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ORARIO LITURGIE

Periodo Estivo
   12/06 - 06/10 2007

SS Messa/Feriale
 h 8.30 h 19.00

SS Messa/Festivo
 h 8.30 h 11.00 h 19.00

Periodo Invernale
   07/10 - 11/06 2008

SS Messa/Feriale
  h 8.00 h 9.00 h 18.00

SS Messa/Festivo
  h 8.00 h 9.00 h 10.30
  h 12.00 h 18.00
 

DOMENICA 30 APRILE

III DOMENICA DI PASQUA SS. MESSE H. 9.00 - 10.30 - 12.00 e 19.00
 
 :: ULTIMI AGGIORNAMENTI al 29/04/2017

DOMENICA 30 APRILE 2017      notizia del 29/04/2017

Commento per la III Domenica di Pasqua: Lc 24,13-35:Incontro col risorto che illumina le nostre tenebre Vi è mai capitato di aver sognato ad occhi aperti e lavorato per tanto tempo a qualcosa cui avete dedicato tutto voi stessi con sacrificio e affetto, intravedendone poco a poco la graduale realizzazione, per poi assistere al crollo di tutto sotto il vostro sguardo? Se vi è successo, allora possiamo avvicinarci anche noi ai due discepoli che retrocedono mesti da Gerusalemme, conversando su quanto di tragico vi era accaduto. Possiamo immaginare i loro sentimenti, le loro domande, le loro pause, possiamo comprendere il loro discutere che cerca di spiegarsi qualcosa sulle vicende occorse. Sarebbe rimasta una delle solite sterili discussioni umane, se Gesù in persona (Lc 24,15) non li avesse raggiunti in quel cammino fatto di conversazioni senza sbocco. E´ bello pensare che Gesù ci raggiunge nel nostro smarrimento, laddove il nostro cuore non sa darsi risposte, laddove indietreggiamo difronte ai drammi che ci capitano nella vita, è bello sapere che continua a camminare con noi malgrado la nostra persistente cecità: ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo (Lc 24,16). Il viandante risorto provoca una fermata con una domanda circa il loro discutere. Accende un dialogo semplice che fa uscire dai loro cuori la tristezza (Lc 24,17), la personale interpretazione dei fatti, la speranza delusa oramai appartenente al passato: noi speravamo (Lc 24,21); ma, soprattutto, la loro totale incertezza difronte all´annuncio delle donne che hanno trovato la tomba vuota. E´ così che lavora il Signore. Camminando con noi, dapprima ci porta a conoscere tutte le ritrosie e le resistenze che ci abitano. Perché è così che siamo fatti noi, dapprima piuttosto scettici difronte a quanto altri testimoniano di aver visto e udito e a quanto ci comunica la stessa parola di Dio. Stolti e lenti di cuore a credere (Lc 24,25): questa è la nostra carta identità quando è priva dell´aiuto del Pellegrino che mai ci abbandona. Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria? (Lc 24,26): questa è la parola su cui si infrangono i nostri ragionamenti e le nostre attese errate, le nostre equivoche immagini di Dio e ogni altra ricerca che vogliamo condurre da noi stessi. Perché Signore, bisognava che soffrissi? Perché Signore questa necessità per te e per noi? Il Risorto non dice perché, ma invita i due discepoli a ritornare con Lui sulle Scritture: lì, nel libro sacro della parola di Dio, era già predetta questa storia d´amore sofferta e solo apparentemente sconfitta. Anche oggi Gesù ci invita a ritornare sulle Scritture, perché tutto quanto è stato detto è per Lui e in vista di Lui: esse sono la roccia incrollabile su cui appoggiarci se vogliamo che la nostra fragilissima fede cresca e non venga meno. Così, quando rispondiamo sempre più a questo suo invito, ci ritroviamo a invitare noi stessi il Signore perché continui a parlarci restando insieme a noi (Lc 24,29). Il cammino della fede è una discesa nell´oscurità del nostro cuore per poi scoprire, più avanti, che il Vivente è capace di stare con noi anche nelle nostre tenebre. La sua parola ci trasmette la luce vittoriosa che guarisce la nostra cecità spirituale e ce lo fa riconoscere sempre presente con noi, soprattutto alla tavola dove facciamo memoria del suo dono d´amore: l´Eucarestia. E anche se a causa della nostra intermittenza ci sembra talvolta di perderlo di vista (Lc 24,31), il fuoco acceso nel nostro cuore dalla sua parola ci rassicura e ci aiuta a confermarci l´un l´altro (Lc 24,32). L´incontro con il Risorto cambia la direzione del nostro cammino, ci converte a ripercorrere la sua stessa strada facendoci superare le nostre paure (Lc 24,33), ci riunisce ai nostri fratelli che condividono con noi la stessa inaudita sorpresa: davvero il Signore è risorto (Lc 24,34). Chi lo ha incontrato non può tacere, perché sente il bisogno di raccontare con gioia quello che il Signore ha fatto nella propria personale storia (Lc 24,35).

DOMENICA 23 APRILE 2017      notizia del 22/04/2017

Commento per la II Domenica di Pasqua : Gv 20,19-31 Perché crediamo? Domenica della Divina Misericordia, così ha voluto intitolare san Giovanni Paolo la seconda domenica dopo Pasqua, o domenica in albis (deponendis), come la chiamavano gli antichi, in ossequio all´uso prescritto ai neobattezzati, di deporre la veste bianca con la quale erano stati rivestiti otto giorni prima, la notte di Pasqua. Chi non conosce il capolavoro di Caravaggio che rappresenta Tommaso apostolo, mentre letteralmente infila un dito, anzi due, nella ferita aperta del costato di Gesù... Michelangelo Merisi delinea aspetti teologici interessanti, traducendoli in forme e colori, segno che aveva intuito la verità profonda nascosta e al tempo stesso espressa nell´ultimo capitolo del quarto Evangelo; pardon, penultimo... Gli esperti ritengono che l´ultimo capitolo, il ventunesimo, sia stato aggiunto successivamente: e, in realtà, le ultime parole del Vangelo di oggi costituiscono una conclusione solenne dell´opera di Giovanni: "Questi segni sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome." Il gesto liturgico di deporre la veste bianca sta a significare che la Grazia del Battesimo era, è ‘scesa´ nel profondo del nostro intimo, è stata assimilata e non ha più bisogno di essere manifestata esteriormente con un abito particolare. Ciò che conta è vivere la Grazia del Battesimo nella vita quotidiana: "l´abito non fa il monaco"... la divisa, il vestito - compreso quello della sposa! - non solo non proteggono dalla tentazione di conformarci alla mentalità di questo mondo, come scrive san Paolo ai cristiani di Roma (Rm 2), ma costituisce ‘solo´ un segno, un simbolo: come tale, allude ad una realtà complessa, che sta dietro e dà senso al simbolo stesso; diversamente sarebbe una finzione; fingere di credere, credere in astratto, credere a parole, ma non nei fatti, è il peccato più grave che possiamo commettere! Giovanni lo mette in luce ripetutamente, presentando il conflitto tra Gesù e i farisei: il Figlio del falegname li chiama appunto ipocriti, coloro che fingono... Tanto vale dirlo; in parecchie circostanze, commentando fatti e persone, anche noi abbiamo detto: "Se non vedo, io non credo!". Ormai è storia vecchia: ‘credere´ e ‘vedere´ sono due azioni che insieme non possono stare, né l´una può conseguire all´altra. Non possiamo affermare: "io credo perché ho visto di persona!": l´evidenza di un fatto esclude automaticamente l´atto di fede. Ecco perché il Signore ci ricorda che si crede (soltanto) quando non si può vedere. Dobbiamo scegliere: vedere, oppure credere. E dobbiamo chiederci perché crediamo! Nella fede, gli automatismi funzionano poco, niente... Intendiamoci, possiamo anche decidere di non credere: e questo il Signore lo sapeva, questo il Signore lo sa. La fede è un atto libero della volontà: non si può forzare nessuno a credere; Dio non ci obbliga a credere in Lui, a credere nella Sua risurrezione, a credere nella Sua presenza tra noi, dentro e fuori di noi. E, con buona pace delle mamme e delle nonne, non è un motivo sufficiente per credere, compiacere il loro desiderio religioso, legittimo, per carità, ma del tutto inutile... Credo in Cristo, per Cristo, per nessun altro: credo perché l´ho conosciuto, perché ho imparato ad amarlo, nonostante la fatica di credere e di amare qualcuno che non vedo e che non sento. Un particolare della vicenda di Tommaso apostolo mi ha sempre fatto pensare; e non si tratta di un dettaglio... Mi riferisco al fatto che il Risorto si fa riconoscere dalle sue ferite: il mistero della risurrezione supera, certo, il supplizio della croce, con tutto il suo carico di dolore fisico, di vergogna spirituale e psicologica - il rifiuto da parte del popolo, i tormenti dei soldati, gli scherni dei dottori della Legge, l´umiliazione... -; tuttavia niente della Passione può essere annullato dalla gloria della Domenica di Pasqua! Addirittura, il quarto Evangelo utilizza il verbo ‘glorificare´ - il Padre glorifica il Figlio, e nel Figlio, (il Padre) glorifica se stesso - nel significato di ‘innalzamento´... In altre parole, Gesù riceve Gloria dal Padre nel momento in cui dà la vita per noi, manifestando a quale punto, oltre quale limite può giungere l´amore del Padre suo: amare il mondo senza fermarsi davanti a niente e a nessuno, significa amarlo anche se il mondo non ricambia l´amore, anche se volta le spalle a Dio, anche se alza le mani contro Dio, anche se uccide Dio... Per questo i segni della passione non possono rimarginarsi, né scomparire dalle mani, dai piedi e dal costato di Cristo.... Per prima cosa, perché Gesù è diventato il Cristo proprio in forza di quei segni. E poi perché quei segni sono efficaci oggi, come in quel tempo, oggi, come nell´ora della nostra morte.

15 aprile : SABATO SANTO      notizia del 15/04/2017

Sabato Santo: h. 8.30 Lodi - h. 22.30 inizio della veglia, madre di tutte le veglie e SS. Messa di Resurrezione Il terzo giorno del Triduo Pasquale è il Sabato santo che commemora la discesa agli inferi di Nostro Signore Gesù. Gesù resta negli inferi per un breve tempo compiendo la sua vittoria sulla morte e sul diavolo, liberando le anime dei buoni e giusti morti prima di lui apre loro le porte del Paradiso. Compiuta tale missione, l´anima di Gesù si ricongiunge al corpo nel sepolcro: e ciò costituisce il mistero della risurrezione, centro della fede di tutti i cristiani, che verrà celebrato nella seguente domenica di Pasqua. Questo giorno è dunque incentrato sull´attesa dell´annuncio della risurrezione che avverrà nella solenne veglia pasquale. Viene professato da alcuni Simboli antichi e tuttora dalla preghiera eucaristica, quale annuncio di salvezza per ogni uomo: nessuno è escluso dalla salvezza che Dio ha preparato per gli uomini in Cristo, nessuno è smarrito, Dio si fa solidale anche nella morte

VENERDI´ 14 : VENERDI´ SANTO      notizia del 14/04/2017

Venerdì santo. h. 8.30 Lodi - h. 15.00 Via Crucis - h.19.00 Ricordo della Passione di Gesù La Chiesa con la meditazione della passione dei Cristo e con l´adorazione della Croce commemora la sua origine dal fianco del Signore, che sulla croce intercede per la salvezza di tutto il mondo. In questo giorno non si celebra l´Eucaristia. Il sacerdote e i ministri si recano all´altare in silenzio, senza canto né musica, fatta la riverenza all´altare, si prostrano in terra; questa prostrazione, come rito proprio di questo giorno, assume il significato di umiliazione dell´uomo terreno e partecipazione alla sofferenza di Cristo. La Croce è al centro di questo giorno e della celebrazione: la Croce, infatti, è narrata nella liturgia della Parola, mostrata e celebrata nell´adorazione del Legno e ricevuta, quale mistero di salvezza, nella Comunione eucaristica. La celebrazione della passione di Cristo fa emergere proprio questa ricchezza del simbolo della Croce: morte e vita, infamia e gloria. Tre aspetti, tra gli altri, possono essere oggetto di particolare cura: la Liturgia della Parola di questo giorno ci fa capire come il Venerdì santo non è un giorno di lutto, ma di amorosa contemplazione dell´amore del Dio Padre, per purificare e rinnovare nel suo sangue l´alleanza sponsale. Nella prima lettura ascoltiamo il IV canto del servo del Signore, disprezzato e reietto dagli uomini. Ma è più di tutto nel racconto della Passione del Signore secondo il Vangelo di Giovanni che emerge la glorificazione di Cristo, la sua esaltazione sulla croce, il compimento dell´Ora in cui la nuova alleanza viene sancita in modo definitivo da Dio nel sangue del vero Agnello pasquale. la Preghiera Universale in forma tradizionale «per il significato che essa ha di espressione della potenza universale della passione del Cristo, appeso sulla croce per la salvezza di tutto il mondo». La salvezza per l´uomo credente, tribolato ed oppresso, è proprio il frutto che pende dall´albero della croce. l´Adorazione della Croce da svolgersi «con lo splendore di dignità che conviene a tale mistero della nostra salvezza». In questa articolata sequenza rituale la Croce è al centro dell´attenzione: non è semplicemente un´immagine da guardare, ma in quanto portata, velata e velata, contemplata e baciata, entra in contatto con i corpi e i vissuti dei fedeli. Un´esecuzione veloce e maldestra di questo momento impedirebbe quel coinvolgimento totale della persona che si qualifica come autentica professione di fede, espressa nella pluralità dei linguaggi

Giovedì santo ...13 aprile 2017      notizia del 13/04/2017

h. 19.00 Santa Messa in Coena Domini: istituzione dell´Eucaristia e lavanda dei piedi. La chiesa rimarrà aperta fino alle 24 per l´adorazione eucaristica :non vi è la necessità di fare " le 7 chiese" è più importante fermarsi in una e fare una meditazione e preghiera più prolungata...piuttosto che affannarsi e correre da una parte all´altra

DOMENICA 9 APRILE: DOMENICA DELLE PALME      notizia del 08/04/2017

Commento alla Domenica delle Palme : (Mt 26,14-27,66 ) dal tradimento al perdono Due segni e simboli importantissimi nella liturgia cattolica oggi ci guidano nella riflessione sui testi della parola di Dio di questa domenica delle Palme o di Passione: questi segni sono il ramoscello d´ulivo che benediciamo e che ci scambiamo in segno di pace e la croce, su cui viene inchiodato il salvatore del mondo, nostro Signore Gesù Cristo. L´uno e l´altro segno ci immergono nel mistero della Pasqua e ci offrono l´opportunità di ripensare la nostra vita alla luce di questi due segni distintivi di ogni vero cristiano: la palma e la croce. La palma indica il martirio e la croce è di fatto il martirio. E qui parliamo dell´unico vero martire della storia dell´umanità che è il Figlio di Dio, messo a morte dalla cattiveria dell´uomo. Il vero ed unico innocente della storia oggi si offre a noi nella gioia dell´accoglienza per il suo ingresso in Gerusalemme che, come ci racconta il Vangelo di Matteo, è un´accoglienza festosa e massiccia, data la straordinaria partecipazione del popolo a questo evento di Gesù Messia e Figlio di Davide che entra nella città santa per celebrare la sua nuova, eterna e vera Pasqua. Nell´esortazione iniziale che il sacerdote rivolge ai fedeli prima della benedizione delle palme ci viene ricordato che l´assemblea liturgica della Domenica delle Palme "è preludio alla Pasqua del Signore, alla quale ci stiamo preparando con la penitenza e con le opere di carità fin dall´inizio della Quaresima. Gesù entra in Gerusalemme per dare compimento al mistero della sua morte e risurrezione". Ed un monito ben preciso sul quale è opportuno meditare oggi e nei prossimi giorni, ma soprattutto sempre, specialmente nei momenti della sofferenza e della prova che non mancano in nessuna persona e in tutte le situazioni della vita: Quindi, noi tutti, accompagniamo con fede e devozione il nostro Salvatore nel suo ingresso nella città santa, e chiediamo la grazia di seguirlo fino alla croce, per essere partecipi della sua risurrezione". Accogliere, accompagnare e condividere, sono i tre verbi e le tre azioni che come cristiani siamo chiamati a vivere in questa domenica delle Palme o di Passione e lo facciamo alla luce della parola di Dio che ci parla del sacrificio di Cristo Crocifisso. Ci aiuta in questo nostro impegno spirituale, la preghiera della colletta di questa speciale domenica: "Dio onnipotente ed eterno, che hai dato come modello agli uomini il Cristo tuo Figlio, nostro Salvatore, fatto uomo e umiliato fino alla morte di croce, fa´ che abbiamo sempre presente il grande insegnamento della sua passione, per partecipare alla gloria della risurrezione". La prima lettura, tratta dal profeta Isaia, ci presenta l´immagine del messia atteso da Israele con i connotati della sofferenza e dei patimenti. E´ il cantico del servo sofferente di Javhè scritto dal profeta Isaia che, tanti secoli prima di Cristo, si immerge nel mistero del dolore e della croce di nostro Signore Gesù Cristo, riportando al centro della nostra preghiera, contemplazione e missione, proprio il Messia Crocifisso: "Ho presentato il mio dorso ai flagellatori, le mie guance a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi". Esattamente tutto quello che patirà Gesù durante il processo, la condanna e il suo viaggio al Calvario, fino a morire sulla croce per l´umanità. E lui non si è tirato indietro, non ha opposto resistenza e come agnello mansueto è andato al Calvario per salvare l´umanità. Egli è l´agnello di Dio che toglie i peccati del mondo. Egli è Colui che dalla croce si rivolge al Padre per chiedere misericordia e perdono per tutti noi, come ci ricorda il Salmo 21, che Gesù stesso prega sulla croce e fa suo per noi tutti: "Si fanno beffe di me quelli che mi vedono, storcono le labbra, scuotono il capo. Un branco di cani mi circonda, mi accerchia una banda di malfattori. Si dividono le mie vesti, sulla mia tunica gettano la sorte. Lungo il calvario, ai piedi del Crocifisso si verificheranno esattamente tutte queste. La scrittura è compiuta in tutto per tutto, anche nei minimi particolari di quanto era stato previsto e preventivato circa il vero Messia e Salvatore d´Israele. D´altra parte San Paolo Apostolo, che viene dalla formazione biblica, sapeva e conosceva benissimo i testi sacri riferiti al Messia attesa da Israele e nel suo celebre inno Cristologico della Lettera ai Filippesi, fissato in uno dei testi più ricchi, belli ed espressivi del suo epistolario, parla di Gesù in un modo così esplicito, circa la sua natura e la sua missione, che possiamo utilizzarlo nella nostra catechesi sul mistero della passione e morte in croce del Redentore: "Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l´essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini". Pertanto, in ragione della sua umiltà e della sua oblazione, "ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre". Nel racconto della Passione, tratto dall´evangelista Matteo, possiamo, oggi, andare a fondo del mistero del dolore, della croce e della redenzione che Gesù ha portato a compimento nella sua passione e morte in croce. Dal tradimento di Giuda, fino alla morte in croce, l´evangelista ci porta a vivere l´ultimo giorno della vita di Gesù, partendo proprio dall´ultima cena, condivisa con i discepoli nel cenacolo, durante la quale, Gesù, disse apertamente che uno dei dodici l´avrebbe tradito. Poi l´istituzione dell´eucaristia come memoriale della sua Pasqua. E a seguire tutti gli altri eventi che contrassegneranno la preghiera nell´orto del Getsemani, l´arresto, il rinnegamento di Pietro, i vari maltrattamenti, il processo, la condanna, il viaggio al calvario, la crocifissione, la morte in croce, la deposizione dalla croce e la sepoltura, in attesa degli eventi che si speravano e si nutrivano fortemente nel cuore di Maria, la sua tenerissima Madre Addolorata, nei suoi discepoli e nella gente nel cui cuore la sofferenza di Gesù aveva suscitato la fede e una risposta d´amore, come il buon ladrone che chiede al Signore che sta per morire ingiustamente, di ricordarsi di lui quando entrerà nel suo regno. E la promessa, divenuta certezza per lui, della misericordia infinita di Dio e della gloria del paradiso. Sul grande mistero della morte in croce di Gesù c´è poco da dire, scrivere, commentare, illustrare, specificare, andare nei dettagli, fare esegesi e contestualizzare il tutto al tempo, ai luoghi, alle persone, alle situazioni politiche, geografiche o di altra natura, ma c´è una sola cosa da fare: mettersi in ginocchio, pregare, chiedere perdono e soprattutto chiedere la forza di accettare con santa rassegnazione alla volontà di Dio le nostre piccole o grandi croci, le nostre delusioni, le nostre amarezze, la stessa prova della morte di persone care o a noi vicine che, come Gesù, sono salite sul patibolo del dolore e nel silenzio hanno portato la loro croce, fino a morirci, come Gesù, inchiodate su di essa, senza proferire lamento o ribellarsi ai disegni del Cielo. Gesù Crocifisso sia il nostro costante riferimento e soprattutto il nostro vero ed unico maestro nel vivere e morire in amicizia con Dio. In questo modo, palma e croce potranno camminare insieme, essere portate nelle nostre mani e sulle nostre spalle, non per liberarcene quanto prima, ma valorizzandole come vie vere di salvezza per noi e per i nostri fratelli, come ci ha dato l´esempio Colui che si è abbassato fino a noi e ha portato la croce per tutti noi, Gesù nostro Signore. Concludo con una preghiera di Carlo Maria Martini: Ti chiediamo, Signore Gesù, di guidarci in questo cammino verso Gerusalemme e verso la Pasqua. Ciascuno di noi intuisce che tu, andando in questo modo a Gerusalemme, porti in te un grande mistero, che svela il senso della nostra vita, delle nostre fatiche e della nostra morte, ma insieme il senso della nostra gioia e il significato del nostro cammino umano. Donaci di verificare sui tuoi passi i nostri passi di ogni giorno. Concedici di capire, in questa settimana che stiamo iniziando, come tu ci hai accolto con amore, fino a morire per noi, e come l´ulivo vuole ricordarci che la redenzione e la pace da te donate hanno un caro prezzo, quello della tua morte. Solo allora potremo vivere nel tuo mistero di morte e di risurrezione, mistero che ci consente di andare per le strade del mondo non più come viandanti senza luce e senza speranza, ma come uomini e donne liberati della libertà dei figli di Dio

DOMENICA 2 APRILE 2017      notizia del 01/04/2017

Commento V Domenica di Quaresima : Gv 11,1-45 : Togliere le pietre che ci separano dalla Vita SS. Messe h. 9.00 - 10.30 - 12.00 e 19.00 Venga glorificato Tutto il Vangelo di Giovanni ha un punto di attrazione, un orientamento di tutti gli avvenimenti raccontati come delle parole del Signore; questo punto di attrazione è indicato a volte come «l´ora» e a volte come «gloria» o glorificazione: è la manifestazione piena dell´Amore che si manifesterà sulla croce nella morte e resurrezione. È l´ultimo «segno» di una lunga serie che è iniziata a Cana di Galilea in cui è anticipato nel dono del vino il dono manifestato sulla croce quando dal fianco trafitto ne uscì sangue e acqua (Gv 19,34). Anche la malattia dell´amico Lazzaro non è per la morte. Contrariamente alle nostre ansietà rispetto alle situazioni di malattia, di disagio fisico, al bisogno di soluzioni rapide Gesù temporeggia; noi misuriamo il tempo nell´ottica della cronologia, nel susseguirsi degli avvenimenti, Gesù misura il tempo come Kairos, momento opportuno (Gli antichi greci avevano due parole per il tempo, chronos e kairos). L´atteggiamento rallentato quando ci sarebbe stato bisogno e sollecito quando è accaduto l´inevitabile esprime il senso del racconto successivo: suscitare la Fede e agire per amore dell´amico a rischio della vita. Gesù non ha fretta, tutto il racconto usa tempi lenti: il viaggio, la sosta fuori del villaggio, l´incontro con Marta prima e con Maria poi, il turbamento e il pianto. Gesù sa attendere i tempi di ciascuno, nel dipanare del chronos, quello che interessa è l´opportunità (Kairos) di aprirsi alla fede e alla vita che è per sempre. Credi questo? Di fronte alla morte rimaniamo sempre senza parole, quando non tiriamo fuori parole di convenienza o ci rifugiamo in formule di condoglianza ormai prive di senso. La morte lascia attoniti, riduce al silenzio, anche perché nella morte delle persone a cui vogliamo bene è anticipata la nostra morte. I giudei erano in casa con lei a consolarla, le parole di Gesù, invece, non sono consolatorie entrano nel profondo della vita per darne un´altra dimensione: la fede nella vita che è per sempre. Noi non viviamo per morire, ma per vivere. La vita che abbiamo ricevuto ha come prospettiva l´eternità. Togliete la pietra! Tra la vita e la Vita - non è un gioco di parole - ci sono un´infinità di ostacoli, il più difficile da capire e da superare è la morte, con tutte le sue varianti e declinazioni. La morte non è un fatto istantaneo ma la compagna costante di tutta la vita: la malattia, il decadimento fisico, il dolore, le sofferenze, il distacco... sembra quasi che siamo dominati dalla morte al punto da affermare che si vive per morire. I riti per la sepoltura, la cura delle tombe, l´architettura cimiteriale tutto ci parla di una morte tenuta "strettamente" lontana; è certamente un ossimoro il mantenimento di una distanza da cui non riusciamo ad allontanarci; Gesù comanda di togliere la pietra di separazione, nonostante la reticenza e la paura di Marta, di sciogliere i piedi e le mani legati con bende. Il passaggio dalla morte alla vita non è immediatamente comprensibile, va capito e calato nell´esistenza, chiede la responsabilità della vita che oggi stiamo progressivamente perdendo [droga, suicidio, omicidio, aborto, eutanasia, pena di morte...], chiede una consapevolezza capace di attenuare le indecisioni, superare i dubbi, bloccare le reticenze, ricomprendere la relazione con noi stessi e con Dio. La pietra più difficile la togliere è quella che ha trasformato il cuore: toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne (Ez 36,26).

DOMENICA 26 marzo 2017      notizia del 25/03/2017

Commento IV Domenica di Quaresima ( Laetare) Gv 9,1-41: la vera cecità è dentro di noi...nel cuore e nell´anima SS. Messe h. 9.00 - 10.30 - 12.00 e 19.00 Ogni volta che si rilegge il Vangelo del cieco nato non si può non restare stupiti di fronte all´atteggiamento dei farisei, messo in rilievo anche dall´ironia con la quale l´evangelista Giovanni lo dipinge. Hanno di fronte un cieco nato che ha ritrovato la vista, ma non esprimono nessuno stupore. Fin dall´inizio c´è in loro un rifiuto implacabile e ostinato di fronte a quello che è appena avvenuto. Era noto a tutti che questo mendicante fosse cieco e non un impostore, eppure i farisei cercano strenuamente di negare questa evidenza. Chiamano i genitori, pur sapendo che questi non sono liberi di dire la verità a causa della minaccia di espulsione dalla sinagoga che pesava su tutti coloro che riconoscevano in Gesù il Messia. Interrogano dunque, ma non vogliono udire la sola risposta che corrisponde alla verità. Continuano a negare i fatti anche durante il secondo interrogatorio del cieco guarito. Alla fine, come sempre in questi casi, non potendo negare oltre i fatti, non potendo sopportare la schiacciante evidenza dell´accaduto, decidono di sopprimere colui che ne è la prova vivente - ricorrono alla violenza, espellono il cieco nato dalla sinagoga. Come si può qualificare questo accanimento dei farisei, questa negazione dell´evidenza, questo rifiuto di vedere i fatti se non come il vero accecamento? La cecità non è quella del cieco nato, ma quella dei farisei che non vogliono accettare che Gesù sia il Messia. I farisei sono accecati perché hanno già deciso che Gesù non può esserlo, non deve esserlo, perché non corrisponde ai loro criteri: non rispetta il sabato, non viene dalle scuole rabbiniche giuste (di lui non sappiamo di dove sia), non è nato nel posto giusto (il messia non può venire da Nazareth). E poi, naturalmente, vedono in Gesù una minaccia, perché critica fermamente le derive di cui si sono resi colpevoli e che li hanno condotti a sostituire le loro tradizioni alla Parola di Dio. Quindi i farisei sono accecati perché hanno già deciso che Gesù non può essere il messia, perché costituisce una minaccia per il loro potere, per la loro posizione nella società. D´altra parte, la prima lettura presenta il profeta Samuele che ha già in mente come deve essere un re per governare in nome del Signore e per questo fatica a riconoscere colui che è stato effettivamente scelto. Malgrado sia un profeta sinceramente desideroso di fare la volontà di Dio, anche lui è se non accecato, almeno, diremmo noi, abbagliato. Si lascia distrarre dai suoi criteri umani: l´eletto deve essere il primogenito della famiglia, il più imponente, colui che più ispira rispetto, fisicamente il più forte. Vi è dunque un fattore che accomuna i farisei e Samuele, cioè sia gli ipocriti che coloro che cercano Dio sinceramente: entrambi non possono fare a meno di lasciarsi condizionare dalla loro idea di come Dio deve agire o piuttosto di come agirebbero loro se fossero Dio. Questo è ciò che li acceca. Ma le letture di oggi ci offrono anche delle chiavi per resistere a questo meccanismo irresistibile di idolatria, a questa logica mondana, a questa cecità. Vediamo prima di tutto cosa succede con Samuele. Egli è un profeta, cioè un portavoce di Dio, non perché è infallibile, non perché non sbaglia mai - visto che proprio in questa lettura lo vediamo errare. Samuele è un portavoce di Dio perché sa che neanche lui è immune dall´idolatria, malgrado il fatto che, nel nome del Signore, costantemente la denunci. L´umile, l´uomo di Dio, è colui che non nega la propria idolatria, che non crede che per essere uomo di Dio si debba essere perfetti. Quindi, proprio perché ha questa coscienza della propria idolatria, del proprio peccato, della propria fallibilità, è una persona umile, che verifica cioè costantemente quello che crede essere volontà di Dio. Il profeta - e potremmo aggiungere il cristiano- non è colui che ha la verità, perché la verità non la possiede nessuno, perché la verità non è una cosa che si possiede. Guai a chiunque, a qualsiasi livello, credesse di possedere la verità, perché a quel punto prenderebbe il posto di Dio. La verità è qualcosa che occorre costantemente discernere nell´umiltà e nella preghiera. La verità è qualcosa che si riceve ad ogni istante. Samuele è un uomo di Dio perché, se non può fare a meno di entusiasmarsi per un candidato, allo stesso tempo conserva l´orecchio aperto a quello che gli dice il Signore. Il primo antidoto contro l´idolatria è dunque questa umiltà che viene dalla coscienza della propria debolezza e che si traduce in ascolto permanente del Signore. Ma abbiamo bisogno poi del Vangelo per renderci conto che alla fine, di fronte alla cecità causata dall´idolatria, il solo rimedio efficace è il miracolo. Solo Gesù può aprirci gli occhi, per farci vedere non solo la verità in generale, ma per permetterci di percepire lui, di credere in lui. La ricerca della volontà di Dio, la capacità di discernere l´azione, la presenza di Dio nella storia sono un miracolo permanente Né chi è stato ordinato presbitero, né chi occupa posti di responsabilità nella Chiesa, neppure il papa, nessuno possiede automaticamente o permanentemente questa capacità. Anche i papi, quando devono esprimersi su questioni particolarmente gravi, consultano, riflettono e soprattutto pregano. Questo vuol dire che anche loro, anzi soprattutto loro che hanno il carisma di pronunciare la parola dirimente nel nome di Dio, sanno che si tratta non di una capacità che si possiede, ma di un dono da mendicare attraverso l´ascolto e attraverso la preghiera.

III DOMENICA di Quaresima: 19 marzo      notizia del 18/03/2017

III Domenica di Quaresima: Gv 4,5-42 Gesù fonte di vita e d´amore Vuoi riannodare i fili di un amore? Gesù, maestro del cuore, ci mostra il metodo di Dio, in uno dei racconti più ricchi e generativi del Vangelo. Gesù siede stanco al pozzo di Sicar; giunge una donna senza nome e dalla vita fragile. È l´umanità, la sposa che se n´è andata dietro ad altri amori, e che Dio, lo sposo, vuole riconquistare. Perché il suo amore non è stanco, e non gli importano gli errori ma quanta sete abbiamo nel cuore, quanto desiderio. Questo rapporto sponsale, la trama nuziale tra Dio e l´umanità è la chiave di volta della Bibbia, dal primo all´ultimo dei suoi 73 libri: dal momento che ti mette in vita, Dio ti invita alle nozze con lui. Ognuno a suo modo sposo. Dammi da bere. Lo sposo ha sete, ma non di acqua, ha sete di essere amato. Gesù inizia il suo corteggiamento (la fede è la risposta al corteggiamento di Dio) non rimproverando ma offrendo: se tu sapessi il dono... Il dono è il tornante di questa storia d´amore, la parola portante della storia sacra. Dio non chiede, dona; non pretende, offre: Ti darò un´acqua che diventa sorgente. Una sorgente intera in cambio di un sorso d´acqua. Un simbolo bellissimo: la fonte è molto più di ciò che serve alla tua sete; è senza misura, senza fine, senza calcolo. Esuberante ed eccessiva. Immagine di Dio: il dono di Dio è Dio stesso che si dona. Con una finalità precisa: che torniamo tutti ad amarlo da innamorati, non da servi; da innamorati, non da sottomessi. Vai a chiamare colui che ami. Gesù quando parla con le donne va diritto al centro, al pozzo del cuore; il suo è il loro stesso linguaggio, quello dei sentimenti, del desiderio, della ricerca di ragioni forti per vivere. Solo fra le donne Gesù non ha avuto nemici. Il suo sguardo creatore cerca il positivo di quella donna, lo trova e lo mette in luce per due volte: hai detto bene; e alla fine della frase: in questo hai detto il vero. Trova verità e bene, il buono e il vero anche in quella vita accidentata. Vede la sincerità di un cuore vivo ed è su questo frammento d´oro che si appoggia il resto del dialogo. Non ci sono rimproveri, non giudizi, non consigli, Gesù invece fa di quella donna un tempio. Mi domandi dove adorare Dio, su quale monte? Ma sei tu, in spirito e verità, il monte; tu il tempio in cui Dio viene. E la donna lasciata la sua anfora, corre in città: c´è uno che mi ha detto tutto di me... La sua debolezza diventa la sua forza, le ferite di ieri feritoie di futuro. Sopra di esse costruisce la sua testimonianza di Dio. Un racconto che vale per ciascuno di noi: non temere le tue debolezze, ma costruiscici sopra. Possono diventare la pietra d´angolo della tua casa, del tempio santo che è il tuo cuore. Concludo oggi questa mia riflessione sulla parola di Dio con una preghiera, che si ispira al testo del vangelo di questa domenica: Con Te Gesù, al pozzo di Giacobbe "Signore dammi da bere parole vere, fatte di tenerezza, amore e misericordia verso tutti i fratelli della terra. Signore, fa´ che la mia vita, alla luce della tua parola e del tuo insegnamento, possa immettersi sulla strada del Vangelo, avendo il coraggio di rompere con i tanti muri che ho innalzato nel mio cuore per non fare entrare l´Amore, il tuo Amore. Fa´, o Gesù, che ogni mio comportamento sia ispirato all´amore universale e sia accogliente verso tutti, senza preclusione nei confronti di nessuno. Tu Gesù sei la sorgente dell´acqua vera che zampilla per la vita eterna e della quale io non potrò fare a meno in eterno, specialmente quando più dura si fa la lotta per l´esistenza e per il raggiungimento della salvezza eterna. Ancora una volta, o Gesù, ti chiedo di invitarmi ad accostarmi al pozzo della tua misericordia per assaporare l´infinita gioia di vivere di Te, con Te e per Te. nella pace del cuore e della mente. Amen.

II DOMENICA DI QUARESIMA ..12 marzo      notizia del 11/03/2017

Commento per la II Domenica di Quaresima ( Mt 17,1-9): la forza di mantenere davanti il progetto di vita ...per realizzarla Una delle cose più brutte quando si cammina in montagna, soprattutto quando si è stanchi e appesantiti dalla fatica o dallo zaino, è cadere di faccia, senza riuscire a parare il colpo con le mani. È sufficiente un po´ di ghiaietta o un sasso sporgente e si va giù... come dei salami! E poi la ferita brucia, proprio perché accentuata dalla stanchezza, dalla fatica, dal sudore. A volte, ci si sfigura anche in volto. Proprio come fa la vita, con ognuno di noi. Chi più chi meno, presto o tardi, tutti quanti veniamo sfigurati dalla vita: sarà anche solo per il peso degli anni, oppure per i sacrifici sopportati pur di non perdere il poco lavoro che si ha (quando lo si ha), oppure - molto più verosimilmente - per le malattie e le sofferenze, per quel "male di vivere" che ti lacera, ti fa cadere col volto a terra e ti fa pensare che è finita... magari, lo fosse! Perché, di brutto, c´è pure il fatto che al male pare non esserci mai fine. La vita è in continua salita: un passo dopo l´altro, si è sempre in cammino verso un alto monte. Certo, non siamo soli: qualcuno cammina con noi, ma pure lui fa fatica. E dire che è una fatica necessaria, anche se non desiderata. Se non fai la fatica di camminare, rimarrai sempre allo stesso punto; se non fai la fatica di salire, ti può anche capitare di perdere la magia di alcuni momenti che solo sulla vetta di un alto monte puoi sperimentare. Quando raggiungi la vetta di una montagna, ancor più in giornate limpide e celestiali come quelle che stiamo vivendo qui, in questi giorni, anche quella pietra che lungo il cammino ti ha fatto inciampare e sbattere con la faccia a terra sparisce dai ricordi, perché lo spettacolo che ti si apre davanti ti fa dimenticare di essere sfigurato e ti fa andare oltre, ti fa "trasfigurare". Dall´alto di un monte, vedi ciò che nella nebbia della pianura non riesci nemmeno a immaginare; dall´alto di un monte, la natura ti sovrasta e ti fa sentire un puntino microscopico nell´universo; dall´alto di un monte, ti senti talmente potente che, respirando a pieni polmoni, ti sembra di fare entrare dentro di te non solo l´aria fresca e salutare dei venti dell´altura, ma le montagne stesse, gli alberi, le sorgenti d´acqua, gli animali del bosco, il sole, le nuvole....l´universo intero e la sua ricchezza, dentro di te, in un istante! Altro che "ricchezze e regni della terra" offerti al Figlio di Dio la scorsa domenica, ancora su un alto monte, da chi, in cambio, gli esigeva adorazione: qui in cima, camminando con le mie gambe, senza che un tentatore qualsiasi mi ci trasporti, ho molto, molto di più! Però mi devo sfigurare e trasfigurare. Sfigurare dal dolore e trasfigurare di gloria; sfigurare di fatica e trasfigurare di luce; sfigurare, cadendo faccia a terra, e trasfigurarmi, entrando nella nube dove, pur non vedendo nulla, mi lascerò guidare dalla tua voce. Perché l´alto monte su cui tu ci conduci per mostrarci il tuo destino di gloria non è come l´alto monte del tentatore: anche quello mostra un destino di gloria, una gloria apparentemente facile, fatta di potere e ricchezza, ma che si acquista a prezzo della propria anima. La tua gloria, invece, si raggiunge nella fatica della salita, cadendo faccia a terra, come anche tu salirai sul monte fuori della città santa, e cadrai con la faccia a terra, prima di essere innalzato nella gloria. È comodo fare tre tende per fermarci a contemplare la tua gloria, soprattutto quando ti chiami Pietro, a cui hai dovuto dare del "satana" per evitare che ti impedisse di salire sulla croce; o quando ti chiami Giovanni, o Giacomo, i quali vogliono sedersi uno alla destra e una alla sinistra nella gloria del tuo regno. No, nessuna tenda, né per te, né per il profeta zelante né per l´eroico legislatore dell´Esodo: il regno di Dio si costruisce giù, a valle, dove cadremo ancora, chissà quante volte, con la faccia a terra. E ancora una volta tu ci afferrerai per mano, e ci dirai: "Coraggio, alzatevi e non temete". Il cammino continua, è appena agli inizi: ma oggi abbiamo intuito quale sarà la meta.

I Domenica di Quaresima 05 marzo 2017      notizia del 04/03/2017

Commento I Domenica di Quaresima : Mt 4,1-11 l´impegno e lo sforzo di diventare adulti nella fede Quello che il Signore Gesù ci ha proposto nel vangelo di domenica scorsa, è sostanzialmente cercare una vita da figli e fratelli tra noi, nella solida certezza che abbiamo un Dio Padre/Madre che sa benissimo di cosa abbiamo bisogno: cercate il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. La Quaresima appena scoccata aiuta a focalizzare se ci troviamo dentro questa ricerca, o se siamo ancora saldamente guidati da satana, mentre c´illudiamo di seguire Gesù. Perché il racconto delle tentazioni subite da Cristo è icona di ogni discepolo sottoposto alla necessità di verificare sempre la propria sequela. Notate subito come il nemico avanzi le sue proposte, quasi fossero scelte migliori per conseguire l´obiettivo del proprio cammino: se sei Figlio di Dio... Le tentazioni ci piombano addosso in 2 modi quando si cerca il bene: o rubandoci il desiderio di cercarlo con lo scoraggiamento ("non ce la faccio!..."), oppure facendocelo cercare nel modo sbagliato. Il male si propone sempre a fin di bene o si presenta comunque (apparentemente) come un progetto di bene. Nella vita non basta avere intenzioni di bene. Un proverbio udito da un sacerdote molti anni fa mi si è impresso nella mente: "la strada che conduce dritto alla dannazione è costellata di buone intenzioni". Bisogna che ci si chieda con quali mezzi, in che modalità si vogliono realizzarle. E qui troviamo una netta distinzione tra la strategia satanica e quella di Dio che si svela, negli opposti obiettivi, in maniera progressiva. 1° tentativo (vv.3-4): il diavolo propone a Gesù, dopo un lungo digiuno, di soddisfare il proprio bisogno materiale di mangiare. Suggerisce di approfittare del suo essere di Dio trasformando le pietre in pane. Vorrei innanzitutto chiarire che sicuramente il Signore, dopo aver superato le tentazioni, si sarà fatto una bella mangiata! Qui non si tratta di dimostrare che con Dio si può fare a meno di mangiare. Si tratta di chiarire dove si vuol collocare il principio di vita dell´uomo. Se la mia vita coincide con il mio benessere, allora il pane e tutto ciò che lo può preservare/consolidare diventa un assoluto. Tutto ciò che può garantirlo è giustificabile e giustifica ogni altro tipo di scelta a margine. Da questa prospettiva mi chiedo se la chiesa nel mondo occidentale non sia caduta e rimasta immersa in questa tentazione. Prendete il recente caso di quel confratello di una Diocesi veneta che si scopre avere una doppia vita. Di giorno parroco, di notte organizzatore di orge. Siamo chiamati a non giudicare il peccatore, ma a farci un chiaro giudizio sul peccato: che segno dei tempi che viviamo è? Ebbene, a quanti tra i parrocchiani avvicinati è stato chiesto cosa si pensasse in merito, colpisce che si sia levata una difesa generale (anche dal sindaco) del prete, "perché è uno che ha fatto molto per la cittadinanza, ha costruito la casa parrocchiale in montagna, ha fatto il campo sportivo per l´oratorio, organizzava eventi, sapeva parlare alla gente, era un trascinatore, ecc. ecc.". Cioè, "ha fatto tante opere per noi, quindi è giustificabile/passabile quel che viveva, in fondo siamo uomini...". E´ vero, siamo uomini e quindi fragili. Ma è questa la missione del sacerdote? E´ quella di garantire senz´altro un bel campo di calcio o di pallavolo per i ragazzi? Quella di soddisfare comunque il bisogno di sicurezza delle famiglie, aumentando il grado di comfort e di intrattenimento per tutti? E´ quella di offrire una disponibilità assoluta per venire incontro a ogni altro bisogno del popolo? O non è forse quella di manifestare, con la sua stessa vita, le parole di Gesù: non di solo pane vivrà l´uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio? 2° tentativo (vv.5-7): osservate come il diavolo spinga Gesù dal deserto alla città santa. Che significa? Che le tentazioni non ci mollano nemmeno quando ci si trova in luoghi religiosi o comunque attorniati dal sacro. Anzi, qui si fanno più sottili. Anche satana fa il teologo di mestiere! Lo porta sul pinnacolo del tempio e lo invita a fare l´esperienza di essere sorretto dagli angeli di Dio con tanto di citazione biblica (Sal 91,11-12). Non è forse lui il Figlio che si fida della parola del Padre? Allora si faccia visibile a tutti questa fiducia totale! Si renda visibile a tutti chi egli è!...E´ la tentazione del Dio che deve rispondere alle attese religiose dell´uomo, perché questi possa garantirsi di averlo sempre dalla propria parte. E´ la tentazione di ridurre la presenza di Dio allo spazio dove avviene il miracoloso. E´ la tentazione della religione visibile, spettacolare, fatta per rispondere all´ansia di sicurezza che induce a cercare sempre segni di conferma divina. E´ la tentazione di avere Dio sotto controllo per asservirlo ai propri vantaggi, anche spirituali. E´ la pretesa sottile di essere sempre ascoltati da Dio invece di ascoltare Lui e verificare se le mie pretese sono in linea con i suoi disegni. E´ la tentazione di...mettere alla prova Dio invece di sottoporci liberamente alle prove che permette! Un esempio semplice? Prego Dio cercando di comperarmelo con mille preghiere, digiuni e altri sacrifici per qualcosa di buono che desidero: ad es. la guarigione dalla malattia di qualcuno che amo. Ma la persona non guarisce. Segno che, o non è ancora arrivato il tempo della guarigione (perché il bene della persona non coincide con la sua salute), oppure nella malattia il Signore vuole manifestare il segno inconfondibile della sua vittoria che sarà sempre sulla Croce: cosa da non dare assolutamente per scontata, vista la facilità con cui noi spostiamo Dio dove c´è sempre la salute e il successo! Non tenterai il Signore Dio tuo: Dio non si può comperare, né mettere alla prova; di Lui bisogna imparare a fidarsi! 3° tentativo (vv.8-11): il diavolo porta Gesù su un monte altissimo. Notate bene: prima sulla parte più alta del tempio, adesso sulla sommità di un monte. Satana offre sempre il suo regno con il fascino e l´ebbrezza che gli sono propri. Il potere e il dominio sugli altri, la vanagloria del possedere sempre più in questo mondo al prezzo dell´adorazione del suo Dio. Quanti adoratori di satana in giro anche se non lo sanno! Qui, in questa tentazione, si vede dove vuole arrivare il diavolo. Vuole sostituirsi a Dio offrendo all´uomo una falsa gloria, una falsa felicità, un falso regno. Alla fine, egli è soltanto il grande truffatore! Tutto quello che offre all´uomo è soltanto apparente e non gli da la vita. Quando arriverà la morte (ma spesso anche prima di essa) i suoi doni si riveleranno per quello che sono: una menzogna. L´uomo non porterà via niente con sé da questo mondo. Gesù respinge con decisione la tentazione. Il suo regno è il capovolgimento e la rovina di quello del diavolo. Il suo essere Re si è rivelato sul trono della Croce, dove manifesterà la sua libertà assoluta da satana nel servizio d´amore a tutti, senza dominare nessuno. Il suo essere Re si è sprigionato dalla tomba da cui si è rialzato, perché l´amore di Dio non inganna e non delude il desiderio di vita infinita dell´uomo. Le tentazioni non sono un episodio isolato della vita di Gesù, non lo sono neanche per noi. La vita è una palestra in cui siamo continuamente tentati e quindi addestrati. Noi normalmente pensiamo che se non ci fossero (e se non ci fossero anche le cadute...) la nostra vita sarebbe migliore e più bella. Invece ci imbrogliamo. Le tentazioni, soprattutto quando ci sentiamo assaliti da esse, sono la dimostrazione che ci stiamo opponendo al male. Buon impegno quaresimale!

