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ORARIO LITURGIE

Periodo Estivo
   12/06 - 06/10 2007

SS Messa/Feriale
 h 8.30 h 19.00

SS Messa/Festivo
 h 8.30 h 11.00 h 19.00

Periodo Invernale
   07/10 - 11/06 2008

SS Messa/Feriale
  h 8.00 h 9.00 h 18.00

SS Messa/Festivo
  h 8.00 h 9.00 h 10.30
  h 12.00 h 18.00
 

DOMENICA 02 OTTOBRE 2016

SS. MESSE H. 9.00 - 10.30 (Cresime) - 12.00 e 19.00
 
 :: ULTIMI AGGIORNAMENTI al 01/10/2016

DOMENICA 2 Ottobre      notizia del 01/10/2016

Commento al Vangelo di Domenica: Cos´è la fede? In una parola la fede è mettersi al servizio dei fratelli Che cos´è la fede? E soprattutto, come si misura, come si determina? In base a quale criterio possiamo dire che una persona ha più fede o meno fede di un´altra? Quella che a noi balza direttamente agli occhi è la frequentazione dei luoghi di culto da parte di un soggetto. Quando vediamo qualcuno andare spesso in chiesa e partecipare con frequenza alla vita della comunità parrocchiale, ci viene quasi di immediato da pensare che quella è una persona che ha fede, identificando così la fede con la "pietà", ovvero quantomeno con la dimensione liturgica e sacramentale, visto che con fatica possiamo determinarne la dimensione più profonda, cioè quella spirituale. E ci capita pure di manifestare un senso di inadeguatezza, o addirittura di inferiorità, rispetto a chi, ai nostri occhi, dimostra una fede forte e poco comune: "Tu sì che hai fede", "Io non ho tutta quella fede che hanno certe persone", "Anche a me piacerebbe credere come fanno tanti", sono tutte espressioni che fanno parte del nostro lessico abituale. Fortunatamente, il contatto più frequente con la Parola di Dio e in modo particolare la lettura del Vangelo di Luca che ci sta accompagnando in questo anno liturgico, ci aiutano a comprendere che non è esattamente così, e che la fede di una persona non si misura dalle volte in cui va a messa, o dalla sua osservanza delle norme e dei precetti della religione, o dalla sua irreprensibilità morale: altrimenti, il sacerdote e il levita della parabola del samaritano, così come il fratello maggiore del figliol prodigo sarebbero certamente da additare a esempi di fede, data la loro irreprensibilità di fronte ai comandamenti di Dio. Il quale, tuttavia, non guarda certo all´esteriorità del culto e alla apparente santità di vita, ma a quegli atteggiamenti del cuore che - il Vangelo di Luca ce lo ricorda in mille modi - si traducono spontaneamente in gesti d´amore, di carità, di servizio ai fratelli. È proprio questo modo nuovo di interpretare la fede che spinge i Dodici a implorare a Gesù una fede più grande: "Accresci in noi la fede". Questo grido, che spesso è anche il nostro grido, a me sa molto di incapacità ad assumersi ognuno le proprie responsabilità. Chiedere a Dio che sia lui a dare maggior spessore alla nostra fede può significare, in fondo, che la fede è un dono di Dio al quale pensa lui in tutto e per tutto: Dio ci dona la fede, la aumenta in seguito alla nostra richiesta, ci fa diventare sempre più santi con una serie di pratiche da lui determinate, e noi siamo a posto, siamo salvi facendo il minor sforzo possibile. Io non sono così convinto che la fede sia un regalo concesso da Dio all´uomo e preconfezionato in modo tale che l´uomo deve solo invocarlo e accoglierlo: sono invece convinto che il dono di Dio è la Rivelazione, l´annuncio del messaggio, la storia della Salvezza fatta carne nel Figlio, a cui l´uomo è chiamato a rispondere appunto con il proprio assenso, appunto con la fede. Ciò che dobbiamo chiedere a Dio, forse, non è una maggior quantità di fede, ma di farci comprendere cosa significhi credere in lui, perché la nostra risposta alla Rivelazione del suo amore sia adeguata. Ecco allora il perché della risposta che Gesù dà nel Vangelo: non è questione di "quantità" di fede, perché per quello sarebbe sufficiente averne tanta come un seme di senape. La questione è: cos´è la tua fede, cosa significa credere. E Gesù non fa altro che ribadire quello che da diverse domeniche, ormai, cerca di metterci in testa: la fede non è un insieme di precetti da osservare o di leggi da rispettare (come era nell´esperienza del popolo dell´Esodo), ma è vita di carità, di attenzione agli altri, di cura verso i poveri. In una parola, la fede è mettersi a servizio. È mettersi a servizio dell´umanità sofferente, caduta sotto i colpi del male, come fece il buon samaritano; è mettersi a servizio di Cristo, che passa in mezzo a noi come ospite e pellegrino, come fecero Marta e Maria nella loro casa, o come l´uomo che dà un pane all´amico che bussa di notte alla sua porta; è mettersi al servizio del povero, con i beni di questo mondo, lontani dall´atteggiamento degli uomini ricchi che fanno i conti su se stessi, o che banchettano lautamente senza pensare ai poveri che stanno alla loro porta, ma piuttosto sfruttando la disonesta ricchezza per crearsi relazioni profonde e durature; è mettersi al servizio degli altri sull´esempio del signore che tornando tardi di notte e trovando i servi ancora svegli, si cinge i fianchi e passa a servirli. Oggi, ci chiede proprio di imitare il suo esempio e di fare come lui: essere sempre pronti e attenti alle necessità dei fratelli, senza la pretesa, poi, che egli ci debba premiare o lodare per ciò che facciamo. Perché il nostro servizio agli altri, in fondo, non è un merito e tantomeno ci acquista meriti: non è altro se non ciò che dovevamo fare. Così è la vita di fede: risposta, nell´amore e nel servizio, a un Dio che si rivela a noi come servo dell´uomo, profondamente innamorato della nostra umanità. Amore, servizio, ma soprattutto gratuità: è qui che si gioca la nostra vita di fede. Teniamolo a mente, soprattutto per quelle volte in cui pretendiamo che il nostro impegno, le nostre attività, il tempo che dedichiamo agli altri, ci venga riconosciuto e ascritto a nostro merito. Siamo servi inutili: qualunque gesto di carità e di servizio fatto agli altri, grande o piccolo che sia, non è altro che il nostro dovere.

DOMENICA 25 Settembre 2016      notizia del 24/09/2016

Commento della Domenica : Non ci si converte dopo la morte, ma durante la vita ( Lc 16,19-31) SS. messe h.9.00 - 10.30 - 12.00 e 19.00 Il Vangelo della scorsa domenica ricordava che la ricchezza condanna spesso a trovarsi sul versante del male; la povertà, invece, è la condizione interiore della persona buona, destinata a riposare in eterno nel seno di Abramo: è paradossale, in una cultura come quella semitica, ove era forte la convinzione che la miseria, la malattia, la sterilità costituissero il segno pubblico di un peccato personale, o dei genitori, o delle precedenti generazioni. Attenzione, però! è vero che tutti i santi sono poveri in spirito, ma non sempre è vero che tutti i poveri sono santi... Quest´oggi san Luca pone ancora la domanda: la ricchezza è una condizione intrinsecamente disordinata? è un peccato sempre e comunque? Quando la ricchezza diventa colpevole? Quando viviamo per far soldi e per accumulare capitali. Perdiamo così di vista la realtà che ci circonda: una realtà fatta anche e, in gran parte, di poveri. Siamo in crisi economica da quasi vent´anni: ormai non ci sono dubbi, si tratta di crisi strutturale e non congiunturale; tuttavia gli economisti affermano che la crisi non ha toccato le tasche dei grandi ricchi; al contrario, costoro sono diventati addirittura più ricchi di prima! mentre, chi era già in condizioni precarie, è diventato ancora più povero. Anche se non c´è stata volontà esplicita da parte dei primi, di aggravare la sperequazione sociale, lo stato di indigenza che si è esteso a macchia d´olio nelle altre classi sociali addolora e interpella l´intera comunità: la forbice che separa i ricchi-sempre-più-ricchi, dai poveri-sempre-più-poveri, non è frutto del destino, ma possiede una causa e delle responsabilità umane. Quando indossare vestiti eleganti e costosi diventa colpevole? Quando si investono ingentissimi capitali nella moda e, si sa, in taluni paesi non occidentali, qualcuno è sfruttato, condannato a lavorare con un salario da fame, per confezionare i manufatti, a cui verrà applicato un marchio che moltiplica per 1000 il prezzo del capo d´alta moda, esposto in vetrina... Lo so, il discorso è complicato ed è troppo facile sputar sentenze... La moda italiana costituisce uno dei settori in attivo della nostra produzione; ci dicono che dovremmo ringraziare gli stilisti per il contributo positivo al PIL... Con tutto il rispetto, il valore della bellezza estetica, di tutto ciò che può esaltare il corpo, non si discute per il piacere di discuterlo. Ricordo anche che, quando Adamo ed Eva abbandonarono il giardino dell´Eden, Dio cucì loro delle tuniche per coprire la vergogna della loro nudità (cfr. Gn 3,21). Quando la cura per l´eleganza e la moda in genere diventano autocelebrativi, smarriscono il fine principale di un abito, si esauriscono in estetismi spettacolari fini a sé stessi, allora perdono l´innocenza dei primordi e rasentano pericolosamente l´abisso del peccato. Non sarà superfluo ricordare che l´aggettivo ‘esteticò deriva dal greco e significa ‘funzionale´: quando la Genesi dichiara che Dio ammirò l´opera delle sue mani e ripeté: "Ecco, era cosa buona...", intende dire che l´opera di Dio, così come quella dell´uomo, immagine e somiglianza di Dio, è buona quando è funzionale al fine per il quale è stata concepita e realizzata. Allorché l´estetica funzionale viene surclassata da quella puramente decorativa, sinonimo di lusso sfacciato e di status symbol, dobbiamo preoccuparci che Dio non ci benedica affatto... Penso che molti avranno letto il capolavoro di Hermann Hesse "Siddharta" (1922), la storia del giovane principe indiano: suo padre avrebbe voluto che non conoscesse la povertà, le sofferenze, le malattie... e per questo aveva circondato il giardino del palazzo con un alto muro, nella speranza che Siddharta non vedesse la realtà che stava al di là. Un giorno, il ragazzo si trovò davanti al cancello, inavvertitamente lasciato aperto dai servi. E vide! e capì! E lasciò per sempre il palazzo... Infine, c´è la questione dei banchetti: il Paradiso viene descritto nel Vangelo come un banchetto eterno. Tuttavia, passare la vita a gozzovigliare è un peccato: fa male alla salute e fa male anche agli altri! Nella vita non si può pensare solo a sé stessi; bisogna pensare anche al prossimo, soprattutto a chi è meno fortunato e muore di fame. Il cibo può diventare simbolo di un modo sbagliato di vivere le relazioni affettive e, in genere, un approccio col mondo di tipo egoistico e possessivo. L´egoista compulsivo vuole tutto per sé: se potesse, divorerebbe le persone, come divora una bistecca, o un piatto di pasta. Non a caso il peccato originale è rappresentato come l´atto di mordere, o di mangiare un frutto proibito: il divieto divino non è un atto di autoritarismo fine a se stesso; non si può mordere tutto, solo perché attrae i sensi; non si può mangiare tutto, solo perché appaga il desiderio! "Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti". Lezione numero 1: tra il mondo dei vivi e l´aldilà è stata posta una distanza invalicabile. La fede ci insegna che si può comunicare con i nostri defunti solo nella preghiera, in particolare nella celebrazione eucaristica. La Messa costituisce l´accesso rituale per realizzare la comunione della Gerusalemme terrena con la Gerusalemme del Cielo. Lezione numero 2: Cristo è risorto! Se non abbiamo creduto in Lui neppure se ci apparisse il nonno, il marito, il figlio... crederemmo. Personalmente non nutro alcun interesse per come si sta nell´aldilà; è tuttavia diffusa, anche tra i cristiani, la curiosità affettuosa e devota di conoscere come vivono i defunti. Ebbene, il desiderio di comunicare con loro, percorrendo canali che sono contrari alla fede, non è funzionale a migliorare l´esistenza nell´aldiqua. Facciamo un bell´esame di coscienza, non assecondiamo desideri impossibili, e inutili distrazioni...

RACCOLTA FONDI TERREMOTO      notizia del 17/09/2016

"Domenica 18 settembre, in tutte le chiese si svolgerà una colletta nazionale da destinarsi al fondo di solidarietà predisposto dalla Conferenza Episcopale Italiana e gestito dalla rete Caritas" Anche la nostra parrocchia aderirà a questa colletta in tutte le messe, compresa la prefestiva del sabato. La raccolta continuera fino al 27 novembre e il ricavato verrà consegnato direttamente ai responsabili per un progetto mirato. NESSUNO PASSERA´ DI CASA IN CASA per RACCOGLIERE SOLDI. POSSIBILI OFERTE VANNO CONSEGNATE DIRETTAMENTE IN PARROCCHIA

DOMENICA 18 Settembre 2016      notizia del 17/09/2016

Commento della Domenica . Dio vorrebbe vederci scaltri per conquistare il Regno di Dio …e non solo per le cose materiali (Vangelo: Lc 16,1-13) La parola di Dio di questa domenica, in questo anno della misericordia, ci invita ad elevarci a Dio con la mente e con il cuore, avendo dentro di noi sentimenti puri e comportamenti onesti. La preghiera delle persone corrotte, di chi sfrutta la gente, le umilia, le offende non può essere accetta a Dio e Dio non l´accoglie di certo. Bisogna convertirsi e rivolgere al Signore con il cuore contributo tutte le richieste di grazia e di provvidenza che Lui può soddisfare nei modi e nei tempi che decide Lui. Su questi temi impegnati, la parola di Dio di oggi, ci invita a fare un vero discernimento sul nostro modo di pensare e di agire nei confronti di Dio e degli altri. Il profeta Amos denuncia apertamente, riguardo al suo tempo, la corruzione, le ingiustizie che erano evidenti in quel periodo, come in tutti i tempi della storia dell´umanità, che si lascia affascinare dal Dio denaro, dalla ricchezza e dal benessere, sfruttando, in molti casi, i sacrifici e le rinunce fatte dalle persone rette ed oneste, sensibili e quindi generose verso i povere e i bisognosi. Dio non perdona lo sfruttamento di ogni genere, specialmente chi specula sui bisogni degli altri. Questa terribile denuncia, vale più che mai ai nostri giorni. Sfruttamenti in ogni ambito, soprattutto dei bambini e delle donne, dei lavoratori, degli immigrati, di quanti per necessità chiedono un pezzo di pane e vengono maltrattati ed umiliati in vari modi. La preghiera che oggi la Chiesa rivolge al Signore, all´inizio della santa messa ci mette in guardia, proprio da comportamenti evidentemente contro la dignità delle persone, del lavoro e dal desiderio spasmodico di accumulare beni: "O Padre, che ci chiami ad amarti e servirti come unico Signore, abbi pietà della nostra condizione umana; salvaci dalla cupidigia delle ricchezze, e fa´ che, alzando al cielo mani libere e pure, ti rendiamo gloria con tutta la nostra vita. Sulla dignità della persona, sulla sicurezza e sul valore della tranquillità è improntata la seconda di oggi, tratta dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo. L´apostolo Paolo raccomanda, prima di tutto, la preghiera, per tutti dai più grandi ai più piccoli nella scala delle considerazioni sociali e del potere pubblico. Il che l´apostolo lo motiva per il fatto che tutti possiamo condurre "una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio". La motivazione religiosa è esplicitata nei successivi versetti. Una richiesta di grande portata spirituale, umana e sociale soprattutto se applicata ai nostri contesti e alle realtà del mondo d´oggi, spesso in conflitto. Tutti pregano Dio, ma non tutti pregano per lo stesso motivo: quello della pace e della giustizia. Invece si invoca impropriamente il nome di Dio, si alzano mani al cielo, non per chiedere aiuto, ma per fare guerra agli altri, per uccidere e massacrare. Mani macchiate di sangue che si elevano al cielo non potranno mai avere risposta ed accoglienza da parte di Dio. Mani purificate dal lavacro della penitenza, della riconciliazione e del pentimento sincero con la soddisfazione del debito contratto potranno elevarsi al cielo nella speranza di essere esaudite. Il Vangelo di questa domenica, in cui si parla dell´amministratore disonesto ci fa capire, che arriva per tutti il tempo di rendere conto della propria vita, della gestione dei propri beni e quelli degli altri. E il vangelo non si riferisce solo ai beni materiali, ma soprattutto ai beni spirituali, quelli che hanno valore per l´eternità. Alla fine il Vangelo loda quasi l´amministratore disonesto, non per le cose che ha fatto che sono deplorevoli, ma per la scaltrezza con la quale ha agito ai soli fini egoistici, personalistici ed affaristici. E conclude: "I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce. Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne". Ed infine, la lezione morale, il monito che viene dal racconto evangelico, o detto in termini nostri, la morale della favola è questa: "Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l´uno e amerà l´altro, oppure si affezionerà all´uno e disprezzerà l´altro. Non potete servire Dio e la ricchezza". Sappiamo quanta corruzione nel mondo e quanta gente, in tutti gli ambiente, specialmente in quelli in cui circolano i soldi, si lascia corrompere dal Dio denaro. Inizia con il poco, a rubare agli altri o al popolo, per arrivare progressivamente a furti sempre più consistenti. Perché la sete del guadagno facile non si estingue mai. E bisogna fare molto attenzione proprio a questo tipo di tentazione che si può insinuare nella vita di qualsiasi persona, pressata dal bisogno o semplicemente perché abituato a uno stile di vita elevato, in cui il denaro fa da regolatore di ogni attività umana. Scrive il grande santo vescovo d´Ippona: "Io vedo che voi avete tanto amore per il denaro da esserne spinti a intraprendere fatiche, sopportare digiuni, attraversare mari, affidarvi ai venti e ai flutti. Intendo quindi farvi mutare l´oggetto del vostro amore, non farvi accrescere l´amore che volgete ad esso. Dio vi chiede di amarlo nella stessa misura, non di più: rivolgendosi ai cattivi cristiani che sono avari, chiede loro di amarlo tanto quanto amano il denaro. Non pretende un amore maggiore, anche se Dio vale incomparabilmente più del denaro. Da parte nostra copriamoci almeno di rossore, battiamoci il petto, confessiamoci peccatori, non però stendendovi sopra un pavimento [per proseguire nei nostri peccati]. Chi si batte il petto senza correggersi, si indurisce nei suoi peccati senza cancellarli: noi dobbiamo batterci il petto e impegnarci a correggerci, perché non debba poi punirci lui, il nostro maestro".

DOMENICA 11 SETTEMBRE 2016      notizia del 10/09/2016

Commento della Domenica : Lc 15,1-32 Dio, non nasconde il male , ma ha lo stesso sguardo di misericordia verso tutti SS. Messe h. 9.00 - 11.00 e 19.00 Si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori Come stare con i pubblicani e i peccatori, quelli che vivono ai margini della società? Come non formare un gruppo di benpensanti e rinchiudersi in un ghetto di privilegiati? come non escludere e creare scarto? È possibile frequentare persone dubbie, senza condividerne la vita? Quale è il confine tra chi è peccatore e chi no? Come essere testimoni se ci escludiamo o escludiamo gli altri? Mangia con loro Ormai siamo arrivati al trionfo del fast-food, dello street-food, del finger-food,... ognuno col suo panino, magari per strada, o in piedi intorno al tavolo del buffet (non sempre educatamente in fila) nel tentativo di riempire il proprio piatto da abbandonare mezzo pieno un po´ più in là. Pranzare insieme, in famiglia, sta scomparendo divisi da orario di lavoro e di palestra, dalla mensa o dalla pizzata con gli amici. Viviamo in una società che è diventata sempre più isolante (e forse egoistica)... dalla vita in tribù si è passati alla famiglia patriarcale a quella nucleare per finire al monolocale dei single, per scelta o per necessità. Però abbiamo la televisione, internet, i cellulari, i social. Mangiare insieme ha un valore simbolico altissimo: si mangia con la mano destra, la stessa usata per le armi, dunque ogni inimicizia è caduta; nella vita ci sono prede e predatori, se si mangia insieme nessuno è preda dell´altro; mettendo tutti le mani nello stesso piatto è necessaria una fiducia reciproca; si mangia per sopravvivere dunque l´uno sostiene la vita dell´altro; lo stesso cibo alimenta ciascuno, diventa il corpo di ognuno, simbolicamente diventiamo fratelli. I farisei e gli scribi mormoravano, e non possiamo dargli torto, andando con quella gente di malaffare la coscienza è turbata dalla sensazione di diventare collaboratori del male, di condividerne l´esperienza. Quello che colpisce è il fatto: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro», fa comunione con loro, sotto lo stesso tetto; la sua fama era nota: «Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!» (Lc 7,34). Non si tratta di nascondere la verità del male ma di avere lo stesso sguardo di misericordia di Dio, non è una rapida assoluzione quanto l´inizio di un percorso. Va in cerca I racconti mettono in evidenza una predilezione di Cristo per i peccatori, quelli che sono più in pericolo ed hanno maggiormente bisogno di salvezza. Le parabole raccontano della ricerca di loro fatta con lo slancio del pastore e la sistematicità della donna; Gesù è continuamente alla loro ricerca, li accoglie e vive in mezzo a loro, si confonde con i peccatori fin dal Battesimo (cfr. Lc 3,21). Gesù non discrimina nessuno, anzi incoraggia i peccatori perché li fa sentire cercati da Dio stesso. I giusti non sono esclusi, se accettando di aver bisogno di Cristo e di far festa con lui, se non si autoescludono come il fariseo del Vangelo (cfr. Lc 18,9-14), e purtroppo come questi scribi e farisei che mormoravano. Avviene spesso che sia l´uomo a discriminare gli altri davanti a Dio, mettendosi nella categoria dei giusti. Gesù invece è nella direzione dei rifiutati perché sono figli di Dio perduti due volte: per la loro storia personale per l´esclusione dei benpensanti. Vale la pena considerarsi giusti? È sufficiente una coscienza limpida? Piuttosto è necessario essere misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso (Lc 6,36); sull´esempio di Gesù dobbiamo diventare capaci di mangiare con i peccatori, per condividere con gli altri la misericordia che abbiamo ricevuto. L´unico modo di essere cristiani nella relazione tra persone non è la contrapposizione o la marginalizzazione, ma il dialogo tra poveri peccatori cercati e amati da Dio: entrare nel mondo degli altri, sporcarsi le mani, non scusare il peccato ma testimoniare l´amore che guarisce. Rallegratevi Luca ci racconta la gioia di Dio, quella nel cielo come quella davanti agli angeli di Dio, la sua attenzione si concentra su quello che prova Dio, la sua azione, non su ciò che il peccatore deve fare. La conversione è il frutto della passione di coloro che cercano più che l´impegno di chi si è perduto. Questa gioia ci fa partecipare, qui sulla terra, alla vita del Paradiso, rallegrandoci possiamo anche noi entrare nella logica della Misericordia di Dio.

DOMENICA 4 settembre 2016      notizia del 03/09/2016

A noi la scelta ( Lc 14,25-33 ) Tanti anni fa, era molta di più la gente che andava in chiesa, rispetto a oggi: questo è fuori di discussione. Nel giro di pochi anni, soprattutto in alcune zone del nostro paese già da qualche tempo maggiormente "laicizzate" rispetto ad altre, abbiamo assistito a un vero e proprio crollo nella frequenza, anche solo alla messa domenicale: alcuni dati molto attendibili parlano di una frequenza intorno al 40% fino al 2000, e ora scesa sotto il 25%, con un calo di quasi la metà nel giro di una ventina d´anni o meno. A chi non frequenta, certi dati non fanno né caldo né freddo; ma a noi che - anche se diciamo di non avere la sindrome del numero - è sempre piaciuto vedere le chiese piene, tutto questo fa male, crea dispiacere e anche un po´ di frustrazione. Nessuno ha mai detto che credere in Gesù Cristo o frequentare la chiesa sia obbligatorio, o che sia un atto dovuto: e a essere sinceri, neppure nostro Signore l´ha mai detto. Anzi, stando al Vangelo di oggi pare che ci tenga in modo particolare a smorzare un po´ i toni dell´entusiasmo nei suoi confronti, visto che alla folla numerosa che andava con lui parla in modo abbastanza chiaro, dicendo cosa pensa di questo suo entusiasmo, ma soprattutto dettando le condizioni per essere suoi discepoli. O meglio, indicando cosa significhi "non essere suo discepolo": non può far parte del gruppo dei discepoli chi non è capace di rinunciare, di dire di no a qualcosa. la logica del "sì a ogni costo" non è la logica del discepolo e tantomeno del suo Maestro. Essere discepoli di Gesù significa dire di "sì" a lui, e di conseguenza di "no" ad altri, in particolare a tre realtà senza le quali spesso ci sentiamo finiti: i vincoli familiari e affettivi, l´accettazione da parte della società, i beni materiali. Per essere suoi discepoli, non esiste altra possibilità: occorre considerare i vincoli affettivi meno importanti dell´amore per il Maestro, occorre accettare la logica della croce, cioè quella dell´isolamento dalla società (com´era appunto per i condannati alla crocifissione), occorre rinunciare a tutti gli averi, ossia ai beni materiali. Un Gesù crudele? Forse. Di certo, l´evangelista Luca vuole concentrare in questi pochi versetti il succo di alcuni degli insegnamenti più importanti del suo Vangelo. La logica degli affetti, dei vincoli parentali, della "cricca", del gruppetto di persone con cui ci si trova bene e che fa stare bene, è ciò contro di cui Gesù si era scagliato nel Vangelo di domenica scorsa: è difficile poter costruire una comunità di credenti basandosi sulla logica clientelare del gruppetto, dei favori, delle preferenze. Se preferenze ci devono essere, queste devono essere per coloro che a un banchetto sontuoso in cui siederai ai primi posti non potranno invitarti: e sarai beato se al tuo banchetto sederanno, appunto, i poveri. Allora la rinuncia alla logica degli averi, ultima delle tre condizioni per seguire Gesù, renderà credibile la nostra attenzione ai poveri: e qualora non fossimo convinti che la logica del possedere e dei beni materiali non salva l´uomo, prepariamoci, perché in queste prossime domeniche riceveremo una serie di belle lezioni riguardo alla ricchezza, che non vale quanto l´amore di un padre, né quanto l´amicizia delle persone care, né tantomeno quanto la vita eterna. In mezzo, la logica della croce, quella che la folla numerosa non aveva capito, quella che è ben radicata nella mente di questo leader che è Gesù, ma non in quella dei suoi seguaci, che hanno ancora la speranza di vedere in lui l´uomo che prenderà Gerusalemme, la infiammerà, la libererà dal potere di Roma, e allora è bene stare al suo fianco, dietro di lui, pronti, a un suo ordine, ad assumere il potere. Perciò, oltrepassata ormai la metà del Vangelo di Luca, in dirittura d´arrivo nel suo cammino verso Gerusalemme, è bene che Gesù giochi a carte scoperte e dica chiaramente che la logica della folla numerosa, dei numeri abbondanti, delle tante persone che gli vanno dietro, delle chiese piene, delle messe frequentate e del potente regime di cristianità, non è la sua logica; e se qualcuno la pensa in questo modo, è invitato a fermarsi un attimo e a ponderare per bene se sia il caso o no di continuare a seguire il Maestro. Perché iniziare un cammino è bello ed entusiasmante, ma se la meta è ben diversa da quella che abbiamo in mente, allora è bene evitare di profondere sforzi ed energie per qualcosa che poi rischiamo di abbandonare a metà. È molto più saggio riconoscere che non siamo fatti per una prospettiva di questo tipo, che non siamo fatti per essere suoi discepoli. Che cosa dobbiamo fare, allora? Smettere di credere in lui? Smettere di essere discepoli di Cristo perché la nostra logica è di un cristianesimo forte, numeroso e potente, come purtroppo la storia per molto tempo ci ha offerto e propinato? Assolutamente no: il Maestro ci offre un´altra logica, quella della croce, della rinuncia, dell´umile accettazione dell´ultimo posto, della scelta preferenziale per i poveri. Questa è la condizione necessaria per cogliere la profondità e l´autenticità del messaggio cristiano; tutto il resto rischia di essere un fuoco di paglia, che brucia in un istante e non rende, o una torre dal progetto faraonico e impossibile da realizzare, o una guerra persa in partenza perché combattuta senza mezzi adeguati. A noi la scelta.

DOMENICA 28 AGOSTO 2016      notizia del 27/08/2016

Commento della Domenica . Lc 14,1.7-14:superare la logica del gruppetto, della cricca o del "lascia stare che faccio io SS. Messe h. 9.00 - 11.00 e 19.00 Capita a tutti di organizzare un pranzo o una cena, soprattutto in questo periodo estivo: pensiamo anche solo alla classica "pizzata" tra amici. A parte la difficoltà di trovare il giorno che vada bene a tutti (o ai più), la difficoltà maggiore è proprio quella di stabilire chi siano "i più", cioè le persone che certamente non possono mancare, e di conseguenza quelle che possono pure mancare, ma soprattutto quelle che è bene che manchino Eh, già, perché non solo è la natura a fare la selezione eliminando uomini e cose a volte in frazioni di minuto, come drammaticamente stiamo assistendo in questi giorni nel cuore del nostro Bel Paese; ci mettiamo anche noi a fare "discernimento" e selezione su chi vogliamo o non vogliamo intorno a noi... E allora, subito a distinguere tra amico simpatico e conoscente antipatico, tra parente preferito e parente da evitare: e se proprio non riusciamo a fare a meno di invitare qualcuno o a fare in maniera che una determinata persona non venga a cena con il gruppo di amici, cerchiamo perlomeno di arrivare il prima possibile a tavola e di riservarci i posti che ci piacciono, lasciando ai margini della tavolata le persone scomode. La logica della "cricca", del gruppetto che mi gratifica e con cui mi sento a mio agio, pare sia una logica antica quanto il mondo e profondamente radicata nell´animo umano, se addirittura Gesù, un giorno, ha dovuto spendere parole al riguardo: "Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch´essi e tu abbia il contraccambio". Il Vangelo di oggi non è propriamente, come potrebbe sembrare, un insegnamento sull´umiltà, ma sulla carità in generale, che deve avere, alla base, un atteggiamento di profonda umiltà nei confronti della vita; cosa che spesso manca a ognuno di noi, a chi più e a chi meno. Al tempo di Gesù, con tutta probabilità, il banchetto era l´occasione per certe persone di mettere in mostra la propria superiorità e il proprio orgoglio, oltre che la propria ingordigia: e questo faceva ancor più specie quando avveniva per mano delle autorità religiose, che tutto avrebbero dovuto fare meno che creare discriminazioni. Invece, la ricerca dei primi posti nei banchetti (dove si veniva serviti per primi e quindi con i cibi migliori senza il rischio che terminassero), la ricercatezza nel vestirsi e adornarsi per bene (che da forma di rispetto nei confronti dell´ospite si trasformava in ostentazione della vanità del corpo, né più né meno di quanto avviene anche oggi) e soprattutto il tentativo di evitare il più possibile di sedersi a fianco di persone scomode a tavola, trasformava la principale occasione di condivisione e di comunione in opportunità di discriminazione e di emarginazione. Il mangiare insieme è quanto di più cordiale e conviviale ci possa essere: trasformarlo in un´attività discriminatoria è quanto meno poco educato, se non addirittura diabolico. E pensare che questa mancanza di carità nei confronti del prossimo, altro non è se non il risultato di un atteggiamento di superbia e di superiorità nei confronti degli altri; e pensare che questa mancanza di carità, frutto della nostra scarsa umiltà, è un atteggiamento fortemente presente anche nelle nostre comunità cristiane, anche in noi che ci diciamo e ci cantiamo spesso "Chiesa di Dio, popolo in festa", "Chiesa di persone e non di mattoni", "Chiesa del Signore a cui tutti i popoli verranno" e avanti così, con il libretto dei canti tra le mani. Se pensassimo e credessimo veramente a ciò che cantiamo, forse le nostre comunità cristiane sarebbero davvero il luogo dell´accoglienza e della condivisione. Invece, spesso, diventano il luogo per esprimere la propria superiorità nei confronti degli altri: e poiché questi discorsi Gesù li faceva alle autorità religiose del suo tempo, tutti quanti, a partire proprio da noi che abbiamo una responsabilità all´interno della comunità ecclesiale, siamo chiamati a un serio esame di coscienza sul nostro modo di trattare gli altri. E i modi per far sentire la nostra superiorità nei confronti degli altri sono innumerevoli: dallo sfoggio della nostra cultura e della nostra preparazione, all´utilizzo abusivo della nostra autorità; dalla pretesa di fare sempre tutto noi, al giudizio negativo su ciò che fanno gli altri; dall´incapacità di lavorare in gruppo, al volersi sempre impicciare anche di ciò che non ci riguarda; dal pregiudizio nei confronti di chi è diverso per estrazione sociale, lingua, etnia o religione, alla costruzione di rapporti cordiali solo con le persone che ci vanno a genio... chi più ne ha, più ne metta. Sono tutte cose che avvengono in ogni comunità cristiana, purtroppo, ma che non dovrebbero assolutamente aver ragione di esistere. E che cosa dobbiamo fare per essere comunità accoglienti basate sulla solidarietà e la condivisione? Forse non avremo l´occasione di organizzare banchetti cui poter invitare - come dice il Maestro - "poveri, storpi, zoppi e ciechi" (se quest´occasione l´abbiamo, ben venga); di certo, abbiamo molte opportunità per trattare gli altri tutti alla stessa stregua, senza sentirci privilegiati o migliori degli altri, senza creare comunità cristiane basate sulla logica del gruppetto, della cricca o del "lascia stare che faccio io", svolgendo il nostro servizio senza aspettarci gratificazioni o tornaconti da chicchessia. Saremo beati, ci dice il Signore, se avremo servito e amato i nostri fratelli, soprattutto quelli che non hanno nulla da restituirci in cambio. E facciamo attenzione a ostentare la nostra superiorità, ma pure a ostentare la nostra presunta umiltà, perché l´umiltà è quella virtù che quando la si ha, si crede di non averla, e quando si crede di averla, la si è già persa.

DOMENICA 21 AGOSTO 2016      notizia del 20/08/2016

Commento al vangelo della Domenica: Una fede di sole preghiere e Messe, senza le opere di carità non ci apre la porta del regno di Dio (Lc 13,22-30) "Se non vai in paradiso tu, con tutte le messe che senti, non so chi ci possa andare!"; "Quella persona merita senz´altro la salvezza: prega tantissimo, è sempre con la corona in mano, e va a tutti i pellegrinaggi!". Sono frasi che abbiamo sentito spesso pronunciare; anzi, magari noi stessi le diciamo e pensiamo, e siamo fermamente convinti che sia veramente così. D´altronde, il motto di S. Alfonso Maria de´ Liguori "Chi prega si salva, chi non prega si danna" accompagna da vari secoli la spiritualità di molti credenti, ben sostenuta da una predicazione che insiste parecchio sull´efficacia salvifica della preghiera, sulla partecipazione alla vita liturgica e sacramentale della Chiesa come via alla salvezza. Quindi, è sufficiente mantenere una stretta relazione con Dio attraverso il dialogo con lui - la preghiera, appunto - per poter accedere alla salvezza. Che bello, se fosse davvero così semplice... che meraviglia, se fosse tutto così facile, vero? La nostra bella messa domenicale, magari da quando siamo a casa in pensione anche tutti i giorni o quasi; ogni volta che ci è data l´opportunità partecipiamo a un pellegrinaggio o a una processione, e la porta del Paradiso si apre, anzi si spalanca! Poi però una domenica a messa, una di quelle cui non manchi mai da quando sei piccolo, ascolti un brano di Vangelo in cui il Signore dice che la porta per entrare nel Regno dei cieli è stretta, e che per entrarci bisogna sforzarsi perché non solo è stretta la porta, ma addirittura il padrone la chiude e non vi è più verso di entrarvi. Fin qui, nulla di strano: che la porta sia stretta e che sia necessario sforzarsi per entrare, lo sappiamo bene. Non è che la salvezza e l´entrata nel Regno dei Cieli sia cosa per tutti... richiede fatica, sforzo. Del resto, quelli che si salvano sono pochi, lo dice pure quel tale che incrocia Gesù mentre sta andando a Gerusalemme, presumibilmente a portare la salvezza a tutti quelli che credono in lui: e quelli che credono in lui sono davvero pochi, un piccolo gruppetto, uno sparuto gruppo di devoti che non lo abbandona mai e che crea con lui un rapporto di totale e profonda fiducia. Per cui, nessun problema se la porta dovesse chiudersi: basta bussare, con un po´ di insistenza, e dire al Signore: "Signore, siamo noi, aprici!". Tanto, ci conosce, siamo dei suoi: la porta si è chiusa, ma non per noi, noi siamo solo arrivati un attimo tardi e non abbiamo fatto in tempo. Chi rimane fuori sono gli altri, quelli che non credono, quelli che non sono battezzati, quelli che non pregano mai, quelli che non vanno a messa, quelli che non appartengono alla Chiesa... sono veramente in tanti, a rimanere fuori, proprio come pensa il tizio del Vangelo, convinto - come ogni pio israelita- che chi si salva è lo sparuto gruppo di credenti del popolo d´Israele. La salvezza non può certo essere per i pagani. Bussiamo, bussiamo... ma la porta rimane chiusa, e ci viene detto anche il perché: "Non so di dove siete". Beh, non fa una piega: non si apre agli sconosciuti! Ma è sufficiente spiegarsi, perché il padrone ci apra: "Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze".Ovvero, abbiamo ascoltato i tuoi insegnamenti, la tua Parola, e abbiamo spezzato con te il Pane sulla mensa: Parola e Pane, è l´Eucaristia, come può dirci il Signore di non sapere chi siamo, se abbiamo sempre partecipato all´Eucaristia? Siamo sempre andati a messa, lui lo sa bene, e ci caccia fuori dal Regno dei Cieli? Come è possibile? "Allontanatevi da me, operatori di ingiustizia": ecco la risposta a questo inquietante quesito. Rimaniamo chiusi fuori dalla porta stretta e socchiusa del Regno dei Cieli non perché siamo arrivati tardi alla salvezza, né tanto meno perché siamo andati a messa e abbiamo pregato ogni giorno (ci mancherebbe anche quello!), ma perché il Signore ci conosce bene, guarda le nostre opere, e vede che le nostre opere sono ingiuste. Ci allontana da lui (anzi, noi stessi siamo già lontani da lui) perché "operatori di ingiustizia". E di fronte all´ingiustizia, non ci sono preghiere, messe, santi, devozioni mariane e pellegrinaggi che tengano: chi opera ingiustizia rimane chiuso fuori dal Regno dei Cieli. Anche se ha mangiato e bevuto con lui e ha ascoltato la sua Parola? Sì, anche se ha sempre ascoltato la sua Parola. Anche se è sempre andato a messa? Sì, anche se è sempre andato a messa. Non è l´assiduità alla liturgia, non è il forte rapporto con Dio nella preghiera che ci salva: questo nostro stretto e intimo rapporto con Dio ci salva se, e solo se, abbiamo stretto un forte e intimo rapporto anche con i fratelli, operando nella giustizia, nella carità e nella misericordia. "Non chi dice ‘Signore, Signore´ entrerà nel Regno dei Cieli, ma chi fa la volontà di Dio": anche Matteo ha un brano analogo a questo di Luca, a significare che da sempre ogni comunità dei discepoli in Cristo aveva capito qual è il vero culto gradito a Dio. E si badi bene, che la porta per entrare nel Regno è talmente stretta e lo sforzo per entrarvi talmente grande, che la soluzione non è così semplicistica e minimalista come molti pensano: "Vedi? Andare a messa e pregare non serve a niente, basta fare un po´ di opere di carità e si è salvi!", che altro non è, spesso, che un modo per giustificare la propria accidia e la propria pigrizia nel rapporto con Dio. Andare a messa, pregare, fare grandi gesti di devozioni serve, ma non basta; essere credenti in Cristo e affermare la propria identità cristiana è importante, ma non basta; avere un profondo rapporto con Dio basato sulla preghiera, è necessario, ma non basta. Dio vuole innanzitutto che operiamo tutto questo e altro ancora nella giustizia, ossia in relazioni giuste ed eque con tutti i nostri fratelli. Altrimenti, la porta si chiude. Altrimenti, verranno altri, "da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio". Altrimenti, coloro che si credevano davanti a tutti, i primi della classe, saranno ultimi; e ci saranno ultimi che passeranno per primi. Dai, un po´ di sforzo di carità, per non avere sorprese!

ASSUNZIONE di MARIA AL CIELO      notizia del 14/08/2016

Con la celebrazione di questa sera si è entrati nella solennità dell´ Assunzione del Vergine Maria Assunta in Cielo. SS. Messe del 15 Agosto h. 9.00 e h. 11.00 L´Immacolata Vergine, preservata immune da ogni colpa originale, finito il corso della sua vita, fu assunta alla celeste gloria in anima e corpo e dal Signore esaltata quale regina dell´universo, perché fosse più pienamente conforme al Figlio suo, Signore dei dominanti e vincitore del peccato e della morte´. (Conc. Vat. II, ´Lumen gentium´, 59). L´Assunta è primizia della Chiesa celeste e segno di consolazione e di sicura speranza per la chiesa pellegrina. La ´dormitio Virginis´ e l´assunzione, in Oriente e in Occidente, sono fra le più antiche feste mariane. Questa antica testimonianza liturgica fu esplicitata e solennemente proclamata con la definizione dommatica di Pio XII nel 1950. (Mess. Rom.) Il primo scritto attendibile che narra dell’Assunzione di Maria Vergine in Cielo, come la Tradizione fino ad allora aveva tramandato oralmente, reca la firma del Vescovo san Gregorio di Tours ( 538 ca.- 594), storico e agiografo gallo-romano: «Infine, quando la beata Vergine, avendo completato il corso della sua esistenza terrena, stava per essere chiamata da questo mondo, tutti gli apostoli, provenienti dalle loro differenti regioni, si riunirono nella sua casa. Quando sentirono che essa stava per lasciare il mondo, vegliarono insieme con lei. Ma ecco che il Signore Gesù venne con i suoi angeli e, presa la sua anima, la consegnò all’arcangelo Michele e si allontanò. All’alba gli apostoli sollevarono il suo corpo su un giaciglio, lo deposero su un sepolcro e lo custodirono, in attesa della venuta del Signore. Ed ecco che per la seconda volta il Signore si presentò a loro, ordinò che il sacro corpo fosse preso e portato in Paradiso». Il Dottore della Chiesa san Giovanni Damasceno (676 ca.- 749) scriverà: «Era conveniente che colei che nel parto aveva conservato integra la sua verginità conservasse integro da corruzione il suo corpo dopo la morte. Era conveniente che colei che aveva portato nel seno il Creatore fatto bambino abitasse nella dimora divina. Era conveniente che la Sposa di Dio entrasse nella casa celeste. Era conveniente che colei che aveva visto il proprio figlio sulla Croce, ricevendo nel corpo il dolore che le era stato risparmiato nel parto, lo contemplasse seduto alla destra del Padre. Era conveniente che la Madre di Dio possedesse ciò che le era dovuto a motivo di suo figlio e che fosse onorata da tutte le creature quale Madre e schiava di Dio». La Madre di Dio, che era stata risparmiata dalla corruzione del peccato originale, fu risparmiata dalla corruzione del suo corpo immacolato, Colei che aveva ospitato il Verbo doveva entrare nel Regno dei Cieli con il suo corpo glorioso. San Germano di Costantinopoli (635 ca.-733), considerato il vertice della mariologia patristica, è in favore dell’Assunzione e per tre principali ragioni: pone sulla bocca di Gesù queste parole: «Vieni di buon grado presso colui che è stato da te generato. Con dovere di figlio io voglio rallegrarti; voglio ripagare la dimora nel seno materno, il soldo dell’allattamento, il compenso dell’educazione; voglio dare la certezza al tuo cuore. O Madre, tu che mi hai avuto come figlio unigenito, scegli piuttosto di abitare con me». Altra ragione è data dalla totale purezza e integrità di Maria. Terzo: il ruolo di intercessione e di mediazione che la Vergine è chiamata a svolgere davanti al Figlio in favore degli uomini. Leggiamo ancora nel suo scritto dell’Omelia I sulla Dormizione, che attinge a sua volta da San Giovanni Arcivescovo di Tessalonica ( tra il 610 e il 649 ca.) e da un testo di quest’ultimo, che descrive dettagliatamente le origini della festa dell’Assunzione, dato certo nella Chiesa Orientale dei primi secoli: «Essendo umano (il tuo corpo) si è trasformato per adattarsi alla suprema vita dell’immortalità; tuttavia è rimasto integro e gloriosissimo, dotato di perfetta vitalità e non soggetto al sonno (della morte), proprio perché non era possibile che fosse posseduto da un sepolcro, compagno della morte, quel vaso che conteneva Dio e quel tempio vivente della divinità santissima dell’Unigenito». Poi prosegue: «Tu, secondo ciò che è stato scritto, sei bella e il tuo corpo verginale è tutto santo, tutto casto, tutto abitazione di Dio: perciò è anche estraneo al dissolvimento in polvere. Infatti, come un figlio cerca e desidera la propria madre, e la madre ama vivere con il figlio, così fu giusto che anche tu, che possedevi un cuore colmo di amore materno verso il Figlio tuo e Dio, ritornassi a lui; e fu anche del tutto conveniente che a sua volta Dio, il quale nei tuoi riguardi aveva quel sentimento d’amore che si prova per una madre, ti rendesse partecipe della sua comunanza di vita con se stesso». Restano incorrotti molti corpi di Santi (manifestazioni scientificamente inspiegabili) e come sarebbe stata possibile la dissoluzione in polvere della Corredentrice che ha contribuito, rendendo possibile l’Incarnazione, a liberare l’uomo dalla rovina della morte? Il dogma cattolico è stato proclamato da Pio XII il 1º novembre 1950, Anno Santo, con la Costituzione apostolica Munificentissimus Deus: «Perciò, se alcuno, che Dio non voglia, osasse negare o porre in dubbio volontariamente ciò che da Noi è stato definito, sappia che è venuto meno alla fede divina e cattolica».

Domenica 14 agosto 2016      notizia del 13/08/2016

Commento del Vangelo della Domenica: Il Signore non è venuto a portare la pace, ma l´ha affidata alle nostre mani. ( Lc 12,49-53 ) SS. Messe h. 9.00 - 11.00 - 19.00 ( Pre festiva dell´Ascensione di Maria) La liturgia di oggi ci chiede di vivere il nostro essere credenti con una buona dose di realismo! Credere è rischioso. Vivere i valori del regno conduce al rifiuto; la "pace" messianica non garantisce il credente da persecuzione, ostilità, emarginazioni. GEREMIA 38, 4-6. 8-10 La prima lettura offre l´esmpio del profeta Geremia: a causa della Parola è condannato a morte da coloro a cui è inviato. La figura del profeta Geremia ha avuto un grande influsso nella spiritualità giudaica del I secolo. Al tempo di Gesù, Geremia era visto come il "tipo" del profeta rifiutato, ostacolato e perseguitato per il coraggio della verità, come il profeta delle genti e della nuova alleanza. E´ un uomo posto da Dio sulla soglia tra passato e futuro: mentre denuncia il passato d´Israele, la sua infedeltà all´Alleanza, penetra con lo sguardo nel futuro per contemplare un nuovo inizio gratuitamente donato da Dio. Non ci sorprende che gli evangelisti abbiano guardato a lui come "profezia" del Cristo, attraverso citazioni dirette o allusioni sparse nei racconti della passione. La liturgia di oggi si inserisce in questa tradizione, proponendo un evento della sua vita come chiave interpretativa di un Vangelo scomodo. Il brano si apre con la richiesta di condannare Geremia a morte poiché scoraggia i guerrieri rimasti in città e il popolo con loro. In una parola egli non cerca il benessere del popolo. Geremia è accusato di non offrire parole di pace, rassicuranti promesse capaci di infondere a soldati e popolazione il coraggio di continuare a resistere all´assedio babilonese. Volendo capire la correttezza dei capi d´accusa, leggiamo insieme il messaggio del profeta: "Così dice il Signore: Chi rimane in questa città morirà di spada, di fame, di peste; chi si consegnerà ai Caldei vivrà e gli sarà lasciata la vita come bottino. Così dice il Signore: certo questa città sarà data in mano all´esercito del re di Babilonia che la prenderà." Non si tratta di una parola nuova: mentre i profeti di corte predicano vittoria e pace, Geremia profetizza sconfitta e schiavitù, giungendo ad affermare che resistere a Nabucodonosor è resistere a Dio. Egli parla apertamente nel tempio come nella corte; davanti al re, ai capi e a chiunque lo voglia ascoltare. Scrive ai deportati a Babilonia per togliere loro ogni illusione: il ritorno è una realtà lontana, meglio iniziare a stabilirsi nella terra d´esilio. Per questo fu considerato un traditore, una spia dell´esercito babilonese, deriso, percosso, imprigionato e condannato a morte. Eppure non tace: subito dopo essere stato estratto dalla cisterna, non esita a ripetere le stesse parole a chi l´ha condannato: "Dice il Signore, Dio degli eserciti, Dio d´Israele: se ti arrenderai ai generali del re di Babilonia, allora avrai salva la vita e questa città non verrà data alle fiamme: tu e la tua famiglia vivrete. Se non ti arrenderai questa città sarà messa in mano dei Caldei, i quali la daranno alle fiamme e tu non scamperai dalle loro mani." Umanamente l´ostinazione di Geremia rasenta la pazzia: per quale ragione continuare a proclamare una parola che non solo non è accolta, ma può provocare la morte del portatore? LUCA 12, 49-53 Il Vangelo presenta una serie di "detti incandescenti": la parola di Gesù non porta pace, ma conflitto e divisione persino all´interno delle relazioni più intime. Dopo duemila anni di cristianesimo la guerra divampa in Medio Oriente, in Africa, in Asia. In America latina non si contano più i luoghi comuni dove uomini e donne vengono uccisi. Le famiglie si disgregano, le coppie litigano, i partiti politici dividono le nazioni, mentre i poveri sono più schiacciati e disprezzati. Quale pace allora Gesù ha desiderato portare sulla terra? Voleva accendere un fuoco che non poteva divampare, finché egli non avesse ricevuto un misterioso battesimo, quello dell´immersione nelle conseguenze del peccato, fino alla croce. E´ venuto a portare il fuoco, non la pace "come la dà il mondo". Il un convegno ecumenico alcuni giovani di destra si sono trovati in un gruppo di studio con degli adulti segnati dall´ormai lontano ´68. Il dialogo si arenava nell´incomprensione reciproca tra le generazioni sorde l´una all´altra. Dov´era finita la pace di Cristo? Non è stato possibile attuarla, finché ogni parte è rimasta fissa in ciò che le apparteneva: opinioni, mentalità. Quando gli adulti hanno preso coscienza di difendere con i denti una storia che ormai non appartiene più ai giovani, quando hanno ascoltato le opinioni più diversificate, allora è nata l´amicizia. Gesù ci avverte: "D´ora in poi in una casa di cinque persone si divideranno tre contro due e due contro tre; padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera". Siamo spesso tentati di leggere il Vangelo attenuandone la violenza. Le esigenze di Cristo invece, per coloro che vogliono diventare come lui operatori di pace, cioè figli del Padre, presentano sempre la stessa offerta scandalosa di libertà: bisogna lasciare l´avere con l´essere. Dal versetto del Genesi "l´uomo abbandonerà suo padre e sua madre", al grido della croce "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?", l´avventura umana è scandita dalla necessità di lasciare il padre - la famiglia d´origine - di essere "abbandonato" per intrecciare relazioni di pace e non di divisione. Si tratta di lasciare lo spazio rasserenante che ci è servito per costruirci, divenuto ora troppo stretto, per aprirci alla relazione con l´altro. Bisogna perdere la vita per ritrovarla. Il Signore non è venuto a portare la pace, ma l´ha affidata alle nostre mani. L´avere divide, invece l´essere nell´amore unisce. Basta accettare che il fuoco dell´amore bruci ciò che ci lega all´avere, per poter incontrare l´altro là dove sta, e camminare insieme con lui verso il Bene che non ci appartiene ma che ci invita alla Vita. Gesù ci ha affidato la pace, ora tocca a noi portarla avanti, accettare che il fuoco dell´amore bruci i nostri legami con l´avere, il possedere e camminare insieme agli altri.

DOMENICA 07 AGOSTO 2016      notizia del 06/08/2016

Commento al vangelo della DomenicaLa vita eterna è dunque la vita cristiana: o comincia durante l´esistenza terrena, o non ci sarà neanche dopo la morte ( Lc 12,32-48) SS. Messe h.9.00 -11.00 - 19.00 La pagina di Luca di questa domenica è la continuazione del Vangelo di domenica scorsa: che cosa merita la nostra attenzione, più di ogni altra cosa, il nostro affetto più di ogni altro affetto? Paolo parla di cose di lassù distinte dalle cose della terra; Il terzo evangelista parla di tesoro nei cieli, al sicuro dai ladri e dai tarli. Intanto, siamo ancora quaggiù, in questa valle di lacrime, piena di ladri e di tarli, ove niente e nessuno è al sicuro! La nostra vita è tutta qui, almeno così sembra; la vita eterna è un dogma di fede che ripetiamo ogni domenica recitando il Credo. Nessuno è mai tornato a raccontarci se c´è e com´è... Il misterioso autore della Lettera agli Ebrei ci presenta la figura di Abramo, modello di coraggio della fede. La vicenda del grande patriarca è interamente orientata e mossa dalla fede; Abramo fece tutto per fede: abbandonò la sua terra, entrò in contatto con altre culture, generò fuori tempo massimo il figlio Isacco; accettò addirittura di sacrificarlo nel caso che Dio gliel´avesse chiesto; e lo riebbe dalle Sue mani, come simbolo di una posterità numerosa come la sabbia del mare e come le stelle del cielo. Anche oggi, come ai tempi di Abramo, per avere fede ci vuole coraggio. Non possiamo avere fede, se non crediamo nella Provvidenza! non basta dichiarare: "Io credo in Dio!"; è necessario credere che Dio provvede a me e ai miei bisogni. Quando si parla di Provvidenza divina, chissà perché, la si immagina come qualcosa, come Qualcuno che interviene per risolvere i problemi, sì che l´uomo può stare tranquillo... tanto c´è Chi ci pensa al posto suo... In altre parole, è difficile immaginare che Dio possa lavorare insieme con l´uomo; o io, o Dio. E così, la separazione tra Dio e uomo rimane... E l´incarnazione è vana, tutt´al più è un modo di dire. Perché, se non riusciamo a credere che Dio possa agire insieme con noi, allora non crediamo neanche che Gesù sia vero Dio e vero uomo.... e andiamo ad indagare, a sezionare il Vangelo col bisturi della ragione, per capire se, quando disse quelle parole, le disse come uomo, o come Dio; e quei gesti prodigiosi, compreso l´atto di morire in croce, il Signore li compì come uomo, o come Dio? Sapete quante persone non credono sul serio che Gesù è Dio? Uomo perfetto, sì! tre volte santo, sì! ma Dio, no! Dio non è Gesù, Dio è un´altra cosa... Sia chiaro che non credere sul serio nella divinità del Signore non è, certo, un atto di umiltà! Verosimilmente, le prime affermazioni del Vangelo di oggi - "vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro..." - non sarebbero indirizzate a tutto il popolo, ma solo alla ristretta cerchia dei discepoli, meglio, degli apostoli. Pietro lo intuisce, ma chiede al Maestro di precisare. Il figlio del falegname non raccoglie la provocazione e continua a parlare. La riflessione sul regno di quaggiù si intreccia con quella sul regno di lassù. In realtà non si tratta di due riflessioni diverse che l´evangelista semplicemente accosta. Non ci sono due regni, ma un regno solo: ciascuno di noi comincia ad esistere nel tempo e la sua vita non ha più fine; si passa dalla vita fisica a quella eterna senza soluzione di continuità. Ce lo ricorda la Preghiera Eucaristica che il sacerdote recita in occasione dei funerali, "la nostra vita non è tolta, ma trasformata.". L´insigne teologo e biblista Alberto Maggi, dichiara che i vivi non muoiono, e i morti non risorgono. La vita eterna comincia qui, nel presente. Questa tesi a dir poco originale, non è poi così peregrina; è attinta dal Vangelo di Filippo, un testo apocrifo dove leggiamo che: "Se non si risuscita prima, mentre si è ancora in vita, morendo non si risuscita più.": vi esorto a non intendere espressioni come questa in senso letterale; sarebbe integralismo, così come quando si traduce e si interpreta un testo biblico alla lettera. Tutto dipende dal significato del verbo risuscitare": nella valenza usata dal testo antico e riproposta da Maggi, risuscitare significa iniziare a vivere una vita di qualità diversa rispetto a quella umana-solo-umana: è la vita dei figli di Dio, e deve cominciare su questa terra, per poi sconfinare nell´eternità. Se moriamo da morti, cioè senza aver scelto quella vita di qualità, non avremo la possibilità di risorgere. La vita eterna è dunque la vita cristiana: o comincia durante l´esistenza terrena, o non ci sarà neanche dopo la morte. San Paolo, che non è un apocrifo, invoca spesso la categoria della vita da schiavi, i quali, aderendo alla fede, sono già risuscitati ad una vita nuova, rispetto a quella passata. Nella lettera ai cristiani di Efeso (Paolo) afferma: "Con Cristo, il Padre ci ha anche risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli, in Cristo Gesù." (2,6); dice che "ci ha anche risuscitati", e non che "ci risusciterà"! È ancora Paolo a insegnare: "Con Cristo siete stati sepolti nel battesimo, in Lui anche siete stati insieme risuscitati per la fede nella potenza di Dio, che lo ha risuscitato dai morti." (Col 2,12), e anche: "Se dunque siete risorti con Cristo..." (Col 3,1). La vita eterna non è un premio che riceveremo nell´aldilà, ma una condizione presente. La vita nuova che Cristo ci insegna a scegliere in tutta libertà, aderendo senza esitazione alla fede, è indistruttibile! Tengo a precisare che la fragilità che inclina gli uomini a cedere al peccato non intacca l´adesione convinta e definitiva all´opzione cristiana. È vero, il peccato smentisce la scelta cristiana, ma non si può pensare che un peccato, ancorché grave, la possa compromettere del tutto. Credere che la perfezione cristiana consista nel non commettere peccati è un atto di superbia, oppure, al contrario, è sintomo di disimpegno e di scarsa stima di sé... Per concludere, ritornando alla domanda iniziale, "che cos´è la vita eterna", la vita non è eterna in senso temporale, quanto a durata, ma in senso reale, quanto a qualità: saldamente radicata nella fede, sull´esempio di Abramo, la scelta cristiana è talmente forte e ostinata da vincere anche il peccato, anche la morte.

