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ORARIO LITURGIE

Periodo Estivo
   12/06 - 06/10 2007

SS Messa/Feriale
 h 8.30 h 19.00

SS Messa/Festivo
 h 8.30 h 11.00 h 19.00

Periodo Invernale
   07/10 - 11/06 2008

SS Messa/Feriale
  h 8.00 h 9.00 h 18.00

SS Messa/Festivo
  h 8.00 h 9.00 h 10.30
  h 12.00 h 18.00
 

DOMENICA 17 DICEMBRE 2017

TERZA DOMENICA DI AVVENTO Domenica Gudete SS. MESSE . H.9.00 - 10.30 - 12.00 e 18.00
 
 :: ULTIMI AGGIORNAMENTI al 16/12/2017

I DOMENICA DI AVVENTO      notizia del 29/11/2014

Prima Domenica di Avvento: Avvento, tempo di attesa e attenzione: Dio si fa più vicino (Letture: Isaia 63,16-17.19; 64, 2-7; Salmo 79; 1 Corinzi 1,3-9; Marco 13, 33-37) In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all´improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!». La festa di Cristo Re, celebrata domenica scorsa, ha concluso l´anno liturgico con l´implicito invito a guardare avanti, al Signore glorioso che offre ai suoi fedeli la possibilità di raggiungerlo per condividere in eterno la sua vita. Il vangelo letto allora offriva indicazioni su come vivere adesso, per potersi presentare a lui, quando sarà il momento, in modo da conseguire la meta; oggi, prima domenica del nuovo anno liturgico, il vangelo (Marco 13,33-37) si collega al precedente con un forte richiamo: vegliare, perché nessuno sa quando quel momento accadrà. "Gesù disse ai suoi discepoli: Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. (...) Voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all´improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi lo dico a tutti: vegliate!" E´ questo il tempo di Avvento, cioè venuta: la doppia venuta di Dio, proteso a incontrare l´uomo. L´Avvento, prima parte dell´anno liturgico, intende ricordare la prima venuta del Figlio di Dio, quella storica di duemila anni fa, per preparare la seconda, che per ciascun uomo accadrà quando lasceremo questo mondo. Il passaggio dalla vita presente a quella eterna è presentato in altre pagine dei vangeli con una similitudine: è come il ritorno del padrone di casa, che valuta il modo in cui i suoi dipendenti si sono comportati durante la sua assenza. Il ritorno è certo, ma non precisato nelle sue coordinate temporali. Che quel momento sia imprevedibile, basta a confermarlo la comune esperienza, richiamata ogni giorno anche dalle pagine di questo quotidiano: malattie fulminanti, incidenti stradali, guerre e delinquenza consigliano di non dare per scontato neppure che vivremo sino a domani. Ma come va intesa l´esortazione di Gesù a non farsi trovare addormentati, cioè a vegliare? Forse che stando svegli si evitano i rischi cui la vita umana va soggetta? Qualcuno magari sì; controllare la salute, guidare con prudenza, aiuta; ma altre situazioni ci sfuggono, e in ogni caso prima o poi tutti da questo mondo partiremo. In tale contesto, che significa vegliare? Significa anzitutto non cedere alla tentazione dell´aspettare rassegnati senza far nulla, "perché tanto dovrò lasciare tutto qui", "perché tanto non sarò io a cambiare il mondo". Significa non cedere alla tentazione di sprofondare nel deprimente "godiamoci la vita, fin che c´è tempo". Significa non cedere alla tentazione di affannarsi ad ogni costo, di strafare magari a spese altrui, per dimostrare a sé stessi e agli altri di aver saputo realizzare qualcosa; significa non cedere alla tentazione di abbandonarsi agli sterili lamenti sulla fugacità dell´esistenza, ai rimpianti sul passato, alla paura del futuro. Significa invece impegnarsi serenamente, senza affanni ma anche senza pigrizie, a realizzare tutto il bene possibile; per dirla nei termini del vangelo di qualche domenica fa, far fruttare i talenti, secondo le indicazioni di Colui che un giorno ce ne chiederà conto. Significa vivere in questo mondo come se dovessimo starci sempre, pur sapendo bene che presto lo lasceremo; camminare con i piedi ben poggiati sulla terra, ma con gli occhi rivolti al cielo. Significa guardare al passaggio da questo mondo all´altro per quello che davvero importa: è l´incontro con il Signore, il quale ci esorta a farci trovare pronti. Pronti ad accoglierlo nel suo volto di padre, fratello, amico con le mani colme di doni. Qualunque sia la vita presente, è destinata a finire; conviene operare in modo che la vita ventura sia migliore di questa. A chi cerca di mettere in pratica il suo insegnamento, Gesù promette che se ora si dibatte nelle difficoltà, dopo non ci saranno più; se invece ora può dirsi contento, solo dopo sperimenterà come sia la vera felicità. In ogni caso vegliare conviene, perché "dopo" sarà meglio, oltre ogni attesa.

CRISTO RE      notizia del 22/11/2014

Il peccato più grande? Smarrire lo sguardo di Dio In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell´uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, sederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri. (...) Allora i giusti gli risponderanno: "Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l´avete fatto a me”».(Mt 25,31-46) Nell’ultimo giorno tutti, cristiani e non cristiani, saremo giudicati sull’amore, e non ci sarà chiesto se non di rendere conto del servizio amoroso che avremo praticato quotidianamente verso i fratelli e le sorelle, soprattutto verso i più bisognosi. E così il giudizio svelerà la verità profonda della nostra vita quotidiana, il nostro vivere o meno l’amore qui e ora: “impariamo dunque a meditare su un mistero tanto grande e a servire Cristo come egli vuole essere servito” (Giovanni Crisostomo). L´Inaspettato. Forse ancor meglio: l´Inimmaginabile. O più semplicemente: la Sorpresa. Il volto più candido del Dio ch´è veramente Dio: finalmente. Per davvero stavolta sarà "punto e a capo": per sempre, in aeternum come inanella dentro ogni sua strofa la liturgia che ne anticipa i passi e ne celebra i passaggi. Quel giorno - l´ultimo giorno della storia di quaggiù - trattiene le vesti della sorpresa: «Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato da voi fin dalla creazione del mondo». Una bellezza da manicomio: c´era già tutto pronto, per noi era stato preparato, fin dalla creazione del mondo. La più bella eredità in realtà era già nostra: serviva solo l´avventura d´accettarla sino in fondo per farla diventare parte di noi e dei nostri sogni. Per voi, perché «ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi». Saremo e staremo tutti col naso all´insù quel giorno, inebetiti come bambini che immaginavano l´esatto contrari odi ciò che vedono: quello che nemmeno il pennello di Michelangelo riuscì a farci sospettare fosse un giorno d´allegrezza pieno. Rimase inspiegabile ad oltranza: forse anche passibile di un certo tremore nei confronti di quel Dio che promise di tornare. Per sempre: io te e Lui. La più bella delle compagnie. Col naso all´insù, attoniti e storditi fuori misura: dov´è andato il Dio con la baionetta, armato di mitraglietta e di baffi ad uncino, con lo sguardo ferreo e il dito ostile ad infierire su quell´umano che gli stregò il cuore al punto tale da farselo compagno di viaggio. Fino all´assurdo di far dipendere la sua voglia d´amare dalle libere scelte degli uomini: chi l´accolse, chi lo rifiutò, chi ci ripensò strada facendo. Chi lo ritenne affidabile, chi inaffidabile: chi lo mise alla prova. Tutto sbagliato, tutto da rifare: era tutt´altra cosa il Dio che ci dovevamo attendere, la cui struggente nostalgia ebbe il peso delle cose che s´avvertono quando mancano. Quando, per far impazzire il cuore, si travestono d´assenza per sorprenderti due metri altrove. Tra le mura di casa di Lassù la morte da sola non esiste: esiste come mancanza d´amore. Nemmeno il peccato esiste: esiste solo l´incapacità d´amare. Figurati se esiste l´Inferno: esiste solo come rifiuto dell´Eternità. Destra o sinistra, «quelli che stanno alla mia destra (...) quelli che stanno alla mia sinistra»: Dio sta nel mezzo, come nel mezzo del proverbio sta la virtù. La bellezza, che è poi la giusta armonia delle cose affascinanti: il nome dell´Eterno. La sorpresa diventa rivelazione, l´inaudita: Dio non s´arresta a guardare i peccati commessi ma si ferma a contemplare il bene fatto. Sulla soglia rimane solo l´amore. Il vero peccato, quel giorno, sarà tutt´altra cosa: quello che quaggiù si pronuncia "che peccato!". Con le mani nei capelli, con lo sguardo confuso, con lo sbalordimento nelle gesta. Che peccato: ci siamo lasciati scappare l´occasione, c´è sfuggita la presa. D´altronde chi l´avrebbe mai detto che dentro i verbi più elementari - il mangiare, il bere, il vestire, l´incontrare, il visitare - si nascondesse l´occasione della vita. La chance dell´Eterno? E, viceversa, l´occasione per firmarsi la perdizione: «Tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l´avete fatto a me». L´Eterno nel presente, per l´appunto: che è come indaffararsi per fare in modo che l´eroico divenga quotidiano e il quotidiano divenga eroico. Perché la storia dell´uomo non è una stramaledetta cosa dopo l´altra ma un´avventura che «rotola melodiosamente dalla mano di Dio» (E. Hillesum). Giorno di sorpresa e di gaudio fu quello che accade nella casetta di Nazareth: s´era agli inizi dell´avventura cristiana e una donna si sorprese di cotanta attenzione versata nella sua umile appartenenza alla dinastia dei poveri. Giorno di sorpresa e d´imbarazzo sarà quell´ultimo giorno, laddove finalmente all´uomo sarà dato di sapere com´è andata per davvero la storia. Quaggiù lo chiamano il "Giudizio Universale": in realtà del giudizio di quaggiù sembra spartire poco più di nulla. Perché più che giudizio sarà come un riflettersi allo specchio dopo una lunga avventura: tutti presi dal da farsi del quotidiano, si sarà forse rischiato di perdere la narrazione di una storia, della nostra storia. L´avremo smarrita per strada: forse ad un incrocio, più probabilmente ad una svolta, quasi certamente in un attimo di distrazione. Il Cielo l´avrà raccolta, ricomposta e ordinata: l´ultima sorpresa sarà quella di lasciarci sorprendere da ciò che siamo stati per davvero. E che magari avevamo perduto di vista. (M. Pozza, L´imbarazzo di Dio, San Paolo 2014) Il tutto nel frammento, l´Eterno nei gesti feriali, Dio nell´uomo: nessun´altra dichiarazione poté e potrà mai superare l´inaudita follia amorosa di un Dio perdutamente invaghito delle sue creature. Di un Dioscalzo: a battere strade di miseria, lacrime d´afflizione, storie disgustose e disgustate. Che poi, a ben pensarci, la vera amarezza sarà ancora altrove: in quell´inaspettata scoperta d´aver trascorso una vita a parlare di Regno, di Cielo e di Eterno e non essersi mai accorti che il Regno, il Cielo e l´Eterno s´erano nascosti nella grammatica più elementare di tutte: quella dei verbi di casa, nel vetro dei bicchieri da riempire, nel tessuto delle vesti da far indossare, nella mollica del pane da condividere. Delle sbarre da oltrepassare. Col naso all´insù: per aver perduto l´appuntamento con la Bellezza. Lo pensavamo chissà come: rimase il Dio umile dei primi passi. Il Dio dei piccoli cristi. Dei poveri Cristi.

XXXIII Domenica del tempo ordinario      notizia del 15/11/2014

Il talento di coltivare e custodire la felicità degli altri (Letture: Proverbi 31,10-13.19-20.30-31; Salmo 127; 1 Tessalonicesi 5,1-6; Matteo 25,14-30) In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; (...). Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque (...). Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo” (...)». Avverrà come a un uomo Questa Parabola, nella economia del capitolo 25 di Matteo, sta in mezzo tra la parabola delle dieci vergini (Mt 25,1-13) e la parabola del giudizio finale (Mt 25,31-46). Tutte e tre parlano del Regno di Dio, all´inizio come attesa nella vigilanza previdente, poi come responsabilità e impegno dei doni ricevuti che, ultimo tema, non sono orientati a se stessi ma messi a servizio degli altri, soprattutto nella accoglienza degli ultimi. Interessante è il linguaggio e la tipologia dell´oggetto della parabola mutuato dal mondo degli affari, molto concreto che non lascia spazio alla spiritualità o alla religiosità: beni, talenti, investire, impiegare, guadagnare, denaro, conti, potere, banchieri, interesse. Sembra che Matteo voglia suggerire che la Fede non è un sentimento pio e devoto, neppure una appartenenza religiosa o la partecipazione al culto, a dei riti, quanto un agire coraggioso nella storia degli uomini, con gli strumenti umani, mettendo a rischio se stessi e le proprie cose. Consegnò loro i suoi beni La parabola parla proprio di una specifica vocazione: chiamò i suoi servi per consegnare i suoi beni.Neppure si tratta di un affidamento temporaneo o in custodia, ma proprio di una consegna. Si potrebbe quantizzare la somma (enorme) che ognuno ha ricevuto e riferirlo all´oggi ma non è di grande importanza perché i talenti sono un pretesto, uno stratagemma, l´oggetto della parabola è il comportamento dei servi, le loro capacità, la fiducia, l´iniziativa, l´intraprendenza. La differenza di quanto è ricevuto corrisponde alle capacità di ciascuno, dunque quell´uomo conosce i suoi servi ma adesso li lascia completamente liberi, non dà indicazioni, istruzioni o compiti, piuttosto piena fiducia, semplicemente consegnando ciò che è suo alla libera iniziativa di ciascuno. La partenza dell´uomo ne è il segno. La libertà è qualcosa che si ha "dentro", è coscienza di se stessi. Nessuno è libero se non è padrone di se stesso (Epitteto) e di ciò che possiede. I servi che subito andarono a "lavorare nei talenti" ricevuti hanno preso coscienza della propria libertà ma anche di ciò che è diventato di loro proprietà. Comprendono che quell´uomo ha fatto un gesto di fiducia e libertà che merita una risposta feconda. È proprio la commistione tra libertà e possesso che genera iniziativa e l´agire responsabile. Non è semplice né immediato, richiede equilibrio perché non ci sia sopravvento di libertà o di possesso (non solo di ciò che è materiale), neppure presunzione dell´uno o dell´altra; non di rado occorre saper remare con fatica controcorrente a un pensiero dominante. Tanti disastri nella storia dell´uomo (e nella nostra) derivano proprio dalla discrasia tra libertà e proprietà, specialmente di ciò che riteniamo di tutti o di nessuno, a iniziare dai beni della terra e lo stesso pianeta, la sua terra, i mari, l´aria, il sottosuolo, le sue risorse. Ho avuto paura Il terzo servo va a seppellire ciò che ha ricevuto, sente bisogno di conservarlo con cura perché non lo ritiene suo ma di quel padrone, un uomo duro, di cui ha paura. Mentre gli altri servi, nel rendere conto, semplicemente raccontano ciò che hanno fatto e mostrano il guadagno, il terzo restituisce ciò che ha ricevuto al padrone: ecco ciò che è tuo. L´idea che quel servo si è fatta del suo signore non corrisponde alla considerazione che invece ne hanno gli altri, non crede alla sua generosità, alla gratuità, anzi lo ritiene avido di ciò che non gli appartiene. L´immagine che ha di se stesso è quella delservo-schiavo e non del servitore-erede. Non ha avuto fiducia né nel padrone né in se stesso, insieme al denaro ha seppellito la sua vita, è rimasto al buio, nella solitudine. Non ha neppure considerato la possibilità di condividere con altri ciò che ha ricevuto: avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri.È il comportamento di chi dice: "Non faccio male a nessuno, non rubo, non ho ucciso", ma si è privato della dimensione d´amore. «Sotterrando il tuo oro, tu in realtà hai sotterrato il tuo cuore. Sì, tu sei povero, non possiedi alcun bene: sei povero d´amore, povero di bontà, povero di fede in Dio, povero di speranza eterna» (San Basilio). Quello che influisce nella nostra vita, e non solo nel suo aspetto spirituale e religioso, è l´idea che ci siamo fatti di Dio, del suo volto. I farisei immaginavano Dio come un Giudice severo e le persone valevano davanti a lui in base ai meriti conquistati con le osservanze. Questa immagine di Dio senza amore toglie libertà, ingenera paura e impedisce la crescita umana. Ma Dio non è così: «Perché avete paura, gente di poca fede?» (Mt 8,26). "Nell´amore non c´è timore, al contrario l´amore perfetto scaccia il timore, perché il timore suppone il castigo e chi teme non è perfetto nell´amore. Noi amiamo, perché egli ci ha amati per primo" (1Gv 4, 18-19). L´amore mette in moto la vita, ci fa stare in piedi per accettare la responsabilità della vita senza nascondigli, senza paura ma con coraggio, passione e intraprendenza.

DOMENICA 9 NOVEMBRE      notizia del 08/11/2014

Consacrata dal papa Silvestro il 9 novembre 324, fu la prima chiesa ad essere pubblicamente consacrata. Nel XII secolo, fu dedicata a san Giovanni Battista grazie al suo battistero, che è il più antico di Roma, e da qui la designazione di basilica di San Giovanni in Laterano. Per più di dieci secoli, i papi tennero la loro residenza nelle vicinanze e vi si tennero circa duecentocinquanta concili, di cui cinque ecumenici. Semidistrutta dagli incendi, dalle guerre, venne ricostruita sotto il papato di Benedetto XIII e di nuovo consacrata nel 1726. Basilica e cattedrale di Roma, la prima di tutte le chiese del mondo, essa è il primo segno esteriore e sensibile della vittoria della fede cristiana sul paganesimo occidentale. Per tutti i cristiani reduci dalle "catacombe", la basilica del Laterano fu il luogo dove potevano finalmente adorare e celebrare pubblicamente Cristo Salvatore. Quell’edificio di pietre, costruito per onorare il Salvatore del mondo, era il simbolo della vittoria, fino ad allora nascosta, della testimonianza dei numerosi martiri. Segno tangibile del tempio spirituale che è il cuore del cristiano, esorta a rendere gloria a colui che si è fatto carne e che, morto e risorto, vive nell’eternità. L’anniversario della sua dedicazione, celebrato originariamente solo a Roma, si commemora da tutte le comunità di rito romano». (tratto dal sito lachiesa.it) Questa festa prende, oggi, il posto della trentaduesima domenica del Tempo Ordinario; il tempio è luogo di Dio, un’impronta della Sua presenza, un luogo dove poter ascoltare la Sua Parola, celebrare l’Eucaristia, vivere la preghiera personale e comunitaria. Una festa che ci aiuta a rinnovare l’amore e il legame a Cristo Signore e alla sua Chiesa. Il mistero di Cristo, venuto «non per condannare il mondo, ma per salvare il mondo» (Gv 12,47), infiammi i nostri cuori, e la testimonianza delle nostre vite donate interamente al Signore e ai fratelli ci aiuti a dire che l’amore può tutto, oltre ogni struttura, oltre ogni confine. È bello oggi dire alla Chiesa: «Ti amo, come casa mia». Ma è giusto anche esortare la Chiesa a non avere porte ermeticamente chiuse, ma a essere, come felicemente esortava Giovanni XXIII, «la fontanella posta al centro della piazza del paese, dove tutti, ma proprio tutti, coloro che hanno sete, senza alcuna distinzione, possano bere». (Mons. Riboldi). Oggi il Signore ci insegna che il tempio di Dio non deve essere un luogo di mercato, un luogo di ipocrisie e falsità, ma una casa accogliente che accoglie tutti, coloro che sono stanchi e affaticati, oppressi, giovani, bambini, ammalati. Tutti coloro che desiderano mettersi in discussione, desiderano di mettersi in cammino insieme a coloro che ci hanno preceduto e che oggi, costruiscono la Chiesa. Il tempio siamo noi, siamo noi che rendiamo vivo il tempio, siamo noi quell’«edificio spirituale» costituito da Dio come pietre vive poggiate sull’unico fondamento: Cristo (Cfr 1cor 3,9 ss). Noi formiamo il nuovo popolo dell’Alleanza, formiamo quell’unico popolo e ancora oggi, celebrando la dedicazione della Basilica Lateranense, celebriamo la nostra consacrazione a Dio, e ciò che ci unisce è lo Spirito Santo che ci fa professare un’unica fede. Un breve pensiero di Sant’Agostino dice: Non è la basilica che contiene il popolo, è il popolo stesso. Anche San Girolamo ci aiuta con le sue parole: Non sono le mura che fanno i cristiani. Viviamo questa festa nella consapevolezza che siamo chiamati a essere parte viva di questo grande progetto d’amore, siamo chiamati a costruire con la nostra vita, con la nostra presenza, il tempio di Dio testimoniando concretamente ciò che a noi è stato donato

2 novembre : Commemorazione dei defunti      notizia del 01/11/2014

“In verità, in verità io vi dico: se un chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Gv 12, 24). La morte ha condizionato nei secoli la vita degli uomini, è stata l’elemento fondante delle religioni, ha avuto un ruolo caratteristico nel pensiero filosofico, è stata l’ispirazione per eccellenza degli artisti. In sintesi, il fatto è che la morte - grande mistero esistenziale - ha sempre spaventato l’umanità e quindi tutte le civiltà ne hanno fatto l’argomento centrale della propria natura. Rispetto agli atei, i seguaci di culti orientali, l’ebraismo e l’islam, i cristiani considerano la morte in modo del tutto particolare. Eccetto gli atei che credono che la morte sia la fine totale e irrimediabile della vita dell’individuo, chi professa una qualsiasi religione è certo che l’anima sopravvive alla morte. Noi cristiani, però, siamo rassicurati sulla redenzione e sulla salvezza dal Cristo, nostro Dio fatto uomo, che con il suo insegnamento ci ha indicato direttamente - senza avvalersi di intermediari - la via della verità e con la sua passione, morte e risurrezione ci ha garantito un’altra vita dopo il trapasso. Infatti, per il Cristianesimo l’Evento Pasquale è l’elemento fondatore che sta al centro del Credo e alla base di tutta la nostra fede. E’ di questo evento che “si fa memoria” ogni volta che si celebra l’Eucarestia. Ed è la risurrezione di Gesù da morte che genera nell’uomo la speranza, virtù teologale coesistente con la fede e la carità, che anche tutti noi supereremo il peccato e la morte per raggiungere, tramite Cristo, il Padre. L’aria liberatrice portata da Gesù, se pure in sintonia con le antiche promesse che Dio aveva fatto ai Profeti nell’Antico Testamento, si rivolge in modo radicale e perentorio non a un popolo, ma a tutti gli uomini, chiamati uno a uno. “Dio, nostro salvatore, vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità. Uno solo, infatti, è Dio e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Gesù Cristo, che ha dato se stesso in riscatto per tutti” (1Tm 2,4-6). Mi è rimasto impresso uno scritto attribuito in origine a Sant’Agostino e ripreso da Henry Scott Holland, canonico della cattedrale di St. Paul di Londra, che denota come la morte per il pensiero cristiano sia un semplice passaggio tutt’altro che definitivo e drammatico: La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora. Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste. Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Prega, sorridi, pensami! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza. La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza. Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista? Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo. Rassicurati, va tutto bene. Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata. Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace. Dalla riflessione di Sant’Agostino emerge la tradizione cristiana del culto dei morti che ritiene i defunti riposare in pace aspettando la risurrezione finale. Questo pensiero, esclusivamente evangelico, è la ragione per cui i cristiani fin dalle origini esclusero ogni disperata tristezza nelle loro cerimonie funebri; cosicché, mentre i pagani pagavano delle donne (le prèfiche) con il compito di piangere un simulato dolore, i cristiani cantavano salmi e l’alleluia pasquale della risurrezione. Purtroppo la rilevanza del culto dei morti nella società civile attuale si è notevolmente indebolita, di conseguenza il rapporto con i defunti che ha accompagnato per millenni lo sviluppo delle civiltà ha perso la capacità di mettere a fuoco il grande tema della morte. La società post-moderna in cui viviamo, in termini sociologici si limita a occultare e a rimuovere il fatto della morte, riproducendo in forme nuove un blocco collettivo verso l’ignoto. Da noi si dà per scontato che il culto dei morti coincida con la religione e si delega, quindi, alla Chiesa cattolica il compito di gestire il rapporto con l’al di là, mentre l’interesse dominante, non solo della scienza ma anche dell’intera società, si concentra su l’al di qua. E’ bene rilevare che in questa situazione la Chiesa poco fa per spiegare ai propri fedeli che, come sostiene Sant’Agostino, il compito di mantenere il rapporto con i nostri defunti compete a tutti noi e non è delegabile. Un solo esempio: è proprio opportuno che durante le Messe si legga una lunga serie di nomi di defunti cui si fa memoria su richiesta dei congiunti? Questa prassi riscontrabile recentemente in alcune parrocchie (per fortuna non in tutte) non fa che avallare la convinzione che noi viventi ci possiamo svincolare dal mantenere uno stretto rapporto diretto con i nostri cari che sono in attesa della risurrezione delegandone il ricordo e la preghiera alla Chiesa. Personalmente auspico che, specialmente noi cristiani, continuiamo a sentirci vicini ai nostri defunti con la preghiera, parlandoci come se fossero “dall’altra parte, proprio dietro l’angolo” e praticando il cimitero come luogo d’incontro periodico, non solo una sola volta l’anno in occasione della ricorrenza del 2 novembre.

1 novembre 2014      notizia del 31/10/2014

Riflessione per la solennità del 1 novembre: Santi, straordinariamente ordinari - Tutti i Santi ( Mt 5,1-12) Ogni anno, quando si avvicina la Solennità di tutti i Santi, personalmente mi trovo in difficoltà, pensando alla riflessione da proporre all´omelia. Non perché le letture che abbiamo proclamato siano prive di spunti, tutt´altro; anzi, forse proprio per l´abbondanza di temi che le accompagnano, si fa una certa fatica a focalizzarsi su un aspetto del cammino verso la santità alla quale questa festa tutti ci richiama. Pensiamo anche solo alle Beautitudini che abbiamo proclamato nel Vangelo: ognuna di esse meriterebbe uno specifico e dettagliato approfondimento, vista la ricchezza che le permea e la densità del messaggio che ne emerge. Ecco, la solennità di oggi è proprio "densa", "intensa", ricchissima di significati...è "tanta roba", per usare - senza essere irrispettosi - un´espressione molto giovanile! E questo "molto", questa "ricchezza", ci viene anche dall´insieme delle storie e delle vicende di tutti quelli che la Chiesa, oggi in un´unica celebrazione, venera come Santi. Una ricchezza che proviene innanzitutto dalla diversità delle loro vicende storiche, dalla variegata espressione della loro testimonianza di santità, dai loro modi distinti e a volte antitetici di vivere la fede in Cristo, dalla diversa provenienza delle loro culture e dal conseguente modo di vivere il Vangelo inculturato nella loro realtà. Da questa grande varietà e molteplicità di doni, scaturisce il significato fondamentale di questa festa, espresso poi con tale frequenza e ridondanza da essere inflazionato e quindi anche un po´ banalizzato, se non abusato: ovvero, "che tutti quanti possiamo diventare santi e che tutti quanti dobbiamo sentirci incamminati verso la santità. I santi, quindi, non sono solamente quelli scritti sul calendario o elevati agli onori degli altari, ma possiamo esserlo tutti quanti noi, senza la necessità di aver fatto nulla di straordinario, ma solo nella testimonianza costante della nostra fede". Punto e a capo, e domani si commemoreranno i Fedeli Defunti, in una profonda unità d´intenti e di significati con la celebrazione di oggi. Il manierismo omiletico e retorico, ovvero la capacità di fare omelie codificate su standard tutti identici, è una modalità tipica di noi sacerdoti quando ci sentiamo in difficoltà di fronte al susseguirsi del calendario liturgico, vissuto con ripetitività piuttosto che con creatività. E allora, per celebrazioni che ogni anno mantengono la stessa Liturgia della Parola, come ad esempio la giornata di oggi, usiamo espressioni del tipo: "I santi sono coloro che non hanno fatto nulla di straordinario nella loro vita, e che oggi ricordiamo in un´unica grande celebrazione". E in un attimo, la varietà di doni e carismi è divenuta omogenea e routinaria piattezza...nulla di straordinario...unica celebrazione...come tutti gli anni. Io oggi ho voglia di uscire dal coro, e dire come la penso veramente: i Santi sono persone straordinarie, con dei doni e dei carismi particolari, e non è così ovvio e scontato che tutti quanti possiamo e riusciamo a diventare Santi, perché per fare questo occorrono uno sforzo e un´ascesi di vita che vanno ben aldilà delle semplici capacità umane. Occorrono dei doni straordinari dello spirito, per essere Santi. Papa Francesco, in una delle sue omelie a Santa Marta lo scorso mese di maggio, diceva che "i santi non sono eroi, ma umili peccatori che si lasciano santificare da Gesù, nella storia di ogni giorno": niente di più vero, concordo pienamente con quanto il Papa afferma. E per comprendere meglio questo, torno ad affermare quanto ho detto prima: per essere Santi, occorrono dei doni straordinari. Non eroici: straordinari, ossia che "escono dall´ordinario", dal nostro quotidiano modo di fare. Bene, adesso guardiamo fuori e dentro di noi e proviamo a interrogarci sul nostro modo ordinario di vedere le cose e di condurre la vita. Non parlo tanto di attività da svolgere, che bene o male sono abitudinarie, quindi tutt´altro che straordinarie. Parlo di mentalità, di maniera di vedere le cose e di condurre la vita. Oggi viviamo ordinariamente in un perenne stato di ansia, anzi sarebbe meglio dire "di ansie": ansia di programmazione, ansia di visibilità, ansia di essere sempre raggiungibili, ansia di non perdere i contatti, ansia di "stare sul pezzo"... Se non abbiamo il telefonino a portata di mano, andiamo in tilt; se un nostro caro non risponde a un nostro sms in pochi minuti o se non entra in Watsapp per oltre un´ora, andiamo in tilt; se arriviamo a pochi giorni dal weekend e non abbiamo ancora deciso cosa fare, andiamo in tilt; se facciamo una cosa che poi può venire fotografata, ripresa e finire su un social network, andiamo in tilt; se non consegniamo un lavoro entro i tempi stabiliti e rischiamo di stare fuori dalle perverse logiche del mercato, andiamo in tilt. Insomma, se non siamo ansiosamente e agitatamente pronti a vivere ogni istante della nostra vita in tempo reale, andiamo in tilt, perché rimaniamo fuori dalle più elementari logiche della contemporanea sopravvivenza quotidiana: il quotidiano è divenuto un insieme di pratiche ansiogene, frenetiche, tutt´altro che ordinarie e tutt´altro che quotidiane, perché viviamo una giornata come se ne stessimo vivendo dieci. L´ordinarietà è divenuta straordinarietà, e viceversa; ossia, essere straordinari, poco comuni, particolari, oggi significa essere capaci di vivere nella serenità, senza frenesie e ansie, e per fare questo c´è davvero bisogno di qualche dono e carisma particolare, perché l´ordinario e il quotidiano non sappiamo proprio più cosa sia. E allora, quando vediamo o sentiamo di qualcuno che ancora sa vivere la propria esistenza e sa giungere alla pienezza dei propri giorni con serenità, senza ansia, nell´affidamento totale alla Vita e a Qualcun Altro che la conduce con più sicurezze rispetto a un software o a un robot...ecco, in quel momento stiamo vedendo e ascoltando di qualcuno che, davvero, è Santo. Santo perché ha quel dono particolare, straordinario ma non eroico, di saper vivere il quotidiano come nessuno più, ormai, lo sa fare: nella serenità e nell´abbandono, ossia nella fede. Le Beatitudini che abbiamo ascoltato inaugurano il Discorso della Montagna di Gesù, e sono davvero il proclama di quella santità cui tutti speriamo di giungere, ma che forse non è così facile come pensiamo. Credo che il Discorso della Montagna e le sue Beautitudini trovino, ancora più oggi, il loro profondo significato, nei versetti che si trovano al cuore di quel discorso, e a cui oggi affido la conclusione della nostra riflessione sulla santità: "Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena".

Domenica 26 ottobre 2014      notizia del 25/10/2014

Amare con tutto noi stessi è necessario per vivere In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i profeti». (Letture: Esodo 22,20-26; Salmo 17; 1 Tessalonicesi 1,5-10; Matteo 22,34-40) Continuano le controversie tra Gesù e i suoi oppositori, che a turno tentano di coglierlo in contraddizione con la fede di Israele, con l’insegnamento della tradizione, deposito da essi custodito gelosamente. I sadducei, cioè i sacerdoti (cf. Mt 22,23); i farisei (cf. Mt 22,15), un movimento laicale estremamente legato alla Torah, alla Legge; gli erodiani, partigiani di Erode (cf. ibid.); gli interpreti delle Scritture: tutti vanno da Gesù, mentre egli si trova nel tempio, per porgli domande, per “fargli l’esame” e coglierlo in fallo nelle sue parole. Vogliono che la sua voce taccia, che le sue parole non siano ascoltate, che i suoi gesti siano puniti, e per questo saranno disposti a condannarlo e a procurargli la morte. Sono gli ultimi giorni di Gesù nella città santa di Gerusalemme, prima dell’arresto e della passione, ed egli sa che il cerchio intorno a sé si stringe sempre più. Ed ecco che nella nostra pagina del vangelo entrano di nuovo in scena i farisei, e tra loro un dottore della Legge, un teologo diremmo noi, un esperto delle sante Scritture, “lo interroga per metterlo alla prova: ‘Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?’”. La domanda è pertinente, perché nel giudaismo rabbinico la Legge aveva assunto un posto centrale all’interno della rivelazione scritta: e così i primi cinque libri biblici erano i più studiati e meditati, con un primato su tutti gli altri, quelli dei profeti e dei sapienti. In questo studio della Torah i rabbini avevano individuato, oltre alle dieci parole date da Dio a Mosè (cf. Es 20,2-17; Dt 5,6-22), 613 precetti, come spiega un testo della tradizione ebraica: Rabbi Simlaj disse: “Sul monte Sinai a Mosè sono stati enunciati 613 comandamenti: 365 negativi, corrispondenti al numero dei giorni dell’anno solare, e 248 positivi, corrispondenti al numero degli organi del corpo umano … Poi venne David, che ridusse questi comandamenti a 11, come sta scritto [nel Sal 15] … Poi venne Isaia che li ridusse a 6, come sta scritto [in Is 33,15-16] … Poi venne Michea che li ridusse a 3, come sta scritto: ‘Che cosa ti chiede il Signore, se di non praticare la giustizia, amare la pietà, camminare umilmente con il tuo Dio?’ (Mi 6,8) … Poi venne ancora Isaia e li ridusse a 2, come sta scritto: ‘Così dice il Signore: Osservate il diritto e praticate la giustizia’ (Is 56,1) … Infine venne Abacuc e ridusse i comandamenti a uno solo, come sta scritto: ‘Il giusto vivrà per la sua fede’ (Ab 2,4; cf. Rm 1,17; Gal 3,11)” (Talmud babilonese, Makkot 24a). Questa la risposta rabbinica alla questione su come semplificare i precetti della Legge, su quale comandamento meritasse il primato. Gesù non si pone all’interno di questa casistica, ma va al fondamento della vita del credente. Innanzitutto cita lo Shema‘ Jisra’el, il comandamento che il credente ebreo ripeteva e ripete tre volte al giorno: “Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua vita e con tutta la tua mente” (Dt 6,4-5). Poi chiosa: “Questo è il grande e primo comandamento”. Ma subito va oltre, accostando al comandamento dell’amore per Dio quello dell’amore per il prossimo, dato senza paralleli nella letteratura giudaica antica: “Amerai il prossimo tuo come te stesso” (Lv 19,18). Risalendo alla volontà del Legislatore, Gesù discerne che amore di Dio e del prossimo sono in una relazione inscindibile tra loro: la Legge e i Profeti sono riassunti e dipendono dall’amore di Dio e del prossimo, non l’uno senza l’altro. Non a caso nel nostro testo il secondo comandamento è definito pari al primo, con la stessa importanza, lo stesso peso, mentre l’evangelista Luca li unisce addirittura in un solo grande comandamento: “Amerai il Signore Dio tuo … e il prossimo tuo” (Lc 10,27). Sì, Gesù compie un’audace e decisiva innovazione, e lo fa con l’autorità di chi sa che non si può amare Dio senza amare il fratello, la sorella. Lo esprimerà un suo discepolo, Giovanni, riprendendo l’insegnamento di Gesù: “Se uno dice: ‘Io amo Dio’ e odia suo fratello, è un bugiardo. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. E questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche suo fratello” (1Gv 4,20-21). Ecco come si può rispondere all’amore di Dio per noi, al “Dio” che “è amore” (1Gv 4,8.16) e che “ci ha amati per primo” (1Gv 4,19): credendo a questo amore (cf. 1Gv 4,16), e di conseguenza amando Dio e gli altri. Noi parliamo troppo facilmente di amore per Dio, perché ci infiammiamo nel pensarci quali amanti: allora accresciamo il nostro desiderio di Dio, aneliamo a lui, cantiamo la nostra sete di lui (si veda, in proposito, l’inizio degli splendidi salmi 42 e 63), godiamo di stare nella sua intimità, pratichiamo anche un’assiduità con Dio nella preghiera, negli affetti, nei sentimenti, nelle emozioni. Ma occorre sempre discernere se in tale amore Dio è ascoltato o no, se la sua volontà è realizzata o no: in sintesi, se in questa relazione ci accontentiamo di un amore di desiderio, senza che vi sia in noi anche l’amore di ascolto e di obbedienza. Va detto con chiarezza: il rapporto con Dio è esposto al rischio dell’idolatria, perché se Dio è ridotto a un oggetto del nostro amore, se amiamo un’immagine di Dio che noi abbiamo plasmato, allora Dio è un idolo, non il Dio vivente che si è rivelato a noi! Certo, in quanto esseri umani abbiamo bisogno di esprimere l’amore per Dio anche con il linguaggio del desiderio che ci abita e che ci spinge fuori di noi stessi. Dobbiamo però sempre ricordare l’essenziale: noi aneliamo all’abbraccio con il Signore, con il Dio vivente, ma egli entra in una relazione intima, penetrante, conoscitiva con noi, nella misura in cui lo ascoltiamo, e dunque facciamo il suo desiderio, la sua volontà. Insomma, Dio va amato amando gli altri come lui li ama. L’amore per gli altri è ciò che rende vero il nostro amore per Dio, è l’unico luogo rivelativo, l’unico segno oggettivo che noi siamo discepoli di Gesù, e dunque amiamo Gesù e amiamo Dio. Gesù stesso lo ha affermato in modo netto: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,35); l’amore che mette in pratica “il comandamento nuovo”, cioè ultimo e definitivo, lasciatoci da Gesù: “Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati” (Gv 13,34; 15,12). La verità dell’amore di desiderio per Dio sta dunque nell’amore di chi realizza concretamente la sua volontà: “Dio nessuno l’ha mai contemplato: se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e in noi il suo amore è giunto a pienezza” (1Gv 4,12).

