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ORARIO LITURGIE

Periodo Estivo
   12/06 - 06/10 2007

SS Messa/Feriale
 h 8.30 h 19.00

SS Messa/Festivo
 h 8.30 h 11.00 h 19.00

Periodo Invernale
   07/10 - 11/06 2008

SS Messa/Feriale
  h 8.00 h 9.00 h 18.00

SS Messa/Festivo
  h 8.00 h 9.00 h 10.30
  h 12.00 h 18.00
 

DOMENICA 15 OTTOBRE 2017

SS. MESSE . H.9.00 - 10.30 APERTURA DEL NUOVO ANNO PASTORALE - 12.00 e 19.00
 
 :: ULTIMI AGGIORNAMENTI al 17/10/2017

domenica 25 ottobre      notizia del 25/10/2015

Commento della Domenica: Desiderio, incontro, sequela ( Mc 10,46-52) SS. Messe h. 9.00 - 10.30 - 12.00 -18.00 (prefestiva del sabato h.18.00) Gerico avviene un incontro tra figli. Il figlio di Time

GIORNATA MONDIALE MISSIONARIA      notizia del 17/10/2015

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO PER LA GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE 2015: 18 OTTOBRE Cari fratelli e sorelle, la Giornata Missionaria Mondiale 2015 avviene sullo sfondo dell’Anno della Vita Consacrata e ne riceve uno stimolo per la preghiera e la riflessione. Infatti, se ogni battezzato è chiamato a rendere testimonianza al Signore Gesù annunciando la fede ricevuta in dono, questo vale in modo particolare per la persona consacrata, perché tra la vita consacrata e la missione sussiste un forte legame. La sequela di Gesù, che ha determinato il sorgere della vita consacrata nella Chiesa, risponde alla chiamata a prendere la croce e andare dietro a Lui, ad imitare la sua dedicazione al Padre e i suoi gesti di servizio e di amore, a perdere la vita per ritrovarla. E poiché tutta l’esistenza di Cristo ha carattere missionario, gli uomini e le donne che lo seguono più da vicino assumono pienamente questo medesimo carattere. La dimensione missionaria, appartenendo alla natura stessa della Chiesa, è intrinseca anche ad ogni forma di vita consacrata, e non può essere trascurata senza lasciare un vuoto che sfigura il carisma. La missione non è proselitismo o mera strategia; la missione fa parte della “grammatica” della fede, è qualcosa di imprescindibile per chi si pone in ascolto della voce dello Spirito che sussurra “vieni” e “vai”. Chi segue Cristo non può che diventare missionario, e sa che Gesù «cammina con lui, parla con lui, respira con lui. Sente Gesù vivo insieme con lui nel mezzo dell’impegno missionario» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 266). La missione è passione per Gesù Cristo e nello stesso tempo è passione per la gente. Quando sostiamo in preghiera davanti a Gesù crocifisso, riconosciamo la grandezza del suo amore che ci dà dignità e ci sostiene; e nello stesso momento percepiamo che quell’amore che parte dal suo cuore trafitto si estende a tutto il popolo di Dio e all’umanità intera; e proprio così sentiamo anche che Lui vuole servirsi di noi per arrivare sempre più vicino al suo popolo amato (cfr ibid., 268) e a tutti coloro che lo cercano con cuore sincero. Nel comando di Gesù: “andate” sono presenti gli scenari e le sfide sempre nuovi della missione evangelizzatrice della Chiesa. In essa tutti sono chiamati ad annunciare il Vangelo con la testimonianza della vita; e in modo speciale ai consacrati è chiesto di ascoltare la voce dello Spirito che li chiama ad andare verso le grandi periferie della missione, tra le genti a cui non è ancora arrivato il Vangelo. Il cinquantesimo anniversario del Decreto conciliare Ad gentes ci invita a rileggere e meditare questo documento che suscitò un forte slancio missionario negli Istituti di vita consacrata. Nelle comunità contemplative riprese luce ed eloquenza la figura di santa Teresa di Gesù Bambino, patrona delle missioni, quale ispiratrice dell’intimo legame della vita contemplativa con la missione. Per molte congregazioni religiose di vita attiva l’anelito missionario scaturito dal Concilio Vaticano II si attuò con una straordinaria apertura alla missione ad gentes, spesso accompagnata dall’accoglienza di fratelli e sorelle provenienti dalle terre e dalle culture incontrate nell’evangelizzazione, tanto che oggi si può parlare di una diffusa interculturalità nella vita consacrata. Proprio per questo è urgente riproporre l’ideale della missione nel suo centro: Gesù Cristo, e nella sua esigenza: il dono totale di sé all’annuncio del Vangelo. Non vi possono essere compromessi su questo: chi, con la grazia di Dio, accoglie la missione, è chiamato a vivere di missione. Per queste persone, l’annuncio di Cristo, nelle molteplici periferie del mondo, diventa il modo di vivere la sequela di Lui e ricompensa di tante fatiche e privazioni. Ogni tendenza a deflettere da questa vocazione, anche se accompagnata da nobili motivazioni legate alle tante necessità pastorali, ecclesiali o umanitarie, non si accorda con la personale chiamata del Signore a servizio del Vangelo. Negli Istituti missionari i formatori sono chiamati sia ad indicare con chiarezza ed onestà questa prospettiva di vita e di azione, sia ad essere autorevoli nel discernimento di autentiche vocazioni missionarie. Mi rivolgo soprattutto ai giovani, che sono ancora capaci di testimonianze coraggiose e di imprese generose e a volte controcorrente: non lasciatevi rubare il sogno di una missione vera, di una sequela di Gesù che implichi il dono totale di sé. Nel segreto della vostra coscienza, domandatevi quale sia la ragione per cui avete scelto la vita religiosa missionaria e misurate la disponibilità ad accettarla per quello che è: un dono d’amore al servizio dell’annuncio del Vangelo, ricordando che, prima di essere un bisogno per coloro che non lo conoscono, l’annuncio del Vangelo è una necessità per chi ama il Maestro. Oggi, la missione è posta di fronte alla sfida di rispettare il bisogno di tutti i popoli di ripartire dalle proprie radici e di salvaguardare i valori delle rispettive culture. Si tratta di conoscere e rispettare altre tradizioni e sistemi filosofici e riconoscere ad ogni popolo e cultura il diritto di farsi aiutare dalla propria tradizione nell’intelligenza del mistero di Dio e nell’accoglienza del Vangelo di Gesù, che è luce per le culture e forza trasformante delle medesime. All’interno di questa complessa dinamica, ci poniamo l’interrogativo: “Chi sono i destinatari privilegiati dell’annuncio evangelico?”. La risposta è chiara e la troviamo nel Vangelo stesso: i poveri, i piccoli e gli infermi, coloro che sono spesso disprezzati e dimenticati, coloro che non hanno da ricambiarti (cfr Lc 14,13-14). L’evangelizzazione rivolta preferenzialmente ad essi è segno del Regno che Gesù è venuto a portare: «Esiste un vincolo inseparabile tra la nostra fede e i poveri. Non lasciamoli mai soli» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 48). Ciò dev’essere chiaro specialmente alle persone che abbracciano la vita consacrata missionaria: con il voto di povertà si sceglie di seguire Cristo in questa sua preferenza, non ideologicamente, ma come Lui identificandosi con i poveri, vivendo come loro nella precarietà dell’esistenza quotidiana e nella rinuncia all’esercizio di ogni potere per diventare fratelli e sorelle degli ultimi, portando loro la testimonianza della gioia del Vangelo e l’espressione della carità di Dio. Per vivere la testimonianza cristiana e i segni dell’amore del Padre tra i piccoli e i poveri, i consacrati sono chiamati a promuovere nel servizio della missione la presenza dei fedeli laici. Già il Concilio Ecumenico Vaticano II affermava: «I laici cooperino all’opera evangelizzatrice della Chiesa, partecipando come testimoni e come vivi strumenti della sua missione salvifica» (Ad gentes, 41). È necessario che i consacrati missionari si aprano sempre più coraggiosamente nei confronti di quanti sono disposti a collaborare con loro, anche per un tempo limitato, per un’esperienza sul campo. Sono fratelli e sorelle che desiderano condividere la vocazione missionaria insita nel Battesimo. Le case e le strutture delle missioni sono luoghi naturali per la loro accoglienza e il loro sostegno umano, spirituale ed apostolico. Le Istituzioni e le Opere missionarie della Chiesa sono totalmente poste al servizio di coloro che non conoscono il Vangelo di Gesù. Per realizzare efficacemente questo scopo, esse hanno bisogno dei carismi e dell’impegno missionario dei consacrati, ma anche i consacrati hanno bisogno di una struttura di servizio, espressione della sollecitudine del Vescovo di Roma per garantire la koinonia, così che la collaborazione e la sinergia siano parte integrante della testimonianza missionaria. Gesù ha posto l’unità dei discepoli come condizione perché il mondo creda (cfr Gv 17,21). Tale convergenza non equivale ad una sottomissione giuridico-organizzativa a organismi istituzionali, o ad una mortificazione della fantasia dello Spirito che suscita la diversità, ma significa dare più efficacia al messaggio evangelico e promuovere quell’unità di intenti che pure è frutto dello Spirito. L’Opera Missionaria del Successore di Pietro ha un orizzonte apostolico universale. Per questo ha bisogno anche dei tanti carismi della vita consacrata, per rivolgersi al vasto orizzonte dell’evangelizzazione ed essere in grado di assicurare un’adeguata presenza sulle frontiere e nei territori raggiunti. Cari fratelli e sorelle, la passione del missionario è il Vangelo. San Paolo poteva affermare: «Guai a me se non annuncio il Vangelo!» (1 Cor 9,16). Il Vangelo è sorgente di gioia, di liberazione e di salvezza per ogni uomo. La Chiesa è consapevole di questo dono, pertanto non si stanca di annunciare incessantemente a tutti «quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi» (1 Gv 1,1). La missione dei servitori della Parola – vescovi, sacerdoti, religiosi e laici – è quella di mettere tutti, nessuno escluso, in rapporto personale con Cristo. Nell’immenso campo dell’azione missionaria della Chiesa, ogni battezzato è chiamato a vivere al meglio il suo impegno, secondo la sua personale situazione. Una risposta generosa a questa universale vocazione la possono offrire i consacrati e le consacrate, mediante un’intensa vita di preghiera e di unione con il Signore e col suo sacrificio redentore. Mentre affido a Maria, Madre della Chiesa e modello di missionarietà, tutti coloro che, ad gentes o nel proprio territorio, in ogni stato di vita cooperano all’annuncio del Vangelo, di cuore invio a ciascuno la Benedizione Apostolica. Dal Vaticano, 24 maggio 2015 Solennità di Pentecoste FRANCESCO

DOMENICA 18 ottobre      notizia del 17/10/2015

Commento al vangelo della Domenica: Chi è il più grande? Colui che ama di più! (Mc 10,35-45) SS. Messe h. 9.00 - 10.30 - 12.00 e 18.00 Questa domanda è una di quelle domande così tanto presenti nella nostra vita da farci perdere la pace. A scuola bisogna essere dei numeri uno; nello sport o al lavoro occorre primeggiare per non essere sostituiti; in rete conta chi è più cliccato; in famiglia «Chi è il preferito di mamma?» e in Chiesa... la questione non cambia. E così facendo ci ritroviamo a vivere una vita continuamente sotto stress, alla costante caccia di stima, primi posti, riconoscimenti. Giovanni, non un apostolo qualunque ma il preferito, il più vicino, il più intuitivo, chiede per sé e per suo fratello i primi posti. E l´intero gruppo dei dieci immediatamente si ribella, unanime nella gelosia. È come se finora Gesù avesse parlato a vuoto: «Non sapete quello che chiedete!». Non sapete quali argini abbattete con questa fame di primeggiare, non capite la forza oscura che nasce da queste ubriacature di potere, che povero cuore ne esce. Ed ecco le parole con cui Gesù spalanca la differenza cristiana: «tra voi non sia così». I grandi della terra dominano sugli altri... Tra voi non è così! Credono di governare con la forza... non così tra voi! Le parole di Gesù sono parole opposte alla nostra mentalità. Eppure sono il solo futuro possibile. Il futuro di un mondo segnato non da arrivismi sterili, in cui ognuno scavalca il proprio fratello o sorella, ma da intelligentissime gare di stima reciproca, di solidarietà e condivisione. Chi vuole diventare grande tra voi... Una volontà di grandezza è innata nell´uomo. Gesù non condanna questo, non vuole nel suo regno uomini e donne incompiuti e sbiaditi, ma pienamente fioriti, regali, nobili, fieri, liberi. La santità non è una passione spenta, ma una passione convertita: chi vuole essere grande sia servitore. Si converta da "primo" a "servo". Cosa per niente facile, perché temiamo che il servizio sia nemico della felicità, che esiga un capitale di coraggio di cui siamo privi, che sia il nome difficile, troppo difficile, dell´amore. Eppure il termine servo è la più sorprendente di tutti quelli che applica a sé: «Non sono venuto per farmi servire, ma per essere servo». Servo allora è un nome di Dio; Dio è mio servitore! Dio non è il Padrone dell´universo, il Signore dei signori, il Re dei re (è anche questo): è il Servo di tutti! Non tiene il mondo ai suoi piedi, è inginocchiato lui ai piedi delle sue creature; non ha troni, ma cinge un asciugamano. Come sarebbe l´umanità se ognuno avesse verso l´altro la premura umile e fattiva di Dio? Se ognuno si inchinasse non davanti al potente ma all´ultimo? Non vogliamo farsi servire da chi ci sta attorno. Ma servire, amare, fare noi tutto quello che possiamo fare per gli altri: in casa, in parrocchia, nella vita di ogni giorno.

Domenica 11 Ottobre 2105      notizia del 10/10/2015

ommento della domenica: Gesù è il vero tesoro. Mc 10,17-30 SS. Messe h.9.00 -10.30 (celebrazione delle Cresime) -12.00 e 18.00 "La Parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio" (Eb 4,12). Penso che chiunque abbia un contatto frequente con le Sacre Scritture convenga con l´autore della Lettera agli Ebrei che la Parola di Dio agisce proprio così nelle nostre vite, se glielo permettiamo. Ci sono tante immagini che la possono raffigurare nella sua azione, ma quella della spada a doppio taglio che penetra nei segreti del cuore umano, venendo a discernere tra i suoi sentimenti e i suoi pensieri, è una di quelle più indovinate. Sempre che il cuore umano si apra alla sua luce; diversamente, questa spada un po´ strana nemmeno si sguaina, non offende, non si impone, lascia sempre al cuore dell´uomo la libertà di restare chiuso nel guscio del suo mondo interiore: allora non si sperimenta l´efficacia della Parola, si preferisce non lasciar affondare la sua lama pur di non soffrire, pur di non mettersi in discussione, pur di non cambiare, si preferisce andare per le proprie strade sicure, quelle che anche religiosamente ci lasciano nelle nostre comodità... Dovette succedere qualcosa del genere a quel tale che si affrettò incontro al Signore. Il vangelo dice che si buttò in ginocchio davanti a Gesù, segno che riconosceva in Lui una reale autorità. Mi pare ci sia un che di autentico nel suo movimento verso Gesù. Ha capito che Gesù è un maestro buono, vuole capire meglio il mistero della sua bontà, ha capito che può rivolgergli una delle domande più impellenti: "cosa devo fare per avere la vita eterna?" (Mc 10,17). Il Signore che conosce i cuori di tutti lo incontra nella sua realtà di uomo religioso e gli ricorda la strada dei comandamenti che, a parte l´ultimo, sono quelli che gli indicano i doveri negativi (v.19). Allora lui gli risponde: "Maestro, tutte queste cose le ho custodite fin dalla mia giovinezza" (v.20). Mi immagino sempre quest´uomo davanti a Gesù che dice queste parole con una certa inquietudine sul volto. In fondo, il suo esprimersi così è la confermache il cuore dell´uomo non può trovare la risposta che cerca nell´osservanza scrupolosa della Legge. Custodire i comandamenti non ti da la vita: Paolo ci dice in tutte le salse che la salvezza non viene dalla Legge. "Signore siamo stati fatti per te, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te" ,diceva Agostino. E allora come la ereditiamo la vita eterna? Gesù, "guardando dentro di lui, lo amò"(v.21). Ecco come sono gli occhi di Dio quando gli si lascia vedere nelle profondità del cuore. E´ una espressione centrale del racconto. Lasciarsi raggiungere o non raggiungere da questo sguardo è la porta d´accesso o meno alla vita eterna. Conoscere Chi mi guarda così e lasciarsi conquistare da Lui è vita eterna. Ma c´è un problema. Quell´uomo sembrava avere tutti i requisiti per entrare, invece gli mancava quello fondamentale, che è quello di amare Dio e i fratelli sopra ogni cosa (il comandamento più importante di tutti). Perciò, quello sguardo d´amore incontrato che si rivolge ad ogni essere umano divenne per lui fonte di tristezza. Quello che Gesù dice a quell´uomo (v.21) non è un consiglio, come a volte (purtroppo) ancora si sostiene: è proprio quello che gli manca per ereditare la vita eterna! Sapete che il giornalista francese Raoul Follereau è chiamato "l´Apostolo dei lebbrosi" per l´instancabile servizio reso a loro, lungo l´arco della sua vita, per far conoscere la situazione indegna in cui vivono e per muovere il mondo intero a lavorare per guarire o migliorare le loro condizioni di vita. Quando ero più giovane ascoltai l´aneddoto che Raoul stesso narrava nelle sue conferenze per tutto il mondo volte a sensibilizzare l´oppinione mondiale verso i lebbrosi. Raccontava che un giorno si vide giungere una lettera da una donna molto benestante della sua amata Francia con un cospicuo assegno in denaro. Dentro vi era una singolare richiesta che più o meno si esprimeva così: "Egr. sig. Follereau, eccole la somma di nn. in franchi francesi a sostegno dei lebbrosari da lei conosciuti. Però, per favore, la pregherei di far interrompere l´invio del bollettino informativo mensile all´indirizzo della mia abitazione; vedere ogni volta in foto quei corpi orribilmente mutilati e le condizioni di vita in cui versano comincia a togliermi delle ore importanti di sonno". Raoul Follereau rispose alla missiva con un´altra lettera, rinviando quello stesso assegno al mittente. Ivi c´era scritto: "Gentile sig.ra N., ecco di nuovo a lei l´assegno che mi aveva spedito. Non se ne abbia a male, ma preferisco venire in casa sua a toglierle qualche ora di sonno piuttosto che ricevere del denaro che non ha il suo cuore per questi nostri fratelli sofferenti ed emarginati". Avrei voluto vedere il volto di quella donna quando si vide riconsegnato l´assegno con la risposta di Follereau. Penso che dovesse essere molto simile al volto rabbuiato dell´uomo del vangelo che se ne andò intristito per le parole di Gesù. Conosciamo poi il crescendo dello sconcerto dei discepoli che sentono il Maestro incalzare sulle enormi difficoltà ad entrare nel Regno di Dio, in primo luogo per chi possiede molte ricchezze (vv.23-26). E´ lo sconcerto di tutti quelli che anche oggi hanno il coraggio di riconoscere quanto siamo attaccati più ai beni che a Colui che ci benefica. E´ lo sconcerto di chi avverte che entrare nella vita eterna è qualcosa di molto difficile perché molto concreto: qualcosa che si misura sulla libera decisione di servire Dio e non Mammona (cfr. Lc 16,13), nel dare ai poveri per amor loro e di Dio perché è l´unico modo per avere un tesoro in Cielo, ovvero per entrare nella vita eterna. Lo sconcerto è tale che fa sussultare i discepoli nel dirsi l´un l´altro: "e chi può salvarsi?". il Signore Gesù rincara la dose: non è molto difficile, è proprio "impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio" (v.27). Il vangelo dice che queste parole il Signore le esprime "guardandoli in faccia", che si può anche tradurre "guardandoli dentro". Meravigliosa espressione di Marco evangelista: lo stesso sguardo che si era posato su quell´uomo ricco. Lo sguardo franco del Signore è sempre sguardo di amore, ci dice in faccia come stanno le cose, non ci nasconde mai la verità: non si può amare Lui e le ricchezze, o si ama Lui o si ama il denaro, c´è poco da ragionare. Ma le sue parole spalancano il cuore alla speranza. Infatti, se facciamo conto su di noi, siamo spacciati, siamo tutti come ridicoli cammelli che cercano di entrare per la cruna di un ago, troppo gonfi per entrare in un Regno fatto per i piccoli. Se invece ci lasciamo conquistare dall´amore del Signore per noi tutto è possibile, perché il suo mestiere è fare quello che è impossibile all´uomo. Ma bisogna fidarsi di quello che ci dice. Bisogna davvero credere che Lui è il tesoro per il quale vale la pena donare tutto ai poveri! Da Zaccheo a Francesco d´Assisi a Raoul Follereau...una schiera innumerevole di fratelli che ci ha preceduto ci assicura che è il miglior affare che ci possa capitare nella nostra vita! Vi auguro di concludere questo affare al più presto: non ve ne pentirete!