DOMENICA 31 LUGLIO 2016      notizia del 30/07/2016

Commento della Domenica: Le ricchezze vere non sono quelle che lasceremo qui, ma quelle che potremo portare con noi: è il bene compiuto ( Lc 12,13-21) SS. Messe h. 9.00 - 11.00 e 19.00 Stando alle rilevazioni statistiche stiamo, pur faticosamente, uscendo dalla lunga crisi economica: che tuttavia ancora ci attanaglia, con gravi corollari quali la disoccupazione specie giovanile e l´accresciuto numero di quanti vivono in stato di povertà. Confidando che la situazione migliori rapidamente, e considerando che - tanto o poco - tutti possediamo qualcosa, resta utile riflettere sulle letture di oggi, relative al valore da attribuire ai beni materiali. "Chi ha lavorato con sapienza, con scienza e con successo dovrà poi lasciare la sua parte a un altro che non vi ha per nulla faticato. Anche questo è vanità e un grande male", dice il saggio (prima lettura, Qoèlet 2,21). E lo esemplifica il vangelo (Luca 12,13-21): "Uno della folla disse a Gesù: Maestro, di´ a mio fratello che divida con me l´eredità". Passano gli anni, i millenni; il mondo cambia; ma certe cose non cambiano mai. Quante volte accade anche oggi che i fratelli litighino per l´eredità! Un uomo si industria per tutta la vita ad accumulare beni da lasciare ai figli, e in realtà lascia loro il seme di discordie, rivendicazioni, rancori che si trascinano per anni e talora non si placano più. Nel caso sottopostogli, Gesù rifiuta di intervenire: non per disinteresse verso le persone coinvolte ma per invitare, loro e quanti lo stanno ascoltando, ad ampliare gli orizzonti, trasformando l´episodio nell´occasione per parlare delle ricchezze: "Fate attenzione e tenetevi lontano da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell´abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che possiede". Desiderare i beni occorrenti a una vita sicura e dignitosa, a un futuro sereno per sé e i propri cari, è senz´altro legittimo; non c´è pagina della Bibbia che lo biasimi. Altro però è considerare i beni materiali come "il" bene supremo, cui tutto subordinare; porsi come scopo della vita l´accumulare quanto più si può, magari senza badare ai mezzi, se leciti o no, spesso calpestando giustizia, verità, misericordia, talora persino gli affetti familiari. La bramosia della ricchezza è una bestia che tutto divora, compreso chi se ne lascia dominare. A fronte di questa ebbrezza, che talora diventa ossessione, Gesù racconta la breve parabola del ricco baciato da nuova fortuna, il quale elabora progetti da gaudente: "La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni; poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e divertiti!". Ma, continua il racconto, "Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?" Così è, conclude la parabola, "di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio". Con questo esempio, Gesù invita anzitutto a usare la testa: prima delle considerazioni dettate dalla fede vengono quelle, per così dire, naturali, che per un uomo dotato di intelligenza dovrebbero essere ovvie. Usare la testa: vale la pena di arrabattarsi tanto, quando non si è sicuri neppure di arrivare a sera? E la prospettiva, si sa, non è campata in aria: nessuno è esente dal rischio di un infarto o di un incidente stradale. Dunque stolto, umanamente stolto cioè povero di intelligenza, è chi si fa prendere nel vortice dei beni materiali. Solo dopo, chiarito l´aspetto umano, Gesù invita a uno sguardo di fede: lo scopo primario nella vita di un uomo dovrebbe consistere nel preoccuparsi di ciò che la trascende, cioè che va oltre: duri un giorno o cent´anni, questa vita in ogni caso è limitata. E dopo? Le ricchezze vere non sono quelle che lasceremo qui, ma quelle che potremo portare con noi: è il bene compiuto; è la fede in Gesù, unica salvezza; è la speranza, coltivata giorno per giorno, di vivere per sempre con lui.

Domenica 24 luglio 2016      notizia del 23/07/2016

Commento della Domenica : Dio, non abbandonarci nella tentazione (Lc 11, 1 -13) SS. Messe h. 9.00 - 11.00 - 19.00 Bene, e adesso che sappiamo cosa pensa Gesù di noi - che siamo cattivi! - proviamo a vedere se si può diventare più buoni...o meno cattivi. Domenica scorsa ho parlato della preghiera, in particolare delle condizioni di celebrabilità; sì, insomma, per parlare con Dio, per sentire la sua voce, è necessario fermarsi e mettersi in ascolto, o, come dicevano gli antichi, stare alla presenza... E veniamo alle letture di oggi: pittoresco, ispira quasi tenerezza l´atteggiamento di Abramo, il suo coraggio di contrattare con Dio la punizione per gli abitanti di Sòdoma e Gomorra. Nelle culture mediorientali, una compravendita che non segua a lunga e laboriosa contrattazione del prezzo non esiste; si contratta su tutto, dal tappeto persiano alla dote nuziale della figlia... Sottoscrivere le condizioni della controparte, senza ripetutamente rilanciare è un affronto inaccettabile; non si può! E Dio, pazientemente asseconda Abramo, mettendo i (necessari?) bemolle alla sua decisione di distruggere quelle città. Se, come immagino, non resistete alla curiosità di scoprire come va a finire la storia, andate a leggervi il capitolo 19 della Genesi... Il Vangelo che abbiamo appena ascoltato contiene una redazione del Padre Nostro: non quella che recitiamo abitualmente - mi auguro, almeno una volta al giorno -; conosciamo meglio la versione più completa di Matteo, a conclusione del discorso della montagna, le Beatitudini: provate a confrontare i due testi; la traduzione è un po´ cambiata, soprattutto nella conclusione: l´invocazione di non abbandonarci nella tentazione si addice meglio alla misericordia celeste e mette il Padre al sicuro dall´accusa, peraltro bonaria, ma neanche tanto, di fare il doppio gioco, inducendo i suoi figli in tentazione, per vedere se son capaci di resistere... A proposito di tentazione: sapete qual è la tentazione peggiore nella quale, presto o tardi, si cade un po´ tutti? è quella di stancarci di pregare: mi riferisco alla preghiera di intercessione, di domanda: visto che Dio non ci esaudisce, dopo un po´ smettiamo di chiedere. E ce ne facciamo pure una ragione: dobbiamo salvare la fede; o, meglio, dobbiamo salvare Dio! come se Dio avesse bisogno di essere salvato da noi... Visto che non si può dubitare della bontà di Dio, se Dio non realizza le nostre preghiere, i casi sono due: o è occupato a risolvere problemi più gravi e più seri dei nostri - che so, la fame nel mondo, la pace tra i popoli,... - e dunque non ha tempo per le nostre piccole o grandi miserie; oppure non meritiamo il suo aiuto, perché abbiamo peccato, perché siamo stati, perché siamo cattivi - vedi sopra -. Nella sua lettera, l´apostolo Giacomo dichiara che noi chiediamo, chiediamo, ma non otteniamo, perché non sappiamo come si chiede (cfr. 4,1-10). Nella lettera ai Romani, san Paolo è di altra opinione: secondo lui, noi non sappiamo che cosa chiedere (cfr. 8,26-39). Proprio per questo lo Spirito Santo viene in nostro aiuto, insegnandoci a chiamare Dio "Abbà", "papà". E in questa ultima affermazione, Paolo si allinea con Luca: in definitiva, il dono più importante che possiamo e dobbiamo chiedere a Dio Padre è lo Spirito Santo, che il Padre invierà, appunto, a coloro che glielo domandano. Lo Spirito Santo: OK! il dono più grande: OK!... Sì, ma... i nostri problemi? quelli rimangono lì, ad aspettare che qualcuno li affronti e li risolva. È doveroso dire, a modo di premessa, che Dio non si sostituisce mai all´uomo; cioè, non interviene quando l´uomo è in grado di fronteggiare le situazioni. Che ne sarebbe della nostra libertà? Soprattutto Dio non interviene a chiamata - lo chiamo il Dio citofono - e il suo aiuto non è di tipo fisico, meccanico, materiale... chiamatelo come preferite; in altri termini, non aspettiamoci che l´Onnipotente fermi con la mano una tegola in bilico, un maremoto, una guerra, un attentato terroristico,... oppure ci faccia trovare lavoro, o la ragazza... A questi problemi devono provvedere gli uomini, e sulle modalità di affrontamento degli stessi, si potrebbe parlare, e molto. Tranne i cataclismi naturali, per molte delle questioni suenunciate, manca spesso la volontà personale, comunitaria, internazionale per concordare le soluzioni... Motivi di ordine economico scoraggiano lo studio e la soluzione di taluni problemi, legati per esempio alla salute. Lo sappiamo tutti, compresi i nostri bravi politici, che alcune malattie rare, addirittura la fame nel mondo potrebbero essere definitivamente debellate, tagliando le spese per gli armamenti. Scandaloso, ma vero! Credo, spero che nessuno pensi più che i problemi si possano risolvere pregando e basta... Non vale l´obbiezione: ma, se Dio è onnipotente, se Dio può tutto, allora è anche capace a provvedere al bisogno: francamente mi sembra di dire cose scontate! Purtroppo scontate non lo sono affatto! Basterebbe ascoltare le confessioni di molta gente... Ebbene, scontate oppure no, la Parola di Dio ci insegna che la forza dello Spirito Santo è determinante, non solo in presenza di problemi contingenti; lo Spirito Santo è quell´energia in più che fa la differenza tra la vita cristiana e una vita vissuta senza fede. Purtroppo non abbiamo garanzie previe... tocchiamo con mano l´efficacia dello Spirito a cose fatte! Al termine della presente riflessione desidero esprimere l´ammirazione per l´equilibrio, l´armonia della preghiera che Gesù ci ha insegnato, la preghiera dei figli di Dio, come la definisce la liturgia: la prima parte celebra la bontà di Dio, la santità del suo regno, il valore supremo della sua volontà; le richieste che seguono - il pane quotidiano, il perdono dei peccati e l´aiuto nelle tentazioni - sono del tutto simmetriche, rispetto alle attestazioni di fede, tanto da poterle abbinare: - la bontà di Dio e il pane quotidiano: due modi di chiamare Madonna Provvidenza - la santità del Regno e il perdono dei peccati: due facce di una stessa medaglia, due modi di chiamare la Chiesa: santa e peccatrice - la volontà di Dio e l´aiuto nelle tentazioni: cos´è infatti la vittoria sulle tentazioni, se non discernere ogni momento la volontà di Dio a favore del bene e sceglierlo sempre?

Domenica 17 luglio 2016      notizia del 16/07/2016

Commento della Domenica: Capire qual è il modo migliore di vivere la nostra fede : Lc 10,38-42 SS. Messe h. 9.00 - 11.00 - 19.00 Certo, un brano di Vangelo del genere non può fare molto piacere a tutte quelle donne che spendono gran parte della loro giornata per avere una casa sempre in ordine, o perché figli e marito escano di casa sempre ben puliti, ordinati, "lavati e stirati" (per non fare brutta figura!), e via di questo passo. In definitiva, una donna di casa, una casalinga, vede in Marta (ed effettivamente è così) la propria patrona, una nella quale è facile identificarsi, perché in fondo è giusto così, è così che deve essere: se s´invita a casa qualcuno - soprattutto se l´ospite è di tutto riguardo - non si può star lì a perdere tempo. Tutto deve essere perfettamente in ordine, non deve mancare nulla, tutto deve essere preparato per tempo e con cura. Se poi il tempo viene a mancare (come nel caso dell´ospite che entra in casa all´improvviso perché è lì di passaggio), allora quel poco tempo a disposizione va sfruttato tutto, fino in fondo. Certo che se in casa ti trovi una "svegliona" come Maria... siamo a posto! Me la immagino, il "generale Marta", nei confronti di sua sorella: molte altre volte deve aver questionato con lei per la sua poca propensione ai lavori domestici. Del resto, in ogni famiglia c´è un elemento un po´ così: svogliato, poco sveglio, poco attento alle cose di casa, poco portato all´ordine, ai lavori domestici, al "darsi da fare subito e velocemente", amante del "contarla su" con gli amici... certo, così è comoda, a tutti piacerebbe perdere del tempo per stare in compagnia con gli altri, ma le cose da fare in una casa sono sempre molte, e tutti quanti si deve dare una mano, altrimenti il senso di responsabilità ricade tutto su una persona, e soprattutto non si cresce più, e quando un giorno si deve uscire di casa per gestirsi autonomamente, non si è più capaci di tirare insieme nulla e si diventa dei disadattati! Questi saranno stati sicuramente i pensieri che sono frullati in testa a Marta, vedendo quella svegliona di Maria starsene lì pacifica e beata a contemplare quel bell´uomo del Maestro di Nazareth che incantava solo a sentirlo parlare.... Che ce ne sia una così, in famiglia, può dare rabbia, ma ci sta: è la storia della stragrande maggioranza delle nostre famiglie, soprattutto di quelle più numerose, dove almeno una pecorella nera, lazzarona e amante del "dolce fare niente", c´è sempre stata e ci sarà sempre! Ma che questo atteggiamento venga definito dal Maestro, da Gesù, "la parte migliore"... beh, forse il Maestro sta davvero un po´ esagerando, questa volta! Che cosa vuole dirci, con questo? Che nella vita è più importante fare le cose belle e piacevoli? Che conta più il piacere del dovere? Che di fronte alla parola di Dio bisogna trascurare il proprio lavoro, la propria casa, i propri doveri di ogni giorno, per metterla al primo posto? Che la cicala della favola di Esopo, canterina e ballerina, aveva ragione di fronte alla laboriosità della formica? Che la vita contemplativa e di preghiera, di meditazione della parola di Dio ha un valore più grande della vita attiva, laboriosa e caritatevole di cui la Chiesa ha fatto uno dei capisaldi della propria fede? Spesso, la Chiesa stessa ha interpretato così il Vangelo delle due sorelle di Betania: la vita di carità e di attivismo (rappresentata da Marta) è una parte fondamentale nell´esperienza di fede, ma non avrà mai l´importanza e la bellezza che riveste la vita contemplativa e di preghiera, in cui il rapporto con Dio è diretto e immediato, e non avendo bisogno del contatto con le cose del mondo, non corre il rischio di perdersi in mezzo ad esse. Salvo poi proclamare santa e collocare nel calendario liturgico proprio Marta, e non Maria... Come la mettiamo? Se la parte migliore è quella di Maria, perché è Marta a essere dalla Chiesa additata come modello ed esempio di fede? Cos´è questa "parte migliore" che Maria si è riservata per sé? Innanzitutto, occorre proprio uscire da questa visione "alternativa" tra vita contemplativa e vita attiva, cercando di individuare la miglior forma di vivere la fede. Non si tratta di capire quale sia il modo migliore per vivere la fede, ma si tratta di vivere la nostra fede, il nostro rapporto con Dio, nel miglior modo possibile, qualunque esso sia; ovvero, sia che ci sentiamo più portati alla contemplazione, sia che ci sentiamo più portati ad una vita attiva e di carità, ciò che conta è il tipo di rapporto che abbiamo con Dio e con i fratelli. È l´intensità e la profondità del nostro rapporto con Dio che ci indica quale sia "la parte migliore" della nostra vita: ma in nessun caso questa diventa "migliore" rispetto a quella di un altro nostro fratello o di un´altra nostra sorella di fede. In sostanza, il modo di vivere la fede di Maria è "la parte migliore" che lei potesse scegliere per sé, ma la sua fede non è migliore di quella di Marta, la quale, a sua volta, deve cercare di vivere nel modo migliore il suo rapporto con Dio. Cosa che, stando al brano di Vangelo, non avviene, perché davanti al rapporto con il Maestro, in quel giorno, ha messo tutte le cose da fare, le preoccupazioni per la casa, il giudizio negativo nei confronti della sorella, ma soprattutto ha messo al centro se stessa. Marta, infatti, fa la protagonista assoluta della vicenda (il nome stesso, che significa "padrona", la dice lunga...), e non lascia spazio a nessuno, se non facendo in modo che tutti stiano ai suoi comandi, Gesù compreso! Infatti, è lei che lo ospita in casa sua. La casa è sua, con tutto ciò che le appartiene, sorella compresa (anche Lazzaro sicuramente sarà stato sottomesso ai suoi ordini!); i molti servizi sono suoi, e le appartengono al punto che ne diviene "distolta"; invece di mettersi ai piedi del Signore per accoglierlo e ascoltarlo, "si fa avanti a lui", lo sfida e lo rimprovera, ordinandogli di dare una mossa a quella fannullona di sua sorella, in modo anche poco carino (non è bello dire a Dio "Non t´importa nulla di me"...). Insomma: al centro lei, la sua casa, le sue mille cose da fare, il suo modo di trattare Dio... il resto, è completamente scomparso dall´orizzonte, soprattutto se non sta sotto le sue sgrinfie. Maria, invece, è il simbolo della donna libera, che ha scelto la parte migliore: quella di non essere padrona delle cose al punto di diventarne schiava; quella di non essere protagonista della propria vita, lasciando Gesù al centro; quella di rompere con gli schemi e i pregiudizi sociali (sedersi a parlare con l´ospite era prerogativa solo dei maschi di casa) e andare alla ricerca di ciò che, per lei, conta di più, ovvero il rapporto diretto con Dio. Un rapporto per il quale si può e si deve sprecare tempo e anche risorse, come farà sei giorni prima della Pasqua ungendo i piedi di Gesù con un profumo preziosissimo, attirandosi le ire di Giuda. E la "generale Marta"? Il Vangelo di Giovanni ci congederà da lei con le espressioni di fede più belle che si siano mai udite di fronte al mistero della morte: "Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà". E poco dopo: "Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo". Chi delle due sorelle ha la fede migliore? Lo sa il Maestro: noi sappiamo solamente che da entrambe abbiamo veramente tutto da imparare.

DOMENICA 10 LUGLIO 2016      notizia del 09/07/2016

Commento della Domenica: Prendersi cura del prossimo che ogni giorno è accanto a noi : Lc 10,25-37 SS. Messe h. 9.00 - 11.00 e 19.00 Il dottore della Legge vuole fare una domanda a Gesù. Ma il Vangelo dice che la fece per metterlo alla prova (Lc 10,25). Anche oggi molti si avvicinano così a Gesù. Non è che se lo dicono (genericamente si tratta di fratelli che non sono molto attenti ad osservare ciò che avviene nel loro cuore, ma piuttosto a quel che fanno gli altri...), anzi, il più delle volte non ne sono consapevoli. Fanno domande, ma da "dottori". Cioè, non si fanno piccoli davanti a Gesù perché in realtà diffidano di Lui come degli altri: la fiducia è il loro problema. E si ritrovano così a mettere alla prova gli altri, mentre sarebbe meglio riservare questo mestiere a Dio. Alla fine del vangelo, dalle parole di Gesù, comprendiamo che il dottore della Legge metteva al centro se stesso. Come facciamo anche noi quando vogliamo giustificarci davanti alle sue parole (Lc 10,29). Il dottore sa bene qual è il comandamento di tutti i comandamenti (Lc 10,27-28), ma chi è il mio prossimo? è domanda che tradisce il suo problema di uomo di legge. Come tutti quelli che fanno delle Legge il loro Dio, si aspetta che dall´esterno arrivi la rassicurante risposta. Per loro voler bene a Dio è osservare scrupolosamente quel che dice la Legge; in questa logica allora si vuol sapere con precisione chi è il prossimo da amare, forse ci sarà anche qualcuno che si potrà non amare! Gesù racconta la celebre parabola di un pagano disprezzato e incapace di conoscere il vero Dio (così erano considerati i samaritani al suo tempo) che si comporta molto diversamente (Lc 10,33-35) da un sacerdote e un levita anch´essi incappati in un uomo mezzo morto (Lc 10,30-32). Il sacerdote e il levita rappresentano la Legge e il culto. C´è già implicito in questo primo quadretto della parabola un sano ammonimento: la Legge e il culto possono essere, nella nostra vita di credenti, un grande inganno. Crediamo di servire e piacere a Dio nell´osservanza dei comandamenti, nelle pignolerie dei decreti e nella cura/frequenza puntualissima delle liturgie, ma esse possono far avanzare impercettibilmente la nostra insensibilità verso i fratelli che soffrono. Chissà cosa fece passare oltre i due religiosi. La paura di sporcarsi le mani? La fretta degli impegni che incombevano? La paura di essere ingannati da quell´uomo steso per terra? La paura dell´impegno che richiede il soccorso a un moribondo? Passare oltre davanti alle sofferenze dell´uomo il più delle volte è segnale di una vita guidata dal peccato, ovvero il nostro egoismo. E se mi permettete, (lo dico prima a me stesso) sono convinto che anche se non sempre siamo chiamati a risolvere i problemi di tutti i fratelli sofferenti, siamo però sempre chiamati a far sentire loro la nostra vicinanza. Alcuni giorni fa un amico che insegna in scuola media mi raccontava questa lezione appresa nei suoi primi anni di lavoro. Si dirigeva ogni giorno a piedi verso la scuola dove insegnava e puntualmente incontrava un uomo che mendicava sulla strada che percorreva. Dopo aver chiesto la prima volta come si chiamava e da dove proveniva, passava sempre a salutarlo e gli lasciava ogni giorno qualche soldo. Visse fedelmente quest´incontro mattutino per tanto tempo, ma un giorno si ritrovò senza soldi. Decise allora di passare oltre, perciò quel giorno non si avvicinò a salutarlo. Ma, mentre stava attraversando un incrocio, si sentì toccare dietro le spalle. Era il povero mendicante che, sorridendo, gli disse: "ma tu pensi che ogni giorno io stessi aspettando quei soldini che mi hai sempre lasciato? Io ti ho sempre aspettato perché tu mi salutassi!..." Dietro il modello di azione del buon samaritano si cela il nostro unico punto di riferimento per quel che riguarda la conoscenza di Dio, quel che piace a Lui e quel che riguarda il nostro cammino di fede. Gesù è infatti il buon samaritano che passa sempre accanto, mai oltre, prendendosi cura di ogni uomo, soprattutto quello ferito e mezzo morto che noi scansiamo. Nel suo viaggio, Gesù ci ha lasciato questa traccia chiarissima e ha affidato a noi sua chiesa la cura di ogni essere umano spezzato dalla vita, anzi, si è identificato con essi e ha lasciato dietro di sé una importante promessa: abbi cura di lui; ciò che spenderai in più te lo pagherò al mio ritorno (Lc 10,35). Coordinando con altra parabola evangelica: ogni volta che avrete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, lo avrete fatto a me (Mt 25,40). Ogni secondo del nostro tempo speso per amore sincero dei fratelli si imprime nell´eternità! Ma si imprime anche quello che non spendiamo per loro!... Come sua chiesa non possiamo non interrogarci, davanti all´umanità mezza morta che bussa incessantemente alle porte della nostra realtà, se stiamo accogliendo e spendendo del tempo, nel nome di Gesù, per i fratelli cui hanno portato via tutto: terra, casa, famiglia e dignità... Alla fine della parabola scopriamo che Gesù ha capovolto il senso della domanda del dottore. Nella vita, bisogna passare dal "chi è il mio prossimo?" a "come posso io diventare sempre più prossimo?" Se sono incamminato a smetterla di fare di me stesso il centro della vita potrò capirci qualcosa di Dio. E allora, piano piano, Dio stesso mi farà entrare nel mistero della sua compassione, movente di ogni sua azione. Diversamente, anche se si moltiplicassero opere buone, si rischia di cercare solo se stessi, come spesso accade tra noi e come vedremo anche domenica prossima con l´episodio di Marta e Maria. Allora affrettiamoci, se davvero abbiamo sperimentato l´Amore che si prende cura di ciascuno, ad andare e fare anche noi così (Lc 10,37), come Lui fa con noi.

DOMENICA 02 LUGLIO 2016      notizia del 02/07/2016

Commento della Domenica:Le carezze di un Dio Padre e Madre:( Lc 10,1-12.17-20 ) E´ significativo in questa XIV domenica del tempo ordinario, aprire la nostra riflessione con il testo del profeta Isaia, che leggiamo nella prima lettura di questa domenica di inizio luglio 2016: un altro mese dedicato alla misericordia, in quanto è il mese del Preziosissimo Sangue di Gesù. Infatti, il mese di luglio si è aperto con questa ricorrenza liturgica che ci porta tutti ai piedi della Croce di Gesù, dove si sperimenta davvero l´amore misericordioso di Dio, in quanto Cristo è il vero ed unico volto della misericordia del Padre. Di un Dio che è Padre e di un Dio che è Madre, amorevole ed accogliente, che spalanca le sue braccia a tutti gli uomini, e tutti consola con la sua parola e con la sua grazia. La consolazione di cui parla Isaia, riferendosi a Gerusalemme, a Israele, è una consolazione del cuore, della mente, di tutto ciò che è espressione di autentica comunione con il Signore. Tale consolazione allontana da noi la guerra, l´odio, il risentimento e porta la pace, la gioia, la misericordia di Dio nel cuore di chi è disposto a dialogare con Lui nell´amore e nella compassione. Nessuna vera madre al mondo abbandona i suoi figli alle sorti più tristi della vita, ma si attiva in tutti i modi, perché essi vengano salvaguardati e difesi da ogni male e protetti da qualsiasi pericolo. Dio è infinitamente più grande del cuore di ogni mamma, ecco perché il profeta Isaia, afferma, riportando le parole del Signore: "Voi sarete allattati e portati in braccio, e sulle ginocchia sarete accarezzati". Le carezze di Dio, sono le carezze di un vero Padre e di una vera Madre. A volte possono anche lasciare il segno di una prova che va accettata, nella logica della croce e della passione del Figlio Suo. Quante carezze di Dio, che non sappiamo leggere e discernere nel modo più giusto? Quante volte queste carezze che fanno male, in un primo momento, si rivelano davvero salutari, per lo spirito e per il corpo, a distanza di tempo? Soprattutto quando rileggendo la nostra vita e la nostra esistenza alla luce del mistero dell´amore misericordioso di Dio, comprendiamo meglio il bene e il male. Questo amore che decifriamo nei brani della liturgia della Parola di Dio di questa domenica, che è la prima vera domenica estiva, nel senso delle condizioni meteorologiche, temporali e sociali in cui ci troviamo a riflettere su di essa. San Paolo Apostolo nel brano della sua lettera ai Galati è molto esplicito e chiaro nell´esprimere la sua idea, il suo pensiero e la sua sincera aspettativa rispetto al mistero di Cristo. Il vanto di ogni cristiano è la croce di Gesù. Non è la vergogna, ma la vera gloria ed esaltazione, in quanto su quella croce è salito il Salvatore del mondo, di cui noi siamo discepoli. Il cristiano senza la croce di Gesù non è un vero cristiano. Sarà una brava persona, ma non sarà il vero seguace del Divino Maestro, che insegna all´umanità l´amore e il perdono dalla cattedra della Croce. Non è la cattedra di una università teologica, filosofica, scientifica, è la cattedra dell´amore di Dio che parla a noi mediante il sangue di Cristo, sparso sulla croce per noi, in remissione dei nostri peccati. Tutti dobbiamo essere stimmatizzati nel cuore, anche se la storia della santità cristiana ci dice che alcune persone hanno ricevuto anche nel corpo le stimmate di Gesù. Penso ad un Francesco d´Assisi, a San Pio da Pietrelcina, a Santa Gemma Galgani e a tanti altri santi che sono stati segnati dalla passione di Gesù anche nel loro fragile corpo. Il Maestro ci ha insegnato ciò che è essenziale all´essere suo discepolo. A questa scuola di pensiero, unica ed irripetibile nella storia dell´umanità, in quanto si identifica con il Creatore e il Redentore, dobbiamo metterci a servizio, come ci ricorda il brano del Vangelo di oggi, nel quale è raccontata la scelta di altri 72 discepoli, oltre al gruppo ristretto dei Dodici, perché lo precedessero nei luoghi dove Egli stava per recarsi. Un discepolo che deve preparare al strada al Maestro, deve fare da apripista. In poche parole tutti precursori, come Giovanni Battista, del vero Messia, di Colui che deve fare ingresso nono solo in luoghi e territori, ma soprattutto nel territorio sconfinato e incomprensibile dell´animo umano, dove, spesso, regna incontrasto satana. La missione dei 72 nuovi discepoli è molto chiara. E´ Gesù stessa a definirla nei contenuti e nella metodologia. Ecco se mettiamo in pratica, anche noi, noi discepoli di Cristo del XXI secolo dell´era cristiana, terzo millennio di questa bellissima avventura della fede nella storia umana, i risultati arriveranno, come arrivarono per quei 72, i quali, dopo aver espletato il loro compito missionario, con semplicità, senza alcun mezzo, da poveri con i poveri, tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Gioia e orgoglio, non vanno d´accordo per un uomo di Dio, per un missionario, per un apostolo, consacrato o laico, ma sono in netta opposizione. E Gesù di fronte alla risonanza, alquanto orgogliosa, dei 72 che relazionarono a Lui, su come era andata la campagna missionaria, dice parole che devono far vibrare i polsi a quanti si assumono ruoli e compiti nella Chiesa, rispondendo ad una precisa chiamata di Dio: "Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli!". La vera gioia non sta nel successo apostolico o missionario, nel fare carriera, nel diventare qualcuno, a volte a danno degli altri e calunniando il prossimo, nell´assurgere a posti sempre più importanti e stimati dagli uomini, ma sta in cielo. Lì è la sede vera e definitiva, quella autentica, della vera gioia per un credente, per un discepolo di Gesù.

ISCRIZIONE CATECHISMO 2016/2017      notizia del 01/07/2016

SCHEDA SCARICABILE PER L´ISCRIZIONE AL CATECHISMO, FINO AL 25 SETTEMBRE, 2016/2017. LE SCHEDE SI POSSONO RITIRARE ANCHE NELLA SEGRETERIA PARROCCHIALE

SOLENNITA´ dei SS. PIETRO e PAOLO      notizia del 29/06/2016

Questi due giudei, molto diversi tra loro per origine e formazione, non sono i primi seguaci di Gesù ad essere arrivati nella capitale, ma piuttosto i due apostoli (termine, derivato dal greco, che significa inviati) che proprio a Roma furono uccisi per essersi fatti annunciatori del nuovo messaggio, divenendo così martirivittimi dalle persecuzioni anticristiana di Nerone. Si dice che Pietro fu crocifisso la testa in basso nel´64 d.C. e che Paolo venne decapitato nel´67. Più precisamente, Pietro fu crocifisso a testa in giù in Vaticano, Paolo fu decapitato nell´attuale zona delle Tre Fontane. Dai tre rimbalzi che fece il suo capo mozzato sgorgarono tre fonti e successivamente vennero edificate tre chiese. Storicamente, Le date di morte dei due apostoli e delle persecuzioni di Nerone non potevano essere il 29 giugno del 67, i due Santi non furono in effetti contemporaneamente martirizzati in tale data. In realtà, questa data del 29 giugno è legata all´antica festività romana del Quirino (divinazione e festa romana che celebrava i due gemelli Remo e Romolo). Col tempo i due apostoli furono considerati anche loro i fondatori della nuova Roma. Infatti papa Leone Magno, verso la metà del secolo V, si rivolse in un sermone pronunciato in occasione di questa festa, a Roma personificata ricordandole che gli apostoli le avevano portato il Vangelo di Cristo, trasformandola da maestra di errore in discepola di verità. Quelli sono i santi padri tuoi e i veri pastori che ti fondarono, molto meglio e molto più felicemente di coloro per opera dei quali fu stabilita la prima fondazione delle tue mura, rammentando che Romolo aveva macchiato la nascita della città col sangue fraterno. I due martiri vengono così a costituire le due colonne portanti della Chiesa: Pietro per aver ricevuto le chiavi del regno dei cieli da Cristo risorto, Paolo per essere l´apostolo dei Gentili.

DOMENICA 26 GIUGNO 2016      notizia del 25/06/2016

Commento della Domenica: Seguimi senza gurdare indietro ( Lc 9,51-62) SS. Messe h. 9.00 - 10.30 - 12.00 - 19.00 "Mettersi in cammino verso Gerusalemme" è una espressione tecnica che significa: decidere di affrontare le prove decisive della vita, sapendo che (la vita) non sarà facile, che sarà anzi dolorosa, molto dolorosa. Sto parlando dell´esperienza di Gesù, ma anche di tutti coloro che desiderano seguirlo. Gerusalemme era la città santa della fede ebraica: lo è ancora, così come è anche la città santa della fede cristiana. Ma i motivi sono assai diversi, direi, opposti. Per gli Ebrei, Gerusalemme è la città di Davide, la sede del tempio di Dio; e il tempio era l´orgoglio di tutti gli israeliti, oltreché il segno della presenza di Dio in mezzo al suo popolo. Il tempio di Gerusalemme si ergeva come emblema di splendore, grandezza e potere, in una città che aveva ormai perduto la grandezza, i fasti e il potere dei secoli passati: la superiorità indiscussa e indiscutibile dell´Impero romano non consentiva a nessun popolo straniero di rialzare la testa e di misurarsi con esso. L´Impero travolgeva tutto e tutti! Tuttavia il tempio di Gerusalemme incuteva rispetto, ed anche i custodi della religione, il partito dei Sommi Sacerdoti, sapeva farsi rispettare dai rappresentanti di Roma. Orgoglio, potere, rispetto: questo, dunque, significava per gli Ebrei, Gerusalemme e il suo tempio. Per Gesù di Nazareth e per noi cristiani, salire a Gerusalemme significa esattamente il contrario! A Gerusalemme il Signore depose ogni orgoglio, rinunciò ad ogni potere, perdette ogni rispetto di sé. La versione del Vangelo: "Prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme...", andrebbe tradotta con: "si diresse a muso duro verso Gerusalemme", "fece la faccia brutta contro Gerusalemme": Gesù sapeva che Gerusalemme lo avrebbe rifiutato, cacciato fuori a morire come un cane...e questo non lo riempiva certo di gioia. Il Vangelo di oggi non è un vangelo allegro: le tre sentenze raccolte da san Luca in queste righe chiariscono tre aspetti essenziali della vita di Cristo e di coloro che rispondono alla sua chiamata: - il Figlio dell´uomo non ha dove posare il capo; oggi si direbbe "senza fissa dimora"; - i morti appartengono al passato; - la vocazione ha la precedenza assoluta su ogni affetto, anche sui vincoli familiari. Parlando del matrimonio, la Bibbia insegna: per questo, il figlio lascerà suo padre e sua madre, si unirà alla sua sposa e insieme saranno una cosa sola (cfr. Gn 2,24; Mt 19,4-5). Oggi Gesù si rivolge a coloro che hanno scelto la cosiddetta vocazione al cuore indiviso, a noi consacrati e sacerdoti, e ripete la stessa raccomandazione: chi vuole seguire il Signore a tempo pieno, deve lasciare la famiglia e non voltarsi indietro. I legami di sangue possono costituire un impedimento alla realizzazione della propria vocazione! Questo va detto in modo forte e chiaro, soprattutto oggi, in cui la cura dei genitori anziani e ammalati costituisce uno dei punti più delicati e cruciali della società occidentale. So di toccare un nervo scoperto per tante famiglie, compresa la mia. Sembra che Gesù si duro, addirittura crudele ed insensibile nei confronti dell´amore filiale. Ma non è così, non può essere così! andrebbe contro il quarto comandamento - onora il padre e la madre -, il quale letteralmente prescrive di prendersi cura dei genitori quando non sono più in grado di badare a sé stessi. Gli insegnamenti di Gesù non contraddicono mai la Legge di Mosè! Il Vangelo non abolisce la legge antica, ma la porta a compimento, la contiene e la supera. Rispetto a quanto prescritto dal quarto comandamento, il detto del Signore precisa che l´attenzione alla famiglia di origine non può e non deve pregiudicare la vocazione personale, qualunque essa sia. Ciascuno ha il diritto/dovere di seguire la propria strada. Nessun genitore può avanzare pretese nei confronti dei figli, mettendo in atto ricatti morali velati o palesi, che suscitano o alimentano nei figli insani sensi di colpa. Il gesto del profeta Elia di gettare il mantello sulle spalle di Eliseo è diventato un simbolo: ognuno di noi ha vissuto un´esperienza simile, una sorta di profezia vocazionale. È rimasta famosa la scena del Papa Paolo VI, in visita a Venezia, quando, sceso dal motoscafo, salutò il Patriarca della città, Cardinale Albino Luciani, togliendosi la stola e mettendola sulle spalle di lui. Proviamo a ripercorrere a ritroso la storia personale e scopriremo che il nostro stato di vita non è frutto di una decisione estemporanea, improvvisa, ma era stato preparato e, in qualche modo anticipato da un fatto, da un episodio, da un incontro... Destino? No, vocazione che si è fatta più chiara col passare degli anni, fino al giorno in cui ci siamo arresi e ci arrendiamo ancora alla volontà di Dio, scegliendo di viverla, nella buona e nella cattiva salute, tutti i giorni della nostra vita.

DOMENICA 19 Giugno 2016      notizia del 18/06/2016

Commento della Domenica: Luca 9,18-24: solo l´indifferenza è atea SS. Messe h. 9.00 - 10.30 - 12.00 e 19.00 "Nel caso di Gesù ho cercato di salvare la ragione, di salvarla ad ogni costo contro il mistero. Ho fallito e ho capito che c´era qualcosa d´incomprensibile. Mi lamento spesso con Claudia, mia moglie: prima ero un romano che sapeva; ora sono un romano che dubita. E mia moglie ride e batte le mani come se facessi per lei un numero da giocoliere. «Dubitare e credere sono la stessa cosa, Pilato. Solo l´indifferenza è atea».". Sono parole tratte dal romanzo di Eric-Emmanuel Schmitt: Il Vangelo secondo Pilato (ed. San Paolo). Ne consiglio vivamente la lettura. Solo l´indifferenza è atea... È sempre complicato descrivere l´esperienza religiosa personale, alla luce dell´esperienza stessa, e non solo in teoria: son capaci tutti - o forse no! - a parlare di Dio, ripetendo le nozioni mandate a memoria nei lontani anni del catechismo; qualcuno aggiunge due o tre notizie estrapolate dal Vangelo... Se, tutto sommato è facile parlare di Dio, parlare con Dio è tutto un altro discorso! Se poi ci si chiede di descrivere il contenuto, i lineamenti di questa relazione di fede, del nostro parlare con Dio, allora sono dolenti note! Conosciamo tutti che differenza c´è tra amare e parlare dell´amore. A parlare di amore siamo più o meno tutti capaci, soprattutto se siamo preti: ma non siamo tutti capaci di amare... Quarant´anni fa, una famosa cantante dichiarava la noia di sentire "parole, parole, parole, parole, parole, soltanto parole, parole tra noi...". Solo l´indifferenza è atea... Leggendo le letture di oggi emergono aspetti paradossali, se non addirittura contraddittori, quanto al rapporto con Dio: il profeta Zaccaria parla di spirito di grazia, di consolazione, di sorgente zampillante; ma anche di lutto, di pianto, di lamento funebre, di patibolo... Insomma: l´esperienza di Dio è positiva o negativa? esaltante o tragica? E poi: altro è descrivere una persona; altro, invece, raccontare l´esperienza che si è fatta incontrandola. Si descrive una persona come si descriverebbe un ritratto, un dipinto, una statua... mantenendo un atteggiamento distaccato, affinché la descrizione sia quanto più possibile oggettiva. In verità nessuna descrizione può essere del tutto oggettiva; è sempre una descrizione secondo il nostro punto di vista... Parlare invece dell´esperienza vissuta con una persona significa descrivere come mi sono sentito io con quella persona; significa fare sintesi tra me e l´altro; SIGNIFICA PARLARE DI NOI! Solo l´indifferenza è atea... La risposta che Pietro dà alla domanda di Gesù: "Ma voi, chi dite che io sia?", è una risposta teorica; nel senso che l´Apostolo non sa, o forse non considera che cosa significa per lui, per Pietro, scegliere Cristo come guida. E quando Gesù glielo rivela, Pietro addirittura si scandalizza e redarguisce il Maestro affinché non ripeta più affermazioni del tipo: "Devo andare a Gerusalemme, soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, venire ucciso e risuscitare il terzo giorno.". San Luca non riporta il botta e risposta di cui sopra, ma lo riportano Matteo (16,23) e Marco (8,32) nei passi paralleli: "Vade retro, satana! torna dietro! - risponde Gesù - sono io che guido il gruppo! Sono io che faccio strada! E la mia strada conduce alla croce! Se mi volete seguire, anche voi farete la stessa fine!" Solo l´indifferenza è atea... Ora che sapete chi è il Cristo, qual è il suo destino, e che cosa significa seguirlo, siete ancora convinti di aderire alla fede? Stiamo bene attenti a rispondere immediatamente di‘sì´, a professarci cristiani integrali - non integralisti, però! -. Molti sedicenti cristiani rispondono prontamente alla domanda, ma sono poi gli stessi che, di fronte alla questione del perdono - tanto per fare un esempio a caso... - accampano scuse, del tipo: "Ma che figura ci faccio a non reagire mai alle provocazioni, a perdonare sempre, a non difendermi... (faccio) la figura del fesso! E io, la figura del fesso, non voglio farla!". "Sì, ma...", "Sì, però..." Chi di noi, può dichiarare di non aver mai sollevato obbiezioni all´assoluto cristiano del perdono, scagli la prima pietra! Solo l´indifferenza è atea... A proposito di croce da portare, san Luca precisa un particolare che né Matteo, né Marco riportano: "...ogni giorno"! Anche questa affermazione bisogna interpretarla in modo corretto: canonizzare la croce è un´arma a doppio taglio! Non mi riferisco alla croce di Cristo, ma alle nostre croci! La croce in quanto tale non è mai un bene, è sempre un male, e dunque non si può e non si deve canonizzare, non si deve esaltare. Sembra un´affermazione ovvia; ma c´è ancora tanta gente, tra le file dei cristiani, che invoca la volontà di Dio, quando un giovane, un vecchio, un bambino si ammalano gravemente, o muoiono addirittura: "Bisogna inchinarsi e accettare la volontà di Dio!"... A queste persone, tra le quali, anche preti e suore, io chiederei: Qual è la volontà di Dio, che un bambino stia male? chi è il responsabile del dolore innocente? Forse che Dio mette alla prova mandando una malattia? Vadano a rileggersi il racconto del "cieco nato", descritto nel Vangelo di Giovanni (9,1-41). Per troppo tempo l´equivalenza fede cristiana = sofferenza è stata accettata senza discutere! E questo equivoco ha reso un pessimo servizio a Cristo e alla Chiesa. Nessuno aderirebbe ad una fede che esalta il dolore che purifica, la sofferenza espiatrice, la croce come dono di Dio! Forse, le chiese sono vuote di giovani, anche per questo! Solo l´indifferenza è atea... - "Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo..." (Mt 10,24-33) - "Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi." (Gv 8,32) - "Io sono la risurrezione e la vita." (Gv 11,25) - "Vi lascio la pace, vi do la mia pace..." (Gv 14,27) - "Nessuno vi potrà togliere la vostra gioia." (Gv 16,20-23) Potrei continuare per mezz´ora a citare le parole di Gesù, e mostrarvi che Dio non sta mai dalla parte del male. Ma non servirebbe. Viene il momento che ciascuno di noi deve decidere se credere, o non credere, rinunciando a fare domande, a cercare scuse, ad attendersi riscontri, a smentire i dubbi... E dopo l´omelia ciascuno di noi dichiarerà: "Credo!".

DOMENICA 12 GIUGNO 2016      notizia del 11/06/2016

Comemnto della Domenica : Il perdono di Dio espressione dell´amore sopra ogni cosa su :Luca 7,36-8,3 SS. Messe: h.9.00 -- 10.30 - 12.00 - 19.00 "Il Signore ha perdonato il tuo peccato: tu non morirai.": così risponde Dio al re Davide pentito. Tuttavia, quando Davide concepisce il pensiero di edificare un Tempio, ma non un tempio qualsiasi... il più grande tempio del mondo, il più ricco tempio del mondo, che sarebbe diventato il più famoso e ammirato tempio del mondo... Dio gli risponde: "Non sarai tu a edificarmi un tempio; perché troppe guerre hai combattuto e troppo sangue è stato versato durante il tuo regno. Salomone, tuo figlio, lui mi costruirà un tempio. Tu accantonerai i materiali e gli darai le istruzioni necessarie, per realizzare un´opera che diventerà l´emblema di Israele, l´orgoglio degli israeliti e mio.". Il peccato lascia una traccia, un vulnus, nel profondo del nostro intimo: non parlo dei sensi di colpa; quelli ci sono sempre, ma sono di natura psicologica; loro malgrado, certuni si trascinano i sensi di colpa per tutta la vita. Contro i sensi di colpa, il sacramento della riconciliazione non può fare granché, anzi, non può fare nulla. Quando parlo di vulnus, di traccia che il peccato lascia nella persona di colui/colei che lo ha commesso, intendo una situazione di globale fragilità causata appunto dal peccato. È come se il peccato... anzi, no, niente ‘come se´... il peccato indebolisce l´intero edificio della persona: da quel momento la struttura non è più solida come prima; è più difficile resistere alla tentazione ed è più facile ricadere nel peccato. Non dico che il peccato diventa inevitabile; dico che quella crepa, quel punto debole bisogna monitorarlo con grande cura. Non sto parlando di peccati cosiddetti veniali... La colpa di Davide era gravissima!! Per coloro che non conoscono la storia: l´antenato glorioso del Messia, il santo re Davide, da donnaiolo impenitente qual era, aveva messo incinta la moglie di un suo soldato, Uria l´hittita, approfittando dell´assenza di lui; Davide aveva tentato di far passare quel bambino per il figlio di Uria, richiamandolo dalla guerra con una licenza premio, affinché l´uomo facesse con sua moglie quello che - si dice - fanno tutti gli uomini di ritorno dalla guerra... Ma Uria no, quello era un hittita, e gli hittiti amano l´arte della guerra più della moglie, più dei figli... nessuna distrazione frivola, neppure per i doveri coniugali... L´unica soluzione rimasta era quella di eliminare il marito. E Davide, al quale non mancava certo né la fantasia, né l´astuzia, aveva trovato un modo ‘pulito´ per sbarazzarsi del problema: bastava ordinare al generale dell´esercito di farlo schierare là dove più ferveva la battaglia e far arretrare gli altri soldati, cosicché Uria rimanesse spacciato. E, tanto per aggiungere un ultimo particolare macabro, la lettera da consegnare al generale, che conteneva la sentenza di morte, Davide la affidò ad Uria in persona. Ma si può essere più str... più malvagi di così? Il sacerdote e profeta Natan, consigliere di fiducia di Davide, rivelò al re che Dio era a conoscenza del suo delitto: beh, non era necessario che glielo rivelasse Natan... Dio vede tutto! Nel racconto, Natan rappresenta la coscienza di Davide, che gli rimorde a tal punto da costringerlo a pentirsi e confessare il suo peccato. Purtroppo c´era andata di mezzo la vita di un uomo e non si poteva riparare. Al tempo stesso, il Re aveva potere di vita e di morte sui sudditi, sulle mogli, sui figli... Non c´era un´autorità abilitata a giudicare un Re... l´istituto dell´impeachment è venuto dopo... Ed ora veniamo alla vicenda raccontata nel Vangelo: in confronto al peccato di Davide, quello di Simone il fariseo appare del tutto irrilevante, almeno secondo il nostro modo di pensare... E poi c´è la prostituta: quella sì che è una grande peccatrice! Sciupauomini, rovinafamiglie, etc. etc. MA... colpo di scena! Con Gesù non si può mai star tranquilli: riesce sempre a ribaltare le sorti della partita. Colui che sembrava il vincitore, il fariseo osservante, il pio israelita, stimato in società... perde il match contro la prostituta, peccatrice seriale, rifiuto umano, istigatrice e complice di adultèri maritali... Colpisce il fatto che la donna non dica neanche una parola; il suo comportamento parla da solo, rivelando un cuore contrito ed umiliato; i gesti che compie sulla persona di Gesù, con discrezione, ma con singolare passione, rivelano che l´amore della donna per il Maestro non era neppure paragonabile al trasporto manifestato nei confronti dei clienti.... A questo proposito, mi piace ricordare un aneddoto che, il compianto Cardinale Michele Pellegrino, Arcivescovo di Torino, amava raccontare al termine del suo mandato di Pastore della Diocesi: una sera fu invitato a cena da due prostitute che abitavano una soffitta del centro storico; p. Pellegrino accettò volentieri l´invito; l´incontro si concluse in un modo che non saprei definire... tra l´imbarazzato e il comico: salutando il Cardinale, le due signore gli promisero che, da quella sera, oltre alla candela accesa tutti i giorni alla Madonna, affinché non facesse mancare il lavoro, ne avrebbero accesa una anche per lui, ogni sera. Vi garantisco che incontri come questo possono cambiare la vita di un prete! In meglio!! Non capita spesso che un uomo di Dio rivolga parole di conforto e di misericordia a una persona che vive una condizione umana, ritenuta dai più gravemente immorale. Nella stragrande maggioranza dei casi, noi (preti) operiamo all´interno della Chiesa, con la gente che frequenta gli ambienti cattolici, che viene a Messa la domenica, o, come direbbe il Signore, con le novantanove pecore dell´ovile... Invece, Papa Francesco, nella sua recente esortazione apostolica Amoris Lætitia, ci ricorda che Gesù è pastore di tutte 100 le pecore, e non permetterà che alcuna si perda. Il Buon Pastore lascia le 99 al sicuro ed esce dall´ovile, a cercare quell´unica perduta; trovatala, se la carica sulle spalle e, tutto contento, ritorna all´ovile e fa festa con gli amici. San Luca conclude: "Ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione." (cfr. Lc 15,4-7). È parola del Signore.

CORPUS DOMINI -domenica 29 maggio      notizia del 28/05/2016

Commento della domenica: Santissimo Corpo e Sangue di Cristo ...per essere Chiesa Brano biblico: 1Cor 11,23-26 e Lc 9,11-17 SS. Messe h. 9.00 - 10.30 - 12.00 e 19.00 Nella notte in cui veniva tradito Paolo ha sentito il bisogno di riprendere i Corinti che avevano degradato il modo di vivere insieme la Cena del Signore: Ma quando vi riunite, la vostra cena non è di certo la Cena del Signore! (1Cor 11,20). Attraverso le sue parole scopriamo che nelle assemblee c´è rivalità e ingiustizia, fame dei poveri e ubriachezze dei ricchi e si domanda: Perché disprezzate la chiesa di Dio e umiliate i poveri? (1Cor 11,22). Proprio il disprezzo della chiesa e l´umiliazione dei poveri, la preoccupazione di salvaguardare le relazioni tra i cristiani più che la lode a Dio, induce san Paolo a tramandare per scritto ciò che lui a sua volta ha ricevuto. È la significativa portanza della tradizione che nella chiesa non solo trasmette gesti o atteggiamenti, dottrina e pensiero ma soprattutto permette allo Spirito di dire tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future (Gv 16,22). L´Ultima cena viene raccontata in modo ampio da Matteo (26,26-29), Marco (14,22-24) e Luca (22,14-20); Paolo ci trasmette la tradizione più antica, quando Gesù istituisce la sua Cena per la sua Chiesa. La notte del tradimento è il contesto che viene richiamato perché non si abbia dubbi sul significato della sua morte a cui la celebrazione è legata per sempre. Cristo: si è offerto in sacrificio una volta per sempre, per prendere su di sé i peccati degli uomini (Ebr 9,28). Lo spezzò e disse Il gesto semplice e solenne dello spezzare il pane è comune a tutti, tutti i giorni e in tutte le tavole, ha assunto un significato incredibilmente evidente, invece ci siamo talmente infervorati nella preoccupazione di affermare e difendere il significato della presenza reale nella eucaristia, fossilizzandosi sul ministro, la materia, le parole, l´intenzione da perdere di vista il gesto, arrivando al punto, solo estetico, di lasciare il pane non spezzato nell´adorazione eucaristica. Eppure lo spezzare il pane designava il rito dell´Eucaristia quando ancora non aveva ricevuto un nome fisso e tecnico come quello che usiamo oggi (cfr At 2,42.46; 20,7.11). La dinamica del gesto di spezzare il pane continua a raccontarci la Passione di Cristo che ha spezzato la sua vita donandocela dalla croce, ma anche la reciprocità del dono nella comunione tra i fedeli: il pane che noi spezziamo non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché c´è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell´unico pane (1 Cor 10,17). Fate questo in memoria di me Nel testo paolino si ripete, sia per il pane che per il calice, il comando fate questo in memoria di me, non solo le parole ma anche il gesto è fondamentale: prendere, spezzare, ringraziare, mangiare, bere. Questo comando mette in evidenza la singolarità del rito cristiano, la sua espressività dinamica conservata gelosamente nella prima comunità. Il Signore ci chiama a entrare nel suo gesto, nelle sue parole, nella sua vita donata, nel suo sangue e nel suo corpo che è la Chiesa. L´immagine del corpo ci aiuta a capire questo profondo legame Chiesa-Cristo, che san Paolo ha sviluppato in modo particolare nella Prima Lettera ai Corinzi (cfr cap. 12). Anzitutto il corpo ci richiama ad una realtà viva. La Chiesa non è un´associazione assistenziale, culturale o politica, ma è un corpo vivente, che cammina e agisce nella storia. E questo corpo ha un capo, Gesù, che lo guida, lo nutre e lo sorregge (papa Francesco 19.06.2013). Voi annunciate la morte del Signore Spezzare il pane e condividerlo insieme al vino raccontano la dinamica della comunità cristiana, le relazioni che la animano: una Chiesa carica di amore. Vuol dire anche imparare a superare personalismi e divisioni, a comprendersi maggiormente, ad armonizzare le varietà e le ricchezze di ciascuno; in una parola a voler più bene a Dio e alle persone che ci sono accanto, in famiglia, in parrocchia, nelle associazioni (papa Francesco 19.06.2013). Ogni volta che mangiamo il pane e beviamo dal calice, noi annunciamo la morte del Signore. Annunciamo che ogni cosa buona sgorga dalla croce di Cristo, diciamo che siamo stati salvati, che siamo nati di nuovo, morti al peccato. Insieme affermiamo di appartenere a Cristo, finché egli venga. L´Eucarestia che celebriamo abbraccia il passato perché fa memoria, è una azione presente in quanto rispondiamo ad un comando, fate questo, che ci proietta...nel futuro, verso l´imminente ritorno di Cristo.

