stesso, sempre pronto, come credente, a confrontarmi con ciò che potrei essere, o diventare. A pesare col bilancino i miei difetti e le mie mancanze, come se a Dio importasse qualcosa dei miei peccati, sempre attento a mostrare di me il lato migliore, più evangelico, più luminoso. Preoccupato della mia immagine, anche spirituale. A volte intransigente con me stesso, fiero di poter apparire giusto agli occhi di Dio. Che idiota. Fatico nel superare il senso della giustizia verso i miei fratelli. Sempre accogliente, certo, ma a certe condizioni. E più accogliente verso le persone più brillanti e simpatiche, più interessanti. Meno verso quelle che considero goffe, o superficiali, o arretrate nel cammino della conoscenza e della fede. A loro, certo, non darei un denaro, non metterei sullo stesso piano un martire della fede con una pia devota infarcita di fede superstiziosa! Questo è il Dio di Gesù. Questo è il Dio cui mi sono arreso.

DOMENICA 17 settembre 2017      notizia del 16/09/2017

Commento della domenica: il perdono rende liberi ( Mt 18,21-3 ) SS. Messe h. 9.00 - 10.30 - 12.00 e 19.00 Non si può veramente comprendere che cos´è la correzione fraterna come atto di amore (cfr. il vangelo di domenica scorsa), se non si accoglie sinceramente il messaggio inequivocabile del vangelo di questa domenica. Quella senza questo non si può illuminare agli occhi del nostro cuore, e viceversa. Pietro si rende conto, dalle indicazioni che Gesù da circa i rapporti tra i discepoli, di quanto gli stia a cuore la fraternità, e allora fa una domanda con proposta in allegato: Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte? (Mt 18,21) La risposta di Gesù alla domanda di Pietro (Mt 18,22) non solo amplia all´infinito l´orizzonte del perdono così ristretto nel cuore del suo discepolo, ma offre un´occasione unica a Gesù per ribadire, con una parabola, quale sia il fondamento di ogni autentica fraternità. E, vista la chiarezza dell´insegnamento, si rassegni ogni spirito che voglia dirsi “cristiano” a cercare di giustificare in qualche modo il perdono negato, qualunque sia il tipo e la ripetizione dell´offesa in oggetto. Non esistono perdoni da concedere e perdoni da negare. Esistono solo perdoni più facili e perdoni più difficili da regalare; perdoni che hanno talvolta bisogno di più tempo e perdoni che si offrono subito oltre le umane attese, ferma restando la fatica “naturale” dell´uomo a perdonare. Non a caso il proverbio recita: “Dio perdona sempre, l´uomo qualche volta, la natura mai”. Il re che volle regolare i conti (Mt 18,23) diventa personaggio straordinariamente magnanimo difronte al debito insolvibile di un tale che gli viene presentato (Mt 18,24): un talento=6000 giornate lavorative; quindi il debito di 10.000 talenti=60.000.000 di salari quotidiani. Per pagare tale debito ci vorrebbero 200.000 anni da vivere, e senza mangiare! Oppure: al tempo di Gesù un talento pesava 36 kg. di metallo; quindi 10.000 talenti sono un peso da 360 tonnellate di metallo prezioso. Con che cosa lo si trasporta e quanto tempo occorre per trasportare tutto questo debito? Il centro del messaggio emerge facendoci un´altra domanda: cosa fa cambiare così repentinamente il re che aveva ordinato che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva? La compassione davanti alla supplica della sua preghiera (Mt 18,26). Il re lo lascia libero condonandogli tutto il debito! (Mt 18,27). Il problema molto serio della parabola è che appena uscito (Mt 18,28) quell´uomo trova un compagno che ha un debito infinitamente minore nei suoi confronti e sembra non aver imparato nulla dalla magnanimità del re. Il compagno gli rivolge la stessissima supplica, ma non trova in lui alcuna pietà (Mt 18,29-30). Altri compagni assistono alla scena e molto dispiaciuti riferiscono al re l´accaduto (Mt 18,31). Il re convoca quell´uomo e, chiamandolo servo malvagio gli chiede come mai, dopo aver sperimentato l´abbondanza del suo perdono, non si sia comportato così anche con il proprio compagno debitore. Sdegnato, il re cambia comportamento ed esegue verso quel tale la stessa “sentenza” che egli ha emesso nei confronti del suo debitore. Lapidaria la conclusione del vangelo: così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore ciascuno al proprio fratello (Mt 18,35). Tutto sommato, credo che la nostra stessa ragione non faccia fatica a riconoscere come giusto il comportamento del re. Eppure, anche se lo riconosciamo, il vangelo suona come un ammonimento e nello stesso tempo come una sana provocazione che ci “costringe” a porci una serie di domande: ma io come vivo le mie relazioni con i fratelli? Come un creditore o come un debitore? E nella mia vita di fede, qual è il baricentro del mio agire? La mia promessa di restituire a Dio ciò che gli devo (cfr. Mt 18,26) oppure la sua promessa già compiuta con il dono del Figlio suo Gesù, nostro Salvatore? Insomma, vivo la mia relazione con Dio nell´ansia di dovergli qualcosa per la coscienza del mio debito (illudendomi di poterlo saldare), oppure nella gioia di non poterlo cancellare, perché credo che Colui che l´ha già cancellato (cfr. Col 2,13-14) mi offre ogni giorno una vita da peccatore perdonato? E poi: credo che il Signore mi ha fatto dono del potere di perdonare gli altri come Lui mi ha perdonato? Oppure mi nascondo dietro l´innata fatica umana di perdonare, creandomi un alibi davanti a dure prove da superare che toccano l´uomo fino a fargli sentire come insormontabile il perdonare certe offese? E´ davvero il perdono al centro della vita nuova che Gesù ci ha donato o c´è qualcos´altro? Penso che tutti ricordiamo lo scalpore generato un paio di anni fa da Antoine Leiris, un uomo francese che, all´indomani della tragica scomparsa della moglie ad opera dei terroristi dell´ISIS, dopo alcune notti di dolore insonni scrisse la celebre lettera pubblicata con il titolo “Voi non avrete il mio odio”. In quella lettera l´uomo non solo testimoniava la sua forza nella decisione di non odiare gli assassini di sua moglie, ma prometteva anche di crescere il suo piccolo figlio insegnandogli a operare questa stessa scelta, aggiungendo che in essa, insieme, sarebbero stati “più forti di qualsiasi esercito”. Non so se il sig. Antoine sia cristiano, ma so di certo che, anche se non lo fosse, la sua decisione è stata un raggio potente di luce che ha squarciato le tenebre di quel tragico momento della storia. Perché anche la Parola di Dio conferma, nella 1a lettura di oggi, che se sono orribili le tragedie procurate dai gravi peccati degli uomini, anche rancore e ira sono cose orribili, e il peccatore le porta dentro. Chi si vendica subirà la vendetta del Signore, il quale tiene sempre presenti i suoi peccati. Perdona l´offesa al tuo prossimo e per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati. Un uomo che resta in collera verso un altro uomo, come può chiedere la guarigione al Signore?... Se lui che è soltanto carne, conserva rancore, come può ottenere il perdono di Dio? (Sir 27,30-28,1ss.). Dunque la scelta del perdono è anche ragionevole. Però è la rivelazione del volto di Dio nella Bibbia che la fonda e la rafforza, come abbiamo visto anche nella parabola raccontata da Gesù. In essa infatti, il Signore ci indica con chiarezza come poterlo seguire sulla via di un amore che non indietreggia davanti alle offese che si possono abbattere nella nostra vita: pensare ai miei 10.000 talenti di debito condonati da Dio piuttosto che ai 100 denari che il mio prossimo mi deve. Se sono realmente convinto che le cose stanno così come mi dice il vangelo, allora non sarà solo faticoso percorrere la sua via di amore a oltranza, ma sarà l´esperienza di un potere che davvero il Signore dona a chi gli crede. Un ultima considerazione. Il sig. Antoine si è ripromesso di educare il suo piccolo a non odiare, ma a perdonare. Ha scelto anche il miglior investimento per suo figlio. Perché se induci un essere umano a ricordare sempre i peccati altrui, lo fai vivere nel rancore e nell´odio incendiatosi nel passato. E lì si vive malissimo, in prigione con se stessi e con l´animo sempre in rivolta verso gli altri; da lì non ci si muove più. Se invece decidi di educare un uomo al perdono, lo fai camminare e gli garantisci il futuro. Perché solo chi vive del perdono di Dio e impegnato a sua volta a perdonare, è veramente un uomo libero che vive già nel futuro.

DOMENICA 10 SETTEMBRE 2017      notizia del 09/09/2017

Commento XXIII Domenica del T. O.: L´armonia nella diversità (Mt 18,15-20) SS: MESSE h. 9.00 - 10.30 - 12.00 e 19.00 Se il tuo fratello Basterebbe la prima parola per aprire una riflessione infinita. "Ogni uomo è mio fratello" è il titolo del messaggio che Papa Paolo VI° ha inviato per la giornata della pace del 1° gennaio 1971 che tra l´altro cita la dichiarazione Universale dei Diritti dell´uomo: «Tutti gli uomini nascono liberi ed eguali nella dignità e nei diritti; essi sono dotati di ragione e di coscienza, e devono comportarsi gli uni verso gli altri come fratelli». Purtroppo alle dichiarazioni di principio ritenute universali fanno seguito comportamenti opposti e correnti di pensiero che pongono limitazioni e distinguo stanno facendo breccia nel genere umano. Per Gesù, invece, la fraternità tra gli uomini è talmente forte che comprende anche coloro che ci sono nemici (Mt 5,44). L´altro, ogni altro fa parte di me. Io sono chiamato ad essere custode del mio fratello (Gn 4,9). È proprio la parola fratello che concede tutte le autorizzazioni per rompere ogni isolamento, sanare ogni interruzione di fraternità. La preoccupazione di Gesù in questo testo non è tanto suggerire una tecnica per dirimere le questioni quanto aiutare a comprendere il senso della comunione come fondamento del vivere fraterno. Vivere da soli può essere relativamente facile, vivere in comunità richiede sicuramente una capacità organizzativa del tempo e dello spazio, una capacità relazionale, di interazione tra le persone, ma ancor più è richiesto uno spirito di comunione. Una o due persone Nel testo è descritta un´azione progressiva fino al coinvolgimento di tutta la comunità. La comunione inizia sempre da un io e un tu che progressivamente si allarga fino a farsi carico l´uno dell´altro nella comunità. L´invito del Signore è nel prendere coscienza di una realtà che più modernamente oggi si chiamerebbe globalizzazione. Non c´è mai un fatto o un avvenimento totalmente privato, tutto interagisce anche inavvertitamente e tutti ne siamo coinvolti. “Nessun uomo è un´isola” è il titolo di un saggio del monaco pensatore Thomas Merton “Quello che faccio viene dunque fatto per gli altri, con loro e da loro: quello che essi fanno è fatto in me, da me e per me. Ma ad ognuno di noi rimane la responsabilità della parte che egli ha nella vita dell´intero corpo”. Fa riflettere non poco un articolo che mostrava l´intima connessione con la crescente attività aggressiva del dittatore nord coreano e la soppressione da parte USA di Saddam Hussein (Damiano Serpi, il Sismografo, 5.9.17). Anche le guerriglie in Congo hanno come causa l´incremento della vendita dei cellulari nel mondo occidentale. Sappiamo bene come gli uragani sempre più pericolosi sono provocati dal un innalzamento della temperatura del globo da cui non è estraneo la mancata revisione della mia auto. La storia, la natura continuano a raccontarci dei legami che ci allacciano l´uno all´altro, a noi è la scelta se viverli come catene da cui liberaci (ma sarà poi davvero possibile?), o come relazioni che ci aiutano a crescere. Avrai guadagnato Il senso di tutto questo insegnamento sta nella espressione avrai guadagnato il tuo fratello. Chi mai penserebbe che l´altro, riconosciuto come fratello sia un “guadagno”! Nella prospettiva, anche economica, di questo guadagno c´è bisogno di investire nella comunione, compiere ogni sforzo per realizzare concretamente la fraternità. Non si concede il perdono, non si fa l´elemosina all´altro, non si benefica nessuno, piuttosto si investe in fraternità per crescere insieme perché ognuno diventa ricco dell´altro. D´accordo La parola greca che viene tradotta con si metteranno d´accordo è la parola sumphoneo che richiama l´armonia delle diversità. Le corde di una chitarra accordata non emettono lo stesso suono, come gli strumenti di una orchestra sinfonica, ma ogni suono interagisce con l´altro ed entra in armonia se accetta e rispetta la diversità. Lontano da noi l´idea di un pensiero unico, omologato, normalizzato prodromo di ogni integralismo origine di violenza. La comunità della Chiesa capace di realizzare nella storia la presenza del Signore - lì sono io in mezzo a loro - mette la sua abilità nel farsi carico l´un l´altro del peccato, sa radunare ogni diversità per renderla sinfonica convergendola nella prospettiva evangelica.