Domenica 04 ottobre 2015      notizia del 04/10/2015

Commento della Domenica: Non basta il Paradiso: Mc 10,2-16 SS. Messe h. 9.00 -10.30 - 12.00 e 18.00 Siamo all´inizio... all´inizio di un nuovo anno pastorale, che per le nostre comunità per, ma anche all´inizio del "sogno" di Dio, al quale ci riporta Gesù: gli pongono una domanda disonesta e lui rimanda i suoi interlocutori all´inizio... all´inizio non fu così, afferma. Vale a dire che Dio all´inizio pensava qualcosa di diverso, qualcosa di più grande, qualcosa di immensamente più bello che non il chiudersi in una regoletta, che non il ridurre l´amore, la relazione tra l´uomo e la donna ad un precetto... pensate che se l´uomo (sempre l´uomo... solo l´uomo...) avesse trovato nella sua compagna qualcosa di sconveniente diceva il precetto, avrebbe potuto allontanarla. Per alcuni rabbini qualcosa di sconveniente era la cosa considerata più grave: il tradimento; per altri rabbini qualcosa di sconveniente poteva essere, molto più semplicemente, una minestra bruciata o due parole fatte per strada con altri uomini. Al di là della questione "legale", il vangelo usa un verbo importante, il verbo avvicinarsi... Un verbo che Dio ha fatto suo e ha coniugato alla perfezione. Prendete la seconda lettura ad esempio, dove parlando di Gesù l´autore della lettera agli ebrei scrive: colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli. Qui mi viene in mente quanto papa Francesco ha detto ai carcerati a Philadelphia avvicinandosi a loro, facendosi "uno" con loro: Io sono venuto come pastore ma soprattutto come fratello a condividere la vostra situazione e a farla anche mia... e tutti abbiamo bisogno di essere purificati, di essere lavati. Tutti, io per primo. Tutti siamo cercati da questo Maestro che ci vuole aiutare a riprendere il cammino. Il Signore ci cerca tutti per darci la sua mano. Tutti abbiamo qualcosa da cui essere puliti, purificati. Tutti. Che tale consapevolezza ci risvegli alla solidarietà tra tutti, a sostenerci e a cercare il meglio per gli altri. Rifaccio mio allora quanto già accennato in passato: oggi possiamo dire che siamo invitati a comprendere cosa significa "avvicinarci" a Gesù, come relazionarci con Lui. Il vangelo di oggi vuole dirci tra le tante cose anche questo: ci sono diversi modi per avvicinarci al Signore: - c´è quello dei farisei, che vogliono metterlo alla prova e tendergli una sorta di tranello. Non è certamente il modo più corretto, a volte capita: se esisti veramente Dio, fammi questa grazia e verrò sempre in chiesa... e poi diventa facile trasportare questa modalità anche nel rapporto con le persone: se sei un vero amico fammi questo piacere, concedimi questo prestito, non puoi dirmi di no; - c´è quello di chi porta a Gesù i bambini, che secondo il testo greco del vangelo non è semplicemente un portare, ma un offrire, gli offrirono i bambini. Che bello, a volte stai a contatto con chi ha il coraggio di offrire a Gesù quanto ha di più prezioso: per i genitori un figlio. E´ proprio vero, non puoi offrire a Dio i ritagli, gli avanzi, il superfluo: offri a Dio le primizie. E´ quello che avviene per noi ogni domenica: non c´è altro da fare che lasciare le nostre occupazioni per poter stare un poco con Dio e con i fratelli che lui ti chiama ad incontrare. - c´è quello dei bambini, che con infinita fiducia, confidenza, si lasciano andare nelle mani e nelle braccia di Gesù, perché sanno che i loro genitori mai e poi mai li metterebbero nelle mani di chi potrebbe far loro del male. E´ proprio vera la parola di Gesù che dice che a loro appartiene il Regno di Dio. Il Regno non è una cosa, ma è la persona di Gesù, lo stesso Gesù che abbracciano e al quale magari dicono: Gesù tu sei mio (pare di sentire alcuni bambini che lo dicono ai loro genitori o al catechista o al sacerdote) hanno il coraggio di abbracciare e di farsi abbracciare, di far propri i gesti del Signore. A loro appartiene il Regno perché nella loro semplicità, sanno, come Gesù, essere capaci dei gesti più generosi: ricorderete certamente che l´unico disposto a dare qualcosa è questo bambino che ha cinque pani e due pesci... e per questo fu possibile il miracolo. - c´è quello dei discepoli, che cercano di ostacolare la relazione tra i genitori e i loro bambini e Gesù; forse sono gelosi, forse vogliono il Figlio di Dio solo per loro, fatto sta che pongono una barriera e Gesù si indigna per questo. L´avvicinarsi a Gesù permette anche di scoprire il volto di Dio. Si, perché in tutta la questione sulla relazione uomo-donna, sull´adulterio e sul divorzio, credo proprio che l´obiettivo di Gesù non sia altro che quello di raccontare il volto di Dio, che per l´appunto all´inizio aveva pensato di raccontarsi così: attraverso l´amore tra l´uomo e la donna. Un Dio che per nulla al mondo mette in forse la sua fedeltà. Mentre il punto di partenza dei farisei è una questione di liceità, di legalità, su come fare a rompere, spezzare un legame, quello di Gesù è di risalire all´intenzione originaria di Dio, che, ripeto, è quella di rivelarsi nell´amore che c´è tra l´uomo e la donna. Ecco il volto di Dio, un Dio che fa alleanza, un Dio che non divorzia dalla sua chiesa nonostante l´infedeltà. Mi piace l´insistenza sull´unione, mi piace l´insistenza nel mettere sullo stesso piano l´uomo e la donna, ma non per una semplice forma di rispetto, per essere fedeli alla rivelazione che Dio fa di se stesso. Sullo stesso piano... si perché la traduzione più precisa non è che gli corrisponda... ma che gli stia di fronte... l´uomo non è la donna, c´è differenza, diversità... ma si trova sullo stesso piano, allo stesso livello, occhi dritti negli occhi, quasi a potersi specchiare nella vita dell´altro/a. Straordinaria la prima lettura... emerge tutta l´umiltà di Dio... non è bene che l´uomo sia solo! Ma come? Solo? Ma non c´eri Tu, Dio, con me? Potrebbe dire Adamo... sembra quasi che per Dio il paradiso non basti... nemmeno la presenza di Dio basta a colmare la solitudine dell´uomo. C´è un particolare del quale non conoscevo il significato... anzi lo consideravo sminuente la condizione femminile... sono le parole attribuite a Dio: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda... e´ quella parola: aiuto... ma come? La donna è semplicemente un aiuto? Soltanto un aiuto? Leggevo che nell´Antico Testamento il termine aiuto è riservato unicamente a Dio... che bello allora che sia Dio stesso a dire che l´uno per l´altra i due siano la compagnia, la presenza di Dio. L´esultanza dell´uomo quando si rende conto di quella presenza accanto a lui: osso delle mie ossa, carne della mia carne... osso delle mie ossa che per l´ebreo dice la relazione strettissima, la relazione di parentela, l´intima comunione... ma anche carne della mia carne che come ricordate dalle omelie del mese di agosto dice invece tutta la precarietà, tutta la fragilità di una condizione... lei è me, può dire l´uomo, lei è anche la mia precarietà, le mie fragilità... e viceversa chiaramente. Sta forse anche in questo il significato di quella parola: una sola carne (che troppo frettolosamente leghiamo unicamente all´unione sessuale). Capiamo forse meglio allora, un altro particolare, forse un pochino tecnico ma credo bello: i termini che la Bibbia usa per dire l´uomo e la donna sono ish e ishà; se nella traslitterazione teniamo le due lettere che fanno la differenza in questi due termini quasi simili, rimangono nelle nostre mani la J (jod) la H (he), vale a dire l´inizio del tetragramma sacro: bello anche questo! Tra l´uomo e la donna, nella loro differenza, c´è l´inizio della rivelazione del nome di Dio! Forse si può ampliare un pochino questo pensiero: in ogni diversità, in ogni differenza Dio ci dà appuntamento per scoprire un tassello del suo volto. C´è un altro aspetto già accennato in passato ma che si può riprendere alla luce del magistero di papa Francesco: le parole che Gesù dice ai suoi discepoli sul divorzio sono molto chiare, le dice però compiendo un annuncio, non emettendo sentenze o condanne. Qui condivido con voi una piccola confidenza di un sacerdote che ha seguito il Papa a Cuba sottolineando un concetto di importanza capitale credo: Non condannare ma promuovere: Mi ha raccontato che prima che il Papa cominciasse un suo intervento, un vescovo cubano gli si avvicina per dirgli: "dica qualcosa contro l´aborto per favore". E´ vero che a Cuba le cifre della pratica dell´aborto sono impressionanti. Ma il Papa sorprendentemente gli risponde: "non dirò niente contro l´aborto, ma parlerò in difesa della vita; condannare non serve, serve promuovere". E così nel suo intervento il Papa ad un certo punto si rivolge alle donne incinta dicendole: "Vorrei ora rivolgermi a tutte le mamme incinta, presenti o che ci stanno seguendo per televisione. Mettete le vostre mani sul vostro ventre. Provate a sentire la vita che è dentro di voi. Provate ad ascoltarla e a capire cosa vi sta dicendo. Date speranza a questa vita. Proteggete questa vita che è ancora fragile e indifesa. E adesso rimanete con le vostre mani sul vostro ventre così la mia benedizione arriverà a quella vita che è dentro di voi". Altrettanto chiaro è il suo comportamento (rivelativo anch´esso del volto di Dio) le volte che lo mettono di fronte ad una donna adultera o ad altri che hanno commesso sbagli nella loro vita: non condanna, non giudica, perdona e invita alla conversione, al cambiamento. Credo che sia il compito bellissimo affidato alla chiesa dal suo Signore: ripetere il medesimo annuncio, accompagnandolo con la stessa Sua misericordia.

GIORNATA DEL CICLAMINO      notizia del 26/09/2015

Giornata del ciclamino contro la Sclerodermia: 26/27 settembre „La Sclerosi Sistemica è una malattia cronica, autoimmune, invalidante, multiorgano che colpisce in prevalenza le donne. La diagnosi precoce è l’arma fondamentale a nostra disposizione. L’intervento tempestivo con i trattamenti adeguati blocca l’avanzare della malattia e migliora la prognosi del malato. La sensibilizzazione della popolazione e l’informazione sono strumenti altrettanto necessari, per questo anche la nostra parrocchia aderisce a questa campagna per aiutare al medicina nella ricerca contro la sclerodermia con la vendita di ciclamini saranno disponibili : sabato 26 dalle 18.30 e domenica mattina 27 settembre dalle h. 9.00 alle h 13.00 . Grazie a tutti coloro che collaboreranno per questa iniziativa.

Domenica 27 settembre      notizia del 26/09/2015

Commento della Domenica: Se non accettiamo che Dio sia così, è meglio lasciar stare e darci un taglio netto! (Mc 9,38-43.45.47-48) La seconda lettura di oggi ci offre un assist talmente meraviglioso che è un peccato non "andare in goal", ovvero non farvi una profonda riflessione a partire da quella che noi attenti alla ricaduta, sull´ambito sociale, della Parola di Dio prendiamo come una pietra miliare, ovvero la frase del grande teologo Karl Barth: "In una mano il Vangelo e nell´altra il giornale". Le notizie che quotidianamente ci parlano dello sfruttamento di un nugolo di lavoratori salariati da parte di un´esigua ma potente manciata di ricchi (pensiamo anche solo al drammatico fenomeno del caporalato in diverse zone rurali del nostro paese) trova un profetico riscontro nel Vangelo di Gesù così come l´apostolo Giacomo è stato abile di annunciarlo, dando un´occhiata ai crimini contro la giustizia sociale del suo tempo: "Ecco, il salario dei lavoratori che hanno mietuto sulle vostre terre, e che voi non avete pagato, grida, e le proteste dei mietitori sono giunte agli orecchi del Signore onnipotente". Nulla di più attuale: e aldilà delle invettive che Giacomo lancia ai ricchi nei versetti che abbiamo letto - che possiamo condividere o meno, credo anche in base alle dimensioni del nostro portafoglio, ma che certamente non possono lasciarci indifferenti, non foss´altro per la loro pesantezza e drammaticità - ciò che rende la prima lettura di oggi fortemente attuale non è solo la cronaca, ma è pure l´attenzione alla dottrina sociale della Chiesa più volte e in differenti opportunità richiamata da Papa Francesco, soprattutto quando egli denuncia la cosiddetta "economia dello scarto", ovvero quell´economia perversa che ci chiede di rassegnarci all´esclusione sociale degli ultimi e dei poveri, e che basa il proprio sistema sul profitto ad ogni costo, anche a costo di sottopagare lavoratori che cercano di guadagnarsi il pane quotidiano in maniera onesta con una eccessiva sudorazione della loro fronte; eccessiva soprattutto rispetto a ciò che è la retribuzione loro offerta, che nel caso dei braccianti agricoli sfruttati dal caporalato giunge, ad esempio, a salari di 1,60 € all´ora, nemmeno un quinto del minimo sindacale. A fronte di dodici ore di lavoro al giorno, che in molti casi (e l´abbiamo ascoltato varie volte quest´estate) termina con la morte del lavoratore o della lavoratrice: e non dimentichiamoci che non stiamo parlando di immigrati o di profughi. Stiamo parlando di padri e madri di famiglia italiani...sono loro il frutto dell´economia dello scarto, di questa economia escludente basata, appunto, sull´esclusione e sull´esclusiva: quell´esclusiva del profitto che certi ricchi (quali ricchi? Giacomo non specifica, parla di loro in generale...) pretendono di avere su tutto e su tutti. No, di "pretese di esclusiva" non si vive, almeno nella logica del Vangelo. E stiamo ben certi che questo non riguarda solo le relazioni sociali basate sull´economia, ma la stessa logica dell´annuncio, il fondamento della nostra fede, ovvero il nostro rapporto con Dio. Finché c´è gente che ha la pretesa di avere l´esclusiva sull´economia, escludendo i più poveri dai giochi di potere e di denaro, nulla di nuovo sotto il sole...: ci siamo talmente assuefatti alla corruzione che lo scandalo di un operaio sottopagato forse nemmeno più provoca la nostra sdegnata reazione. Ma come la mettiamo, quando è la nostra fede ad essere corrotta al punto da voler pretendere di avere l´esclusiva su Dio? Come la mettiamo con coloro che si sentono talmente investiti dello Spirito di Dio da ritenere che loro, e nessun altro, siano in grado di profetizzare nel nome di Dio? Come la mettiamo con coloro che si sentono talmente attaccati al Maestro da ritenere - peraltro senza riuscirci - di essere nelle condizioni addirittura di "scacciare i demoni" impedendo a chiunque altro di lottare contro lo spirito del male? Sono, queste, le conseguenze cui giungono i discepoli di Gesù dopo una serie di episodi - li ricordiamo bene - che mettono in evidenza una certa distanza, anzi oserei dire una forte incomprensione tra loro e il Maestro proprio sull´identità di Gesù. Non riuscivano proprio ad accettare che Gesù fosse un Messia differente da quello che essi avevano in mente e che tutto il popolo, forse, si attendeva; ovvero, il Messia liberatore, forte e potente, politicamente e militarmente schierato a difesa dell´identità di un popolo che, invece, faticava a riconoscere la potenza di Dio nei miracoli che Gesù compiva, ma soprattutto nella forza della sua Parola e del suo messaggio. E allora, onde evitare di perdere anche la loro identità, di vedere che il cammino fatto sinora con il Maestro finisse a rotoli, innescano una serie di atteggiamenti volti a dimostrare agli altri che questo Maestro sarà anche diverso da come ce lo si aspetta e per certi versi incomprensibile, ma è comunque "loro", è comunque "un´esclusiva", è comunque "appannaggio" del loro gruppo. E guai a chi lo porta via loro! Guai a chi si permette di dirsi "di Cristo" senza essere "dei Dodici"! Guai - qualcuno ci direbbe oggi - a dirti cristiano se non vivi il cristianesimo come lo viviamo noi nel nostro gruppo, nel nostro movimento, nella nostra comunità, nella nostra parrocchia: o vivi la fede come diciamo noi, o sei fuori dalla salvezza! No, non ci siamo: il messaggio evangelico non crea esclusi perché non è esclusiva di nessuno. Il messaggio evangelico non s´identifica con un gruppo: s´identifica con Gesù Cristo, ed è sufficiente accogliere lui con la semplicità degli ultimi e dei piccoli, con la trasparenza di un bicchiere d´acqua dato con amore, per dirci cristiani. Guai non a coloro che vivono la fede cristiana al di fuori della logica "del gruppetto", ma a coloro che scandalizzano i più deboli offrendo loro un´immagine di Gesù distorta, discriminatrice, esclusiva ed escludente. Le immagini usate da Gesù nel Vangelo di oggi per definire la ricompensa di chi offre agli altri quest´immagine distorta della fede sono drammatiche, drastiche; non ci devono mettere paura, devono piuttosto riportarci alla genuinità di una fede in cui le nostre attività, il nostro procedere e i nostri giudizi (mani, piedi ed occhi) siano il più possibile simili a quelli di Dio, che accoglie tutti con la semplicità dei piccoli, senza escludere nessuno. Se non accettiamo che Dio sia così, è meglio lasciar stare e darci un taglio netto!

Domenica 20 settembre      notizia del 19/09/2015

Commento della Domenica: Per dirci cristiani dobbiamo iniziare a non chiudere le porte in faccia a nessuno :Mc 9,30-37 SS. Messe h. 9.00 - 10.30 -12,00 e 19.00 Ci sono momenti, nella storia di un rapporto di amicizia, di amore o anche solo di collaborazione, in cui non c´è verso di capirsi. E questo, non perché non ci si voglia bene o perché non si vada d´accordo: semplicemente, perché non si riesce a comprendersi, perché si parlano linguaggi differenti o si è su lunghezze d´onda diverse, non si è sintonizzati sullo stesso canale. C´è poco da fare: Gesù e i discepoli, nei vangeli di queste ultime domeniche, non riescono proprio a capirsi. Entrambi si trovano su lunghezze d´onda molto distanti tra di loro, e poiché abbiamo a che fare con il Figlio di Dio (che per ora Marco ci presenta solo come "Figlio dell´uomo") pare abbastanza scontato che chi sbaglia a sintonizzarsi siano i discepoli, che si dimenticano ogni tanto di "aggiornare il decoder" della loro amicizia con il Maestro! È da qualche domenica, infatti (e la cosa proseguirà ancora), che i discepoli denotano di avere in testa un´idea di Messia e di Regno di Dio abbastanza diversa da quella di Gesù: e in questo frangente, il Maestro, in terra straniera, ha aperto gli orecchi e la bocca a un sordomuto. Un sordomuto cui Gesù pur essendo in terra straniera si rivolge - lo ricordiamo bene - in lingua aramaica, la lingua dei discepoli: forse erano proprio loro i sordomuti chiamati a comprendere e ad annunciare un Messia diverso da ciò che si attendevano. Invece, sono passati solo pochi versetti dalla narrazione del rimprovero a Pietro e ai Dodici sull´immagine distorta di Messia, e già ci si ritrova a discutere su temi legati al potere, all´autorità, al comando all´interno del venturo Regno di Dio. Gesù, che conosce bene il modo di pensare dei suoi discepoli e che quindi è cosciente della fatica da fare per catechizzarli, sfrutta il suo passaggio dalla Galilea (l´ultimo, prima di andare a Gerusalemme per la Pasqua) per insistere su un tema a lui caro, fondamentale per la rivelazione del Figlio di Dio: l´annuncio della sua passione, morte e resurrezione, cosa che poco prima aveva appunto incontrato l´avversione di Pietro. Gesù ci riprova, ma i risultati sono, purtroppo, nuovamente deludenti: i discepoli "non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo". L´abbinamento di queste due espressioni (non capire e avere timore di chiedere spiegazioni) fa comprendere chiaramente che in realtà essi avevano compreso bene la lezione precedente, ma non volevano accettarla, e per questo avevano paura di chiedere a Gesù ulteriori spiegazioni per evitare di sentirsi dire cose a loro poco gradite: ovvero, che il Messia da lui incarnato era tutt´altro che un leader secondo il pensiero degli uomini, un capo politico vittorioso e potente, ben lontano dal Dio di Gesù Cristo. La Galilea è terra di rivoluzioni: non c´è, quindi, scenario migliore che quello di Cafarnao, nella tranquillità della quiete domestica, per cercare di nuovo di far ragionare i discepoli e far comprendere loro che il Regno di Dio non risponde alle logiche del potere, dell´autorità, dell´incarico da svolgere o dell´importanza di uno rispetto all´altro. Perché il Regno non mette al centro la figura del Figlio di Dio (quello verrà rivelato solo...sul Calvario, ovvero appeso alla croce), ma quella del Figlio dell´uomo: non il divino rivelatosi con potenza all´umanità, ma l´umanità resa divina dalla potenza di Dio, questa è la prospettiva con cui i discepoli devono guardare al Regno. Per fare questo, dicevo, Gesù cerca nuovamente di catechizzare i discepoli: i particolari con cui Marco introduce questa piccola catechesi di Gesù sono davvero interessanti. Innanzitutto, inizia chiedendo loro di tirare fuori quello che avevano dentro, facendosi dire ciò di cui stavano discutendo "per la strada". La strada - lo vedevamo già domenica scorsa - è il luogo della semina andata a male, il luogo in cui il seme viene portato via da satana, in cui l´avversario cerca di appartare tutti (addirittura il Maestro) dalla propria missione e dalle proprie responsabilità. "Per la strada" i discorsi non sono più dialoghi, ma discussioni: ci si accapiglia per cercare di capire chi debba essere "il più grande", come se non fosse chiaro che questo ruolo competeva al Maestro e basta. Allora Gesù entra in casa, si siede (come fa un Maestro quando insegna), "chiama i Dodici" (sì, bisogna ripartire da capo, come sulle rive del lago di Galilea), e spiega loro cosa significhi "essere il primo": significa cambiare totalmente logica, passando da quella del potere a quella del servizio e dell´accoglienza. Nel Regno di Dio, non si può ragionare secondo il pensiero degli uomini cercando di essere "Figli di Dio", perché la vera immagine di Figlio di Dio si può avere solo sulla croce. Bisogna ragionare secondo Dio, cercando di essere "Figli dell´uomo", figli di un´umanità che si mette a servizio degli altri. E per fare questo, gli altri vanno messi al centro: a partire dagli ultimi, dai più deboli. Ecco perché Gesù prende un bambino e lo mette "in mezzo a loro", ovvero nel posto riservato a lui, il posto del Maestro, affermando che accogliere i più deboli significa, in definitiva, accogliere lui e addirittura il Padre che lo ha mandato. Una bella lezione per tutti, non c´è che dire: soprattutto in questi giorni in cui molta gente, e addirittura intere nazioni e capi di stato fanno fatica ad accogliere alle proprie frontiere orde di disperati in cerca di pace. Vogliamo dirci cristiani, anzi "figli dell´uomo e dell´umanità"? Iniziamo a non chiudere le porte in faccia a nessuno, e a mettere al centro gli ultimi e i deboli. Non è una strada facile: ma di sicuro, su questo tipo di strada il seme del Regno di Dio porta frutto.