SOLENNITA´ della SS. TRINITA´      notizia del 21/05/2016

La prima tra le Solennità del Tempo Ordinario parte subito forte, e ci mette di fronte a una domanda che è innegabilmente di un certo spessore. Ci chiediamo, infatti, chi è Dio... Una domanda alla quale potremmo rispondere con un´affermazione "da catechismo" quasi mnemonica, come molti di noi hanno imparato: "Dio è l´Essere perfettissimo, Creatore e Signore del cielo e della terra. Dio è ogni perfezione senza difetto e senza limiti, ossia è potenza, sapienza e bontà infinita". E con questo, siamo a posto: abbiamo definito chi è Dio. Poi, però, si tratta di vedere e di capire - ma soprattutto di "narrare" - chi è Dio per me, chi è Dio nella mia vita. E lì, il discorso si fa più complesso, soprattutto, come accennavo, quando si tratta di "narrare", ovvero di testimoniare agli altri che cosa Dio ha fatto e continua a fare nella mia vita. Allora, il gioco si fa duro: sia perché ognuno di noi ha la propria esperienza di Dio, e nessuno - per quanto si voglia conservare l´integrità delle verità di fede e dei costumi - può permettersi di giudicare o ancor peggio di censurare l´immagine di Dio di chicchessia; sia perché la nostra medesima esperienza di Dio non è uniforme, ma poliedrica, ha varie storie e vari volti legati alle nostre vicende, alle nostre situazioni di vita, ai drammi e alle gioie che più volte sperimentiamo nell´arco di un´esistenza. Così come Dio stesso, che nella sua essenza è unico, è una cosa sola: ma il suo manifestarsi nella storia dell´umanità è personale, si manifesta "di persona" all´uomo, e la sua persona non è unica, ed è il Mistero che celebriamo oggi. Va da sé, allora, che le molteplici esperienze di Dio che sperimentiamo nella nostra vita, lo sono perché noi siamo "molti", sempre diversi, pur essendo una sola persona che calca il palcoscenico della storia; ma lo sono anche perché lo stesso Dio non è staticamente rinchiuso in un libro, in un tempio o in un´istituzione religiosa dove possiamo andare a consultarlo ogni volta che vogliamo, sapendo che rimane immutato e immobile. Dio, il Dio di Gesù Cristo, calca il palcoscenico della storia per noi e con noi, in modo del tutto simile a noi: e lo fa amandoci ed educandoci come un padre, amandoci e giocando con noi come un fratello, amandoci e consigliandoci come un amico che non ci lascia mai. Padre, fratello, amico: è così che Dio si fa presente nella nostra vita, storicamente e nelle piccole vicende di ogni giorno. Purtroppo, non sempre questo avviene nella serenità e nella pace, proprio come capita nelle migliori famiglie. Anche Dio non è facile da vivere e da sopportare, come del resto non lo siamo noi per lui. Come in ogni famiglia i momenti di serenità si alternano ai momenti di fatica, di sofferenza, di incomprensione reciproca, così anche per noi, familiari di Dio, non ci sono solamente i momenti di grazia nel nostro rapporto con lui: ci sono - e sono pure frequenti - i momenti in cui la nostra fede è tribolata. "Per mezzo di Gesù Cristo abbiamo, mediante la fede, l´accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo. E non solo: ci vantiamo anche nelle tribolazioni": è quanto ci dice Paolo nella seconda lettura di quest´oggi, dove - con tanto sano realismo - ci descrive la vita di fede come un accesso alla grazia, ma anche un accesso alle tribolazioni, e di entrambe ci dobbiamo vantare, perché entrambe (grazia e tribolazione) fanno parte del credere, sono parte dell´essenza stessa di Dio. Il brano della lettera ai Romani che abbiamo letto è talmente suggestivo nel descrivere la vita di fede, la nostra appartenenza a Dio come risposta di fede alla sua chiamata (questo significa "giustificati per la fede"), che addirittura vi possiamo leggere una descrizione del Mistero che oggi celebriamo (la Santissima Trinità, appunto), come se la vita di fede, la vita nella fede, altro non fosse che un riflesso dell´immagine di Dio Uno e Trino. Paolo, nella seconda parte del breve testo che abbiamo letto, a partire proprio dalla tribolazione, cita tre aspetti della vita di fede che non credo sia esagerato leggere come una manifestazione della vita nella Trinità, quasi fossero tre nomi della Trinità, tre nomi del Mistero di Dio in noi: la tribolazione, appunto, la pazienza e la speranza. La tribolazione - lo sappiamo bene - fa parte del nostro vivere quotidiano, e si manifesta nelle mille forme della nostra limitatezza umana: dalla malattia alla fatica, dalla persecuzione alla solitudine, dal disprezzo all´isolamento, dall´emarginazione alla morte, ognuno di noi sperimenta su di sé la tribolazione come una dimensione di cui, secondo Paolo, non è opportuno lamentarsi, bensì è necessario vantarsi, perché dietro la tribolazione c´è il lento e paziente lavoro di Dio che sa fare di un motivo di morte un´occasione di vita. La pazienza di Dio Padre che accompagna l´uomo a vivere la tribolazione non come limite, ma come opportunità di salvezza, non è un discorso ipotetico o campato in aria: egli ce ne ha dato la prova risuscitando suo Figlio Gesù dalla grande tribolazione del Calvario, nella quale acquistano senso tutte le nostre quotidiane tribolazioni. E la pazienza produce in noi le virtù, tra le quali ce n´è una che non delude, perché ci apre al futuro e ci dà sempre un motivo per andare avanti: a essa diamo il nome di speranza, a essa abbiniamo quella presenza di Dio nella storia, nostra e dell´umanità, cui diamo il nome di Spirito. La Tribolazione del Figlio, che non è più sconfitta, ma vanto, a motivo della Pazienza del Padre, ci dona la forza di guardare al futuro nostro e dell´umanità per via dello Spirito di Speranza che ci accompagna nella vita di ogni giorno, riversando nei nostri cuori l´amore di Dio. Sarà anche duro comprendere e vivere il Mistero di Dio: ma se la prospettiva è questa, ben venga!

Domenica di Pentecoste 2016      notizia del 14/05/2016

Conosciamo l´origine della festa di Pentecoste? Era una festa ebraica che inizialmente rappresentava l´offerta delle primizie agricole, in segno di riconoscenza al Signore per la novità del ciclo della vita. Invece la Pasqua era una festa pastorizia in cui si immolavano gli agnelli. Poi queste due feste erano diventate per gli ebrei due feste storiche: la Pasqua ricordava l´esodo, l´uscita dall´Egitto, il cammino di liberazione verso la terra promessa, la terra della libertà, mentre la Pentecoste era la celebrazione del grande dono della legge, che gli ebrei consideravano esclusivo. Per noi la Pentecoste ricorda un´esperienza che non si è concentrata nel 50° giorno dopo Pasqua, ma è distribuita lungo tutto il cammino dalla Pasqua in avanti. Difatti nell´apparizione di Gesù la sera di Pasqua si dice: "Soffiò su di loro" ossia comunicò loro quella forza di vita rappresentata dal respiro, che era considerato come il sangue il luogo dove l´azione di Dio si esprime come principio di vita. Infatti non possiamo trattenere il respiro se non per poco tempo, perché abbiamo bisogno di respirare, di accogliere continuamente il dono di vita. Gesù ha comunicato la Parola di Dio lungo la sua vita, attraverso i gesti, attraverso i discorsi, ma poi ha comunicato lo Spirito di Dio. Gesù è lo spazio storico dove la Parola e lo Spirito di Dio sono comunicati. ATTI 2, 1-11 Il racconto degli Atti che leggiamo nella prima lettura non è da interpretare come un evento che ha riguardato contemporaneamente tutte le persone: è un racconto di tipo simbolico, che utilizza appunto anche dei simboli molto chiari, del fuoco che illumina e riscalda, della voce, del vento che indica la potenza. Col termine "Spirito" noi indichiamo, in rapporto all´azione di Dio, quell´aspetto che introduce novità. Mentre col termine "Parola" indichiamo l´azione di Dio che ci perviene dal passato, che è diventata evento, che è diventata racconto. E´ significativo che nel racconto della Pentecoste il primo effetto del dono di Gesù dello Spirito è stata la comprensione delle lingue: tutti riuscivano a capirsi. Era un simbolo, evidentemente, perché poi i linguaggi restano ugualmente ragione di divisione, però è un simbolo molto chiaro che chi si lascia guidare dallo Spirito giunge a superare la divisione delle culture, la divisione delle lingue, oggi possiamo dire la divisione delle religioni, la diversità. Per questo motivo quella di oggi è una liturgia particolarmente significativa per il cammino che l´umanità sta compiendo, perché tutti sono d´accordo su questo punto: che la continuazione della storia umana è possibile solo se ci saranno persone, gruppi, popoli che riusciranno a capirsi, oltre la diversità delle culture, delle religioni, delle lingue. La difficoltà del dialogo comincia già dall´incomprensione delle parole tra di noi, nella famiglia, nell´incontro di amicizia: quante incomprensioni nascono dall´insufficienza dei simboli che utilizziamo, è urgente andare al di là dell´ambiguità e delle incomprensioni delle nostre parole. E´ un lavoro che dobbiamo fare con consapevolezza. GIOVANNI 14, 15-26 Dopo l´Ascensione gli Apostoli si nascondono e pregano. Cercano di stringersi a vicenda per provare meno paura, in attesa dell´altro Consolatore promesso da Gesù, se conserveranno la sua Parola: "Se uno mi ama, osserverà la mia Parola e noi verremo a lui." Il verbo greco usato in questo vangelo non significa propriamente "osservare" una legge, quanto piuttosto "far tesoro di un consiglio", farlo diventare vita. Gesù è risalito "verso il Padre suo e Padre nostro", perché ormai la sua Parola è seminata in noi, e ci ri-crea, come il Verbo aveva creato tutto all´inizio del mondo. Se la conserviamo - osserviamo, essa plasma la nostra mentalità e viviamo secondo la logica divina. L´uomo aveva sacralizzato Dio: Gesù sacralizza l´uomo. Il vero santuario dal quale si irradia Dio non è più una costruzione, come dice il Vangelo, fatta da mani d´uomo, ma è la comunità dei credenti, è l´individuo stesso. Gesù dice: "Il Padre mio e io verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui." Il Dio di Gesù non è un Dio al di fuori dell´uomo, un Dio intimo, interiore all´uomo, che gli comunica le sue stesse energie e capacità d´amore, quelle che vengono chiamate lo "Spirito Santo". Gesù con questa espressione afferma che non esistono ambienti sacri al di fuori dell´uomo. L´unica esperienza del sacro è all´interno dell´uomo e della comunità. Siamo amati così come siamo e comunichiamo amore verso gli altri nello stesso modo. Occorre non porre "resistenza". Oggi ci è dato il lo Spirito, il soffio vitale che ha animato Cristo durante la sua vita terrena. Allo stesso modo all´aurora dell´umanità, Dio aveva soffiato il suo alito nelle narici del primo uomo, per regalargli la propria vita. La Pentecoste mette il sigillo della nuova creazione: gli uomini sono ri-creati come altri Cristi, guidati dal Maestro interiore - come Gesù stesso lo è stato - nella legge della libertà. "Il Consolatore ci insegna ogni cosa, ci ricorda tutto ciò che egli ha insegnato" rende viva ed efficace la sua Parola. "Se uno mi ama" la Parola in lui diventa vita. Padre, Figlio e Spirito dimorano in colui che si lascia abitare, invadere, trasfigurare dall´amore. Chi si lascia condurre a questa intensità di vita, genera frutti mai visti: la novità irrompe, l´apertura all´altro avviene insieme alla capacità di capire la sua lingua, ossia il suo modo di pensare, avviene insieme alla possibilità di entrare in relazione con tutti nell´amore. Lo Spirito ci spinge fuori dai nostri piccoli cenacoli recintati, dalle false sicurezze dei gruppi: tutti i popoli sono scelti come figli di Dio. La Pentecoste è l´antitesi delle sette, delle rigidità impaurite di fronte al nuovo. La Pentecoste è la festa di un´umanità che impara a benedire la differenza, a dialogare e a diventare una cosa sola nella diversità. L´infinita varietà degli uomini ricompone l´immagine del Dio infinito. Dalla prima Pentecoste cristiana, avvenuta circa l´anno 30, sono passati molti secoli, ma l´avventura ancora continua e forse le novità più grandi devono ancora avvenire. Non ci resta che accogliere l´amore incondizionato e trasmetterlo a chi ci è a fianco.

Solennità dell´Ascensione di Gesù      notizia del 07/05/2016

Ascensione di Gesù ( Lc 24,46-53) Oggi facciamo memoria della Festa dell´Ascensione di Gesù al Cielo. Forse ci saremmo aspettati, alla fine del breve racconto dell´Ascensione, che si evidenziasse l´afflizione degli Apostoli per la partenza ormai definitiva del Maestro. Ma non è così, perché non vi fu tristezza, come racconta Luca, nel suo Vangelo: "Poi li condusse fuori verso Betania, e alzate le mani li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. E gli apostoli, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio, lodando Dio". (Lc. 24, 46-53) C´è una bella differenza rispetto al Venerdì santo, quando erano stati lasciati nella paura e nello smarrimento... come se tutto avesse avuto una fine inaspettata. Non si erano resi conto, e a volte non ce ne rendiamo conto, profondamente, neanche noi, che ‘quella´ era stata la scelta dello stesso Gesù: non era stato crocifisso, ma si era lasciato crocifiggere, dando di propria volontà la vita, estremo atto di amore per noi. Era difficile, per gli Apostoli, capire il trionfo di Gesù sulla croce e la sconfitta dei crocifissori. Ma Gesù, con la sua resurrezione, ha messo fine, ai loro e nostri dubbi: ha cambiato completamente la verità della fragilità nella nostra vita, chiamata ad una gloria, che solo Dio, il Figlio di Dio, poteva conquistare per noi. La resurrezione ha ormai tracciato strade, che possono conoscere l´infinito di Dio. Gesù ‘passa le pareti´, non conosce più spazio né tempo: ci ha aperto la porta della vita eterna. I discepoli ormai sanno che ora il Maestro sarà sempre con loro... e dovremmo saperlo anche noi! L´Ascensione chiude solo l´esperienza terrena di Dio tra noi, ma continua la più grande storia di amore mai scritta o immaginata. E´ il ritorno del Figlio al Padre che, in altro modo, assicura la Sua Presenza, attraverso il dono del Consolatore, lo Spirito Santo. Afferma Papa Francesco: ‘L´Ascensione non indica l´assenza di Gesù, ma ci dice che Egli è vivo in mezzo a noi in modo nuovo; non è più in un preciso posto del mondo come lo era prima dell´Ascensione; ora è nella signoria di Dio, presente in ogni spazio e tempo, vicino ad ognuno di noi. Nella nostra vita non siamo mai soli: abbiamo questo avvocato che ci attende, che ci difende. Non siamo mai soli". Adesso sappiamo che la nostra vita non è un´esperienza di poco conto, senza alcuna speranza nel dopo.... al contrario, anche se può essere o apparire un Calvario, ci conduce ad ascendere con Gesù. Così presentava l´Ascensione di Gesù al Cielo il nostro sempre caro e beato Paolo VI: "L´avvenimento finale della vita di Cristo sulla scena della storia umana, è la sua ammirabile ascensione al Cielo, il suo passaggio da questa terra, da questo nostro mondo, a noi conoscibile, in cui noi siamo immersi come pesci nell´oceano, ad un altro mondo, ad un altro universo, ad un´altra forma di esistenza, della quale abbiamo la certezza, ma ancora scarsa notizia e, forse, nessuna esperienza... Il nostro ricordo di tale avvenimento misterioso e storico ad un tempo, ci fa sentire la nostra solitudine, la nostra condizione di seguaci di Cristo, di credenti in Cristo, di legati a Cristo, rimasti in terra senza la sua visibile presenza. Nasce nei fedeli, privi del rapporto sensibile con Gesù, lo sforzo di comunicare ugualmente con Lui; nasce cioè la ricerca di vincoli che tuttora ci uniscono a Lui; una ricerca che sarà subito ricca di risultati, fino a darci la prova della promessa realizzata di una sua dolcissima parola di commiato: ‘Non vi lascerò orfani, verrò da voi´ e di quell´altra parola solenne, che proclama Cristo presente nei secoli: ‘Ecco io sono con voi fino alla fine del mondo´. E noi vogliamo metterci nei panni degli apostoli, che scomparso Gesù dai loro occhi, se ne tornarono a Gerusalemme, si raccolsero con Maria nel cenacolo in attesa dello Spirito Santo." (maggio 1963) Dovremmo anche noi ritrovare quanto hanno provato gli Apostoli il giorno in cui Gesù salì al Cielo: ‘Tornarono a Gerusalemme con grande gioia´, una gioia che diverrà, con la Pentecoste, forza e capacità di trasmetterla a tutti. Il giorno dell´Ascensione, gli Apostoli sanno ormai - e dovremmo esserne certi anche noi - che Gesù sarà dovunque essi si troveranno. Quando parleranno diranno ‘Parole Sue´; Lo troveranno nel cuore, riempito dalla Sua pace, anche quando saranno arrestati; i loro gesti saranno i ‘Suoi gesti´, per continuare la Sua opera, segno del grande bene che il Padre ci vuole, quella carezza che quotidianamente Dio, se abbiamo fede, ci fa, perché dimentichiamo le frustate dell´indifferenza, della cattiveria e violenza cieca. E per sentirseLo ancora più vicino, ogni volta parteciperanno, parteciperemo, all´Eucarestia, lasceranno il posto principale libero, perché a presiedere sia sempre Lui. Con passo deciso, illuminati dalla certezza del nostro futuro con Lui, camminiamo per le strade del mondo, testimoni del Risorto, a ‘predicare´ Lui, salvezza di tutti. Sono venti secoli che questa Presenza divina nella Chiesa si fa strada nella storia, tessendo la vera nostra storia, che non conoscerà più tramonto. Oggi davvero tutti noi, che crediamo, alzando le mani al cielo, indichiamo il Maestro che si eleva su di noi ed è assiso alla destra del Padre, eppure continua a camminare al nostro fianco! Questa è davvero la gioia dell´Ascensione di Gesù al Cielo per noi. Con madre Teresa di Calcutta preghiamo: "Signore, nostro Dio, tu hai dato te stesso per noi. Noi vogliamo essere a tua disposizione per essere tuoi, affinché un giorno possiamo possederti e per ricevere tutto ciò che dai e dare tutto ciò che chiedi, con un sorriso. Prendi ora tutto di noi, perché ti serva di noi come ti piace, senza tentennamenti. Prenditi la nostra volontà e tutta la vita affinché tu possa compiere le tue opere con le nostre mani, e così un giorno possiamo ascendere in cielo con te. Per sempre."

UNZIONE DEGLI INFERMI      notizia del 30/04/2016

1 maggio h. 10.30: « Il sacramento dell´Unzione degli infermi viene conferito ai malati in grave pericolo, ungendoli sulla fronte e sulle mani con olio debitamente benedetto – olio di oliva o altro olio vegetale – dicendo una sola volta: "Per questa santa Unzione e per la sua piissima misericordia ti aiuti il Signore con la grazia dello Spirito Santo e, liberandoti dai peccati, ti salvi e nella sua bontà ti sollevi" ». 124 II. Chi riceve questo sacramento? In caso di malattia grave... 1514 L´Unzione degli infermi « non è il sacramento soltanto di coloro che sono in fin di vita. Perciò il tempo opportuno per riceverla si ha certamente già quando il fedele, per malattia o per vecchiaia, incomincia ad essere in pericolo di morte ». 125 1515 Se un malato che ha ricevuto l´Unzione riacquista la salute, può, in caso di un´altra grave malattia, ricevere nuovamente questo sacramento. Nel corso della stessa malattia il sacramento può essere ripetuto se si verifica un peggioramento. È opportuno ricevere l´Unzione degli infermi prima di un intervento chirurgico rischioso. Lo stesso vale per le persone anziane la cui debolezza si accentua.

domenica 1 Maggio 2016      notizia del 30/04/2016

Commento della Domenica:vivere la Parola VI Domenica di Pasqua (Anno C) : Gv 14,23-29 Ho ancora in mente la tragedia di qualche giorno fa. Una promettente studentessa fotomodella che attraversa i binari di una stazione di Milano, la musica a tutto volume con le cuffie alle orecchie. Non avverte il sopraggiungere di un treno ad alta velocità, l´impatto è fatale. Leggo qualche commento. Non ne ho trovato uno che si chiedesse se non ci sia qualcosa di anomalo nell´andare in giro assordando le proprie orecchie, quando la realtà che mi sta davanti richiederebbe una concentrazione auditiva ben diversa e rivolta a tante altre persone o cose che mi circondano, non solo su se stessi. Questo fatto mi ha fatto pensare quanto sia importante dirigere il traffico di quello che arriva alle mie orecchie: senza questa attenzione, possono giungere ad esse anche semi di morte. Come è importante ricevere parole che comunichino vita e ottimismo! E´ così importante che da qualche tempo siamo arrivati a capire quanto sono determinanti persino nella vita intrauterina, come dimostrano vari studi scientifici al riguardo. I cristiani si fidano di uno che dice: le mie parole sono spirito e vita (Gv 6,63). Anzi, nel vangelo di oggi il Signore sembra dirci che l´amore per Lui è proporzionale alla accoglienza/frequenza della sua parola (Gv 14,23). Però ci si sarebbe aspettato che dicesse: se uno mi ama ascolterà la mia parola. Invece dice: osserverà la mia parola. Ma come si può "guardare" la parola? E´ solo un povero esempio, ma può aiutare. Sui banchi universitari di teologia ho incrociato due luminari dell´esegesi biblica, ritenuti allora i maggiori esperti italiani del vangelo di Giovanni per le conoscenze linguistiche-semantiche e i prolungati studi su quel vangelo. Quando uno di essi dava le sue lezioni bastavano poche battute iniziali perché in classe regnasse un autentico dormitorio: il professore esponeva tutta la sua scienza, eppure le ore delle sue lezioni ci sembravano interminabili. Quando invece l´altro professore ci dava lezione era sempre come se stesse per iniziare una sinfonia: si creava immediatamente un silenzio pieno di ascolto e le sue ore di lezione correvano velocissime al punto che al suono della campanella ti dicevi sempre: "è già finita l´ora?". Ed era così per tutti. Perché stessa grande competenza e così grande differenza? Mi sono dato una risposta quando mi sono accorto che c´era una grande differenza tra i due anche quando li incontravi fuori dall´aula. Uno scontroso, poco disponibile e a volte persino sprezzante difronte alle tue domande. L´altro affabile, disponibile e sempre interessato alle stesse domande. Di quest´ultimo professore ricordo quasi ogni lezione, persino alcune puntuali espressioni delle sue spiegazioni. Dell´altro non ricordo niente, se non la noia che avvolgeva noi studenti. E questo perché uno può sapere tante cose senza conoscere veramente ciò di cui parla a menadito. Invece, quando P.Giuseppe Ferraro S.I. svolgeva le sue lezioni, noi "vedevamo" sul suo volto, nei suoi gesti, in tutta la sua originale umanità quelle parole di Gesù che insegnava: credo che questo ci succedesse perché lui per primo "vedeva" quella parola che trasmetteva. Se uno mi ama osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Potremmo anche tradurre: se uno mi ama vedrà la mia parola. La rivelazione di Dio passa attraverso questo atto di amore e di fiducia verso le parole di Gesù. Ancora oggi, quando ascoltiamo i vangeli, quelle parole attendono di essere accolte e di incarnarsi in noi, di rendersi visibili in noi. Perciò, se davvero si vuole conoscere la persona di Gesù, bisogna frequentare spesso le Sacre Scritture. Ignorantia scriptura ignorantia Christi, diceva S. Girolamo. Poi, siccome abbiamo spesso "la memoria corta", Gesù ci ha promesso il suo Spirito: il "Paraclito", ovvero "colui che viene in nostro soccorso", compie il servizio di ricordarci le parole di Gesù con il loro insegnamento. Viene proprio da dire che il Signore, il quale sa come siamo fatti, pensa proprio a tutto! Il vangelo poi ci dice che se amiamo Gesù così come siamo, se accettiamo di vivere questo cammino per imparare da Lui, Dio stesso farà di noi la sua casa portandoci ogni dono necessario di cui il primo è una pace stabile che questo mondo non conosce: una pace capace di farci superare le nostre paure e di farci sperimentare già su questa terra la gioia dell´amicizia con Dio (Gv 14,27-28 e anche 15,11).

V DOMENICA DI PASQUA      notizia del 23/04/2016

Commento della Domenica : Dio è Amore (Giovanni 13,31-35) "Conoscendo Cristo, conosceremo anche noi stessi, uomini e donne, capaci di amare Dio e il mondo, come Dio li ama.": sono le ultime parole della riflessione sul Vangelo di domenica scorsa. Ritornano oggi, uscite dalla bocca di Gesù: "Amatevi gli uni gli altri, come io vi amo.". È impressionante la capacità di Gesù di reagire alle emozioni recuperando il controllo di sé; cito testualmente: dopo aver lavato i piedi agli apostoli - a tutti e dodici! -, "Gesù si commosse profondamente e dichiarò: In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà.": Giovanni usa la stessa espressione - si commosse profondamente - per descrivere la reazione di Gesù quando Marta lo condusse al sepolcro di Lazzaro; in altre parole Gesù scoppiò in lacrime. Ma l´umanità di Gesù cede immediatamente il passo alla (sua) divinità! Il disegno di Dio va portato a termine; l´amore infinito del Padre va manifestato a tutti i costi. Il tradimento di Giuda e, più tardi, il rinnegamento di Pietro non possono pregiudicare il compimento della salvezza; al contrario (tradimento e rinnegamento) costituiscono l´occasione per mostrare che l´amore può vincere l´odio E, in Cristo, l´amore vince! L´incongruenza tra il gesto di Giuda e il comando di Gesù ad amarci gli uni gli altri, è solo apparente. La novità evangelica consiste proprio nel rispondere all´odio, all´ambiguità, alla violenza,... con l´amore disarmato e disarmante. Detto così, sembra la solita frase retorica del tipo: "Mettete dei fiori nei vostri cannoni!", "Fate l´amore e non la guerra!", slogan che imperversavano nell´America fine anni 60, primi anni 70 e varcarono l´oceano per diventare una moda tra i giovani di 50 anni fa... I giovani di oggi, mi perdonino: desidero cogliere questa opportunità per mostrare che il primato dell´amore cristiano non si può confondere con l´amore libero predicato e praticato dal movimento Hippie; due parole due, per identificare questo importante filone di pensiero: il termine "hippie" deriva da "hipster", inizialmente utilizzato per descrivere i ‘beatnik´; l´aggettivo spregiativo ‘beatnik´ (Herb Caen, 1958) identificava i rappresentanti della Beat Generation, i quali intendevano prendere le distanze - ecco l´assonanza con il satellite russo Sputnik - dalla società statunitense, strizzando l´occhio alle idee comuniste. Potete immaginare lo scandalo suscitato negli States al tempo della Guerra Fredda. I Beatnik si trasferirono a San Francisco e diedero vita a una rivoluzione culturale, fondando comunità, dedite al rock psichedelico, alla trasgressione sessuale e all´uso di stupefacenti, allucinogeni e cannabis, al fine - dicevano loro! - di esplorare e allargare lo stato di coscienza... Per figli dei fiori si intendono gli aderenti al movimento hippie, riconoscibili per i vestiti decolorati con fiori e fantasie vivacissime. Il loro ideale di pace è sintetizzato negli slogan suddetti inneggianti all´amore, in evidente controtendenza rispetto alla politica americana guerrafondaia di quegli anni.. La ricerca sfrenata della libertà era insita nel loro stile di vita. Questo movimento di pensiero, vera rivoluzione culturale, che influenzò i costumi sociali della seconda metà del secolo scorso, ispirando tutte le discipline artistiche, fu reso famoso da alcune opere cinematografiche, quali Hair, Tommy e Jesus Christ Superstar. Fu proprio quest´ultimo musical teatrale di Andrew Lloyd Webber, portato successivamente sul grande schermo, che favorì più o meno innocentemente l´equivoco di identificare o quantomeno avvicinare la persona di Gesù al movimento hippie, i valori cristiani con alcune idee socialiste, etc. etc. Preciso subito che, contrariamente al costume della Beat Generation, la portata trasgressiva della fede cristiana consiste paradossalmente nel rifiutare ogni atteggiamento esplicitamente trasgressivo, di rottura, di polemica a priori... La pace di Cristo non si può realizzare esaltando il rifiuto sistematico come ideologia e stile di vita: rifiuto dei legami familiari, rifiuto dell´ordine sociale, rifiuto di ogni religione istituzionale, rifiuto di ogni morale, rifiuto di ogni misura e di ogni legge. L´unica, vera istanza trasgressiva, l´unica vera novità scaturita dal Vangelo è costituita dalla logica cristiana del perdono attraverso l´accettazione della croce! Nessun vittimismo, però! nessuna spiritualità dolorista! nessuna canonizzazione della sofferenza! Il dolore non è un valore intrinseco, è sempre un male e non si può desiderare, tantomeno predicare! chi lo fa, si allinea ai famigerati profeti di sventura e rende un pessimo servizio a Cristo e alla Chiesa. Lo ripeto: il segreto della fede è nascosto e manifesto in quell´affermazione di Gesù, in cammino verso Gerusalemme: "Chi vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua" (Lc 9,23). Il cristiano non è un perditempo, al contrario, è uno che ama il lavoro, l´impegno serio e diuturno. Il cristiano sa giocarsi completamente in relazioni fedeli e in scelte di vita durature! La rivoluzione eretta a principio esistenziale non ha niente a che spartire con il Vangelo! Leggetevi la Lettera a Diogneto, scritta dopo il 100, tra le testimonianze più importanti dell´antichità cristiana, vero testo fondativo della nostra identità di credenti; eccone alcuni stralci. "I cristiani non si differenziano dal resto degli uomini né per territorio, né per lingua, né per consuetudini di vita. Infatti non abitano città particolari, né usano di un qualche strano linguaggio, né conducono uno speciale genere di vita. La loro dottrina non è stata inventata per riflessione e indagine di uomini amanti delle novità; né i cristiani si appoggiano, come taluni, sopra un sistema filosofico umano. Abitano in città sia greche che barbare, come capita, e pur seguendo nel vestito, nel vitto e nel resto della vita le usanze del luogo, si propongono una forma di vita meravigliosa e per ammissione di tutti, incredibile. Abitano ciascuno la loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutte le attività di buoni cittadini e accettano tutti gli oneri come ospiti di passaggio. Ogni terra straniera è patria per loro, mentre ogni patria è per essi terra straniera. Come tutti gli altri si sposano e hanno figli, ma non espongono i loro bambini. Hanno in comune la mensa, ma non il talamo. Vivono nella carne, ma non secondo la carne. Trascorrono la loro vita sulla terra, ma la loro cittadinanza è quella del cielo. Obbediscono alle leggi stabilite, ma, con il loro modo di vivere, sono superiori alle leggi. Amano tutti e da tutti sono perseguitati. Sconosciuti eppure condannati. Mandati a morte, ma da questa ricevono vita. Poveri, ma arricchiscono molti. Mancano di ogni cosa, ma trovano tutto in sovrabbondanza. Sono disprezzati, ma nel disprezzo trovano la loro gloria. Sono colpiti nella fama e intanto si rende testimonianza alla loro giustizia. I cristiani amano chi li odia. E quanti li odiano non sanno dire il motivo della loro inimicizia. In una parola i cristiani sono nel mondo quello che è l´anima nel corpo.".

DOMENICA 17 APRILE 2016      notizia del 16/04/2016

Gesù: pastore misericordioso e che vigila sul nostro cammino Commento per IV Domenica di Pasqua (GV 10, 27 - 30) La quarta domenica di Pasqua è dedicata al Buon Pastore e, di conseguenza, al tema delle vocazioni. Una domenica speciale per pregare per tutti coloro che sono impegnati nella pastorale, di qualsiasi genere, e nei vari uffici e ruoli sia a livello parrocchiale, che Diocesano e più in generale nella Chiesa universale. Il primo pensiero, va al primo pastore della Chiesa cattolica di oggi, che è il Santo Padre, Papa Francesco, e poi a seguire a tutti i Vescovi del mondo, a tutti i sacerdoti impegnati nella cura delle anime e a tutti i diaconi. Partendo da testo del Vangelo di questa domenica, in cui ci viene presentata la figura del Pastore che comunica con le sue pecorelle e interagisce con loro mediante la grazia, possiamo comprende l´importanza di tale figura biblica del pastore che viene offerta a noi come chiave di lettura della missione del vero ed unico pastore della Chiesa e dell´umanità che è Gesù Cristo. Cosa fa questo pastore attento, premuroso, vigilante e misericordioso? L´evangelista Giovanni, nel suo vangelo, ne traccia un identikit preciso. Un pastore che parla alle sue pecore; un pastore che conosce le pecore, perché mediante il dialogo d´amore è facile capirsi tra pastore e pecore; un pastore che si fa guida, si pone a capo del gregge per pascolare, pascere e camminare. Egli è il primo a camminare verso la meta, che è il Calvario ed è la Gloria. E´ un pastore che dà la sua vita per ognuna delle sue pecore e nessuna del gregge va perduta o si disperde, perché questo pastore, vigile, attento, premuroso e misercordioso, non lascia allo sbando il gregge, ma si pone alla guida di esso con coraggio, passione e dedizione. Ecco perché nessuna delle pecore, se segue il suo pastore, si perderà, in quanto chi segue Cristo, in modo pieno e totale, ha la certezza di approdare ad una meta di vera ed eterna felicità. Anche le forze del male, il diavolo, che tende di strapparle al possesso di Dio, con la possessione diabolica, potrà vincere nei confronti del Signore, se quell´anima, quella persona ascolta la voce del suo padrone e Signore. Infatti, l´attività della grazia che opera nella vita delle persone, ben disposte alla fede, produce i suoi frutti spirituali su questa terra e soprattutto per l´eternità. Tali frutti di conversione e di vera spiritualità sono evidenziati nel brano della prima lettura di questa quarta domenica di Pasqua con la predicazione di Paolo e Barnaba, impegnati ad evangelizzare i popoli pagani. Infatti leggiamo negli Atti degli Apostoli gli straordinari segni compiti da quali apostoli nel nome del Signore. Un´azione apostolica quella di Paolo e di Barnaba a largo raggio, senza aver paura di nessuno, anzi potenziando l´annuncio in alcune parti dove si recavano sistematicamente mediante la predicazione itinerante, modello di ogni predicazione cristiana, che dovrebbe essere a cuore di tutti i pastori, non sempre zelanti e non sempre aperti alle necessità spirituali e materiali di tanti uomini e donne in cerca di felicità. La diffusione del vangelo, nei primi tempi del cristianesimo, fu merito del grande converito della storia cristiana, quel Paolo di Tarso che, da persecutore, divenne per grazia di Dio, il più grande apostolo di tutti i tempi, modello di predicatore per tanti apostoli e missionari di oggi e di sempre che con fervore e zelo trasmettono ai fedeli, la parola di Dio e la parola della salvezza in ogni angolo della terra, spesso perdendo la vita a causa del vangelo, come sono i tanti martiri dei nostri giorni. Il salmo responsoriale, tratto dal salmo 99, ci aiuta a capire il senso di questa giornata della Pasqua settimanale, durante la quale siamo chiamati a rinnovare la nostra fede in Cristo, nostro pastore, dicendo con entusiasmo: Acclamate il Signore, voi tutti della terra, servite il Signore nella gioia, presentatevi a lui con esultanza. Riconoscete che solo il Signore è Dio: egli ci ha fatti e noi siamo suoi, suo popolo e gregge del suo pascolo. Perché buono è il Signore, il suo amore è per sempre, la sua fedeltà di generazione in generazione. San Giovanni nel bellissimo ed intenso brano dell´Apocalisse, parla di questa sua visione del mondo dell´eternità con parole di conforto, speranza e gioia, la cui centro della sscna c´è Gesù, l´Agnello immolato sulla croce per la salvezza del mondo, lo esso Agnello che siede alla destra Dio e che giudicherà il mondo, con la sua sentenza inappellabile al termine dell´esistenza personale e della storia del mondo.

DOMENICA 10 Aprile 2016      notizia del 09/04/2016

In questo vangelo Gv spiega cos´è l´eucarestia. Gesù si fa pane perché lo accolgano, lo mangino, diventino pane come lui. L´eucarestia non è un servizio degli uomini al Signore (ciò che l´uomo fa per Dio), come negli antichi culti liturgici, ma il servizio di Dio per gli uomini (ciò che Dio fa per l´uomo). E poi l´uomo, pieno, sazio, di questo cibo, diventa capace di fare altrettanto con gli altri. 1 Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: DOPO QUESTI FATTI=quali fatti? Dopo, cioè, che Gesù si è manifestato due volte ai discepoli, una volta c´era Tommaso e una no. DI NUOVO AI DISCEPOLI SUL MARE DI TIBERIADE=è la terza volta (tre=completezza) che Gesù si manifesta ai discepoli sul lago di Tiberiade (Gv 6,1.23). Se Gv cita il lago di Tiberiade è perché, secondo la tecnica del tempo, rimanda a cosa è successo nelle altre due. In entrambi gli episodi Gesù "rende grazie" (eucaristeo, da questo verbo eucarestia) e quindi in questo brano si parlerà di eucarestia. Gv quindi, mettendo qui quel riferimento, dice: "Attento che qui si parla dell´eucarestia!". Ma il lago di Tiberiade dove si trova? In Galilea! E cos´era successo in Galilea? Era successo che i primi discepoli erano stati chiamati (Mc 1,16-20: "Passando lungo il mare della Galilea..."). La Galilea è dove i discepoli avevano vissuto prima di seguire Gesù. Cos´era successo? Era successo che morto Gesù, anche se lui li aveva mandati a fare come aveva fatto lui (Gv 20,21: "Come il Padre ha mandato me così io mando voi"), loro presi dalle loro paure e dal terrore di fare la stessa fine, se ne erano tornati a casa, in Galilea appunto. Per questo Gv deve aggiungere questa manifestazione: all´inizio gli apostoli non vollero saperne di seguire Gesù. Fu molto difficile anche per loro! SI MANIFESTO´ COSI´=questa sottolineatura dice che è un episodio particolare. 2 si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. SI TROVAVANO INSIEME SIMON PIETRO...=Gv presenta non 12, ma 7 discepoli, per indicare una totalità, una completezza. Quindi più che queste persone qui, rappresentando una totalità, Gv raffigura l´intera comunità cristiana. Se 12 rappresenta la nuova comunità dell´alleanza (non più le 12 tribù ma i Dodici), 7 rappresenta la totalità dei popoli (i 70 popoli del mondo antico). L´eucarestia, allora, è il cibo di tutte le comunità del mondo. Primo c´è Pietro che sarà il futuro Papa; poi c´è Tommaso detto Didimo=gemello perché lui (e solo lui nei vangeli) è in grado di dar la vita per Gesù; Natanaele che è di Cana di Galilea, dove cioè Gesù chiuse la vecchia e istituì la nuova alleanza; i figli di Zebedeo, che sono Giacomo e Giovanni che non vengono mai nominati in Gv; e altri due discepoli anonimi: sono i primi discepoli che seguivano Gesù. 3 Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla. IO VADO A PESCARE=Gesù aveva dato agli apostoli il comando di andare e di fare come Lui: "Come il Padre ha mandato me così anch´io mando voi" (Gv 20,21). Ma "voi" è un plurale: qui, invece, c´è solamente un uomo, Pietro, che dice: "Io vado a pescare". Caratteristica di Pietro è di essere il leader degli apostoli, colui che prende l´iniziativa. Pietro non ha ancora capito. Pietro è caparbio, testardo. Non ha ancora capito che non può far da solo, che non può decidere lui per tutti. Pietro prende, lavora e fa da solo. Ancora una volta questo discepolo prende un´iniziativa da solo. E quando uno fa da solo il risultato è sempre fallimentare, come il vangelo dimostra. PESCA=è l´attività degli apostoli: pescare gli uomini. Se tu tiri fuori un pesce dal mare lo uccidi; la pesca degli uomini è, invece, dare loro la vita. A quel tempo il mare era il simbolo del caos, del pericolo, della morte (gli ebrei non erano un popolo di marinari!). Solo Dio sa vincere, camminare sul mare o sul dorso del Leviatan (mostro marino). Quindi tirare fuori dal mare, pescare, era tirare fuori da una situazione di morte e di fine: era dare la vita. E´ interessante notare che nei vangeli i discepoli non riescono mai a prendere un pesce senza l´intervento o l´aiuto di Gesù (Lc 5,1-11). Erano pescatori e sapevano pescare! Eppure... Il discorso è molto profondo, su di un altro piano: se non c´è Lui non si può pescare mai! VENIAMO ANCHE NOI CON TE=è il dramma di quelle persone che non scelgono ma che si lasciano trasportare da quello che uno fa, che passivamente accettano le cose senza pensiero, senza vera adesione personale. Invece di seguire Gesù, seguono Pietro. Quando si segue qualcuno che non sia il Signore non si ha nessun risultato. QUELLA NOTTE=la notte non indica tanto un tempo fisico (il tempo tra la sera e l´alba) ma un tempo interiore: è il tempo di vita dove non c´è la Luce che è il Signore. Se non c´è questa luce non è possibile pescare niente. I discepoli vanno a lavorare di notte ma dovrebbero saperlo che se lavorano senza il Signore non è possibile che niente di buono accada. Se i discepoli seguono Pietro non pescano nulla; se seguono il Signore la pesca è abbondante. Un´esistenza vuota In quella notte non presero nulla. Ecco il vuoto, il nulla, l´assurdo di quelle vite. Sei in vita... lavoro... casa... lavoro... amici la sera... figli: ma ti senti vuoto dentro. Sposato da qualche anno: ma manca qualcosa. Lo cerchi fuori, ma lo sai anche tu che non è questo. Vai in chiesa, preghi, ma ti senti spento dentro, sono le "solite cose". La gente non crede alla felicità. Crede che "bisogna tirare avanti, accontentarsi", che "bisogna farsela andare bene", che "bisogna prendere quello che viene". Fatti questa domanda: "Ma tu, perché vivi? Qual è il senso, il motivo, della tua vita?". Alcuni diranno: "Per i figli!". E quando i figli sono cresciuti? Altri non sapranno cosa rispondervi. Altri neppure mai si sono posti questa domanda. Qualcuno vi dirà: "Lo sto cercando...", che è già qualcosa! Ho incontrato delle persone che mi hanno detto: "Io ho queste doti: pazienza e musica. Vivo per svilupparle e per donarle (maestra di musica)". "Il mio obiettivo è di diventare un custode della vita dell´anima (un prete della Diocesi)". "Vivo perché le persone possano scoprire la parte migliore di sé (uno psicologo)". "Vivo perché il fuoco dell´amore mi brucia dentro e io devo riscaldare il mondo (una donna)". Tutte queste persone sono completamente diverse l´una dall´altra ma hanno una cosa in comune: sono felici. Gli occhi sorridono, non hanno rabbia in sé e sono vivi, con un´energia dentro. Non giudicano, valorizzano il positivo e ti fanno sentire accolto e amato quando stai con loro. Etty Hillesum: "Sono un balsamo per molti cuori sofferenti". Madre Teresa di Calcutta: "Sono una matita nelle mani di Dio". Teresa di Lisieux: "Voglio essere per gli uomini l´amore". La vita è vuota perché pur avendola non sappiamo che farcene. La vita è quella cosa che ci accade mentre siamo preoccupati a fare altri progetti. 4 Quando già era l´alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. QUANDO GIA´ ERA L´ALBA=l´alba non è tanto l´inizio del giorno ma l´arrivo della luce. E, infatti, a riva c´è Gesù! Quando c´è Lui tutto cambia. Gesù stesso si è definito così: "Io sono la luce del mondo; chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita" (Gv 8,12). Quindi quando c´è Lui c´è sempre la Luce e quando Lui non c´è la Luce non c´è mai! GESU´ STETTE=ma che forma verbale strana! "Stette"? Ci sarà scritto: "Stava", non stette! Invece no, c´è proprio scritto "stette". "Stette" vuol dire che ci sta ora, ma che c´era anche prima e che si sarà probabilmente anche dopo. Perché? Perché i discepoli fanno fatica e hanno difficoltà ad avvertire Gesù presente nella loro esistenza. Infatti, il suo messaggio non l´hanno ancora assimilato. Ci vorrà del tempo prima che il vangelo si incarni e si trasformi in energia nella loro vita. Per questo Gesù deve "continuare a stare" (stette). SULLA Qui Gesù c´è già, non arriva: cosa vuol dire? Vuol dire che Lui c´è già anche se tu non lo vedi! RIVA=Gesù non viene a pescare: la pesca è compito dei discepoli; la pesca è un compito nostro. Lui però è presente con la Sua Forza (il pane). Gesù c´è sempre nelle nostre pesche ma non è più Lui oggi a pescare. MA I DISCEPOLI NON SI ERANO ACCORTI CHE ERA GESU´=e com´è possibile? Com´è possibile che non lo vedano? Erano stati tre anni con lui e non lo riconoscono? Gv sottolinea la difficoltà dei discepoli a riconoscere Gesù. E´ una comunità che si è chiusa in sé. Anche se loro sono lontani da Lui, Lui è vicino a loro. Lui ti viene incontro, anche se tu non lo sai. Loro non sanno che Gesù c´è. E anche se sembra che Lui non ci sia, Lui c´è. 5 Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». FIGLIOLI=paidia=figlioli, ragazzini; è un´espressione carica di tenerezza. NON AVETE NULLA DA MANGIARE?=lett. "non avete del companatico=prosphagion". Cos´è il companatico? Quello che si aggiunge al pane per dargli sapore. Nella cultura dell´epoca, il companatico era del pesce arrosto o secco da mettere sul pane. Gesù, quindi, si presenta come colui che offre del pane ma chiede a noi se abbiamo qualcosa da metterci sopra. Gesù è il pane (lui stesso dice di sé: "Io sono il pane della vita (Gv 6,48); Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo (Gv 6,51)"). Il pane (=Gesù) è un regalo; il pane è l´amore incondizionato di Dio. Il pane, quindi, c´è e c´è sempre. Ma tu hai qualcosa da metterci sopra per dargli sapore? Avete presente il nostro panino? La stessa cosa! Un pezzo di pane è buono ma vuoi mettere un pezzo di pane col salame? Vuoi mettere pane e nutella! Vuoi mettere pane e mortadella! Un´altra cosa! Più dai e più sai ricevere Il suo perdono per te c´è: ma se anche tu hai perdonato allora questo perdono prende davvero sapore. Il suo ascolto c´è: ma se anche tu hai ascoltato chi ne aveva bisogno allora il suo ascolto prende gusto. La sua accettazione c´è: ma se anche tu accetti chi è diverso da te allora tutto prende gusto. Nella nostra mentalità noi diremo: "Tu non hai perdonato tuo fratello e quindi neanche Dio ti perdona; tu non ami tua moglie, tuo figlio e quindi non ricevi l´eucarestia; tu continui a vivere nel rancore, sei lontano da Dio, quindi non meriti il suo amore". Ma Dio non è così: "No - dice Lui - il mio amore ce l´hai sempre. Il mio amore non dipende da quello che tu fai perché non si merita. Infatti è gratuito! Ma se tu hai perdonato qualcuno, quindi conosci la fatica di fare ciò, di girare pagina, di lasciar andare, di non tenerti dentro il rancore e la rabbia, quando ricevi il perdono di Dio (e tu sai quindi cosa vuol dire perdonare) ha molto più gusto! Se tu conosci cosa vuol dire ascoltare qualcuno, magari quando non ne hai voglia, magari qualcuno che "se la racconta" o qualcuno che viene quando tu avevi altre cose da fare e ti "rompe i piani", allora quando vai a pregare Dio e a raccontargli le tue pene - e Lui ti ascolta - allora tu senti quanto sia bello essere ascoltati. Se tu conosci, sai, hai sperimentato, cos´è l´accettazione di sé (cioè ti accetti con i tuoi limiti, con i tuoi lati d´ombra, con le tue fragilità, con le tue imperfezioni che a volte sono grandi; oppure accetti il tuo corpo, il tuo viso che magari detesti) e quindi sai quant´è difficile, allora quando ricevi la sua accettazione la gusti, la assapori per davvero, allora sì che ne senti il gusto e il piacere. Quando facciamo del bene agli altri non solo facciamo del bene agli altri ma anche a noi! Infatti quando a nostra volta riceviamo il bene - poiché sappiamo cosa vuol dire far del bene - lo sappiamo anche valorizzare, sappiamo anche rendercene conto, sappiamo ringraziare e benedire. E´ per questo che le persone più piene di gratitudine sono quelle più generose e dal cuore grande: perché sanno la fatica a volte del dare e sanno ringraziare, quindi, quando ricevono. Quelli ingrati sono quelli che non ti danno niente e che per questo non sanno assaporare niente. NO=la risposta è secca: non c´è energia, non c´è vita, non c´è un´anima in questi uomini. Sono senza niente dentro. 6 Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. GETTATE LA RETE DALLA PARTE DESTRA DELLA BARCA E TROVERETE=come? Gli apostoli sono pescatori e sanno benissimo che di mattina non si pesca perché non si prende. Non ha senso quello che Gesù chiede di fare! Gesù li manda di nuovo a pescare. Ma dov´è la differenza rispetto a prima? Chi avevano seguito prima? Pietro! E adesso? Adesso seguono Gesù! Se segui i giudizi e le aspettative degli uomini non prendi nulla! Ma se segui la Sua voce la rete sarà piena! Dio è già qui Cosa vuol dire gettare la le rete dalla parte destra? Gesù li manda nel mare: c´erano già stati lì. Solo che adesso li manda con un comando ben preciso: "Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete". Gesù ti ri-manda nella tua vita e non ti dice di cambiare lavoro, vita, di andare in Africa o chissà dove. Non è la vita che deve cambiare ma il modo di vedere la vita. Dio ci cambia la vita ma non come pensiamo noi. Noi pensiamo così: che una mattina succede un miracolo, il Superenalotto o qualcuno ci dice una frase magica o arriva dal cielo una soluzione e tutti i nostri problemi spariranno. Noi pensiamo che la nostra vita debba essere stravolta, che dovremo cambiare totalmente vita, che dovremo fare chissà cosa, ma Gesù invece li rimanda alla pesca ordinaria (=vita di tutti i giorni). E perché non a sinistra, invece? La destra, per gli antichi, era la parte consapevole, mentre la sinistra quella inconsapevole (tutto ciò che era sinistro una volta lo si equiparava al male o come pericoloso). Allora l´invito vuol dire: "Fai le stesse cose di prima ma adesso in maniera consapevole". Consapevolezza vuol dire="Mi fermo... mi ascolto... ascolto tutto... guardo a ciò che sono... do voce a tutte le voci... vedo i miei schemi ripetitivi... faccio uscire... smetto di dare colpa agli altri...". C´è un pesce nell´oceano Pacifico che chiede ad un altro pesce: "Tu che sai un sacco di cose, dimmi un po´: mi hanno parlato della meraviglia dell´oceano... dov´è?". E l´altro: "Ma è questo, non vedi? Ci sei già immerso!". "Ma questa è solo acqua!". Gv vuol dire proprio questo: Dio è qui, tutti i giorni nella tua vita, se lo vuoi vedere. La consapevolezza=gli occhi della fede è il poterlo vedere nella quotidianità. Un giorno un giornalista americano andò a trovare Madre Teresa; schifato mentre la osservava curare una piaga necrotica e puzzolente, rabbrividendo confessava: "Non lo farei neanche per un milione di dollari!". E lei, sorridendo: "Neanch´io!". Lei vedeva Dio in quella persona e lo faceva per amore. Neppure lei lo avrebbe fatto per interesse. Madre Teresa: "Io so che Dio esiste perché lo vedo ogni giorno". Ma se non c´è questo sguardo del cuore (consapevolezza) non lo vedrai in nessun giorno. E ironicamente diceva; Ma come si fa a credere, a vedere Dio in un pezzo di pane e non vederlo in un uomo? Sarà più facile vederlo in un uomo che non in un pezzo di pane!!!". UNA GRANDE QUANTITA´ DI PESCI=lett. "una moltitudine (plethous) di pesci (opsarium)". Pesci=opsarium è il pesce arrostito: ma come può essere arrostito se l´hanno appena pescato in mare? Allora qui si vuol dire qualcos´altro. Pesce in greco si dice in due modi: opsarium=pesce arrostito e ichtis=pesce. Ora, visto che l´hanno appena pescato di certo non può essere arrostito! Gv poteva semplicemente dire "pesce" (ichtis) ma volutamente non lo fa per mostrare che questo pesce è sì il lavoro dei discepoli ma arricchito e potenziato dall´amore di Gesù. In questo vangelo c´è un gioco tra pesci (ichtis) e pesce (opsarium). I pesci (Gv 21,6.8.11) rappresentano la missione dei discepoli: sono chiamati a portare vita là dove c´è morte, disperazione, esclusione, rifiuto, rabbia. Il pesce (Gv 21,9.10.13), invece, è il dono di Gesù, il suo alimento, ciò che Lui ti dà perché tu abbia la forza di pescare. Allora questi due sono i poli di ogni comunità cristiana: da una parte la comunità cristiana è chiamata a portare vita; se non c´è la missione, allora il vangelo è nullo, è vano, è egocentrato, perché il vangelo è portare vita là dove essa non c´è; dall´altra parte, però, non si può far nulla se non si è a nostra volta nutriti, alimentati da Gesù (pesce). Senza la sua forza e il suo alimento (eucarestia) non si può davvero andare avanti tanto (non presero nulla). QUANTITA´=plethos, moltitudine, è una parola che si adopera solamente per le persone. E´ chiaro cosa dice Gv: questi non sono pesci; questi pesci "pescati" sono uomini. Una delle tecniche degli evangelisti per collegare due episodi è quella di utilizzare delle parole che sono in quei episodi lì. Allora, questo termine, plethos, lo troviamo qui e solamente dove altro? Lo ritroviamo in Gv 5,3 dove si parla di una moltitudine (plethos) di "infermi, ciechi, zoppi, paralitici" (Gv 5,3) che erano presso la piscina di Betzaetà. In quell´episodio del vangelo tutti questi "infermi" rappresentavano il popolo di Israele che era carente di vita. Erano ciechi perché la religione aveva tolto loro la vista e impediva loro di scorgere il volto di un Dio che è amore. Erano zoppi, perché la religione aveva impedito loro la libertà e la capacità di movimento. Erano paralitici (Gv usa "inariditi", come la visione delle ossa inaridite del libro di Ezechiele) perché l´istituzione religiosa aveva succhiato loro la vita. Pescare i fuori dal tempio Chi sono i ciechi, gli zoppi e i paralitici? Sono quelli esclusi dal tempio! Allora ciò che dice qui l´evangelista è molto importante e forte perché sta dicendo delle cose sconvolgenti. Chi pescare? Pescate quelli "fuori dal tempio", quelli esclusi dalla religione (come lo erano i ciechi, i zoppi e i paralitici), cioè quelli che vogliono per davvero la libertà, l´autonomia, la vita. Perché se andate a pescare quelli che non vogliono la libertà, l´autonomia e la vita, fallirete sempre. E chi sono questi? Sono quelli "dentro al tempio", perché se avessero la libertà non potrebbero più essere dipendenti dal regime per averne i benefici; se avessero l´autonomia non potrebbero più essere ossequiosi e compiacenti per avere posti di potere; se avessero la vita non potrebbero più reprimersi per non deludere chi detiene il potere. I ciechi, gli zoppi e i paralitici, erano gli invisibili del tempo. Erano quelli guardati con disprezzo, quella gente che ti ripugna, che ti fa schifo vedere e che neppure vedi. Sono questi che hanno più bisogno di dignità, perché credono di non averla, e di vita perché credono di non esserne degni. Quindi Gv invita ad andare verso i lontani, gli allontanati, i dimenticati, gli invisibili perché questi hanno sete e fame di vita, di libertà e d´amore, poiché a loro manca tutto questo. Andare dagli esclusi perché questi non si sentano più esclusi. E quando si va da queste persone "la pesca" è più che abbondante! E´ interessante la storia di San Paolo. Dio gli aveva dato l´ordine di predicare ai "gentili". Chi sono questi gentili? I gentili non sono affatto le persone gentili ma i pagani. Ma cosa aveva fatto, com´è capibile, Paolo? Prima di andare da loro era andato dagli ebrei. D´altronde è ovvio: prima di portare una cosa agli altri, tu la vuoi portare ai tuoi! Hai la gioia: vuoi contagiare quelli di casa tua prima di andare a portarla gli altri! Hai l´amore: vuoi portarlo a quelli di casa tua prima di andare dagli altri! Hai fatto una scoperta importante: vuoi condividerla con quelli di casa tua prima di andare da quelli lontani. Bene! Ma cos´era successo? Era successo che aveva preso un sacco di botte, percosse, che era stato arrestato e che aveva rischiato di lasciarci la pelle. Allora Paolo brontola: "Dovunque vado mi aspettano solo guai e botte. Ma insomma Signore!". "E ci credo, te le vai a cercare! Chi ti ha detto di andare a predicare agli ebrei? Il Signore a te ha dato il mandato di andare dai pagani, non dagli ebrei. Dagli ebrei non ci devi andare". E così Paolo fece... e fu una pesca abbondante. Perché non si può "pescare" chi non vuol essere pescato. Non si può far libero un uomo che ha scelto le sicurezze alla libertà. Non si può far autonomo un uomo che ha scelto la dipendenza (e questo gli permette di criticare, giudicare, malignare) all´autonomia. Non si può dare la vita ad un uomo che ha scelto di sopravvivere, di vegetare, perché teme di buttarsi, di osare, di rischiare, di lasciarsi andare. L´eucarestia è per chi ne ha bisogno Cos´è l´eucarestia? E´ il luogo dove chiunque si sente menomato può venire a trovare il suo balsamo. E´ per questo che a chi si sente a posto l´eucarestia non dice niente. Perché, crede lui, non ha bisogno di niente! Se sei cieco l´eucarestia è meravigliosa. Tu non sai se continuare il rapporto con il tuo compagno che si trascina da anni. Che si fa? Allora vieni qui e cerchi luce. Tu hai un disagio forte dentro. Vorresti guardarlo ma hai paura. Allora vieni qui per trovare la forza di non essere più cieco e di portarci la Luce. Tu non vedi che con il tuo comportamento ferisci tua moglie e i tuoi figli. Tu ti credi "un bravo uomo" e, invece, sei anaffettivo, cocciuto, permaloso e possessivo. Allora vieni qui e l´eucarestia ti fa vedere che sei così. E qui trovi la forza per vedere ciò che c´è da vedere e di cambiare ciò che c´è da cambiare. Ma se tu pensi di avere la luce non hai bisogno della luce. Per questo le persone più refrattarie e pericolose sono quelle che non si mettono in gioco perché credono di sapere già tutto. Se tu sei zoppo l´eucarestia è meravigliosa. Tu vorresti fare quella cosa ma hai paura? E allora? Allora vieni qui e prendi la forza per farla. Tu vorresti iniziare un´esperienza, un corso, una scuola, un incontro nuovo, ma hai paura di non farcela. Sei zoppicante: credi che non ce la farai a farla tutta. E allora? Vieni qui e qui trovi la forza, la medicina, l´energia, il farmaco, che ti permette di farla fino in fondo. Tu vorresti essere più sicuro di te e invece, dentro, ti ritrovi sempre questa "maledetta" insicurezza. Ti verrebbe da buttarti via, da buttarti giù? Poi vieni qui e qui senti la sua voce: "Anche se sei così... vai bene lo stesso. Io ti amo anche così. Io ti voglio anche così. A me va bene anche così". E quando senti questa voce torna la pace. Ma se tu pensi sempre di sapere esattamente cosa fare, se tu non hai bisogno di aiuto, se tu sai già tutto e nessuno ti può dire niente, che te ne fai dell´eucarestia? Se tu sei paralitico l´eucarestia è meravigliosa. Tu ti sei bloccato nel tuo cammino di vita: sei depresso o non hai più voglia di vivere. Pensi e ti sembra di non aver niente per cui vivere, lottare e darsi da fare. Poi vieni qui... e magari una luce si accende e tu riparti. Tu ti senti incapace di far niente, bloccato dappertutto: "Non valgo niente! Sono uno schifo! Sono un disastro!". Poi vieni qui e senti che Lui ti ama anche se sei così e inizi a sentire che forse, forse, anche tu di qualcosa sei capace, e che puoi provarci, e che forse hai anche tu le tue risorse. Tu ti senti paralizzato dal giudizio degli altri, della società o dei tuoi familiari, e così non fai quello che vorresti fare. Poi vieni qui, senti le parole di Gesù, senti che anche la sua famiglia lo giudicò ma che questo non gli impedì di fare la sua strada... e anche tu, come lui, trovi la forza per fare la tua. Ma se tu non vuoi vedere che sei paralizzato e pensi che il tuo immobilismo sia camminare solo perché fisicamente stai in piedi e cammini, allora che te ne fai dell´eucarestia? 7 Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. ALLORA=è incredibile (e si capisce chiaramente che non può essere un brano storico): da vicino non vedono che è Gesù (Gv 21,4-5) e il discepolo che Gesù amava, invece, lo riconosce da lontano. IL DISCEPOLO CHE GESU´ AMAVA=in Gv c´è questo personaggio che non ha un nome (Gv 13,23; 19,26; 20,2; 21,20). Ora se l´evangelista non gli dà un nome vuol dire che lo fa intenzionalmente. Pietro lo chiama col suo nome, questo no. Perché? Se non gli dà un nome vuol dire che può avere qualunque nome. Gesù ama tutti i discepoli: ama Lazzaro, Marta, Maria, ecc. L´amore è la relazione normale tra Gesù e i suoi discepoli. Allora con quest´espressione "che Gesù amava" non s´intende che questo è "il cocco" di Gesù, che questo è il prediletto da Gesù, che Gesù ha un occhio di riguardo per lui. Ma che tra Gesù e ogni discepolo ci dev´essere questa relazione d´amore. L´amore per Gesù dovrebbe essere la caratteristica della relazione normale tra l´uomo e Dio. Il discepolo che ha esperienza di amore vero è in grado di riconoscere il Signore. Questo discepolo è intimo di Gesù durante l´ultima Cena; si trova, unico dei discepoli, sotto la croce ma non per consolare il povero maestro in croce, ma perché disposto a seguirlo nella sua stessa strada; è il primo testimone della resurrezione; è il primo tra i discepoli che "vede" il Signore. Perché tutto questo? Non perché è meglio degli altri ma semplicemente perché lui ama davvero il Signore. In Gv il discepolo che Gesù ama è sempre in opposizione a Pietro. In Gv 13,23 è Pietro che gli fa un gesto perché sia lui a chiedere a Gesù chi è colui che lo tradisce. Perché non gliele chiede lui? Perché anche Pietro è lontano, traditore, di Gesù (Gv 13,8). In Gv 18,15 il discepolo entra nel cortile del sommo sacerdote, Pietro no. Ci entra solo perché questo parla alla portinaia di Pietro. Pietro non può entrare (nel mistero della passione) perché sta per rinnegare il Signore. In Gv 20,1-9 il discepolo che Gesù amava vede e crede, mentre Pietro crede solo (anche se arriva per primo). Pietro in Gv è la ragione, la mente, il controllo, è chi vuole decidere, chi non si fida e non si abbandona al Signore e per questo resiste, pone domande, dubita, è orgoglioso. Il discepolo che Gesù amava è chiunque, invece, che si fida, che si lascia amare dal Signore, che si lascia portare dove il Signore vorrà. E´ la fede, è il cuore. In questa contrapposizione cosa ci vuol dire Gv? Che il cuore, l´amore, arriva (a fare, a conoscere, a scegliere, ad amare, a perdonare, ecc) là dove la mente e tutte le buone ragioni umane non arrivano. Solo chi sa amare può vedere Dio Cosa vuol dire Gv allora? Che solamente chi conosce l´amore può vedere il Signore, cioè riesce a percepirne la sua presenza. Chi chiama "amore" l´attaccamento non può vederlo. Cerca santini, liturgie, si attacca a quello che qualcuno gli dice, ma non lo vede perché l´amore è amare senza attaccarsi. Chi chiama "amore" il possesso non può vederlo. Cerca verità che lo rassicurino, cerca una "prova" inattaccabile (visione, apparizione, miracolo), cerca di possedere la certezza ma non lo vede perché nell´amore non si possiede nessuno e non si è posseduti da nessuno. Chi chiama "amore" la pretesa non può vederlo. Perché l´amore non è quello che l´altro deve fare per me ma ciò che io metto in gioco con l´altro perché la nostra relazione viva. L´amore che pretende è dominio, potere, costrizione, manipolazione. Chi chiama "amore" i propri bisogni non può vederlo. Perché se per me l´amore è che tu riempi il mio bisogno di solitudine o che tu riempia il mio buco di affetto o che tu mi dia ciò che altri non mi hanno riconosciuto allora non ti amo ma ti uso. L´amore non usa l´altro; l´amore si dona all´altro. L´amore è lo spazio tra me e te; non sei tu, non sono io, ma ciò che nasce fra me e te (che fisicamente ad esempio è un figlio). Chi non "conosce" quest´amore, dice Gv, non può vedere il Signore. Perché? Perché Dio è visibile con gli occhi del cuore, dell´amore appunto; è un´esperienza visibile, chiara, certa, toccabile, ma solo con questi occhi. Sono quegli occhi che ti permettono di vedere il sorriso negli occhi di chi ami o la luce nel volto delle persone che "vivono". Solo con quegli occhi lì lo vedrai: sono gli occhi dell´amore. Per questo solo chi ama "vede" Dio e chi "vede" Dio sicuramente ama. SIMON PIETRO, APPENA UDÌ CHE ERA IL SIGNORE, SI STRINSE LA VESTE ATTORNO AI FIANCHI, PERCHÉ ERA SVESTITO=ma che senso ha? Uno che si butta in acqua si toglie i vestiti, non se li mette! Ma abbiamo detto che gli evangelisti non vogliono trasmetterci una cronaca, ma una teologia, non dei fatti, ma delle verità. Quindi l´azione di Pietro può sembrare incongruente da punto di vista logico ma non dal punto di vista teologico. Dove ritroviamo questo verbo (diazzonimi=cingersi) in Gv? Lo ritroviamo in Gv 13,4 quando Gesù prima di lavare i piedi, depone le vesti, si prende un asciugatoio e si cinge. Utilizzando lo stesso verbo Gv vuole mettere in relazione i due episodi. Perché Pietro, allora, è nudo? Perché non ha la veste del discepolo. Qual è la veste del discepolo? Il grembiule, la veste del servizio. Pietro, infatti, non aveva accettato quella cosa lì. Quando Gesù volle lavargli i piedi, Pietro si era ribellato: "Non mi laverai mai i piedi" (Gv 13,8). Perché? Non per umiltà ma perché forse era il solo ad aver capito le conseguenze di quel gesto. Pietro, infatti, aveva capito che quello che faceva Gesù sarebbe stato quello che anche loro avrebbero poi dovuto fare. Se Gesù che è il capo, il maestro, lava i piedi a me (ed è un servizio sgradevole!), vuoi vedere che dopo anche a me tocca lavare i piedi agli altri! Ma neanche per sogno! Ma per carità! Io non ci penso minimamente! Per questo Pietro rifiuta e tenta di farne un rito religioso, una purificazione. E Gesù gli risponderà: "Se non ti laverò i piedi, non avrai parte con me" (Gv 13,8). Allora Pietro è nudo perché lui quel "vestito" lì (il servizio) non se l´è ancora messo. Pietro non ha ancora "messo su" il vestito distintivo del credente. Per questo la sua attività è infruttuosa. Ed è qui che Pietro accetta quel "vestito"; è qui che, come Gesù, si veste del servizio. La Parola di Dio è un servizio alle persone: "Io ho questa cosa meravigliosa: la vuoi?". Se mi dicono di sì sono contento. Ma se mi dicono di no, non è un problema mio, né un affronto che fanno a me. Nessuna ansia, nessuno rabbia, nessuna senso di disvalore. E´ un servizio per gli altri. E SI GETTÒ IN MARE=perché è l´unico a gettarsi in mare? Perché è l´unico che non ha ancora accettato il vestito del discepolo. Il resto del gruppo è già cambiato, lui no. 8 Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri. GLI ALTRI DISCEPOLI INVECE=Pietro no, ma gli altri discepoli, invece, hanno già accettato questo servizio per cui non si devono vestire come lui. CENTINAIO DI METRI=lett. "duecento cubiti". Dov´è che troviamo ancora il numero duecento? In Gv 6,7 dove si dice "duecento denari di pane non sono sufficienti perché tutti siano sfamati". E´ l´episodio della condivisione dei pani. Quindi, Gv ripetendo lo stesso numero vuole far capire che anche qui si parlerà di eucarestia. 9 Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. VIDERO UN FUOCO DI BRACE=anthrakia: sono le braci, i carboni del fuoco. Anche questo fuoco è collegato a Pietro. Pietro al momento dell´arresto di Gesù se ne stava con i servi e le guardie presso una brace (Gv 18,18: anthrakia). Di fronte a quel fuoco per tre volte Pietro rinnegò il Signore; di fronte a questo fuoco per tre volte (Gv 21,15-19) dovrà riconoscerlo. La prima cosa che vedono non è Gesù ma il fuoco: questo è il fuoco che ti sostiene nella vita di tutti i giorni. E´ l´ardore, la carica, l´energia, la vitalità, che ti brucia dentro. Quando tu senti questo fuoco tu sai che Gesù è in te. CON DEL PESCE SOPRA E DEL PANE=lett. "con del pesce sopra e un pane": un solo pane. Ma chi è l´unico pane? Gesù! Nell´eucarestia non si dà del pane ma è Gesù che si dà come pane per noi. La cosa che succede è assai illogica. Ma ci prendi in giro? Tu ci hai fatto pescare... e tu hai già preparato tutto? Gesù aveva detto: "Avete del companatico (=ciò che si mangia col pane, quindi qui il pesce)?". "No". Per questo li aveva mandati a pescare. E adesso? Adesso che arrivano col companatico, lui ce l´ha già! Gesù adesso offre sia il pane che il companatico. Cosa si vuol dire? Gesù dona molto di più di quello che noi possiamo dare. Ma per avere questo "molto di più" cos´hanno dovuto fare prima? Andare a pesca. Cioè: l´eucarestia è quella situazione dove tu che hai amato, che hai servito, che hai fatto del bene agli altri (la pesca) poi ricevi molto di più di quello che hai dato. Per questo non sei mai vuoto! L´eucarestia è un alimento che ristora e sazia sempre perché il darsi di Gesù è sempre maggiore del nostro darci. PESCE=opsarium=pesce arrostito. 10 Disse loro Gesù: «Portate un po´ del pesce che avete preso ora». 11 Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò. CENTOCINQUANTATRÉ GROSSI PESCI=ma li hanno contati uno per uno tutti? Ci sono varie spiegazioni di questo numero. Tutte possibili ma nessuna certa. Non sappiamo. Ad esempio una possibile è perché 153 è il triplo di 50=lo Spirito, più 3=numero divino. Come a dire che la pesca abbondante è una pesca che avviene solo nello Spirito di Gesù. E´ un´ipotesi possibile, ma ce ne sono anche altre. LA RETE NON SI QUARCIO´=la rete è la rappresentazione della Chiesa. Anche se il lavoro è tanto, anche se sembra impossibile, se c´è il Signore, la Chiesa e la comunità tiene e rimane unita, non dividendosi. 12 Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. VENITE A MANGIARE=Gesù non si presenta come un padrone (il maestro lo avrebbe potuto pretendere) che dice: "Portatemi da mangiare" ma come un amico che dice: "Venite a mangiare". Gesù non è un padrone da temere; Gesù non è un vigile della nostra condotta; Gesù non è un capo da tenere buono. Gesù è un amico, Gesù è il Dio-Amore che si mette a servizio degli altri. L´eucarestia non è un albergo per coloro che se lo possono permettere (che sono in grazia, puri e bravi) ma un´osteria gratis per tutti coloro che hanno fame, perché dall´amico Gesù possano, a loro volta, fare altrettanto. E NESSUNO DEI DISCEPOLI OSAVA DOMANDARGLI: "CHI SEI?", PERCHÉ SAPEVANO BENE CHE ERA IL SIGNORE=osare=etolma, lett. "venne in mente". Cosa vuol dire questa frase? Che è un vedere del cuore: anche se non lo vedono, sanno chi è Lui perché lo vedono con gli occhi del cuore. Per questo non devono chiedergli niente: gli occhi del cuore hanno visto ciò che gli occhi fisici non possono vedere. E da cosa lo riconoscono? Dal suo darsi e dal suo amore che si fa dono (il pane e il pesce). La stessa cosa, con immagini diversi, è raccontata da Lc nell´episodio di Emmaus: anche lì lo riconoscono solamente nel suo darsi (Lc 24,30-31). CHI SEI?=e´ la terza volta che c´è questa espressione (Gv 1,19; 8,25). Adesso, finalmente, hanno capito chi Lui è! 13 Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. GESÙ SI AVVICINÒ,=lett. "Gesù giunse" come anche in Gv 20,19.26. Ma non era già là? Qui si vuol dire: ogni volta che si fa l´eucarestia Gesù "giunge", si fa presente, viene in mezzo a noi. PRESE IL PANE E LO DIEDE LORO, E COSÌ PURE IL PESCE=lett. "Gesù prende il pane": il tempo non è al passato ma al presente. Perché? Perché è ciò che succede ogni domenica nel presente di chi scrive. Queste sono le parole tipiche in tutti i vangeli dell´eucarestia: prendere, ringraziare, spezzare, dare. E´ evidente che qui si parla dell´eucarestia. L´eucarestia è questo: il dono d´amore di Gesù, cioè Gesù che ci dona il suo amore e che, pieni e saziati di questo, ci permette di essere poi, a nostra volta, un dono d´amore per gli altri. E´ interessante che anche qui, come sempre altrove, Gesù non chieda mai ai discepoli di purificarsi, di lavarsi le mani o di fare qualche altro gesto rituale di purificazione (cosa assolutamente tipica a quel tempo!). Non è vero che bisogna purificarsi per accogliere Gesù ma è l´accoglienza di Gesù che ti purifica. 14 Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti. ERA LA TERZA VOLTA CHE GESÙ SI MANIFESTAVA AI DISCEPOLI, DOPO ESSERE RISORTO DAI MORTI=in realtà non è la terza volta che Gesù si è manifestato. Infatti Gesù si è già manifestato a Maria di Magdala, ai discepoli che stavano a porte chiuse, ai discepoli con Tommaso, quindi questa è la quarta. Ma nell´antichità, i numeri non hanno tanto lo scopo di definire una quantità ma un senso. Il fatto che sia la terza volta (3=pienezza, completezza) indica che non ce ne sarà un´altra. Da adesso in poi il Signore lo potrai riconoscere e vedere (con gli occhi del cuore) solamente nell´eucarestia. D´ora in poi Lui si manifesterà sempre così (nell´eucarestia)