Domenica 3 settembre 2017      notizia del 02/09/2017

Commento alla XXII Domenica del Tempo Ordinario :La croce, non altro. Non sofferenza, né prova divina, ma entrare nella logica del dono, logica che Gesù assume. Fino al dono di sè ( Mt 16,21-27 ) SS. Messe h. 9.00 - 11.00 e 19.00 Se qualcuno vuole venire dietro a me Quello che appare da subito, che promana da tutto il Vangelo e dalla persona stessa di Gesù è la “libertà”. Gesù sembra lottare contro l´«uomo religioso», amante delle regole e della sicurezza, colui che tenta di comprare la salvezza ubbidendo a norme comportamentali anche faticose pur di avere la certezza della salvezza. Nel mondo le persone vivono di regole senza senso se non nell´ottica religiosa come certe limitazioni alimentari o un certo abbigliamento pur di piacere a Dio, sacrificando anche la ragionevolezza. Gesù invece ci chiede [il “se” lascia aperta ogni prospettiva] di vivere la libertà nell´incertezza della vita, la precarietà delle relazioni nell´unica prospettiva di seguire Lui. Vivere l´avventura della vita cercando di capire il “dove” e il “come” dal “perché”. Gesù domanda di scegliere coraggiosamente la sua stessa via; di sceglierla anzitutto "nel cuore", perché l´avere questa o quella situazione esterna non dipende da noi. Da noi dipende la volontà di essere, in quanto è possibile, obbedienti come Lui al Padre e pronti ad accettare fino in fondo il progetto che Egli ha per ciascuno (Giovanni Paolo II, messaggio XVI GMG). Rinneghi se stesso Ciascuno ha le proprie prospettive, sa come dovrebbe essere la realizzazione piena della vita, sogna il suo futuro, come Pietro che ha una idea chiara del Messia, lo si evince dalle sue stesse affermazioni «questo non ti accadrà mai».Pietro si è lasciato dominare dal pensiero secondo gli uomini. Rinnegare se stessi non è una sorta di castrazione della vita, un appiattimento delle prospettive, anzi nei discepoli di Cristo nulla Vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore (Concilio Vaticano II, GS1). Rinnegare se stessi significa liberarci dalla visione egocentrica della storia, superare un “io” ingombrante - oggi c´è una esplosione dell´idea di un “io collettivo” fatto di coloro che sono nati nello stesso luogo, parlano la stessa lingua, hanno le stesse caratteristiche fisiche. Occorre allargare l´orizzonte in una visione ampia in cui fare spazio agli altri, fare un passo indietro per accogliere le esigenze dell´altro, rinunciare a qualche nostro preteso bisogno per incontrare il bisogno altrui. La nostra libertà non finisce là dove inizia la libertà dell´altro, secondo il pensiero liberale; la libertà, per un cristiano, termina dove inizia il bisogno altrui. Prenda la sua croce Le “croci” nei modi di dire sono i guai della vita che possono capitare e che in qualche modo siamo costretti a sopportare, ma la “croce” di Cristo è un´altra cosa. Gesù si fa carico della Croce per la nostra salvezza, Gesù prende su di sé il nostro peso, le nostre pesantezze per liberarcene. Prendere ciascuno la propria croce ha lo stesso significato nel farsi carico delle pesantezze, delle fatiche, dei disagi altrui, come Cirenei. Questa è la croce, non altro. Non sofferenza, né prova divina, né alcuna delle assurde idiozie che abbiamo immaginato intorno a questo invito. Peggio: quante volte abbiamo stravolto questo brano e offeso Dio facendogli dire l’esatto contrario di quello che voleva dire. Dio non ama la croce, perché dovrebbe chiederci di amarla? Dio non manda le croci, gli altri le mandano, noi stessi le costruiamo per sentirci devoti. La sofferenza va evitare, ove possibile. Ma amare, a volte, porta a donarsi fino alla morte, fino allo svuotamento di sé, fino al rendere sacro, il sacrum facere, il sacrificio. Che non significa sopportare un marito violento e farmi da parte davanti all’arrogante o diventare uno zerbino. Dio non apprezza tale atteggiamento! Significa entrare nella logica del dono, logica che Gesù assume. Fino a morirne. Chi vuole salvare la propria vita Gesù non promette alcuna vittoria, nessun successo, dietro di lui non si fa carriera, con ci abbaglia con prospettive future come siamo abituati a sentire dai politici che per una manciata di voti promettono mare e monti. Dio è irrazionale: La parola della croce infatti è stoltezza per quelli che si perdono, ma per quelli che si salvano, ossia per noi, è potenza di Dio. Infatti ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini (1 Cor 1,18.28). La sola dimensione di Dio è quella dell´amore, colui che segue Gesù sa che la sua vita dev´essere spesa tutta, fino all´ultimo per amare.

Domenica 27 agosto 2017      notizia del 26/08/2017

Commento della XXI Domenica T.O.: Mt 16,13-20: Passare dalle risposte di tipo religioso, da catechismo codificato..ad una risposta di fede SS. Messe h. 9.00 - 11.00 e 19.00 Domandò ai suoi discepoli Gesù si è interrogato su se stesso, si è messo totalmente nelle mani del Padre e percepisce che la sua vita sta avendo una svolta sostanziale. Purtroppo il testo della liturgia si ferma prima dell´annuncio della sua passione, dell´intervento a gamba tesa di Pietro, e il rimprovero del Signore, che è molto più di un rimprovero: Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va´ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». (Mt 16, 21-23) Privati di questi versetti non si percepisce che proprio quando tutto sembra diventato “certo”, è invece vero l´opposto e si coglie il senso profondo della fragilità e della incertezza. Nella totalità del racconto è la dinamica del passaggio dalle certezze della religione, che l´idea della roccia e della pietra richiamano, alla debolezza dell´uomo e del cammino, ancora lungo, da compiersi dietro al Signore! Simone è prima chiamato beato e poco dopo identificato con Satana, prima sembra cogliere il pensiero del Padre, poi si lascia dominare dal pensiero umano, prima è chiamato Pietro, solidamente posto sul Fondamento, poi è scandalo, capace cioè di ostacolare il cammino verso il Regno. «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» Gesù non aveva bisogno di conoscere l´opinione che la gente si era fatta su di lui quanto capire cosa i suoi discepoli avevano avvertito, quale fosse la loro percezione dell´evento che stavano vivendo con lui e con le folle che avevano incontrato. Le risposte sono tutte di tipo religioso, da catechismo codificato, si va a pescare nel passato, nella propria esperienza, nella consuetudine di ciò che è conosciuto e consolidato, non emerge una opinione personale, la forza di un convincimento, il frutto di una frequentazione, neppure una prospettiva che sappia guardare oltre. Interpellati personalmente, il racconto sembra nascondere un certo imbarazzo tra i discepoli, rotto dall´intervento di Simone. Anche lui pesca nella religione, tutto Israele era in attesa del Messia e inserisce Gesù in quella ottica che di fatto era già strettamente codificata negli insegnamenti religiosi. C´è però una nota che fa dire a Gesù che non è frutto della sua crescita umana ma segno della rivelazione del Padre, quando dice: il Figlio del Dio vivente. Tutti siamo figli di Dio ma solo in Gesù si incarna la vita del Padre. E su questa pietra per capire bene il senso della frase di Gesù, gli studiosi dei testi biblici hanno sottolineato le differenze dei termini usati «Pètros» e «pètra», il primo indica la pietra come materiale da costruzione, il secondo la pietra come roccia e fondamento. Che la persona di Simone sia stato indicato come fondamento della chiesa è abbastanza improbabile ed è ben difficile che Gesù abbia usato in quella occasione la parola Chiesa, termine che prende forma successivamente nell´indicare la comunità cristiana. Il commento che ci lascia S. Agostino è abbastanza esplicito: «Il salvatore dice: tu sei Pietro e su questa pietra che tu hai confessata, su questa Pietra che tu hai riconosciuta esclamando tu sei il Cristo, il figlio dell´Iddio vivente, io edificherò la mia chiesa, vale a dire su me stesso, che sono il figlio dell´Iddio vivente» (Serm. 76) Quando il vangelo è stato scritto le comunità cristiane erano appena in formazione ed è impensabile qualsiasi idea di struttura organizzativa, dunque occorre entrare più profondamente nel senso delle parole che il vangelo fa giungere a noi: «Pietro... ottenne un primato, ma un primato di confessione e non d´onore, un primato di fede e non di ordine» (S. Ambrogio De incarnationis dominicae sacramento, IV, 32) Il popolo d´Israele era troppo incentrato su Gerusalemme, il tempio, i poteri della casta sacerdotale da aver perso il senso della fede, la relazione personale con Dio era diventata una relazione funzionale e rituale. C´è un altro tempio da costruire che abbia come fondamento la persona di Gesù: «il Figlio del Dio vivente». Simone aveva intuito qualcosa, docile in quel momento all´azione di Dio, quella fede è pietra con cui si costruisce la chiesa. «Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo» (1Cor 3,11).

DOMENICA 6 AGOSTO 2017      notizia del 05/08/2017

Commento della Domenica. La trasfigurazione di Gesù: dal monte Tabor al monte Golgota: Mt 17,1-9 SS. Messe h. 9.00 - 11.00 - 19.00 Viviamo mondi orribili. E vite vuote e arroventate, rabbiose e scoraggiate. Viviamo in un occidente che sta perdendo il senso della misura, che perde la memoria del suo divenire, che si lascia invadere da qualunque moda, che vive un´idea di bellezza che decidono altri imponendo una griffe, uno stile, un trend. E tutti a correre, a elemosinare attenzione, un complimento, un giudizio che certifichi la nostra esistenza nello spazio ingombro di un pianeta che esplode uno di settemilardierotti. Disposti a farci tagliare a pezzi pur di piacere, a imporci sforzi sovrumani, diete draconiane per avere un like sui nostri profili social. Abbiamo confuso il lusso con la bellezza. Il plauso con la grazia. L´eccesso con l´armonia. Aneliamo a ciò che è bello e grande e buono. Ci accontentiamo di ciò che piace, che pensano tutti, che serve a me. Dono di Dio, allora, è il fatto che nel cuore dell´estate questa domenica coincida con la festa della Trasfigurazione. Ironia della sorte: un sei agosto esplose la bomba atomica su Hiroshima, un sei agosto il Signore chiamò a sé l´animo inquieto di Paolo VI, papa, fragile e possente cercatore di Dio. Colline Salgono sul monte, su un alto monte. In realtà è una collina ma l´amore rende tutto immenso. E lì, annota Matteo, Gesù viene trasfigurato. Svela la sua profonda natura, la sua vera identità. Non si toglie il vestito dozzinale sotto cui si nasconde Superman, no. È lo sguardo dei discepoli che cambia. Perché la bellezza, come l´innamoramento, come la fede, sta nel nostro modo di vedere. Quando sono innamorato trovo il mio amato il più bello fra tutti. Quando amo una disciplina sportiva sono disposto a sudare e a faticare per praticarla. Quando riesco a orientare la mia mente verso le mie emozioni, colgo la bellezza abbagliante di un paesaggio. Molte cose concorrono nella bellezza. Una fra queste, certamente, è lo sguardo interiore capace di cogliere la verità, l´armonia, la pienezza in un oggetto, in un paesaggio, in una persona. Possiamo stare con Gesù tutta la vita, e frequentarlo, e credere, e seguirlo. Ma fino a quando il nostro sguardo interiore non si arrende alla sua bellezza, non ne saremo mai definitivamente segnati. Accade come sul Sinai, quando Dio si manifesta a Mosè in tutta la sua gloria: le nubi, i fulmini, la voce, l´ombra, la paura. Paura che deriva dall´intensità della bellezza, dall´insopportabilità della visione interiore. Mosè e Elia conversano con Gesù: la Legge e i Profeti si inchinano al rivelatore del Padre. Pietro viene travolto: la bellezza gli ha colmato il cuore. Bellezza Abbiamo urgente, assoluto bisogno di recuperare il senso del bello nella nostra vita. La bellezza risulta essere una straordinaria forza che ci attira verso Dio, che in sé è armonia, pienezza, verità. Quante volte mi viene da dire, a chi mi chiede ragione della fede: è bello credere. È bello e svela in me e negli altri l´intima e nascosta bellezza che lega le persone, gli avvenimenti, le emozioni. Quanti uomini e donne, nella storia, si sono avvicinati alla fede perché attratti dalla bellezza del Cristo, dalla sua ineguagliata umanità, dalla sua profonda tenerezza, dalla sua stupefacente maturità. Sì: è bello essere qui, Signore, è bello essere tuoi discepoli. Così gli apostoli, scesi dal Tabor, dovranno salire su un´altra collina, il Golgota. Lì la loro fede sarà macinata, seminata, resa pura. Dopo, avere sperimentato la bellezza. Solo l´esperienza della gloria di Dio ci permette di affrontare il dolore. Senza coinvolgimento emotivo, senza reale bellezza, senza entusiasmo, è difficile essere credenti, è difficile restare cristiani. Il nostro mondo ha bisogno di bellezza, di armonia. Nel caos dell´eccesso (che di bello ha l´apparenza, ma che spesso nasconde il nulla) il nostro mondo può imparare dal cristianesimo la bellezza della fede, della preghiera, del silenzio, del gesto d´amore verso il fratello. La strada della bellezza È noioso credere. È giusto - certo - ma immensamente noioso. Il Vangelo di oggi ci dice, al contrario, che credere può essere splendido. Varrebbe la pena di ricuperare il senso dello stupore e della bellezza, l´ascolto dell´interiorità che ci porta in alto, sul monte, a fissare lo sguardo su Cristo. E dare tempo al “dentro”, all´anima, all´ascolto, al silenzio, al fruscio del vento, al calore del sole sulla pelle, all´odore del muschio o dell´erba, ai rumori del bosco e del mare. Alla discreta e grandiosa presenza di Dio nella natura, quella in cui possiamo trovare, come un´impronta, il suo silenzioso sorriso E la preghiera. Intensa. Vera. Umile. Prostrata. Stupita. Aperta al mistero. Facciamo delle nostre messe dei luoghi di bellezza: il silenzio, il canto, la fede, il luogo in cui preghiamo, può riportare un briciolo di bellezza nella nostra quotidianità. E accorgerci che credere è la cosa più bella che possiamo sperimentare nella nostra vita. Fu papa Callisto III nel 1457 a estendere questa festa alla Chiesa universale. La data del 6 agosto dipende dal fatto che secondo una tradizione l´episodio narrato dai Vangeli sarebbe avvenuto quaranta giorni prima della Crocifissione di Gesù la cui festa, già nella Chiesa d´Oriente e poi anche in quella d´Occidente si celebra il 14 settembre con l´Esaltazione della Santa Croce