MERCOLEDI´ DELLE CENERI      notizia del 01/03/2017

NORMATIVE PER IL DIGIUNO QUARESIMALE: l pentimento si accompagna a certe norme di comportamento, che un tempo forse erano più sentite, appunto, e forse addirittura temute… E che oggi non sono certo state abolite. Per il Mercoledì delle Ceneri, infatti, sono sempre previsti il digiuno e l’astinenza dalle carni, previsti anche per il Venerdì Santo, cioè il giorno in cui Gesù è morto. Digiuno” non vuol dire “non mangiare”: è l’obbligo per tutti i fedeli tra i 18 e i 60 anni (salvo in caso di malattia) di fare un unico pasto nella giornata; l’astinenza dalle carni, invece, impone (ai fedeli tra i 14 e i 60 anni in buono stato di salute) di non consumare né carne (rossa e bianca) né cibi costosi o ricercati; sono permessi, invece, pesce, uova e latticini. Il menù semplice vale tutti i venerdì L’astinenza dovrebbe essere seguita ogni venerdì nel tempo di Quaresima e tutti i venerdì dell’anno, a meno che non cadano nelle feste di precetto. In questi ultimi, che rimangono comunque giorni penitenziali, è possibile sostituire l’astinenza con qualche altra opera di penitenza, preghiera o carità. Le singole prescrizioni sono importanti, è evidente. Tuttavia, quello che è sempre necessario ricordare è che più in generale la Quaresima è un momento in cui i cristiani devono, più che in ogni altro, coltivare uno stile di vita improntato alla sobrietà e all’apertura verso gli altri. Non a caso, la Conferenza Episcopale Italiana (l’assemblea di tutti i vescovi) nelle sue “disposizioni normative” del 1994 ha invitato anche a moderarsi nelle spese in beni alimentari, nel fumo e nell’alcol, nelle spese destinate alle feste popolari (e soprattutto a quelle religiose), nel lavoro frenetico che non lascia tempo per riflettere e pregare, nel consumo eccessivo di televisione e altri mezzi di comunicazione che può creare dipendenza e ostacolare o addirittura impedire la riflessione personale e il dialogo in famiglia… Se è vissuta con un atteggiamento consapevolmente penitente, la Quaresima diventa davvero un tempo di rinnovamento per la Chiesa, le comunità e i singoli fedeli, ma soprattutto, un tempo di grazia e di attenzione agli altri. Perché, dice il Pontefice, quando “noi stiamo bene e ci sentiamo comodi, certamente ci dimentichiamo degli altri”

DOMENICA 26 FEBBRAIO      notizia del 25/02/2017

Commento per la VIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) : Mt 6,24-34: Dire il nostro Amen, il nostro SI´ ad un Dio che si prene cura di noi Una delle parole ebraiche che maggiormente conosciamo e usiamo nella Liturgia è certamente "Amen". L´abbiamo generalmente tradotto con "Così sia", ovvero come affermazione di certezza, di certificazione di quanto abbiamo ascoltato, vissuto, celebrato, proclamato: è un modo semplice ed efficace di dire che "abbiamo fatto nostro qualcosa", l´abbiamo assimilato. E in genere, lo diciamo delle cose di Dio: anzi, mi viene quasi da dire che lo diciamo di Dio stesso. Dio è il nostro "Amen", il nostro "sì", la nostra "sussistenza", ciò in cui abbiamo posto la nostra fiduciosa certezza. Ma la Parola di Dio ci dice che nella nostra vita non abbiamo solo Dio come nostro "Amen": ci capita spesso, infatti, di dire "Amen" a molte altre cose, a volte antitetiche allo stesso Dio. Ricorderete certo che il brano che abbiamo letto oggi nella vecchia traduzione usava un termine (che tra l´altro è l´originale trascrizione greca di un termine ebraico) che ci faceva sorridere, ma che poi è entrato nel nostro lessico comune, forse per alcune assonanze con parole che richiamano l´abbondanza: "Non potere servire Dio e Mammona" (oggi a ragion veduta tradotto con "ricchezza"). Chi è "Mammona"? Da dove salta fuori? Senza dubbio, nella tradizione ebraica "Mammona" è divenuta la concretizzazione quasi personificata di un concetto che fa parte piacevolmente ma anche drammaticamente della nostra vita, ossia quello di ricchezza, quello dell´insieme dei beni materiali, spesso e volentieri oggetto compulsivo dei nostri desideri, spinto al punto da volerne accumulare sempre di più, fino a trovarci nell´abbondanza, nella "Mammona", una sorta di certezza di stabilità, avendo assimilato la quale non abbiamo nulla da temere per la nostra vita. Una specie di "Amen", ci verrebbe da dire, simile e antitetico all´Amen che diciamo a Dio. Sennonché, in ebraico, "amen" e "Mammona" hanno proprio la stessa radice etimologica, ovvero indicano originariamente lo stesso concetto: la stabilità, la fiducia incondizionata, la nostra sussistenza. "Mammona" è certamente la ricchezza; "Mammona" è certamente anche un "Amen": per analogia, quasi per fatale sillogismo, anche la ricchezza può divenire un "Amen". E come diciamo "Amen" a Dio, diciamo "Amen" anche a Mammona-ricchezza. Come se i due "Amen" fossero compatibili. Ma Gesù, nel Vangelo di oggi, è categorico: "Non potere servire Dio e la ricchezza". Non possiamo, in definitiva, dire a entrambi "Amen": o l´uno o l´altro, non c´è via di mezzo. Qual è il nostro "Amen"? Qual è il mio, il tuo, l´"Amen" di ciascuno di noi? Dove poni la stabilità della tua vita, la certezza delle cose che fai? Nei tuoi beni materiali? Nel frutto delle tue fatiche? Nella ricchezza - si spera la più possibile onesta - che hai accumulato in una vita di lavoro? Fallo pure: sappi che Dio non potrà più essere il tuo "Amen". Aut - aut: o ti affidi a Dio, o ti affidi alla ricchezza. Perché così? Gesù ce lo spiega in dieci versetti attraverso la penna di Matteo, che di "Amen" detti alla ricchezza se ne intendeva. Tutto parte dallo spirito delle Beatitudini, che proclamava "beati i poveri in spirito" proprio sulla base del loro affidarsi completamente a Dio e alla logica del Regno. Dobbiamo, quindi, fare affidamento non su ciò che possediamo e accumuliamo per noi stessi, ma su ciò che, possedendolo, condividiamo con gli altri. E Gesù ci chiede di fare questa scelta perché, nella misura in cui noi ci prendiamo cura degli altri, anche Dio si prende cura di noi: e lo fa veramente, perché se per ribadire questo concetto Gesù dice per ben tre volte "non preoccupatevi", stiamo pur certi che ci sta dando non una speranza in un domani migliore (per il quale non è il caso di affannarsi...è già pesante l´oggi, manca anche di pensare al domani... "il domani si preoccuperà di se stesso"), ma una certezza assoluta in un presente che ha senso solo se gettato nelle grandi braccia della Provvidenza di Dio, talmente amorevoli che possono addirittura essere più grandi e rassicuranti dell´amore di una mamma per il suo bimbo (per riprendere Isaia nella prima lettura). La prova di tutto questo? Semplicissimo: è sufficiente guardare gli uccelli del cielo e i fiori del campo, che vivono senza bisogno di affannarsi per mangiare o per essere rivestiti di bellezza. Attenti, però, a non fare di questo richiamo alla natura una sorta di "pseudo francescanesimo", oppure assimilarlo al naturismo "hippies" degli anni della nostra gioventù. Nulla di tutto questo, anzi: in quegli "uccelli del cielo che non seminano e non mietono", la Bibbia non vedeva teneri passerotti da prendere tra le mani accarezzandoli, bensì li relegava alla categoria degli animali "inutili", perché non servivano per il lavoro dei campi, e pure le loro carni non erano certo un´opportunità per sfamare un clan o una famiglia. In quei "gigli del campo che non faticano e non filano" ci sarà pure l´immagine della bellezza e dei colori, ma non il simbolo della stabilità e della durata nel tempo, visto che erano fiori che duravano giusto l´arco di una giornata e poi diventavano "erba del campo da gettare nel forno", perché spesso all´epoca venivano utilizzati come combustibile alla stregua della legna secca. Eppure, anche dietro di loro c´è la presenza provvidente di Dio. Quindi, se Dio si preoccupa delle cose inutili ed effimere della Creazione, volete che non si occupi del vertice della Creazione, di colui che ha creato a sua immagine e somiglianza? È una domanda dalla risposta scontata: e allora, iniziamo a dare per scontato anche il nostro "Amen" a Dio, invece di continuare a pensare che la ricchezza è il nostro "Amen", e che senza l´accumulo dei beni materiali non possiamo vivere bene. Per fortuna, sta arrivando la Quaresima...ci voleva, una bella iniezione di essenzialità!

DOMENICA 5 FEBBRAIO      notizia del 04/02/2017

Commento della Domenica : Essere luce e sale del mondo: Mt 5,13-16 SS. Messe h. 9.00 - 10.30 - 12.00 -18.00 Le letture di oggi mettono al centro l´immagine della luce. La metafora della luce ci è utile per capire le condizioni per svolgere la missione e qual è il contenuto della missione. La luce, come tale, non si vede, le onde luminose sono fuori della portata visiva, noi vediamo gli oggetti illuminati. Essere luce, di per sé, vuol dire essere invisibili. Noi non siamo fonte di luce, perché la luce è da Dio, nella metafora usata da Gesù, che dice: "Vedano le vostre opere buone e rendano gloria a Dio". Lui è la fonte, Lui è la luce. La luce illumina gli ambiti oscuri e richiede trasparenza interiore. ISAIA 58, 7-10 La prima lettura elenca proprio gli ambiti dove la luce deve apparire. E´ un testo del secondo Isaia. A Gesù è molto caro questo profeta dell´esilio, che aveva raccolto diversi scritti e li aveva aggiunti poi al libro del profeta Isaia. Gesù ha maturato la sua scelta messianica proprio sulla falsariga di questo profeta, che ha anticipato i tempi: in fondo molte proposte fatte da Gesù sono lo sviluppo di queste intuizioni del profeta dell´esilio, di cui non sappiamo neppure il nome, ma che ha scritto parole luminose. "Spezza il tuo pane con l´affamato, introduci in casa tua i miseri senza tetto, vesti chi è nudo. Allora la tua luce sorgerà come l´aurora". E poi dopo dice: "Se toglierai in mezzo a te l´oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, se offrirai il pane all´affamato, se sazierai chi è digiuno, allora brillerà tra le tenebre la tua luce, la tua oscurità sarà come il meriggio". E´ molto chiaro questo discorso: la luce deve pervenire là dove c´è miseria, dove c´è oppressione, dove c´è morte, dove c´è persecuzione. Gesù tradurrà molto bene tutto questo nelle beatitudini, che abbiamo visto domenica scorsa. E le beatitudini, l´abbiamo visto, indicano proprio ambiti verso i quali l´azione di Dio è rivolta, verso i quali la luce deve risplendere. Più che sulla base personale è rivolto a tutti, al popolo: cioè l´affamato, il perseguitato, il povero, l´emarginato è un male di tutta la società, per cui l´impegno di dedicare la propria vita è per il bene di tutti. Se io curo solo il mio bene, se mi interesso solo della mia comodità, della mia ricchezza, io opero contro il bene comune e quindi poi si riversa sui più deboli, i più incerti, i più emarginati. Per questo l´azione salvifica è rivolta agli ultimi, ai poveri. Quindi la luce deve essere rivolta dove c´è oppressione, ingiustizia, dove ci sono le tenebre. In Giudea forse mancano guide credibili, non ci si intende, non c´è amalgama sociale. Il profeta avverte la necessità di intervenire, Dio stesso glielo ordina. Il Signore non chiede il digiuno religioso, ma un´autentica conversione, che si manifesti in nuove relazioni di giustizia sociale e di misericordia verso i poveri e i miseri. Il risultato complessivo di cui Israele godrà è espresso con il simbolo della luce: "Allora brillerà nelle tenebre la tua luce, la tua oscurità sarà come il meriggio". Altre volte i profeti erano intervenuti contro un culto a Dio senza connessione con la giustizia verso i piccoli e i poveri, ma l´anonimo discepolo di Isaia assegna un ruolo di segno e di luce di coerenza religiosa in una comunità disgregata e disorientata dei rimpatriati in Giudea. Quando non si è in situazioni ben organizzate e di maggioranza, con relative guide etiche e religiose, quando si è in diaspora e in minoranza, è assai urgente che ciascuno assolva al ruolo di segno e di "luce" verso gli altri. MATTEO 5, 13-16 Nella prima lettura di oggi, ci dice che il fedele è luce perché cammina nella gloria del suo Signore e la manifesta al mondo mediante le opere. Matteo riprende qui lo stesso concetto: il cristiano è luce del mondo perché segue Cristo, che è la luce del mondo e perché come Cristo, agisce e perciò illumina. C´è una seconda metafora: il sale, che serve solo se è usato, esattamente come la luce, che serve se si pone in alto. Il cristiano deve dare testimonianza al mondo, illuminare chi è nelle tenebre avvicinandolo così al Padre. Al cristiano non è consentito vivere il rapporto con Dio come un fatto privato o soltanto interiore. Tra il dire e il fare non ci dev´essere frattura, altrimenti è una farsa la nostra vita. Siamo il sale della terra? La luce del mondo? In che senso? Il sale dà sapore, la luce permette di vedere chiaro. Quale sapore dare alla vita? Quale chiarezza per il mondo? La vita di tante persone oggi si svolge nella noia, nella depressione, nella fuga in divertimenti spossanti o in un lavoro che funge da alibi all´assenza di senso. Come ridare sapore e luce al grigio uniforme di queste esistenze? Il vangelo è capace sì o no di cambiare una vita? Eppure pochi vedono nella fede la fonte di senso e di illuminazione; anzi, generalmente il credo che professano ogni domenica incide poco o niente nel loro quotidiano. E´ davvero un Dio un po´ noioso quello dei buoni praticanti! Quando una volta, in una sede aziendale, si è parlato di dimensione contemplativa dell´esistenza, degli atei hanno chiesto alla relatrice se questa realtà fosse aperta ed accessibile anche a loro. La gente cerca sicurezza e trova sette, ha sete di senso e trova il nostro moralismo. A causa della nostra insicurezza di gente di poca fede, abbiamo soffocato dentro regole fredde il fuoco acceso da Cristo. E pensare che basterebbe scoprire il Bene presente in tutto, anche in ciò che vediamo negativo e credere che dipende da noi aprire spazi nuovi! Ma gli uomini depressi del nostro tempo, come troveranno la strada della salvezza, se nessuno dice loro la propria esperienza con il linguaggio di tutti? "Come potranno credere, senza aver sentito parlare del Signore?", dice san Paolo. A suo tempo, san Domenico fondò un Ordine religioso destinato a predicare la verità, Francesco chiese al papa di poter proclamare il vangelo sulle piazze, perché la gente era prigioniera di teorie ingannevoli: nessuno più era in grado di parlare di Dio in modo semplice. Neppure oggi gli uomini conoscono il sapore della vita perché Dio non è annunciato con parole che trovano eco nella loro mentalità. "Essere pronti a dar ragione della speranza" esige scoprirsi salvati attraverso l´esperienza dolorosa della "spina nella propria carne" e della compassione, maturata in un approfondimento rigoroso e assiduo alle cose di Dio. Sarà mai possibile annoiarsi studiando l´Amore, la Verità, la Bellezza? Il nostro tempo ha bisogno di predicatori che abbiano portato la Parola nel cuore e l´abbiano talmente elaborata da poterla restituire carica di vita agli uomini con le parole d´oggi. Oggi tocca a noi portare il messaggio d´Amore a chi ci passa a fianco, con le parole che escono dal cuore, ma soprattutto con la nostra vita, non è semplice ma ciò che ci conforta è non siamo noi la fonte, non siamo noi il bene che si esprime con il nostro amore, non siamo noi la giustizia che tentiamo di introdurre nei progetti, non siamo noi la ricchezza di vita che si esprime nella fraternità, nella comunione con gli altri: siamo solo il riflesso di una Realtà molto più grande.

Presentazione al tempio di Gesù      notizia del 02/02/2017

Oggi si ricorda la Presentazione del Signore (Candelora) SS. Messa h. 18.00 «Oro puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo lo tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele» (Luca 2, 29-31). Questa festa è chiamata con svariati nomi, ciascuno dei quali ricorda un fatto avvenuto in questa giornata in cui la Sacra Famiglia ci diede l´esempio della più perfetta ubbidienza. Iddio nell´Antico Testamento aveva prescritto che ogni figlio primogenito fosse consacrato a Lui in memoria del beneficio fatto al suo popolo quando tutti i primogeniti degli Egiziani perirono sotto la spada dell´Angelo sterminatore risparmiando invece gli Ebrei. Un´altra legge poi ordinava che ogni donna ebrea si presentasse al Tempio per purificarsi, quaranta giorni dopo la nascita del bambino, oppure dopo ottanta, se era una figlia, portando alcune vittime da sacrificarsi in ringraziamento ed espiazione. Siccome le due cerimonie potevano compiersi tutte due assieme, Giuseppe e Maria portarono Gesù alla città santa, quaranta giorni dopo il Natale. Benché Maria non fosse obbligata alla legge della purificazione, poiché Ella fu sempre vergine e pura, tuttavia per umiltà ed ubbidienza volle andare come le altre. Ubbidì poi al secondo precetto di presentare ed offrire il Figlio all´Eterno Padre; ma l´offrì in modo diverso dal come le altre madri offrivano i loro figliuoli. Mentre per le altre madri questa era una semplice cerimonia. senza timore di dover offrire i figli alla morte, Maria offrì realmente Gesù in sacrificio alla morte. poiché Ella era certa che l´offerta che allora faceva doveva un giorno consumarsi sull´altare della croce. Giunti nel recinto del tempio venne loro incontro un vecchio venerando di nome Simeone, uomo giusto e pio, a cui lo Spirito Santo aveva promesso che non sarebbe morto prima d´aver mirato il Salvatore del mondo. Illuminato dal cielo aveva riconosciuto che il figlio di Maria era appunto l´aspettato delle genti. Presolo fra le braccia nell´entusiasmo della riconoscenza esclamò: « Or lascia, o Signore, che il tuo servo, secondo la tua parola, se ne vada in pace... »: poi benedisse i genitori del Bambino dicendo a Maria: « Ecco Egli è posto a rovina e resurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione; ed anche a te una spada trapasserà l´anima ». Maria istruita nella Sacra Scrittura aveva già intravvisto tutte le pene che doveva patire il suo Figlio. e nelle parole di Simeone ne ebbe la dolorosa conferma. Maria a tutto acconsente. e con mirabile fortezza, offre Gesù all´Eterno Padre, ma la sua anima fu in quel momento attraversata da una spada. Fatta l´offerta come prescritto dalla legge del Signore, Maria e Giuseppe ritornarono nella Galilea, alla loro città di Nazaret. E il Bambino cresceva e si fortificava pieno di sapienza, e la .grazia di Dio era con Lui.

DOMENICA 29 Gennaoi 2017      notizia del 28/01/2017

ommento IV Domenica del T. O. (Anno A) Mt 5,1-12 : Invitati a guardare le cose con gli occhi di Dio Comincia oggi, per continuare le prossime domeniche, la lettura della parte del vangelo secondo Matteo designata come "il discorso della montagna". Sono tre capitoli che riuniscono vari insegnamenti di Gesù; tre capitoli, in cui si espone una vera rivoluzione nel modo di pensare; la più grande, perché sposta l´ottica dal piano puramente naturale, terreno, a quello soprannaturale. In altre parole, qui si invita a guardare le cose e i fatti con gli occhi di Dio, a valutarli secondo il metro suo. Lo evidenzia già il brano iniziale del discorso, quello appunto che si legge oggi, imperniato sulle otto beatitudini (Matteo 5,1-12). Beati i poveri in spirito, gli affamati di giustizia, i non violenti, i misericordiosi, i puri di cuore, i perseguitati, quelli che si adoperano a mettere pace... Insomma l´opposto dei prepotenti, dei violenti, degli immorali, dei litigiosi di cui è pieno il mondo, come anche le cronache attestano. Per molti sono proprio questi ultimi, tutti protesi ad affermare sé stessi e i propri interessi, i modelli da seguire; i primi sono ritenuti sciocchi, illusi, rinunciatari: in una parola, deboli. Qui più che mai è in gioco la fede; l´invito di Gesù ad andare contro corrente comporta la fede, vale a dire il fidarsi di lui, che sa meglio di noi che cosa è meglio per noi. In proposito, una stretta consonanza con il vangelo si trova oggi nella seconda lettura. L´apostolo Paolo scrive ai cristiani di Corinto (1,26-31): "Quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono, perché nessuno possa vantarsi di fronte a Dio". In altre parole, per realizzare il suo piano di salvezza per l´umanità, Dio ha scelto proprio i deboli, i disprezzati, i senza importanza. Si capisce allora perché Dio abbia lanciato i suoi messaggi al mondo moderno servendosi spesso di persone sconosciute in vita (per esemplificare, Santa Teresa di Gesù Bambino, Charles de Foucault), o poverissime (Teresa di Calcutta), e persino ignari fanciulli (come a Lourdes o a Fatima). A ben guardare, tuttavia, questo stile divino è cominciato con lo stesso Salvatore, che agli occhi del mondo ha concluso la sua vita sulla croce, cioè nel modo più ignominioso e fallimentare: i potenti e i "furbi" di allora hanno creduto così di togliere di mezzo quel guastafeste, e invece la sua opera è dilagata nel mondo intero. E lo si è sempre visto anche nei suoi seguaci: quando le loro opere si sono basate sulle risorse umane (vedi le crociate, l´inquisizione eccetera) sono risultate fallimentari, mentre quando hanno affrontato il mondo con le povere armi della parola e dell´esempio, confidando solo in Dio, la loro apparente sconfitta o insignificanza ha portato alla fede un numero incalcolabile di uomini. Ne sono esempio i martiri, i missionari, gli innumerevoli religiosi e laici che in famiglia o in piccole comunità sperdute sono stati e sono umili, deboli e spesso sconosciuti strumenti nelle mani di Dio. Hanno accettato di esserlo, non basando la propria vita sulle risorse umane della ricchezza, del potere o della cultura, ma servendosi di queste risorse, se ne disponevano, e in ogni caso delle altre risorse di cui ogni uomo dispone (intelligenza, energie fisiche, tempo e così via), le hanno usate secondo la Sua volontà, riconoscendo di averle ricevute da lui: per questo, spiega l´apostolo, nessuno può vantarsene. Continuando, Paolo ricorda ai Corinzi che Dio ci ha dato il suo Figlio: e lui è per noi la vera sapienza, lui ci rende graditi al Padre, ci dà la possibilità di vivere per lui e ci libera dal male; perciò, come sta scritto nella Bibbia (Geremia 9,22-23), chi vuole vantarsi, si vanti per quello che ha fatto il Signore.

III Domenica T.O 22/01/17      notizia del 21/01/2017

Commento di Domenica 22 gennaio: Seguimi! Dio Ha bisogno di pescatori di umanità in tutte le periferie con cui veniamo a contatto. (Mt 4,12-23) SS. Messe h. 9.00 - 10.30 - 12.00 e 18.00 Venite dietro di me. Detta così, senza lucine, senza aureole, senza musichetta d´ambiente. E lui non è questo guru carismatico che smuove le folle. È uno che è scappato perché teme di fare la fine del Battista. Ma non torna a Nazareth, non si chiude nelle grotte sperando di non essere scoperto. Hanno ucciso il Battista, certo, e non tira certo una buona aria per profeti e affini. Ma lui osa, lascia casa, si insedia in questo piccolo borgo di pescatori diventato importante perché diventato una zona di confine. Confine fra i regni di due dei figli di Erode, in un luogo che già era considerato un confine fra credenti e pagani, fra giudei e pagani, confine segnato da quel grande lago la cui sponda orientale era in mano ai pagani. Venite dietro di me. Dice a quei pescatori tornati a casa dopo una faticosa notte di lavoro. E lo guardano perplessi, senza sapere bene cosa fare, loro, abituati alle notti insonni, al legno che odora di pece, alle reti da sistemare e il pesce da vendere appena sbarcati. Venite dietro di me. Proprio quando dovrebbe stare in silenzio e buono, senza farsi riconoscere, senza cercare compagni. Ma così è Dio. Brucia. Venite dietro di me. Sguardi Vede due fratelli. Poi altri due. Sembrano pescatori, sono identificati, come noi, da ciò che fanno. Gesù vede oltre, il suo sguardo legge oltre l´apparenza. Simone il cocciuto non sa ancora di essere Pietro. Giovanni non sa ancora di essere un boanerghes, capace di far tuonare la Parola. Nemmeno noi sappiamo bene cosa siamo finché non ci mettiamo alla sequela del Signore, finché non abbiamo il coraggio di lasciare tutto, di osare, di credere, di vedere anche noi ciò che Dio solo vede. Il meglio di noi stessi. Il meglio di me. Venite dietro di me, ci ripete, oggi, il Signore. Anche se non ne siamo degni, anche se abbiamo affondato i nostri sogni nel profondo del mare dell´abitudine, anche se ci siamo rasseganti a restare con le reti vuote. Venite dietro di me, ci dice colui che ci conosce fino in fondo. Il solo, forse, che ci conosce. Il solo che ci ama senza condizioni, senza misura, senza tentennamenti. Si fida di noi, di me. Potrebbe farne a meno, ma chiede il nostro aiuto. Il mio. Ha un obiettivo, il Signore, andare a Zabulon e Neftali. Le prime due tribù cadute sotto il dominio degli Assiri, secoli prima. Terre perdute. Periferie della storia, inutili e dannose, sporche e compromesse. Ha bisogno di pescatori di umanità in tutte le periferie con cui veniamo a contatto. Forse non partiremo mai per le missioni estere. Né troveremo tempo e coraggio per fare volontariato. E la nostra vita si consumerà tutta intorno a quella piccola barca, senza trovare veramente il coraggio di andare. Ma che importa? Se sapremo tirar fuori tutta l´umanità che portiamo nel cuore. Lasciando la casa di nostro padre, cioè le nostre esperienze precedenti. Abbandonando le reti, cioè i legami, invece di passare il tempo a riannodarli. Discepoli liberi per creare uomini e donne liberi, infine. Il Regno Venite dietro di me. Per raccontare l´essenziale. Poche frasi, pochi concetti. Dio si è fatto presente, si è reso accessibile, è vicino, si fa vicino, accorgitene, convertiti. Cioè cambia sguardo, prospettiva, direzione, opinione. Cambia perché Dio è diverso e la tua vita è diversa, tu sei diverso. Il Regno si è fatto vicino, è a portata di mano. Il Regno che è la scoperta dell´amore come unica e somma legge che regola l´Universo e le nostre vite. L´amore che regge ogni cosa. E l´amore, allora guarisce. Gesù parla e la sua Parola guarisce, mi guarisce, ci guarisce. Perché è una Parola creativa, nuova e inattesa, gravida e feconda. Così cominciamo questo anno. Da discepoli. Venite dietro di me. Eccoci, Signore, se ancora ci vuoi, fragili e deboli, feriti e claudicanti, eccoci. Pronti a raggiungere le periferie che ti ami abitare, perché, buon Dio!, le conosciamo così bene quelle periferie! Ci abbiamo vissuto da tempo. Le abbiamo esplorate, ci abitano, ci danno identità. Eccoci, Signore, fragili come Pietro e Andrea, come Giacomo e Giovanni, eppure ancora disposti a diventare pescatori di umanità, a far germogliare tutta l´umanità che portiamo nel cuore e che tu hai onorato e santificato diventando uomo. Eccomi

benedizone degli animali      notizia del 17/01/2017

Quesata sera, 17 gennaio, alla SS. Messa delle h.18.00 benedizione degli animali domestici Dato che oggi si pensarà anche a loro ripropongo la bella preghiera, che userò questa sera, che san Basilio scrisse per gli animali nl 370san Basilio scrisse questa preghiera dedicata agli animali del 370 Preghiera in cui sorprendentemente emergono le tematiche moderne riguardo i diritti animali: "Signore e salvatore del mondo, noi ti preghiamo per gli animali che umilmente portano con noi il peso e il calore del giorno. Noi ti preghiamo per le creature selvagge che tu hai creato sapienti, forti, belle; ti preghiamo per tutte le creature e supplichiamo la tua grande tenerezza di cuore perchè tu hai promesso di salvare l´uomo e gli animali e hai concesso loro il tuo amore infinito". "O Signore, accresci in noi la fratellanza con i nostri piccoli fratelli; concedi che essi possano vivere non per noi, ma per se stessi e per Te; facci capire che essi amano, come noi, la dolcezza della vita e ti servono nel loro posto meglio di quanto facciamo noi nel nostro"

SANT^ANTONIO ABATE      notizia del 17/01/2017

Buongiorno a tutti. La Chiesa oggi ricorda Sant´ Antonio Abate Questa sera alle h. 18.00 SS. Messa con la benedizione degli animali Antonio nacque presso Eraclea (Egitto Superiore) nel 251 da nobili genitori, ricchi e timorati di Dio, i quali si presero grande cura di educarlo cristianamente. A soli diciotto anni li perdette, rimanendo egli custode di una piccola sorella e possessore di considerevoli ricchezze. Ma la voce di Dio non tardò a farglisi sentire: era orfano da appena sei mesi, quando in chiesa sentì leggere le parole di Gesù al giovane ricco: « Se vuoi essere perfetto, vendi quanto hai, e dallo ai poveri, così avrai un tesoro nel cielo, poi vieni e seguimi ». Antonio le prese come dette a se medesimo: andò a casa, distribuì le sue sostanze ai poveri, riservandosene solamente una piccola porzione pel mantenimento suo e della sorella. Poco dopo avendo udito le altre parole di Gesù: « Non vi prendete fastidio del domani », diede ai poveri anche il rimanente, pose la sorella in un monastero di vergini, e lui stesso si ritirò a fare vita penitente nel deserto. Quivi si sforzava di praticare le virtù che vedeva praticate da altri santi penitenti, nelle cui cellette spesso si recava per imparare da essi la via della perfezione. Lavorava inoltre per procacciarsi il cibo, e tutto ciò che guadagnava in più lo donava ai poveri. Ma il demonio non poteva sopportare in un tal giovane tanto ardore di perfezione, e cercò tutte le maniere possibili per distoglierlo dal suo intento; ma Antonio si raccomandava caldamente notte e giorno a Gesù, e accompagnava le preghiere con rigorosissime penitenze. Mangiava pochissimo e poverissimamente una volta sola al giorno, dormiva sulla nuda terra, e macerava in ogni modo il suo corpo: ottenne così completa vittoria sul demonio. Dopo un po´ di tempo, pregato un amico che ogni settimana gli portasse qualcosa per cibarsi, si volle appartare maggiormente; si inoltrò nel deserto, si pose in una grotta. Quivi il demonio ricominciò a tendergli le sue insidie, ed una volta venne e lo percosse tanto, che egli fu vicino a morirne; ma benché giacesse per terra sfinito, continuò a pregare e a cantare il versetto del salmo: « Ancorchè eserciti interi siano schierati contro di me, il mio cuore non temerà ». Al demonio poi ripeteva le parole di S. Paolo: « Nulla mai potrà separarmi dalla carità di Cristo ». Volle poi egli segregarsi ancor più dagli uomini, e si inoltrò nel deserto giungendo ad una grande grotta; ma furono tante le istanze che alcuni gli fecero per essere suoi discepoli, che egli li accettò, ed essi incominciarono ad abitare vicino a lui. Ai suoi discepoli il Santo raccomandava continuamente la perseveranza, la custodia del cuore, l´esortazione vicendevole, la pratica delle virtù, e il ricordo quotidiano dei Novissimi. Morì esortando i suoi monaci l´anno 356 al 17 gennaio, in età di 105 anni. Tutti coloro che hanno a che fare con il fuoco vengono posti sotto la protezione di sant´Antonio, in onore del racconto che vedeva il Santo addirittura recarsi all´inferno per contendere al demonio le anime dei peccatori. È invocato contro la peste, lo scorbuto, i morbi contagiosi e appunto l´herpes zoster detto anche "fuoco di Sant´Antonio". I colpiti da questa affezione si recavano in pellegrinaggio presso Arles, dove stavano le reliquie del santo. Fu necessario costruire per loro un ospedale, il quale fu retto da religiosi che avevano come insegna la tradizionale gruccia a forma di "T", attributo del santo. Costoro, per mantenersi, allevavano maiali che vagavano per le strade nutriti dalla carità pubblica, il grasso di questi maialini, infatti, veniva usato per curare lergotismo, chiamato il "fuoco di Sant´Antonio" e il meno invasivo herpes zoster. Quando le ordinanze ecologiche vietarono la libera circolazione delle bestie, fu fatta un´eccezione per questi suini purché distinguibili da una campanella. Per questo il santo è raffigurato con un maialino; da qui la sua protezione su tutti gli animali domestici. È invocato anche per le attività agricole (pare che negli ultimi anni tenesse un orticello; i diavoli, in forma di fiere, glielo devastavano, ma lui li cacciava in nome di Dio) e per quelle di allevamento. Guantai, tessitori, tosatori, macellai, salumieri, confettieri e archibugieri lo tengono come protettore. Anche i panierai, perché il santo, per combattere l´ozio, intrecciava canestri. E i becchini, per la parte da lui avuta nella pietosa sepoltura dell´eremita Paolo. Per certi detti popolari, chi è colpito da sciagura improvvisa "deve aver rubato il porco di sant´Antonio"; gli intriganti e gli scrocconi vanno "di porta in porta come il porco di sant´Antonio".

DOMENICA 15 GENNAIO 2017      notizia del 14/01/2017

Commento per la II Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) : Gv 1,29-34 SS. Messe h. 9.00 - 10.30 - 12.00 - 18.00 Ecco l´agnello di Dio Cosa effettivamente abbia detto il Battista vedendo Gesù venire verso di lui non è dato di saperlo, il Vangelo ci dona l´immagine dell´Agnello, assai caro all´evangelista Giovanni che fa coincidere il sacrificio della Croce all´offerta sacrificale degli agnelli per la Pasqua dei giudei. È abbastanza plausibile che l´affermazione del Battista sia più frutto della esperienza pasquale della comunità cristiana che un fatto reale, oltretutto la parola aramaica talià è ambigua e potrebbe indicare sia agnello che servo. Si potrebbe ipotizzare che il Battista avesse l´intenzione di applicare a Gesù l´immagine del Servo di cui ci parla Isaia (Is 42,1-8; 49,1-6; 50,4-9.10; 52,13-53,12), una figura di scelto da Dio che vive pienamente la dimensione del servizio, nell´obbedienza fino alla fine; lascia alla violenza che lo circonda e incombe su di lui di sovrastarlo e umiliarlo ma la sua coerenza è motivo di salvezza. Il peccato del mondo! Prima ancora di cercare di capire il significato del peccato è opportuno notare l´uso del singolare per superare un certo moralismo che tende a individuare peccati in ogni dove, a scoprirne dimensioni e caratteristiche diverse, a alimentarne la casistica. Non interessano le multiformi manifestazioni quanto la radice stessa del peccato, l´atteggiamento di fondo, l´opzione fondamentale dell´umanità. Peccato traduce il termine greco hamartia con il significato di errore fatale, fallimento, mancare il bersaglio. È il fallimento dell´umanità di cui il Servo di Dio si fa carico (cfr. Is 53,4) subendone le conseguenze fino alla morte, rispondendo però con un amore talmente pieno da far fallire la morte nel suo intento. Invece la parola italiana peccato deriva dal latino peccatum che significa violazione, trasgressione, infrazione di una norma stabilita. Si capisce allora come la cultura e l´uso di una lingua possa aver condizionato il senso delle cose. Ancora diverso è il significato del corrispondente ebraico, che appartiene alla cultura dell´evangelista, khata significa smarrirsi, perdere la strada che conduce a Dio. Non possiamo non pensare ai tanti smarriti che il Signore cerca e incontra. Dovremo domandarci l´origine dei tanti fallimenti del genere umano, dei bersagli mancati e degli obiettivi sbagliati. Perché ci lasciamo dominare dall´egoismo, dal potere sulle cose e sulle persone, dalle strade facili; perché siamo attratti dalla trasgressione nelle piccole e nelle grandi cose perdendo di vista ciò che è buono. Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto (Rm 12,2). Gesù è l´agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Lui ha già fatto tutto quanto era necessario fare. Non c´è da conquistarsi una salvezza tentando di rimanere dentro delle regole o riparare al peccato con penitenze, sacrifici, piuttosto con un nuovo modo di vedere, con un cambiamento di mentalità che ci permette di superare i fatti contingenti e dare un orientamento alla nostra vita. Uno solo è il vero peccato: vivere senza Cristo, e senza il Prossimo, incapaci di lasciarsi amare e di tessere relazioni d´amore. Più che fissarci sui cumuli di peccati che disseminano la vita dovremmo essere affascinati da ciò che ci sta davanti. Io non lo conoscevo Non è possibile che il Battista non sapesse di Gesù e della sua parentela, eppure per due volte ripete io non lo conoscevo. Sembra quasi un ritornello atto a evidenziare, attraverso un prima e un poi, la sua relazione con lui segnata dal battesimo perché egli fosse manifestato a Israele e dalla testimonianza nei confronti di colui che battezza nello Spirito Santo. Il Battista - e con lui l´autore del Vangelo e noi che lo ascoltiamo - non lo conosceva perché si era fermato all´apparenza, non era entrato nella profondità del Cristo, non si era lasciato immergere (battezzare) in Lui. Fermarsi a ciò che sappiamo di lui non basta bisogna entrare nella sua e nella nostra missione e contemplare l´azione dello Spirito. L´esperienza della fede rimane una non-conoscenza che adombra la vita nella sua quotidianità, ma anche una azione che inaspettatamente sa vedere la luce di Dio ed aprirsi alla forza dello Spirito Giovanni lascia alle spalle la sua non conoscenza, guarda lontano, contempla lo Spirito, diventa testimone.

CORSO IN PREPARAZIONE AL MATRIMONIO      notizia del 09/01/2017

Iscrizione al nuovo corso in preparazione al matrimonio Qui o in segreteria sono disponibili le schede per l’iscrizione del nuovo corso in preparazione al matrimonio che inizierà: Venerdì 24 FEBBRAIO alle h.21.00 Nel sito e in segreteria sono disponibili anche le schede per l’iscrizione alla cresima degli adulti

DOMENICA 8 gennaio 2017      notizia del 07/01/2017

Commento alla liturgia della domenica: Battesimo del Signore (Mt 3,13-17) Oggi vorrei chiedermi, insieme a voi, quale differenza c´era tra il battesimo di Giovanni e il battesimo di Gesù. La differenza non è nel rito, perché il rito è lo stesso, i discepoli di Gesù hanno continuato il rito di Giovanni. Hanno aggiunto presto l´unzione con l´olio che indicava l´azione dello Spirito. Quell´anno in cui Giovanni iniziò la sua predicazione era un anno giubilare, di condono dei debiti e di liberazione degli schiavi. Gesù ha iniziato la sua attività proprio in questa prospettiva giubilare, di annunciare la libertà, di realizzare la giustizia, di ristabilire quindi i rapporti secondo le leggi prestabilite e secondo l´ideale della fraternità. Il battesimo di Giovanni indicava una conversione che partiva dall´uomo: erano opere di giustizia che doveva fare l´uomo. Gesù si propone in un´altra prospettiva: non richiama le azioni dell´uomo, quanto l´azione di Dio in noi o la forza dello Spirito, l´azione dell´uomo è l´accoglienza. ISAIA 42, 1-4. 6-7 Questo brano di Isaia fa parte dei canti del Servo del Signore. Il termine "servo" indica un personaggio che ha posto la sua vita a disposizione del Signore. Il personaggio è Isaia, il titolo di servo del Signore gli è stato attribuito da Dio, che dice: ecco il mio eletto, colui che risponde ai miei desideri, colui del quale mi compiaccio, lo sceglie per affidargli una missione, per chiedere un servizio in favore degli altri. L´uomo è rivestito di debolezza, ma quando Dio affida un compito gli dà la capacità di attuarlo. Al Servo dà l´energia divina. Gli è affidato l´incarico di portare il diritto alle nazioni, di far trionfare nel mondo la giustizia, che consiste nella benevolenza e nella salvezza. Come svolgerà la sua missione? Si dice quali comportamenti eviterà. Non adotterà metodi da dominatore. Non si imporrà con la forza, con le minacce di sanzioni. Non griderà, non alzerà la voce. Non sarà intollerante, né intransigente con i deboli. Non condannerà nessuno. Recupererà chi ha sbagliato, invece di annientarlo e distruggerlo, ricostruirà con pazienza e rispetto ciò che sta andando in rovina. Per lui non ci saranno mai casi perduti, situazioni irrecuperabili. Sarà anche tentato dallo scoraggiamento di fronte a un´opera tanto ardua, ma si fermerà saldo e deciso nel portarla a termine e non arretrerà di fronte a nessun ostacolo. Sarà mite ma non debole, non si lascerà intimidire da nessuno. Compito straordinario ma difficile, nel Vangelo è stato applicato a Gesù, plasmato sin dal grembo materno. E´ una missione che diventerà luce per tutte le nazioni del mondo, per tutta l´umanità. Dio non lo abbandonerà mai, lo prenderà per mano e lo accompagnerà in ogni momento della sua vita. Il Servo è chiamato ad aprire gli occhi ai ciechi, a liberare i prigionieri, a tirar fuori dal mondo il peccato. Si intravede la figura di Gesù di Nazareth. MATTEO 3, 13-17 Il breve racconto di Matteo sul Battesimo del Signore comincia dicendo che Gesù "andò dalla Galilea in Giudea da Giovanni, per essere battezzato: con questa formula molto breve, molto semplice, viene descritto un cammino reale che Gesù compie. Pensiamo al battesimo come all´irruzione del divino in Gesù e dimentichiamo il cammino reale che Egli compie, che implica decisione, implica distacco, implica trasformazione. Nel vangelo di Luca leggiamo che Gesù "cresceva in sapienza, età e grazia" e questo è avvenuto realmente con una crescita anche spirituale. Così anche noi che vogliamo assomigliare a Gesù, dobbiamo passare dalla falsità della nostra vita, a una chiarezza interiore, a una trasparenza che consenta all´azione di Dio di riflettersi in noi. "Conviene che adempiamo ogni giustizia", risponde Gesù al Battista, il quale non crede giusto che il Signore venga a farsi battezzare da lui. Quante volte ci ribelliamo davanti a cose, eventi, reazioni, che feriscono il nostro senso della giustizia! Dio invece si incarna in Gesù di Nazareth per introdurre nel nostro mondo un altro senso della realtà, una giustizia che sconvolge la nostra, ma che si rivela essere quella vera, quella che instaura, fin d´ora, il Regno dell´amore. Che cosa è venuto a fare Gesù sulla terra? A salvare l´umanità dal male provocato dalla prigionia in cui l´uomo si è rinchiuso, perché crede di trovare la felicità secondo i suoi criteri. Fatto per l´infinito, l´uomo tuttavia è circoscritto nel tempo, nello spazio, è determinato dalla sua eredità, limitato nella sua conoscenza. Il divario tra il destino infinito e la realtà di creatura dell´uomo disegna lo spazio dove s´insinua il peccato: è il difetto, cioè l´ignoranza del bene, che spinge ciascuno a procurarsi ciò che gli manca, con il rischio di sbagliare, di lasciarsi abbagliare da ciò che luccica, ma che si dimostra poi essere un male. Gesù è venuto ad indicarci la strada del vero bene, che è la vita di Dio offerta dall´umanità, che è l´Amore. Compiere ogni giustizia diventa allora ripartire dal difetto, dal peccato, per ritornare alla realtà alla quale si mirava, ma che è stata travisata. Ecco la conversione: il ritorno al vuoto iniziale, all´angoscia del limite per riprendere la strada che porterà alla vera felicità. Gesù è venuto per farci da guida su questo cammino. Si è identificato con i peccatori, scendendo nel Giordano, come se avesse bisogno di essere lavato, lui, l´Agnello immacolato, dalle nostre presunzioni. Paolo, scrutando questo mistero, giunge ad affermare che "Dio l´ha fatto peccato per noi". E´ stato simile a noi, fino a sentire la tentazione di procurarsi un bene apparente. Il Padre lo ha riconosciuto come figlio perfettamente fedele al vero bene, e così riconosce ognuno di noi quando, con Gesù, compiamo la suprema giustizia. Quella che consiste nel prendere su di noi le conseguenze del male commesso da noi e dagli altri, per ripercorrere la strada dell´angoscia, del vuoto, nella certezza che dentro questo dolore si cela la Vita piena, la felicità. Amici, prendiamo consapevolezza che la missione affidataci è molto grande e noi siamo inadeguati, non presumiamo di farcela da soli, ma Dio vuole rivelarsi attraverso di noi e noi dobbiamo accogliere il suo Spirito d´amore e comunicarlo ad altri!

EPIFANIA 6 gennaio 2017      notizia del 06/01/2017

Epifania del Signore: Mt 2,1-12 E´ sempre più difficile oggi vedere bene le stelle, e per diversi motivi. L´inquinamento luminoso delle nostre città unito al crescente inquinamento atmosferico rendono il cielo più spento ai nostri occhi. Ricordo bene le volte che mi sono ritrovato di notte in qualche rifugio in alta montagna in una notte limpida, fredda e senza luna, e rimanere incantato per la luminosità della volta celeste con le sue stelle, riuscendo a volte anche a vedere la Via Lattea. Ma è anche la poca abitudine ad alzare gli occhi al cielo per la fretta a non farci trovare più il tempo per rimanere con calma a guardare il cielo, abituando pian piano gli occhi al buio della notte. L´inquinamento luminoso, atmosferico e del nostro stile di vita, ci fa pian piano dimenticare la bellezza del cielo fisico che sta sopra di noi ma che richiama lo spazio infinito dentro di noi. Questi magi, misteriosi personaggi fuori da ogni cornice della storia biblica, entrano nella scena con lo sguardo rivolto in alto, capaci di vedere le stelle e in particolare una, quella di Gesù. Secondo le tradizioni del tempo, ogni uomo quando veniva al mondo aveva la sua stella in cielo. Ed è questa stella, tra le migliaia che ricoprono la volta celeste, che i magi vedono e seguono. I magi rappresentano l´umanità tutta, senza alcuna distinzione di appartenenza culturale, religiosa, etnica. Rappresentano la capacità che c´è in ogni uomo di guardare in alto, verso Dio e verso l´immensità della vita umana. Sembra davvero che sopra la loro città non ci sia quel velo di smog che impedisce di vedere le stelle, e riescono così a seguire quella giusta. Una cappa scura di smog aleggia invece pesantemente proprio sulla città santa, Gerusalemme, dove nonostante il Tempio e i suoi esperti religiosi, la stella di Gesù non viene vista. Non si vede ma sembra che nemmeno ci sia la preoccupazione di vederla. Il potere politico e quello religioso (Erode, i capi dei sacerdoti e gli scribi) non vogliono alzare lo guardo per riconoscere la venuta del Messia. E quando viene loro offerta la possibilità di farlo, con i magi che vengono proprio da loro, essi si chiudono in discussioni e finzioni. La stella di Gesù infatti non è sorta sopra Gerusalemme ma sopra un piccola città fuori dalle sacre mura. Solo i magi proveranno la gioia di guardare il cielo riflesso negli occhi del bambino Gesù, e sperimentare la gioia di essere chiamati a una relazione speciale con Dio, offerta a tutti gli uomini e non solo a pochi eletti. L´unica cosa che viene chiesta, e non è cosa da poco, è saper guardare il alto e lasciarsi guidare dalle stelle, eliminando il più possibile l´inquinamento spirituale che ci impedisce di vedere e gioire del cielo che abbiamo dentro. In questo nuovo anno che si è aperto con la violenza di una strage in una discoteca in Turchia, con l´infinita guerra in Siria, con la paura del terrorismo e la crisi economica che non vuole finire, lo sguardo fiducioso dei magi verso il cielo mi riempie di speranza e mi invita a fare altrettanto. San Paolo nella lettera ai Colossesi al capitolo terzo scrive: "Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra...". Pensare al cielo non significa estraniarsi dalla vita che viviamo, ma non farsi schiacciare da essa, perdendo slancio e speranza, cadendo poi nella paura. Alzare lo sguardo significa non perdere di vista la grandezza della vita di Dio che si manifesta ("Epifania" significa proprio "manifestazione") realmente nel mondo e nella nostra vita. Anche noi come questi uomini venuti da chissà dove possiamo sentire Dio vicino (incenso della preghiera), possiamo far parte del suo Regno di amore (oro dei re) e coltivare una relazione da amanti e non da schiavi (mirra, il profumo della sposa). Tutto questo è possibile per ogni uomo non solo per me. Quindi con ogni uomo, da qualsiasi luogo provenga, di qualsiasi razza e religione sia, posso entrare in relazione e condividere con lui l´incontro con Dio.