PAOLO VI PROCLAMATO BEATO      notizia del 18/10/2014

Un breve ricordo, di quello che per me è stato uno dei più grandi e santi Papi, attraverso le sue parole: Giovanni Battista Montini il 19 ottobre 2014 sarà proclamato beato, atto conclusivo del Sinodo straordinario sulla famiglia. La Congregazione delle Cause dei Santi ha promulgare il decreto riguardante il miracolo attribuito all´intercessione del venerabile servo di Dio Paolo VI, che ha riguardato un bambino ancora nel grembo materno. «Congedandomi dalla scena di questo mondo e andando incontro al giudizio e alla misericordia di Dio, dovrei dire tante cose, tante… Sul mondo: non si creda di giovargli assumendone i pensieri, i costumi, i gusti, ma studiandolo, amandolo, servendolo. Chiudo gli occhi su questa terra dolorosa, drammatica e magnifica, chiamando ancora una volta su di essa la divina bontà… O uomini, comprendetemi: tutti vi amo nell’effusione dello Spirito Santo… E alla Chiesa: abbi il senso dei bisogni veri e profondi dell’umanità». Ho voluto affidarmi ad alcune battute di quel testo mirabile ed emozionante che è il Pensiero sulla morte, il testamento che Paolo VI stese il 30 giugno 1965, due anni dopo la sua elezione a pontefice, e a distanza di tredici dalla sua morte, che avverrà il 6 agosto 1978. In queste righe si intuisce tutto lo spirito con cui egli ha dialogato con la cultura e la società moderna in uno dei periodi più laceranti eppure creativi del secolo scorso, in un’epoca in cui si affacciava ormai non solo la postmodernità ma apparentemente un vero e proprio post-cristianesimo. Memore del testamento giovanneo di Cristo riguardo al discepolo presente nel mondo ma non appartenente al mondo, papa Montini aveva con simpatia e con intimo travaglio «studiato, amato e servito» il mondo e la sua storia, senza perdere mai di vista la stella della trascendenza. Quelle sue parole così folgoranti e sofferte erano il suggello più autentico di un amore per l’uomo e per la sua vicenda «dolorosa, drammatica e magnifica» attestato dall’intero itinerario non solo del suo pontificato ma anche della sua stessa esistenza. Proprio per questo è difficile ricomporre in poche righe i lineamenti del suo profilo di uomo in dialogo col mondo, con i suoi splendori e le sue miserie. Si dovrebbe, ad esempio, percorrere tutto il suo lungo itinerario formativo fatto di letture selezionate, acute e appassionate che lo introducevano in modo particolare nell’orizzonte culturale francese, che rimarrà sempre una sorta di sua seconda patria intellettuale. Basterebbe, al riguardo, citare soltanto tre nomi: Jean Guitton, che rimarrà un suo interlocutore privilegiato anche attraverso i notiDialoghi con Paolo VI (Mondadori 1967), pagine di grande rilievo simili a un arcobaleno tematico; Jacques Maritain, a cui affiderà il messaggio conclusivo del Concilio Vaticano II per gli uomini di cultura; Jean Daniélou, il teologo che egli creerà cardinale, espressione della più ampia cerchia dei teologi conciliari francesi come Congar, Chenu, De Lubac, e così via. Una ricerca di questo tipo offrirebbe una ricca messe di spunti sia tematici sia personali. […] Per cogliere il suo rapporto con la cultura contemporanea sarebbe fondamentale svolgere un itinerario all’interno delle sue encicliche, a partire da quella programmatica, Ecclesiam Suam (1964), passando attraverso quelle sociali come la Populorum progressio (1967) che rivelava una visione planetaria del problema dello sviluppo dei popoli. Ma certamente una sorta di vessillo emblematico per l’incontro con la vicenda umana in quel particolare contesto fu la costituzione pastorale conciliare Gaudium et spes, intitolata significativamente «La Chiesa nel mondo contemporaneo». Essa respira l’apertura e l’ansia montiniana di incrociare la società anche nelle piazze secolarizzate, persino nell’ambito dell’ateismo, tant’è vero che sarà lui a creare nel 1965 il Segretariato per i non Credenti, destinato a essere inglobato da san Giovanni Paolo II nel Pontificio Consiglio della Cultura, che l’ha attualmente rinverdito col Cortile dei gentili voluto da Benedetto XVI, un’iniziativa erede anche dello spirito di Paolo VI. Si pensi, poi, quanto per questo Papa sia stata tormentata la scelta della pubblicazione di un’enciclica come l’Humanae vitae (1968), in una fase storica particolarmente turbolenta. Si sono spesso giudicate in modo critico le sue incertezze apparenti, smentite comunque da decisioni dall’impatto sociale arduo come questa, e quindi nate da una scelta meditata e sofferta. Ma proprio le sue esitazioni e attese sbocciavano dalla finezza della sua sensibilità nei confronti di una società sempre più variegata, frammentaria e in forte evoluzione. In questa luce si può collocare anche il suo desiderio di varcare i perimetri spaziali tradizionali del papato attraverso i viaggi apostolici in Terra Santa (1964), all’Onu e in India (1965), in Colombia (1968), in Uganda (1969), in Australia e Oceania (1970). Nei discorsi indirizzati a quei popoli si intuiva l’ansia di aprire la Chiesa a nuove sfide, superando l’eurocentrismo culturale e spirituale. […] D’altronde, bisogna riconoscere che tra i temi molteplici e i soggetti più diversi della società affrontati da questo Papa c’era anche la gioventù e noi sentivamo allora vivo questo suo interesse, nonostante la particolare riservatezza e configurazione del suo carattere. Egli, infatti, aveva detto: «Molti oggi parlano dei giovani; ma non molti, mi pare, parlano ai giovani». Questa frase è significativa per illustrare un suo approccio più generale anche agli altri ambiti: bisogna, certo, interessarsi alla questione giovanile, femminile, familiare, e così via, ma ciò che è importante è andare in mezzo a queste situazioni, capire il linguaggio dei vari soggetti, coinvolgersi nelle loro domande, parlare alla loro mente e al loro cuore. È, questa, una genuina operazione culturale, consapevoli come siamo che la cultura non è solo l’aristocrazia del pensiero, delle arti, della scienza, ma è ormai una categoria antropologica generale che abbraccia ogni esperienza umana cosciente, personale e sociale. […] Già nel 1928 l’allora trentunenne Giovanni Battista Montini intuiva la necessità di un confronto tra scienza e fede, tra filosofia e spiritualità, tra verità e amore e nella sua Lettera agli Assistenti della Federazione Universitari Cattolici Italiani (la Fuci) scriveva: «Carità e verità non sono nemiche; come non lo sono scienza e fede, pensiero umano e pensiero divino; estrema elaborazione critica ed estrema semplicità mistica». Lunga era e sarebbe stata la stagione dei duelli tra fede e ragione, con una teologia arroccata in autodifesa apologetica e una scienza che bersagliava di frecciate quella che considerava ormai una roccaforte in disarmo. Montini già allora invitava non solo al rispetto e alla non conflittualità tra i due livelli, lo scientifico e il teologico, ma anche a non temere un incontro in un duetto che conservasse le identità senza cancellarle ma le intrecciasse in un contrappunto armonico. […] Queste "due sorelle" sono state celebrate da Paolo VI: come abbiamo visto, con la morte attraverso il suo testamento luminoso, ma anche con la bellezza. A quest’ultimo riguardo vogliamo evocare una sola attestazione (potremmo infatti citare molti segni che vanno in questa linea, come la sua lettera in occasione del VII centenario della nascita di Dante nel 1965). Il 7 maggio 1964 il Papa aveva convocato nella Cappella Sistina un folto gruppo di artisti e a loro aveva indirizzato un discorso colloquiale appassionato il cui cuore consisteva nella consapevolezza che si era consumato tra arte e fede un divorzio anche per colpa della stessa Chiesa: «Vi abbiamo imposto come canone primo l’imitazione a voi che siete creatori, sempre vivaci di mille idee e di mille novità… Vi abbiamo peggio trattati, siamo ricorsi ai surrogati, all’oleografia, all’opera d’arte di pochi pregi e di poca spesa… Siamo andati anche noi per vicoli traversi, dove l’arte e la bellezza - e ciò che è peggio per noi - il culto di Dio sono stati male serviti». Eppure la grande sfida dell’artista era la stessa del credente autentico, cioè «carpire dal cielo dello spirito i suoi tesori e rivestirli di parola, di colori, di forme e di accessibilità». E così il 23 giugno 1973 Paolo VI poteva inaugurare ai Musei Vaticani la Collezione d’Arte Religiosa Moderna (ora Collezione d’Arte Contemporanea) che attestava la possibilità di un superamento «di una tragica assenza, del bisogno insopprimibile di qualcosa, anzi di Qualcuno che dia senso all’effimero, all’altrimenti agitarsi nel tempo e nello spazio di questo mondo finito [

88 GIORNATA MONDIALE MISSIONARIA      notizia del 18/10/2014

GIORNATA MONDIALE MISSIONARIA: Ecco il testo integrale del Messaggio del Santo Padre Francesco per l’88.ma Giornata Missionaria Mondiale, che si celebrerà domenica 19 ottobre 2014. “Cari fratelli e sorelle, oggi c’è ancora moltissima gente che non conosce Gesù Cristo. Rimane perciò di grande urgenza la missione ad gentes, a cui tutti i membri della Chiesa sono chiamati a partecipare, in quanto la Chiesa è per sua natura missionaria: la Chiesa è nata “in uscita”. La Giornata Missionaria Mondiale è un momento privilegiato in cui i fedeli dei vari continenti si impegnano con preghiere e gesti concreti di solidarietà a sostegno delle giovani Chiese nei territori di missione. Si tratta di una celebrazione di grazia e di gioia. Di grazia, perché lo Spirito Santo, mandato dal Padre, offre saggezza e fortezza a quanti sono docili alla sua azione. Di gioia, perché Gesù Cristo, Figlio del Padre, inviato per evangelizzare il mondo, sostiene e accompagna la nostra opera missionaria. Proprio sulla gioia di Gesù e dei discepoli missionari vorrei offrire un’icona biblica, che troviamo nel Vangelo di Luca (cfr 10,21-23). 1. L’evangelista racconta che il Signore inviò i settantadue discepoli, a due a due, nelle città e nei villaggi, ad annunciare che il Regno di Dio si era fatto vicino e preparando la gente all’incontro con Gesù. Dopo aver compiuto questa missione di annuncio, i discepoli tornarono pieni di gioia: la gioia è un tema dominante di questa prima e indimenticabile esperienza missionaria. Il Maestro divino disse loro: «Non rallegratevi però perché i demoni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli. In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: “Ti rendo lode, o Padre”. (…) E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: “Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete”» (Lc 10,20-21.23). Sono tre le scene presentate da Luca. Innanzitutto Gesù parlò ai discepoli, poi si rivolse al Padre, e di nuovo riprese a parlare con loro. Gesù volle rendere partecipi i discepoli della sua gioia, che era diversa e superiore a quella che essi avevano sperimentato. 2. I discepoli erano pieni di gioia, entusiasti del potere di liberare la gente dai demoni. Gesù, tuttavia, li ammonì a non rallegrarsi tanto per il potere ricevuto, quanto per l’amore ricevuto: «perché i vostri nomi sono scritti nei cieli» (Lc 10,20). A loro infatti è stata donata l’esperienza dell’amore di Dio, e anche la possibilità di condividerlo. E questa esperienza dei discepoli è motivo di gioiosa gratitudine per il cuore di Gesù. Luca ha colto questo giubilo in una prospettiva di comunione trinitaria: «Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo» rivolgendosi al Padre e rendendo a Lui lode. Questo momento di intimo gaudio sgorga dall’amore profondo di Gesù come Figlio verso suo Padre, Signore del cielo e della terra, il quale ha nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti, e le ha rivelate ai piccoli (cfr Lc 10,21). Dio ha nascosto e rivelato, e in questa preghiera di lode risalta soprattutto il rivelare. Che cosa ha rivelato e nascosto Dio? I misteri del suo Regno, l’affermarsi della signoria divina in Gesù e la vittoria su satana. Dio ha nascosto tutto ciò a coloro che sono troppo pieni di sé e pretendono di sapere già tutto. Sono come accecati dalla propria presunzione e non lasciano spazio a Dio. Si può facilmente pensare ad alcuni contemporanei di Gesù che egli ha ammonito più volte, ma si tratta di un pericolo che esiste sempre, e che riguarda anche noi. Invece, i “piccoli” sono gli umili, i semplici, i poveri, gli emarginati, quelli senza voce, quelli affaticati e oppressi, che Gesù ha detto “beati”. Si può facilmente pensare a Maria, a Giuseppe, ai pescatori di Galilea, e ai discepoli chiamati lungo la strada, nel corso della sua predicazione. 3. «Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza» (Lc 10,21). L’espressione di Gesù va compresa con riferimento alla sua esultanza interiore, dove la benevolenza indica un piano salvifico e benevolo da parte del Padre verso gli uomini. Nel contesto di questa bontà divina Gesù ha esultato, perché il Padre ha deciso di amare gli uomini con lo stesso amore che Egli ha per il Figlio. Inoltre, Luca ci rimanda all’esultanza simile di Maria, «l’anima mia magnifica il Signore, e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore» (Lc 1,47). Si tratta della buona Notizia che conduce alla salvezza. Maria, portando nel suo grembo Gesù, l’Evangelizzatore per eccellenza, incontrò Elisabetta ed esultò di gioia nello Spirito Santo, cantando il Magnificat. Gesù, vedendo il buon esito della missione dei suoi discepoli e quindi la loro gioia, esultò nello Spirito Santo e si rivolse a suo Padre in preghiera. In entrambi i casi, si tratta di una gioia per la salvezza in atto, perché l’amore con cui il Padre ama il Figlio giunge fino a noi, e per l’opera dello Spirito Santo, ci avvolge, ci fa entrare nella vita trinitaria. Il Padre è la fonte della gioia. Il Figlio ne è la manifestazione, e lo Spirito Santo l’animatore. Subito dopo aver lodato il Padre, come dice l’evangelista Matteo, Gesù ci invita: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero» (11,28-30). «La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 1). Di tale incontro con Gesù, la Vergine Maria ha avuto un’esperienza tutta singolare ed è diventata “causa nostrae laetitiae”. I discepoli, invece, hanno ricevuto la chiamata a stare con Gesù e ad essere inviati da Lui ad evangelizzare (cfr Mc 3,14), e così sono ricolmati di gioia. Perché non entriamo anche noi in questo fiume di gioia? 4. «Il grande rischio del mondo attuale, con la sua molteplice ed opprimente offerta di consumo, è una tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolata» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 2). Pertanto, l’umanità ha grande bisogno di attingere alla salvezza portata da Cristo. I discepoli sono coloro che si lasciano afferrare sempre più dall’amore di Gesù e marcare dal fuoco della passione per il Regno di Dio, per essere portatori della gioia del Vangelo. Tutti i discepoli del Signore sono chiamati ad alimentare la gioia dell’evangelizzazione. I vescovi, come primi responsabili dell’annuncio, hanno il compito di favorire l’unità della Chiesa locale nell’impegno missionario, tenendo conto che la gioia di comunicare Gesù Cristo si esprime tanto nella preoccupazione di annunciarlo nei luoghi più lontani, quanto in una costante uscita verso le periferie del proprio territorio, dove vi è più gente povera in attesa. In molte regioni scarseggiano le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata. Spesso questo è dovuto all’assenza nelle comunità di un fervore apostolico contagioso, per cui esse sono povere di entusiasmo e non suscitano attrattiva. La gioia del Vangelo scaturisce dall’incontro con Cristo e dalla condivisione con i poveri. Incoraggio, pertanto le comunità parrocchiali, le associazioni e i gruppi a vivere un’intensa vita fraterna, fondata sull’amore a Gesù e attenta ai bisogni dei più disagiati. Dove c’è gioia, fervore, voglia di portare Cristo agli altri, sorgono vocazioni genuine. Tra queste non vanno dimenticate le vocazioni laicali alla missione. Ormai è cresciuta la coscienza dell’identità e della missione dei fedeli laici nella Chiesa, come pure la consapevolezza che essi sono chiamati ad assumere un ruolo sempre più rilevante nella diffusione del Vangelo. Per questo è importante una loro adeguata formazione, in vista di un’efficace azione apostolica. 5. «Dio ama chi dona con gioia» (2 Cor 9,7). La Giornata Missionaria Mondiale è anche un momento per ravvivare il desiderio e il dovere morale della partecipazione gioiosa alla missione ad gentes. Il personale contributo economico è il segno di un’oblazione di se stessi, prima al Signore e poi ai fratelli, perché la propria offerta materiale diventi strumento di evangelizzazione di un’umanità che si costruisce sull’amore. Cari fratelli e sorelle, in questa Giornata Missionaria Mondiale il mio pensiero va a tutte le Chiese locali. Non lasciamoci rubare la gioia dell’evangelizzazione! Vi invito ad immergervi nella gioia del Vangelo, ed alimentare un amore in grado di illuminare la vostra vocazione e missione. Vi esorto a fare memoria, come in un pellegrinaggio interiore, del “primo amore” con cui il Signore Gesù Cristo ha riscaldato il cuore di ciascuno, non per un sentimento di nostalgia, ma per perseverare nella gioia. Il discepolo del Signore persevera nella gioia quando sta con Lui, quando fa la sua volontà, quando condivide la fede, la speranza e la carità evangelica. A Maria, modello di evangelizzazione umile e gioiosa, rivolgiamo la nostra preghiera, perché la Chiesa diventi una casa per molti, una madre per tutti i popoli e renda possibile la nascita di un nuovo mondo”.

DOMENICA 19 OTTOBRE 2014      notizia del 18/10/2014

A Cesare le cose, a Dio la persona con il suo cuore In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di´ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l´iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». (Letture: Isaia 45,1.4-6; Salmo 95; 1 Tessalonicesi 1,1-5; Matteo 22,15-21) Di´ a noi il tuo parere Quando un detto evangelico viene strappato dal contesto e trasformato in un aforisma, c´è da farsi venire qualche perplessità sul senso che comunemente gli viene dato. Così l´espressione finale del nostro testo viene citata per avvalorare la tesi della separazione fra il potere civile e religioso, temporale e spirituale, Stato e Chiesa. Ma forse non è proprio questo il parere di Gesù che emerge dall´episodio. La situazione è quella della disputa con i farisei, rafforzati dagli erodiani che organizzano una trappola, ma Gesù conoscendo la loro malizia, va alla radice le problema senza entrare in argomenti giuridici o politici, non si confonde in considerazioni razionali, piuttosto compie un gesto dimostrativo, altamente simbolico lasciandoci una parola quasi in sospensione nell´orizzonte di un mistero (il progetto della salvezza) che si dipana nella storia riproponendo incessantemente il tema di Cesare e di Dio come sempre da affrontare e mai arrivato a conclusione. E´ lecito La questione posta con inganno non è sul dovere di pagare la tassa, ma sulla sua liceità; si domanda se il tributo a Cesare è conforme alla Torah perché Gesù insegna la via di Dio secondo verità. Il kênsos è l´imposta di capitazione, pro capite; in quanto suddito annesso all´impero riconosce la signoria dell´imperatore che offre in cambio il diritto di continuare a vivere nei confini dell´impero mantenendo tradizioni e culti che non siano contrari al potere imperiale. In altre parole si paga per la propria libertà. Per gli ebrei, però, quella che abitano è la terra promessa, quella che i propri padri hanno ricevuto in eredità da Dio ed è Dio che ha liberato Israele dalla schiavitù. Così è prescritto: «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d´Egitto, dalla condizione servile» (Es 20,2). L´impero romano ha conquistato quella terra e vi mantiene la libertà in cambio di un tributo. Mostratemi la moneta La richiesta di Gesù è di grande forza simbolica perché costringe i suoi interlocutori a mostrare che hanno con sé quella moneta con l´immagine e l´iscrizione: Tiberio Cesare figlio del divino Augusto, pontefice massimo. Gesù li chiama ipocriti e li obbliga a dimostrare come vivano di compromessi in aperta disobbedienza alla legge che vieta l´immagini (Es 20,4; Dt 4,16) e espressioni blasfeme come la divinità dell´imperatore. I capi dei sacerdoti, gli scribi e i notabili del popolo invece hanno con sé, trafficano e fanno affari con la moneta dell´imperatore; esibiscono pubblicamente di non avere più in se stessi «l´ikona di Dio» (Immagine di Dio), ma di portare quella del re pagano; sono scesi a compromessi, si piegano a essere assoggettati a uno straniero, legittimano l´invasione, usufruiscono dei benefici ne favoriscono il potere. Più che con potere militare e politico l´impero si tiene con una crescente monetizzazione e una occupazione economico-culturale, e non solo a quel tempo. Il denaro, il mercato e l´economia, avulso da una comunità sociale è la nuova divinità che sembra trascendere lo spazio e il tempo; nell´era degli scambi digitali è diventato padrone di se stesso capace di condizionare le relazioni umane. Rendete dunque La moneta è proprietà dell´imperatore e gli deve essere restituita; questa risposta di Gesù non è scontata né banale, neppure un espediente per sfuggire alla domanda. Questa affermazione scava nel profondo, richiama alla coerenza, chiede la libertà dalle implicazioni del potere e dalla schiavitù del denaro. La severità dell´indicazione toglie di mezzo molti di quei diritti, privilegi o compromessi che si nascondono come fossero frutti di giustizia, ma in realtà sono appannaggio della mondanità, appartengono alla concupiscienza, al possesso, originano dinamiche di potere, sopraffazione, inganno. Gesù, però, non si ferma all´invito di liberarsi, restituendola, dell´immagine del potere umano che domina e opprime (Cfr. Mt 20,25-28) va molto più in profondità: «e a Dio quello che è di Dio». Gesù non pone in alternativa ciò che è di Cesare a ciò che è di Dio, anzi lega le due frasi con "e" (kaì) proprio per indicare la contemporaneità delle azioni; in pratica non è possibile restituire a Cesare ciò che gli appartiene se contemporaneamente non si restituisce a Dio il suo, o meglio l´inverso: non possiamo restituire a Dio la sua immagine se contemporaneamente non togliamo di mezzo l´immagine di Cesare. La risposta di Gesù è di carattere religioso e non pone opposizione in senso politico tra Cesare e Dio, non determina i confini tra due sfere, perché il suo regno «non è di questo mondo» (Gv 18, 36). Mentre invece ci dice che niente ci appartiene, non abbiamo il diritto-dovere di tenere per noi alcunché: tutto deve essere restituito, anche la nostra persona. È l´immagine - ikona di Dio che lui stesso ha impresso fin dalla creazione (Gn 1,27) nell´uomo, non una immagine esteriore ma interiore che dà all´uomo e alla donna tutto il loro senso e la loro dignità. Se le immagini dei cesari della storia sono affermazione del potere dell´uomo sull´uomo, l´ikona di Dio scritta nell´uomo è origine e meta della comunione. Gesù ci invita a riprendere la nostra immagine di Dio per essere nel mondo testimonianza della sua presenza infinita d´amore, rendendolo credibile attraverso la credibilità delle nostre scelte e delle nostre azioni.

DOMENICA 12 OTTOBRE 2014      notizia del 11/10/2014

Liberi di fare festa Una festa di nozze per suo figlio C´è continuità, non soltanto con gli interlocutori, ma anche con le parabole del capitolo 21 che avevano come sfondo l´immagine della vigna, popolo di Dio. In questa parabola il tema del regno dei cieli trova come sfondo una festa di nozze, immagine dell´alleanza tra Dio e il suo popolo. Quel figlio che nella parabola della vigna era stato scartato e ucciso è diventato pietra di sostegno, per lui il Padre-re celebra le nozze-alleanza. Al primo rifiuto degli invitati la chiamata si fa insistente raccontata con l´abbondanza come nella tradizione del rapporto tra Dio e il suo popolo: Ha ucciso il suo bestiame, ha preparato il suo vino e ha imbandito la sua tavola (Pr 9,2). Il secondo e definitivo rifiuto diventa drammatico, violento e cruento, dalle conseguenze catastrofiche, come catastrofica è l´infedeltà all´Alleanza. Forse, nella redazione di Matteo, si intravede la distruzione di Gerusalemme, vera catastrofe del popolo d´Israele, inizio della dispersione. La festa è pronta ed altri saranno chiamati, anzi radunati dalle strade, dalle periferie delle città, buoni e cattivi. Nel regno c´è posto per tutti. La sala delle nozze si riempì di commensali Con linguaggio parabolico, Matteo ci dice che il disegno di Dio non può fallire, cerca altre strade, allarga gli itinerari, inventa percorsi nuovi. I primi destinati che hanno rifiutato l´invito vengono sostituiti da altri, non qualificati, persone qualsiasi; non ci sono eletti, non c´è un popolo privilegiato, tutte le nazioni sono invitate alla stessa festa di nozze: Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati. Egli strapperà su questo monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli e la coltre distesa su tutte le nazioni (Is 25, 6-7). Le vie del Signore sono davvero infinite e non si adeguano ai progetti umani; ci vuole poco per autoescludersi dal regno dei cieli, basta interessarsi al proprio campo o pensare ai propri affari, a tutto ciò che è proprio, basta rinunciare alla libertà della condivisione. Il Signore che chiama esige la partecipazione alla festa; tutta la parabola si basa sull´accoglienza o il rifiuto dell´invito alla festa nuziale da vivere insieme. Coloro che sembravano esclusi sono raccolti; il verbo greco sunegagon ci annuncia il cambiamento, ci parla della nuova sinagoga fatta di buoni e cattivi, fatta da coloro che sono scovati nei crocicchi, negli angoli nascosti del nostro mondo. La parabola dunque ci mette in guardia, chiede di verificare aspettative e percorsi della nostra vita di fede, ci chiede di abbandonare certezze secolari e trovare quelle vie che ci conducono nell´altrove, da dove Dio raccoglie i nuovi invitati: in una costante uscita verso le periferie del proprio territorio o verso i nuovi ambiti socio-culturali (EG 30). Non indossava l´abito nuziale La sala delle nozze si riempì di "cattivi e di buoni", sembra che non ci siano discriminanti, tutti sono accolti indipendentemente dal proprio stile di vita. Questo la dice lunga sulla nostra idea di voler dividere il mondo, separare le mele marcie per preservare il resto del cesto, non è nostro compito (Cfr. Mt 13,49). In effetti ci è chiesto di essere figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti (Mt 5,45). L´assemblea cristiana (la nostra Eucarestia) non è fatta per i giusti, al banchetto non sono chiamati solo i buoni, anche i cattivi che accettando l´invito hanno un posto all´evento nuziale. La chiamata e la risposta alle nozze apre l´orizzonte della vita di comunione, sempre in divenire e mai conclusa. La condivisione della mensa è ingresso nella dinamica dell´alleanza con Dio in una circolazione di amore con lui e con il prossimo che sospinge alla carità, stimola la conversione. Quando il re entra per vedere i commensali, si accorge di uno che non ha l´abito di nozze, quando poi non risponde alla sua domanda, ordina ai suoi servitori di legarlo e gettarlo fuori: è una immagine di estrema durezza che sottolinea la gravità di chi si è introdotto ma si sente sufficiente a se stesso e non è disponibile all´incontro, a riconoscersi negli altri, a condividere la stessa festa. Il gesto è dimostrativo: chi non ha indossato l´abito nuziale è legato mani e piedi, impedito a fare ed agire e si trova fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti. La comunione esige di svestirsi dell´uomo vecchio e rivestire il nuovo (Cfr. Col 3,9-10). La semplice presenza nella sala del banchetto non basta per partecipare, l´appartenenza alla Chiesa non è un diritto da far valere comunque. Quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo (Gal 3,27); forse è questo l´abito che ci viene richiesto, il battesimo: l´umile e costante immersione nell´amore e nella misericordia di Dio, l´accoglienza del dono della vita che il Figlio ci offre gratuitamente. Questa immersione ci rende compagne e compagni (cum-panis) capaci di mangiare lo stesso pane, di accoglierci reciprocamente, ognuno con le proprie diversità, ma con la stessa volontà di condivisione della fatica e della gioia, liberi di fare festa con chi tutto ci ha donato.

DOMENICA 5 OTTOBRE 2014      notizia del 04/10/2014

Matteo 21, 33-43) La vigna nell´antico Israele rappresentava il popolo di Dio, eletto unico fra tutte le altre nazioni e reso oggetto di continue attenzioni. Nonostante la costanza e la premura del suo padrone (Dio), il popolo si atteggia come una vigna sterile e refrattaria: pur avendo la possibilità di produrre tanto frutto a beneficio di tutti, pur disponendo dei mezzi e delle risorse atte a fruttificare e della continua assistenza del padrone che adotta ogni ricorso per bonificarlo, questo popolo si da´ al peccato e alla dispersione morale. Che questa vigna possa non recare frutto, in determinati contesti potrebbe anche essere comprensibile, ma ciò che suscita sdegno e scoramento è il fatto che essa produce frutti selvatici e velenosi! Essa risponde in senso opposto a quelle che sono le sollecitudini del padrone. Tutti accorgimenti in realtà non necessari per una piantagione che di per sè dovrebbe rendere frutto da sola, spontaneamente, senza l´intervento di nessuno. E´ anzi inverosimile che una vigna non produca frutti. Di piantagioni infruttuose che sfruttano il terreno occupando spazio, la Scrittura parla spesso, basti pensare al fico improduttivo verso il quale il padrone, prima deciso a rimuoverlo, si dispone successivamente a pazientare ancora nell´attesa che maturino una buona volta i suoi frutti. Si tratta di una parabola molto affine alla presente immagine della vigna che è il popolo d´Israele, ma nel caso di quest´ultima vi è il particolare importante di una piantagione che non solamente occupa spazio considerevole nel terreno del contadino, ma addiritutta si mostra molto pericolosa per gli altri. Qual è il provvedimento di Dio nei suoi confronti? Il buon Padre, che non coatta nessuno verso la sua volontà e che non manca di rispettare la libera scelta di tutti e di ciascuno, consente che il popolo prediletto e peccatore sperimenti la propria emancipazione e la propria decantata autonomia e di conseguenza lascia il suo popolo in preda alla libertà che lui stesso si è scelta. Questa vigna dovrà sopportate il peso assillante della sua responsabilità e la conseguenza nefasta dei suoi peccati, nonché la condizione di smarrimento e di insicurezza fondamentale che il peccato stesso comporta. Sarà preda di lupi e mercenari e nella misura in cui aveva mostrato prima indifferenza e refrattarietà verso nei confronti dell´Amore, così adesso dovrà sorbire il mancato amore. Dio in ogni caso non si stanca mai di recuperare l´uomo dal suo errore. Nella sua infinita misericordia va in cerca del peccatore e non si stanca di chiamarlo alla relazione intima con sé. Di conseguenza manda operai nella vigna e non manca di bonificare il terreno, fino ad impiantarvi egli stesso una Vite. Affidare il lavoro ad operai e braccianti era un´attitudine frequente nelle usanze locali d´Israele Nonostante la morte violenta di tutti questi vignaioli appositamente inviati che rappresentano ciascuno i profeti e i testimoni della Parola, egli non si arrende e vi manda il Figlio di Dio, il Messia, che mostra amore ancora più incondizionato realizzando appieno il progetto iniziale del Proprietario Terriero: egli non solamente si dispone a coltivare la vigna e ad arricchirla di ulteriori bonifiche, ma da perfino la propria vita per essa, accettando anche di essere ucciso.. Gesù è infatti il Verbo incarnato, Dio fatto uomo che si occupa egli stesso con sollecitudine della sua vigna, condividendo ogni cosa con i membri di questa piantagione mostrando l´amore e la misericordia del Padre attraverso le parole e le opere del Regno e accettando di farsi anche uccidere per la causa dell´umanità. E tuttavia la morte non sarà la vittoria di quegli uomini omicidi né avrà l´ultima parola su di Lui, che, come afferma Pietro nella Seconda Lettura, si qualifica come "pietra scartata dai costruttori e tuttavia divenuta pietra angolare": proprio la morte e il disprezzo da parte degli uomini sono per lui cioè opportunità di innalzamento e di priorità, visto che vincerà la morte uscendo vittorioso dal sepolcro per la Risurrezione gloriosa e per il rinnovamento del mondo, ossia della "vigna". Già sulla croce farà scaturire il "Nuovo Israele", cioè la Chiesa e attraverso di essa guiderà definitivamente la sua vigna, così come aveva affermato:"Io sono la vite, voi i tralci"; "chi rimane in me, porta molto frutto poiché senza di me non potete far nulla. La pazienza di Dio supera di gran lunga le nostre aspettative umane e il suo amore prevarica la nostra presunzione e la tendenza ad agire indipendentemente da lui. Il sacrificio della croce esprimerà definitivamente l´Amore incondizionato per questa vigna perversa e ostile che è il nostro mondo

domenica 28 settembre      notizia del 27/09/2014

Riflessione della Domenica: L´importanza di avere un cuore unificato In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». (Letture: Ezechiele 18,25-28; Salmo 24; Filippesi 2,1-11; Matteo 21,28-32) Il testo del vangelo odierno è molto breve: una parabola di due versetti, e altri due versetti che contengono considerazioni di Gesù sui destinatari delle sue parole. La parabola è inquadrata da due domande, quella finale (“Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?”) e quella introduttiva (“Che ve ne pare?”), presente anche altrove (Mt 18,12). Gesù intende intrigare, coinvolgere quanti lo ascoltano – in questo caso “i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo” (Mt 21,23) –, suscitando la loro risposta. Sono dunque importanti non solo le sue parole, ma anche le parole dei suoi ascoltatori, quelli di allora e quelli di adesso, noi! Cerchiamo pertanto di ascoltare, di pensare, di indagare e di rispondere in verità. Un padre, che ha due figli, comanda al primo di andare a lavorare nella vigna. Costui reagisce male, opponendosi a lui con un atteggiamento di disobbedienza: “Non ne ho voglia”. Poi però quel comando ascoltato, custodito nel cuore, lo porta alla consapevolezza di aver mancato verso il padre, e così egli decide di andare nella vigna. Si era opposto a parole ma poi, pentito (metameletheís, paenitentia motus), va a realizzare la volontà del padre e lavora nella vigna, come questi gli aveva chiesto. Lo stesso comando è rivolto al secondo figlio, il quale risponde subito: “Sì, signore”, ma in realtà non va nella vigna, disobbedendo nei fatti. Insomma, c’è una “volontà del padre” (tò thélema toû patrós: cf. anche Mt 7,21; 12,50) che è realizzata da chi dice “no” ed è contraddetta da chi dice “sì”. Chi sbaglia, chi fa un errore, chi dice “no” a Dio, ha la possibilità di pentirsi, di ritornare a lui. Nessuno che abbia peccato è rinchiuso per sempre nella sua rivolta, ma ha la possibilità di riprendere una relazione, un rapporto venuto meno. Certo, uno sguardo fisso su quell’atto di disobbedienza, su quel “no”, può portarci a un giudizio negativo, di condanna, ma l’uomo va misurato nel tempo, sull’insieme del cammino compiuto, non sull’istante a volte cattivo. Dio, poi, pazienta perché vede e sente in grande, nella sua makrothýmia (cf. Mt 18,26; 2Pt 3,9), e quando ci giudicherà guarderà tutto il cammino percorso, tutta la fatica fatta, non si fermerà sulle nostre cadute… Quanto al figlio che dice: “Sì, signore”, che appare pronto e obbediente al padre, ma poi non realizza la sua volontà, che dire di lui? Spesso noi siamo, ciascuno di noi è così! Purtroppo la nostra vita cristiana è fatta di tante confessioni di fede, di tante invocazioni: “Signore, Signore!” (Mt 7,21.22; Lc 6,46), di tante liturgie in cui ripetiamo continuamente: “Amen!”, cioè “Sì!” al Signore, e poi, abbandonata l’assemblea liturgica, nel quotidiano non facciamo ciò che Dio ci ha chiesto con la sua parola ma ciò che vogliamo noi… Davanti a Dio conta non ciò che di noi appare agli altri, ma ciò che noi facciamo e siamo: Dio vede la nostra coerenza o la nostra ipocrisia di credenti che “dicono e non fanno” (Mt 23,3), come Gesù stesso ha ricordato; ovvero, la nostra doppiezza di persone che hanno in bocca il nome del Signore, mentre in verità il Signore determina poco o nulla del loro vivere e comportarsi. È l’atteggiamento di quei cristiani che dicono di amare Dio e si esercitano anche in “affetti spirituali” per lui, avendo sete di lui, cercandolo, dichiarando il loro ardente desiderio della sua presenza (tutte espressioni dei salmi), ma ignorando e contraddicendo la sua volontà. No – ha detto Gesù – “non chiunque mi dice: ‘Signore, Signore’, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” (Mt 7,21); “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti … Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama … Se uno mi ama, osserverà la mia parola” (Gv 14,15.21.23), la metterà in pratica. Alla fine non contano i “sì” o i “no” dichiarati, ma la realtà del nostro vissuto! Ed ecco allora che Gesù fa un’applicazione della parabola per i suoi uditori. Egli dice che i pubblicani, cioè i peccatori manifesti, pubblici, riconosciuti tali da tutti, e le prostitute, donne visibilmente peccatrici, precederanno nel regno di Dio tanti credenti, tanti discepoli. Per quale motivo? Perché, a causa della vergogna per il loro peccato manifesto e del giudizio di condanna che ricevono da parte di molti, sentono il bisogno di cambiare vita, di dire “sì” con la loro vita. Al contrario, molti credenti, con i loro peccati nascosti, non visti, non giudicati, sono onorati da tutti come persone giuste e religiose; per questo non sentono il bisogno di convertirsi, ma anzi custodiscono i loro peccati, li amano e continuano a realizzarli: solo loro ne sono a conoscenza, perché dovrebbero cambiare? E così la loro vita, anche se apparentemente impeccabile, è di fatto un “no” a Dio! Questo è successo con Giovanni il Battista – dice Gesù –, quando i peccatori pubblici hanno ascoltato la sua predicazione e gli hanno creduto; questo è successo anche con Gesù (non a caso definito dai suoi avversari “amico di pubblicani e di peccatori”: Mt 11,19; Lc 7,34) e la sua buona notizia; questo succede ancora oggi, tra di noi, nella chiesa. Sì, alla buona notizia di Gesù e del suo Vangelo rispondono più facilmente i peccatori pubblici, riconosciuti, che le persone religiose e apparentemente “giuste”, le quali non sono spinte a cambiare nulla della loro vita.