corso per matrimonio      notizia del 16/09/2015

Con Venerdì 23 ottobre inizia il nuovo corso in preparazione al matrimonio. Qui scheda scaricabile per l´iscrizione entro il 20 ottobre

domenica 13 settembre 2015      notizia del 12/09/2015

Commento della Domenica: Entrare in relazione col mondo e con il prossimo: Mc 8,27-35 SS. Messe h. 9.00 -11.00 -19.00 Ordinò loro severamente Non sembri strano il modo di fare di Gesù, prima domanda ai discepoli cosa la folla ha capito di lui, poi l´interpella direttamente per, subito dopo, proibirgli severamente di parlare di lui. In altre parole a Gesù non interessa la propaganda e tanto meno il proselitismo, e questo andrebbe considerato ancora oggi. Perché una cosa è la testimonianza personale di un incontro ed altro è sbandierare un leader per raccogliere proseliti. L´incontro con una persona coinvolge la vita, instaura legami, matura, cresce, si modifica... diverso è diventare fan di un personaggio con il rischio dell´ideologia o del partito preso, o peggio di una visione trionfalistica, non autentica, del Signore. Ogni religione ha i suoi fanatici... la cronaca di questi giorni né è piena, ma anche il cristianesimo ha i suoi, più o meno palesi magari legati ad un santuario, a un santo, o ad un modo di celebrare o pregare... la fantasia dell´uomo non ha limiti. Il problema concreto che Gesù aveva davanti a sé, sia per la considerazione della gente e sia per la dichiarazione di Pietro, era la visione "vincente" del Messia, infatti secondo la mentalità corrente il Cristo doveva restituire l´autonomia politica agli Ebrei e restaurare il Regno di Israele. Doveva soffrire molto Gesù comincia ad insegnare ai suoi quale sarebbe stato il percorso che avrebbe dovuto affrontare: la sofferenza, il rifiuto, fino alla uccisione e poi la risurrezione. Nell´insegnamento di Gesù dovremmo cogliere la profondità del mistero della incarnazione, il suo totale coinvolgimento nel dramma e nella tragedia della esperienza umana che arriva a identificarsi nel malfattore condannato a morte. Ma è nella resurrezione che tutto si compendia e giunge a pienezza. Faceva questo discorso apertamente, non ha usato parabole o immagini, la sua è stata una dichiarazione schietta, determinata che non avrebbe dovuto lasciare incertezze o dubbi, ma non ha scalfito la mentalità dei suoi interlocutori talmente radicati nella tradizione che non hanno compreso il senso delle sue parole. Ce lo dimostra Pietro che prende il Signore in disparte e lo rimprovera. Pietro probabilmente dietro l´immagine del Messia, come tutti i suoi connazionali, intravede la forza, il potere, certamente non riesce a vedere la sofferenza, tanto meno il dramma di tutta l´umanità caricato sulle spalle del Signore fino alle estreme conseguenze. In fondo il pensiero di Pietro è semplice, e non distante dal nostro: il messia doveva essere Messia, così come Dio deve essere Dio, il Messia deve essere forte e potente, vincitore su tutto, così come Dio deve essere onnipotente e al di sopra di tutto; a che serve un Messia umile che subisce la prepotenza degli uomini o un Dio che manifesta la sua onnipotenza nella debolezza? Perché tu non pensi secondo Dio Gesù si volta e guarda i discepoli; mentre rimprovera Pietro ci sta guardando; il suo sguardo, più che le parole ci colpisce perché giunge al midollo del nostro animo, guarda le nostre debolezze e i nostri limiti, raccoglie le nostre ferite e incomprensioni con la potenza del suo amore (cfr Mc 10,21) e la forza della speranza (cfr Mc 10,27). Nelle parole stabilisce la verità delle cose. Dobbiamo rimanere dietro di lui, nessuno può atteggiarsi a maestro perché siamo tutti discepoli e dal suo insegnamento dobbiamo imparare. Non dobbiamo lasciarci condizionare dal pensiero mondano su Dio, dobbiamo abbandonare convinzioni e preconcetti che appartengono ad una visione pagana e idolatra ed aprirci alla Rivelazione; non solo cogliere l´amore di Dio per noi ma soprattutto il modo con cui Dio ha scelto di amarci anche se questo ci scandalizza. È proprio nella scandalo della Croce che Dio manifesta la forza del suo amore. Prenda la sua croce e mi segua È alla folla insieme ai suoi discepoli che Gesù mostra la strada che lui stesso sta percorrendo e che sono chiamati a percorrere tutti coloro che vogliono seguirlo. La croce non "capita" tra capo e collo come un destino ineludibile di qualcuno costretto a trascinarla per la vita, ma la scelta positiva di chi vuole prendere sulle sue spalle la sua croce. Tutto è rovesciato, il perdere e il salvare. Il Vangelo ci chiede un altro modo di entrare in relazione col mondo e con il prossimo, di vivere e di vincere.

DOMENICA 6 SETTEMBRE 2015      notizia del 05/09/2015

Commento della Domenica: capacità di ascolto e dialogo: Mc 7,31-37 SS. Messe h. 9.00 - 11.00 e 19.00 Ci eravamo lasciati la scorsa domenica con un Gesù in forte polemica con i farisei riguardo alle tradizioni legate alla Legge di Mosè: una polemica talmente aspra che spinge Gesù ad allontanarsi dalla Galilea per rifugiarsi in territorio straniero o "pagano", come veniva considerato dagli osservanti della religione ebraica. A maggior ragione, quindi, con quest´atteggiamento, Gesù appare agli occhi dei farisei come colui che condivide il suo tempo e il suo insegnamento con gente infedele, esclusa dalla salvezza, divenendo, in sostanza, uno di loro. Sarà...ma l´intento di Gesù è certamente diverso, anzi, forse si tratta dell´esatto opposto rispetto a ciò che sostengono i farisei. Non vuole affatto "escludersi" dalla salvezza, ma vuole fare in modo che, insieme a lui, nessun altro ne venga escluso: né chi appartiene al popolo ebraico né tantomeno chi appartiene a qualsiasi altro popolo sulla faccia della terra. E per fare questo, occorre condividere la loro esperienza, occorre "passare" da loro, occorre spendere del tempo con questi "esclusi". Gesù non si fa certo pregare per andare "nelle periferie", e soprattutto lo fa in maniera abbondante: se guardiamo da un punto di vista puramente geografico, potremmo dire che Gesù ha perso il navigatore satellitare, perché si trova all´estremità occidentale della Palestina, già in terra siro-fenicia, poi si spinge ancora più a Nord, e poi ritorna verso est, andando ben oltre la Galilea...in sostanza, circonda la Galilea attraverso un giro che pare completamente illogico. Illogico, invece, non è, se pensiamo che con questo modo di attuare Gesù vuole quasi circondare, assediare la sua Galilea perché arrivi a comprendere che se vuole sopravvivere, deve aprirsi, spalancare le finestre e guardare oltre i propri limiti geografici e culturali. La chiusura su se stesso, la concentrazione sulle proprie problematiche, la visione limitata delle cose, l´ascolto di un solo tipo di linguaggio, monotematico e ripetitivo, è ciò che porta l´uomo a fossilizzarsi sulle sue poche certezze e a conformarsi con quel "minimo sindacale" che lo fa sentire a posto, anche nei confronti di Dio. Era, in fondo, ciò che Gesù rimproverava ai farisei, abituati a considerare la salvezza come un insieme di minime pratiche formali, svolte le quali ci si poteva considerare a posto con Dio. Invece no: il rapporto con Dio così come lo insegna Gesù si basa non sulle pratiche minime da svolgere, ma sulla relazione con lui. Una relazione che va oltre l´osservanza della legge, o che quantomeno non si conforma a essa, e che si basa sullo stare con Dio, sul camminare con lui, ovunque egli vada e in ogni situazione nella quale ci chiami a stare. Anche in territorio "straniero", in situazioni "ostili", in realtà periferiche che noi riterremmo incapaci a insegnarci qualcosa. Il miracolo che Gesù compie "in pieno territorio della Decapoli", ossia in una delle periferie più remote, da questo punto di vista è ricco di significati. Gli viene portato un sordomuto (il testo greco parla di uno "che non sa parlare bene", proprio perché mai ha saputo ascoltare), e la guarigione che Gesù compie è descritta con una grande dovizia di particolari: lo porta ulteriormente in disparte (casomai la Decapoli non lo fosse già abbastanza...); interviene con una certa forza fisica e con gesti non certo riservati agli schizzinosi, ma fortemente simbolici (la saliva nella Scrittura è la condensazione dell´alito di vita del Creatore); concentra la sua guarigione sugli orecchi, prima descritti come parte fisica del corpo, successivamente come luogo dell´ascolto e dell´udito (quasi a dire che l´invalidità fisica non è nulla rispetto al nostro isolamento dal mondo); e soprattutto, lo guarisce con una formula, con una parola, "Effatà", "Apriti", pronunciata in aramaico. E perché mai una parola di guarigione nella lingua degli Ebrei, in un territorio pagano di lingua greca? Se guarisce un pagano, perché mai gli parla in aramaico? Marco non scrive le cose a caso: forse, la guarigione avviene in un luogo pagano, periferico, "lontano dalla salvezza" (secondo i canoni della religione dei farisei), ma riguarda il popolo eletto, o meglio quella parte del popolo eletto che - come dicevamo prima - rimane concentrata su se stessa, e la sua autoreferenzialità la rende sorda a ogni parola (anche a quella di Dio) e di conseguenza muta, in altre parole incapace ad annunciarne le meraviglie. Cosa che invece sono capaci di fare gli interlocutori pagani di Gesù, i quali - "esclusi" dalla salvezza - addirittura annunciano le opere di Dio citando la Bibbia, con quel "Ha fatto bene ogni cosa" tipico del linguaggio della Creazione. Sì, perché questo è ciò che Gesù fa a chi si lascia "aprire" da lui: lo rende una creatura nuova, capace di annunciare le opere di Dio perché capace di ascoltare. Spesso, anche la nostra fede si perde in un bicchier d´acqua, soprattutto quando ci concentriamo su alcune cose talmente insignificanti da un punto di vista anche pastorale da denotare la nostra bassezza e pochezza: e magari le rivestiamo d´importanza basando su di esse l´efficacia del Vangelo, così come facevano i farisei con il loro legalismo e il loro formalismo. E questo perché non guardiamo al di là della punta del nostro naso, perché ci chiudiamo sulle nostre certezze, perché non accettiamo modi diversi di vivere la fede e di annunciare il vangelo, e a forza di sentire sempre la stessa musica diventiamo sordi. Oppure, sordi lo siamo già da sempre, "dalla nascita", perché non ascoltiamo nulla e nessuno sulla scorta del fatto che pensiamo di sapere già tutto noi, e quindi di non dover imparare nulla. Ma se non ci mettiamo in ascolto, non possiamo nemmeno parlare; se per primi non siamo discepoli, non possiamo essere testimoni; se non ci mettiamo noi per primi alla sequela del Maestro, di certo non potremo annunciare nulla di buono. E soprattutto, perché i nostri orecchi si aprano all´ascolto, è bene farlo fuori dai nostri luoghi abituali; fuori dalla Galilea delle certezze, dei pani e dei pesci in abbondanza per tutti, nella Decapoli delle incognite, dei dubbi e spesso anche dell´ostilità. Essere Chiesa missionaria nelle periferie esistenziale, oggi, passa da qui: dalla nostra capacità di ascolto e di dialogo con chi è diverso da noi. Il resto, sono solo slogan e fanfaronate.

Domenica 30 agosto 2015      notizia del 29/08/2015

Mc 7,1-8.14-15.21-23 Ancora una volta la propaganda dell´Isis ha voluto colpire l´opinione pubblica mondiale con un atto di propaganda distruttiva, demolendo con l´esplosivo un altro sito archeologico conosciuto da tutti: Palmira. Non è la prima volta che viene fatto questo dai terroristi del cosiddetto Califfato, che più volte, oltre a seminare morte e terrore tra le popolazioni di Iraq, Siria, Libia e Tunisia, hanno deciso di distruggere i segni della storia così come faticosamente sono giunti a noi. Bisogna riconoscere che questa tecnica di distruzione della memoria non è una novità nella storia, e l´Europa solo 70 anni fa è uscita da una guerra che non ha solamente fatto milioni di morti, ma ha distrutto per sempre molti monumenti artistici e simboli del passato. Ma quello che fa paura ora, in questa continua e crescente emergenza di migrazione dei popoli, è vedere in pericolo il nostro sistema di vita, le nostre tradizioni e i simboli della nostra storia. Abbiamo davvero paura che tutto quello che siamo e abbiamo, sia messo in discussione dal flusso di migranti che si riversano sulle nostre coste e lungo le nostre frontiere europee. Più volte come Chiesa abbiamo denunciato una risposta debole e scoordinata da parte delle istituzioni nazionali e europee, anche perché quel che sta succedendo non è più una emergenza momentanea, ma si sta rivelando un nuovo capitolo storico. E non è certo la prima volta che in Europa succede questo, e se guardiamo nei secoli passati, quello che noi siamo adesso è frutto anche di grandi migrazioni e mescolamenti di popoli, in periodi di stravolgimenti e cambiamenti, dovuti a guerre anche interno all´Europa stessa. Ma siamo sicuri che tutto questo migrare di popoli e la conseguenza coabitazione di tradizioni religiose diverse anche qui, sia davvero un segno della fine della nostra civiltà cristiana? Il pericolo siamo sicuri che venga dal di fuori? E´ solo difendendo i monumenti e i luoghi di culto cristiani che difendiamo la tradizione cristiana? Gesù è davvero molto duro con i capi religiosi venuti addirittura da Gerusalemme (il centro della fede del mondo ebraico di allora). Questi scribi e farisei sono venuti a controllarlo e a contrastare la libertà religiosa di questo Maestro della Galilea che sta sempre più contagiando il popolo. Gesù viene accusato di introdurre pratiche che non rispettano le tradizioni degli antichi e di sovvertire la religione. Gesù messo difronte a queste accuse non si difende ma attacca, mettendo a sua volta sotto accusa i capi religiosi definendoli ipocriti (letteralmente "commedianti"), cioè falsi nella loro difesa della religione. Gesù con notevole coraggio (che sappiamo bene gli costerà la vita) mostra che la vera volontà di Dio non sta nell´adempimento di tradizioni materiali, come le regole di purità prima di prendere il cibo, ma in qualcosa di più grande e vero: l´amore per il prossimo. Quello che rende impuri (cioè lontani) davanti a Dio sta nella nostra cattiveria verso il prossimo. Possiamo rispettare tutte le regole religiose e tradizioni, possiamo avere grandi templi e luoghi di culto e possiamo fare anche lunghe preghiere e riti, ma se non amiamo il prossimo, tutto questo non serve a nulla. L´elenco che Gesù fa´ (impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza) non ha niente a che fare con le tradizioni religiose ma è tutto rivolto al rapporto con il prossimo. Anche noi oggi possiamo dire che la nostra civiltà cristiana non sarà in pericolo non tanto se resisteranno i monumenti dell´arte cristiana, ma se sapremo vivere tra di noi senza falsità, senza cercare il nostro interesse, se sapremo essere generosi, veri e impegnati verso l´altro, se combatteremo la invidie e la ricerca del potere a discapito del prossimo... Solo così la nostra civiltà cristiana sarà salva e continuerà a vivere nella nostra vecchia e impaurita Europa.