1 gennaio 2017: MARIA MADRE DI DIO      notizia del 31/12/2016

MARIA MADRE DI DIO : Lc 2,16-21 SS. MESSE H. 9.00 - 10.30 - 12.00 - 18.00 E´ capodanno: auguri a tutti i lettori. Oggi sarebbe festa anche se non fosse domenica, ma non perché comincia un anno nuovo: la liturgia celebra oggi, ottavo giorno dal Natale, il maggior titolo di gloria di Maria, il fatto di essere la Madre di quel Bambino che è nel contempo, inestricabilmente, uomo e Dio, sicché pur essendo creatura umana ella può essere detta Madre di Dio. E´ il suo maggior titolo di gloria: tutti gli altri privilegi che la riguardano dipendono da questo; basti ricordare i due maggiori, celebrati in altrettante feste. La celebriamo Immacolata: Dio l´ha preservata dal peccato originale, proprio perché doveva diventare la Madre del suo Figlio; la celebriamo Assunta: Dio ha glorificato quel corpo che aveva portato e dato alla luce il suo Figlio.
 Il vangelo (Luca 2,16-21) parla di lei, con una bella espressione che fa comprendere come anche lei sia stata ´pellegrina nella fede´, cioè non abbia capito tutto subito, ma al pari di ogni credente sia andata maturando nella comprensione del mistero divino: "Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore". Subito dopo l´evangelista annota un altro fatto relativo a questo giorno, il fedele adempimento delle prescrizioni cultuali ebraiche e l´imposizione del nome al Bambino: "Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall´angelo prima che fosse concepito nel grembo". Un nome dunque deciso dall´alto, un nome che prefigura la missione del neonato: Gesù significa ´Dio è il Salvatore´.
 Queste le ragioni per cui oggi la Chiesa invita alla festa. In più, oggi è anche la Giornata mondiale della pace, la cinquantesima da quando l´ha istituita quel grande quanto incompreso papa che fu Paolo VI. Il tema di quest´anno invita a pregare e operare in rapporto alla violenza, quella delle armi come quella verbale, quella dei privati come quella degli stati, quella esplicita e quella subdola, che volge al male le potenzialità della nostra intelligenza. Ogni forma di violenza è un attentato alla pace: e che questo mondo abbia bisogno di pace, è tanto evidente da essere quasi ovvio.
 Infine, pur se non è il motivo della festa, la liturgia non dimentica il capodanno; la prima lettura (Numeri 6,22-27) formula gli auguri, con un´antica benedizione voluta da Dio per il suo popolo: "Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace". Come si vede, auguri diversi da quelli che ci scambiamo noi, spesso banali e distratti; quel duplice richiamo al volto di Dio ricorda che il fine ultimo del credente è di poter vedere Dio ´faccia a faccia´ (1Corinzi 13,12). Un anno nuovo porta con sé riflessioni sul tempo che passa, su quanto inevitabilmente ci lasciamo alle spalle, sul futuro con i suoi enigmi; torniamo a interrogarci sul senso della vita, sul chi siamo, da dove veniamo, e soprattutto dove andiamo. Da sempre l´uomo si pone in rapporto col tempo: scruta il passato, ne cerca i documenti, ne scrive la storia; circa il futuro, ricerca quanto può rendere più agevole il suo soggiorno in questo mondo; dopo di sé, tutt´al più pensa ai suoi figli: non va più in là. In genere il suo è il limitato orizzonte della vita terrena; rimpiange la giovinezza passata, le occasioni perdute o sprecate, e guarda con inquietudine all´inesorabile approssimarsi della fine. 
 Non così il credente, che si muove entro ben altri parametri. Egli opera per il bene in questo mondo come se dovesse restarci sempre, nel contempo sapendo che un giorno lo lascerà: ma lo lascerà per passare in una condizione infinitamente migliore, alla quale guarda con intimo desiderio. E allora non si cura del trascorrere del tempo; con la soddisfazione del bene compiuto si prepara a quell´incontro ´faccia a faccia´. Ogni giorno che passa avvicina alla meta.

31 dicembre 2016      notizia del 31/12/2016

ricordo l´orario delle celebrazioni di oggi: h. 8.00 - 9.00 - 18.00 (valida per la prefestiva di domani: Maria Madre di Dio). Alla fine della Messa vespertina vi sarà il canto del Te Deum. ll Te Deum (estesamente Te Deum laudamus, "Dio ti lodiamo") è un inno cristiano di ringraziamento che viene tradizionalmente cantato la sera del 31 dicembre, per ringraziare dell´anno appena trascorso durante i primi vespri della solennità di Maria Ss. Madre di Dio oppure in altre particolari occasioni solenni come nella Cappella Sistina ad avvenuta elezione del nuovo pontefice, prima che si sciolga il conclave oppure a conclusione di un Concilio. CHI L’HA SCRITTO? Sono diversi gli autori che si contendono la paternità del testo. Tradizionalmente veniva attribuito a san Cipriano di Cartagine, oggi gli specialisti attribuiscono la redazione finale a Niceta, vescovo di Remesiana (Dacia inferiore) alla fine del IV secolo. Secondo una leggenda (risalente al più tardi a una cronaca milanese del sec. XI falsamente attribuita al vescovo Dacio) il Te Deum è stato intonato da Sant’Ambrogio e Sant’Agostino il giorno di battesimo di quest´ultimo, avvenuto a Milano nel 386, per questo è stato chiamato anche "inno ambrosiano". CHI L’HA MUSICATO? Il Te Deum è stato musicato da diversi autori: Giovanni Pierluigi da Palestrina, de Victoria, Händel, Mendelssohn, Mozart, Haydn e Verdi. Da sempre la musica del Te Deum è stata utilizzata in diverse occasione: il preludio del Te Deum H. 146 di Charpentier viene usato come sigla di inizio e fine delle trasmissioni in Eurovisione ed è anche suonato alla fine di tutti i concerti dei Nomadi. Il Te Deum viene anche intonato dal coro nel finale del primo atto della Tosca di Giacomo Puccini. Alcuni versi del testo sacro sono stati usati per la colonna sonora del film “Il gobbo di Notre Dame” della Disney, in particolare nel pezzo “Rifugio (Sanctuary!)”, che accompagna la scena in cui Frollo sta per uccidere Esmeralda sul patibolo e le scene dell´assalto alla cattedrale. QUAL È IL CONTENUTO? L´inno si può dividere in tre parti: -La prima, fino a Paraclitum Spiritum, è una lode trinitaria indirizzata al Padre. Letterariamente è molto simile ad un´anafora eucaristica, contenendo il triplice Sanctus. -La seconda parte, da Tu rex gloriæ a sanguine redemisti, è una lode a Cristo Redentore. -L´ultima, da Salvum fac, è un seguito di suppliche e di versetti tratti dal libro dei salmi. Solitamente viene cantato a cori alterni: presbitero o celebrante e il popolo.

25 dicembre 2016      notizia del 25/12/2016

Commento del giorno di Natale del Signore - Messa del Giorno : Dio si fa Uomo egli stesso per condurci a redenzione e salvezza e liberarci dalla schiavitù del peccato ( Gv 1,1-18 ) A Betlemme i pastori corrono verso una greppia e appena giunti vedono quello che un angelo aveva loro annunciato poco prima: un bambino avvolto in fasce trastullato da due giovani sposi, identificato come il Messia tanto atteso, il Signore Re di pace di cui avevano parlato i profeti. Comprendono allora che la loro speranza si è realizzata e le attese si sono concluse: Dio è venuto in mezzo a noi. La natura umana è stata assunta dalla Persona divina di Cristo senza per questo essere stata annientata, ma in Cristo esistono due volontà: quella divina e quella umana. Egli è vero Dio e vero Uomo. Vive da uomo la vita stessa di Dio, assume tutti i comportamenti di Dio Padre e di questi esprime anche la sua Volontà; allo stesso tempo come uomo assume tutta la nostra esperienza, assumendo anche quanto di deprecabile e di ignobile essa possa offrire. Afferma il Concilio Vaticano II: " Il Figlio di Dio ha lavorato con mani d´uomo, ha pensato con mente d´uomo, ha agito con volontà d´uomo, ha amato con cuore d´uomo. Nascendo da Maria Vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché nel peccato." Il fascino della grotta di Betlemme è davvero seducente, perché in essa si esplicita questa grandiosa opera di Dio a vantaggio dell´uomo: a Betlemme non nasce semplicemente un bambino privo di comodità e nelle condizioni ostili di abbandono, ma è Dio stesso, l´onnipotente e infinito, l´ineffabile Signore che nasce nella carne assumendo immediatamente la condizione più aberrante dell´umano, cioè quella di un´infanzia abbandonata e precaria. A Betlemme avviene l´incarnazione di Dio che per l´appunto nulla omette di questa umanità assunta, neppure la condizione di un fanciullo esile e indifeso. Stando alle aspettative tipicamente umane, il Figlio di Dio dovrebbe pretendere ben altro, esigere maggiore attenzione da parte degli uomini e richiedere un´accoglienza sulla terra degna della sua grandezza. Anzi, per condurre l´uomo a salvezza avrebbe potuto procedere in ben altro modo che incarnarsi, per esempio manifestando la sua potenza per mezzo di prodigi, fatti eclatanti o comunque di estrema evidenza. Ma il pensiero propriamente umano non collima affatto con quello del nostro Dio, nel quale Onnipotenza e Amore coincidono senza opporsi e l´amore per l´uomo si esplicita nell´umiltà e nell´accettazione dei soprusi e delle umiliazioni. Nasce infatti nel nascondimento, lontano dal plauso degli uomini, in condizioni di estrema inopia e indigenza. Solo l´amore di Dio è in grado di realizzare tanto per noi. Solo in forza del suo amore il nostro Dio, che è pur sempre indescrivibile onnipotenza e onniscienza, poteva essere capace di ciò che nelle nostre congetture appare stupido e insensato. E ancora solo per amore nei nostri riguardi Dio poteva assumere la nostra natura condividendola in tutto, ma prendendo le distanze dal peccato e anzi convincendoci intorno alla perniciosità della realtà stessa del peccato. Perché infatti Dio si è reso uomo? Pietro risponde: "Perché noi fossimo partecipi della natura di Dio"(2Pt 1, 4) e Sant´Atanasio gli fa eco: "Il Figlio di Dio si è fatto uomo per farci Dio." E tutto questo si realizza con la sconfitta del peccato, con la vittoria sulla schiavitù a cui esso ci costringe. Il peccato è la radice di tutti i mali personali è sta alla base della rovina delle nostre relazioni e quello che è più demoralizzante è che della sua realtà è istoriata la società intera e sussistono perfino delle "strutture di peccato", cioè delle condizioni di vita e dei sistemi vigenti impostati in modo da legittimare ciò che oggettivamente è illecito. Smodatezze, vizi, passioni, frenesie e alterigie legate a indifferentismo religioso e miscredenza ostinata conducono l´uomo alla presunta autoaffermazione di se stesso e a intraprendere scelte poco edificanti anche in ordine al vissuto. La concupiscenza, questa intesa come volontà generale dell´effimero e non soltanto della soddisfazione del piacere sessuale, induce inevitabilmente al desiderio incontrollato della ricchezza smisurata e del denaro e per ciò stesso dà luogo alla violenza e alla sopraffazione. Il mancato senso di responsabilità nel promuovere l´interesse degli altri e la sola attenzione al proprio tornaconto sono all´origine delle ingiustizie sociali e degli scandali deprimenti nella politica e nell´amministrazione pubblica. Tutto questo cosa riflette se non la persistenza di un regime di peccato al quale siamo soggetti e che inficia perfino gli animi più sensibili e coscienziosi? Se questa è la condizione deprimente che ci caratterizza, abbiamo bisogno di chi ci salvi e ci risollevi, no soltanto per possedere la vita piena al presente, ma anche per guadagnare la vita eterna nella salvezza definitiva: il peccato rovina l´uomo terreno e lo precipita negli abissi quanto al futuro ultraterreno. Prima della sua incarnazione, Dio aveva manifestato in tanti modi di essere dalla nostra parte, di parlarci e di venirci in soccorso nelle varie modalità che la sua rivelazione ci illustra, ma "quando venne la pienezza del tempo Dio ha mandato il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge" (Gal 4, 4) e la "pienezza del tempo", cioè il momento propizio e favorevole, è quello che si verifica alla grotta di Betlemme e che viene preconizzato ai pastori, ai Magi e da questi al mondo intero: Dio si fa Uomo egli stesso per condurci a redenzione e salvezza e liberarci dalla schiavitù del peccato. Cristo, che non conobbe peccato sebbene Dio Padre lo abbia trattato come peccato (2 Cor 5, 21), da questa perniciosa realtà viene a riscattarci e a risollevarci, orientando la nostra attenzione verso la più promettente prospettiva di vita che solo le vie di Dio possono garantire. Questo è di fatto il Natale: l´amore che trionfa sul peccato e sulle nequizie umane e che dimostra come l´Inverosimile per l´uomo sia fattibile per Dio, perché solo Dio è capace di amore vero e di onnipotenza piena. Amore e infinito potere che si compendiano in un esile Bambino indifeso apportatore di vita per tutti. Commozione e gioia davanti al fenomeno unico di Betlemme, il cui significato peraltro è "casa del pane": l´Eterno e ineffabile Dio, creatore e redentore viene a trovarci, convive con noi, percorre i nostri stessi sentieri e diventerà anche nostro alimento di vita, pane di salvezza. Nel Bambino Dio non dona infatti qualcosa di sè ma concede tutto se stesso, mettendo a repentaglio anche la sua infanzia terrena perché anche noi possiamo essere divini e semplici e farci "fanciulli quanto a malizia e adulti nel giudicare."(1Cor 14, 20) BUON NATALE A TUTTI DI CUORE

SS. Messa della natività di Gesù      notizia del 23/12/2016

Commento per la Veglia di Natale:la nascita di Gesù è l´invito anon perdere mai la speranza ( Lc 2,1-14) "Ogni calzatura di soldato che marciava rimbombando e ogni mantello intriso di sangue saranno bruciati, dati in pasto al fuoco". Così, con queste parole intrise di dramma e di speranza, Isaia annunciava al popolo del regno di Giuda che i giorni del governo del re Acaz, il re idolatra, infedele a Dio, incredulo, capace solo di stringere alleanze politiche e militari che portarono più volte all´assedio e alla fame in Gerusalemme, stavano per giungere a compimento, perché era finalmente nato il suo figlio primogenito, Ezechia, a cui un giorno sarebbe stato dato il regno di suo padre. Un regno che egli avrebbe retto con le caratteristiche del re saggio e fedele a Dio: "Consigliere mirabile, Padre per sempre, Principe della pace". Eppure, questo re era appena nato, era ancora solo un bambino: non avrebbe potuto ancora regnare, avrebbe dovuto crescere, come ogni bambino, lentamente, anno dopo anno, fino a raggiungere la sua piena maturità. Nel frattempo, il suolo del regno continuava a rimbombare sotto i passi delle calzature di soldato, e i mantelli dei suoi abitanti continuavano a intridersi di sangue, per le scellerate e sconsiderate scelte politiche del re, suo padre. E la storia non si ferma, perché molti anni dopo (quasi settecento) passi di soldato marciarono lungo le strade dell´impero per raggiungere gli estremi confini della terra, perché un potente - ancora un potente, sempre loro - si era fregiato del titolo di "Augusto", il "Venerabile", colui che doveva essere adorato come un Dio, e - proprio come Dio - voleva che ogni uomo e ogni donna della terra fosse a lui soggetto, con la spada e con la moneta, perché il Dio delle armi e delle monete era ritenuto (allora come oggi) invincibile, onnipotente. Così potente da permettersi di voler sapere quanti fossero i suoi sudditi, di volerli censire, uno a uno. Uomini che si credono dei; uomini che si esaltano al punto da divinizzarsi; uomini che si credono mandati da Dio, e in nome suo continuano, anche oggi, a far rimbombare la terra con i passi delle loro calzature di soldato, e a intridere di sangue non solo i loro mantelli, ma i marciapiedi delle nostre città, le sale di esposizione di una mostra di quadri, le bancarelle dei mercatini di Natale, i pianerottoli dei condomini di città, le macerie di ciò che resta di una città accumulate tra la polvere del deserto, in quella Betlemme e in quel regno di Giudea che oggi ha molti nomi, e a turno (un terribile turno, come in un giro di roulette) si chiama Berlino, Parigi, Ankara, Istanbul, Aleppo, o molto più semplicemente con il nome di uno dei quartieri periferici delle nostre città. Non abbiamo parole. Non abbiamo più parole, perché siamo rimasti senza parole. Le abbiamo sprecate per inveire contro gli assassini, e per urlare la nostra rabbia a Dio; le abbiamo sprecate per scrivere parole di fuoco sui giornali, sui social, sugli schermi ultrapiatti dei nostri smartphone, che poi alla fine, dopo qualche giorno di smarrimento, continueremo a comprare e a ricercare sempre più sofisticati, consumisticamente e indifferentemente assuefatti a una logica di male alla quale, alla fine, ci abituiamo; e non andiamo più nemmeno alla ricerca di una parola di speranza. Eppure, in una logica mai finita di uomini che si fanno Dei (o demoni?) per rendere i loro simili schiavi di questa logica di terrore, irrompe un´altra logica: quella di un Dio che si fa uomo per rendere gli uomini sempre più simili a lui, ovvero liberi, liberi da ogni paura, liberi di amare e di lasciarsi amare. E se noi di parole non ne abbiamo più, al punto che ormai comunichiamo con faccine ed emoticon, con selfie e post, lui una Parola per noi ce l´ha ancora, ed è talmente bella, sostanziosa, concreta e palpabile, che la fa "carne", la fa simile a noi, la umanizza, per dirci che, in realtà, il mondo non può finire nel crogiuolo della strategia del terrore, ma nell´esatto contrario, ovvero in quell´annuncio che apre l´unico discorso diretto di tutta la Liturgia della Parola di questa notte santa: "Non temete". In questa notte in cui, con un po´ di cristiana follia, ci ritroviamo intorno a un altare nell´ora in cui di solito siamo infilati sotto il nostro caldo e morbido piumone, a chi ci grida: "Ti spavento!", noi gridiamo: "Non temere!"; a chi ci grida: "Terrore!", noi rispondiamo: "Gioia!"; a chi ci grida: "Morte!", noi gridiamo: "Vita!"; contro chi ci vuole affogare negli inferi dell´angoscia, noi leviamo il capo, e guardiamo nel più alto dei cieli, dove c´è un Dio che dona la pace non più solo agli uomini di buona volontà, ma a tutti gli uomini che egli ama. Lo sappiamo, non è facile: ma nessuno di noi torni a casa sua, questa notte, senza aver detto l´unica cosa che tutti, magari sospirando, siamo ancora capaci di dire: "Speriamo!".

DOMENICA 18 Dicembre 2016      notizia del 17/12/2016

Commento alla IV Domenica di Avvento : Mt 1,18-24: Rivelato il nome di un Dio che è sempre con noi: Emmanuele Tempo di festa, regali, auguri e sorrisi. Ma il Natale non può essere tutto qui: ecco allora propizio il vangelo della domenica che lo precede (Matteo 1,18-24). Lungi dalla superficialità che ne maschera l´autentico significato, Matteo ne ripropone lo spirito autentico, con la sua carica di dramma e mistero. 
 "Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta". Si pensi all´umanissimo dramma di un uomo che scopre la sua fidanzata in quello stato di cui non ha responsabilità; si pensi a che cosa deve aver provato il poveruomo, nella prospettiva dello scandalo per lei e delle beffe per lui; si pensi al suo rovello sul da farsi. Quando poi viene illuminato in proposito, ecco al dramma succedersi il mistero: "Giuseppe, non temere di prendere con te Maria tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo". Dopo duemila anni dal fatto, per noi è facile inquadrarlo nelle vicende della redenzione; ma il povero Giuseppe che cosa avrà capito? Chiara gli risultò forse soltanto qual era la volontà di Dio: e fu suo merito e sua grandezza sottomettervisi pur nell´oscurità delle motivazioni, come ad esempio avevano fatto Abramo, richiesto di sacrificare il proprio figlio, o Mosè, incaricato della titanica impresa di sottrarre alla superpotenza egiziana un popolo di schiavi.
 Dramma e mistero si ripresentano nelle parole subito successive a quelle riportate. Maria "partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati". Infatti: "Gesù" significa "Dio è salvatore"; ma quel bambino di cui veniva chiesto a Giuseppe di assumersi la paternità legale avrebbe salvato il suo popolo non con un colpo di bacchetta magica, bensì sacrificando se stesso sulla croce. Sullo sfondo della culla di Betlemme, dietro la tenerezza che ogni neonato ispira, si delinea il profilo del calvario, si intravede il rosso di un sangue innocente. A questo pensiero, come suonano false le sdolcinature dei nostri giorni natalizi! Di fronte all´evento di Betlemme, l´atteggiamento corretto è quello della liturgia che, pur invitando i cristiani a rallegrarsi perché Dio è venuto a salvarci, subito dopo ricorda, come in ogni messa, quale ne è stato il prezzo.
 Peraltro, un prezzo previsto. La vicenda terrena di Gesù, dalla nascita alla morte e risurrezione, si iscrive in un disegno di ben maggiore ampiezza temporale, è l´apice di un piano attuato in un arco di secoli. L´evangelista lo richiama quando vede, in Maria che concepisce senza intervento umano, il realizzarsi di quanto annunciato ottocento anni prima dal profeta (prima lettura, Isaia 7,10-14): "Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio, che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio-con-noi". Emmanuele è uno dei nomi di Gesù; egli stesso se lo riconosce e in certo senso lo riempie di significato, riassumendo con esso la sua missione terrena; le sue ultime parole ai discepoli prima di congedarsi da loro sono state: "Ecco, Io-sono-con-voi sino alla fine dei secoli". 
 La presenza di Gesù in mezzo agli uomini è cominciata a Betlemme e non finirà mai: ecco la novità cristiana. Dio non se ne sta nei cieli per i fatti suoi, indifferente a quel che ci accade quando non, come pensavano e pensano tuttora altre religioni, occupandosi degli uomini solo per castigare. Egli è venuto tra noi, per noi; addirittura si è fatto uno di noi, ha abbracciato e condivide la nostra condizione. Da allora nessuno ha più motivo di rattristarsi perché si sente incompreso, abbandonato, solo: ciascuno può dire "Il mio Signore è con me". Spesso siamo troppo distratti per percepirlo; ma l´Emmanuele, il Dio-con-noi, è presente tuttora, là dove lui stesso ci ha detto di cercarlo: e questo è il vero motivo per cui ogni anno si torna a celebrare il Natale.

Concerto di Beneficenza      notizia del 07/12/2016

Domani, 8 dicembre, concerto di beneficenza in aiuto ai terremotati del 24 agosto e del 30 ottobre...per non dimenticare e non lasciare soli. In chiesa alle h. 19.00

GIOVEDI´ 8 DICEMBRE 2016      notizia del 07/12/2016

Commento per la solennità del´ Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria : Lc 1,26-38. Maria modello di adesione alla volontà del Padre Mentre ancora riflettiamo sulla figura e sul messaggio di Giovanni Battista, che alcuni giorni fa ci invitava alla conversione, oggi apprendiamo che questo itinerario spirituale ci viene facilitato dalla presenza e dall´intercessione della Vergine Maria. Nel tempo di Avvento infatti Maria compare come colei che ci sprona a predisporre gli animi alla venuta del Salvatore, poiché proprio Lei è la Madre del Verbo Incarnato. Nel suo grembo sarà concepito colui che aspettiamo e al quale ci prepariamo spiritualmente seguendo il monito di San Giovanni. E lei, Maria, in questa attesa fervente e costruttiva che avviene nella conversione ci aiuta sia in qualità di Madre di Dio sia come modello dell´attesa e della fiducia. La visita dell´angelo apre a questa semplice fanciulla di Nazareth un percorso forse inaspettato che costituisce una prova schiacciante per la sua fede ma allo stesso tempo le offre l´occasione di esercitare strenuamente questa virtù associata a tante altre, per ritrovarsi indomita e vittoriosa sulle intemperie e le difficoltà. Maria reagisce alla visita dell´angelo infatti non con rassegnazione o abbandono al fatalismo, ma con fiducia e apertura, senza opporre resistenza e senza dubitare che Colui che la sta chiamando a questa particolare missione è il Signore, il Dio in cui lei aveva sempre creduto e sperato, al quale aveva esternato un proposito di verginità perpetua e che adesso sta riconoscendo come il fautore di un disegno speciale su di lei. Sa benissimo che esso comporterà non poche rinunce e mortificazioni e che la esporrà a pericoli e avversità pressanti, tuttavia è convinta già sin dall´inizio che lo stesso Signore che lei ha sempre servito, amato e riverito, la condurrà egli stesso passo dopo passo consentendole che quanto da lui impostato giunga finalmente a compimento. In tal modo Maria è la donna della fede che tocca anche l´imprevisto e che affronta le sfide, della fede coltivata e vissuta con radicalità. E di conseguenza è anche la donna modello dell´attesa e della speranza: Colui che concepirà nel suo grembo per opera straordinaria dello Spirito Santo è il Verbo che si incarna e pertanto, nonostante prove e dolori, la sua attesa si incentiva nella speranza e nella letizia. Come potrebbe la sua fede non essere spronata e fortificata dalla certezza che lei partorirà addirittura il Dio che si fa uomo? Come potrebbe non trasformarsi in attesa fervorosa e dinamica, all´insegna della gioia e dell´esultanza? Fede, fiducia e gioia in Maria sono contrassegnate però dalla conversione costante, che in lei si evince nella continua tenacia nel non demordere di fronte alle possibili tentazioni di abbandonare o di gettare la spugna. Maria sa che di fronte ad ogni ostacolo occorre guardare all´obiettivo, all´ideale che ci si staglia davanti senza lasciarsi impressionare dai possibili sentimenti di sconfitta e questo per lei significa cercare Dio in ogni momento. Ecco perché ben le si addice che lei sia Madre e modello di conversione e sprone per la nostra attesa in questo tempo liturgico. Mentre guardiamo a Lei come maestra di cammino nel tempo di Avvento, oggi però siamo invitati ad esaltarla come Immacolata, cioè priva di qualsiasi macchia di peccato o di imperfezione, anche minima. "Piena di Grazia" è l´aggettivo con cui l´angelo si rivolge a Maria iniziando la sua rivelazione divina. Esso, dall´originale greco Kekaritomene significa letteralmente: "che è stata resa oggetto di ogni benemerenza e di ogni favore"; che ha ottenuto assoluta dignità, perfezione e illibatezza. "Piena di grazia" vuol dire ricolma di ogni beneficio divino, anche fra quelli dei quali gli altri uomini non possono disporre. Dio ha reso questa esile fanciulla oggetto di ogni sua attenzione, luogo della sua suprema predilezione, nel quale prendono corpo nell´umano tutte le meraviglie del divino. Nel suo concepimento quindi lei è Immacolata, venuta cioè al mondo senza lacune o pecchie, priva anche del peccato che caratterizza qualsiasi essere umano che viene al mondo. Nella sua onnipotenza, Dio l´ha preservata dal peccato originale, facendo in modo che la sua concezione fosse immacolata e perfetta. Non poteva essere adombrata da una qualsiasi imperfezione la carne di una donna che Dio aveva scelto come luogo d´ingresso nella contingenza temporale. E´ vero che il "Verbo si è fatto carne per abitare in mezzo a noi"(Gv 1, 14) e per rivestirsi della nostra precarietà e limitatezza, ma egli era pur sempre il Verbo divino, la Perfezione assoluta e la magnificenza, che non è compatibile con l´imperfezione e di conseguenza non doveva nascere che da un seno immacolato. I Padri della Chiesa hanno visto in Maria, ricolmata di ogni grazia sovrannaturale, il contraccolpo alla prima donna per colpa della quale l´umanità ha perso la grazia, cioè Eva. Se la disobbedienza della "prima donna" ha determinato la disfatta dell´umanità, l´obbedienza e la fede di Maira ne hanno risollevato le sorti. Se l´ignavia di Eva aveva acconsentito al peccato trasmesso poi a tutte le generazioni, la ferma volontà di santità di Maria ci è di sprone a farla finita con il peccato e la stessa concezione straordinaria ci motiva all´acquisto della perfezione. Esaltando la Vergine a proposito del suo ruolo nella salvezza, Karl Rahner scriveva: "Questa persona che chiamiamo Maria, in tutta la storia della salvezza, è come il punto sul quale cade direttamente dall´alto, in questa storia, tutta la salvezza di Dio". Sia in quanto lei è Madre del Verbo, quindi apportatrice di Colui che viene a salvarci, sia perché è Immacolata nella sua concezione e nella sua scelta vocazionale e in questo si fa orientamento per tutti collaborando con l´opera stessa del suo Figlio. Come si diceva all´inizio, il tempo di Avvento trova nella Vergine un ulteriore monito, la presenza di una donna pura e illibata che ci si propone come modello di perfezione non può che incoraggiarci a cercare sempre Dio e a disporre il nostro animo al Natale del suo Figlio, predisponendo così le sue vie che si sostituiscono alle nostre.

II DOMENICA DI AVVENTO- 4 /12/16      notizia del 03/12/2016

Commento della Domenica : Una strada da costruire con fatica tra i burroni e le montagne, in mezzo alle tortuosità della storia degli uomini, o meglio ancora della storia di Dio e dell´uomo (Mt 3,1-12) Voce Matteo identifica Giovanni Battista con la Voce di Isaia; non una parola capace di contenere un pensiero, una ideologia o una filosofia ma una semplice voce, un semplice suono, come se fosse senza contenuto il cui messaggio risiede quasi esclusivamente nel gridare. Nel vocabolario si dice che gridare significa emettere la voce con tono alto e forte, sia per essere udito da lontano, sia per espressione d´ira, di dolore. Nella Scrittura troviamo l´immagine di Dio che ascolta il grido del popolo d´Israele dalla schiavitù (cfr Es 2,23) iniziando così il cammino di liberazione. La caratteristica del profeta - Isaia come Giovanni - è proprio quella di percepire il grido nascosto nel popolo e a sua volta mettersi a gridare con forza; nel loro grido è insito un progetto, una prospettiva di salvezza e le indicazioni per raggiungerla. Il grido rompe il silenzio, ascoltato o no, agita l´aria, penetra la storia. Nel deserto Isaia dice qualcosa di diverso dal Battista: Una voce grida: «Nel deserto preparate la via al Signore, spianate nella steppa la strada per il nostro Dio» (Is 40,3). Il deserto separa Babilonia dalla Palestina come separava l´Egitto dalla Terra Promessa, la schiavitù e l´esilio dalla libertà e dalla salvezza. L´Esodo più che una esperienza storica è stata una grande esperienza di fede mai terminata, l´esperienza dell´Esodo è il cammino di ogni liberazione che attraversa il deserto della solitudine e della rassicurazione, dell´abbandono e dell´incontro con Dio. Per Isaia è in questo deserto che è necessario preparare una via al Signore, permettere a Lui di raggiungere il cuore dell´uomo. Nel vangelo è il grido che è nel deserto del cuore degli uomini, delle loro inutili convinzioni religiose: "Abbiamo Abramo per padre!". Il grido di Giovanni cerca un interlocutore, qualcuno che ascolti, è in cerca di orecchie ma il suo grido trova solo il deserto. L´immagine del vangelo è quella di una parola che è gettata nel deserto del non ascolto, [nel prologo, il vangelo di Giovanni dice: Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto (Gv 1,11)]; forse sono troppe le grida che emergono dalla storia, troppe le sofferenze che urlano da essere ascoltate tutte, abbiamo fatto l´abitudine alla sofferenza altrui da diventare distanti; forse siamo troppo intenti ad ascoltare noi stessi da non avere interesse per gli altri; forse non siamo capaci di leggere nel grido degli uomini lo stesso grido di Dio che mette sulle sue spalle la croce degli uomini. Raddrizzate i suoi sentieri! La via al Signore di Isaia, nel vangelo, diventa la via del Signore: sono gli uomini che hanno bisogno di una strada che non sia la loro, secondo i loro progetti e le loro prospettive, poggiata sulle proprie sicurezze, hanno bisogno di una via raddrizzata, che esca dal labirinto dei desideri, dal girigogolo delle contraddizioni: una strada di Dio per l´uomo. Un cristiano che non cammina, che non fa strada, è un cristiano non cristiano. Non si sa cos´è. È un cristiano un po´ ‘paganizzato´: sta lì, sta fermo, non va avanti nella vita cristiana, non fa fiorire le Beatitudini nella sua vita, non fa le Opere di misericordia... È fermo. [...] Ci sono alcuni che camminano e sbagliano strada. È lo stesso Signore che viene e che ci aiuta, non è una tragedia sbagliare strada, la tragedia è essere testardo e dire: "questa è la strada", e non lasciare che la voce del Signore ci dica: "Questa non è la strada, torna, torna indietro e riprendi la vera strada". Ci sono altri che camminano ma non sanno dove vanno: sono erranti nella vita cristiana, vagabondi, la loro vita è girare, di qua e di là, e perdono così la bellezza di avvicinarsi a Gesù, tante volte questo girare, girare errante, li porta a una vita senza uscita: il girare troppo si trasforma in labirinto e poi non sanno come uscire (Papa Francesco, 3 maggio 2016). Non ci è chiesta una conversione in senso morale, neppure una spiritualità nuova, piuttosto di entrare attivamente nella dinamica storica, là dove l´uomo si incontra con Dio e viceversa. Nella storia non c´è uno spazio dove gli uomini possono vivere in pace con la natura, in pace tra loro e in pace con Dio: è una strada da costruire con fatica tra i burroni e le montagne, in mezzo alle tortuosità della storia degli uomini, o meglio ancora della storia di Dio e dell´uomo.

I DOMENICA d´AVVENTO 27 novembre      notizia del 26/11/2016

Commento I Domenica di Avvento Mt 24,37-44: Essere pronti sempre Se usciamo per strada adesso, in questo momento, cosa vediamo? la strada che pullula di persone che vengono e vanno ; vedo una strada che pullula di automobili e di camion, vedo i negozi che sono sempre pieni di gente, soprattutto i supermercati e se vi entro dentro vedo carrelli pieni di roba, vedo gente seduta alla panchina, vedo gente che chiacchiera, vedo una giovane coppia che si bacia, vedo una vecchietta sola con una busta in mano col pane, vedo una vita che scorre. Una vita ordinaria, con cose ordinarie. Come quelle che dobbiamo fare tutti oggi: che va a lavorare, a studiare,a mangiare, a stirare, aspettare un amico, pensare alla febbre di un figlio, sistemare la mamma anziana, far la fila per pagare l´ennesima bolletta.... E´ in questa vita ordinaria che si rivelerà un giorno il grande mistero del ritorno di Gesù Cristo. Ai tempi di Noè tutti vivevano nell´ordinarietà e non si accorsero della grande pioggia che diventava diluvio e che distruggeva tutto, ad eccezione di Noè e di quanto era nell´Arca. E allora si pone il problema della consapevolezza: sono consapevole di questa vita che scorre nelle mie vene, nelle strade e nelle case del mio paese? Sono consapevole che un giorno dovrò anche lasciare questa vita? Sono cosciente che nella vita tutto passerà? Ho la coscienza che dovrò lasciare tutto? Un giorno mi sarà chiesta anche la vita: come vivo oggi sapendo questo? E´ solo vivendo con la consapevolezza di non essere eterni su questa terra che possiamo essere pronti al ritorno di Gesù. Oggi inizia l´Avvento, tempo particolare di presa di coscienza del fatto che non siamo eterni, ma soprattutto del fatto che Gesù ritornerà e sarà la fine di questa storia, di questa vita, per una vita diversa che oggi non mi è dato sapere. Molti vorrebero sapere tutto, il futuro, si rivolgono magari ai cartomanti, aprano i giornali per andare alla pagina degli oroscopi - toro, leone, scorpione, acquario - eppure Gesù Cristo ha predetto il futuro, che è nelle mani di Dio, per avvisarmi, per far sì che io sia pronto. E però, volutamente non ci ha detto né il giorno e né l´ora: 1), perché lo sa solo Dio Padre e 2) perché dobbiamo essere sempre pronti. E non fare come i topi, che quando il gatto non c´è si mettono a ballare, poi il gatto torna improvvisamente e se li mangia. Esser pronti vale più che sapere il giorno e l´ora: esser pronti sempre. Anche nella vita ordinaria. Anche mentre fai la spesa, lavi i piatti, prepari il tuo lavoro, ti metti a studiare, aggiusti la tua macchina, sei con gli amici davanti a un bicchiere di birra, stai festeggiando con i tuoi parenti, o sei afflitto perché hai saputo che quell´amico non ce l´ha fatta. Essere pronti sempre, sapendo che Gesù non ha mai preso in giro nessuno! E se siamo pronti, siamo sereni, tranquilli e pieni di gioia! P.S.: dimenticavo: il Figlio dell´Uomo è Gesù stesso! Buon Avvento.

DOMENICA 20 Dicembre : CRISTO RE      notizia del 19/11/2016

Commento della Domenica Cristo Re ( Lc 23,35-43) : Salvare la propria vita non pensando al proprio interesse..Ecco il grande insegnamento del nostro Re Si conclude anche a Roma l´Anno Santo della misericordia, della quale il vangelo odierno (Luca 23,35-43) offre un esempio commovente.
 Domenica scorsa il vangelo invitava i cristiani ad essere testimoni della fede sino alla fine, perché "con la vostra perseveranza salverete la vostra vita". Oggi dice che cosa significhi "salvare la vita", ossia qual è la sorte di chi persevera. Si celebra Cristo Re: come nell´abside di alcune antiche cattedrali, così la maestosa immagine del Re si staglia all´orizzonte dei fedeli; è la meta cui tendere se si vuole dare un senso e uno scopo all´esistenza, cioè se si vuole, appunto, salvare la propria vita.
 Il passo odierno sembra però contraddire l´immagine regale di Gesù, presentandolo morente, inchiodato alla croce in mezzo a due malfattori, tra i commenti beffardi degli astanti: "I capi lo deridevano dicendo: ´Ha salvato altri: salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l´eletto´. Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell´aceto e dicevano: ´Se tu sei il re dei giudei, salva te stesso´. Anche uno dei malfattori appeso alla croce lo insultava: ´Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!´"
 Un re crocifisso e deriso? Il seguito immediato fa capire di che genere sia la regalità di Cristo. Alla richiesta di uno dei due ladroni, l´altro reagisce rimproverandolo: "Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male". A sorpresa poi aggiunge: "Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno". E, con nostra ancor maggiore sorpresa, egli si sente rispondere: "In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso".
 Gesù sa che dopo la terribile prova della croce entrerà nella gloria del Padre suo, perché è stato fedele sino in fondo alla missione che il Padre gli aveva affidato; gli chiedono di dimostrare la sua regalità, scendendo dalla croce: egli invece non vuole che gli sia riconosciuta per la capacità di sottrarsi al supplizio, ma per la fedeltà alla sua missione; non perché comanda sugli altri, ma perché perdona. Quante volte, nel corso della sua vita terrena, aveva perdonato, confortato, dato speranza! Poco prima della promessa al cosiddetto "buon ladrone", era arrivato a giustificare persino coloro che lo stavano crocifiggendo: "Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno". La sua regalità si manifesta in questa infinita misericordia, nel perdonare: unica via che consente agli uomini di riconciliarsi con Dio e tra di loro, unica via che porta alla vera pace.
 Tante volte, nel corso della sua vita pubblica, egli aveva parlato del suo regno, il regno di Dio. Un regno che "non è di questo mondo", come ha puntualizzato davanti a Ponzio Pilato; un regno dove si seguono comportamenti diversi da quelli abitualmente in uso tra gli uomini; un regno la cui regola suprema è quella dell´amore, che si manifesta anche nel perdono.
 Lui per primo l´ha praticato, e può perciò invitare gli uomini a fare altrettanto. Riconoscendo Gesù come re, si riconosce che la sua grandezza gli deriva dall´essere stato fedele al Padre, che l´ha mandato a dimostrare sino a che punto Dio ami gli uomini. Gesù è stato fedele sino alla fine: la fine della sua vita terrena, la fine della capacità di amare; più di così non è possibile. Nel contempo, onorandolo come re si riconosce che, per quanto inarrivabile, egli è il modello per chi lo vuole seguire; per chi, imparando a perdonare, vuole concorrere a realizzare il progetto divino di un mondo nuovo, basato sull´amore. In altre parole, per chi vuole "salvare la propria vita": non pensando al proprio interesse, ignorando o magari sfruttando gli altri, ma al contrario: cioè come ha fatto Lui. "Venga il tuo regno", egli ci ha invitato a chiedere. Guardando a come si è comportato il re di quel regno, sappiamo come quel regno possiamo contribuire a realizzare.

DOMENICA 13 OTTOBRE 2016      notizia del 12/11/2016

Commento della Domenica Lc 21,5-19: Ma se Dio è buono e ci vuole bene, dov´è, quando accade una tragedia? Chi di noi, leggendo le pagine di un giornale, navigando sul web, o ascoltando i notiziari televisivi o radiofonici non rimane sconvolto dalle notizie con cui viene a contatto? Dalle devastanti guerre che affliggono l´umanità (ben 67 stati del mondo sono in situazioni di conflitto), ai fenomeni migratori di cui il Mare Nostrum è tragicamente protagonista (4.000 morti dall´inizio dell´anno, una media di 15 al giorno, e di essi 600 sono bambini); dai morti sulle strade (oltre 3.000 l´anno, in Italia) agli sfollati degli ultimi terremoti nel nostro paese, che hanno ormai raggiunto la quota di 50.000; dai femminicidi (già un centinaio in Italia nel 2016) ai morti sul lavoro (circa 800 dall´inizio dell´anno): uno stillicidio impressionante di numeri a cui, purtroppo, sono associati volti, storie, situazioni che rendono la notizia non più solo un fatto di comunicazione, ma un motivo di sofferenza, di sconforto e, ovviamente, di riflessione. Qual è la riflessione che possiamo fare di fronte a questi fatti? E qual è la riflessione che la storia ha fatto ogni volta che, in epoche diverse, ha dovuto affrontare drammi certamente anche peggiori rispetto a quelli citati? La Parola di Dio che abbiamo ascoltato riporta, come sappiamo, la vicenda storica del popolo d´Israele, che ha vissuto nella duplice distruzione del Tempio di Gerusalemme (una all´epoca dell´esilio in terra babilonese, sette secoli prima di Cristo, l´altra sotto la dominazione romana nel 70 d.C.) una delle pagine più drammatiche della propria esistenza. I profeti nell´Antico Testamento e gli evangelisti nel Nuovo, in forme letterarie distinte hanno espresso lo smarrimento e lo sconforto della popolazione di fronte ai fatti terrificanti della storia. Molte sono le espressioni drammatiche e intrise di sconforto che escono dal cuore, dalla mente e dalla bocca degli autori dei testi sacri, e anche se - come nella Liturgia di oggi - in un´ottica di fede vengono fatte ricondurre all´incomprensibilità di un mistero che si rivelerà solo negli ultimi giorni, tutte esprimono il medesimo concetto di fondo: ma se Dio è buono e ci vuole bene, dov´è, quando accade una tragedia? Dio, tu che ci ami e che fai rifiorire la vita ogni giorno nel grembo di una madre o tra i solchi di un campo di frumento, dove sei, quando una giovane vita viene ingiustamente spezzata da un destino che pare essere più forte anche di te? Dove sei, Dio, quando t´invochiamo? Dove sei, Dio, quando la cattiveria di pochi riesce a prendere il sopravvento sull´innocenza di molti? Dove sei, Dio, mentre l´innocenza è sopraffatta non dalle mani dell´uomo ma da un destino che a volte ci pare abbia il tuo volto e il tuo nome? Dove sei? Perché ti nascondi? Perché non rispondi tu a queste domande di senso, invece di lasciare che sia l´uomo a cercare di capirci dentro qualcosa? Perché non la dai tu, la risposta alle tragedie dell´umanità, invece che lo faccia un fraticello qualsiasi, che brandendo il microfono di una radio - per di più "cattolica" - ha la sfrontatezza di attribuire i drammi di famiglie rimaste prive di tutto al "castigo di Dio per le immoralità degli uomini"? Perché, Dio buono e giusto, non ci tappi la bocca e non apri il nostro cuore per comprendere - come ripetiamo spesso nella Liturgia - le parole del Figlio tuo? E che cosa ci dicono, alla fine, le tue parole, Signore, oggi, di fronte all´umanità desolata, smarrita e incapace a comprendere gli eventi della storia? Che cosa dicono a noi, uomini e donne qualunque, che spesso non pensiamo neppure ai drammi dell´umanità perché troppo presi dalle nostre cose o perché li riteniamo "lontani da noi", almeno finché non ci toccano in prima persona? Oggi, senza volerci dare la ricetta per i problemi dell´umanità, ci dici sostanzialmente tre cose; scontate, forse, per qualcuno; banali, forse, per altri; inutili, forse, per chi crede di avere una scienza infusa maggiore anche della tua. La prima, forse la più scontata, è che quando sentiamo parlare di tragedie o calamità, cerchiamo di non terrorizzarci, perché "devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine": ossia, senza essere fatalisti, fa parte della nostra storicità, della nostra limitatezza, della nostra mancata onnipotenza, della nostra umana mortalità e della nostra proverbiale "cattiveria" che nel mondo avvengano questi fatti, e purtroppo...non è mai finita, o meglio non lo è ancora. Quando lo sarà? Non lo sappiamo, così come non sappiamo dare una vera risposta a tutti i perché dell´esistenza, per cui - ed è il secondo insegnamento di oggi - è inutile che o noi stessi o altri osiamo prendere il posto di Dio (addirittura usurpando il suo nome, "Sono io", il nome del Dio dell´Esodo) dicendo a tutti che "Il tempo è vicino", come se avessimo in mano le chiavi della porta del Regno di Dio, pronti a far entrare coloro che ci dovessero seguire. Nessuno, per santo che sia, ha la password per entrare negli account del Padreterno: per cui, come dice bene Gesù oggi, non andiamo dietro a chi ci propina facili soluzioni ai drammi della storia. E così, nella terza e ultima perla di saggezza di questo difficile ma profondo testo di Luca con cui, di fatto, ci congediamo dalla lettura continuata del suo Vangelo, Gesù ci regala un messaggio di speranza. È capitato di tutto, nella storia dell´umanità, e continuerà a capitare di tutto, ma l´ultima parola - proprio l´ultima - del Vangelo di oggi, dà il senso a ciò che accade. E la lascio commentare a voi, anzi, ve la lascio assaporare e gustare profondamente: "Con la vostra perseveranza, salverete la vostra vita".