DOMENICA 30 LUGLIO 2017      notizia del 29/07/2017

Commento della domenica (Mt 13, 44 -52): La vita è una caccia al tesoro, dice Gesù. Ci vuole costanza e fiducia nel cercare,ci vuole passione e curiosità, per lasciarsi incontrare da Dio SS. Messe h. 9.00 - 11.00 e 19.00 Sono due parabole ribattute, molto simili nel contenuto e nella struttura, una ripetizione usata per ribadire un concetto piuttosto evidente: incontrare Dio è la cosa più bella che ti possa succedere, è una sorpresa per cui vale la pena di abbandonare tutto, una gioia che ti fa dimenticare tutto il resto. Ma devi agire con scaltrezza e urgenza se vuoi che ciò accada. I verbi trovare, andare, vendere, comperare usati nel breve aforisma, si riferiscono al contadino e al mercante ma è evidente che il protagonista della parabola è un altro: il tesoro nascosto nel campo, la perla preziosa a lungo cercata. Sono loro che possiedono gli uomini e non viceversa. Mi piace pensare che Matteo indichi al discepolo due tempi e due modalità di sequela. Il bracciante, tale è perché non possiede la terra che coltiva, trova il tesoro per caso, inaspettatamente. Il mercante (emporos indica un ricco mercante con negozi e filiali!), invece, trova la perla dopo una lunga ricerca. Sono le due dimensioni presenti in ogni esperienza di fede, in ogni percorso che conduce a Dio: lo stupore di chi scopre qualcosa di inatteso e bellissimo e, insieme, la fatica di cercarlo e di custodirlo. Ci sono, nel racconto, alcuni dettagli da sottolineare. Sfumature che, come sempre, sono portatrici di senso ulteriore. L’idea della progressione è ben presente e sottolineata nella parabola: prima viene descritto lo stupore del bracciante per la scoperta, poi la decisione di vendere tutto per acquistare il terreno. Accade anche a noi così: ci avviciniamo (o riavviciniamo) alla fede perché affascinati da qualcuno che ci attrae, perché inciampiamo in qualcosa di prezioso che ci affascina. Ma solo dopo che ci siamo schierati, dopo che abbiamo davvero messo la ricerca al centro e ci siamo fidati scopriamo tantissime altre cose su Dio e su di noi e possiamo gioire del tesoro della sua presenza! Un altro dettaglio che mi incuriosisce è il valore della perla. Nell’antichità era considerata la cosa più inestimabile che si potesse possedere, come oggi accade con i diamanti. Le perle si pescavano nel mar Rosso o nei mari dell’Arabia ed erano ambitissime. Il nostro modo di dire sei una perla deriva proprio dal loro valore che giustificava, fra l’altro, la ricerca onerosa del mercante che viaggia per mezzo mondo alla ricerca di qualche pezzo pregiato. Per avere un ordine di idee, Giulio Cesare regalò alla madre di Bruto una perla del valore di sei milioni di sesterzi, circa dodici milioni di euro al valore attuale e pare che Cleopatra ne possedesse una dal valore di ben cento milioni di sesterzi (circa duecento milioni di euro)! Il cuore Il centro della parabola è in una piccola e splendida frase: apò tes charas, spinto dalla gioia. Il bracciante è spinto dalla gioia. La gioia inattesa ed improvvisa di avere scoperto qualcosa di inimmaginabile lo spinge a fare delle scelte drastiche, irrevocabili. Così si presenta il Dio di Gesù, come il portatore di una gioia ineguagliabile. Ed è la gioia a spingere il bracciante a raccogliere tutti i suoi risparmi per avere denaro sufficiente a comperare il campo in cui è nascosto il tesoro. È la gioia, anche se non viene esplicitata, a muovere il mercante di perle che, nel suo girovagare, trova la perla più preziosa di tutte, e che lo spinge a vendere tutto ciò che ha per averla. Entrambi vendono tutto ciò che possiedono. Poco, per il bracciante. Tantissimo, per il mercante. È un modo esplicito per dire che vale la pena dare tutto ciò che si ha per comprare il campo e la perla. Nulla uguaglia la gioia dello scoprirsi amati da Dio. Troppe volte, anche nel recente passato, il cristianesimo è stato accostato alla sofferenza, al dolore, al senso del dovere. Siamo tutti pronti a fare l’elenco delle tante belle cose cui abbiamo rinunciato per essere dei bravi cristiani. Siamo morigerati, mortificati, fedeli ad un solo partner, onesti (almeno più degli altri), disponibili… Che Dio, cortesemente, ne tenga conto. Molti, nel mondo, pensano che la fede sia qualcosa di giusto, di doveroso, di importante. Ma di mortalmente noioso. E se ne tengono a debita distanza, giustamente. In questa parabola, invece, tutto viene ribaltato. È la gioia che spinge, è la gioia che converte e convince, è la gioia che fa cambiare. Per questa ragione dobbiamo recuperare e praticare la gioia cristiana che non si riduce ad una forte emozione ma che è il frutto di una lunga conversione. La gioia cristiana è una tristezza superata. Sarebbe bello che questa gioia – almeno un poco! – fosse più evidente sui nostri volti, nelle nostre scelte, nei nostri cuori, nelle nostre assemblee… Ho trovato Il vero convertito non sottolinea ciò che lascia, ma ciò che trova. Non dice: ho lasciato, ma: ho trovato. Non dice: ho venduto, ma: ho scoperto un tesoro! Il discepolo parla di appartenenza, non di distacco. Noi, spesso, siamo invece più attenti alle cose che abbiamo abbandonato. La vita è una caccia al tesoro, dice Gesù. Ci vuole costanza e fiducia nel cercare, come il mercante, ci vuole passione e curiosità, per lasciarsi incontrare da Dio. Gesù ci presenta l’incontro con Dio come la scoperta di un tesoro, di una perla dal valore inestimabile. Ci provoca dicendo che l’incontro con Dio e la scoperta del suo regno è la cosa più bella che ci possa accadere. E giungerà a dire di essere lui, il Signore, più grande della più grande gioia che siamo in grado di vivere (Mt 10,37). Più degli affetti, delle relazioni, delle legittime gioie che la vita ci regala e che siamo chiamati a vivere per rendere gloria a Dio che ce le dona. Più di tutto. Il contadino giunge alla fede per caso. Il mercante dopo un’estenuante ricerca. Ma, entrambi, scoprono una gioia incontenibile, che fa passare in secondo piano tutto il resto, tutto ciò che credevano essenziale. Dio è gioia, dice Gesù. Il suo Dio è gioia. Non quello delle nostre paure, proiezione dei nostri fantasmi. Un Dio accigliato e severo, scostante e bizzarro, incomprensibile e lunatico. Il suo è il Dio della gioia.

DOMENICA 23 Luglio 2017      notizia del 22/07/2017

Commento della Domenica : (Mt 13,24-43): Il rischio di confondere la santità con la perfezione SS. Messe h. 9.00 - 11.00 - 19.00 Delle tre parabole che oggi Gesù racconta nel vangelo, sembra che l´attenzione maggiore debba essere rivolta a quella del grano e della zizzania, dato che di questa, e non delle altre due, come i primi discepoli, sicuramente anche noi avremmo chiesto spiegazione al Signore (Mt 13,36). Nella parabola di domenica scorsa si parlava del seme della Parola e delle difficoltà che incontra nel terreno del nostro cuore prima di dar frutto. La parabola di oggi ci dice da quale seme provengano quegli ostacoli: è un seme cattivo. Gesù semina la sua Parola. Ma anche il nemico, il diavolo, semina la sua. La parabola è rivolta a noi discepoli e riguarda il problema che più ci attanaglia: il problema del male e del nostro rapporto con esso, problema tutto concentrato nella domanda che i servi fanno al padrone di casa, allorché scoprono meravigliati che nel suo campo, tra il grano, è spuntata anche della zizzania. Signore, non hai seminato del bel seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania? (Mt 13,27). Gesù risponde fugando ogni dubbio sulla sua origine (Mt 13,28a), ma non fuga altri dubbi/domande che si intrufolano facilmente nel nostro cuore di credenti. Ad es., perché se il proprietario è “padrone” del suo campo non ha messo a sua guardia qualche vigilante? Oppure, perché non ha installato a sua protezione qualche altra misura di difesa? Non fanno così i padroni dei campi? Il testo del vangelo ci dice soltanto che il nemico di quell´uomo venne a seminare in mezzo al grano il suo seme, mentre tutti dormivano (Mt 13,25). Perché questa disattenzione? Come mai il nemico agisce così? Vorrei dire qualcosa prima di tutto circa il diavolo, origine di ogni male. Il vangelo (ma anche l´A.T.) ne parla come di una realtà personale. Dopo un cinquantennio nel quale satana è riuscito persino a convincere i credenti sulla sua inesistenza, oggi invece assistiamo alla sua riscoperta in tante aree ecclesiali. Cosa in sé molto positiva per la fede. Per cui, se nei primissimi anni post-conciliari ci si è spinti teologicamente fino a teorizzare il male come realtà impersonale (e quindi a negare l´esistenza del diavolo), oggi, come reazione, assistiamo a una sensibilizzazione sulla sua presenza che a volte è frutto della evangelizzazione, a volte però rischia di diventare una seconda vittoria del diavolo, dopo quella riscossa in chi nega la sua esistenza. Difatti, incontro sempre più spesso cristiani, laici e chierici, intenti a passare tantissimo tempo per “aiutare” a vedere il diavolo dappertutto e per indicare quasi subito nell´esorcista il rimedio ad ogni male. A parlar con loro sembra quasi si sentano investiti di una vera e propria missione. Il problema è che nemmeno si accorgono che se da un lato dobbiamo effettivamente aprire gli occhi sulla zizzania e a guardarci dal maligno, dall´altro, siamo chiamati egualmente a vedere bene il grano che ci circonda E non si accorgono minimamente che in questa parabola il Signore insegna qual è l´atteggiamento che vuole dai suoi discepoli nei confronti del male, il più delle volte giungendo a contraddirlo e a fare così un miglior servizio a satana! Quanta violenza “sacra” in certe predicazioni per cercare di individuare, condannare, ed eliminare il male saltando letteralmente il messaggio del vangelo di oggi! E´ la solita tentazione di sognare una chiesa fatta di gente perfetta, pura e senza difetti, tutta intenta a creare e ricreare delle “elìtes” di credenti incaricati di reprimere il male dentro di essa. Ma i maggiori disastri arrivano sempre dal tentativo di eliminare il male! Infatti, la proposta umana sarà sempre quella di toglierlo di mezzo: vuoi che andiamo a sradicarla? (Mt 13,28). Ma il Signore risponde “no” a questa proposta (Mt 13,29). Anche se dispiace raccontarlo, offro un esempio in proposito. Ricordo che nel mio 3° anno di studi teologici l´anno che ho seriamente anche pensato di lasciare il cammino sacerdotale) c´era un compagno di studi come me candidato al sacerdozio che si distingueva per l´ordine esteriore della sua persona, l´impeccabilità del suo vestirsi (colletto clergyman da prete), ma anche austerità di vita personale, della sua condotta tra noi studenti, fedeltà rocciosa alla preghiera, ecc. ecc. .Quando poi divenne sacerdote la sua reputazione crebbe ancora di più. C´era no amici comuni che andarono a passare dei giorni nella sua parrocchia. Mi raccontarono che si svegliava ogni mattino alle 5.00, che beveva solo un caffè, che passava a preparare i fiori per il tabernacolo ogni giorno dopo l´angelus, e che digiunava due volte alla settimana. La sua predicazione era feroce nei confronti del male presente nella chiesa, contro i costumi traviati del popolo di Dio e contro altri mali che affliggono le comunità cristiane dei nostri giorni. Più lo si ascoltava, più si aveva la percezione di trovarsi di fronte a una sorta di santo “alla padre Pio” per intenderci. Ma io più lo vedevo e più mi sembrava troppo “perfetto”; al punto che, pur ascoltando queste notizie dagli altri, rimanevo sempre perplesso e mi domandavo: “perché quando entro a contatto con questo sacerdote non sento tra noi aria di fraternità? Perché si avverte questa forte “distanza” tra noi sacerdoti e lui, anche se noi non la cerchiamo?” Non sapevo rispondermi e perciò rimanevo in silenzio quando la maggior parte del popolo di Dio decantava la sua santità. Sono passati quasi 15 anni dall´ultima volta che l´ho visto. Due anni fa ricevo la notizia che è indagato da qualche tempo per violenze ed abusi sessuali su adolescenti che frequentavano la sua parrocchia. Quest´anno è giunta la sentenza che ha confermato l´imputazione con la dichiarazione ufficiale della sua Diocesi che la recepisce e chiede perdono alle vittime con le proprie famiglie. Il male non appare subito. Anch´esso è frutto di una semina. Il diavolo è paziente! Ma in genere, all´inizio, appare sempre come qualcosa di bello e di buono. Una delle cose più difficili da accettare per noi credenti è proprio la realtà della commistione del bene con il male. Da qui le tante fughe nel religioso che fanno sognare la chiesa dei puri nella continua ricerca della personale purezza come assenza di ogni male; oppure le tante fughe dei delusi dalla chiesa quando la si sperimenta come realtà che ha sempre in sé anche la zizzania: ecco allora che ci si allontana da essa e viene ripudiata. Il Signore Gesù risponde con un secco “no” alle nostre proposte di eliminazione del male perché non accada che, raccogliendo la zizzania, sradichiate anche il grano (Mt 13,29). Egli ci propone di avere un rapporto diverso con il male che è in noi e fuori di noi. Bisogna prenderlo in modo diverso. Non come quel mio fratello sacerdote che si è messo in testa di essere esente dal male e si è poi ritrovato sradicato anche il suo grano. Lasciate che l´una e l´altro crescano insieme è l´indicazione di Gesù. Non siamo noi uomini i chiamati a fare da mietitori, ma gli angeli (Mt 13,39). “L´uomo non è né angelo né bestia e disgrazia vuole che chi vuol essere un angelo finisce per far la bestia” (Blaise Pascal): quanto è vero questo celebre pensiero del grande scienziato convertito alla fede! E´ veramente difficile accettare la nostra realtà umana dove le zizzanie si rivelano talmente forti e radicate che, chi si concentra per sradicarle, rischia di sradicare anche il grano. Quanta fatica faccio ad aiutare quei fratelli/sorelle che se da una parte mi chiedono consiglio per il loro cammino spirituale, non ci sentono però alle loro orecchie quando gli dico che sono troppo concentrati a spazzare via il male da se stessi: noto dalla reazione che è come se gli dicessi qualcosa di contrario alla fede; perciò, la maggior parte se ne va alla ricerca di altre guide. Fuori parabola, è veramente difficile accettare la linea divina nei confronti del male: Dio non combatte il male reprimendolo, ma insegnandoci a vincerlo con il perdono. Il tempo di questa vita, non è il tempo della mietitura (Mt 13,40-43). E´ il tempo della Misericordia Divina che vuol fare di ogni luogo di peccato il luogo della sua rivelazione: laddove abbonda il peccato, sovrabbonda la sua grazia (Rm 5,20). Il trionfo del bene sarà solo alla fine del mondo (Mt 13,39). Finché siamo sulla terra, dovremo sempre misurarci con la presenza del male, ricordandoci però che Dio lo lascia stare perché è attraverso di esso che possiamo conoscerlo per quello che Lui è: amore incondizionato e misericordioso. Se quindi gli crediamo e lo seguiamo nella sua indicazione, scopriremo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio (Rm 8,28), cioè che anche il nostro male può esser messo al servizio del bene. Scopriremo che davvero il volto del Dio di Gesù Cristo è lo stesso del Dio del libro della Sapienza (1a lettura), quando lo decanta nel modo di agire con cui insegna al suo popolo che si devono amare gli uomini, perché ha dato ai suoi figli la buona speranza che, dopo i peccati, Egli concede anche il pentimento (Sap 12,19). E scopriremo anche che, toccata con mano la sua misericordia verso il nostro male, diventiamo poco a poco con gli altri come Lui, lo scandaloso Signore che fa piovere sui giusti e sugli ingiusti e fa sorgere il sole sui malvagi e sui buoni (Mt 5,45).