domenica 23 agosto 2015      notizia del 22/08/2015

Riflessione della Domenica: Gesù, segno salvifico di contraddizione ( Gv 6,60-69) SS. MESSE h. 9.00 - 11.00 e 19.00 C´era da aspettarselo: il discorso sul Pane di Vita fatto da Gesù segna un momento di crisi, un momento decisivo all´interno della sua vicenda storica. Del resto, seguirlo e accettare che lui sia veramente il Figlio di Dio, il Messia atteso, non è facile. Non è facile per noi dopo duemila anni di cristianesimo, figuriamoci quanto non lo fu per i suoi interlocutori che ascoltavano certi suoi discorsi dal vivo. È come se all´interno della Chiesa sorgesse qualche uomo carismatico (come ce ne sono stati, di fatto) che iniziasse a proporre cammini sempre più esigenti e che vanno controcorrente rispetto alla fede nella quale siamo stati educati: diverrebbe quantomeno un segno di contraddizione. E a questo epiteto, Gesù ci era abituato sin dai suoi primi mesi di vita, dal momento che Simeone al tempio lo presenta a sua madre proprio in questi termini: "Segno di contraddizione". Qual è la contraddizione che Gesù crea nel Vangelo che abbiamo ascoltato durante questo mese, e che provoca l´abbandono da parte di molti dei suoi discepoli? Ricreiamo per un istante l´ambiente formatosi intorno a Gesù a Cafarnao. Tutto nasce dal miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, a conseguenza del quale le folle che cercavano in lui un guaritore trovano pure uno che risolve i problemi legati alla mancanza di cibo: la persona ideale per divenire il Messia leader politico da tutti atteso. Gesù rifiuta ovviamente questo tentativo di strumentalizzazione e fugge in solitudine: recuperato dai discepoli, si sposta nella sinagoga, dove può finalmente svolgere la sua funzione di maestro. Già qui, le folle sembrano essere scomparse: ovviamente, a loro interessava un leader che risolvesse i loro bisogni primari, una volta ottenuti i quali possono benissimo abbandonare il Maestro, che peraltro non ha molta voglia di diventare re... Rimangono quindi i Giudei e i discepoli, con i quali inizia il dibattito che abbiamo ascoltato le scorse domeniche riguardo al Pane di Vita; e qui, si concretizza la rottura con i Giudei (le autorità religiose), ai quali non va proprio giù che questo sedicente rabbino di Galilea si autoproclami come il Dio dell´Esodo ("Io sono"), o quantomeno si senta più grande di Mosè e del suo Dio nel quale la tradizione dei loro padri aveva posto ogni speranza e ogni fiducia. Anche i Giudei scompaiono: e dai cinquemila dell´inizio del capitolo si passa al gruppetto più ristretto dei discepoli, con i quali le cose funzionano fino a un certo punto, fino a quando, cioè, egli afferma che seguirlo significa "mangiare la sua carne e bere il suo sangue" per avere la vita eterna. Siamo nella situazione descritta dal brano di vangelo di oggi: i suoi discepoli non possono accettare una parola così dura e talmente provocatoria da scandalizzare chiunque la ascolti. Ma Gesù non scende a compromessi: la linea è quella, o si sta con lui o contro di lui, o si accetta fino alle estreme conseguenze che lui è inviato dal Padre oppure si fa a meno di seguirlo, o si crede o non si crede. Punto. Anzi, rincara la dose dicendo di sapere già che tra i suoi uditori c´è chi non crede, e quindi è meglio che sia coerente e che se ne vada per la sua strada. Ed è ciò che avviene. Da cinquemila sono rimasti in tredici: lui e i suoi Dodici, i più fedeli, ai quali si rivolge senza fare sconti. Neppure con loro cerca di salvare il salvabile, anzi, sapendo bene che tra di loro ce n´è uno che lo avrebbe tradito, tanto vale anticipare i tempi e gettare la discriminante: "Volete andarvene anche voi?". Credo che questo sia il punto più basso del rapporto tra Gesù e i suoi, che con ogni probabilità riflette la situazione storica della comunità del Vangelo di Giovanni, una comunità di fine secolo (che quindi difficilmente ha conosciuto di persona il Maestro) sulla quale si stanno riversando le prime, violente persecuzioni: e in situazioni come queste, si vede chiaramente chi crede e chi non crede. Occorre esporsi di persona, occorre una scelta di libertà: occorre, in definitiva, una risposta personale di fronte a Gesù. Che arriva con Simon Pietro, il quale rimane il solo interlocutore a prendere la parola e a dire la sua di fronte al Maestro: cinquemila sono stati quelli saziati da Gesù, uno solo quello che fa la propria professione di fede... (e poi noi ci lamentiamo che nelle nostre parrocchie la vita di fede numericamente viene meno...come vedete, niente di nuovo sotto il sole!). Questa professione di fede di Pietro, tra l´altro, è molto particolare. Certamente, è una delle più belle e delle più famose affermazioni attribuite al Principe degli Apostoli, perché esprime affidamento al Maestro non solo nei momenti felici ma anche e soprattutto nei momenti di crisi, come quello che i Dodici stanno vivendo con Gesù, e come quelli che anche noi viviamo nel corso della nostra vita di fede. Eppure, c´è un´interpretazione di alcuni studiosi che mi pare suggestiva. Il capo degli Apostoli, lo sappiamo bene, veniva chiamato con il nome di Simone e con il soprannome di Pietro. E nei Vangeli, i due nomi non sono usati in maniera equipollente: il Signore si rivolge sempre a lui chiamandolo per nome, Simone, mentre sono gli evangelisti a chiamarlo Pietro, e ciò avviene quando egli fa "la pietra", ovvero quando assume atteggiamenti di durezza di cuore che lo portano ad essere in dissenso, in contraddizione con il Maestro, fino a giungere al rinnegamento. Ma la professione di fede di oggi viene fatta da...Simon Pietro, ovvero, ironicamente, da entrambi: dal Simone fedele capo del gruppo dei Dodici, e dal Pietro contradditorio e incostante discepolo spesso avversario del Cristo. Così come - sempre a detta degli studiosi - è tipica dell´avversario di Cristo la professione di fede che esce oggi dalla sua bocca: chiama Gesù il Santo di Dio, che è la stessa definizione che danno di lui gli indemoniati quando lo incontrano, una definizione che nel linguaggio biblico indica il Messia difensore della tradizione inviato a rispettare e far rispettare la Legge di Mosè. Proprio ciò che Gesù liberatore rifiuta di essere... Quella che voleva essere una professione di fede diviene un´altra volta un´affermazione contraddittoria. Sembra proprio che di fronte al Dio di Gesù Cristo non siamo capaci di credere come lui vuole, né di seguirlo secondo le sue vie. Chi ci salva da questa sventurata situazione, che riflette ciò che quotidianamente viviamo, ogni volta che vorremmo seguire Gesù e ci accorgiamo di essere distanti anni luce da lui? La chiave di tutto sta nelle primissime parole dell´affermazione di Simon Pietro, parole che aprono interrogativi irrisolti, ma che, in fondo, esprimono totale abbandono in colui che, solo, può darci salvezza: "Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna".

S.Maria Assunta in Cielo      notizia del 15/08/2015

L´assunzione di Maria la Cielo cosa significa? Vangelo: Lc. 1, 39-56 SS. Messe 14/8 --h. 19.00 e15/8 : h. 9 00 - 11.00 Ci troviamo di fronte a un fatto unico: la Madonna è una donna anziana, anche se l´iconografia "bugiarda" ce la rappresenta sempre come una giovane e bella fanciulla: la Madonna quando fu ucciso Gesù aveva circa 50 anni, poi è vissuta ancora a lungo con S. Giovanni, quindi anche lei ha subito "l´insulto" dell´invecchiamento. Dico insulto perché quando il corpo incomincia a invecchiare ci si accorge che bisogna incominciare a chiudere le finestre che abbiamo aperte durante la vita. Questo dell´invecchiamento è un aspetto che di solito non viene messo in risalto perché (ripeto) c´è la concezione che la Madonna sia sempre stata bella, giovane e in "posa" vicino alle rose. Parlando di Maria in questo modo si falsa la sua figura e le si impedisce di insegnarci tutto quello che invece potrebbe insegnarci. La Madonna potrebbe insegnarci a diventare maturi, a diventare vecchi, ad aspettare la morte, invece viene tutto annullato dal "giovanilismo" che è tanto di moda. Solo ciò che è giovane, solo ciò che comincia è preso d´assalto con fotografie e interviste! La vera figura di Maria ci rimette nella realtà: realtà in tutti i settori. Ci fu una persona che andò da Gesù e Gli chiese: "Maestro cosa devo fare per avere la Vita eterna?" La Madonna non ha solo avuto la Vita eterna, ma ha avuto anche il corpo eterno! Il corpo di Maria è salito al Cielo, cosa che per nessuno di noi può avvenire: la nostra anima si salverà ed entrerà nella Vita eterna, ma il nostro corpo marcirà... Il corpo della Madonna non è marcito, però... è morto. La Madonna è “morta”, ma... quando gli Apostoli si stavano preparando per farle il funerale e accompagnarla al sepolcro, ecco che il suo corpo ha ripreso vita e degli Angeli lo hanno trasportato in Cielo, proprio come era stato per il Figlio suo. Che cosa ci vuole per entrare nella Vita eterna? Guardiamo alla Madonna! Il cristianesimo della piccola borghesia, della classe medio-agiata, si presenta non di rado, puramente sacramentalista. Fede che queste brave persone esplicano un´ora alla settimana: l´ora della Messa domenicale e di altri momenti importanti della vita come per esempio: il Battesimo, il matrimonio, un funerale... Fanno, osservano dei riti ma non hanno la fede viva e nella vita reale vivono dei valori opposti alla vera fede! La Madonna è entrata nella Vita eterna per una serie di pratiche religiose.. la Madonna non ha detto mai il rosario..., non è andata mai a Messa..., non ha mai creduto nell´Immacolata Concezione..., non ha mai creduto nell´infallibilità del Papa..., e allora come avrà fatto ad entrare nella Vita eterna? Allora, vuol dire che tutte queste cose non sono necessarie per la Vita eterna? Appunto! Non sono necessarie, se rimangono espressioni rituali senza cambiarci la vita! La Madonna non ha fatto niente di tutto questo (alla faccia dei cristiani ritualisti che pensano di avere la Vita eterna perché sono andati alla Messa alla domenica.. perché sono andati a vedere il Papa...)! Quale è la Verità? La Verità parte da Gesù suo Figlio. Infatti la grandezza della Madonna è in relazione alla grandezza di suo Figlio, il Quale come prima realtà nella Sua vita non ha avuto la croce: questo lo dico per coloro che venerano in continuazione solo il Crocefisso. Quando Gesù è nato, quando è "uscito" da Sua madre era piccolo, era giovane. Il momento del parto per una donna è un momento doloroso, ma poi c´è la felicità, la gioia, i coccoli per il bimbo che è nato: Gesù non è nato con il crocefisso in mano, anche se certi pittori hanno avuto il coraggio di raffigurare Gesù nella mangiatoia con il crocefisso in mano!La prima parola di Gesù è stata: gioia, e l´ultima Sua parola non è stata quella sulla croce, ma la resurrezione come vita; quindi la prima parola di Gesù è gioia e l´ultima è vita. Questa è la realtà, il resto sono tutte cose che i Preti più o meno "fissati" Gli hanno "messo addosso".Quando Gesù è nato Maria ha avuto una grandissima gioia, e quando è risorto, l´ha avuta ancora più grande perché si è veramente resa conto che Gesù era la Vita: "Io sono la Via, la Verità e la Vita". Tutto il resto sono solo cose che ci devono aiutare a rendere Gesù presente in noi. I Sacramenti, la Lettura della Bibbia... hanno come punto di arrivo rendere presente Gesù in noi, perché Lui è gioia e Vita. Cerchiamo di approfondire oltre. Come mai la Madonna sale al cielo con il corpo? Noi abbiamo difficoltà a capire l´incarnazione di Gesù che si fa Uomo e convive con il destino umano: un Dio che si fa Uomo e convive con il destino umano! E come facciamo fatica a capire l´incarnazione di Gesù, così facciamo altrettanta fatica a capire l´assunzione di Maria. Non la comprendiamo perché non riusciamo a capire fino in fondo che cosa significa una donna ripiena di Spirito Santo": Ave Maria piena di grazia. Un mistico del medioevo lancia questa frase: "Lo Spirito dorme nella pietra, sogna nel fiore, sente negli animali, sa di avere sensazioni negli uomini e sente quello che sa nella donna". Bisogna riflettere su questa frase perché è molto importante! Lo Spirito Santo ha avuto il sentore pieno della Sua forza, della Sua potenza in una donna: in Maria, nella Madonna! Questa è la grandezza di Maria. Lo Spirito ha trasformato il suo corpo, poco alla volta, in un corpo capace di essere un corpo spirituale, proprio come diceva S. Paolo: "Trasformare un corpo con una capacità che è quella originaria: la capacità di ricevere e vivere in se stesso lo Spirito Santo, in maniera tale che non c´è lo Spirito da una parte e il corpo da un´altra, ma è lo Spirito che vive in questo corpo". Questo è il punto d´arrivo a cui ciascuno di noi deve ambire, anche se purtroppo difficilmente ci si arriva. La Madonna ci è arrivata: in lei non c´erano Spirito e corpo separati. Il corpo era la parte visibile e sensibile dello Spirito, e lo Spirito era la forma che sorreggeva e dava significato a tutto il suo corpo. La tradizione cristiana ha cercato di far capire il concetto di "Spirito" con il vocabolo "energia". Dio che è il Creatore agisce in tutto ciò che si muove: fa espandere la vita, infiamma i poeti e i carismatici. Non ci fosse questa "energia" nel creato non ci sarebbe nulla. Lo Spirito riempie l´universo e rinnova istantaneamente la struttura del cosmo. Egli abita la Sua creazione come il Figlio eterno abita nell´umanità di Gesù. Quindi il capire anche lontanamente che in Maria spirito e corpo siano stati una cosa sola (e non due cose distinte), vuol dire capire il segreto di Maria, capire il segreto della sua assunzione in Cielo. Era ovvio quindi, era naturale che a un certo momento il suo corpo andasse direttamente in Cielo, perché la sua fase di unione, di armonia con lo Spirito l´aveva già compiuta nella sua vita. E non l´aveva compiuta stando con le mani giunte e gli occhi fissi al Cielo; l´aveva compiuta comportandosi da vera donna. Maria era donna! La donna è sempre un po´ un mistero per un uomo, come un uomo è sempre un po´ un mistero per una donna .Maria ha "fatto" la donna, ha fatto la madre, ciò che non ha fatto Giuseppe e che nessun altro uomo poteva fare! Maria ha fatto la madre di Gesù con tutto quel che segue! Maria non studiava teologia ma guardava il suo Bambino crescere; lei non ascoltava le voci che "venivano" dall´Alto quando doveva cambiare il pannolino al Bambino (ha ascoltato una volta sola la voce dell´Angelo, poi ha dovuto "cavarsela" da sola...). Ripeto: Maria faceva la mamma, la donna... e lo faceva con saggezza! La prima caratteristica di Maria è stata la maternità; quella maternità che oggigiorno tante ragazze temono perché è una situazione irreversibile: quando si diventa mamma lo si diventa per sempre! La Madonna oltre alla mamma ha fatto anche la donna di casa e, fare la donna di casa una volta era molto, ma molto più faticoso di oggi: non c´era la lavapiatti, la lavatrice...: dopo aver lavato il bucato a mano bisognava stenderlo sull´erba al sole per farlo diventare bianco. La Madonna oltre alla casa badava anche alle pecore. In certe raffigurazioni si vede la Madonna con S. Giovannino (anche lui già -poverino- con la croce in mano) e una pecorina in mezzo, proprio perché la Madonna pascolava le pecore. (Sarà per questo che la Madonna ha sempre avuto predilezione per le pastorelle: S. Bernadette e altre...) D´altronde le pecore erano necessarie per il latte (non c´era la centrale del latte che consegnava il latte nei cartocci...). Non dimentichiamoci poi che il marito di Maria (Giuseppe) e il Figlio (Gesù) facevano i falegnami e sudavano, quindi doveva accudire ai loro vestiti. (Che differenza con le mamme di oggi che non vogliono assolutamente che i figli facciano fatica e quindi portano loro stesse gli zaini con i loro libri... Oggigiorno c´è la mentalità che bisogna eliminare la fatica, invece... la fatica insegna molte cose). La Madonna ha fatto la donna; certo non la donna in carriera quale giornalista o poetessa..., ma si può essere poeti anche se non "riconosciuti": pensate alle parole del "Magnificat" che abbiamo letto oggi! La Madonna ha posto la poesia in tutto quello che ha fatto. Invece oggigiorno molti cantano e quindi pensano di essere poeti, vanno a sentire i concerti... ma quando tornano a casa sono "fessi" quanto prima (prima del concerto non sapevano fare e non sanno fare neanche dopo il concerto). La Madonna non è stata riconosciuta giornalista, poetessa ma ha sempre fatto della poesia, ha detto delle parole poeticheLa Madonna non ha mai parlato di solidarietà (come si usa oggi... lasciando poi i paesi abbandonati dopo il terremoto) ma è stata solidale: pur essendo incinta è andata ad aiutare la cugina Elisabetta (come abbiamo letto nel Vangelo).Vi immaginate una ragazza di oggi incinta: devo riposare, aiutatemi...!! La Madonna si è "scorrazzata" quasi 150 Km. a piedi per andare ad aiutare la cugina: lei la solidarietà l´ha fatta, non l´ha cantata, non l´ha "sbandierata"! Tutte queste cose che ha fatto la Madonna (pensate un po´!) erano ripiene di Spirito Santo!Riusciamo noi cristiani a fare tutto quello che dobbiamo fare: la mamma, il papà, il lavoratore... pieni di Spirito Santo? Questa è stata la grandezza di Maria, ed è per questo che è stata assunta in Cielo. Riflettiamo su questo: la Chiesa ci presenta la festa dell´Assunzione di Maria per farci capire come un corpo e uno spirito possono diventare armonia contemporanea. Non si può fare prima le cose dello spirito e poi quelle del corpo: bisogna farle insieme! Spirito e corpo insieme in questa vita per essere, come la Madonna, Spirito e corpo insieme nell´altra Vita.

domenica 16 agosto 2015      notizia del 15/08/2015

Commento della Domenica:Saper conoscere la volontà di Dio (Gv 6,51-58 ) Dopo la parentesi dell´Assunta, la Parola di oggi torna al discorso eucaristico del pane di vita, riportato dal quarto Vangelo, un discorso così nuovo, così fuori da ogni tradizione e perciò così difficile da ascoltare e ancor più difficile da accogliere, da coloro che incontravano Gesù sul loro cammino. Ma prima, la pagina tratta dal libro dei Proverbi: questo banchetto, con il relativo invito... richiama la famosa parabola raccontata dal Signore, pochi giorni prima del suo arresto: "Il regno dei cieli è simile a un re che fece un banchetto di nozze per il figlio; egli mandò ripetutamente i servi a chiamare gli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e i miei animali ingrassati sono già macellati e tutto è pronto; venite alle nozze." (cfr. Mt 22,1-14)....Ma gli invitati non vollero andarci. Alcuni uccisero addirittura i servi mandati dal re ad invitarli. L´epilogo è tragico, come sapete. Il re manda l´esercito, stermina quegli invitati indegni, mettendo a ferro e fuoco le loro città. Anche noi abbiamo sempre qualche impegno urgente, talmente urgente che non siamo più in grado di riconoscere le occasioni importanti, più importanti delle urgenze che quotidianamente ci tocca affrontare. E così anche noisiamo travolti dal vortice frenetico che ci trascina via, con la violenza di una centrifuga, e ci porta lontano: lontano da Dio e anche da noi stessi. Le occasioni preziose, bisogna coglierle al volo! difficilmente ritornano; lo afferma anche S.Agostino: "Timeo Deum transeuntem", temo che Dio mi passi accanto senza che me ne accorga. San Paolo ribadisce il concetto, mettendoci in guardia dalla tendenza a perdere tempo, soprattutto ai nostri tempi così difficili, - cito testualmente - in questi giorni così cattivi. "Non siate sconsiderati, ma sappiate comprendere qual è la volontà del Signore": secondo l´Apostolo dei gentili, l´antidoto che ci salva dai veleni della vita è proprio la liturgia: rendere grazie a Dio, celebrare il nome del Signore nostro Gesù Cristo. Come tante volte è stato detto - rischio di diventare noioso - l´Eucaristia (festiva) si intromette nel ritmo alienante della settimana, scandito della produzione, (l´Eucaristia) manda in crisi, o, almeno, mette seriamente in discussione lo stereotipo occidentale dell´homo faber l´uomo funzionale al mercato, e (mette in discussione) il mercato stesso, quello reale di beni e servizi, e quello virtuale della speculazione finanziaria... Intendiamoci: Gesù non è ostile ai beni materiali e non materiali; Gesù ci ricorda che l´uomo è più importante di ciò che produce e consuma. E proprio perché l´uomo è più importante, l´uomo sa riconoscere ciò che veramente conta nella vita, ciò che è degno di lui, degno di un uomo, degno di tutti gli uomini (e di tutte le donne); perché è stato fatto per lui, soltanto per lui! È il pane del Cielo. Lo ripeto: questo pane è fatto apposta per l´uomo, e l´uomo per questo pane! Ma ecco che iniziano le polemiche! Curioso - meglio sarebbe dire drammatico! - il quarto evangelista ci scrive che "i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: Come può costui darci la sua carne da mangiare?". Costoro sono un po´ come molti rappresentanti autorevoli della cultura odierna, della politica, dell´economia... un circolo privato, un´accademia per addetti ai lavori... hanno perso il contatto con la realtà, con Gesù - ammesso che lo abbiano mai avuto, il contatto reale con Gesù - e discorrono, elucubrano tra loro, chiusi nel loro mondo di principi assoluti, indiscussi e indiscutibili... Mi vengono in mente i due discepoli che scendevano da Gerusalemme a Emmaus, la sera di Pasqua e, strada facendo discorrevano tra loro dei fatti della passione (cfr. Lc 24). Possiamo discorrere tra noi sui principi fondamentali della morale, sui massimi sistemi... Ma se ci fermiamo lì, facciamo solo teoria! e con la teoria non si salva il mondo e non si salvano neanche gli uomini! È necessario uscire dalla teoria, dai principi primi primi, dai massimi sistemi! È necessario uscire dalle nostre (comode) accademie, per ritornare a vivere nel mondo, a contatto con i problemi reali, i nostri problemi; con le sofferenze reali, le nostre sofferenze. Ci eravamo illusi che i problemi si potessero risolvere parlandone soltanto. Non voglio sembrare di quelli che ce l´hanno su con lo studio, con la riflessione... Non mi sarei fatto Stimmatino: nel ´75 conoscevo solo la scuola " Le Stimmate"., dove la maggior parte degli insegnati erano preti stimmatini preparatissimi: in Lettere, Filosofia, Greco, Latino e perfino Matematica e conosciuti anche come ottimi oratori per la conoscenza biblica e teologica che avevano. Ce l´ho su con coloro che parlano, parlano, parlano... sanno solo parlare! ma non sudano, non si sporcano le mani... In altre parole, sono disincarnati. L´Incarnazione è il principio cristiano che deve guidare e sostenere il nostro studio, il nostro lavoro, la nostra produzione,... a servizio di Dio, del mondo e dell´uomo! In-carnarsi fu la scelta del Figlio di Dio. In-carnarsi ha a che fare con la carne di Cristo e il sangue di Cristo, proprio come insegna il Vangelo di oggi. Forse era questa l´idea che ispirò la Chiesa italiana degli anni 70 a lanciare slogan come "Evangelizzazione e promozione umana", "Evangelizzazione e sacramenti". Del resto, anche Gesù scelse di non insegnare e predicare soltanto, come facevano i rabbini del suo tempo e i mastri della Legge. Gesù guariva le persone, Gesù condivideva la vita con gli amici, Gesù serviva i poveri, Gesù lavava i piedi ai discepoli... Il Signore non era un intellettuale ozioso, il Signore era un uomo completo, talmente completo da non potersi identificare in nessuna categoria né umana, né professionale. Dunque, non basta ascoltare gli insegnamenti di Gesù; è necessario vivere come Lui è vissuto; è necessario farele stesse scelte; è necessario assumere gli stessi atteggiamenti nelle situazioni analoghe. Inutile obbiettare: "Ma Lui era il Signore, Lui era Dio, io non sono Dio!". I santi hanno capito che si crede non solo a parole, si predica non solo a colpi di proclami e di frasi ad effetto... I santi sono persone come noi...ma con un po´ più di coraggio