DOMENICA 03 APRILE 2016      notizia del 02/04/2016

La celebrazione di questa domenica trasuda di ‘aria di Pasqua´, ossia di Resurrezione: "La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano gli apostoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: ‘Pace a voi!´. Detto questo mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono nel vedere il Signore", racconta l´evangelista Giovanni, colui che, come Maria, la Madre, non aveva avuto dubbi sulla Parola del Maestro, pur essendo stati gli unici a vederlo crocifisso, morto e sepolto. Gesù è tornato, è vivo e li saluta come aveva fatto sempre, come se non si fossero mai separati, come se il tristissimo episodio della loro fuga per la grande paura, che ancora li attanaglia, non fosse mai avvenuto. Con la Sua risurrezione, inizia il tempo dell´amore, della misericordia, del Regno aperto a tutti, della testimonianza, che li porterà a dare la vita come il loro Maestro. "Gesù disse loro di nuovo: ‘Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch´io mando voi´. Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: ‘Ricevete lo Spirito Santo, a chi rimetterete i peccati, saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi´. Che stupendo quadro dell´amore di Dio per l´uomo: un amore che sembra abbia una gran fretta di togliere di mezzo dolore, dubbio, rifiuto, morte, perché tutto e tutti entrino nella luce della Resurrezione che è pace e gioia e Spirito Santo. Possiamo immaginare lo stupore degli apostoli nel vedere ciò che mai avrebbero potuto immaginare: Gesù è risorto, è tornato da loro, è vivo! Ma se vogliamo è anche il nostro stupore quando riflettiamo che la vita non finisce qui. Confusi di fronte alla prospettiva di una vita senza domani e senza sapore, quando all´improvviso scopriamo che va oltre con la resurrezione, davvero questo Mistero dà quel senso alla vita che cambia tutto in noi. Altro è vivacchiare, passando da un´esperienza all´altra, senza mai essere felici, altro è sapere con certezza che, se vivremo nella fede, tutto prende altra forma. In fondo il nostro domani è sempre quello che ci interpella ed è un domani che non ha un suo traguardo solo qui su questa terra, ma va oltre, e lo sentiamo profondamente nel cuore, anche se a volte qualcuno non vuole ammetterlo... come Tommaso! Infatti "Tommaso, uno dei dodici, chiamato Didimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dissero allora gli altri discepoli: ‘Abbiamo visto il Signore´. Ma egli disse loro: ‘Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi, e non metto la mano nel suo costato, non crederò´. Il dubbio di Tommaso sembra proprio la provocazione dell´uomo che di fronte a tanto ineffabile Mistero contrappone le sue certezze, ed è accettata da Gesù, per dare una ulteriore conferma alla Resurrezione. Tommaso rappresenta molto noi. C´è troppa gente, magari battezzata e quindi chiamata alla resurrezione, che vive, ma senza pensare al domani che l´attende e neppure si dà pensiero del dopo. È triste vivere così, è riduttivo... Spiega forse il fallimento di tanti nella vita, di tanti che si disperano interiormente perché non trovano la ragione e il senso del vivere, quasi la vita fosse una maledizione e non una meravigliosa opportunità, una vocazione alla felicità piena con Dio e con gli altri. È facile incontrare persone così, vanificate o distrutte dentro. Ma è un vivere che diventa drammatico, angosciante, quando è un vero rifiuto di ‘vedere il Signore´, di essere purificati dal Suo sangue, di sperimentare la bontà del Suo Amore nel farsi perdonare i peccati... Ce ne sono di questi poveri stolti, e tanti: una stoltezza che non è quella di Tommaso, che vorrebbe ‘vedere le piaghe del Signore´, ma quella di chi non vuole neppure sentire parlare di Dio, di Resurrezione, di Cielo, di Amore Misericordioso. Pare che questa vita senza prospettiva, che a volte sembra diventare un ‘inferno´ di violenze, sopraffazioni, con la loro scia di disumani dolori, senza un perché, sia la sola vita che vogliono. Ricordiamocelo sempre: nella vita non c´è peggior scelta di quella di chiudere la porta del cuore in faccia a Dio o di perdere la fiducia in Lui, nel dono della Sua Resurrezione, tanto da credere che parlare di Pasqua sia qualcosa che non ci appartiene. Ogni uomo ha in sé la nostalgia della casa del Padre: una nostalgia spesso inconfessata, a cui Dio vuole dare una risposta, sempre: "Venne Gesù, a porte chiuse... disse a Tommaso: ‘Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani, stendi la tua mano e mettila nel mio costato e non essere più incredulo, ma credente!´. Rispose Tommaso: ‘Mio Signore e mio Dio!´. Gesù gli disse: ‘Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!´. Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono scritti in questo libro. Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché credendo abbiate la vita nel Suo Nome". (Gv. 20, 19-31) Se ci apriamo al ‘dubbio´ - quello vero, riguardante le nostre ‘scientifiche´ o ‘troppo terra, terra´ certezze - disposti ad accogliere la Verità, anche a noi Gesù si fa presente e mostra i segni della Sua Resurrezione e anche noi diremo: ‘Signore, mio Dio!´. Dove Gesù risorge inizia la resurrezione degli uomini. La gioia, la pace del Signore è estesa a tutti gli uomini, attraverso la testimonianza dei Suoi, di tutti noi, che siamo stati ‘chiamati´ da Gesù nel Battesimo, sempre che Lo seguiamo. Ecco perché il caro S. Giovanni Paolo II ha voluto che la I domenica dopo Pasqua fosse, secondo il desiderio espresso da Gesù a S. Faustina Kowalska, dedicata alla Divina Misericordia. Ne è la prova la grazia particolarissima che Gesù ha legato a questa Festa dicendo: "Desidero che la festa della Misericordia sia di riparo e rifugio per tutte le anime e specialmente per i poveri peccatori" e ad essa ha legato ‘il perdono totale delle colpe e delle pene´, aggiungendo: ‘In quel giorno sono aperti tutti i canali attraverso i quali scorrono le grazie divine´. (Diario, 699) Nell´Anno Giubilare della Misericordia, quante grazie ci sono donate, se solo apriamo la porta del nostro cuore e della nostra esistenza con fiducia totale e abbandono sereno all´Amore unico e irripetibile del Padre! Le braccia aperte di Gesù, sulla croce, ora sono le braccia del Risorto pronte ad accoglierci: una vera epifania della Misericordia del Padre. Lasciamoci abbracciare!

Lunedì dell´Angelo      notizia del 28/03/2016

Buongiorno oggi è lunedì dell´Angelo... "Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l´annuncio ai discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: "Salute a voi!"(Mt 28 -8-15 ) Le donne che - dice il vangelo - seguivano Gesù nelle giornate con i suoi discepoli aiutando il gruppo coi loro beni, avevano pianto tutte le loro lacrime alla morte di Gesù. Si può dunque ben immaginare che cosa fu per loro il sentirsi dire da Gesù stesso che era risorto. Il testo parla di "timore e gioia grande". Sì, timore reverenziale di fronte al mistero. Non paura ma santo timore: dono dello Spirito Santo, dono suscitato da Lui nel nostro essere, quando l´esperienza spirituale che viviamo è forte e ci pervade interamente. Ma, più forte del timore, una grande gioia, che è frutto dello Spirito Santo muove all´annuncio. Il cristiano è all´insegna di questi connotati. Il "timore" santo: quell´amore reverenziale per cui il suo essere e il suo fare come il suo dire: tutti, nella sua persona, esprime convinzione, autenticità. La "gioia grande" è quell´irradiazione di tutto l´essere che, percependosi amato da Dio, non può non effondere la contentezza, sobria e luminosa, fuori di sé. Le donne trepide e gioiose ci insegnano come il cristiano è chiamato ad annunciare, nella sua vita, il Cristo risorto. Ed è dentro questa vita, sulle strade del quotidiano, che Gesù stesso viene ad incontrarle: "Pace a voi". E lo dice oggi a te, a me, ad ognuno che dalla Parola si lasci convincere a credere. Perché avere fede è sostanzialmente fidarsi di UNO che è morto ed è risorto.

DOMENICA DI PASQUA      notizia del 27/03/2016

Cari amici, come vorrei che il mio augurio, invece che giungervi con le formule consumate del vocabolario di circostanza, vi arrivasse con una stretta di mano, con uno sguardo profondo, con un sorriso senza parole! Come vorrei togliervi dall’anima, quasi dall’imboccatura di un sepolcro, il macigno che ostruisce la vostra libertà, che non dà spiragli alla vostra letizia, che blocca la vostra pace! Posso dirvi però una parola. Sillabandola con lentezza per farvi capire di quanto amore intendo caricarla: “coraggio”! La Risurrezione di Gesù Cristo, nostro indistruttibile amore, è il paradigma dei nostri destini. La Risurrezione. Non la distruzione. Non la catastrofe. Non l’olocausto planetario. Non la fine. Non il precipitare nel nulla. Coraggio, fratelli che siete avviliti, stanchi, sottomessi ai potenti che abusano di voi. Coraggio, disoccupati. Coraggio, giovani senza prospettive, amici che la vita ha costretto ad accorciare sogni a lungo cullati. Coraggio, gente solitaria, turba dolente e senza volto. Coraggio, fratelli che il peccato ha intristito, che la debolezza ha infangato, che la povertà morale ha avvilito. Il Signore è Risorto proprio per dirvi che, di fronte a chi decide di “amare”, non c’è morte che tenga, non c’è tomba che chiuda, non c’è macigno sepolcrale che non rotoli via. Auguri. La luce e la speranza allarghino le feritoie della vostra prigione.

27 Marzo: DOMENICA di PASQUA      notizia del 26/03/2016

Commento : A nessun uomo della terra venga a mancare, fosse anche il più accanito delinquente, la luce di un cambiamento che il Cristo Risorto è venuto a donarci ( Gv 20,1-9) Domenica di Pasqua: Risurrezione di Gesù SS. Messe h. 9.00 - 10.30 - 12.00 e 19.00 La solennità di questa Pasqua 2016 ha un sapore di vita e d risurrezione diverso rispetto agli anni precedenti, in quanto siamo nel pieno dell´anno giubilare della misericordia e questo giorno ha un valore enorme per ogni cristiano che ha una fede sincera in Cristo Redentore del genere umano. Siamo infatti chiamati a celebrare il nostro passaggio dalla morte alla vita della grazia, aprendo il nostro cuore alla misericordia e al perdono di Cristo, ma anche offrendo misercordia e perdono a chi necessita di una nostra attenzione e a un nostro sguardo di vero amore e purificazione. La Pasqua che è luce, vita, risurrezione, rinascita, rivitalizzazione di ogni cosa, a partire dal creato, ci fa assaporare questo clima di reale rinnovamento, ogni volta che ci accostiamo con umiltà al grande mistero della risurrezione del Figlio di Dio, morto in croce per i nostri peccato, ma vivo e vero dopo i tre giorni di sepoltura nel sepolcro nuovo e vuoto di Giuseppe d´Arimatea, il primo vero convertito alla passione, morte e risurrezione del Signore. Risuonano in questo giorno le bellissime e speranzose espressioni del Salmo 139, che fanno da apripista a questo giorno di grazia e di luce per tutti noi: "Sono risorto, e sono sempre con te; tu hai posto su di me la tua mano, è stupenda per me la tua saggezza. (cf. Sal 139,18.5-6). Ci incoraggiano nel cammino della vita quotidiana la preghiera iniziale del giorno di Pasqua che tutta l´assemblea eleva al Signore con grande gioia e speranza nel cuore, nonostante i tanti motivi di sofferenza, di sconforto, di morte e violenza in ogni angolo della Terra: O Padre, che in questo giorno, per mezzo del tuo unico Figlio, hai vinto la morte e ci hai aperto il passaggio alla vita eterna, concedi a noi, che celebriamo la Pasqua di risurrezione, di essere rinnovati nel tuo Spirito, per rinascere nella luce del Signore risorto". Con la Pasqua di quest´anno c´è solo un atteggiamento e un comportamento da assumere per ogni cristiano seriamente intenzionato e risorgere ad una vita nuova, quello dello Spirito, come ci viene ricordato nel testo della seconda lettura di questa giornata solenne, tratto dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési: "Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra". Cercatori del cielo, della vera felicità e gioia che solo chi vive con il pensiero costante verso l´eternità è capace di sperimentare nella vita quotidiana. Chi guarda il cielo con gli occhi della fede e della speranza di un domani senza tempo e sofferenze può dirsi davvero risorto con Cristo. Chi invece continua a guardare il mondo e la storia con gli occhi del tempo, rimane prigioniero di esso e non sa uscire fuori dal carcere delle cose terrene, che limitano di fatto e di molto il cammino dell´uomo verso l´assoluto. Farsi messaggi di una vita nuova, di una misericordia divina che è il cuore stesso dell´annuncio dei primi cristiani, come ci ricordano gli Atti degli Apostoli, oggi, sta il senso più vero di questa Pasqua 2016, nella quale risuonano le parole di Papa Francesco: "L´architrave che sorregge la vita della Chiesa è la misericordia. Tutto della sua azione pastorale dovrebbe essere avvolto dalla tenerezza con cui si indirizza ai credenti; nulla del suo annuncio e della sua testimonianza verso il mondo può essere privo di misericordia. La credibilità della Chiesa passa attraverso la strada dell´amore misericordioso e compassionevole. La Chiesa «vive un desiderio inesauribile di offrire misericordia». Forse per tanto tempo abbiamo dimenticato di indicare e di vivere la via della misericordia. La tentazione, da una parte, di pretendere sempre e solo la giustizia ha fatto dimenticare che questa è il primo passo, necessario e indispensabile, ma la Chiesa ha bisogno di andare oltre per raggiungere una meta più alta e più significativa. Dall´altra parte, è triste dover vedere come l´esperienza del perdono nella nostra cultura si faccia sempre più diradata. Perfino la parola stessa in alcuni momenti sembra svanire. Senza la testimonianza del perdono, tuttavia, rimane solo una vita infeconda e sterile, come se si vivesse in un deserto desolato. È giunto di nuovo per la Chiesa il tempo di farsi carico dell´annuncio gioioso del perdono. È il tempo del ritorno all´essenziale per farci carico delle debolezze e delle difficoltà dei nostri fratelli. Il perdono è una forza che risuscita a vita nuova e infonde il coraggio per guardare al futuro con speranza". In questa prospettiva di rilancio missionario della Chiesa della Misericordia, di una chiesa misericordiosa nei pensieri e nelle azioni, come ci invita a fare Gesù stesso nel giorno della sua risurrezione, inizio della nostra risurrezione, dobbiamo operare nell´imminenza e nel prossimo futuro, dopo la Pasqua 2016. Non ci sono più motivi per dilazionare i tempi per arrivare ad una vera conversione nell´orizzonte del perdono e della riconciliazione. Cristo Morto e Risorto è un forte appello a rinascere nello spirito per una vita segnata esclusivamente dall´amore e dall´accoglienza, senza limiti di razza, religioni e provenienze. La pasqua che è vita, è vita per tutti. La Pasqua che è primavera, è primavera per tutti il creato e gli esseri viventi. La pasqua che è gioia, lo è per tutti gli uomini del mondo in cui la tristezza costituisce lo stato permanente del loro vivere ed esistere nel tempo. La pasqua è luce e dalle tenebre si emerge, soprattutto quello spirituali, con una forte propensione al bene e alla pace. Chiudo questa riflessione nella solennità della Pasqua 2016 con alcune espressioni tratte da Papa Francesco: "Abbiamo sempre bisogno di contemplare il mistero della misericordia. È fonte di gioia, di serenità e di pace. È condizione della nostra salvezza. Misericordia: è la parola che rivela il mistero della SS. Trinità. Misericordia: è l´atto ultimo e supremo con il quale Dio ci viene incontro. Misericordia: è la legge fondamentale che abita nel cuore di ogni persona quando guarda con occhi sinceri il fratello che incontra nel cammino della vita. Misericordia: è la via che unisce Dio e l´uomo, perché apre il cuore alla speranza di essere amati per sempre nonostante il limite del nostro peccato". Sia questo l´augurio di una buona Pasqua 2016 per tutti voi, che leggerete questa meditazione o l´ascolterete in tanti modi e versioni, perché a nessun uomo della terra venga a mancare, fosse anche il più accanito delinquente, la luce di un cambiamento che il Cristo Risorto, con i segni della Passione porti nel cuore e nella vita di ognuno di noi. Buona Pasqua e tutti

SABATO 26 MARZO      notizia del 26/03/2016

La parabola della Parola nella Veglia Pasquale . Lc 24, 1 -12 Veglia Pasquale nella Notte Santa inizio h. 22.30 Introduzione Nella liturgia della Parola della Veglia pasquale si delinea la storia della salvezza, focalizzando diversi significativi interventi di Dio nella vita del popolo ebraico e nella vicenda personale di alcuni personaggi: Abramo, Mosè, Isaia, Paolo, Pietro e le donne. Le varie letture, legate dal filo della Parola, mostrano il tenace e paziente accompagnamento di Dio. 1° lettura (Gen 1) Il testo di natura sapienziale e non cronachistica fotografa la fede di Israele nel Dio che ha creato tutte le cose attraverso la Parola. Il "dire" di Dio è buono, e quando si riferisce all´uomo è "molto buono". In altre parole, Dio crea e ricrea continuamente tutte le cose a partire dal suo "bene-dire". Niente può essere sottratto dalla benedizione di Dio. In questo flusso di parola che dice bene si pone anche il salmo connesso alla lettura che magnifica l´opera di Dio con una ulteriore benedizione: "Benedici il Signore, anima mia". 2° lettura (Gen 22) La prova a cui è sottoposto Abramo non ci può tenere col fiato sospeso, come se noi non sapessimo fin dal primo versetto che Dio non vuole in nessun modo la morte di Isacco, ma cerca di svegliare Abramo dal torpore di una religiosità di scambio. Abramo è pronto a rispondere a Dio, ma deve imparare che questi non vuole la morte dell´uomo (anche nell´ottica del sacrificio), bensì vuole dargli vita. Per questo il brano termina con il rinnovamento della "benedizione" di Abramo e di tutte le genti della terra. 3° lettura (Es 14) Questo racconto è il perno centrale delle letture dell´AT per la liturgia di veglia. Oltre al ricordo della Pasqua ebraica, si celebra l´intervento liberatore e gratuito di Dio verso un popolo di schiavi. L´oppressione non è certamente solo quella fisica, ma si riferisce ad ogni tipo di schiavitù umana, sociale, spirituale, relazionale, fraterna. Il passaggio dalla schiavitù alla libertà richiede anche la presa di responsabilità di una liberazione ricevuta e da donare agli altri. Il salmo responsoriale è la lode al Dio che ha trionfato e riversa questa vittoria sul popolo. Una vittoria che è passata misteriosamente attraverso la morte degli Egiziani e, soprattutto, il mutamento della mentalità servile del popolo. "Non più servi, ma amici"... ci ricorderà Gesù! 4° lettura (Is 55) Il grido accorato del profeta è rivolto a tutti coloro che cercano Dio senza confusamente e senza ordine. Il Dio di Israele non si nasconde, non sfugge, non si rinchiude nel suo cielo, ma "è vicino e si fa trovare". Occorre essere pronti al suo passaggio, comprendere il suo modo paradossale e salvifico di manifestarsi ("le mie vie non sono le vostre vie"), sintonizzare la propria fede con il cuore del Dio che "largamente perdona". "Lodate, cantate, proclamate, invocate" sono tutte azioni di parola che il credente è chiamato a coniugare per riconoscere l´azione di Dio nella vita concreta. Solo chi ha sete si attiva per cercare l´acqua, solo chi scopre di aver bisogno di Dio esce da se stesso, solamente chi individua la vera "sorgente di salvezza" ha il coraggio di chiedere la possibilità di attingervi in modo costante e abbondante (come la Samaritana nel vangelo di Giovanni). Epistola (Rm 6) Dopo il lungo e articolato percorso tra le letture dell´AT la liturgia della Parola ci immette nel NT attraverso lo splendido brano della lettera ai Romani. L´intera lettera è una riflessione profonda sullo statuto del battezzato a partire dalla morte e risurrezione di Cristo. Per Paolo l´unico fondamento della fede credente è essere immersi nella morte e risurrezione di Gesù Cristo. La gratuità della salvezza, l´iniziativa della grazia, l´evento concreto del dono di vita operato sulla croce e della vita nuova nel sabato di Pasqua sono gli unici pilastri per la vita del battezzato. Infatti, nel battesimo si muore con Cristo e nel battesimo si risorge con lui. La stessa liturgia del battesimo, soprattutto quella operata nella vasca battesimale dalla chiesa primitiva, evidenziava il passaggio dalla morte alla vita. Il paradosso cristiano è la necessità di passare attraverso la morte per ottenere la vita. Non esistono scappatoie o percorsi alternativi. La morte (terribile e drammatica) è stata vissuta da Cristo come "porta verso la risurrezione". Il salmo 117 è un inno alla vita e all´opera meravigliosa di Dio a partire dalla sua misericordia. "Non morirò, resterò in vita" non si riferisce alla morte fisica (attraverso cui tutti dobbiamo passare) ma rafforza la convinzione che Cristo con la morte e risurrezione ha "tolto il pungiglione mortifero" della morte, generata continuamente nel credente dal peccato e dalla lontananza da Dio. Si deve morire al peccato e non morire di peccato! Vangelo (Lc 24) Il racconto della risurrezione non ha nessun tratto miracolistico o di prodigio. Non è descritto come un "fenomeno da baraccone" o in modo che si potesse credere alla risurrezione per presa diretta. La pietra è rotolata, il corpo di Gesù assente. Le donne (testimoni non attendibili per la legislazione ebraica) sono le prime a ricevere un annuncio di parola centrato sul ricordo delle parole di Gesù. Ancora una volta è la parola il cuore della trasmissione di fede. Le donne ascoltano (nel senso più alto del termine biblico) e ri-cor-dano ciò che Gesù aveva predicato. La morte per crocifissione non è stato un triste intoppo al piano salvifico di Dio, ma è l´apice di un amore radicale ed esigente. Isacco non è stato ucciso, mentre il Figlio si è donato alla morte. Gli egiziani sono morti per la loro persecuzione al popolo eletto, mentre i crocifissori del Figlio hanno la possibilità di essere perdonati; gli apostoli e i discepoli che seguivano Gesù si sono dispersi impauriti, il Figlio invece ha percorso la via del Calvario con la decisione di chi da la vita per le persone che ama, anche quando lo tradiscono. Pietro corre al sepolcro e dopo aver avuto sfiducia nell´annuncio delle donne, si meraviglia per l´accaduto. La comunità cristiana dopo l´ascensione del Signore condivide la fede nella risurrezione sulla base della fiducia nella testimonianza fraterna. Nei versetti successivi a questo brano (lettura della messa vespertina) si legge l´episodio dei discepoli di Emmaus. Essi sono come il credente che non ha avuto modo di conoscere personalmente Gesù, non ha sentito l´annuncio diretto dei testimoni oculari, non è stato a contatto con la comunità primitiva. Perciò come fare? A chi credere? Come avvicinarsi a Gesù ed essere inserito nella sua salvezza? Parola e eucaristia: la riflessione cristiana sulle Scritture e la condivisione del pane. Spezzare il pane e offrirlo agli altri inteso come segno sacramentale del corpo e sangue di Cristo e come offerta del corpo e sangue della Chiesa, corpo stesso di Cristo e comunità di credenti.

VENERDI´ SANTO      notizia del 25/03/2016

VENERDI´ SANTO: h. 8.30 Lodi - h.15.00 VIA CRUCIS - h.19.00 : Celebrazione della Passione di Gesù Tutto è compiuto... Il racconto della Passione di Gesù Cristo, costituisce, anche da punto di vista cronologico, il primo nucleo della predicazione apostolica, il punto fondamentale della proclamazione della fede della Chiesa. Nella liturgia di oggi, la proclamazione della passione assume un´importanza centrale: il valore della Parola, come segno sacramentale della presenza attuale del Cristo, prende grande evidenza e polarizza a sé tutta la celebrazione di oggi. Sulla croce il Cristo realizza la suprema manifestazione del nome di Dio: Agapè. Il poema descrive la sofferenza Salvatrice e gloriosa del servo di Jahvè. Il suo dolore è un mistero. Quel dolore però rivela non il suo proprio peccato - egli è innocente - ma il peccato del popolo. Il servo accetta questo piano di Dio, consapevole che lo condurrà alla morte e ad una sepoltura. Cristo è il servo di Jahvè, è lui che si consegna alla morte per il popolo. La risurrezione costituisce la sua esaltazione. La Chiesa oggi non celebra l´Eucaristia, ma invita i fedeli a rivivere nel silenzio adorante e nel modo più intenso possibile il mistero della morte di Cristo, la sua assurda condanna, l´atroce passione e la sua ignominiosa morte sul patibolo della Croce. E´ così che potremmo trarne la più logica ed impegnativa conclusione: noi, responsabili in prima persona di quella morte, con i nostri peccati del re e Dio immerso nell´amore! L´adorazione che poi segue nell´altare della riposizione assume per tutti le caratteristiche della doverosa riparazione e della migliore gratitudine. Le chiese spoglie e disadorne ci aiutano ulteriormente a comprendere, da una parte la gravità della tragedia che si sta consumando nel mondo e dall´altra l´attesa di un evento risolutivo che già intravediamo nella fede e nella speranza ed è il mattino di Pasqua. Lo vediamo come il servo: su di lui pesano le nostre colpe, ma dalla sua umiliazione viene il nostro riscatto. Dalle piaghe di Gesù sono risanati tutti gli uomini. Oggi è il giorno della immensa fiducia: Cristo ha conosciuto la sofferenza, da lui riceviamo misericordia e in lui troviamo grazia. E la imploriamo per tutti gli uomini nella preghiera universale. Oggi è il giorno della solenne adorazione della croce: lo strumento del patibolo è diventato l´oggetto dell´adorazione sul quale fu appeso il Salvatore del mondo. Siamo sempre sotto la croce. Non c´è momento, non c´è situazione dove non entri la croce a liberare e a salvare. Infatti essa si manifesta in noi ogni giorno, se siamo discepoli fedeli del Signore. Non chiediamogli tanto di discendere dalla croce, quanto di avere la forza di restarci con lui, nella speranza della risurrezione. SILENTI NELL´ATTESA La Chiesa oggi ci conduce ai piedi della croce. Assume e realizza il mandato di predicare al mondo Cristo, e Cristo crocifisso. L´umanità intera è invitata a prostrarsi, ad adorare il mistero, a comprendere, per quanto ci è dato dalla fede, l´immensità del dono e tutta la gravità del male. Siamo invitati a vedere con umana e divina sapienza la croce di Cristo, ma anche le nostre croci: oggi il confronto è urgente se non vogliamo restare schiacciati dai nostri pesi. Abbiamo bisogno di illuminare di luce divina le vicende più tristi della nostra umana esistenza. Sorbire la luce della croce significa dare un senso, scoprire le finalità arcane e rivelate della sofferenza che ci accompagna, significa andare oltre le umane considerazioni che sappiamo fare con la nostra limitata intelligenza sul dolore, sul dolore dell´innocente, sulle vittime dei giudizi e dei pregiudizi umani. Dobbiamo confrontare e sovrapporre le nostre croci a quelle di Cristo per scoprire che anche il dolore, la passione, la stessa morte può diventare fonte di vita e germe di immortalità e di risurrezione. Quella croce, piantata sul monte, è conficcata anche nella nostra carne, nel nostro cuore; prima di essere di Cristo è nostra quella croce, ma ora è diventata l´albero fecondo della vita. Privi di questa luce e di questo salutare confronto s´intristisce il nostro mondo, bruciano le foreste e si rimboschiscono di croci; il dolore riassume tutta la sua cruda ed assurda realtà, i crocifissi restano perennemente appesi a quelle croci, i crociati senza speranza restano chiusi nella morsa della morte, il mondo diventa un triste cimitero. Adorare la croce di Cristo vuol dire allora far rinascere la speranza, convincersi che il peso maggiore è già stato assunto volontariamente dal nostro redentore, vuol dire che le croci non hanno più il potere di schiacciarci e di configgerci e gli stessi sepolcri

Altare delle Reposizione      notizia del 24/03/2016

Alle celebrazioni liturgiche pasquali sono stati aggiunti riti popolari. Fra questi la vesita "ai sepolcri" attraverso le sette chiese nato, probabilmente, dall’intreccio di devozioni diverse: il pellegrinaggio alle sette chiese e la venerazione verso il sacramento eucaristico, conservato per i giorni di venerdì e sabato santo. Il pellegrinaggio alle sette chiese nella sua forma originaria è dovuto a san Filippo Neri: le chiese toccate erano le grandi basiliche romane (san Pietro, san Paolo fuori le mura, san Giovanni in Laterano, san Lorenzo, santa Maria Maggiore, santa Croce in Gerusalemme e san Sebastiano). Col tempo acquistò un tenore molto penitenziale, spostandosi alla fine della Quaresima e facendo memoria delle tappe di Gesù nel percorso della sua passione. Al medio evo, invece, risale la cosiddetta visita a quello che impropriamente viene chiamato «sepolcro». Al termine della messa nella Cena del Signore si ripone il ss. Sacramento in un altare allestito per la sua venerazione. Testi liturgici antichi dicono che «posto il corpo di Cristo tra due patene, sia portato con ceri e incenso in forma molto onorifica… e sia posto in un luogo a ciò preparato», fra lumi e fiori. Il processo storico che ha portato all’idea di sepolcro non è stato ancora chiarito. Ancora una volta sottolineo che non si chiama più "visita ai sepolcri", ma all´altare della Reposizione e e non vi è la necessità di corre per "fare le sette chiese", ma è più utile fermarsi, con calma, in una sola chiesa per un moneto di preghiera e adorazione eucaristica

GIOVEDI´ SANTO      notizia del 24/03/2016

GIOVEDI´ SANTO : h. 8.30 Lodi -h.19.00 SS. Messa in Coena Domini. -La chiesa rimarrà aperta fino alle 24.00 per l´adorazione eucaristica all´altare della Reposizone Gesù trascorre le ultime ore della sua vita terrena in compagnia dei suoi discepoli. Il Maestro manifesta un amore straordinario per gli apostoli, impartendo loro insegnamenti e raccomandazioni. Durante l’ultima Cena, Gesù ha mostrato - con le sue parole - l’amore infinito che aveva per i suoi discepoli e gli ha dato validità eterna istituendo l’Eucaristia, facendo dono di sé: egli ha offerto il suo Corpo e il suo Sangue sotto forma di pane e di vino perché diventassero cibo spirituale per noi e santificassero il nostro corpo e la nostra anima. Egli ha espresso il suo amore nel dolore che provava quando ha annunciato a Giuda Iscariota il suo tradimento ormai prossimo e agli apostoli la loro debolezza. Egli ha fatto percepire il suo amore lavando i piedi agli apostoli e permettendo al suo discepolo prediletto, Giovanni, di appoggiarsi al suo petto. Nella sua vita pubblica, Gesù ha raccomandato più di una volta ai suoi discepoli di non cercare di occupare il primo posto, ma di aspirare piuttosto all’umiltà del cuore. Ha detto e ripetuto che il suo regno, cioè la Chiesa, non deve essere ad immagine dei regni terreni o delle comunità umane in cui ci sono dei primi e degli ultimi, dei governanti e dei governati, dei potenti e degli oppressi. Al contrario, nella sua Chiesa, quelli che sono chiamati a reggere dovranno in realtà essere al servizio degli altri; perché il dovere di ogni credente è di non cercare l’apparenza, ma i valori interiori, di non preoccuparsi del giudizio degli uomini, ma di quello di Dio. Nonostante l’insegnamento così chiaro di Gesù, gli apostoli continuarono a disputarsi i primi posti nel Regno del Messia. Durante l’ultima Cena, Gesù non si è accontentato di parole, ma ha dato l’esempio mettendosi a lavare loro i piedi. E, dopo aver finito, ha detto: “Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri” (Gv 13,13-14). La Cena si ripete nei secoli. Infatti Gesù ha investito gli apostoli e i loro successori del potere e del dovere di ripetere la Cena eucaristica nella santa Messa. Cristo si sacrifica durante la Messa. Ma, per riprendere le parole di san Paolo, egli resta lo stesso “ieri, oggi e sempre” (Eb 13,8). I credenti che partecipano al Sacrificio eucaristico cambiano, ma il loro comportamento nei confronti di Cristo è più o meno lo stesso di quello degli apostoli nel momento della Cena. Ci sono stati e ci sono tuttora dei santi e dei peccatori, dei fedeli e dei traditori, dei martiri e dei rinnegatori. Volgiamo lo sguardo a noi stessi. Chi siamo? Qual è il nostro comportamento nei confronti di Cristo? Dio ci scampi dall’avere qualcosa in comune con Giuda, il traditore. Che Dio ci permetta di seguire san Pietro sulla via del pentimento. Il nostro desiderio più profondo deve però essere quello di avere la sorte di san Giovanni, di poter amare Gesù in modo tale che egli ci permetta di appoggiarci al suo petto e di sentire i battiti del suo cuore pieno d’amore; di giungere al punto che il nostro amore si unisca al suo in modo che possiamo dire con san Paolo: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20).

DOMENICA DELLE PALME      notizia del 19/03/2016

Commento della Domenica delle Palme : Lc 22,14-23,56 SS. Messe h.9.00 - 10.15 ricordo solenne - 12.00 e 18.00 La più bella immagine che ho sentito descrivere sulla festa delle Palme è quella che diceva che l´animale che porta Gesù è grigio, è cocciuto, è un asino, ma porta Gesù; e questo è quello che conta. Quell´asino siamo noi, è la Chiesa con tutti i suoi difetti, ma ciò che conta è che porta Gesù alla gente e nel mondo. Ma oggi si legge anche il racconto di quello spettacolo che fu la Passione di Gesù. Spettacolo per i curiosi, ma spettacolo anche per noi, che vogliamo capire e scoprirci una storia d´amore. Abbiamo Erode, che rappresenta coloro che cercano in Gesù uno che fa miracoli, e che rimane poi deluso. Abbiamo il Cireneo, che si trova per caso a dover dargli una mano, e cosi entra nella storia. Gesù prega il Padre, di perdonare tutti perché non sanno quello che fanno; e in effetti, quando pecchiamo, lo facciamo perché non ci rendiamo conto di quanto male facciamo o ci facciamo. Ma mi piace soffermarmi a contemplare i due malfattori, crocifissi con lui. Uno lo insulta dicendo: "Non sei il Cristo? Salva te stesso e anche noi." Senza rendersi conto che è proprio quello che sta facendo. Salva se stesso dalla tentazione di farsi vedere potente, scendendo dalla croce e rinunciando ad amare. Ma salva anche loro. Gesù è li per loro due. Il primo lo aiuta proprio standogli non solo accanto, ma sotto di lui; in una condizione peggiore della sua, in modo da poter prendere su di sè i suoi insulti, una parte del suo malessere. Quando mi arrabbio e insulto qualcuno, gli butto addosso il più possibile il veleno che ho dentro, il mio malessere. Gesù se lo prende. Sembra quasi che è andato in croce proprio per stare accanto a quei due, che lo considerano più sciagurato di lui. Il secondo, ad un certo punto, si rende conto che ha vicino a sè un personaggio eccezionale, che è li per loro, per aiutarli. Questa scoperta è cosi forte che riesce a fargli credere l´incredibile: Quest´uomo, moribondo accanto a me, è in grado di darmi un futuro! Capisce che un amore cosi grande non solo non può morire, ma è in grado di trasmettergli una vita nuova. Penso che questi due ladroni mi rappresentano tutti e due, come anche Erode e il Cireneo, nelle varie fasi della vita e del cammino cristiano. Signore grazie per la tua Passione per la mia e la nostra vita. Aiutaci a vederla.