DOMENICA 16 luglio 2017      notizia del 15/07/2017

ommento della XVa Domenica : Ognuno di noi è terreno di Dio..ma che terreno siamo? ((Mt 19,29) SS. Messe h. 9.00 - 11.00 e 19.00 Uscì a seminare Se Gesù ha salvato il mondo, perché assistiamo ancora e ancora alla follia del dolore e della guerra? Se egli era davvero la presenza stessa di Dio, se la sua morte ha cambiato il cuore dell’uomo, dov’è questa salvezza? Erano le domande che si poneva la comunità di Matteo, travolta dalla repressione dell’Impero romano che era giunta a distruggere il tempio. È la domanda che ci poniamo anche noi, dopo duemila anni di cristianesimo, di annuncio, di vita cristiana. È la domanda che si pongono le nostre comunità, i nostri preti, i nostri pastori, talvolta scoraggiati, smarriti, delusi. Perché nonostante tutto l’impegno che mettiamo nel raccontare il volto luminoso di Dio stentiamo ad essere ascoltati ed accolti? Il seme Al centro della parabola Gesù pone il seme: è lui il protagonista, tutti i verbi usati nel breve racconto hanno come oggetto proprio il nostro seme. Seme che è la Parola rivelata dal Padre per bocca di Gesù e poi accolta e ritrasmessa da Marco alla sua comunità e da questa al mondo. Il messaggio è chiaro: il seme agisce da sé, a prescindere, è efficace al di là della bravura del seminatore o della qualità del terreno. Se è sotto gli occhi di tutti che per tre quarti delle volte la semina è destinata a fallire, è altrettanto vero che una volta su quattro il risultato è stupefacente, ben al di là delle aspettative. La parabola è un incoraggiamento, un invito alla fiducia, uno sguardo positivo sulla realtà. Racconta la logica di un Dio che lascia liberi di accogliere e di ascoltare il suo messaggio. Oppure di rifiutarlo. O di accoglierlo parzialmente, per poi lasciarlo inaridire e morire. Il terreno La Parola viene gettata a piene mani. Da Dio, da Cristo, da noi discepoli. Magnifico. Poi, che accade? Il racconto viene ripreso più avanti, in una specie di appendice al testo, una spiegazione privata ad uso dei discepoli da parte di Gesù. La parabola, allora, diventa quasi un’allegoria e l’incoraggiamento diventa un avvertimento. Se sei un annunciatore resta sereno. Keep calm e lascia agire il seme. Ma, prima di essere evangelizzatore e discepolo, sei uno che accoglie la Parola, sei il terreno: stai dunque attento a come accogli. Guarda il tuo cuore: prima accogli, poi annuncia. Perché annunci solo ciò che accogli. È Gesù stesso a parlarne e a spiegare le sue parole. Il seme cade sulla strada, su un cuore indurito. Indurito perché calpestato da molti. Gesù non entra nel dettaglio, constata che ci sono dei cuori apparentemente impermeabili a qualunque sollecitazione di fede, incapaci anche solo di lasciare che qualcosa scalfisca le loro incrollabili certezze. Sanno. Di Dio, della fede, dei cristiani. Sanno. Non hanno bisogno di nulla. Su questi cuori il seme rimbalza. Poi viene Satana e lo porta via, come un corvo che cala sulle granaglie. Da brividi. La Parola che cade sulla strada è destinata a sparire. Un cuore indurito, pietrificato, asfaltato, è impermeabile alla Parola e, quindi, a Dio. Apparentemente è impossibile da cambiare. Non per Dio, che semina anche sull’asfalto. Insiste, l’inguaribile ottimista. Poi Gesù continua: se il seme trova anche solo un briciolo di terra, germoglia. Ma ha bisogno di costanza, per crescere. Così accade ad alcuni discepoli. Subito accolgono la Parola: con entusiasmo. Ce ne sono di persone così, adulti che riscoprono la fede grazie ad un viaggio, ad una giornata di ritiro, ad un’amica credente che li coinvolge. Ed è bello vedere nel loro sguardo lo stupore di scoprirsi amati da Dio e la voglia di conoscere. Il primo cuore è indurito. Il secondo è incostante. La fede diventa una parentesi della vita, anche felice, certo, ma una parentesi. Ha ragione, Gesù: il seme va coltivato, va protetto dal sole troppo caldo, dalle intemperie. La Parola va custodita, approfondita, meditata, pregata. Gesù continua. Diversa è la situazione di chi ha costanza, di chi accoglie la Parola e la custodisce ma intorno a lui crescono altri interessi che si ingrandiscono e, alla fine, soffocano la Parola che rimane, ma non porta frutto. È presente, ma inutile. Sopraggiungono le preoccupazioni del mondo, il pre-occuparsi, l’occuparsi prima, anzitempo; ed invece di vivere il momento presente, di assaporare il tempo, lo amplifichiamo, lo estendiamo, e così la preoccupazione continua contagia la nostra vita e la nostra anima. E la soffoca, come una pianta infestante. E anche la bramosia soffoca il seme, cioè il desiderio smodato, auto-referenziale, fuori controllo. Dei soldi, della casa, del cibo, del sesso… Ogni cosa rischia di diventare un idolo e di ingigantirsi fino a prendere il controllo di noi stessi, fino a mettere ai margini la nostra anima. Ma esiste un’ultima possibilità. Meno male. Frutti Il tono della parabola cambia. È un finale colmo di speranza. Esiste un terreno buono che accoglie e porta frutto, tanto frutto. In cui la Parola scava i cuori, cambia la vita, modifica le scelte. Converte. E produce un gran raccolto: trenta, sessanta, cento per uno. Gesù usa un’iperbole per indicare che il seme produce molto più di quanto immaginiamo o speriamo. Ed è proprio ciò che accade: a fronte di tanto insuccesso, agli occhi degli uomini, resta il fatto che milioni di persone, accogliendo il vangelo, hanno radicalmente cambiato la propria vita. Noi fra questi. Io, fra questi. Vale la pena di riflettere su questo aspetto: leggere la nostra vita, le nostre vicende, il nostro passato per vedere quanto l’incontro col vangelo ci abbia cambiati. E anche noi possiamo dire che avere accolto il vangelo della nostra vita ha comportato qualche rinuncia. Ma ci ha dato cento volte tanto.

 
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DOMENICA 26 marzo 2017

-------------------------- 18/03/2017

III DOMENICA di Quaresima: 19 marzo

-------------------------- 11/03/2017

II DOMENICA DI QUARESIMA ..12 marzo

-------------------------- 04/03/2017

I Domenica di Quaresima 05 marzo 2017

-------------------------- 01/03/2017

MERCOLEDI´ DELLE CENERI

-------------------------- 25/02/2017

DOMENICA 26 FEBBRAIO

-------------------------- 04/02/2017

DOMENICA 5 FEBBRAIO

-------------------------- 02/02/2017

Presentazione al tempio di Gesù

-------------------------- 28/01/2017

DOMENICA 29 Gennaoi 2017

-------------------------- 21/01/2017

III Domenica T.O 22/01/17

-------------------------- 17/01/2017

benedizone degli animali

-------------------------- 17/01/2017

SANT^ANTONIO ABATE

-------------------------- 14/01/2017

DOMENICA 15 GENNAIO 2017

-------------------------- 09/01/2017

CORSO IN PREPARAZIONE AL MATRIMONIO

-------------------------- 07/01/2017

DOMENICA 8 gennaio 2017

-------------------------- 06/01/2017

EPIFANIA 6 gennaio 2017

-------------------------- 31/12/2016

1 gennaio 2017: MARIA MADRE DI DIO

-------------------------- 31/12/2016

31 dicembre 2016

-------------------------- 25/12/2016

25 dicembre 2016

-------------------------- 23/12/2016

SS. Messa della natività di Gesù

-------------------------- 17/12/2016

DOMENICA 18 Dicembre 2016

-------------------------- 07/12/2016

Concerto di Beneficenza

-------------------------- 07/12/2016

GIOVEDI´ 8 DICEMBRE 2016

-------------------------- 03/12/2016

II DOMENICA DI AVVENTO- 4 /12/16

-------------------------- 26/11/2016

I DOMENICA d´AVVENTO 27 novembre

-------------------------- 19/11/2016

DOMENICA 20 Dicembre : CRISTO RE

-------------------------- 12/11/2016

DOMENICA 13 OTTOBRE 2016

-------------------------- 05/11/2016

DOMENICA 6 Novembre 2016

-------------------------- 02/11/2016

Commemorazione di Tutti Defunti

-------------------------- 31/10/2016

1 Novembre 2016

-------------------------- 29/10/2016

TORNA L´ ORA SOLARE

-------------------------- 29/10/2016

DOMENICA 30 ottobre 2016

-------------------------- 22/10/2016

DOMENICA 23 Ottobre 2016

-------------------------- 22/10/2016

GIORNATA MONDIALE MISSIONARIA

-------------------------- 15/10/2016

DOMENICA 16 Ottobre 2016

-------------------------- 08/10/2016

VENDITA dei CICLAMINI...