domenica 9 agosto 2015      notizia del 09/08/2015

Commento della domenica: Se ci nutriamo di Cristo, Egli ci abita, dà forma all´amare: Gv 6,41-51 I giudei si misero a mormorare perché aveva detto: io sono il pane disceso dal cielo, il pane della vita. Dio è disceso dal cielo, il mondo ne è gravido. È dentro di te, intimo a te come un amante, disciolto in te come un pane dentro la bocca. Il perno della storia è la discesa di Dio, discesa che continua per mille strade. Dio, il vicino-lontano, "Colui-che-viene" è in cammino verso ciascuno: se lo accogli, ti abita il cuore, la mente, le parole, e li nutre di cielo. C´è un segreto gioioso nascosto nel mondo e Dio te lo svela: il cibo che sazia la tua fame di vita e di felicità esiste. Non sprecare parole a discutere di Dio, puoi fare di meglio: tuffati nel suo mistero. Cerca pane vivente per la tua fame. Pane vivente che cambia la qualità della tua vita, le dà un colore divino. Non accontentarti di altri bocconi, tu sei figlio di Dio, figlio di Re. Prepàrati allo stupore e alla gioia dell´inedito: un rapporto d´amore al centro del tuo essere e nel cuore del mondo. Il brano del Vangelo di oggi è riempito dal verbo mangiare. Un gesto così semplice e quotidiano, così vitale, pieno di significati, ma il primo di tutti è che mangiare o no è questione di vita o di morte. Il Pane che discende dal cielo è Dio che si pone come una questione vitale per l´uomo: davanti a te stanno la vita e la morte. Scegli dunque la vita (Deut 30,19). Ciò che mangi ti fa vivere e tu sei chiamato a vivere di Dio. Non solo a diventare più buono, ma a nutrirti di un Dio che ti trasforma nell´intimo dolcemente e tenacemente. E mentre ti trasforma in lui, ti umanizza: più Dio in te equivale a più io. I Padri Orientali la chiamano "divinizzazione", "theosis"; e Dante la trascrive con il potente verbo "indiarsi": diventare figli, della stessa sostanza del Padre. Assimilare la vita di Gesù non significa solo Eucaristia, non si riduce a un rito, ma comporta una liturgia continua, un discendere instancabile, a ogni respiro, di Cristo in me. Vuol dire: sognare i suoi sogni, respirare l´aria limpida e fresca del Vangelo, muoversi nel mare d´amore che ci avvolge e ci nutre: "in Lui siamo, ci muoviamo e respiriamo" (Atti 17,28). Chiediti: di cosa nutro anima e pensieri? Sto mangiando generosità, bellezza, profondità? Oppure mi nutro di egoismo, intolleranza, miopia dello spirito, insensatezza del vivere, paure? Se ci nutriamo di Cristo, egli ci abita, la sua parola opera in noi (1Ts 2,13), dà forma al pensare, al sentire, all´amare. Se accogliamo pensieri degradati, questi ci fanno come loro. Se accogliamo pensieri di Vangelo e di bellezza, ci renderanno uomini e donne della bellezza e della tenerezza, le due sole forze per cui questo mondo sarà salvato.

domenica 2 agosto      notizia del 01/08/2015

Commento della domenica:Un´unica opera: credere in Lui.( Gv 6,24-35) Prepariamoci a quattro domeniche d´agosto "infuocate", e non è il clima meteorologico ciò a cui mi riferisco. Non ve lo nascondo

Domenica 26 luglio 2015      notizia del 25/07/2015

Commento per il vangelo della Domenica. Non dire a Dio: "Ho un grande problema". Dì al problema: "Ho un grande Dio" : Gv 6,1-15 Che ridere: le proviamo tutte per essere felici. Adocchiamo nella pubblicità la beatitudine per aver cucinato i tortellini con il dado e sondiamo pure noi. Ma a casa nostra, con tre dadi, mamma, papà e figlio s´ingegnano furiose litigate. In tv all´alba si danza per le fette biscottate a colazione. Ma a casa nostra, anche con le stesse fette biscottate, tutti sbraitano perché hanno fretta di uscire! Ci manca sempre qualcosa per essere felici: prima la bicicletta, poi la moto, poi la macchina, poi la casa, poi la salute. Eppure ci sono cinque pani e due pesci: non sarebbe male. Non saremmo proprio sul lastrico. Ci sarebbe ancora speranza. Cinque pani e due pesci sono nulla. Oppure la giusta misura. Questa pagina di Vangelo ha dell´incredibile: "Non abbiamo che cinque pani e due pesci" - s´allarmano i discepoli. Immediata soluzione: "Portatemeli qua" - suggerisce il Maestro falegname improvvisatosi fornaio per finire Signore. Perché, a capirci di cielo, tutto dipende dalle mani in cui gli oggetti si trovano. Cinque pani e due pesci bastano. E avanzano. Glieli portano, non hanno scuse alle quali aggrapparsi: Lui li prende, alza gli occhi, recita la benedizione, li spezza e li riconsegna loro perché li distribuiscano. Morale della favola: con cinque pani e due pesci ha sfamato cinquemila uomini e donne, più le donne e i bambini. Di più: rimasero dodici ceste piene di pezzi avanzati. Quando si dice che al Cielo piace esagerare: nei Vangeli non c´è gioia se non si esagera. Anche quando si pecca. Molto bene, il miracolo è avvenuto. Tu ti chiedi: cosa avranno capito i discepoli? Semplice: han capito poco più di niente. Io, invece, sono anni che penso a questo miracolo di Cristo. Ci penso e mi rigiro nel letto fino a mattina. Perché è vero: nelle mie mani una pallina da golf vale qualche euro, nelle mani di Tiger Woods il suo valore si scrive in miliardi di dollari. Se prendo in mano una racchetta da tennis, la confonderei con l´attrezzo che la mamma usa per battere i tappeti. Nelle mani di Flavia Pennetta quella racchetta vale una finale a Wimbledon. Se prendo in mano cinque pani e due pesci, sono poco più che uno spuntino: nelle mani di Cristo sono cibo per una città intera. Questo c´era da capire: che tutto dipende dalle mani in cui si trovano le cose. Sono le mani a fare la differenza; e questo è mostruoso nella sua bellezza. Guarda: se i miei sogni, le mie preoccupazioni e le mie paure me li tengo stretti in mano, rischio di cadere in depressione. Se provo a spostarli nelle mani di Dio, rischio di capovolgermi dalla gioia. Cioè mi riescono cose che pensavo inaudite: d´altronde, che cosa dovrebbe fare un maestro se non insegnarti che sei capace d´infinito? Che vali molto di più di quello che gli altri vogliono farti credere? Loro si son stupiti. Han visto pani e pesci dappertutto e hanno gridato al miracolo. Senza accorgersi che il vero miracolo era un altro: rendersi conto che le mani di Cristo avrebbero potuto fare di loro della gente strepitosa. Che con Lui rischiavano veramente di rivoltare il mondo come un calzino. Marco, l´altro dei quattro che racconta questo miracolo, non risparmia la figuraccia ai discepoli. Li ritrae gelosi, al punto tale che quella gente la volevano rispedire a casa ("Evviva l´amore!"), avevano paura che creassero problemi. Fortuna che questi avevano vissuto vicino a Cristo. E´ una delle peggiori figure dei Vangeli. Tanto che Lui cosa fa? Marco è tremendo: «Subito costrinse i suoi discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull´altra riva». Si volta e dice loro: montate in barca che ho i nervi a fior di pelle. Via, distanti da me. Figurati se questi osano replicare: montano in barca e puntano all´altra sponda. Stasera sono muti come i pesci che pescavano quand´erano ancora a casa loro. Peccato non crederci davvero. Perché se i miei ragionamenti, le mie preoccupazioni, le mie paure, le mie speranze, i miei sogni, la mia famiglia, i miei rapporti con gli altri li tengo in mano, m´innervosisco e basta. Rimangono cinque pani e due pesci. Forse si potrebbe tentare di spostarli in Mani diverse. Tante volte dipende dalle mani in cui si trovano. E cambia tutto. Cambia tanto. Invece che dire a Dio: "Ho un grande problema", si potrebbe dire al problema: Ho un grande Dio".

domenica 19 luglio 2015      notizia del 18/07/2015

Commento della domenica: Apostoli, tornate discepoli...:Mc 6,30-34 SS. Messe h. 9.00 - 11.00 e 19.00 È ciò che agogniamo tutti, in questa torrida estate che toglie il respiro anche di notte: metterci in disparte, in un luogo isolato, e riposare un po´. Chi può, abbandona le città e le pianure e si rifugia in quel poco di fresco che rimane sulle montagne; e chi tra le montagne vive tutto l´anno, si inventa qualsiasi cosa pur di ricuperare quel clima gradevole che questi cambiamenti climatici hanno portato via anche ai luoghi notoriamente più freschi. E allora, in questa situazione che tutti ci auguriamo volga al termine al più presto, fa piacere sentire il Maestro che si rivolge così ai suoi discepoli di ritorno dalla prima importante missione: "Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po´". Sappiamo bene che non lo dice loro per motivi climatici: ma di certo tra le fatiche del missionario del Vangelo c´è pure quella di affrontare situazioni particolarmente avverse anche da quel punto di vista. Ma, tutto sommato, è la minore delle avversità. Gesù vuole che si riposino, che tirino il fiato, perché l´assillo delle folle nei loro confronti era tale che neppure avevano il tempo di mangiare. Magari in alcuni periodi dell´anno pastorale più che in altri, oppure in alcune situazioni di frontiera più che in altre un po´ più agiate, chi si mette a servizio del Vangelo a volte sperimenta anche la difficoltà della mancanza di tempo per se stesso, talora anche con qualche rischio per la propria salute. Ma neppure questa mi pare la maggiore delle difficoltà dalle quali l´apostolo del Vangelo si deve guardare. Il rischio più grosso per la sua salute non viene dal clima o dalla mancanza di tempo per le proprie elementari necessità personali come il cibo e il sonno; la salute dell´apostolo viene messa a rischio nel suo aspetto spirituale, e non certo per colpa dello svuotamento e dell´esaurimento a cui può essere sottoposto (anche quello, magari, ma non credo più di tanto). Il rischio per la sua salute spirituale, l´apostolo lo avverte proprio...nel suo nome stesso: "Apostolo". Non sono molte le volte in cui Marco utilizza questo termine per indicare i discepoli, anzi, se non vado errato è l´unica volta in tutto il Vangelo. Non è proprio la stessa cosa dire "discepolo" e dire "apostolo". Discepolo è colui che segue il Maestro per mettersi alla scuola della sua parola; apostolo significa "inviato", e quindi indica colui che, mandato del Maestro, va e ammaestra, insegna nel suo nome. I discepoli che tornano dal Maestro come "apostoli", si riuniscono intorno a lui e - dice Marco - "gli riferiscono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato". Sono talmente entusiasti dei successi della loro missione che "non stanno più nella pelle" di raccontare tutto quanto al Maestro. Luca, nel brano parallelo a questo, narra di apostoli che tornano entusiasti perché addirittura i demoni si sottomettevano a loro. Prova del loro grande successo è propriamente il fatto che la gente che aveva ricevuto da loro grandi insegnamenti e aveva visto i loro prodigi, non li lasciava in pace, e accorreva a loro da ogni parte, inseguendoli fino all´incontro con il loro Maestro, artefice di tutto questo: altrimenti, non si spiegherebbe come dei perfetti sconosciuti, pescatori come tanti altri, discepoli di un falegname di Galilea, possano ottenere un successo così grande. Che questi discepoli divenuti apostoli si siano talmente entusiasmanti da montarsi la testa e credere di aver raggiunto lo scopo per il quale avevano seguito il Maestro, ovvero la realizzazione del Regno di Dio sulla terra? Che questi fenomeni compiuti con le loro mani abbiano fatto credere loro di essere divenuti onnipotenti come il Maestro? Magari mi sbaglio, ma non escluderei che stessero correndo questo rischio, e a mio avviso pare proprio il rischio spirituale dal quale il Maestro li vuole salvare. Cosa fa Gesù, nella sua sapienza, per riportarli "in riga", al loro compito di discepoli, prima che si montino troppo la testa? Fa proprio ciò che abbiamo menzionato: li chiama in disparte, e chiede loro di riposarsi un po´, da soli, in un luogo deserto, ossia lontano dalla folla. Troppa folla fa male, fa davvero montare la testa: gli apostoli hanno bisogno di tornare a fare i discepoli, in un luogo deserto, dove le folle non ti osannano, dove nessuno ti esalta, in quelle "periferie esistenziali" - diremmo oggi - dove Dio non è esaltato, ma piuttosto ignorato se non addirittura osteggiato. Perché fare l´apostolo tra coloro che ti portano in palmo di mano e attribuiscono a te e alle tue grandi capacità i meriti della salvezza, è bello e gratificante, e ti dona entusiasmo; ma fare il discepolo nel deserto, dove più nessuno ti acclama, e dove il Maestro ti chiede di aprire le orecchie prima che la bocca, non è affatto piacevole. Ma questo è un passaggio necessario, perché l´annuncio del Vangelo non è reso efficace dalla bravura dei nostri metodi "da apostoli": c´è bisogno ancora di imparare l´atteggiamento silenzioso e paziente del discepolo. E Gesù non perde l´occasione per insegnarlo agli "apostoli" entusiasti. Quando, infatti, giungono al luogo deserto con la barca, credendo così di aver aggirato le folle, si rendono conto che il luogo non è poi così deserto: perché il deserto non è il luogo dove nessuno ti osanna, ma una libertà interiore con cui puoi manifestare alle folle il più bello e il più profondo dei sentimenti di Dio, la compassione. È Gesù che scende dalla barca (i "signori apostoli" è meglio che se ne stiano lì ad assistere alla scena e ad imparare, da bravi discepoli), e prima di "fare ed insegnare", ossia di dirigersi alle folle con i suoi insegnamenti e di donare loro il cibo che dà la vita (lo ascolteremo domenica prossima), offre alle folle questo grande dono della compassione, della misericordia elevata all´ennesima potenza (compassione è un termine che nei Vangeli indica uno stravolgimento viscerale per amore, ed è attributo solo a Dio). Certo, insegnamento e vita, parola e pane: ma prima di tutto "compassione" per l´umanità, che agli occhi di Dio appare come un gregge senza pastore. Dove sono i pastori? Oggi sono rimasti sulla barca, per volere di Gesù, ad imparare che essere apostoli significa prima di tutto essere discepoli, essere come gli altri, condividere le sorti dell´umanità, sentire nelle proprie viscere ciò che essa sente, vivere ciò che essa vive, "odorare dell´odore del gregge", direbbe Papa Francesco. È così che si inizia ad essere pastori: con la compassione, con la misericordia, con la comprensione, con le braccia aperte per accogliere, e non con le braccia conserte per giudicare, con il Vangelo tra le mani, e non con i testi dottrinali, i codici e le norme, o ancor peggio la cassetta delle offerte. C´è spazio anche per queste cose; ma l´accoglienza nella Chiesa inizia dalla compassione. Non c´è che dire: un altro bell´insegnamento, per noi uomini e donne di Chiesa, spesso troppo "apostoli" e ancora troppo poco "discepoli".

Domenica 12 luglio 2015      notizia del 11/07/2015

Riflessione della Domenica: Cominciò a mandarli due a due : Mc 6,7-13 Il brano che oggi leggiamo segna l´inizio di una nuova tappa nel cammino di formazione dei discepoli di Gesù nel Vangelo di Marco. La Liturgia domenicale ci fa leggere solo alcuni brani di un percorso preciso e graduale che richiede di essere percorso in tutta la sua integrità: la lettura e lo studio personale deve completare quello liturgico perché sia possibile cogliere in modo adeguato il percorso proposto, e seguirlo nella sua autenticità evangelica. Il rifiuto subito nella sua patria non ha per nulla fermato lo slancio di Gesù che anzi comincia ad allargare il campo del suo insegnamento nella regione circostante: l´incredulità che ha destato la sua meraviglia è nata dalla chiusura dei suoi compaesani di fronte ad un Dio che si manifesta nella normalità della carne umana. Di fronte alla mancanza di fede, Gesù non mette in atto intelligenti strategie di potenza per poterli convincere, non fa sfoggio della sua divinità: con maggiore consapevolezza rimane fedele al suo cammino dentro l´umanità, per mostrare che la forza di Dio, il suo Amore, sta nella debolezza. Proprio quando il suo insegnamento e la sua presenza cominciano a suscitare "scandalo", egli passa ad una nuova fase del suo progetto: aveva cominciato a chiamare i suoi discepoli (Mc.1,16-20), poi aveva fatto dei Dodici una comunità perché stessero con Lui e per mandarli ad annunciare con l´autorità di scacciare i demoni(Mc.3,13-19). Se fino a questo momento essi lo hanno accompagnato ascoltandolo insegnare e vedendolo agire, adesso Gesù comincia a mandarli. Il loro programma è quello stesso di Gesù: come lui vanno ad annunciare; egli condivide con loro "l´autorità sugli spiriti impuri" ed essi hanno lo stesso suo successo, è Lui il fondamento della loro missione, ma occorrerà camminare con Lui sino alla Croce per capire il contenuto dell´annuncio e il cambiamento di mentalità richiesto e per sperimentare che la sua autorità è la presenza in Lui di un Dio che condivide la carne dell´uomo, la ama e la salva: adesso Gesù comincia a mandare i Dodici perché annuncino, li rende partecipi della sua "autorità", ma quanto ancora devono comprendere! E li manda "due a due": certo per motivi concreti, per dare rilevanza giuridica alla loro testimonianza, ma certamente perché questo risponde al progetto di Dio di fare dell´umanità una comunione di Amore. Non si può annunciare l´Amore se non amando: solo chi lo sperimenta può annunciarlo. Nessuno può pretendere di annunciare da solo un´esperienza che non può che essere di dialogo e di condivisione di esperienze diverse. Dopo la presentazione del fondamento dell´invio in missione, dei suoi attori e del mandato generale, Gesù rivolge raccomandazioni concrete: "E ordinò loro di non prendere nulla..." ogni equipaggiamento è escluso...gli inviati non devono confidare in niente se non in Colui che li invia... soltanto il bastone, i sandali e una tunica necessari per il viaggio. Ecco: il viaggio! Marco, a differenza di Matteo (10,4), più che alla radicalità della spogliazione degli inviati perché appaia che ciò che importa è solo l´annuncio del Regno, pensa all´inizio della missione come ad un "viaggio" che la comunità dei discepoli di Gesù comincia. Senza pane...con il bastone: tutto richiama l´esperienza del popolo d´Israele che nell´esodo viveva del dono della manna nel deserto (Es.16). La missione dei Dodici è la realizzazione nella storia del cammino del popolo messianico, la cui legge è l´Amore e la condizione la libertà: proprio la libertà da ogni paura, da ogni preoccupazione, da ogni condizionamento è il dono nuovo che Gesù vuole che i suoi discepoli sperimentino nella loro missione, frutto del loro rimanere con Lui. Per questo Gesù diceva: "Dovunque entriate in una casa, rimanete...", e le sue indicazioni, sono un invito a rimanere liberi, non condizionati dalle situazioni più o meno favorevoli dello spazio e del tempo. Gesù apre davanti ai Dodici l´orizzonte di un mondo nuovo, il mondo della libertà e dell´Amore, nel quale l´esistenza umana trova il suo significato pieno. Marco conclude il suo racconto così: "Partiti, portavano l´annuncio perché cambiassero mentalità, e scacciavano molti demoni, e ungevano molti malati e li guarivano". Mentre Gesù nella sua patria ha potuto guarire "pochi" malati, sono "molti" quelli guariti dai discepoli: è un successo, quindi, il loro? Certo..., ma forse equivoco! In realtà, se Marco parla del successo degli inviati come guaritori e come esorcisti, nulla è detto sull´esito dell´annuncio e della richiesta di conversione. Se i Dodici sono stati resi partecipi di una "autorità" straordinaria, poi le raccomandazioni hanno come scopo paradossale di privarli, secondo la logica umana, dei mezzi normali perché la loro missione abbia successo. È il paradosso della potenza e della debolezza che interpella i Dodici e continua ad interpellare noi. Da questo momento sempre con maggiore insistenza Marco sottolinea il rischio dell´incomprensione dei discepoli: anche per noi rimane aperto il cammino, mai scontato, dell´ autenticità dell´esperienza della fede che significa sperimentare la forza e la inesauribile bellezza di Dio, ma rimanendo con Lui, sempre nella fragile quotidianità dell´esistenza umana.