Domenica 13 marzo 2016      notizia del 12/03/2016

Commento V Domenica di Quaresima : Gv 8,1-11: il mio peccato è scritto sulla sabbia...il mio nome sulla roccia..nell´amore del Padre SS. Messe h. 9.00 - 10,30 - 12.00 - 18.00 «A chi sa di dover morire, gli ultimi cinque minuti di vita sembrano interminabili, una ricchezza enorme. In quel momento nulla è più penoso del pensiero incessante di poter non morire, del poter far tornare indietro la vita. Allora, quale infinità! Si potrebbe trasformare ogni minuto in un secolo intero...». A scrivere queste parole è il grande Dostoevskij, condannato a morte dallo zar Nicola per appartenenza a società segrete. La revoca della pena, già decisa nei giorni precedenti all´esecuzione, venne comunicata allo scrittore solo sul patibolo: era una forma di sadismo che creava nel condannato un forte stress psicologico. Si racconta che ad uno dei condannati, insieme a Dostoevskij, vennero di colpo i capelli bianchi. Anche la donna adultera del vangelo di oggi, destinata di lì a poco alla morte sotto una tempesta di sassi, avrà vissuto quegli interminabili ultimi minuti con la lontana speranza di poter non morire. E la Grazia ha voluto che tra chi la giudicava e lei... si trovasse Gesù. E, grazie a Lui, invece di morte, quella donna ha sperimentato, con una seconda nascita, la pienezza della Vita. In quest´ultima domenica "in viola" del nostro cammino quaresimale, l´incontro tra la "miseria e la Misericordia" - secondo una bella espressione di Sant´Agostino - vuole essere un messaggio luminoso di speranza e di liberazione per ogni uomo e donna schiacciati dal peso opprimente di una colpa. C´è una donna lì in mezzo, tra il maestro venuto da Nazareth e un cerchio furioso di farisei e di scribi con il dito puntato. Ma in realtà sotto lo sguardo giudicante degli scribi e dei farisei c´è lo stesso Gesù. L´adultera diventa un pretesto "per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo". Ancora una volta Gesù viene messo alle strette: se dice di perdonare, va contro il diritto giudaico, la legge di Mosè che prescrive la lapidazione per donne come quella; se si pronuncia per la condanna, va contro il diritto romano, che aveva sottratto ai giudei l´irrogazione della pena di morte. Anche Gesù, dunque, è in una situazione senza scampo: è costretto a mettersi contro la legge giudaica o contro la legge romana. Ma Gesù spezza quel gioco mortale degli accusatori con il silenzio di un gesto simbolico difficilmente decifrabile - lo scrivere per terra - e con una risposta disarmante: "Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei", consegnando alla storia un detto divenuto poi una delle massime cristiane più usate, che ci ricorda che siamo tutti peccatori. Sì, tutti siamo peccatori, e tutti abbiamo bisogno di perdono e di salvezza. Tutti, partendo dai più anziani, da coloro che hanno avuto più tempo di sbagliare. E tutti noi, in questa quinta domenica di Quaresima, dopo l´invito alla conversione di due settimane fa e l´abbraccio benedicente del Padre misericordioso di domenica scorsa, siamo lì, con quei farisei e con quella donna, davanti a Gesù, davanti alla sua infinita misericordia. Mai, infatti, come ai nostri giorni, tanti indici sono stati puntati e tante pietre sono state scagliate contro gli altri. Troppe persone oggi sono accerchiate dal giudizio impietoso ed inesorabile degli altri. Quante volte anche nelle nostre comunità cadiamo nel peccato ricorrente del giudizio, pensando di essere sempre i perfetti circondati da gente che continua a sbagliare. E non siamo più capaci di chiedere perdono. Forse non è un caso che il primo Angelus di Papa Francesco, domenica 17 marzo 2013, sia stato proprio nella quinta domenica di Quaresima, con questo vangelo. In quell´occasione, dopo neanche cinque giorni dalla sua elezione, pronunciò parole diventate un po´ il "programma" del suo pontificato: "Non dimentichiamo questa parola: Dio mai si stanca di perdonarci, mai! Il problema è che noi ci stanchiamo, noi non vogliamo, ci stanchiamo di chiedere perdono. Lui mai si stanca di perdonare, ma noi, a volte, ci stanchiamo di chiedere perdono. Non ci stanchiamo mai, non ci stanchiamo mai! Lui è il Padre amoroso che sempre perdona, che ha quel cuore di misericordia per tutti noi. E anche noi impariamo ad essere misericordiosi con tutti". Nel cuore di questo Anno della Misericordia, guardiamo a Gesù che guarda la donna, non passando assolutamente sopra il suo peccato. Egli le dice la verità su di esso: il male è sempre male. Ma la verità della colpa precede il perdono, la liberazione, la vita nuova. "Ecco, io faccio una cosa nuova!" diceva Isaia nella prima lettura. E così Gesù non guarda più indietro; guarda al futuro e fa coraggio alla donna: "D´ora in poi non peccare più". Gesù è la misericordia che libera dal peso di un passato di miseria ed incoraggia con infinita pazienza a credere che la vita nuova è possibile con la sua grazia. È quanto è accaduto a San Paolo, conquistato da Cristo. Tutto il resto diviene spazzatura, di fronte alla ricchezza della sua misericordia. Oggi il Signore ci fa tutti mendicanti di perdono, guardando nella direzione del futuro: "Va´ e d´ora in poi non peccare più". Rimango commosso da questa Misericordia su di me. Ma, ancora, resto incuriosito dal mistero delle parole scritte da Gesù sulla terra. Provo allora ad ipotizzare che sia l´elenco dei miei peccati, delle mie colpe. Ne soffro inizialmente, ma so che basterà una folata di vento, : r terra, mentre per sempre il mio nome sarà scolpito nella roccia del cuore di Dio.

domenica 06 marzo 2016      notizia del 05/03/2016

Commento della IV Domenica di Quaresima - Laetare (della letizia) Lc 15,1-3.11-32: L´amore disarmante di Dio SS. Messe h. 9.30 - 10.30 - 12.00 -18.00 I protagonisti della storia di oggi sono due fratelli: il più vecchio è uno a cui, apparentemente c´è ben poco da perdonare, il classico figlio modello, ne conosco alcuni: primogenito, forte senso del dovere, gran lavoratore... È verosimile pensare che, alla morte del padre, avrebbe assunto il controllo dell´azienda di famiglia. E poi c´è l´altro, il fratello più giovane: al contrario del primo, costui è il classico mantenuto, perditempo, gli piacciono i soldi facili, le belle donne; immagino che, mentre suo fratello sgobba tutto il giorno, questo invece scorazzi con la sua fuoriserie sportiva a far girar la testa a tutte le ragazze da marito del paese. Tra i due non corre ovviamente buon sangue. E al padre gli tocca ascoltare i continui rimbrotti del primogenito, contro il figlio minore e anche contro di lui: "Papà, ma non lo vedi che ti prende in giro? ti sfrutta? Spende e spande! Non ha voglia di lavorare; dice che il lavoro è da servi, e invece lui è il figlio del padrone! Avrebbe bisogno di una bella raddrizzata...! Ma tu, invece di punirlo, da padre giusto quale sei, gli prendi le parti! E, come se ciò non bastasse, mi dici pure che dovrei anch´io aver pazienza e amarlo di più. Non va bene, papà, non va per niente bene!... Non è così che si educa un figlio! In casa nostra ci sono delle regole e vanno rispettate! Io lo faccio da una vita! Che se ne andasse, piuttosto, se non gli va!!". Infatti, un bel giorno, il secondogenito prende la porta e se ne va; non prima di aver chiesto al padre la sua parte di eredità. E quel padre, pazzo di amore per lui, lo accontenta. Lo lascia libero. Ma, libero da chi? per chi? libero da cosa? per cosa? La libertà è un´arma a doppio taglio... se non la sai usare, ti puoi fare male. Infatti quel ragazzo cresciuto di età, ma con il cervello e il cuore di un bambino viziato, si fa male, molto male. Caduto in miseria, si vergogna a chiedere l´elemosina, si vergogna a vestire i panni del salariato; si vergogna financo a tornare a casa senza più un soldo. "Cosa penserà mio padre di me? mio fratello, so già che cosa pensa e me lo dirà in faccia...". Alla fine sceglie la terza soluzione. Strada facendo si prepara il discorsetto patetico del figlio sfigato, perseguitato dalla malasorte... Chissà, magari il paparino, già vecchio e pure un po´ andato, avrà pietà, e lo lascerà entrare ancora in casa. Talvolta - di rado! - i figli sono più abili dei genitori, quanto a ricatti morali. Ma il meschino aveva fatto i conti senza l´oste, pardon, senza il padre! Perché il padre, che è il vero protagonista della storia, sconcerta tutti e due i figli: al primo insegna a vivere, rivelandogli la verità su di lui: e la verità è che il primogenito non si era mai comportato da figlio; nel senso che viveva la relazione col padre come un rapporto di lavoro subordinato; rispetto supino dell´autorità, correttezza professionale. L´orgoglio da primogenito, quello sì, ce l´ha! sindrome del figlio modello, per bagnare il naso a quell´altro - mia sorella me lo faceva spesso ed era parecchio umiliante -. Forse, oltre all´orgoglio, c´era anche una punta di invidia per la leggerezza incosciente del fratello verso i doveri di famiglia. Mi viene in mente la favoletta de la cicala e la formica che tutti conosciamo... Ma passiamo all´altro, preso alla sprovvista pure lui dal comportamento di papà. Disarmante, l´amore gratuito e incontenibile del vecchio genitore, il quale, per festeggiare il ritorno, fa macellare il vitello grasso, quello delle grandi occasioni; a rimarcare che il rientro a casa del figlio perduto è l´evento in assoluto più importante. La conversione ha un peso specifico maggiore, di molto, rispetto alla trasgressione! Se questa verità è pacifica in teoria, nella pratica, non tanto: la gente non accetta di buon grado che un peccatore si possa convertire; la gente non è incline a riabilitare chi ha sbagliato... Anche in famiglia si vive la fatica del perdono: diffidenza, o addirittura sfiducia hanno la meglio sulla misericordia. Vale per tutti il detto: "a perdere la fiducia basta un momento; a riguadagnare la fiducia, non basta la vita!". Gesù prende le distanze da questa diffusa mentalità e dichiara: "Ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione." (15,7). Il Padre della parabola è quasi grato al figlio che è ritornato! La sua partenza era stata vissuta come un lutto; il suo ritorno è accolto come una resurrezione! Quel padre sembrerà a molti un illuso: è verosimile che il secondo figlio se ne andrà di nuovo alla prima occasione, con un altro po´ di soldi, per poi ritornare, più per fame, che per un reale pentimento... Ma questo il Vangelo non lo dice; chi lo pensa, pensa male! Un aspetto che a san Luca preme sottolineare, è l´errore del figlio maggiore di mettere a confronto il suo modo di vivere con quello del giovane prodigo; di conseguenza accusa suo padre di fare preferenze e, in particolare, (lo accusa) di togliere affetto a lui, per darlo all´altro. La questione è delicatissima: anche il patriarca Giacobbe commise l´errore di preferire Giuseppe agli altri figli. Ma se è così nel mondo degli uomini, non così per il Padre celeste! Non solo Dio ci ama tutti indistintamente; ma l´amore che dà a un figlio, non lo toglie ad un altro! Siamo alle solite, come ho detto già altre volte, ci manca il concetto di infinito! Come intuire - capire, no! al massimo intuire... - che Chi ama di Amore infinito, è in grado di dare tutto l´Amore a tutti e a ciascuno? L´invidia, la gelosia per l´amore che Dio dà a mio fratello, è del tutto immotivata! A chi la pensasse così, il Signore risponderebbe come rispose quel padrone ai vignaioli della prima ora, i quali mormoravano contro di lui perché li aveva pagati allo stesso modo di quelli che avevano lavorato un´ora soltanto: "Amico io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? Prendi dunque il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest´ultimo quanto a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono? Così i primi saranno gli ultimi e gli ultimi i primi." (Mt 20,1-16). Essere bravi ed essere buoni non è la stessa cosa! La parabola del Padre misericordioso ce lo sbatte in faccia senza alcun rispetto umano. Una bella lezione di umiltà, non trovate?

DOMENICA 28 febbraio      notizia del 27/02/2016

Commento della domenica:Chi vincerà? L´indifferenza dell´uomo o la pazienza misericordiosa del Padre? III Domenica di Quaresima Vangelo: Lc 13,1-9 SS. Messe h. 9.00 - 10.30 - 12.00 - 18.00 Viviamo in una società dove domina l´apparenza effimera, la superficialità e, spesso, l´indifferenza verso problemi, che richiederebbero profondità di analisi, volontà ferma e cuore grande, per essere affrontati alla radice; senza parlare della vita personale in cui è facile sentirsi dire: ‘Che male c´è? Lo fanno tutti.´ Di conseguenza non si cerca più di dare senso e trovare la vera ragione in ciò che operiamo. È proprio della Quaresima, o se vogliamo delle persone che amano la verità, cercare invece di essere coerenti con la verità stessa e il bene, assumendosi le proprie responsabilità, per rendere il nostro mondo un po´ più vivibile. Oggi l´Evangelista Luca ci fa assistere ad un dialogo fra Gesù e alcuni che forse Lo avevano cercato solo per porgli delle domande imbarazzanti e fuorvianti, proprio per ‘scaricarsi´ la coscienza di ogni responsabilità: "In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola Gesù disse loro: ‘Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per avere subito tale sorte?... O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Siloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme?´. La domanda di fondo era: ‘Ma perché si disprezza tanto la vita dell´uomo? Perché l´uomo e i suoi sacrosanti diritti vengono con tanta facilità calpestati?´. Noi potremmo aggiungere: ‘Perché tanti muoiono di fame senza alcuna colpa? Perché tanti, anche tra di noi, vengono emarginati senza averlo meritato? Perché tanti debbono abbandonare casa, Paese, a causa di guerre che non hanno voluto loro? E potremmo continuare il ‘rosario´ delle violenze di oggi e di sempre, usate verso i deboli. E in riferimento al fatto accaduto a Siloe, citato da Gesù: ‘Di quali colpe si sono macchiati i tanti che muoiono per cause accidentali, come i terremoti, le alluvioni? Perché così tanti ammalati, soprattutto bambini? Perché il dolore innocente?´. Sono domande che tal volta sorgono anche nei nostri cuori, e diventano devastanti quando ci portano quasi a dubitare dello stesso amore di Dio, se non addirittura contestarlo, come fece Giobbe, o arrivare a rifiutare che tale amore esista. Ma c´è una solenne dichiarazione, che esce direttamente dalla bocca di Dio, e spazza via ogni incertezza. La leggiamo nella prima lettura di oggi, riguardante la chiamata di Mosè: "Il Signore disse: ‘Ho osservato la miseria del mio popolo, in Egitto, e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dal potere dell´Egitto e per farlo salire da questa terra verso una terra bella e spaziosa, verso una terra dove scorrono latte e miele´. (Es. 3, 1-15) È una dichiarazione che nessun tempo, nessun fatto, nessuna circostanza può minimamente offuscare, perché anche il solo dubitarne sarebbe mettere in discussione la fedeltà dell´amore di Dio, la sua stessa giustizia e misericordia. Sono parole vere e ‘densé. ‘Ho osservato la miseria del mio popolo´, riecheggiano l´atteggiamento di Gesù che ‘vedendo la folla ebbe compassioné, Lui, Buon Samaritano, che ‘passa´, ‘osserva´, ‘si prende curà. Un verbo del Padre tutto da meditare è: ‘Ho udito il suo grido´. ‘Udire´ è accogliere nel proprio cuore la sofferenza profonda che è nel grido e non fermarsi ad una compassione epidermica, che poco può operare, ma ‘entrarci dentrò. Ed infine ‘conosco le sue sofferenze´: ‘conoscere´, nella Bibbia, non è solo sapere, ma sperimentare, fare proprio. E chi meglio di Gesù conobbe la sofferenza? E proprio Lui ha la risposta per coloro che gli ponevano le domande. Una risposta che va a pennello per il mondo in cui viviamo: ‘Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo´. E in cosa consista la ‘conversioné, l´ha spiegato bene Papa Francesco, all´Udienza di sabato 20 febbraio, soffermandosi ‘a riflettere sul tema dell´impegno´, e invitando tutti "a conoscere sempre di più il Signore Gesù, e a vivere in maniera coerente la fede con uno stile di vita che esprima la misericordia del Padre... per offrire a quanti incontriamo il segno concreto della vicinanza di Dio. La mia vita, il mio atteggiamento, il modo di andare per la vita deve essere proprio un segno concreto del fatto che Dio è vicino a noi. Piccoli gesti di amore, di tenerezza, di cura, che fanno pensare che il Signore è con noi, è vicino a noi.´ Allora possiamo meglio capire la parabola del fico, proposta da Gesù, dopo il suo richiamo alla conversione: "Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarci frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: ‘Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest´albero, ma non ne trovo. Taglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?´ Ma quello gli rispose: ‘Padrone, lascialo ancora quest´anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l´avvenire; se no, lo taglierai". (Lc. 13, 1-9) Da una parte vi è l´incredibile apatia, superficialità, ignavia degli uomini, che però spesso genera o ‘permette´ un mare di dolore e di sofferenza; vi è la poca voglia di farsi cambiare dalla Parola e dalla Grazia, rimanendo quello che si è: una pianta di fico con tante foglie, tante parole, tanti buoni propositi, ma senza alcun frutto. Dall´altra c´è l´infinita pazienza del Padre che continua ‘a zappare e mettere concime´, nella speranza che il fico dia frutti. Chi vincerà? L´indifferenza dell´uomo o la pazienza misericordiosa del Padre? La risposta è proprio nel nostro modo di vivere adesso, in questo tempo di Grazia, oggi. Non aspettiamo sempre che siano gli altri a cambiare... Cominciamo noi a vivere ‘con impegno´, come ha detto Papa Francesco, perché ‘a partire dall´amore misericordioso con il quale Gesù ha espresso l´impegno di Dio, anche noi possiamo e dobbiamo corrispondere al suo amore con il nostro impegno. E questo soprattutto nelle situazioni di maggiore bisogno, dove c´è più sete di speranza.... Dobbiamo sempre portare quella carezza di Dio - perché Dio ci ha accarezzati con la sua misericordia - portarla agli altri, a quelli che hanno bisogno, a quelli che hanno una sofferenza nel cuore o sono tristi: avvicinarsi con quella carezza di Dio, che è la stessa che Lui ha dato a noi. Che questo Giubileo possa aiutare la nostra mente e il nostro cuore a toccare con mano l´impegno di Dio per ciascuno di noi, e grazie a questo trasformare la nostra vita in un impegno di misericordia per tutti."

UNITALSI      notizia del 20/02/2016

Nella nostra parrocchia la XV giornata a sostegno dell´U.N.IT.A.L.S.I.viene anticipata ad oggi 20 febbraio e domani 21 febbraio. i volontari saranno presenti dalle h. 17.00 id oggi e per tutta la giornata di domenica:Il ricavato delle offerte sarà utilizzato dall’Unitalsi per sostenere i numerosi progetti di solidarietà in cui l’Associazione è impegnata quotidianamente sull’intero territorio nazionale, al servizio delle fasce più disagiate della popolazione, grazie al costante e generoso impegno dei propri soci. Pellegrinaggi tematici, progetti di solidarietà in Italia e all’Estero, assistenza domiciliare agli anziani, case famiglia per le persone disabili, case accoglienza per i genitori dei bambini ricoverati nei grandi centri ospedalieri, soggiorni estivi e interventi d’emergenza sociali. Sono solo alcune delle attività attraverso le quali l’Unitalsi tocca con mano la fragilità, la sofferenza e l’emarginazione testimoniando la sua innata vocazione alla carità. Aderendo alla giornata Nazionale sarà dunque possibile annunciare la speranza a coloro che vivono il disagio e l’abbandono.

DOMENICA 21 FEBBRAIO 2016      notizia del 20/02/2016

Commento della II Domenica di Quaresima: Sopra la nebbia c´è sempre il sole : Lc 9,28-36 SS. Messe h. 9.00 - 10.30 - 12,00 e 18.00 Non è vero che la vita di fede è una vita di sofferenza e di infelicità. Certamente, la vita ci fa sperimentare parecchie situazioni spiacevoli e dolorose, di fronte alla quali ci chiediamo perché Dio non si fa sentire. Così com´è altrettanto vero che ci sono esperienze di fede in cui si sperimenta la presenza di Dio proprio in mezzo alle prove e alle sofferenze, ritenute parte del progetto di Dio su di noi. A me, tuttavia, piace pensare la vita di fede come una vita di gioia e di entusiasmo, fatta senza dubbio di fatiche e di difficoltà, ma sempre affrontate con la serena certezza che credere in Gesù è fonte di gioia, e soprattutto che la vita di fede non è un peso, un carico difficile da portare, ma uno zainetto leggero, un giogo "soave", così come Gesù stesso ce lo descrive nel Vangelo. E allora, salire sul monte a pregare - come fa oggi Gesù con tre dei suoi discepoli - può anche rappresentare una fatica, perché trovare luoghi e tempi per la preghiera, in un mondo come il nostro, è sempre difficile; ma nel momento in cui accettiamo questa sfida, nel momento in cui anche noi lo accompagniamo in questo viaggio, riusciamo pure a sperimentare la bellezza di stare con lui. Chi di noi non ha mai fatto l´esperienza, nella propria vita, di trovarsi in un´oasi dello spirito, in uno di quei luoghi, cioè, dove si sperimenta un´energia particolare, una presenza forte dello Spirito, un misticismo intenso dovuto anche alla storia, alla presenza di grandi santi e sante della contemplazione? Gli esempi si sprecano, soprattutto in una terra come la nostra italiana, dove il passato ci ha riservato particolari effusioni dello Spirito. Sono luoghi che t´immergono in una dimensione talmente pacifica e piacevole dalla quale non vorresti andartene più... ti verrebbe voglia di piantare una tenda e fermarti lì, a contemplare, il più possibile. Molti sanno bene di cosa sto parlando: di certo, lo sapeva bene Pietro, che quel giorno accompagnò il Maestro con i suoi compagni su un monte. Pensavano si trattasse di un momento come tanti altri, uno spazio di preghiera come quelli che il Maestro era solito ritagliarsi: né lui né gli altri due erano certo preparati a un´esperienza mistica, tant´è che il loro misticismo non parte proprio con il piede giusto, anzi, preferiscono farsi una dormita... ma il fulgore e lo splendore dell´esperienza di fede che stanno per vivere prende il sopravvento anche sul loro sonno, e riescono così a vedere il Maestro in tutta la sua gloria. Proprio come dicevamo all´inizio: la vita di fede ti riserva anche questi momenti di gioia e di entusiasmo, momenti che scaldano il cuore, momenti in cui tutto ti appare chiarissimo ed evidentissimo, per cui ascolti e segui volentieri il Maestro anche se lui parla molto chiaramente del suo "esodo che stava per compiersi a Gerusalemme", ovvero di morte... non importa, è tutto bellissimo e tutto chiaro! Anche se costa, abbiamo voglia, gioia, entusiasmo di seguire Gesù! Che per di più, ci rende chiaro tutto, anche la Bibbia, anche l´Antico Testamento; vediamo e capiamo con chiarezza anche Mosè ed Elia, la Legge e i Profeti, solitamente così ostici da comprendere.... è bello per noi stare qui! Facciamo delle tende, ma non per noi, per il Maestro, così non se ne va più dalla nostra vita! E chi ha voglia di tornare a casa? Là è tutto così piatto, così amorfo, così statico, così oscuro... Anche noi, quando abbiamo questi momenti, ragioniamo, o meglio "sragioniamo" come Pietro, il quale (puntualizza Luca) "non sapeva quello che diceva". Eh, già, perché non dobbiamo dimenticare che dove c´è una luce, poi, subito intorno, c´è ombra; dove c´è sole sfolgorante, poi, soprattutto in montagna, arrivano presto le nubi dense... Ci sono volte in cui ci entusiasmiamo talmente delle cose di Dio che dimentichiamo, con sano realismo, che credere è tutta un´altra cosa, e che la fatica di essere credenti, osservanti, praticanti, giusti, onesti, riconciliati con Dio e con i fratelli, è una lotta quotidiana che logora e nasconde quella luce che hai sperimentato. Una luce che, tra l´altro, nel frattempo è scomparsa per lasciare posto a una nube; una nube che ti avvolge con la sua ombra, entrando nella quale provi subito paura... Vedi? Non fai in tempo a provare una gioia e una consolazione che subito arriva il buio, l´angoscia, la paura, la disperazione, lo smarrimento. Forse è il segno che dobbiamo restare sempre con i piedi ben per terra; forse è il modo che Dio ha per farci comprendere che lui va seguito e amato sempre, non solo nei momenti di entusiasmo. Anzi, chissà perché, quando nella tua vita tutto splende e risplende, la sua voce non la senti mai... forse perché ti basta la sua visione. Mentre invece, appena entri nello smarrimento e nella disperazione della nube, senti la sua voce forte, rassicurante: "Questi è il Figlio mio, l´eletto: ascoltatelo". Ascoltarlo nella nube? In mezzo alla disperazione e al buio della vita dobbiamo ascoltare il suo Figlio? Non era meglio prima, in mezzo alla luce, davanti al sole, dove tutto era chiaro? In realtà, è tutto chiaro anche ora, solo che non lo vediamo, perché il cammino non è ancora terminato; tutto è chiaro e sereno anche quando entriamo nella nube, perché anche se non vediamo più nulla, comunque sentiamo la sua voce. Anzi, la nube è la prova evidente che la vita, fatta di facili entusiasmi, esige che manteniamo gli occhi ben aperti, per evitare di andare a sbattere contro qualcosa. Noi che abitiamo nelle anticamere della Pianura Padana sappiamo bene cosa significhi orientarsi con la nebbia, soprattutto quando scende improvvisa, in banchi, e stai guidando senza punti di riferimento; ma altrettanto bene sappiamo che la nebbia è una nube "a misura d´uomo", una nube del suolo, terrena. Se scende la nebbia è perché il cielo, sopra, è sereno, senza nuvole: quando piove o fa tempesta, la nebbia non c´è... La nebbia c´è quando c´è il sole, quando c´è sereno e limpido, così come le nostre angosce e le nostre fatiche nella vita di fede ci sono perché sono il cono d´ombra di una luce che continua ad esserci, più forte che mai, anche se fatichiamo a vederla. Che bello, se tutta la nostra fede fosse un mattino di Pasqua, splendido e sereno, limpido come la Trasfigurazione, che ne è l´anticipo: può anche essere così, ma non dimentichiamoci che la tomba lasciata vuota dal Risorto, è solo a pochi passi dal Calvario, da quel venerdì santo che non ci abbandona mai. Abbiamo perlomeno una certezza: che la nebbia ci avvolge perché sopra di noi c´è il sole, e che la croce piantata sul Calvario ad aspettarci è solamente una tappa, un momento del viaggio. Saliamo fino in cima, fino alla croce, e scendendo dall´altro lato, troveremo una tomba lasciata definitivamente vuota.

mercoledì delle ceneri : 10 febbraio      notizia del 10/02/2016

Riflessione per la giornata di oggi: Quaresima: carità sincera, disinvolta e disinteressata Gl 2,12-18; Sal 50; 2Cor 5,20 - 6,2; Mt 6,1-6.16-18 SS. Messa h. 18.00 Gioele (Prima lettura) descrive la penuria e la fame in cui versa il popolo di´Israele in seguito a un´invasione di cavallette che ha distrutto il raccolto, ma facendosi portavoce di Dio invita tutti alla conversione e al pentimento: è stato il peccato del popolo a causare codesta disfatta. Ora occorre dare segno di pentimento e di conversione, soprattutto con la penitenza, la mortificazione e il digiuno. Il mondo cambia a partire dalla coscienza del singolo uomo e nessun vantaggio e mai possibile se non lo precede lo sforzo di rinnovamento e di radicale trasformazione interiore. L´imperfezione è il primo ostacolo d´abbattere per ritrovare se stessi e la precarietà e la miseria morale sono pericoli da combattere nella persona singola e nella società. Così sempre, e non soltanto nel popolo d´Israele oppresso dalla penuria e dalla carestia. Un coefficiente valido per optare per il rinnovamento è il digiuno. Esso era considerato nell´Antico Testamento un mezzo per umiliarsi davanti a Dio e per entrare nel vivo della comunione con lui; con il digiuno si fa esperienza del divino e si incrementa la familiarità con l´Assoluto. Rinunciare al cibo o ridurlo alla frugalità è un espediente che favorisce l´alleggerimento, lo svuotamento di se stessi per accrescere quell´umiltà che ci conduce a Dio e che ci predispone ad amare il prossimo. Per questo il digiuno è associato alla preghiera e alle opere di carità, senza le quali esso non avrebbe alcun valore se non di mera esteriorità innecessaria. La carità è reale ed effettiva quando deriva dall´umiltà e dalla fede e quando è anzi una conseguenza di queste. Se allora il digiuno non serve ad accrescere il nostro essere umili e devoti, non sarà mai vero digiuno e non condurrà mai alla carità concreta. Preghiera e digiuno in altri termini ci portano all´umiltà e questa conduce alla carità. Ed è proprio questa la sintesi del Mercoledi delle Ceneri, che vede affollate le nostre chiese solitamente semideserte nei giorni feriali dell´inverno, perché ciascuno riceva sul capo un granello di polvere. Essa ci indica innanzitutto il valore dell´umiltà, la necessità di dover ammettere la nostra insufficienza e la nostra precarietà, riconoscendo di dover dipendere da Qualcuno che ci sovrasta ma che ci ama. L´umiltà per la quale consideriamo noi stessi nient´altro che polvere e cenere e che è stata alimentata dall´astinenza dai pasti (o almeno da una pietanza) prevista nella giornata di oggi e che avrà la sua concretezza nel bene che saremo in grado di fare ai fratelli. L´umiltà ci spinge a cercare Dio considerato come bene supremo e a orientare la nostra vita a Lui in un continuo processo ininterrotto chiamato conversione. Se sei polvere e cenere e se Dio ti ama, ebbene convertiti e credi al Vangelo, è la frase che vi viene detta al momento in cui veniamo cosparsi delle sacre ceneri. Il Vangelo di oggi, che inaugura liturgicamente l´inizio di un percorso di rinnovamento spirituale che interessa l´interiorità del singolo e l´intera comunità ecclesiale, ci parla della vera carità, scaturente dall´umiltà e dalla mortificazione che conducono alla fede: "Non sappia la tua sinistra quello che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti segreta e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà." La metafora esprime che è necessaria l´umiltà e la fuga dalla vanagloria. Praticare la carità gonfi di presunzione e di vano orgoglio non fa altro che rendere ridicoli, poiché dimostra l´inutilità stessa delle nostre presunte opere di bene. Inutilità in tal modo palesata sia davanti a Dio sia davanti agli uomini, per il semplice fatto che non vi è difficoltà alcuna a fare il bene quando questo non ci costa nulla e non ottiene certo dei meriti il compiere delle buone azioni al solo scopo di ottenere il plauso e l´approvazione di chi ci sta osservando. In casi come questi si è capaci di buone azioni che sapremo fare solo in quella circostanza, ma che non saremo in grado di ripetere in futuro, con la conseguenza di sterile falsità e ipocrisia da parte nostra. Quando si esercita l´amore ravvivati da una profonda umiltà e da una vera disposizione di cuore, la nostra trasparenza sarà indubbia e la sincerità con cui si a il bene sarà di edificazione agli altri. La carità deriva infatti da uno sprone che può darci solamente un cuore puro e uno spirito ben disposto, riceve la spinta iniziale dall´umiltà e nella fede trova la sua continua forza di inerzia. In queste settimane privilegiate che ci attendono saremo condotti all´esercizio dell´umiltà perché saremo spronati a guardare a Dio che da parte sua non cessa di chiamarci a conversione e ad instaurare una relazione di amore con noi nel suo Figlio Gesù Cristo. Corrisponderemo all´appello di Dio che ci invita alla comunione con sé radunandoci nel suo Figlio Gesù e rendendoci consapevoli di essere sempre amati e prediletti nonostante le deficienze di cui è causa il nostro peccato. L´umiltà consisterà nel riconoscerci effettivamente bisognosi di questa comunione con Cristo e di saperci insufficienti e privi di orientamento quando essa venga a mancare; essa è la risorsa privilegiata che ci pone sempre di fronte al nostro peccato, ravvivando in noi la coscienza di manchevolezza verso Dio che rovina peraltro noi stessi e la nostra convivenza. L´umiltà cancella l´orgoglio e la presunzione aprendo le porte al dono della fede, che in essa viene coltivato, approfondito e alimentato e la fede non potrà che condurre al "prestare attenzione" al fratello, concependo così la carità sincera, disinvolta e disinteressata.

domenica 7 febbraio 2016      notizia del 06/02/2016

Commento della Domenica: La fiducia di Dio negli uomini ( Lc 5,1-11) SS. Messe h. 9.00 - 10.30 - 12.00 e 18.00 (prefestiva del sabato h.18.00) "Ah, io non sono molto di chiesa, per cui non è che mi vedrà molto a messa!". A chi di noi preti non è mai stata rivolta una frase del genere? Frase che ci viene detta da chi, per togliersi dall´imbarazzo di trovarsi a che fare con un prete per qualsiasi banalissima situazione, liquida la propria uscita di scena con un´affermazione di questo tipo (o qualcosa di analogo), che lo metta al riparo da qualsiasi inconveniente. Spesso, questo "Non sono molto di chiesa" è un´affermazione del tutto innocua, giusto per affermare di non essere a conoscenza di ciò che avviene in un gruppo ecclesiale o in una comunità parrocchiale; altre volte, invece, esprime la propria lontananza dalle "cose di Dio", non necessariamente con rabbia nei confronti dell´autorità ecclesiastica o dell´apparato-chiesa in generale, ma certamente con un senso di "fatica" riguardo alla vita di fede all´interno di una comunità, anche se questo non significa che non si possa avere comunque fede anche senza essere "di chiesa". Chi valuta la fede nel cuore delle persone è lo sguardo che il Signore ha su ognuna di loro, e nessun altro. Dio sa bene cosa c´è e cosa può trovare nel cuore di ogni uomo e di ogni donna, anche di coloro che "non sono molto di chiesa". E tra questi, credo che ci possiamo benissimo mettere pure Simone di Cafarnao, umile e testardo pescatore del lago di Galilea, che sarebbe tranquillamente rimasto nell´anonimato se non avesse avuto la "sventura" (ma oggi diciamo "la grazia") di essere contemporaneo di un altro Galileo, più illustre, che sin da quando lo conosce getta lo sguardo su di lui. Non credo che Pietro fosse molto "di sinagoga": Gesù non lo incontra là dentro, e stando al Vangelo di Giovanni non era nemmeno seguace di Giovanni Battista come invece pare lo fosse suo fratello Andrea. Non solo: quando Gesù - come vedremo - gli manifesta la sua potenza attraverso la pesca miracolosa, gli chiede di allontanarsi da lui, perché si sente "un peccatore", uno "distante dalle cose di Dio". Non era di certo un bigotto attaccato alle frange del mantello dei rabbini... Eppure, chissà che cosa ha visto in lui il Maestro, dal momento che sin dall´inizio gli ronza intorno, "gli fa la corte". Infatti, uscito dalla sinagoga di Cafarnao dopo aver guarito l´indemoniato, Gesù entra nella casa di Simone e guarisce sua suocera; il giorno dopo, si reca sulla riva del lago e sceglie di predicare stando seduto sulla sua barca, mentre lui lavava le reti con il fratello e con i soci dopo una notte di pesca tra le meno esaltanti della sua carriera. Credo neppure che quel Maestro, tanto buono per aver guarito sua suocera, quel mattino gli risultasse molto simpatico: non aveva pescato nulla tutta la notte, e ora arrivava un falegname dell´entroterra a dirgli di gettare nuovamente le reti in mare, per di più al largo, quindi con la fatica di levare gli ormeggi e spiegare di nuovo le vele. In quel "Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla" c´è tutta la rabbia del fallimento e soprattutto il pregiudizio verso chi, di pesca, non ne sa nulla, visto che gli chiede di pescare al mattino. È anche vero, però, che nessuno parla come quell´uomo. Le folle accorrono da ogni luogo e fanno ressa per ascoltare la sua parola; con la forza della sua parola scaccia i demoni e guarisce i malati; la parola di Dio pronunciata per mezzo del profeta Isaia si compie nella sua parola: dev´essere una parola veramente forte, che ottiene tutto ciò che dice. È fidandosi di questa parola che Simone, nonostante la diffidenza, accetta di gettare le reti al largo, di mattina, dopo una notte di fallimenti. E qui avviene l´inverosimile: quel testardo e cocciuto di Simone (talmente cocciuto da essere soprannominato Pietro) deve ricredersi e rimangiarsi tutta la sua diffidenza nei confronti del Maestro. Deve proprio cambiare mentalità, cambiare modo di vedere Dio. Dio non è - come egli pensa - il giudice giusto che vuole al suo fianco una schiera di uomini santi, irreprensibili, "di chiesa"; Dio non chiama i giusti a seguirlo, ma i peccatori, per cui è perfettamente inutile gettarsi ai suoi piedi in ginocchio dicendogli di allontanarsi da noi perché non si è "di chiesa", tant´è, non ci ascolta; Dio non è da temere come un padrone (e Gesù lo dice bene a Simone, "non temere"), ma da amare come un padre, ed è talmente amoroso e affettuoso che chiama Simone per nome anche quando sarebbe utile chiamarlo "Pietro il testardo" (lo fa una sola volta in tutto il Vangelo di Luca, quando si intestardisce a dire che lui non lo rinnegherà mai). Perché Dio è così, non gli importa del tuo passato, della tua mentalità, del tuo "essere di chiesa" o meno, del tuo carattere testardo: lui ti da fiducia, ti vuole così come sei, con tutti i tuoi limiti e difetti, con la tua piccola e zoppicante fede, con la tua testardaggine fatta di pregiudizi nei confronti dei cambiamenti e delle novità. Ti chiede solamente di fidarti di lui, della sua parola, e di seguirlo. La conversione di Simone, pescatore di Cafarnao, è appena all´inizio, e ce ne vorrà prima che sia definitiva: ma per lo meno, adesso inizia a riconoscere in Gesù non il "Maestro" che la sa lunga, ma il "Signore" che salva. Certo, la vita di Simone cambierà radicalmente, e il mare di Galilea è il simbolo di tutto questo: da massa di acqua viva da cui si traggono i pesci per dare loro la morte, diviene teatro di morte (il mare indica questo, nella Bibbia) per dare agli uomini, pescati da Simone e dagli altri discepoli lungo i secoli, la parola di vita eterna. Ma è ancora lunga, il cammino è appena iniziato, e Simone dovrà passare attraverso le lacrime del tradimento: ci vuole la forza della Pasqua, e la Quaresima che sta per iniziare ci indica la strada.

2 febbraio 2016      notizia del 02/02/2016

Oggi Festa della presentazione al tempio di Gesù (Lc 2, 21- 34)..o anche festa della candelora SS. Messe h. 8.00 - 9.00 e 18.00 Gesù, Maria e Giuseppe Dopo il racconto della nascita (2,1-20) eccoci immersi nella vita normale di Israele. Maria e Giuseppe, dopo aver ubbidito al decreto dell’imperatore (2,1-6) sono ora in atteggiamento di ubbidienza a Dio. Si costata quanto sia vero quello che dice Paolo: “Quando giunse la pienezza del tempo Dio mandò suo figlio nato da donna, nato sotto la legge”. Ebbene in Luca 2,22-24 per tre volte si parla della Legge di Mosè, cioè del Signore. La piccola famiglia è in tutto obbediente alla Legge e si usa un’espressione che richiama l’inizio del testo di Paolo: “Quando si compirono gli otto giorni dalla circoncisione...; quando si compirono i giorni della loro purificazione...”. Nel parlare biblico si è soliti contemplare il trascorrere del tempo nella sua tensione verso un atteso compimento in cui qualcosa di significativo deve realizzarsi. Per Gesù non contava la circoncisione, ma l’imposizione del nome e qui non si dice chi impone il nome ma si ricorda l’atto di ubbidienza a Dio e si dà quel nome che “fu dato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo materno”. Così si ricorda, anche se c’è il pronome “loro” ( Gesù non è andato al Tempio per essere purificato e consacrato. È lui che entrando nel Tempio lo ha consacrato definitivamente purificando i figli di Levi. Maria lo ha quindi portato perché desse simbolicamente inizio alla sua missione).la purificazione di Maria. La tutta santa non vuole apparire diversa dalle altre donne, come Gesù, quando si presenterà mescolato ai peccatori per farsi battezzare, non vuole apparire diverso dagli altri, forse perché sa che deve assumere il peccato di molti. Ci si sofferma invece sulla presentazione del Primogenito “come è scritto nella Legge del Signore”. Luca conosceva bene la Scrittura e nel gesto di Maria vede ripetersi quanto, secoli prima, fece Anna dopo la nascita di Samuele. Essa andò al Tempio e disse al sacerdote: “Lo do al Signore perché appartiene al Signore” (1 Sam 1,28). Per lei era un dono del Signore alla sua sterilità. E poi il primogenito secondo la Legge (Es 13,2.12) appartiene al Signore. Si legge infatti: “Ogni primogenito sarà chiamato santo (consacrato) al Signore”. Tutto ciò valeva per Maria: suo Figlio è tutto del Signore, per questo lo presenta al Signore. “Tutto”: forse per questo Luca non parla di riscatto possibile (Es 13,15). Il sacrificio di due tortore o due giovani colombi non riguarda Gesù, ma la purificazione di Maria. Forse, in quel momento, Maria e Giuseppe potevano pensare che ora avevano esaurita la loro missione: dare vita e una famiglia al figlio. Ma quello che udì Maria dall’anziano Simeone mentre entravano nel Tempio, ci impone una domanda: “Con quali sentimenti Maria offrì il Figlio”. Certamente dalle parole di Simeone aveva capito di non avere una vita facile. Di questo ora dobbiamo parlare. L’incontro con l’anziano Simeone Il racconto precedente doveva essere molto importante per Luca se solo ora parla di quello che avvenne quando la piccola famiglia stava per entrare nel Tempio. Qui si parla di un anziano di nome Simeone, simbolo di tanti altri che in Israele aspettavano il Consolatore, la salvezza messianica. Simeone viveva in questa ansiosa attesa guidato dallo Spirito come gli antichi profeti. Ora, lo Spirito gli fece sapere che non sarebbe morto prima di vedere il Cristo, il Messia. A questo titolo la comunità pasquale aggiunge: “il Signore”. Era da molto tempo che mancavano i profeti (1 Mac 2,8; 14,41; Sal 94,3). Ora però l’attesa è finita, il momento della definitiva salvezza è giunto e lo Spirito è in azione e Simeone mosso dallo Spirito va al Tempio e subito riconobbe il Messia in braccio alla madre. Lo prese tra le braccia e, immaginiamo, alzando gli occhi e il bambino verso il cielo, intona la sua lode a Dio. La sua attesa è finita e perciò può concludere con gioia la sua vita perché ha visto il Salvatore. E quanto dice di Lui è molto importante. Sì, è la “gloria di Israele” perché è segno della presenza di Dio in mezzo al suo popolo ed è una presenza dal respiro universale: è per tutti i popoli e rivelazione per tutte le genti. Sono parole che ricordano il terzo canto del Servo di Dio (Is 49) e che ora si compiono in Gesù. In Isaia il Servo sente l’inutilità della sua missione in Israele, ma Dio gli dice: “È troppo poco per te che tu sia mio servo per rialzare le tribù di Israele e ricondurre gli scampati del popolo, voglio fare di te la luce delle nazioni, lo strumento della mia salvezza fino alle estremità della terra” (Is 49,6). Questo è quello che avviene di Gesù guidato dallo Spirito. Fin qui è tutto uno scoppio di gioia tanto che Maria e Giuseppe si stupirono delle cose che si dicevano di Gesù: Maria sente cantare il futuro di suo figlio. Ma subito sentirà parlare del futu- ro di sofferenza del Messia. Ha inizio così la presentazione di Maria, la Dolorosa (2,34-35). Una spada ti trapasserà l’anima Simeone li benedisse e rivolto a Maria disse: “Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, e come segno di contraddizione; e anche a te una spada trafiggerà l’anima perché siano svelati i pensieri di molti cuori”. Sono altre parole che Maria deve conservare e confrontare perché solo a poco a poco riuscirà a capirne il senso. Certamente però ha capito che sarà coinvolta nel destino di suo Figlio. Ed è questo che certamente accetta quando, entrata nel Tempio, offre il suo Figlio al Signore. Questo dice che la Maternità di Maria ha uno scopo storico-salvifico e che tutta la vita del Figlio la coinvolgerà. Certamente, in quel momento, non poteva capire tutto, ma a poco a poco riuscirà a penetrarne sempre di più il senso vivendo in ascolto del Figlio. Un giorno Gesù disse: “Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No! Sono venuto a portare la spada. D’ora in poi se in una famiglia ci sono cinque persone si metteranno tre con due e due contro tre”. Maria ha sperimentato questo. Un giorno i suoi familiari se la trascinarono dietro perché volevano andare a prendere Gesù di cui si diceva che era fuori di sé. Quando arrivarono mandarono a chiamarlo, ma Gesù disse: “E chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?” e volgendo lo sguardo verso i suoi discepoli disse: “Ecco mia madre e i miei fratelli. Chiunque fa la volontà di Dio è mio fratello, mia sorella e madre”. Maria prende atto della divisione o spada che ha diviso la sua parentela. I suoi parenti infatti non credevano in Gesù (Gv 7,5). Questo racconto dei fratelli e della madre fa da cornice a quella grande contestazione dell’agire di Gesù accusato di essere amico del demonio (Mc 3,10-11.22-34). L’immagine di Gesù contestato e persino trattato da bestemmiatore (Lc 5,2) è continua nel Vangelo. Come dice la lettera agli Ebrei: “Durante la sua vita ha dovuto sopportare una grande contestazione da parte dei peccatori” (Eb 12,3). Gesù rivelazione del Padre e segno della sua presenza non ha raggiunto il suo scopo. Come Dio nel suo agire nella storia diventa motivo di rovina o di salvezza per molti in Israele (Is 8,14), così è di Gesù. Di fronte a questi fatti Maria continua a conservare e a confrontare parole-eventi cercando di capire. In questo suo lavorío sarà poi aiutata dalla comunità cristiana. Infatti l’interpretazione della comunità meditando sulle parole dell’anziano Simeone, si accorge che per lui quello che ha valore è sottolineare l’intima unione Madre-Figlio. La stessa spada che uccide il Figlio trapasserà l’anima di Maria. Non si tratta di due episodi, di due protagonisti, ma di una stessa passione sopportata allo stesso tempo dalla Madre e dal Figlio. Non si parla prima di Maria e poi del Figlio. Le parole del testo si intrecciano e i due sono messi sullo stesso piano. Maria si trova associata intimamente al destino e alla morte di Gesù e non solo per il dolore che ha provato ai piedi della croce, ma per il posto che essa occupa nell’economia della salvezza. Un esempio su questa intima unione Madre-Figlio. La metafora della spada è probabilmente un implicito richiamo al testo di Ezechiele 14,17 dove si legge: “Una Spada attraversa questo paese”. La spada che attraversa Israele è la predicazione di Gesù, la Parola di Dio, che “è più tagliente di ogni spada a doppio taglio. Essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito... e sa discernere i sentimenti e il pensieri del cuore”. (Eb 4,12). Essa provoca la rovina di molti perché li obbligherà a svelare i pensieri occulti del loro cuore, prendendo posizione di fronte alla parola di Gesù. Ebbene questa stessa spada attraversa la vita di Maria nel senso che essa comunicando con i sentimenti del suo popolo ne sente tutta la tragedia dovuta al rifiuto di Gesù; e questa tragedia diventerà ancora più dolorosa ai piedi della croce. La parola dell’anziano Simeone segna un culmine di infinita sofferenza. L’agire di questa spada, rifiuto del Vangelo, si accentuerà nella storia con la divisione Giudei-cristiani e continuerà anche nella storia della Chiesa. La sofferenza di Maria non è mai finita perché essa ama tutti e vorrebbe che tutti accogliessero Gesù per salvarsi. Un soffio di gioia (2,36-38) Il racconto della presentazione si chiude con un senso di gioia, che sempre si alterna alla sofferenza. È parallelo alla prima parte del racconto dell’anziano Simeone. Qui la novità è che si tratta di una donna: la profetessa Anna. Il titolo di profetessa dice che, come Simeone, è sotto l’agire dello Spirito e, come lui, giunge allo stesso tempo all’entrata del Tempio e come lui celebra Dio e si mise a parlare del bambino a tutti coloro che aspettano la “Liberazione”, cioè la salvezza di Israele. È il positivo che si sovrappone alla tristezza che ha lasciata la seconda parte delle parole di Simeone. Sembra che dica: l’ultima parola della storia è sempre quella di Dio ed è gioia e salvezza. Alla Dolorosa succede la Donna gloriosa che partecipa alla gloria del Figlio.

Domenica 31 gennaio 2016      notizia del 30/01/2016

Commento al vangelo della Domenica:Nazareth e Israele non hanno l´esclusiva su Dio. (Vangelo: Lc 4,21-30 ) SS. Messe h. 9.00 - 10.30 - 12.00 e 18.00 (prefestiva del sabato h. 18.00) Una delle cose che mi piacerebbe molto conoscere in Cielo, (di certo lassù non ci si annoierà, mi basta considerare quel pullulare di desideri che ho già qui in terra per intuirlo...) è rivedere dal vivo la storia di Gesù: penso proprio che glielo chiederò al Signore questo regalo, sarei tanto curioso di vedere le facce dei tanti protagonisti umani del vangelo che hanno incrociato la sua vita, quelli che hanno interloquito con Lui, quelli che lo hanno accolto e quelli che non lo sopportavano, insomma tutti coloro che hanno vissuto la loro esistenza presso la sua, per molto o per poco tempo. Ad esempio mi piacerebbe molto vedere il volto di tutti quelli che quel giorno si trovavano in sinagoga e che rimasero meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca dicendo: "non è costui il figlio di Giuseppe?" (v.22) Ma di quale meraviglia si trattava? Passano solo 5 versetti e poi leggiamo che quegli stessi nazareni, al solo udire le parole di Gesù, si riempirono di sdegno, si alzarono, lo cacciarono fuori della città conducendolo fin sul ciglio del monte per gettarlo giù (vv.28-29). Lo volevano uccidere! Come è possibile passare così rapidamente dalla meraviglia ad un tentativo di omicidio e per giunta partendo dalla sinagoga?!!!... Signore Gesù, i tuoi compaesani si meravigliano di te: hai appena detto loro che in te si è compiuta quella Scrittura che annunciava la venuta del Messia. Essi hanno capito bene cosa intendevi dire: hai detto loro che tu sei quel Messia annunciato. Se le tue parole erano per loro di grazia, allora perché fermarsi a considerarti né più né meno uno di loro? (v.22b). Perché non considerare che stessi dicendo la verità con tutto ciò che ne consegue? Cosa si aspettavano? Che il Messia dovesse presentarsi attorniato da tutta la classe sacerdotale, dagli scribi, dai farisei e i leviti provenienti in corteo da Gerusalemme? O forse che questi rappresentanti ufficiali della fede lo autenticassero come Messia con procedure speciali? Pensavano che il Messia dovesse giungere con cavalli e cavalieri al seguito? Oppure che dovesse giungere accompagnato da inconfutabili segni provenienti dal Cielo? Dicci Signore Gesù, cosa aveva il tuo aspetto, cosa avevano Giuseppe e Maria, la tua famiglia, la tua abitazione, il tuo lavoro, che suscitasse un tale stupore negli uditori, che stridesse così tanto con quell´immagine dominante del Messia che avevano. Anche Marco e Matteo evangelisti sono concordi: la meraviglia dei nazareni non era quella di chi spalanca la bocca perché sta ammirando un´opera di Dio, bensì il preludio di chi trova uno scandalo dover ammettere che Dio, proprio Dio, si riveli ed agisca in un comunissimo compaesano che si ritiene di conoscere nelle sue relazioni. (Mt 13,57; Mc 6,3) Signore Gesù, hai deluso la tua parrocchia! Nessun profeta è bene accetto nella sua patria (v.24). E´ una legge. Questo è proprio tangibile, dimostrabile, ripetibile nella storia. Ricordo ancora quel primo sacerdote che il Signore mi affiancò per accompagnare il mio cammino di conversione. Dopo vari anni di servizio nella chiesa degli Stati Uniti rientrò nella sua patria, un paese in provincia di Salerno, e lì continuò il suo ministero di predicazione attraendo a Gesù una quantità enorme di persone provenienti da tutta Italia. Ma i suoi concittadini, che dicevano di conoscerlo, che conoscevano le sue radici familiari, rifiutavano il suo ministero. Facevano di tutto pur di ostacolarlo nella organizzazione dei suoi ritiri e di ogni altra iniziativa; giunsero persino a rifiutare di attenderlo negli esercizi commerciali. Ricordo ancora quel giorno in cui mi disse: "ieri sono andato dal barbiere per tagliarmi i capelli, ma lui appena mi ha visto mi ha cacciato fuori". Mistero della vita del profeta di Dio. Gesù aggiunge, a conferma della sua affermazione, alcune parole tratte nella Bibbia da 2 precisi episodi della storia di Elia ed Eliseo profeti. Queste scatenano il rifiuto più radicale dei nazareni fino a suscitare una pulsione omicida. Qual è la sostanza del suo discorso? Che il Dio di Israele non concede privilegi ad Israele, né permette che Nazareth, luogo di infanzia e di crescita di Gesù, vanti un diritto a ricevere, in via prioritaria, dimostrazioni d´amore o segni che confermino di godere speciali prerogative presso il proprio concittadino. Nazareth e Israele non hanno l´esclusiva su Dio. E questo, per chi vuole che Dio sia al proprio servizio e non viceversa, è insopportabile oltre che deludente. Il volto e il cuore di Dio che risplendono nell´umanità povera e semplice di Gesù Cristo sono stati, sono e saranno sempre uno scandalo per costoro: essi sono i non credenti mascherati da credenti che si aggirano anche oggi nella sua Chiesa. Il suo agire partendo dal più lontano (Naaman il Siro), dall´escluso (Vedova di Sarepta di Sidone), dalla periferia della vita del popolo (Cafarnao) e non dal centro (la propria Nazareth) irrita (gelosia? invidia?) tutti quelli che fanno della fede una realtà che li promuova o gli possa procurare una qualche fama. Per i credenti invece, quelle stesse parole di Gesù sono la gioia del cuore: l´agire di Dio è attento alle singole persone, cominciando da quelle che noi escluderemmo come improbabili a incontrarsi con Dio, perché dimenticate, insignificanti o troppo lontane per quanto sono invischiate nel male. Gesù, io trovo che nelle tue parole e nei tuoi gesti, sei l´unico Dio affascinante e credibile: tu sei Colui che si fa incontrare anche da quelli che non lo cercano (Is 65,1).

giubileo parrocchiale      notizia del 24/01/2016

per i parrocchiani della SS. Trinità a Villa Chigi; Sabato 27 febbraio Giubileo di Settore con tutte le parrochie. Chi vuole partecipare iscriversi entro il 15 febbraio rivolgendosi direttamente al parroco

Domenica 24 gennaio 2016      notizia del 23/01/2016

Commento al vangelo della Domenica : Il Signore ci popolo di Dio liberi in Cristo: Lc 1,1-4; 4,14-21 SS. Messe H. 9.00 - 10.30.30 - 12.00 e 18.00 (prefestiva del sabato h. 18.00) La liturgia di oggi mette in luce l´identità profonda della Chiesa: noi siamo un popolo radunato attorno dalla Parola di Dio e costituito in unità dalla Parola di Dio; siamo un popolo salvato dalla presenza vera di Cristo che "oggi" (come in ogni Eucarestia) è in mezzo a noi come Messia e Salvatore. Riprendendo il racconto dell´A.T. ritroviamo in quel radunarsi di popolo alcuni atteggiamenti propri delle nostre liturgie: leggere la Parola, alzarsi, inginocchiarsi, adorare, ascoltare coloro che spiegano la parola letta, gridare al Signore la nostra fede (Amen, Amen!) Anche nel vangelo è la Parola che convoca la comunità, che è proclamata solennemente all´assemblea in attento ascolto, è spiegata, interpretata come messaggio di speranza, di gioia, di liberazione. Ma solo con Gesù essa è attualizzata e realizzata pienamente: in Lui si compie la Parola... "oggi". Gesù fa il suo commento, molto breve; ma in esso si rivela, si presenta, si fa conoscere apertamente come il Messia Salvatore. La gente non è pronta, non è attenta al passaggio di Dio; a Nazareth succede il più grande scompiglio. I "suoi" non l´hanno accolto, non si sono aperti alla fede, hanno creduto che fosse un matto, lo hanno cacciato come un bestemmiatore. Ma Gesù è stato chiaro: "Oggi si è adempiuta questa Scrittura, che voi avete udita". Qual´era la Scrittura letta e ascoltata? E´ il testo profetico di Isaia: "Lo Spirito del Signore è su di me, per questo mi ha consacrato con l´unzione e mi ha mandato ad annunciare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista, per rimettere in libertà gli oppressi e predicare un anno di grazia del Signore". Cristo Gesù è il Messia, il consacrato di Dio (sono i vari termini usati nell´A.T.). Gesù porta la buona notizia dell´amore infinito di Dio a tutti. La parola "poveri" significa: i poveri di spirito, i poveri materialmente, gli umili, coloro aspettano e confidano nella Provvidenza del Padre; ma "povero" è ogni uomo, perché non è per nulla padrone della sua vita, perché è debole, fragile, peccatore. Gesù è vangelo, buona notizia, gioia e speranza per tutti. Gesù porta la liberazione vera da ogni schiavitù, dà la luce della verità e porta il senso della vita e delle cose ("dà la vista ai ciechi"). Gesù porta la vera liberazione di fronte a ogni oppressione morale, materiale, di fronte agli sfruttamenti, alle ingiustizie, alle manipolazioni; di fronte all´oppressione del proprio limite e del proprio peccato. Gesù porta ogni grazia e ogni misericordia, ogni rinnovamento, con la possibilità di ricominciare come da capo (anno di grazia è il giubileo di Dio), di rinnovare tutte le cose, di credere, e vivere l´impossibile ("Nulla è impossibile a Dio"). E questo Gesù lo compie, lo realizza "oggi". Lo compie anche per noi in ogni momento e in maniera particolare in questo momento dell´Eucarestia. Per noi suo popolo, per ciascuno di noi membro del suo Corpo (v. II lettura) Gesù compie la sua opera di Messia, di Salvatore. Anche noi stiamo vivendo l´Anno Santo della Misericordia.