-------------------------- 08/10/2016

DOMENICA 9 OTTOBRE 2016

-------------------------- 04/10/2016

3 ottobre 2016

-------------------------- 01/10/2016

DOMENICA 2 Ottobre

-------------------------- 24/09/2016

DOMENICA 25 Settembre 2016

-------------------------- 17/09/2016

RACCOLTA FONDI TERREMOTO

-------------------------- 17/09/2016

DOMENICA 18 Settembre 2016

-------------------------- 10/09/2016

DOMENICA 11 SETTEMBRE 2016

-------------------------- 03/09/2016

DOMENICA 4 settembre 2016

-------------------------- 27/08/2016

DOMENICA 28 AGOSTO 2016

-------------------------- 20/08/2016

DOMENICA 21 AGOSTO 2016

-------------------------- 14/08/2016

ASSUNZIONE di MARIA AL CIELO

-------------------------- 13/08/2016

Domenica 14 agosto 2016

-------------------------- 06/08/2016

DOMENICA 07 AGOSTO 2016

-------------------------- 30/07/2016

DOMENICA 31 LUGLIO 2016

-------------------------- 23/07/2016

Domenica 24 luglio 2016

-------------------------- 16/07/2016

Domenica 17 luglio 2016

-------------------------- 09/07/2016

DOMENICA 10 LUGLIO 2016

-------------------------- 02/07/2016

DOMENICA 02 LUGLIO 2016

-------------------------- 01/07/2016

ISCRIZIONE CATECHISMO 2016/2017

-------------------------- 29/06/2016

SOLENNITA´ dei SS. PIETRO e PAOLO

-------------------------- 25/06/2016

DOMENICA 26 GIUGNO 2016

-------------------------- 18/06/2016

DOMENICA 19 Giugno 2016

-------------------------- 11/06/2016

DOMENICA 12 GIUGNO 2016

-------------------------- 28/05/2016

CORPUS DOMINI -domenica 29 maggio

-------------------------- 21/05/2016

SOLENNITA´ della SS. TRINITA´

-------------------------- 14/05/2016

Domenica di Pentecoste 2016

-------------------------- 07/05/2016

Solennità dell´Ascensione di Gesù

-------------------------- 30/04/2016

UNZIONE DEGLI INFERMI

-------------------------- 30/04/2016

domenica 1 Maggio 2016

-------------------------- 23/04/2016

V DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 16/04/2016

DOMENICA 17 APRILE 2016

-------------------------- 09/04/2016

DOMENICA 10 Aprile 2016

-------------------------- 02/04/2016

DOMENICA 03 APRILE 2016

-------------------------- 28/03/2016

Lunedì dell´Angelo

-------------------------- 27/03/2016

DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 26/03/2016

27 Marzo: DOMENICA di PASQUA

-------------------------- 26/03/2016

SABATO 26 MARZO

-------------------------- 25/03/2016

VENERDI´ SANTO

-------------------------- 24/03/2016

Altare delle Reposizione

-------------------------- 24/03/2016

GIOVEDI´ SANTO

-------------------------- 19/03/2016

DOMENICA DELLE PALME

-------------------------- 12/03/2016

Domenica 13 marzo 2016

-------------------------- 05/03/2016

domenica 06 marzo 2016

-------------------------- 27/02/2016

DOMENICA 28 febbraio

-------------------------- 20/02/2016

UNITALSI

-------------------------- 20/02/2016

DOMENICA 21 FEBBRAIO 2016

-------------------------- 10/02/2016

mercoledì delle ceneri : 10 febbraio

-------------------------- 06/02/2016

domenica 7 febbraio 2016

-------------------------- 02/02/2016

2 febbraio 2016

-------------------------- 30/01/2016

Domenica 31 gennaio 2016

-------------------------- 24/01/2016

giubileo parrocchiale

-------------------------- 23/01/2016

Domenica 24 gennaio 2016

-------------------------- 16/01/2016

DOMENICA 17 GENNAIO 2016

-------------------------- 11/01/2016

corso matrimoniale

-------------------------- 09/01/2016

DOMENICA 10 GENNAIO 2016

-------------------------- 05/01/2016

Epifania di Gesù

-------------------------- 02/01/2016

DOMENICA 03 GENNAIO 2016

-------------------------- 01/01/2016

1 gennaio 2016

-------------------------- 26/12/2015

DOMENICA 27 DICEMBRE

-------------------------- 25/12/2015

25 Dicembre 2015

-------------------------- 24/12/2015

NOTTE DI NATALE

-------------------------- 19/12/2015

DOMENICA 20 DICEMBRE 2015

-------------------------- 12/12/2015

DOMENICA 13 DICEMBRE 2015

-------------------------- 07/12/2015

Immacolata concezione

-------------------------- 05/12/2015

domenica 6 dicembre 2015

-------------------------- 28/11/2015

Domenica 29 novembre 2015

-------------------------- 21/11/2015

DOMENICA 22 NOVEMBRE 2015

-------------------------- 14/11/2015

DOMENICA 15 NOVEMBRE 2015

-------------------------- 07/11/2015

DOMENICA 8 novembre 2015

-------------------------- 04/11/2015

4 novembre 2015

-------------------------- 01/11/2015

lunedì 2 novembre

-------------------------- 31/10/2015

INDULGENZA PLENARIA

-------------------------- 31/10/2015

TUTTI SANTI--Solennità 1/11/2015

-------------------------- 25/10/2015

domenica 25 ottobre

-------------------------- 17/10/2015

GIORNATA MONDIALE MISSIONARIA

-------------------------- 17/10/2015

DOMENICA 18 ottobre

-------------------------- 10/10/2015

Domenica 11 Ottobre 2105

-------------------------- 04/10/2015

Domenica 04 ottobre 2015

-------------------------- 26/09/2015

GIORNATA DEL CICLAMINO

-------------------------- 26/09/2015

Domenica 27 settembre

-------------------------- 19/09/2015

Domenica 20 settembre

-------------------------- 16/09/2015

corso per matrimonio

-------------------------- 12/09/2015

domenica 13 settembre 2015

-------------------------- 05/09/2015

DOMENICA 6 SETTEMBRE 2015

-------------------------- 29/08/2015

Domenica 30 agosto 2015

-------------------------- 22/08/2015

domenica 23 agosto 2015

-------------------------- 15/08/2015

S.Maria Assunta in Cielo

-------------------------- 15/08/2015

domenica 16 agosto 2015

-------------------------- 09/08/2015

domenica 9 agosto 2015

-------------------------- 01/08/2015

domenica 2 agosto

-------------------------- 25/07/2015

Domenica 26 luglio 2015

-------------------------- 18/07/2015

domenica 19 luglio 2015

-------------------------- 11/07/2015

Domenica 12 luglio 2015

-------------------------- 05/07/2015

DOMENICA 05 LUGLIO 2015

-------------------------- 27/06/2015

DOMENICA 28 GIUGNO 2015

-------------------------- 06/06/2015

Domenica 7 Giugno: Corpus Domnini

-------------------------- 30/05/2015

DOMENICA 31 Maggio

-------------------------- 23/05/2015

pentecoste

-------------------------- 16/05/2015

ASCENSIONE DI GESU´

-------------------------- 09/05/2015

Domenica 10 maggio 2015

-------------------------- 02/05/2015

Domenica 3 maggio

-------------------------- 18/04/2015

III Domenica di Pasqua

-------------------------- 11/04/2015

DOMENICA 12 APRILE 2015

-------------------------- 06/04/2015

LUNEDI´ 6 APRILE

-------------------------- 05/04/2015

Domenica di Pasqua

-------------------------- 04/04/2015

SABATO SANTO

-------------------------- 03/04/2015

VENERDI´ SANTO

-------------------------- 02/04/2015

GIOVEDI´ SANTO

-------------------------- 29/03/2015

DOMENICA DELLE PALME

-------------------------- 21/03/2015

V Domenica di Quaresima

-------------------------- 14/03/2015

domenica 15 marzo 2015

-------------------------- 28/02/2015

II Domenica di Quaresima

-------------------------- 21/02/2015

I Domenica di Quaresima

-------------------------- 14/02/2015

DOMENICA 15 FEBBRAIO 2015

-------------------------- 07/02/2015

DOMENICA 8 FEBBRAIO 2015

-------------------------- 31/01/2015

DOMENICA 1 Febbraio 2015

-------------------------- 24/01/2015

Domenica 25 gennaio 2015

-------------------------- 17/01/2015

Domenica 18 gennaio 2015

-------------------------- 15/01/2015

NUOVO CORSO IN PREPARAZIONE AL MATRIMONIO

-------------------------- 10/01/2015

Battesimo di Gesù

-------------------------- 10/01/2015

DOMENICA 11 GENNAIO 2015

-------------------------- 05/01/2015

Epifania del Signore

-------------------------- 03/01/2015

DOMENICA 4 GENNAIO 2015

-------------------------- 31/12/2014

1 Gennaio 2015

-------------------------- 31/12/2014

31 dicembre 2014

-------------------------- 27/12/2014

DOMENICA 28 dicembre 2014

-------------------------- 25/12/2014

25 DICEMBRE 2014

-------------------------- 24/12/2014

24 dicembre 2014

-------------------------- 20/12/2014

IV Domenica di Avvento

-------------------------- 13/12/2014

III Domenica di Avvento

-------------------------- 08/12/2014

IMMACOLATA CONCEZIONE

-------------------------- 06/12/2014

II Domenica di Avvento

-------------------------- 29/11/2014

I DOMENICA DI AVVENTO

-------------------------- 22/11/2014

CRISTO RE

-------------------------- 15/11/2014

XXXIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 08/11/2014

DOMENICA 9 NOVEMBRE

-------------------------- 01/11/2014

2 novembre : Commemorazione dei defunti

-------------------------- 31/10/2014

1 novembre 2014

-------------------------- 25/10/2014

Domenica 26 ottobre 2014

-------------------------- 18/10/2014

PAOLO VI PROCLAMATO BEATO

-------------------------- 18/10/2014

88 GIORNATA MONDIALE MISSIONARIA

-------------------------- 18/10/2014

DOMENICA 19 OTTOBRE 2014

-------------------------- 11/10/2014

DOMENICA 12 OTTOBRE 2014

-------------------------- 04/10/2014

DOMENICA 5 OTTOBRE 2014

-------------------------- 27/09/2014

domenica 28 settembre

-------------------------- 20/09/2014

DOMENICA 21 SETTEMBRE

-------------------------- 13/09/2014

DOMENICA 14 SETTEMBRE

-------------------------- 12/09/2014

Incontri in preparazione al matrimonio

-------------------------- 06/09/2014

GIOVEDI´ SANTO 02 APRILE 2015

-------------------------- 06/09/2014

XXIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 30/08/2014

DOMENICA 31 AGOSTO

-------------------------- 23/08/2014

DOMENICA 24 Agosto 2014

-------------------------- 16/08/2014

DOMENICA 17 AGOSTO

-------------------------- 14/08/2014

Solennità dell´Assunzione dell B. V. Maria

-------------------------- 09/08/2014

DOMENICA 10 Agosto

-------------------------- 02/08/2014

XVIII Domenica del T. O.

-------------------------- 26/07/2014

XVII Domenica del T.O.

-------------------------- 19/07/2014

XVI Domenica del T.O.

-------------------------- 12/07/2014

DOMENICA 13 LUGLIO

-------------------------- 05/07/2014

XIV domenica del tempo ordinario

-------------------------- 28/06/2014

mons Domenico Berni

-------------------------- 28/06/2014

Solennità SS. Pietro e Paolo

-------------------------- 21/06/2014

CORPUS DOMINI

-------------------------- 14/06/2014

SS. TRINITA´

-------------------------- 10/06/2014

PENTECOSTE

-------------------------- 31/05/2014

Domenica 1 GIUGNO

-------------------------- 30/05/2014

Presentazione libro

-------------------------- 26/05/2014

incontro in parrocchia

-------------------------- 24/05/2014

VI Domenica di Pasqua

-------------------------- 17/05/2014

V Domenica di Pasqua

-------------------------- 05/05/2014

III Domenica di Pasqua

-------------------------- 25/04/2014

SAN MARCO

-------------------------- 20/04/2014

BUONA PASQUA

-------------------------- 19/04/2014

...Cristo risorge

-------------------------- 18/04/2014

VENERDI´ SANTO

-------------------------- 17/04/2014

SS. MESSA IN COENA DOMINI

-------------------------- 12/04/2014

DOMENICA DELLE PALME

-------------------------- 05/04/2014

V Domenica di Quaresima

-------------------------- 29/03/2014

IV Domenica di Quaresima

-------------------------- 22/03/2014

III domenica di Quaresima

-------------------------- 15/03/2014

II Domenica di Quaresima

-------------------------- 08/03/2014

I Domenica di Quaresima

-------------------------- 02/03/2014

Domenica 2 marzo 2014

-------------------------- 22/02/2014

VII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 15/02/2014

VI Domenica del T.O.

-------------------------- 08/02/2014

V DOMENICA DEL T.O.

-------------------------- 01/02/2014

La presentazione la tempio di Gesù

-------------------------- 25/01/2014

III DOMENICA T.O.

-------------------------- 19/01/2014

II DOMENICA del T.O.

-------------------------- 11/01/2014

DOMENICA 12 GENNAIO

-------------------------- 05/01/2014

EPIFANIA DI GESU´

-------------------------- 04/01/2014

DOMENICA 5 GENNAIO 2014

-------------------------- 31/12/2013

1 GENNAIO 2014

-------------------------- 31/12/2013

TE DEUM

-------------------------- 28/12/2013

DOMENICA 29 DICEMBRE

-------------------------- 24/12/2013

24 dicembre

-------------------------- 22/12/2013

IV Domenica di Avvento

-------------------------- 14/12/2013

III Domenica di Avvento

-------------------------- 07/12/2013

8 dicembre

-------------------------- 30/11/2013

I DOMENICA DI AVVENTO

-------------------------- 22/11/2013

DOMENICA 24 NOVEMBRE

-------------------------- 16/11/2013

XXXIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 09/11/2013

XXXII DOMENICA DEL T.O.

-------------------------- 03/11/2013

XXXI Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 31/10/2013

1 novembre : Tutti i Santi

-------------------------- 26/10/2013

GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE

-------------------------- 26/10/2013

XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 20/10/2013

DOMENICA 20 ottobre

-------------------------- 17/10/2013

CORSO IN PREPARAZIONE AL MATRIMONIO

-------------------------- 12/10/2013

XXVIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 05/10/2013

XXVII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 28/09/2013

XXVI domenica del tempo ordinario

-------------------------- 21/09/2013

XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 14/09/2013

XXIV DOMENICA DEL T.O.

-------------------------- 07/09/2013

DOMENICA 08 SETTEMBRE

-------------------------- 31/08/2013

XXII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 24/08/2013

XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 17/08/2013

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 16/08/2013

Solennità dell´Assunzione dell B. V. Maria

-------------------------- 10/08/2013

DOMENICA 11 AGOSTO

-------------------------- 04/08/2013

XVIII Domenica del T. O.

-------------------------- 27/07/2013

XVII Domenica del T.O.

-------------------------- 20/07/2013

XVI Domenica del T.O.

-------------------------- 06/07/2013

XIV domenica del tempo ordinario

-------------------------- 15/06/2013

XI DOMENICA T. O.

-------------------------- 02/06/2013

ADORAZIONE EUCARISTICA

-------------------------- 01/06/2013

CORPUS DOMINI

-------------------------- 26/05/2013

SS. TRINITA´

-------------------------- 19/05/2013

Solennità di Pentecoste

-------------------------- 11/05/2013

SS. Messa col card. Vallini alle h.11

-------------------------- 11/05/2013

ASCENSIONE di Gesù

-------------------------- 04/05/2013

VI DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 27/04/2013

V Domenica di Pasqua

-------------------------- 20/04/2013

IV DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 13/04/2013

III Domenica di Pasqua

-------------------------- 06/04/2013

II Domenica di Pasqua

-------------------------- 01/04/2013

CRISTO E´ RISORTO

-------------------------- 29/03/2013

SABATO SANTO

-------------------------- 29/03/2013

VENERDI´ SANTO

-------------------------- 27/03/2013

GIOVEDI´ SANTO

-------------------------- 23/03/2013

domenica delle palme

-------------------------- 16/03/2013

V DOMENICA DI QUARESIMA

-------------------------- 12/03/2013

E´ morto don Albino Marin

-------------------------- 09/03/2013

4a domenica di quaresima

-------------------------- 02/03/2013

III DOMENICA DI QUARESIMA

-------------------------- 24/02/2013

II DOMENICA DI QUARESIMA

-------------------------- 16/02/2013

I DOMENICA DI QUARESIMA

-------------------------- 13/02/2013

MERCOLEDI´ DELLE CENERI

-------------------------- 09/02/2013

V Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 02/02/2013

IV DOMENICA del T. O.

-------------------------- 26/01/2013

III Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 19/01/2013

II Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 12/01/2013

Battesimo di Gesù

-------------------------- 08/01/2013

CORSO IN PREPARAZIONE AL MATRIMONIO

-------------------------- 04/01/2013

EPIFANIA DEL SIGNORE

-------------------------- 31/12/2012

1 GENNAIO 2013: Maria Madre di Dio

-------------------------- 31/12/2012

TE DEUM

-------------------------- 29/12/2012

La sacra Famiglia

-------------------------- 26/12/2012

SANTO STEFANO

-------------------------- 24/12/2012

GIORNO DI NATALE

-------------------------- 24/12/2012

NOTTE DI NATALE

-------------------------- 22/12/2012

IV DOMENICA DI AVVENTO

-------------------------- 15/12/2012

mons. Di Liegro

-------------------------- 15/12/2012

III DOMENICA DI AVVENTO

-------------------------- 08/12/2012

DON BRUNO NICOLINI

-------------------------- 08/12/2012

II domenica di AVVENTO

-------------------------- 07/12/2012

IMMACOLATA CONCEZIONE

-------------------------- 02/12/2012

TESTIMONI DI FEDE e CARITA´

-------------------------- 01/12/2012

I DOMENICA DI AVVENTO

-------------------------- 24/11/2012

CRISTO RE DELL´UNIVERSO

-------------------------- 17/11/2012

XXXIII Domenica del T. O

-------------------------- 10/11/2012

XXXII DOMENICA del T.O.

-------------------------- 09/11/2012

CORSO PREMATRIMONIALE

-------------------------- 03/11/2012

XXXI Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 01/11/2012

Commemorazione dei defunti

-------------------------- 31/10/2012

indulgenza plenaria per i nostri defunti

-------------------------- 31/10/2012

TUTTI I SANTI

-------------------------- 27/10/2012

xxx DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 20/10/2012

XXIX DOMENICA del tempo ordinario

-------------------------- 20/10/2012

GIORNATA MONDIALE MISSIONARIA

-------------------------- 14/10/2012

XXVIII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 13/10/2012

SABATO 30 MARZO 2013

-------------------------- 10/10/2012

a 50 anni dall´apertura del Concilio Vaticano II

-------------------------- 09/10/2012

san Gaspare Bertoni

-------------------------- 08/10/2012

XXVII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 29/09/2012

Giornata del ciclamino

-------------------------- 29/09/2012

XXVI Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 23/09/2012

XXV Domenica dle tempo ordinario

-------------------------- 19/09/2012

Corso in preparazione la matrimonio

-------------------------- 15/09/2012

XIV domenica del tempo ordinario

-------------------------- 08/09/2012

XXIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 01/09/2012

XXII Domenica del T.O.

-------------------------- 26/08/2012

XXI Domenica del T. O.

-------------------------- 18/08/2012

XX Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 14/08/2012

ASSUNZIONE DELLA B.V. MARIA IN CIELO

-------------------------- 11/08/2012

XIX DOMENICA del T.O.