DOMENICA 21 SETTEMBRE      notizia del 20/09/2014

La giustizia di Dio è dare a ciascuno il meglio (Letture: Isaia 55,6-9; Salmo 144; Filippesi 1,20-24.27; Matteo 20,1-16) In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all´alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: (...) “Andate anche voi nella vigna”. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch´essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone (...)». Per tre domeniche di seguito Gesù ci racconta parabole di vigne. È una delle immagini che ama di più, al punto che arriva a definire se stesso come vite e noi come tralci, per dire che il progetto di Dio per il mondo, sua vigna, è una vendemmia profumata, un vino di festa, una promessa di felicità. Il proprietario terriero esce di casa all´alba, si reca sulla piazza del paese e assolda operai per la sua vigna: c´è un lavoro da compiere, molto lavoro, al punto che esce ancora per altre quattro volte e ogni volta assume nuovi operai. A questo punto però qualcosa non torna: che senso ha assumere lavoratori quando manca un´ora soltanto al tramonto? Il tempo di arrivare alla vigna, di prendere gli ordini dal fattore, e sarà subito sera. Di quale utilità saranno, a quanto potrà ammontare la giusta paga? Allora nasce il sospetto che il padrone non assuma operai per le necessità della sua azienda, ma per un altro motivo. Nessuno ha pensato a questi ultimi, allora ci penserà lui, non per il suo ma per il loro interesse, preoccupandosi non dei suoi affari, ma del loro bisogno: non lavorare significa infatti non mangiare. Questo padrone spiazza di nuovo tutti al momento della paga: gli ultimi sono pagati per primi, e ricevono per un´ora sola di lavoro la paga di un giorno intero. Non è una paga, ma un regalo. Mi commuove il Dio presentato da Gesù, un Dio che con quel denaro, che giunge insperato e benedetto a quattro quinti dei lavoratori, intende alimentare le loro vite e le loro famiglie. È il Dio della bontà senza perché, vertigine nei normali pensieri, che trasgredisce tutte le regole dell´economia, che sa ancora saziarci di sorprese. Nessun padrone farebbe così. Ma Dio non è un padrone, neanche il migliore dei padroni. Dio non è il contabile del cosmo. Un Dio ragioniere non converte nessuno. Quel denaro regalato ha lo scopo di assicurare il pane per oggi e la speranza per domani a tutte le case. Gli operai della prima ora quando ricevono il denaro pattuito, sono delusi: non è giusto, dicono, noi meritiamo di più degli altri. Ma il padrone: Amico, non ti faccio torto. Il padrone non è stato ingiusto, ma generoso. Non toglie nulla ai primi, aggiunge agli altri. E lancia tutti in un´avventura sconosciuta: quella della bontà. Che non è giusta, è oltre, è molto di più. La giustizia umana è dare a ciascuno il suo, quella di Dio è dare a ciascuno il meglio. L´uomo ragiona per equivalenza, Dio per eccedenza (Card. Martini). Il perché di questa eccedenza, che mi riempie di speranza, sta in evidenti ragioni d´amore, che non cerca mai il proprio interesse (1Cor 13, 5), e che mi sorprenderà, alla sera della mia vita, come un dolcissimo regalo.

DOMENICA 14 SETTEMBRE      notizia del 13/09/2014

RIFLESSIONE DELLA DOMENICA: Esaltazione della Croce La solennità di oggi celebra la S. Croce, non per esaltare il patibolo sul quale Gesù è salito ed è morto - un patibolo in quanto tale non si può né si potrà mai esaltare! -; ma per celebrare ciò che la croce di Cristo ci ha guadagnato, la salvezza! Vangelo: Gv 3,13-17 Quest´anno la solennità dell´Esaltazione della S.Croce cade di domenica: quale migliore congiuntura, per parlare del mistero della nostra salvezza?...a cominciare dal testo dell´Orazione ‘Collettà: si afferma che Dio Padre ha voluto la morte di suo Figlio per salvare l´umanità; il testo originale della Preghiera Eucaristica III - ne ho già parlato in altre occasioni -, ribadisce il principio che, in sostanza,Dio volle essere placato con la morte di Gesù: ho detto anche che, in fase di traduzione dell´originale latino in italiano, inglese, francese e tedesco, questa espressione particolarmente forte ed esplicita è stata cancellata dal testo (della preghiera eucaristica). Fu una scelta dettata da prudenza? Quale sarebbe stata e quale sarebbe ancora la reazione dei fedeli, nel sentir proclamare dall´altare un´affermazione simile? E come potremmo ancora parlare di colpevolezza, da parte di coloro che materialmente agirono contro Gesù, a cominciare da Giuda... e poi Pietro, Caifa´, Pilato, Erode, i soldati, il popolo che chiese la morte in croce del Signore...? Se Dio voleva questo, se era scritto che Gesù sarebbe morto, come Lui stesso annunciò in tempi non sospetti, quando cioè era all´apice della notorietà, allora vuol dire che c´era un destino già segnato, non solo per il Figlio di Dio, ma anche per gli uomini che collaborarono direttamente, o indirettamente, alla morte di Lui. Qualcuno ricorderà il famoso film "Jesus Christ Superstar", che fece discutere il mondo e la Chiesa alla fine degli anni 70: ebbene, all´inizio del film, Giuda innalza a Dio la sua protesta: "Perché io? perché hai scelto me?": non si tratta solo di battute ad effetto, è in gioco il delicato e sempre difficile rapporto tra la libertà degli uomini e la conoscenza che Dio ha del passato, del presente, ma anche del futuro nostro e di tutti. Se Dio sapeva, perché non lo ha impedito? Lui che è onnipotente, non poteva intervenire per salvare Suo Figlio da quella morte tragica e ingiusta? E se non l´ha fatto, significa forse che condivideva, in tutto o in parte, il complotto e la decisione di uccidere Gesù? Sappiamo bene che un conto è consentire, permettere, accettare... e un altro conto è condividere. Tuttavia questi ‘distinguo´ non convincono del tutto; e il problema del valore della volontà di Dio in ordine alla passione di suo Figlio rimane aperto. In ultima analisi, quale era la volontà di Dio nei confronti di Gesù? (Dio) ha voluto sì, o no la passione di Cristo? Alla domanda non risponderò in questa sede, la lascio alla vostra riflessione personale. Anche perché la solennità di oggi celebra la S.Croce, non per esaltare il patibolo sul quale Gesù è salito ed è morto - un patibolo in quanto tale non si può né si potrà mai esaltare! -; ma per celebrare ciò che la croce di Cristo ci ha guadagnato, la salvezza! La Chiesa, fedele al mandato di Cristo contenuto nel Vangelo, insegna che c´è una salvezza presente e una futura: quella presente è la salvezza dai peccati; quella futura è la vita eterna. Tanto la prima che la seconda sono vincolate alla nostra volontà di collaborare a questo piano di salvezza che Dio ha ordinato per ciascuno di noi e per l´umanità intera. Ora, senza nulla togliere alla sovrana e assoluta libertà di Dio, la nostra salvezza dipende anche dalla nostra libertà e volontà di realizzarla con ogni mezzo, in sostanza, scegliendo il bene ed evitando il male. Certo, la sola volontà umana, per quanto forte, determinata e audace nel ricercare il bene da fare e il male da evitare, (la volontà umana) non è in grado di guadagnare la salvezza. È necessaria la misericordia di Dio, misericordia compiuta dalla passione di Cristo. Ma la Passione di Cristo ci interpella ad entrare nella salvezza facendo la nostra parte. Ciò che di buono possiamo fare non costituisce alcun titolo di merito e non aggiunge nulla ai meriti di Cristo. Così pure, ciò che noi possiamo patire in nome della fede, non aggiunge nulla ai patimenti di Cristo: l´apostolo Paolo scrive ai Colossesi (cfr Col 1,24), per ricordare loro che la sua propria passione altro non è che una cammino di purificazione personale, finalizzato a portare a compimento nel suo proprio corpo ciò che ancora manca della passione di Cristo; ciò che manca in lui-Paolo, non in Cristo! È una precisazione doverosa: i fedeli devono fuggire la tentazione dell´orgoglio di accampare diritti sulla salvezza; quasi che Cristo avesse bisogno di un ulteriore contributo umano. Le sofferenze, la perseveranza, la fede non aggiungono qualcosa alla passione di Cristo, ma la rendono efficace per il singolo credente e per la comunità tutta. Diventando sempre più conformi alla persona di Gesù, in vita e soprattutto in morte, noi apriamo la porta alla salvezza, ci arrendiamo all´amore di Dio, con-sentiamo che questo Amore ci raggiunga e, con esso, la salvezza. Concludo con un´ultima precisazione, diretta soprattutto a coloro che intendono la salvezza nei termini di giudizio di Dio: la precisazione non è mia, ma emerge dalle parole che il Signore rivolge a Nicodemo: "Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.". Mi piace pensare che, al termine della vita, ciascuno possa ricevere l´abbraccio del Padre, come san Luca descrive al capitolo 15 del suo Vangelo: lacrime di gioia, il vestito più bello, l´anello al dito, i sandali ai piedi, e.... tutti dentro, a far festa! Romantico? no, evangelico!

Incontri in preparazione al matrimonio      notizia del 12/09/2014

Gli incontri preparazione al matrimonio inizieranno Venerdì 31 ottobre alla ore 21.00 cliccando sulla notizia troverete le schede d´iscrizione da consegnare in parrocchia entro il 25 ottobre

GIOVEDI´ SANTO 02 APRILE 2015      notizia del 06/09/2014

SS. Messe - 19.00 . La Chiesa Rimarrà aperta fino alle h.24 per l´adorazione all´altare delle reposizione

XXIII Domenica del tempo ordinario      notizia del 06/09/2014

Una Chiesa a servizio della società XXIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) Vangelo: Mt 18,15-20 Sono passati solamente quindici giorni da quando, nella Liturgia della Parola, il Maestro affidava a Pietro il Primato sulla comunità dei credenti: gli affidava un incarico di grande responsabilità, quello di guidare la Chiesa nascente. E lo faceva concedendo a Pietro poteri particolari, vincolanti qui in cielo come in terra: "Tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli". Il Primato di Pietro (e dei suoi successori) ha un potere veramente grande, e le sue implicazioni storiche lo hanno dimostrato in più occasioni. Passano - dicevo - solo quindici giorni (o se vogliamo, due capitoli del Vangelo di Matteo), e il potere legato al Primato di Pietro scivola quasi d´improvviso nelle mani della comunità dei discepoli. Al gruppo dei suoi che lo seguivano nel suo viaggio dalla Galilea verso Gerusalemme, Gesù ripete questa stessa frase: "Tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto anche in cielo". Come mai quel "potere" che il Maestro aveva affidato a Pietro, ora passa nelle mani della comunità dei discepoli? Che cosa è avvenuto, nel frattempo, perché Gesù attuasse questo cambiamento? Mi pare di notare due elementi. Stando alla Liturgia della Parola che abbiamo letto domenica scorsa, ricordiamo bene la forte presa di posizione da parte di Gesù nei confronti proprio di Pietro, che dopo essere stato insignito del Primato, viene "bollato" da Gesù stesso come "satana", come colui che si oppone al piano di salvezza di Dio. Pietro, quindi, se vuole continuare a sentirsi degno del Primato che gli è stato conferito, non deve atteggiarsi a giudice e inquisitore rispetto al volere di Dio, ma deve tornare al posto che gli spetta, deve stare "dietro di lui", come si conviene a un discepolo fedele al proprio Maestro, un discepolo che non si permette di insegnare nulla al Maestro, perché comunque il Maestro è più grande di lui. Pietro, pur con il Primato in tasca, non deve dimenticarsi di essere un umile servo: deve accettare di farsi piccolo e di mettersi al servizio degli altri. Questo trova conferma - ed è il secondo elemento - nei discorsi successivi a quell´episodio, e soprattutto nelle parole che, all´inizio del capitolo 18 di Matteo, precedono il brano di vangelo di oggi: Gesù, infatti, stava rispondendo ai suoi discepoli che erano preoccupati di sapere chi fosse il più grande nel Regno dei cieli. La risposta di Gesù la conosciamo bene: "Chiunque diventerà piccolo come un bambino, sarà il più grande nel Regno dei cieli". Gesù, quindi, "corregge il tiro" e sposta il Primato di Pietro (e il potere che ne consegue) sulla Comunità dei credenti, che detiene il Primato nel Regno nella misura in cui accetta di stare al suo posto, ovvero di sentirsi sempre "discepola", alla scuola di Gesù, e soprattutto di farsi "piccola" come un bambino, di farsi "ultima", a servizio dell´uomo. Né Pietro né la Comunità dei discepoli - oggi diremmo "né il Papa, né i Vescovi, né l´insieme dei credenti che costituisce la Chiesa" - detengono un Primato o un potere per le loro particolari doti o per carismi soprannaturali: se possono permettersi di avere un Primato, è quello di essere continuamente alla scuola del Maestro e al servizio dell´umanità. La narrazione di un fatto di vita quotidiana, che ha quasi il sapore di una parabola (quello di un membro della comunità che sbaglia e viene richiamato all´ordine dagli altri) diviene per Gesù l´occasione per mostrarci concretamente cosa voglia dire mettersi al servizio: vuol dire, ad esempio, servire la causa della concordia, della riconciliazione, del perdono, della ritrovata comunione tra un membro della comunità e la comunità stessa. E ogni sforzo fatto dalla comunità per riportare pace e riconciliazione ha una valenza enorme, perché non vale solo qui, nel nostro cammino terreno, ma ha forza anche nel cielo, dove porteremo a compimento il nostro affannarci sotto il sole. Il Vangelo di oggi, allora, è un grande insegnamento sulla funzione che la Chiesa svolge nella comunità, non solo nella comunità dei credenti che è al suo stesso interno, ma anche in quella comunità che è la società civile: non si tratta di un potere o di un Primato sulle coscienze, per cui ciò che stabilisce la Chiesa vale in modo universale per ogni uomo e per ogni donna sulla faccia della terra in virtù di questo Primato, bensì di una funzione di servizio, in modo particolare alla riconciliazione, alla concordia, all´unità, alla pace. È un tema, quello della funzione di servizio alla pace e alla riconciliazione svolto dalla Chiesa all´interno della società civile, che è tornato di recente molto attuale, dopo che sono state captate conversazioni tra uomini della malavita organizzata che rinfacciavano a esponenti del clero di "impicciarsi" delle problematiche sociali. "I sacerdoti vanno bene fino a quando si fanno i fatti propri - questo era il senso delle loro affermazioni - quando impartiscono battesimi e comunioni, quando non si impicciano degli affari degli altri. Altrimenti diventano "sbirri", "disgraziati", individui da eliminare con qualsiasi mezzo". E non sono solo i sacerdoti a dare "fastidio" quando si occupano di riconciliazione, di pace e di una società basata sulla concordia: è tutta la comunità dei credenti, è la Chiesa nel suo insieme con essere presenza viva, e a volte scomoda, del Vangelo nella società. "Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro": questo è il Primato e il potere che la Chiesa ha, la presenza del Maestro, vivo e Risorto, in mezzo a noi. E questo primato non si esercita con la pretesa di conservare privilegi, o attraverso la manipolazione delle coscienze o ancora peggio nella presunzione di poter dire al proprio Maestro "Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai!", a volte addirittura ostacolando il suo piano di salvezza. Il Primato della comunità è quello della carità e del servizio, e si esercita nel perdono, nella riconciliazione e nell´ostinata ricerca della concordia e della pace. Questo può dare fastidio, certo, ma rende la Chiesa vera e credibile: "Su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa". Il senso di questa frase detta a Pietro ora si comprende meglio: non c´è nulla di più forte di una Chiesa a servizio dell´uomo, e nulla di più debole di una Chiesa che pretende di farla da padrona.

DOMENICA 31 AGOSTO      notizia del 30/08/2014

Pietro. E quell´immagine fasulla di Dio XXII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) Vangelo: Mt 16,21-27 L´uomo è di quelli tosti: «Non è un crumiro, uno che taglia la corda quando la si fa brutta. Tira fino all´ultimo, è fedele fino all´ultimo. Non diserta, non scappa. Se anche gli altri scappano» (P. Mazzolari, Il compagno Cristo). Il fatto, però, è che a scappare sono i suoi: quelli dell´ora prima, le avanguardie della minuscola Chiesa nascente, quelli che - a conti fatti - avrebbero dovuto reggere il peso di quella vista che si stagliava davanti ai loro occhi. Oggi, invece, sembra tutto scaraventato: avranno capito qualcosa quei primi uomini di quell´Uomo che fu il primo tra gli uomini a dirsi di Dio? A dirsi Dio. Credere al miracolo è sempre stata la scorciatoia della fede: se non la scorciatoia, la via facile, quella veloce e manifesta, l´autostrada per dire pure noi a Lui "Tu sei il Cristo, sei il mio Dio". Poi quando la strada s´impenna, quando tra Nazareth e Gerusalemme c´è un vicolo tortuoso da imboccare, quando nessuna circonvallazione è possibile per accorciare il vagare, allora stop: "E se fosse tutta un´illusione? Forse ha ragione Satana: che sia affidabile un Dio così?" I giorni delle ceste che grondano pane e spandono pesci, delle membra risanate e degli occhi luminosi, degli storpi raddrizzati come abeti e delle ossa rimpolpate di carne sono assai lungi. Oggi Cristo chiude il suo puerile vagabondaggio tra le viuzze di Palestina e i campi di anemoni selvatici. Quello era il tempo della sequela e dell´annuncio: trent´anni e passa di silenzio, qualche pugno di mesi di rodaggio spensierato (o quasi) con quell´abbozzo di Chiesa nascente e il tempo è maturo per ridisegnare la traiettoria del loro andare: «cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto». Gerusalemme non è Nazareth e nemmeno Betsaida. Non ha il fascino puerile di Betlemme - tra stelle e stalle, comete e zampognari - e nemmeno il sapore di sorpresa del lago di Genezareth: Gerusalemme è terra di salita e di croci, d´incroci e di voltagabbana. E´ terra di martirio e di sofferenza, d´abbandono e di pesante silenzio. E Pietro lo sa: per questo trema. Che poi è un assurdo: lui, l´uomo che dà del tu alle burrasche, s´intimidisce di fronte all´avvenire: teme per l´Amico, trema per ciò che sarà di lui, s´impensierisce di fronte ad un Dio diverso da quello che s´era immaginato. Non tace. Lui le cose le dice d´impeto, con furore, con fanciullezza di cuore: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Mai: l´avverbio che si riserva agli amici più intimi quando si parla di soffrire, un avverbio che odora di custodia, di cura, d´affabile premura. "Mai, Signore: non andrai a Gerusalemme". Tra lo stupore di domenica - «Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio» - e l´incomprensione di oggi - «non ti accadrà mai» - c´è Pietro. Con quell´umana e struggente fatica di scoprire che Dio non è come lo s´immaginava: forte, deciso, rappresentante di soluzioni. Dio rimane Dio: deciso, fedele, così severo con se stesso d´apparire tremendamente uomo. Il più umano tra gli uomini. Umano fino alla dissoluzione dell´amicizia più intima: «Va´ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». L´amico che diventa scandalo, schifosissima tentazione d´accorciare la strada impervia: quel tarlo malizioso del Demonio che truffa´, illude e poi delude. E´ costoso dare del Satana all´amico: eppure Cristo lo fa. Lo deve fare, sente il bisogno di farlo, è urgente farlo: non sia mai che Pietro perseveri con quell´idea sbagliata di Dio, magari narrandola ad altri. E´ incalzante la sfida di Cristo, non ammette ritardi: per Gerusalemme ci dobbiamo passare, il Calvario va affrontato, la Croce non va rigettata. Lì dietro c´è un giardino da abitare: tutto è pronto per la Pasqua, gli angeli stanno già facendo le prime prove dei canti, Maria è da giorni che si sta rinforzando il cuore per il sabato dell´abbandono: lei e qualche altra donna del vicinato più prossimo. E´ tutto un trambusto oggi: pensavano d´andare sempre dritti e invece Cristo svolta: «Resta un´esperienza di eccezionale valore l´aver imparato infine a guardare i grandi eventi della storia universale dal basso, dalla prospettiva degli esclusi, dei sospettati, dei maltrattati, degli impotenti, degli oppressi e dei derisi» (D. Bonhoeffer). Verso Gerusalemme, terra d´imbarazzo, lacrime e sorpresa: rigorosamente in ordine d´apparizione. Per non illudere nessuno.

DOMENICA 24 Agosto 2014      notizia del 23/08/2014

Ieri come oggi, il passato non è luogo dei rimorsi o dei rimpianti ma della rivelazione di Dio Vangelo: Mt 16,13-20 «La gente, chi dice che sia il Figlio dell´uomo?» Cesarèa di Filippo alle falde del monte Hermon, dove sono le sorgenti del Giordano, è un luogo dalle fresche acque, un luogo di riposo e tranquillità per la piccola comunità di discepoli. In questo ambito familiare Gesù chiede cosa la gente pensa di lui, non per aver informazioni, al contrario per trasmettere un´idea, per provocare nei suoi interlocutori una intuizione nuova e proiettarla nel futuro. La risposta dei discepoli, rispecchia invece il pensiero comune della gente, quello di sempre, che va a pescare nel passato, nella propria esperienza, in ciò che è conosciuto e consolidato. L´uomo non si stacca dal suo trascorso, ciò che è noto dà sicurezza; c´è quasi una paura ancestrale a guardare oltre, a lanciarsi in nuove idee e comprensioni della vita... si è sempre fatto (o pensato) così è il ritornello di chi si appella alla tradizione, togliendo però vigore e significato alla tradizione stessa che dovrebbe essere capace di trasmettere una conoscenza arricchita dall´esperienza personale. Ieri come oggi, il passato non è luogo dei rimorsi o dei rimpianti ma della rivelazione di Dio. Mentre il presente è il momento della vigilanza, della attenzione e della decisione, il fare memoria dovrebbe avere la dimensione della esplorazione e della scoperta per essere proiettati nel futuro che è oggetto della certezza-speranza in cui si realizzano le promesse: è il nuovo che ci raggiunge. ... questa memoria non fissa nel passato ma, essendo memoria di una promessa, diventa capace di aprire al futuro, di illuminare i passi lungo la via. Si vede così come la fede, in quanto memoria del futuro, memoria futuri, sia strettamente legata alla speranza (Papa Francesco, LF 9). «Ma voi, chi dite che io sia?» Gesù provoca una visuale diversa non più ancorata al passato, non una risposta codificata, da manuale, da testo religioso. Gesù chiede di lasciare il sicuro per addentrarsi dentro la propria speranza; Gesù ci chiede un coinvolgimento personale. Non si può rimanere ancorati a quello che abbiamo imparato a memoria dal catechismo, piuttosto considerarlo come una piattaforma da cui lanciarsi nell´utopia della speranza, nella certezza delle promesse. La risposta di Pietro, sembra uscire dagli stereotipi ma, per concretizzarsi, ha bisogno di recuperare tutte le relazioni, non solo quelle della carne e del sangue, ma anche quella con Dio e il suo Spirito. Pietro ha bisogno di immergersi profondamente nel suo essere, nel suo presente per arrivare ad affermare: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Gesù ne dà conferma, con una formula solenne e autorevole: conferma l´identità di Pietro, delle sue relazioni, di questo presente che sta vivendo. Ma la fede, non solo guarda a Gesù, ma guarda dal punto di vista di Gesù, con i suoi occhi: è una partecipazione al suo modo di vedere (Papa Francesco EG 18). Accadde che, poco dopo, Gesù spiegò il significato della sua consacrazione e che, proprio perché il Cristo, doveva patire ed essere ucciso; in Pietro si risvegliano tutte le nozioni che aveva imparato sul Messia e si scandalizza... non era ancora entrato definitivamente nella novità che il Padre gli aveva rivelato, non aveva acquisito il suo sguardo di colui che aveva chiamato Cristo: Gesù lo chiamò satana (Cfr. Mt 16,21-23). Edificherò...non prevarranno... darò... legherai... scioglierai... Gesù, nel confermare la risposta di Pietro, non lascia che il presente si consumi nel passare di un attimo e lo proietta nel futuro, in modo forte, tale che permanga e superi le vicissitudini, le incertezze e i tradimenti e ne rimanga memoria. Tutti quei verbi al futuro offrono una sicurezza e una speranza inaudita che va oltre la visione del tempo presente e molto oltre quella che si sta presentando nell´immediato futuro. È la costante azione di Dio che semina la storia di promesse in modo da lasciare nel passato i semi del futuro. Paolo l´aveva intuito: il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio (1Cor 3,22). Tutto è nostro, ma il passato non ci appartiene. Dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la mèta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù (Fil 3,13-14). Occorre saper leggere il passato, fare memoria, guardando al futuro con grande attenzione sapendo che mai è concluso, se non alla fine dei tempi. Questo è, in fondo, il senso stesso della Eucarestia: Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga (1Cor 11,26). Dobbiamo vivere in una realtà in cui tutto è compiuto ma non realizzato. Il nostro tempo, quello della Chiesa, è quello del "già e non ancora". In questo divenire dobbiamo leggere le parole di Gesù: la Chiesa non è edificio stabile e concluso, al riparo delle prevaricazioni; c´è ancora tanto da legare e da sciogliere. La fede si fa allora operante nel cristiano a partire dal dono ricevuto, dall´Amore che attira verso Cristo (cfr Gal 5,6) e rende partecipi del cammino della Chiesa, pellegrina nella storia verso il compimento. Per chi è stato trasformato in questo modo, si apre un nuovo modo di vedere, la fede diventa luce per i suoi occhi(Papa Francesco LF 22).

DOMENICA 17 AGOSTO      notizia del 16/08/2014

RIFLESSIONE DELLA DOMENICA: non è la fede con un dottrina che salva , ma l´incontro autentico con Cristo e le persone Vangelo: Mt 15,21-28 Non c´è dubbio: il modo di comportarsi di Gesù, davanti a questa donna Cananéa, è davvero strano. Per chi ha in testa l´immagine di un Messia dolce e accomodante con tutti, si ha quasi l´impressione di ricevere un pugno nello stomaco. Per qualcuno, questo Gesù risulta addirittura irritante. E sembra abbastanza forzato cercare di giustificarlo alludendo a un presunto insegnamento che egli volesse dare alla donna o ai suoi, come per ‘provarlì nella fede. Diciamoci chiaramente che non ci capiamo granché. E forse è proprio in questa disarmante umanità che percepiamo con maggior intensità la presenza di un mistero irraggiungibile. Sì, pare proprio che Dio si riveli nella sua divinità non nascondendosi, ma immischiandosi tanto profondamente nella nostra umanità da risultare addirittura sconcertante. Sembra persino più comprensibile una umanità segnata dal dolore e dalla sofferenza che Dio, in Gesù, porta su di sé. È una sua scelta di amore, è il segno tangibile della sua prossimità alla nostra miseria. Risulta certamente una rivelazione inimmaginabile, seppure pennellata di annunci sottili nei testi di Isaia e degli altri profeti. Ma questo Messia che ‘fa soffrire´ una donna, per di più straniera e lacerata dalla disperazione... Questo Messia che si arrocca nelle posizioni quasi tradizionaliste del giudaismo che lo ha formato, ma al quale ha dato più volte dure spallate di rinnovamento... Questo Messia che appare quasi scorbutico e arrogante, che ‘non le rivolse neppure una parola´, quasi ad alimentare la tragedia dell´indifferenza e dell´esclusione... Questo Messia ci fa tanto male! Chissà... se da un lato potremmo presumere di farci paladini dei diritti della donna straniera che chiede pietà, dall´altro rischiamo di fare la figuraccia degli apostoli. Come loro, infatti, siamo facilmente capaci di assumere il partito dei più deboli, ma probabilmente più perché la smettano di fare confusione che per amore. A volte ci sbrighiamo a dare una manciata di spiccioli a chi chiede l´elemosina per evitare di doverci fermare a scambiare due chiacchiere fastidiose. C´è anche chi non disdegna di mettersi un poco in mostra con un gesto caritatevole... Ma questo Messia, così scostante e duro, ci fa male proprio per questo? Ci da´ davvero fastidio il modo in cui tratta una povera donna? O forse siamo inconsapevolmente coinvolti dal fatto che, non raramente magari, anche noi ci sentiamo trattati così da Lui? L´incontro con questo Gesù ci scombussola forse perché ci piacerebbe di più avere davanti un Salvatore a nostra misura. Uno che, quando gli chiedi qualcosa, subito te la consegna. Uno che, quando gli si presenta un bisogno, immediatamente lo gratifica. Uno che, senza indugi e con un gran sorriso, risolve i problemi e sforna soluzioni sullo stile di un mago con la bacchetta magica. Gesù, invece, non è così. La sua umanità - quella vera, non quella che noi gli proiettiamo addosso - è piena e perfetta perché appella instancabilmente a una relazione. E a una relazione autentica. Gesù prende sul serio il suo essere uomo, il mondo in cui vive, il volto e la storia di chi incontra. Ciò significa evitare di banalizzare i rapporti. L´incontro non è questione di facili approcci e di concessioni allo stile ‘usa e gettà, purtroppo tanto di moda tra noi oggi. La relazione si costruisce, accettando l´incognita e la diversità, livellando le asperità, subendo i contrasti, recuperando novità dai conflitti e dalle sorprese. Sì, la relazione è anche sorpresa. L´altro non è programmabile e gestibile a proprio uso e consumo. Né Gesù... né la donna Cananéa! Che sorprende il Messia, che stupisce il Maestro! Splendido: Gesù, Uomo - Dio, accetta la sfida della sorpresa, e se anche conosce bene il cuore degli uomini, ciò non significa che li abbia già tutti incasellati dentro uno schema preconfezionato. Gesù, giudeo della sua epoca, viene educato alla novità della Nuova Alleanza immergendosi nell´avventura di relazioni che non sono predestinate e ovvie. Da un lato le cerca, con coraggio e apertura - chi lo avrebbe costretto, sennò, a ritirarsi proprio in zona pagana? Dall´altro non le programma, e la sua disponibilità impara a riconoscere la presenza creativa della persona. Di una donna, persino, straniera ed emarginata, mezzo straziata dal dolore. In fondo, abbiamo davanti, nel Vangelo di oggi, una concretissima esperienza spirituale. Se ciò accade anche nelle relazioni umane, in cui siamo chiamati a lasciarci sorprendere e con-vertire - cioè, a farci volgere verso l´altro -, proprio come è successo a Gesù, tanto più questo avviene nella preghiera che matura e cerca autenticamente il volto di Dio. Dio non rientra nei nostri schemi. Dio non soddisfa le nostre aspettative. Dio non banalizza l´umano, né rifiuta di considerare la serietà del dolore e della diversità. Dio sorprende, sorpassa, precede. Dio tace, per farci fare un passo verso la Parola. Dio si nasconde, per spingerci a muovere con rinnovato vigore. Dio risponde, ma a modo suo, perché possiamo imparare la sua lingua: l´amore. Oggi una donna Cananéa ci è modello e testimone di fede. Non la fede della legge e della lettera, bensì la fede dell´incontro. Oggi il Maestro e il Messia si lascia con-vertire da una piccola del Regno. A noi l´opportunità di abbracciarne lo stile, di tosta misericordia, seriamente umano e per questo fortemente divino.

Solennità dell´Assunzione dell B. V. Maria      notizia del 14/08/2014

RIFLESSIONE PER LA SOLENNITA´ DELL´ASSUNZIONE: " Grandi cose ha fatto in me l´Onnipotente" Vangelo: Lc 1,39-56 Una mamma non può che avere un posto eccezionale nella vita dei suoi figli. Lo è da un punto di vista umano, lo è soprattutto da un punto di vista spirituale e cristiano. Gesù, infatti, ha riservato per la sua e nostra mamma un trattamento speciale, in vista proprio del piano della salvezza del genere umano. L´ha preservata dal peccato originale e poi, in virtù di questo singolare privilegio, l´ha voluta subito tutta per se e per noi nella gloria del cielo, dove Maria è stata assunta in corpo ed anima. E´ un dogma di fede ed è uno dei dogmi mariani che meglio aprono il nostro cuore alla gioia e alla speranza cristiana. La nostra mamma celeste ci aspetta in paradiso raggiante di luce, vestita di sole, sotto ai suoi piedi la luna e coronata di stelle E´ la Vergine dell´Apocalisse che la fede identifica con la Madonna Assunta in cielo, che celebriamo ogni anno il 15 agosto. Mi piace ricordare questa festa, ormai entrata nella tradizione di tutti i cristiani dopo l´approvazione e la proclamazione del dogma nel 1950 da parte di Pio XII, come la festa della speranza e della vita oltre la vita. Chi pensa ad un´esistenza che finisce con la morte e tutto si chiude in quell´ultima dimora del cimitero, si sbaglia terribilmente. Gesù risorto e Maria assunta in cielo sono la certezza assoluta della fede che la nostra vita, anche quella corporea, è destinata ad una felicità eterna. Tutto questo avverrà nel secondo e definitivo avvento di Cristo sulla terra con il giudizio universale. Con la Madonna Assunta in cielo in corpo ed anima, questa realtà futura è stata anticipata con un singolare piano che Dio ha predisposto per questa sua singolare creatura che è Maria, la Madre di Dio, la Madre di Cristo e della Chiesa. Maria non è morta, ma si è addormentata in Cristo, per passare nella sua esistenza creaturale ad un´esistenza eterna trasformata nella gloria del Paradiso, dove Ella è la Regina ed è la Piena di Grazia per sempre, che continua a dispensare le sue grazie per noi. Pensare alla Vergine Santa che dal cielo e di ci protegge è avere la certezza della protezione celeste da parte di una mamma, la cui costante preoccupazione è vedere i suoi figli che vivano in piace e nella gioia. Invece anche in questa solennità dell´Assunta del 2014, la Madonna vede con sofferenza quanta lotta, quanto odio, quante guerre si fanno i suoi figli in questo mondo perché l´orgoglio e la presunzione di qualcuno o di pochi si vuole affermare con la violenza e la forza sugli altri, causando dolori e sofferenze immani negli esseri umani e ferendo in modo terribile il cuore di Cristo e la sensibilità di Maria. Nella liturgia di oggi il male del mondo è rappresentato da quel drago, simbolo di satana, che ostacola la nascita del figlio della Donna e vuole divorare il figlio appena nato. Chiaro riferimento alla Madonna e alla nascita del Redentore. Quanti draghi oggi nel mondo non fanno nascere la speranza, la gioia, al pace e la giustizia nel mondo. Affidiamoci alla Madonna che nonostante tutte queste gravissimi situazioni esistenti nel mondo, nuovamente ci offre Gesù il principe della pace. Lei combatte le forze del male con la forza della fede e della sua intima unione con Cristo. Lei vince in Cristo il male e la morte e Maria si pone come stella del mattino sul pellegrinaggio della fede e della carità di tutti i discepoli di Cristo, dei cristiani di ieri e di oggi. Nel mistero dell´Assunzione al cielo della Madonna noi sperimentiamo nella grazia dei sacramenti del battesimo e della riconciliazione questa vittoria sul male e sulla morte spirituale, in attesa dei definitivo duello tra Cristo e l´Anticristo, ove la morte corporale sarà debellato dalla terra e l´uomo verrà associato alla gloria del cielo per sempre e in modo diverso. Ce lo ricorda san Paolo Apostolo nel brano della seconda lettura di oggi, tratta dalla sua prima lettera ai Corinzi, dove afferma che Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti. Ed aggiunge che come in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita. Quando e come avverrà lo dice con chiarezza, quando Cristo si sarà manifestato. È necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L´ultimo nemico a essere annientato sarà la morte, perché ogni cosa ha posto sotto i suoi piedi. In questo progetto di salvezza, la Madonna diventa la mamma dell´amore, della carità, della gioia, del servizio e ci spinge noi suoi figli ad operare nella logica del magnificat, delle beatitudini e a fare esperienza di amore concreto andando verso quanti soffrono nel corpo e nello spirito, portando ad essi i segni della gioia e della speranza cristiana. Nella sua umiltà, nella sua generosità, Maria può cantare con sicurezza e certezza di fede, nella piena consapevolezza della sua risposta d´amore al Signore: "Grandi cose ha fatto per me l´Onnipotente e Santo è il suo nome". Confermiamo nella fede le cose grandi che Dio ha fatto in Maria. Una creatura unica ed eccezionale, una donna irripetibile, una mamma di infinito amore che avendo generato nel suo seno verginale, per opera dello Spirito Santo, il Figlio di Dio, quel suo Figlio l´ha voluto vicina a se per sempre, quale dimora di bontà e tenerezza per tutti. Il grembo verginale di Maria, la sua speciale persona aveva diritto, per decisione dell´Altissimo, di entrare nella gioia del Paradiso nella sua interezza di Madre. Ecco perché il dogma dell´Assunta è strettamente agganciato a quello dell´Immacolato e le due verità di fede mariane si compensano e si integrano a vicenda e fanno risplendere la Madonna per quella luce, non propria ma riflessa, divina che porta Cristo venendo in questo mondo, vivendo in questo mondo, soffrendo e morendo, ma soprattutto risorgendo dalla morte e ascendendo al cielo dove ha portato con se nella pienezza della persona di Maria, la su Madre, che ora vigila sulla storia dell´umanità ed attende tutti i suoi figli oltre la soglia del tempo, nell´eternità.