DOMENICA 6 Novembre 2016      notizia del 05/11/2016

Commento della Domenica: La vita non finisce, e neppure la speranza ( Lc 20,27-38) Ho pure provato a pensarci, qualche volta, ma ho abbandonato prontamente il pensiero. Non so se per paura, o forse perché dentro di me lo ritenessi inutile: ma più di tanto, non vi ho mai indugiato o macchinato sopra (anche se ora, pur con fatica, sto preparando al prossima catechesi: La vita oltre la morte) . Ripeto, forse tutto nasce da un timore, dalla paura - tutta umana, credo - nel pensare a qualcosa che non conosci, che non vedi, che concretamente non c´è e non sperimenti, eppure che senti dentro di te, come parte di te e della tua esistenza. Un´esistenza che non è quella di questo mondo, ovviamente. Sto parlando dell´aldilà, del mondo che va oltre la morte, di quell´esistenza che travalica i confini del morire e ci apre a un´altra dimensione. Quel mondo a cui molti non credono, a cui molti altri non pongono interesse, e di cui la stragrande maggioranza degli uomini non si preoccupa più di tanto perché "preso" da altro. Eppure, da che l´uomo è uomo, il pensiero del "dopo la morte" fa parte della nostra esistenza; almeno su questo, stiamo sereni, noi cristiani, che non l´abbiamo inventato noi. Noi, portandoci dietro il bagaglio della nostra storia, siamo figli della nostra dimensione antropologica: e in questi giorni nei quali i viali dei cimiteri risultano essere più affollati e frequentati del solito, non possiamo dire che non ci sia passato anche solo per un istante nella mente il pensiero su cosa ci sia al di là della nostra esistenza terrena. A me, e lo ribadisco, il pensiero un po´ intimorisce, forse perché amo alla follia l´intensità e la bellezza del vivere. O forse lo affido, in maniera scontata ed eccessivamente sbrigativa, a quella dimensione così bella e in questi casi così comoda della fede, la quale "ci pensa lei" ad affrontare il problema dandogli la dimensione di "premio per le fatiche", di "patria celeste", di "traguardo finale", di "compimento ultimo", di consolazione dalle tribolazioni quotidiane"; e chi più ne ha, più ne metta. Perciò, anche "se ci rattrista la certezza di dover morire, ci consola la promessa dell´immortalità futura", come cita uno dei prefazi delle messe per i defunti del nostro Messale Romano. Il problema, comunque, rimane, e così la domanda: "Cosa ci sarà dopo questa vita?", per dirla con le parole della Gaudium et Spes. Nessuno di noi ne ha la certezza; molti ne hanno la speranza; alcuni, hanno la pretesa e l´ardire di riderci sopra, facendosi gioco di chi, in questo aldilà, ha riposto molto più che una speranza. E tra chi "se ne fa un baffo" di questa speranza c´è chi, come i sadducei del Vangelo, ha riposto la propria speranza in qualcosa di senza dubbio molto più concreto, ma altrettanto certamente più effimero. Chi erano, questi "tipetti" con cui Gesù garbatamente si scontra sul tema dell´aldilà? I sadducei erano una delle tante sette in cui era divisa la religione giudaica ai tempi di Gesù: perlopiù, erano esponenti di una classe aristocratica molto potente, discendente da Sadoq, che era il sacerdote che aveva consacrato re Salomone. Un gruppo, quindi, abituato ad avere le mani in pasta nell´elezione dei governanti, forte soprattutto del proprio potere economico. È abbastanza comprensibile, allora, che una setta di questo tipo guardasse molto più alle cose della terra che a quelle del cielo. Il loro stesso modo di leggere la Bibbia era molto particolare: si concentravano solo sui primi cinque libri, quelli della Legge, trascurando totalmente i libri sapienziali e quelli profetici che, guarda caso, erano gli unici che parlavano di resurrezione e di un mondo "aldilà" di quello in cui ci troviamo a vivere. Del resto, a loro un mondo "aldilà" non solo non interessava, ma dava fastidio perché apriva gli occhi alla gente su una speranza, su qualcosa per il quale valesse la pena lottare in questo mondo per dare un senso alla vita. E lottare significava minare il potere di chi si sentiva superiore agli altri, appunto come i sadducei. E allora il loro "giochetto" con Gesù (che riprende, in burla, la storia di Sara e Tobia) è volto veramente a prendersi gioco della speranza, sia di quella futura sia di quella terrena: per chi nasce disperato, povero, abietto, emarginato, per chi è incapace a produrre e generare vita, pensare di avere una possibilità o una speranza è fuori da ogni logica, né ora né mai. Il potere e il denaro sono le due uniche logiche che governano il mondo: e di fronte a esse non c´è verso di dare speranza a chi ne rimane fuori. Il problema è che i sadducei non hanno fatto i conti con l´oste, e non hanno capito chi era il loro interlocutore. Si sono creduti talmente furbi da poterlo superare citandogli la Parola di Dio, per di più in maniera errata, perché la storia di Tobi e Sara termina positivamente. Ma il loro avversario risponde loro citando proprio il cuore del Pentateuco, degli unici libri che essi conoscevano, ossia l´episodio del roveto ardente, in cui Dio rivela la sua identità a Mosè. E la sua identità non è quella di un Dio di morti sepolti e dimenticati, ma di un Dio la cui forza sta nella sua presenza costante ed eterna lungo la storia, una presenza nella quale anche i patriarchi, gli antepassati, gli antenati di un popolo continuano a vivere nel popolo stesso. La vita non si ferma mai, la speranza neppure: e chi cerca di averne il sopravvento perché forte delle sue ricchezze e del suo potere, ha già perso la partita. Come sarà, allora, l´aldilà? I sadducei non lo sapranno mai, e in maniera precisa e dettagliata nemmeno il Signore Gesù ce lo dice. Di certo, la vita non finisce, e neppure la speranza: e se c´è un destino di gloria che va oltre la morte, questo è così perché qui, sulla terra, si è vissuta la vita con intensità, con forza e con ostinazione combattendo contro tutto ciò che parla di morte. Perché "Dio non è Dio dei morti, ma dei viventi".

Commemorazione di Tutti Defunti      notizia del 02/11/2016

Breve riflessione della liturgia di oggi. Abbandonare la vita, abbandonarsi a Dio Se sapessimo che la morte è bella e luminosa come queste meravigliose giornate autunnali; se sapessimo che l´Aldilà ha un cielo così azzurro, un bosco così colorato, un prato così verde e un´acqua così cristallina che questo frammento di mondo intorno a noi oggi ci regala...nessuno di noi avrebbe paura di morire, e nessuno di noi si porrebbe angosciose e irrisolte domande sul domani. Ma purtroppo, non è così. Della morte, noi che viviamo, non sappiamo nulla, fino a quella prova contraria che si chiama "morire"; dell´Aldilà men che meno, perché nessuno è tornato da là per raccontarcelo. Fantastichiamo, immaginiamo, speriamo, nella fede crediamo...ma non sappiamo nulla. E siccome dall´Illuminismo - o forse prima - esiste la Ragione e siamo convinti che finché c´è lei non c´è posto per la Fede, allora quello che non possiamo conoscere per Ragione lo crediamo per Fede, come ottima alternativa. La Ragione, però, ci offre certezze, e quindi tranquillità e serenità; la Fede di certezze oggettive ne ha ben poche (sennò che Fede è?), e dove manca la certezza, manca la stabilità, la sicurezza, la tranquillità, la serenità...per cui, di fronte alla morte (unica cosa certa di tutta l´esistenza) e all´Aldilà (una totale incertezza), abbiamo un forte senso di instabilità, di insicurezza. Ed ecco l´angoscia: l´angoscia di sapere che c´è qualcosa che non sappiamo, l´angoscia di non poterlo avere sotto controllo, l´angoscia di scoprire che, per quanto ci si dia da fare, l´Aldilà rimane una terribile e tremenda incognita. E quindi? Forse è meglio non pensarci. L´aveva già detto Pascal, a metà del 1600: "Gli uomini, non avendo nessun rimedio contro la morte, hanno stabilito, per essere felici, di non pensarci mai". Esattamente: basta non pensarci, e la vita diventa d´improvviso serena. Il problema però rimane: e purtroppo, costantemente, ritorna a importunarci. E ritorna anche con una certa frequenza, molto più di quanto pensiamo e sotto forme e nomi che, tra l´altro, ben conosciamo: la malattia, l´insuccesso, la fine di un progetto o di un amore, l´abbandono di una realtà nella quale ci sentivamo a nostro agio, la perdita di sicurezze economiche...sono tutti volti del limite, del nostro limite. Sono i volti della morte, che non sempre si presenta alla fine dell´esistenza, e non sempre diviene termine della nostra vita. Un lento e continuo morire delle cose ci fa sentire come "morti viventi": non certo come gli zombi del famoso film o come le maschere delle insulse feste di queste notti passate, ma come i morituri del mondo latino, incamminati verso l´inesorabile destino della fine che, seppur certo, tuttavia, non si sa quando verrà. Ecco perché temiamo la morte: perché la ignoriamo, perché non sappiamo come e quando sarà, perché non la teniamo in pugno, perché non la controlliamo noi; perché anche quando la pensiamo e la programmiamo, se è vero che a volte ci possiamo anche riuscire, è anche vero che l´istinto della vita è più forte e ci porta a fare marcia indietro (sono notizie di questi giorni, dagli Stati Uniti...). Già, perché quella vita che ci da fastidio e che spesso ci porta a dire "Ma quando finirà?", è sempre capace di stupirci, e soprattutto di fronte al pensiero della morte ci regala sprazzi di vitalità che neppure ci immaginiamo, come i tanti meravigliosi messaggi di gente che, di fronte alla vita che se ne va, esorta chi resta a sentire che la vita è bella. Ma per dare significato alla vita, e quindi alla morte, bisogna viverla intensamente, dal primo all´ultimo istante. Diceva già Seneca, filosofo latino contemporaneo di Cristo: "Ci vuole tutta la vita per imparare a vivere e, quel che forse sembrerà più strano, ci vuole tutta la vita per imparare a morire". Il pensiero della morte, allora, e di ciò che la seguirà, non necessariamente è dramma e angoscia: può diventare scuola di vita perché ti dà la coscienza dell´incoscienza, ovvero del fatto che non di tutto possiamo essere coscienti, non di tutto possiamo sapere origine e fine, non di tutto abbiamo la spiegazione, e soprattutto - letto con gli occhi della fede - ci ricorda che Dio esiste, che per fortuna non siamo noi, e che per farci comprendere che lui c´è e ci accompagna nella vita, ha fatto la cosa più sconvolgente che un Dio possa fare: morire, come noi. Era forse l´unico modo a sua disposizione per farci risorgere con lui. La serenità con cui guardare la morte, allora, non può essere quella di chi non ci pensa o di chi la sbeffeggia, magari sfidandola; è la serenità dell´abbandono, come quella del bimbo nel grembo di una madre, dentro il quale ci sta tanto bene e non vorrebbe mai uscirne, ma sa già che quando lo dovrà fare, la mamma sarà lì ad accoglierlo tra le sue braccia, con amore. Termino con altre due citazioni, dopo quelle di due filosofi del passato. Si tratta di due santi del presente, uno - Paolo VI - da poco elevato alla gloria degli altari; l´altro - Carlo Maria Martini - santo perché testimone e profeta del nostro tempo. "Mi sono riappacificato col pensiero di dover morire - dice Martini - quando ho compreso che senza la morte non arriveremmo mai a fare un atto di piena fiducia in Dio. Di fatto in ogni scelta impegnativa noi abbiamo sempre delle uscite di sicurezza. Invece la morte ci obbliga a fidarci totalmente di Dio". E in quella meravigliosa pagina di spiritualità che fu il suo testamento, il Beato Paolo VI scriveva così: "Fisso lo sguardo verso il mistero della morte, e di ciò che la segue, nel lume di Cristo, che solo la rischiara; e perciò con umile e serena fiducia. Avverto la verità, che per me si è sempre riflessa sulla vita presente da questo mistero, e benedico il vincitore della morte per averne fugate le tenebre e svelata la luce. Dinanzi perciò alla morte, al totale e definitivo distacco dalla vita presente, sento il dovere di celebrare il dono, la fortuna, la bellezza, il destino di questa stessa fugace esistenza: Signore, Ti ringrazio che mi hai chiamato alla vita".

1 Novembre 2016      notizia del 31/10/2016

Commento della Solennità di Tutti Santi (Mt 5,1-12): I santi non sono coloro che hanno fatto cose grandiose, ma coloro che hanno vissuto la loro vita facendo semplicemente ciò che dovevano fare, con l´aiuto di un semplice strumento: l´amore e la fiducia nella ricompensa di Dio SS. Messe h. 9.00 - 10.30 - 12.00 e 18.00 Il libro dell´Apocalisse, di cui alla Prima Lettura di oggi, adopera un linguaggio allegorico o simbolico che a detta di tutti gli esegeti si riferisce ai fenomeni avvenuti durante i primi anni di cristianesimo, in tempi di persecuzione romana. Si parla nel testo di due visioni: la prima riguarda un numero ben preciso di persone, 144000, "delle varie tribù d´Israele" che vengono "segnate" con il sigillo. Si tratta di Giudei convertiti al cristianesimo che, sotto la persecuzione dei Romani, hanno perseverato nella fedeltà a Dio e nella loro condotta irreprensibile di buona testimonianza. Il numero non è letteralmente attendibile, ma rappresenta nel simbolo una moltitudine indefinita di persone (12 al quadrato = 144000). La seconda visione riguarda invece una grande moltitudine di cristiani di varie provenienza etniche e culturali (di tante nazioni) che sempre in epoca imperiale romana sono passati attraverso il martirio e la sofferenza e sono destinati a vestire di bianco: indosseranno la veste candida, simbolo di purezza e di incontaminatezza e di predilezione da parte dell´altissimo. Gli uni e gli altri riconoscono che la salvezza, fino ad allora attribuibile solo all´imperatore di Roma, appartiene all´Altissimo e a Cristo Figlio di Dio, il cui sangue sparso ci ha redenti e riscattati. Si tratta quindi di martiri e di "santi", cioè puri e integerrimi nella condotta, illibati e privi di ogni macchia, peraltro non contaminati da impudicizia e da sordidezza pagana e immonda (Ap 14, 4 - 5). Gli uomini "candidi" poseranno davanti al Dio Altissimo al quale parleranno della loro costanza nella prova e della loro testimonianza. La tradizione della Chiesa, particolarmente in Sant´Agostino, ha visto in questi personaggi i cosiddetti "santi", per come noi li intendiamo oggi. A dire il vero il termine "santo" era originariamente attribuito a tutti i membri della comunità cristiana: quando Paolo parla di "santi" intende in effetti tutti coloro che hanno preso l´impegno solenne della testimonianza del Signore e che fanno parte di una comunità nella quale conducono la loro perseveranza di vita virtuosa e irreprensibile. E del resto nei primi anni dell´era cristiana vi era maggiore consapevolezza della radicalità della scelta evangelica e che il battesimo comportasse una convinta predisposizione alla testimonianza di fede anche fino all´effusione del sangue. Anche ai nostri giorni si richiede il medesimo spessore di coerenza dei primi secoli, poiché a tutti i credenti in Cristo sarebbe richiesto effettivamente il medesimo eroismo di conformità al Signore, come del resto esorta la Scrittura: "Siate santi, perché io, il Signore vostro Dio, sono Santo" (Lv 19). Ma senza nulla togliere a codesta vocazione universale alla santità, sulla succitata linea dell´Apocalisse, oggigiorno si è soliti attribuire il concetto di "santi" a tutti coloro che hanno dato particolare prova di eroismo e di provata virtù nella perfetta imitazione del nostro Redentore, che si sono distinti nella radicalità di testimonianza evangelica ciascuno secondo un particolare carisma o monito evangelico, conformandosi totalmente allo stesso Cristo Signore. In sintesi, la santità è prerogativa universale poiché la si chiede indistintamente a tutti i credenti, ma vi sono coloro che di essa hanno dato un saggio ineludibile e questi sono gli eroici uomini virtuosi che noi esaltiamo sugli altari. Conformemente ai martiri e ai membri della "grande moltitudine di cui all´Apocalisse, essi hanno vissuto in pienezza la loro appartenenza a Cristo, ci hanno edificato con la loro vita esemplare e con il loro eroico coraggio, ci sono stati di orientamento nelle virtù e nella perfezione, ci hanno spronati e condotti sulle orme del vangelo, tuttora ci convincono intorno alla bellezza della prospettiva cristiana e adesso vivono la meritata ricompensa di gloria riservata agli eletti. Essi possono a pieno diritto intercedere per noi presso Dio senza che questo nulla ometta alla divina onnipotenza: alla pari di Abramo che intercedeva per Sodoma o di Mosè la cui intercessione salvò il popolo idolatra dallo sterminio, essi possono per noi impetrare dal Signore tutte le grazie delle quali abbiamo bisogno e tutte le preghiere e le devozioni a loro rivolte da parte nostra saranno sempre legittime, a condizione che non ci inducano a sminuire il primato assoluto di Dio. Il novero di questi personaggi illustri è immenso e vario perché differente è stata la vita di ciascuno di essi e diversi gli insegnamenti e i tratti evangelici di cui sono stati testimoni esemplari. Da parte di tutti si riscontra la linearità cristiana di umiltà e di carità, in tutti si evince l´illuminata fede e la massima dedizione al Signore nella preghiera e nella meditazione, ma in modo peculiare in ciascuno si evince la ricchezza di uno specifico evangelico di cui sono stati propugnatori. La Chiesa infatti può disporre dei meriti di un San Tommaso D´Aquino che ha vissuto il particolare dono dello studio e della difesa della dottrina, di un Sant´Antonio Abate che ha sacrificato se stesso nella solitudine e nella penitenza, di un San Giovanni Bosco e Don Puglisi che hanno edificato la Chiesa donandosi alla gioventù abbandonata; di una Madre Teresa di Calcutta che ha mostrato particolare zelo per i poveri e per gli indigenti. In ciascuno di questi personaggi si riscontra uno specifico di testimonianza evangelica e in tutti quanti insieme la costruzione di una Chiesa che ripropone il volto incontaminato di Cristo sotto molteplici aspetti di dono e di carisma La presenza di tanti uomini e donne che hanno segnato varie epoche di vita cristiana con la loro zelante conformità a Cristo costituisce la certezza che Dio suscita in ogni tempo molteplicità variegate di doni e di ricchezze che proliferano nel mondo in modo da far emergere la ricchezza e la grande attualità del vangelo; al contempo ci offre anche orientamento e incentivo affinché anche noi comprendiamo che la santità è una prospettiva possibile e che la perfetta imitazione del Cristo non è affatto avulsa e utopica, ma in ogni epoca si rende al contrario indispensabile per il progresso della vita e della società. La coerenza e l´esemplarità di vita di tante persone di spiccato eroismo nella virtù ci orienta a cercare solo in Gesù Cristo il criterio di vita più adeguato. La liturgia di oggi ci ragguaglia però del fatto che non possiamo escludere dal numero dei "santi" tutti coloro che sono passati inosservati e dei quali non si è svolto alcun processo di canonizzazione: accanto ai numerosi santi il cui culto ha ormai assunto dimensioni ultrapopolari (Sant´Antonio, Padre Pio, Madre Teresa ecc) vi sono tantissimi altri uomini esemplari di cui l´agiografia fa un cenno minimo nel calendario e altri di cui nulla si conosce se non consultando apposite enciclopedie voluminose. Di tantissimi altri non si fa menzione e sono passati inosservati. Ma indipendentemente dall´importanza che noi possiamo attribuire a ciascuno di essi nelle nostre preghiere e nelle nostre devozioni, la Chiesa non dimentica che essi vivono davanti al Dio Altissimo la medesima dimensione di gloria a pari dignità e senza differenziazioni, poiché Dio li ha saggiati e li ha trovati tutti degni di sé (Sap 3, 5) arricchendoli tutti quanti degli stessi grandi benefici. E di conseguenza, ignoti o conosciuti essi vengono oggi tutti esaltati in ugual misura.

TORNA L´ ORA SOLARE      notizia del 29/10/2016

Ricordo che da questa notte, sabato 29 ottobre, si torna all´ora solare e.... si dorme un´ora in più

DOMENICA 30 ottobre 2016      notizia del 29/10/2016

Commento della Domenica : ( Lc 19,1-10 ): Oggi voglio fermarmi a casa tua, ci dice Gesù . Che il Regno dei Cieli fosse per i piccoli, intesi come gli ultimi, i più poveri, gli emarginati, i più deboli, credo che nessuno fatichi ad ammetterlo. Però non si capisce come mai, e soprattutto cosa c´entri, che a questa categoria dei "piccoli" possano appartenere anche i piccoli di statura; e poi, che necessità c´è di ribadirlo? Al di là dell´altezza di una persona adulta, ciò che fa da discriminante per il suo ingresso nel Regno dei Cieli non sono di certo i centimetri che Madre Natura gli ha appioppato dalla pianta dei piedi fino alla testa: non credo ci voglia molto a capire che la salvezza è offerta da Dio sia a quelli alti di statura che a quelli bassi come Zaccheo! Ma se Luca nel presentare quest´uomo usa tre caratteristiche, e una di queste è proprio la statura, beh, forse è il caso di porvi attenzione in maniera adeguata, perché di sicuro ha qualcosa da dirci. Così come non è indifferente il fatto che Gesù si trovi a Gerico, anche perché stava andando in maniera decisa verso Gerusalemme, e che vi salga da Gerico, ha il suo significato particolare. Gesù sale da Gerico a Gerusalemme, mentre pochi capitoli prima, sempre nel Vangelo di Luca, un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico, e non fu proprio così fortunato... perché andare a Gerico, non è la cosa più facile di questo mondo. Passare da Gerico vuole dire passare da un posto che, nella Bibbia, è stato ostile a Dio sin dagli inizi: a Giosuè ci sono voluti sette giri di esercito per fare crollare le sue mura, e questo non sarebbe mai stato possibile senza la collaborazione di una delle persone più rappresentative della città, Rahab, una prostituta; nel Nuovo Testamento si parla di Gerico tre volte, per indicare che la città è abitata da ciechi, che raggiungerla provenendo da Gerusalemme rappresenta un rischio notevole (e non è detto che ci sia sempre un buon samaritano che passi di là e abbia compassione di te), e che a Gerico abita un uomo, "capo dei pubblicani", "ricco", "di nome Zaccheo", "piccolo di statura". Non facciamo indigestione biblica, e cerchiamo poco a poco di assimilare ciò che Luca vuole dirci con il gesto compiuto da Gesù. È come una pallina messa in cima a un piano inclinato, che corre accelerando verso il punto più basso, il male! Siamo a Gerico, in depressione, ovvero 275 metri sotto il livello del mare, nella città ostile e lontana da Dio, e lì vive non un pubblicano qualsiasi, ma il capo dei pubblicani, il peggior corrotto immaginabile e possibile, per di più ricco, categoria che nel Vangelo di Luca rappresenta la peggiore delle razze umane. Ci manca che Luca ci giochi sopra, e prenda in giro questo capo pubblicano ricco di Gerico chiamandolo "Zaccheo", che significa "puro e immacolato"...più in basso di così! Macché! Come se non bastasse, ci dice che era piccolo di statura: gente, abbiamo raggiunto la peggior bassezza immaginabile e possibile! Peggio di così si muore... Eppure questa bassezza, fatta piccola non per il Regno dei cieli, ma dal fardello e dal peso delle ricchezze che si porta addosso, si mette in testa di vedere Gesù, e di fare ciò che tutti gli uomini fanno quando pensano a Dio: elevarsi fino a lui per essere come lui. E corre avanti a Dio, e sale più alto di lui: pensa forse di poterlo sopraffare, come fa con i contribuenti! Oppure ha capito che è giunto il momento perché qualcuno nella vita si accorga di lui non solo per riempirlo di insulti e di epiteti, ma perché finalmente lo chiami per nome e gli dica: "Oggi devo fermarmi a casa tua". Sì, "devo", non "voglio" fermarmi a casa tua: sono obbligato, è volontà di Dio che io entri in casa tua, perché in questa casa tua entri la salvezza. Ma come? Ma il Figlio di Dio viene a Gerico e invece di scagliarsi contro il male della città entra in casa, ovvero si fa connivente e amico del peggiore, del più basso, del più infimo dei peccatori esistenti? La cosa non passa inosservata alla gente di Gerico, che mormora contro Dio, e pensa che sia finito del tutto ogni barlume di onestà, se anche Dio si fa amico dei peccatori... Come se non bastasse, Dio si giustifica: "Il Figlio dell´Uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto". Certo, per noi tutto tranquillo: ma non per il popolo d´Israele che vedeva in Dio il giudice giusto e vendicatore, difensore dei giusti e sterminio dei peccatori. Invece, e per di più a Gerico, con Gesù avviene l´esatto contrario. Che cosa sarebbe successo, se Gesù fosse entrato in Gerico per condannarne la depravazione e denunciarne i soprusi, gli abomini e le ingiustizie? Non ci è dato di saperlo: noi sappiamo solo che chi è stato derubato, otterrà quattro volte il valore della sua merce, e che ai poveri qualcuno, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, darà la metà dei suoi beni. Come nel Regno dei Cieli. Meglio di così, la scappata di Gesù a Gerico non poteva certo andare.

DOMENICA 23 Ottobre 2016      notizia del 22/10/2016

Commento della domenica : Solo la preghiera dei giusti arriva al cuore di Dio (Lc 18,9-14) La liturgia della parola di Dio ritorna sul tema della preghiera, con particolare accentuazione, questa volta, sulla vera dalla falsa preghiera. Se nella parabola di domenica scorsa si evidenziava, da parte di Gesù, la necessità di pregare sempre e di chiedere senza stancarsi, nella parabola di oggi, riguardante il fariseo e il pubblicano, prosecuzione del vangelo di Luca di domenica scorsa, si mette in risalto la preghiera dei salsi giusti, che nel caso specifico è il fariseo, che va a vantarsi davanti al signore della sua condizione di esatto e perfetto in tutto e che ha avanzato, anche fisicamente, nel tempio, quasi ad avvicinarsi e a porsi sullo stesso piano e livello di Dio, se non addirittura di superarlo, in fatto di esattezza e precisione; e, dall´altro lato, un povero pubblicano, riconosciuto da tutti, come al tempo di Gesù, come peccatore pubblico, in quanto riscuoteva le tasse e quindi in qualche modo era corrotto, che stando in fondo al tempio si batteva il petto e chiedeva perdono a Dio dei suoi peccati. Due figure contrapposte: una falsa e menzognera, che si autoesalta e si identifica con la perfezione della moralità e della legalità; l´altra autentica e sincera con se stessa e con Dio, che si riconosce per quello che è, ovvero un peccatore. Due personaggi nella precedente parabola: il giudice disonesto e la vedova che chiede giustizia; due personaggi contrapposti, oggi, il fariseo e il pubblicano per farci capire, dalla bocca stessa di Gesù quale è la strada più giusta da percorrere per arrivare alla verità e alla santità della vita. Non senza un monito finale, la parabola del Vangelo di oggi, si conclude con questa espressione, con le parole di Gesù: "Io vi dico: questi (il pubblicano), a differenza dell´altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato". Umiltà ed autoesaltazione non possono andare d´accordo, non possono camminare insieme. Il cristiano, sull´esempio di Gesù è una persona umile, una persona che si misura con le sue reali possibilità, debolezze e fragilità, non mistificando la verità, non apparendo diverso da quello che è effettivamente, cioè un peccatore che ha bisogno di redenzione e salvezza, che trova in modo pieno ed autentico in Gesù Cristo, uno Redentore e Salvatore. Gesù, in questa parabola vuole farci capire l´importanza della preghiera sincera, quella che nasce dal cuore ed esprime essenzialmente il bisogno di conversione, pentimenti. Non sta giudicando il comportamento e la categoria sociale e religiosa dei farisei, condannandoli, né vuole esaltare la categoria dei pubblicani, facendola assurgere a modelli di preghiera e di conversione, ma semplicemente vuol dirci che nella vita di ogni persona arriva il momento in cui si effettua una verifica della propria esistenza a tu a tu con Dio. E ciò si fa appunto nella preghiera, quando nell´autenticità del nostro essere comprendiamo i nostri limiti, riconosciamo i nostri peccati e chiediamo umilmente perdono per ricominciare a fare cose meno sbagliate e sempre più giuste e sante. Nella preghiera sincera, che nasce dal nostro cuore, non giudichiamo gli altri, assurgendo noi come esseri perfetti. Purtroppo il fariseo, questo lo fa, nella parabola del vangelo, ma anche nella vita di tutti i giorni. L´ipocrisia domina la scena della sua quotidianità, diventa un attore e un uomo che sa spettacolarizzare anche la preghiera, senza parlare del resto. Infatti, egli come si presenta al cospetto del Dio altissimo nel tempio? Con quali parole prega? Si presenta all´in piedi, diremmo con una prosopopea tale da fare paura allo stesso Signore e con parole dai toni preoccupanti e minacciosi: "O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo". Questo modo di dire, non è pregare, ma semplicemente imprecare, che qualcuno ci sia al di sopra di lui, come perfetto e superiore, al Quale si rivolge, con un´iniziale presunta preghiera di ringraziamento, perché non è come gli altri. Dall´altro canto, la preghiera sincera e umile del pubblicano, che già ha i suoi seri problemi morali e interiori, per cui si presenta al cospetto di Dio nel tempio, tenendosi lontano, perché indegno di accostarsi e prega con il profondo convincimento, battendosi il petto, in segno di condizione di peccatore, dicendo parole profonde: "O Dio, abbi pietà di me peccatore". Poche parole, ma vere e rispondenti alla verità interiore dell´essere umano peccatore, per sua natura e condizione, perché alla base della natura umana c´è il peccato originale, che, pur tolgo, con il battesimo, nella realtà le conseguenze di essere si avvertono e sentono in molti comportamenti, individuali e collettivi, dell´essere umano. Dobbiamo fare i conti con questa nostra realtà e bisogna lavorare, all´interno, per costruire una spiritualità, non di apparenza, ma di sostanza. San Paolo, nel brano della seconda lettura di oggi, nel ricordare il suo cammino di conversione, purificazione e di impegno missionario, alla fine si rende conto che sta alla fine della sua vita e consapevole della realtà futura fa la sua bella professione di fede, ma anche di totale abbandono a Gesù Cristo, per quale ha vissuto e per il quale ha versato il sangue fino al martirio e scrivendo all´amico Timoteo, dice, parole cariche di dolcezza e misericordia. Combattere la battaglia della vita, non sempre facile, soprattutto quando sei lasciato solo con te stesso, dopo aver fatto il bene a tutti; ma alla fine trionfa la fede, che è quello che conta; trionfa la verità, la serenità di fronte alla morte e all´eternità. Paolo, davanti al grande mistero della vita, oltre la vita, ha un animo sereno e fiducioso in Dio e guarda le vicende umane, di cui egli e gli altri sono stati protagonisti, con gli occhi del perdono e della tenerezza di un padre. Ecco perché il testo della prima lettura di oggi, tratto dal libro del Siracide, ci riporta alla natura di Dio come giudice, che sa valutare con giustizia le cose dell´uomo e della storia. Scrive, infatti, il saggio dell´Antico Testamento che la preghiera dell´umile e del povero trova più facile ascolto ed accoglienza nel cuore di Dio. Egli si muove a compassione ed apprezza l´operato di chi fa del bene a chi si trova in necessità. E le categorie sociali in difficoltà, menzionate nel testo, sono diverse: il povero, l´oppresso, l´orfano e la vedova. Oggi che oltre a pregare per noi stessi, poveri peccatori, noi siamo invitati a pregare per i veri poveri del mondo, quelli che muoiono di fame, per mancanza dei beni essenziali, che non hanno nulla, non possono curarsi. Il grido del povero si innalza forte dalla terra ed arriva al cielo e dal cielo ridiscende sulla terra, con la speranza che gli uomini e le donne che hanno una sensibilità possono mettersi in opera, perché questa preghiera si traduca in azione e comportamenti umanitari a sostegno dei poveri e bisognosi di questo mondo. La giornata mondiale missionaria che celebriamo in questa domenica, abbia la finalità che Papa Francesco ha attribuito ad essa nell´anno della misericordia. Essa "ci invita a guardare alla missione ad gentes come una grande, immensa opera di misericordia sia spirituale che materiale". In tal modo, la preghiera ci aiuta ad aprire lo sguardo di fede sul mondo che ancora ha bisogno di Dio e di conoscere Cristo e il suo vangelo di amore e perdono. Nello stesso tempo, il Papa ci ricorda che "siamo tutti invitati ad "uscire", come discepoli missionari, ciascuno mettendo a servizio i propri talenti, la propria creatività, la propria saggezza ed esperienza nel portare il messaggio della tenerezza e della compassione di Dio all´intera famiglia umana". La nostra non sia una preghiera da farisei, che ostentano iniziative e sensibilità, senza fare in concreto nulla; ma sia una preghiera-azione da pubblicani pentiti e coscienti che c´è un lungo cammino di conversione da fare per rendere giustizia agli oppressi ed assicurare il pane agli affamati. Sia questa la nostra preghiera sincera, in comunione con tutta la chiesa, missionaria della misericordia: "O Dio, tu non fai preferenze di persone e ci dai la certezza che la preghiera dell´umile penetra le nubi; guarda anche a noi come al pubblicano pentito, e fa´ che ci apriamo alla confidenza nella tua misericordia per essere giustificati nel tuo nome". Amen.

GIORNATA MONDIALE MISSIONARIA      notizia del 22/10/2016

GIORNATA MONDIALE MISSIONARIA 22-23 OTTOBRE Siamo giunti al consueto appuntamento con la Giornata Missionaria Mondiale, prevista per questa domenica. Missio ad gentes: da missum, participio passato del verbo latino mittere, mandare, inviare alle genti, per annunciare il Vangelo in tutto il mondo. Nella storia, gli originari soggetti della missione sono stati i primi cristiani, in cammino con gli apostoli o in diaspora dalle persecuzioni. Nel 1622, con la nascita della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, cd. Propaganda Fide, la missione viene “centralizzata” e i missionari diventano “inviati apostolici”. Dal XVII secolo si aggiungono anche le donne missionarie; dal XVIII/XIX secolo nascono gli Istituti specifici. Alle Chiese locali resta il compito di “cooperare”, sostenendo da lontano con la preghiera e le offerte l’azione apostolica dei missionari inviati. E così, oggi nel 2016, sono 90 gli anni trascorsi da quel famoso 1926, in cui Propaganda Fide propose a papa Pio XI di indire una giornata annuale in favore dell’attività missionaria della Chiesa universale. La richiesta, accolta con favore dal pontefice, dette vita alla prima “Giornata Missionaria Mondiale per la propagazione della fede”, stabilendo che ciò avvenisse ogni penultima domenica di ottobre, tradizionalmente riconosciuto come mese missionario. Da allora, in questo giorno i fedeli di tutti i continenti sono chiamati ad aprire il loro cuore alle esigenze spirituali della missione e ad impegnarsi con gesti concreti di solidarietà a sostegno di tutte le giovani Chiese. Con le offerte della Giornata, che confluiscono a livello mondiale nel FUS (Fondo Universale di Solidarietà), si sostengono da sempre progetti per consolidare la Chiesa, mediante l’aiuto ai catechisti, ai seminari con la formazione del clero locale, e all’assistenza socio-sanitaria dell’infanzia. L’Ottobre Missionario dà, così, inizio all’anno pastorale, ma, stavolta, porta a conclusione il Grande Giubileo straordinario, iniziato nel 2015, attraverso riflessioni, spunti e preghiere ad esso ispirate, in un percorso fra contemplazione, vocazione, annuncio, carità e ringraziamento, alternatosi ogni settimana, dal suggestivo titolo “Nel nome della misericordia”. “Il Giubileo Straordinario della Misericordia, che la Chiesa sta vivendo, offre una luce particolare anche alla Giornata Missionaria Mondiale del 2016: ci invita a guardare alla missione ad gentes come una grande, immensa opera di misericordia sia spirituale che materiale. In effetti, in questa Giornata Missionaria Mondiale, siamo tutti invitati ad “uscire”, come discepoli missionari, ciascuno mettendo a servizio i propri talenti, la propria creatività, la propria saggezza ed esperienza nel portare il messaggio della tenerezza e della compassione di Dio all’intera famiglia umana. In forza del mandato missionario, la Chiesa si prende cura di quanti non conoscono il Vangelo, perché desidera che tutti siano salvi e giungano a fare esperienza dell’amore del Signore. Essa «ha la missione di annunciare la misericordia di Dio, cuore pulsante del Vangelo» e di proclamarla in ogni angolo della terra, fino a raggiungere ogni donna, uomo, anziano, giovane e bambino” – così recita il Messaggio del Santo Padre per la GMM. Madre Teresa-di Calcutta: giornata-missionaria-mondiale E´ l’immagine sul manifesto scelta per rappresentare un così importante evento è quella raffigurante il sorridente volto della indimenticabile Madre Teresa di Calcutta, canonizzata il 4 settembre scorso: “Madre Teresa, – come riferiva il Papa nella sua omelia – in tutta la sua esistenza, è stata generosa dispensatrice della misericordia divina, rendendosi a tutti disponibile attraverso l’accoglienza e la difesa della vita umana, quella non nata e quella abbandonata e scartata… Si è chinata sulle persone sfinite, lasciate morire ai margini delle strade, riconoscendo la dignità che Dio aveva loro dato; ha fatto sentire la sua voce ai potenti della terra, perché riconoscessero le loro colpe dinanzi ai crimini – dinanzi ai crimini! – della povertà creata da loro stessi. La misericordia è stata per lei il “sale” che dava sapore a ogni sua opera, e la “luce” che rischiarava le tenebre di quanti non avevano più neppure lacrime per piangere la loro povertà e sofferenza… Madre Teresa amava dire: «Forse non parlo la loro lingua, ma posso sorridere». Portiamo nel cuore il suo sorriso e doniamolo a quanti incontriamo nel nostro cammino, specialmente a quanti soffrono. Apriremo così orizzonti di gioia e di speranza a tanta umanità sfiduciata e bisognosa di comprensione e di tenerezza”. Rafforzati dal suo esempio, diamo in questa giornata testimonianza di carità, contribuendo, con la nostra offerta, a migliorare le condizioni di vita materiale e spirituale, sostenendo l’opera del missionari nel mondo. Tutte le offerte raccolte nelle parrocchie di questo fine settimana saranno devolute per le necessità missionarie nel Mondo

DOMENICA 16 Ottobre 2016      notizia del 15/10/2016

Commento della Domenica: il valore della preghiera (Lc 18, 1 -8) Credo sia capitato a diversi di noi di trovarci a chiedere con insistenza qualcosa a Dio: una grazia, un aiuto, un favore, un sostegno nei momenti di difficoltà. Ci sta, il fatto di essere insistenti con Dio: è anche sinonimo di fiducia in lui, nella stragrande maggioranza dei casi, e in fondo non è che stiamo chiedendo chissà cosa. Noi siamo limitati, poveri, mortali, incapaci e indifesi, di fronte agli attacchi della vita: e allora, se non ci dà retta lui, chi ci dà retta? Quindi, se notiamo un certo silenzio da parte sua, non dobbiamo aver paura a farci avanti esigendo ciò che ci spetta. In fondo, assumiamo il medesimo atteggiamento della vedova del Vangelo, che insiste presso il giudice irriguardoso perché le faccia giustizia, secondo quanto le spetta per diritto. Per inquadrare correttamente la parabola che abbiamo ascoltato, non vanno dimenticate due cose riguardanti l´ambiente giudaico. Innanzitutto, la figura della vedova: insieme all´orfano, nella Bibbia è la categoria maggiormente abbandonata dalla società, e di essa è direttamente Dio - e chi agisce in suo nome - a farsi carico. Quindi, in una società in cui tutto è retto dalla volontà di Dio, anche e soprattutto la legge, la vedova in questione non sta chiedendo favori particolari al giudice, sta solo reclamando il diritto di essere difesa, perché nessun altro lo fa per lei. E qui entra in campo la seconda figura, quella del giudice, che essendo l´uomo che fa rispettare la legge (intesa però come legge di Dio, e non degli uomini), è tenuto a essere non un arbitro imparziale, ma colui che esercita la giustizia in nome di Dio, una giustizia che salva e libera chi - come la vedova - è sfruttato e oppresso. Quindi, il giudice non può essere imparziale di fronte alla legge, perché la legge di Dio è parziale, fa preferenze: difende sempre i poveri e gli oppressi. Per il nostro ordinamento giuridico e per la nostra mentalità cresciuta sulla base del diritto romano, una cosa di questo tipo è inconcepibile e profondamente ingiusta: la legge è uguale per tutti, va applicata per ciò che è, e il giudice deve essere arbitro imparziale che fa rispettare la legge a chiunque. Per la mentalità biblico-giudaica, un giudice che "non teme Dio", e che nemmeno per gli uomini "ha riguardo" è totalmente inconcepibile. È un giudice ingiusto, anche se imparziale di fronte alla legge. Dicevo all´inizio che pure a noi è capitato di essere insistenti, nelle nostre preghiere, con un Dio che a volte pare faccia fatica ad ascoltarci, quasi fosse pure lui un giudice - imparziale e ingiusto allo stesso tempo - che non fa caso a chi si rivolge a lui per essere aiutato. Ma credo onestamente che a nessuno di noi sia mai balenato per la mente di "fare un occhio nero a Dio" per colpa della sua apparente sordità alle nostre suppliche... prendercela con Dio può pure starci, ma senza l´intenzione di fargli del male o di arrivare a minacciarlo... sarebbe quantomeno grottesco! Eppure, con il beneficio d´inventario che la comparazione della parabola ci esige, la vedova del Vangelo arriva a essere talmente insistente con il giudice che questi si sente minacciato fisicamente! Sì, perché questo è il significato originario del termine greco che traduce la frase "perché non venga continuamente a importunarmi": la preoccupazione del giudice di non dover girare con un occhio nero era forse dovuta al fatto che si sentiva minacciato fisicamente da chi avrebbe potuto prendere le difese della vedova, cosa che probabilmente non era così infrequente, ma che soprattutto avrebbe causato un crollo della sua reputazione professionale. E così, per pura convenienza, fa giustizia alla vedova oppressa e sfruttata adottando gli stessi criteri di Dio; il quale, invece, non ha bisogno che l´umanità giunga a minacciarlo perché egli eserciti la giustizia, perché "egli fa giustizia prontamente ai suoi eletti che gridano giorno e notte a lui". Il problema, allora, non è il silenzio di Dio di fronte alle ingiustizie, ma il nostro silenzio, la nostra inedia, la nostra accidia, il nostro disinteresse, che non denota altro se non una mancanza di fede in un Dio che può veramente ribaltare le sorti del mondo, se ci si affida a lui. Diamine! Un giudice irriguardoso riesce a ribaltare la sorte di una povera vedova condannata all´ingiustizia per via della sua insistente e quasi minacciosa preghiera, volete che Dio non sappia ascoltare il grido e l´anelo dell´umanità? Il problema è che l´umanità, oggi più che allora (ecco perché Gesù usa un verbo al futuro), denota di non avere più la minima dose di fede in un Dio che può veramente instaurare un regno di giustizia, se l´umanità gli dimostra di crederci veramente pure lei. Se l´umanità dimostrasse di credere veramente in un mondo più giusto e più solidale, farebbe di tutto per ottenere da Dio la forza necessaria per cambiare il mondo; se l´umanità dimostrasse di credere in un Dio giusto e difensore dei poveri, non si farebbe nessun riguardo a pregarlo, a implorarlo giorno e notte, a chiedere a lui di indicargli la via giusta perché il suo Regno di giustizia si instauri nel mondo! Se l´umanità avesse fede, e la dimostrasse, e la coltivasse, invece di implorarla da Dio come fosse un distributore automatico di grazie (non dimentichiamoci: "Aumenta la nostra fede!, è il grido privo di responsabilità dei discepoli all´inizio di questa dottrina lucana sulla fede), allora l´unica violenza che userebbe per ottenere giustizia, l´unica arma per "fare un occhio nero" a chi non ha riguardi per il povero sarebbe quella della preghiera, della semplice preghiera di abbandono e di fiducia in Dio. Non furono le armi di Israele a sconfiggere Amalek: furono le braccia alzate di Mosè, alzate con insistenza da Cur e da Aronne...vorrà pur insegnarci qualcosa, tutto questo?

VENDITA dei CICLAMINI...      notizia del 08/10/2016

...per aiutare la ricerca medica nelal lotta contro la sclerodermia: La sclerodermia è una malattia cronica di tipo autoimmune (il sistema immunitario del malato attacca i suoi stessi tessuti). In greco antico sclerodermia significa letteralmente "pelle dura". A causa di un´abnorme attività di fibrosi, combinata a un malfunzionamento del microcircolo periferico, la sclerodermia causa appunto l´ispessimento della pelle. Nei casi più gravi lo stesso meccanismo si estende ai tessuti di organi interni quali polmoni, apparato digerente e - meno frequentemente - cuore e reni. In questo caso si parla di sclerosi sistemica progressiva (Systemic Sclerosis, SSc). È classificata fra le connettiviti; gli specialisti di riferimento sono il reumatologo e l´immunologo. La malattia fu descritta per la prima volta nel 1753 dal medico dell´Ospedale degli Incurabili di Napoli, Carlo Curzio

DOMENICA 9 OTTOBRE 2016      notizia del 08/10/2016

Commento della domenica Lc 17,11-19: Saper dire grazie:Ricordati di santificare le feste", recita uno dei comandamenti; già prima di Gesù, la festa comportava di non lavorare, per avere il tempo e le disposizioni d´animo adatte ad elevare la mente a Dio con sentimenti di riconoscenza L´accentuata immigrazione di stranieri che caratterizza i nostri tempi manifesta, anche nella nostra società sedicente evoluta, l´accentuarsi dei pregiudizi razziali. Peraltro, essi sono vecchi come il mondo: e la Bibbia ne dà la prova. Gli antichi ebrei, convinti che Dio fosse unicamente il "loro" Dio, guardavano con indifferenza, quando non con sottile disprezzo, gli appartenenti ad altri popoli; se trascurati da Dio - questo il loro sotteso ragionamento - dovevano essere rozzi e malvagi. Eppure la Bibbia smentisce spesso simili convinzioni: ad esempio nei due casi presentati dalle letture di oggi. La prima (2Re 5,14-17) porta all´VIII secolo avanti Cristo. Il profeta Eliseo guarisce "a distanza" il comandante dell´esercito siriano, colpito dalla lebbra: è uno straniero, non sapeva nulla del Dio d´Israele, ma quando il prodigio glielo fa scoprire manifesta pubblicamente la sua riconoscenza. Gesù (Luca 17,11-19) risana "a distanza" dieci lebbrosi; però soltanto "uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un samaritano". Non è l´unico passo del vangelo in cui i samaritani, detestati dagli ebrei in quanto stranieri ed eretici, emergono migliori di loro: basti ricordare la parabola detta appunto del "buon" samaritano, perenne ammonimento sul fatto che non è la razza a determinare la qualità degli uomini. I due episodi presentano molte somiglianze: in entrambi i beneficiati sono lebbrosi, sono stranieri, sono guariti a distanza; ma soprattutto, sono riconoscenti. Il fatto mette in evidenza, tra i guariti da Gesù, l´ingratitudine degli altri nove. "Quando incontriamo qualcuno che ci deve riconoscenza ce ne ricordiamo subito. Quante volte invece incontriamo qualcuno verso il quale abbiamo un debito di gratitudine e non ci pensiamo", ha scritto Goethe. Ed è tanto più vero riguardo a Colui al quale più di chiunque altro dobbiamo gratitudine, perché da lui abbiamo ricevuto tutto: la vita, con ogni buona cosa che la vita ci ha portato e ci porta, come l´intelligenza e l´istruzione, la possibilità di mangiare tutti i giorni, di avere una casa e un vestito e di curarci se ci ammaliamo, la capacità di amare ed essere amati, un mondo da ammirare per l´infinità di cose belle che racchiude. Soprattutto, da Dio abbiamo ricevuto incomparabili doni spirituali, riassumibili nella sua amicizia e nella possibilità di raggiungerlo, un giorno. Spesso ci si dimentica di tutto ciò; tutto ci pare dovuto, o insignificante perché ovvio, scontato. Ecco perché nella preghiera spesso ci limitiamo a chiedere, chiedere ancora, chiedere dell´altro. Sarà allora il caso di ricordare il senso autentico della domenica cristiana. ". Con Gesù, la festa ha mantenuto lo stesso significato, ma enormemente arricchito: la riconoscenza trova la sua espressione più alta nella Messa, il cui nome proprio, non a caso, è Eucaristia, cioè "ringraziamento". Nella Messa, sacerdote e fedeli riconoscono di avere ricevuto tutto da Dio e, come si dovrebbe anche nei rapporti tra gli uomini, contraccambiano come possono. Di nostro avremmo ben poco da dargli; ma - stupore - lui stesso ci ha messo nelle mani il dono da offrirgli, ed è il dono più grande, il suo stesso Figlio per noi morto e risorto. Quale meraviglia, quale generosità! Dio ci colma di doni, compreso quello da offrire a lui; da parte nostra occorre soltanto la volontà di farlo. E se lo facciamo, se anche noi ci riconosciamo graziati, si realizza anche per noi quanto Gesù ha detto all´unico dei dieci lebbrosi tornato a ringraziarlo: "Alzati e va´; la tua fede ti ha salvato".