DOMENICA 17 GENNAIO 2016      notizia del 16/01/2016

Commento della domenica:Nella festa di nozze il principe dei segni, il capostipite Vangelo: Giovanni 2,1-11 SS. Messe h. 9.00 - 10.30 - 12.00 e 18.00 ( prefestiva del sabato h. 18.00) domenica 17 alle h. 11.40 : benedizione degli animali Per chi comprende il brano evangelico delle nozze di Cana nella sua intenzione più profonda, risulta sempre imbarazzante sentirlo proclamare nelle celebrazioni dei matrimoni. Perché? Perché, se lo si legge attentamente, ci si accorge che mai appaiono in esso uno sposa e una sposa che agiscono o sigillano il loro matrimonio nell’alleanza. La sposa non è mai nominata, mentre allo sposo viene rivolta solo una volta la parola dal capo tavola, ma egli non ribatte: è una figura senza voce, senza carne, senza corpo, come se si sottraesse alla scena, lasciando lo spazio a un altro Sposo… Il protagonista di questa pagina è infatti Gesù, mentre gli altri personaggi sono presentati solo in riferimento a lui: “la madre di Gesù”, “sua madre” (senza che si dica il nome Maria) e “i suoi discepoli”, testimoni silenziosi, ma che alla fine appariranno come la comunità, la sposa di quell’alleanza con lo Sposo Gesù, sigillata nel vino nuovo del Regno. Cerchiamo dunque di comprendere questa “epifania”, questa manifestazione che nella festa dell’Epifania veniva cantata, insieme alle due altre, mediante l’antifona Tribus miraculis: il riconoscimento dei magi (manifestazione alle genti), il battesimo (manifestazione a Israele) e, appunto, le nozze di Cana (manifestazione alla chiesa). Si celebra dunque un matrimonio al quale è presente la madre di Gesù ed è invitato Gesù stesso insieme ai suoi discepoli. Siamo nel “terzo giorno”, espressione temporale che evoca il giorno della gloria del Gesù, giorno in cui egli si è mostrato Kýrios più che mai (cf. Mc 8,31 e par.; At 10,40, ecc.). La madre di Gesù è presenza, sta qui all’“inizio dei segni”, come sarà presenza, starà, alla fine dei segni, presso la croce (cf. Gv 19,25). Proprio in quanto madre di Gesù, presente a quell’ora, vedendo che in queste nozze non c’è vino, si rivolge a lui con audacia per dirgli: “Non hanno vino”. E se non vi è vino, come si potranno celebrare le nozze con la gioia necessaria alla festa? Penso sovente che se la chiesa in mezzo all’umanità svolgesse anche solo questa funzione di far notare al Signore che “non c’è vino”, non c’è gioia, questo sarebbe già da parte sua assolvere un ministero essenziale… Nelle Scritture il vino è innanzitutto promessa di Dio stesso, dono della beatitudine e della gioia fatto al suo popolo. È il vino che rallegra il cuore dell’uomo (cf. Sal 103,15), ma anche il cuore di Dio (cf. Giudic 9,13 : ’Elohim), ed è proprio il vino che segnerà il banchetto escatologico promesso, attraverso il profeta, a tutti i popoli della terra, quel banchetto in cui si celebrerà la liberazione definitiva dalla morte (cf. Is 25,8): “Il Signore dell’universo imbandirà un banchetto, lo preparerà per tutti i popoli sul monte Sion, un banchetto di vivande scelte e vini eccellenti, di cibi gustosi e vini raffinati” (Is 25,6). È il vino che crea il clima dell’amore tra lo sposo e la sposa nella “cella vinaria” (Ct 2,4) del Cantico dei cantici, vino che scenderà come rigagnoli dalle colline della terra benedetta (cf. Gl 4,18). È il vino della gratuità, che fa trascendere la vita sotto il segno della necessità del pane, in un eccesso che chiama l’uomo e la donna fuori di sé. Per questo nel pasto lasciato da Gesù come suo memoriale ci sono il pane necessario e il vino gratuito (cf. Mc 14,22-24 e par.; 1Cor 11,23-25), perché l’umano deve sempre affermare l’uno e l’altro, sentirsi creatura bisognosa ma anche capace di creazione, di bellezza, di canto e di danza. Non c’è dunque celebrazione di nozze senza vino, e la madre di Gesù per questo interviene. Ma la risposta di Gesù avviene tramite parole che creano una distanza, che le chiedono di restare al suo posto, perché in quanto madre fisica di Gesù non può pretendere nulla: “Che cosa c’è tra me e te, o donna?”. In altri termini, Gesù le sta dicendo che, se c’è qualcosa di suo proprio, non è certo il suo essere madre, ma qualcos’altro. Ed ecco che Maria da madre si fa discepola che ascolta, obbedisce al figlio e chiede agli altri di fare lo stesso: “Tutto quello che vi dirà, fatelo”. La madre, divenuta discepola, chiede che siano riservati a Gesù ascolto e obbedienza, nient’altro. Non può dire altre parole, perché è una donna credente, capace di ascolto, obbediente al Signore: è la prima discepola di Gesù. A questo punto Gesù dà un segno in cui anticipa la sua ora, non ancora venuta, ma che giungerà solo alla croce, dove si celebreranno nozze di sangue. I servi di tavola subito gli obbediscono: portano sei giare piene di acqua, che serviva per la purificazione. Non vi è però più bisogno di quest’acqua, perché è la presenza dello Sposo a purificare tutti i convitati. Ed ecco che quell’acqua così abbondante, più di seicento litri, diventa vino per le nozze! Quantità e qualità eccezionali dicono che quel vino e più di semplice vino, è il vino dell’amore donato da Gesù ai suoi, è l’amore che non può più mancare. Noi ancora oggi continuiamo a bere di quel vino di Cana donatoci da Gesù, e alla sua tavola, quando celebriamo l’incontro con lui, l’adesione a lui, la fede in lui, celebriamo le nozze tra lui e la comunità cristiana, suo corpo. Come nelle nozze i due diventano “una sola carne” (Gen 2,24; Mc 10,7.8; Mt 19,5.6; Ef 5,31), così nell’eucaristia i credenti diventano carne di Cristo, Signore e Sposo, Sposo che si dà totalmente alla sua comunità. “Questo” – conclude l’evangelista – “fu l’inizio, il primo dei segni della manifestazione della gloria di Gesù, quando i suoi discepoli credettero in lui” e divennero la sua comunità, la sua sposa. Perché è così potente e intrigante la metafora delle nozze? Perché più di altre esprime la verità dell’incarnazione: corpi che diventano un solo corpo, comunione e comunicazione nel canto dell’amore, nella sobria ebbrezza del vino. Il nostro linguaggio umano è limitato, soprattutto quando vuole alludere a realtà invisibili, e allora fa ricorso alle realtà più umane, umanissime: il mangiare, il bere vino, l’incontro dei corpi nella celebrazione dell’amore reciproco e della reciproca appartenenza. Siamo sempre invitati al banchetto di Cana, non per cercare uno sposo e una sposa che non ci sono, ma per essere noi coinvolti in questo incontro tra Cristo, Signore e Sposo, e la sua comunità. Si tratta di andare a Cana, di cercare di vedere con occhi di fede di ascoltare le parole della fede, di eseguire le parole dette da Gesù, di gustare il vino del Regno e di toccare, sì di toccare il corpo di Gesù. Allora sentiremo che lui è in attesa di bere presto con noi il vino nuovo del Regno (cf. Mc 14,25 e par.): l’ha bevuto sulla terra, l’ha lasciato a noi in dono eucaristico, ma lo berrà di nuovo con noi nella terra nuova, nel cielo nuovo (cf. Is 65,17; 66,22; 2P 3,13; Ap 21,1).

corso matrimoniale      notizia del 11/01/2016

Iscrizione al nuovo corso in preparazione al matrimonio Sul sito della parrocchia: www.sstrinita-villlachigi.com o in segreteria sono disponibili le schede per l’iscrizione del nuovo corso in preparazione al matrimonio che inizierà: Venerdì 05 FEBBRAIO alle h.21.00 Nel sito e in segreteria sono disponibili anche le schede per l’iscrizione alla cresima degli adulti

DOMENICA 10 GENNAIO 2016      notizia del 09/01/2016

Commento al vangelo della Domenica: Battesimo del Signore (Anno C) :Vangelo: Lc 3,15-16.21-22 SS. Messe h. 9.00 - 10.30 -12.00 - 18.00 (prefestiva del sabato h. 18.00) Con la festa di oggi si conclude il tempo di Natale e il fatto che da domani si entri nel tempo ordinario forse ci può aiutare a capire uno dei motivi di questa celebrazione. Una celebrazione che fa come "da ponte" per avvicinare ancora di più Dio a noi. E´ importante tener presente che la chiesa da sempre ha considerato il battesimo di Gesù come una epifania, una manifestazione, cioè come qualcosa che ci può aiutare a capire meglio, conoscere meglio il volto di Dio. Ma, (perdonate la rozzezza dell´espressione), se il Natale e l´Epifania corrono il rischio di presentarci un Dio rinchiudibile da qualcuno nella leggenda, il battesimo di Gesù no! Proprio no! Certo... in me, forse in noi, rimane quell´immagine un po´ zuccherina, edulcorata di Giovanni il Battista che versa un po´ d´acqua sul capo di Gesù. Ma il Battesimo non ha niente a che vedere con lo zucchero... il battesimo è una cosa seria. Ai due discepoli che gli avevano chiesto di sedere alla sua destra e alla sua sinistra nel Regno dei cieli, Gesù non ha parlato di massimi sistemi, ha chiesto loro semplicemente (!!!) se se la sentivano di ricevere il Battesimo che lui stava per ricevere, ovvero gli ha parlato di quell´entrare, immergersi così tanto nella vita degli uomini da essere disposti a dare la propria. Battezzare, immergere, è dare una direzione, dare un orientamento nuovo... è immergersi ed è riemergere... è rinascere, è venire alla luce (un tempo si chiamava Illuminazione il battesimo... e il cero che si consegna ha proprio questo significato, quello del dare una direzione per una vita che comincia...). Battezzare è dare la possibilità di guardare tutto ciò che ti circonda con occhi nuovi, differenti, che si immergano essi stessi e vadano a cercare e scoprire un significato, un senso ultimo in ciò che vedono. In questi giorni pensavo ai miei occhi... ci pensavo in riferimento ai cieli aperti di cui parla l´evangelista Luca. Pensavo a quanto i miei occhi non sono abituati a guardare oltre, a guardare distante ma al contrario a fermarsi vicino, troppo vicino. Gli occhi che non guardano lontano vedono soltanto cieli chiusi... vedi solo i tuoi cieli chiusi e quindi non sei capace di aprire i cieli dei tuoi fratelli! È una cosa seria il cielo chiuso e ringrazio il Signore che sempre più spesso mi fa capire che il mio cielo chiuso è solo lamento di basso profilo. Se, (ritorno alla rozzezza di prima), al Natale e all´Epifania qualcuno può dare la tara della favoletta, ripeto: il battesimo al Giordano no! Perché quello al Giordano è davvero il Dio con noi, il Dio che si mette in fila, il Dio che attende il suo turno, il Dio che non si fa annunciare in pompa magna, il Dio che non si fa precedere da sfilate o segni straordinari. Questa festa, ci introduce (mi piace questa espressione letta qualche giorno fa), alla quotidianità di un rapporto personale. Come un tuffo, il battesimo... un tuffo nell´amore di Dio il nostro battesimo, un tuffo nell´umanità quello di Gesù... ecco che le due quotidianità si incontrano, si mescolano, diventano un tutt´uno... ed è in questo tuffo che il Padre riconosce suo Figlio. Non c´è scritto molte volte nei vangeli che il Padre dica di Gesù: è proprio lui! È mio Figlio! Non lo dice al termine di un miracolo, non lo dice al termine di un incontro con folle sterminate... lo dice al termine della sua immersione nell´umanità. In te mi sono compiaciuto dice la Voce dal cielo... che bello che a distanza di alcune settimane torni il volto di un Dio contento, felice... un Dio che dice a suo figlio: Tu mi fai felice! C´è qualcosa che fa contento Dio!!! La felicità di Dio è un Figlio totalmente immerso nell´umanità... La felicità di Dio è un Figlio che non si nasconde, ma che pubblicamente inizia la sua missione... La felicità di Dio è un Figlio che non vuole distinguersi, che non vuole un´acqua diversa... La felicità di Dio è un Figlio che assomiglia al papà e rivela nella mitezza e nell´umiltà e non nella potenza o nella superiorità, il suo volto. E´ proprio bello il vangelo che abbiamo ascoltato perché ancora una volta ci parla della vicinanza, della prossimità di Dio. Parla anche della nostra condizione, quella di un popolo (speriamo), in attesa. Non c´è presunzione, non ci sono sicurezze o certezze... c´è la ricerca del Messia. A me piace anche l´esempio che dà Giovanni il Battista che non si approfitta di quello di cui tutti pensavano: con tutto il desiderio che c´era di incontrare il Messia sarebbe stato facile, sarebbe stato sufficiente dire: Eccomi! Sono io! Avete proprio ragione... mi avete scoperto! Quanti vantaggi, quanti privilegi per lui, e invece... prima di tutto, la verità! La prima lettura ci invita con forza a preparare la strada per l´incontro con Gesù e il Battista ci dice che la prima preparazione consiste semplicemente nel dire la verità. (ha un prezzo la verità... molto alto. I versetti che vengono omessi dalla liturgia di oggi parlano dell´arresto di Giovanni). Dicevo della vicinanza di Dio: il testo ci presenta Gesù, tra gli uomini, battezzato... è insieme a loro, sta con loro. E ancora una volta il vangelo ribadisce: tutto il popolo fu battezzato... tutti... non molti, non alcuni... tutti!!! Mi piace anche che Gesù sia insieme a loro e stia pregando. C´è tutto il popolo... ci sono tutti gli uomini e c´è Gesù in mezzo a loro che prega. Il vangelo non vuole dirci che Gesù stava dando il buon esempio, che dopo un dono così grande bisogna ringraziare... no! Il vangelo ci dice una cosa bellissima: che la vita di tutti gli uomini è avvolta nella preghiera di Gesù!!! Qui nella missione ce ne siamo già accorti mercoledì, quando in Italia si ascoltava il vangelo del giorno dell´Epifania (qui l´abbiamo celebrata domenica scorsa); i discepoli, obbligati da Gesù a partire per attraversare il lago di Galilea sono in difficoltà sulla barca a causa del forte vento contrario e Gesù sul monte, pregando, li vede e gli si fa vicino. Il cammino, il viaggio, la traversata dei discepoli e di ciascuno di noi è avvolta, custodita dalla preghiera di Gesù. Il vangelo, così essenziale ci racconta semplicemente che tutto il popolo ha ricevuto il battesimo e che anche Gesù lo ha ricevuto. Considerato che il testo non specifica nulla riguardo a effetti speciali particolari che possano dire una differenza tra il battesimo di Gesù e quello delle altre persone o che ci possano aiutare a riconoscere il battesimo di Gesù rispetto a quello degli altri, le parole che vengono dai cieli finalmente aperti, dobbiamo intenderle, credo, come rivolte ad ognuno dei presenti e quindi ad ognuno di noi. Tu, è quella umanità nella quale Gesù si è immerso! E´ bello l´insistere della liturgia sulla preghiera di Gesù in questi ultimi giorni, preghiera che, scusate se insisto, avvolge e custodisce la vita di ogni uomo e apre il cielo. Aprire il cielo chiuso è il modo che Dio ha per farti sentire custodito... aprire il cielo è dirti che sei avvolto dal suo amore, aprire il cielo non è far piovere miracoli, ma dirti che c´è una speranza, che al di là delle nubi puoi intravvedere una luce... aprire il cielo è far volare lo Spirito, come il primo giorno della Creazione, come alla fine del diluvio, per dirti che c´è un nuovo inizio, una nuova vita, una nuova possibilità per te. Leggevo che in greco, (e concludo), il verbo usato per dire la preghiera di Gesù è un verbo di pura comunione, di affetto, di intimità... non è chiedere, nemmeno ringraziare, semplicemente è abbandonarsi allo stare insieme. Possiamo pregare gli uni gli altri allora, in questa domenica, perché quest´abbandono apra i cieli dei nostri fratelli e sorelle, apra il nostro cielo, prepari il cammino al Signore che viene!

Epifania di Gesù      notizia del 05/01/2016

Riflessione per l´Epifania del Signore :La luce vera che illumina e guida ogni uomo che viene in questo mondo (Vangelo: Mt 2,1-12 ) SS. Messe h. 9.00 - 10.30 - 12.00 e 18.00 ( prefestiva h. 18.00) Siamo occupati in questi giorni a guardare questa nostra terra, dove stanchezza e violenza dilagano ancora, di fatto rischiamo di non sapere più guardare in alto, anche solo per ammirare un cielo trapuntato di stelle. Del resto, anche quando ci siamo affidati alle stelle e ai loro movimenti siamo rimasti delusi. I Magi dell´Epifania (6 gennaio 2016), invece, fanno un gesto semplice e mirato: tra le molte stelle ne scelgono una e cominciano a lasciarsi guidare dove non avrebbero mai pensato di arrivare. Vengono da Oriente Cosa ci dicono i Magi? Che vengono da Oriente: "ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme". Tanto è precisa Gerusalemme, la località d´arrivo, quanto è ampia e generica, la loro provenienza. "Da Oriente": senza aggettivi, senza precisazioni. Oriente dice un riferimento grande. Quasi un paese che contiene tutti i paesi e tutte le provenienze. Mentre una cosa certa è che l´Oriente è là dove sorge una luce. E proprio perché sorge, allora non è ancora luce piena. Oriente, dunque, come luogo degli inizi. Luogo dell´aurora. Questo stadio aurorale, questo luogo di una luce che sta per cominciare e non è ancora la luce fiammeggiante che di giorno copre l´intero arco del cielo, nasconde una grazia. È come un dono. Proprio perché non è luce piena, consente a chi guarda di vedere una stella che attraversa il cielo non ancora inondato di luce. Sembra un paradosso e invece è la realtà. Senza questo buio, senza qualche ombra che si muove nell´oscurità, le stelle non le vedresti mai. Perché Oriente è anzitutto un paese dello spirito. Terra di ricerca, di domande, di ipotesi e di prospettive. Terra di uomini e donne che non danno mai niente per scontato. Imparare a essere come i Magi che all´aurora sanno scorgere il germogliare della speranza, là dove nessuno avrebbe mai osato. Tanto che qualcuno, al loro ritorno, sentendo che in quel lungo viaggio avevano solo adorato un bambino, avrebbe potuto dire con un po´ di ironia: tutto qui? Ed essi prontamente avrebbero detto: sì, è proprio tutto qui. Che il tutto inizia proprio da qui. Dal coraggio di sostenere la speranza nel suo inizio aurorale. Questo ci insegnano anzitutto i Magi. Passando per Gerusalemme Poi i Magi, guardando alla stella, hanno il coraggio di mettersi in viaggio. Come Abramo, come i grandi patriarchi. E da Oriente giungono a Gerusalemme, dove, in ragione delle loro domande, avviene una grande consultazione circa il luogo dove sarebbe dovuto nascere il Messia. E così a Gerusalemme viene aperto il libro della Scrittura. È importante questo passaggio. Per incontrare il Messia non basta consultare i cieli e interrogare la natura. Occorre confrontarsi con la storia di un popolo, la promessa fatta a questo popolo. Ricordate quanto già ci diceva il Siracide a riguardo della Sapienza, che, dopo aver avvolto la terra come una nube, decide di fissare la sua tenda in Giacobbe? (24,1-12). È proprio qui che entra in gioco il Libro. Un libro da aprire, un libro che appartiene a un popolo che andrà sempre consultato. Anche il Catechismo della Chiesa Cattolica ha recepito l´importanza di Israele per arrivare ad adorare Gesù Bambino. Un passaggio spesso dimenticato, taciuto: "Non si può conoscere Gesù se non volgendosi ai giudei e ricevendo da loro la promessa messianica quale è contenuta nell´Antico Testamento"(I parte, n. 528). Questo l´avevamo dimenticato a forza di sentirci dire che anzitutto importava entrare nella Chiesa, far parte della Chiesa. I Magi, prima di arrivare a Betlemme ci insegnano a passare da Gerusalemme per consultare la Scrittura, per passare poi dalla Scrittura ad adorare la luminosità di Gesù Bambino. La stella ricompare Ma non basta avere il libro, essere depositari della promessa di un Messia che sta per arrivare. Come non bastano i preti con i loro sermoni e i teologi coi loro libri. Il pittore Van Gogh scriveva nel suo diario: "Il Dio dei parroci è morto, morto stecchito. Ma io amo e quindi vivo. Non voglio più dipingere Dio nelle cattedrali e nelle chiese; voglio dipingere Dio negli occhi lucenti degli uomini". Non basta più un uso strumentale del libro sacro, come fa Erode per consolidare il suo potere. Occorre uscire dalle proprie abitudini, dalle codificazioni, da certe tradizioni svigorite. Da una fede ritagliata sulla propria misura. Come insegnano i Magi, dobbiamo uscire persino da Gerusalemme. Ed è così che ancora la stella ricompare: "ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino". Se la stella ricompare è perché era scomparsa. Anche questo ci insegnano i Magi: a non scoraggiarci nella ricerca, a non fermarci davanti a nessun intoppo. Può anche essere strano che la stella si oscuri mentre ormai ti stai avvicinando alla mèta. Perché è normale che ci siano giorni in cui ti sembra di brancolare nel buio. Anche Gesù sperimenta lo scomparire della stella, avvicinandoSi a Gerusalemme per compiere la Sua missione. E l´agonia nell´Orto degli ulivi lo testimonia. Tu però non temere. Perché la stella riappare, per guidarti dove c´è il Bambino. Solo non oserà entrare. Si fermerà fuori, perché dentro quell´umile casa la illumina Gesù Bambino, "la luce vera che illumina ogni uomo che viene in questo mondo"(Gv 1,9).

DOMENICA 03 GENNAIO 2016      notizia del 02/01/2016

Commento della domenica: La luce splende tra le tenebre II Domenica dopo Natale : Vangelo: Gv 1,1-18 SS. Messe h. 9.00 - 10.30 - 12.00 e 18.00 (prefestiva del sabato h.18.00) Si fa riflessione vitale il mistero e l´opera di Gesù nel mondo e la nostra dignità di essere pienamente figli di Dio per sempre. "In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio... Il Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi. La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l´hanno accolta; venne fra la sua gente, ma i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio." Mi pare che abbiamo qui la risposta alle domande fondamentali: Chi è Dio? Chi è l´uomo? Cos´è la libertà dell´uomo? Qual è il frutto della salvezza operata da Gesù? Di tutto questo, che è il mistero di Dio e dell´uomo, possiamo percepire, evidentemente, solo alcune cose. Ma la Parola di Dio ci aiuta e ci illumina. Dio è l´Amore infinito. Dio è Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo. Il Figlio di Dio, mandato dal Padre è venuto nel mondo, si è fatto uomo; con la sua vita, morte e resurrezione ha redento e salvato l´umanità. Il brano del vangelo, che è il prologo di Giovanni, ci porta ancora a contemplare, in questa seconda domenica di Natale, la profondità e la concretezza del mistero del Figlio di Dio venuto nel mondo: "Si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo noi": è l´Emmanuele, il Dio con noi. Nello stesso tempo ci fa riflettere sulla tragedia dell´uomo e dell´umanità che non accoglie il Signore, non si apre a Lui, non si lascia salvare da Lui. Dio ha voluto l´uomo libero e lo lascia libero nelle sue scelte e nelle sue azioni. Le conseguenze della libertà usata male diventano la tristezza e la rovina dell´uomo. Infatti quanta tristezza ci fa il constatare che "le tenebre non hanno accolto la luce, che la sua gente non ha accolto il Signore". E questo può avvenire e avviene anche oggi. Questo può avvenire e avviene tante volte nella vita di ciascuno di noi. Evidentemente è il cattivo uso della libertà, perché la vera libertà è per il bene, per il pieno sviluppo della vita e della gioia dell´umanità. Ma c´è per fortuna tutta la parte di umanità che accoglie il Signore e qui l´evangelista ha un´esplosione: "A quanti lo hanno accolto, ha dato la possibilità, "il potere", di diventare figli di Dio!". Questa è la grande possibilità, la vera salvezza, la grande dignità dell´uomo che accoglie il Signore: egli è veramente "figlio di Dio". Ogni uomo che nasce è una creatura di Dio, ma un conto è essere creatura, un conto è essere a pieno titolo figlio di Dio, partecipe della sua vita e della sua grazia, depositario ed erede di tutto ciò che Dio dona nel suo amore infinito. Tornano alla mente le parole di S. Leone Magno: "Riconosci o cristiano la tua dignità!". Dignità di figlio di Dio! Può l´uomo aspirare a qualcosa di più grande? E´ in questo contesto che si colloca la seconda lettura, l´inizio della lettera di Paolo agli Efesini. Paolo esprime tutta una serie di realtà, di fatti che il Signore ha compiuto in Cristo per noi, perché fossimo suoi figli. Proviamo a riprendere tutti questi verbi che usa: "Dio ci ha benedetti in Cristo con ogni benedizione, ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati nella carità, ci ha predestinati ad essere suoi figli adottivi, per opera di Gesù Cristo..." Dopo questo inno di benedizione per tutto ciò che il Signore ha fatto per i credenti in Lui, ecco che Paolo prega per i cristiani "il Padre perché dia lo spirito di sapienza e di rivelazione per una più profonda conoscenza di Lui". E conclude: "Possa Egli davvero illuminare gli occhi della vostra mente per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità!". Questo è l´uomo, questo è il cristiano: figlio di Dio già su questa terra, chiamato a vivere per sempre nella pienezza della vita di Dio per sempre. Ciascuno di noi - è ancora S. Paolo che lo dice - può rivolgersi a Dio e chiamarlo: Abbà (papà: Padre). La cosa più bella e più grande è poter vivere da figlio di Dio, con fiducia, con amore, con gioia profonda del cuore, sempre. "Dio ci fa "figli". Figli, non quadri; figli, non libellule; figli non tavoli; figli non servi.Su questa possibilità di essere figli si basa il potere di pregare, la possibilità di comunicare, la gioia di amare. Questa è la mia forza. Ed è su questa forza che io metto la mia speranza. Su questa straordinaria realtà io gioco tutta la mia vita" (Carlo Carretto) Noi siamo realmente figli di Dio, chiamati a vivere, nell´amore e nella misericordia, come fratelli con tutti gli uomini del mondo.

1 gennaio 2016      notizia del 01/01/2016

Riflessione della solennità di domani:Maria Santissima Madre di Dio Dio con sua Madre ci sostenga Vangelo: Lc 2,16-21 SS. Messe h. 9.00 - 10,30 - 12.00 - 18.00 E´ risaputo che Natale non si limita al solo 25 Dicembre, ma riguarda un periodo liturgico prolungato nei giorni che ci fa´ riflettere su come il Figlio di Dio sia diventato Bambino nascendo in un certo contesto epocale e in una notte molto difficile; su come questo Bambino divino si sia deciso per un´infanzia abbandonata e precaria ma pur tuttavia protetta da una famiglia santa ed esemplare e come abbia avuto anche una Madre. Questo è il tema natalizio di questa giornata liturgica, mentre ci risvegliamo attoniti e annebbiati dopo la nottata dei botti di capodanno. Inizia un nuovo ciclo di 366 giorni (questo è un bisestile) per i quali ci scambiamo ripetutamente auguri e "in bocca al lupo" quanto ai propositi e agli impegni che ci attendono nei prossimi mesi, alle novità a cui andremo incontro, alle innovazioni e alle situazioni che dovremo affrontare. Purtroppo non tutti questa notte hanno o avranno (dipende da quando leggerete) scambiato con noi gli auguri di Buon Anno 2016: sono mancati ai festeggiamenti tanti parenti e amici che, a volte anche inaspettatamente, ci hanno lasciati perché stroncati da un male imperdonabile o perché coinvolti in un grave incidente stradale e altri periti di morte violenta. Durante il 2015 ci facevano compagnia tante persone che prevedevano di festeggiare con noi il Capodanno odierno, ma che sono stati sottratti ai nostri affetti. Durante i mesi trascorsi inoltre vi è stato inevitabilmente chi è caduto in depressione per aver perso il lavoro e chi ha visto svanire in fumo i suoi sogni e gli ideali e non sono mancate neppure disgrazie e delusioni. Ci auguriamo che l´incipiente Anno 2016 sia più favorevole e propizio per tutti e che ciascuno possa realizzare i propri desiderata, se questi coincidono con il bene e con i veri valori. Ci affidiamo ancora una volta a Gesù Bambino, il quale oggi ci sorprende perché ci dimostra come lui, vero Dio e vero Uomo, abbia preferito nascere da una donna sotto la Legge in un determinato momento stabilito da Dio (Gal 4, 3 - 6). Questa donna è Madre vera di Cristo nonché Madre di Dio, poiché Egli nella sua incarnazione mantiene sempre due nature: umana e divina, nell´unione armoniosa e vicendevole di entrambe. La natura umana è stata assunta dalla natura divina per la nostra salvezza. Certamente, nella vita pubblica di Gesù si noteranno continuità e discontinuità fra la natura umana e quella divina, ma è certo che egli in ogni caso sia vero Dio e vero Uomo. Nascendo da Maria Vergine non cessò di essere Dio ed ecco che allora a ben diritto Maria viene definita Madre di Dio. Madre del Dio incarnato, che ha dato la carnalità al Dio Bambino. Nelle nostre rappresentazioni pittoriche della "Madonna con il bambino" si evidenzia la figura di Maria che stringe al seno il Figlio appena nato con l´amore di chi sa di aver concepito straordinariamente e per un dono particolare il Dio che si faceva uomo; tutte le immagini della Natività, comprese quelle dei presepi, sono avvinti dal fascino del mistero teologico e spirituale che richiama l´attenzione sull´incarnazione del Verbo in Maria, quindi sulla Madre di Dio. Poiché´ tuttavia noi siamo figli nel Figlio e lo scopo dell´incarnazione era quello di renderci tutti figli di Dio, allora Maria è anche madre nostra. In modo tale che la maternità divina venga partecipata a tutti noi, che ne beneficiamo profondamente e con profitto. Anche alla Madre di Dio affidiamo allora i nostri pensieri e le nostre speranze, augurandoci che il questo nuovo Anno 2016 sia ricco di buone prospettive e che possiamo trovare pace e animo nei nostri dolori e nelle difficoltà. A Lei ci affidiamo, contando nel suo aiuto e nella sua potente intercessione, ma in Lei ci impegniamo affinché possiamo vivere in pienezza il nostro tempo presente, qualificando ciascuno dei giorni che siamo chiamati a trascorrere, dando valore ad ogni attività e impiegando al meglio tutte le nostre risorse. Sull´esempio di Maria siamo insomma chiamati anche a realizzare ogni cosa sotto la guida e la protezione del Signore, ma non senza premuraci di compiere il suo volere in ogni circostanza accettando quanto Lui può disporre riguardo a noi. Per fare così la sua volontà e trovare la nostra pace. BUON ANNO 2016 A TUTTI. AUGURI DI VERO CUORE

DOMENICA 27 DICEMBRE      notizia del 26/12/2015

Commento della Domenica::Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe: Amarsi non è guardarsi negli occhi : Lc 2,41-52 SS. Messe h. 9.00 - 10.30 - 12.00 - 18.00 (pre festiva questa sera h. 18.00) Terza festa di seguito: dopo Natale e Santo Stefano, ecco la domenica, che come ogni anno, essendo la prima dopo Natale, è intitolata alla famiglia composta da Gesù, Maria e Giuseppe: la "santa famiglia". In proposito, quest´anno la liturgia presenta un episodio di particolare significato. Dopo gli avvenimenti connessi con la sua nascita, e sino a quando, trentenne, egli diede pubblicamente inizio alla sua missione, i vangeli tacciono sulla vita di Gesù. Unica eccezione, l´episodio (Luca 2,41-52) che si legge oggi: aveva dodici anni, quando con sua Madre, con Giuseppe e con una comitiva di parenti e conoscenti, andò a Gerusalemme a celebrarvi la Pasqua. Verosimilmente, nell´occasione egli compì anche il rito con cui a quell´età i fanciulli ebrei sul piano religioso diventano adulti, assumendosi appieno le relative responsabilità; sembra suggerirlo il fatto che appunto come un adulto egli si trattenne nel tempio ad ascoltare e interrogare i maestri nella fede, e come un adulto senza doverne chiedere il permesso ai genitori. Questi ultimi, già avviati sulla via del ritorno, quando si accorsero che non era nella comitiva tornarono a cercarlo; trovatolo, lo rimproverarono; ma egli diede loro una risposta inattesa: con la serietà di un adulto, manifestando piena consapevolezza della propria identità e della propria missione, disse: "Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?" Quel Padre che non era Giuseppe occupava la mente e il cuore di Gesù sin da ragazzo, come poi sarebbe stato per tutta la vita terrena sino a quando, prima di spirare sulla croce, "gridando a gran voce disse: Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito" (Luca 23,46). Peraltro, anche il suo facente funzione di padre, cioè Giuseppe, si preoccupò di attuare, in umile obbedienza, la non facile missione che Dio gli aveva affidato. E così la Madre, autodefinitasi "serva del Signore" (Luca 1,38). Tutti e tre dunque i componenti della famiglia di Nazaret, Gesù, Maria e Giuseppe, avevano in Dio il loro riferimento, la loro guida; era lui il basilare legame che li teneva insieme. Di questi tempi tutti dissertano sulla crisi della famiglia tradizionale: abbandoni, separazioni, divorzi, spesso imposti da uno dei coniugi e subiti dall´altro con conseguenti amarezze e rancori, senza riguardo per i figli, contesi o sballottati tra i contendenti; liti senza fine; talora la rovina economica o la percezione del fallimento dell´intera esistenza. Sulle cause di questi naufragi, sociologi psicologi politici e altri "esperti" discutono, individuandone diverse: inadeguata preparazione agli impegni del matrimonio; il fatto che entrambi i coniugi lavorino fuori casa, con conseguenti frustrazioni e carenza di dialogo; l´egoismo che mira solo al proprio benessere (la cultura del "mi piace-lo voglio"), non importa se a spese altrui; la sete di una presunta libertà, con il rifiuto di impegni definitivi; gli esempi dati da personaggi famosi e sbandierati da cinema giornali e televisione... Tutte queste motivazioni, cui altre potrebbero aggiungersi, trascurano però la causa prima, la ragione più profonda della crisi della famiglia: il rifiuto che Dio vi entri, come comune punto di riferimento e quindi di unità. Amarsi, ha detto qualcuno, non è guardarsi negli occhi, ma guardare insieme nella stessa direzione; e per i cristiani la direzione è quella della meta cui è offerto loro di tendere. La crisi della famiglia è una crisi di fede; per questo la famiglia di Nazaret è un esempio, un modello. La loro non è stata una vita facile: Giuseppe si è accollato un figlio non suo; la Madre se l´è visto inchiodare a una croce; delle sofferenze di lui, poi, non parliamo neppure. Non è stata una vita facile; ma sono rimasti uniti, e uniti con amore, perché ciascuno di loro era teso a realizzarsi non secondo calcoli di umana convenienza, di personale interesse, ma secondo Dio.

25 Dicembre 2015      notizia del 25/12/2015

Commento: Ti sei fatto carne, adesso...aiutaci! Natale del Signore - Messa del Giorno : Vangelo: Gv 1,1-18 Buongiorno e rinnovati auguri di buon Natale a tutti SS. Messe h. 9.00 - 10.30 - 12.00 e 18.00 In un mondo in cui camminare lungo i marciapiedi delle grandi città, oppure prendere una metropolitana, o anche solo passeggiare da semplice turista, è diventato un rischio a causa delle molte minacce e grida di terrore, ci saremmo aspettati un Dio forte, difensore dei deboli, presenza sicura a fianco delle nostre vite. In un mondo in cui le stagioni ci mancano di rispetto, e la natura pure, e il clima fa quello che vuole, mandando all´aria tanti sforzi per ottenere un´alimentazione più sana, ci saremmo aspettati un Dio Creatore del cielo e della terra, regolatore e impeccabile orologiaio di quell´universo che noi non controlliamo più, ma sul quale lui può fare ancora molto. In un mondo in cui ci si preoccupa di salvare dal dissesto finanziario chi, forse, potrebbe anche salvarsi da sé, o comunque ha più possibilità di farlo rispetto a chi nella vita ha lavorato onestamente e ha accumulato qualcosa solo per vederselo portare via, ci saremmo aspettati un Dio giusto, che consegni alla giustizia chi ha rubato e sollevi dall´indigenza il povero. In una Chiesa che ancora non capisce che è ora di finirla con i giochi di potere, e che deve finalmente spalancare le porte sul mondo con atteggiamenti di ascolto e di misericordia, ci saremmo aspettati un Dio riformatore, che non ha riguardi per nessuno e che persegue i propri obiettivi fino in fondo, senza pietà per chi non ha pietà. In tutto questo bel "caos" ci vorrebbe proprio un Dio che - come al principio - riporti ordine e rimetta ogni cosa al suo posto. Invece, proprio per tornare "com´era al principio", Dio è il Verbo, la Parola, una Parola che crea e ordina le cose, certamente, ma lo fa "facendosi carne". E non si fa "uomo", e nemmeno "anima"... troppo nobili, quei termini. Si fa "carne", debolezza totale, limite, mortalità, elemento così umano che più povero non si può. Colui che sembrava essere il Dio potente, creatore e signore dell´universo, Dio dell´Esodo, della storia e degli eserciti, Dio immortale, si fa "carne" e viene ad abitare in mezzo a noi. Così, però, non si risolve nulla... perché Dio non si rivela in maniera un po´ più forte? Perché non viene una volta per tutte a sistemare le cose? Perché non appare sulle nubi del cielo a proclamare il suo Regno? Almeno, forse, gli crederemmo... Invece no, "si fa carne e viene ad abitare in mezzo a noi". Si indebolisce, si svuota della sua potenza, per diventare debole come noi. Ma così, siamo ancora al punto di prima. Ci aspettavamo - e forse in questo Avvento ci abbiamo pure creduto - un Dio forte, capace di prendere in mano le sorti del mondo e le nostre personali, e ci ritroviamo ancora una volta in balia delle sofferenze e dei mali del mondo. Con una differenza, però: non siamo più soli. La nostra carne non è più abbandonata a se stessa: qualcuno se ne prende cura, qualcuno si fa prossimo, qualcuno si fa talmente uguale a noi da rendere noi totalmente uguali a lui. E lo fa nella "carne". Non nella psiche, nemmeno nel pensiero: lo fa nella carne, ciò che di più debole l´umanità porta con sé. E allora, visto che si fa "carne", esattamente come noi, e poiché decide di venire "ad abitare in mezzo a noi", chiediamogli, già che viene, di condividere la sua abitazione con noi. Dal momento che ha scelto di assumere la nostra debolezza per aiutarci a redimerla, oggi gli chiediamo, con tutto il rispetto che si deve a un Dio, di aiutarci a vivere le nostre debolezze, e - chissà - pure a riuscire a superarle un po´ e magari iniziare il nuovo anno ormai alle porte con un pizzico di entusiasmo in più. E allora, aiutaci, Bambino di Nazareth, figlio di Davide e della nostra umanità! Aiutaci ad alleviare la solitudine di tanti anziani, che oggi si sentiranno dire "Buon Natale" solo dall´annunciatrice della televisione; aiutaci a non litigare tra vicini, e ancora meno tra fratelli, a ricambiare sempre il saluto, a sorridere con sincerità e non con apparenza; aiutaci a non rimanere senza lavoro, e a tenerci ben stretto quel poco che abbiamo; aiutaci a sopportare l´ingratitudine dei nostri figli, e anche a lasciarli liberi di fare le loro scelte, come anche noi le abbiamo fatte a nostro tempo; aiutaci ad ascoltare con pazienza i mugugni dei nostri genitori anziani, l´elenco delle loro malattie che li rende vulnerabili e scontenti, le loro continue recriminazioni, perché un giorno toccherà pure a noi, con i nostri figli; aiutaci ad avere una società che si occupi di noi, che non ci prenda in giro ogni volta che reclamiamo un diritto, che non ci faccia percorrere chilometri o attendere mesi per una visita medica, che non bruci i nostri risparmi di una vita in inutili speculazioni o sprechi, che ci permetta di sentirci sicuri senza dover vivere con le porte sbarrate; aiutaci tu, a non sbarrare le porte, soprattutto quelle del nostro cuore, a chi è diverso da noi per il credo religioso, il colore della pelle, la cultura o la mentalità, perché già l´hanno fatto con te, quella notte, a Betlemme, costringendoti a nascere in una stalla; aiutaci a non rimanere scandalizzati da una Chiesa che fa ancora fatica a cambiare; aiutaci a cambiarla un po´ anche noi, questa Chiesa, vivendo la fede e l´impegno nella comunità non come se fossero un monopolio o un´esclusiva, ma accogliendo le proposte e la disponibilità di tutti; aiutaci a comprendere - in questo Anno della Misericordia - che perdere una messa non è bello, ma ancor peggio è perdere l´opportunità di compiere un gesto di carità verso i fratelli che soffrono; aiutaci a perdonare, ma ancor di più, aiutaci a fare la cosa più difficile per noi umani, quella di dimenticare il male ricevuto e di non avere più rimorsi per gli sbagli compiuti nel passato. Aiutaci, in definitiva, a capire che la nostra "carne", la nostra debolezza, non è un ostacolo alla salvezza, ma è la strada per arrivarci, perché oggi, quella strada, ce l´hai riaperta tu.

NOTTE DI NATALE      notizia del 24/12/2015

Commento alla liturgia della Notte: Il nostro pellegrinaggio giubilare alla Grotta di Betlemme per riconoscere il volto misericordioso di Dio Natale del Signore - Messa della Notte: Lc 2,1-14 SANTA MESSA DELLA NATIVITA´ ALLE H.24.00.preceduta dall´ambientazione liturgica alle h. 23.30 Questo Natale 2015 ha un sapore, un significato ed un valore del tutto speciale. E´ il Natale della misericordia infinita e tenerissima che ci porta a noi, Gesù Bambino, il Figlio di Dio, che si incarna nel grembo verginale di Maria Santissima e viene a noi come salvatore e redentore, con il volto della vera misericordia di Dio. La coincidenza dell´anno santo della misericordia, aperto da Papa Francesco lo scorso 8 dicembre, rende questo Natale più importante da un punto di vista spirituale, in quanto è la festa che ci riporta all´origine stessa del mistero della salvezza, che inizia prima a Nazareth e prosegue a Betlemme, dove viene alla luce Gesù, il messia atteso dai popoli e nostro liberatore. Nella solenne liturgia della notte santa, che accompagna il cammino del cristiano in questo anno giubilare, noi, infatti, ci confrontiamo con la vera e grande notizia più importante di tutti i tempi e per tutta l´umanità; Gesù Cristo, Figlio di Dio, si incarna nel grembo verginale di Maria per portare a noi la salvezza, la misericordia e il perdono di Dio. Ci ricorda il profeta Isaia nel brano della messa di mezzanotte che il programma del Natale della misericordia sta sintetizzato in queste parole di speranza, gioia e giustizia per tutti. L´anno giubilare è appunto questo anno per rimettere a posto, a livello spirituale, morale e sociale, le cose che non vanno personalmente e collettivamente. E ciò si inizia a fare, se con umiltà ci poniamo davanti a Gesù Bambino e riconosciamo i nostri peccati, per ricominciare una vita senza peccato. Le tenebre in cui siamo immersi devono fare spazio alla luce vera che viene dal cielo ed ha un solo nome: Gesù Cristo il Salvatore. Questa luce dobbiamo sapere riscoprire nell´anno giubilare, perché Gesù è il volto misericordioso del Padre. Il nostro pellegrinaggio giubilare alla grotta di Betlemme può avere un doppio motivo: quello dei pastori e quello dei Re Magi. Il motivo pastorale, sta nel riconoscere in Cristo il vero Pastore delle nostre anime che ci conduce ai pascoli eterni della felicità. Il motivo regale, sta nel riconoscere in Cristo l´unico vero Re di tutti i tempi, il cui regno non finisce mai. Dal Pastore da pastori andiamo alla Grotta di Gesù per assaporare la gioia di prostrarci per chiedere perdono per noi e per l´umanità. Da re, come i sapienti dell´oriente, andiamo da Lui, per offrirgli quel poco di bene che abbiamo con noi e realizzato nei nostri giorni ed anni, fin qui vissuti con la fede del Natale, ben sapendo, come ci ricorda l´Apostolo Paolo nel brano della sua lettera a Tito, che nella notte santa proclamiamo. Il Natale della misericordia lo celebriamo se ci lasciamo riscattare da Cristo da ogni iniquità, formando la chiesa suo popolo santo, ma anche popolo di peccatori, che hanno bisogno di redenzione. Risuoni in questo Natale il canto di gioia, speranza e fiducia che gli Angeli proclamarono nella notte in cui venne al mondo il Redentore e della quale ci racconta l´evangelista Luca. Lo stesso canto di gioia vorremmo che risuonasse in ogni parte del mondo e in ogni angolo di questo mondo solo e solitario, che va alla ricerca della vera gioia e felicità che viene dall´Alto e si chiama "Emmanuele, il Dio con noi". Possiamo sperimentare, fin d´ora, questa gioia dentro e fuori di noi, consapevoli che il Natale ha un suo fascino e una sua bellezza interiori, che nessuno puoi toglierci, da dove è riposto, ben sapendo che sta nel profondo del nostro cuore e della nostra vita e da lì nessuno lo potrà estirpare per rincorrere fasi dei che non possono dare felicità, perché inesistenti. Anche per noi si devono compiere i giorni per dare alla luce, nel nostro cuore, Gesù, e con la stessa tenerezza e bontà di Maria, Giuseppe, i pastori e i semplici della terra l´hanno voluto incontrare e lo hanno amato, profondamente, perché avvertivano in Lui la potenza di Dio e la misericordia di Dio. Sia, questa la nostra preghiera di Natale 2015: Cristo, Salvatore e Redentore dell´uomo, guarda dalla tua grotta di Betlemme l´umanità intera in questo tuo annuale Natale 2015 che, oggi, ha un significato giubilare per tutti i tuoi seguaci. Davanti a Te, Gesù Bambino, contemplando il volto di Maria, la tua Madre dolcissima, guardando a Giuseppe, il tuo padre terreno, osservando quanti arrivano da Te per adorarTi , ci prostriamo umilmente per ringraziarti per tutti i doni che ci hai dato. Ti chiediamo umilmente, o Verbo Eterno del Padre Misericordioso, che quest´anno Giubilare, dedicato alla riconciliazione e al perdono, sia, per tutta la Chiesa e l´umanità, un anno di rinascita spirituale e di ripresa morale per tutto il genere umano. Dona a quanti si immergono nel mistero del tuo Natale annuale, la sapienza della grotta di Betlemme, che si traduce in opere di bene ed ha un solo nome: misericordia per sempre. Guarda, Gesù Bambino, tutti i bambini di questa terra, segnata dall´odio, dal terrorismo e dalla guerra, proteggili da mani violente, che uccidono in loro ogni speranza di sopravvivenza. Assisti, Principe della pace, quanti lottano per costruire un mondo di giustizia e di pace, e fa´ che i loro sforzi producano i risultati attesi e sperati. Maria, la Madre del perdono, ci faccia riscoprire la gioia di essere in pace con tutti, senza conservare, nel nostro cuore, alcun risentimento, ribellione o progetti di distruzione. Nulla ci allontani dalla gioia di vivere, oggi e sempre, il tuo Natale di amore, di pace e di misericordia, alla scuola di quella misera ed umile grotta, nella quale sei venuto al mondo, senza clamore e splendore, ma solo con il calore del Tuo amore per noi. Gesù Bambino, volto dolcissimo e tenerissimo di Dio, che è Misericordia infinita, trasforma questo Natale 2015, segnato da tanti mali e difficoltà, in un Natale pieno di gioia e speranza per l´intera umanità. Amen.

DOMENICA 20 DICEMBRE 2015      notizia del 19/12/2015

La danza delle mamme….ha il gusto della risurrezione anticipata IV Domenica di Avvento (Anno C) Vangelo: Lc 1,39-45 SS. Messe h. 9.00 - 10.30 -12.00 e 18.00 (prefestiva del sabato alle h.18.00) Nel silenzio e nella delicata discrezione dell´Avvento, tempo in cui tutta la creazione è invitata a essere sobria nei rumori e nei movimenti, l´incontro tra due mamme incinta irrompe come un frastuono gioioso e spezza il ritmo dell´attesa. La corsa frettolosa di Maria ha il gusto della risurrezione anticipata. L´esclamazione ‘a gran voce´ di Elisabetta è l´annuncio dell´evento già avvenuto, ma ancora aspettato. D´altro canto, solo chi porta in grembo il mistero ha diritto di proclamarlo al mondo. Solo chi si è resa campo da seminare e custodisce il germe nascosto ma presente può precedere le folle nell´esultanza della raccolta dei frutti. Maria ed Elisabetta, festose nel turbamento di due gravidanze oltre ogni speranza, rompono gli schemi dell´ordine, nel traboccare dell´ospitalità, per non permetterci di considerare l´avvenimento una semplice questione da indagini cliniche. Una fanciulla vergine e una anziana sterile possono soltanto sconvolgere i calcoli di chi della vita ne fa un oggetto di controllo e di gestione. A noi, che vogliamo correre con loro sulla strada da Nazareth ad Aim Karim, e lasciarci coinvolgere nella fantasia creativa delle mamme, le due donne svelano la meraviglia della vita che ci oltrepassa e sorprende. È la vita divina divenuta carne nel corpo di donna. Solo chi si è aperta veramente alla vita può farsi ‘fontana vivace´ dei rivoli giocosi e gioiosi della vita condivisa, e mettere su una festa ordinaria ma incontenibile. Sembra che danzino, Maria ed Elisabetta, nella fretta, nello stupore, nell´abbraccio! Sembra che sia risorta nelle loro pance gonfie di futuro la danza lontana del re Davide: la nuova arca di salvezza che è Maria fa muovere le gambe e battere il cuore dell´Antico popolo raccolto nel seno di Elisabetta e nella profezia di Giovanni! Sembra che sia finalmente esplosa l´esultanza degli invitati a nozze, perché è arrivato lo Sposo, fatto bambino per poter essere introdotto dalla Madre Sposa nella sala del banchetto! Questa è una giornata di placida e intima gioia. La storia si unifica definitivamente, grazie al ‘sì´ di due figlie di Israele. E la freschezza del grido dell´anziana riflette la beatitudine sorridente dell´incoscienza della fanciulla, tanto saggia da abbandonare la propria esistenza nelle mani dell´Onnipotente. Anche i bambini si lasciano coinvolgere nel sussulto della danza. E noi ci sentiamo invitati, coinvolti, quasi travolti da un mistero che restituisce verità alla nostra storia quotidiana. Perché noi non siamo fatti per la morte e la disperazione. L´ultima parola è quella del Signore: è un ‘sì´ totale e definitivo alla vita, soprattutto quando essa sembra impossibile, rovinata, perduta. ‘Beata colei che ha creduto nell´adempimento di ciò che il Signore le ha detto´. Beati noi, se non abbiamo fatto resistenza al passo di danza. Beati noi, se non abbiamo tappato le orecchie all´annuncio. Beati noi, se abbiamo corso in fretta lungo la via di Ain Karim. E se la gioia è ancora muta nel nostro cuore, ancora c´è tempo: gli occhi profondi di Maria, scuri nella carnagione abbronzata dal sole, guardano luminosi i nostri occhi ansiosi di risposte. Il suo saluto tocca anche le nostre orecchie, e lei si fa tabernacolo della Parola fatta carne per noi: ‘Benedetto sei tu, figlio amatissimo del Padre!´.

DOMENICA 13 DICEMBRE 2015      notizia del 12/12/2015

Commento della domenica: E noi cosa dobbiamo fare? III Domenica di Avvento (Anno C) - Gaudete :Vangelo: Lc 3,10-18 SS. Messe h. 9.00 - 10.30 - 12.00 e 18.00 ( prefestiva del sabato h. 18.00) "Che cosa dobbiamo fare?" (Lc 3,10), si chiedono le folle, i peccatori e i pubblicani insieme ad alcuni soldati giunti davanti a Giovanni nel deserto. Ed è anche quello che ci chiediamo noi, giunti da Giovanni alla terza domenica di avvento, sperando di aver fatto un po´ di deserto dentro di noi. E´ importante porsi questa domanda. Diversamente si vive la propria fede da "addetti ai lavori", come quei personaggi dei vangeli (scribi, farisei, sacerdoti, dottori della legge ecc.) così sicuri di sé che non solo non si lasciano interpellare, ma nemmeno interessare dalle parole di Dio. Costoro infatti non andarono da Giovanni, su cui venne la Parola di Dio (Lc 3,2). Ci andranno soltanto quando, temendo che Giovanni in qualche modo potesse pregiudicare la loro autorità, invieranno una loro delegazione a interrogarlo sulla sua identità (Gv 1,19ss.). Le letture domenicali e l´inizio del Giubileo straordinario ci offrono la prima risposta. La prima cosa da fare è aprire il nostro cuore alla gioia di Dio. E´ quello che ci raccomanda il profeta Sofonia, poi S.Paolo, poi il profeta Jorge da Buenos Aires, alias Francesco vescovo di Roma e papa della la Chiesa di Dio. Notate bene: la gioia di Dio, cioè quella che viene da Lui e che ha il potere di cambiare la nostra vita. Perché la gioia di Dio coincide esattamente nel farci grazia ogni giorno, nel perdonarci e offrirci la sua immutata e infinita misericordia. Questo Giubileo, è un momento privilegiato, perché la Chiesa impari a scegliere unicamente "ciò che a Dio piace di più". E, che cosa è che "a Dio piace di più"? Perdonare i suoi figli, aver misericordia di loro, affinché anch´essi possano a loro volta perdonare i fratelli,risplendendo come fiaccole della misericordia di Dio nel mondo. Questo è quello che a Dio piace di più!...Il Giubileo sarà un tempo favorevole per la Chiesa se impareremo a scegliere "ciò che a Dio piace di più", senza cedere alla tentazione di pensare che ci sia qualcos´altro che sia più importante o prioritario.Niente è più importante di scegliere "ciò che a Dio piace di più", cioè la sua misericordia, il suo amore, la sua tenerezza!... (Papa Francesco, Udienza Generale del 9.12.2015). Dunque nel "gaudete" di questa domenica di avvento, prima di tutto, dobbiamo chiederci: è diventato per me causa di gioia riconoscermi peccatore davanti al Signore Gesù? Mi sento accolto/a dal suo personale amore, mi sento portato/a sulle sue spalle? E´ giunta nel mio cuore la sua gioia di avermi ritrovato/a? Sento il bisogno profondo di tornare sempre da Lui, per invocare misericordia sulla mia vita e quella altrui? Ma soprattutto, credo davvero che Egli è Misericordia, che ciò che gli piace di più è appunto ricoprirci di misericordia e che non c´è niente di più importante per Lui di vedermi impegnato a diventare a mia volta misericordioso/a? Sono domande per niente scontate. Rimango sempre molto colpito da quei fratelli e sorelle che spacciano coloro che camminano su questa strada, in primis il papa, come persone deboli e ingenue, a cui mancano persino gli attributi. Non so quale immagine di Dio e della sua chiesa governi questo modo di pensare e di parlare ma, facendo eco alle parole di Francesco, mi vengono in mente le parole di S. Paolo ai Corinzi: ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini (1 Cor 1,25). Forse siamo già caduti nella tentazione di andar dietro a un Dio fatto a nostra immagine e somiglianza, forse siamo già caduti nel credere che ci sia qualcosa di più importante e prioritario, nella nostra fede, di credere nella misericordia di Dio e nell´imparare a essere misericordiosi. Allora ecco Giovanni venire in nostro aiuto, affinché non ci imbrogliamo in questo tempo di avvento. In fondo anche a lui chiedevano, in quel "che cosa dobbiamo fare?", cosa c´era di più importante da praticare. Nelle tre risposte che il Battista da a questa domanda, la prima riguarda due opere di misericordia corporale: chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha e chi ha da mangiare, faccia altrettanto (Lc 3,11). Poi il richiamo all´onestà, al rispetto delle persone, al sapersi accontentare di quanto abbiamo, al non approfittarsi degli altri. Un evidente primato, quello della misericordia, anche in chi, come Giovanni, ancora non aveva una piena rivelazione di del volto di Dio. Ma soprattutto, una cartina di tornasole per verificare il proprio rapporto con il nostro meraviglioso Dio così ricco di misericordia nei nostri confronti. Se davvero credo che il volto del Dio in cui credo è questo, non posso non sentire, come un appello urgente, di dover diventare misericordioso con gli altri: questo è molto concreto! La parabola del Buon Samaritano docet. E allora per concludere, una breve storia di una samaritana dei nostri tempi: un uomo è entrato in un supermercato ed ha rubato il portafoglio ad una donna, la quale, invece di chiamare subito la polizia, ha fatto qualcosa di imprevedibile. L´uomo è rimasto talmente spiazzato dal suo gesto tanto da restituirle il portafoglio. La protagonista di questo incredibile episodio si chiama Jessica Ealves, ha 4 figli e vive a Guthrie, in Oklahoma (USA). Come ogni settimana, Jessica è andata al locale supermercato per fare la spesa, quando si è accorta che un uomo la stava seguendo in modo sospetto. Poco dopo, Jessica si è accorta che dalla borsetta mancava il suo portafoglio: sicura che fosse stato lui, ha deciso di non chiamare la polizia, ma di risolvere il problema a modo suo. "In una corsia affollata di gente, mi sono avvicinata a lui", ha raccontato Jessica. "Di solito sono impulsiva, ma in quel momento ero molto tranquilla. Gli ho detto: senti tu hai qualcosa che mi appartiene. Ti do la possibilità di scegliere. Se mi restituisci il portafoglio, non solo ti perdono ma ti pago anche la spesa". Il messaggio sottinteso era chiaro: se invece non mi ridai il portafoglio, chiamo la polizia. "Ha messo la mano in tasca e mi ha restituito il portafoglio. Mentre prendeva il cibo che gli serviva dagli scaffali, mi ha chiesto scusa almeno una ventina di volte. E mentre ci avvicinavamo alla cassa, ha cominciato a piangere. Mi ha detto che era disperato". L´uomo, che continuava a ringraziare Jessica per averlo aiutato e perdonato, ha comprato generi alimentari per un totale di 27 dollari. "Di solito non porto mai contanti, ma quel giorno avevo giusto 28 dollari nel portafoglio. L´ultima cosa che mi ha detto è stata: "Non dimenticherò mai questa serata. Sono davvero disperato, ho dei figli, mi vergogno e mi dispiace tantissimo". "Qualcuno mi ha criticato, perché non l´ho denunciato, e forse ha ragione", ha spiegato Jessica, "ma a volte credo che la cosa giusta da fare è dare a qualcuno che ha sbagliato una seconda possibilità per non perdere la propria dignità. Quando avevo sette anni, io e mio fratello abbiamo perso nostro padre, ma ricordo che mi diceva sempre: non importa cosa diventerai da grande, ma ricorda che dovrai sempre essere gentile con tutti".