DOMENICA 10 Agosto      notizia del 09/08/2014

auguri un sereno compleanno...e che tu lo possa festeggiare tra sorrisi e persone sincere

XVIII Domenica del T. O.      notizia del 02/08/2014

Imparare a condividere Vangelo: Mt 14,13-21 Tra le poche cose che accumunano tutti gli uomini e tutte le donne di ogni epoca e di ogni luogo, c´è senz´altro la fame, o quantomeno lo stimolo della fame. Chi di noi, anche tra coloro che provano appetito con difficoltà o che non sono "buone forchette", può dire di non aver mai avvertito la fame? Sebbene non ce lo possiamo ricordare, tra i primi vagiti della nostra infanzia c´è stato pure quello della fame: e da allora, ogni giorno abbiamo avvertito il desiderio di immettere nel nostro stomaco qualcosa che non ci faccia sentire i crampi, che non ci faccia addormentare, che ci permetta di svolgere con normalità e col vigore necessario le nostre attività quotidiane. Tutti quanti, quindi, abbiamo o abbiamo avuto fame: non tutti però - ed è questa la discriminante, quella che fa problema - abbiamo o abbiamo avuto la possibilità di soddisfare questo naturale stimolo, questo desiderio. Ed è proprio questa impossibilità che fa sì che nel mondo tanta, troppa gente (circa 825 milioni di persone, il 12 % della popolazione del pianeta) continui non solo ad avere fame, ma a rimanere affamata perché resa affamata; a rimanere povera perché impoverita. Ogni paese del mondo avrebbe la possibilità di dare da mangiare ai propri abitanti; e se è vero che ci sono alcune zone desertiche dove coltivare per vivere, anzi per sopravvivere, è praticamente impossibile, è però altrettanto vero che ci sono moltissime altre zone del mondo decisamente fertili che non vengono coltivate perché in mano a poche persone - se non a una sola - le quali non le coltivano perché impossibilitate a farlo per la vasta estensione dei loro possedimenti. C´è sempre qualcosa di "impossibile", nell´umanità: l´impossibilità a sopravvivere per la mancanza di cibo e l´impossibilità a far sopravvivere una fonte di vita...un circolo vizioso per il quale la gente crepa di fame perché carente del minimo necessario, e la fonte che può aiutare a saziare la sua fame crepa a causa dell´eccessiva abbondanza di chi la possiede. Muore l´affamato, e muore la possibilità di saziarlo...questo è l´impossibile vivere dell´umanità, schiacciata da un senso di impotenza che sa più di mancanza di volontà, o di ineluttabile sorte del destino, o ancor peggio di deliberato e diabolico disegno politico di "mantenimento" dello "status quo"...come se essere ed avere degli affamati nel mondo fosse un "male necessario" perché la ruota dell´economia possa girare con criteri favorevoli solo a pochi; come se essere ed avere degli affamati nel mondo fosse una cosa che "c´è sempre stata e sempre ci sarà", magari anche per colpa degli stessi affamati, spesso ritenuti fannulloni, senza idee in testa e senza voglia di dare una svolta alla loro vita. Come se al povero e all´affamato piacesse rimanere così...forse questa cosa piace di più a noi, quando viviamo la carità e la solidarietà come un modo per purificarci la coscienza, donando in maniera indiscriminata, magari anche generosa e onesta, ma senza fare in modo che il povero e l´affamato abbiano in mano la possibilità di fare qualcosa per non esserlo più. Già, perché se poi anch´essi mangiano tutti i giorni come noi, poi per noi non ce n´è più; se anche loro lavorano onestamente come noi, poi di lavoro non ce n´è più nemmeno per noi; se anche loro hanno un pezzo di terra su cui vivere, poi non ce n´è più per noi... Questi pensieri, noi forse li facciamo solo a tavola, o tra i soliti quattro amici al bar: ma quando questi discorsi li fanno i potenti, quelli che stanno seduti intorno al tavolo delle decisioni nella sala dei bottoni, il passo verso il bottone da pigiare per eliminare la fame eliminando l´affamato, è breve. E le immagini di questi giorni sono sotto gli occhi di tutti! Siccome allora in fondo a noi la guerra non piace e grazie a Dio ci dà fastidio, e siccome tuttavia anche noi continuiamo a pensare che "si aiuta finché si può, finché non manca anche per noi", il sentimento di pietà che esce dai nostri cuori - ripeto, in maniera anche molto onesta - ci porta a dire: "Basta, che ognuno torni a casa sua, dove bene o male riesce ancora a comprarsi qualcosa da mangiare, invece di vivere di espedienti e magari malamente in un altro mondo!". Quel giorno, in Galilea, il tramonto si stava avvicinando: e non era certo il caso che tutta quella gente continuasse ancora a stare addosso al Maestro, chiedendogli di tutto e di più, e senza nemmeno lasciargli il tempo per riposare. Non si poteva pretendere che il Maestro, potente più di Giovanni il Battista, desse da mangiare a tutti. La soluzione più ovvia, quindi, era la stessa di sempre, pervasa di onesta pietà: "Congeda la folla, perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare". Qui, di pane non ce n´è; di possibilità di averlo, nemmeno. Abbiamo fatto tutto il possibile, guarendo i malati e avendo compassione delle folle: ora basta! Ma a questo modo di fare, il Maestro proprio non ci sta: "Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare". Non è così necessario, rimandarli a casa loro: di certo, non è l´unica soluzione. Un´altra via è possibile: condividere. Anche solo cinque pani e due pesci, ma da condividere. Anche se è solo miseria, ma è da condividere. Anche se è il nulla, è da condividere. Il nulla condiviso fa meno paura. La miseria condivisa fa soffrire di meno. Il poco condiviso addirittura fa miracoli. Perché allora sul lago di Galilea il miracolo lo fece il Maestro: ma oggi, qui, nella Galilea delle Genti, il miracolo lo fa la carità condivisa, lo fa la povertà condivisa, lo fa la grazia condivisa. La grazia non cade dal cielo come un fulmine: la grazia è come la verità, "germoglia dalla terra perché la giustizia si affaccia dal cielo". Dal cielo, la giustizia che è Dio si affaccia per dirci: "Tocca a voi". Non è vero che cinque pani e due pesci sono un nulla. Non è vero che non si può più fare nulla, non è vero che le soluzioni sono le guerre, non è vero che la soluzione è dire basta agli sbarchi, non è vero che la soluzione è imparare a dire di no... La soluzione è dire di sì. Che paura dobbiamo avere? Abbiamo forse paura di dire di sì? Ascoltiamo Paolo, e facciamo parlare lui. Il resto delle parole, soprattutto quelle dei potenti che hanno il suono delle bombe, ormai ci hanno nauseato, e ci avanzano: "Chi ci separerà dunque dall´amore di Cristo? Forse la tribolazione, l´angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun´altra creatura potrà mai separarci dall´amore di Dio, in Cristo Gesù, Signore nostro".

XVII Domenica del T.O.      notizia del 26/07/2014

Siamo proprio sicuri di sapere cosa ci riempie il cuore? Vangelo: Mt 13,44-52 La vita è una caccia al tesoro. Bella storia. E abbiamo in tasca le istruzioni, a saperle leggere. La mappa è offerta a tutti, gratuitamente. E invece, tontoloni, siamo lì, col naso per aria, e diamo retta ai tanti che ci vogliono vendere le istruzioni per la felicità. Diamo retta ai venditori di fumo, agli esperti di tutto, che ci spiegano che, per essere felici, abbiamo bisogno di una macchina più grande, di un corpo più snello, di uno stipendio milionario. La cosa tragica è che molto credono a questa pia illusione!Matteo scrive questa pagina trent´anni dopo avere lasciato tutto. Ha trovato il tesoro mentre lavorava nello spinoso campo della riscossione dei tributi; lì ha incontrato lo sguardo del Nazareno, l´ospite di Simone il pescatore, il falegname che si era preso per un profeta. Il Messia si era avvicinato al banchetto delle imposte, senza odio, come facevano tutti, senza timore, e gli aveva chiesto di lasciare tutto e di seguirlo così, senza paura. Ed egli lo aveva fatto, senza sapere bene il perché .Da allora la sua vita era cambiata. Pensava di avere in tasca una perla preziosa: soldi, rispetto, conoscenza altolocate; nello sguardo sorridente di Gesù aveva visto cos´era davvero il tesoro. Anche noi pensiamo di sapere in che cosa consista la nostra felicità, crediamo di avere individuato il tesoro e investiamo energie e intelligenza per trovarlo. Siamo proprio sicuri di sapere cosa ci riempie il cuore? Salomone Salomone è giovane ed eredita da suo padre Davide un regno in difficoltà: i nemici premono ai confini e il piccolo popolo di Israele è diventato una delle potenze dell´epoca, lotte intestine dilaniano la corte e Davide stesso ha sperimentato il dolore lancinante di vedere il proprio trono assediato dai suoi figli. Salomone, figlio della preferita, Betsabea, è stato scelto. Lui, ora, regna.Ha di fronte a sé un compito immane: proteggere e governare il popolo, far costruire il tempio.È giovane, molto giovane e ha bisogno di aiuto. Dio gli farà un dono. Salomone chiede in dono la capacità di agire con saggezza. Grandioso! Se trovassimo la famosa lampada di Aladino cosa chiederemmo? Salute, ricchezza, amore, serenità? Salomone chiede la saggezza di governare un popolo, non per sé, ma per gli altri. Quando parliamo di tesoro nella nostra vita, quando cerchiamo la felicità, abbiamo bisogno di saggezza per fare le scelte giuste. Tesori e perle Per la terza domenica consecutiva la liturgia ci consegna una pagina di parabole. Gesù usa le parabole per facilitare la comprensione del mistero di Dio. Usando immagini conosciute a quanti lo ascoltano, il Signore dimostra la sua capacità comunicativa e la sua volontà. Imparassimo da lui a parlare di Dio, invece di sfoggiare elaborati linguaggi teologici incomprensibili ai più! Tre sono le piccole parabole di oggi. La prima e l´ultima parlano di qualcosa di prezioso, che cambia la vita alle persone. Un uomo trova un tesoro mentre sta scavando, ricopre il tutto e compra il campo. Un collezionista di perle, l´oggetto più prezioso in antichità, come sono per noi oggi i diamanti, trova una perla straordinaria e la compra. L´idea di fondo è la stessa: la vita è una ricerca, e Dio solo conosce ciò che può riempire i nostri cuori. Solo Dio sa cosa ci rende profondamente felici, autenticamente felici. A volte incontriamo Dio senza cercarlo, come fa quel tale che trova il tesoro zappando. Altre volte, invece, l´incontro con Dio è l´approdo dopo una lunga e laboriosa ricerca che può durare tutta la vita. Cosa stiamo cercando? Stiamo ancora cercando? Nel cuore dell´estate il Signore si propone come colui che, unico, colma il nostro cuore. Reti e pesci Sul lago di Tiberiade la pesca avveniva a strascico. Una volta giunti a riva i pescatori dovevano fare una cernita, rigettando in mare i pesci impuri o non commestibili. Così è la dinamica spirituale: una volta scoperto il tesoro, rapiti dall´entusiasmo, ci mettiamo alla sequela del Signore. Ma occorre fare una cernita delle nostre emozioni, dei nostri sentimenti, come il campo seminato a buon grano cresce con la zizzania, così la nostra vita spirituale cresce con fatica, dopo l´adesione degli inizi. La costanza nasce dalla meditazione della Parola, dalla frequentazione del Signore, dalla compagnia della comunità.Ma, per oggi, facciamo memoria del momento in cui abbiamo trovato il tesoro e trovato la perla. E se questo non è ancora avvenuto, diamoci da fare!

XVI Domenica del T.O.      notizia del 19/07/2014

Vangelo: Mt 13,24-43 Il buon ladrone : la zizzania che divenne grano Accogliamo e preghiamo questa Parola di Dio nella situazione concreta di questi giorni: giorni di guerra, di violenze, di attentati, di gravi fondamentalismi, di persecuzioni. Per questo vogliamo pregare insistentemente per implorare la pace. Dopo la parabola del seminatore il discorso sul regno continua con altre parabole sempre rivolte alla folla: la zizzania, il granello di senape e il lievito. La parabola della zizzania è seguita anche da una spiegazione data ai discepoli. La zizzania è un tipo di gramigna che a stento si distingue da buon grano fino al momento in cui sviluppa la spiga: ma ha un seme selvatico. La zizzania rappresenta il male, il frutto cattivo, che non serve, non nutre, anzi fa male. La parabola, per bocca dei servi, pone alcune domande che angustiano tutti: "Da dove viene la zizzania? Dobbiamo strapparla subito?" Sono interrogativi profondi: "Da dove viene il male, se il padrone semina solo il buon grano?" Da dove viene il male che c´è nel mondo? Il mondo è fatto dal Signore ed è fatto per uno sviluppo buono. Il cuore dell´uomo è fatto dal Signore ed è per il bene. Perché allora c´è tanto male? Perché c´è sempre stato e forse sempre ci sarà? Anche oggi, quante volte ci chiediamo: Perché quel terrorismo, quella violenza? Perché tante persone, anziché costruire la propria vita nell´onestà e nel bene, non pensano ad altro che a ingannare, sfruttare, opprimere? Perché per un ragazzo o una persona qualsiasi sarebbe molto più bello e più facile parlare bene, cercare le cose pulite, i valori della bontà, dell´amore, del servizio, invece si lascia andare a tante scompostezze nel seguire una mentalità mondana egoista? Perché il male? Perché tutto questo male? Quando Dio ci ha fatti per il bene, quando Cristo ci ha salvati dal male e ci ha dato l´insegnamento e la possibilità del bene? Gesù afferma: "Un nemico ha fatto questo!". Un nemico: il nemico di Dio, il maligno, come già era affermato nel libro della Genesi: il tentatore dell´uomo che vuole mettere l´uomo nella disobbedienza a Dio e così rovina se stesso. La presenza e l´opera del nemico può esprimersi in svariate maniere, confondendo le idee e gli animi, facendo apparire come cosa buona ciò che è male, tentando in molti modi.C´è chiaramente la libertà e la responsabilità dell´uomo di assecondare la tentazione e compiere il male, di crescere come la zizzania oppure di lottare contro il male e di fare il bene, di far fruttare il seme buono della parola di Dio. Gesù parla del giudizio che avverrà alla fine: il fuoco che brucia la zizzania. Il Figlio dell´uomo che manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno tutti gli scansali e gli operatori di iniquità e li getteranno nella rovina. E i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Si tratta di coltivare il buon seme nelle mani di Dio e non diventare zizzania nelle mani del nemico. Se questo è lo sviluppo e la conclusione della vita degli uomini e della loro vicenda, nel frattempo c´è tutto l´insegnamento fondamentale della parabola che Gesù ci vuol far comprendere.I servi chiedono: Dobbiamo andare subito a sradicare la zizzania? Anche noi - sentendoci giusti - vorremmo eliminare subito persone e cose che portano avanti il male. La risposta è: La zizzania non va strappata subito. Gesù insegna a non sorprenderci, a non scandalizzarci e dà istruzioni su come si deve vivere nella situazione presente in cui il bene e il male convivono inseparabilmente. Il mondo, come la stessa Chiesa, non sono fatti di soli giusti e si deve imparare ad accettare con pazienza questo fatto, senza per questo scendere a compromessi col male. La pazienza è motivata con il rischio di compiere un giudizio affrettato, mentre "non si deve giudicare nulla prima del tempo, finché non venga il Signore", come scrive S. Paolo. Ma l´insegnamento di Gesù in tutte queste parabole, pur essendo realista, è sempre molto incoraggiante. In ogni tempo il grano sta crescendo, nessuna zizzania, nessun ostacolo lo bloccherà, non bisogna farsi impressionare o angustiare o avvilire dalla zizzania, dalle situazioni che ci fanno soffrire. Tanto seme cade su terra buona e porta molto frutto. Il seme cresce buono e abbondante pur in mezzo alla zizzania. Il seme, piccolo come un granello di senape può diventare un grande albero e come un po´ di lievito può fermentare tutta la pasta. Questo è il regno di Dio che è seminato, cresce, si sviluppa nella storia degli uomini e che porta alla salvezza dei giusti che splenderanno come il sole nella casa del Padre. Di fronte ai problemi e al male del mondo occorre stare attenti a non perdere la speranza. La speranza è la certezza che il Signore porterà a compimento ciò che ha promesso. Si tratta di credere a Dio, si tratta di costruire la speranza con l´amore, la carità. La speranza molte volte ci è testimoniata dai poveri, dai martiri, da tanti profeti che Dio sa suscitare in ogni tempo. Dai poveri, perché essi sanno cosa significa guardare al futuro sapendo desiderare che sia veramente diverso e migliore; dai martiri, perché essi sono talmente attaccati a Dio e danno persino la vita perché sanno che c´è un´eternità che è davvero infinitamente più grande della nostra esistenza terrena; dai profeti del nostro tempo, perché essi, pur conoscendo i problemi molto più di tanti altri, sanno indicare la strada del bene e dell´impegno perché si realizzi il progetto di Dio per il bene di tutti gli uomini.Il male non ci deve scandalizzare, ma ci deve impegnare, partendo dal nostro cuore e dalla nostra vita personale. La zizzania può diventare grano. Guardando Gesù, la Chiesa costantemente si purifica e si rinnova: le inevitabili scorie di zizzania si trasformano in grano puro e fecondo. Gesù, infatti ammonisce: "Non togliete la zizzania, Io ho dato la vita per la salvezza di tutti." Il buon ladrone è zizzania diventato grano! S. Paolo era un persecutore ed è diventato un apostolo infaticabile. "Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori e di questi il primo sono io. Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia". S. Agostino era un autentico errabondo del pensiero e del cuore: è diventato un cantore entusiasta e un innamorato sincero di Dio. "Tardi ti ho amato, bellezza così antica e così nuova!" S. Francesco di Assisi era un giovane di mondo, cresciuto in mezzo agli agi di una famiglia borghese: è diventato il santo della povertà, un gigante di umiltà e di penitenza. S. Francesco Saverio era un nobile vanitoso che sognava di ricomporre patrimonio di famiglia e ricuperare lo splendore del casato: è diventato il missionario instancabile dell´Asia, un monumento di dedizione eroica alla causa del vangelo E la lista potrebbe continuare: la misericordia di Dio è inesauribile. Questa è la grande vittoria di Dio: la vittoria del bene sul male.

DOMENICA 13 LUGLIO      notizia del 12/07/2014

A chi ti dice che questo mondo va male, dipingi un arcobaleno dentro di te. Cioè trova un motivo per non perdere la speranza dentro questo vecchio mondo. Tutto questo perché? Perché "il futuro appartiene a coloro che trasmettono alla prossima generazione motivi per sperare"(Pierre Teilhard de Chardin).

XIV domenica del tempo ordinario      notizia del 05/07/2014

Per capire questo breve brano del vangelo dobbiamo capire cosa succede prima. Gesù pensava di poter cambiare la religione del suo tempo, Il momento che Gesù vive non è facile. Dagli scribi è considerato un bestemmiatore (Mt 9,3) e meritevole della pena di morte.I farisei hanno iniziato una campagna denigratoria nei suoi confronti. Non possono negare ciò che compie (miracoli, guarigioni) così lo accusano di stregoneria (scaccia in nome di Beelzebul; Mt 9,34); attaccano inoltre la sua reputazione ("E´ un mangione e beone", Mt 11,19).Ma non è tutto. Le principali città della Galilea non sembrano minimamente sfiorate dal suo insegnamento. Prima di questo brano Gesù se la prende con Corazim e Betsaida e dice: "Se Tiro e Sidone (città pagane, nemiche storiche di Israele) avessero visto ciò che voi avete visto (i miracoli) si sarebbero già convertite" (Mt 11,20-22). Gesù è deluso: "Con tutto quello che è successo! Con tutto quello che avete avuto la fortuna di vedere! Ma come fate a non credere? Ma quanto siete ostinati!"

mons Domenico Berni      notizia del 28/06/2014

Domenica 29 giugno alla SS. Messa delle h. 10.30 celebrazione con Mons. Domenico Berni, da 31 missionario in Perù, per il suo 48° anniversario di ordinazione sacerdotale

Solennità SS. Pietro e Paolo      notizia del 28/06/2014

Nella loro vita poche volte, Pietro e Paolo si incontrarono, a volte litigarono, si confrontarono, si richiamarono alla fedeltà. Eppure il loro comune Signore li adoperò per farli diventare le due colonne principali cui poggia l´edificio della Chiesa. Pietro e la conservazione della fede. Paolo e l´ardore dell´annuncio, l´anarchia dello Spirito. Difficilmente si sarebbe riusciti a mettere insieme due figure più diverse, eppure la Chiesa è così, fatta di gioiosa diversità, di dilagante ricchezza. Ed è bello e consolante, oggi, celebrare insieme due che mai, nella vita, avrebbero voluto essere ricordati insieme... Così è la Chiesa, che oggi gioisce per questi innamorati di Dio, lieta di poter proporre ad ogni uomo lo stesso percorso di scoperta del volto del Signore Gesù. Pietro il pescatore, Paolo l´intellettuale, le due colonne su cui poggia la nostra fede, Pietro e Paolo, le colonne della fede, ci insegnino a vivere nella tenerezza dell´appartenere alla Chiesa. Loro, oggi ci ricordano la fantasia di Dio, lo splendore della Chiesa.

CORPUS DOMINI      notizia del 21/06/2014

Tra i meravigliosi e incredibili doni che Gesù ci ha fatto, certamente l´Eucarestia è il Dono per eccellenza: ci ha donato Se stesso, che sotto le specie del pane si fa ´Pane di vita. Non deve dunque stupire il fatto che tutti i santi abbiano fatto dell´Eucarestia il vero segreto della santità e felicità della vita. Il solo pensiero che nella Comunione incontriamo Gesù vivo e vero, rende inconcepibile pensare alla Celebrazione eucaristica, come un dovere da espletare o un peso da sopportare! E´ una questione di fede. Se la Chiesa, nel corso dei secoli, ha pensato alla domenica come ‘il giorno del Signore´, è chiaro che il punto centrale di questo giorno è l´Eucarestia.

SS. TRINITA´      notizia del 14/06/2014

La solennità della SS. Trinità: ascoltarsi guardandosi negli occhi Vangelo: Gv 3,16-18 In cucina una giovane mamma stava preparando la cena con la mente totalmente concentrata su ciò che stava facendo: preparare le patatine fritte. Stava lavorando sodo per preparare un piatto che i bambini avrebbero apprezzato molto: le patatine fritte erano i lloro piatto preferito. Il bambino più piccolo, quattro anni, aveva avuto un´intensa giornata all´asilo e raccontò alla mamma quello che aveva visto e fatto. La mamma gli rispondeva distrattamente con monosillabi e borbottii. Qualche istante dopo si sentì tirare la gonna e udì: "Mamma!" La donna accenno di sì col capo e borbottò qualche parola. Sentì altri strattoni alla gonna e di nuovo: "Mamma!". Ma lei continuava imperterrita a sbucciare le patate. Passarono altri cinque minuti. Il bambino si attaccò alla gonna della mamma e tirò con tutte le sue forze. La donna fu costretta a chinarsi verso il figlio. Il bambino le prese il volto fra le manine paffute, lo portò davanti al proprio viso e disse: "Mamma, ascoltami con gli occhi!". "Ascoltarsi con gli occhi", per l´appunto. Perché tutte le cose importanti passano attraverso gli occhi. Ascoltare qualcuno con gli occhi significa dirgli: "Tu sei importante per me". Se l´Ascensione è la presentazione fatta da Gesù al Padre della sua Sposa, se la Pentecoste è il regalo - nozze più discusso firmato dal Padre, la festa della Santissima Trinità è questo gioco di sguardi tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Quasi a dire: studiamo la tattica per dare continuità a quest´Amore. Ecco perché se dobbiamo vivere nell´unità non è perché, fatti i conti in tasca, il bilancio quadra meglio a essere solidali tra noi. Non è un bisogno tattico, non è un fatto di calcolo o di convenienza: la comunione nella Chiesa non è riducibile ad una scelta furba derivante dalla considerazione che stare insieme, lavorare insieme, camminare insieme produce di più sul piano della resa pratica. Non pensi a quello che dici mentre dipingi il segno della croce sul tuo corpo? "Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo". Eccole qui le ragioni della nostra comunione. Nel fatto che la Chiesa è l´immagine della Santissima Trinità. Di più. E´ la propaggine di quella piccolissima comunità divina - il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo - che si prolunga sullo spartito musicale della storia e della cronaca quotidiana. Fantastico pensare che la Chiesa nasce dall´alto, affonda le radici nella Trinità. E´ per questo che il mistero principale della nostra fede ci è stato rivelato da Gesù di Nazareth: non per le nostre contemplazioni astratte. Ma perché dobbiamo concretizzarlo nella vita di ogni giorno e sui crinali del terribile quotidiano. La Trinità è/sono persone. Non cifre. Non codici fiscali. Non numeri di matricola apposti sulle casacche delle nostre tute da lavoro. Siamo persone, non barattoli gettati da Dio sulla terra destinati a ruzzolare sotto i calci dei bambini. Sono persone uguali. Adesso capite dove si attacca tutta lo spasimo e l´insistenza della Chiesa quando annuncia l´uguaglianza? Siamo tutti uguali! Non ci sono uomini di serie A e uomini di serie B. E´ il mistero trinitario che ci interpella ogni volta che scorgiamo segni di ingiustizia nella cronaca quotidiana. E´ il mistero della Trinità che ad ogni uomo imprime il sigillo dell´uguaglianza con Dio. Sono persone uguali e distinte. Ogni uomo ha il suo volto e la sua storia, i suoi sogni e le sue fatiche, le sue aspirazioni e le sue paure. E´ un identikit intrasferibile. Dio ci conosce per nome, non per sigla. Ci chiama per nome uno ad uno. "Non ti dimenticherò mai... Ho scritto il tuo nome sul palmo della mia mano" (Is 49,15-16). Sapere che questa frase di Isaia Dio la ripete a te, a me, a tutti fin da quando siamo stati concepiti nel grembo materno, non può non alzare la soglia del nostro rapporto con Lui. Lui che, come dice il profeta Baruc, "chiama le stelle per nome, ed esse gli rispondono eccomi brillando di gioia" (Ba 3,34-35), Lui che non deposita negli archivi i nostri volti, ma li sottrae all´usura delle stagioni illuminandoli con la luce del suo volto. Lui che non seppellisce i nostri nomi nel parco delle rimembranze, ma li evoca uno ad uno dalla massa indistinta delle nebulose e, pronunciandoli, con la passione struggente dell´innamorato, li incide sulle rocce dei colli eterni. E allora "andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figli e dello Spirito Santo". E´ un mondo, quindi, che dobbiamo amare. Che non dobbiamo scomunicare. Che dobbiamo inseguire. Che non può lasciarci chiudere occhio, finché lui non dorme sonni tranquilli. Al quale dobbiamo voler bene, sapendo che amare il mondo significa farsi carico di tutti i problemi dell´umanità e, quindi, salire sulla croce. E´ urgente prendere coscienza che siamo un popolo che passa in mezzo al mondo per annunciare che il Signore è risorto e cammina con noi. Siamo le riserveche attendono la discesa in campo del titolare. Ci h provato "di buon mattino" quel vecchio celebratore della follia spietata di Dio che corrisponde al nome di Mosè. Anziano, balbuziente, custode di greggi e d´armenti, incapace di tessere e ricamare astute parole... sarà l´uomo che smantellerà il cuore malvagio e perverso del faraone. Lo senti con le lacrime che scavano la sua gola riarsa chiedere a Dio: "Chi sono io per andare dal faraone?". Non si tratta di mancanza di fede, ma di profonda consapevolezza della propria inadeguatezza. Incroci oggi le sue orme sulla montagna assolata del Sinai "con due tavole di pietra in mano", con un sogno nel cuore e con i volti del suo popolo infedele sulle spalle. Mosè è un uomo lacerato tra cielo e terra, appartiene a Dio e alla terra, ad una terra maledetta e ad un Dio tutto santo. E´ un´appartenenza che lo lacera, lo distrugge, lo tormenta. Questo è il dramma tragico e disumano di Mosè. Mi son scese le lacrime quando, nel silenzio fecondo della notte, l´ho sentito gridare nelle pagine sacra della Scrittura: "Sì, è un popolo di dura cervice, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa di noi la tua eredità". Ma non è solo l´uomo che deve fare la volontà di Dio: anche Dio, in nome dell´amore che lo lega all´uomo, deve fare la volontà dell´uomo. Sembra una cruda bestemmia, invece è un´elegia ricamata la tirata d´orecchie che Mosè rinfaccia a Dio: quando vuol sterminare il popolo e ripartire da zero con Mosè, quel vecchio poeta dalle parole aride non ci sta. Anzi, a Dio urlerà: "Perdona il loro peccato, oppure cancella anche me dal libro della vita". Archimede chiedeva: "Datemi un punto d´appoggio e vi solleverò la terra".Mosè, nella sua cella d´orazione, l´ha trovato quel punto ed è riuscito a compiere l´incredibile: ha tessuto la voce di Dio con le bestemmie dell´umanità. Alla fine ci ha provato anche Dio. Si alza di "buon mattino" per giocare il tutto per tutto. Come si sentì raccontare Nicodemo, ammaliato nell´oscurità dagli occhi delMaestro di Nazareth: "Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, non per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui". Intuizione disumana, scheggia d´amore partita da un cuore infuocato, "luce abbagliante ma non accecante" - come affermava lo scrittore francese F. Mauriac -. Ecco la certezza d´avere un Padre: nel momento in cui ci manda suo Figlio perché avessimo la vita. Il mondo venne sconvolto perché da tempo l´Amore sembrava aver smarrito il suo fascino. "Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi" - cantò l´abile penna dell´evangelista Giovanni. Ecco il volto incantevole della Trinità. Un Padre che manda il proprio Figlio per salvare il mondo con il loro Amore, lo Spirito Santo. Riservandosi di chiedere aiuto a Maria di Nazareth, a Mosè, a Paolo di Tarso perché la storia diventa intrigante se mille volti s´incrociano tra di loro. Mille volti ma un unico regista: la Trinità.

PENTECOSTE      notizia del 10/06/2014

Vangelo: Gv 20,19-23 Lo Spirito soffia dove e quando vuole, ma anche con l´intensità che vuole. Marie Noel, scrittrice francese scrive: "quando Dio ha insufflato l´anima nel mio corpo, ha soffiato troppo forte: io non mi sono ancora riavuta da quel soffio e vacillo di qua e di là come il lume di una candela". Questa poi! non l´avevo ancora sentita, ma riflettendoci bene ho scoperto che cela una profonda verità ontologica. Chi di noi può dire di non aver mai vacillato? Ma quand´è che vacilliamo? Quando non ci appoggiamo su Dio: cerchiamo appigli e appoggi dappertutto, tranne che in Lui. E allora barcolliamo, vacilliamo, ondeggiamo di qua e di là, annaspando alla ricerca di altri appigli, ma finché non cerchiamo Lui, saremo sempre barcollanti. Perché? Perché abbiamo il cuore vuoto, e quand´è vuoto è facilmente sbatacchiato di qua e di là come una canna agitata dal vento. Il cuore è fatto per essere riempito di Dio, tutto il resto non serve a riempirlo, anzi lo lascia più vuoto che pieno e quindi vacillerà in perpetuo se non ci affrettiamo a pregare lo Spirito Santo che lo riempia dei suoi sette doni. I MAGNIFICI SETTE Mi presento: sono la SAPIENZA (dal latino sapere = aver sapore). Io esisto perché tu possa gustare l´amore di Dio e non solo crederlo. Ti faccio vedere i passi di Dio in ogni avvenimento della tua giornata e ti faccio capire quanto ti ama. Ti faccio vivere con Lui che è il santo = pieno di vita. Mi presento: sono l´INTELLETTO (dal latino intus legere). Io esisto per aiutarti a leggere dentro, non dentro un libro, ma dentro il mistero di Dio. Rendo il tuo sguardo più profondo e illuminato e ti rendo capace di unificare il tuo volere in un solo desiderio: vedere Dio. Raduno dunque i tuoi mille frammenti e ti ricompongo in un magnifico mosaico. Mi presento: sono la SCIENZA (dal latino scire = conoscere). Io esisto per farti scoprire i pregi e i limiti di ogni cosa: la rosa è bella, ma attento alle spine, se no ti pungi! E anche per farti scoprire il perché delle cose create, il loro fine e il loro Autore. Le cose create portano l´impronta del Creatore. Mi presento: sono il CONSIGLIO (dal latino consulere = decidere). Io ci sono per farti capire le scelte giuste da fare, per darti il discernimento: veramente questa cosa nessuno la chiede più e quindi sono disoccupato, ma non scansarmi se no farai tutte le scelte sbagliate con ruzzoloni e capitomboli a non finire! Ti ho avvisato, sei ancora in tempo per venirmi a consultare! Mi presento: sono la FORTEZZA. Io ci sono per aiutarti ad essere fedele a Gesù Cristo. Per essere fedele ai tuoi doveri basta la virtù della forza, ma per seguire e testimoniare Gesù, ci voglio io che ho una marcia in più, essendo un dono dello Spirito Santo e non una semplice virtù. Coraggio e sempre avanti. Con me ce la farai! Non temere gli ostacoli e le situazioni difficili. Mi presento: sono la PIETA´ (dal latino pietas = amore filiale). Io ci sono per mettere nel tuo cuore tanto amore (non confondermi con la compassione) e tanta tenerezza per Dio Padre tuo, anzi papà tuo, perché è proprio così che io lo chiamo. Ti riempirò il cuore di affetto filiale per Dio. Mi presento: sono il TIMOR di DIO. Io ci sono per darti il timore di offendere Dio, non per paura dei castighi ma per l´amore che hai per Lui. Ti do anche la sana paura di peccare proprio per evitarti di perdere l´amicizia più grande: cioè quella di Dio e di rimanere sempre sotto la sua protezione.

Domenica 1 GIUGNO      notizia del 31/05/2014

Stavo pensando come ci raccontò l’Ascensone al cielo di Gesù, la mia catechista. Ci aveva provato lei, ma a pensarci adesso era parsa proprio ridicola la mia maestra di catechismo. Ci parlava dell´Ascensione - a noi bambini che andavamo a catechismo col pallone nello zaino - aggrappandosi ad un sentimentalismo di vecchia data, ormai scaduto e stanco, ad immagini consunte, disuse, affannose: "Gesù, dopo aver tanto faticato, aveva il diritto di andarsi a riposare in Paradiso, dove anche noi, al termine del soggiorno in questa valle di lacrime". Bastava solo che ci facesse aggiungere in coro: "L´eterno riposo dona a tuo Figlio, Signore, splenda a Lui la luce perpetua. Riposi in pace" e il funerale era celebrato. Magari intervallato da qualche caramella per festeggiare l´attesa fine dell´anno di catechismo. Cioè l´Ascensione era, per lei catechista improvvisata, un periodo di "ripresa" da passare in alta quota, dove l´aria è salubre, gli infermieri gentili, la struttura ospedaliera adatta. E noi bambini ascoltavamo incoscienti! Forse dubbiosi. Dubbiosi al pari degli apostoli che, rannicchiati sulla cima di quel monte, assistettero in presa diretta alla scalata verso il cielo del loro Gesù. Matteo, evangelista per conto Terzi, sintetizza il tutto con un verbo pesante: "Essi però dubitarono". Cioè non credevano. Forse - spinti dalle onde lontane di quel mare amico - prostrati a terra si sentivano dire: "Ricorda Pietro, il Maestro ti ama e tu pascolerai le sue pecore. Ricorda, Giovanni, che hai messo il capo sul suo costato e hai raccolto il battito di un cuore strano. Ricorda, Tommaso, che hai dubitato perché volevi vederlo. E adesso che l´hai visto non vuoi perderlo mai più. Ricorda, Filippo, che chiedesti di vedere il Padre. Ricorda, Giacomo, quell´improvvisata impresa edile sul Tabor: tre tende da montare in un batter d´occhio. Ricorda, Matteo, quel banco delle imposte abbandonato per Amore. Ricorda, don Marco..." Come dire:"Ricordate e partite". Ricordi tristi, pesanti, improvvisati macigni su spalle troppo gracili per reggerli. Forse era meglio la Croce: almeno lo potevano guardare e toccare, imbalsamare e ungere, adorarlo e parlargli. Piangere, attendere, sperare. Perché se presepio significa "fare siepe", muri, stelline e spiagge di muschio attorno a quel Bambino per imprigionarlo in una festa che richiama la nostra infanzia, con l´allegria dei nostri ricordi raccontati attorno ad un camino acceso... oggi ci pensi, ti chiedi: dove sono, a cosa sono serviti tutti quei presepi? Quel Bambino, diventato maggiorenne, è scappato! Inutile nasconderlo: avremmo preferito pure noi un Dio che restasse imprigionato dentro le nostre zolle, magari anche un Dio di pietra come i vecchi idoli pagani, a cui tingere la fronte, ballare attorno, imprecare, sognare, ripartire. Un Dio da esporre in Chiesa per la raccolta delle offerte, a cui intitolare un campetto perché il nome "tira gente", un Dio da tirare in ballo in ogni occasione: politica, religiosa, pastorale. Un Dio - manichino versione "miele ambrosoli". O, a scelta, "mulino bianco". Invece Lui scappa, per insegnarci a scappare! Il tempo di vederlo sparire che due uomini, vestiti di bianche vesti, iniziano a provocare i discepoli, a farli riflettere, a spingerli fuori: "Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo?". L´aveva detto prima di partire: "Andate, dunque, e fate miei discepoli tutti i popoli". Noi abbiamo tradotto: "State qui e ammaestrate tutte le genti". Cioè lo abbiamo tradito appena partito. Ci siamo messi giacca e cravatta, abbiamo inforcato libri di elucubrazione, siamo saliti sulle cattedre, sui pulpiti, sui palchi. Abbiamo interrogato e spiegato, messo i voti e bocciato, condannato ai lavori forzati e spalancato bocciature. In nome suo! Peccato avesse raccomandato l´esatto contrario. Cristo li spinge fuori, li lancia all´avventura, li vuole all´assalto del mondo. Con l´amore. Loro (noi) vogliono star lassù, ripiegati nei loro patronati, nascosti nelle liturgie fumose, negli abiti sopraffini e ingessati. Sotto l´ombra del campanile. A chiacchierare, sussurrare, zigzagare nei ricordi appassiti. Lui li voleva dentro le strade, dubbiosi ma coraggiosi. Titubanti ma innamorati. Impauriti ma feroci nell´amore. Fragili, ma scelti da Lui. Per Lui. Con Lui. Invece, mentre parlava, si sentì dire: "Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il Regno d´Israele?".Altro che attesa di cielo: chiedevano risultati, impazienza, successo immediato. Forse avrebbero dovuto chiedere (dovrei chiedere) di rimandare la scadenza. Perché mi sento ancora impreparato. Non ho imparato a sufficienza la lezione. Non mi sento pronto. Dammi qualche altra ripetizione, Signore. Tu sei un Maestro unico, io uno scolaro "ritardato". Invece da pecore si trasformarono, in un batter di ciglio, pastori. Scolorando la bellezza della loro chiamata! “Quando ti metterai in viaggio per Itaca devi augurarti che la strada sia lunga, fertile in avventure e in esperienze. I Lestrigoni e i Ciclopi o la furia di Nettuno non temere, non sarà questo il genere di incontri se il pensiero resta alto e un sentimento fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo. In Ciclopi e Lestrigoni, no certo, né nell´irato Nettuno incapperai se non li porti dentro se l´anima non te limette contro. Devi augurarti che la strada sia lunga. Che i mattini d´estate siano tanti quando nei porti - finalmente e con che gioia - toccherai terra tu per la prima volta: negli empori fenici indugia e acquista madreperle coralli ebano e ambre tutta merce fina, anche profumi penetranti d´ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi, va in molte città egizie impara una quantità di cose dai dotti. Sempre devi avere in mente Itaca - raggiungerla sia il pensiero costante. Soprattutto, non affrettare il viaggio; fa´ che duri a lungo, per anni, e che da vecchio metta piede sull´isola, tu, ricco dei tesori accumulati per strada senza aspettarti ricchezze da Itaca. Itaca ti ha dato il bel viaggio, senza di lei mai ti saresti messo sulla strada: che cos´altro ti aspetti? E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso. Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.” (“Itaca” di Costantino. Kavafis, poeta e giornalista greco morto nel 1933 all’età di 70 anni) Così lo persero di vista. Perché non capirono che il suo era stato uno scherzo: salire al cielo per nascondersi ovunque nella terra! Bastava scendere, abbandonare l´oratorio costruito sul monte, e rischiare. Bastava questo e lo avrebbero trovato nelle brughiere spazzate dal vento, nei fienili sconosciuti divenuti locande improvvisate, sui crinali delle montagne, sotto il letto o sui tetti della città. Negli occhi della gente. Di Carmelo, il pescatore. Di Bernardo, l´assassino. Di Giulio, il politico. Di Antonio, il vescovo. Di Luigi, che ha smarrito la ragione. Voleva stupirli: saggiando prima la loro fiducia. Fu così che tra gli uomini l´Ascensione divenne tristezza. Cioè l´esatto contrario di ciò che veramente è: un´esplosione di gioia.