3 ottobre 2016      notizia del 04/10/2016

ORARIO SS. MESSE da LUNEDI’ 03 OTTOBRE Festivi: h. 9.00 - 10.30 - 12.00 - 18.00 Feriali: h. 8.00 - 9.00 -18.00 Preghiera delle Lodi h. 8.40 Preghiera del santo rosario h. 17.15 Preghiera dei Vespri h. 18.30 SEGRETERIA h. 9.00 – 12.00 e 16.00 – 18.30 1° Giovedì del mese: Adorazione Eucaristica dalle h. 17.15 Parrocchia SS. Trinità a Villa Chigi – www. sstrinita-villachigi.com - Tel.06 / 8600733 – via Filippo Marchetti, 36

DOMENICA 2 Ottobre      notizia del 01/10/2016

Commento al Vangelo di Domenica: Cos´è la fede? In una parola la fede è mettersi al servizio dei fratelli Che cos´è la fede? E soprattutto, come si misura, come si determina? In base a quale criterio possiamo dire che una persona ha più fede o meno fede di un´altra? Quella che a noi balza direttamente agli occhi è la frequentazione dei luoghi di culto da parte di un soggetto. Quando vediamo qualcuno andare spesso in chiesa e partecipare con frequenza alla vita della comunità parrocchiale, ci viene quasi di immediato da pensare che quella è una persona che ha fede, identificando così la fede con la "pietà", ovvero quantomeno con la dimensione liturgica e sacramentale, visto che con fatica possiamo determinarne la dimensione più profonda, cioè quella spirituale. E ci capita pure di manifestare un senso di inadeguatezza, o addirittura di inferiorità, rispetto a chi, ai nostri occhi, dimostra una fede forte e poco comune: "Tu sì che hai fede", "Io non ho tutta quella fede che hanno certe persone", "Anche a me piacerebbe credere come fanno tanti", sono tutte espressioni che fanno parte del nostro lessico abituale. Fortunatamente, il contatto più frequente con la Parola di Dio e in modo particolare la lettura del Vangelo di Luca che ci sta accompagnando in questo anno liturgico, ci aiutano a comprendere che non è esattamente così, e che la fede di una persona non si misura dalle volte in cui va a messa, o dalla sua osservanza delle norme e dei precetti della religione, o dalla sua irreprensibilità morale: altrimenti, il sacerdote e il levita della parabola del samaritano, così come il fratello maggiore del figliol prodigo sarebbero certamente da additare a esempi di fede, data la loro irreprensibilità di fronte ai comandamenti di Dio. Il quale, tuttavia, non guarda certo all´esteriorità del culto e alla apparente santità di vita, ma a quegli atteggiamenti del cuore che - il Vangelo di Luca ce lo ricorda in mille modi - si traducono spontaneamente in gesti d´amore, di carità, di servizio ai fratelli. È proprio questo modo nuovo di interpretare la fede che spinge i Dodici a implorare a Gesù una fede più grande: "Accresci in noi la fede". Questo grido, che spesso è anche il nostro grido, a me sa molto di incapacità ad assumersi ognuno le proprie responsabilità. Chiedere a Dio che sia lui a dare maggior spessore alla nostra fede può significare, in fondo, che la fede è un dono di Dio al quale pensa lui in tutto e per tutto: Dio ci dona la fede, la aumenta in seguito alla nostra richiesta, ci fa diventare sempre più santi con una serie di pratiche da lui determinate, e noi siamo a posto, siamo salvi facendo il minor sforzo possibile. Io non sono così convinto che la fede sia un regalo concesso da Dio all´uomo e preconfezionato in modo tale che l´uomo deve solo invocarlo e accoglierlo: sono invece convinto che il dono di Dio è la Rivelazione, l´annuncio del messaggio, la storia della Salvezza fatta carne nel Figlio, a cui l´uomo è chiamato a rispondere appunto con il proprio assenso, appunto con la fede. Ciò che dobbiamo chiedere a Dio, forse, non è una maggior quantità di fede, ma di farci comprendere cosa significhi credere in lui, perché la nostra risposta alla Rivelazione del suo amore sia adeguata. Ecco allora il perché della risposta che Gesù dà nel Vangelo: non è questione di "quantità" di fede, perché per quello sarebbe sufficiente averne tanta come un seme di senape. La questione è: cos´è la tua fede, cosa significa credere. E Gesù non fa altro che ribadire quello che da diverse domeniche, ormai, cerca di metterci in testa: la fede non è un insieme di precetti da osservare o di leggi da rispettare (come era nell´esperienza del popolo dell´Esodo), ma è vita di carità, di attenzione agli altri, di cura verso i poveri. In una parola, la fede è mettersi a servizio. È mettersi a servizio dell´umanità sofferente, caduta sotto i colpi del male, come fece il buon samaritano; è mettersi a servizio di Cristo, che passa in mezzo a noi come ospite e pellegrino, come fecero Marta e Maria nella loro casa, o come l´uomo che dà un pane all´amico che bussa di notte alla sua porta; è mettersi al servizio del povero, con i beni di questo mondo, lontani dall´atteggiamento degli uomini ricchi che fanno i conti su se stessi, o che banchettano lautamente senza pensare ai poveri che stanno alla loro porta, ma piuttosto sfruttando la disonesta ricchezza per crearsi relazioni profonde e durature; è mettersi al servizio degli altri sull´esempio del signore che tornando tardi di notte e trovando i servi ancora svegli, si cinge i fianchi e passa a servirli. Oggi, ci chiede proprio di imitare il suo esempio e di fare come lui: essere sempre pronti e attenti alle necessità dei fratelli, senza la pretesa, poi, che egli ci debba premiare o lodare per ciò che facciamo. Perché il nostro servizio agli altri, in fondo, non è un merito e tantomeno ci acquista meriti: non è altro se non ciò che dovevamo fare. Così è la vita di fede: risposta, nell´amore e nel servizio, a un Dio che si rivela a noi come servo dell´uomo, profondamente innamorato della nostra umanità. Amore, servizio, ma soprattutto gratuità: è qui che si gioca la nostra vita di fede. Teniamolo a mente, soprattutto per quelle volte in cui pretendiamo che il nostro impegno, le nostre attività, il tempo che dedichiamo agli altri, ci venga riconosciuto e ascritto a nostro merito. Siamo servi inutili: qualunque gesto di carità e di servizio fatto agli altri, grande o piccolo che sia, non è altro che il nostro dovere.

DOMENICA 25 Settembre 2016      notizia del 24/09/2016

Commento della Domenica : Non ci si converte dopo la morte, ma durante la vita ( Lc 16,19-31) SS. messe h.9.00 - 10.30 - 12.00 e 19.00 Il Vangelo della scorsa domenica ricordava che la ricchezza condanna spesso a trovarsi sul versante del male; la povertà, invece, è la condizione interiore della persona buona, destinata a riposare in eterno nel seno di Abramo: è paradossale, in una cultura come quella semitica, ove era forte la convinzione che la miseria, la malattia, la sterilità costituissero il segno pubblico di un peccato personale, o dei genitori, o delle precedenti generazioni. Attenzione, però! è vero che tutti i santi sono poveri in spirito, ma non sempre è vero che tutti i poveri sono santi... Quest´oggi san Luca pone ancora la domanda: la ricchezza è una condizione intrinsecamente disordinata? è un peccato sempre e comunque? Quando la ricchezza diventa colpevole? Quando viviamo per far soldi e per accumulare capitali. Perdiamo così di vista la realtà che ci circonda: una realtà fatta anche e, in gran parte, di poveri. Siamo in crisi economica da quasi vent´anni: ormai non ci sono dubbi, si tratta di crisi strutturale e non congiunturale; tuttavia gli economisti affermano che la crisi non ha toccato le tasche dei grandi ricchi; al contrario, costoro sono diventati addirittura più ricchi di prima! mentre, chi era già in condizioni precarie, è diventato ancora più povero. Anche se non c´è stata volontà esplicita da parte dei primi, di aggravare la sperequazione sociale, lo stato di indigenza che si è esteso a macchia d´olio nelle altre classi sociali addolora e interpella l´intera comunità: la forbice che separa i ricchi-sempre-più-ricchi, dai poveri-sempre-più-poveri, non è frutto del destino, ma possiede una causa e delle responsabilità umane. Quando indossare vestiti eleganti e costosi diventa colpevole? Quando si investono ingentissimi capitali nella moda e, si sa, in taluni paesi non occidentali, qualcuno è sfruttato, condannato a lavorare con un salario da fame, per confezionare i manufatti, a cui verrà applicato un marchio che moltiplica per 1000 il prezzo del capo d´alta moda, esposto in vetrina... Lo so, il discorso è complicato ed è troppo facile sputar sentenze... La moda italiana costituisce uno dei settori in attivo della nostra produzione; ci dicono che dovremmo ringraziare gli stilisti per il contributo positivo al PIL... Con tutto il rispetto, il valore della bellezza estetica, di tutto ciò che può esaltare il corpo, non si discute per il piacere di discuterlo. Ricordo anche che, quando Adamo ed Eva abbandonarono il giardino dell´Eden, Dio cucì loro delle tuniche per coprire la vergogna della loro nudità (cfr. Gn 3,21). Quando la cura per l´eleganza e la moda in genere diventano autocelebrativi, smarriscono il fine principale di un abito, si esauriscono in estetismi spettacolari fini a sé stessi, allora perdono l´innocenza dei primordi e rasentano pericolosamente l´abisso del peccato. Non sarà superfluo ricordare che l´aggettivo ‘esteticò deriva dal greco e significa ‘funzionale´: quando la Genesi dichiara che Dio ammirò l´opera delle sue mani e ripeté: "Ecco, era cosa buona...", intende dire che l´opera di Dio, così come quella dell´uomo, immagine e somiglianza di Dio, è buona quando è funzionale al fine per il quale è stata concepita e realizzata. Allorché l´estetica funzionale viene surclassata da quella puramente decorativa, sinonimo di lusso sfacciato e di status symbol, dobbiamo preoccuparci che Dio non ci benedica affatto... Penso che molti avranno letto il capolavoro di Hermann Hesse "Siddharta" (1922), la storia del giovane principe indiano: suo padre avrebbe voluto che non conoscesse la povertà, le sofferenze, le malattie... e per questo aveva circondato il giardino del palazzo con un alto muro, nella speranza che Siddharta non vedesse la realtà che stava al di là. Un giorno, il ragazzo si trovò davanti al cancello, inavvertitamente lasciato aperto dai servi. E vide! e capì! E lasciò per sempre il palazzo... Infine, c´è la questione dei banchetti: il Paradiso viene descritto nel Vangelo come un banchetto eterno. Tuttavia, passare la vita a gozzovigliare è un peccato: fa male alla salute e fa male anche agli altri! Nella vita non si può pensare solo a sé stessi; bisogna pensare anche al prossimo, soprattutto a chi è meno fortunato e muore di fame. Il cibo può diventare simbolo di un modo sbagliato di vivere le relazioni affettive e, in genere, un approccio col mondo di tipo egoistico e possessivo. L´egoista compulsivo vuole tutto per sé: se potesse, divorerebbe le persone, come divora una bistecca, o un piatto di pasta. Non a caso il peccato originale è rappresentato come l´atto di mordere, o di mangiare un frutto proibito: il divieto divino non è un atto di autoritarismo fine a se stesso; non si può mordere tutto, solo perché attrae i sensi; non si può mangiare tutto, solo perché appaga il desiderio! "Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti". Lezione numero 1: tra il mondo dei vivi e l´aldilà è stata posta una distanza invalicabile. La fede ci insegna che si può comunicare con i nostri defunti solo nella preghiera, in particolare nella celebrazione eucaristica. La Messa costituisce l´accesso rituale per realizzare la comunione della Gerusalemme terrena con la Gerusalemme del Cielo. Lezione numero 2: Cristo è risorto! Se non abbiamo creduto in Lui neppure se ci apparisse il nonno, il marito, il figlio... crederemmo. Personalmente non nutro alcun interesse per come si sta nell´aldilà; è tuttavia diffusa, anche tra i cristiani, la curiosità affettuosa e devota di conoscere come vivono i defunti. Ebbene, il desiderio di comunicare con loro, percorrendo canali che sono contrari alla fede, non è funzionale a migliorare l´esistenza nell´aldiqua. Facciamo un bell´esame di coscienza, non assecondiamo desideri impossibili, e inutili distrazioni...

RACCOLTA FONDI TERREMOTO      notizia del 17/09/2016

"Domenica 18 settembre, in tutte le chiese si svolgerà una colletta nazionale da destinarsi al fondo di solidarietà predisposto dalla Conferenza Episcopale Italiana e gestito dalla rete Caritas" Anche la nostra parrocchia aderirà a questa colletta in tutte le messe, compresa la prefestiva del sabato. La raccolta continuera fino al 27 novembre e il ricavato verrà consegnato direttamente ai responsabili per un progetto mirato. NESSUNO PASSERA´ DI CASA IN CASA per RACCOGLIERE SOLDI. POSSIBILI OFERTE VANNO CONSEGNATE DIRETTAMENTE IN PARROCCHIA

DOMENICA 18 Settembre 2016      notizia del 17/09/2016

Commento della Domenica . Dio vorrebbe vederci scaltri per conquistare il Regno di Dio …e non solo per le cose materiali (Vangelo: Lc 16,1-13) La parola di Dio di questa domenica, in questo anno della misericordia, ci invita ad elevarci a Dio con la mente e con il cuore, avendo dentro di noi sentimenti puri e comportamenti onesti. La preghiera delle persone corrotte, di chi sfrutta la gente, le umilia, le offende non può essere accetta a Dio e Dio non l´accoglie di certo. Bisogna convertirsi e rivolgere al Signore con il cuore contributo tutte le richieste di grazia e di provvidenza che Lui può soddisfare nei modi e nei tempi che decide Lui. Su questi temi impegnati, la parola di Dio di oggi, ci invita a fare un vero discernimento sul nostro modo di pensare e di agire nei confronti di Dio e degli altri. Il profeta Amos denuncia apertamente, riguardo al suo tempo, la corruzione, le ingiustizie che erano evidenti in quel periodo, come in tutti i tempi della storia dell´umanità, che si lascia affascinare dal Dio denaro, dalla ricchezza e dal benessere, sfruttando, in molti casi, i sacrifici e le rinunce fatte dalle persone rette ed oneste, sensibili e quindi generose verso i povere e i bisognosi. Dio non perdona lo sfruttamento di ogni genere, specialmente chi specula sui bisogni degli altri. Questa terribile denuncia, vale più che mai ai nostri giorni. Sfruttamenti in ogni ambito, soprattutto dei bambini e delle donne, dei lavoratori, degli immigrati, di quanti per necessità chiedono un pezzo di pane e vengono maltrattati ed umiliati in vari modi. La preghiera che oggi la Chiesa rivolge al Signore, all´inizio della santa messa ci mette in guardia, proprio da comportamenti evidentemente contro la dignità delle persone, del lavoro e dal desiderio spasmodico di accumulare beni: "O Padre, che ci chiami ad amarti e servirti come unico Signore, abbi pietà della nostra condizione umana; salvaci dalla cupidigia delle ricchezze, e fa´ che, alzando al cielo mani libere e pure, ti rendiamo gloria con tutta la nostra vita. Sulla dignità della persona, sulla sicurezza e sul valore della tranquillità è improntata la seconda di oggi, tratta dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo. L´apostolo Paolo raccomanda, prima di tutto, la preghiera, per tutti dai più grandi ai più piccoli nella scala delle considerazioni sociali e del potere pubblico. Il che l´apostolo lo motiva per il fatto che tutti possiamo condurre "una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio". La motivazione religiosa è esplicitata nei successivi versetti. Una richiesta di grande portata spirituale, umana e sociale soprattutto se applicata ai nostri contesti e alle realtà del mondo d´oggi, spesso in conflitto. Tutti pregano Dio, ma non tutti pregano per lo stesso motivo: quello della pace e della giustizia. Invece si invoca impropriamente il nome di Dio, si alzano mani al cielo, non per chiedere aiuto, ma per fare guerra agli altri, per uccidere e massacrare. Mani macchiate di sangue che si elevano al cielo non potranno mai avere risposta ed accoglienza da parte di Dio. Mani purificate dal lavacro della penitenza, della riconciliazione e del pentimento sincero con la soddisfazione del debito contratto potranno elevarsi al cielo nella speranza di essere esaudite. Il Vangelo di questa domenica, in cui si parla dell´amministratore disonesto ci fa capire, che arriva per tutti il tempo di rendere conto della propria vita, della gestione dei propri beni e quelli degli altri. E il vangelo non si riferisce solo ai beni materiali, ma soprattutto ai beni spirituali, quelli che hanno valore per l´eternità. Alla fine il Vangelo loda quasi l´amministratore disonesto, non per le cose che ha fatto che sono deplorevoli, ma per la scaltrezza con la quale ha agito ai soli fini egoistici, personalistici ed affaristici. E conclude: "I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce. Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne". Ed infine, la lezione morale, il monito che viene dal racconto evangelico, o detto in termini nostri, la morale della favola è questa: "Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l´uno e amerà l´altro, oppure si affezionerà all´uno e disprezzerà l´altro. Non potete servire Dio e la ricchezza". Sappiamo quanta corruzione nel mondo e quanta gente, in tutti gli ambiente, specialmente in quelli in cui circolano i soldi, si lascia corrompere dal Dio denaro. Inizia con il poco, a rubare agli altri o al popolo, per arrivare progressivamente a furti sempre più consistenti. Perché la sete del guadagno facile non si estingue mai. E bisogna fare molto attenzione proprio a questo tipo di tentazione che si può insinuare nella vita di qualsiasi persona, pressata dal bisogno o semplicemente perché abituato a uno stile di vita elevato, in cui il denaro fa da regolatore di ogni attività umana. Scrive il grande santo vescovo d´Ippona: "Io vedo che voi avete tanto amore per il denaro da esserne spinti a intraprendere fatiche, sopportare digiuni, attraversare mari, affidarvi ai venti e ai flutti. Intendo quindi farvi mutare l´oggetto del vostro amore, non farvi accrescere l´amore che volgete ad esso. Dio vi chiede di amarlo nella stessa misura, non di più: rivolgendosi ai cattivi cristiani che sono avari, chiede loro di amarlo tanto quanto amano il denaro. Non pretende un amore maggiore, anche se Dio vale incomparabilmente più del denaro. Da parte nostra copriamoci almeno di rossore, battiamoci il petto, confessiamoci peccatori, non però stendendovi sopra un pavimento [per proseguire nei nostri peccati]. Chi si batte il petto senza correggersi, si indurisce nei suoi peccati senza cancellarli: noi dobbiamo batterci il petto e impegnarci a correggerci, perché non debba poi punirci lui, il nostro maestro".

DOMENICA 11 SETTEMBRE 2016      notizia del 10/09/2016

Commento della Domenica : Lc 15,1-32 Dio, non nasconde il male , ma ha lo stesso sguardo di misericordia verso tutti SS. Messe h. 9.00 - 11.00 e 19.00 Si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori Come stare con i pubblicani e i peccatori, quelli che vivono ai margini della società? Come non formare un gruppo di benpensanti e rinchiudersi in un ghetto di privilegiati? come non escludere e creare scarto? È possibile frequentare persone dubbie, senza condividerne la vita? Quale è il confine tra chi è peccatore e chi no? Come essere testimoni se ci escludiamo o escludiamo gli altri? Mangia con loro Ormai siamo arrivati al trionfo del fast-food, dello street-food, del finger-food,... ognuno col suo panino, magari per strada, o in piedi intorno al tavolo del buffet (non sempre educatamente in fila) nel tentativo di riempire il proprio piatto da abbandonare mezzo pieno un po´ più in là. Pranzare insieme, in famiglia, sta scomparendo divisi da orario di lavoro e di palestra, dalla mensa o dalla pizzata con gli amici. Viviamo in una società che è diventata sempre più isolante (e forse egoistica)... dalla vita in tribù si è passati alla famiglia patriarcale a quella nucleare per finire al monolocale dei single, per scelta o per necessità. Però abbiamo la televisione, internet, i cellulari, i social. Mangiare insieme ha un valore simbolico altissimo: si mangia con la mano destra, la stessa usata per le armi, dunque ogni inimicizia è caduta; nella vita ci sono prede e predatori, se si mangia insieme nessuno è preda dell´altro; mettendo tutti le mani nello stesso piatto è necessaria una fiducia reciproca; si mangia per sopravvivere dunque l´uno sostiene la vita dell´altro; lo stesso cibo alimenta ciascuno, diventa il corpo di ognuno, simbolicamente diventiamo fratelli. I farisei e gli scribi mormoravano, e non possiamo dargli torto, andando con quella gente di malaffare la coscienza è turbata dalla sensazione di diventare collaboratori del male, di condividerne l´esperienza. Quello che colpisce è il fatto: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro», fa comunione con loro, sotto lo stesso tetto; la sua fama era nota: «Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!» (Lc 7,34). Non si tratta di nascondere la verità del male ma di avere lo stesso sguardo di misericordia di Dio, non è una rapida assoluzione quanto l´inizio di un percorso. Va in cerca I racconti mettono in evidenza una predilezione di Cristo per i peccatori, quelli che sono più in pericolo ed hanno maggiormente bisogno di salvezza. Le parabole raccontano della ricerca di loro fatta con lo slancio del pastore e la sistematicità della donna; Gesù è continuamente alla loro ricerca, li accoglie e vive in mezzo a loro, si confonde con i peccatori fin dal Battesimo (cfr. Lc 3,21). Gesù non discrimina nessuno, anzi incoraggia i peccatori perché li fa sentire cercati da Dio stesso. I giusti non sono esclusi, se accettando di aver bisogno di Cristo e di far festa con lui, se non si autoescludono come il fariseo del Vangelo (cfr. Lc 18,9-14), e purtroppo come questi scribi e farisei che mormoravano. Avviene spesso che sia l´uomo a discriminare gli altri davanti a Dio, mettendosi nella categoria dei giusti. Gesù invece è nella direzione dei rifiutati perché sono figli di Dio perduti due volte: per la loro storia personale per l´esclusione dei benpensanti. Vale la pena considerarsi giusti? È sufficiente una coscienza limpida? Piuttosto è necessario essere misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso (Lc 6,36); sull´esempio di Gesù dobbiamo diventare capaci di mangiare con i peccatori, per condividere con gli altri la misericordia che abbiamo ricevuto. L´unico modo di essere cristiani nella relazione tra persone non è la contrapposizione o la marginalizzazione, ma il dialogo tra poveri peccatori cercati e amati da Dio: entrare nel mondo degli altri, sporcarsi le mani, non scusare il peccato ma testimoniare l´amore che guarisce. Rallegratevi Luca ci racconta la gioia di Dio, quella nel cielo come quella davanti agli angeli di Dio, la sua attenzione si concentra su quello che prova Dio, la sua azione, non su ciò che il peccatore deve fare. La conversione è il frutto della passione di coloro che cercano più che l´impegno di chi si è perduto. Questa gioia ci fa partecipare, qui sulla terra, alla vita del Paradiso, rallegrandoci possiamo anche noi entrare nella logica della Misericordia di Dio.

DOMENICA 4 settembre 2016      notizia del 03/09/2016

A noi la scelta ( Lc 14,25-33 ) Tanti anni fa, era molta di più la gente che andava in chiesa, rispetto a oggi: questo è fuori di discussione. Nel giro di pochi anni, soprattutto in alcune zone del nostro paese già da qualche tempo maggiormente "laicizzate" rispetto ad altre, abbiamo assistito a un vero e proprio crollo nella frequenza, anche solo alla messa domenicale: alcuni dati molto attendibili parlano di una frequenza intorno al 40% fino al 2000, e ora scesa sotto il 25%, con un calo di quasi la metà nel giro di una ventina d´anni o meno. A chi non frequenta, certi dati non fanno né caldo né freddo; ma a noi che - anche se diciamo di non avere la sindrome del numero - è sempre piaciuto vedere le chiese piene, tutto questo fa male, crea dispiacere e anche un po´ di frustrazione. Nessuno ha mai detto che credere in Gesù Cristo o frequentare la chiesa sia obbligatorio, o che sia un atto dovuto: e a essere sinceri, neppure nostro Signore l´ha mai detto. Anzi, stando al Vangelo di oggi pare che ci tenga in modo particolare a smorzare un po´ i toni dell´entusiasmo nei suoi confronti, visto che alla folla numerosa che andava con lui parla in modo abbastanza chiaro, dicendo cosa pensa di questo suo entusiasmo, ma soprattutto dettando le condizioni per essere suoi discepoli. O meglio, indicando cosa significhi "non essere suo discepolo": non può far parte del gruppo dei discepoli chi non è capace di rinunciare, di dire di no a qualcosa. la logica del "sì a ogni costo" non è la logica del discepolo e tantomeno del suo Maestro. Essere discepoli di Gesù significa dire di "sì" a lui, e di conseguenza di "no" ad altri, in particolare a tre realtà senza le quali spesso ci sentiamo finiti: i vincoli familiari e affettivi, l´accettazione da parte della società, i beni materiali. Per essere suoi discepoli, non esiste altra possibilità: occorre considerare i vincoli affettivi meno importanti dell´amore per il Maestro, occorre accettare la logica della croce, cioè quella dell´isolamento dalla società (com´era appunto per i condannati alla crocifissione), occorre rinunciare a tutti gli averi, ossia ai beni materiali. Un Gesù crudele? Forse. Di certo, l´evangelista Luca vuole concentrare in questi pochi versetti il succo di alcuni degli insegnamenti più importanti del suo Vangelo. La logica degli affetti, dei vincoli parentali, della "cricca", del gruppetto di persone con cui ci si trova bene e che fa stare bene, è ciò contro di cui Gesù si era scagliato nel Vangelo di domenica scorsa: è difficile poter costruire una comunità di credenti basandosi sulla logica clientelare del gruppetto, dei favori, delle preferenze. Se preferenze ci devono essere, queste devono essere per coloro che a un banchetto sontuoso in cui siederai ai primi posti non potranno invitarti: e sarai beato se al tuo banchetto sederanno, appunto, i poveri. Allora la rinuncia alla logica degli averi, ultima delle tre condizioni per seguire Gesù, renderà credibile la nostra attenzione ai poveri: e qualora non fossimo convinti che la logica del possedere e dei beni materiali non salva l´uomo, prepariamoci, perché in queste prossime domeniche riceveremo una serie di belle lezioni riguardo alla ricchezza, che non vale quanto l´amore di un padre, né quanto l´amicizia delle persone care, né tantomeno quanto la vita eterna. In mezzo, la logica della croce, quella che la folla numerosa non aveva capito, quella che è ben radicata nella mente di questo leader che è Gesù, ma non in quella dei suoi seguaci, che hanno ancora la speranza di vedere in lui l´uomo che prenderà Gerusalemme, la infiammerà, la libererà dal potere di Roma, e allora è bene stare al suo fianco, dietro di lui, pronti, a un suo ordine, ad assumere il potere. Perciò, oltrepassata ormai la metà del Vangelo di Luca, in dirittura d´arrivo nel suo cammino verso Gerusalemme, è bene che Gesù giochi a carte scoperte e dica chiaramente che la logica della folla numerosa, dei numeri abbondanti, delle tante persone che gli vanno dietro, delle chiese piene, delle messe frequentate e del potente regime di cristianità, non è la sua logica; e se qualcuno la pensa in questo modo, è invitato a fermarsi un attimo e a ponderare per bene se sia il caso o no di continuare a seguire il Maestro. Perché iniziare un cammino è bello ed entusiasmante, ma se la meta è ben diversa da quella che abbiamo in mente, allora è bene evitare di profondere sforzi ed energie per qualcosa che poi rischiamo di abbandonare a metà. È molto più saggio riconoscere che non siamo fatti per una prospettiva di questo tipo, che non siamo fatti per essere suoi discepoli. Che cosa dobbiamo fare, allora? Smettere di credere in lui? Smettere di essere discepoli di Cristo perché la nostra logica è di un cristianesimo forte, numeroso e potente, come purtroppo la storia per molto tempo ci ha offerto e propinato? Assolutamente no: il Maestro ci offre un´altra logica, quella della croce, della rinuncia, dell´umile accettazione dell´ultimo posto, della scelta preferenziale per i poveri. Questa è la condizione necessaria per cogliere la profondità e l´autenticità del messaggio cristiano; tutto il resto rischia di essere un fuoco di paglia, che brucia in un istante e non rende, o una torre dal progetto faraonico e impossibile da realizzare, o una guerra persa in partenza perché combattuta senza mezzi adeguati. A noi la scelta.

DOMENICA 28 AGOSTO 2016      notizia del 27/08/2016

Commento della Domenica . Lc 14,1.7-14:superare la logica del gruppetto, della cricca o del "lascia stare che faccio io SS. Messe h. 9.00 - 11.00 e 19.00 Capita a tutti di organizzare un pranzo o una cena, soprattutto in questo periodo estivo: pensiamo anche solo alla classica "pizzata" tra amici. A parte la difficoltà di trovare il giorno che vada bene a tutti (o ai più), la difficoltà maggiore è proprio quella di stabilire chi siano "i più", cioè le persone che certamente non possono mancare, e di conseguenza quelle che possono pure mancare, ma soprattutto quelle che è bene che manchino Eh, già, perché non solo è la natura a fare la selezione eliminando uomini e cose a volte in frazioni di minuto, come drammaticamente stiamo assistendo in questi giorni nel cuore del nostro Bel Paese; ci mettiamo anche noi a fare "discernimento" e selezione su chi vogliamo o non vogliamo intorno a noi... E allora, subito a distinguere tra amico simpatico e conoscente antipatico, tra parente preferito e parente da evitare: e se proprio non riusciamo a fare a meno di invitare qualcuno o a fare in maniera che una determinata persona non venga a cena con il gruppo di amici, cerchiamo perlomeno di arrivare il prima possibile a tavola e di riservarci i posti che ci piacciono, lasciando ai margini della tavolata le persone scomode. La logica della "cricca", del gruppetto che mi gratifica e con cui mi sento a mio agio, pare sia una logica antica quanto il mondo e profondamente radicata nell´animo umano, se addirittura Gesù, un giorno, ha dovuto spendere parole al riguardo: "Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch´essi e tu abbia il contraccambio". Il Vangelo di oggi non è propriamente, come potrebbe sembrare, un insegnamento sull´umiltà, ma sulla carità in generale, che deve avere, alla base, un atteggiamento di profonda umiltà nei confronti della vita; cosa che spesso manca a ognuno di noi, a chi più e a chi meno. Al tempo di Gesù, con tutta probabilità, il banchetto era l´occasione per certe persone di mettere in mostra la propria superiorità e il proprio orgoglio, oltre che la propria ingordigia: e questo faceva ancor più specie quando avveniva per mano delle autorità religiose, che tutto avrebbero dovuto fare meno che creare discriminazioni. Invece, la ricerca dei primi posti nei banchetti (dove si veniva serviti per primi e quindi con i cibi migliori senza il rischio che terminassero), la ricercatezza nel vestirsi e adornarsi per bene (che da forma di rispetto nei confronti dell´ospite si trasformava in ostentazione della vanità del corpo, né più né meno di quanto avviene anche oggi) e soprattutto il tentativo di evitare il più possibile di sedersi a fianco di persone scomode a tavola, trasformava la principale occasione di condivisione e di comunione in opportunità di discriminazione e di emarginazione. Il mangiare insieme è quanto di più cordiale e conviviale ci possa essere: trasformarlo in un´attività discriminatoria è quanto meno poco educato, se non addirittura diabolico. E pensare che questa mancanza di carità nei confronti del prossimo, altro non è se non il risultato di un atteggiamento di superbia e di superiorità nei confronti degli altri; e pensare che questa mancanza di carità, frutto della nostra scarsa umiltà, è un atteggiamento fortemente presente anche nelle nostre comunità cristiane, anche in noi che ci diciamo e ci cantiamo spesso "Chiesa di Dio, popolo in festa", "Chiesa di persone e non di mattoni", "Chiesa del Signore a cui tutti i popoli verranno" e avanti così, con il libretto dei canti tra le mani. Se pensassimo e credessimo veramente a ciò che cantiamo, forse le nostre comunità cristiane sarebbero davvero il luogo dell´accoglienza e della condivisione. Invece, spesso, diventano il luogo per esprimere la propria superiorità nei confronti degli altri: e poiché questi discorsi Gesù li faceva alle autorità religiose del suo tempo, tutti quanti, a partire proprio da noi che abbiamo una responsabilità all´interno della comunità ecclesiale, siamo chiamati a un serio esame di coscienza sul nostro modo di trattare gli altri. E i modi per far sentire la nostra superiorità nei confronti degli altri sono innumerevoli: dallo sfoggio della nostra cultura e della nostra preparazione, all´utilizzo abusivo della nostra autorità; dalla pretesa di fare sempre tutto noi, al giudizio negativo su ciò che fanno gli altri; dall´incapacità di lavorare in gruppo, al volersi sempre impicciare anche di ciò che non ci riguarda; dal pregiudizio nei confronti di chi è diverso per estrazione sociale, lingua, etnia o religione, alla costruzione di rapporti cordiali solo con le persone che ci vanno a genio... chi più ne ha, più ne metta. Sono tutte cose che avvengono in ogni comunità cristiana, purtroppo, ma che non dovrebbero assolutamente aver ragione di esistere. E che cosa dobbiamo fare per essere comunità accoglienti basate sulla solidarietà e la condivisione? Forse non avremo l´occasione di organizzare banchetti cui poter invitare - come dice il Maestro - "poveri, storpi, zoppi e ciechi" (se quest´occasione l´abbiamo, ben venga); di certo, abbiamo molte opportunità per trattare gli altri tutti alla stessa stregua, senza sentirci privilegiati o migliori degli altri, senza creare comunità cristiane basate sulla logica del gruppetto, della cricca o del "lascia stare che faccio io", svolgendo il nostro servizio senza aspettarci gratificazioni o tornaconti da chicchessia. Saremo beati, ci dice il Signore, se avremo servito e amato i nostri fratelli, soprattutto quelli che non hanno nulla da restituirci in cambio. E facciamo attenzione a ostentare la nostra superiorità, ma pure a ostentare la nostra presunta umiltà, perché l´umiltà è quella virtù che quando la si ha, si crede di non averla, e quando si crede di averla, la si è già persa.

DOMENICA 21 AGOSTO 2016      notizia del 20/08/2016

Commento al vangelo della Domenica: Una fede di sole preghiere e Messe, senza le opere di carità non ci apre la porta del regno di Dio (Lc 13,22-30) "Se non vai in paradiso tu, con tutte le messe che senti, non so chi ci possa andare!"; "Quella persona merita senz´altro la salvezza: prega tantissimo, è sempre con la corona in mano, e va a tutti i pellegrinaggi!". Sono frasi che abbiamo sentito spesso pronunciare; anzi, magari noi stessi le diciamo e pensiamo, e siamo fermamente convinti che sia veramente così. D´altronde, il motto di S. Alfonso Maria de´ Liguori "Chi prega si salva, chi non prega si danna" accompagna da vari secoli la spiritualità di molti credenti, ben sostenuta da una predicazione che insiste parecchio sull´efficacia salvifica della preghiera, sulla partecipazione alla vita liturgica e sacramentale della Chiesa come via alla salvezza. Quindi, è sufficiente mantenere una stretta relazione con Dio attraverso il dialogo con lui - la preghiera, appunto - per poter accedere alla salvezza. Che bello, se fosse davvero così semplice... che meraviglia, se fosse tutto così facile, vero? La nostra bella messa domenicale, magari da quando siamo a casa in pensione anche tutti i giorni o quasi; ogni volta che ci è data l´opportunità partecipiamo a un pellegrinaggio o a una processione, e la porta del Paradiso si apre, anzi si spalanca! Poi però una domenica a messa, una di quelle cui non manchi mai da quando sei piccolo, ascolti un brano di Vangelo in cui il Signore dice che la porta per entrare nel Regno dei cieli è stretta, e che per entrarci bisogna sforzarsi perché non solo è stretta la porta, ma addirittura il padrone la chiude e non vi è più verso di entrarvi. Fin qui, nulla di strano: che la porta sia stretta e che sia necessario sforzarsi per entrare, lo sappiamo bene. Non è che la salvezza e l´entrata nel Regno dei Cieli sia cosa per tutti... richiede fatica, sforzo. Del resto, quelli che si salvano sono pochi, lo dice pure quel tale che incrocia Gesù mentre sta andando a Gerusalemme, presumibilmente a portare la salvezza a tutti quelli che credono in lui: e quelli che credono in lui sono davvero pochi, un piccolo gruppetto, uno sparuto gruppo di devoti che non lo abbandona mai e che crea con lui un rapporto di totale e profonda fiducia. Per cui, nessun problema se la porta dovesse chiudersi: basta bussare, con un po´ di insistenza, e dire al Signore: "Signore, siamo noi, aprici!". Tanto, ci conosce, siamo dei suoi: la porta si è chiusa, ma non per noi, noi siamo solo arrivati un attimo tardi e non abbiamo fatto in tempo. Chi rimane fuori sono gli altri, quelli che non credono, quelli che non sono battezzati, quelli che non pregano mai, quelli che non vanno a messa, quelli che non appartengono alla Chiesa... sono veramente in tanti, a rimanere fuori, proprio come pensa il tizio del Vangelo, convinto - come ogni pio israelita- che chi si salva è lo sparuto gruppo di credenti del popolo d´Israele. La salvezza non può certo essere per i pagani. Bussiamo, bussiamo... ma la porta rimane chiusa, e ci viene detto anche il perché: "Non so di dove siete". Beh, non fa una piega: non si apre agli sconosciuti! Ma è sufficiente spiegarsi, perché il padrone ci apra: "Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze".Ovvero, abbiamo ascoltato i tuoi insegnamenti, la tua Parola, e abbiamo spezzato con te il Pane sulla mensa: Parola e Pane, è l´Eucaristia, come può dirci il Signore di non sapere chi siamo, se abbiamo sempre partecipato all´Eucaristia? Siamo sempre andati a messa, lui lo sa bene, e ci caccia fuori dal Regno dei Cieli? Come è possibile? "Allontanatevi da me, operatori di ingiustizia": ecco la risposta a questo inquietante quesito. Rimaniamo chiusi fuori dalla porta stretta e socchiusa del Regno dei Cieli non perché siamo arrivati tardi alla salvezza, né tanto meno perché siamo andati a messa e abbiamo pregato ogni giorno (ci mancherebbe anche quello!), ma perché il Signore ci conosce bene, guarda le nostre opere, e vede che le nostre opere sono ingiuste. Ci allontana da lui (anzi, noi stessi siamo già lontani da lui) perché "operatori di ingiustizia". E di fronte all´ingiustizia, non ci sono preghiere, messe, santi, devozioni mariane e pellegrinaggi che tengano: chi opera ingiustizia rimane chiuso fuori dal Regno dei Cieli. Anche se ha mangiato e bevuto con lui e ha ascoltato la sua Parola? Sì, anche se ha sempre ascoltato la sua Parola. Anche se è sempre andato a messa? Sì, anche se è sempre andato a messa. Non è l´assiduità alla liturgia, non è il forte rapporto con Dio nella preghiera che ci salva: questo nostro stretto e intimo rapporto con Dio ci salva se, e solo se, abbiamo stretto un forte e intimo rapporto anche con i fratelli, operando nella giustizia, nella carità e nella misericordia. "Non chi dice ‘Signore, Signore´ entrerà nel Regno dei Cieli, ma chi fa la volontà di Dio": anche Matteo ha un brano analogo a questo di Luca, a significare che da sempre ogni comunità dei discepoli in Cristo aveva capito qual è il vero culto gradito a Dio. E si badi bene, che la porta per entrare nel Regno è talmente stretta e lo sforzo per entrarvi talmente grande, che la soluzione non è così semplicistica e minimalista come molti pensano: "Vedi? Andare a messa e pregare non serve a niente, basta fare un po´ di opere di carità e si è salvi!", che altro non è, spesso, che un modo per giustificare la propria accidia e la propria pigrizia nel rapporto con Dio. Andare a messa, pregare, fare grandi gesti di devozioni serve, ma non basta; essere credenti in Cristo e affermare la propria identità cristiana è importante, ma non basta; avere un profondo rapporto con Dio basato sulla preghiera, è necessario, ma non basta. Dio vuole innanzitutto che operiamo tutto questo e altro ancora nella giustizia, ossia in relazioni giuste ed eque con tutti i nostri fratelli. Altrimenti, la porta si chiude. Altrimenti, verranno altri, "da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio". Altrimenti, coloro che si credevano davanti a tutti, i primi della classe, saranno ultimi; e ci saranno ultimi che passeranno per primi. Dai, un po´ di sforzo di carità, per non avere sorprese!

ASSUNZIONE di MARIA AL CIELO      notizia del 14/08/2016

Con la celebrazione di questa sera si è entrati nella solennità dell´ Assunzione del Vergine Maria Assunta in Cielo. SS. Messe del 15 Agosto h. 9.00 e h. 11.00 L´Immacolata Vergine, preservata immune da ogni colpa originale, finito il corso della sua vita, fu assunta alla celeste gloria in anima e corpo e dal Signore esaltata quale regina dell´universo, perché fosse più pienamente conforme al Figlio suo, Signore dei dominanti e vincitore del peccato e della morte´. (Conc. Vat. II, ´Lumen gentium´, 59). L´Assunta è primizia della Chiesa celeste e segno di consolazione e di sicura speranza per la chiesa pellegrina. La ´dormitio Virginis´ e l´assunzione, in Oriente e in Occidente, sono fra le più antiche feste mariane. Questa antica testimonianza liturgica fu esplicitata e solennemente proclamata con la definizione dommatica di Pio XII nel 1950. (Mess. Rom.) Il primo scritto attendibile che narra dell’Assunzione di Maria Vergine in Cielo, come la Tradizione fino ad allora aveva tramandato oralmente, reca la firma del Vescovo san Gregorio di Tours ( 538 ca.- 594), storico e agiografo gallo-romano: «Infine, quando la beata Vergine, avendo completato il corso della sua esistenza terrena, stava per essere chiamata da questo mondo, tutti gli apostoli, provenienti dalle loro differenti regioni, si riunirono nella sua casa. Quando sentirono che essa stava per lasciare il mondo, vegliarono insieme con lei. Ma ecco che il Signore Gesù venne con i suoi angeli e, presa la sua anima, la consegnò all’arcangelo Michele e si allontanò. All’alba gli apostoli sollevarono il suo corpo su un giaciglio, lo deposero su un sepolcro e lo custodirono, in attesa della venuta del Signore. Ed ecco che per la seconda volta il Signore si presentò a loro, ordinò che il sacro corpo fosse preso e portato in Paradiso». Il Dottore della Chiesa san Giovanni Damasceno (676 ca.- 749) scriverà: «Era conveniente che colei che nel parto aveva conservato integra la sua verginità conservasse integro da corruzione il suo corpo dopo la morte. Era conveniente che colei che aveva portato nel seno il Creatore fatto bambino abitasse nella dimora divina. Era conveniente che la Sposa di Dio entrasse nella casa celeste. Era conveniente che colei che aveva visto il proprio figlio sulla Croce, ricevendo nel corpo il dolore che le era stato risparmiato nel parto, lo contemplasse seduto alla destra del Padre. Era conveniente che la Madre di Dio possedesse ciò che le era dovuto a motivo di suo figlio e che fosse onorata da tutte le creature quale Madre e schiava di Dio». La Madre di Dio, che era stata risparmiata dalla corruzione del peccato originale, fu risparmiata dalla corruzione del suo corpo immacolato, Colei che aveva ospitato il Verbo doveva entrare nel Regno dei Cieli con il suo corpo glorioso. San Germano di Costantinopoli (635 ca.-733), considerato il vertice della mariologia patristica, è in favore dell’Assunzione e per tre principali ragioni: pone sulla bocca di Gesù queste parole: «Vieni di buon grado presso colui che è stato da te generato. Con dovere di figlio io voglio rallegrarti; voglio ripagare la dimora nel seno materno, il soldo dell’allattamento, il compenso dell’educazione; voglio dare la certezza al tuo cuore. O Madre, tu che mi hai avuto come figlio unigenito, scegli piuttosto di abitare con me». Altra ragione è data dalla totale purezza e integrità di Maria. Terzo: il ruolo di intercessione e di mediazione che la Vergine è chiamata a svolgere davanti al Figlio in favore degli uomini. Leggiamo ancora nel suo scritto dell’Omelia I sulla Dormizione, che attinge a sua volta da San Giovanni Arcivescovo di Tessalonica ( tra il 610 e il 649 ca.) e da un testo di quest’ultimo, che descrive dettagliatamente le origini della festa dell’Assunzione, dato certo nella Chiesa Orientale dei primi secoli: «Essendo umano (il tuo corpo) si è trasformato per adattarsi alla suprema vita dell’immortalità; tuttavia è rimasto integro e gloriosissimo, dotato di perfetta vitalità e non soggetto al sonno (della morte), proprio perché non era possibile che fosse posseduto da un sepolcro, compagno della morte, quel vaso che conteneva Dio e quel tempio vivente della divinità santissima dell’Unigenito». Poi prosegue: «Tu, secondo ciò che è stato scritto, sei bella e il tuo corpo verginale è tutto santo, tutto casto, tutto abitazione di Dio: perciò è anche estraneo al dissolvimento in polvere. Infatti, come un figlio cerca e desidera la propria madre, e la madre ama vivere con il figlio, così fu giusto che anche tu, che possedevi un cuore colmo di amore materno verso il Figlio tuo e Dio, ritornassi a lui; e fu anche del tutto conveniente che a sua volta Dio, il quale nei tuoi riguardi aveva quel sentimento d’amore che si prova per una madre, ti rendesse partecipe della sua comunanza di vita con se stesso». Restano incorrotti molti corpi di Santi (manifestazioni scientificamente inspiegabili) e come sarebbe stata possibile la dissoluzione in polvere della Corredentrice che ha contribuito, rendendo possibile l’Incarnazione, a liberare l’uomo dalla rovina della morte? Il dogma cattolico è stato proclamato da Pio XII il 1º novembre 1950, Anno Santo, con la Costituzione apostolica Munificentissimus Deus: «Perciò, se alcuno, che Dio non voglia, osasse negare o porre in dubbio volontariamente ciò che da Noi è stato definito, sappia che è venuto meno alla fede divina e cattolica».