DOMENICA 05 LUGLIO 2015      notizia del 05/07/2015

Riflessione della Domenica.Vangelo: Mc 6,1-6: Riscoprire la semplicità di essere uomini. Da dove gli vengono queste cose? Gesù insegna nella sinagoga di Nazareth, anche se Marco non la nomina, molti ascoltano ma gli interrogativi e le perplessità non mancano. Le parole che sono riferite sembrano piuttosto un insieme di chiacchere... il contenuto di quello che Gesù ha detto sembra non avere interesse per guardare e criticare il resto, c´è un misto di imbarazzo per un compaesano, forse un pizzico di invidia se non addirittura vergogna per una situazione che è uscita dall´abitudine, dalla tradizione che perpetuava mestieri, relazioni, tessuto sociale; Gesù, diremmo oggi ha "dirazzato", siamo molto vicini allo scandalo. A distanza di due millenni ci stupiamo ancora per molte cose che riguardano la persona di Gesù che ancora pone tanti interrogativi e di tale attualità da lasciarci esterrefatti. Quello che più ci scandalizza da essere incapaci da intuirne il senso e la potenza è l´amore totale e incondizionato di Dio, la sua misericordia senza limiti. È proprio la gratuità che ci attrae ma anche ci spaventa perché sembra chiederci una analogia nell´agire. È un amore esigente che ci chiede di essere la misura della relazioni tra gli uomini, fino all´inverosimile amore per i nemici. Due sono i fatti che angosciano i concittadini di Gesù: la sapienza e i prodigi. Chi gli ha dato la sapienza e il poter delle sue mani? Lui non può essere, c´è qualcuno che dall´esterno gli ha dato poteri che non sono suoi: Gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni» (Mc 3,22). Non è costui il falegname Lui è ben conosciuto, con lui hanno giocato da bambini, del suo mestiere si sono serviti... è più facile immaginare un maestro figlio di maestri. Qui il mistero della incarnazione si rivela in tutte le sue difficoltà, anche per noi oggi è più facile immaginare un Gesù che assomiglia a Dio che sa d´incenso piuttosto che un Gesù che assomiglia ad un falegname, intriso di resine e sporco di segatura. Non è Dio che scandalizza quanto la sua incarnazione, la sua caparbietà nel voler essere uomo irriconoscibile tra gli uomini. L´assomigliarci troppo, l´aver abbattuto il confine di demarcazione tra l´umano e il divino che ci impedisce di capire con esattezza a chi ci stiamo rivolgendo, chi stiamo ascoltando. Una religione troppo umana, fatta di relazioni umane, di attenzione agli ultimi di questa umanità disturba il nostro bisogno di divino, il nostro desiderio di ascendere nell´alto dei cieli. Nella storia, le religioni rappresentano una sorta di tentativo di salita che liberi l´uomo dai vincoli terrestri (vedi le religioni di origine orientale) come il bisogno di sottomettersi al potere divino e a lui compiacere ( vedi le religioni nate nel medioriente). Invece Gesù ci dice il contrario: è Dio che si è fatto così vicino all´uomo da essere lui stesso uomo. Il figlio di Maria Quello che per noi è un bel titolo, per il riconoscimento e l´affetto che nutriamo nei confronti della Madre del Signore, in bocca ai suoi compaesani suona come offesa. Le persone sono conosciute per la loro discendenza, il nome del proprio padre (Cfr. Mc 2,14: Levi, figlio di Alfeo; Mc 3,17: Giacomo, figlio di Zebedeo; Mc 10,46: Bartimeo, figlio di Timeo; Mc 15,7: Un tale, chiamato Barabba: "bar-abba" figlio del padre, per dire figlio di nessuno), non per il nome della madre. Gli altri sinottici nei passi paralleli correggono l´espressione che suona male: Matteo lega le due affermazioni e dice Figlio del falegname per poi aggiungere sua madre non si chiama Maria? (13,55); Luca più decisamente dice figlio di Giuseppe (4,22). Certamente ha colpito la fantasia dei compaesani il nascondimento di Maria nel periodo della gravidanza (visita a Elisabetta), questa nascita avvenuta altrove (Betlemme), e prematuramente rispetto ai canoni del matrimonio; chiamare Gesù Figlio di Maria è come rivangare qualcosa che non torna nella sua storia e che adesso si sta manifestando con gli strani poteri che gli sono attribuiti. Allora come oggi i pregiudizi fanno da padroni nelle relazioni, condizionano la verità, falsificano le relazioni. Per fare un esempio attuale, a proposito di migrazioni e di profughi, se ne sentono di tutti i colori dall´albergo a quattro stelle in cui sono ospitati, alla diaria di trenta euro che ricevono, frutto di fantasie o di propaganda ben orchestrata; sembra che ci sottraggono ciò che ci è dovuto e nessuno parla della sofferenza del distacco dagli affetti, i maltrattamenti subiti; nessuno accenna alle cause della emigrazione e le responsabilità dell´occidente, nessuno si sente corresponsabile della loro situazione che è altro da noi. E lì non poteva compiere nessun prodigio Abbiamo il potere malvagio di frenare la benevolenza divina; non lasciamo spazio perché Dio innesti la sua vita nella nostra per poter crescere. Abbiamo paura di perdere, di essere deboli e fragili, abbiamo timore di abbandonarci alla Parola e all´Azione di Cristo, non ci fidiamo a sufficienza mantenendo il nostro spazio e la nostra presunta libertà sazi della nostra autosufficienza, indipendenti da Dio; eppure san Paolo scopre che quando sono debole, è allora che sono forte (2Cor 12,10). Forse dovremmo trasferirci nei villaggi d´intorno, e riscoprire la semplicità di essere uomini.

DOMENICA 28 GIUGNO 2015      notizia del 27/06/2015

Commento del Vangelo della Domenica: il Vangelo ci chiede di continuare a credere nella bontà di Dio (Mc 5,21-43) Dio non ha creato la morte e non gode della rovina dei viventi. Le creature del mondo sono buone; in esse non c´è veleno di morte. Questa dichiarazione del Libro della Sapienza sprizza ottimismo e positività da tutti i pori! Questa dichiarazione del Libro della Sapienza smentisce tutti coloro che credono e insegnano che, se Dio ha creato tutto, ha creato anche il male; (smentisce tutti coloro che credono e insegnano) che Dio mette alla prova la (nostra) fede inviando sofferenze e calamità; (smentisce tutti coloro che credono e insegnano) che Dio provoca la rovina dei malvagi... Affermazioni come queste ridimensionano non poco la bontà infinita di Dio e al tempo stesso insinuano la malizia nel nostro DNA, quel veleno di morte che ammorba ogni atto, ogni parola, ogni pensiero umano... Mentre riflettevo sul vangelo della Domenica, la radio trasmetteva la notizia di nuove tragedie causate dal terrorismo e delle difficoltà degli immigrati di essere accolti e i nuovi muri che vengono erretti in varie nazioni.. All´improvviso l´euforia si è spenta. Come si fa a parlare della bontà di Dio e delle sue creature, quando si ascoltano notizie come questa? Lo scenario apocalittico cui assistiamo ormai da dieci anni e più non è imputabile a cause naturali; è una catastrofe provocata, favorita, alimentata dai calcoli politici, dagli interessi economici; in altri termini, dall´egoismo e dalla prepotenza degli uomini... E siamo colti anche noi, dalla tentazione di concludere che, alla luce di quanto accade oggi, come nei secoli passati, le parole che leggiamo e ascoltiamo a Messa, anche queste sono solo parole! Tutt´al più, si tratta pii desideri di uomini e donne sull´orlo della disperazione, i quali hanno bisogno, abbiamo bisogno di credere che Dio è buono, almeno Lui, e che non tutti gli uomini e le donne sono cattivi, schiavi del denaro, persone squallide, bestie più che persone... Eppure, il Vangelo ci chiede di continuare a credere nella bontà di Dio. La fede è necessaria proprio quando la situazione precipita, quando, umanamente parlando, le speranze non sono più sostenibili: quando una figlia, per la quale avevamo chiesto a Dio la guarigione, muore, quale speranza rimane? organizziamo un bel funerale, preghiamo per la pace dell´anima sua e la rassegnazione dei familiari. Invece, Gesù esorta il capo della sinagoga a non temere, la fede può ancora sostenere la sua preghiera.C´è sempre un buon motivo per continuare a pregare! e Dio può veramente aiutarci! Ma perché Dio ci possa aiutare, è necessario mantenere aperto il canale di comunicazione con Lui, e questo canale, questa comunicazione si chiama fede. Se avete fatto attenzione, il pensiero che muove la donna affetta da emorragie a toccare il mantello di Gesù non è soltanto la guarigione, ma la salvezza:la salvezza è categoria molto più vasta che la salute fisica. È come se la donna avesse firmato un assegno in bianco senza cifra, e chiedesse al Signore di scrivere Lui la cifra. È come se la donna avesse detto a Dio, in cuor suo: "Io lo so che tu mi ascolti, io lo so che farai qualcosa per il mio bene, ma so anche che Tu conosci meglio di me qual è il mio bene. Dunque, io ti prego, e lascio a te la decisione di cosa fare, di quale aiuto darmi.". E, come la donna emorroissa continua a credere nella potenza risanatrice di Gesù, anche il padre della bambina continua a credere in Gesù, nonostante l´apparente irreparabilità del suo dramma. Quello che impariamo da questa pagina di Vangelo è che anche quando i nostri occhi non sono più in grado di vedere soluzioni ai problemi, anche quando sembra che tutto sia ormai perduto, Dio conosce vie di salvezza, soluzioni ulteriori. Del resto, anche gli apostoli, Pietro in testa, non capirono subito che cosa Gesù stava facendo, lo avrebbero capito soltanto dopo, a cose fatte (cfr. Gv 13). Il gesto della lavanda dei piedi fu per Gesù l´occasione per dichiarare ai Dodici che il Padre aveva comunicato al Figlio i suoi progetti, progetti di bene, ma questi progetti non erano, non sono immediatamente chiari...bisognava fidarsi, bisogna fidarsi! La fede si accorda a Dio, prima che intervenga, non dopo, una volta verificato il Suo intervento e la conformità dello stesso alle nostre preghiere. Anzi, è la fede (preventiva) che muove, per così dire, Dio ad agire per il bene nostro. L´episodio del paralitico calato dal tetto, col suo lettuccio, davanti a Gesù, affinché lo guarisse, è paradigmatico: il desiderio del miracolo era implicito; ma Gesù risponde: "Ti sono perdonati i tuoi peccati." (Mc 2,1-12), lasciando verosimilmente sbigottito il malato e, con lui, i suoi amici... I farisei e i dottori della Legge presenti rimasero addirittura scandalizzati: "Chi si crede d´essere? Soltanto Dio può perdonare i peccati!". In verità, il concetto cristiano di salvezza riguarda essenzialmente il perdono dei peccati. Ma, come al solito, le vie del Signore, i suoi pensieri sono molto, molto lontani dalle nostre vie e dai nostri pensieri. Noi pensiamo alla salute del corpo; Dio punta alla salvezza dell´anima. Il corpo è destinato a perire; l´anima, invece, è immortale. Il versetto conclusivo del Vangelo è ad un tempo tenero e assurdo: il Signore ordina ai genitori che diano da mangiare alla bambina: un indizio che Dio ha a cuore l´integrità di tutta la persona, non solo la parte spirituale. La raccomandazione insistente di mantenere il segreto su quanto era avvenuto è poco realista, dal momento che tutta la casa era affollata di parenti e conoscenti accorsi per manifestare il loro cordoglio alla famiglia... Inoltre il paese non dev´essere stato un grande paese. Infine quella bambina era figlia del capo della sinagoga, un uomo in vista, conosciuto e stimato da tutti... Come si poteva impedire che la notizia trapelasse? In realtà non si trattava di tener nascosta la notizia, ma di evitare che il miracolo assumesse un rilievo esagerato rispetto al suo valore reale; mi spiego: richiamare in vita un cadavere, un fatto certamente straordinario, non risolveva tuttavia il problema della morte! Sarebbe stata la risurrezione di Cristo a togliere l´ultima parola alla morte. Soltanto allora, quando cioè Gesù fosse risorto dai morti, l´annuncio della Pasqua avrebbe potuto risuonare in tutto il suo vigore, in tutta la sua portata salvifica. La Pasqua del Signore produce un cambiamento sostanziale nel cammino del Vangelo: dal silenzio spaventato si passa all´annuncio coraggioso; dal segreto, alla proclamazione apertis verbis. E qui casca l´asino! Siamo ancora poco chiari nell´annunciare il Vangelo, poco coraggiosi, troppo diplomatici... C´è ancora parecchio rispetto umano nella nostra predicazione... Rinnegare sé stessi! forse è questo il segreto dello specifico cristiano, ciò che chiamiamo ‘differenza cristiana´. Imploriamo la forza dello Spirito Santo, l´unico vero, grande miracolo che Dio ha fatto a noi e per noi.

Domenica 7 Giugno: Corpus Domnini      notizia del 06/06/2015

Riflessione della domenica: MC 14,12-16.22-26 La pagina della Lettera agli Ebrei che ascolteremo questa domenica ci richiama la liturgia istituita da Mosè, per ordine di Dio, come rendimento di grazie per il dono della Legge: il sangue di capri e vitelli, offerti in sacrificio, con il quale il sacerdote aspergeva l´altare e il popolo, purificava-santificava nella carne coloro che erano contaminati (dal peccato). Gesù sostituisce questo sacrificio con l´offerta di sé sulla croce; non si tratta solo di un sacrificio di espiazione che purifica dai peccati - e sarebbe già molto! -: l´Eucaristia costituisce la chiave d´accesso alla comunione con Dio! A qualcuno sembrerà superfluo ricordarlo, ma è necessario, per rispondere all´obbiezione sull´utilità del sacramento dell´altare, dal momento che, per il perdono dei peccati, Cristo ha già istituito la Riconciliazione. In parole povere, se la riconciliazione sacramentale elimina gli ostacoli che impediscono l´incontro con Dio, l´Eucaristia realizza l´incontro con Dio, nel sangue di Cristo. Il gesto (liturgico) di spezzare il pane non risponde solo al comando del Signore "fate questo in memoria di me", ma stabilisce il contatto con Dio e con la Gerusalemme del Cielo, dove sono i nostri cari defunti: per realizzare la relazione piena con Cristo e con i defunti, abbiamo l´Eucaristia, abbiamo soltanto l´Eucaristia! anche questo va ribadito con decisione per scoraggiare coloro che vanno a Messa la domenica, fanno la Comunione...ma, intanto, hanno appuntamento con quel tal veggente, con quella tale medium, i quali assicurano di comunicare con i trapassati e, profumatamente pagati, danno informazioni su di loro... Una volta, una signora venne a confessarsi e mi raccontò di essere andata anche lei da una di queste persone che comunicano con l´aldilà, per chiedere notizie su suo figlio, recentemente scomparso in un incidente stradale: la donna ci concentrò, e dopo qualche minuto di silenzio rispose: "Mi dispiace, in questo momento suo figlio non può risponderle, è impegnato a pregare"... Purtroppo, tra i fedeli delle nostre brave comunità cristiane, capita anche questo. La nostra fragilità, i nostri dolori hanno talvolta il sopravvento sulla ragione e ci fanno fare cose di cui poi ci pentiamo... cose che insieme non possono stare; eppure siamo in grado di farle convivere nella nostra mente e nella nostra vita: fede e magia, fede e superstizione, Provvidenza e sorte... Il Vangelo di oggi costituisce l´inizio del racconto della passione che abbiamo letto e ascoltato la domenica delle Palme. Abbiamo riflettuto tante volte sul rapporto tra il gesto eucaristico compiuto dal Signore durante l´ultima cena e la passione che avrebbe consumato di lì a poco; (abbiamo riflettuto) sul valore del nostro attuale gesto eucaristico e, in particolare, di quale sacrificio noi facciamo memoria ogni domenica: quello istituito da Gesù a tavola, con i Dodici, oppure quello patito da solo sul Calvario? o tutte e due? Vi prego, non crediate che siano questioni accademiche! Si tratta della nostra fede e dobbiamo sapere bene quali sono i contenuti di questa nostra fede, quali sono le ricadute sulla vita pratica. Un aspetto fondamentale che fa la differenza tra i sacrifici antichi e il sacrificio di Cristo, è questo: mentre i sacrifici antichi, ripetuti ogni anno da capo, purificavano il popolo dalle loro iniquità, Gesù Cristo prende i nostri peccati su di sé e sale in croce con essi, una volta sola, una volta per tutte! Anche questo dovremmo ricordarcelo, dai lontani anni del catechismo. Chissà se abbiamo mai valutato a fondo tale aspetto della passione di Cristo... Beh, se non lo abbiamo mai fatto, proviamo a farlo ora! Mi raccomando, però, nessun senso di colpa, per aver causato la morte del Signore, sotto il peso dei nostri peccati! Certa spiritualità un po´ dolorista, certa pseudo-teologia che colpevolizza, anziché liberare... non sono espressioni di un sano pensiero su Gesù, sull´Incarnazione e sulla salvezza. L´essenza di Dio, del Dio di Gesù Cristo, è la salvezza: lo dice il nome stesso che Gabriele arcangelo rivelò a Maria e a Giuseppe, da imporre al figlio che sarebbe loro nato per opera dello Spirito Santo; Gesù significa appunto Dio salva. E la salvezza è anche il fine con il quale Dio si rivelò a Mosè, sul monte Oreb, nel segno del roveto ardente: "Ho ascoltato il grido del mio popolo e sono sceso a liberarlo." (Es 3,7-8). Questa è la Verità di Dio e non possiamo neppur lontanamente immaginare che Dio decida di liberarci dal male che è in noi, e poi ci presenti, per così dire, il conto da pagare, in termini di rimorso di coscienza... Rinfacciarci il sacrificio di Cristo, a fronte dei nostri peccati, per farci vergognare e farci sentire in colpa, sarebbe un ricatto morale bello e buono! Questi giochetti perversi del tipo: "...Dopo tutto quello che ho fatto per te!...", il nostro Dio non li fa! forse qualche genitore, esclusi i presenti, ma Dio no! La salvezza operata dal Signore sulla croce fu una scelta libera del Padre e del Figlio, totalmente gratuita, cioè donata a tutti e a ciascuno per pura Grazia di carità! Se così non fosse, il Signore non avrebbe potuto insegnarci: "Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date!" (Mt 10,8). E san Luca, sempre a proposito del perdono gratuito, aggiunge: "Una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata in grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio" (Lc 6,38).