Presentazione libro      notizia del 30/05/2014

Questa sera alle h. 21.00, nel salone parrocchiale, presentazione del libro "Wonderful Life" con la scrittrice Margherita Coralluzzo Non ho bisogno di ridere e piangere / è una vita meravigliosa, meravigliosa/ho bisogno di un amico, oh di un amico/che mi renda felice/che non mi faccia sentire così solo.) Così intonava una nota canzone. Credo sia il sottofondo musicale giusto per “Wonderful life”, romanzo d’esordio della scrittrice e cantautrice salernitana Margherita Coralluzzo, edito da Segno. Non a caso, perché il titolo è lo stesso e molto simile è anche il loro leit motiv. Il libro racconta di Monica e Chiara, due giovani donne unite dal caso, estremamente diverse ma che, nelle loro differenze, riconoscono la complicità di un’aspirazione comune: farsi famiglia, perché “dove esisteva una famiglia, c’era accoglienza, una casa, un amore pronto ad accettare sempre l’altro per quello che era senza voltargli mai le spalle dinanzi a un problema, accettando e perdonando qualunque errore senza condanna o giudizio, mettendo in luce i valori del buon senso, vedendo uno sbaglio come un’opportunità di aiutarsi con fermezza e carità a crescere migliorando, donando chiarezza e non finzione, litigando e facendo pace senza alcun rancore.” E così le due amiche riescono a realizzare il loro sogno, creano un gruppo che in breve tempo si allarga di nuovi fratelli e che fin da subito deve affrontare difficoltà ed incomprensioni, dettate dall’eterogeneità di carattere, età e sentimenti, ma che fanno di quel gruppo una famiglia e che insegnano loro quanto la vita, nonostante ci ponga costantemente dinanzi a situazioni avverse e dolorose, sia meravigliosa. Il libro è dunque un interessante manifesto dell’amicizia che riesce a vincere anche sulla morte. Ma è anche un inno tout-court alla vita in tutte le sue più umili sfumature: all’amore genuino, alla bellezza della diversità, alla gioia, alla banalità delle cose quotidiane, che in realtà banali non lo sono mai. Con un linguaggio scorrevole e diretto, e proprio per questo piacevole, venato da punte di lirismo toccanti ed affascinanti, specie nelle descrizioni, la Coralluzzo apre gli occhi sull’esistenza, sulla spontaneità della fede, sull’amore puro ed incondizionato di una madre per un figlio, di Dio per i suoi figli. La trama non è complessa, ma non per questo manca di interesse, anzi è proprio la semplicità della storia che consente di toccare tematiche estremamente attuali e che trovano pienezza soprattutto nei dialoghi, particolarmente significativi. L’autrice invita così il lettore a riflettere su argomenti che spesso non si ha il coraggio o la forza di affrontare e lo fa senza essere invadente, ma con una sensibilità ed una schiettezza proprie solo delle anime letterarie più promettenti.

incontro in parrocchia      notizia del 26/05/2014

Parrocchia SS. Trinità e Associazione culturale Futuroma E’ assai diffusa la consapevolezza che il nostro Paese abbia urgente bisogno di riforme fondamentali, anche per presentarsi con un sistema istituzionale più moderno all’appuntamento con la nuova Europa. In queste settimane si discute molto di riforme costituzionali, modifica del Senato, modifica della legge elettorale. Per cercare di orientarci su questioni così importanti per la nostra democrazia e per il nostro vivere civile, proponiamo un incontro con un costituzionalista sul tema: “IL CAMMINO DELLE RIFORME…” Lunedì 26 maggio 2014 – ore 21.15 Salone parrocchiale (Via Filippo Marchetti, 36) Ne parleremo con il Prof. Francesco CLEMENTI Università di Perugia Introduce: Padre Lucio Boldrin – Parroco SS. Trinità Modera: Alberto De Gaetano – Presidente Ass. Futuroma

VI Domenica di Pasqua      notizia del 24/05/2014

Quale sentimenti di meraviglia si doveva respirare nelle prime comunità cristiane. Una gioia contagiosa che portava i discepoli di Gesù ad essere instancabili predicatori, così che nell´ascoltarli e nel vedere i gesti che compivano, tutte le folle prestavano attenzione. Non è di certo una gioia, frutto di sentimenti umani, ma è frutto di quell´abbondanza di Spirito Santo che si riversa su tutti i discepoli di Gesù. E´ lo Spirito che dà veramente forza al nostro essere cristiani autentici, pronti a dare ragione di quella speranza. Uno Spirito che ci impone di non tacere ma di diffondere con le parole e con la vita la novità del Vangelo. Lo Spirito Santo, è un dono che viene annunciato nell´Ultima Cena. In quella Ultima Cena Gesù ha provveduto proprio a tutto ai suoi amici: ha lavato i piedi e li ha asciugati con un gesto di servizio sorprendente e ha donato l´Eucaristia, il sacramento che più di ogni altro esprime l´Amore. Storditi dal meraviglioso evento i discepoli, che hanno la freschezza nei loro piedi dopo una giornata passata sulle strade polverose della Palestina, hanno ora i visi solcati da lacrime perché sanno che quella sarà l´ultima volta che staranno con il Maestro. Gesù non si stanca di riversare il Suo Amore per loro e quelle parole, che l´evangelista Giovanni esprime all´inizio del racconto dell´Ultima Cena, sono proprio vere: "li amò sino alla fine". Lui sa che i Suoi lo tradiranno, ma sa anche che a loro ha fatto una promessa: "Io sarò con voi fino alla fine del mondo". Allora le Sue parole non vogliono essere semplici fazzoletti che asciugano lacrime. Annuncia una sorpresa grande: lo Spirito Santo. Una sorta di avvocato in un processo e di aiuto che sostiene la nostra memoria. Quello Spirito che riversa sugli uomini i grandi doni che servono nel nostro cammino. Spirito che ci sintonizza come discepoli per chiarire e estendere l´ambito della nostra testimonianza. Ci dona tutto ciò che il Padre e il Figlio condividono. Ci dona l´unità e fa sì che anche noi diventiamo unità. Agostino, nella sua poderosa opera il "De Trinitate", ci spiega la persona dello Spirito Santo offrendoci spunti importanti per poi invocarlo in maniera adeguata nella nostra vita. Agostino afferma che quello che fa lo Spirito è permettere che Dio dimori in noi e noi dimoriamo in Dio. Tutto ciò è causato dall´amore e lo Spirito è Dio come amore. Dio condivide se stesso come amore proprio nello Spirito Santo. Papa Benedetto, amante di Agostino, in una riflessione ai giovani a Sidney ha offerto delle indicazioni preziose affermando che lo Spirito offre al mondo l´amore che dissolve l´incertezza; amore che supera la paura del tradimento; amore che porta in sé l´eternità; il vero amore che ci introduce in una unità che permane!. Alla luce dello Spirito Santo comprendiamo che Dio cammina con noi. Gli apostoli, che abbiamo sempre visti paurosi e tremanti tanto da rifugiarsi per timore dei Giudei, una volta infiammati dallo Spirito a Pentecoste prendono nella loro vita un piglio deciso, una franchezza che non li smuove. Davanti alle minacce di chi ne vuole tappare la bocca loro vanno avanti senza preoccupazioni. Lo Spirito dona quella fortezza che fa dire all´autore degli Atti che i discepoli avevano franchezza. E´ proprio la franchezza nel nostro agire che ci rende credibili e credibili veramente. Una franchezza che ci rende superiori ai tanti personaggi che si presentano nel mondo di oggi vendendoci fantasie. Paolo sottolinea, nel contesto di Corinto sempre alla ricerca di grandi oratori, la sapienza del cristianesimo che si distingue perché non è una sapienza intellettuale,, ma è un dono dello Spirito e non riguarda speculazioni astratte su Dio, sugli angeli, sul cosmo, sul futuro... ma riguarda il progetto di Dio per l´uomo perché sia salvo e per il suo amore misericordioso rivelato in Gesù di Nazareth. La sapienza dello Spirito sono i pensieri di Cristo, sono il suo Vangelo, quello che lui ha detto e fatto, ma capito meglio, meditato nei suoi significati profondi e nelle sue conseguenze per la vita. La sapienza cristiana non è tanto la teologia astratta o i dogmi da credere, ma è una mentalità di fede legata alla vita, alle scelte da fare, alla Parola da approfondire e attualizzare. Una sapienza che non crea un´èlite di iniziati che si ritengono superiori agli altri, che si sentono sganciati dalla comunità e dalla sua vita, una sorta di maestri che non possono essere attaccati e che divengono giudici severi delle persone. La sapienza cristiana fa crescere delle persone e delle comunità guidate dallo Spirito Santo, capaci di vedere la vita e i fatti con gli occhi di Dio, di fare la sua volontà nei cambiamenti della storia. I cristiani sono persone (e comunità) sapienti e autorevoli non per il posto che occupano o il riconoscimento istituzionale, per gli studi fatti o il quoziente di intelligenza, per il successo ottenuto o il potere esercitato, ma per quella docilità allo Spirito Santo che li rende capaci di cogliere i segni dei tempi e il suo lavoro nel cuore delle persone e dell´umanità. Invochiamo lo Spirito Santo nella nostra vita e avremo luce vera sul nostro cammino e allora verificheremo che non è un perfetto sconosciuto, ma un compagno di viaggio formidabile. Foto: VI Domenica di Pasqua : Riflessione Vangelo: Gv 14,15-21 Quale sentimenti di meraviglia si doveva respirare nelle prime comunità cristiane. Una gioia contagiosa che portava i discepoli di Gesù ad essere instancabili predicatori, così che nell´ascoltarli e nel vedere i gesti che compivano, tutte le folle prestavano attenzione. Non è di certo una gioia, frutto di sentimenti umani, ma è frutto di quell´abbondanza di Spirito Santo che si riversa su tutti i discepoli di Gesù. E´ lo Spirito che dà veramente forza al nostro essere cristiani autentici, pronti a dare ragione di quella speranza. Uno Spirito che ci impone di non tacere ma di diffondere con le parole e con la vita la novità del Vangelo. Lo Spirito Santo, è un dono che viene annunciato nell´Ultima Cena. In quella Ultima Cena Gesù ha provveduto proprio a tutto ai suoi amici: ha lavato i piedi e li ha asciugati con un gesto di servizio sorprendente e ha donato l´Eucaristia, il sacramento che più di ogni altro esprime l´Amore. Storditi dal meraviglioso evento i discepoli, che hanno la freschezza nei loro piedi dopo una giornata passata sulle strade polverose della Palestina, hanno ora i visi solcati da lacrime perché sanno che quella sarà l´ultima volta che staranno con il Maestro. Gesù non si stanca di riversare il Suo Amore per loro e quelle parole, che l´evangelista Giovanni esprime all´inizio del racconto dell´Ultima Cena, sono proprio vere: "li amò sino alla fine". Lui sa che i Suoi lo tradiranno, ma sa anche che a loro ha fatto una promessa: "Io sarò con voi fino alla fine del mondo". Allora le Sue parole non vogliono essere semplici fazzoletti che asciugano lacrime. Annuncia una sorpresa grande: lo Spirito Santo. Una sorta di avvocato in un processo e di aiuto che sostiene la nostra memoria. Quello Spirito che riversa sugli uomini i grandi doni che servono nel nostro cammino. Spirito che ci sintonizza come discepoli per chiarire e estendere l´ambito della nostra testimonianza. Ci dona tutto ciò che il Padre e il Figlio condividono. Ci dona l´unità e fa sì che anche noi diventiamo unità. Agostino, nella sua poderosa opera il "De Trinitate", ci spiega la persona dello Spirito Santo offrendoci spunti importanti per poi invocarlo in maniera adeguata nella nostra vita. Agostino afferma che quello che fa lo Spirito è permettere che Dio dimori in noi e noi dimoriamo in Dio. Tutto ciò è causato dall´amore e lo Spirito è Dio come amore. Dio condivide se stesso come amore proprio nello Spirito Santo. Papa Benedetto, amante di Agostino, in una riflessione ai giovani a Sidney ha offerto delle indicazioni preziose affermando che lo Spirito offre al mondo l´amore che dissolve l´incertezza; amore che supera la paura del tradimento; amore che porta in sé l´eternità; il vero amore che ci introduce in una unità che permane!. Alla luce dello Spirito Santo comprendiamo che Dio cammina con noi. Gli apostoli, che abbiamo sempre visti paurosi e tremanti tanto da rifugiarsi per timore dei Giudei, una volta infiammati dallo Spirito a Pentecoste prendono nella loro vita un piglio deciso, una franchezza che non li smuove. Davanti alle minacce di chi ne vuole tappare la bocca loro vanno avanti senza preoccupazioni. Lo Spirito dona quella fortezza che fa dire all´autore degli Atti che i discepoli avevano franchezza. E´ proprio la franchezza nel nostro agire che ci rende credibili e credibili veramente. Una franchezza che ci rende superiori ai tanti personaggi che si presentano nel mondo di oggi vendendoci fantasie. Paolo sottolinea, nel contesto di Corinto sempre alla ricerca di grandi oratori, la sapienza del cristianesimo che si distingue perché non è una sapienza intellettuale,, ma è un dono dello Spirito e non riguarda speculazioni astratte su Dio, sugli angeli, sul cosmo, sul futuro... ma riguarda il progetto di Dio per l´uomo perché sia salvo e per il suo amore misericordioso rivelato in Gesù di Nazareth. La sapienza dello Spirito sono i pensieri di Cristo, sono il suo Vangelo, quello che lui ha detto e fatto, ma capito meglio, meditato nei suoi significati profondi e nelle sue conseguenze per la vita. La sapienza cristiana non è tanto la teologia astratta o i dogmi da credere, ma è una mentalità di fede legata alla vita, alle scelte da fare, alla Parola da approfondire e attualizzare. Una sapienza che non crea un´èlite di iniziati che si ritengono superiori agli altri, che si sentono sganciati dalla comunità e dalla sua vita, una sorta di maestri che non possono essere attaccati e che divengono giudici severi delle persone. La sapienza cristiana fa crescere delle persone e delle comunità guidate dallo Spirito Santo, capaci di vedere la vita e i fatti con gli occhi di Dio, di fare la sua volontà nei cambiamenti della storia. I cristiani sono persone (e comunità) sapienti e autorevoli non per il posto che occupano o il riconoscimento istituzionale, per gli studi fatti o il quoziente di intelligenza, per il successo ottenuto o il potere esercitato, ma per quella docilità allo Spirito Santo che li rende capaci di cogliere i segni dei tempi e il suo lavoro nel cuore delle persone e dell´umanità. Invochiamo lo Spirito Santo nella nostra vita e avremo luce vera sul nostro cammino e allora verificheremo che non è un perfetto sconosciuto, ma un compagno di viaggio formidabile.

V Domenica di Pasqua      notizia del 17/05/2014

Gesù ci sollecita a vivere in maniera nuova le relazioni, perché Egli viene e va continuamente nel cuore della Relazione per eccellenza: quella trinitaria. Nel suo parlare ai suoi, interlocutori ancora ciechi come bambini alle prime armi, incapaci di scorgere l´infinito orizzonte che si dischiude davanti, Gesù li prende per mano, e li accompagna passo a passo a penetrare il mistero dei misteri: la Trinità. Non è un itinerario razionale, né un manuale di comportamento. Non si impara a nuotare camminando intorno alla piscina e leggendo le regole della fisica. Bisogna tuffarsi dentro, meglio se direttamente nel mare. Gesù accompagna i suoi, e noi con loro, a bagnarci piano piano dell´acqua zampillante del Dio Uno e Trino, con la pazienza della samaritana. Gesù accende teneramente la luce dell´Eterna Relazione tra le Persone divine, mentre balbettiamo qualcosa che intravediamo, come il cieco nato. Gesù va trasformando l´acqua semplice e quotidiana delle nostre fatiche e della nostra ricerca nel vino buono delle Nozze con l´Infinito, come a Cana di Galilea.

III Domenica di Pasqua      notizia del 05/05/2014

Riflessione della III Domenica di Pasqua Lc 24, 13-35:Lo riconobbero nello spezzare il pane. Sanno che Gesù è risorto: glielo hanno detto alcune discepole. Ma, si sa, sono donne, emotivamente instabili, facilmente suggestionabili. E la notizia dell´assenza del cadavere del Maestro è stata confermata da alcuni apostoli. Ma, si sa, loro sono stati talmente travolti dagli eventi che, probabilmente, vedono lucciole per lanterne. Tornano ai loro affari, i due discepoli. Alle loro occupazioni: hanno pensato che il Nazareno fosse il Messia, quello che avrebbe regnato per mille anni su Israele sbaragliando i suoi nemici. Invece è morto, nel peggiore dei modi. Si allontanano dalla comunità, come fanno molti di noi, delusi da Dio. Di uno di loro sappiamo il nome, Cleopa, un personaggio conosciuto nella primitiva comunità. L´altro, invece, non ha nome: ognuno metta il suo. Sono tristi, i discepoli, e parlano delle loro disgrazie. Tristi, e si caricano a vicenda, facendo a gara a chi si butta più giù, come si fa´, a volte, fra persone scoraggiate. Come se ci fosse un premio da vincere: lo sfortunato del mese. Il loro cammino è di reciproca lamentazione, di progressivo affossamento. Sconcertante. È terribile avere a che fare con persone che, quando vedono che sei afflitto, invece di incoraggiarti iniziano anch´esse a fare l´elenco delle loro disgrazie. Mal comune non fa mai mezzo gaudio. Spesso, fa doppia tristezza. Compagno di viaggio Gesù si avvicina e cammina con loro. Non se ne accorgono, come potrebbero? Non alzano lo sguardo da loro stessi per incrociare lo sguardo del Signore. Sono talmente pieni del loro santo dolore da non accorgersi che la ragione della loro sofferenza non esiste più! Sono incapaci di uscire dalla gabbia che si sono creati. E li prende per il naso. Perché quella faccia? Maleducato Sono offesi, ora, i discepoli. Da dove viene questo buzzurro? Non si vede a sufficienza che sono tristi? Non hanno il volto sufficientemente disperato? Come si permette questo sciocco straniero di interrompere le loro lamentazioni? Non sa della situazione mondiale? Del terrorismo? Della crisi economica? Ci rassicura, il dolore, ci dona identità, ci identifica. A volte, purtroppo, in un percorso insalubre e folle, finiamo col coltivare questa identità. Finiamo col coltivare il dolore. Ho perso un figlio. Sono un esodato. Mio marito mi ha lasciata. Ho avuto un´infanzia terribile. Diventiamo il nostro dolore. Questi diventa il nostro segno di riconoscimento: così ci presentiamo, così vogliamo che ci riconoscano, sperando, magari, in un cenno di benevolenza, in un gesto di compassione. Illusi. Quando capiremo che la gente fugge il dolore come la peste? È da abbandonare, il sepolcro, da superare, non da usare come segno di riconoscimento. Sono offesi, i discepoli restati orfani. Cosa è successo? Chiede il risorto. Parlano della sua croce, e Gesù nemmeno se ne ricorda. E pronunciano la frase più triste dell´intero vangelo. Noi speravamo. Tristezza La speranza è sempre rivolta al futuro. Declinarla al passato significa ammetterne il totale fallimento. È difficile accettare il fallimento di un progetto, di un´azienda, di un gruppo parrocchiale. Il fallimento della speranza porta alla morte interiore. Noi speravamo: che sciocchi siamo stati a seguire il Nazareno, a credere che fosse lui il Messia! Che ingenui! Noi speravamo: ci siamo illusi, siamo stati degli idioti abissali, non abbiamo giustificazioni! La speranza è morta su quella maledetta croce. È morta e sepolta con Gesù, nel sepolcro regalato da Giuseppe di Arimatea. Quanti ne conosco di discepoli così, tristi e rassegnati! Noi speravamo, dicono i discepoli. E intanto il Signore che credono morto cammina con loro. Rimbrotti divini Descrivono con dovizia di particolari le vicende che riguardano il Maestro, i discepoli restati orfani. Si aspettano comprensione, compassione. Ottengono uno schiaffo in pieno volto. Sciocchi e tardi, dice loro lo straniero. La sua provocazione li scuote, li costringe ad alzare lo sguardo. Cosa sta dicendo questo maleducato? Come si permette? Sciocchi a tardi nel credere, insiste. Gesù spiega il senso di quella sofferenza, della sua sofferenza, e li aiuta a rileggere tutti gli eventi in una chiave diversa, più ampia, a leggere il dolore alla luce del grande disegno di Dio. Sono fermi alla croce, i discepoli del risorto. Possiamo continuare a fissare il bruco, senza accorgerci che sta per diventare una farfalla. Non sempre chi ti dà una carezza ti vuole bene. Non sempre chi ti dà uno schiaffo ti vuole del male. A volte una bella scrollata ci distoglie dal dolore e ci aiuta a vedere le cose in maniera diversa. Arde, ora, il cuore dei discepoli. Il loro dolore inutile, paradossalmente gratificante, è spazzato via dalla Parola che riscalda e illumina. Tutto acquista senso, una dimensione nuova. La loro vita, riletta alla luce del grande progetto di Dio, assume un colore completamente diverso. Ancora Buona Pasqua, cercatori di Dio

SAN MARCO      notizia del 25/04/2014

Ebreo di origine, nacque probabilmente fuori della Palestina, da famiglia benestante. San Pietro, che lo chiama «figlio mio», lo ebbe certamente con sè nei viaggi missionari in Oriente e a Roma, dove avrebbe scritto il Vangelo. Oltre alla familiarità con san Pietro, Marco può vantare una lunga comunità di vita con l´apostolo Paolo, che incontrò nel 44, quando Paolo e Barnaba portarono a Gerusalemme la colletta della comunità di Antiochia. Al ritorno, Barnaba portò con sè il giovane nipote Marco, che più tardi si troverà al fianco di san Paolo a Roma. Nel 66 san Paolo ci dà l´ultima informazione su Marco, scrivendo dalla prigione romana a Timoteo: «Porta con te Marco. Posso bene aver bisogno dei suoi servizi». L´evangelista probabilmente morì nel 68, di morte naturale, secondo una relazione, o secondo un´altra come martire, ad Alessandria d´Egitto. Gli Atti di Marco (IV secolo) riferiscono che il 24 aprile venne trascinato dai pagani per le vie di Alessandria legato con funi al collo. Gettato in carcere, il giorno dopo subì lo stesso atroce tormento e soccombette. Il suo corpo, dato alle fiamme, venne sottratto alla distruzione dai fedeli. Secondo una leggenda due mercanti veneziani avrebbero portato il corpo nell´828 nella città della Venezia

BUONA PASQUA      notizia del 20/04/2014

E Pasqua sia, nei tuoi occhi E Pasqua sia, nel tuo cuore, E Pasqua sia, nelle tue mani per donare ciò che senti di più prezioso nel tuo cuore per riempire gli occhi di lacrime d’emozione, a tutti una serena e Buona Pasqua di Luce e Pace

...Cristo risorge      notizia del 19/04/2014

Auguro una serena Pasqua a tutti; in particolar modo: a chi è solo, a chi è abbandonato in ospizi, orfanotrofi o case famiglia; a chi è dimenticato da chi in altre faccende affaccendato; a chi è malato in casa o in ospedale; a chi è disoccupato, a chi ha perso il lavoro, a chi sopravvive dignitosamente nel silenzio della povertà; agli adolescenti incompresi, ai nonni noiosi e petulanti; a chi è disperato, a chi ha perso la speranza e il sorriso… Felice Domenica di Pasqua, vorrei regalare a tutti spruzzi di gioia e oceani di serenità… non ho questi poteri, ma vi dono il mio amore.

VENERDI´ SANTO      notizia del 18/04/2014

Nel Duomo vecchio di Molfetta c´è un grande crocifisso di terracotta. L´ha donato, qualche anno fa, uno scultore del luogo. Il parroco, in attesa di sistemarlo definitivamente, l´ha addossato alla parete della sagrestia e vi ha apposto un cartoncino con la scritta: "collocazione provvisoria". La scritta che in un primo momento avevo scambiato come intitolazione dell´opera, mi è parsa provvidenzialmente ispirata, al punto che ho pregato il parroco di non rimuovere per nessuna ragione il crocifisso da lì, da quella parete nuda, da quella posizione precaria, con quel cartoncino ingiallito. Collocazione provvisoria. Penso che non ci sia formula migliore per definire la croce, non solo quella di Cristo. Coraggio, allora, tu che soffri inchiodato su una carrozzella. Animo, tu che provi i morsi della solitudine. Abbi fiducia, tu che bevi al calice amaro dell´abbandono. Non ti disperare, madre dolcissima, che hai partorito un figlio focomelico. Non imprecare, sorella, che ti vedi distruggere giorno dopo giorno da un male che non perdona. Asciugati le lacrime, fratello, che sei stato pugnalato alle spalle da coloro che ritenevi tuoi amici. Non angosciarti, tu che per un tracollo improvviso vedi i tuoi beni pignorati, i tuoi progetti in frantumi, le tue fatiche distrutte. Non tirare i remi in barca, tu che sei stanco di lottare e hai accumulato delusioni a non finire. Non abbatterti, fratello povero, che non sei calcolato da nessuno, che non sei creduto dalla gente e che, invece del pane, sei costretto a ingoiare bocconi di amarezza. Non avvilirti, amico sfortunato, che nella vita hai visto partire tanti bastimenti, e tu sei rimasto sempre a terra. Coraggio. La tua croce, anche se durasse tutta la vita, è sempre "collocazione provvisoria ". Il calvario, dove essa è piantata, non è zona residenziale. E il terreno di questa collina, dove si consuma la tua sofferenza, non si venderà mai come suolo edificatorio. Anche il vangelo ci invita a considerare la provvisorietà della croce. C´è una frase immensa, che riassume la tragedia del creato al momento della morte di Cristo. "Da mezzanotte fino alle tre di pomeriggio, si fece buio su tutta la terra". Forse è la frase più scura di tutta la Bibbia. Per me è una delle più luminose. Proprio per quelle riduzioni di orario che stringono, come due paletti invalicabili, il tempo in cui è concesso al buio di infierire sulla terra. Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Ecco le sponde che delimitano il fiume delle lacrime umane. Ecco le saracinesche che comprimono in spazi circoscritti tutti i rantoli della terra. Ecco le barriere entro cui si consumano tutte le agonie dei figli dell´uomo. Da mezzogiorno alle tre delpomeriggio. Solo allora è consentita la sosta sul Golgota. Al di fuori di quell´orario, c´è divieto assoluto di parcheggio. Dopo tre ore, ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci. Una permanenza più lunga sarà considerata abusiva anche da Dio. Coraggio fratello che soffri. C´è anche per te una deposizione dalla croce. C´è anche per te una pietà sovrumana. Ecco già una mano forata che schioda dal legno la tua. Ecco un volto amico, intriso di sangue e coronato di spine, che sfiora con un bacio la tua fronte febbricitante. Ecco un grembo dolcissimo di donna che ti avvolge di tenerezza. Tra quelle braccia materne si svelerà, finalmente, tutto il mistero di un dolore che ora ti sembra un assurdo. Coraggio. Mancano pochi istanti alle tre del tuo pomeriggio. Tra poco, il buio cederà il posto alla luce, la terra riacquisterà i suoi colori verginali e il sole della pasqua irromperà tra le nuvole in fuga.

SS. MESSA IN COENA DOMINI      notizia del 17/04/2014

L´Amore e il Dono Giovedì Santo (Messa in Cena Domini) Vangelo: Gv 13,1-15 Lavare i piedi e donare se stesso nel pane e nel vino. Sono questi i gesti memorabili con cui Gesù manifesta risolutamente il mistero della vera grandezza di Dio, che è l´Amore. Lo fa nel contesto di quella che viene definita "l´ultima cena", riguardante la commemorazione della Pasqua ebraica della liberazione del popolo d´Israele dalla schiavitù dell´Egitto e del passaggio portentoso del Mar Rosso e proprio per questo rende manifesta l´esaltazione dell´amore perché esso inizia dalla semplicità e dal nascondimento. La Pasqua per gli Ebrei è una festa intima, da svolgersi solamente in famiglia: anche se il tempio di Gerusalemme, già prima di Pasqua, accoglie le vittime animali destinate al sacrificio, esso non è il luogo sacro in cui è prescritto che si festeggi la "festa degli azzimi" (appunto Pasqua), ma soltanto le abitazioni private hanno questa prerogativa: consumando un agnello per famiglia, la sera si fa festa a casa per la lieta ricorrenza della liberazione di Israele e in tale occasione il Padre di famiglia rende grazie per il pane benedetto e benedice a sua volta i propri figli. Una festa che deve avere del familiare insomma, e che esclude ogni forma di grandezza e di clamorosità, concentrandosi piuttosto sulla bellezza di ciò che è puro e semplice. Orbene, anche Gesù consuma la Cena in un clima di serena fraternità con la propria famiglia. I discepoli sono tutti riuniti attorno a lui che ha preso posto a tavola e consumano il pasto nonostante sappiano che Gesù è destinato di li a poco ad essere consegnato agli uomini che lo condanneranno a morte e lo uccideranno. Essi sono attoniti e sgomenti, anche perché sanno della nefasta presenza di un traditore che uscirà dal loro ambito, ma ugualmente si appropriano della "festosità" che Gesù comunica loro nel clima di familiarità di comunione intima che poi si effonderà per ogni dove: il Maestro da´ prova dell´amore di Dio Padre concedendo se stesso in una dimensione del tutto piccola e semplice, di estrema umiltà e ristrettezza, perché il vero amore consiste innanzitutto nelle cose semplici prima ancora che nelle grandi occasioni. Nel silenzio, nella semplicità e nel nascondimento, nella fuga dal plauso e dalla vanagloria, nel rifiuto delle umane ricompense, solo lì l´amore per gli altri vince la sua prova di identità, perché solo in queste dimensioni vi è la possibilità di usare sincerità e schiettezza d´animo. E in fine dei conti altro non è che questo. Scrive Ratzinger: "L´amore in astratto non avrà mai forza nel mondo, se non affonda le sue radici in comunità concrete, costruite sull´amore fraterno. La civiltà dell´amore si costruisce soltanto partendo da piccole comunità fraterne. Si deve cominciare dal particolare per arrivare all´universale." E quello che Gesù manifesta ai suoi discepoli è l´amore di Dio che giungerà a salvare universalmente tutti gli uomini prendendo corpo da una realtà familiare ristretta quale è quella degli apostoli. Verso questi ultimi, Gesù si atteggia con un comportamento senza precedenti che non avrebbe necessità di commento alcuno perché si spiega da stesso: egli si cinge le vesti, si china davanti a ciascuno dei discepoli e lava loro i piedi, asciugandoli con la tovaglia di cui si è conto alla vita. Manifesta così loro, in un semplicissimo gesto speciale ma di incommensurabile nobiltà, l´amore nei loro confronti di un Dio che in se stesso è Mistero, in quanto in Lui l´amore è Dono continuo del Padre e del Figlio nello Spirito ma che tuttavia esce da se stesso per riversarsi su tutti noi. Lavando i piedi ai discepoli Gesù rende questi destinatari dell´amore sommo di Dio che si rende immediatamente spontaneo e evidente e che si concretizza in cose semplici e familiari. Esso tuttavia non è destinato a restare racchiuso e ghettizzato all´interno di questa stanza appositamente ammannita a festa, ma deve protrarsi ben oltre, deve essere diffuso e comunicato: "Voi mi chiamate Maestro e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi" Gesù si mostra di fatto maestro d´amore sulle cui orme dovranno camminare tutti semplicemente amandosi gli uni gli altri, fino al punto da lavarsi anche reciprocamente i piedi. Fino al punto cioè da essere talmente eroi da essere capaci di mutuo servizio fino all´inverosimile. Anche e soprattutto nelle cose comuni e ordinarie. Ma come se non bastasse Gesù mostra ancor di più questa dimensione totalizzante dell´amore del Padre, concedendo interamente se stesso ai suoi nello spezzare il pane. Un tale atto da parte del padre di famiglia configura già nell´antico Israele la volontà di donare e di condividere, di ripartire interamente ciò che è fondamentalmente nostro. Nell´ottica di Gesù, tale atto non solamente è indice di dono ma è Dono per eccellenza poiché Gesù manifesta di donare interamente se stesso nel suo Corpo e nel suo Sangue:. "Questo è il mio corpo = Questo sono io, corpo, sangue, anima e divinità." Già in altri contesti Gesù aveva invitato tutti a "mangiare la sua carne e a bere il suo sangue" (Gv 6) per essere il pane vivo disceso dal Cielo ma questo mangiare assume valenza sacramentale adesso che lui formula queste parole che propongono in anticipo ciò che avverrà sul Golgota per la salvezza intera dell´umanità. La Cena è l´anticipazione della morte di Gesù sulla croce e la croce è la massima espressione dell´amore di redenzione che si attua a vantaggio di tutti. Gesù lo realizza e si fa apportatore di quella novità assoluta, definita Regno di Dio, vivendo la quale si è uomini in pienezza perché si realizza se stessi donandocisi continuamente agli altri e instraurando sull´amore ogni sorta di relazione. A partire dal dono che Gesù fa di se nella Cena, prefigurativo del Golgota, anche gli uomini sono chiamati a diventare dono gli uni per gli altri pena la loro vacuità e inutilità. E´ inutile cercare per ogni dove la felicità quando non si comprende che essa è dentro di noi. Ed è tempo perso cercarla nelle cose che si possiedono o in quelle a cui si tende; Oscar Wilde che essa "non consiste nell´avere quello che si desidera, ma nel desiderare quello che si ha" e anche in questo caso essa interpella il nostro intimo e la nostra volontà chiamando in causa il dare e non il ricevere: felici si è quando si è capaci di dare senza riserve noi stessi agli altri. La lavandai dei piedi e l´Eucarestia sono allora il segreto reale dell´essere felici. Che attende di essere sfruttato.

DOMENICA DELLE PALME      notizia del 12/04/2014

Il Dio donato Domenica delle Palme Vangelo: Mt 26,14-27,66 Gesù sale su di un asinello che si inerpica deciso sul fianco della collina, sulla strada che costeggia le imponenti mura, per entrare nella città santa. La gente lo riconosce, alcuni bambini gli corrono innanzi, alcuni tagliano rami di palma e di ulivo, qualcuno grida "osanna". Arriva il Messia, Gerusalemme, arriva il tuo re. Arriva dal monte degli ulivi, perché di la sarebbe arrivata la salvezza, cavalcando un puledro d´asina, come profetizzato da Zaccaria. Re da burla, potente che non si prende sul serio, Gesù entra nella città che uccide i profeti. Me lo vedo, il Signore. Abitudini Siamo talmente abituati alla morte di Dio, talmente riempiti di riflessioni e meditazioni, e stanche prediche sulla salvezza, da avere tutto chiaro, tutto colto, tutto imparato. Non ci serve null´altro. Al più qualche emozione resa possibile dalle nuove tecniche, dalla modernità e dai prodigi della tecnica, una cruenta passione come quella di Gibson, ma nulla di più. E assistiamo ancora una volta al dono di Dio come se fosse una cosa dovuta, un evento banale, quasi abitudinario, presente ma debole, scontato ma inutile. Peggio: ci fermiamo alla crosta, ascoltiamo e diciamo parole di cui non conosciamo veramente il significato. Gesù è morto per noi. E nessuno sente il bisogno di salvezza. Egli è morto per i nostri peccati. E noi stiamo attenti a sottolineare i peccati degli altri. Ha donato se stesso. E non sappiamo che farcene di questo dono. Avessimo il coraggio di tornare a quei giorni, di riviverli, di lasciarci interrogare e scuotere! Avessimo il coraggio di osare perforare i Vangeli, di toglierli dalla patina di incenso che li avvolge per guardare negli occhi il Nazareno che ha deciso di donarsi fino in fondo. Lo spettacolo è pronto, tutti i protagonisti sono la loro posto. Ha inizio la morte di Dio. La scelta Gesù arriva alla fine dei suoi intensi tre anni con un pugno di mosche in mano: l´umanità non ha capito. I suoi discepoli, preziosi e amati, sono fermi alla contraddizione del potere e della gloria e inchiodati al proprio (evidente) limite; i capi religiosi avvertono la forza destabilizzante della sua predicazione; la folla segue il vento della moda. Gesù non ha alcuna possibilità di farcela, la sua scommessa è persa. Non è servito, non è bastato, non è sufficiente tutto l´amore che ha donato. Forse aveva ragione l´avversario, là nel deserto: troppo ingenuo questo modo di operare. Davvero Dio pensava di trattare con gli uomini alla pari? Di aprire il loro cuore col sorriso? Di presentarsi vulnerabile? La scelta da fare, ormai, è una sola: andarsene, rinunciare, gettare la spugna. Occuparsi - chissà - di un altro mondo. Oppure... Il dono Oppure lasciarsi travolgere, sparire, morire. Lasciare che le tenebre vincano, lasciare che le cose prendano la loro piega, osare. Osare fino a morire appeso ad una croce, fino all´eccesso. Altro è dire: "Dio vi ama!", altro morire. Altro dire: "Il Padre vi perdona!", altro pendere, nudo, da un palo. E perdonare. Una cosa è parlare, un´altra morire. Urlando. Capiranno, gli uomini? O Dio sarà uno dei tanti sconfitti della storia, dimenticati? La posta in gioco è immensa: l´esistenza stessa di Dio. Quanti crocefissi sono morti nella storia antica? Cinquecentomila? Un milione? Di quanti di loro ricordiamo il nome e la vita? Di nessuno. Il rischio che Dio corre in questo gesto è quello di scomparire per sempre. L´uomo avrebbe continuato ad immaginarsi Dio con un volto proiettando in esso i propri desideri. O le proprie paure. Gesù accetta, rischia, si dona. Forse sarà tutto inutile, come insinua l´avversario nell´orto degli ulivi. Forse. L´agonia di Gesù, nell´orto degli ulivi, l´agonia che lo fa sudare sangue, è tutta lì, in quella scelta. Non nel dolore che Gesù deve affrontare, non nel senso di abbandono da parte dei suoi, no. Il dolore, inaudito, che Gesù prova, nasce dal dubbio dell´inutilità della sua scelta definitiva. L´avversario, che torna ora che è giunta l´ora, cerca di scoraggiarlo: "è tutto inutile". Inutile: non vedi che ti stanno venendo a prendere per arrestarti? Inutile: i tuoi stanno dormendo, non hanno capito la gravità della situazione. Inutile, l´uomo non cambierà mai. Gesù accetta, corre il rischio, si dona. Morirà. Lì, appeso alla croce, Dio è evidente, inequivocabile, non vi è alcuna possibilità di ambiguità. Il cuore della passione di Cristo è l´amore, non la violenza. Gesù muore affidando al Padre il proprio cuore, e donando a noi lo Spirito. Dio è evidente: offeso, mostrato, nudo. Dio è così, amici: arreso. A noi, ora, la prossima mossa. Siateci Un invito sommesso, a chi legge queste pagine: siateci. Nella povertà delle nostre assemblee, ritagliando spazio e tempo ai nostri mille pressanti impegni, siateci. Giovedì sera alla Messa che ci ricorda l´istituzione dell´Eucarestia, venerdì nella grande e sofferta celebrazione della Croce, Sabato nella lunga e luminosa notte della Resurrezione. Tre giorni che ci accompagneranno, spero, a ridire la nostra fede, a riscoprire il dono, a cambiare la vita. Abbiamo il coraggio, in questi giorni, di rimetterci in gioco, di identificarci.