-------------------------- 04/08/2012

XVIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 28/07/2012

XVII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 21/07/2012

domenica 22 luglio 2012

-------------------------- 14/07/2012

DOMENICA 15 LUGLIO

-------------------------- 07/07/2012

Domenica 08 Luglio

-------------------------- 01/07/2012

DOMENICA 1 Luglio

-------------------------- 28/06/2012

SS. Pietro e Paolo

-------------------------- 23/06/2012

Natività di Giovanni il Battista

-------------------------- 17/06/2012

XI Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 14/06/2012

disponibilita´ per un servizio in parrocchia

-------------------------- 12/06/2012

san Gaspare Bertoni

-------------------------- 09/06/2012

CORPUS DOMINI

-------------------------- 06/06/2012

Incontro con il Prof. Andrea Grillo

-------------------------- 03/06/2012

50° della Parrocchia

-------------------------- 02/06/2012

SS.TRINITA´

-------------------------- 02/06/2012

2 giugno 2012

-------------------------- 01/06/2012

APPUNTAMENTI

-------------------------- 01/06/2012

inizio festa per il 50° della parrocchia

-------------------------- 28/05/2012

incontro con mons. Di Tora

-------------------------- 27/05/2012

PENTECOSTE

-------------------------- 23/05/2012

23 maggio

-------------------------- 23/05/2012

22 maggio

-------------------------- 19/05/2012

Solennitaà dell´ASCENSIONE

-------------------------- 12/05/2012

VI DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 05/05/2012

V DOMENICA di PASQUA

-------------------------- 28/04/2012

IV domenica di Pasqua

-------------------------- 21/04/2012

III Domenica di Pasqua

-------------------------- 14/04/2012

II Domenica di Pasqua

-------------------------- 08/04/2012

BUONA PASQUA A TUTTI

-------------------------- 07/04/2012

SABATO SANTO

-------------------------- 06/04/2012

VENERDI´ SANTO

-------------------------- 05/04/2012

giovedì santo

-------------------------- 31/03/2012

DOMENICA DELLE PALME

-------------------------- 24/03/2012

V Domenica di Quaresima

-------------------------- 19/03/2012

Solennità di SAN GIUSEPPE

-------------------------- 17/03/2012

IV domenica di Quaresima: domenica laetare

-------------------------- 10/03/2012

III Domenica di Quaresima

-------------------------- 04/03/2012

II Domenica di Quaresima

-------------------------- 25/02/2012

I Domenica di Quaresima

-------------------------- 22/02/2012

MERCOLEDI´ DELLE CENERI

-------------------------- 18/02/2012

VII domenica del Tempo ordinario

-------------------------- 17/02/2012

Corso in preparazione al matrimonio

-------------------------- 11/02/2012

VI Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 04/02/2012

V Domenica del Tempo Ordinario

-------------------------- 04/02/2012

DONAZIONE DEL SANGUE

-------------------------- 02/02/2012

presentazione al tempio di Gesù

-------------------------- 29/01/2012

festa SS. Sposi

-------------------------- 28/01/2012

FESTA dei Santi Sposi

-------------------------- 28/01/2012

4a domenica del tempo ordinario

-------------------------- 21/01/2012

III Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 14/01/2012

II Domenica del Tempo Ordinario

-------------------------- 07/01/2012

Battesimo di Gesù

-------------------------- 05/01/2012

Epifania del Signore

-------------------------- 31/12/2011

45ma Giornata mondiale per la pace

-------------------------- 31/12/2011

1 GENNAIO 2012

-------------------------- 31/12/2011

TE DEUM

-------------------------- 30/12/2011

La Santa Famiglia di Nazaret

-------------------------- 28/12/2011

SANTI INNOCENTI

-------------------------- 27/12/2011

San Giovanni evangelista

-------------------------- 26/12/2011

SANTO STEFANO

-------------------------- 25/12/2011

SANTO NATALE

-------------------------- 24/12/2011

NATIVITA´ di GESU´

-------------------------- 17/12/2011

IV Domenica di Avvento

-------------------------- 10/12/2011

III Domenica di Avvento

-------------------------- 07/12/2011

8 DICEMBRE

-------------------------- 03/12/2011

II Domenica di Avvento

-------------------------- 26/11/2011

I Domenica di Avvento

-------------------------- 19/11/2011

SOLENNITA´ DI CRISTO RE

-------------------------- 12/11/2011

XXXIII Domenica del T. O.

-------------------------- 05/11/2011

XXXII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 02/11/2011

Commemorazione dei defunti

-------------------------- 31/10/2011

Solennità di Tutti i Santi

-------------------------- 29/10/2011

Ritorna l´ora solare

-------------------------- 29/10/2011

Sante Cresime

-------------------------- 29/10/2011

XXXI Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 22/10/2011

XXX domenica del tempo ordinario

-------------------------- 15/10/2011

XXIX Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 09/10/2011

INIZIO ANNO PARROCCHIALE

-------------------------- 08/10/2011

234 anniversario dalla nascita di san G. Bertoni

-------------------------- 08/10/2011

XXVIII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 07/10/2011

Polisportiva san Gaspare Bertoni

-------------------------- 07/10/2011

Scuola d´Italiano per stranieri

-------------------------- 05/10/2011

Corso in preparazione al Matrimonio

-------------------------- 01/10/2011

XVII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 24/09/2011

XXVI domenica del T.O

-------------------------- 17/09/2011

XXV domenica del tempo ordinario

-------------------------- 10/09/2011

XXIV Domenica T. O.

-------------------------- 10/09/2011

XXIII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 27/08/2011

XXII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 20/08/2011

XXI Domenica T.O.

-------------------------- 13/08/2011

XX Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 06/08/2011

XIX domenica del tempo ordinario

-------------------------- 30/07/2011

XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 23/07/2011

XVII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 16/07/2011

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 09/07/2011

XV domenica del tempo ordinario

-------------------------- 02/07/2011

XIV Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 25/06/2011

ORARIO ESTIVO

-------------------------- 25/06/2011

Il CORPO e SANGUE di CRISTO

-------------------------- 18/06/2011

SS.TRINITA´

-------------------------- 12/06/2011

PENTECOSTE

-------------------------- 04/06/2011

ASCENSIONE di GESU´

-------------------------- 28/05/2011

VI DOMENICA di Pasqua

-------------------------- 21/05/2011

V Domenica di Pasqua

-------------------------- 21/05/2011

IV Domenica di Pasqua

-------------------------- 07/05/2011

III Domenica di Pasqua

-------------------------- 30/04/2011

II DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 24/04/2011

E´ RISORTO

-------------------------- 21/04/2011

la settimana santa

-------------------------- 16/04/2011

DOMENICA DELLE PALME

-------------------------- 09/04/2011

V DOMENICA di QUARESIMA

-------------------------- 02/04/2011

IV DOMENICA di QUARESIMA

-------------------------- 26/03/2011

III Domenica di Quaresima

-------------------------- 26/03/2011

Ritorna l´ora legale

-------------------------- 19/03/2011

II Domenica di Quaresima

-------------------------- 12/03/2011

I domenica di Quaresima

-------------------------- 12/03/2011

Impegno Quaresima 2011

-------------------------- 26/02/2011

VIII Domenica del Tempo Ordinario

-------------------------- 19/02/2011

VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 12/02/2011

VI domenica del tempo ordinario

-------------------------- 05/02/2011

V domenica del tempo ordinario

-------------------------- 29/01/2011

IVa Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 24/01/2011

corso in preparazione al matrimonio

-------------------------- 23/01/2011

III domenica del Tempo Ordinario

-------------------------- 15/01/2011

II Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 08/01/2011

Battesimo di Gesù

-------------------------- 04/01/2011

Epifania del Signore

-------------------------- 01/01/2011

II Domenica di Natale

-------------------------- 31/12/2010

1 Gennaio 2011: Maria Madre di Dio

-------------------------- 30/12/2010

TE DEUM

-------------------------- 25/12/2010

Sacra famiglia di Nazareth

-------------------------- 24/12/2010

NATALE 2010

-------------------------- 24/12/2010

SS. Messa della natività di Cristo

-------------------------- 18/12/2010

IV DOMENICA DI AVVENTO

-------------------------- 11/12/2010

III DOMENICA D´AVVENTO

-------------------------- 06/12/2010

IMMACOLATA CONCEZIONE

-------------------------- 04/12/2010

II DOMENICA DI AVVENTO

-------------------------- 28/11/2010

I Domenica di Avvento

-------------------------- 20/11/2010

CRISTO RE DELL´UNIVERSO

-------------------------- 13/11/2010

DOMENICA 14 Novembre

-------------------------- 04/11/2010

DOMENICA 7 Novembre

-------------------------- 31/10/2010

Solennità di Tutti Santi

-------------------------- 30/10/2010

TORNA L´ORA SOLARE

-------------------------- 30/10/2010

DOMENICA 31 OTTOBRE

-------------------------- 23/10/2010

84a Giornata Mondiale Missionaria

-------------------------- 23/10/2010

XXX Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 17/10/2010

XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 09/10/2010

XXVIII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 02/10/2010

VENERDI´ 29 OTTOBRE 2010

-------------------------- 25/09/2010

GIORNATA DEL CICLAMINO

-------------------------- 25/09/2010

XXVI Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 18/09/2010

XXV Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 13/09/2010

Iscrizioni anno catechistico 2010/11

-------------------------- 11/09/2010

DOMENICA 12 SETTEMBRE

-------------------------- 06/09/2010

cresima adulti

-------------------------- 06/09/2010

Corsi in preparazione al matrimonio

-------------------------- 04/09/2010

domenica 5 agosto

-------------------------- 22/08/2010

XXI DOMENICA T.O.

-------------------------- 15/08/2010

MARIA SEGNO DI SALVEZZA

-------------------------- 07/08/2010

XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 31/07/2010

Domenica 1 agosto 2010

-------------------------- 24/07/2010

Domenica 25 Luglio 2010

-------------------------- 17/07/2010

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 10/07/2010

XV Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 03/07/2010

ORARI ESTIVI SS. MESSE

-------------------------- 03/07/2010

DOMENICA 04 LUGLIO 2010

-------------------------- 19/06/2010

Domenica 10 Giugno

-------------------------- 14/06/2010

XI DOMENICA dle tempo ordinario

-------------------------- 11/06/2010

OLTRE di giugno

-------------------------- 06/06/2010

CORPUS DOMINI

-------------------------- 01/06/2010

Festa della Repubblica

-------------------------- 29/05/2010

Festa della SS. Trinità

-------------------------- 22/05/2010

Solennità Pentecoste

-------------------------- 15/05/2010

ASCENSIONE DI GESU´

-------------------------- 08/05/2010

VI Domenica di Pasqua

-------------------------- 01/05/2010

V DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 24/04/2010

IV Domenica di Pasqua

-------------------------- 17/04/2010

III Domenica di Pasqua

-------------------------- 14/04/2010

Comunicato stampa

-------------------------- 11/04/2010

Risurrezione

-------------------------- 11/04/2010

Domenica in albis

-------------------------- 06/04/2010

SOS da Kimbau- Congo

-------------------------- 05/04/2010

Lunedì dell´Angelo

-------------------------- 04/04/2010

DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 03/04/2010

SABATO SANTO

-------------------------- 02/04/2010

VENERDI´ SANTO

-------------------------- 01/04/2010

GIOVEDI´ SANTO

-------------------------- 27/03/2010

DOMENICA DELLE PALME

-------------------------- 27/03/2010

ATTENZIONE: TORNA L´ORA LEGALE !

-------------------------- 27/03/2010

ORARI SETTIMANA SANTA

-------------------------- 26/03/2010

Nuovo numero di OLTRE

-------------------------- 20/03/2010

V Domenica di Quaresima

-------------------------- 15/03/2010

PONTI E NON MURI

-------------------------- 13/03/2010

IV Domenica di Quaresima

-------------------------- 08/03/2010

GIORNATA DELLA DONNA

-------------------------- 06/03/2010

III Domenica di Quaresima

-------------------------- 27/02/2010

II DOMENICA DI QUARESIMA

-------------------------- 24/02/2010

incontro col Vescovo

-------------------------- 20/02/2010

QUARESIMA 2010

-------------------------- 20/02/2010

I Domenica di Qaresima

-------------------------- 17/02/2010

MERCOLEDI DELLE CENERI

-------------------------- 16/02/2010

FESTA DI CARNEVALE

-------------------------- 13/02/2010

LE BEATITUDINI

-------------------------- 12/02/2010

INIZIO CORSO IN PREPARAZIONE AL MATRIMONIO

-------------------------- 11/02/2010

INCONTRO

-------------------------- 05/02/2010

RACCOLTA DEL SANGUE

-------------------------- 05/02/2010

V Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 04/02/2010

Comunicato stampa

-------------------------- 02/02/2010

Presentazione al Tempio di Gesù

-------------------------- 02/02/2010

Per la rassegna "PONTI e NON MURI"

-------------------------- 30/01/2010

4 Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 23/01/2010

HAITI

-------------------------- 23/01/2010

III Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 20/01/2010

Corso in preparazione al matrimonio

-------------------------- 16/01/2010

Terremoto di Haiti

-------------------------- 16/01/2010

Domenica 17 Gennaio

-------------------------- 09/01/2010

BATTESIMO DI GESU´

-------------------------- 04/01/2010

EPIFANIA DEL SIGNORE

-------------------------- 04/01/2010

intervista a Dio

-------------------------- 02/01/2010

II DOMENICA DI NATALE

-------------------------- 31/12/2009

1 GENNAIO 2010

-------------------------- 31/12/2009

FELICE ANNO NUOVO: 2010

-------------------------- 31/12/2009

TE DEUM

-------------------------- 26/12/2009

LA SACRA FAMIGLIA DI NAZARETH

-------------------------- 25/12/2009

Auguri di Buon Natale

-------------------------- 18/12/2009

Oltre di Dicembre

-------------------------- 12/12/2009

III domenica di Avvento

-------------------------- 07/12/2009

Immacolata concezione

-------------------------- 05/12/2009

II DOMENICA DI AVVENTO

-------------------------- 05/12/2009

LECTIO DIVINA

-------------------------- 28/11/2009

I Domenica di avvento

-------------------------- 28/11/2009

Avvento 2009

-------------------------- 21/11/2009

CRISTO RE DELL´ UNIVERSO

-------------------------- 18/11/2009

famiglie cristiane separate

-------------------------- 14/11/2009

Il nuovo numero di OLTRE...