Domenica 14 agosto 2016      notizia del 13/08/2016

Commento del Vangelo della Domenica: Il Signore non è venuto a portare la pace, ma l´ha affidata alle nostre mani. ( Lc 12,49-53 ) SS. Messe h. 9.00 - 11.00 - 19.00 ( Pre festiva dell´Ascensione di Maria) La liturgia di oggi ci chiede di vivere il nostro essere credenti con una buona dose di realismo! Credere è rischioso. Vivere i valori del regno conduce al rifiuto; la "pace" messianica non garantisce il credente da persecuzione, ostilità, emarginazioni. GEREMIA 38, 4-6. 8-10 La prima lettura offre l´esmpio del profeta Geremia: a causa della Parola è condannato a morte da coloro a cui è inviato. La figura del profeta Geremia ha avuto un grande influsso nella spiritualità giudaica del I secolo. Al tempo di Gesù, Geremia era visto come il "tipo" del profeta rifiutato, ostacolato e perseguitato per il coraggio della verità, come il profeta delle genti e della nuova alleanza. E´ un uomo posto da Dio sulla soglia tra passato e futuro: mentre denuncia il passato d´Israele, la sua infedeltà all´Alleanza, penetra con lo sguardo nel futuro per contemplare un nuovo inizio gratuitamente donato da Dio. Non ci sorprende che gli evangelisti abbiano guardato a lui come "profezia" del Cristo, attraverso citazioni dirette o allusioni sparse nei racconti della passione. La liturgia di oggi si inserisce in questa tradizione, proponendo un evento della sua vita come chiave interpretativa di un Vangelo scomodo. Il brano si apre con la richiesta di condannare Geremia a morte poiché scoraggia i guerrieri rimasti in città e il popolo con loro. In una parola egli non cerca il benessere del popolo. Geremia è accusato di non offrire parole di pace, rassicuranti promesse capaci di infondere a soldati e popolazione il coraggio di continuare a resistere all´assedio babilonese. Volendo capire la correttezza dei capi d´accusa, leggiamo insieme il messaggio del profeta: "Così dice il Signore: Chi rimane in questa città morirà di spada, di fame, di peste; chi si consegnerà ai Caldei vivrà e gli sarà lasciata la vita come bottino. Così dice il Signore: certo questa città sarà data in mano all´esercito del re di Babilonia che la prenderà." Non si tratta di una parola nuova: mentre i profeti di corte predicano vittoria e pace, Geremia profetizza sconfitta e schiavitù, giungendo ad affermare che resistere a Nabucodonosor è resistere a Dio. Egli parla apertamente nel tempio come nella corte; davanti al re, ai capi e a chiunque lo voglia ascoltare. Scrive ai deportati a Babilonia per togliere loro ogni illusione: il ritorno è una realtà lontana, meglio iniziare a stabilirsi nella terra d´esilio. Per questo fu considerato un traditore, una spia dell´esercito babilonese, deriso, percosso, imprigionato e condannato a morte. Eppure non tace: subito dopo essere stato estratto dalla cisterna, non esita a ripetere le stesse parole a chi l´ha condannato: "Dice il Signore, Dio degli eserciti, Dio d´Israele: se ti arrenderai ai generali del re di Babilonia, allora avrai salva la vita e questa città non verrà data alle fiamme: tu e la tua famiglia vivrete. Se non ti arrenderai questa città sarà messa in mano dei Caldei, i quali la daranno alle fiamme e tu non scamperai dalle loro mani." Umanamente l´ostinazione di Geremia rasenta la pazzia: per quale ragione continuare a proclamare una parola che non solo non è accolta, ma può provocare la morte del portatore? LUCA 12, 49-53 Il Vangelo presenta una serie di "detti incandescenti": la parola di Gesù non porta pace, ma conflitto e divisione persino all´interno delle relazioni più intime. Dopo duemila anni di cristianesimo la guerra divampa in Medio Oriente, in Africa, in Asia. In America latina non si contano più i luoghi comuni dove uomini e donne vengono uccisi. Le famiglie si disgregano, le coppie litigano, i partiti politici dividono le nazioni, mentre i poveri sono più schiacciati e disprezzati. Quale pace allora Gesù ha desiderato portare sulla terra? Voleva accendere un fuoco che non poteva divampare, finché egli non avesse ricevuto un misterioso battesimo, quello dell´immersione nelle conseguenze del peccato, fino alla croce. E´ venuto a portare il fuoco, non la pace "come la dà il mondo". Il un convegno ecumenico alcuni giovani di destra si sono trovati in un gruppo di studio con degli adulti segnati dall´ormai lontano ´68. Il dialogo si arenava nell´incomprensione reciproca tra le generazioni sorde l´una all´altra. Dov´era finita la pace di Cristo? Non è stato possibile attuarla, finché ogni parte è rimasta fissa in ciò che le apparteneva: opinioni, mentalità. Quando gli adulti hanno preso coscienza di difendere con i denti una storia che ormai non appartiene più ai giovani, quando hanno ascoltato le opinioni più diversificate, allora è nata l´amicizia. Gesù ci avverte: "D´ora in poi in una casa di cinque persone si divideranno tre contro due e due contro tre; padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera". Siamo spesso tentati di leggere il Vangelo attenuandone la violenza. Le esigenze di Cristo invece, per coloro che vogliono diventare come lui operatori di pace, cioè figli del Padre, presentano sempre la stessa offerta scandalosa di libertà: bisogna lasciare l´avere con l´essere. Dal versetto del Genesi "l´uomo abbandonerà suo padre e sua madre", al grido della croce "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?", l´avventura umana è scandita dalla necessità di lasciare il padre - la famiglia d´origine - di essere "abbandonato" per intrecciare relazioni di pace e non di divisione. Si tratta di lasciare lo spazio rasserenante che ci è servito per costruirci, divenuto ora troppo stretto, per aprirci alla relazione con l´altro. Bisogna perdere la vita per ritrovarla. Il Signore non è venuto a portare la pace, ma l´ha affidata alle nostre mani. L´avere divide, invece l´essere nell´amore unisce. Basta accettare che il fuoco dell´amore bruci ciò che ci lega all´avere, per poter incontrare l´altro là dove sta, e camminare insieme con lui verso il Bene che non ci appartiene ma che ci invita alla Vita. Gesù ci ha affidato la pace, ora tocca a noi portarla avanti, accettare che il fuoco dell´amore bruci i nostri legami con l´avere, il possedere e camminare insieme agli altri.

DOMENICA 07 AGOSTO 2016      notizia del 06/08/2016

Commento al vangelo della DomenicaLa vita eterna è dunque la vita cristiana: o comincia durante l´esistenza terrena, o non ci sarà neanche dopo la morte ( Lc 12,32-48) SS. Messe h.9.00 -11.00 - 19.00 La pagina di Luca di questa domenica è la continuazione del Vangelo di domenica scorsa: che cosa merita la nostra attenzione, più di ogni altra cosa, il nostro affetto più di ogni altro affetto? Paolo parla di cose di lassù distinte dalle cose della terra; Il terzo evangelista parla di tesoro nei cieli, al sicuro dai ladri e dai tarli. Intanto, siamo ancora quaggiù, in questa valle di lacrime, piena di ladri e di tarli, ove niente e nessuno è al sicuro! La nostra vita è tutta qui, almeno così sembra; la vita eterna è un dogma di fede che ripetiamo ogni domenica recitando il Credo. Nessuno è mai tornato a raccontarci se c´è e com´è... Il misterioso autore della Lettera agli Ebrei ci presenta la figura di Abramo, modello di coraggio della fede. La vicenda del grande patriarca è interamente orientata e mossa dalla fede; Abramo fece tutto per fede: abbandonò la sua terra, entrò in contatto con altre culture, generò fuori tempo massimo il figlio Isacco; accettò addirittura di sacrificarlo nel caso che Dio gliel´avesse chiesto; e lo riebbe dalle Sue mani, come simbolo di una posterità numerosa come la sabbia del mare e come le stelle del cielo. Anche oggi, come ai tempi di Abramo, per avere fede ci vuole coraggio. Non possiamo avere fede, se non crediamo nella Provvidenza! non basta dichiarare: "Io credo in Dio!"; è necessario credere che Dio provvede a me e ai miei bisogni. Quando si parla di Provvidenza divina, chissà perché, la si immagina come qualcosa, come Qualcuno che interviene per risolvere i problemi, sì che l´uomo può stare tranquillo... tanto c´è Chi ci pensa al posto suo... In altre parole, è difficile immaginare che Dio possa lavorare insieme con l´uomo; o io, o Dio. E così, la separazione tra Dio e uomo rimane... E l´incarnazione è vana, tutt´al più è un modo di dire. Perché, se non riusciamo a credere che Dio possa agire insieme con noi, allora non crediamo neanche che Gesù sia vero Dio e vero uomo.... e andiamo ad indagare, a sezionare il Vangelo col bisturi della ragione, per capire se, quando disse quelle parole, le disse come uomo, o come Dio; e quei gesti prodigiosi, compreso l´atto di morire in croce, il Signore li compì come uomo, o come Dio? Sapete quante persone non credono sul serio che Gesù è Dio? Uomo perfetto, sì! tre volte santo, sì! ma Dio, no! Dio non è Gesù, Dio è un´altra cosa... Sia chiaro che non credere sul serio nella divinità del Signore non è, certo, un atto di umiltà! Verosimilmente, le prime affermazioni del Vangelo di oggi - "vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro..." - non sarebbero indirizzate a tutto il popolo, ma solo alla ristretta cerchia dei discepoli, meglio, degli apostoli. Pietro lo intuisce, ma chiede al Maestro di precisare. Il figlio del falegname non raccoglie la provocazione e continua a parlare. La riflessione sul regno di quaggiù si intreccia con quella sul regno di lassù. In realtà non si tratta di due riflessioni diverse che l´evangelista semplicemente accosta. Non ci sono due regni, ma un regno solo: ciascuno di noi comincia ad esistere nel tempo e la sua vita non ha più fine; si passa dalla vita fisica a quella eterna senza soluzione di continuità. Ce lo ricorda la Preghiera Eucaristica che il sacerdote recita in occasione dei funerali, "la nostra vita non è tolta, ma trasformata.". L´insigne teologo e biblista Alberto Maggi, dichiara che i vivi non muoiono, e i morti non risorgono. La vita eterna comincia qui, nel presente. Questa tesi a dir poco originale, non è poi così peregrina; è attinta dal Vangelo di Filippo, un testo apocrifo dove leggiamo che: "Se non si risuscita prima, mentre si è ancora in vita, morendo non si risuscita più.": vi esorto a non intendere espressioni come questa in senso letterale; sarebbe integralismo, così come quando si traduce e si interpreta un testo biblico alla lettera. Tutto dipende dal significato del verbo risuscitare": nella valenza usata dal testo antico e riproposta da Maggi, risuscitare significa iniziare a vivere una vita di qualità diversa rispetto a quella umana-solo-umana: è la vita dei figli di Dio, e deve cominciare su questa terra, per poi sconfinare nell´eternità. Se moriamo da morti, cioè senza aver scelto quella vita di qualità, non avremo la possibilità di risorgere. La vita eterna è dunque la vita cristiana: o comincia durante l´esistenza terrena, o non ci sarà neanche dopo la morte. San Paolo, che non è un apocrifo, invoca spesso la categoria della vita da schiavi, i quali, aderendo alla fede, sono già risuscitati ad una vita nuova, rispetto a quella passata. Nella lettera ai cristiani di Efeso (Paolo) afferma: "Con Cristo, il Padre ci ha anche risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli, in Cristo Gesù." (2,6); dice che "ci ha anche risuscitati", e non che "ci risusciterà"! È ancora Paolo a insegnare: "Con Cristo siete stati sepolti nel battesimo, in Lui anche siete stati insieme risuscitati per la fede nella potenza di Dio, che lo ha risuscitato dai morti." (Col 2,12), e anche: "Se dunque siete risorti con Cristo..." (Col 3,1). La vita eterna non è un premio che riceveremo nell´aldilà, ma una condizione presente. La vita nuova che Cristo ci insegna a scegliere in tutta libertà, aderendo senza esitazione alla fede, è indistruttibile! Tengo a precisare che la fragilità che inclina gli uomini a cedere al peccato non intacca l´adesione convinta e definitiva all´opzione cristiana. È vero, il peccato smentisce la scelta cristiana, ma non si può pensare che un peccato, ancorché grave, la possa compromettere del tutto. Credere che la perfezione cristiana consista nel non commettere peccati è un atto di superbia, oppure, al contrario, è sintomo di disimpegno e di scarsa stima di sé... Per concludere, ritornando alla domanda iniziale, "che cos´è la vita eterna", la vita non è eterna in senso temporale, quanto a durata, ma in senso reale, quanto a qualità: saldamente radicata nella fede, sull´esempio di Abramo, la scelta cristiana è talmente forte e ostinata da vincere anche il peccato, anche la morte.

DOMENICA 31 LUGLIO 2016      notizia del 30/07/2016

Commento della Domenica: Le ricchezze vere non sono quelle che lasceremo qui, ma quelle che potremo portare con noi: è il bene compiuto ( Lc 12,13-21) SS. Messe h. 9.00 - 11.00 e 19.00 Stando alle rilevazioni statistiche stiamo, pur faticosamente, uscendo dalla lunga crisi economica: che tuttavia ancora ci attanaglia, con gravi corollari quali la disoccupazione specie giovanile e l´accresciuto numero di quanti vivono in stato di povertà. Confidando che la situazione migliori rapidamente, e considerando che - tanto o poco - tutti possediamo qualcosa, resta utile riflettere sulle letture di oggi, relative al valore da attribuire ai beni materiali. "Chi ha lavorato con sapienza, con scienza e con successo dovrà poi lasciare la sua parte a un altro che non vi ha per nulla faticato. Anche questo è vanità e un grande male", dice il saggio (prima lettura, Qoèlet 2,21). E lo esemplifica il vangelo (Luca 12,13-21): "Uno della folla disse a Gesù: Maestro, di´ a mio fratello che divida con me l´eredità". Passano gli anni, i millenni; il mondo cambia; ma certe cose non cambiano mai. Quante volte accade anche oggi che i fratelli litighino per l´eredità! Un uomo si industria per tutta la vita ad accumulare beni da lasciare ai figli, e in realtà lascia loro il seme di discordie, rivendicazioni, rancori che si trascinano per anni e talora non si placano più. Nel caso sottopostogli, Gesù rifiuta di intervenire: non per disinteresse verso le persone coinvolte ma per invitare, loro e quanti lo stanno ascoltando, ad ampliare gli orizzonti, trasformando l´episodio nell´occasione per parlare delle ricchezze: "Fate attenzione e tenetevi lontano da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell´abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che possiede". Desiderare i beni occorrenti a una vita sicura e dignitosa, a un futuro sereno per sé e i propri cari, è senz´altro legittimo; non c´è pagina della Bibbia che lo biasimi. Altro però è considerare i beni materiali come "il" bene supremo, cui tutto subordinare; porsi come scopo della vita l´accumulare quanto più si può, magari senza badare ai mezzi, se leciti o no, spesso calpestando giustizia, verità, misericordia, talora persino gli affetti familiari. La bramosia della ricchezza è una bestia che tutto divora, compreso chi se ne lascia dominare. A fronte di questa ebbrezza, che talora diventa ossessione, Gesù racconta la breve parabola del ricco baciato da nuova fortuna, il quale elabora progetti da gaudente: "La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni; poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e divertiti!". Ma, continua il racconto, "Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?" Così è, conclude la parabola, "di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio". Con questo esempio, Gesù invita anzitutto a usare la testa: prima delle considerazioni dettate dalla fede vengono quelle, per così dire, naturali, che per un uomo dotato di intelligenza dovrebbero essere ovvie. Usare la testa: vale la pena di arrabattarsi tanto, quando non si è sicuri neppure di arrivare a sera? E la prospettiva, si sa, non è campata in aria: nessuno è esente dal rischio di un infarto o di un incidente stradale. Dunque stolto, umanamente stolto cioè povero di intelligenza, è chi si fa prendere nel vortice dei beni materiali. Solo dopo, chiarito l´aspetto umano, Gesù invita a uno sguardo di fede: lo scopo primario nella vita di un uomo dovrebbe consistere nel preoccuparsi di ciò che la trascende, cioè che va oltre: duri un giorno o cent´anni, questa vita in ogni caso è limitata. E dopo? Le ricchezze vere non sono quelle che lasceremo qui, ma quelle che potremo portare con noi: è il bene compiuto; è la fede in Gesù, unica salvezza; è la speranza, coltivata giorno per giorno, di vivere per sempre con lui.

Domenica 24 luglio 2016      notizia del 23/07/2016

Commento della Domenica : Dio, non abbandonarci nella tentazione (Lc 11, 1 -13) SS. Messe h. 9.00 - 11.00 - 19.00 Bene, e adesso che sappiamo cosa pensa Gesù di noi - che siamo cattivi! - proviamo a vedere se si può diventare più buoni...o meno cattivi. Domenica scorsa ho parlato della preghiera, in particolare delle condizioni di celebrabilità; sì, insomma, per parlare con Dio, per sentire la sua voce, è necessario fermarsi e mettersi in ascolto, o, come dicevano gli antichi, stare alla presenza... E veniamo alle letture di oggi: pittoresco, ispira quasi tenerezza l´atteggiamento di Abramo, il suo coraggio di contrattare con Dio la punizione per gli abitanti di Sòdoma e Gomorra. Nelle culture mediorientali, una compravendita che non segua a lunga e laboriosa contrattazione del prezzo non esiste; si contratta su tutto, dal tappeto persiano alla dote nuziale della figlia... Sottoscrivere le condizioni della controparte, senza ripetutamente rilanciare è un affronto inaccettabile; non si può! E Dio, pazientemente asseconda Abramo, mettendo i (necessari?) bemolle alla sua decisione di distruggere quelle città. Se, come immagino, non resistete alla curiosità di scoprire come va a finire la storia, andate a leggervi il capitolo 19 della Genesi... Il Vangelo che abbiamo appena ascoltato contiene una redazione del Padre Nostro: non quella che recitiamo abitualmente - mi auguro, almeno una volta al giorno -; conosciamo meglio la versione più completa di Matteo, a conclusione del discorso della montagna, le Beatitudini: provate a confrontare i due testi; la traduzione è un po´ cambiata, soprattutto nella conclusione: l´invocazione di non abbandonarci nella tentazione si addice meglio alla misericordia celeste e mette il Padre al sicuro dall´accusa, peraltro bonaria, ma neanche tanto, di fare il doppio gioco, inducendo i suoi figli in tentazione, per vedere se son capaci di resistere... A proposito di tentazione: sapete qual è la tentazione peggiore nella quale, presto o tardi, si cade un po´ tutti? è quella di stancarci di pregare: mi riferisco alla preghiera di intercessione, di domanda: visto che Dio non ci esaudisce, dopo un po´ smettiamo di chiedere. E ce ne facciamo pure una ragione: dobbiamo salvare la fede; o, meglio, dobbiamo salvare Dio! come se Dio avesse bisogno di essere salvato da noi... Visto che non si può dubitare della bontà di Dio, se Dio non realizza le nostre preghiere, i casi sono due: o è occupato a risolvere problemi più gravi e più seri dei nostri - che so, la fame nel mondo, la pace tra i popoli,... - e dunque non ha tempo per le nostre piccole o grandi miserie; oppure non meritiamo il suo aiuto, perché abbiamo peccato, perché siamo stati, perché siamo cattivi - vedi sopra -. Nella sua lettera, l´apostolo Giacomo dichiara che noi chiediamo, chiediamo, ma non otteniamo, perché non sappiamo come si chiede (cfr. 4,1-10). Nella lettera ai Romani, san Paolo è di altra opinione: secondo lui, noi non sappiamo che cosa chiedere (cfr. 8,26-39). Proprio per questo lo Spirito Santo viene in nostro aiuto, insegnandoci a chiamare Dio "Abbà", "papà". E in questa ultima affermazione, Paolo si allinea con Luca: in definitiva, il dono più importante che possiamo e dobbiamo chiedere a Dio Padre è lo Spirito Santo, che il Padre invierà, appunto, a coloro che glielo domandano. Lo Spirito Santo: OK! il dono più grande: OK!... Sì, ma... i nostri problemi? quelli rimangono lì, ad aspettare che qualcuno li affronti e li risolva. È doveroso dire, a modo di premessa, che Dio non si sostituisce mai all´uomo; cioè, non interviene quando l´uomo è in grado di fronteggiare le situazioni. Che ne sarebbe della nostra libertà? Soprattutto Dio non interviene a chiamata - lo chiamo il Dio citofono - e il suo aiuto non è di tipo fisico, meccanico, materiale... chiamatelo come preferite; in altri termini, non aspettiamoci che l´Onnipotente fermi con la mano una tegola in bilico, un maremoto, una guerra, un attentato terroristico,... oppure ci faccia trovare lavoro, o la ragazza... A questi problemi devono provvedere gli uomini, e sulle modalità di affrontamento degli stessi, si potrebbe parlare, e molto. Tranne i cataclismi naturali, per molte delle questioni suenunciate, manca spesso la volontà personale, comunitaria, internazionale per concordare le soluzioni... Motivi di ordine economico scoraggiano lo studio e la soluzione di taluni problemi, legati per esempio alla salute. Lo sappiamo tutti, compresi i nostri bravi politici, che alcune malattie rare, addirittura la fame nel mondo potrebbero essere definitivamente debellate, tagliando le spese per gli armamenti. Scandaloso, ma vero! Credo, spero che nessuno pensi più che i problemi si possano risolvere pregando e basta... Non vale l´obbiezione: ma, se Dio è onnipotente, se Dio può tutto, allora è anche capace a provvedere al bisogno: francamente mi sembra di dire cose scontate! Purtroppo scontate non lo sono affatto! Basterebbe ascoltare le confessioni di molta gente... Ebbene, scontate oppure no, la Parola di Dio ci insegna che la forza dello Spirito Santo è determinante, non solo in presenza di problemi contingenti; lo Spirito Santo è quell´energia in più che fa la differenza tra la vita cristiana e una vita vissuta senza fede. Purtroppo non abbiamo garanzie previe... tocchiamo con mano l´efficacia dello Spirito a cose fatte! Al termine della presente riflessione desidero esprimere l´ammirazione per l´equilibrio, l´armonia della preghiera che Gesù ci ha insegnato, la preghiera dei figli di Dio, come la definisce la liturgia: la prima parte celebra la bontà di Dio, la santità del suo regno, il valore supremo della sua volontà; le richieste che seguono - il pane quotidiano, il perdono dei peccati e l´aiuto nelle tentazioni - sono del tutto simmetriche, rispetto alle attestazioni di fede, tanto da poterle abbinare: - la bontà di Dio e il pane quotidiano: due modi di chiamare Madonna Provvidenza - la santità del Regno e il perdono dei peccati: due facce di una stessa medaglia, due modi di chiamare la Chiesa: santa e peccatrice - la volontà di Dio e l´aiuto nelle tentazioni: cos´è infatti la vittoria sulle tentazioni, se non discernere ogni momento la volontà di Dio a favore del bene e sceglierlo sempre?

Domenica 17 luglio 2016      notizia del 16/07/2016

Commento della Domenica: Capire qual è il modo migliore di vivere la nostra fede : Lc 10,38-42 SS. Messe h. 9.00 - 11.00 - 19.00 Certo, un brano di Vangelo del genere non può fare molto piacere a tutte quelle donne che spendono gran parte della loro giornata per avere una casa sempre in ordine, o perché figli e marito escano di casa sempre ben puliti, ordinati, "lavati e stirati" (per non fare brutta figura!), e via di questo passo. In definitiva, una donna di casa, una casalinga, vede in Marta (ed effettivamente è così) la propria patrona, una nella quale è facile identificarsi, perché in fondo è giusto così, è così che deve essere: se s´invita a casa qualcuno - soprattutto se l´ospite è di tutto riguardo - non si può star lì a perdere tempo. Tutto deve essere perfettamente in ordine, non deve mancare nulla, tutto deve essere preparato per tempo e con cura. Se poi il tempo viene a mancare (come nel caso dell´ospite che entra in casa all´improvviso perché è lì di passaggio), allora quel poco tempo a disposizione va sfruttato tutto, fino in fondo. Certo che se in casa ti trovi una "svegliona" come Maria... siamo a posto! Me la immagino, il "generale Marta", nei confronti di sua sorella: molte altre volte deve aver questionato con lei per la sua poca propensione ai lavori domestici. Del resto, in ogni famiglia c´è un elemento un po´ così: svogliato, poco sveglio, poco attento alle cose di casa, poco portato all´ordine, ai lavori domestici, al "darsi da fare subito e velocemente", amante del "contarla su" con gli amici... certo, così è comoda, a tutti piacerebbe perdere del tempo per stare in compagnia con gli altri, ma le cose da fare in una casa sono sempre molte, e tutti quanti si deve dare una mano, altrimenti il senso di responsabilità ricade tutto su una persona, e soprattutto non si cresce più, e quando un giorno si deve uscire di casa per gestirsi autonomamente, non si è più capaci di tirare insieme nulla e si diventa dei disadattati! Questi saranno stati sicuramente i pensieri che sono frullati in testa a Marta, vedendo quella svegliona di Maria starsene lì pacifica e beata a contemplare quel bell´uomo del Maestro di Nazareth che incantava solo a sentirlo parlare.... Che ce ne sia una così, in famiglia, può dare rabbia, ma ci sta: è la storia della stragrande maggioranza delle nostre famiglie, soprattutto di quelle più numerose, dove almeno una pecorella nera, lazzarona e amante del "dolce fare niente", c´è sempre stata e ci sarà sempre! Ma che questo atteggiamento venga definito dal Maestro, da Gesù, "la parte migliore"... beh, forse il Maestro sta davvero un po´ esagerando, questa volta! Che cosa vuole dirci, con questo? Che nella vita è più importante fare le cose belle e piacevoli? Che conta più il piacere del dovere? Che di fronte alla parola di Dio bisogna trascurare il proprio lavoro, la propria casa, i propri doveri di ogni giorno, per metterla al primo posto? Che la cicala della favola di Esopo, canterina e ballerina, aveva ragione di fronte alla laboriosità della formica? Che la vita contemplativa e di preghiera, di meditazione della parola di Dio ha un valore più grande della vita attiva, laboriosa e caritatevole di cui la Chiesa ha fatto uno dei capisaldi della propria fede? Spesso, la Chiesa stessa ha interpretato così il Vangelo delle due sorelle di Betania: la vita di carità e di attivismo (rappresentata da Marta) è una parte fondamentale nell´esperienza di fede, ma non avrà mai l´importanza e la bellezza che riveste la vita contemplativa e di preghiera, in cui il rapporto con Dio è diretto e immediato, e non avendo bisogno del contatto con le cose del mondo, non corre il rischio di perdersi in mezzo ad esse. Salvo poi proclamare santa e collocare nel calendario liturgico proprio Marta, e non Maria... Come la mettiamo? Se la parte migliore è quella di Maria, perché è Marta a essere dalla Chiesa additata come modello ed esempio di fede? Cos´è questa "parte migliore" che Maria si è riservata per sé? Innanzitutto, occorre proprio uscire da questa visione "alternativa" tra vita contemplativa e vita attiva, cercando di individuare la miglior forma di vivere la fede. Non si tratta di capire quale sia il modo migliore per vivere la fede, ma si tratta di vivere la nostra fede, il nostro rapporto con Dio, nel miglior modo possibile, qualunque esso sia; ovvero, sia che ci sentiamo più portati alla contemplazione, sia che ci sentiamo più portati ad una vita attiva e di carità, ciò che conta è il tipo di rapporto che abbiamo con Dio e con i fratelli. È l´intensità e la profondità del nostro rapporto con Dio che ci indica quale sia "la parte migliore" della nostra vita: ma in nessun caso questa diventa "migliore" rispetto a quella di un altro nostro fratello o di un´altra nostra sorella di fede. In sostanza, il modo di vivere la fede di Maria è "la parte migliore" che lei potesse scegliere per sé, ma la sua fede non è migliore di quella di Marta, la quale, a sua volta, deve cercare di vivere nel modo migliore il suo rapporto con Dio. Cosa che, stando al brano di Vangelo, non avviene, perché davanti al rapporto con il Maestro, in quel giorno, ha messo tutte le cose da fare, le preoccupazioni per la casa, il giudizio negativo nei confronti della sorella, ma soprattutto ha messo al centro se stessa. Marta, infatti, fa la protagonista assoluta della vicenda (il nome stesso, che significa "padrona", la dice lunga...), e non lascia spazio a nessuno, se non facendo in modo che tutti stiano ai suoi comandi, Gesù compreso! Infatti, è lei che lo ospita in casa sua. La casa è sua, con tutto ciò che le appartiene, sorella compresa (anche Lazzaro sicuramente sarà stato sottomesso ai suoi ordini!); i molti servizi sono suoi, e le appartengono al punto che ne diviene "distolta"; invece di mettersi ai piedi del Signore per accoglierlo e ascoltarlo, "si fa avanti a lui", lo sfida e lo rimprovera, ordinandogli di dare una mossa a quella fannullona di sua sorella, in modo anche poco carino (non è bello dire a Dio "Non t´importa nulla di me"...). Insomma: al centro lei, la sua casa, le sue mille cose da fare, il suo modo di trattare Dio... il resto, è completamente scomparso dall´orizzonte, soprattutto se non sta sotto le sue sgrinfie. Maria, invece, è il simbolo della donna libera, che ha scelto la parte migliore: quella di non essere padrona delle cose al punto di diventarne schiava; quella di non essere protagonista della propria vita, lasciando Gesù al centro; quella di rompere con gli schemi e i pregiudizi sociali (sedersi a parlare con l´ospite era prerogativa solo dei maschi di casa) e andare alla ricerca di ciò che, per lei, conta di più, ovvero il rapporto diretto con Dio. Un rapporto per il quale si può e si deve sprecare tempo e anche risorse, come farà sei giorni prima della Pasqua ungendo i piedi di Gesù con un profumo preziosissimo, attirandosi le ire di Giuda. E la "generale Marta"? Il Vangelo di Giovanni ci congederà da lei con le espressioni di fede più belle che si siano mai udite di fronte al mistero della morte: "Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà". E poco dopo: "Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo". Chi delle due sorelle ha la fede migliore? Lo sa il Maestro: noi sappiamo solamente che da entrambe abbiamo veramente tutto da imparare.

DOMENICA 10 LUGLIO 2016      notizia del 09/07/2016

Commento della Domenica: Prendersi cura del prossimo che ogni giorno è accanto a noi : Lc 10,25-37 SS. Messe h. 9.00 - 11.00 e 19.00 Il dottore della Legge vuole fare una domanda a Gesù. Ma il Vangelo dice che la fece per metterlo alla prova (Lc 10,25). Anche oggi molti si avvicinano così a Gesù. Non è che se lo dicono (genericamente si tratta di fratelli che non sono molto attenti ad osservare ciò che avviene nel loro cuore, ma piuttosto a quel che fanno gli altri...), anzi, il più delle volte non ne sono consapevoli. Fanno domande, ma da "dottori". Cioè, non si fanno piccoli davanti a Gesù perché in realtà diffidano di Lui come degli altri: la fiducia è il loro problema. E si ritrovano così a mettere alla prova gli altri, mentre sarebbe meglio riservare questo mestiere a Dio. Alla fine del vangelo, dalle parole di Gesù, comprendiamo che il dottore della Legge metteva al centro se stesso. Come facciamo anche noi quando vogliamo giustificarci davanti alle sue parole (Lc 10,29). Il dottore sa bene qual è il comandamento di tutti i comandamenti (Lc 10,27-28), ma chi è il mio prossimo? è domanda che tradisce il suo problema di uomo di legge. Come tutti quelli che fanno delle Legge il loro Dio, si aspetta che dall´esterno arrivi la rassicurante risposta. Per loro voler bene a Dio è osservare scrupolosamente quel che dice la Legge; in questa logica allora si vuol sapere con precisione chi è il prossimo da amare, forse ci sarà anche qualcuno che si potrà non amare! Gesù racconta la celebre parabola di un pagano disprezzato e incapace di conoscere il vero Dio (così erano considerati i samaritani al suo tempo) che si comporta molto diversamente (Lc 10,33-35) da un sacerdote e un levita anch´essi incappati in un uomo mezzo morto (Lc 10,30-32). Il sacerdote e il levita rappresentano la Legge e il culto. C´è già implicito in questo primo quadretto della parabola un sano ammonimento: la Legge e il culto possono essere, nella nostra vita di credenti, un grande inganno. Crediamo di servire e piacere a Dio nell´osservanza dei comandamenti, nelle pignolerie dei decreti e nella cura/frequenza puntualissima delle liturgie, ma esse possono far avanzare impercettibilmente la nostra insensibilità verso i fratelli che soffrono. Chissà cosa fece passare oltre i due religiosi. La paura di sporcarsi le mani? La fretta degli impegni che incombevano? La paura di essere ingannati da quell´uomo steso per terra? La paura dell´impegno che richiede il soccorso a un moribondo? Passare oltre davanti alle sofferenze dell´uomo il più delle volte è segnale di una vita guidata dal peccato, ovvero il nostro egoismo. E se mi permettete, (lo dico prima a me stesso) sono convinto che anche se non sempre siamo chiamati a risolvere i problemi di tutti i fratelli sofferenti, siamo però sempre chiamati a far sentire loro la nostra vicinanza. Alcuni giorni fa un amico che insegna in scuola media mi raccontava questa lezione appresa nei suoi primi anni di lavoro. Si dirigeva ogni giorno a piedi verso la scuola dove insegnava e puntualmente incontrava un uomo che mendicava sulla strada che percorreva. Dopo aver chiesto la prima volta come si chiamava e da dove proveniva, passava sempre a salutarlo e gli lasciava ogni giorno qualche soldo. Visse fedelmente quest´incontro mattutino per tanto tempo, ma un giorno si ritrovò senza soldi. Decise allora di passare oltre, perciò quel giorno non si avvicinò a salutarlo. Ma, mentre stava attraversando un incrocio, si sentì toccare dietro le spalle. Era il povero mendicante che, sorridendo, gli disse: "ma tu pensi che ogni giorno io stessi aspettando quei soldini che mi hai sempre lasciato? Io ti ho sempre aspettato perché tu mi salutassi!..." Dietro il modello di azione del buon samaritano si cela il nostro unico punto di riferimento per quel che riguarda la conoscenza di Dio, quel che piace a Lui e quel che riguarda il nostro cammino di fede. Gesù è infatti il buon samaritano che passa sempre accanto, mai oltre, prendendosi cura di ogni uomo, soprattutto quello ferito e mezzo morto che noi scansiamo. Nel suo viaggio, Gesù ci ha lasciato questa traccia chiarissima e ha affidato a noi sua chiesa la cura di ogni essere umano spezzato dalla vita, anzi, si è identificato con essi e ha lasciato dietro di sé una importante promessa: abbi cura di lui; ciò che spenderai in più te lo pagherò al mio ritorno (Lc 10,35). Coordinando con altra parabola evangelica: ogni volta che avrete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, lo avrete fatto a me (Mt 25,40). Ogni secondo del nostro tempo speso per amore sincero dei fratelli si imprime nell´eternità! Ma si imprime anche quello che non spendiamo per loro!... Come sua chiesa non possiamo non interrogarci, davanti all´umanità mezza morta che bussa incessantemente alle porte della nostra realtà, se stiamo accogliendo e spendendo del tempo, nel nome di Gesù, per i fratelli cui hanno portato via tutto: terra, casa, famiglia e dignità... Alla fine della parabola scopriamo che Gesù ha capovolto il senso della domanda del dottore. Nella vita, bisogna passare dal "chi è il mio prossimo?" a "come posso io diventare sempre più prossimo?" Se sono incamminato a smetterla di fare di me stesso il centro della vita potrò capirci qualcosa di Dio. E allora, piano piano, Dio stesso mi farà entrare nel mistero della sua compassione, movente di ogni sua azione. Diversamente, anche se si moltiplicassero opere buone, si rischia di cercare solo se stessi, come spesso accade tra noi e come vedremo anche domenica prossima con l´episodio di Marta e Maria. Allora affrettiamoci, se davvero abbiamo sperimentato l´Amore che si prende cura di ciascuno, ad andare e fare anche noi così (Lc 10,37), come Lui fa con noi.

DOMENICA 02 LUGLIO 2016      notizia del 02/07/2016

Commento della Domenica:Le carezze di un Dio Padre e Madre:( Lc 10,1-12.17-20 ) E´ significativo in questa XIV domenica del tempo ordinario, aprire la nostra riflessione con il testo del profeta Isaia, che leggiamo nella prima lettura di questa domenica di inizio luglio 2016: un altro mese dedicato alla misericordia, in quanto è il mese del Preziosissimo Sangue di Gesù. Infatti, il mese di luglio si è aperto con questa ricorrenza liturgica che ci porta tutti ai piedi della Croce di Gesù, dove si sperimenta davvero l´amore misericordioso di Dio, in quanto Cristo è il vero ed unico volto della misericordia del Padre. Di un Dio che è Padre e di un Dio che è Madre, amorevole ed accogliente, che spalanca le sue braccia a tutti gli uomini, e tutti consola con la sua parola e con la sua grazia. La consolazione di cui parla Isaia, riferendosi a Gerusalemme, a Israele, è una consolazione del cuore, della mente, di tutto ciò che è espressione di autentica comunione con il Signore. Tale consolazione allontana da noi la guerra, l´odio, il risentimento e porta la pace, la gioia, la misericordia di Dio nel cuore di chi è disposto a dialogare con Lui nell´amore e nella compassione. Nessuna vera madre al mondo abbandona i suoi figli alle sorti più tristi della vita, ma si attiva in tutti i modi, perché essi vengano salvaguardati e difesi da ogni male e protetti da qualsiasi pericolo. Dio è infinitamente più grande del cuore di ogni mamma, ecco perché il profeta Isaia, afferma, riportando le parole del Signore: "Voi sarete allattati e portati in braccio, e sulle ginocchia sarete accarezzati". Le carezze di Dio, sono le carezze di un vero Padre e di una vera Madre. A volte possono anche lasciare il segno di una prova che va accettata, nella logica della croce e della passione del Figlio Suo. Quante carezze di Dio, che non sappiamo leggere e discernere nel modo più giusto? Quante volte queste carezze che fanno male, in un primo momento, si rivelano davvero salutari, per lo spirito e per il corpo, a distanza di tempo? Soprattutto quando rileggendo la nostra vita e la nostra esistenza alla luce del mistero dell´amore misericordioso di Dio, comprendiamo meglio il bene e il male. Questo amore che decifriamo nei brani della liturgia della Parola di Dio di questa domenica, che è la prima vera domenica estiva, nel senso delle condizioni meteorologiche, temporali e sociali in cui ci troviamo a riflettere su di essa. San Paolo Apostolo nel brano della sua lettera ai Galati è molto esplicito e chiaro nell´esprimere la sua idea, il suo pensiero e la sua sincera aspettativa rispetto al mistero di Cristo. Il vanto di ogni cristiano è la croce di Gesù. Non è la vergogna, ma la vera gloria ed esaltazione, in quanto su quella croce è salito il Salvatore del mondo, di cui noi siamo discepoli. Il cristiano senza la croce di Gesù non è un vero cristiano. Sarà una brava persona, ma non sarà il vero seguace del Divino Maestro, che insegna all´umanità l´amore e il perdono dalla cattedra della Croce. Non è la cattedra di una università teologica, filosofica, scientifica, è la cattedra dell´amore di Dio che parla a noi mediante il sangue di Cristo, sparso sulla croce per noi, in remissione dei nostri peccati. Tutti dobbiamo essere stimmatizzati nel cuore, anche se la storia della santità cristiana ci dice che alcune persone hanno ricevuto anche nel corpo le stimmate di Gesù. Penso ad un Francesco d´Assisi, a San Pio da Pietrelcina, a Santa Gemma Galgani e a tanti altri santi che sono stati segnati dalla passione di Gesù anche nel loro fragile corpo. Il Maestro ci ha insegnato ciò che è essenziale all´essere suo discepolo. A questa scuola di pensiero, unica ed irripetibile nella storia dell´umanità, in quanto si identifica con il Creatore e il Redentore, dobbiamo metterci a servizio, come ci ricorda il brano del Vangelo di oggi, nel quale è raccontata la scelta di altri 72 discepoli, oltre al gruppo ristretto dei Dodici, perché lo precedessero nei luoghi dove Egli stava per recarsi. Un discepolo che deve preparare al strada al Maestro, deve fare da apripista. In poche parole tutti precursori, come Giovanni Battista, del vero Messia, di Colui che deve fare ingresso nono solo in luoghi e territori, ma soprattutto nel territorio sconfinato e incomprensibile dell´animo umano, dove, spesso, regna incontrasto satana. La missione dei 72 nuovi discepoli è molto chiara. E´ Gesù stessa a definirla nei contenuti e nella metodologia. Ecco se mettiamo in pratica, anche noi, noi discepoli di Cristo del XXI secolo dell´era cristiana, terzo millennio di questa bellissima avventura della fede nella storia umana, i risultati arriveranno, come arrivarono per quei 72, i quali, dopo aver espletato il loro compito missionario, con semplicità, senza alcun mezzo, da poveri con i poveri, tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Gioia e orgoglio, non vanno d´accordo per un uomo di Dio, per un missionario, per un apostolo, consacrato o laico, ma sono in netta opposizione. E Gesù di fronte alla risonanza, alquanto orgogliosa, dei 72 che relazionarono a Lui, su come era andata la campagna missionaria, dice parole che devono far vibrare i polsi a quanti si assumono ruoli e compiti nella Chiesa, rispondendo ad una precisa chiamata di Dio: "Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli!". La vera gioia non sta nel successo apostolico o missionario, nel fare carriera, nel diventare qualcuno, a volte a danno degli altri e calunniando il prossimo, nell´assurgere a posti sempre più importanti e stimati dagli uomini, ma sta in cielo. Lì è la sede vera e definitiva, quella autentica, della vera gioia per un credente, per un discepolo di Gesù.

ISCRIZIONE CATECHISMO 2016/2017      notizia del 01/07/2016

SCHEDA SCARICABILE PER L´ISCRIZIONE AL CATECHISMO, FINO AL 25 SETTEMBRE, 2016/2017. LE SCHEDE SI POSSONO RITIRARE ANCHE NELLA SEGRETERIA PARROCCHIALE

SOLENNITA´ dei SS. PIETRO e PAOLO      notizia del 29/06/2016

Questi due giudei, molto diversi tra loro per origine e formazione, non sono i primi seguaci di Gesù ad essere arrivati nella capitale, ma piuttosto i due apostoli (termine, derivato dal greco, che significa inviati) che proprio a Roma furono uccisi per essersi fatti annunciatori del nuovo messaggio, divenendo così martirivittimi dalle persecuzioni anticristiana di Nerone. Si dice che Pietro fu crocifisso la testa in basso nel´64 d.C. e che Paolo venne decapitato nel´67. Più precisamente, Pietro fu crocifisso a testa in giù in Vaticano, Paolo fu decapitato nell´attuale zona delle Tre Fontane. Dai tre rimbalzi che fece il suo capo mozzato sgorgarono tre fonti e successivamente vennero edificate tre chiese. Storicamente, Le date di morte dei due apostoli e delle persecuzioni di Nerone non potevano essere il 29 giugno del 67, i due Santi non furono in effetti contemporaneamente martirizzati in tale data. In realtà, questa data del 29 giugno è legata all´antica festività romana del Quirino (divinazione e festa romana che celebrava i due gemelli Remo e Romolo). Col tempo i due apostoli furono considerati anche loro i fondatori della nuova Roma. Infatti papa Leone Magno, verso la metà del secolo V, si rivolse in un sermone pronunciato in occasione di questa festa, a Roma personificata ricordandole che gli apostoli le avevano portato il Vangelo di Cristo, trasformandola da maestra di errore in discepola di verità. Quelli sono i santi padri tuoi e i veri pastori che ti fondarono, molto meglio e molto più felicemente di coloro per opera dei quali fu stabilita la prima fondazione delle tue mura, rammentando che Romolo aveva macchiato la nascita della città col sangue fraterno. I due martiri vengono così a costituire le due colonne portanti della Chiesa: Pietro per aver ricevuto le chiavi del regno dei cieli da Cristo risorto, Paolo per essere l´apostolo dei Gentili.

DOMENICA 26 GIUGNO 2016      notizia del 25/06/2016

Commento della Domenica: Seguimi senza gurdare indietro ( Lc 9,51-62) SS. Messe h. 9.00 - 10.30 - 12.00 - 19.00 "Mettersi in cammino verso Gerusalemme" è una espressione tecnica che significa: decidere di affrontare le prove decisive della vita, sapendo che (la vita) non sarà facile, che sarà anzi dolorosa, molto dolorosa. Sto parlando dell´esperienza di Gesù, ma anche di tutti coloro che desiderano seguirlo. Gerusalemme era la città santa della fede ebraica: lo è ancora, così come è anche la città santa della fede cristiana. Ma i motivi sono assai diversi, direi, opposti. Per gli Ebrei, Gerusalemme è la città di Davide, la sede del tempio di Dio; e il tempio era l´orgoglio di tutti gli israeliti, oltreché il segno della presenza di Dio in mezzo al suo popolo. Il tempio di Gerusalemme si ergeva come emblema di splendore, grandezza e potere, in una città che aveva ormai perduto la grandezza, i fasti e il potere dei secoli passati: la superiorità indiscussa e indiscutibile dell´Impero romano non consentiva a nessun popolo straniero di rialzare la testa e di misurarsi con esso. L´Impero travolgeva tutto e tutti! Tuttavia il tempio di Gerusalemme incuteva rispetto, ed anche i custodi della religione, il partito dei Sommi Sacerdoti, sapeva farsi rispettare dai rappresentanti di Roma. Orgoglio, potere, rispetto: questo, dunque, significava per gli Ebrei, Gerusalemme e il suo tempio. Per Gesù di Nazareth e per noi cristiani, salire a Gerusalemme significa esattamente il contrario! A Gerusalemme il Signore depose ogni orgoglio, rinunciò ad ogni potere, perdette ogni rispetto di sé. La versione del Vangelo: "Prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme...", andrebbe tradotta con: "si diresse a muso duro verso Gerusalemme", "fece la faccia brutta contro Gerusalemme": Gesù sapeva che Gerusalemme lo avrebbe rifiutato, cacciato fuori a morire come un cane...e questo non lo riempiva certo di gioia. Il Vangelo di oggi non è un vangelo allegro: le tre sentenze raccolte da san Luca in queste righe chiariscono tre aspetti essenziali della vita di Cristo e di coloro che rispondono alla sua chiamata: - il Figlio dell´uomo non ha dove posare il capo; oggi si direbbe "senza fissa dimora"; - i morti appartengono al passato; - la vocazione ha la precedenza assoluta su ogni affetto, anche sui vincoli familiari. Parlando del matrimonio, la Bibbia insegna: per questo, il figlio lascerà suo padre e sua madre, si unirà alla sua sposa e insieme saranno una cosa sola (cfr. Gn 2,24; Mt 19,4-5). Oggi Gesù si rivolge a coloro che hanno scelto la cosiddetta vocazione al cuore indiviso, a noi consacrati e sacerdoti, e ripete la stessa raccomandazione: chi vuole seguire il Signore a tempo pieno, deve lasciare la famiglia e non voltarsi indietro. I legami di sangue possono costituire un impedimento alla realizzazione della propria vocazione! Questo va detto in modo forte e chiaro, soprattutto oggi, in cui la cura dei genitori anziani e ammalati costituisce uno dei punti più delicati e cruciali della società occidentale. So di toccare un nervo scoperto per tante famiglie, compresa la mia. Sembra che Gesù si duro, addirittura crudele ed insensibile nei confronti dell´amore filiale. Ma non è così, non può essere così! andrebbe contro il quarto comandamento - onora il padre e la madre -, il quale letteralmente prescrive di prendersi cura dei genitori quando non sono più in grado di badare a sé stessi. Gli insegnamenti di Gesù non contraddicono mai la Legge di Mosè! Il Vangelo non abolisce la legge antica, ma la porta a compimento, la contiene e la supera. Rispetto a quanto prescritto dal quarto comandamento, il detto del Signore precisa che l´attenzione alla famiglia di origine non può e non deve pregiudicare la vocazione personale, qualunque essa sia. Ciascuno ha il diritto/dovere di seguire la propria strada. Nessun genitore può avanzare pretese nei confronti dei figli, mettendo in atto ricatti morali velati o palesi, che suscitano o alimentano nei figli insani sensi di colpa. Il gesto del profeta Elia di gettare il mantello sulle spalle di Eliseo è diventato un simbolo: ognuno di noi ha vissuto un´esperienza simile, una sorta di profezia vocazionale. È rimasta famosa la scena del Papa Paolo VI, in visita a Venezia, quando, sceso dal motoscafo, salutò il Patriarca della città, Cardinale Albino Luciani, togliendosi la stola e mettendola sulle spalle di lui. Proviamo a ripercorrere a ritroso la storia personale e scopriremo che il nostro stato di vita non è frutto di una decisione estemporanea, improvvisa, ma era stato preparato e, in qualche modo anticipato da un fatto, da un episodio, da un incontro... Destino? No, vocazione che si è fatta più chiara col passare degli anni, fino al giorno in cui ci siamo arresi e ci arrendiamo ancora alla volontà di Dio, scegliendo di viverla, nella buona e nella cattiva salute, tutti i giorni della nostra vita.