V Domenica di Quaresima      notizia del 05/04/2014

Dopo Questo segno di Gesù, il segno su Lazzaro, questo segno di resurrezione ha come contesto geografico un villaggio, Betania; poco fuori la casa di Marta e di Maria, casa-rifugio, un rifugio del cuore per il Maestro, per Gesù. Ma il segno - lasciatemelo dire- è dentro un paesaggio del cuore, dentro l´atmosfera calda di un´amicizia, dentro legami che affiorano da tutto il racconto: "Il tuo amico è malato"; e ancora: "Gesù voleva molto bene a Marta e Maria"; "il nostro amico si è addormentato"; "Signore, se tu fossi stato qui"; "Gesù quando la vide piangere si commosse profondamente, e si turbò... e scoppiò in pianto...."; "Vedi come lo amava". Il miracolo, il segno, dentro questo pulsare di sentimenti, di emozioni. Ce n´è abbastanza -voi mi capite- per sbarazzarci di vecchi pregiudizi, di ben note educazioni, che facevano coincidere la virtù con l´assenza di sentimenti, di passione, di emozioni, e la fede in Dio con l´indifferenza verso gli uomini. Il risultato: larve impenetrabili di umanità, analfabeti dell´amore. Il Gesù del racconto di Giovanni segna la distanza -distanza abissale- da queste deformazioni della fede, del cristianesimo. Del racconto che abbiamo ascoltato io vorrei sottolineare semplicemente la bellezza del paradosso, di due paradossi. Un primo paradosso che mi colpiva leggendo era la contemporaneità della fede e del pianto; pianto e fede in contemporanea. Siamo noi che forti delle nostre sottigliezze teologiche, dei nostri schemi ascetici arriviamo a celebrare la fede di chi davanti al lutto non piange... E invece fede e pianto nel racconto sono abbracciati insieme. Piangono le sorelle dopo aver confessato la fede in Gesù, il loro Maestro, il loro amico. Piange Gesù, eppure sapeva che il Padre sempre l´ascolta. Ma come potremmo noi permetterci di giudicare assenza di fede o minor fede un pianto dirotto, desolato? Siamo a tal punto censori da censurare anche il pianto? Tu credi, eppure piangi. Tu piangi, eppure credi; pianto e fede sono insieme. Il secondo paradosso che potremmo sottolineare è: l´oggi e il futuro sono insieme. Riascoltiamo le parole del vangelo: "Gesù le disse: "Tuo fratello risusciterà". Gli rispose Marta: "So che risusciterà nell´ultimo giorno". Gesù le disse: "Io sono la resurrezione e la vita"". A Marta che usa il futuro -risorgerà- Gesù risponde usando il presente: "io sono -oggi sono- la resurrezione e la vita". Il futuro della resurrezione e l´oggi della resurrezione vanno insieme, sono in contemporanea. Anche a questo riguardo c´è qualcosa da rivedere; noi siamo soliti dire: "Cristo è risorto... anche noi risorgeremo". E diciamo una verità, una grande verità. Ma lasciamo tra quel passato "è risorto" e quel futuro "risorgeremo" un iato, un vuoto, quello del presente. Resta orfano il presente, orfano di resurrezione. "Io" - dice Gesù - "Io sono -al presente- la resurrezione e la vita". Come a dire: non rimandare tutto al futuro. Sei tu, Marta, oggi, da resuscitare se ti rifugi nel futuro, se sei arresa dentro, se dici: "tanto non c´è più niente da fare....". Ebbene io oggi per te, dentro di te, sono resurrezione e vita. Sei tu da sciogliere dentro, da tutto ciò che ti trattiene, dalle tue delusioni, dalle tue stanchezze. Oggi il vento nuovo della resurrezione e della vita investe il tuo viso e riaccende il tuo volto, rianima le tue forze, riaccende la tua voglia di vivere e di libertà. Anche tu da sciogliere, anche tu da lasciar andare come Lazzaro tuo fratello: "scioglietelo e lasciatelo andare". Non lasciare, non lasciare vuoto, vuoto del vento della risurrezione questo oggi, il nostro oggi, rimandando tutto al futuro. L´oggi della resurrezione e il domani della resurrezione sono insieme, vanno insieme. Non lasciare orfano di risurrezione il presente.

IV Domenica di Quaresima      notizia del 29/03/2014

Quando vedrete... Chi pensava di aver capito, capirà di non aver mai capito niente. Chi pensava di vedere, si accorgerà che pensava ma non vedeva. Chi era certo, cadrà nella confusione. Chi credeva di essere sano, si scoprirà malato. Chi pensava di arrangiarsi, si scoprirà bisognoso di tutti. Chi credeva in Dio, scoprirà di aver creduto in se stesso. Chi credeva in se stesso, scoprirà di aver creduto in Dio (un idolo). Chi credeva di essere nel giusto, sarà condannato dalle sue azioni. Chi credeva di essere felice, scoprirà che si era solo accontentato. Oro e argento saranno considerati non più le pietre, ma il perdono e la verità. I soldi e il successo tanto ricercati, saranno considerati pericolosi. Vi vergognerete di essere stati sempre così. Il dolore urlerà per l´ottusità e il buio in cui vivevate. Ma in quel giorno i vostri occhi si apriranno... e vedrete la Realtà. E vedrete cose di cui neppure immaginavate l´esistenza. E vedrete quanta Vita vi circonda. E sarete felici di vedere Dio dovunque. E sarete felici di vederci e di lasciarvi vedere. E sarete semplicemente felici.

III domenica di Quaresima      notizia del 22/03/2014

Si racconta che il figlio di un famoso scultore (il figlio era adolescente) non voleva accettarsi: non sopportava il suo carattere, il suo corpo e la sua famiglia. Nel giorno del suo sedicesimo compleanno il padre gli regalò un po´ di terra: era della semplice creta. Il figlio si arrabbiò tantissimo: "Ma che razza di regalo è?". Allora il padre prese la creta, la lavorò, la modellò e la colorò fino a farne una stupenda scultura. Poi gli disse: "Cosa sarebbe successo se tu l´avessi buttata via´", disse al figlio. "Che discorsi, che non avresti fatto questa scultura". "Bene, figlio mio, tu sei questa creta, non buttarti via!"

II Domenica di Quaresima      notizia del 15/03/2014

Gesù, quando parla della morte, ne parla sempre in maniera vitale, positiva, come qualcosa che trasforma, che potenzia l´uomo, come un´esplosione crescente di vita. Gesù paragona la morte a un dormire: così la bambina di 12 anni non è morta ma dorme (Mt 9,24). La morte, come il sonno, è una pausa necessaria nella vita. Gesù paragona la morte al chicco di grano: "In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna" (Gv 12,24-25). Come per il chicco quella che sembra una fine è invece la sua piena realizzazione, come il seme dice: "Vado a morire" e invece la realtà è: "Stai diventando la pianta che sei", così è per la morte. Gli orientali dicono: "Quella che il bruco chiama "fine del mondo" il resto del mondo chiama "farfalla"". La morte è una metamorfosi (metamorfeo=trasfigurare): non è la fine ma solo un cambiamento. E per dire la bellezza della realtà dopo la morte usa queste immagini di splendore, di luce, di brillare come il sole. E´ il tentativo di dire una cosa che non si può dire: "Una bellezza infinita".

I Domenica di Quaresima      notizia del 08/03/2014

Gesù è il nuovo popolo, il nuovo Mosè, che va di nuovo nel deserto: per questo ci sta quaranta giorni. Mt di certo non poteva dire che c´era stato quarant´anni, ma è chiaro che i quaranta giorni sono il parallelo dei quarant´anni del popolo nel deserto. Il popolo ne uscì sconfitto molte volte (vitello d´oro, ecc): Gesù ne uscirà vincente. Questo episodio viene messo in tutti i vangeli all´inizio dell´attività pubblica di Gesù, non tanto perché si riferisca ad un determinato periodo storico (quaranta giorni), ma perché riguarda tutta la vita di Gesù. Non è che finiti i quaranta giorni il diavolo se ne sia andato: ma c´è stato sempre, dall´inizio alla fine. Gesù ha sempre avuto, cioè, la possibilità di fare delle altre scelte.

Domenica 2 marzo 2014      notizia del 02/03/2014

Vangelo: Mt 6,24-34 La Liturgia della domenica VIII del tempo ordinario si apre con la lettura di alcuni versetti del profeta Isaia (Is.49,14-15) che toccano il cuore del popolo d´Israele in un momento drammatico della sua storia: "Sion ha detto: ‘Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato´. Si dimentica forse una donna del suo bambino, da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io non ti dimenticherò mai." E continua la Liturgia facendoci pregare il Salmo 61/62 "Solo in Dio riposa l´anima mia...Lui solo è la mia salvezza, la mia roccia, la mia difesa, la mia speranza, il mio riparo sicuro, il mio rifugio". Il Salmo termina con questo invito: "Confida in lui, o popolo, in ogni tempo; a lui aprite il vostro cuore". Invitandoci a vivere questa esperienza di fiducia in Dio che ci ama con amore materno, di affidamento totale a lui che non si dimentica di noi e ci protegge, sempre, la Liturgia ci prepara ad ascoltare intensamente il "discorso della montagna". Il brano che oggi leggiamo, Matt.6,24-34, inizia con un´affermazione di Gesù che con estrema chiarezza chiede al suo discepolo una scelta precisa di campo: "Nessuno può servire due padroni... non potete servire Dio e la ricchezza. La parola che oggi ascoltiamo pone l´uomo moderno, che Gesù chiama ad essere suo discepolo, di fronte all´impossibilità di sfuggire alla radicalità dei problemi che toccano il senso fondamentale dell´esistenza. Può l´uomo della scienza continuare a credere, ad affidare la propria vita ad un Padre "provvidente"? Che senso ha la proposta di Gesù per l´uomo che dispone dei mezzi potenti della scienza e della tecnica, che crede nella forza del denaro, del potere, dell´immagine? La lettura attenta del Vangelo di Matteo ci mostra come la proposta di Gesù non è per nulla ingenua: egli ci chiede di ascoltare la sua parola e di lasciare che essa diventi il senso della nostra esistenza proprio nella novità dell´esperienza dell´uomo moderno. Si tratta di percorrere un cammino nuovo, che nasce dalla radicalità di una scelta, che può dare senso e luce a tutto ciò che è umano. Ma questa scelta è necessaria! A chi vuol essere suo discepolo, oggi, Gesù apre gli occhi, chiede il cuore, chiede tutto, per poter fare di lui un uomo libero per vivere tutto. Il tema centrale dell´insieme di Matteo 6,19-34, che comprende anche il brano che precede quello che oggi leggiamo, consiste nel porre il suo lettore di fronte alla possibilità di due possibili scelte esistenziali: una fondata sulla "terra", sinonimo di tenebra, servizio del denaro, inquietudine per la realtà del mondo, l´altra sul "cielo", sinonimo di luce, servizio di Dio e fiducia in lui. E Matteo guida il suo lettore ad entrare nella propria interiorità, a vedere dov´è il suo tesoro e di conseguenza dov´è il suo cuore e gli chiede il coraggio dell´onestà verso se stesso, lo invita a mettere una mente al cuore (un occhio sano che renda luminosa la vita) e di decidere: "Non si può servire Dio e la ricchezza". Oggi questo è per noi. Tutte le coppie antitetiche presentate da Matteo, cielo e terra, luce e tenebre, occhio semplice e occhio malvagio, odiare e amare, attaccarsi e disprezzare, Dio e ricchezza, mostrano la radicalità della scelta: non è possibile il compromesso. Si tratta di scelte esistenziali incompatibili: il discepolo di Cristo sceglie Lui, Lui solo, senza rimpianti. Infatti, solo l´essere "persone dalla piccola fede", impedisce di gustare l´esperienza della cura affettuosa di Dio per tutte le sue creature: scegliere Cristo significa entrare con lui nella relazione filiale con il Padre, una relazione la cui logica è la gratuità dell´Amore, opposta a quella del mondo. Alla radice di tutto ciò che esiste c´è un atto di Amore che è il senso di tutto. Chi sceglie Cristo, chi crede l´Amore, sperimenta la vita come il grande dono del Padre. Per sei volte in pochi versetti ritorna il verbo "angustiarsi", "preoccuparsi" (6,25.27.28.31.34b): è evidente quanto a Matteo interessi che la sua comunità sia il luogo dell´esperienza di persone libere dalle preoccupazioni che impediscono di vivere. Chi crede l´Amore sperimenta che la fonte da cui dipende la vita è sempre ricca e feconda. E a questo punto il discorso di Gesù si fa raffinato: la fede nell´Amore del Padre non è la fiducia passiva in una Provvidenza che deresponsabilizza, ma è una esperienza dell´essenziale, il dono d´Amore, che genera un modo nuovo di vedere, giudicare e operare. "Per questo vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita...né per il vostro corpo...": chi crede in un Padre che per amore dona la vita, ha la tranquillità e la libertà del cuore, per poter affrontare tutti i problemi senza rimanerne schiacciati. "Guardate gli uccelli del cielo...". Gesù invita a contemplare, a "vedere" la realtà, la creatura, per gustare il tesoro ricevuto, l´amore gratuito del creatore. Anche gli uccelli lavorano, cercano...ma ciò che trovano è ben oltre ciò che fanno: tutto è dono. "Guardate i gigli del campo..." In pochi testi evangelici appare con tanta semplicità la fede di Gesù e dei suoi discepoli nel Dio creatore. Dio creatore così vicino alla natura e agli uomini. Dio creatore che rende partecipi del mistero della vita gli uomini così ingrati e così "poco fiduciosi" in lui. Gli uomini (noi) che anziché mettere una mente al cuore ("giudicare" l´opera di Dio che hanno visto) preferiscono la loro "sapienza", che si rivela così limitata, come quella che anche Salomone ha voluto cercare per vie sue. Il cibo, la bevanda, il vestito, sono bisogni elementari e legittimi: il dramma dell´uomo non è di sentirli, ma di avvertirli senza fiducia e senza speranza. "Non angustiatevi..." insiste Gesù, sottolineando che il motivo dell´angoscia sta nell´essere "poco credenti". L´uomo pagano (che sta anche dentro di noi) fa di questi beni elementari l´oggetto di una ricerca inquieta, mostrando di non conoscere il Creatore, dal quale riceverebbe tutto in dono. Tutto il problema sta nel "cercare": cercare con angoscia, fuori di sé, con la paura di non trovare, o cercare con la certezza dell´Amore di un Padre che dona la vita al figlio e conosce ciò di cui egli ha bisogno? L´uomo pagano cerca ignorando l´amore del creatore, di conseguenza rischiando di fare violenza alla creazione per "impossessarsene", provocando pure ingiustizie sociali. "Non angustiatevi...il Padre vostro sa..." Gesù insiste: ma egli non parla da psicologo né da psicoanalista. Parla da figlio che sperimenta (vede, tocca, sente...) che tutta la sua esistenza gli è donata dal Padre: tutto è Amore di Dio, Creatore, Padre. Ai suoi discepoli Gesù dice di non angustiarsi, ma non come atteggiamento psicologico: è la fede, è l´esperienza radicale dell´essere amati dal Padre, che dona la vita, è l´esperienza della vita come infinito, inesauribile mistero, come Dio dentro di noi, che libera dalla paura, dall´angoscia. Il "tesoro" ci è già donato: non è da "cercare" con l´angoscia dell´irragiungibile. Ma ancora una volta, Gesù ci avverte: la fede non è passività fatalista. "Cercate anzitutto il regno di Dio e la sua giustizia... tutte queste cose vi saranno date". "Cercate": dove? Dentro di noi: nel profondo di noi stessi, nella vita nostra. Nella nostra fragilità, sotto un cumulo di macerie, scopriamo Lui, il suo Regno, la sua giustizia (è l´unico passo del Vangelo in cui si parla di "giustizia di Dio"), il suo Amore misterioso: non è facile credere. Non è facile credere l´Amore: per questo al centro del discorso della montagna c´è la preghiera, il "Padre nostro". "Cercate": a noi è chiesto di non porre ostacoli a questa nostra insaziabile sete di Lui. "Vi saranno date tutte queste cose": chi ha trovato la vita sperimenta che gli è donato tutto. La paura, l´ansia, ostacola la vita, impedisce le relazioni, distrugge la ricchezza della creazione che ci è donata. "Non preoccupatevi del domani...a ciascun giorno basta la sua pena": non è facile (ma è stupendo!), credere l´Amore e attimo per attimo gustare, costruire, dilatare gli spazi dell´Amore.

VII Domenica del tempo ordinario      notizia del 22/02/2014

La legge del taglione aveva portato uno sviluppo considerevole nel mondo dei rapporti sociali e giuridici in Israele e dintorni. Mettendo limiti al diritto - dovere della vendetta, essa rendeva più umana la giustizia. In una sorta di ‘pensiero debole´ dei rapporti, verrebbe da augurarsi che anche oggi, almeno, si rispettasse questa regola apparentemente banale e minimalista. Se si pensa al vortice di cattiveria e di violenza che si è capaci di generare dentro le famiglie per questioni di eredità o semplicemente di gelosia e di rancore, tale limite minimo alla decenza appare addirittura una conquista! Ma a qualsiasi uomo saggio risalta con evidenza che l´umanità non è fatta per questi giochi minimalisti.

VI Domenica del T.O.      notizia del 15/02/2014

Quale Dio seguiamo il Dio della Legge o il che ci ha fatto conoscere Gesù Cristo?

V DOMENICA DEL T.O.      notizia del 08/02/2014

Dopo aver proclamato le beatitudini, Gesù si rivolge ai suoi discepoli che l´hanno accolto e dice loro: "Voi siete il sale della terra" (Mt 5,13). Qual è il significato di questo sale? Da sempre nell´antichità il sale aveva il significato di quell´ingrediente, di quella cosa, di quella sostanza che conservava gli alimenti. Una volta non c´erano i frigoriferi, così gli alimenti si mettevano sotto sale e questo permetteva la loro conservazione. Da questo fatto di conservare gli alimenti, il sale passò a rappresentare quello che rende vero e valido, "che conserva, garantisce" un´alleanza. Per esempio su di un documento, per affermare la sua validità, si spargeva sopra del sale. Questo sale è diventato allora il segno della fedeltà tra Dio e il suo popolo. Nel Levitico ad esempio si legge: "Non lascerai mancare il sale (cioè la fedeltà) dell´Alleanza del tuo Dio" (Lv 2,13). Quindi il sale è quella cosa che rende valida e continua l´alleanza tra Dio e il suo popolo. Gesù nelle beatitudini ha proclamato la nuova alleanza tra Dio e il suo popolo, ebbene quelli che la accolgono, i discepoli, devono essere con il loro atteggiamento, con la loro vita, i garanti di tutto questo. Allora: chi vive le beatitudini, una vita vissuta così, è garante, "sale", segno di come si può vivere. Quando vivete così, voi siete i continuatori certi, sicuri, affidabili, del mio messaggio (il regno). Quando vivete così, come io vi propongo nelle beatitudini, coi siete il sale, i garanti, i testimoni che vivere così rende davvero e veramente felici.

La presentazione la tempio di Gesù      notizia del 01/02/2014

Domenica 2 febbraio Quando lo spirito è assonnato, non basta appartenere alla casta dei sacerdoti: la Salvezza passa e prosegue oltre. Non è osservanza, non è ritualità, non è nemmeno moralismo: è una Presenza. Mite, nascosta, quasi impercettibile agli animi distratti. Nazareno, per l´appunto: non ancora Cristo.

III DOMENICA T.O.      notizia del 25/01/2014

Gesù entra nella Galilea delle genti compiendo tre gesti molto semplici, per nulla clamorosi né roboanti, eppure pieni di luce: • innanzitutto, cammina tra le strade della sua Galilea, condividendo ciò che gli uomini vivono quotidianamente, facendosi prossimo all´uomo nelle sue infermità e malattie, fisiche, morali e sociali; • a questi uomini e donne della strada non lascia grandi messaggi, se non quello che egli è vicino ad ognuno di loro, e chiede a loro di avere uno sguardo diverso sulla vita, chiede una "conversione", un cambio di prospettiva; • propone, infine, questo cammino, ad alcuni, senza stravolgere completamente la loro vita (il vangelo ci mostra in più occasioni che i suoi discepoli continueranno a svolgere il mestiere di pescatori, pur seguendolo), ma mostrando loro che la "luce", la "gioia e la letizia" per la loro vita la trovano all´interno della loro stessa condizione di vita.

II DOMENICA del T.O.      notizia del 19/01/2014

E´ una storia andina che dice che una feroce banda di predoni scese dalle vette delle Ande, attaccarono il villaggio, portarono via tutte le ricchezze e anche un bambino. La gente del villaggio fece una squadra per andarsi a riprendere il bambino, ma era gente della pianura e non ne sapeva niente delle alte vette delle Ande. Ci provarono lo stesso: scelsero i migliori uomini e provarono a scalare le montagne. Ma non ci fu verso: dopo giorni e giorni erano ancora bloccati lì. Ad un certo punto rimasero tutti sbigottiti: la madre del bimbo era salita fino lassù, aveva - non si sa come - preso il bambino ed era tornata giù. Allora le chiesero: "Ma come hai fatto tu? Noi, in tanti, uomini forti e vigorosi, non siamo riusciti e tu sì?". E lei: "Non era vostro figlio!". Dio è come quella madre.

DOMENICA 12 GENNAIO      notizia del 11/01/2014

Nel Battesimo di Gesù ricordiamo il nostro battesimo che ci porta dalla morte alla vita

EPIFANIA DI GESU´      notizia del 05/01/2014

Oggi ci uniamo alla carovana dei cercatori di Dio. Vengono da lontano per cercare: i tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio... Uno stuolo di cammelli ti invaderà... Tutti verranno portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore. Bellissima questa processione di popoli, di cercatori, mentre la tenebra ricopre la terra, la gloria del Signore brilla su di te. Mettiamoci in cammino anche noi e non ci accada che noi, vicini, non lo incontriamo e non lo accogliamo, mentre verranno da lontano a chiederci dove è nato il Re

DOMENICA 5 GENNAIO 2014      notizia del 04/01/2014

Cinque uomini in un locale videro una donna bellissima che mangiava da sola. A tutti batteva il cuore. Il primo: "Cosa non farei per averla, per conoscerla. Ma se mi faccio avanti, chissà cosa potrebbe pensare! Manco la conosco. Penserà che sono un poco di buono e che ci provo con tutte". E lasciò stare anche se gli rimase sempre il rammarico di cosa sarebbe potuto succedere. Il secondo: "Se solo fossi bello! Se avessi qualche carta da giocarmi! Se vado lì cosa le dico? E se magari ha già un altro? E poi, io posso ambire ad una donna così? E se poi mi dice di no?". Così per non rischiare se "la mise via" perché, si giustificò, "non erano donne per lui quelle". Il terzo non vide l´ora di tornare a casa. Prese la sua chitarra e compose canzoni stupende piene di emozione, di amore e di desiderio che lei però non sentì mai. Il quarto andò a casa, telefonò agli amici e raccontò a tutti di aver visto la donna più bella del mondo e che nessuno di loro mai avrebbe potuto capire quanto bella fosse. E il quinto? Il quinto si alzò dal tavolo, le si avvicinò e chiese di sedersi vicino. La donna gli disse di sì e quella sera rimasero insieme, ma anche quella successiva e anche quella successiva ancora e per tutte le sere della vita. Riassumiamo allora: Dio ha un progetto, che cioè la vita sia il motore degli uomini.

1 GENNAIO 2014      notizia del 31/12/2013

MARIA MADRE DI DIO Vangelo: Lc 2,16-21 Dalla tenerezza della Madre di Dio, Maria Santissima, nasce la pace per tutti, perché Maria, per opera dello Spirito Santo, ha dato al mondo il principe della pace, Gesù redentore dell´umanità. In questo primo giorno dell´anno due sono i temi della liturgia con la quale diamo il primo passo nell´anno nuovo, appena iniziato: Maria, Madre di Dio e la Giornata Mondiale della Pace, in termini progressivi è la 47esima. Nel riflettere e meditare sulle due tematiche, iniziamo dalla prima e più importante celebrazione della Giornata odierna, che è la Madre di Dio, la Regina della Pace. La Chiesa, infatti, seguendo una antica tradizione, consacra il primo giorno dell´anno civile alla Vergine Maria, chiamandola con il titolo sorprendente di: "Madre di Dio". Meditando sul mistero del Dio fatto uomo, la Chiesa è arrivata, dopo secoli, a riconoscere che la madre di Cristo può anche essere chiamata, a pieno titolo, "Madre di Dio". Fu il Concilio di Efeso, nell´Asia Minore, nell´anno 431 a proclamare questa verità di fede. La proclamazione di questo dogma mariano fu accolto con entusiasmo dal popolo cristiano. Questo titolo ha una sua importanza teologica, spirituale e pastorale, anche se questo titolo non lo troviamo scritto nei Vangeli o nel Nuovo Testamento più in generale. Nei vangeli, infatti, la più normale ed accreditata espressone "la Madre di Gesù", dice tutta la verità sulla figura e la missione di Maria nei confronti di Gesù, Figlio di Dio e della Chiesa. Il Concilio Vaticano II, nella Costituzione dogmatica Lumen Gentium, ha dedicato il settimo capitolo alla Madonna. In esso leggiamo: "Volendo Dio misericordiosissimo e sapientissimo compiere la redenzione del mondo, «quando venne la pienezza dei tempi, mandò il suo Figlio, nato da una donna... per fare di noi dei figli adottivi» (Gal 4,4-5), «Egli per noi uomini e per la nostra salvezza è disceso dal cielo e si è incarnato per opera dello Spirito Santo da Maria vergine». Questo divino mistero di salvezza ci è rivelato e si continua nella Chiesa, che il Signore ha costituita quale suo corpo e nella quale i fedeli, aderendo a Cristo capo e in comunione con tutti i suoi santi, devono pure venerare la memoria «innanzi tutto della gloriosa sempre vergine Maria, madre del Dio e Signore nostro Gesù Cristo». Infatti Maria vergine, la quale all´annunzio dell´angelo accolse nel cuore e nel corpo il Verbo di Dio e portò la vita al mondo, è riconosciuta e onorata come vera madre di Dio e Redentore. Redenta in modo eminente in vista dei meriti del Figlio suo e a lui unita da uno stretto e indissolubile vincolo, è insignita del sommo ufficio e dignità di madre del Figlio di Dio, ed è perciò figlia prediletta del Padre e tempio dello Spirito Santo; per il quale dono di grazia eccezionale precede di gran lunga tutte le altre creature, celesti e terrestri. Insieme però, quale discendente di Adamo, è congiunta con tutti gli uomini bisognosi di salvezza; anzi, è «veramente madre delle membra (di Cristo)... perché cooperò con la carità alla nascita dei fedeli della Chiesa, i quali di quel capo sono le membra». Per questo è anche riconosciuta quale sovreminente e del tutto singolare membro della Chiesa, figura ed eccellentissimo modello per essa nella fede e nella carità; e la Chiesa cattolica, istruita dallo Spirito Santo, con affetto di pietà filiale la venera come madre amatissima. (LG, nn.52-53). L´altro argomento odierno è la Giornata mondiale della pace e per la ricorrenza Papa Francesco ha scritto ed inviato a tutti gli uomini di buona volontà il suo primo messaggio da Vescovo di Roma per tale giornata speciale, sul tema "La fraternità, fondamento e via della pace", nel quale leggiamo testualmente: "La fraternità ha bisogno di essere scoperta, amata, sperimentata, annunciata e testimoniata. Ma è solo l´amore donato da Dio che ci consente di accogliere e di vivere pienamente la fraternità.... Maria, la Madre di Gesù, ci aiuti a comprendere e a vivere tutti i giorni la fraternità che sgorga dal cuore del suo Figlio, per portare pace ad ogni uomo su questa nostra amata terra". Questa pace, trova le sue motivazioni più profonde nel mistero della divina rivelazione e redenzione. Nella prima lettura di oggi, ci giungono alle nostre orecchie per essere assimilate, le parole del Libro dei Numeri: è la celebre preghiera di benedizione del popolo d´Israele, il cui nucleo centrale dell´orazione è appunto la pace che viene da Dio. Una pace luminosa, senza ostacoli e senza alcuna macchia ed imperfezione, in quanto è nel cuore stesso di Dio questa pace che Egli dona al mondo ed al genere umano. Nella seconda lettura di oggi, tratta dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati, il tema della pace è incentrato sulla venuta di Cristo sulla terra, nella pienezza dei tempi, come è definita la stagione in cui il Cristo è stato con nella sua umanità e divinità, congiunte nell´unità della sua persona. In questo tempo di grazia, dalla nascita, attraverso la sua passione, morte e risurrezione, Gesù Cristo ha rivelato il vero volto di Dio, che è quello della misericordia e del perdono. Ed infine il brano del Vangelo secondo Luca, in cui si rivivono i momenti più belli della nascita del messia. Stupirsi delle meraviglie che il Signore compie ogni giorno della nostra vita: stupenda è l´opera della creazione, più stupenda è l´opera della Redenzione. E davanti al Redentore dell´uomo, Gesù Bambino, concepito nel grembo verginale di Maria, lo stupore e la meraviglia, trovano la vera ragion d´essere e la motivazione più profonda per continuare a meravigliarsi di quanto abbiamo avuto, abbiamo ed avremo dalle mani sapienti del Creatore e dalla Incarnazione, Passione, Morte e Risurrezione del Redentore. E con la preghiera della Colletta di questa solennità della Madre di Dio, ci rivolgiamo a Maria in questo primo giorno dell´anno 2014, che il Signore ci dona per fare il bene e camminare nella perfezione della carità verso Dio e verso i fratelli, avendo come modello di vita la tenerezza e la dolcezza della Regina della Pace: "Padre buono, che in Maria, vergine e madre, benedetta fra tutte le donne, hai stabilito la dimora del tuo Verbo fatto uomo tra noi, donaci il tuo Spirito, perché tutta la nostra vita nel segno della tua benedizione si renda disponibile ad accogliere il tuo dono".

TE DEUM      notizia del 31/12/2013

Noi ti lodiamo, Dio * ti proclamiamo Signore. O eterno Padre, * tutta la terra ti adora. A te cantano gli angeli * e tutte le potenze dei cieli: Santo, Santo, Santo * il Signore Dio dell´universo. I cieli e la terra * sono pieni della tua gloria. Ti acclama il coro degli apostoli * e la candida schiera dei martiri; le voci dei profeti si uniscono nella tua lode; * la santa Chiesa proclama la tua gloria, adora il tuo unico figlio, * e lo Spirito Santo Paraclito. O Cristo, re della gloria, * eterno Figlio del Padre, tu nascesti dalla Vergine Madre * per la salvezza dell´uomo. Vincitore della morte, * hai aperto ai credenti il regno dei cieli. Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre. * Verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi. Soccorri i tuoi figli, Signore, * che hai redento col tuo sangue prezioso. Accoglici nella tua gloria * nell´assemblea dei santi. Salva il tuo popolo, Signore, * guida e proteggi i tuoi figli. Ogni giorno ti benediciamo, * lodiamo il tuo nome per sempre. Degnati oggi, Signore, * di custodirci senza peccato. Sia sempre con noi la tua misericordia: * in te abbiamo sperato. Pietà di noi, Signore, * pietà di noi. Tu sei la nostra speranza, * non saremo confusi in eterno.

DOMENICA 29 DICEMBRE      notizia del 28/12/2013

quando mi raccontano certe esperienze dolorose, certe storie, solitudini, traumi, allora piango con loro e sento, almeno un po´, la loro sofferenza. Tutto questo mi fa sentire vivo; mi fa sentire un mare e non uno stagno, dove a volte c´è anche tempesta ma dove c´è tanta vita. Tutto questo mi fa ringraziare la vita e mi fa essere grato per essere al mondo, e a questo mondo. Se ascoltassi il mio Erode che mi dice: "Un prete non deve far vedere che piange; sii forte; non ti far vedere debole tu che sei il conduttore; che figura ci fai?" allora soffocherei il mio bambino, mi verrebbe un nodo alla gola e diventerei insensibile. Chi soffoca il pianto diventa (è scientificamente provato!) insensibile. Il mio bambino è la mia parte che sa amare del tutto, completamente, che si dà senza trattenere niente.

24 dicembre      notizia del 24/12/2013

Ricordando che la SS. Messa della Natività di Gesù è alle h.24.00...vi lascio con questa storiella....ognuno l´applichi alla sua vita: per vivere il Natale anche nella quotidianità e sapendo che i figli imparano più dagli esempi che dai fiumi di parole...Ma questo vale anche in ogni rapporto d´amore Lo so che tu mi vuoi bene, ma se invece di spiegarmi che non c´è nessuno qui fuori al buio, se tu mi tenessi la mano io non avrei paura e camminerei... Lo so che tu mi vuoi bene, ma se invece di dirmi quanto fanno e lavorano il papà e la mamma per me, mi abbracciassi e mi stringessi forte forte al tuo petto, io sentirei tutto questo... Lo so che tu mi vuoi bene, ma se invece di pulire sempre la casa e di tenerla sempre in ordine tu mi prendessi con le tue grandi mani e mi baciassi, io davvero sentirei che sono importante per te... Lo so che tu mi ami, ma se invece di urlarmi sempre o di riprendermi sempre per il mio bene, mi guardassi e mi sorridessi, e ti vedessi qualche volta piangere di gioia, allora saprei che mi vuoi bene... Lo so che tu mi ami, ma se invece di dirmi che la nostra famiglia è felice, perfetta e buona, io vedessi te e il papà darvi un abbraccio, prendervi per mano o darvi un bacio, io saprei che qui regna l´amore... Lo so che tu mi ami, ma se invece di dirmi tante parole o di farmi tanti discorsi, tu semplicemente mi accarezzassi, io ti sentirei vicina e questo è tutto ciò che cerco. Dio si è incarnato. Dio è carne!

IV Domenica di Avvento      notizia del 22/12/2013

Vangelo: Mt 1,18-24 La vita - ogni vita - inizia con un sogno e termina con un sogno. Inizia con un sogno d´amore tra due persone, che sognano qualcosa che di certo ci sarà, anche se non si sa come e quando; e termina con un individuo che, da solo, sogna qualcosa che ancora non c´è e che anche quando ci sarà, non si può certo sapere come sarà. Sognare è un´incertezza, perché significa pensare l´incerto immaginandoci che sia certo; ed è pure un rischio, perché comporta investire idee e pensieri su qualcosa che è l´esatto contrario del pensiero, in quanto frutto dell´immaginario. Sognare vuol dire permettersi di tutto, anche e soprattutto ciò che sappiamo realisticamente di non poterci permettere. Tant´è, sognare non costa nulla, e spesso non fa nemmeno perdere tempo, perché - dicono - dura pochi istanti e in genere avviene mentre siamo inattivi, nel sonno. La vita inizia e termina con un sogno. Ma in realtà, tutta la vita è un sogno, a dispetto di quanto solitamente pensiamo e diciamo, ossia che nella vita occorre essere molto realisti e poco sognatori, perché sognando e fantasticando non si costruisce nulla, si perde solo tempo, e si rimane con un pugno di mosche in mano: a un certo punto, bisogna smettere di sognare, bisogna rimboccarsi le maniche e costruire qualcosa di serio, richiudendo con tanto sano realismo i sogni irrealizzabili nel loro proverbiale cassetto. No, non è possibile: non si può smettere di sognare! Ci hanno tolto tutto, la crisi ci ha lasciato "in braghe di tela", in alcuni casi ci è rimasto il minimo indispensabile... Ci hanno tassato tutto, hanno fiscalizzato tutto, forse ci hanno davvero tolto tutto, ma non ci hanno tolto la capacità di sognare. Sognare non è fantasticare; sognare non è perdere tempo dietro a false chimere o intraprendere voli pindarici che non hanno capo né coda; sognare non è segno di accidia o di passività. Sognare è andare oltre. Sognare è conservare dentro di sé la capacità di stupirsi, di meravigliarsi, di lasciarsi sconvolgere (positivamente e no) dalla vita, di capire che la vita non è solo un sogno, ma sono mille sogni, mille percorsi che ci spostano da una parte all´altra di quel tempo e di quello spazio che la nostra storia occupa immeritatamente, per grazia, in risposta - appunto - a un sogno che le ha dato il via.La vita inizia e termina con un sogno. Anche la vita di Dio inizia e termina con un sogno. La vita di Dio, quella che per noi è storia di salvezza, termina con il sogno di quel Paradiso che all´inizio ci era stato dato e che poi, sognando di andare oltre, abbiamo perso. E la storia della salvezza, che ci fa ritrovare la strada verso il Paradiso, inizia - pensate un po´ - con un sogno; il sogno di un uomo "giusto", di nome Giuseppe, retto, onesto, laborioso, che sogna di potersi costruire una vita, una professione, una casa, una vita di coppia, una famiglia, un lavoro per i propri figli. E a forza di sognare, ce la fa. Poi arriva qualcun altro a sognare per lui, e a sognare - ahimè! - in modo un po´ diverso dal suo. Sogna per lui una paternità strana, una paternità che non viene da lui, alla quale però deve dare un nome e una discendenza; sogna per lui una moglie chiacchierata da tutti perché rimasta incinta senza sapere bene come e che per questo meriterebbe la lapidazione; sogna per lui un figlio "generato dallo Spirito Santo", a cui dovrà dare un nome che non esiste nella sua parentela (immaginiamoci le critiche dei suoi...), e che in virtù di quel nome salverà il suo popolo addirittura dai suoi peccati. E la vita di Dio sognerà per lui che questo figlio dovrà nascere a 150 chilometri da casa, e non certo in una clinica privata. Sognerà per lui che alla sua nascita giungeranno a complimentarsi con lui non i suoi parenti, ma un gruppo di semplici pastori avvisati da schiere di angeli (un sogno anche questo?), e anche alcuni sapienti venuti da lontano avvisati (in sogno?) da una stella nel cielo. Dio sogna per lui che quella terra così familiare di colpo diviene ostile, perché i potenti della terra si sono sognati (letteralmente sognati) che suo figlio, a soli due anni, è pericoloso e va eliminato, per cui va portato via di là; e poi sognerà che tutto è terminato, perché i potenti sono morti (anche questo è un sogno...), e che si può tornare a vivere in pace, con la propria sposa, a casa, a Nazareth, nella sua bottega di falegname. In pace...per modo di dire, perché poi la prima volta che porta suo figlio in viaggio a Gerusalemme per la Pasqua, Dio sogna per lui qualcosa di diverso dal semplice operaio artigiano, e guai a chi fiata... Poi il sogno di Dio continua, forse - stando al silenzio dei Vangeli - senza più lui presente. Ma, chissà, a quel punto non ce n´era più bisogno: la vita di Dio lo aveva fatto talmente sognare da aver portato a compimento, per lui, il sogno più grande della vita del giusto, quello di fare la volontà di Dio. La vita inizia, prosegue e termina con un sogno, è proprio il caso di dirlo: perché Dio ci ha salvati così, con il sogno di un uomo. Forse, allora, saranno proprio i nostri sogni a salvarci

III Domenica di Avvento      notizia del 14/12/2013

E´ la domenica della gioia; tutto l´avvento è tempo di attesa, di implorazione, di speranza, di affidamento, di gioia. Come ci viene presentata questa gioia dalla parola di Dio? "Rallegratevi sempre nel Signore, ve lo ripeto, rallegratevi - dice S. Paolo - il Signore è vicino!" Il profeta Isaia indica al popolo di Israele la fonte della vera gioia: Dio che interviene e salva il suo popolo dopo un lungo periodo difficile di schiavitù. Anche la natura prende parte a questa gioia. Sentite che espressioni: "Si rallegri il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa. Tutti vedranno la gloria del Signore e la magnificenza del nostro Dio. Dite agli smarriti di cuore: coraggio, non temete! Ecco il vostro Dio, Egli viene a salvarvi". "Lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto". Per aprirmi alla gioia ho bisogno di essere povero, di spirito e anche materialmente. Proviamo a pensare dove si festeggia il Natale, senza nessuna di tutte quelle cose che abbiamo noi o che cerchiamo. Il Salmo poi descrive tutta la misericordia di Dio verso i bisognosi e gli emarginati: è un inno di lode alla Provvidenza del Signore. "Il Signore è fedele, rende giustizia agli oppressi, dà il pane agli affamati, libera i prigionieri. Ridona la vista ai ciechi, rialza chi è caduto, ama i giusti, protegge gli stranieri. Egli sostiene l´orfano e la vedova, regna per sempre di generazione in generazione." Queste espressioni le ritroveremo nel vangelo. Gesù opera tanti miracoli, che sono il segno della sua bontà, della sua tenerezza, del suo amore, della sua salvezza per sempre. Quando Giovanni Battista manda i suoi discepoli a chiedere, "se è Lui, Gesù, il Messia oppure dobbiamo aspettare un altro". Gesù risponde: "Riferite a Giovanni che tutte le promesse di Dio si stanno realizzando. "I ciechi acquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo". E poi pronuncia il grande elogio su Giovanni Battista. I segni ci sono: si tratta di aprire gli occhi, di saperli vedere, di capire che sono i segni della presenza del Signore. Il Salvatore è in mezzo a noi. Gesù elenca i segni messianici profetizzati da Isaia ed è come se mandasse a dire a suo cugino: "Guardati intorno, Giovanni". Anche noi possiamo guardarci intorno e riconoscere i segni della presenza di Dio: quanti amici hanno incontrato Dio, gente disperata che ha convertito il proprio cuore, persone sfregiate dal dolore che hanno imparato a perdonare, fratelli accecati dall´invidia, dalla cattiveria o dagli interessi che hanno cambiato completamente e sono diventati gioia e bene e amore per tenti. "Guarda, Giovanni, guarda i segni della vittoria silenziosa della venuta del Messia". Ciascuno di noi se ci pensa può dire: "Anch´io li ho visti, quei segni. Anch´io ho visto la forza dirompente del Vangelo, persone cambiare, guarire, vedere. Anch´io ho visto nelle pieghe del nostro mondo corrotto e inquieto gesti di totale gratuità, vite consumate nel dono e nella speranza, apertura di fraternità in gente che era chiusa ed egoista. Ho visto tanti segni del Regno. Che sia questo un problema nostro? Una miopia interiore che ci impedisce di godere della nascosta e sottile presenza di Dio? Prepararsi al Natale significa, allora, convertire lo sguardo, accorgersi che il Regno avanza, è presente, che io posso renderlo presente". Impariamo a riconoscere i segni della presenza di Dio, alziamo lo sguardo, apriamoci alla bellezza e alla gioia del bene che il Signore opera attraverso tante persone. Un racconto significativo: Un giorno Giulia ricevette un fresco mazzo di fiori in ufficio. Stupita, visto che non ricorreva nessun anniversario in quel giorno, né il suo compleanno, né nessun´altra ricorrenza da festeggiare, cominciò a chiedersi chi gliel´avesse mandato... ripercorse mentalmente tutte le persone che le volevano bene, o a cui aveva fatto un favore. Nulla. Tutto il giorno scrutò volto per volto, dai suoi genitori ai colleghi d´ufficio, cercando di svelare il mistero, ma non riuscì a trovare una ragione sufficiente per un gesto del genere. Giunta la sera, quand´era rientrata a casa, squillò il telefono. Era Carla, sua amica d´infanzia. Disse "I fiori te li ho mandati io, dopo averti visto così depressa ieri. Senza biglietto, così che tu passassi la giornata a pensare a quante persone ti vogliono bene e avrebbero potuto mandarteli. So per certo che questo ti ha cambiato l´umore!".