DOMENICA 31 Maggio      notizia del 30/05/2015

Riflessione della Domenica: Solennità della SS.ma Trinità ( Mt 28,16-20) La Chiesa, quasi ripercorrendo il continuo cammino della storia dell´amore che Dio ha per ciascuno di noi, dopo averci narrato l´amore di Gesù, Figlio del Padre, dato a noi per la nostra salvezza, la Presenza vivificante dello Spirito Santo con la Pentecoste, oggi, ci presenta quella che è stata definita ‘la Famiglia di Dio´, ossia la SS.ma Trinità. Davanti a questo incredibile ed infinito Mistero di Amore, che vuole riversarsi su ciascuno di noi, si vive una vera trasformazione per chi crede e accetta di entrare a farne parte, come figlio adottivo. S. Paolo ce lo ricorda: "E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi, per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: ‘Abbà! Padre!´. Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria". (Rom. 8, 14-17) C´era una volta nelle nostre famiglie una serenità di rapporti e di affetti, che aveva la sua origine da una fede semplice, ma profonda, che sono sicuro c´è ancora in tante famiglie cristiane anche oggi. Era una fede che si manifestava anche nei gesti. All´inizio di ogni giornata o di ogni azione, compresa quella di mettersi a tavola, un segno della nostra fede, che voleva dedicare ciò che si faceva a Colui da cui tutto proviene, a cui tutto dovrebbe essere indirizzato, era il segno della croce. Con un semplice gesto della mano, che traccia sul corpo della persona una croce, a partire dalla fronte fino al cuore, si ricorda il Mistero pasquale di Gesù e, con le essenziali parole che accompagnano il gesto, non solo si fa una solenne professione di fede - la fede a cui ci gloriamo di appartenere - ma si dà un senso altissimo alla nostra vita, nella sua quotidianità. Erano i nostri genitori, soprattutto la mamma, a guidare i movimenti delle nostre manine, ancora inesperte, nel fare il segno della croce, dicendo loro stesse, al nostro posto: ‘Nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo´. Poi si aggiungeva la lode: ‘Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo´. Ma nasce una domanda urgente: Come mai, in una società di maggior benessere - nonostante la crisi economica - oggi vi è tanto sfacelo nelle famiglie, tante tensioni e a volte violenze? Perché nella sfera individuale come nella società, noi uomini, oggi, siamo tanto lontano dalla gioia divina? Come mai ci rendiamo così irriconoscibili, da sembrare tragiche maschere, più che immagini viventi di una bellezza e di una felicità infinita, che ci viene da Dio? Forse non siamo più abituati o educati a vedere e credere la nostra vita come la storia di un grande Amore, che viene proprio dall´opera della Trinità, presente ed operante oggi in noi. Occorre ritornare ‘bambini´ capaci di contemplare ‘le meraviglie´ che Dio dona ed opera prima di tutto nella nostra storia personale: meraviglie a volte oscurate da tante debolezze e fragilità, ma sempre affiancate dalla misericordia di Dio, pronto a cancellarle con l´Amore che perdona. Dobbiamo conoscere e riscoprire l´azione della SS.ma Trinità in noi ed attorno a noi. Ma Chi è per noi la SS.ma Trinità? Ascoltiamo la semplice, ma profonda ed efficace catechesi di Papa Francesco ad un gruppo di bambini della Prima Comunione; potrà aprire anche i nostri cuori ad una visione di fede rinnovata e sincera, se solo lasciamo un po´ di spazio all´azione dello Spirito, ‘che abita in noi´: "Chi sa chi è Dio?". Ecco! Creatore. E quanti Dio ci sono? Uno? Ma a me hanno detto che ce ne sono tre: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo! Come si spiega questo? Ce n´è Uno? Sono tre in uno, tre persone in uno. E che cosa fa il Padre? Il Padre è il principio, il Padre, che ha creato tutto, ha creato noi. Che cosa fa il Figlio? Che cosa fa Gesù?... Gesù viene ad insegnarci la Parola di Dio... Ci ha salvati! E Gesù è venuto per dare la sua vita per noi. Il Padre crea il mondo; Gesù ci salva. E lo Spirito Santo che fa? Ci ama!... E questa è la vita cristiana: parlare con il Padre, parlare con il Figlio e parlare con lo Spirito Santo. Gesù ci ha salvato, ma anche cammina con noi nella vita.... Primo: ci aiuta. Ci guida e ci insegna ad andare avanti. E Gesù ci dà anche la forza per camminare. Ci sostiene! Nelle difficoltà, vero?... Ma come ci dà la forza Gesù? Nella Comunione ci dà la forza, proprio ci aiuta con la forza. Lui viene a noi. Sembra pane! Ma non è proprio pane. E´ il Corpo di Gesù. Gesù viene nel nostro cuore. Ecco, pensiamo a questo, tutti: il Padre ci ha dato la vita; Gesù ci ha dato la salvezza, ci accompagna, ci guida, ci sostiene, ci insegna; e lo Spirito Santo ci dà l´amore (e ci santifica). Pensiamo a Dio così e chiediamo alla Madonna, nostra Madre, che ci insegni a capire bene com´è Dio.". Lasciamo che queste parole di Papa Francesco parlino al nostro cuore. La sua è la risposta semplice e vera a tanti nostri tormenti, inquietudini, perché viviamo, spesso per ignoranza, come fossimo orfani o, peggio, come maschere da strada, senza volto, perché, per presunzione o errato senso di autosufficienza, rifiutiamo la gioia offerta dal nostro Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo. Da qui anche l´invito di Gesù ai suoi apostoli e a ciascuno di noi, nel Vangelo di oggi,: "Mi è stato dato oggi potere in cielo e in terra: Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo". (Mt. 28, 16-20) Non ci resta, in questo mondo che soffre proprio perché è ‘orfano di Dio´ e per questo si affida ad altri che sono mercenari, di riportare e rivivere il dono offertoci dal nostro Dio Trinità: un´incredibile compagnia! Non dimentichiamo mai che, nella fatica quotidiana, non siamo soli, mai e poi mai soli. Dio Padre ha cura di noi, Gesù ci ha detto: ‘Io sono con voi sempre fino alla fine del mondo´... e ci ha inviato lo Spirito Santo, Spirito di sapienza, di fortezza, di scienza... Tocca a noi, ora, nella ferialità della vita, costruire quella santità, o dignità di figli, che è poi la bellezza di vivere non una vita qualunque, a volte priva di senso, ma piena di gioia già quaggiù: una pienezza di vita da figli, che va oltre la morte, per essere in Cielo eternamente figli della ‘grande famiglia´ di Dio

pentecoste      notizia del 23/05/2015

Riflessione per la domenica. Pentecoste (Anno B) - Messa del Giorno Vangelo: Gv 15,26-27; La vita cristiana è vita nello Spirito di Dio. La spiritualità cristiana non è qualcosa di vago, che determina un benessere fisico o psichico passeggero, ma è esperienza dello Spirito che Dio ci ha donato attraverso Gesù. La Pentecoste ha dunque una perenne attualità in ogni momento della sua vita il cristiano è "immerso nello Spirito Santo". La Pentecoste ci invita a riflettere anche sulla dignità che scaturisce per noi da questa presenza. ATTI 2, 1-11 La Pentecoste era già una festa ebraica e la prima lettura di oggi, tratta dagli Atti degli apostoli è una ricostruzione dell´effusione dello Spirito Santo compiuta il giorno di Pasqua, sullo schema del Vecchio testamento. Narra come sette settimane dopo la traversata del Mar Rosso - Pasqua ebraica - ci fu sul monte Sinai, la consegna della legge a Mosè, nel fulgore di fulmini, nel rumore di tuoni e di venti. La Legge fu consegnata in quella manifestazione tumultuosa, era scritta nella pietra e aveva lo scopo di dare identità al popolo giudeo. La Pentecoste cristiana è stata pensata sul modello del Sinai. Ripeto quanto già detto tante volte, il testo sacro non è da prendere come una cronaca dei fatti, ma come il frutto di un´attenta riflessione dell´autore Luca per trasmettere un messaggio. Anche la Pentecoste cristiana viene descritta come un uragano e abbiamo il fuoco. Ma questa Pentecoste non consegna agli uomini una legge scritta su tavole di pietra. Essa dà agli uomini una parola che viene ascoltata da ciascuno nella propria lingua. E´ la legge universale non più scritta nelle pietre ma nei cuori, ed è affidata alla libertà dello spirito. Il mondo di oggi è unificato, ma l´unità raggiunta è la più deludente che si possa immaginare, in quanto a tenerci uniti è la forza meccanica della paura. La paura e i suoi equilibri sono l´antitesi del messaggio di Gesù. Cercano di garantirci una tranquillità con l´uso della forza. Ci siamo fatti anche una coscienza su misura. Quando l´unità è progettata dagli uomini uniformandoli, rendendoli uguali, per paura della novità, con la presunzione dell´autosufficienza, diventa una maledizione perché è il rifiuto del nuovo e della diversità, che è benedizione di Dio. Torniamo invece alla scena di Gesù, che appare ai suoi nel Cenacolo, "soffia" lo Spirito e dice "pace". Notate la differenza: sul Sinai fulmini, tuoni e uragani, nel Cenacolo appena un alito. L´unità non è "a piramide" come a Babele, ma è una unità che passa attraverso le libertà dello Spirito, che è creativo. Noi dobbiamo scegliere, rimanendo nel mondo in cui siamo: o la parvente sicurezza dell´umanità o il soffio primaverile della libertà, che non garantisce la nostra sicurezza. Quanto siamo attaccati alle nostre piccole sicurezze? Dove poggiamo in realtà la nostra sicurezza? E´ importante darci delle risposte! Se siamo distratti, non ci accorgiamo neppure dello Spirito, perché non è un uragano, è congenito alla nostra libertà interiore, e se non siamo liberi, rispettando la libertà altrui, non avvertiamo lo Spirito. Noi vogliamo rompere l´unità del mondo, che calpesta la libertà dell´uomo, la dignità dell´uomo, stritolando tutti nella propria logica. La Pentecoste rompe il chiuso del Cenacolo, e nel quotidiano, ma nella convinzione che lo Spirito domina la terra, può riempire il mondo. Dobbiamo trasmettere il messaggio di Gesù, in modo che ognuno lo senta misurato su di sé. Non è un linguaggio solo di parole, dev´essere accompagnato da fatti concreti, un po´ come gli uomini della Pentecoste, portati sul patibolo e nei tribunali da chi voleva mantenere l´unità dell´ordine babelico. Non sono stati perseguitati per dei bei discorsi consolatori! GIOVANNI 15, 26-27; 16, 12-15 Oggi il Vangelo è tratto da Giovanni. Durante l´ultima cena Gesù promette lo Spirito, il suo Spirito ai discepoli. Si era parlato della vite "vera" e del mondo. Gesù promette lo Spirito, ma cos´è lo Spirito? E´ l´azione della vita in noi, è il dono della vita che continuamente riceviamo attraverso le relazioni. In che cosa consiste la testimonianza? E´ mostrare la verità del messaggio di Gesù. Spesso noi confondiamo gli idoli, con Dio, confondiamo il bene con il male, abbiamo gli occhi chiusi e mille brame confuse. Per questo è necessario che ci siano testimoni del Vangelo, persone che ci aiutino a infrangere questa confusione e permettere all´essere vero di venire alla luce, al desiderio profondo di emergere: questo è lo Spirito di verità. La testimonianza dello Spirito deve mostrare qualcosa più grande di noi, come freccia puntata, come indicazione che conduce oltre quello che noi siamo, visto che non siamo ancora definitivi e realizzati. C´è poi una frase di Gesù da comprendere: "Mi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dall´inizio", cosa vuol dire? Occorre essere testimoni integrali, completi, di tutte le parole di Gesù, di tutto ciò che Gesù ha vissuto, ha proclamato, ha consegnato ai suoi, non solo di alcuni aspetti a noi più congeniali. "Quando verrà lo Spirito di verità, vi guiderà alla verità tutta intera"! Non vuol dire: lo Spirito vi condurrà a una dottrina perfetta, perché la dottrina non salva come tale. Il termine "verità" indica la fedeltà alla vita, la coerenza. Come abbiamo già detto la vita ci viene consegnata momento per momento, la verità della vita è la fedeltà nell´accogliere le spinte vitali e tradurle in gesti nuovi, il termine "spirito" sottolinea la "novità". I semi della novità ci sono stati depositati nelle esperienze compiute, negli incontri con gli altri, poi possono fiorire nei momenti di solitudine di riflessione, di preghiera. Si fa fatica a portare il peso di una verità che si è sempre cercato di negare. Qualsiasi idolo offre paradisi artificiali. Lo Spirito invece può rivelare a chi scende nell´interiorità il dono di vita racchiuso nel vuoto che volevamo evitare. Ma in verità, siamo sinceri con noi stessi, crediamo davvero che in noi esiste una forza creatrice di Dio, che può far fiorire nuove forme di giustizia, di pace, di perdono, di misericordia? Non piove dal cielo quest´azione di Dio è già in ognuno di noi! Occorre perciò che ci abbandoniamo con fiducia a questo flusso di vita che ci investe e che spesso noi trascuriamo, perché siamo idolatri, ci attacchiamo ai nostri beni, preferiamo restare quello che siamo, perché ci illudiamo di essere autosufficienti. La preghiera è l´esercizio, l´allenamento ad accogliere il flusso di vita, l´azione di Dio nella nostra vita. La preghiera non è ricordare a Dio qualcosa, perché l´azione creatrice contiene già tutto e ci offre già tutto. La preghiera ci serve a smascherare le nostre illusioni con la consapevolezza, le nostre idolatrie e lasciare agire la forza che ci avvolge e ci alimenta. Lo Spirito di Cristo apre a ciascuno la sua identità, desidera che ciascuno sia solamente se stesso, sia cioè libero di realizzare quello che è veramente. Pentecoste è la festa della relazione perché Gesù ha inventato questo modo di comunicarci i germi di vita: donandoli li riceviamo. Non abbiamo che da credere alla verità che la vita ci è già donata in modo totale e che noi poco alla volta, secondo la capacità di portarla, ci apriamo ad accoglierla istante dopo istante. Buona festa!

ASCENSIONE DI GESU´      notizia del 16/05/2015

Riflessione della Domenica:il Signore fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio Ascensione del Signore (Anno B) : Mc 16,15-20 Celebriamo come una solennità, l´ascensione del Signore. "Celebriamo" vuol dire: consideriamo l´ascensione come qualcosa in cui dobbiamo trovare della gioia, come una lieta novella, come una buona notizia, come qualcosa di buono per noi. Lo facciamo senza pensarci, ma se cominciamo a rifletterci probabilmente non è tanto evidente il fatto che ci sia da celebrare nel giorno dell´ascensione. Chiediamoci infatti se sia veramente una buona notizia, se sia veramente una cosa buona per noi che Gesù sia partito, che Gesù sia asceso al cielo, che Gesù sia sparito dai nostri occhi. Chiediamoci se non sarebbe stato meglio che il Risorto fosse continuato a restare presente, visibile in mezzo alla sua chiesa, come lo è stato per 40 giorni dopo la sua resurrezione. Se infatti Gesù è stato presente per 40 giorni dopo la resurrezione in mezzo ai suoi discepoli, perché non sarebbe potuto restarlo per tutto il tempo in cui era necessario che la chiesa durasse sulla terra? Sarebbe stato talmente tanto meglio! Oggi non avremmo bisogno di eleggere un papa, un "vicario di Cristo sulla terra", perché avremmo Cristo stesso presente in mezzo a noi. E cosi tutti gli errori umani, tutti i limiti umani dei vicari di Cristo potrebbero essere ovviati dal fatto che Cristo stesso, presente in mezzo a noi, ci guiderebbe, sarebbe direttamente il nostro pastore. A Dio tutto è possibile e anche questo sarebbe stato possibile. Quindi come possiamo trovare della gioia nel fatto che Cristo ci abbia lasciato in mano a discepoli che nel corso del tempo, attraverso i loro successori, hanno fatto cose ottime, cose buone, hanno permesso e di fatto hanno contribuito alla evangelizzazione di larghe fette della popolazione mondiale, ma anche hanno ostacolato, realmente ostacolato, il progresso del vangelo, a causa dei loro limiti, delle loro povertà? Quindi è veramente una buona notizia che Gesù sia partito? Occorre interrogarsi sul senso profondo dell´ascensione per cercare di capire in cosa il fatto che Gesù sia partito sia una cosa buona per noi. Prima di tutto cerchiamo di capire cosa vuol dire che Gesù è asceso al cielo. Non dimentichiamo che anche in questo caso si tratta di una metafora. Quando si dice che mentre lo guardavano, fu elevato in alto e dopo che la nube passò, fu sottratto ai loro occhi, non vuol dire che Gesù sia sopra le nubi. Sappiamo che da un punto di vista locale, sopra le nubi ci sono altre nubi, e poi sopra queste nubi si entra nello spazio intersiderale, cioè in un luogo come un altro. Dire che Gesù è asceso al cielo è dunque una metafora, un´immagine per dire che qualcosa è successo. Sia negli Atti degli apostoli che nel vangelo di Marco, nel racconto dell´ascensione del Signore si dice: Mentre lo guardavano, fu elevato in alto - dicono gli Atti degli apostoli- e, nel vangelo di Marco: Il signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo. Questa è una metafora perché sappiamo che Gesù non è in cielo, non è da qualche parte sopra le nubi, non è nello spazio, non è nascosto su qualche altro pianeta, come nel Piccolo principe di Saint Exupery! Nello stesso tempo, sia negli Atti che nel vangelo di Marco vi sono altre metafore per esprimere quello che succede con l´ascensione. Negli atti degli apostoli si dice: Mentre lo guardavano, fu elevato in cielo e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Invece il vangelo di Marco dice: il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu levato in cielo e sedette alla destra di Dio. Il secondo membro di queste due frasi ci dà due altri modi per capire cosa sia l´ascensione del Signore. Nel primo caso ci è detto che Gesù fu sottratto ai loro occhi. Forse questa espressione è quella che meglio spiega che cosa effettivamente è successo con l´ascensione. Con l´ascensione Gesù non è andato via, non ci ha lasciato, ma si è semplicemente sottratto ai nostri occhi. Lo conferma la conclusione del passaggio degli Atti degli apostoli, che dice: Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo, questo Gesù che è in mezzo a voi, è stato assunto in cielo. Qui è contenuta la buona notizia dell´Ascensione: Gesù è in mezzo a noi! Fino ad allora era in mezzo a noi visibilmente, adesso è in mezzo a noi invisibilmente. O ancora, la conclusione del vangelo di Marco dice: Allora essi partirono e predicarono dappertutto mentre il Signore agiva insieme con loro, cioè restava insieme con loro, anche se non lo vedevano. E poi c´è la fine del vangelo di Matteo che dice: Andate, fate discepoli tutti i popoli, ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo. L´ascensione non vuol dire che Gesù non è più presente, ma che continua ad essere presente in una maniera diversa, in una maniera più efficace. Adesso Gesù è presente in modo invisibile: non lo vediamo, però sappiamo - perché ce lo ha detto, promesso, ce lo ha assicurato - che è presente. Però non lo vediamo e non possiamo sentire la sua voce. Ma il fatto di non sentire la sua voce non vuol dire che non stia continuando a parlarci, anche adesso, anche in questo istante. Appena cominciamo a riflettere su questo punto, immediatamente capiamo che in realtà Gesù continua ad essere presente, ad agire invisibilmente. Non lo vediamo, ma ci parla. Ogni volta che leggiamo la scrittura con fede sentiamo ardere il nostro cuore, sentiamo un calore nel nostro cuore - lo stesso che sentirono i discepoli di Emmaus - che ci permette di riconoscere la presenza del Signore. Questa scrittura che se non fosse letta alla luce della fede sarebbe una lettera morta, diventa spirito, diventa senso spirituale, diventa una parola che ha il potere, la capacità, di trasformare la mia vita. La parola di Dio non è mai soltanto la scrittura letta. La parola di Dio è Gesù, cioè Dio, che ci sta parlando ora. Quindi l´Ascensione di Gesù vuol dire che si sottrae ai nostri occhi, ma per essere presente in maniera ancora più profonda di quando lo vedevamo con i nostri occhi, in maniera più profonda perché presente non solo fuori di noi, non solo in modo da essere visibile solo per i nostri occhi di carne, ma presente dentro di noi per mezzo del suo Spirito e visibile per gli occhi della fede. E qui arriva un altro punto molto importante: immaginiamo che Gesù fosse presente, che invece del papa avessimo Gesù a piazza san Pietro, avessimo lui a dare ordini, lui a dirigere la sua chiesa. Come potremmo veramente sentirci liberi? Come potremmo vivere la grazia della fede e della scelta che caratterizza il tempo attuale nel disegno globale della salvezza del mondo? Il momento di vedere Gesù ritornerà e in quel momento sarà di nuovo un´evidenza per noi. Lo dice l´angelo: verrà nello stesso modo in cui l´avete visto andare al cielo. Adesso abbiamo bisogno che Gesù, pur essendo presente, pur continuando a parlare al nostro cuore, lo faccia in modo velato, in una maniera nella quale non si impone a noi, ma si propone a noi in modo tale che la nostra adesione a lui non sia obbligata, sia libera. La seconda frase poi, quella del vangelo di Marco, ci da un altro elemento per capire cosa voglia dire l´ascensione di Gesù: il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. La realtà dell´ascensione è questa: Gesù siede alla destra di Dio. Ma Gesù, il Figlio, non era già alla destra del Padre? Non è una delle persona della Trinità? Non è già una sola cosa con il Padre e con lo Spirito Santo? Assolutamente. Ed in questo senso non ha mai lasciato il seno del Padre, poiché il Figlio non può mai essere separato dal Padre e dallo Spirito Santo. Quello che cambia è che con l´Ascensione ciò che sale al Padre non è solo il Figlio, ma il Figlio con la nostra carne, il figlio che si è fatto uno di noi. E´ un uomo che ascende al cielo, quest´uomo che è diventato una sola cosa con il Figlio di Dio, quest´ uomo che è nostro fratello, seduto alla destra del Padre, può intercedere in nostro favore, può pregare per noi. Non solo, ma con questo uomo, con questo corpo noi diventiamo un solo corpo ogni volta che mangiamo la sua carne e beviamo il suo sangue. Questo vuol dire che con Gesù ascendiamo al cielo anche noi. Se con il battesimo siamo diventati figli nel Figlio; se cibandoci del corpo e del sangue di Cristo diventiamo un solo corpo con lui, allora dove è lui, siamo noi. Se Gesù è seduto alla destra del Padre, anche noi siamo seduti alla destra del Padre. Se Gesù è nel seno del Padre, anche noi siamo nel seno del Padre. Quindi l´ascensione vuol dire che già adesso, pur nella fede, pur misteriosamente, siamo figli nel Figlio, siamo uniti al Padre, siamo già risorti, siamo già lassù. La nostra dimora - come dice Paolo - è lassù, risorti con Cristo. La nostra vita non è più una vita terrestre, ma è già una vita celeste. Tutto questo vuol dire che Gesù è più presente adesso di quanto non lo fosse prima. Sta a noi scoprire la sua presenza attraverso la lettura assidua, meditata, profonda, della scrittura, perché attraverso di essa ci si sveli la Parola attraverso la quale Gesù ci parla, tocca il nostro cuore, ci converte, ci trasforma! Crediamolo: Io sono con voi tutti i giorni. Gesù agisce con noi e conferma la parola con i segni che la accompagnano. Gesù che è in mezzo a noi, pur assunto in cielo per intercedere per noi alla destra del Padre, vive con noi, è presente con noi, lì dove due o tre sono uniti nel suo nome. E´ presente nei nostri cuori! E´ presente più che mai. Più che mai con noi in questo cammino, per ricondurci alla casa del Padre.