DOMENICA 19 Giugno 2016      notizia del 18/06/2016

Commento della Domenica: Luca 9,18-24: solo l´indifferenza è atea SS. Messe h. 9.00 - 10.30 - 12.00 e 19.00 "Nel caso di Gesù ho cercato di salvare la ragione, di salvarla ad ogni costo contro il mistero. Ho fallito e ho capito che c´era qualcosa d´incomprensibile. Mi lamento spesso con Claudia, mia moglie: prima ero un romano che sapeva; ora sono un romano che dubita. E mia moglie ride e batte le mani come se facessi per lei un numero da giocoliere. «Dubitare e credere sono la stessa cosa, Pilato. Solo l´indifferenza è atea».". Sono parole tratte dal romanzo di Eric-Emmanuel Schmitt: Il Vangelo secondo Pilato (ed. San Paolo). Ne consiglio vivamente la lettura. Solo l´indifferenza è atea... È sempre complicato descrivere l´esperienza religiosa personale, alla luce dell´esperienza stessa, e non solo in teoria: son capaci tutti - o forse no! - a parlare di Dio, ripetendo le nozioni mandate a memoria nei lontani anni del catechismo; qualcuno aggiunge due o tre notizie estrapolate dal Vangelo... Se, tutto sommato è facile parlare di Dio, parlare con Dio è tutto un altro discorso! Se poi ci si chiede di descrivere il contenuto, i lineamenti di questa relazione di fede, del nostro parlare con Dio, allora sono dolenti note! Conosciamo tutti che differenza c´è tra amare e parlare dell´amore. A parlare di amore siamo più o meno tutti capaci, soprattutto se siamo preti: ma non siamo tutti capaci di amare... Quarant´anni fa, una famosa cantante dichiarava la noia di sentire "parole, parole, parole, parole, parole, soltanto parole, parole tra noi...". Solo l´indifferenza è atea... Leggendo le letture di oggi emergono aspetti paradossali, se non addirittura contraddittori, quanto al rapporto con Dio: il profeta Zaccaria parla di spirito di grazia, di consolazione, di sorgente zampillante; ma anche di lutto, di pianto, di lamento funebre, di patibolo... Insomma: l´esperienza di Dio è positiva o negativa? esaltante o tragica? E poi: altro è descrivere una persona; altro, invece, raccontare l´esperienza che si è fatta incontrandola. Si descrive una persona come si descriverebbe un ritratto, un dipinto, una statua... mantenendo un atteggiamento distaccato, affinché la descrizione sia quanto più possibile oggettiva. In verità nessuna descrizione può essere del tutto oggettiva; è sempre una descrizione secondo il nostro punto di vista... Parlare invece dell´esperienza vissuta con una persona significa descrivere come mi sono sentito io con quella persona; significa fare sintesi tra me e l´altro; SIGNIFICA PARLARE DI NOI! Solo l´indifferenza è atea... La risposta che Pietro dà alla domanda di Gesù: "Ma voi, chi dite che io sia?", è una risposta teorica; nel senso che l´Apostolo non sa, o forse non considera che cosa significa per lui, per Pietro, scegliere Cristo come guida. E quando Gesù glielo rivela, Pietro addirittura si scandalizza e redarguisce il Maestro affinché non ripeta più affermazioni del tipo: "Devo andare a Gerusalemme, soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, venire ucciso e risuscitare il terzo giorno.". San Luca non riporta il botta e risposta di cui sopra, ma lo riportano Matteo (16,23) e Marco (8,32) nei passi paralleli: "Vade retro, satana! torna dietro! - risponde Gesù - sono io che guido il gruppo! Sono io che faccio strada! E la mia strada conduce alla croce! Se mi volete seguire, anche voi farete la stessa fine!" Solo l´indifferenza è atea... Ora che sapete chi è il Cristo, qual è il suo destino, e che cosa significa seguirlo, siete ancora convinti di aderire alla fede? Stiamo bene attenti a rispondere immediatamente di‘sì´, a professarci cristiani integrali - non integralisti, però! -. Molti sedicenti cristiani rispondono prontamente alla domanda, ma sono poi gli stessi che, di fronte alla questione del perdono - tanto per fare un esempio a caso... - accampano scuse, del tipo: "Ma che figura ci faccio a non reagire mai alle provocazioni, a perdonare sempre, a non difendermi... (faccio) la figura del fesso! E io, la figura del fesso, non voglio farla!". "Sì, ma...", "Sì, però..." Chi di noi, può dichiarare di non aver mai sollevato obbiezioni all´assoluto cristiano del perdono, scagli la prima pietra! Solo l´indifferenza è atea... A proposito di croce da portare, san Luca precisa un particolare che né Matteo, né Marco riportano: "...ogni giorno"! Anche questa affermazione bisogna interpretarla in modo corretto: canonizzare la croce è un´arma a doppio taglio! Non mi riferisco alla croce di Cristo, ma alle nostre croci! La croce in quanto tale non è mai un bene, è sempre un male, e dunque non si può e non si deve canonizzare, non si deve esaltare. Sembra un´affermazione ovvia; ma c´è ancora tanta gente, tra le file dei cristiani, che invoca la volontà di Dio, quando un giovane, un vecchio, un bambino si ammalano gravemente, o muoiono addirittura: "Bisogna inchinarsi e accettare la volontà di Dio!"... A queste persone, tra le quali, anche preti e suore, io chiederei: Qual è la volontà di Dio, che un bambino stia male? chi è il responsabile del dolore innocente? Forse che Dio mette alla prova mandando una malattia? Vadano a rileggersi il racconto del "cieco nato", descritto nel Vangelo di Giovanni (9,1-41). Per troppo tempo l´equivalenza fede cristiana = sofferenza è stata accettata senza discutere! E questo equivoco ha reso un pessimo servizio a Cristo e alla Chiesa. Nessuno aderirebbe ad una fede che esalta il dolore che purifica, la sofferenza espiatrice, la croce come dono di Dio! Forse, le chiese sono vuote di giovani, anche per questo! Solo l´indifferenza è atea... - "Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo..." (Mt 10,24-33) - "Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi." (Gv 8,32) - "Io sono la risurrezione e la vita." (Gv 11,25) - "Vi lascio la pace, vi do la mia pace..." (Gv 14,27) - "Nessuno vi potrà togliere la vostra gioia." (Gv 16,20-23) Potrei continuare per mezz´ora a citare le parole di Gesù, e mostrarvi che Dio non sta mai dalla parte del male. Ma non servirebbe. Viene il momento che ciascuno di noi deve decidere se credere, o non credere, rinunciando a fare domande, a cercare scuse, ad attendersi riscontri, a smentire i dubbi... E dopo l´omelia ciascuno di noi dichiarerà: "Credo!".

DOMENICA 12 GIUGNO 2016      notizia del 11/06/2016

Comemnto della Domenica : Il perdono di Dio espressione dell´amore sopra ogni cosa su :Luca 7,36-8,3 SS. Messe: h.9.00 -- 10.30 - 12.00 - 19.00 "Il Signore ha perdonato il tuo peccato: tu non morirai.": così risponde Dio al re Davide pentito. Tuttavia, quando Davide concepisce il pensiero di edificare un Tempio, ma non un tempio qualsiasi... il più grande tempio del mondo, il più ricco tempio del mondo, che sarebbe diventato il più famoso e ammirato tempio del mondo... Dio gli risponde: "Non sarai tu a edificarmi un tempio; perché troppe guerre hai combattuto e troppo sangue è stato versato durante il tuo regno. Salomone, tuo figlio, lui mi costruirà un tempio. Tu accantonerai i materiali e gli darai le istruzioni necessarie, per realizzare un´opera che diventerà l´emblema di Israele, l´orgoglio degli israeliti e mio.". Il peccato lascia una traccia, un vulnus, nel profondo del nostro intimo: non parlo dei sensi di colpa; quelli ci sono sempre, ma sono di natura psicologica; loro malgrado, certuni si trascinano i sensi di colpa per tutta la vita. Contro i sensi di colpa, il sacramento della riconciliazione non può fare granché, anzi, non può fare nulla. Quando parlo di vulnus, di traccia che il peccato lascia nella persona di colui/colei che lo ha commesso, intendo una situazione di globale fragilità causata appunto dal peccato. È come se il peccato... anzi, no, niente ‘come se´... il peccato indebolisce l´intero edificio della persona: da quel momento la struttura non è più solida come prima; è più difficile resistere alla tentazione ed è più facile ricadere nel peccato. Non dico che il peccato diventa inevitabile; dico che quella crepa, quel punto debole bisogna monitorarlo con grande cura. Non sto parlando di peccati cosiddetti veniali... La colpa di Davide era gravissima!! Per coloro che non conoscono la storia: l´antenato glorioso del Messia, il santo re Davide, da donnaiolo impenitente qual era, aveva messo incinta la moglie di un suo soldato, Uria l´hittita, approfittando dell´assenza di lui; Davide aveva tentato di far passare quel bambino per il figlio di Uria, richiamandolo dalla guerra con una licenza premio, affinché l´uomo facesse con sua moglie quello che - si dice - fanno tutti gli uomini di ritorno dalla guerra... Ma Uria no, quello era un hittita, e gli hittiti amano l´arte della guerra più della moglie, più dei figli... nessuna distrazione frivola, neppure per i doveri coniugali... L´unica soluzione rimasta era quella di eliminare il marito. E Davide, al quale non mancava certo né la fantasia, né l´astuzia, aveva trovato un modo ‘pulito´ per sbarazzarsi del problema: bastava ordinare al generale dell´esercito di farlo schierare là dove più ferveva la battaglia e far arretrare gli altri soldati, cosicché Uria rimanesse spacciato. E, tanto per aggiungere un ultimo particolare macabro, la lettera da consegnare al generale, che conteneva la sentenza di morte, Davide la affidò ad Uria in persona. Ma si può essere più str... più malvagi di così? Il sacerdote e profeta Natan, consigliere di fiducia di Davide, rivelò al re che Dio era a conoscenza del suo delitto: beh, non era necessario che glielo rivelasse Natan... Dio vede tutto! Nel racconto, Natan rappresenta la coscienza di Davide, che gli rimorde a tal punto da costringerlo a pentirsi e confessare il suo peccato. Purtroppo c´era andata di mezzo la vita di un uomo e non si poteva riparare. Al tempo stesso, il Re aveva potere di vita e di morte sui sudditi, sulle mogli, sui figli... Non c´era un´autorità abilitata a giudicare un Re... l´istituto dell´impeachment è venuto dopo... Ed ora veniamo alla vicenda raccontata nel Vangelo: in confronto al peccato di Davide, quello di Simone il fariseo appare del tutto irrilevante, almeno secondo il nostro modo di pensare... E poi c´è la prostituta: quella sì che è una grande peccatrice! Sciupauomini, rovinafamiglie, etc. etc. MA... colpo di scena! Con Gesù non si può mai star tranquilli: riesce sempre a ribaltare le sorti della partita. Colui che sembrava il vincitore, il fariseo osservante, il pio israelita, stimato in società... perde il match contro la prostituta, peccatrice seriale, rifiuto umano, istigatrice e complice di adultèri maritali... Colpisce il fatto che la donna non dica neanche una parola; il suo comportamento parla da solo, rivelando un cuore contrito ed umiliato; i gesti che compie sulla persona di Gesù, con discrezione, ma con singolare passione, rivelano che l´amore della donna per il Maestro non era neppure paragonabile al trasporto manifestato nei confronti dei clienti.... A questo proposito, mi piace ricordare un aneddoto che, il compianto Cardinale Michele Pellegrino, Arcivescovo di Torino, amava raccontare al termine del suo mandato di Pastore della Diocesi: una sera fu invitato a cena da due prostitute che abitavano una soffitta del centro storico; p. Pellegrino accettò volentieri l´invito; l´incontro si concluse in un modo che non saprei definire... tra l´imbarazzato e il comico: salutando il Cardinale, le due signore gli promisero che, da quella sera, oltre alla candela accesa tutti i giorni alla Madonna, affinché non facesse mancare il lavoro, ne avrebbero accesa una anche per lui, ogni sera. Vi garantisco che incontri come questo possono cambiare la vita di un prete! In meglio!! Non capita spesso che un uomo di Dio rivolga parole di conforto e di misericordia a una persona che vive una condizione umana, ritenuta dai più gravemente immorale. Nella stragrande maggioranza dei casi, noi (preti) operiamo all´interno della Chiesa, con la gente che frequenta gli ambienti cattolici, che viene a Messa la domenica, o, come direbbe il Signore, con le novantanove pecore dell´ovile... Invece, Papa Francesco, nella sua recente esortazione apostolica Amoris Lætitia, ci ricorda che Gesù è pastore di tutte 100 le pecore, e non permetterà che alcuna si perda. Il Buon Pastore lascia le 99 al sicuro ed esce dall´ovile, a cercare quell´unica perduta; trovatala, se la carica sulle spalle e, tutto contento, ritorna all´ovile e fa festa con gli amici. San Luca conclude: "Ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione." (cfr. Lc 15,4-7). È parola del Signore.

CORPUS DOMINI -domenica 29 maggio      notizia del 28/05/2016

Commento della domenica: Santissimo Corpo e Sangue di Cristo ...per essere Chiesa Brano biblico: 1Cor 11,23-26 e Lc 9,11-17 SS. Messe h. 9.00 - 10.30 - 12.00 e 19.00 Nella notte in cui veniva tradito Paolo ha sentito il bisogno di riprendere i Corinti che avevano degradato il modo di vivere insieme la Cena del Signore: Ma quando vi riunite, la vostra cena non è di certo la Cena del Signore! (1Cor 11,20). Attraverso le sue parole scopriamo che nelle assemblee c´è rivalità e ingiustizia, fame dei poveri e ubriachezze dei ricchi e si domanda: Perché disprezzate la chiesa di Dio e umiliate i poveri? (1Cor 11,22). Proprio il disprezzo della chiesa e l´umiliazione dei poveri, la preoccupazione di salvaguardare le relazioni tra i cristiani più che la lode a Dio, induce san Paolo a tramandare per scritto ciò che lui a sua volta ha ricevuto. È la significativa portanza della tradizione che nella chiesa non solo trasmette gesti o atteggiamenti, dottrina e pensiero ma soprattutto permette allo Spirito di dire tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future (Gv 16,22). L´Ultima cena viene raccontata in modo ampio da Matteo (26,26-29), Marco (14,22-24) e Luca (22,14-20); Paolo ci trasmette la tradizione più antica, quando Gesù istituisce la sua Cena per la sua Chiesa. La notte del tradimento è il contesto che viene richiamato perché non si abbia dubbi sul significato della sua morte a cui la celebrazione è legata per sempre. Cristo: si è offerto in sacrificio una volta per sempre, per prendere su di sé i peccati degli uomini (Ebr 9,28). Lo spezzò e disse Il gesto semplice e solenne dello spezzare il pane è comune a tutti, tutti i giorni e in tutte le tavole, ha assunto un significato incredibilmente evidente, invece ci siamo talmente infervorati nella preoccupazione di affermare e difendere il significato della presenza reale nella eucaristia, fossilizzandosi sul ministro, la materia, le parole, l´intenzione da perdere di vista il gesto, arrivando al punto, solo estetico, di lasciare il pane non spezzato nell´adorazione eucaristica. Eppure lo spezzare il pane designava il rito dell´Eucaristia quando ancora non aveva ricevuto un nome fisso e tecnico come quello che usiamo oggi (cfr At 2,42.46; 20,7.11). La dinamica del gesto di spezzare il pane continua a raccontarci la Passione di Cristo che ha spezzato la sua vita donandocela dalla croce, ma anche la reciprocità del dono nella comunione tra i fedeli: il pane che noi spezziamo non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché c´è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell´unico pane (1 Cor 10,17). Fate questo in memoria di me Nel testo paolino si ripete, sia per il pane che per il calice, il comando fate questo in memoria di me, non solo le parole ma anche il gesto è fondamentale: prendere, spezzare, ringraziare, mangiare, bere. Questo comando mette in evidenza la singolarità del rito cristiano, la sua espressività dinamica conservata gelosamente nella prima comunità. Il Signore ci chiama a entrare nel suo gesto, nelle sue parole, nella sua vita donata, nel suo sangue e nel suo corpo che è la Chiesa. L´immagine del corpo ci aiuta a capire questo profondo legame Chiesa-Cristo, che san Paolo ha sviluppato in modo particolare nella Prima Lettera ai Corinzi (cfr cap. 12). Anzitutto il corpo ci richiama ad una realtà viva. La Chiesa non è un´associazione assistenziale, culturale o politica, ma è un corpo vivente, che cammina e agisce nella storia. E questo corpo ha un capo, Gesù, che lo guida, lo nutre e lo sorregge (papa Francesco 19.06.2013). Voi annunciate la morte del Signore Spezzare il pane e condividerlo insieme al vino raccontano la dinamica della comunità cristiana, le relazioni che la animano: una Chiesa carica di amore. Vuol dire anche imparare a superare personalismi e divisioni, a comprendersi maggiormente, ad armonizzare le varietà e le ricchezze di ciascuno; in una parola a voler più bene a Dio e alle persone che ci sono accanto, in famiglia, in parrocchia, nelle associazioni (papa Francesco 19.06.2013). Ogni volta che mangiamo il pane e beviamo dal calice, noi annunciamo la morte del Signore. Annunciamo che ogni cosa buona sgorga dalla croce di Cristo, diciamo che siamo stati salvati, che siamo nati di nuovo, morti al peccato. Insieme affermiamo di appartenere a Cristo, finché egli venga. L´Eucarestia che celebriamo abbraccia il passato perché fa memoria, è una azione presente in quanto rispondiamo ad un comando, fate questo, che ci proietta...nel futuro, verso l´imminente ritorno di Cristo.

SOLENNITA´ della SS. TRINITA´      notizia del 21/05/2016

La prima tra le Solennità del Tempo Ordinario parte subito forte, e ci mette di fronte a una domanda che è innegabilmente di un certo spessore. Ci chiediamo, infatti, chi è Dio... Una domanda alla quale potremmo rispondere con un´affermazione "da catechismo" quasi mnemonica, come molti di noi hanno imparato: "Dio è l´Essere perfettissimo, Creatore e Signore del cielo e della terra. Dio è ogni perfezione senza difetto e senza limiti, ossia è potenza, sapienza e bontà infinita". E con questo, siamo a posto: abbiamo definito chi è Dio. Poi, però, si tratta di vedere e di capire - ma soprattutto di "narrare" - chi è Dio per me, chi è Dio nella mia vita. E lì, il discorso si fa più complesso, soprattutto, come accennavo, quando si tratta di "narrare", ovvero di testimoniare agli altri che cosa Dio ha fatto e continua a fare nella mia vita. Allora, il gioco si fa duro: sia perché ognuno di noi ha la propria esperienza di Dio, e nessuno - per quanto si voglia conservare l´integrità delle verità di fede e dei costumi - può permettersi di giudicare o ancor peggio di censurare l´immagine di Dio di chicchessia; sia perché la nostra medesima esperienza di Dio non è uniforme, ma poliedrica, ha varie storie e vari volti legati alle nostre vicende, alle nostre situazioni di vita, ai drammi e alle gioie che più volte sperimentiamo nell´arco di un´esistenza. Così come Dio stesso, che nella sua essenza è unico, è una cosa sola: ma il suo manifestarsi nella storia dell´umanità è personale, si manifesta "di persona" all´uomo, e la sua persona non è unica, ed è il Mistero che celebriamo oggi. Va da sé, allora, che le molteplici esperienze di Dio che sperimentiamo nella nostra vita, lo sono perché noi siamo "molti", sempre diversi, pur essendo una sola persona che calca il palcoscenico della storia; ma lo sono anche perché lo stesso Dio non è staticamente rinchiuso in un libro, in un tempio o in un´istituzione religiosa dove possiamo andare a consultarlo ogni volta che vogliamo, sapendo che rimane immutato e immobile. Dio, il Dio di Gesù Cristo, calca il palcoscenico della storia per noi e con noi, in modo del tutto simile a noi: e lo fa amandoci ed educandoci come un padre, amandoci e giocando con noi come un fratello, amandoci e consigliandoci come un amico che non ci lascia mai. Padre, fratello, amico: è così che Dio si fa presente nella nostra vita, storicamente e nelle piccole vicende di ogni giorno. Purtroppo, non sempre questo avviene nella serenità e nella pace, proprio come capita nelle migliori famiglie. Anche Dio non è facile da vivere e da sopportare, come del resto non lo siamo noi per lui. Come in ogni famiglia i momenti di serenità si alternano ai momenti di fatica, di sofferenza, di incomprensione reciproca, così anche per noi, familiari di Dio, non ci sono solamente i momenti di grazia nel nostro rapporto con lui: ci sono - e sono pure frequenti - i momenti in cui la nostra fede è tribolata. "Per mezzo di Gesù Cristo abbiamo, mediante la fede, l´accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo. E non solo: ci vantiamo anche nelle tribolazioni": è quanto ci dice Paolo nella seconda lettura di quest´oggi, dove - con tanto sano realismo - ci descrive la vita di fede come un accesso alla grazia, ma anche un accesso alle tribolazioni, e di entrambe ci dobbiamo vantare, perché entrambe (grazia e tribolazione) fanno parte del credere, sono parte dell´essenza stessa di Dio. Il brano della lettera ai Romani che abbiamo letto è talmente suggestivo nel descrivere la vita di fede, la nostra appartenenza a Dio come risposta di fede alla sua chiamata (questo significa "giustificati per la fede"), che addirittura vi possiamo leggere una descrizione del Mistero che oggi celebriamo (la Santissima Trinità, appunto), come se la vita di fede, la vita nella fede, altro non fosse che un riflesso dell´immagine di Dio Uno e Trino. Paolo, nella seconda parte del breve testo che abbiamo letto, a partire proprio dalla tribolazione, cita tre aspetti della vita di fede che non credo sia esagerato leggere come una manifestazione della vita nella Trinità, quasi fossero tre nomi della Trinità, tre nomi del Mistero di Dio in noi: la tribolazione, appunto, la pazienza e la speranza. La tribolazione - lo sappiamo bene - fa parte del nostro vivere quotidiano, e si manifesta nelle mille forme della nostra limitatezza umana: dalla malattia alla fatica, dalla persecuzione alla solitudine, dal disprezzo all´isolamento, dall´emarginazione alla morte, ognuno di noi sperimenta su di sé la tribolazione come una dimensione di cui, secondo Paolo, non è opportuno lamentarsi, bensì è necessario vantarsi, perché dietro la tribolazione c´è il lento e paziente lavoro di Dio che sa fare di un motivo di morte un´occasione di vita. La pazienza di Dio Padre che accompagna l´uomo a vivere la tribolazione non come limite, ma come opportunità di salvezza, non è un discorso ipotetico o campato in aria: egli ce ne ha dato la prova risuscitando suo Figlio Gesù dalla grande tribolazione del Calvario, nella quale acquistano senso tutte le nostre quotidiane tribolazioni. E la pazienza produce in noi le virtù, tra le quali ce n´è una che non delude, perché ci apre al futuro e ci dà sempre un motivo per andare avanti: a essa diamo il nome di speranza, a essa abbiniamo quella presenza di Dio nella storia, nostra e dell´umanità, cui diamo il nome di Spirito. La Tribolazione del Figlio, che non è più sconfitta, ma vanto, a motivo della Pazienza del Padre, ci dona la forza di guardare al futuro nostro e dell´umanità per via dello Spirito di Speranza che ci accompagna nella vita di ogni giorno, riversando nei nostri cuori l´amore di Dio. Sarà anche duro comprendere e vivere il Mistero di Dio: ma se la prospettiva è questa, ben venga!

Domenica di Pentecoste 2016      notizia del 14/05/2016

Conosciamo l´origine della festa di Pentecoste? Era una festa ebraica che inizialmente rappresentava l´offerta delle primizie agricole, in segno di riconoscenza al Signore per la novità del ciclo della vita. Invece la Pasqua era una festa pastorizia in cui si immolavano gli agnelli. Poi queste due feste erano diventate per gli ebrei due feste storiche: la Pasqua ricordava l´esodo, l´uscita dall´Egitto, il cammino di liberazione verso la terra promessa, la terra della libertà, mentre la Pentecoste era la celebrazione del grande dono della legge, che gli ebrei consideravano esclusivo. Per noi la Pentecoste ricorda un´esperienza che non si è concentrata nel 50° giorno dopo Pasqua, ma è distribuita lungo tutto il cammino dalla Pasqua in avanti. Difatti nell´apparizione di Gesù la sera di Pasqua si dice: "Soffiò su di loro" ossia comunicò loro quella forza di vita rappresentata dal respiro, che era considerato come il sangue il luogo dove l´azione di Dio si esprime come principio di vita. Infatti non possiamo trattenere il respiro se non per poco tempo, perché abbiamo bisogno di respirare, di accogliere continuamente il dono di vita. Gesù ha comunicato la Parola di Dio lungo la sua vita, attraverso i gesti, attraverso i discorsi, ma poi ha comunicato lo Spirito di Dio. Gesù è lo spazio storico dove la Parola e lo Spirito di Dio sono comunicati. ATTI 2, 1-11 Il racconto degli Atti che leggiamo nella prima lettura non è da interpretare come un evento che ha riguardato contemporaneamente tutte le persone: è un racconto di tipo simbolico, che utilizza appunto anche dei simboli molto chiari, del fuoco che illumina e riscalda, della voce, del vento che indica la potenza. Col termine "Spirito" noi indichiamo, in rapporto all´azione di Dio, quell´aspetto che introduce novità. Mentre col termine "Parola" indichiamo l´azione di Dio che ci perviene dal passato, che è diventata evento, che è diventata racconto. E´ significativo che nel racconto della Pentecoste il primo effetto del dono di Gesù dello Spirito è stata la comprensione delle lingue: tutti riuscivano a capirsi. Era un simbolo, evidentemente, perché poi i linguaggi restano ugualmente ragione di divisione, però è un simbolo molto chiaro che chi si lascia guidare dallo Spirito giunge a superare la divisione delle culture, la divisione delle lingue, oggi possiamo dire la divisione delle religioni, la diversità. Per questo motivo quella di oggi è una liturgia particolarmente significativa per il cammino che l´umanità sta compiendo, perché tutti sono d´accordo su questo punto: che la continuazione della storia umana è possibile solo se ci saranno persone, gruppi, popoli che riusciranno a capirsi, oltre la diversità delle culture, delle religioni, delle lingue. La difficoltà del dialogo comincia già dall´incomprensione delle parole tra di noi, nella famiglia, nell´incontro di amicizia: quante incomprensioni nascono dall´insufficienza dei simboli che utilizziamo, è urgente andare al di là dell´ambiguità e delle incomprensioni delle nostre parole. E´ un lavoro che dobbiamo fare con consapevolezza. GIOVANNI 14, 15-26 Dopo l´Ascensione gli Apostoli si nascondono e pregano. Cercano di stringersi a vicenda per provare meno paura, in attesa dell´altro Consolatore promesso da Gesù, se conserveranno la sua Parola: "Se uno mi ama, osserverà la mia Parola e noi verremo a lui." Il verbo greco usato in questo vangelo non significa propriamente "osservare" una legge, quanto piuttosto "far tesoro di un consiglio", farlo diventare vita. Gesù è risalito "verso il Padre suo e Padre nostro", perché ormai la sua Parola è seminata in noi, e ci ri-crea, come il Verbo aveva creato tutto all´inizio del mondo. Se la conserviamo - osserviamo, essa plasma la nostra mentalità e viviamo secondo la logica divina. L´uomo aveva sacralizzato Dio: Gesù sacralizza l´uomo. Il vero santuario dal quale si irradia Dio non è più una costruzione, come dice il Vangelo, fatta da mani d´uomo, ma è la comunità dei credenti, è l´individuo stesso. Gesù dice: "Il Padre mio e io verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui." Il Dio di Gesù non è un Dio al di fuori dell´uomo, un Dio intimo, interiore all´uomo, che gli comunica le sue stesse energie e capacità d´amore, quelle che vengono chiamate lo "Spirito Santo". Gesù con questa espressione afferma che non esistono ambienti sacri al di fuori dell´uomo. L´unica esperienza del sacro è all´interno dell´uomo e della comunità. Siamo amati così come siamo e comunichiamo amore verso gli altri nello stesso modo. Occorre non porre "resistenza". Oggi ci è dato il lo Spirito, il soffio vitale che ha animato Cristo durante la sua vita terrena. Allo stesso modo all´aurora dell´umanità, Dio aveva soffiato il suo alito nelle narici del primo uomo, per regalargli la propria vita. La Pentecoste mette il sigillo della nuova creazione: gli uomini sono ri-creati come altri Cristi, guidati dal Maestro interiore - come Gesù stesso lo è stato - nella legge della libertà. "Il Consolatore ci insegna ogni cosa, ci ricorda tutto ciò che egli ha insegnato" rende viva ed efficace la sua Parola. "Se uno mi ama" la Parola in lui diventa vita. Padre, Figlio e Spirito dimorano in colui che si lascia abitare, invadere, trasfigurare dall´amore. Chi si lascia condurre a questa intensità di vita, genera frutti mai visti: la novità irrompe, l´apertura all´altro avviene insieme alla capacità di capire la sua lingua, ossia il suo modo di pensare, avviene insieme alla possibilità di entrare in relazione con tutti nell´amore. Lo Spirito ci spinge fuori dai nostri piccoli cenacoli recintati, dalle false sicurezze dei gruppi: tutti i popoli sono scelti come figli di Dio. La Pentecoste è l´antitesi delle sette, delle rigidità impaurite di fronte al nuovo. La Pentecoste è la festa di un´umanità che impara a benedire la differenza, a dialogare e a diventare una cosa sola nella diversità. L´infinita varietà degli uomini ricompone l´immagine del Dio infinito. Dalla prima Pentecoste cristiana, avvenuta circa l´anno 30, sono passati molti secoli, ma l´avventura ancora continua e forse le novità più grandi devono ancora avvenire. Non ci resta che accogliere l´amore incondizionato e trasmetterlo a chi ci è a fianco.

Solennità dell´Ascensione di Gesù      notizia del 07/05/2016

Ascensione di Gesù ( Lc 24,46-53) Oggi facciamo memoria della Festa dell´Ascensione di Gesù al Cielo. Forse ci saremmo aspettati, alla fine del breve racconto dell´Ascensione, che si evidenziasse l´afflizione degli Apostoli per la partenza ormai definitiva del Maestro. Ma non è così, perché non vi fu tristezza, come racconta Luca, nel suo Vangelo: "Poi li condusse fuori verso Betania, e alzate le mani li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. E gli apostoli, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio, lodando Dio". (Lc. 24, 46-53) C´è una bella differenza rispetto al Venerdì santo, quando erano stati lasciati nella paura e nello smarrimento... come se tutto avesse avuto una fine inaspettata. Non si erano resi conto, e a volte non ce ne rendiamo conto, profondamente, neanche noi, che ‘quella´ era stata la scelta dello stesso Gesù: non era stato crocifisso, ma si era lasciato crocifiggere, dando di propria volontà la vita, estremo atto di amore per noi. Era difficile, per gli Apostoli, capire il trionfo di Gesù sulla croce e la sconfitta dei crocifissori. Ma Gesù, con la sua resurrezione, ha messo fine, ai loro e nostri dubbi: ha cambiato completamente la verità della fragilità nella nostra vita, chiamata ad una gloria, che solo Dio, il Figlio di Dio, poteva conquistare per noi. La resurrezione ha ormai tracciato strade, che possono conoscere l´infinito di Dio. Gesù ‘passa le pareti´, non conosce più spazio né tempo: ci ha aperto la porta della vita eterna. I discepoli ormai sanno che ora il Maestro sarà sempre con loro... e dovremmo saperlo anche noi! L´Ascensione chiude solo l´esperienza terrena di Dio tra noi, ma continua la più grande storia di amore mai scritta o immaginata. E´ il ritorno del Figlio al Padre che, in altro modo, assicura la Sua Presenza, attraverso il dono del Consolatore, lo Spirito Santo. Afferma Papa Francesco: ‘L´Ascensione non indica l´assenza di Gesù, ma ci dice che Egli è vivo in mezzo a noi in modo nuovo; non è più in un preciso posto del mondo come lo era prima dell´Ascensione; ora è nella signoria di Dio, presente in ogni spazio e tempo, vicino ad ognuno di noi. Nella nostra vita non siamo mai soli: abbiamo questo avvocato che ci attende, che ci difende. Non siamo mai soli". Adesso sappiamo che la nostra vita non è un´esperienza di poco conto, senza alcuna speranza nel dopo.... al contrario, anche se può essere o apparire un Calvario, ci conduce ad ascendere con Gesù. Così presentava l´Ascensione di Gesù al Cielo il nostro sempre caro e beato Paolo VI: "L´avvenimento finale della vita di Cristo sulla scena della storia umana, è la sua ammirabile ascensione al Cielo, il suo passaggio da questa terra, da questo nostro mondo, a noi conoscibile, in cui noi siamo immersi come pesci nell´oceano, ad un altro mondo, ad un altro universo, ad un´altra forma di esistenza, della quale abbiamo la certezza, ma ancora scarsa notizia e, forse, nessuna esperienza... Il nostro ricordo di tale avvenimento misterioso e storico ad un tempo, ci fa sentire la nostra solitudine, la nostra condizione di seguaci di Cristo, di credenti in Cristo, di legati a Cristo, rimasti in terra senza la sua visibile presenza. Nasce nei fedeli, privi del rapporto sensibile con Gesù, lo sforzo di comunicare ugualmente con Lui; nasce cioè la ricerca di vincoli che tuttora ci uniscono a Lui; una ricerca che sarà subito ricca di risultati, fino a darci la prova della promessa realizzata di una sua dolcissima parola di commiato: ‘Non vi lascerò orfani, verrò da voi´ e di quell´altra parola solenne, che proclama Cristo presente nei secoli: ‘Ecco io sono con voi fino alla fine del mondo´. E noi vogliamo metterci nei panni degli apostoli, che scomparso Gesù dai loro occhi, se ne tornarono a Gerusalemme, si raccolsero con Maria nel cenacolo in attesa dello Spirito Santo." (maggio 1963) Dovremmo anche noi ritrovare quanto hanno provato gli Apostoli il giorno in cui Gesù salì al Cielo: ‘Tornarono a Gerusalemme con grande gioia´, una gioia che diverrà, con la Pentecoste, forza e capacità di trasmetterla a tutti. Il giorno dell´Ascensione, gli Apostoli sanno ormai - e dovremmo esserne certi anche noi - che Gesù sarà dovunque essi si troveranno. Quando parleranno diranno ‘Parole Sue´; Lo troveranno nel cuore, riempito dalla Sua pace, anche quando saranno arrestati; i loro gesti saranno i ‘Suoi gesti´, per continuare la Sua opera, segno del grande bene che il Padre ci vuole, quella carezza che quotidianamente Dio, se abbiamo fede, ci fa, perché dimentichiamo le frustate dell´indifferenza, della cattiveria e violenza cieca. E per sentirseLo ancora più vicino, ogni volta parteciperanno, parteciperemo, all´Eucarestia, lasceranno il posto principale libero, perché a presiedere sia sempre Lui. Con passo deciso, illuminati dalla certezza del nostro futuro con Lui, camminiamo per le strade del mondo, testimoni del Risorto, a ‘predicare´ Lui, salvezza di tutti. Sono venti secoli che questa Presenza divina nella Chiesa si fa strada nella storia, tessendo la vera nostra storia, che non conoscerà più tramonto. Oggi davvero tutti noi, che crediamo, alzando le mani al cielo, indichiamo il Maestro che si eleva su di noi ed è assiso alla destra del Padre, eppure continua a camminare al nostro fianco! Questa è davvero la gioia dell´Ascensione di Gesù al Cielo per noi. Con madre Teresa di Calcutta preghiamo: "Signore, nostro Dio, tu hai dato te stesso per noi. Noi vogliamo essere a tua disposizione per essere tuoi, affinché un giorno possiamo possederti e per ricevere tutto ciò che dai e dare tutto ciò che chiedi, con un sorriso. Prendi ora tutto di noi, perché ti serva di noi come ti piace, senza tentennamenti. Prenditi la nostra volontà e tutta la vita affinché tu possa compiere le tue opere con le nostre mani, e così un giorno possiamo ascendere in cielo con te. Per sempre."

 
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-------------------------- 28/03/2016

Lunedì dell´Angelo

-------------------------- 27/03/2016

DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 26/03/2016

27 Marzo: DOMENICA di PASQUA

-------------------------- 26/03/2016

SABATO 26 MARZO

-------------------------- 25/03/2016

VENERDI´ SANTO

-------------------------- 24/03/2016

Altare delle Reposizione

-------------------------- 24/03/2016

GIOVEDI´ SANTO

-------------------------- 19/03/2016

DOMENICA DELLE PALME

-------------------------- 12/03/2016

Domenica 13 marzo 2016

-------------------------- 05/03/2016

domenica 06 marzo 2016

-------------------------- 27/02/2016

DOMENICA 28 febbraio

-------------------------- 20/02/2016

UNITALSI

-------------------------- 20/02/2016

DOMENICA 21 FEBBRAIO 2016

-------------------------- 10/02/2016

mercoledì delle ceneri : 10 febbraio

-------------------------- 06/02/2016

domenica 7 febbraio 2016

-------------------------- 02/02/2016

2 febbraio 2016

-------------------------- 30/01/2016

Domenica 31 gennaio 2016

-------------------------- 24/01/2016

giubileo parrocchiale

-------------------------- 23/01/2016

Domenica 24 gennaio 2016

-------------------------- 16/01/2016

DOMENICA 17 GENNAIO 2016

-------------------------- 11/01/2016

corso matrimoniale

-------------------------- 09/01/2016

DOMENICA 10 GENNAIO 2016

-------------------------- 05/01/2016

Epifania di Gesù

-------------------------- 02/01/2016

DOMENICA 03 GENNAIO 2016

-------------------------- 01/01/2016

1 gennaio 2016

-------------------------- 26/12/2015

DOMENICA 27 DICEMBRE

-------------------------- 25/12/2015

25 Dicembre 2015

-------------------------- 24/12/2015

NOTTE DI NATALE

-------------------------- 19/12/2015

DOMENICA 20 DICEMBRE 2015

-------------------------- 12/12/2015

DOMENICA 13 DICEMBRE 2015

-------------------------- 07/12/2015

Immacolata concezione

-------------------------- 05/12/2015

domenica 6 dicembre 2015

-------------------------- 28/11/2015

Domenica 29 novembre 2015

-------------------------- 21/11/2015

DOMENICA 22 NOVEMBRE 2015

-------------------------- 14/11/2015

DOMENICA 15 NOVEMBRE 2015

-------------------------- 07/11/2015

DOMENICA 8 novembre 2015

-------------------------- 04/11/2015

4 novembre 2015

-------------------------- 01/11/2015

lunedì 2 novembre

-------------------------- 31/10/2015

INDULGENZA PLENARIA

-------------------------- 31/10/2015

TUTTI SANTI--Solennità 1/11/2015

-------------------------- 25/10/2015

domenica 25 ottobre

-------------------------- 17/10/2015

GIORNATA MONDIALE MISSIONARIA

-------------------------- 17/10/2015

DOMENICA 18 ottobre

-------------------------- 10/10/2015

Domenica 11 Ottobre 2105

-------------------------- 04/10/2015

Domenica 04 ottobre 2015

-------------------------- 26/09/2015

GIORNATA DEL CICLAMINO

-------------------------- 26/09/2015

Domenica 27 settembre

-------------------------- 19/09/2015

Domenica 20 settembre

-------------------------- 16/09/2015

corso per matrimonio

-------------------------- 12/09/2015

domenica 13 settembre 2015

-------------------------- 05/09/2015

DOMENICA 6 SETTEMBRE 2015

-------------------------- 29/08/2015

Domenica 30 agosto 2015

-------------------------- 22/08/2015

domenica 23 agosto 2015

-------------------------- 15/08/2015

S.Maria Assunta in Cielo

-------------------------- 15/08/2015

domenica 16 agosto 2015

-------------------------- 09/08/2015

domenica 9 agosto 2015

-------------------------- 01/08/2015

domenica 2 agosto

-------------------------- 25/07/2015

Domenica 26 luglio 2015

-------------------------- 18/07/2015

domenica 19 luglio 2015

-------------------------- 11/07/2015

Domenica 12 luglio 2015

-------------------------- 05/07/2015

DOMENICA 05 LUGLIO 2015

-------------------------- 27/06/2015

DOMENICA 28 GIUGNO 2015

-------------------------- 06/06/2015

Domenica 7 Giugno: Corpus Domnini

-------------------------- 30/05/2015

DOMENICA 31 Maggio

-------------------------- 23/05/2015

pentecoste

-------------------------- 16/05/2015

ASCENSIONE DI GESU´

-------------------------- 09/05/2015

Domenica 10 maggio 2015

-------------------------- 02/05/2015

Domenica 3 maggio

-------------------------- 18/04/2015

III Domenica di Pasqua

-------------------------- 11/04/2015

DOMENICA 12 APRILE 2015

-------------------------- 06/04/2015

LUNEDI´ 6 APRILE

-------------------------- 05/04/2015

Domenica di Pasqua

-------------------------- 04/04/2015

SABATO SANTO

-------------------------- 03/04/2015

VENERDI´ SANTO

-------------------------- 02/04/2015

GIOVEDI´ SANTO

-------------------------- 29/03/2015

DOMENICA DELLE PALME

-------------------------- 21/03/2015

V Domenica di Quaresima

-------------------------- 14/03/2015

domenica 15 marzo 2015

-------------------------- 28/02/2015

II Domenica di Quaresima

-------------------------- 21/02/2015

I Domenica di Quaresima

-------------------------- 14/02/2015

DOMENICA 15 FEBBRAIO 2015

-------------------------- 07/02/2015

DOMENICA 8 FEBBRAIO 2015

-------------------------- 31/01/2015

DOMENICA 1 Febbraio 2015

-------------------------- 24/01/2015

Domenica 25 gennaio 2015

-------------------------- 17/01/2015

Domenica 18 gennaio 2015

-------------------------- 15/01/2015

NUOVO CORSO IN PREPARAZIONE AL MATRIMONIO

-------------------------- 10/01/2015

Battesimo di Gesù

-------------------------- 10/01/2015

DOMENICA 11 GENNAIO 2015

-------------------------- 05/01/2015

Epifania del Signore

-------------------------- 03/01/2015

DOMENICA 4 GENNAIO 2015

-------------------------- 31/12/2014

1 Gennaio 2015

-------------------------- 31/12/2014

31 dicembre 2014

-------------------------- 27/12/2014

DOMENICA 28 dicembre 2014

-------------------------- 25/12/2014

25 DICEMBRE 2014

-------------------------- 24/12/2014

24 dicembre 2014

-------------------------- 20/12/2014

IV Domenica di Avvento

-------------------------- 13/12/2014

III Domenica di Avvento

-------------------------- 08/12/2014

IMMACOLATA CONCEZIONE

-------------------------- 06/12/2014

II Domenica di Avvento

-------------------------- 29/11/2014

I DOMENICA DI AVVENTO

-------------------------- 22/11/2014

CRISTO RE

-------------------------- 15/11/2014

XXXIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 08/11/2014

DOMENICA 9 NOVEMBRE

-------------------------- 01/11/2014

2 novembre : Commemorazione dei defunti

-------------------------- 31/10/2014

1 novembre 2014

-------------------------- 25/10/2014

Domenica 26 ottobre 2014

-------------------------- 18/10/2014

PAOLO VI PROCLAMATO BEATO

-------------------------- 18/10/2014

88 GIORNATA MONDIALE MISSIONARIA

-------------------------- 18/10/2014

DOMENICA 19 OTTOBRE 2014

-------------------------- 11/10/2014

DOMENICA 12 OTTOBRE 2014

-------------------------- 04/10/2014

DOMENICA 5 OTTOBRE 2014

-------------------------- 27/09/2014

domenica 28 settembre

-------------------------- 20/09/2014

DOMENICA 21 SETTEMBRE

-------------------------- 13/09/2014

DOMENICA 14 SETTEMBRE

-------------------------- 12/09/2014

Incontri in preparazione al matrimonio

-------------------------- 06/09/2014

GIOVEDI´ SANTO 02 APRILE 2015

-------------------------- 06/09/2014

XXIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 30/08/2014

DOMENICA 31 AGOSTO

-------------------------- 23/08/2014

DOMENICA 24 Agosto 2014

-------------------------- 16/08/2014

DOMENICA 17 AGOSTO

-------------------------- 14/08/2014

Solennità dell´Assunzione dell B. V. Maria

-------------------------- 09/08/2014

DOMENICA 10 Agosto

-------------------------- 02/08/2014

XVIII Domenica del T. O.

-------------------------- 26/07/2014

XVII Domenica del T.O.

-------------------------- 19/07/2014

XVI Domenica del T.O.

-------------------------- 12/07/2014

DOMENICA 13 LUGLIO

-------------------------- 05/07/2014

XIV domenica del tempo ordinario

-------------------------- 28/06/2014

mons Domenico Berni

-------------------------- 28/06/2014

Solennità SS. Pietro e Paolo

-------------------------- 21/06/2014

CORPUS DOMINI

-------------------------- 14/06/2014

SS. TRINITA´

-------------------------- 10/06/2014

PENTECOSTE

-------------------------- 31/05/2014

Domenica 1 GIUGNO

-------------------------- 30/05/2014

Presentazione libro

-------------------------- 26/05/2014

incontro in parrocchia

-------------------------- 24/05/2014

VI Domenica di Pasqua

-------------------------- 17/05/2014

V Domenica di Pasqua

-------------------------- 05/05/2014

III Domenica di Pasqua

-------------------------- 25/04/2014

SAN MARCO

-------------------------- 20/04/2014

BUONA PASQUA

-------------------------- 19/04/2014

...Cristo risorge

-------------------------- 18/04/2014

VENERDI´ SANTO

-------------------------- 17/04/2014

SS. MESSA IN COENA DOMINI

-------------------------- 12/04/2014

DOMENICA DELLE PALME

-------------------------- 05/04/2014

V Domenica di Quaresima

-------------------------- 29/03/2014

IV Domenica di Quaresima

-------------------------- 22/03/2014

III domenica di Quaresima

-------------------------- 15/03/2014

II Domenica di Quaresima

-------------------------- 08/03/2014

I Domenica di Quaresima

-------------------------- 02/03/2014

Domenica 2 marzo 2014

-------------------------- 22/02/2014

VII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 15/02/2014

VI Domenica del T.O.

-------------------------- 08/02/2014

V DOMENICA DEL T.O.

-------------------------- 01/02/2014

La presentazione la tempio di Gesù

-------------------------- 25/01/2014

III DOMENICA T.O.

-------------------------- 19/01/2014

II DOMENICA del T.O.

-------------------------- 11/01/2014

DOMENICA 12 GENNAIO

-------------------------- 05/01/2014

EPIFANIA DI GESU´

-------------------------- 04/01/2014

DOMENICA 5 GENNAIO 2014

-------------------------- 31/12/2013

1 GENNAIO 2014

-------------------------- 31/12/2013

TE DEUM

-------------------------- 28/12/2013

DOMENICA 29 DICEMBRE

-------------------------- 24/12/2013

24 dicembre

-------------------------- 22/12/2013

IV Domenica di Avvento

-------------------------- 14/12/2013

III Domenica di Avvento

-------------------------- 07/12/2013

8 dicembre

-------------------------- 30/11/2013

I DOMENICA DI AVVENTO

-------------------------- 22/11/2013

DOMENICA 24 NOVEMBRE

-------------------------- 16/11/2013

XXXIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 09/11/2013

XXXII DOMENICA DEL T.O.

-------------------------- 03/11/2013

XXXI Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 31/10/2013

1 novembre : Tutti i Santi

-------------------------- 26/10/2013

GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE

-------------------------- 26/10/2013

XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 20/10/2013

DOMENICA 20 ottobre

-------------------------- 17/10/2013

CORSO IN PREPARAZIONE AL MATRIMONIO

-------------------------- 12/10/2013

XXVIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 05/10/2013

XXVII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 28/09/2013

XXVI domenica del tempo ordinario

-------------------------- 21/09/2013

XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 14/09/2013

XXIV DOMENICA DEL T.O.

-------------------------- 07/09/2013

DOMENICA 08 SETTEMBRE

-------------------------- 31/08/2013

XXII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 24/08/2013

XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 17/08/2013

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 16/08/2013

Solennità dell´Assunzione dell B. V. Maria

-------------------------- 10/08/2013

DOMENICA 11 AGOSTO

-------------------------- 04/08/2013

XVIII Domenica del T. O.

-------------------------- 27/07/2013

XVII Domenica del T.O.

-------------------------- 20/07/2013

XVI Domenica del T.O.

-------------------------- 06/07/2013

XIV domenica del tempo ordinario

-------------------------- 15/06/2013

XI DOMENICA T. O.