8 dicembre      notizia del 07/12/2013

L’Immacolata Concezione è un dogma cattolico proclamato dal Beato Pio IX (Giovanni Maria Mastai Ferretti, 1846-1878), l’8 dicembre 1854, con la Bolla “Ineffabilis Deus” che sancisce come la Vergine Maria sia stata preservata immune dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento: «(…) affermiamo e definiamo rivelata da Dio la dottrina che sostiene che la beatissima Vergine Maria fu preservata, per particolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, immune da ogni macchia di peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento, e ciò deve pertanto essere oggetto di fede certo ed immutabile per tutti i fedeli». Ma la storia della devozione per Maria Immacolata è molto più antica. Precede di secoli, anzi di millenni, la proclamazione del dogma che, come sempre, non ha introdotto una novità, ma ha semplicemente coronato una lunghissima tradizione. Già i Padri della Chiesa d’Oriente, nell’esaltare la Madre di Dio, avevano avuto espressioni che la ponevano al di sopra del peccato originale. L’avevano chiamata: “Intemerata, incolpata (nel senso di “senza colpa”), bellezza dell’innocenza, più pura degli Angeli, giglio purissimo, nube più splendida del sole, immacolata”. In Occidente, però, la teoria dell’immacolatezza trovò una forte resistenza, non per avversione alla Madonna, che restava la più sublime delle creature, ma per mantenere salda la dottrina della Redenzione, operata soltanto in virtù del sacrificio di Gesù. Se Maria fosse stata immacolata, se cioè fosse stata concepita da Dio al di fuori della legge del peccato originale, comune a tutti i figli di Eva, Ella non avrebbe avuto bisogno della Redenzione, e questa dunque non si poteva più dire universale. L’eccezione, in questo caso, non confermava la regola, ma la distruggeva. Il francescano Giovanni Duns, detto Scoto perché nativo della Scozia, e chiamato il “Dottor Sottile”, riuscì a superare questo scoglio dottrinale con una sottile ma convincente distinzione. Anche la Madonna era stata redenta da Gesù, ma con una Redenzione preventiva, prima e fuori del tempo. Ella fu preservata dal peccato originale in previsione dei meriti del suo figlio divino. Ciò conveniva, era possibile, e dunque fu fatto. Giovanni Duns Scoto morì sui primi del ’300. Dopo di lui, la dottrina dell’Immacolata fece grandi progressi, e la sua devozione si diffuse sempre di più. Dal 1476, la festa della Immacolata Concezione di Maria venne introdotta nel Calendario romano. Nel 1830, la Vergine apparve (Rue du Bac a Parigi) a Santa Caterina Labouré chiedendo di far coniare una medaglia chiamata, in seguito, “medaglia miracolosa” con l’immagine dell’Immacolata incorniciata dalla scritta «O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi » (Originale: «Ô Marie conçue sans peché priez pour nous qui avons recours à Vous»). Questa medaglia suscitò un’intensa devozione; molti Vescovi chiesero a Roma la definizione di quel dogma che ormai era nel cuore di quasi tutti i cristiani. Così, l’8 dicembre 1854, il Beato Pio IX proclamava Maria esente dal peccato originale, tutta pura, cioè Immacolata: fu un atto di grande fede e di estremo coraggio che suscitò gioia tra i fedeli della Madonna ma indignazione tra i nemici del Cristianesimo in quanto il dogma dell’Immacolata era una diretta smentita dei naturalisti e dei materialisti. Quattro anni dopo, le apparizioni di Lourdes apparvero una prodigiosa conferma del dogma che aveva proclamato la Vergine “tutta bella”, “piena di grazia” e priva di ogni macchia del peccato originale. Una conferma che sembrò un ringraziamento, per l’abbondanza di grazie che dal cuore dell’Immacolata piovvero sull’umanità. E dalla devozione per l’Immacolata ottenne immediata diffusione, in Italia, il nome femminile di Concetta, in Spagna quello di Concepción: un nome che ripete l’attributo più alto di Maria, “sine labe originali concepta”, cioè concepita senza macchia di peccato e, perciò, Immacolata.

I DOMENICA DI AVVENTO      notizia del 30/11/2013

Lasciarci sorprendere...meravigliare dall´agire di Dio nella storia

DOMENICA 24 NOVEMBRE      notizia del 22/11/2013

Vangelo: Lc 23,35-43 Sta morendo e lo derido­no tutti, lo prendono in giro: «guardatelo, il re!» Sono scandalizzati i devoti, gli uomini religiosi: ma che Dio è questo che lascia morire il suo eletto? Si scandalizzano i sol­dati, gli uomini forti: se sei il re usa la forza! «Salva, salva, salva te stesso!» per tre volte. C´è forse qualcosa che vale più di aver salva la vita? Sì. Qualcosa vale di più: l´amore vale più della vita. E appare un re giustiziato, ma non vinto; un re con una de­risoria corona di spine che muore ostinatamente aman­do; un re che noi possiamo ri­fiutare, ma che non potrà mai più rifiutare noi. E gli si accostavano per dargli da bere aceto. Il vino nella Bib­bia è il simbolo dell´amore, l´aceto è il suo contrario, il simbolo dell´odio. Tutti odia­no quell´uomo, lo rigettano. Di che cosa hanno bisogno questi che uccidono e deri­dono e odiano il loro re? Di u­na condanna definitiva, del­la pena di morte? No, hanno bisogno di un supplemento d´amore. E Dio si mette in gio­co, si gioca il tutto per tutto per conquistare l´uomo. C´è un malfattore, uno almeno che intuisce e usa una e­spressione rivelatrice: non ve­di che anche lui è nella stessa nostra pena... Dio nel nostro patire, Dio sulla stessa croce dell´uomo, Dio vicinissimo nella passione di ogni uomo. Che entra nella morte perché là va ogni suo figlio. Perché il primo dovere di chi ama è di essere con l´amato. Costui non ha fatto nulla di male. Che bella definizione di Gesù, nitida semplice perfet­ta: niente di male, per nessu­no, mai, solo bene, tutto be­ne. E si preoccupa fino all´ul­timo non di sé ma di chi gli muore accanto. Che gli si ag­grappa: Ricordati di me quan­do sarai nel tuo regno. E Gesù non si ricorda, fa molto di più, lo porta con sé, se lo carica sulle spalle come fa il pastore con la pecora perduta e ritro­vata, per riportarla a casa, nel regno: sarai con me! E mentre la logica della nostra storia sembra avanzare per esclu­sioni, per separazioni, per re­spingimenti alle frontiere, il Regno di Dio avanza per in­clusioni, per abbracci, per ac­coglienza. Non ha nessun merito da vantare questo malfattore. Ma Dio non guarda ai meriti. Non ha virtù da presentare questo ladro. Ma Dio non guarda alle virtù. Guarda alla povertà, al bisogno, come un padre o una madre guardano al dolore e alle necessità del fi­glio. Sarai con me: la salvezza è un regalo, non un merito. E se il primo che entra in paradiso è quest´uomo dalla vita sba­gliata, che però sa aggrappar­si al crocifisso amore, allora le porte del cielo resteranno spalancate per sempre per tutti quelli che riconoscono Gesù come loro compagno d´amore e di pena, qualun­que sia il loro passato: è que­sta la Buona Notizia di Gesù Cristo.

XXXIII Domenica del tempo ordinario      notizia del 16/11/2013

Non tutte le crisi vengono per nuocere Lc 21,5-19 I momenti di crisi sono, in genere, i momenti più difficili da affrontare, sia a livello storico che a livello sociale che a livello personale. La storia ha vissuto parecchi momenti di crisi. E molti sono stati catastrofici. Alcuni di questi eventi ci fanno rabbrividire al solo vederne le immagini nei documentari o al sentirne il racconto dai testimoni diretti, e chissà che cosa avrà significato viverli di persona. Credo che non possiamo neppure immaginare la drammaticità di determinati periodi della storia, anche ora che nella società e nel nostro piccolo stiamo vivendo momenti certo non facili. Questa crisi che sembra non finire mai e che miete vittime ogni giorno, sia in modo figurato, cioè economicamente, sia - purtroppo - in modo reale, ci ha aiutato a comprendere che il dramma non è mai lontano da noi; sta appena fuori dalla nostra porta di casa, anzi a volte sta pure nelle nostre case, di noi che mai avremmo pensato di vivere momenti di crisi, di noi che siamo sempre stati bene, di noi a cui non è mai mancato nulla, di noi che non sappiamo cosa sia il male di vivere perché non abbiamo mai avuto "buon tempo"... e invece che ora il tempo l´abbiamo, facciamo talmente difficoltà a gestircelo che andiamo, appunto, in crisi... È quella crisi che parte da fuori, arriva dentro di noi e diviene "male di vivere", noia esistenziale, rottura e disfacimento di tutto quello che hai dentro, depressione... Siamo almeno fortunati - ma è proprio così? E fino a quando? - che ancora la violenza della natura non ci colpisce come in altre parti del mondo, "fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo", come li chiama il Vangelo, perché altrimenti penseremmo davvero che sia giunto l´inizio della fine. Ma la fine non è un momento puntuale della storia o della nostra vicenda umana. La fine è un cammino cui siamo inesorabilmente avviati dalla Creazione a oggi e che si costruisce giorno per giorno, attraverso le vicende tristi e dolorose della storia ma anche attraverso i molti segni di speranza. Il Vangelo ci narra momenti di crisi e di catastrofi perché era ciò che l´evangelista aveva davanti agli occhi in occasione della distruzione di Gerusalemme nel 70 dopo Cristo: ma questo potremmo applicarlo ad ogni epoca storica marcata da particolari momenti critici anche da un punto di vista sociale. Eppure, allora come oggi, i momenti di crisi non vengono solo per distruggere, o fare del male, o annientare, o accelerare il processo della storia verso la sua fine: vengono quasi certamente anche per crescere. Dio usa i momenti di crisi (storici, sociali, personali) per "dissodare" il terreno dell´umanità e della nostra vicenda personale, per "ararci", per smuovere la terra in vista di una semina piena di speranza. È naturale, e forse è pure giusto, che i momenti di crisi ci facciano male, ci segnino nel profondo, ma questa è la condizione ineludibile perché possiamo portare frutto. Del resto, la crisi che stiamo vivendo ce l´ha insegnato: privandoci di ciò che prima avevamo - e magari l´avevamo in abbondanza - la vita ci ha costretti ad "ingegnarci", ad adattarci a fare lavori che non conoscevamo e che rischiavamo di dimenticare, a risparmiare e quindi a diventare più accorti e saggi. Certo, l´abbiamo vissuta come una sconfitta sociale e personale, ma se guardiamo con onestà dentro e fuori di noi ci accorgiamo pure del bene che, in maniera molto particolare, quasi strana, la crisi è stata per molti, se non per tutti. Forse la comprensione di tutto questo non è affidata all´attualità o a questo determinato momento storico, così come la distruzione di Gerusalemme di cui ci parla il Vangelo non poté essere compresa dai sopravvissuti dell´epoca. "Non è subito la fine", disse allora il Signore, perché la comunità dei credenti comprendesse che la fine, o meglio il compimento della storia, è affidato a qualcun altro più grande delle nostre vicende storiche o personali. A noi è chiesta la virtù della perseveranza, ci dice il Signore, ossia quella costanza che non è sopportazione ingenua o passiva di ogni tipo di sofferenza, d´insulto o di vessazione, tant´è, verrà il Signore a liberarci (è ciò che Paolo cerca di combattere nell´atteggiamento dei Tessalonicesi); si tratta bensì di una resistenza attiva, viva, forte, che si basa su alcuni punti fermi, alcune "certezze", che il Signore ci descrive anche nel brano di oggi. Innanzitutto, il momento della prova è "occasione di dare testimonianza". Nel momento della crisi, quando l´umanità o anche solo le persone che vivono accanto a noi si trovano smarrite e confuse, è l´occasione giusta per dimostrare la virtù della solidarietà, della vicinanza, della compassione, con la quale possiamo dare una testimonianza di fede molto più grande di tanti discorsi o di tanti gesti devozionali. Una crisi come quella che sta vivendo una popolazione colpita da calamità naturale chiama in particolare noi cristiani a dare testimonianza della vicinanza di Dio a coloro che soffrono attraverso la nostra solidarietà. Il Signore, poi ci assicura che ci darà "parola e sapienza": è ciò che dicevo quando parlavo di come i momenti di crisi ci stimolino a ingegnarci a trovare delle soluzioni, a uscire da noi stessi, a rimetterci in relazione con gli altri, a dialogare (la parola) e a capire quali opportunità abbiamo (la sapienza). Anche questo, che potrebbe sembrare opportunismo, è senza dubbio frutto della perseveranza che salva. Infine, "nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto": non è certo una promessa di intoccabilità o di immortalità da superuomini. Poco prima, infatti, il Signore ci dice che possiamo - come è normale - anche rischiare di subire danni, e che - come avviene - la nostra stessa vita può essere in pericolo, in occasione di un forte momento di crisi. Ma nulla, nemmeno il più piccolo e insignificante minuto della nostra vita, nemmeno l´elemento più piccolo della nostra persona, come un capello del nostro capo, sarà stato inutile, senza significato, vano, e quindi degno di essere perduto o gettato. Di noi e della nostra vita, nulla è sprecato, ancor meno nei momenti di difficoltà. Si tratta di capire a fondo che Dio non ci lascia soli, e che è sempre con noi nel cammino della vita. Come ci dice il Vangelo, alla sua conclusione, perché possiamo sperimentare la salvezza è davvero una questione di attiva perseveranza; questione, in definitiva, di fede.

 
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-------------------------- 27/02/2016

DOMENICA 28 febbraio

-------------------------- 20/02/2016

UNITALSI

-------------------------- 20/02/2016

DOMENICA 21 FEBBRAIO 2016

-------------------------- 10/02/2016

mercoledì delle ceneri : 10 febbraio

-------------------------- 06/02/2016

domenica 7 febbraio 2016

-------------------------- 02/02/2016

2 febbraio 2016

-------------------------- 30/01/2016

Domenica 31 gennaio 2016

-------------------------- 24/01/2016

giubileo parrocchiale

-------------------------- 23/01/2016

Domenica 24 gennaio 2016

-------------------------- 16/01/2016

DOMENICA 17 GENNAIO 2016

-------------------------- 11/01/2016

corso matrimoniale

-------------------------- 09/01/2016

DOMENICA 10 GENNAIO 2016

-------------------------- 05/01/2016

Epifania di Gesù

-------------------------- 02/01/2016

DOMENICA 03 GENNAIO 2016

-------------------------- 01/01/2016

1 gennaio 2016

-------------------------- 26/12/2015

DOMENICA 27 DICEMBRE

-------------------------- 25/12/2015

25 Dicembre 2015

-------------------------- 24/12/2015

NOTTE DI NATALE

-------------------------- 19/12/2015

DOMENICA 20 DICEMBRE 2015

-------------------------- 12/12/2015

DOMENICA 13 DICEMBRE 2015

-------------------------- 07/12/2015

Immacolata concezione

-------------------------- 05/12/2015

domenica 6 dicembre 2015

-------------------------- 28/11/2015

Domenica 29 novembre 2015

-------------------------- 21/11/2015

DOMENICA 22 NOVEMBRE 2015

-------------------------- 14/11/2015

DOMENICA 15 NOVEMBRE 2015

-------------------------- 07/11/2015

DOMENICA 8 novembre 2015

-------------------------- 04/11/2015

4 novembre 2015

-------------------------- 01/11/2015

lunedì 2 novembre

-------------------------- 31/10/2015

INDULGENZA PLENARIA

-------------------------- 31/10/2015

TUTTI SANTI--Solennità 1/11/2015

-------------------------- 25/10/2015

domenica 25 ottobre

-------------------------- 17/10/2015

GIORNATA MONDIALE MISSIONARIA

-------------------------- 17/10/2015

DOMENICA 18 ottobre

-------------------------- 10/10/2015

Domenica 11 Ottobre 2105

-------------------------- 04/10/2015

Domenica 04 ottobre 2015

-------------------------- 26/09/2015

GIORNATA DEL CICLAMINO

-------------------------- 26/09/2015

Domenica 27 settembre

-------------------------- 19/09/2015

Domenica 20 settembre

-------------------------- 16/09/2015

corso per matrimonio

-------------------------- 12/09/2015

domenica 13 settembre 2015

-------------------------- 05/09/2015

DOMENICA 6 SETTEMBRE 2015

-------------------------- 29/08/2015

Domenica 30 agosto 2015

-------------------------- 22/08/2015

domenica 23 agosto 2015

-------------------------- 15/08/2015

S.Maria Assunta in Cielo

-------------------------- 15/08/2015

domenica 16 agosto 2015

-------------------------- 09/08/2015

domenica 9 agosto 2015

-------------------------- 01/08/2015

domenica 2 agosto

-------------------------- 25/07/2015

Domenica 26 luglio 2015

-------------------------- 18/07/2015

domenica 19 luglio 2015

-------------------------- 11/07/2015

Domenica 12 luglio 2015

-------------------------- 05/07/2015

DOMENICA 05 LUGLIO 2015

-------------------------- 27/06/2015

DOMENICA 28 GIUGNO 2015

-------------------------- 06/06/2015

Domenica 7 Giugno: Corpus Domnini

-------------------------- 30/05/2015

DOMENICA 31 Maggio

-------------------------- 23/05/2015

pentecoste

-------------------------- 16/05/2015

ASCENSIONE DI GESU´

-------------------------- 09/05/2015

Domenica 10 maggio 2015

-------------------------- 02/05/2015

Domenica 3 maggio

-------------------------- 18/04/2015

III Domenica di Pasqua

-------------------------- 11/04/2015

DOMENICA 12 APRILE 2015

-------------------------- 06/04/2015

LUNEDI´ 6 APRILE

-------------------------- 05/04/2015

Domenica di Pasqua

-------------------------- 04/04/2015

SABATO SANTO

-------------------------- 03/04/2015

VENERDI´ SANTO

-------------------------- 02/04/2015

GIOVEDI´ SANTO

-------------------------- 29/03/2015

DOMENICA DELLE PALME

-------------------------- 21/03/2015

V Domenica di Quaresima

-------------------------- 14/03/2015

domenica 15 marzo 2015

-------------------------- 28/02/2015

II Domenica di Quaresima

-------------------------- 21/02/2015

I Domenica di Quaresima

-------------------------- 14/02/2015

DOMENICA 15 FEBBRAIO 2015

-------------------------- 07/02/2015

DOMENICA 8 FEBBRAIO 2015

-------------------------- 31/01/2015

DOMENICA 1 Febbraio 2015

-------------------------- 24/01/2015

Domenica 25 gennaio 2015

-------------------------- 17/01/2015

Domenica 18 gennaio 2015

-------------------------- 15/01/2015

NUOVO CORSO IN PREPARAZIONE AL MATRIMONIO

-------------------------- 10/01/2015

Battesimo di Gesù

-------------------------- 10/01/2015

DOMENICA 11 GENNAIO 2015

-------------------------- 05/01/2015

Epifania del Signore

-------------------------- 03/01/2015

DOMENICA 4 GENNAIO 2015

-------------------------- 31/12/2014

1 Gennaio 2015

-------------------------- 31/12/2014

31 dicembre 2014

-------------------------- 27/12/2014

DOMENICA 28 dicembre 2014

-------------------------- 25/12/2014

25 DICEMBRE 2014

-------------------------- 24/12/2014

24 dicembre 2014

-------------------------- 20/12/2014

IV Domenica di Avvento

-------------------------- 13/12/2014

III Domenica di Avvento

-------------------------- 08/12/2014

IMMACOLATA CONCEZIONE

-------------------------- 06/12/2014

II Domenica di Avvento

-------------------------- 29/11/2014

I DOMENICA DI AVVENTO

-------------------------- 22/11/2014

CRISTO RE

-------------------------- 15/11/2014

XXXIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 08/11/2014

DOMENICA 9 NOVEMBRE

-------------------------- 01/11/2014

2 novembre : Commemorazione dei defunti

-------------------------- 31/10/2014

1 novembre 2014

-------------------------- 25/10/2014

Domenica 26 ottobre 2014

-------------------------- 18/10/2014

PAOLO VI PROCLAMATO BEATO

-------------------------- 18/10/2014

88 GIORNATA MONDIALE MISSIONARIA

-------------------------- 18/10/2014

DOMENICA 19 OTTOBRE 2014

-------------------------- 11/10/2014

DOMENICA 12 OTTOBRE 2014

-------------------------- 04/10/2014

DOMENICA 5 OTTOBRE 2014

-------------------------- 27/09/2014

domenica 28 settembre

-------------------------- 20/09/2014

DOMENICA 21 SETTEMBRE

-------------------------- 13/09/2014

DOMENICA 14 SETTEMBRE

-------------------------- 12/09/2014

Incontri in preparazione al matrimonio

-------------------------- 06/09/2014

GIOVEDI´ SANTO 02 APRILE 2015

-------------------------- 06/09/2014

XXIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 30/08/2014

DOMENICA 31 AGOSTO

-------------------------- 23/08/2014

DOMENICA 24 Agosto 2014

-------------------------- 16/08/2014

DOMENICA 17 AGOSTO

-------------------------- 14/08/2014

Solennità dell´Assunzione dell B. V. Maria

-------------------------- 09/08/2014

DOMENICA 10 Agosto

-------------------------- 02/08/2014

XVIII Domenica del T. O.

-------------------------- 26/07/2014

XVII Domenica del T.O.

-------------------------- 19/07/2014

XVI Domenica del T.O.

-------------------------- 12/07/2014

DOMENICA 13 LUGLIO

-------------------------- 05/07/2014

XIV domenica del tempo ordinario

-------------------------- 28/06/2014

mons Domenico Berni

-------------------------- 28/06/2014

Solennità SS. Pietro e Paolo

-------------------------- 21/06/2014

CORPUS DOMINI

-------------------------- 14/06/2014

SS. TRINITA´

-------------------------- 10/06/2014

PENTECOSTE

-------------------------- 31/05/2014

Domenica 1 GIUGNO

-------------------------- 30/05/2014

Presentazione libro

-------------------------- 26/05/2014

incontro in parrocchia

-------------------------- 24/05/2014

VI Domenica di Pasqua

-------------------------- 17/05/2014

V Domenica di Pasqua

-------------------------- 05/05/2014

III Domenica di Pasqua

-------------------------- 25/04/2014

SAN MARCO

-------------------------- 20/04/2014

BUONA PASQUA

-------------------------- 19/04/2014

...Cristo risorge

-------------------------- 18/04/2014

VENERDI´ SANTO

-------------------------- 17/04/2014

SS. MESSA IN COENA DOMINI

-------------------------- 12/04/2014

DOMENICA DELLE PALME

-------------------------- 05/04/2014

V Domenica di Quaresima

-------------------------- 29/03/2014

IV Domenica di Quaresima

-------------------------- 22/03/2014

III domenica di Quaresima

-------------------------- 15/03/2014

II Domenica di Quaresima

-------------------------- 08/03/2014

I Domenica di Quaresima

-------------------------- 02/03/2014

Domenica 2 marzo 2014

-------------------------- 22/02/2014

VII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 15/02/2014

VI Domenica del T.O.

-------------------------- 08/02/2014

V DOMENICA DEL T.O.

-------------------------- 01/02/2014

La presentazione la tempio di Gesù

-------------------------- 25/01/2014

III DOMENICA T.O.

-------------------------- 19/01/2014

II DOMENICA del T.O.

-------------------------- 11/01/2014

DOMENICA 12 GENNAIO

-------------------------- 05/01/2014

EPIFANIA DI GESU´

-------------------------- 04/01/2014

DOMENICA 5 GENNAIO 2014

-------------------------- 31/12/2013

1 GENNAIO 2014

-------------------------- 31/12/2013

TE DEUM

-------------------------- 28/12/2013

DOMENICA 29 DICEMBRE

-------------------------- 24/12/2013

24 dicembre

-------------------------- 22/12/2013

IV Domenica di Avvento

-------------------------- 14/12/2013

III Domenica di Avvento

-------------------------- 07/12/2013

8 dicembre

-------------------------- 30/11/2013

I DOMENICA DI AVVENTO

-------------------------- 22/11/2013

DOMENICA 24 NOVEMBRE

-------------------------- 16/11/2013

XXXIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 09/11/2013

XXXII DOMENICA DEL T.O.

-------------------------- 03/11/2013

XXXI Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 31/10/2013

1 novembre : Tutti i Santi

-------------------------- 26/10/2013

GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE

-------------------------- 26/10/2013

XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 20/10/2013

DOMENICA 20 ottobre

-------------------------- 17/10/2013

CORSO IN PREPARAZIONE AL MATRIMONIO

-------------------------- 12/10/2013

XXVIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 05/10/2013

XXVII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 28/09/2013

XXVI domenica del tempo ordinario

-------------------------- 21/09/2013

XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 14/09/2013

XXIV DOMENICA DEL T.O.

-------------------------- 07/09/2013

DOMENICA 08 SETTEMBRE

-------------------------- 31/08/2013

XXII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 24/08/2013

XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 17/08/2013

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 16/08/2013

Solennità dell´Assunzione dell B. V. Maria

-------------------------- 10/08/2013

DOMENICA 11 AGOSTO

-------------------------- 04/08/2013

XVIII Domenica del T. O.

-------------------------- 27/07/2013

XVII Domenica del T.O.

-------------------------- 20/07/2013

XVI Domenica del T.O.

-------------------------- 06/07/2013

XIV domenica del tempo ordinario

-------------------------- 15/06/2013

XI DOMENICA T. O.

-------------------------- 02/06/2013

ADORAZIONE EUCARISTICA

-------------------------- 01/06/2013

CORPUS DOMINI

-------------------------- 26/05/2013

SS. TRINITA´

-------------------------- 19/05/2013

Solennità di Pentecoste

-------------------------- 11/05/2013

SS. Messa col card. Vallini alle h.11

-------------------------- 11/05/2013

ASCENSIONE di Gesù

-------------------------- 04/05/2013

VI DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 27/04/2013

V Domenica di Pasqua

-------------------------- 20/04/2013

IV DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 13/04/2013

III Domenica di Pasqua

-------------------------- 06/04/2013

II Domenica di Pasqua

-------------------------- 01/04/2013

CRISTO E´ RISORTO

-------------------------- 29/03/2013

SABATO SANTO

-------------------------- 29/03/2013

VENERDI´ SANTO

-------------------------- 27/03/2013

GIOVEDI´ SANTO

-------------------------- 23/03/2013

domenica delle palme

-------------------------- 16/03/2013

V DOMENICA DI QUARESIMA

-------------------------- 12/03/2013

E´ morto don Albino Marin

-------------------------- 09/03/2013

4a domenica di quaresima

-------------------------- 02/03/2013

III DOMENICA DI QUARESIMA

-------------------------- 24/02/2013

II DOMENICA DI QUARESIMA

-------------------------- 16/02/2013

I DOMENICA DI QUARESIMA

-------------------------- 13/02/2013

MERCOLEDI´ DELLE CENERI

-------------------------- 09/02/2013

V Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 02/02/2013

IV DOMENICA del T. O.

-------------------------- 26/01/2013

III Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 19/01/2013

II Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 12/01/2013

Battesimo di Gesù

-------------------------- 08/01/2013

CORSO IN PREPARAZIONE AL MATRIMONIO

-------------------------- 04/01/2013

EPIFANIA DEL SIGNORE

-------------------------- 31/12/2012

1 GENNAIO 2013: Maria Madre di Dio

-------------------------- 31/12/2012

TE DEUM

-------------------------- 29/12/2012

La sacra Famiglia

-------------------------- 26/12/2012

SANTO STEFANO

-------------------------- 24/12/2012

GIORNO DI NATALE

-------------------------- 24/12/2012

NOTTE DI NATALE

-------------------------- 22/12/2012

IV DOMENICA DI AVVENTO

-------------------------- 15/12/2012

mons. Di Liegro

-------------------------- 15/12/2012

III DOMENICA DI AVVENTO

-------------------------- 08/12/2012

DON BRUNO NICOLINI

-------------------------- 08/12/2012

II domenica di AVVENTO

-------------------------- 07/12/2012

IMMACOLATA CONCEZIONE

-------------------------- 02/12/2012

TESTIMONI DI FEDE e CARITA´

-------------------------- 01/12/2012

I DOMENICA DI AVVENTO

-------------------------- 24/11/2012

CRISTO RE DELL´UNIVERSO

-------------------------- 17/11/2012

XXXIII Domenica del T. O

-------------------------- 10/11/2012

XXXII DOMENICA del T.O.

-------------------------- 09/11/2012

CORSO PREMATRIMONIALE

-------------------------- 03/11/2012

XXXI Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 01/11/2012

Commemorazione dei defunti

-------------------------- 31/10/2012

indulgenza plenaria per i nostri defunti

-------------------------- 31/10/2012

TUTTI I SANTI

-------------------------- 27/10/2012

xxx DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 20/10/2012

XXIX DOMENICA del tempo ordinario

-------------------------- 20/10/2012

GIORNATA MONDIALE MISSIONARIA

-------------------------- 14/10/2012

XXVIII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 13/10/2012

SABATO 30 MARZO 2013

-------------------------- 10/10/2012

a 50 anni dall´apertura del Concilio Vaticano II

-------------------------- 09/10/2012

san Gaspare Bertoni

-------------------------- 08/10/2012

XXVII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 29/09/2012

Giornata del ciclamino

-------------------------- 29/09/2012

XXVI Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 23/09/2012

XXV Domenica dle tempo ordinario

-------------------------- 19/09/2012

Corso in preparazione la matrimonio

-------------------------- 15/09/2012

XIV domenica del tempo ordinario

-------------------------- 08/09/2012

XXIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 01/09/2012

XXII Domenica del T.O.

-------------------------- 26/08/2012

XXI Domenica del T. O.

-------------------------- 18/08/2012

XX Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 14/08/2012

ASSUNZIONE DELLA B.V. MARIA IN CIELO

-------------------------- 11/08/2012

XIX DOMENICA del T.O.

-------------------------- 04/08/2012

XVIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 28/07/2012

XVII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 21/07/2012

domenica 22 luglio 2012

-------------------------- 14/07/2012

DOMENICA 15 LUGLIO

-------------------------- 07/07/2012

Domenica 08 Luglio

-------------------------- 01/07/2012

DOMENICA 1 Luglio

-------------------------- 28/06/2012

SS. Pietro e Paolo

-------------------------- 23/06/2012

Natività di Giovanni il Battista

-------------------------- 17/06/2012

XI Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 14/06/2012

disponibilita´ per un servizio in parrocchia

-------------------------- 12/06/2012

san Gaspare Bertoni

-------------------------- 09/06/2012

CORPUS DOMINI

-------------------------- 06/06/2012

Incontro con il Prof. Andrea Grillo

-------------------------- 03/06/2012

50° della Parrocchia

-------------------------- 02/06/2012

SS.TRINITA´

-------------------------- 02/06/2012

2 giugno 2012

-------------------------- 01/06/2012

APPUNTAMENTI

-------------------------- 01/06/2012

inizio festa per il 50° della parrocchia

-------------------------- 28/05/2012

incontro con mons. Di Tora

-------------------------- 27/05/2012

PENTECOSTE

-------------------------- 23/05/2012

23 maggio

-------------------------- 23/05/2012

22 maggio

-------------------------- 19/05/2012

Solennitaà dell´ASCENSIONE

-------------------------- 12/05/2012

VI DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 05/05/2012

V DOMENICA di PASQUA

-------------------------- 28/04/2012

IV domenica di Pasqua

-------------------------- 21/04/2012

III Domenica di Pasqua

-------------------------- 14/04/2012

II Domenica di Pasqua

-------------------------- 08/04/2012

BUONA PASQUA A TUTTI

-------------------------- 07/04/2012

SABATO SANTO

-------------------------- 06/04/2012

VENERDI´ SANTO

-------------------------- 05/04/2012

giovedì santo

-------------------------- 31/03/2012

DOMENICA DELLE PALME

-------------------------- 24/03/2012

V Domenica di Quaresima

-------------------------- 19/03/2012

Solennità di SAN GIUSEPPE

-------------------------- 17/03/2012

IV domenica di Quaresima: domenica laetare

-------------------------- 10/03/2012

III Domenica di Quaresima

-------------------------- 04/03/2012

II Domenica di Quaresima

-------------------------- 25/02/2012

I Domenica di Quaresima

-------------------------- 22/02/2012

MERCOLEDI´ DELLE CENERI

-------------------------- 18/02/2012

VII domenica del Tempo ordinario

-------------------------- 17/02/2012

Corso in preparazione al matrimonio

-------------------------- 11/02/2012

VI Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 04/02/2012

V Domenica del Tempo Ordinario

-------------------------- 04/02/2012

DONAZIONE DEL SANGUE

-------------------------- 02/02/2012

presentazione al tempio di Gesù

-------------------------- 29/01/2012

festa SS. Sposi

-------------------------- 28/01/2012

FESTA dei Santi Sposi

-------------------------- 28/01/2012

4a domenica del tempo ordinario

-------------------------- 21/01/2012

III Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 14/01/2012

II Domenica del Tempo Ordinario

-------------------------- 07/01/2012

Battesimo di Gesù

-------------------------- 05/01/2012

Epifania del Signore

-------------------------- 31/12/2011

45ma Giornata mondiale per la pace

-------------------------- 31/12/2011

1 GENNAIO 2012

-------------------------- 31/12/2011

TE DEUM

-------------------------- 30/12/2011

La Santa Famiglia di Nazaret

-------------------------- 28/12/2011

SANTI INNOCENTI

-------------------------- 27/12/2011

San Giovanni evangelista

-------------------------- 26/12/2011

SANTO STEFANO

-------------------------- 25/12/2011

SANTO NATALE

-------------------------- 24/12/2011

NATIVITA´ di GESU´

-------------------------- 17/12/2011

IV Domenica di Avvento

-------------------------- 10/12/2011

III Domenica di Avvento

-------------------------- 07/12/2011

8 DICEMBRE

-------------------------- 03/12/2011

II Domenica di Avvento

-------------------------- 26/11/2011

I Domenica di Avvento

-------------------------- 19/11/2011

SOLENNITA´ DI CRISTO RE

-------------------------- 12/11/2011

XXXIII Domenica del T. O.

-------------------------- 05/11/2011

XXXII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 02/11/2011

Commemorazione dei defunti

-------------------------- 31/10/2011

Solennità di Tutti i Santi

-------------------------- 29/10/2011

Ritorna l´ora solare

-------------------------- 29/10/2011

Sante Cresime

-------------------------- 29/10/2011

XXXI Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 22/10/2011

XXX domenica del tempo ordinario

-------------------------- 15/10/2011

XXIX Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 09/10/2011

INIZIO ANNO PARROCCHIALE

-------------------------- 08/10/2011

234 anniversario dalla nascita di san G. Bertoni

-------------------------- 08/10/2011

XXVIII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 07/10/2011

Polisportiva san Gaspare Bertoni

-------------------------- 07/10/2011

Scuola d´Italiano per stranieri

-------------------------- 05/10/2011

Corso in preparazione al Matrimonio

-------------------------- 01/10/2011

XVII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 24/09/2011

XXVI domenica del T.O

-------------------------- 17/09/2011

XXV domenica del tempo ordinario

-------------------------- 10/09/2011

XXIV Domenica T. O.