-------------------------- 14/11/2009

XXXIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 07/11/2009

XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 06/11/2009

CORSO PRE MATRIMONIALE

-------------------------- 02/11/2009

Commemorazione dei defunti

-------------------------- 31/10/2009

Solennità di Tutti i Santi

-------------------------- 24/10/2009

GIORNATA MONDIALE MISSIONARIA

-------------------------- 24/10/2009

XXX domenica del tempo ordinario

-------------------------- 24/10/2009

Questa notte torna l´ora solare

-------------------------- 22/10/2009

SABATO 31 ottobre

-------------------------- 18/10/2009

4a SETTIMANA Missionaria

-------------------------- 18/10/2009

celebrazione della Cresima

-------------------------- 17/10/2009

DOMENICA 18 Ottobre

-------------------------- 10/10/2009

XXVIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 10/10/2009

corsi in preparazione al matrimonio

-------------------------- 10/10/2009

OTTOBRE MISSIONARIO

-------------------------- 10/10/2009

OTTOBRE MISSIONARIO

-------------------------- 10/10/2009

OTTOBRE MISSIONARIO

-------------------------- 03/10/2009

SAN FRANCESCO D´ ASSISI

-------------------------- 03/10/2009

DOMENICA 4 Ottobre

-------------------------- 03/10/2009

Supplica alla Madonna di Pompei

-------------------------- 02/10/2009

SS. Angeli Custodi

-------------------------- 01/10/2009

Santa Teresa del Bambin Gesù

-------------------------- 29/09/2009

SS. Arcangeli RAFFAELE, GABRIELE e MICHELE

-------------------------- 26/09/2009

XXVI Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 26/09/2009

Messaggio inizio parrocchiale 2009/2010

-------------------------- 26/09/2009

CAMBIANO GLI ORARI

-------------------------- 26/09/2009

SCLERODERMIA

-------------------------- 23/09/2009

SAN PIO da Pietralcina

-------------------------- 21/09/2009

SAN MATTEO APOSTOLO

-------------------------- 19/09/2009

XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 19/09/2009

San Gennaro

-------------------------- 15/09/2009

BEATA VERGINE ADDOLORATA

-------------------------- 14/09/2009

esaltazione della croce

-------------------------- 12/09/2009

XXIVa Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 27/08/2009

XXIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 27/08/2009

XXII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 27/08/2009

Sant´AGOSTINO

-------------------------- 27/08/2009

Santa Monica

-------------------------- 24/08/2009

SAN BARTOLOMEO APOSTOLO

-------------------------- 22/08/2009

XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 22/08/2009

Maria Vergine Maria Regina

-------------------------- 21/08/2009

SAN PIO X

-------------------------- 20/08/2009

San Bernardo da Chiaravalle

-------------------------- 14/08/2009

CRISTO: mistero d´amore

-------------------------- 14/08/2009

Assunzione della Vergine Maria

-------------------------- 14/08/2009

SAN MASSIMILIANO MARIA KOLBE

-------------------------- 11/08/2009

SANTA CHIARA

-------------------------- 10/08/2009

SAN LORENZO: Diacono e Martire

-------------------------- 08/08/2009

XIX DOMENICA ORDINARIO

-------------------------- 08/08/2009

San Domenico

-------------------------- 06/08/2009

Cosa significa risurrezione della carne?

-------------------------- 06/08/2009

TRASFIGURAZIONE DI NOSTRO SIGNORE

-------------------------- 05/08/2009

Dedicazione della Basilica di Santa Maria Maggiore

-------------------------- 04/08/2009

Il Curato d´Ars

-------------------------- 02/08/2009

perdono d´Assisi

-------------------------- 02/08/2009

XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 01/08/2009

Sant´ Alfonoso Maria de Liguori

-------------------------- 31/07/2009

Sant´Ignazio di Lojola

-------------------------- 29/07/2009

SANTA MARTA

-------------------------- 25/07/2009

Domenica XVII del tempo ordinario

-------------------------- 25/07/2009

SAN GIACOMO

-------------------------- 18/07/2009

domenica 19 luglio

-------------------------- 14/07/2009

San Camillo de Lellis

-------------------------- 11/07/2009

DOMENICA 12 LUGLIO

-------------------------- 11/07/2009

san Benedetto da Norcia

-------------------------- 08/07/2009

Sant´Aquila e Priscilla

-------------------------- 07/07/2009

Caritas in Veritate

-------------------------- 04/07/2009

DOMENICA 5 LUGLIO

-------------------------- 03/07/2009

San Tommaso Apostolo

-------------------------- 28/06/2009

Solennità SS. Pietro e Paolo

-------------------------- 27/06/2009

ORARIO SS. MESSE

-------------------------- 27/06/2009

XIII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 24/06/2009

San Giovanni il Battista

-------------------------- 20/06/2009

XII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 19/06/2009

Oggi inizia l´anno sacerdotale

-------------------------- 17/06/2009

assasinio di un sacerdote stimmatino in Brasile

-------------------------- 13/06/2009

Corpus Domini

-------------------------- 13/06/2009

Sant´Antonio da Padova

-------------------------- 12/06/2009

SAN GASPARE BERTONI

-------------------------- 11/06/2009

Nuovo numero di "OLTRE..."

-------------------------- 06/06/2009

Solennità della SS. Trinità

-------------------------- 03/06/2009

I primi martiri canonizzati

-------------------------- 01/06/2009

Nuovo vescovo ausiliare per settore Nord

-------------------------- 30/05/2009

DOMENICA DI PENTECOSTE

-------------------------- 25/05/2009

Incontro di Ponti e non Muri

-------------------------- 23/05/2009

ASCENSIONE di N. S. GESU´ CRISTO

-------------------------- 16/05/2009

VI Domenica dopo Pasqua

-------------------------- 15/05/2009

ARRIVAAAAAAAAAAAA il GREST 2009

-------------------------- 11/05/2009

Minori e separazione

-------------------------- 09/05/2009

Va Domenica di Pasqua

-------------------------- 08/05/2009

Supplica alla Madonna di Pompei

-------------------------- 07/05/2009

APPUNTAMENTI e INCONTRI MESE DI MAGGIO

-------------------------- 02/05/2009

IV domenica di Pasqua

-------------------------- 01/05/2009

Maggio: mese mariano

-------------------------- 01/05/2009

SAN GIUSEPPE LAVORATORE

-------------------------- 30/04/2009

Festa dei lavoratori

-------------------------- 29/04/2009

SANTA CATERINA DA SIENA

-------------------------- 25/04/2009

3a Domenica di Pasqua

-------------------------- 25/04/2009

IV incontro di PONTI e NON MURI

-------------------------- 25/04/2009

SAN MARCO EVANGELISTA

-------------------------- 24/04/2009

Festa del 25 Aprile

-------------------------- 24/04/2009

BATTESIMO

-------------------------- 21/04/2009

2.762 anni fa nasceva ROMA

-------------------------- 18/04/2009

II domenica di Pasqua

-------------------------- 18/04/2009

Pasqua dei cristiani -ortodossi

-------------------------- 18/04/2009

Colletta nelle parrocchie per l´Abruzzo

-------------------------- 17/04/2009

Fotografie via Crucis 2009

-------------------------- 12/04/2009

DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 11/04/2009

SABATO SANTO

-------------------------- 10/04/2009

VENERDI´ SANTO

-------------------------- 09/04/2009

GIOVEDI´ SANTO

-------------------------- 04/04/2009

Domenica delle Palme

-------------------------- 02/04/2009

4° anniversario dalla morte di G.PaoloII: GRAZIE

-------------------------- 30/03/2009

3° incontro di

-------------------------- 28/03/2009

5a Domenica di Quaresima

-------------------------- 28/03/2009

TORNA L´ORA LEGALE

-------------------------- 27/03/2009

TRE PAROLE: GESU´ E´ RISORTO

-------------------------- 25/03/2009

Annuciazione del Signore

-------------------------- 21/03/2009

IV domenica di Quaresima

-------------------------- 19/03/2009

Don Giuseppe Diana

-------------------------- 19/03/2009

FESTA di SAN GIUSEPPE

-------------------------- 14/03/2009

III DOMENICA DI QUARESIMA

-------------------------- 09/03/2009

CRESIMA ADULTI

-------------------------- 07/03/2009

II Domenica di Quaresima

-------------------------- 07/03/2009

EMERGENZA GEORGIA

-------------------------- 28/02/2009

I DOMENICA DI QUARESIMA

-------------------------- 27/02/2009

INIZIO CORSO IN PREPARAZIONE AL MARIMONIO

-------------------------- 24/02/2009

digiuno cristiano

-------------------------- 24/02/2009

Mercoledì delle ceneri

-------------------------- 24/02/2009

festa di carnevale i parrocchia

-------------------------- 21/02/2009

3a edizione di "PONTI E NON MURI"

-------------------------- 21/02/2009

VI domenica del tempo ordinario

-------------------------- 18/02/2009

Beato Angelico

-------------------------- 14/02/2009

VI domenica del tempo ordinario

-------------------------- 09/02/2009

buon febbraio

-------------------------- 07/02/2009

5a Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 07/02/2009

DONAZIONE DEL SANGUE

-------------------------- 06/02/2009

3a Rassegna di PONTI e NON MURI

-------------------------- 02/02/2009

Presentazione di Gesù al Tempio

-------------------------- 31/01/2009

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 29/01/2009

incontri in preparazione al matrimonio

-------------------------- 28/01/2009

San Tommaso d´Aquino

-------------------------- 24/01/2009

III domenica del tempo ordinario

-------------------------- 23/01/2009

FESTA DEI SS.SPOSI GIUSEPPE e MARIA

-------------------------- 21/01/2009

Il discorso di insiedamento di Obama

-------------------------- 17/01/2009

II Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 17/01/2009

settimana di preghiera per l´unità dei cristiani

-------------------------- 16/01/2009

immagini satellitari dellla Terra

-------------------------- 06/01/2009

Domenica 11 gennaio 2009

-------------------------- 05/01/2009

FESTEGGIAMO LA BEFANA IN PARROCCHIA

-------------------------- 05/01/2009

Epifania del Signore

-------------------------- 03/01/2009

II Domenica dopo Natale

-------------------------- 31/12/2008

GIORNATA MONDIALE PER LA PACE

-------------------------- 31/12/2008

1 GENNAIO 2009

-------------------------- 27/12/2008

Festa della Famiglia di Nazareth

-------------------------- 27/12/2008

San Giovanni Evangelista

-------------------------- 25/12/2008

SANTO STEFANO: il primo martire

-------------------------- 24/12/2008

E´ NATO ANCHE PER TE

-------------------------- 21/12/2008

ORARI CELEBRAZIONI NATALIZIE

-------------------------- 21/12/2008

OLTRE...

-------------------------- 20/12/2008

IV Domenica di Avvento

-------------------------- 13/12/2008

Domenica della gioia

-------------------------- 13/12/2008

SANTA LUCIA

-------------------------- 13/12/2008

fiaba di S. Lucia per bambini

-------------------------- 12/12/2008

da "Vita Nuova"

-------------------------- 08/12/2008

Immacolata Concezione

-------------------------- 06/12/2008

II Domenica di Avvento

-------------------------- 06/12/2008

P. Anselmo è tornato al Padre

-------------------------- 01/12/2008

buon dicembre

-------------------------- 01/12/2008

INIZIATIVE per la lotta contro l´AIDS

-------------------------- 01/12/2008

21a Giornata per la lotta contro l´AIDS

-------------------------- 29/11/2008

PAOLA PROTOPAPA

-------------------------- 29/11/2008

DOMENICA 30 NOVEMBRE

-------------------------- 29/11/2008

COLLETTA ALIMENTARE

-------------------------- 29/11/2008

P. Marcellino si è trasferito a Parma

-------------------------- 22/11/2008

CRISTO RE DELL´UNIVERSO

-------------------------- 15/11/2008

Petizione per il Kivu

-------------------------- 15/11/2008

XXXIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 13/11/2008

Don Luigino Pizzo è tornato al Padre

-------------------------- 08/11/2008

Dedicazione della Basilica Lateranense

-------------------------- 04/11/2008

192° anniversario della nascita degli Stimmatini

-------------------------- 04/11/2008

san Carlo Borromeo

-------------------------- 03/11/2008

san Martino di Porres

-------------------------- 03/11/2008

buon novembre

-------------------------- 01/11/2008

COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI

-------------------------- 01/11/2008

SOLENNITA´ DI TUTTI SANTI

-------------------------- 25/10/2008

XXXa Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 25/10/2008

82a Giornata Mondiale Missionaria

-------------------------- 25/10/2008

torna l´ora solare

-------------------------- 21/10/2008

Mons. Salvatore Boccaccio

-------------------------- 20/10/2008

ROBERTO SAVIANO

-------------------------- 19/10/2008

L´ottavo dono

-------------------------- 19/10/2008

XXIXa Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 18/10/2008

San Luca evangelista

-------------------------- 17/10/2008

riprendono gli incontri per separati e divorziati

-------------------------- 17/10/2008

GRUPPO RECITAL

-------------------------- 17/10/2008

Sant´Ignazio d´ Antiochia

-------------------------- 15/10/2008

SANTA TERESA D´AVILA

-------------------------- 11/10/2008

DOMENICA 12 OTTOBRE

-------------------------- 07/10/2008

BEATA VERGINE DEL ROSARIO

-------------------------- 04/10/2008

DOMENICA 5 OTTOBRE

-------------------------- 04/10/2008

SAN FRANCESCO D´ASSISI

-------------------------- 03/10/2008

OLTRE...periodico di informazione...

-------------------------- 02/10/2008

Festa degli Angeli Custodi

-------------------------- 01/10/2008

buon ottobre

-------------------------- 01/10/2008

SANTA TERESA DI GESU´ BAMBINO

-------------------------- 29/09/2008

Festa dei santi arcangeli

-------------------------- 28/09/2008

XXVIa domenica del tempo ordinario

-------------------------- 28/09/2008

Vendita ciclamini

-------------------------- 27/09/2008

San Vincenzo de´Paoli

-------------------------- 23/09/2008

San Pio da Pietrelcina

-------------------------- 21/09/2008

Sclerodermia: una ciclamino per la ricerca

-------------------------- 21/09/2008

XXVa Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 20/09/2008

Santi martiri coreani

-------------------------- 19/09/2008

san Gennaro martire

-------------------------- 11/09/2008

DOMENICA 14 SETTEMBRE

-------------------------- 08/09/2008

NATIVITA´ DELLA VERGINE MARIA

-------------------------- 06/09/2008

XXIIIa Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 05/09/2008

BEATA TERESA DI CALCUTTA

-------------------------- 27/08/2008

XXII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 27/08/2008

SANTA MONICA

-------------------------- 23/08/2008

lettera di Mons.Pasotto

-------------------------- 23/08/2008

XXIa Domenica del Tempo Ordinario

-------------------------- 20/08/2008

San Bernardo da Chiaravalle

-------------------------- 16/08/2008

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 14/08/2008

ASSUNZIONE AL CIELO DELLA VERGINE MARIA

-------------------------- 14/08/2008

AUGURI DI UN BUON FERRAGOSTO

-------------------------- 14/08/2008

San Massimiliano Kolbe

-------------------------- 09/08/2008

XIX DOMENICA del tempo ordinario

-------------------------- 08/08/2008

PECHINO 2008

-------------------------- 06/08/2008

TRASFIGURAZIONE DI GESU´

-------------------------- 05/08/2008

Dedicazione di Santa Maria Maggiore

-------------------------- 02/08/2008

XVIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 02/08/2008

2 agosto

-------------------------- 31/07/2008

Sant´Ignazio di Loyola

-------------------------- 26/07/2008

XVII Domenica: 27 luglio 2008

-------------------------- 25/07/2008

San Giacomo il maggiore

-------------------------- 20/07/2008

XVIa domenica del tempo ordinario

-------------------------- 13/07/2008

Leonardo Tuzzi

-------------------------- 13/07/2008

XVa domenica del tempo ordinario

-------------------------- 11/07/2008

San Benedetto da Norcia

-------------------------- 05/07/2008

domenica 6 luglio

-------------------------- 03/07/2008

San Tommaso apostolo

-------------------------- 01/07/2008

è terminato il Gr.est

-------------------------- 28/06/2008

SOLENNITA´ SS. PIETRO e PAOLO

-------------------------- 24/06/2008

NATIVITA´ DI GIOVANNI IL BATTISTA

-------------------------- 21/06/2008

domenica 22 giugno

-------------------------- 15/06/2008

domenica 15 giugno

-------------------------- 13/06/2008

13 giugno

-------------------------- 11/06/2008

12 giugno

-------------------------- 07/06/2008

domenica 8 giugno

-------------------------- 06/06/2008

nuovo numero di "OLTRE..."