Immacolata concezione      notizia del 07/12/2015

Riflessione per l´ Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria Vangelo: Lc 1,26-38 SS. Messe h.9.00 - 10.15 ( svelamento dell´Icona della SS. Trinità) - 12.00 e h. 18.00 ( questa pre festiva h. 18.00) "Dove sei?": questa è la prima parola rivolta all´uomo che Dio pronuncia. Si potrebbe dire che tutto ciò che viene dopo questo versetto, quindi tutta quanta la Scrittura, ne è un prolungamento, e come una conseguenza. Ed è interessante osservare come questa parola viene letta il più delle volte nelle nostre assemblee: un "dove sei" perentorio, stentoreo, una specie di atto di accusa, un indice puntato. Dietro, c´è un´immagine sfalsata di Dio: Dio non è amore, ma legge, dovere. La trasgressione viene ripresa e richiamata duramente: "dove sei?", figlio degenere, ribelle, peccatore che non sei altro. In realtà quel "dove sei?" è un pianto, un grido di dolore: "dove sei, figlio mio, dove ti sei perduto?". E´ il lamento di un padre, di una madre, sul figlio lontano. Eppure noi non ci crediamo: Dio resta, direbbero gli psicologi, il super-io, il principio del dovere, il garante dell´ordine, colui che pone le regole e le fa rispettare, il padre nel senso del principio paterno, o principio di autorità. Si proietta su Dio tutto questo, che fa parte della struttura della nostra psiche, del modo umano di vivere la vita, e Dio è semplicemente costruito a immagine e somiglianza nostra. Si può credere a un Dio così, si può ritenere che sia così, e in effetti molti lo credono: in questo senso, è il Dio dei filosofi, nel senso che corrisponde a un´immagine che ha alcune ragioni, e così lo hanno pensato alcuni moralisti, teologi o giuristi. Ma non è ancora il Dio di Gesù Cristo. Lo si può temere, si può "fare i conti" con Lui: ma non si può amare, perché Lui in realtà non ama: fa leggi, dice il giusto, pronunzia i suoi giudizi, ma non è dalla nostra parte. Dio così inteso non è un "sì" a me, ma un "no": appunto, un divieto, una legge, un comando. Così non possiamo essere figli, ma solo servi. E Maria si riconosce "serva": nessuna lode più grande che essere "servi di Dio", nell´Antico Testamento, cioè nell´impero della legge: i profeti lo furono, ed è quanto di più possa vantare la logica umana. Ma noi non siamo "servi", non lo siamo più: la legge, quella che produce servi, venne da Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. E così Maria Santissima imparò che non era solamente serva, ma che era fatta figlia, lei che, come ci insegna il Vaticano II, crebbe nelle fede custodendo le parole del suo Figlio nel suo cuore, e meditandole nella sua vita. E così non è più una donna dell´Antico Testamento, perché non era più sotto la legge, ma la prima donna del Nuovo, lei che è sotto la grazia, la prima "graziata", la piena di grazia. Ricordare l´Immacolata Concezione è ricordare quella grazia della quale fu riempita la Madre di Dio fin dal primo istante della sua vita, benedire l´Altissimo che ha fatto in lei grandi cosa, e rallegrarsi insieme a lei perché di quella grazia siamo stati riempiti anche noi. Ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale in Cristo: non abbiamo ricevuto l´amore di Dio con il contagocce, ma in pienezza, come lei. In lei nulla offuscò questo dono: in noi, disgraziatamente, sì, tante cose lo offuscano, ma continuamente esso viene rivivificato. La fedeltà di Dio continuamente ci fa "santi e immacolati": come per Maria, anche per noi, poiché noi e lei possiamo insieme dire che "non siamo stati noi ad amare Dio, ma Lui ha amato noi", e per primo. E così riceviamo la vera benedizione, quella di cui Dio ci ha riempito in Cristo: conoscere Dio come lo ha conosciuto Gesù, non come lo ha conosciuto Mosè. Conoscerlo cioè come "Abbà, papà", un "sì" senza se e senza ma per ognuno di noi. E così possiamo conoscere, amare e volere noi stessi come Lui ci ha conosciuto: non ci ha conosciuto come peccatori o lontani, o semplicemente come destinatari dei suoi comandi, ma come figlioli per il quale non risparmia niente. Possiamo conoscerci come Lui ci conosce, cioè amati. Possiamo volerci come Lui ci vuole: volerci bene, come Lui ci ha voluto bene, e volerci anche come Lui in questa nostra vita ci ha voluto. E così possiamo ripetere "sia fatta la tua volontà", voglio essere quel figlio che tu vuoi, voglio che tu mi ami come vuoi amarmi, che tu faccia di me, della mia vita, delle mie cose, quel che tu vuoi; Lo possiamo dire perché abbiamo imparato a fidarci di Lui: e ci possiamo fidare di Lui proprio perché lo abbiamo conosciuto come un "sì", un "papà", e non come un "no", un divieto, un padre nel senso psicologico prima detto. Questa è la radice dell´uscita, dell´esodo, dal peccato, quell´esodo nel quale entrano coloro che seguono Gesù, ascoltando la sua parola e spezzando il suo pane. Il peccato, infatti, a ben pensarci, qualunque peccato, consiste proprio nel non conoscersi, volersi e amarsi come Dio stesso ci conosce, ci vuole e ci ama. Perciò Paolo afferma che non abbiamo ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma uno spirito da figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo "abbà, papà". Questa è la redenzione dal peccato originale, che si rivela appunto come la paura e la diffidenza verso Dio percepito come un estraneo, ovvero come una presenza potente e ingombrante, come un vicino invadente e non come un amico. La paura di Dio: questo è il peccato, e Maria, come vediamo, ne fu esente, lei che disse: "eccomi". Quell´eccomi nel testo greco è un ottativo, e significa: ma magari, ma come no, ma volesse Dio che. E´ un gettarsi entusiasta e pieno di fiducia. Vedete come le parole possono essere traviste: non è un fiat nel senso a cui pure potremmo pensare: guarda un po´ che cosa mi tocca fare, non posso ribellarmi e devo per forza fare questo, un atto di resa nelle mani di una potenza imperscrutabile e onnipotente, ma un gesto che esprime il più grande coinvolgimento personale, il libero arbitrio sviluppato all´ennesima potenza. Maria infatti non offrì a Dio qualcosa, ma se stessa. Comprese bene il salmo che dice: "sacrificio e offerta non gradisci". Dio non gradisce un´offerta rituale, l´elemosina di una piccola osservanza legale, di un´obbedienza: al suo amore non si risponde se non con l´amore, e questo non è se non l´offerta di tutto se stesso. Maria ama perché sa che Dio per primo l´ha amata: offriamo solo per amore, non per paura. Da ciò vediamo che era immacolata, perché la paura è frutto del peccato: ho avuto paura perché ero nudo e mi sono nascosto. Maria non si è nascosta, si è offerta: e da lei è sgorgata la sorgente dell´acqua viva. Mi piace concludere questa riflessione con la litania della Vergine che io preferisco: causa della nostra gioia. Sì, veramente lei è la causa della nostra gioia, che è Gesù. E´ Gesù che ci fa figli, che ci fa conoscere e amara Dio come Lui lo conosce e lo ama, è Gesù che ci fa conoscere noi stessi come Dio ci conosce, cioè come figli suoi, perché Dio è padre suo e anche padre nostro. Gesù ci regala il Padre, anzi, nel vocabolario da noi usato fin qui, il papà, il "sì" senza se e senza ma, e che così raramente vediamo nella vita di ogni giorno. Gesù è la misericordia che si apre e rimane sempre aperta. Ed è venuto a noi per mezzo di Maria. Dovremmo sempre celebrarla per quanto ha fatto per noi: lei che ci ha dato la vita, poiché Cristo è la vita, è davvero a noi più madre che la nostra stessa madre secondo la carne. Nostra madre infatti ci ha generato per la morte, lei ci ha generato alla vita. Possiamo imparare, o reimparare, il suo Rosario: con lei ogni giorno conoscere e meditare la parola del suo Figlio, ascoltandola, ma anche guardandola, contemplandola, toccandola, custodendola nel cuore, nella fantasia, nel ricordo. Il suo "eccomi" diventa il nostro ogni volta che le diciamo: "prega per noi peccatori".

domenica 6 dicembre 2015      notizia del 05/12/2015

Trovare la bellezza dell’agire di Dio nella miseria e bruttezza della vita II Domenica di Avvento (Anno C) Vangelo: Lc 3,1-6 Che non passi alla storia come una delle tante leggende d´uomini orchestrate per imbonire le menti, per trarre in inganno quelle fragili del popolo ch´era in spasmodica attesa di un Dio che sembrava tardare a venire. No, fu un fatto seriamente storico, uno di quelli che, cronistoria alla mano, è ancora possibile andare a rintracciare. Persone ancor oggi identificabili: i nomi e i cognomi esistono perché ciascuno rimanga responsabile della propria storia, anche dopo morto. Eccoli qui, rigorosamente accanto alle terre e ai tempi che li videro governare le sorti di un popolo burrascoso, geniale: «Nell´anno quindicesimo dell´impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea. Erode tetràrca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetràrca dell´Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetràrca dell´Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa». Una faccenda strana quest´iniziale del vangelo di Luca. I Vangeli sono libri sempre così parchi di indicazioni storiche: questa domenica, invece, sembrano fare un´eccezione colossale, quasi rocambolesca. Esagerano con una cascata di nomi e cognomi, di facce e volti, di pensieri e governatori. Per poi, fatta l´introduzione generale, dire che cosa? Tentare di dire l´impossibile: dentro tutto quel bailamme di genti e di potestà, «la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto». Anche qui nomi e cognomi, con addosso tutta la storia di un casato e pure l´indirizzo civico di dove questo è capitato: nel deserto della geografia, nel deserto di una storia - quella di Zaccaria e di Elisabetta - le cui strade erano ostruite da un problema tecnico di ormoni e di vesciche che non funzionavano. Quasi a dire: "C´era assolutamente d meglio in circolazione, eppure Dio è partito dal basso, dai bordi, dalle slabbrature di storie nate proprio storte. Di quelle da capottarsi dalle risate. Anche qua, con Giovanni, più di qualcosa sembra non tornare. Pare uno di quei personaggi-di-paese arrivati giusto in tempo per farsi ridere dietro da tanti nella piazza: uno di quelli venuti-fuori senza un perché. Anche proprio per ragioni tecniche di madre: al crepuscolo della vita regala luce, respiro e passi ad un figlio ossuto che veste pelle di capra, nutre il corpo di insetti e si asterrà da bevande inebrianti. I profeti son già tutti morti: è tardi per fare carriera in quel campo. Gli apostoli sono ancora bambini-giocosi a Cafarnao: è troppo presto per fare carriera dentro quel mondo. Troppo presto, troppo tardi: nato per sbaglio? Si, lo sbaglio di Dio: la variabile che manda gambe all´aria l´intero meccanismo della storia. L´uomo sbagliato che diventa l´uomo giusto, quello esatto, il quasi-atteso:«Voce di uno che grida nel deserto». Non è l´Atteso, sia ben chiaro che lui lo metterà sempre bene in chiaro. Però non è neanche uno di quelli che venderà la propria personalità per un piatto di lenticchie: non è Lui, ma è la Voce di Lui. Quando senti una voce di lontano, dici subito: "E´ Marco, è Giulia, è lui, è lei". Dalla voce ricostruisci la fisionomia, riprendi una storia, riapri un´attesa. Mica è niente la voce: dopo di lei rimane solo il volto. Eccolo Giovanni, lo sbagliato che diventa la cerniera: «Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! (...) Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!». Preparare e raddrizzare sono verbi di madre e di manovre, di smottamenti e di amori, di manovalanza. Si prepara ciò che preparato-non-è, si raddrizza ciò dritto-non-è: la storia rotta non si getta, si rattoppa e si rammenda, si sistema anche, se necessario. Eccola la storia sulla quale puntare: Tiberio Cesare, Ponzio Pilato, Erode, Filippo e Lisania. Sempre così: la parola di Dio scende su un uomo che abita la storia, non su chi la scansa. Sempre così: dentro la bruttezza 8intesa come difficoltà della vita e la nostra miseria umana) va cercata la bellezza, non fuori di essa. Dentro l´inferno va raccolto ciò che non-è-inferno, non fuori di esso. Nella storia Dio riattacca spina, non fuori dalla storia. Da dentro, in mezzo, nel fango: c´è sempre qualcuno sul quale Dio decide di poggiarsi per fare un salto, per far fare un salto. Mica gente-da-lenticchie: roba piccola, ma decisa. Gente sbagliata, oppure proprio la gente giusta. Gente azzardata: quella che piace assai ad un Cielo mai domo a divertirsi.

Domenica 29 novembre 2015      notizia del 28/11/2015

Riflessione della Domenica di Avvento (Anno C): Si apriranno le porte della misericordia e dell´amore - Vangelo: Lc 21,25-28.34-36 SS. Messe: h. 9.00 - 10.30 - 12.00 e 19.00 . Prefestiva del sabato: h. 18.00 Tempo di Avvento: è il nostro annuale cammino "con Cristo, in Cristo, per Cristo", seguendo le tappe della vita di Gesù, accogliendo il suo amore e la sua opera di salvezza che si rende presente ed entra nella nostra vita in ogni momento di preghiera e specialmente nella celebrazione dell´Eucarestia. L´Avvento, ci prepara ad accogliere la grazia di Gesù nel ricordo e nella celebrazione della sua nascita. Il Natale è segno di grazia, di salvezza, di misericordia, di perdono, di fervore, di amore appassionato e convinto a Cristo Gesù che è venuto e ha offerto tutto se stesso per amore nostro. "Dio ha tanto amato il mondo da mandare il Suo Figlio per noi". Dio sempre ama di amore infinito il mondo, ama la sua Chiesa, ama ciascuno di noi. Dio è amore sempre, Dio non può essere che amore e misericordia. Questo è l´annuncio e la verità che dà luce, serenità, forza alla nostra vita, in qualunque situazione ci troviamo. L´avvento è la preparazione al Natale, è la nostra invocazione che il Signore venga ad aiutarci e a salvarci, è il nostro impegno cristiano di andare incontro al Signore e di volergli bene. Le letture della Parola di Dio di questa domenica presentano la venuta del Signore in diversi modi. Mentre ci fanno ricordare la venuta di Gesù a Betlemme, ci fanno pensare alla venuta gloriosa di Gesù alla fine dei tempi. Questo è presentato, secondo un genere letterario e la sensibilità di allora, con un linguaggio apocalittico. Ma non deve fare paura, perché quella che è chiamata "la fine dei tempi" è in verità l´inizio glorioso del regno eterno e definitivo di Cristo, nel quale - per sua grazia e misericordia - saremo chiamati anche noi per vivere con Lui, nella pienezza della vita e della gioia, per l´eternità. Gesù è venuto e viene continuamente a salvarci per questo. E la nostra vita vigilante e operosa è la nostra collaborazione al regno di Dio sulla terra e la nostra preparazione e il nostro impegno per meritare la vita eterna con il Signore. In tutte le situazioni che possono accadere la parola di Dio ci dà questo grande annuncio di serenità e di speranza: c´è il Signore, il Signore è con noi e ci salva. "Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina". La mentalità medievale abbondava in immaginazioni particolari su queste cose. Non era così all´inizio della fede cristiana. Non deve essere così oggi, perché sappiamo che il Signore ha fatto di tutto per farci suoi figli, Egli ci offre tutta la sua misericordia, non desidera altro che portarci nella sua salvezza eterna. Per questo ci invita a vivere una vita cristiana bella e impegnata, nella fede, nella preghiera, nella carità. Ci invita a "stare attenti perché i nostri cuori non si appesantiscono in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita". Ci invita a "vegliare e pregare in ogni momento" per sfuggire al male e aprirci continuamente alla grazia del Signore. L´apostolo Paolo ci insegna a pregare perché il Signore ci faccia crescere e abbondare nell´amore vicendevole e verso tutti, per rendere saldi e irreprensibili i nostri cuori nella santità e comportarci in maniera da piacere al Signore. Questo è il modo più bello per vivere la vita di ogni giorno e per prepararci all´incontro col Signore. Possiamo fare anche un´applicazione concreta alla nostra vita: molte volte incontriamo difficoltà, preoccupazioni, sofferenze. I problemi del mondo ci fanno paura. Dobbiamo farci coraggio: il Signore non ci abbandona mai, il Signore è vicino, il Signore viene sempre per aiutarci e per salvarci. Vorremmo poter affermare con certezza di fede, anche in ogni momento difficile: "Alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina". Sperimenteremo che il Signore non si smentisce, ma sempre porta a compimento ciò che ha promesso. Ci facciamo anche alcune domande: Come posso pregare di più e con fede, in questo tempo di avvento? Come posso amare di più il mio prossimo, in casa, nel lavoro, nelle relazioni con gli altri, nella vita della parrocchia? Come posso preparare in concreto l´incontro profondo e personale con Gesù, mio Dio e mio salvatore? Come posso prepararmi a vivere l´Anno Santo della Misericordia, il Natale della Misericordia?

DOMENICA 22 NOVEMBRE 2015      notizia del 21/11/2015

Commento dell Domenica : SOLENNITA’ DI CRISTO RE. Cristo è la Verità; rifiutare Cristo significa rifiutare la Verità e vivere nella menzogna : (Gv 18,33-37) SS. Messe h. 9.00 - 10. 30 - 12.00 e 18.00 (Prefestiva del sabato h.18.00) Il Vangelo di oggi è tratto dal Cap.18 che riporta l´interrogatorio di Pilato a Gesù; in realtà il quarto evangelista capovolge le parti: è Gesù che interroga Pilato; il Figlio di Dio devia la discussione dall´accusa mossa contro di lui (dai sommi sacerdoti) alla natura della Verità, per poi identificare la Verità con la sua persona. Ma, al Governatore romano, le disquisizioni filosofiche sulla Verità non interessano: lui la sua verità ce l´ha già. E poi non ha tempo da perdere; c´è una sentenza da emettere; per di più, dal punto di vista di Pilato, cioè di Roma, il caso-Gesù non è neanche così importante. Le questioni religiose locali non rientravano nelle competenze di un tribunale civile; per il diritto romano, proclamarsi Figlio di Dio - era questa l´accusa per la quale Gesù era stato trascinato in giudizio - non costituiva una fattispecie di reato, meritevole di condanna a morte; e Pilato lo dichiarò ripetutamente: "Vedetela voi, io non trovo in lui (in Gesù) nessuna colpa!". Il rappresentante di Roma aveva dunque tutto l´interesse a liquidare la faccenda in quattro e quattr´otto. Inaspettatamente le cose si complicano, non tanto per Gesù, quanto per il Governatore; se consideriamo inoltre che sua moglie lo aveva consigliato di non aver niente a che fare con quel giusto, a motivo di un sogno che l´aveva molto turbata (cfr. Mt 26,19), l´incontro con Gesù dev´essere stato a dir poco inquietante. L´ufficiale romano si era illuso di poter chiudere la bocca a Gesù, facendo del sarcasmo gratuito: "Che cos´è la verità?". La questione sulla Verità non può essere liquidata con un laconico "Non m´interessa!". Il Vangelo di Giovanni, possiamo chiamarlo il "Vangelo della Verità"; fin dal Prologo (cap.1), l´amico del Signore dichiara che la Verità è Gesù: parlare di Gesù, credere in Gesù, significa parlare della Verità e credere nella Verità. Vivere la fede significa vivere nella Verità; può apparire un aut aut; infatti lo è, e lo ripeto: Cristo è la Verità; rifiutare Cristo significa rifiutare la Verità e vivere nella menzogna. Questo è il senso della solennità odierna; ed è cosa buona e giusta che la celebrazione di Cristo Re dell´universo cada proprio al termine dell´anno liturgico: dopo 35 e più domeniche trascorse a riflettere sul mistero di Cristo, a cantarne le lodi, a proclamare che Cristo è il nostro Signore e Salvatore... non abbiamo bisogno di sentire, di dire, o di fare altro; ora tocca a noi tirare la riga e scrivere il risultato:"io credo!" Se il Vangelo letto, meditato, pregato non ci basta; se la Messa partecipata, vissuta, condivisa come un bene caro, come il bene più caro, non ci convince e non ci sazia; se abbiamo ancora e sempre bisogno di ulteriori conferme per poter dire quelle due fatidiche paroline: "io credo!", rispondo come il santo padre Abramo nella parabola del ricco epulone: "...neanche se uno risuscitasse dai morti saremmo persuasi." (cfr. Lc 16,31). Da quando il Concilio Vaticano II diede impulso decisivo al dialogo (ecumenico) con le altre fedi cristiane e, più in generale, con le religioni diverse dal cristianesimo; da quando S.Giovanni Paolo II inaugurò ad Assisi gli incontri di preghiera tra i capi religiosi, è affiorato da più parti nella Chiesa cattolica, il sospetto di relativismo: in sostanza, si obbietta, dialogare con altre religioni significa riconoscere valore anche ad esse; pregare con coloro che credono in un Dio diverso dal nostro significa dare diritto di cittadinanza anche a quel Dio (che non è il nostro); ma così facendo - ecco l´obbiezione! - non sarà che, niente niente, un Dio vale l´altro? quel che conta è riconoscere l´esistenza di un Dio, no? credere nel soprannaturale, in un ente superiore che orienta le nostre vite ad un avvenire di bene e non di male... Che poi si chiami Gesù di Nazareth, o Allah, o Buddha, o Krishna, poco importa... in fondo, ripeto, basta aver fede. Naturalmente, per noi che abbiamo scelto di credere in Gesù Cristo, il problema non si pone: è Lui e soltanto Lui, ad averci rivelato il volto buono del Padre... Nessun relativismo, dunque! Pregare insieme, non significa mettere la nostra fede sullo stesso piano di quella ebraica, o musulmana, o buddista... Rispetto e tolleranza, dunque, per le altre confessioni religiose, ma nessuna confusione, commistione, sincretismo, compromesso.... Già, ma se vi chiedessero: che cos´ha di più e di diverso Gesù Cristo, rispetto agli altri? che cos´ha di diverso e di migliore la Chiesa, rispetto a tutte le altre istituzioni religiose ufficiali? Mi rendo conto che la risposta è difficile e articolata; per molti cristiani, le risposte a queste due domande non sono consequenziali: in altri termini, non è scontato che aderire a Cristo significhi aderire anche alla Chiesa: quante volte ci siamo interrogati sul paradosso dei cosiddetti credenti-non praticanti, o credenti-non appartenenti! Dobbiamo avere il coraggio di porre la questione di senso della fede nella nostra vita - rischio di apparire monotono - per dare ragione delle nostre scelte, prima di tutto a noi stessi! Se le nostre convinzioni religiose non portano ad operare delle scelte concrete, tutto il nostro parlare, il nostro confrontarci rischia di essere una inutile accademia... Le chiacchiere da salotto in tema di fede sono un lusso che non ci possiamo permettere, e non conducono a niente. Tra pochi giorni avrà inizio il Giubileo della misericordia indetto da Papa Francesco in tutta la Chiesa; ogni Diocesi ha già pubblicato un ricco programma di celebrazioni, incontri di riflessione; le vetrine delle librerie (cattoliche e non) offrono una nutrita bibliografia, alla quale possiamo attingere. Culmine di ogni riflessione sulla misericordia e di ogni celebrazione della misericordia è la riconciliazione con Dio, con il prossimo e con noi stessi. Anche questo si scriva a caratteri cubitali nella nostra fede e nella nostra vita: il nostro Dio è MISERICORDIA! Accogliamo pertanto l´esortazione di san Paolo: "Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio!" (2Cor 5,20). La misericordia di Dio ci attende, come un ricco conto in banca, intestato a nostro nome; è necessario andare a riscuoterla... è necessario farne esperienza. Scrivono di san Domenico, il nostro Fondatore, che parlava sempre e solo di Dio e con Dio. Senza l´esperienza concreta di Dio, ogni discorso su Dio è un discorso a due sole dimensioni, manca di spessore, manca di profondità. Morendo sulla croce, il Signore offrì in un solo istante la parola più vera, più eloquente e credibile di tutte le parole pronunciate in tre anni di vita pubblica. La croce è la differenza assoluta tra Gesù Cristo e tutti gli altri maestri di spirito. Per questo noi crediamo in Lui!

DOMENICA 15 NOVEMBRE 2015      notizia del 14/11/2015

Commento della Domenica:Guardare quello che sta cominciando, non quello che termina: è la differenza tra la buona e la cattiva notizia, tra il vangelo e la catastrofe. (Vangelo: Mc 13,24-32 ) SS. Messe h. 9.00 - 10.30 - 12.00 e 18.00 - Prefestiva del sabato h.18.00 Le potenze che sono nei cieli Andare dietro alle parole per scoprirne il significato che nascondono è qui necessario; il linguaggio apocalittico non ci appartiene (soprattutto quello ebraico-cristiano) anche se l´horror, il fantasy, il catastrofico sono entrati nella letteratura contemporanea. Anche la lettura simbolica non ci è familiare, influenzati da quella metaforica, dunque dobbiamo procedere per ipotesi per non lasciarci fuorviare da interpretazioni troppo certe. Qui sole, luna e stelle sono chiamate potenze, forse dovremmo andare a leggervi quelle potenze umane talmente esaltate da confonderle con il firmamento. Quando Marco scrive, il tempio di Gerusalemme è stato distrutto e con esso la casta sacerdotale, anche la potenza dell´impero con i suoi dei non è duratura... Sappiamo bene come il potere dell´uomo abbia la capacità di corroderlo, di minare la sua stessa natura. La cultura ebraica l´aveva ben chiaro, basterebbe rileggere il racconto del peccato per scoprirvi che il voler diventare come Dio (Gen 3,5) dell´uomo porti inesorabilmente alla sua caduta (cfr. Gen 3,24). Nello sconvolgimento degli astri potremmo anche intravedere la fine del mondo e delle cose come fatto finale della storia e della esperienza umana ma anche leggervi il ritornante sconvolgimento di tutte le potenze dell´uomo dopo la loro ascesa. In altre parole dovremmo prendere coscienza del "provvisorio" e della sua "dinamica" che, pur lentamente, tende a spostare l´asse portante della storia. La provvisorietà ci spaventa perché aspiriamo alla stabilità; la provvisorietà sembra avere il sapore della precarietà dai connotati negativi come la precarietà della economia e del lavoro, delle relazioni familiari, quelle politiche, dei sentimenti... È invece il valore della provvisorietà che ci libera dalla aspirazione di potenza, dalla conquista dei poteri per uniformarci al Figlio dell´uomo che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti (Mc 10,45). Con grande potenza e gloria Alla caducità delle potenze umane fa da contraccolpo la potenza e gloria del Figlio dell´uomo. Se le potenze umane cadono, il Figlio invece viene sulle nubi. Alla "prima venuta", quella storica di duemila anni fa, segue la "seconda venuta", quella definitiva, quando tutto sarà posto sotto i suoi piedi (cfr Ef 1, 20-23). Possiamo immaginare una venuta forte, trionfante come quella raffigurata da Michelangelo nella Cappella Sistina, ma anche il lento progressivo venire nella storia degli uomini là dove ogni cuore lascia che decadono le false potenze per lasciare posto alla sua Signoria. Il Figlio viene sulle nubi, la nube è segno della presenza divina ma anche copre e nasconde (cfr Mc 9,7). Il Regno di Dio, infatti, è nascosto nel terreno della storia ed è destinato a germogliare (cfr. Mc 4,26-29) e crescere (cfr. Mc 4,30-32). Dovrebbe essere lontana da noi l´idea di una manifestazione visibile, evidente, eclatante: Allora, se qualcuno vi dirà: «Ecco, il Cristo è qui; ecco, è là», voi non credeteci (Mc 13,21). Dalla pianta di fico Dobbiamo imparare ad osservare i segni dei tempi. Non quelli troppo evidenti e fuorvianti, quanto l´impercettibile intenerirsi del ramo o il timido spuntare delle gemme. Non serve fare previsioni del futuro piuttosto discernere il presente e comprenderne il senso. C´è qualcosa che sta iniziando: Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? (Is 43,19) Interessante è guardare quello che sta cominciando, non quello che termina: è la differenza tra la buona e la cattiva notizia, tra il vangelo e la catastrofe. Non si tratta di chiudere gli occhi davanti ad una realtà negativa, quanto cercare di intravederne il seme positivo che potrà svilupparsi; tra il cielo e la terra che passeranno individuare quelle parole che non passeranno.

DOMENICA 8 novembre 2015      notizia del 07/11/2015

Osservare chi Gesù guarda e lasciarci illuminare: Mc 12, 38,44 Gesù insegnava a vivere. Il suo insegnamento lasciava spesso a bocca aperta i suoi uditori. Possano sempre rimanere aperte le nostre bocche ogni volta che leggiamo il vangelo! I vangeli ci raccontano che la gente semplice ascoltava molto volentieri il Signore e rimaneva stupefatta di quello che udiva dalla sua bocca; pertanto, veniva loro spontaneo fare il confronto con l´insegnamento che davano scribi, farisei e dottori della legge. La gente notava che non era affatto la stessa cosa. I vangeli sinottici narrano che alla fine di un insegnamento o di un gesto prodigioso compiuto da Gesù, tutti rimanevano stupiti rivolgendosi l´un l´altro la domanda: che insegnamento nuovo (dato con autorità) è mai questo?... Gesù sta insegnando nel Tempio. Qui si possono vedere tante cose. Come oggi, quando vai nelle basiliche, nelle cattedrali, o anche nelle nostre chiese parrocchiali. Gesù faceva aprire la bocca di molti per lo stupore, ad altri invece la chiudeva perché si rendessero conto della malizia nascosta nelle loro domande. Gesù ha appena chiuso la bocca di tutti rispondendo a uno scriba che gli aveva chiesto qual era il primo di tutti i comandamenti: e nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo (Mc 12,34). Adesso lasciamoci interrogare da Lui. Gesù vede che nel Tempio, quasi scambiato per un "red carpet" cinematografico, c´è chi passeggia in elegantissime vesti occupando i primi posti, quelli più in vista: toh! Sono gli scribi! Sono quelli che dovrebbero insegnare le cose di Dio, sono quelli che hanno fatto studiare per tanti anni nelle università e che dovrebbero dare una bella testimonianza! Ma come? Eppure fanno preghiere lunghissime alla vista di tutti! Gesù ammonisce chiunque di guardarsi da questi falsi maestri e dal loro modo di vivere. Apparentemente religiosi, costoro vivono nel culto del proprio io cercando la gloria dagli uomini e nascondendo, dietro la loro ricchezza, più grandi ingiustizie:divorano le case delle vedove (Mc 12,40). Ho letto poco fa una intervista rilasciata da Francesco a un settimanale olandese: "un credente non può parlare di povertà e poi vivere come un faraone". C´è una mondanità (il papa ce l´ha più volte ripetuto) che uccide la fede e l´essere umano. Ma chi rappresenta in qualche modo la fede e poi la smentisce con il suo modo di vivere, amando di più il potere, l´apparire e l´avere, avrà un giudizio più severo. Come sempre, il Signore ci avverte ed è giusto in quel che ci dice. Ma Gesù, se da un lato ci dice di guardarci da chi si serve della parola di Dio e degli altri per primeggiare, dall´altro, ci dice anche di guardare chi Lui guarda (Mc 12,42). Come è diverso quel che guarda Dio e quel che guarda l´uomo! C´è una celebre pagina della Scrittura che lo esprime a chiare lettere: l´uomo guarda l´apparenza, il Signore guarda il cuore (1 Sam 16,7). Ma non solo. Gesù ci dice di guardare quella donna che nel Tempio ai più passa inosservata. Perché possiamo capire e credere che il Signore si identifica prima di tutto con coloro che non sono guardati dagli uomini: in essi sono nascoste grandissime lezioni da apprendere! Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei (Mt 23,2), ma Gesù seduto davanti al tesoro del Tempio oggi ci dice che sulla sua cattedra, ad insegnare con Lui, ci va con diritto una povera vedova! Lei è il suo tesoro! Quel che fa lei in silenzio deve diventare il nostro tesoro! Mi ricordo ancora, tra i tanti maestri qualificati da Gesù e squalificati dagli uomini incontrati sulla mia strada. Leggendo questo vangelo mi viene alla mente un racconto fattomi da un missionario che svolgeva la sua missione in Perù. Mi raccontò di una vedova incontrata durante una missione di evangelizzazione in un villaggio delle Ande peruviane. Per questo evento si mosse un gruppo di circa 40-50 persone, per lo più giovani. Erano alloggiati negli ambienti poverissimi delle scuole. Hanno vissuto una settimana indimenticabile. Andavano a portare il messaggio di amore del vangelo tra quella popolazione molto povera, dappertutto trovarono una accoglienza incredibile. Un giorno una donna che viveva da sola, vedova, lo invitò a pranzo insieme alla sua equipe di 5 ragazzi. Quando giunsero nella sua casa (… una baracca) la trovarono indaffarata a preparare qualcosa su cui sedersi ed appoggiarvi per mangiare. Mentre alcuni ragazzi l´aiutavano, lo sguardo del missionario si poò sulle uniche due pentole della vecchia cucina. Come cibo non v´era altro, né sulla cucina, né attorno a noi. Dentro una pentola c´era un pollo già diviso in porzioni. Dentro l´altra del riso. Allora quella povera donna li fece sedere e, così come riusciva, con quelle poverissime stoviglie, cominciò silenziosamente a distribuire quel riso e quel pollo. Per loro , una giusta porzione, anche se piccolissima. Per lei invece, una porzione solo simbolica: un cucchiaio di riso. In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri...ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere (Mc 12,43-44). Terminata la distribuzione, quella donna stupenda si raccolse un poco. Poi, nel suo sorriso, li guardò con affetto, e contenta cominciò a benedire e lodare Dio perché il missionario e i ragazzi andati a visitarla per parlarle dell´amore di Dio per lei. E loro se ne tornammo alla missione, contenti, perché quella anziana povera signora aveva parlato dell´amore di Dio per loro.

4 novembre 2015      notizia del 04/11/2015

H.18.00 SS. Messa per l´inizio bicentenario della nascita della Congregazione Stimmatina La Congregazione delle Sacre Stimmate di Nostro Signore Gesù Cristo (in latino Congregatio a Sacris Stigmatibus Domini Nostri Iesus Christi) è un istituto religioso maschile di diritto pontificio: i membri di questa congregazione clericale, detti comunemente Stimmatini, pospongono al loro nome la sigla C.S.S Gaspare Bertoni, fondatore della congregazione La congregazione venne fondata da Gaspare Bertoni (1777-1853). Mentre studiava presso le scuole municipali di San Sebastiano a Verona, prese a frequentare l´annessa congregazione mariana, al tempo diretta da Luigi Fortis, futuro preposito generale della Compagnia di Gesù; ordinato sacerdote nel 1800, iniziò a prestare servizio presso la parrocchia di San Paolo, dove si dedicò particolarmente all´azione a favore dei ragazzi, per i quali nel 1802 organizzò il primo oratorio mariano con l´intento di favorire il ritorno dei giovani alla pratica religiosa. Bertoni fu anche confessore della primitiva comunità delle Figlie della Carità di Verona e consigliere di Leopoldina Naudet, fondatrice delle Sorelle della Sacra Famiglia; si dedicò anche alla cura del giovane clero e nel 1810 il vescovo di Verona lo nominò direttore spirituale del seminario diocesano A coronamento di questa sua intensa opera di apostolato, Bertoni cominciò a meditare di organizzare una nuova famiglia religiosa di missionari apostolici al servizio dei vescovi (in obsequium Episcoporum): come i gesuiti, i suoi sacerdoti avrebbero dovuto dedicarsi a varie forme di ministero, ma il voto di obbedienza al papa sarebbe stato sostituito dall´impegno a servire i vescovi diocesani. Tale progetto iniziò a delinearsi meglio nel 1816, quando Bertoni predicò con successo una missione popolare nella parrocchia di San Fermo Maggiore. Nell´agosto 1816 a Bertoni vennero affidati la chiesa delle Stimmate di San Francesco e i locali annessi, che divennero il centro della sua opera, e il 4 novembre successivo, insieme a don Giovanni Maria Marani e al fratello coadiutore Paolo Zanolli, diede inizio alla sua congregazione. A causa del clima politico ostile alle istituzioni religiose, per giustificare l´unione di sacerdoti di fronte alle autorità civili Bertoni aprì un ginnasio gratuito per i figli del popolo. Le regole degli stimmatini vennero redatte da Bertoni a partire dal 1841 secondo il modello delle costituzioni della Compagnia di Gesù. Il nome di Stimatini (vecchia grafia, oggi sostituita da Stimmatini), non era nelle costituzioni, ma fu comunemente adoperato con riferimento alla sede della congregazione. Dal nome assunto quasi per caso, sorse la speciale devozione della Congregazione per le Stimmate di N.S.G.C. La congregazione delle Sacre Stimmate ricevette il pontificio decreto di lode il 16 aprile 1855 e l´approvazione della Santa Sede il 15 settembre 1890: le sue costituzioni vennero approvate definitivamente il 23 giugno 1925. Nel 1926 gli stimmatini vennero chiamati a dedicarsi anche alle missioni estere e la Santa Sede affidò loro la missione cinese di Yixian, eretta in prefettura apostolica nel 1935; altre missioni vennero aperte negli Stati Uniti d´America, in Canada e in Brasile. Dopo l´avvento del regime comunista in Cina, i missionari stimmatini espulsi si divisero tra Thailandia, Filippine, Sudafrica, Costa d´Avorio, Tanzania, Cile Il fondatore, beatificato nel 1975, è stato proclamato santo da papa Giovanni Paolo II il 1º novembre 1989 Attività e diffusione Gli stimmatini si dedicano alla predicazione dei ritiri e delle missioni popolari, alla catechesi, alla formazione del clero nei seminari, all´istruzione e all´educazione della gioventù in scuole e oratori. Sono presenti in Europa (Georgia, Germania, Italia, Regno Unito), nelle Americhe (Brasile, Cile, Paraguay, Stati Uniti), in Asia (Filippine, India, Thailandia), in Africa (Botswana, Costa d´Avorio, Sudafrica, Tanzania). La sede generalizia, dal 1906, è a Roma Alla fine del 2008 la congregazione contava 95 case con 428 religiosi, 310 dei quali sacerdoti.

lunedì 2 novembre      notizia del 01/11/2015

La commemorazione dei fedeli defunti appare già nel secolo IX, in continuità con l’uso monastico del secolo VII di consacrare un giorno completo alla preghiera per tutti i defunti. Amalario, nel secolo IX, poneva già la memoria di tutti i defunti successivamente a quelli dei santi che erano già in cielo. E’ solo con l’abate benedettino sant’Odilone di Cluny che questa data del 2 novembre fu dedicata alla commemorazione di tutti i fedeli defunti, per i quali già sant’Agostino lodava la consuetudine di pregare anche al di fuori dei loro anniversari, proprio perché non fossero trascurati quelli senza suffragio. La Chiesa è stata sempre particolarmente fedele al ricordo dei defunti. Nella professione di fede del cristiano noi affermiamo: “Credo nella santa Chiesa cattolica, nella comunione dei Santi…”. Per “comunione dei santi” la Chiesa intende l’insieme e la vita d’assieme di tutti i credenti in Cristo, sia quelli che operano ancora sulla terra sia quelli che vivono nell’altra vita in Paradiso ed in Purgatorio. In questa vita d’assieme la Chiesa vede e vuole il fluire della grazia, lo scambio dell’aiuto reciproco, l’unità della fede, la realizzazione dell’amore. Dalla comunione dei santi nasce l’interscambio di aiuto reciproco tra i credenti in cammino sulla terra i i credenti viventi nell’aldilà, sia nel Purgatorio che nel Paradiso. La Chiesa, inoltre, in nome della stessa figliolanza di Dio e, quindi, fratellanza in Gesù Cristo, favorisce questi rapporti e stabilisce anche dei momenti forti durante l’anno liturgico e nei riti religiosi quotidiani. Il 2 Novembre è il giorno che la Chiesa dedica alla commemorazione dei defunti, che dal popolo viene chiamato semplicemente anche “festa dei defunti”. Ma anche nella messa quotidiana, sempre riserva un piccolo spazio, detto “memento, Domine…”, che vuol dire “ricordati, Signore…” e propone preghiere universali di suffragio alle anime di tutti i defunti in Purgatorio. La Chiesa, infatti, con i suoi figli è sempre madre e vuole sentirli tutti presenti in un unico abbraccio. Pertanto prega per i morti, come per i vivi, perché anch’essi sono vivi nel Signore. Per questo possiamo dire che l’amore materno della Chiesa è più forte della morte. La Chiesa, inoltre, sa che “non entrerà in essa nulla di impuro”. Nessuno può entrare nella visione e nel godimento di Dio, se al momento della morte, non ha raggiunto la perfezione nell’amore. Per particolari pratiche, inoltre, come le preghiere e le buone opere, la Chiesa offre lo splendido dono delle indulgenze, parziali o plenarie, che possono essere offerte in suffragio delle anime del Purgatorio. Una indulgenza parziale o plenaria offre alla persona interessata una parziale o plenaria riduzione delle pene, dovute ai suoi peccati, che sono già stati perdonati. Tale riduzione può essere fruita anche dai defunti, i quali possono essere liberati dalle loro pene parzialmente o totalmente. La commemorazione dei defunti ebbe origine in Francia all’inizio del decimo secolo. Nel convento di Cluny viveva un santo monaco, l’abate Odilone, che era molto devoto delle anime del Purgatorio, al punto che tutte le sue preghiere, sofferenze, penitenze, mortificazioni e messe venivano applicate per la loro liberazione dal purgatorio. Si dice che uno dei suoi confratelli, di ritorno dalla Terra Santa, gli raccontò di essere stato scaraventato da una tempesta sulla costa della Sicilia; lì incontrò un eremita, il quale gli raccontò che spesso aveva udito le grida e le voci dolenti delle anime purganti provenienti da una grotta insieme a quelle dei demoni che gridavano contro lui, l’abate Odilone. Costui, all’udire queste parole, ordinò a tutti i monaci del suo Ordine cluniacense di fissare il 2 Novembre come giorno solenne per la commemorazione dei defunti. Era l’anno 928 d. C. Da allora, quindi, ogni anno la “festa” dei morti viene celebrata in questo giorno. Da allora quel giorno rappresenta per tutti una sosta nella vita per ricordare con una certa nostalgia il passato, vissuto con i nostri cari che il tempo e la morte han portato via, il bene che coloro che ci hanno preceduti sulla terra hanno lasciato all’umanità, e il loro contributo all’aumento della fede, della speranza, della carità e della grazia nella chiesa. Il 2 Novembre, poi, ci riporta alla realtà delle cose richiamando la nostra attenzione sulla caducità della vita. Questo pensiero richiama il fluire del tempo intorno a noi e in noi. Ci accorgiamo facilmente della trasformazione e del cambiamento del mondo a noi circostante: vediamo con indifferenza il passaggio delle cose e delle persone quando queste scivolano lentamente davanti a noi o non fanno rumore o non portano dolori e dispiaceri. Ogni passaggio, ogni spostamento comporta l’impiego del tempo, dice la dinamica della fisica. Che non è come quello del martello o di un qualsiasi strumento: dopo l’uso può essere ancora utilizzato. Il tempo no. Il tempo va via per sempre. Non ritornerà mai più. Resta il frutto maturato in quel tempo: quel che abbiamo seminiamo in quel tempo produce frutto. Se si è seminato vento si raccoglierà tempesta, recita il proverbio antico. Quel che viviamo è altro, non quello di prima. Con maggiore indifferenza non notiamo il fluire del tempo in noi. Il nostro “io” si erge in noi come persona fuori dal mondo e, quindi, estranea al mutare delle cose e al susseguirsi delle stagioni. Il nostro “io” è l’essere pensante che fa vivere e muovere le cose, che gioca con il giorno e con la notte e spinge le lancette dell’orologio e dona emozioni nella gioia e nel dolore. Questo dicono alcuni filosofi che hanno il culto dell’Idea e che per questo si chiamano idealisti. Ma poi l’io aggiorna le idee e si adegua ai nuovi pensieri e scopre il fluire del tempo in sé. L’io eterno entra nel tempo, si fa per dire, e avverte il suo logorio. Il presente appare provvisorio, tanto provvisorio da non contare, da “non essere” in sé: conclusione o epilogo di ieri, anticipo o prologo del domani. Tutta passa. Giorno dopo giorno il tempo va via. Passo dopo passo il cammino si affatica sempre più. Atto dopo atto il logorio delle forze fisiche che invecchiano si fa sempre più sentire. Passano le gioie e passano pure i dolori. Poi passeremo anche noi; e finiranno su questa terra anche i nostri giorni. Il richiamo alla realtà della nostra morte ci invita, pure, a dare importanza alle cose essenziali, ai valori perenni e universali, che elevano lo spirito e resistono al tempo. “Accumulate un tesoro nel cielo, dove né tignuola e né ladro possono arrivare”, consiglia Gesù Cristo ai suoi discepoli. Se tutto passa, l’amore di Dio resta. Il pensiero ritorna a noi. La certezza della morte deve farci riflettere, affinché possiamo essere pronti all’incontro con essa senza alcuna paura. Sarebbe un grande errore dire: “Mi darò a Dio quando sarò vecchio”, ed aspettare di cambiare i nostri cuori al momento della morte. Così come nessuno diventa all’improvviso cattivo, allo stesso modo nessuno diventa in un attimo buono. E ricorda che la morte può arrivare senza alcun preannunzio, improvvisamente. Si dice che la morte sia spaventosa: ma non è tanto la morte in sé a terrorizzarci, quanto piuttosto l’atto del morire ed il giudizio susseguente di dannazione o di salvezza eterna. E’, infatti, il terrore di un attimo e non dell’eternità a spaventarci. Dunque sorgono molte domande: come sarà quel momento? Quanto durerà? Chi mi assisterà? Sarò solo? Dove sarò? In casa, per strada, al lavoro, mentre prego o sono distratto in altre faccende? Quando mi sorprenderà? Il pensiero di trovarsi soli, faccia a faccia con la morte, vittima ed esecutore, può produrre disagio e paura mentre si è in vita. Eppure per i veri cristiani non dovrebbe essere così. La vita è un cammino che comporta il passaggio da una condizione all’altra, si passa dall’infanzia alla fanciullezza, dalla fanciullezza alla giovinezza, alla maturità, alla vecchiaia e dalla vecchiaia all’eternità attraverso la morte. Per questo, vista nella luce di Dio la morte diventa o dovrebbe diventare un dolce incontro, non un precipitare nel nulla, ma il contemporaneo chiudersi e aprirsi di una porta: la terra e il cielo si incontrano su quella porta. Del resto il pensiero della morte ritorna ogni volta che ci rivolgiamo alla Madonna con la preghiera del Rosario: “Santa Maria, madre di Dio prega per noi, adesso e nell’ora della nostra morte”. Si è detto che la morte sia la prova più dura della vita, ma non è vero. E’ l’unica cosa che tutti sanno di dovere affrontare! Il giovane e il vecchio centenario, l’intelligente e l’idiota, il santo ed il peccatore, il papa e l’ateo. Come passiamo dall’infanzia alla giovinezza, dalla giovinezza alla maturità e poi alla vecchiaia, così si passa dalla vita alla morte. Vista nella luce di Dio la morte diventa un dolce incontro, non un tramonto, ma una bellissima alba annunciatrice della vita eterna con Dio insieme agli angeli e ai santi che ci hanno preceduto in terra.

INDULGENZA PLENARIA      notizia del 31/10/2015

Indulgenza plenaria per i nostri defunti Possiamo ottenere a favore delle anime del Purgatorio l’indulgenza plenaria (una sola volta) dal mezzogiorno del 1° novembre fino a tutto a tutto il giorno successivo nel modo seguente: – vistando una chiesa e recitando il Credo e il Padre Nostro – Sono inoltre da adempiere queste tre condizioni: *confessione sacramentale Questa condizione può essere adempiuta parecchi giorni prima o dopo. Con una confessione si possono acquistare più indulgenze plenarie, purché permanga in noi l’esclusione di qualsiasi affetto al peccato, anche veniale. *comunione eucaristica *preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice recitando Padre Nostro e Ave Maria. La stessa facoltà alle medesime condizioni è concessa nei giorni dal 1° all’ 8 novembre al fedele che devotamente visita il cimitero e anche soltanto mentalmente prega per i fedeli defunti.

 
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-------------------------- 09/04/2016

DOMENICA 10 Aprile 2016

-------------------------- 02/04/2016

DOMENICA 03 APRILE 2016

-------------------------- 28/03/2016

Lunedì dell´Angelo

-------------------------- 27/03/2016

DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 26/03/2016

27 Marzo: DOMENICA di PASQUA

-------------------------- 26/03/2016

SABATO 26 MARZO

-------------------------- 25/03/2016

VENERDI´ SANTO

-------------------------- 24/03/2016

Altare delle Reposizione

-------------------------- 24/03/2016

GIOVEDI´ SANTO

-------------------------- 19/03/2016

DOMENICA DELLE PALME

-------------------------- 12/03/2016

Domenica 13 marzo 2016

-------------------------- 05/03/2016

domenica 06 marzo 2016

-------------------------- 27/02/2016

DOMENICA 28 febbraio

-------------------------- 20/02/2016

UNITALSI

-------------------------- 20/02/2016

DOMENICA 21 FEBBRAIO 2016

-------------------------- 10/02/2016

mercoledì delle ceneri : 10 febbraio

-------------------------- 06/02/2016

domenica 7 febbraio 2016

-------------------------- 02/02/2016

2 febbraio 2016

-------------------------- 30/01/2016

Domenica 31 gennaio 2016

-------------------------- 24/01/2016

giubileo parrocchiale

-------------------------- 23/01/2016

Domenica 24 gennaio 2016

-------------------------- 16/01/2016

DOMENICA 17 GENNAIO 2016

-------------------------- 11/01/2016

corso matrimoniale

-------------------------- 09/01/2016

DOMENICA 10 GENNAIO 2016

-------------------------- 05/01/2016

Epifania di Gesù

-------------------------- 02/01/2016

DOMENICA 03 GENNAIO 2016

-------------------------- 01/01/2016

1 gennaio 2016

-------------------------- 26/12/2015

DOMENICA 27 DICEMBRE

-------------------------- 25/12/2015

25 Dicembre 2015

-------------------------- 24/12/2015

NOTTE DI NATALE

-------------------------- 19/12/2015

DOMENICA 20 DICEMBRE 2015

-------------------------- 12/12/2015

DOMENICA 13 DICEMBRE 2015

-------------------------- 07/12/2015

Immacolata concezione

-------------------------- 05/12/2015

domenica 6 dicembre 2015

-------------------------- 28/11/2015

Domenica 29 novembre 2015

-------------------------- 21/11/2015

DOMENICA 22 NOVEMBRE 2015

-------------------------- 14/11/2015

DOMENICA 15 NOVEMBRE 2015

-------------------------- 07/11/2015

DOMENICA 8 novembre 2015

-------------------------- 04/11/2015

4 novembre 2015

-------------------------- 01/11/2015

lunedì 2 novembre

-------------------------- 31/10/2015

INDULGENZA PLENARIA

-------------------------- 31/10/2015

TUTTI SANTI--Solennità 1/11/2015

-------------------------- 25/10/2015

domenica 25 ottobre

-------------------------- 17/10/2015

GIORNATA MONDIALE MISSIONARIA

-------------------------- 17/10/2015

DOMENICA 18 ottobre

-------------------------- 10/10/2015

Domenica 11 Ottobre 2105

-------------------------- 04/10/2015

Domenica 04 ottobre 2015

-------------------------- 26/09/2015

GIORNATA DEL CICLAMINO

-------------------------- 26/09/2015

Domenica 27 settembre

-------------------------- 19/09/2015

Domenica 20 settembre

-------------------------- 16/09/2015

corso per matrimonio

-------------------------- 12/09/2015

domenica 13 settembre 2015

-------------------------- 05/09/2015

DOMENICA 6 SETTEMBRE 2015

-------------------------- 29/08/2015

Domenica 30 agosto 2015

-------------------------- 22/08/2015

domenica 23 agosto 2015

-------------------------- 15/08/2015

S.Maria Assunta in Cielo

-------------------------- 15/08/2015

domenica 16 agosto 2015

-------------------------- 09/08/2015

domenica 9 agosto 2015

-------------------------- 01/08/2015

domenica 2 agosto

-------------------------- 25/07/2015

Domenica 26 luglio 2015

-------------------------- 18/07/2015

domenica 19 luglio 2015

-------------------------- 11/07/2015

Domenica 12 luglio 2015

-------------------------- 05/07/2015

DOMENICA 05 LUGLIO 2015

-------------------------- 27/06/2015

DOMENICA 28 GIUGNO 2015

-------------------------- 06/06/2015

Domenica 7 Giugno: Corpus Domnini

-------------------------- 30/05/2015

DOMENICA 31 Maggio

-------------------------- 23/05/2015

pentecoste

-------------------------- 16/05/2015

ASCENSIONE DI GESU´

-------------------------- 09/05/2015

Domenica 10 maggio 2015

-------------------------- 02/05/2015

Domenica 3 maggio

-------------------------- 18/04/2015

III Domenica di Pasqua

-------------------------- 11/04/2015

DOMENICA 12 APRILE 2015

-------------------------- 06/04/2015

LUNEDI´ 6 APRILE

-------------------------- 05/04/2015

Domenica di Pasqua

-------------------------- 04/04/2015

SABATO SANTO

-------------------------- 03/04/2015

VENERDI´ SANTO

-------------------------- 02/04/2015

GIOVEDI´ SANTO

-------------------------- 29/03/2015

DOMENICA DELLE PALME

-------------------------- 21/03/2015

V Domenica di Quaresima

-------------------------- 14/03/2015

domenica 15 marzo 2015

-------------------------- 28/02/2015

II Domenica di Quaresima

-------------------------- 21/02/2015

I Domenica di Quaresima

-------------------------- 14/02/2015

DOMENICA 15 FEBBRAIO 2015

-------------------------- 07/02/2015

DOMENICA 8 FEBBRAIO 2015

-------------------------- 31/01/2015

DOMENICA 1 Febbraio 2015

-------------------------- 24/01/2015

Domenica 25 gennaio 2015

-------------------------- 17/01/2015

Domenica 18 gennaio 2015

-------------------------- 15/01/2015

NUOVO CORSO IN PREPARAZIONE AL MATRIMONIO

-------------------------- 10/01/2015

Battesimo di Gesù

-------------------------- 10/01/2015

DOMENICA 11 GENNAIO 2015

-------------------------- 05/01/2015

Epifania del Signore

-------------------------- 03/01/2015

DOMENICA 4 GENNAIO 2015

-------------------------- 31/12/2014

1 Gennaio 2015

-------------------------- 31/12/2014

31 dicembre 2014

-------------------------- 27/12/2014

DOMENICA 28 dicembre 2014

-------------------------- 25/12/2014

25 DICEMBRE 2014

-------------------------- 24/12/2014

24 dicembre 2014

-------------------------- 20/12/2014

IV Domenica di Avvento

-------------------------- 13/12/2014

III Domenica di Avvento

-------------------------- 08/12/2014

IMMACOLATA CONCEZIONE

-------------------------- 06/12/2014

II Domenica di Avvento

-------------------------- 29/11/2014

I DOMENICA DI AVVENTO

-------------------------- 22/11/2014

CRISTO RE

-------------------------- 15/11/2014

XXXIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 08/11/2014

DOMENICA 9 NOVEMBRE

-------------------------- 01/11/2014

2 novembre : Commemorazione dei defunti

-------------------------- 31/10/2014

1 novembre 2014

-------------------------- 25/10/2014

Domenica 26 ottobre 2014

-------------------------- 18/10/2014

PAOLO VI PROCLAMATO BEATO

-------------------------- 18/10/2014

88 GIORNATA MONDIALE MISSIONARIA

-------------------------- 18/10/2014

DOMENICA 19 OTTOBRE 2014

-------------------------- 11/10/2014

DOMENICA 12 OTTOBRE 2014

-------------------------- 04/10/2014

DOMENICA 5 OTTOBRE 2014

-------------------------- 27/09/2014

domenica 28 settembre

-------------------------- 20/09/2014

DOMENICA 21 SETTEMBRE

-------------------------- 13/09/2014

DOMENICA 14 SETTEMBRE

-------------------------- 12/09/2014

Incontri in preparazione al matrimonio

-------------------------- 06/09/2014

GIOVEDI´ SANTO 02 APRILE 2015

-------------------------- 06/09/2014

XXIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 30/08/2014

DOMENICA 31 AGOSTO

-------------------------- 23/08/2014

DOMENICA 24 Agosto 2014

-------------------------- 16/08/2014

DOMENICA 17 AGOSTO

-------------------------- 14/08/2014

Solennità dell´Assunzione dell B. V. Maria

-------------------------- 09/08/2014

DOMENICA 10 Agosto

-------------------------- 02/08/2014

XVIII Domenica del T. O.