-------------------------- 10/09/2011

XXIII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 27/08/2011

XXII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 20/08/2011

XXI Domenica T.O.

-------------------------- 13/08/2011

XX Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 06/08/2011

XIX domenica del tempo ordinario

-------------------------- 30/07/2011

XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 23/07/2011

XVII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 16/07/2011

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 09/07/2011

XV domenica del tempo ordinario

-------------------------- 02/07/2011

XIV Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 25/06/2011

ORARIO ESTIVO

-------------------------- 25/06/2011

Il CORPO e SANGUE di CRISTO

-------------------------- 18/06/2011

SS.TRINITA´

-------------------------- 12/06/2011

PENTECOSTE

-------------------------- 04/06/2011

ASCENSIONE di GESU´

-------------------------- 28/05/2011

VI DOMENICA di Pasqua

-------------------------- 21/05/2011

V Domenica di Pasqua

-------------------------- 21/05/2011

IV Domenica di Pasqua

-------------------------- 07/05/2011

III Domenica di Pasqua

-------------------------- 30/04/2011

II DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 24/04/2011

E´ RISORTO

-------------------------- 21/04/2011

la settimana santa

-------------------------- 16/04/2011

DOMENICA DELLE PALME

-------------------------- 09/04/2011

V DOMENICA di QUARESIMA

-------------------------- 02/04/2011

IV DOMENICA di QUARESIMA

-------------------------- 26/03/2011

III Domenica di Quaresima

-------------------------- 26/03/2011

Ritorna l´ora legale

-------------------------- 19/03/2011

II Domenica di Quaresima

-------------------------- 12/03/2011

I domenica di Quaresima

-------------------------- 12/03/2011

Impegno Quaresima 2011

-------------------------- 26/02/2011

VIII Domenica del Tempo Ordinario

-------------------------- 19/02/2011

VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 12/02/2011

VI domenica del tempo ordinario

-------------------------- 05/02/2011

V domenica del tempo ordinario

-------------------------- 29/01/2011

IVa Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 24/01/2011

corso in preparazione al matrimonio

-------------------------- 23/01/2011

III domenica del Tempo Ordinario

-------------------------- 15/01/2011

II Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 08/01/2011

Battesimo di Gesù

-------------------------- 04/01/2011

Epifania del Signore

-------------------------- 01/01/2011

II Domenica di Natale

-------------------------- 31/12/2010

1 Gennaio 2011: Maria Madre di Dio

-------------------------- 30/12/2010

TE DEUM

-------------------------- 25/12/2010

Sacra famiglia di Nazareth

-------------------------- 24/12/2010

NATALE 2010

-------------------------- 24/12/2010

SS. Messa della natività di Cristo

-------------------------- 18/12/2010

IV DOMENICA DI AVVENTO

-------------------------- 11/12/2010

III DOMENICA D´AVVENTO

-------------------------- 06/12/2010

IMMACOLATA CONCEZIONE

-------------------------- 04/12/2010

II DOMENICA DI AVVENTO

-------------------------- 28/11/2010

I Domenica di Avvento

-------------------------- 20/11/2010

CRISTO RE DELL´UNIVERSO

-------------------------- 13/11/2010

DOMENICA 14 Novembre

-------------------------- 04/11/2010

DOMENICA 7 Novembre

-------------------------- 31/10/2010

Solennità di Tutti Santi

-------------------------- 30/10/2010

TORNA L´ORA SOLARE

-------------------------- 30/10/2010

DOMENICA 31 OTTOBRE

-------------------------- 23/10/2010

84a Giornata Mondiale Missionaria

-------------------------- 23/10/2010

XXX Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 17/10/2010

XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 09/10/2010

XXVIII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 02/10/2010

VENERDI´ 29 OTTOBRE 2010

-------------------------- 25/09/2010

GIORNATA DEL CICLAMINO

-------------------------- 25/09/2010

XXVI Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 18/09/2010

XXV Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 13/09/2010

Iscrizioni anno catechistico 2010/11

-------------------------- 11/09/2010

DOMENICA 12 SETTEMBRE

-------------------------- 06/09/2010

cresima adulti

-------------------------- 06/09/2010

Corsi in preparazione al matrimonio

-------------------------- 04/09/2010

domenica 5 agosto

-------------------------- 22/08/2010

XXI DOMENICA T.O.

-------------------------- 15/08/2010

MARIA SEGNO DI SALVEZZA

-------------------------- 07/08/2010

XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 31/07/2010

Domenica 1 agosto 2010

-------------------------- 24/07/2010

Domenica 25 Luglio 2010

-------------------------- 17/07/2010

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 10/07/2010

XV Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 03/07/2010

ORARI ESTIVI SS. MESSE

-------------------------- 03/07/2010

DOMENICA 04 LUGLIO 2010

-------------------------- 19/06/2010

Domenica 10 Giugno

-------------------------- 14/06/2010

XI DOMENICA dle tempo ordinario

-------------------------- 11/06/2010

OLTRE di giugno

-------------------------- 06/06/2010

CORPUS DOMINI

-------------------------- 01/06/2010

Festa della Repubblica

-------------------------- 29/05/2010

Festa della SS. Trinità

-------------------------- 22/05/2010

Solennità Pentecoste

-------------------------- 15/05/2010

ASCENSIONE DI GESU´

-------------------------- 08/05/2010

VI Domenica di Pasqua

-------------------------- 01/05/2010

V DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 24/04/2010

IV Domenica di Pasqua

-------------------------- 17/04/2010

III Domenica di Pasqua

-------------------------- 14/04/2010

Comunicato stampa

-------------------------- 11/04/2010

Risurrezione

-------------------------- 11/04/2010

Domenica in albis

-------------------------- 06/04/2010

SOS da Kimbau- Congo

-------------------------- 05/04/2010

Lunedì dell´Angelo

-------------------------- 04/04/2010

DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 03/04/2010

SABATO SANTO

-------------------------- 02/04/2010

VENERDI´ SANTO

-------------------------- 01/04/2010

GIOVEDI´ SANTO

-------------------------- 27/03/2010

DOMENICA DELLE PALME

-------------------------- 27/03/2010

ATTENZIONE: TORNA L´ORA LEGALE !

-------------------------- 27/03/2010

ORARI SETTIMANA SANTA

-------------------------- 26/03/2010

Nuovo numero di OLTRE

-------------------------- 20/03/2010

V Domenica di Quaresima

-------------------------- 15/03/2010

PONTI E NON MURI

-------------------------- 13/03/2010

IV Domenica di Quaresima

-------------------------- 08/03/2010

GIORNATA DELLA DONNA

-------------------------- 06/03/2010

III Domenica di Quaresima

-------------------------- 27/02/2010

II DOMENICA DI QUARESIMA

-------------------------- 24/02/2010

incontro col Vescovo

-------------------------- 20/02/2010

QUARESIMA 2010

-------------------------- 20/02/2010

I Domenica di Qaresima

-------------------------- 17/02/2010

MERCOLEDI DELLE CENERI

-------------------------- 16/02/2010

FESTA DI CARNEVALE

-------------------------- 13/02/2010

LE BEATITUDINI

-------------------------- 12/02/2010

INIZIO CORSO IN PREPARAZIONE AL MATRIMONIO

-------------------------- 11/02/2010

INCONTRO

-------------------------- 05/02/2010

RACCOLTA DEL SANGUE

-------------------------- 05/02/2010

V Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 04/02/2010

Comunicato stampa

-------------------------- 02/02/2010

Presentazione al Tempio di Gesù

-------------------------- 02/02/2010

Per la rassegna "PONTI e NON MURI"

-------------------------- 30/01/2010

4 Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 23/01/2010

HAITI

-------------------------- 23/01/2010

III Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 20/01/2010

Corso in preparazione al matrimonio

-------------------------- 16/01/2010

Terremoto di Haiti

-------------------------- 16/01/2010

Domenica 17 Gennaio

-------------------------- 09/01/2010

BATTESIMO DI GESU´

-------------------------- 04/01/2010

EPIFANIA DEL SIGNORE

-------------------------- 04/01/2010

intervista a Dio

-------------------------- 02/01/2010

II DOMENICA DI NATALE

-------------------------- 31/12/2009

1 GENNAIO 2010

-------------------------- 31/12/2009

FELICE ANNO NUOVO: 2010

-------------------------- 31/12/2009

TE DEUM

-------------------------- 26/12/2009

LA SACRA FAMIGLIA DI NAZARETH

-------------------------- 25/12/2009

Auguri di Buon Natale

-------------------------- 18/12/2009

Oltre di Dicembre

-------------------------- 12/12/2009

III domenica di Avvento

-------------------------- 07/12/2009

Immacolata concezione

-------------------------- 05/12/2009

II DOMENICA DI AVVENTO

-------------------------- 05/12/2009

LECTIO DIVINA

-------------------------- 28/11/2009

I Domenica di avvento

-------------------------- 28/11/2009

Avvento 2009

-------------------------- 21/11/2009

CRISTO RE DELL´ UNIVERSO

-------------------------- 18/11/2009

famiglie cristiane separate

-------------------------- 14/11/2009

Il nuovo numero di OLTRE...

-------------------------- 14/11/2009

XXXIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 07/11/2009

XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 06/11/2009

CORSO PRE MATRIMONIALE

-------------------------- 02/11/2009

Commemorazione dei defunti

-------------------------- 31/10/2009

Solennità di Tutti i Santi

-------------------------- 24/10/2009

GIORNATA MONDIALE MISSIONARIA

-------------------------- 24/10/2009

XXX domenica del tempo ordinario

-------------------------- 24/10/2009

Questa notte torna l´ora solare

-------------------------- 22/10/2009

SABATO 31 ottobre

-------------------------- 18/10/2009

4a SETTIMANA Missionaria

-------------------------- 18/10/2009

celebrazione della Cresima

-------------------------- 17/10/2009

DOMENICA 18 Ottobre

-------------------------- 10/10/2009

XXVIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 10/10/2009

corsi in preparazione al matrimonio

-------------------------- 10/10/2009

OTTOBRE MISSIONARIO

-------------------------- 10/10/2009

OTTOBRE MISSIONARIO

-------------------------- 10/10/2009

OTTOBRE MISSIONARIO

-------------------------- 03/10/2009

SAN FRANCESCO D´ ASSISI

-------------------------- 03/10/2009

DOMENICA 4 Ottobre

-------------------------- 03/10/2009

Supplica alla Madonna di Pompei

-------------------------- 02/10/2009

SS. Angeli Custodi

-------------------------- 01/10/2009

Santa Teresa del Bambin Gesù

-------------------------- 29/09/2009

SS. Arcangeli RAFFAELE, GABRIELE e MICHELE

-------------------------- 26/09/2009

XXVI Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 26/09/2009

Messaggio inizio parrocchiale 2009/2010

-------------------------- 26/09/2009

CAMBIANO GLI ORARI

-------------------------- 26/09/2009

SCLERODERMIA

-------------------------- 23/09/2009

SAN PIO da Pietralcina

-------------------------- 21/09/2009

SAN MATTEO APOSTOLO

-------------------------- 19/09/2009

XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 19/09/2009

San Gennaro

-------------------------- 15/09/2009

BEATA VERGINE ADDOLORATA

-------------------------- 14/09/2009

esaltazione della croce

-------------------------- 12/09/2009

XXIVa Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 27/08/2009

XXIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 27/08/2009

XXII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 27/08/2009

Sant´AGOSTINO

-------------------------- 27/08/2009

Santa Monica

-------------------------- 24/08/2009

SAN BARTOLOMEO APOSTOLO

-------------------------- 22/08/2009

XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 22/08/2009

Maria Vergine Maria Regina

-------------------------- 21/08/2009

SAN PIO X

-------------------------- 20/08/2009

San Bernardo da Chiaravalle

-------------------------- 14/08/2009

CRISTO: mistero d´amore

-------------------------- 14/08/2009

Assunzione della Vergine Maria

-------------------------- 14/08/2009

SAN MASSIMILIANO MARIA KOLBE

-------------------------- 11/08/2009

SANTA CHIARA

-------------------------- 10/08/2009

SAN LORENZO: Diacono e Martire

-------------------------- 08/08/2009

XIX DOMENICA ORDINARIO

-------------------------- 08/08/2009

San Domenico

-------------------------- 06/08/2009

Cosa significa risurrezione della carne?

-------------------------- 06/08/2009

TRASFIGURAZIONE DI NOSTRO SIGNORE

-------------------------- 05/08/2009

Dedicazione della Basilica di Santa Maria Maggiore

-------------------------- 04/08/2009

Il Curato d´Ars

-------------------------- 02/08/2009

perdono d´Assisi

-------------------------- 02/08/2009

XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 01/08/2009

Sant´ Alfonoso Maria de Liguori

-------------------------- 31/07/2009

Sant´Ignazio di Lojola

-------------------------- 29/07/2009

SANTA MARTA

-------------------------- 25/07/2009

Domenica XVII del tempo ordinario

-------------------------- 25/07/2009

SAN GIACOMO

-------------------------- 18/07/2009

domenica 19 luglio

-------------------------- 14/07/2009

San Camillo de Lellis

-------------------------- 11/07/2009

DOMENICA 12 LUGLIO

-------------------------- 11/07/2009

san Benedetto da Norcia

-------------------------- 08/07/2009

Sant´Aquila e Priscilla

-------------------------- 07/07/2009

Caritas in Veritate

-------------------------- 04/07/2009

DOMENICA 5 LUGLIO

-------------------------- 03/07/2009

San Tommaso Apostolo

-------------------------- 28/06/2009

Solennità SS. Pietro e Paolo

-------------------------- 27/06/2009

ORARIO SS. MESSE

-------------------------- 27/06/2009

XIII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 24/06/2009

San Giovanni il Battista

-------------------------- 20/06/2009

XII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 19/06/2009

Oggi inizia l´anno sacerdotale

-------------------------- 17/06/2009

assasinio di un sacerdote stimmatino in Brasile

-------------------------- 13/06/2009

Corpus Domini

-------------------------- 13/06/2009

Sant´Antonio da Padova

-------------------------- 12/06/2009

SAN GASPARE BERTONI

-------------------------- 11/06/2009

Nuovo numero di "OLTRE..."

-------------------------- 06/06/2009

Solennità della SS. Trinità

-------------------------- 03/06/2009

I primi martiri canonizzati

-------------------------- 01/06/2009

Nuovo vescovo ausiliare per settore Nord

-------------------------- 30/05/2009

DOMENICA DI PENTECOSTE

-------------------------- 25/05/2009

Incontro di Ponti e non Muri

-------------------------- 23/05/2009

ASCENSIONE di N. S. GESU´ CRISTO

-------------------------- 16/05/2009

VI Domenica dopo Pasqua

-------------------------- 15/05/2009

ARRIVAAAAAAAAAAAA il GREST 2009

-------------------------- 11/05/2009

Minori e separazione

-------------------------- 09/05/2009

Va Domenica di Pasqua

-------------------------- 08/05/2009

Supplica alla Madonna di Pompei

-------------------------- 07/05/2009

APPUNTAMENTI e INCONTRI MESE DI MAGGIO

-------------------------- 02/05/2009

IV domenica di Pasqua

-------------------------- 01/05/2009

Maggio: mese mariano

-------------------------- 01/05/2009

SAN GIUSEPPE LAVORATORE

-------------------------- 30/04/2009

Festa dei lavoratori

-------------------------- 29/04/2009

SANTA CATERINA DA SIENA

-------------------------- 25/04/2009

3a Domenica di Pasqua

-------------------------- 25/04/2009

IV incontro di PONTI e NON MURI

-------------------------- 25/04/2009

SAN MARCO EVANGELISTA

-------------------------- 24/04/2009

Festa del 25 Aprile

-------------------------- 24/04/2009

BATTESIMO

-------------------------- 21/04/2009

2.762 anni fa nasceva ROMA

-------------------------- 18/04/2009

II domenica di Pasqua

-------------------------- 18/04/2009

Pasqua dei cristiani -ortodossi

-------------------------- 18/04/2009

Colletta nelle parrocchie per l´Abruzzo

-------------------------- 17/04/2009

Fotografie via Crucis 2009

-------------------------- 12/04/2009

DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 11/04/2009

SABATO SANTO

-------------------------- 10/04/2009

VENERDI´ SANTO

-------------------------- 09/04/2009

GIOVEDI´ SANTO

-------------------------- 04/04/2009

Domenica delle Palme

-------------------------- 02/04/2009

4° anniversario dalla morte di G.PaoloII: GRAZIE

-------------------------- 30/03/2009

3° incontro di

-------------------------- 28/03/2009

5a Domenica di Quaresima

-------------------------- 28/03/2009

TORNA L´ORA LEGALE

-------------------------- 27/03/2009

TRE PAROLE: GESU´ E´ RISORTO

-------------------------- 25/03/2009

Annuciazione del Signore

-------------------------- 21/03/2009

IV domenica di Quaresima

-------------------------- 19/03/2009

Don Giuseppe Diana

-------------------------- 19/03/2009

FESTA di SAN GIUSEPPE

-------------------------- 14/03/2009

III DOMENICA DI QUARESIMA

-------------------------- 09/03/2009

CRESIMA ADULTI

-------------------------- 07/03/2009

II Domenica di Quaresima

-------------------------- 07/03/2009

EMERGENZA GEORGIA

-------------------------- 28/02/2009

I DOMENICA DI QUARESIMA

-------------------------- 27/02/2009

INIZIO CORSO IN PREPARAZIONE AL MARIMONIO

-------------------------- 24/02/2009

digiuno cristiano

-------------------------- 24/02/2009

Mercoledì delle ceneri

-------------------------- 24/02/2009

festa di carnevale i parrocchia

-------------------------- 21/02/2009

3a edizione di "PONTI E NON MURI"

-------------------------- 21/02/2009

VI domenica del tempo ordinario

-------------------------- 18/02/2009

Beato Angelico

-------------------------- 14/02/2009

VI domenica del tempo ordinario

-------------------------- 09/02/2009

buon febbraio

-------------------------- 07/02/2009

5a Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 07/02/2009

DONAZIONE DEL SANGUE

-------------------------- 06/02/2009

3a Rassegna di PONTI e NON MURI

-------------------------- 02/02/2009

Presentazione di Gesù al Tempio

-------------------------- 31/01/2009

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 29/01/2009

incontri in preparazione al matrimonio

-------------------------- 28/01/2009

San Tommaso d´Aquino

-------------------------- 24/01/2009

III domenica del tempo ordinario

-------------------------- 23/01/2009

FESTA DEI SS.SPOSI GIUSEPPE e MARIA

-------------------------- 21/01/2009

Il discorso di insiedamento di Obama

-------------------------- 17/01/2009

II Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 17/01/2009

settimana di preghiera per l´unità dei cristiani

-------------------------- 16/01/2009

immagini satellitari dellla Terra

-------------------------- 06/01/2009

Domenica 11 gennaio 2009

-------------------------- 05/01/2009

FESTEGGIAMO LA BEFANA IN PARROCCHIA

-------------------------- 05/01/2009

Epifania del Signore

-------------------------- 03/01/2009

II Domenica dopo Natale

-------------------------- 31/12/2008

GIORNATA MONDIALE PER LA PACE

-------------------------- 31/12/2008

1 GENNAIO 2009

-------------------------- 27/12/2008

Festa della Famiglia di Nazareth

-------------------------- 27/12/2008

San Giovanni Evangelista

-------------------------- 25/12/2008

SANTO STEFANO: il primo martire

-------------------------- 24/12/2008

E´ NATO ANCHE PER TE

-------------------------- 21/12/2008

ORARI CELEBRAZIONI NATALIZIE

-------------------------- 21/12/2008

OLTRE...

-------------------------- 20/12/2008

IV Domenica di Avvento

-------------------------- 13/12/2008

Domenica della gioia

-------------------------- 13/12/2008

SANTA LUCIA

-------------------------- 13/12/2008

fiaba di S. Lucia per bambini

-------------------------- 12/12/2008

da "Vita Nuova"

-------------------------- 08/12/2008

Immacolata Concezione

-------------------------- 06/12/2008

II Domenica di Avvento

-------------------------- 06/12/2008

P. Anselmo è tornato al Padre

-------------------------- 01/12/2008

buon dicembre

-------------------------- 01/12/2008

INIZIATIVE per la lotta contro l´AIDS

-------------------------- 01/12/2008

21a Giornata per la lotta contro l´AIDS

-------------------------- 29/11/2008

PAOLA PROTOPAPA

-------------------------- 29/11/2008

DOMENICA 30 NOVEMBRE

-------------------------- 29/11/2008

COLLETTA ALIMENTARE

-------------------------- 29/11/2008

P. Marcellino si è trasferito a Parma

-------------------------- 22/11/2008

CRISTO RE DELL´UNIVERSO

-------------------------- 15/11/2008

Petizione per il Kivu

-------------------------- 15/11/2008

XXXIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 13/11/2008

Don Luigino Pizzo è tornato al Padre

-------------------------- 08/11/2008

Dedicazione della Basilica Lateranense

-------------------------- 04/11/2008

192° anniversario della nascita degli Stimmatini

-------------------------- 04/11/2008

san Carlo Borromeo

-------------------------- 03/11/2008

san Martino di Porres

-------------------------- 03/11/2008

buon novembre

-------------------------- 01/11/2008

COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI

-------------------------- 01/11/2008

SOLENNITA´ DI TUTTI SANTI

-------------------------- 25/10/2008

XXXa Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 25/10/2008

82a Giornata Mondiale Missionaria

-------------------------- 25/10/2008

torna l´ora solare

-------------------------- 21/10/2008

Mons. Salvatore Boccaccio

-------------------------- 20/10/2008

ROBERTO SAVIANO

-------------------------- 19/10/2008

L´ottavo dono

-------------------------- 19/10/2008

XXIXa Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 18/10/2008

San Luca evangelista

-------------------------- 17/10/2008

riprendono gli incontri per separati e divorziati

-------------------------- 17/10/2008

GRUPPO RECITAL

-------------------------- 17/10/2008

Sant´Ignazio d´ Antiochia

-------------------------- 15/10/2008

SANTA TERESA D´AVILA

-------------------------- 11/10/2008

DOMENICA 12 OTTOBRE

-------------------------- 07/10/2008

BEATA VERGINE DEL ROSARIO

-------------------------- 04/10/2008

DOMENICA 5 OTTOBRE

-------------------------- 04/10/2008

SAN FRANCESCO D´ASSISI

-------------------------- 03/10/2008

OLTRE...periodico di informazione...

-------------------------- 02/10/2008

Festa degli Angeli Custodi

-------------------------- 01/10/2008

buon ottobre

-------------------------- 01/10/2008

SANTA TERESA DI GESU´ BAMBINO

-------------------------- 29/09/2008

Festa dei santi arcangeli

-------------------------- 28/09/2008

XXVIa domenica del tempo ordinario

-------------------------- 28/09/2008

Vendita ciclamini

-------------------------- 27/09/2008

San Vincenzo de´Paoli

-------------------------- 23/09/2008

San Pio da Pietrelcina

-------------------------- 21/09/2008

Sclerodermia: una ciclamino per la ricerca

-------------------------- 21/09/2008

XXVa Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 20/09/2008

Santi martiri coreani

-------------------------- 19/09/2008

san Gennaro martire

-------------------------- 11/09/2008

DOMENICA 14 SETTEMBRE

-------------------------- 08/09/2008

NATIVITA´ DELLA VERGINE MARIA

-------------------------- 06/09/2008

XXIIIa Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 05/09/2008

BEATA TERESA DI CALCUTTA

-------------------------- 27/08/2008

XXII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 27/08/2008

SANTA MONICA

-------------------------- 23/08/2008

lettera di Mons.Pasotto

-------------------------- 23/08/2008

XXIa Domenica del Tempo Ordinario

-------------------------- 20/08/2008

San Bernardo da Chiaravalle

-------------------------- 16/08/2008

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 14/08/2008

ASSUNZIONE AL CIELO DELLA VERGINE MARIA

-------------------------- 14/08/2008

AUGURI DI UN BUON FERRAGOSTO

-------------------------- 14/08/2008

San Massimiliano Kolbe

-------------------------- 09/08/2008

XIX DOMENICA del tempo ordinario

-------------------------- 08/08/2008

PECHINO 2008

-------------------------- 06/08/2008

TRASFIGURAZIONE DI GESU´

-------------------------- 05/08/2008

Dedicazione di Santa Maria Maggiore

-------------------------- 02/08/2008

XVIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 02/08/2008

2 agosto

-------------------------- 31/07/2008

Sant´Ignazio di Loyola

-------------------------- 26/07/2008

XVII Domenica: 27 luglio 2008

-------------------------- 25/07/2008

San Giacomo il maggiore

-------------------------- 20/07/2008

XVIa domenica del tempo ordinario

-------------------------- 13/07/2008

Leonardo Tuzzi

-------------------------- 13/07/2008

XVa domenica del tempo ordinario

-------------------------- 11/07/2008

San Benedetto da Norcia

-------------------------- 05/07/2008

domenica 6 luglio

-------------------------- 03/07/2008

San Tommaso apostolo

-------------------------- 01/07/2008

è terminato il Gr.est

-------------------------- 28/06/2008

SOLENNITA´ SS. PIETRO e PAOLO

-------------------------- 24/06/2008

NATIVITA´ DI GIOVANNI IL BATTISTA

-------------------------- 21/06/2008

domenica 22 giugno

-------------------------- 15/06/2008

domenica 15 giugno

-------------------------- 13/06/2008

13 giugno

-------------------------- 11/06/2008

12 giugno

-------------------------- 07/06/2008

domenica 8 giugno

-------------------------- 06/06/2008

nuovo numero di "OLTRE..."

-------------------------- 02/06/2008

Mons. Tonino Bello ai giovani

-------------------------- 01/06/2008

2 giugno

-------------------------- 01/06/2008

IX domenica del tempo ordinario

-------------------------- 30/05/2008

31 maggio

-------------------------- 25/05/2008

Solennità del Corpus Domini

-------------------------- 18/05/2008

Solennità della SS.Trinità

-------------------------- 10/05/2008

Domenica di Pentecoste

-------------------------- 08/05/2008

8 maggio

-------------------------- 04/05/2008

Solennità dell´Ascensione di Gesù

-------------------------- 01/05/2008

1 maggio festa dei lavoratori

-------------------------- 01/05/2008

1 maggio: San Giuseppe lavoratore

-------------------------- 29/04/2008

SANTA CATERINA DA SIENA

-------------------------- 26/04/2008

DOMENICA 27 APRILE

-------------------------- 25/04/2008

SAN MARCO EVANGELISTA

-------------------------- 23/04/2008

grazie ai ragazzi di Parma

-------------------------- 23/04/2008

grazie ai ragazzi di Rieti

-------------------------- 23/04/2008

grazie al gruppo AHIMSA

-------------------------- 23/04/2008

25° di sacerdozio

-------------------------- 22/04/2008

SALVIAMO LA TERRA

-------------------------- 21/04/2008

nascita di Roma

-------------------------- 20/04/2008

Mons. Tonino Bello

-------------------------- 20/04/2008

Quinta domenica di Pasqua

-------------------------- 19/04/2008

25° di ordinazione padre lucio

-------------------------- 19/04/2008

pasqua ebraica

-------------------------- 13/04/2008

QUARTA DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 11/04/2008

unzione degli infermi

-------------------------- 05/04/2008

III domenica di Pasqua

-------------------------- 03/04/2008

poesia dedicata a papa Wojtila

-------------------------- 02/04/2008

3° anniversario dalla morte...

-------------------------- 31/03/2008

1° DI APRILE

-------------------------- 30/03/2008

Domenica in albis

-------------------------- 29/03/2008

torna l´ora legale

-------------------------- 27/03/2008

musica-poesia e solidarietà

-------------------------- 25/03/2008

L´annuciazione a Maria

-------------------------- 24/03/2008

Lunedì dell´Angelo

-------------------------- 23/03/2008

DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 22/03/2008

SABATO SANTO

-------------------------- 21/03/2008

INCONTRO CON COLETTE

-------------------------- 21/03/2008

VENERDI´ SANTO

-------------------------- 20/03/2008

GIOVEDI´ SANTO

-------------------------- 16/03/2008

DOMENICA DELLE PALME

-------------------------- 14/03/2008

dormire male è una malattia

-------------------------- 13/03/2008

ORARI SETTIMANA SANTA

-------------------------- 12/03/2008

"OLTRE..."n.2

-------------------------- 09/03/2008

quinta domenica di Quaresima

-------------------------- 08/03/2008

Giornata della donna

-------------------------- 02/03/2008

benedizioni delle famiglie

-------------------------- 02/03/2008

aiutiamo l´UNITALSI

-------------------------- 02/03/2008

IV Domenica di Quaresima

-------------------------- 25/02/2008

Giornata mondiale della lentezza

-------------------------- 24/02/2008

III domenica di Quaresima

-------------------------- 22/02/2008

CATTEDRA DI SAN PIETRO

-------------------------- 17/02/2008

II Domenica di Quaresima

-------------------------- 15/02/2008

M´ ILLUMINO DI MENO

-------------------------- 14/02/2008

CIAO, MIO CAPITANO

-------------------------- 14/02/2008

Auguri per San Valentino

-------------------------- 14/02/2008

San Valentino

-------------------------- 14/02/2008

SAN CIRILLO e METODIO

-------------------------- 13/02/2008

inizio catechesi parrocchiale

-------------------------- 11/02/2008

Apparizioni di Lourdes

-------------------------- 10/02/2008

PRIMA DOMENICA DI QUARESIMA

-------------------------- 09/02/2008

raccolta alimenti

-------------------------- 09/02/2008

RACCOLTA DI SANGUE

-------------------------- 06/02/2008

SARETE MIEI TESTIMONI

-------------------------- 06/02/2008

MERCOLEDI´ DELLE CENERI

-------------------------- 05/02/2008

disagio giovanile

-------------------------- 05/02/2008

LOCANDINA

-------------------------- 05/02/2008

FESTA DI CARNEVALE IN PARROCCHIA

-------------------------- 05/02/2008

STORIA DEL CARNEVALE

-------------------------- 05/02/2008

SANT´AGATA

-------------------------- 03/02/2008

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 03/02/2008

SAN BIAGIO

-------------------------- 02/02/2008

I giovani e le droghe

-------------------------- 02/02/2008

festa per gli anziani

-------------------------- 02/02/2008

PRESENTAZIONE AL TEMPIO DI GESU´

-------------------------- 02/02/2008

le nuove droghe

-------------------------- 31/01/2008

Il testo della lettera del card. Tettamanzi

-------------------------- 31/01/2008

Lettera del Santo Padre

-------------------------- 31/01/2008

San Giovanni Bosco

-------------------------- 31/01/2008

due minuti ...per un sorriso

-------------------------- 30/01/2008

PRO MEMORIA

-------------------------- 28/01/2008

San Tommaso d´Aquino

-------------------------- 27/01/2008

III domenica del tempo ordinario

-------------------------- 27/01/2008

GIORNATA DELLA MEMORIA

-------------------------- 25/01/2008

Conversione di San Paolo

-------------------------- 25/01/2008

25 gennaio

-------------------------- 24/01/2008

veglia di preghiera per l´unità dei cristiani

-------------------------- 24/01/2008

24 GENNAIO

-------------------------- 23/01/2008

23 gennaio

-------------------------- 23/01/2008

Sposalizio di San Giuseppe e Maria

-------------------------- 22/01/2008

corso in preparazione al matrimonio

-------------------------- 21/01/2008

22 gennaio

-------------------------- 21/01/2008

Lettera del card.Dionigi Tettamanzi

-------------------------- 21/01/2008

Sant´Agnese

-------------------------- 21/01/2008

21 gennaio

-------------------------- 20/01/2008

2a Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 20/01/2008

20 gennaio

-------------------------- 19/01/2008

19 gennaio

-------------------------- 18/01/2008

preghiera : 18 gennaio

-------------------------- 18/01/2008

settimana di preghiera per l´unità dei cristiani

-------------------------- 16/01/2008

Il testo del Papa a "La Sapienza"

-------------------------- 16/01/2008

vergogna italiana: rifiuti di Napoli

-------------------------- 16/01/2008

la mancata visita del Papa alla "Sapienza"

-------------------------- 15/01/2008

MARTIN LUTHER KING

-------------------------- 13/01/2008

BATTESIMO DI GESU´

-------------------------- 11/01/2008

preghiera con e per gli ammalati

-------------------------- 05/01/2008

Natale dei Cristiani Ortodossi

-------------------------- 05/01/2008

EPIFANIA DEL SIGNORE

-------------------------- 03/01/2008

la festa della befana in parrocchia

-------------------------- 01/01/2008

Maria Madre di Dio

-------------------------- 01/01/2008

Giornata mondiale per la pace

-------------------------- 01/01/2008

FELICE 2008 A TUTTI

-------------------------- 31/12/2007

31 DICEMBRE 2007

-------------------------- 30/12/2007

Festa della santa Famiglia

-------------------------- 28/12/2007

FESTA DEI SANTI INNOCENTI

-------------------------- 27/12/2007

SAN GIOVANNI APOSTOLO

-------------------------- 26/12/2007

SANTO STEFANO

-------------------------- 25/12/2007

GIORNO DI NATALE

-------------------------- 24/12/2007

e il Dio - con- noi...nacque tra gli uomini

-------------------------- 23/12/2007

SANTA NOTTE

-------------------------- 22/12/2007

Quarta domenica di Avvento

-------------------------- 22/12/2007

auguri...con un pizzico di ...nostalgia

-------------------------- 21/12/2007

Gruppo Musical

-------------------------- 21/12/2007

primi auguri..per tutti

-------------------------- 16/12/2007

la domenica della gioia

-------------------------- 13/12/2007

"OLTRE..." uno strumento in più per dialogare

-------------------------- 13/12/2007

una solidarietà che non si fermi al 26 dicembre

-------------------------- 10/12/2007

altra riflessione in merito alla

-------------------------- 08/12/2007

II Domenica di Avvento

-------------------------- 07/12/2007

solennità dell´Immacolata Concezione

-------------------------- 07/12/2007

storia del dogma dell´Immacolata Concezione

-------------------------- 02/12/2007

l´enciclica "Spe Salvi"

-------------------------- 01/12/2007

I domenica di AVVENTO

-------------------------- 01/12/2007

una lettera per te

-------------------------- 01/12/2007

in preparazione all´Avvento

-------------------------- 01/12/2007

Giornata mondiale lotta contro l´AIDS

-------------------------- 24/11/2007

CRISTO RE DELL´UNIVERSO

-------------------------- 23/11/2007

SABATO 24/11..ALLO STADIO VINCE LA SOLIDARIETA´

-------------------------- 22/11/2007

RIETI GRANDE CUORE

-------------------------- 22/11/2007

proviamo a dialogare

-------------------------- 21/11/2007

il mondo solo in bianco e nero?

-------------------------- 17/11/2007

XXXIII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 17/11/2007

RIFLLESSIONE ...COL VANGELO

-------------------------- 10/11/2007

XXXII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 10/11/2007

IRENNE CORONADO

-------------------------- 08/11/2007

Saluto ufficiale di mons. Bregantini

-------------------------- 08/11/2007

le prime reazioni di alcuni organi di stampa

-------------------------- 08/11/2007

dalla S. Sede

-------------------------- 08/11/2007

il congedo del vescovo operaio

-------------------------- 07/11/2007

Mons. Bregantini lascia la Calabria?

-------------------------- 07/11/2007

nel ricordo di leo

-------------------------- 06/11/2007

aumenta il senso di insicurezza

-------------------------- 06/11/2007

comunicato stampa

-------------------------- 04/11/2007

IRENE CORONADO in concerto

-------------------------- 04/11/2007

XXXI domenica del tempo ordinario

-------------------------- 02/11/2007

CRESIME IN PARROCCHIA

-------------------------- 02/11/2007

2 novembre 2007

-------------------------- 01/11/2007

Oggi si celebra la solennità di Tutti i Santi

-------------------------- 26/10/2007

vangelo della domenica

-------------------------- 26/10/2007

FESTA DI TUTTI SANTI

-------------------------- 26/10/2007

2 novembre commemorazione dei defunti

-------------------------- 24/10/2007

single per scelta...?

-------------------------- 24/10/2007

il mondo giovanile

-------------------------- 23/10/2007

parliamo di famiglia

-------------------------- 20/10/2007

XXIX Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 20/10/2007

Tra sabato 27 e domenica 28 torna l´ora solare

-------------------------- 17/10/2007

padre Joao Carlos Seneme nominato vescovo

-------------------------- 12/10/2007

Vangelo della XXVIII domenica

-------------------------- 12/10/2007

Ritorna il Musical : Teresa di Calcutta

-------------------------- 11/10/2007

immagini della festa di inizio anno 2007 /2008

-------------------------- 11/10/2007

foto ricordo ritiro 13 maggio 2007

-------------------------- 09/10/2007

230 anni fa

-------------------------- 08/10/2007

sabato 13 e domenica 14 vendita torte

-------------------------- 07/10/2007

vangelo della domenica

-------------------------- 07/10/2007

settimana per la pace

-------------------------- 06/10/2007

una testimonianza dal Rwanda

-------------------------- 06/10/2007

ottobre missionario

-------------------------- 27/09/2007

Programma

-------------------------- 27/09/2007

Vangelo delle Domenica

-------------------------- 27/09/2007

DOMENICA 30 SETTEMBRE

-------------------------- 21/09/2007

Vangelo della Domenica

-------------------------- 21/09/2007

19 ottobre replica del musical

-------------------------- 21/09/2007

in preparazione al 7 ottobre

-------------------------- 18/09/2007

calendario parrocchiale 2007/2008

-------------------------- 16/09/2007

il vangelo della domenica

-------------------------- 14/09/2007

Aiutiamo la ricerca per vincere la SCLERODERMIA

-------------------------- 13/09/2007

l´impegno della Parrocchia per la famiglia

-------------------------- 13/09/2007

troppo silenzio attorno al mercato rionale

-------------------------- 12/09/2007

AUGURI PER IL NUOVO ANNO SCOLASTICO

-------------------------- 12/09/2007

Per non dimenticare l´11 settembre 2001

-------------------------- 05/09/2007

vangelo della domenica

-------------------------- 05/09/2007

Madre Teresa di Calcutta

-------------------------- 01/09/2007

Il vangelo della domenica

-------------------------- 01/09/2007

la mano assassina incendiaria

-------------------------- 30/08/2007

ALCLI: lotta contro le leucemie infantili

-------------------------- 29/08/2007

rispettiamo la natura

-------------------------- 25/08/2007

iscrizione corso di matrimonio

-------------------------- 24/08/2007

Messaggio di Benvenuto

-------------------------- 22/08/2007

ndrangheda

-------------------------- 13/08/2007

il distacco dei padri separati dai figli

-------------------------- 13/08/2007

Educazione alla fede ...e valore del matrimonio

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 SS. Trinita a Villa Chigi














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