-------------------------- 02/06/2008

Mons. Tonino Bello ai giovani

-------------------------- 01/06/2008

2 giugno

-------------------------- 01/06/2008

IX domenica del tempo ordinario

-------------------------- 30/05/2008

31 maggio

-------------------------- 25/05/2008

Solennità del Corpus Domini

-------------------------- 18/05/2008

Solennità della SS.Trinità

-------------------------- 10/05/2008

Domenica di Pentecoste

-------------------------- 08/05/2008

8 maggio

-------------------------- 04/05/2008

Solennità dell´Ascensione di Gesù

-------------------------- 01/05/2008

1 maggio festa dei lavoratori

-------------------------- 01/05/2008

1 maggio: San Giuseppe lavoratore

-------------------------- 29/04/2008

SANTA CATERINA DA SIENA

-------------------------- 26/04/2008

DOMENICA 27 APRILE

-------------------------- 25/04/2008

SAN MARCO EVANGELISTA

-------------------------- 23/04/2008

grazie ai ragazzi di Parma

-------------------------- 23/04/2008

grazie ai ragazzi di Rieti

-------------------------- 23/04/2008

grazie al gruppo AHIMSA

-------------------------- 23/04/2008

25° di sacerdozio

-------------------------- 22/04/2008

SALVIAMO LA TERRA

-------------------------- 21/04/2008

nascita di Roma

-------------------------- 20/04/2008

Mons. Tonino Bello

-------------------------- 20/04/2008

Quinta domenica di Pasqua

-------------------------- 19/04/2008

25° di ordinazione padre lucio

-------------------------- 19/04/2008

pasqua ebraica

-------------------------- 13/04/2008

QUARTA DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 11/04/2008

unzione degli infermi

-------------------------- 05/04/2008

III domenica di Pasqua

-------------------------- 03/04/2008

poesia dedicata a papa Wojtila

-------------------------- 02/04/2008

3° anniversario dalla morte...

-------------------------- 31/03/2008

1° DI APRILE

-------------------------- 30/03/2008

Domenica in albis

-------------------------- 29/03/2008

torna l´ora legale

-------------------------- 27/03/2008

musica-poesia e solidarietà

-------------------------- 25/03/2008

L´annuciazione a Maria

-------------------------- 24/03/2008

Lunedì dell´Angelo

-------------------------- 23/03/2008

DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 22/03/2008

SABATO SANTO

-------------------------- 21/03/2008

INCONTRO CON COLETTE

-------------------------- 21/03/2008

VENERDI´ SANTO

-------------------------- 20/03/2008

GIOVEDI´ SANTO

-------------------------- 16/03/2008

DOMENICA DELLE PALME

-------------------------- 14/03/2008

dormire male è una malattia

-------------------------- 13/03/2008

ORARI SETTIMANA SANTA

-------------------------- 12/03/2008

"OLTRE..."n.2

-------------------------- 09/03/2008

quinta domenica di Quaresima

-------------------------- 08/03/2008

Giornata della donna

-------------------------- 02/03/2008

benedizioni delle famiglie

-------------------------- 02/03/2008

aiutiamo l´UNITALSI

-------------------------- 02/03/2008

IV Domenica di Quaresima

-------------------------- 25/02/2008

Giornata mondiale della lentezza

-------------------------- 24/02/2008

III domenica di Quaresima

-------------------------- 22/02/2008

CATTEDRA DI SAN PIETRO

-------------------------- 17/02/2008

II Domenica di Quaresima

-------------------------- 15/02/2008

M´ ILLUMINO DI MENO

-------------------------- 14/02/2008

CIAO, MIO CAPITANO

-------------------------- 14/02/2008

Auguri per San Valentino

-------------------------- 14/02/2008

San Valentino

-------------------------- 14/02/2008

SAN CIRILLO e METODIO

-------------------------- 13/02/2008

inizio catechesi parrocchiale

-------------------------- 11/02/2008

Apparizioni di Lourdes

-------------------------- 10/02/2008

PRIMA DOMENICA DI QUARESIMA

-------------------------- 09/02/2008

raccolta alimenti

-------------------------- 09/02/2008

RACCOLTA DI SANGUE

-------------------------- 06/02/2008

SARETE MIEI TESTIMONI

-------------------------- 06/02/2008

MERCOLEDI´ DELLE CENERI

-------------------------- 05/02/2008

disagio giovanile

-------------------------- 05/02/2008

LOCANDINA

-------------------------- 05/02/2008

FESTA DI CARNEVALE IN PARROCCHIA

-------------------------- 05/02/2008

STORIA DEL CARNEVALE

-------------------------- 05/02/2008

SANT´AGATA

-------------------------- 03/02/2008

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 03/02/2008

SAN BIAGIO

-------------------------- 02/02/2008

I giovani e le droghe

-------------------------- 02/02/2008

festa per gli anziani

-------------------------- 02/02/2008

PRESENTAZIONE AL TEMPIO DI GESU´

-------------------------- 02/02/2008

le nuove droghe

-------------------------- 31/01/2008

Il testo della lettera del card. Tettamanzi

-------------------------- 31/01/2008

Lettera del Santo Padre

-------------------------- 31/01/2008

San Giovanni Bosco

-------------------------- 31/01/2008

due minuti ...per un sorriso

-------------------------- 30/01/2008

PRO MEMORIA

-------------------------- 28/01/2008

San Tommaso d´Aquino

-------------------------- 27/01/2008

III domenica del tempo ordinario

-------------------------- 27/01/2008

GIORNATA DELLA MEMORIA

-------------------------- 25/01/2008

Conversione di San Paolo

-------------------------- 25/01/2008

25 gennaio

-------------------------- 24/01/2008

veglia di preghiera per l´unità dei cristiani

-------------------------- 24/01/2008

24 GENNAIO

-------------------------- 23/01/2008

23 gennaio

-------------------------- 23/01/2008

Sposalizio di San Giuseppe e Maria

-------------------------- 22/01/2008

corso in preparazione al matrimonio

-------------------------- 21/01/2008

22 gennaio

-------------------------- 21/01/2008

Lettera del card.Dionigi Tettamanzi

-------------------------- 21/01/2008

Sant´Agnese

-------------------------- 21/01/2008

21 gennaio

-------------------------- 20/01/2008

2a Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 20/01/2008

20 gennaio

-------------------------- 19/01/2008

19 gennaio

-------------------------- 18/01/2008

preghiera : 18 gennaio

-------------------------- 18/01/2008

settimana di preghiera per l´unità dei cristiani

-------------------------- 16/01/2008

Il testo del Papa a "La Sapienza"

-------------------------- 16/01/2008

vergogna italiana: rifiuti di Napoli

-------------------------- 16/01/2008

la mancata visita del Papa alla "Sapienza"

-------------------------- 15/01/2008

MARTIN LUTHER KING

-------------------------- 13/01/2008

BATTESIMO DI GESU´

-------------------------- 11/01/2008

preghiera con e per gli ammalati

-------------------------- 05/01/2008

Natale dei Cristiani Ortodossi

-------------------------- 05/01/2008

EPIFANIA DEL SIGNORE

-------------------------- 03/01/2008

la festa della befana in parrocchia

-------------------------- 01/01/2008

Maria Madre di Dio

-------------------------- 01/01/2008

Giornata mondiale per la pace

-------------------------- 01/01/2008

FELICE 2008 A TUTTI

-------------------------- 31/12/2007

31 DICEMBRE 2007

-------------------------- 30/12/2007

Festa della santa Famiglia

-------------------------- 28/12/2007

FESTA DEI SANTI INNOCENTI

-------------------------- 27/12/2007

SAN GIOVANNI APOSTOLO

-------------------------- 26/12/2007

SANTO STEFANO

-------------------------- 25/12/2007

GIORNO DI NATALE

-------------------------- 24/12/2007

e il Dio - con- noi...nacque tra gli uomini

-------------------------- 23/12/2007

SANTA NOTTE

-------------------------- 22/12/2007

Quarta domenica di Avvento

-------------------------- 22/12/2007

auguri...con un pizzico di ...nostalgia

-------------------------- 21/12/2007

Gruppo Musical

-------------------------- 21/12/2007

primi auguri..per tutti

-------------------------- 16/12/2007

la domenica della gioia

-------------------------- 13/12/2007

"OLTRE..." uno strumento in più per dialogare

-------------------------- 13/12/2007

una solidarietà che non si fermi al 26 dicembre

-------------------------- 10/12/2007

altra riflessione in merito alla

-------------------------- 08/12/2007

II Domenica di Avvento

-------------------------- 07/12/2007

solennità dell´Immacolata Concezione

-------------------------- 07/12/2007

storia del dogma dell´Immacolata Concezione

-------------------------- 02/12/2007

l´enciclica "Spe Salvi"

-------------------------- 01/12/2007

I domenica di AVVENTO

-------------------------- 01/12/2007

una lettera per te

-------------------------- 01/12/2007

in preparazione all´Avvento

-------------------------- 01/12/2007

Giornata mondiale lotta contro l´AIDS

-------------------------- 24/11/2007

CRISTO RE DELL´UNIVERSO

-------------------------- 23/11/2007

SABATO 24/11..ALLO STADIO VINCE LA SOLIDARIETA´

-------------------------- 22/11/2007

RIETI GRANDE CUORE

-------------------------- 22/11/2007

proviamo a dialogare

-------------------------- 21/11/2007

il mondo solo in bianco e nero?

-------------------------- 17/11/2007

XXXIII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 17/11/2007

RIFLLESSIONE ...COL VANGELO

-------------------------- 10/11/2007

XXXII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 10/11/2007

IRENNE CORONADO

-------------------------- 08/11/2007

Saluto ufficiale di mons. Bregantini

-------------------------- 08/11/2007

le prime reazioni di alcuni organi di stampa

-------------------------- 08/11/2007

dalla S. Sede

-------------------------- 08/11/2007

il congedo del vescovo operaio

-------------------------- 07/11/2007

Mons. Bregantini lascia la Calabria?

-------------------------- 07/11/2007

nel ricordo di leo

-------------------------- 06/11/2007

aumenta il senso di insicurezza

-------------------------- 06/11/2007

comunicato stampa

-------------------------- 04/11/2007

IRENE CORONADO in concerto

-------------------------- 04/11/2007

XXXI domenica del tempo ordinario

-------------------------- 02/11/2007

CRESIME IN PARROCCHIA

-------------------------- 02/11/2007

2 novembre 2007

-------------------------- 01/11/2007

Oggi si celebra la solennità di Tutti i Santi

-------------------------- 26/10/2007

vangelo della domenica

-------------------------- 26/10/2007

FESTA DI TUTTI SANTI

-------------------------- 26/10/2007

2 novembre commemorazione dei defunti

-------------------------- 24/10/2007

single per scelta...?

-------------------------- 24/10/2007

il mondo giovanile

-------------------------- 23/10/2007

parliamo di famiglia

-------------------------- 20/10/2007

XXIX Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 20/10/2007

Tra sabato 27 e domenica 28 torna l´ora solare

-------------------------- 17/10/2007

padre Joao Carlos Seneme nominato vescovo

-------------------------- 12/10/2007

Vangelo della XXVIII domenica

-------------------------- 12/10/2007

Ritorna il Musical : Teresa di Calcutta

-------------------------- 11/10/2007

immagini della festa di inizio anno 2007 /2008

-------------------------- 11/10/2007

foto ricordo ritiro 13 maggio 2007

-------------------------- 09/10/2007

230 anni fa

-------------------------- 08/10/2007

sabato 13 e domenica 14 vendita torte

-------------------------- 07/10/2007

vangelo della domenica

-------------------------- 07/10/2007

settimana per la pace

-------------------------- 06/10/2007

una testimonianza dal Rwanda

-------------------------- 06/10/2007

ottobre missionario

-------------------------- 27/09/2007

Programma

-------------------------- 27/09/2007

Vangelo delle Domenica

-------------------------- 27/09/2007

DOMENICA 30 SETTEMBRE

-------------------------- 21/09/2007

Vangelo della Domenica

-------------------------- 21/09/2007

19 ottobre replica del musical

-------------------------- 21/09/2007

in preparazione al 7 ottobre

-------------------------- 18/09/2007

calendario parrocchiale 2007/2008

-------------------------- 16/09/2007

il vangelo della domenica

-------------------------- 14/09/2007

Aiutiamo la ricerca per vincere la SCLERODERMIA

-------------------------- 13/09/2007

l´impegno della Parrocchia per la famiglia

-------------------------- 13/09/2007

troppo silenzio attorno al mercato rionale

-------------------------- 12/09/2007

AUGURI PER IL NUOVO ANNO SCOLASTICO

-------------------------- 12/09/2007

Per non dimenticare l´11 settembre 2001

-------------------------- 05/09/2007

vangelo della domenica

-------------------------- 05/09/2007

Madre Teresa di Calcutta

-------------------------- 01/09/2007

Il vangelo della domenica

-------------------------- 01/09/2007

la mano assassina incendiaria

-------------------------- 30/08/2007

ALCLI: lotta contro le leucemie infantili

-------------------------- 29/08/2007

rispettiamo la natura

-------------------------- 25/08/2007

iscrizione corso di matrimonio

-------------------------- 24/08/2007

Messaggio di Benvenuto

-------------------------- 22/08/2007

ndrangheda

-------------------------- 13/08/2007

il distacco dei padri separati dai figli

-------------------------- 13/08/2007

Educazione alla fede ...e valore del matrimonio

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 SS. Trinita a Villa Chigi














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