-------------------------- 26/07/2014

XVII Domenica del T.O.

-------------------------- 19/07/2014

XVI Domenica del T.O.

-------------------------- 12/07/2014

DOMENICA 13 LUGLIO

-------------------------- 05/07/2014

XIV domenica del tempo ordinario

-------------------------- 28/06/2014

mons Domenico Berni

-------------------------- 28/06/2014

Solennità SS. Pietro e Paolo

-------------------------- 21/06/2014

CORPUS DOMINI

-------------------------- 14/06/2014

SS. TRINITA´

-------------------------- 10/06/2014

PENTECOSTE

-------------------------- 31/05/2014

Domenica 1 GIUGNO

-------------------------- 30/05/2014

Presentazione libro

-------------------------- 26/05/2014

incontro in parrocchia

-------------------------- 24/05/2014

VI Domenica di Pasqua

-------------------------- 17/05/2014

V Domenica di Pasqua

-------------------------- 05/05/2014

III Domenica di Pasqua

-------------------------- 25/04/2014

SAN MARCO

-------------------------- 20/04/2014

BUONA PASQUA

-------------------------- 19/04/2014

...Cristo risorge

-------------------------- 18/04/2014

VENERDI´ SANTO

-------------------------- 17/04/2014

SS. MESSA IN COENA DOMINI

-------------------------- 12/04/2014

DOMENICA DELLE PALME

-------------------------- 05/04/2014

V Domenica di Quaresima

-------------------------- 29/03/2014

IV Domenica di Quaresima

-------------------------- 22/03/2014

III domenica di Quaresima

-------------------------- 15/03/2014

II Domenica di Quaresima

-------------------------- 08/03/2014

I Domenica di Quaresima

-------------------------- 02/03/2014

Domenica 2 marzo 2014

-------------------------- 22/02/2014

VII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 15/02/2014

VI Domenica del T.O.

-------------------------- 08/02/2014

V DOMENICA DEL T.O.

-------------------------- 01/02/2014

La presentazione la tempio di Gesù

-------------------------- 25/01/2014

III DOMENICA T.O.

-------------------------- 19/01/2014

II DOMENICA del T.O.

-------------------------- 11/01/2014

DOMENICA 12 GENNAIO

-------------------------- 05/01/2014

EPIFANIA DI GESU´

-------------------------- 04/01/2014

DOMENICA 5 GENNAIO 2014

-------------------------- 31/12/2013

1 GENNAIO 2014

-------------------------- 31/12/2013

TE DEUM

-------------------------- 28/12/2013

DOMENICA 29 DICEMBRE

-------------------------- 24/12/2013

24 dicembre

-------------------------- 22/12/2013

IV Domenica di Avvento

-------------------------- 14/12/2013

III Domenica di Avvento

-------------------------- 07/12/2013

8 dicembre

-------------------------- 30/11/2013

I DOMENICA DI AVVENTO

-------------------------- 22/11/2013

DOMENICA 24 NOVEMBRE

-------------------------- 16/11/2013

XXXIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 09/11/2013

XXXII DOMENICA DEL T.O.

-------------------------- 03/11/2013

XXXI Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 31/10/2013

1 novembre : Tutti i Santi

-------------------------- 26/10/2013

GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE

-------------------------- 26/10/2013

XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 20/10/2013

DOMENICA 20 ottobre

-------------------------- 17/10/2013

CORSO IN PREPARAZIONE AL MATRIMONIO

-------------------------- 12/10/2013

XXVIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 05/10/2013

XXVII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 28/09/2013

XXVI domenica del tempo ordinario

-------------------------- 21/09/2013

XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 14/09/2013

XXIV DOMENICA DEL T.O.

-------------------------- 07/09/2013

DOMENICA 08 SETTEMBRE

-------------------------- 31/08/2013

XXII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 24/08/2013

XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 17/08/2013

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 16/08/2013

Solennità dell´Assunzione dell B. V. Maria

-------------------------- 10/08/2013

DOMENICA 11 AGOSTO

-------------------------- 04/08/2013

XVIII Domenica del T. O.

-------------------------- 27/07/2013

XVII Domenica del T.O.

-------------------------- 20/07/2013

XVI Domenica del T.O.

-------------------------- 06/07/2013

XIV domenica del tempo ordinario

-------------------------- 15/06/2013

XI DOMENICA T. O.

-------------------------- 02/06/2013

ADORAZIONE EUCARISTICA

-------------------------- 01/06/2013

CORPUS DOMINI

-------------------------- 26/05/2013

SS. TRINITA´

-------------------------- 19/05/2013

Solennità di Pentecoste

-------------------------- 11/05/2013

SS. Messa col card. Vallini alle h.11

-------------------------- 11/05/2013

ASCENSIONE di Gesù

-------------------------- 04/05/2013

VI DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 27/04/2013

V Domenica di Pasqua

-------------------------- 20/04/2013

IV DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 13/04/2013

III Domenica di Pasqua

-------------------------- 06/04/2013

II Domenica di Pasqua

-------------------------- 01/04/2013

CRISTO E´ RISORTO

-------------------------- 29/03/2013

SABATO SANTO

-------------------------- 29/03/2013

VENERDI´ SANTO

-------------------------- 27/03/2013

GIOVEDI´ SANTO

-------------------------- 23/03/2013

domenica delle palme

-------------------------- 16/03/2013

V DOMENICA DI QUARESIMA

-------------------------- 12/03/2013

E´ morto don Albino Marin

-------------------------- 09/03/2013

4a domenica di quaresima

-------------------------- 02/03/2013

III DOMENICA DI QUARESIMA

-------------------------- 24/02/2013

II DOMENICA DI QUARESIMA

-------------------------- 16/02/2013

I DOMENICA DI QUARESIMA

-------------------------- 13/02/2013

MERCOLEDI´ DELLE CENERI

-------------------------- 09/02/2013

V Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 02/02/2013

IV DOMENICA del T. O.

-------------------------- 26/01/2013

III Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 19/01/2013

II Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 12/01/2013

Battesimo di Gesù

-------------------------- 08/01/2013

CORSO IN PREPARAZIONE AL MATRIMONIO

-------------------------- 04/01/2013

EPIFANIA DEL SIGNORE

-------------------------- 31/12/2012

1 GENNAIO 2013: Maria Madre di Dio

-------------------------- 31/12/2012

TE DEUM

-------------------------- 29/12/2012

La sacra Famiglia

-------------------------- 26/12/2012

SANTO STEFANO

-------------------------- 24/12/2012

GIORNO DI NATALE

-------------------------- 24/12/2012

NOTTE DI NATALE

-------------------------- 22/12/2012

IV DOMENICA DI AVVENTO

-------------------------- 15/12/2012

mons. Di Liegro

-------------------------- 15/12/2012

III DOMENICA DI AVVENTO

-------------------------- 08/12/2012

DON BRUNO NICOLINI

-------------------------- 08/12/2012

II domenica di AVVENTO

-------------------------- 07/12/2012

IMMACOLATA CONCEZIONE

-------------------------- 02/12/2012

TESTIMONI DI FEDE e CARITA´

-------------------------- 01/12/2012

I DOMENICA DI AVVENTO

-------------------------- 24/11/2012

CRISTO RE DELL´UNIVERSO

-------------------------- 17/11/2012

XXXIII Domenica del T. O

-------------------------- 10/11/2012

XXXII DOMENICA del T.O.

-------------------------- 09/11/2012

CORSO PREMATRIMONIALE

-------------------------- 03/11/2012

XXXI Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 01/11/2012

Commemorazione dei defunti

-------------------------- 31/10/2012

indulgenza plenaria per i nostri defunti

-------------------------- 31/10/2012

TUTTI I SANTI

-------------------------- 27/10/2012

xxx DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 20/10/2012

XXIX DOMENICA del tempo ordinario

-------------------------- 20/10/2012

GIORNATA MONDIALE MISSIONARIA

-------------------------- 14/10/2012

XXVIII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 13/10/2012

SABATO 30 MARZO 2013

-------------------------- 10/10/2012

a 50 anni dall´apertura del Concilio Vaticano II

-------------------------- 09/10/2012

san Gaspare Bertoni

-------------------------- 08/10/2012

XXVII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 29/09/2012

Giornata del ciclamino

-------------------------- 29/09/2012

XXVI Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 23/09/2012

XXV Domenica dle tempo ordinario

-------------------------- 19/09/2012

Corso in preparazione la matrimonio

-------------------------- 15/09/2012

XIV domenica del tempo ordinario

-------------------------- 08/09/2012

XXIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 01/09/2012

XXII Domenica del T.O.

-------------------------- 26/08/2012

XXI Domenica del T. O.

-------------------------- 18/08/2012

XX Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 14/08/2012

ASSUNZIONE DELLA B.V. MARIA IN CIELO

-------------------------- 11/08/2012

XIX DOMENICA del T.O.

-------------------------- 04/08/2012

XVIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 28/07/2012

XVII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 21/07/2012

domenica 22 luglio 2012

-------------------------- 14/07/2012

DOMENICA 15 LUGLIO

-------------------------- 07/07/2012

Domenica 08 Luglio

-------------------------- 01/07/2012

DOMENICA 1 Luglio

-------------------------- 28/06/2012

SS. Pietro e Paolo

-------------------------- 23/06/2012

Natività di Giovanni il Battista

-------------------------- 17/06/2012

XI Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 14/06/2012

disponibilita´ per un servizio in parrocchia

-------------------------- 12/06/2012

san Gaspare Bertoni

-------------------------- 09/06/2012

CORPUS DOMINI

-------------------------- 06/06/2012

Incontro con il Prof. Andrea Grillo

-------------------------- 03/06/2012

50° della Parrocchia

-------------------------- 02/06/2012

SS.TRINITA´

-------------------------- 02/06/2012

2 giugno 2012

-------------------------- 01/06/2012

APPUNTAMENTI

-------------------------- 01/06/2012

inizio festa per il 50° della parrocchia

-------------------------- 28/05/2012

incontro con mons. Di Tora

-------------------------- 27/05/2012

PENTECOSTE

-------------------------- 23/05/2012

23 maggio

-------------------------- 23/05/2012

22 maggio

-------------------------- 19/05/2012

Solennitaà dell´ASCENSIONE

-------------------------- 12/05/2012

VI DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 05/05/2012

V DOMENICA di PASQUA

-------------------------- 28/04/2012

IV domenica di Pasqua

-------------------------- 21/04/2012

III Domenica di Pasqua

-------------------------- 14/04/2012

II Domenica di Pasqua

-------------------------- 08/04/2012

BUONA PASQUA A TUTTI

-------------------------- 07/04/2012

SABATO SANTO

-------------------------- 06/04/2012

VENERDI´ SANTO

-------------------------- 05/04/2012

giovedì santo

-------------------------- 31/03/2012

DOMENICA DELLE PALME

-------------------------- 24/03/2012

V Domenica di Quaresima

-------------------------- 19/03/2012

Solennità di SAN GIUSEPPE

-------------------------- 17/03/2012

IV domenica di Quaresima: domenica laetare

-------------------------- 10/03/2012

III Domenica di Quaresima

-------------------------- 04/03/2012

II Domenica di Quaresima

-------------------------- 25/02/2012

I Domenica di Quaresima

-------------------------- 22/02/2012

MERCOLEDI´ DELLE CENERI

-------------------------- 18/02/2012

VII domenica del Tempo ordinario

-------------------------- 17/02/2012

Corso in preparazione al matrimonio

-------------------------- 11/02/2012

VI Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 04/02/2012

V Domenica del Tempo Ordinario

-------------------------- 04/02/2012

DONAZIONE DEL SANGUE

-------------------------- 02/02/2012

presentazione al tempio di Gesù

-------------------------- 29/01/2012

festa SS. Sposi

-------------------------- 28/01/2012

FESTA dei Santi Sposi

-------------------------- 28/01/2012

4a domenica del tempo ordinario

-------------------------- 21/01/2012

III Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 14/01/2012

II Domenica del Tempo Ordinario

-------------------------- 07/01/2012

Battesimo di Gesù

-------------------------- 05/01/2012

Epifania del Signore

-------------------------- 31/12/2011

45ma Giornata mondiale per la pace

-------------------------- 31/12/2011

1 GENNAIO 2012

-------------------------- 31/12/2011

TE DEUM

-------------------------- 30/12/2011

La Santa Famiglia di Nazaret

-------------------------- 28/12/2011

SANTI INNOCENTI

-------------------------- 27/12/2011

San Giovanni evangelista

-------------------------- 26/12/2011

SANTO STEFANO

-------------------------- 25/12/2011

SANTO NATALE

-------------------------- 24/12/2011

NATIVITA´ di GESU´

-------------------------- 17/12/2011

IV Domenica di Avvento

-------------------------- 10/12/2011

III Domenica di Avvento

-------------------------- 07/12/2011

8 DICEMBRE

-------------------------- 03/12/2011

II Domenica di Avvento

-------------------------- 26/11/2011

I Domenica di Avvento

-------------------------- 19/11/2011

SOLENNITA´ DI CRISTO RE

-------------------------- 12/11/2011

XXXIII Domenica del T. O.

-------------------------- 05/11/2011

XXXII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 02/11/2011

Commemorazione dei defunti

-------------------------- 31/10/2011

Solennità di Tutti i Santi

-------------------------- 29/10/2011

Ritorna l´ora solare

-------------------------- 29/10/2011

Sante Cresime

-------------------------- 29/10/2011

XXXI Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 22/10/2011

XXX domenica del tempo ordinario

-------------------------- 15/10/2011

XXIX Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 09/10/2011

INIZIO ANNO PARROCCHIALE

-------------------------- 08/10/2011

234 anniversario dalla nascita di san G. Bertoni

-------------------------- 08/10/2011

XXVIII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 07/10/2011

Polisportiva san Gaspare Bertoni

-------------------------- 07/10/2011

Scuola d´Italiano per stranieri

-------------------------- 05/10/2011

Corso in preparazione al Matrimonio

-------------------------- 01/10/2011

XVII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 24/09/2011

XXVI domenica del T.O

-------------------------- 17/09/2011

XXV domenica del tempo ordinario

-------------------------- 10/09/2011

XXIV Domenica T. O.

-------------------------- 10/09/2011

XXIII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 27/08/2011

XXII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 20/08/2011

XXI Domenica T.O.

-------------------------- 13/08/2011

XX Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 06/08/2011

XIX domenica del tempo ordinario

-------------------------- 30/07/2011

XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 23/07/2011

XVII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 16/07/2011

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 09/07/2011

XV domenica del tempo ordinario

-------------------------- 02/07/2011

XIV Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 25/06/2011

ORARIO ESTIVO

-------------------------- 25/06/2011

Il CORPO e SANGUE di CRISTO

-------------------------- 18/06/2011

SS.TRINITA´

-------------------------- 12/06/2011

PENTECOSTE

-------------------------- 04/06/2011

ASCENSIONE di GESU´

-------------------------- 28/05/2011

VI DOMENICA di Pasqua

-------------------------- 21/05/2011

V Domenica di Pasqua

-------------------------- 21/05/2011

IV Domenica di Pasqua

-------------------------- 07/05/2011

III Domenica di Pasqua

-------------------------- 30/04/2011

II DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 24/04/2011

E´ RISORTO

-------------------------- 21/04/2011

la settimana santa

-------------------------- 16/04/2011

DOMENICA DELLE PALME

-------------------------- 09/04/2011

V DOMENICA di QUARESIMA

-------------------------- 02/04/2011

IV DOMENICA di QUARESIMA

-------------------------- 26/03/2011

III Domenica di Quaresima

-------------------------- 26/03/2011

Ritorna l´ora legale

-------------------------- 19/03/2011

II Domenica di Quaresima

-------------------------- 12/03/2011

I domenica di Quaresima

-------------------------- 12/03/2011

Impegno Quaresima 2011

-------------------------- 26/02/2011

VIII Domenica del Tempo Ordinario

-------------------------- 19/02/2011

VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 12/02/2011

VI domenica del tempo ordinario

-------------------------- 05/02/2011

V domenica del tempo ordinario

-------------------------- 29/01/2011

IVa Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 24/01/2011

corso in preparazione al matrimonio

-------------------------- 23/01/2011

III domenica del Tempo Ordinario

-------------------------- 15/01/2011

II Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 08/01/2011

Battesimo di Gesù

-------------------------- 04/01/2011

Epifania del Signore

-------------------------- 01/01/2011

II Domenica di Natale

-------------------------- 31/12/2010

1 Gennaio 2011: Maria Madre di Dio

-------------------------- 30/12/2010

TE DEUM

-------------------------- 25/12/2010

Sacra famiglia di Nazareth

-------------------------- 24/12/2010

NATALE 2010

-------------------------- 24/12/2010

SS. Messa della natività di Cristo

-------------------------- 18/12/2010

IV DOMENICA DI AVVENTO

-------------------------- 11/12/2010

III DOMENICA D´AVVENTO

-------------------------- 06/12/2010

IMMACOLATA CONCEZIONE

-------------------------- 04/12/2010

II DOMENICA DI AVVENTO

-------------------------- 28/11/2010

I Domenica di Avvento

-------------------------- 20/11/2010

CRISTO RE DELL´UNIVERSO

-------------------------- 13/11/2010

DOMENICA 14 Novembre

-------------------------- 04/11/2010

DOMENICA 7 Novembre

-------------------------- 31/10/2010

Solennità di Tutti Santi

-------------------------- 30/10/2010

TORNA L´ORA SOLARE

-------------------------- 30/10/2010

DOMENICA 31 OTTOBRE

-------------------------- 23/10/2010

84a Giornata Mondiale Missionaria

-------------------------- 23/10/2010

XXX Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 17/10/2010

XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 09/10/2010

XXVIII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 02/10/2010

VENERDI´ 29 OTTOBRE 2010

-------------------------- 25/09/2010

GIORNATA DEL CICLAMINO

-------------------------- 25/09/2010

XXVI Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 18/09/2010

XXV Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 13/09/2010

Iscrizioni anno catechistico 2010/11

-------------------------- 11/09/2010

DOMENICA 12 SETTEMBRE

-------------------------- 06/09/2010

cresima adulti

-------------------------- 06/09/2010

Corsi in preparazione al matrimonio

-------------------------- 04/09/2010

domenica 5 agosto

-------------------------- 22/08/2010

XXI DOMENICA T.O.

-------------------------- 15/08/2010

MARIA SEGNO DI SALVEZZA

-------------------------- 07/08/2010

XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 31/07/2010

Domenica 1 agosto 2010

-------------------------- 24/07/2010

Domenica 25 Luglio 2010

-------------------------- 17/07/2010

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 10/07/2010

XV Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 03/07/2010

ORARI ESTIVI SS. MESSE

-------------------------- 03/07/2010

DOMENICA 04 LUGLIO 2010

-------------------------- 19/06/2010

Domenica 10 Giugno

-------------------------- 14/06/2010

XI DOMENICA dle tempo ordinario

-------------------------- 11/06/2010

OLTRE di giugno

-------------------------- 06/06/2010

CORPUS DOMINI

-------------------------- 01/06/2010

Festa della Repubblica

-------------------------- 29/05/2010

Festa della SS. Trinità

-------------------------- 22/05/2010

Solennità Pentecoste

-------------------------- 15/05/2010

ASCENSIONE DI GESU´

-------------------------- 08/05/2010

VI Domenica di Pasqua

-------------------------- 01/05/2010

V DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 24/04/2010

IV Domenica di Pasqua

-------------------------- 17/04/2010

III Domenica di Pasqua

-------------------------- 14/04/2010

Comunicato stampa

-------------------------- 11/04/2010

Risurrezione

-------------------------- 11/04/2010

Domenica in albis

-------------------------- 06/04/2010

SOS da Kimbau- Congo

-------------------------- 05/04/2010

Lunedì dell´Angelo

-------------------------- 04/04/2010

DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 03/04/2010

SABATO SANTO

-------------------------- 02/04/2010

VENERDI´ SANTO

-------------------------- 01/04/2010

GIOVEDI´ SANTO

-------------------------- 27/03/2010

DOMENICA DELLE PALME

-------------------------- 27/03/2010

ATTENZIONE: TORNA L´ORA LEGALE !

-------------------------- 27/03/2010

ORARI SETTIMANA SANTA

-------------------------- 26/03/2010

Nuovo numero di OLTRE

-------------------------- 20/03/2010

V Domenica di Quaresima

-------------------------- 15/03/2010

PONTI E NON MURI

-------------------------- 13/03/2010

IV Domenica di Quaresima

-------------------------- 08/03/2010

GIORNATA DELLA DONNA

-------------------------- 06/03/2010

III Domenica di Quaresima

-------------------------- 27/02/2010

II DOMENICA DI QUARESIMA

-------------------------- 24/02/2010

incontro col Vescovo

-------------------------- 20/02/2010

QUARESIMA 2010

-------------------------- 20/02/2010

I Domenica di Qaresima

-------------------------- 17/02/2010

MERCOLEDI DELLE CENERI

-------------------------- 16/02/2010

FESTA DI CARNEVALE

-------------------------- 13/02/2010

LE BEATITUDINI

-------------------------- 12/02/2010

INIZIO CORSO IN PREPARAZIONE AL MATRIMONIO

-------------------------- 11/02/2010

INCONTRO

-------------------------- 05/02/2010

RACCOLTA DEL SANGUE

-------------------------- 05/02/2010

V Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 04/02/2010

Comunicato stampa

-------------------------- 02/02/2010

Presentazione al Tempio di Gesù

-------------------------- 02/02/2010

Per la rassegna "PONTI e NON MURI"

-------------------------- 30/01/2010

4 Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 23/01/2010

HAITI

-------------------------- 23/01/2010

III Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 20/01/2010

Corso in preparazione al matrimonio

-------------------------- 16/01/2010

Terremoto di Haiti

-------------------------- 16/01/2010

Domenica 17 Gennaio

-------------------------- 09/01/2010

BATTESIMO DI GESU´

-------------------------- 04/01/2010

EPIFANIA DEL SIGNORE

-------------------------- 04/01/2010

intervista a Dio

-------------------------- 02/01/2010

II DOMENICA DI NATALE

-------------------------- 31/12/2009

1 GENNAIO 2010

-------------------------- 31/12/2009

FELICE ANNO NUOVO: 2010

-------------------------- 31/12/2009

TE DEUM

-------------------------- 26/12/2009

LA SACRA FAMIGLIA DI NAZARETH

-------------------------- 25/12/2009

Auguri di Buon Natale

-------------------------- 18/12/2009

Oltre di Dicembre

-------------------------- 12/12/2009

III domenica di Avvento

-------------------------- 07/12/2009

Immacolata concezione

-------------------------- 05/12/2009

II DOMENICA DI AVVENTO

-------------------------- 05/12/2009

LECTIO DIVINA

-------------------------- 28/11/2009

I Domenica di avvento

-------------------------- 28/11/2009

Avvento 2009

-------------------------- 21/11/2009

CRISTO RE DELL´ UNIVERSO

-------------------------- 18/11/2009

famiglie cristiane separate

-------------------------- 14/11/2009

Il nuovo numero di OLTRE...

-------------------------- 14/11/2009

XXXIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 07/11/2009

XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 06/11/2009

CORSO PRE MATRIMONIALE

-------------------------- 02/11/2009

Commemorazione dei defunti

-------------------------- 31/10/2009

Solennità di Tutti i Santi

-------------------------- 24/10/2009

GIORNATA MONDIALE MISSIONARIA

-------------------------- 24/10/2009

XXX domenica del tempo ordinario

-------------------------- 24/10/2009

Questa notte torna l´ora solare

-------------------------- 22/10/2009

SABATO 31 ottobre

-------------------------- 18/10/2009

4a SETTIMANA Missionaria

-------------------------- 18/10/2009

celebrazione della Cresima

-------------------------- 17/10/2009

DOMENICA 18 Ottobre

-------------------------- 10/10/2009

XXVIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 10/10/2009

corsi in preparazione al matrimonio

-------------------------- 10/10/2009

OTTOBRE MISSIONARIO

-------------------------- 10/10/2009

OTTOBRE MISSIONARIO

-------------------------- 10/10/2009

OTTOBRE MISSIONARIO

-------------------------- 03/10/2009

SAN FRANCESCO D´ ASSISI

-------------------------- 03/10/2009

DOMENICA 4 Ottobre

-------------------------- 03/10/2009

Supplica alla Madonna di Pompei

-------------------------- 02/10/2009

SS. Angeli Custodi

-------------------------- 01/10/2009

Santa Teresa del Bambin Gesù

-------------------------- 29/09/2009

SS. Arcangeli RAFFAELE, GABRIELE e MICHELE

-------------------------- 26/09/2009

XXVI Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 26/09/2009

Messaggio inizio parrocchiale 2009/2010

-------------------------- 26/09/2009

CAMBIANO GLI ORARI

-------------------------- 26/09/2009

SCLERODERMIA

-------------------------- 23/09/2009

SAN PIO da Pietralcina

-------------------------- 21/09/2009

SAN MATTEO APOSTOLO

-------------------------- 19/09/2009

XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 19/09/2009

San Gennaro

-------------------------- 15/09/2009

BEATA VERGINE ADDOLORATA

-------------------------- 14/09/2009

esaltazione della croce

-------------------------- 12/09/2009

XXIVa Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 27/08/2009

XXIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 27/08/2009

XXII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 27/08/2009

Sant´AGOSTINO

-------------------------- 27/08/2009

Santa Monica

-------------------------- 24/08/2009

SAN BARTOLOMEO APOSTOLO

-------------------------- 22/08/2009

XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 22/08/2009

Maria Vergine Maria Regina

-------------------------- 21/08/2009

SAN PIO X

-------------------------- 20/08/2009

San Bernardo da Chiaravalle

-------------------------- 14/08/2009

CRISTO: mistero d´amore

-------------------------- 14/08/2009

Assunzione della Vergine Maria

-------------------------- 14/08/2009

SAN MASSIMILIANO MARIA KOLBE

-------------------------- 11/08/2009

SANTA CHIARA

-------------------------- 10/08/2009

SAN LORENZO: Diacono e Martire

-------------------------- 08/08/2009

XIX DOMENICA ORDINARIO

-------------------------- 08/08/2009

San Domenico

-------------------------- 06/08/2009

Cosa significa risurrezione della carne?

-------------------------- 06/08/2009

TRASFIGURAZIONE DI NOSTRO SIGNORE

-------------------------- 05/08/2009

Dedicazione della Basilica di Santa Maria Maggiore

-------------------------- 04/08/2009

Il Curato d´Ars

-------------------------- 02/08/2009

perdono d´Assisi

-------------------------- 02/08/2009

XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 01/08/2009

Sant´ Alfonoso Maria de Liguori

-------------------------- 31/07/2009

Sant´Ignazio di Lojola

-------------------------- 29/07/2009

SANTA MARTA

-------------------------- 25/07/2009

Domenica XVII del tempo ordinario

-------------------------- 25/07/2009

SAN GIACOMO

-------------------------- 18/07/2009

domenica 19 luglio

-------------------------- 14/07/2009

San Camillo de Lellis

-------------------------- 11/07/2009

DOMENICA 12 LUGLIO

-------------------------- 11/07/2009

san Benedetto da Norcia

-------------------------- 08/07/2009

Sant´Aquila e Priscilla

-------------------------- 07/07/2009

Caritas in Veritate

-------------------------- 04/07/2009

DOMENICA 5 LUGLIO

-------------------------- 03/07/2009

San Tommaso Apostolo

-------------------------- 28/06/2009

Solennità SS. Pietro e Paolo

-------------------------- 27/06/2009

ORARIO SS. MESSE

-------------------------- 27/06/2009

XIII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 24/06/2009

San Giovanni il Battista

-------------------------- 20/06/2009

XII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 19/06/2009

Oggi inizia l´anno sacerdotale

-------------------------- 17/06/2009

assasinio di un sacerdote stimmatino in Brasile

-------------------------- 13/06/2009

Corpus Domini

-------------------------- 13/06/2009

Sant´Antonio da Padova

-------------------------- 12/06/2009

SAN GASPARE BERTONI

-------------------------- 11/06/2009

Nuovo numero di "OLTRE..."

-------------------------- 06/06/2009

Solennità della SS. Trinità

-------------------------- 03/06/2009

I primi martiri canonizzati

-------------------------- 01/06/2009

Nuovo vescovo ausiliare per settore Nord

-------------------------- 30/05/2009

DOMENICA DI PENTECOSTE

-------------------------- 25/05/2009

Incontro di Ponti e non Muri

-------------------------- 23/05/2009

ASCENSIONE di N. S. GESU´ CRISTO

-------------------------- 16/05/2009

VI Domenica dopo Pasqua

-------------------------- 15/05/2009

ARRIVAAAAAAAAAAAA il GREST 2009

-------------------------- 11/05/2009

Minori e separazione

-------------------------- 09/05/2009

Va Domenica di Pasqua

-------------------------- 08/05/2009

Supplica alla Madonna di Pompei

-------------------------- 07/05/2009

APPUNTAMENTI e INCONTRI MESE DI MAGGIO

-------------------------- 02/05/2009

IV domenica di Pasqua

-------------------------- 01/05/2009

Maggio: mese mariano

-------------------------- 01/05/2009

SAN GIUSEPPE LAVORATORE

-------------------------- 30/04/2009

Festa dei lavoratori

-------------------------- 29/04/2009

SANTA CATERINA DA SIENA

-------------------------- 25/04/2009

3a Domenica di Pasqua

-------------------------- 25/04/2009

IV incontro di PONTI e NON MURI

-------------------------- 25/04/2009

SAN MARCO EVANGELISTA

-------------------------- 24/04/2009

Festa del 25 Aprile

-------------------------- 24/04/2009

BATTESIMO

-------------------------- 21/04/2009

2.762 anni fa nasceva ROMA

-------------------------- 18/04/2009

II domenica di Pasqua

-------------------------- 18/04/2009

Pasqua dei cristiani -ortodossi

-------------------------- 18/04/2009

Colletta nelle parrocchie per l´Abruzzo

-------------------------- 17/04/2009

Fotografie via Crucis 2009

-------------------------- 12/04/2009

DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 11/04/2009

SABATO SANTO

-------------------------- 10/04/2009

VENERDI´ SANTO

-------------------------- 09/04/2009

GIOVEDI´ SANTO

-------------------------- 04/04/2009

Domenica delle Palme

-------------------------- 02/04/2009

4° anniversario dalla morte di G.PaoloII: GRAZIE

-------------------------- 30/03/2009

3° incontro di

-------------------------- 28/03/2009

5a Domenica di Quaresima

-------------------------- 28/03/2009

TORNA L´ORA LEGALE

-------------------------- 27/03/2009

TRE PAROLE: GESU´ E´ RISORTO

-------------------------- 25/03/2009

Annuciazione del Signore

-------------------------- 21/03/2009

IV domenica di Quaresima

-------------------------- 19/03/2009

Don Giuseppe Diana

-------------------------- 19/03/2009

FESTA di SAN GIUSEPPE

-------------------------- 14/03/2009

III DOMENICA DI QUARESIMA

-------------------------- 09/03/2009

CRESIMA ADULTI

-------------------------- 07/03/2009

II Domenica di Quaresima

-------------------------- 07/03/2009

EMERGENZA GEORGIA

-------------------------- 28/02/2009

I DOMENICA DI QUARESIMA

-------------------------- 27/02/2009

INIZIO CORSO IN PREPARAZIONE AL MARIMONIO

-------------------------- 24/02/2009

digiuno cristiano

-------------------------- 24/02/2009

Mercoledì delle ceneri

-------------------------- 24/02/2009

festa di carnevale i parrocchia

-------------------------- 21/02/2009

3a edizione di "PONTI E NON MURI"

-------------------------- 21/02/2009

VI domenica del tempo ordinario

-------------------------- 18/02/2009

Beato Angelico

-------------------------- 14/02/2009

VI domenica del tempo ordinario

-------------------------- 09/02/2009

buon febbraio

-------------------------- 07/02/2009

5a Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 07/02/2009

DONAZIONE DEL SANGUE

-------------------------- 06/02/2009

3a Rassegna di PONTI e NON MURI

-------------------------- 02/02/2009

Presentazione di Gesù al Tempio

-------------------------- 31/01/2009

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 29/01/2009

incontri in preparazione al matrimonio

-------------------------- 28/01/2009

San Tommaso d´Aquino

-------------------------- 24/01/2009

III domenica del tempo ordinario

-------------------------- 23/01/2009

FESTA DEI SS.SPOSI GIUSEPPE e MARIA

-------------------------- 21/01/2009

Il discorso di insiedamento di Obama

-------------------------- 17/01/2009

II Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 17/01/2009

settimana di preghiera per l´unità dei cristiani

-------------------------- 16/01/2009

immagini satellitari dellla Terra

-------------------------- 06/01/2009

Domenica 11 gennaio 2009

-------------------------- 05/01/2009

FESTEGGIAMO LA BEFANA IN PARROCCHIA

-------------------------- 05/01/2009

Epifania del Signore

-------------------------- 03/01/2009

II Domenica dopo Natale

-------------------------- 31/12/2008

GIORNATA MONDIALE PER LA PACE

-------------------------- 31/12/2008

1 GENNAIO 2009

-------------------------- 27/12/2008

Festa della Famiglia di Nazareth

-------------------------- 27/12/2008

San Giovanni Evangelista

-------------------------- 25/12/2008

SANTO STEFANO: il primo martire

-------------------------- 24/12/2008

E´ NATO ANCHE PER TE

-------------------------- 21/12/2008

ORARI CELEBRAZIONI NATALIZIE

-------------------------- 21/12/2008

OLTRE...

-------------------------- 20/12/2008

IV Domenica di Avvento

-------------------------- 13/12/2008

Domenica della gioia

-------------------------- 13/12/2008

SANTA LUCIA

-------------------------- 13/12/2008

fiaba di S. Lucia per bambini

-------------------------- 12/12/2008

da "Vita Nuova"

-------------------------- 08/12/2008

Immacolata Concezione

-------------------------- 06/12/2008

II Domenica di Avvento

-------------------------- 06/12/2008

P. Anselmo è tornato al Padre

-------------------------- 01/12/2008

buon dicembre

-------------------------- 01/12/2008

INIZIATIVE per la lotta contro l´AIDS

-------------------------- 01/12/2008

21a Giornata per la lotta contro l´AIDS

-------------------------- 29/11/2008

PAOLA PROTOPAPA

-------------------------- 29/11/2008

DOMENICA 30 NOVEMBRE

-------------------------- 29/11/2008

COLLETTA ALIMENTARE

-------------------------- 29/11/2008

P. Marcellino si è trasferito a Parma

-------------------------- 22/11/2008

CRISTO RE DELL´UNIVERSO

-------------------------- 15/11/2008

Petizione per il Kivu

-------------------------- 15/11/2008

XXXIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 13/11/2008

Don Luigino Pizzo è tornato al Padre

-------------------------- 08/11/2008

Dedicazione della Basilica Lateranense

-------------------------- 04/11/2008

192° anniversario della nascita degli Stimmatini

-------------------------- 04/11/2008

san Carlo Borromeo

-------------------------- 03/11/2008

san Martino di Porres

-------------------------- 03/11/2008

buon novembre

-------------------------- 01/11/2008

COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI

-------------------------- 01/11/2008

SOLENNITA´ DI TUTTI SANTI

-------------------------- 25/10/2008

XXXa Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 25/10/2008

82a Giornata Mondiale Missionaria

-------------------------- 25/10/2008

torna l´ora solare

-------------------------- 21/10/2008

Mons. Salvatore Boccaccio

-------------------------- 20/10/2008

ROBERTO SAVIANO

-------------------------- 19/10/2008

L´ottavo dono

-------------------------- 19/10/2008

XXIXa Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 18/10/2008

San Luca evangelista

-------------------------- 17/10/2008

riprendono gli incontri per separati e divorziati

-------------------------- 17/10/2008

GRUPPO RECITAL

-------------------------- 17/10/2008

Sant´Ignazio d´ Antiochia

-------------------------- 15/10/2008

SANTA TERESA D´AVILA

-------------------------- 11/10/2008

DOMENICA 12 OTTOBRE

-------------------------- 07/10/2008

BEATA VERGINE DEL ROSARIO

-------------------------- 04/10/2008

DOMENICA 5 OTTOBRE

-------------------------- 04/10/2008

SAN FRANCESCO D´ASSISI

-------------------------- 03/10/2008

OLTRE...periodico di informazione...

-------------------------- 02/10/2008

Festa degli Angeli Custodi

-------------------------- 01/10/2008

buon ottobre

-------------------------- 01/10/2008

SANTA TERESA DI GESU´ BAMBINO

-------------------------- 29/09/2008

Festa dei santi arcangeli

-------------------------- 28/09/2008

XXVIa domenica del tempo ordinario

-------------------------- 28/09/2008

Vendita ciclamini

-------------------------- 27/09/2008

San Vincenzo de´Paoli

-------------------------- 23/09/2008

San Pio da Pietrelcina

-------------------------- 21/09/2008

Sclerodermia: una ciclamino per la ricerca

-------------------------- 21/09/2008

XXVa Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 20/09/2008

Santi martiri coreani

-------------------------- 19/09/2008

san Gennaro martire

-------------------------- 11/09/2008

DOMENICA 14 SETTEMBRE

-------------------------- 08/09/2008

NATIVITA´ DELLA VERGINE MARIA

-------------------------- 06/09/2008

XXIIIa Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 05/09/2008

BEATA TERESA DI CALCUTTA

-------------------------- 27/08/2008

XXII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 27/08/2008

SANTA MONICA

-------------------------- 23/08/2008

lettera di Mons.Pasotto

-------------------------- 23/08/2008

XXIa Domenica del Tempo Ordinario

-------------------------- 20/08/2008

San Bernardo da Chiaravalle

-------------------------- 16/08/2008

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 14/08/2008

ASSUNZIONE AL CIELO DELLA VERGINE MARIA

-------------------------- 14/08/2008

AUGURI DI UN BUON FERRAGOSTO

-------------------------- 14/08/2008

San Massimiliano Kolbe

-------------------------- 09/08/2008

XIX DOMENICA del tempo ordinario

-------------------------- 08/08/2008

PECHINO 2008

-------------------------- 06/08/2008

TRASFIGURAZIONE DI GESU´

-------------------------- 05/08/2008

Dedicazione di Santa Maria Maggiore

-------------------------- 02/08/2008

XVIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 02/08/2008

2 agosto

-------------------------- 31/07/2008

Sant´Ignazio di Loyola

-------------------------- 26/07/2008

XVII Domenica: 27 luglio 2008

-------------------------- 25/07/2008

San Giacomo il maggiore

-------------------------- 20/07/2008

XVIa domenica del tempo ordinario

-------------------------- 13/07/2008

Leonardo Tuzzi

-------------------------- 13/07/2008

XVa domenica del tempo ordinario

-------------------------- 11/07/2008

San Benedetto da Norcia

-------------------------- 05/07/2008

domenica 6 luglio

-------------------------- 03/07/2008

San Tommaso apostolo

-------------------------- 01/07/2008

è terminato il Gr.est

-------------------------- 28/06/2008

SOLENNITA´ SS. PIETRO e PAOLO

-------------------------- 24/06/2008

NATIVITA´ DI GIOVANNI IL BATTISTA

-------------------------- 21/06/2008

domenica 22 giugno

-------------------------- 15/06/2008

domenica 15 giugno

-------------------------- 13/06/2008

13 giugno

-------------------------- 11/06/2008

12 giugno

-------------------------- 07/06/2008

domenica 8 giugno

-------------------------- 06/06/2008

nuovo numero di "OLTRE..."

-------------------------- 02/06/2008

Mons. Tonino Bello ai giovani

-------------------------- 01/06/2008

2 giugno

-------------------------- 01/06/2008

IX domenica del tempo ordinario

-------------------------- 30/05/2008

31 maggio

-------------------------- 25/05/2008

Solennità del Corpus Domini

-------------------------- 18/05/2008

Solennità della SS.Trinità

-------------------------- 10/05/2008

Domenica di Pentecoste

-------------------------- 08/05/2008

8 maggio

-------------------------- 04/05/2008

Solennità dell´Ascensione di Gesù

-------------------------- 01/05/2008

1 maggio festa dei lavoratori

-------------------------- 01/05/2008

1 maggio: San Giuseppe lavoratore

-------------------------- 29/04/2008

SANTA CATERINA DA SIENA

-------------------------- 26/04/2008

DOMENICA 27 APRILE

-------------------------- 25/04/2008

SAN MARCO EVANGELISTA

-------------------------- 23/04/2008

grazie ai ragazzi di Parma

-------------------------- 23/04/2008

grazie ai ragazzi di Rieti

-------------------------- 23/04/2008

grazie al gruppo AHIMSA

-------------------------- 23/04/2008

25° di sacerdozio

-------------------------- 22/04/2008

SALVIAMO LA TERRA

-------------------------- 21/04/2008

nascita di Roma

-------------------------- 20/04/2008

Mons. Tonino Bello

-------------------------- 20/04/2008

Quinta domenica di Pasqua

-------------------------- 19/04/2008

25° di ordinazione padre lucio

-------------------------- 19/04/2008

pasqua ebraica

-------------------------- 13/04/2008

QUARTA DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 11/04/2008

unzione degli infermi

-------------------------- 05/04/2008

III domenica di Pasqua

-------------------------- 03/04/2008

poesia dedicata a papa Wojtila

-------------------------- 02/04/2008

3° anniversario dalla morte...

-------------------------- 31/03/2008

1° DI APRILE

-------------------------- 30/03/2008

Domenica in albis

-------------------------- 29/03/2008

torna l´ora legale

-------------------------- 27/03/2008

musica-poesia e solidarietà

-------------------------- 25/03/2008

L´annuciazione a Maria

-------------------------- 24/03/2008

Lunedì dell´Angelo

-------------------------- 23/03/2008

DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 22/03/2008

SABATO SANTO

-------------------------- 21/03/2008

INCONTRO CON COLETTE

-------------------------- 21/03/2008

VENERDI´ SANTO

-------------------------- 20/03/2008

GIOVEDI´ SANTO

-------------------------- 16/03/2008

DOMENICA DELLE PALME

-------------------------- 14/03/2008

dormire male è una malattia

-------------------------- 13/03/2008

ORARI SETTIMANA SANTA

-------------------------- 12/03/2008

"OLTRE..."n.2

-------------------------- 09/03/2008

quinta domenica di Quaresima

-------------------------- 08/03/2008

Giornata della donna

-------------------------- 02/03/2008

benedizioni delle famiglie

-------------------------- 02/03/2008

aiutiamo l´UNITALSI

-------------------------- 02/03/2008

IV Domenica di Quaresima

-------------------------- 25/02/2008

Giornata mondiale della lentezza

-------------------------- 24/02/2008

III domenica di Quaresima

-------------------------- 22/02/2008

CATTEDRA DI SAN PIETRO

-------------------------- 17/02/2008

II Domenica di Quaresima

-------------------------- 15/02/2008

M´ ILLUMINO DI MENO

-------------------------- 14/02/2008

CIAO, MIO CAPITANO

-------------------------- 14/02/2008

Auguri per San Valentino

-------------------------- 14/02/2008

San Valentino

-------------------------- 14/02/2008

SAN CIRILLO e METODIO

-------------------------- 13/02/2008

inizio catechesi parrocchiale

-------------------------- 11/02/2008

Apparizioni di Lourdes

-------------------------- 10/02/2008

PRIMA DOMENICA DI QUARESIMA

-------------------------- 09/02/2008

raccolta alimenti

-------------------------- 09/02/2008

RACCOLTA DI SANGUE

-------------------------- 06/02/2008

SARETE MIEI TESTIMONI

-------------------------- 06/02/2008

MERCOLEDI´ DELLE CENERI

-------------------------- 05/02/2008

disagio giovanile

-------------------------- 05/02/2008

LOCANDINA

-------------------------- 05/02/2008

FESTA DI CARNEVALE IN PARROCCHIA

-------------------------- 05/02/2008

STORIA DEL CARNEVALE

-------------------------- 05/02/2008

SANT´AGATA

-------------------------- 03/02/2008

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 03/02/2008

SAN BIAGIO

-------------------------- 02/02/2008

I giovani e le droghe

-------------------------- 02/02/2008

festa per gli anziani

-------------------------- 02/02/2008

PRESENTAZIONE AL TEMPIO DI GESU´

-------------------------- 02/02/2008

le nuove droghe

-------------------------- 31/01/2008

Il testo della lettera del card. Tettamanzi

-------------------------- 31/01/2008

Lettera del Santo Padre

-------------------------- 31/01/2008

San Giovanni Bosco

-------------------------- 31/01/2008

due minuti ...per un sorriso

-------------------------- 30/01/2008

PRO MEMORIA

-------------------------- 28/01/2008

San Tommaso d´Aquino

-------------------------- 27/01/2008

III domenica del tempo ordinario

-------------------------- 27/01/2008

GIORNATA DELLA MEMORIA

-------------------------- 25/01/2008

Conversione di San Paolo

-------------------------- 25/01/2008

25 gennaio

-------------------------- 24/01/2008

veglia di preghiera per l´unità dei cristiani

-------------------------- 24/01/2008

24 GENNAIO

-------------------------- 23/01/2008

23 gennaio

-------------------------- 23/01/2008

Sposalizio di San Giuseppe e Maria

-------------------------- 22/01/2008

corso in preparazione al matrimonio

-------------------------- 21/01/2008

22 gennaio

-------------------------- 21/01/2008

Lettera del card.Dionigi Tettamanzi

-------------------------- 21/01/2008

Sant´Agnese

-------------------------- 21/01/2008

21 gennaio

-------------------------- 20/01/2008

2a Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 20/01/2008

20 gennaio

-------------------------- 19/01/2008

19 gennaio

-------------------------- 18/01/2008

preghiera : 18 gennaio

-------------------------- 18/01/2008

settimana di preghiera per l´unità dei cristiani

-------------------------- 16/01/2008

Il testo del Papa a "La Sapienza"

-------------------------- 16/01/2008

vergogna italiana: rifiuti di Napoli

-------------------------- 16/01/2008

la mancata visita del Papa alla "Sapienza"

-------------------------- 15/01/2008

MARTIN LUTHER KING

-------------------------- 13/01/2008

BATTESIMO DI GESU´

-------------------------- 11/01/2008

preghiera con e per gli ammalati

-------------------------- 05/01/2008

Natale dei Cristiani Ortodossi

-------------------------- 05/01/2008

EPIFANIA DEL SIGNORE

-------------------------- 03/01/2008

la festa della befana in parrocchia

-------------------------- 01/01/2008

Maria Madre di Dio

-------------------------- 01/01/2008

Giornata mondiale per la pace

-------------------------- 01/01/2008

FELICE 2008 A TUTTI

-------------------------- 31/12/2007

31 DICEMBRE 2007

-------------------------- 30/12/2007

Festa della santa Famiglia

-------------------------- 28/12/2007

FESTA DEI SANTI INNOCENTI

-------------------------- 27/12/2007

SAN GIOVANNI APOSTOLO

-------------------------- 26/12/2007

SANTO STEFANO

-------------------------- 25/12/2007

GIORNO DI NATALE

-------------------------- 24/12/2007

e il Dio - con- noi...nacque tra gli uomini

-------------------------- 23/12/2007

SANTA NOTTE

-------------------------- 22/12/2007

Quarta domenica di Avvento

-------------------------- 22/12/2007

auguri...con un pizzico di ...nostalgia

-------------------------- 21/12/2007

Gruppo Musical

-------------------------- 21/12/2007

primi auguri..per tutti

-------------------------- 16/12/2007

la domenica della gioia

-------------------------- 13/12/2007

"OLTRE..." uno strumento in più per dialogare

-------------------------- 13/12/2007

una solidarietà che non si fermi al 26 dicembre

-------------------------- 10/12/2007

altra riflessione in merito alla

-------------------------- 08/12/2007

II Domenica di Avvento

-------------------------- 07/12/2007

solennità dell´Immacolata Concezione

-------------------------- 07/12/2007

storia del dogma dell´Immacolata Concezione

-------------------------- 02/12/2007

l´enciclica "Spe Salvi"

-------------------------- 01/12/2007

I domenica di AVVENTO

-------------------------- 01/12/2007

una lettera per te

-------------------------- 01/12/2007

in preparazione all´Avvento

-------------------------- 01/12/2007

Giornata mondiale lotta contro l´AIDS

-------------------------- 24/11/2007

CRISTO RE DELL´UNIVERSO

-------------------------- 23/11/2007

SABATO 24/11..ALLO STADIO VINCE LA SOLIDARIETA´

-------------------------- 22/11/2007

RIETI GRANDE CUORE

-------------------------- 22/11/2007

proviamo a dialogare

-------------------------- 21/11/2007

il mondo solo in bianco e nero?

-------------------------- 17/11/2007

XXXIII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 17/11/2007

RIFLLESSIONE ...COL VANGELO

-------------------------- 10/11/2007

XXXII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 10/11/2007

IRENNE CORONADO

-------------------------- 08/11/2007

Saluto ufficiale di mons. Bregantini

-------------------------- 08/11/2007

le prime reazioni di alcuni organi di stampa

-------------------------- 08/11/2007

dalla S. Sede

-------------------------- 08/11/2007

il congedo del vescovo operaio

-------------------------- 07/11/2007

Mons. Bregantini lascia la Calabria?

-------------------------- 07/11/2007

nel ricordo di leo

-------------------------- 06/11/2007

aumenta il senso di insicurezza

-------------------------- 06/11/2007

comunicato stampa

-------------------------- 04/11/2007

IRENE CORONADO in concerto

-------------------------- 04/11/2007

XXXI domenica del tempo ordinario

-------------------------- 02/11/2007

CRESIME IN PARROCCHIA

-------------------------- 02/11/2007

2 novembre 2007

-------------------------- 01/11/2007

Oggi si celebra la solennità di Tutti i Santi

-------------------------- 26/10/2007

vangelo della domenica

-------------------------- 26/10/2007

FESTA DI TUTTI SANTI

-------------------------- 26/10/2007

2 novembre commemorazione dei defunti

-------------------------- 24/10/2007

single per scelta...?

-------------------------- 24/10/2007

il mondo giovanile

-------------------------- 23/10/2007

parliamo di famiglia

-------------------------- 20/10/2007

XXIX Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 20/10/2007

Tra sabato 27 e domenica 28 torna l´ora solare

-------------------------- 17/10/2007

padre Joao Carlos Seneme nominato vescovo

-------------------------- 12/10/2007

Vangelo della XXVIII domenica

-------------------------- 12/10/2007

Ritorna il Musical : Teresa di Calcutta

-------------------------- 11/10/2007

immagini della festa di inizio anno 2007 /2008

-------------------------- 11/10/2007

foto ricordo ritiro 13 maggio 2007

-------------------------- 09/10/2007

230 anni fa

-------------------------- 08/10/2007

sabato 13 e domenica 14 vendita torte

-------------------------- 07/10/2007

vangelo della domenica

-------------------------- 07/10/2007

settimana per la pace

-------------------------- 06/10/2007

una testimonianza dal Rwanda

-------------------------- 06/10/2007

ottobre missionario

-------------------------- 27/09/2007

Programma

-------------------------- 27/09/2007

Vangelo delle Domenica

-------------------------- 27/09/2007

DOMENICA 30 SETTEMBRE

-------------------------- 21/09/2007

Vangelo della Domenica

-------------------------- 21/09/2007

19 ottobre replica del musical

-------------------------- 21/09/2007

in preparazione al 7 ottobre

-------------------------- 18/09/2007

calendario parrocchiale 2007/2008

-------------------------- 16/09/2007

il vangelo della domenica

-------------------------- 14/09/2007

Aiutiamo la ricerca per vincere la SCLERODERMIA

-------------------------- 13/09/2007

l´impegno della Parrocchia per la famiglia

-------------------------- 13/09/2007

troppo silenzio attorno al mercato rionale

-------------------------- 12/09/2007

AUGURI PER IL NUOVO ANNO SCOLASTICO

-------------------------- 12/09/2007

Per non dimenticare l´11 settembre 2001

-------------------------- 05/09/2007

vangelo della domenica

-------------------------- 05/09/2007

Madre Teresa di Calcutta

-------------------------- 01/09/2007

Il vangelo della domenica

-------------------------- 01/09/2007

la mano assassina incendiaria

-------------------------- 30/08/2007

ALCLI: lotta contro le leucemie infantili

-------------------------- 29/08/2007

rispettiamo la natura

-------------------------- 25/08/2007

iscrizione corso di matrimonio

-------------------------- 24/08/2007

Messaggio di Benvenuto

-------------------------- 22/08/2007

ndrangheda

-------------------------- 13/08/2007

il distacco dei padri separati dai figli

-------------------------- 13/08/2007

Educazione alla fede ...e valore del matrimonio

--------------------------
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