-------------------------- 02/06/2013

ADORAZIONE EUCARISTICA

-------------------------- 01/06/2013

CORPUS DOMINI

-------------------------- 26/05/2013

SS. TRINITA´

-------------------------- 19/05/2013

Solennità di Pentecoste

-------------------------- 11/05/2013

SS. Messa col card. Vallini alle h.11

-------------------------- 11/05/2013

ASCENSIONE di Gesù

-------------------------- 04/05/2013

VI DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 27/04/2013

V Domenica di Pasqua

-------------------------- 20/04/2013

IV DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 13/04/2013

III Domenica di Pasqua

-------------------------- 06/04/2013

II Domenica di Pasqua

-------------------------- 01/04/2013

CRISTO E´ RISORTO

-------------------------- 29/03/2013

SABATO SANTO

-------------------------- 29/03/2013

VENERDI´ SANTO

-------------------------- 27/03/2013

GIOVEDI´ SANTO

-------------------------- 23/03/2013

domenica delle palme

-------------------------- 16/03/2013

V DOMENICA DI QUARESIMA

-------------------------- 12/03/2013

E´ morto don Albino Marin

-------------------------- 09/03/2013

4a domenica di quaresima

-------------------------- 02/03/2013

III DOMENICA DI QUARESIMA

-------------------------- 24/02/2013

II DOMENICA DI QUARESIMA

-------------------------- 16/02/2013

I DOMENICA DI QUARESIMA

-------------------------- 13/02/2013

MERCOLEDI´ DELLE CENERI

-------------------------- 09/02/2013

V Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 02/02/2013

IV DOMENICA del T. O.

-------------------------- 26/01/2013

III Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 19/01/2013

II Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 12/01/2013

Battesimo di Gesù

-------------------------- 08/01/2013

CORSO IN PREPARAZIONE AL MATRIMONIO

-------------------------- 04/01/2013

EPIFANIA DEL SIGNORE

-------------------------- 31/12/2012

1 GENNAIO 2013: Maria Madre di Dio

-------------------------- 31/12/2012

TE DEUM

-------------------------- 29/12/2012

La sacra Famiglia

-------------------------- 26/12/2012

SANTO STEFANO

-------------------------- 24/12/2012

GIORNO DI NATALE

-------------------------- 24/12/2012

NOTTE DI NATALE

-------------------------- 22/12/2012

IV DOMENICA DI AVVENTO

-------------------------- 15/12/2012

mons. Di Liegro

-------------------------- 15/12/2012

III DOMENICA DI AVVENTO

-------------------------- 08/12/2012

DON BRUNO NICOLINI

-------------------------- 08/12/2012

II domenica di AVVENTO

-------------------------- 07/12/2012

IMMACOLATA CONCEZIONE

-------------------------- 02/12/2012

TESTIMONI DI FEDE e CARITA´

-------------------------- 01/12/2012

I DOMENICA DI AVVENTO

-------------------------- 24/11/2012

CRISTO RE DELL´UNIVERSO

-------------------------- 17/11/2012

XXXIII Domenica del T. O

-------------------------- 10/11/2012

XXXII DOMENICA del T.O.

-------------------------- 09/11/2012

CORSO PREMATRIMONIALE

-------------------------- 03/11/2012

XXXI Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 01/11/2012

Commemorazione dei defunti

-------------------------- 31/10/2012

indulgenza plenaria per i nostri defunti

-------------------------- 31/10/2012

TUTTI I SANTI

-------------------------- 27/10/2012

xxx DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 20/10/2012

XXIX DOMENICA del tempo ordinario

-------------------------- 20/10/2012

GIORNATA MONDIALE MISSIONARIA

-------------------------- 14/10/2012

XXVIII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 13/10/2012

SABATO 30 MARZO 2013

-------------------------- 10/10/2012

a 50 anni dall´apertura del Concilio Vaticano II

-------------------------- 09/10/2012

san Gaspare Bertoni

-------------------------- 08/10/2012

XXVII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 29/09/2012

Giornata del ciclamino

-------------------------- 29/09/2012

XXVI Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 23/09/2012

XXV Domenica dle tempo ordinario

-------------------------- 19/09/2012

Corso in preparazione la matrimonio

-------------------------- 15/09/2012

XIV domenica del tempo ordinario

-------------------------- 08/09/2012

XXIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 01/09/2012

XXII Domenica del T.O.

-------------------------- 26/08/2012

XXI Domenica del T. O.

-------------------------- 18/08/2012

XX Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 14/08/2012

ASSUNZIONE DELLA B.V. MARIA IN CIELO

-------------------------- 11/08/2012

XIX DOMENICA del T.O.

-------------------------- 04/08/2012

XVIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 28/07/2012

XVII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 21/07/2012

domenica 22 luglio 2012

-------------------------- 14/07/2012

DOMENICA 15 LUGLIO

-------------------------- 07/07/2012

Domenica 08 Luglio

-------------------------- 01/07/2012

DOMENICA 1 Luglio

-------------------------- 28/06/2012

SS. Pietro e Paolo

-------------------------- 23/06/2012

Natività di Giovanni il Battista

-------------------------- 17/06/2012

XI Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 14/06/2012

disponibilita´ per un servizio in parrocchia

-------------------------- 12/06/2012

san Gaspare Bertoni

-------------------------- 09/06/2012

CORPUS DOMINI

-------------------------- 06/06/2012

Incontro con il Prof. Andrea Grillo

-------------------------- 03/06/2012

50° della Parrocchia

-------------------------- 02/06/2012

SS.TRINITA´

-------------------------- 02/06/2012

2 giugno 2012

-------------------------- 01/06/2012

APPUNTAMENTI

-------------------------- 01/06/2012

inizio festa per il 50° della parrocchia

-------------------------- 28/05/2012

incontro con mons. Di Tora

-------------------------- 27/05/2012

PENTECOSTE

-------------------------- 23/05/2012

23 maggio

-------------------------- 23/05/2012

22 maggio

-------------------------- 19/05/2012

Solennitaà dell´ASCENSIONE

-------------------------- 12/05/2012

VI DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 05/05/2012

V DOMENICA di PASQUA

-------------------------- 28/04/2012

IV domenica di Pasqua

-------------------------- 21/04/2012

III Domenica di Pasqua

-------------------------- 14/04/2012

II Domenica di Pasqua

-------------------------- 08/04/2012

BUONA PASQUA A TUTTI

-------------------------- 07/04/2012

SABATO SANTO

-------------------------- 06/04/2012

VENERDI´ SANTO

-------------------------- 05/04/2012

giovedì santo

-------------------------- 31/03/2012

DOMENICA DELLE PALME

-------------------------- 24/03/2012

V Domenica di Quaresima

-------------------------- 19/03/2012

Solennità di SAN GIUSEPPE

-------------------------- 17/03/2012

IV domenica di Quaresima: domenica laetare

-------------------------- 10/03/2012

III Domenica di Quaresima

-------------------------- 04/03/2012

II Domenica di Quaresima

-------------------------- 25/02/2012

I Domenica di Quaresima

-------------------------- 22/02/2012

MERCOLEDI´ DELLE CENERI

-------------------------- 18/02/2012

VII domenica del Tempo ordinario

-------------------------- 17/02/2012

Corso in preparazione al matrimonio

-------------------------- 11/02/2012

VI Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 04/02/2012

V Domenica del Tempo Ordinario

-------------------------- 04/02/2012

DONAZIONE DEL SANGUE

-------------------------- 02/02/2012

presentazione al tempio di Gesù

-------------------------- 29/01/2012

festa SS. Sposi

-------------------------- 28/01/2012

FESTA dei Santi Sposi

-------------------------- 28/01/2012

4a domenica del tempo ordinario

-------------------------- 21/01/2012

III Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 14/01/2012

II Domenica del Tempo Ordinario

-------------------------- 07/01/2012

Battesimo di Gesù

-------------------------- 05/01/2012

Epifania del Signore

-------------------------- 31/12/2011

45ma Giornata mondiale per la pace

-------------------------- 31/12/2011

1 GENNAIO 2012

-------------------------- 31/12/2011

TE DEUM

-------------------------- 30/12/2011

La Santa Famiglia di Nazaret

-------------------------- 28/12/2011

SANTI INNOCENTI

-------------------------- 27/12/2011

San Giovanni evangelista

-------------------------- 26/12/2011

SANTO STEFANO

-------------------------- 25/12/2011

SANTO NATALE

-------------------------- 24/12/2011

NATIVITA´ di GESU´

-------------------------- 17/12/2011

IV Domenica di Avvento

-------------------------- 10/12/2011

III Domenica di Avvento

-------------------------- 07/12/2011

8 DICEMBRE

-------------------------- 03/12/2011

II Domenica di Avvento

-------------------------- 26/11/2011

I Domenica di Avvento

-------------------------- 19/11/2011

SOLENNITA´ DI CRISTO RE

-------------------------- 12/11/2011

XXXIII Domenica del T. O.

-------------------------- 05/11/2011

XXXII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 02/11/2011

Commemorazione dei defunti

-------------------------- 31/10/2011

Solennità di Tutti i Santi

-------------------------- 29/10/2011

Ritorna l´ora solare

-------------------------- 29/10/2011

Sante Cresime

-------------------------- 29/10/2011

XXXI Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 22/10/2011

XXX domenica del tempo ordinario

-------------------------- 15/10/2011

XXIX Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 09/10/2011

INIZIO ANNO PARROCCHIALE

-------------------------- 08/10/2011

234 anniversario dalla nascita di san G. Bertoni

-------------------------- 08/10/2011

XXVIII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 07/10/2011

Polisportiva san Gaspare Bertoni

-------------------------- 07/10/2011

Scuola d´Italiano per stranieri

-------------------------- 05/10/2011

Corso in preparazione al Matrimonio

-------------------------- 01/10/2011

XVII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 24/09/2011

XXVI domenica del T.O

-------------------------- 17/09/2011

XXV domenica del tempo ordinario

-------------------------- 10/09/2011

XXIV Domenica T. O.

-------------------------- 10/09/2011

XXIII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 27/08/2011

XXII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 20/08/2011

XXI Domenica T.O.

-------------------------- 13/08/2011

XX Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 06/08/2011

XIX domenica del tempo ordinario

-------------------------- 30/07/2011

XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 23/07/2011

XVII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 16/07/2011

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 09/07/2011

XV domenica del tempo ordinario

-------------------------- 02/07/2011

XIV Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 25/06/2011

ORARIO ESTIVO

-------------------------- 25/06/2011

Il CORPO e SANGUE di CRISTO

-------------------------- 18/06/2011

SS.TRINITA´

-------------------------- 12/06/2011

PENTECOSTE

-------------------------- 04/06/2011

ASCENSIONE di GESU´

-------------------------- 28/05/2011

VI DOMENICA di Pasqua

-------------------------- 21/05/2011

V Domenica di Pasqua

-------------------------- 21/05/2011

IV Domenica di Pasqua

-------------------------- 07/05/2011

III Domenica di Pasqua

-------------------------- 30/04/2011

II DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 24/04/2011

E´ RISORTO

-------------------------- 21/04/2011

la settimana santa

-------------------------- 16/04/2011

DOMENICA DELLE PALME

-------------------------- 09/04/2011

V DOMENICA di QUARESIMA

-------------------------- 02/04/2011

IV DOMENICA di QUARESIMA

-------------------------- 26/03/2011

III Domenica di Quaresima

-------------------------- 26/03/2011

Ritorna l´ora legale

-------------------------- 19/03/2011

II Domenica di Quaresima

-------------------------- 12/03/2011

I domenica di Quaresima

-------------------------- 12/03/2011

Impegno Quaresima 2011

-------------------------- 26/02/2011

VIII Domenica del Tempo Ordinario

-------------------------- 19/02/2011

VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 12/02/2011

VI domenica del tempo ordinario

-------------------------- 05/02/2011

V domenica del tempo ordinario

-------------------------- 29/01/2011

IVa Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 24/01/2011

corso in preparazione al matrimonio

-------------------------- 23/01/2011

III domenica del Tempo Ordinario

-------------------------- 15/01/2011

II Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 08/01/2011

Battesimo di Gesù

-------------------------- 04/01/2011

Epifania del Signore

-------------------------- 01/01/2011

II Domenica di Natale

-------------------------- 31/12/2010

1 Gennaio 2011: Maria Madre di Dio

-------------------------- 30/12/2010

TE DEUM

-------------------------- 25/12/2010

Sacra famiglia di Nazareth

-------------------------- 24/12/2010

NATALE 2010

-------------------------- 24/12/2010

SS. Messa della natività di Cristo

-------------------------- 18/12/2010

IV DOMENICA DI AVVENTO

-------------------------- 11/12/2010

III DOMENICA D´AVVENTO

-------------------------- 06/12/2010

IMMACOLATA CONCEZIONE

-------------------------- 04/12/2010

II DOMENICA DI AVVENTO

-------------------------- 28/11/2010

I Domenica di Avvento

-------------------------- 20/11/2010

CRISTO RE DELL´UNIVERSO

-------------------------- 13/11/2010

DOMENICA 14 Novembre

-------------------------- 04/11/2010

DOMENICA 7 Novembre

-------------------------- 31/10/2010

Solennità di Tutti Santi

-------------------------- 30/10/2010

TORNA L´ORA SOLARE

-------------------------- 30/10/2010

DOMENICA 31 OTTOBRE

-------------------------- 23/10/2010

84a Giornata Mondiale Missionaria

-------------------------- 23/10/2010

XXX Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 17/10/2010

XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 09/10/2010

XXVIII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 02/10/2010

VENERDI´ 29 OTTOBRE 2010

-------------------------- 25/09/2010

GIORNATA DEL CICLAMINO

-------------------------- 25/09/2010

XXVI Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 18/09/2010

XXV Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 13/09/2010

Iscrizioni anno catechistico 2010/11

-------------------------- 11/09/2010

DOMENICA 12 SETTEMBRE

-------------------------- 06/09/2010

cresima adulti

-------------------------- 06/09/2010

Corsi in preparazione al matrimonio

-------------------------- 04/09/2010

domenica 5 agosto

-------------------------- 22/08/2010

XXI DOMENICA T.O.

-------------------------- 15/08/2010

MARIA SEGNO DI SALVEZZA

-------------------------- 07/08/2010

XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 31/07/2010

Domenica 1 agosto 2010

-------------------------- 24/07/2010

Domenica 25 Luglio 2010

-------------------------- 17/07/2010

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 10/07/2010

XV Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 03/07/2010

ORARI ESTIVI SS. MESSE

-------------------------- 03/07/2010

DOMENICA 04 LUGLIO 2010

-------------------------- 19/06/2010

Domenica 10 Giugno

-------------------------- 14/06/2010

XI DOMENICA dle tempo ordinario

-------------------------- 11/06/2010

OLTRE di giugno

-------------------------- 06/06/2010

CORPUS DOMINI

-------------------------- 01/06/2010

Festa della Repubblica

-------------------------- 29/05/2010

Festa della SS. Trinità

-------------------------- 22/05/2010

Solennità Pentecoste

-------------------------- 15/05/2010

ASCENSIONE DI GESU´

-------------------------- 08/05/2010

VI Domenica di Pasqua

-------------------------- 01/05/2010

V DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 24/04/2010

IV Domenica di Pasqua

-------------------------- 17/04/2010

III Domenica di Pasqua

-------------------------- 14/04/2010

Comunicato stampa

-------------------------- 11/04/2010

Risurrezione

-------------------------- 11/04/2010

Domenica in albis

-------------------------- 06/04/2010

SOS da Kimbau- Congo

-------------------------- 05/04/2010

Lunedì dell´Angelo

-------------------------- 04/04/2010

DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 03/04/2010

SABATO SANTO

-------------------------- 02/04/2010

VENERDI´ SANTO

-------------------------- 01/04/2010

GIOVEDI´ SANTO

-------------------------- 27/03/2010

DOMENICA DELLE PALME

-------------------------- 27/03/2010

ATTENZIONE: TORNA L´ORA LEGALE !

-------------------------- 27/03/2010

ORARI SETTIMANA SANTA

-------------------------- 26/03/2010

Nuovo numero di OLTRE

-------------------------- 20/03/2010

V Domenica di Quaresima

-------------------------- 15/03/2010

PONTI E NON MURI

-------------------------- 13/03/2010

IV Domenica di Quaresima

-------------------------- 08/03/2010

GIORNATA DELLA DONNA

-------------------------- 06/03/2010

III Domenica di Quaresima

-------------------------- 27/02/2010

II DOMENICA DI QUARESIMA

-------------------------- 24/02/2010

incontro col Vescovo

-------------------------- 20/02/2010

QUARESIMA 2010

-------------------------- 20/02/2010

I Domenica di Qaresima

-------------------------- 17/02/2010

MERCOLEDI DELLE CENERI

-------------------------- 16/02/2010

FESTA DI CARNEVALE

-------------------------- 13/02/2010

LE BEATITUDINI

-------------------------- 12/02/2010

INIZIO CORSO IN PREPARAZIONE AL MATRIMONIO

-------------------------- 11/02/2010

INCONTRO

-------------------------- 05/02/2010

RACCOLTA DEL SANGUE

-------------------------- 05/02/2010

V Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 04/02/2010

Comunicato stampa

-------------------------- 02/02/2010

Presentazione al Tempio di Gesù

-------------------------- 02/02/2010

Per la rassegna "PONTI e NON MURI"

-------------------------- 30/01/2010

4 Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 23/01/2010

HAITI

-------------------------- 23/01/2010

III Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 20/01/2010

Corso in preparazione al matrimonio

-------------------------- 16/01/2010

Terremoto di Haiti

-------------------------- 16/01/2010

Domenica 17 Gennaio

-------------------------- 09/01/2010

BATTESIMO DI GESU´

-------------------------- 04/01/2010

EPIFANIA DEL SIGNORE

-------------------------- 04/01/2010

intervista a Dio

-------------------------- 02/01/2010

II DOMENICA DI NATALE

-------------------------- 31/12/2009

1 GENNAIO 2010

-------------------------- 31/12/2009

FELICE ANNO NUOVO: 2010

-------------------------- 31/12/2009

TE DEUM

-------------------------- 26/12/2009

LA SACRA FAMIGLIA DI NAZARETH

-------------------------- 25/12/2009

Auguri di Buon Natale

-------------------------- 18/12/2009

Oltre di Dicembre

-------------------------- 12/12/2009

III domenica di Avvento

-------------------------- 07/12/2009

Immacolata concezione

-------------------------- 05/12/2009

II DOMENICA DI AVVENTO

-------------------------- 05/12/2009

LECTIO DIVINA

-------------------------- 28/11/2009

I Domenica di avvento

-------------------------- 28/11/2009

Avvento 2009

-------------------------- 21/11/2009

CRISTO RE DELL´ UNIVERSO

-------------------------- 18/11/2009

famiglie cristiane separate

-------------------------- 14/11/2009

Il nuovo numero di OLTRE...

-------------------------- 14/11/2009

XXXIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 07/11/2009

XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 06/11/2009

CORSO PRE MATRIMONIALE

-------------------------- 02/11/2009

Commemorazione dei defunti

-------------------------- 31/10/2009

Solennità di Tutti i Santi

-------------------------- 24/10/2009

GIORNATA MONDIALE MISSIONARIA

-------------------------- 24/10/2009

XXX domenica del tempo ordinario

-------------------------- 24/10/2009

Questa notte torna l´ora solare

-------------------------- 22/10/2009

SABATO 31 ottobre

-------------------------- 18/10/2009

4a SETTIMANA Missionaria

-------------------------- 18/10/2009

celebrazione della Cresima

-------------------------- 17/10/2009

DOMENICA 18 Ottobre

-------------------------- 10/10/2009

XXVIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 10/10/2009

corsi in preparazione al matrimonio

-------------------------- 10/10/2009

OTTOBRE MISSIONARIO

-------------------------- 10/10/2009

OTTOBRE MISSIONARIO

-------------------------- 10/10/2009

OTTOBRE MISSIONARIO

-------------------------- 03/10/2009

SAN FRANCESCO D´ ASSISI

-------------------------- 03/10/2009

DOMENICA 4 Ottobre

-------------------------- 03/10/2009

Supplica alla Madonna di Pompei

-------------------------- 02/10/2009

SS. Angeli Custodi

-------------------------- 01/10/2009

Santa Teresa del Bambin Gesù

-------------------------- 29/09/2009

SS. Arcangeli RAFFAELE, GABRIELE e MICHELE

-------------------------- 26/09/2009

XXVI Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 26/09/2009

Messaggio inizio parrocchiale 2009/2010

-------------------------- 26/09/2009

CAMBIANO GLI ORARI

-------------------------- 26/09/2009

SCLERODERMIA

-------------------------- 23/09/2009

SAN PIO da Pietralcina

-------------------------- 21/09/2009

SAN MATTEO APOSTOLO

-------------------------- 19/09/2009

XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 19/09/2009

San Gennaro

-------------------------- 15/09/2009

BEATA VERGINE ADDOLORATA

-------------------------- 14/09/2009

esaltazione della croce

-------------------------- 12/09/2009

XXIVa Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 27/08/2009

XXIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 27/08/2009

XXII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 27/08/2009

Sant´AGOSTINO

-------------------------- 27/08/2009

Santa Monica

-------------------------- 24/08/2009

SAN BARTOLOMEO APOSTOLO

-------------------------- 22/08/2009

XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 22/08/2009

Maria Vergine Maria Regina

-------------------------- 21/08/2009

SAN PIO X

-------------------------- 20/08/2009

San Bernardo da Chiaravalle

-------------------------- 14/08/2009

CRISTO: mistero d´amore

-------------------------- 14/08/2009

Assunzione della Vergine Maria

-------------------------- 14/08/2009

SAN MASSIMILIANO MARIA KOLBE

-------------------------- 11/08/2009

SANTA CHIARA

-------------------------- 10/08/2009

SAN LORENZO: Diacono e Martire

-------------------------- 08/08/2009

XIX DOMENICA ORDINARIO

-------------------------- 08/08/2009

San Domenico

-------------------------- 06/08/2009

Cosa significa risurrezione della carne?

-------------------------- 06/08/2009

TRASFIGURAZIONE DI NOSTRO SIGNORE

-------------------------- 05/08/2009

Dedicazione della Basilica di Santa Maria Maggiore

-------------------------- 04/08/2009

Il Curato d´Ars

-------------------------- 02/08/2009

perdono d´Assisi

-------------------------- 02/08/2009

XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 01/08/2009

Sant´ Alfonoso Maria de Liguori

-------------------------- 31/07/2009

Sant´Ignazio di Lojola

-------------------------- 29/07/2009

SANTA MARTA

-------------------------- 25/07/2009

Domenica XVII del tempo ordinario

-------------------------- 25/07/2009

SAN GIACOMO

-------------------------- 18/07/2009

domenica 19 luglio

-------------------------- 14/07/2009

San Camillo de Lellis

-------------------------- 11/07/2009

DOMENICA 12 LUGLIO

-------------------------- 11/07/2009

san Benedetto da Norcia

-------------------------- 08/07/2009

Sant´Aquila e Priscilla

-------------------------- 07/07/2009

Caritas in Veritate

-------------------------- 04/07/2009

DOMENICA 5 LUGLIO

-------------------------- 03/07/2009

San Tommaso Apostolo

-------------------------- 28/06/2009

Solennità SS. Pietro e Paolo

-------------------------- 27/06/2009

ORARIO SS. MESSE

-------------------------- 27/06/2009

XIII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 24/06/2009

San Giovanni il Battista

-------------------------- 20/06/2009

XII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 19/06/2009

Oggi inizia l´anno sacerdotale

-------------------------- 17/06/2009

assasinio di un sacerdote stimmatino in Brasile

-------------------------- 13/06/2009

Corpus Domini

-------------------------- 13/06/2009

Sant´Antonio da Padova

-------------------------- 12/06/2009

SAN GASPARE BERTONI

-------------------------- 11/06/2009

Nuovo numero di "OLTRE..."

-------------------------- 06/06/2009

Solennità della SS. Trinità

-------------------------- 03/06/2009

I primi martiri canonizzati

-------------------------- 01/06/2009

Nuovo vescovo ausiliare per settore Nord

-------------------------- 30/05/2009

DOMENICA DI PENTECOSTE

-------------------------- 25/05/2009

Incontro di Ponti e non Muri

-------------------------- 23/05/2009

ASCENSIONE di N. S. GESU´ CRISTO

-------------------------- 16/05/2009

VI Domenica dopo Pasqua

-------------------------- 15/05/2009

ARRIVAAAAAAAAAAAA il GREST 2009

-------------------------- 11/05/2009

Minori e separazione

-------------------------- 09/05/2009

Va Domenica di Pasqua

-------------------------- 08/05/2009

Supplica alla Madonna di Pompei

-------------------------- 07/05/2009

APPUNTAMENTI e INCONTRI MESE DI MAGGIO

-------------------------- 02/05/2009

IV domenica di Pasqua

-------------------------- 01/05/2009

Maggio: mese mariano

-------------------------- 01/05/2009

SAN GIUSEPPE LAVORATORE

-------------------------- 30/04/2009

Festa dei lavoratori

-------------------------- 29/04/2009

SANTA CATERINA DA SIENA

-------------------------- 25/04/2009

3a Domenica di Pasqua

-------------------------- 25/04/2009

IV incontro di PONTI e NON MURI

-------------------------- 25/04/2009

SAN MARCO EVANGELISTA

-------------------------- 24/04/2009

Festa del 25 Aprile

-------------------------- 24/04/2009

BATTESIMO

-------------------------- 21/04/2009

2.762 anni fa nasceva ROMA

-------------------------- 18/04/2009

II domenica di Pasqua

-------------------------- 18/04/2009

Pasqua dei cristiani -ortodossi

-------------------------- 18/04/2009

Colletta nelle parrocchie per l´Abruzzo

-------------------------- 17/04/2009

Fotografie via Crucis 2009

-------------------------- 12/04/2009

DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 11/04/2009

SABATO SANTO

-------------------------- 10/04/2009

VENERDI´ SANTO

-------------------------- 09/04/2009

GIOVEDI´ SANTO

-------------------------- 04/04/2009

Domenica delle Palme

-------------------------- 02/04/2009

4° anniversario dalla morte di G.PaoloII: GRAZIE

-------------------------- 30/03/2009

3° incontro di

-------------------------- 28/03/2009

5a Domenica di Quaresima

-------------------------- 28/03/2009

TORNA L´ORA LEGALE

-------------------------- 27/03/2009

TRE PAROLE: GESU´ E´ RISORTO

-------------------------- 25/03/2009

Annuciazione del Signore

-------------------------- 21/03/2009

IV domenica di Quaresima

-------------------------- 19/03/2009

Don Giuseppe Diana

-------------------------- 19/03/2009

FESTA di SAN GIUSEPPE

-------------------------- 14/03/2009

III DOMENICA DI QUARESIMA

-------------------------- 09/03/2009

CRESIMA ADULTI

-------------------------- 07/03/2009

II Domenica di Quaresima

-------------------------- 07/03/2009

EMERGENZA GEORGIA

-------------------------- 28/02/2009

I DOMENICA DI QUARESIMA

-------------------------- 27/02/2009

INIZIO CORSO IN PREPARAZIONE AL MARIMONIO

-------------------------- 24/02/2009

digiuno cristiano

-------------------------- 24/02/2009

Mercoledì delle ceneri

-------------------------- 24/02/2009

festa di carnevale i parrocchia

-------------------------- 21/02/2009

3a edizione di "PONTI E NON MURI"

-------------------------- 21/02/2009

VI domenica del tempo ordinario

-------------------------- 18/02/2009

Beato Angelico

-------------------------- 14/02/2009

VI domenica del tempo ordinario

-------------------------- 09/02/2009

buon febbraio

-------------------------- 07/02/2009

5a Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 07/02/2009

DONAZIONE DEL SANGUE

-------------------------- 06/02/2009

3a Rassegna di PONTI e NON MURI

-------------------------- 02/02/2009

Presentazione di Gesù al Tempio

-------------------------- 31/01/2009

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 29/01/2009

incontri in preparazione al matrimonio

-------------------------- 28/01/2009

San Tommaso d´Aquino

-------------------------- 24/01/2009

III domenica del tempo ordinario

-------------------------- 23/01/2009

FESTA DEI SS.SPOSI GIUSEPPE e MARIA

-------------------------- 21/01/2009

Il discorso di insiedamento di Obama

-------------------------- 17/01/2009

II Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 17/01/2009

settimana di preghiera per l´unità dei cristiani

-------------------------- 16/01/2009

immagini satellitari dellla Terra

-------------------------- 06/01/2009

Domenica 11 gennaio 2009

-------------------------- 05/01/2009

FESTEGGIAMO LA BEFANA IN PARROCCHIA

-------------------------- 05/01/2009

Epifania del Signore

-------------------------- 03/01/2009

II Domenica dopo Natale

-------------------------- 31/12/2008

GIORNATA MONDIALE PER LA PACE

-------------------------- 31/12/2008

1 GENNAIO 2009

-------------------------- 27/12/2008

Festa della Famiglia di Nazareth

-------------------------- 27/12/2008

San Giovanni Evangelista

-------------------------- 25/12/2008

SANTO STEFANO: il primo martire

-------------------------- 24/12/2008

E´ NATO ANCHE PER TE

-------------------------- 21/12/2008

ORARI CELEBRAZIONI NATALIZIE

-------------------------- 21/12/2008

OLTRE...

-------------------------- 20/12/2008

IV Domenica di Avvento

-------------------------- 13/12/2008

Domenica della gioia

-------------------------- 13/12/2008

SANTA LUCIA

-------------------------- 13/12/2008

fiaba di S. Lucia per bambini

-------------------------- 12/12/2008

da "Vita Nuova"

-------------------------- 08/12/2008

Immacolata Concezione

-------------------------- 06/12/2008

II Domenica di Avvento

-------------------------- 06/12/2008

P. Anselmo è tornato al Padre

-------------------------- 01/12/2008

buon dicembre

-------------------------- 01/12/2008

INIZIATIVE per la lotta contro l´AIDS

-------------------------- 01/12/2008

21a Giornata per la lotta contro l´AIDS

-------------------------- 29/11/2008

PAOLA PROTOPAPA

-------------------------- 29/11/2008

DOMENICA 30 NOVEMBRE

-------------------------- 29/11/2008

COLLETTA ALIMENTARE

-------------------------- 29/11/2008

P. Marcellino si è trasferito a Parma

-------------------------- 22/11/2008

CRISTO RE DELL´UNIVERSO

-------------------------- 15/11/2008

Petizione per il Kivu

-------------------------- 15/11/2008

XXXIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 13/11/2008

Don Luigino Pizzo è tornato al Padre

-------------------------- 08/11/2008

Dedicazione della Basilica Lateranense

-------------------------- 04/11/2008

192° anniversario della nascita degli Stimmatini

-------------------------- 04/11/2008

san Carlo Borromeo

-------------------------- 03/11/2008

san Martino di Porres

-------------------------- 03/11/2008

buon novembre

-------------------------- 01/11/2008

COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI

-------------------------- 01/11/2008

SOLENNITA´ DI TUTTI SANTI

-------------------------- 25/10/2008

XXXa Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 25/10/2008

82a Giornata Mondiale Missionaria

-------------------------- 25/10/2008

torna l´ora solare

-------------------------- 21/10/2008

Mons. Salvatore Boccaccio

-------------------------- 20/10/2008

ROBERTO SAVIANO

-------------------------- 19/10/2008

L´ottavo dono

-------------------------- 19/10/2008

XXIXa Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 18/10/2008

San Luca evangelista

-------------------------- 17/10/2008

riprendono gli incontri per separati e divorziati

-------------------------- 17/10/2008

GRUPPO RECITAL

-------------------------- 17/10/2008

Sant´Ignazio d´ Antiochia

-------------------------- 15/10/2008

SANTA TERESA D´AVILA

-------------------------- 11/10/2008

DOMENICA 12 OTTOBRE

-------------------------- 07/10/2008

BEATA VERGINE DEL ROSARIO

-------------------------- 04/10/2008

DOMENICA 5 OTTOBRE

-------------------------- 04/10/2008

SAN FRANCESCO D´ASSISI

-------------------------- 03/10/2008

OLTRE...periodico di informazione...

-------------------------- 02/10/2008

Festa degli Angeli Custodi

-------------------------- 01/10/2008

buon ottobre

-------------------------- 01/10/2008

SANTA TERESA DI GESU´ BAMBINO

-------------------------- 29/09/2008

Festa dei santi arcangeli

-------------------------- 28/09/2008

XXVIa domenica del tempo ordinario

-------------------------- 28/09/2008

Vendita ciclamini

-------------------------- 27/09/2008

San Vincenzo de´Paoli

-------------------------- 23/09/2008

San Pio da Pietrelcina

-------------------------- 21/09/2008

Sclerodermia: una ciclamino per la ricerca

-------------------------- 21/09/2008

XXVa Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 20/09/2008

Santi martiri coreani

-------------------------- 19/09/2008

san Gennaro martire

-------------------------- 11/09/2008

DOMENICA 14 SETTEMBRE

-------------------------- 08/09/2008

NATIVITA´ DELLA VERGINE MARIA

-------------------------- 06/09/2008

XXIIIa Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 05/09/2008

BEATA TERESA DI CALCUTTA

-------------------------- 27/08/2008

XXII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 27/08/2008

SANTA MONICA

-------------------------- 23/08/2008

lettera di Mons.Pasotto

-------------------------- 23/08/2008

XXIa Domenica del Tempo Ordinario

-------------------------- 20/08/2008

San Bernardo da Chiaravalle

-------------------------- 16/08/2008

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 14/08/2008

ASSUNZIONE AL CIELO DELLA VERGINE MARIA

-------------------------- 14/08/2008

AUGURI DI UN BUON FERRAGOSTO

-------------------------- 14/08/2008

San Massimiliano Kolbe

-------------------------- 09/08/2008

XIX DOMENICA del tempo ordinario

-------------------------- 08/08/2008

PECHINO 2008

-------------------------- 06/08/2008

TRASFIGURAZIONE DI GESU´

-------------------------- 05/08/2008

Dedicazione di Santa Maria Maggiore

-------------------------- 02/08/2008

XVIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 02/08/2008

2 agosto

-------------------------- 31/07/2008

Sant´Ignazio di Loyola

-------------------------- 26/07/2008

XVII Domenica: 27 luglio 2008

-------------------------- 25/07/2008

San Giacomo il maggiore

-------------------------- 20/07/2008

XVIa domenica del tempo ordinario

-------------------------- 13/07/2008

Leonardo Tuzzi

-------------------------- 13/07/2008

XVa domenica del tempo ordinario

-------------------------- 11/07/2008

San Benedetto da Norcia

-------------------------- 05/07/2008

domenica 6 luglio

-------------------------- 03/07/2008

San Tommaso apostolo

-------------------------- 01/07/2008

è terminato il Gr.est

-------------------------- 28/06/2008

SOLENNITA´ SS. PIETRO e PAOLO

-------------------------- 24/06/2008

NATIVITA´ DI GIOVANNI IL BATTISTA

-------------------------- 21/06/2008

domenica 22 giugno

-------------------------- 15/06/2008

domenica 15 giugno

-------------------------- 13/06/2008

13 giugno

-------------------------- 11/06/2008

12 giugno

-------------------------- 07/06/2008

domenica 8 giugno

-------------------------- 06/06/2008

nuovo numero di "OLTRE..."

-------------------------- 02/06/2008

Mons. Tonino Bello ai giovani

-------------------------- 01/06/2008

2 giugno

-------------------------- 01/06/2008

IX domenica del tempo ordinario

-------------------------- 30/05/2008

31 maggio

-------------------------- 25/05/2008

Solennità del Corpus Domini

-------------------------- 18/05/2008

Solennità della SS.Trinità

-------------------------- 10/05/2008

Domenica di Pentecoste

-------------------------- 08/05/2008

8 maggio

-------------------------- 04/05/2008

Solennità dell´Ascensione di Gesù

-------------------------- 01/05/2008

1 maggio festa dei lavoratori

-------------------------- 01/05/2008

1 maggio: San Giuseppe lavoratore

-------------------------- 29/04/2008

SANTA CATERINA DA SIENA

-------------------------- 26/04/2008

DOMENICA 27 APRILE

-------------------------- 25/04/2008

SAN MARCO EVANGELISTA

-------------------------- 23/04/2008

grazie ai ragazzi di Parma

-------------------------- 23/04/2008

grazie ai ragazzi di Rieti

-------------------------- 23/04/2008

grazie al gruppo AHIMSA

-------------------------- 23/04/2008

25° di sacerdozio

-------------------------- 22/04/2008

SALVIAMO LA TERRA

-------------------------- 21/04/2008

nascita di Roma

-------------------------- 20/04/2008

Mons. Tonino Bello

-------------------------- 20/04/2008

Quinta domenica di Pasqua

-------------------------- 19/04/2008

25° di ordinazione padre lucio

-------------------------- 19/04/2008

pasqua ebraica

-------------------------- 13/04/2008

QUARTA DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 11/04/2008

unzione degli infermi

-------------------------- 05/04/2008

III domenica di Pasqua

-------------------------- 03/04/2008

poesia dedicata a papa Wojtila

-------------------------- 02/04/2008

3° anniversario dalla morte...

-------------------------- 31/03/2008

1° DI APRILE

-------------------------- 30/03/2008

Domenica in albis

-------------------------- 29/03/2008

torna l´ora legale

-------------------------- 27/03/2008

musica-poesia e solidarietà

-------------------------- 25/03/2008

L´annuciazione a Maria

-------------------------- 24/03/2008

Lunedì dell´Angelo

-------------------------- 23/03/2008

DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 22/03/2008

SABATO SANTO

-------------------------- 21/03/2008

INCONTRO CON COLETTE

-------------------------- 21/03/2008

VENERDI´ SANTO

-------------------------- 20/03/2008

GIOVEDI´ SANTO

-------------------------- 16/03/2008

DOMENICA DELLE PALME

-------------------------- 14/03/2008

dormire male è una malattia

-------------------------- 13/03/2008

ORARI SETTIMANA SANTA

-------------------------- 12/03/2008

"OLTRE..."n.2

-------------------------- 09/03/2008

quinta domenica di Quaresima

-------------------------- 08/03/2008

Giornata della donna

-------------------------- 02/03/2008

benedizioni delle famiglie

-------------------------- 02/03/2008

aiutiamo l´UNITALSI

-------------------------- 02/03/2008

IV Domenica di Quaresima

-------------------------- 25/02/2008

Giornata mondiale della lentezza

-------------------------- 24/02/2008

III domenica di Quaresima

-------------------------- 22/02/2008

CATTEDRA DI SAN PIETRO

-------------------------- 17/02/2008

II Domenica di Quaresima

-------------------------- 15/02/2008

M´ ILLUMINO DI MENO

-------------------------- 14/02/2008

CIAO, MIO CAPITANO

-------------------------- 14/02/2008

Auguri per San Valentino

-------------------------- 14/02/2008

San Valentino

-------------------------- 14/02/2008

SAN CIRILLO e METODIO

-------------------------- 13/02/2008

inizio catechesi parrocchiale

-------------------------- 11/02/2008

Apparizioni di Lourdes

-------------------------- 10/02/2008

PRIMA DOMENICA DI QUARESIMA

-------------------------- 09/02/2008

raccolta alimenti

-------------------------- 09/02/2008

RACCOLTA DI SANGUE

-------------------------- 06/02/2008

SARETE MIEI TESTIMONI

-------------------------- 06/02/2008

MERCOLEDI´ DELLE CENERI

-------------------------- 05/02/2008

disagio giovanile

-------------------------- 05/02/2008

LOCANDINA

-------------------------- 05/02/2008

FESTA DI CARNEVALE IN PARROCCHIA

-------------------------- 05/02/2008

STORIA DEL CARNEVALE

-------------------------- 05/02/2008

SANT´AGATA

-------------------------- 03/02/2008

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 03/02/2008

SAN BIAGIO

-------------------------- 02/02/2008

I giovani e le droghe

-------------------------- 02/02/2008

festa per gli anziani

-------------------------- 02/02/2008

PRESENTAZIONE AL TEMPIO DI GESU´

-------------------------- 02/02/2008

le nuove droghe

-------------------------- 31/01/2008

Il testo della lettera del card. Tettamanzi

-------------------------- 31/01/2008

Lettera del Santo Padre

-------------------------- 31/01/2008

San Giovanni Bosco

-------------------------- 31/01/2008

due minuti ...per un sorriso

-------------------------- 30/01/2008

PRO MEMORIA

-------------------------- 28/01/2008

San Tommaso d´Aquino

-------------------------- 27/01/2008

III domenica del tempo ordinario

-------------------------- 27/01/2008

GIORNATA DELLA MEMORIA

-------------------------- 25/01/2008

Conversione di San Paolo

-------------------------- 25/01/2008

25 gennaio

-------------------------- 24/01/2008

veglia di preghiera per l´unità dei cristiani

-------------------------- 24/01/2008

24 GENNAIO

-------------------------- 23/01/2008

23 gennaio

-------------------------- 23/01/2008

Sposalizio di San Giuseppe e Maria

-------------------------- 22/01/2008

corso in preparazione al matrimonio

-------------------------- 21/01/2008

22 gennaio

-------------------------- 21/01/2008

Lettera del card.Dionigi Tettamanzi

-------------------------- 21/01/2008

Sant´Agnese

-------------------------- 21/01/2008

21 gennaio

-------------------------- 20/01/2008

2a Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 20/01/2008

20 gennaio

-------------------------- 19/01/2008

19 gennaio

-------------------------- 18/01/2008

preghiera : 18 gennaio

-------------------------- 18/01/2008

settimana di preghiera per l´unità dei cristiani

-------------------------- 16/01/2008

Il testo del Papa a "La Sapienza"

-------------------------- 16/01/2008

vergogna italiana: rifiuti di Napoli

-------------------------- 16/01/2008

la mancata visita del Papa alla "Sapienza"

-------------------------- 15/01/2008

MARTIN LUTHER KING

-------------------------- 13/01/2008

BATTESIMO DI GESU´

-------------------------- 11/01/2008

preghiera con e per gli ammalati

-------------------------- 05/01/2008

Natale dei Cristiani Ortodossi

-------------------------- 05/01/2008

EPIFANIA DEL SIGNORE

-------------------------- 03/01/2008

la festa della befana in parrocchia

-------------------------- 01/01/2008

Maria Madre di Dio

-------------------------- 01/01/2008

Giornata mondiale per la pace

-------------------------- 01/01/2008

FELICE 2008 A TUTTI

-------------------------- 31/12/2007

31 DICEMBRE 2007

-------------------------- 30/12/2007

Festa della santa Famiglia

-------------------------- 28/12/2007

FESTA DEI SANTI INNOCENTI

-------------------------- 27/12/2007

SAN GIOVANNI APOSTOLO

-------------------------- 26/12/2007

SANTO STEFANO

-------------------------- 25/12/2007

GIORNO DI NATALE

-------------------------- 24/12/2007

e il Dio - con- noi...nacque tra gli uomini

-------------------------- 23/12/2007

SANTA NOTTE

-------------------------- 22/12/2007

Quarta domenica di Avvento

-------------------------- 22/12/2007

auguri...con un pizzico di ...nostalgia

-------------------------- 21/12/2007

Gruppo Musical

-------------------------- 21/12/2007

primi auguri..per tutti

-------------------------- 16/12/2007

la domenica della gioia

-------------------------- 13/12/2007

"OLTRE..." uno strumento in più per dialogare

-------------------------- 13/12/2007

una solidarietà che non si fermi al 26 dicembre

-------------------------- 10/12/2007

altra riflessione in merito alla

-------------------------- 08/12/2007

II Domenica di Avvento

-------------------------- 07/12/2007

solennità dell´Immacolata Concezione

-------------------------- 07/12/2007

storia del dogma dell´Immacolata Concezione

-------------------------- 02/12/2007

l´enciclica "Spe Salvi"

-------------------------- 01/12/2007

I domenica di AVVENTO

-------------------------- 01/12/2007

una lettera per te

-------------------------- 01/12/2007

in preparazione all´Avvento

-------------------------- 01/12/2007

Giornata mondiale lotta contro l´AIDS

-------------------------- 24/11/2007

CRISTO RE DELL´UNIVERSO

-------------------------- 23/11/2007

SABATO 24/11..ALLO STADIO VINCE LA SOLIDARIETA´

-------------------------- 22/11/2007

RIETI GRANDE CUORE

-------------------------- 22/11/2007

proviamo a dialogare

-------------------------- 21/11/2007

il mondo solo in bianco e nero?

-------------------------- 17/11/2007

XXXIII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 17/11/2007

RIFLLESSIONE ...COL VANGELO

-------------------------- 10/11/2007

XXXII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 10/11/2007

IRENNE CORONADO

-------------------------- 08/11/2007

Saluto ufficiale di mons. Bregantini

-------------------------- 08/11/2007

le prime reazioni di alcuni organi di stampa

-------------------------- 08/11/2007

dalla S. Sede

-------------------------- 08/11/2007

il congedo del vescovo operaio

-------------------------- 07/11/2007

Mons. Bregantini lascia la Calabria?

-------------------------- 07/11/2007

nel ricordo di leo

-------------------------- 06/11/2007

aumenta il senso di insicurezza

-------------------------- 06/11/2007

comunicato stampa

-------------------------- 04/11/2007

IRENE CORONADO in concerto

-------------------------- 04/11/2007

XXXI domenica del tempo ordinario

-------------------------- 02/11/2007

CRESIME IN PARROCCHIA

-------------------------- 02/11/2007

2 novembre 2007

-------------------------- 01/11/2007

Oggi si celebra la solennità di Tutti i Santi

-------------------------- 26/10/2007

vangelo della domenica

-------------------------- 26/10/2007

FESTA DI TUTTI SANTI

-------------------------- 26/10/2007

2 novembre commemorazione dei defunti

-------------------------- 24/10/2007

single per scelta...?

-------------------------- 24/10/2007

il mondo giovanile

-------------------------- 23/10/2007

parliamo di famiglia

-------------------------- 20/10/2007

XXIX Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 20/10/2007

Tra sabato 27 e domenica 28 torna l´ora solare

-------------------------- 17/10/2007

padre Joao Carlos Seneme nominato vescovo

-------------------------- 12/10/2007

Vangelo della XXVIII domenica

-------------------------- 12/10/2007

Ritorna il Musical : Teresa di Calcutta

-------------------------- 11/10/2007

immagini della festa di inizio anno 2007 /2008

-------------------------- 11/10/2007

foto ricordo ritiro 13 maggio 2007

-------------------------- 09/10/2007

230 anni fa

-------------------------- 08/10/2007

sabato 13 e domenica 14 vendita torte

-------------------------- 07/10/2007

vangelo della domenica

-------------------------- 07/10/2007

settimana per la pace

-------------------------- 06/10/2007

una testimonianza dal Rwanda

-------------------------- 06/10/2007

ottobre missionario

-------------------------- 27/09/2007

Programma

-------------------------- 27/09/2007

Vangelo delle Domenica

-------------------------- 27/09/2007

DOMENICA 30 SETTEMBRE

-------------------------- 21/09/2007

Vangelo della Domenica

-------------------------- 21/09/2007

19 ottobre replica del musical

-------------------------- 21/09/2007

in preparazione al 7 ottobre

-------------------------- 18/09/2007

calendario parrocchiale 2007/2008

-------------------------- 16/09/2007

il vangelo della domenica

-------------------------- 14/09/2007

Aiutiamo la ricerca per vincere la SCLERODERMIA

-------------------------- 13/09/2007

l´impegno della Parrocchia per la famiglia

-------------------------- 13/09/2007

troppo silenzio attorno al mercato rionale

-------------------------- 12/09/2007

AUGURI PER IL NUOVO ANNO SCOLASTICO

-------------------------- 12/09/2007

Per non dimenticare l´11 settembre 2001

-------------------------- 05/09/2007

vangelo della domenica

-------------------------- 05/09/2007

Madre Teresa di Calcutta

-------------------------- 01/09/2007

Il vangelo della domenica

-------------------------- 01/09/2007

la mano assassina incendiaria

-------------------------- 30/08/2007

ALCLI: lotta contro le leucemie infantili

-------------------------- 29/08/2007

rispettiamo la natura

-------------------------- 25/08/2007

iscrizione corso di matrimonio

-------------------------- 24/08/2007

Messaggio di Benvenuto

-------------------------- 22/08/2007

ndrangheda

-------------------------- 13/08/2007

il distacco dei padri separati dai figli

-------------------------- 13/08/2007

Educazione alla fede ...e valore del matrimonio

--------------------------
 SS. Trinita a Villa Chigi














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