Domenica 10 maggio 2015      notizia del 09/05/2015

Riflessione della Domenica: La miglior catechesi eucaristica VI Domenica di Pasqua (Anno B) :Vangelo: Gv 15,9-17 Ci stiamo avvicinando alla conclusione del tempo di Pasqua, e i Vangeli che abbiamo ascoltato in queste ultime tre domeniche si sono snodati lungo un filo conduttore che credo trovi il suo punto cruciale nel brano di Vangelo di quest´oggi. Il tema è quello della profonda unità, dell´unione tra il Risorto e i suoi discepoli. Abbiamo iniziato con la parabola del Buon Pastore, dove l´unione tra noi e il Maestro assume le caratteristiche di una sequela, basata sull´ascolto della sua Parola, proprio come fa il gregge quando ascolta la voce del proprio pastore. Poi quest´unione, già molto forte, si fa ancora più intensa nella comparazione con la vite e i tralci: un frutto non può maturare se non rimane unito all´albero che lo ha generato, e lo stesso avviene per il discepolo di Gesù, che non può pensare di vivere una fede profonda a prescindere dalla sua unione con lui, perché la fede non è un fatto puramente cognitivo, razionale, legato all´ascolto e alla comprensione della voce del pastore. La fede è un fatto di cuore, di profonda unità con Dio, in una parola sola è questione di amore. Ascoltare la voce del pastore, sapere tutto o anche solo qualcosa di lui, seguirlo ovunque lui vada, non è sufficiente, o per lo meno lui non lo ritiene sufficiente: Dio va amato, Dio desidera che noi lo amiamo, e che dimostriamo il nostro amore per lui amando i nostri fratelli, amandoci tra di noi. È ciò a cui ci conduce il Vangelo di oggi. Un Vangelo conosciutissimo, ascoltato molte volte, noto e famoso anche negli ambienti non direttamente ecclesiali, in quanto contiene il precetto fondamentale del cristianesimo, che viene citato anche dalle enciclopedie o dai trattati di storia delle religioni quando si tratta di delineare i principi del cristianesimo. Stiamo parlando del comandamento fondamentale della religione cristiana: "Questo è il mio comandamento, che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi". Potremmo dire che tutto il cristianesimo si riassume in queste parole; gli altri precetti e comandamenti sono solo dei corollari complementari a questo. Una volta applicato questo comandamento, abbiamo vissuto in pienezza il cristianesimo. Più semplice di così... D´accordo: ma...dal momento che dobbiamo amarci come lui ha amato noi, qual è il modo in cui lui ci ha amati, perché possiamo fare altrettanto? La prima spiegazione che Gesù ci offre, nei versetti immediatamente successivi, è...altrettanto semplice: l´amore più grande è dare la vita per i propri amici. E dal momento che siamo suoi amici nella misura in cui facciamo ciò che egli ci comanda, ossia nella misura in cui ci amiamo gli uni gli altri, l´amore più grande è proprio quello con cui lui ci ha amati: dare la vita per noi, suoi amici. Se vogliamo essere come lui, dobbiamo dare la vita per i nostri amici: il cristianesimo è tutto qui. Alla faccia...! Essere cristiani non mi pare sia proprio così semplice come pensiamo, o per lo meno non è così semplice come lo viviamo e soprattutto come ci è stato insegnato. Guardiamo alla nostra educazione cristiana: cosa ci è stato insegnato, quando abbiamo ricevuto l´indottrinamento cristiano? Ci è stata insegnata la dottrina cristiana attraverso il catechismo sin da piccoli, e grazie a Dio devo dire che quelli della mia generazione e di quelle precedenti (diciamo i nati negli anni del Concilio e ancora prima) abbiamo avuto tutto sommato la fortuna di non aver ricevuto solamente nozioni di catechismo come indottrinamento, ma di essere cresciuti ancora in un regime di "cristianità diffusa e condivisa" che, pur con tutti i suoi limiti, ci dava quantomeno la possibilità di "respirare cristianesimo" in ogni luogo in cui ci muovevamo: famiglia, scuola, cortile, oratorio, società sportive...bene o male il contesto ci facilitava ad essere cristiani. Ma in questi giorni facevo questa riflessione relativamente a quanto in questo periodo dell´anno generalmente molte delle nostre parrocchie si trovano a vivere, ovvero la celebrazione dei sacramenti dell´iniziazione cristiana, e mi sono soffermato a pensare soprattutto alla più suggestiva di queste celebrazioni, quella legata all´Eucaristia, la Prima Comunione, per intenderci. È uno dei momenti più emozionanti della vita di un fanciullo, ed è bello vedere che lo si vive così, nelle nostre comunità. Si assiste ad un fervore e ad un entusiasmo senza paragoni, nell´allestimento di queste celebrazioni, ed è giusto, direi addirittura doveroso, che sia così. Se poi però guardo al cammino di catechesi che prepara i fanciulli a questo momento, qualche riflessione e anche qualche perplessità in più ce l´ho. Senza dubbio, la catechesi ha fatto passi da gigante nella metodologia e nei contenuti, e molte comunità hanno investito parecchio in questo. Tuttavia, mi pare che è ancora troppo diffusa (guardandomi attorno e sentendo che cosa molti nonni, per lo più, chiederebbero per il catechismo) una modalità di fare catechesi che sa più di indottrinamento che di insegnamento della vita cristiana. I Dieci Comandamenti insegnati a memoria, l´elenco dei Sacramenti ben in ordine, la necessità del digiuno eucaristico di un´ora prima di fare la Comunione, il legame inscindibile tra sacramento della Riconciliazione e Comunione (con la conseguente convinzione dell´indegnità dell´accostarsi al sacramento se non debitamente confessati), l´obbligo di osservare il precetto domenicale per evitare che la Prima Comunione non rimanga l´unica per molto tempo...sono elementi indispensabili da conoscere e da praticare, ma sono fortemente convinto che non bastano, per insegnare la catechesi ai nostri bambini in vista dell´Eucaristia; anche e soprattutto in considerazione del fatto che quel regime di "cristianità diffusa e condivisa", loro non lo respirano proprio. Il rischio legato ad una catechesi eucaristica intesa come "nozionistica e precettistica" è quello di fare crescere generazioni di cristiani che associano la vita e la religione cristiana all´osservanza di quei precetti e di quelle nozioni: va bene, ma non basta, perché sarebbe come indossare un vestito che, quando cresci, non ti va più bene e quindi lo getti via. La vita cristiana non è un vestito, perché - e l´Eucaristia ce lo dice bene - è qualcosa da assimilare, da assumere, da mangiare con il pane quotidiano perché rimanga dentro di te e con te cresca. Scendiamo nel concreto? Insegniamo ai nostri fanciulli (o meglio, a tutti noi iniziando da quando siamo fanciulli) che il comandamento principale della nostra fede è quello che abbiamo ascoltato oggi, e che - quando facciamo la Comunione a messa - si concretizza in tutto ciò che ne consegue e che abbiamo ascoltato nella liturgia della Parola di oggi, ossia: - nel considerare gli altri uomini e le altre donne non come "servi", ma come "amici", ossia non come persone che sfruttiamo per ciò che a noi serve e fa comodo, ma come persone a cui cerchiamo di voler il maggior bene possibile; - nel dare la vita per loro, che non necessariamente significa morire per gli altri (a qualcuno è data anche la grazia del martirio), ma di certo significa mettere la propria vita a servizio degli altri, e fare in modo che gli altri da noi ricevano vita, e vita in abbondanza; - nel fare qualcosa che porti frutto per la comunità, che sia fruttuoso, che serva al bene comune; - nel considerare gli uomini e le donne di ogni etnia e di ogni condizione come nostri fratelli e nostre sorelle, perché Dio (come dice Pietro nella prima lettura) "non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga"; - nel creare una mentalità cristiana fatta di rispetto e di solidarietà (diciamo di "misericordia", per stare in linea con il magistero di Papa Francesco) più che di nozioni o di precetti. E soprattutto, insegniamo ai nostri ragazzi che la ricetta è completa solo se aggiungiamo l´ultimo elemento del banchetto, quello che dà sapore a tutto: la gioia. "Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena". Il cristianesimo non è una religione per musoni: fare la comunione, fare comunione con Gesù ed essere arrabbiati con il mondo intero è il modo migliore per dire agli altri: "Io non credo in Gesù Cristo". C´è tanta offerta religiosa, in giro: se non abbiamo nel cuore la gioia del Vangelo, scegliamo qualcos´altro, ma non di essere cristiani.

Domenica 3 maggio      notizia del 02/05/2015

Riflessione per la Domenica : Una fede " fa da te"..non porta a nulla V Domenica di Pasqua (Anno B) :Vangelo: Gv 15,1-8 Le leggi di mercato - o forse anche solo il desiderio di soddisfare qualche piacere della gola - ci mettono oggi nelle condizioni di poterci servire, in qualsiasi momento dell´anno, di quei frutti della terra che, in un passato nemmeno troppo remoto, non potevamo certo avere la pretesa di assaporare. Mangiare le fragole a gennaio, il melone a dicembre e le arance ad agosto non era certo una cosa abituale, e avere la pretesa o anche solo il desiderio di farlo veniva visto come un capriccio per benestanti o ancor peggio una richiesta da insensati. Lo stesso dicasi per frutti che provenivano da paesi esotici e che i pochi che viaggiavano all´estero avevano assaporato e ricordavano con nostalgia, tenendosi per sé il desiderio di tornare a mangiarli in un prossimo viaggio ai Tropici, giungendo - nel frattempo - ad esasperare coloro che li ascoltavano declamare il sapore particolare ed intenso di frutti dal nome impronunciabile e soprattutto introvabili sulle bancarelle dei nostri mercati. Oggi, invece, non è così: puoi trovare tutto ciò che vuoi in ogni momento dell´anno, a volte a prezzi accessibili, altre volte pagando non poco, ma sta di fatto che non esiste più la necessità di attendere l´arrivo della sua stagione per assaggiare un frutto della terra. La globalizzazione dei mercati ha portato a questo, e va detto con tutta onestà che sono molti i limiti e le nefaste conseguenze sottostanti a questa impostazione del commercio, in primis la "morte" dei piccoli produttori locali, che non riescono più a piazzare i loro prodotti perché fagocitati dalla grande distribuzione, regina della globalizzazione. A dire il vero, da alcuni anni si assiste ad un risveglio della coscienza del prodotto di stagione a "chilometro zero", e ci auguriamo tutti che il tanto declamato evento dell´Expo - che si è aperto in questi giorni proprio sul tema dell´alimentazione - porti i governanti a fare scelte coraggiose e controcorrente anche su questo aspetto. Dai, lo capisce anche un bambino: il frutto maturato sulla pianta e quindi colto nella sua stagione ha tutto un altro sapore e tutt´altre caratteristiche salutari e nutritive rispetto ad un frutto colto acerbo dall´albero, a migliaia di chilometri di distanza dalle nostre tavole, e fatto maturare durante settimane di viaggio in celle frigorifere con l´utilizzo di elementi chimici di cui l´etilene e l´anidride carbonica sono quelli meno nocivi... Ma volete mettere una pesca matura colta dall´albero nelle campagne veronesi a metà luglio, oppure un´arancia siciliana maturata a gennaio mentre qui al nord le temperature sottozero ce la fanno invocare come toccasana contro il raffreddore? Per non parlare di quella frutta che deve obbligatoriamente maturare sull´albero perché destinata a produrre qualcosa che va al di là del semplice frutto da tavola: è una bella pretesa, da noi, bere il vino novello a Natale, o peggio ancora in primavera... Il vino buono viene da una vendemmia buona, fatta al momento giusto, perché un tralcio non può dare frutti buoni, se non rimane attaccato alla vite fino al momento della maturazione. Era proprio qui, che volevo arrivare: alla metafora (o se preferite alla parabola) del Vangelo di oggi, in cui Gesù non solo dà uno schiaffo (anche se di certo non era il suo scopo) alle leggi della globalizzazione ribadendo la necessità che ogni cosa abbia il suo tempo e la sua stagione, ma anche e soprattutto vuole farci capire che un frutto non può maturare adeguatamente senza rimanere attaccato alla sua pianta. Per farla breve ed arrivare al sodo, non possiamo avere la pretesa, nel nostro cammino di amicizia e di profonda unità con Dio, di bruciare le tappe o ancor peggio di prendere da lui solo alcune ispirazioni e suggestioni per poi arrangiarci per conto nostro. Come è innaturale mangiare frutta fuori stagione, e come è insensato maturare un frutto cogliendolo acerbo dalla pianta, così non possiamo pensare di poterci dire buoni cristiani solo prendendo dal messaggio del Vangelo ciò che ci serve, qualche ispirazione, per poi arrangiarci da soli a vivere la nostra fede. O il nostro rapporto con Dio fa la fatica di compiere tutte le tappe necessarie, rispettando i suoi tempi, la sua natura, la sua genesi, ossia rimanendo unito come un grappolo alla vite, oppure la nostra non sarà mai una fede matura. Spesso, avanziamo la pretesa di vivere una fede come piace a noi, secondo i nostri ritmi, i nostri tempi, le nostre passioni, i nostri desideri, le nostre voglie, le nostre ispirazioni: per cui, ci sentiamo appagati nella nostra sete delle cose di Dio solo quando piace a noi, quando "ce la sentiamo", quando ci sentiamo ispirati. Ma un frutto non può maturare rimanendo attaccato alla pianta solo quando vuole lui: è necessario che abbia la pazienza e faccia la fatica di essere germoglio, poi foglia, poi fiore e poi frutto acerbo, e alla fine frutto maturo, lasciando che un altro decida di vendemmiare al momento giusto. Passatemi il termine: perché non ci lanciamo anche noi nella riscoperta di una fede "a chilometro zero"? Lasciamoci ispirare dall´immagine del Vangelo di oggi, e ricuperiamo una fede fatta di un rapporto naturale con Dio: una fede che affondi le proprie radici nella propria terra, con tutta la ricchezza del suolo della sua storia e della sua tradizione; una fede che faccia la fatica di sopportare l´arsura delle giornate di calore e il freddo delle piogge d´inverno; una fede che gioisca di fronte al risveglio della primavera; una fede che non ha fretta, e che si prepara a dare frutto al momento opportuno; una fede che guarda al di fuori dei confini del proprio orto non per sognare frutti che lei non sa dare, ma per respirare aria nuova capace di rigenerarla. Sono tutte immagini che la comparazione della vite e dei tralci porta con sé, e che ci vogliono aiutare a capire - come Gesù ci dice esplicitamente - che senza di lui non possiamo fare nulla. Una fede "fai da te", costruita su misura per noi e a nostro piacere, non sa di nulla e forse è pure dannosa: una fede "a chilometro zero", come quella di un tralcio unito alla sua vite, porta molto frutto.

III Domenica di Pasqua      notizia del 18/04/2015

Incontrare Cristo è iniziare un nuovo giorno del nostro vivere III Domenica di Pasqua (Anno B): Lc 24,35-48 Pescare pesce per un pescatore è l´ambizione che abita ogni sua notte. Quando all´alba succederà di trovarsi con le reti vuote, saranno mattine di mestizia e di pensierose traiettorie: non pescare pesce, infatti, per un pescatore è il fallimento più grande, la miseria di un mestiere che era partito come passione ereditata dai padri. Ce ne sarà uno ancor più grande, ad essere sinceri: quando, dopo una notte di pesca infruttuosa, qualcuno farà finta che tutto vada bene, quando invece il mare è stato avaro e infingardo. D´altronde gettare la rete è roba del pescatore, riempirla è affare del mare: se vorrà, quando vorrà, se gli parrà opportuno. La Scrittura conosce il mare: pure lei gli somiglia assai. Certi giorni tace, altri esagera, sovente tiene in sospeso. Con lo struggimento delle barche addosso, abbarbicati alle vecchie usanze del mestiere paterno. Con buona pace del vecchio padre che - anni addietro e col dito puntato contro - profetizzò che sarebbero tornati di moda quei vecchi strumenti d´acqua: scafi e remi, barche e sale, il timone e quell´andazzo mattutino dei mercati da imbastire alla bell´è meglio. Gente tornata pratica delle acque del lago dopo l´intermezzo della sequela raminga per la Galilea. Tornati ai vecchi sogni d´un tempo, col ricordo di Lui sempre cucito addosso. Ad ogni piè sospinto, ad ogni giro di boa, ad ogni mattana di pesci: «Sognando da sveglio / davanti al mare immenso / non prendo neanche un pesce. / Non faccio niente? Penso» (poesia di un anonimo pescatore di Camogli). Sulla strada del vecchio paesello natìo, come emigranti di ritorno da un tentativo di fortuna fallato. (M. Pozza, L´imbarazzo di Dio, San Paolo 2014) Erano tornati ai vecchi mestieri di un tempo: abborracciati, nel gesto tipico di chi tenta di dimenticare ciò che è appena accaduto. Di chi, a conti fatti, ha castigato in una parentesi quei tre anni vissuti gomito a gomito con quel Rabbì che li aveva sedotti. Sedotti e abbandonati, pensano loro. Nelle anime pochi sentimenti, per lo più di mesta frustrazione per essersi fatti abbindolare da un Passator poco cortese che li colse - e li trafisse con un gettito di sguardo - mentre erano impegnati nel loro daffare quotidiano. Cafarnao, terra di sorprese, di pesche e di partenze. Una terra che oggi sembra essere stata la partenza di una grande illusione, della più grande tra le illusioni immaginabili: aver trovato Qualcuno che indicasse loro da che parte gettare la rete per pescare la felicità di una vita. Tre anni sono mille giorni e altrettanti inizi: olivi e datteri, zoppi e malfamati, sgualdrine e donne devote. Fiori di giglio e voli di passeri, spighe di grano e alberi di fico. Miracoli, diatribe e spiegazioni lasciate in calce ad ogni minima titubanza. Lui, loro e gli altri: una grande famiglia, con annessi e connessi dello stare assieme. Non s´erano scelti tra loro, non L´avevano scelto loro: s´erano trovati dentro il brogliaccio di una storia che sapeva di buono. E loro, pescatori avvezzi alle improvvisazioni del mare, ci avevano creduto. Gli avevano creduto. Fino alla fine Lui li amò; fino alla fine loro Gli dettero credito. Fino ad un passo dalla fine, a ragione di onestà: sotto la Croce si misero a russare sbadati. Svegliati di soprassalto al rintocco dei chiodi, si diedero alla fuga: morto il Capitano, i prossimi sarebbero stati loro. Pietro, povero cristo, quel gallo lo fece cantare. Chissà se fu solo a nome suo o, da perfetto capoclasse, rappresentasse il sentimento di tutta la ciurma. Poi stop. Tornati a pescare: gettando la rete mandavano al mare le vecchie immagini di Lui, tirando la rete speravano di cavare lucci e pesci a volontà. In fine dei conti tre anni non son poi così tanti: "E´ stata una parentesi" si saranno detti ad oltranza. C´è da giurarci che qualcuno, forse più di uno, ogni tanto lasciasse parlare il cuore: "Sai, pescatore, ogni tanto mi par di vederlo, di sentirlo. Sono attimi nei quali il cuore mi batte all´impazzata". E qualche altro a dar cenno con la testa, come a dire: "Succede anche a me, sai: mi vergognavo a dirlo". Poi all´improvviso un vocabolario familiare: «Pace a voi!». Parole, pane, parole che sanno di pane: è Lui? Non è Lui. Basta illudersi. «Toccatemi e guardate». Non lo toccano, lo guardano solo. E Lui: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». A pescatori colti di sorpresa, il pesce è merce che trovano sempre a portata di mano: «Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro». Era Lui davvero: certi sguardi sono per sempre. Era tornato quel vecchio Amore che pensavano chissà dove: «Certi amori non finiscono. Fanno dei giri immensi e poi ritornano» (A. Venditti). Torna l´Amore, torna la festa del cuore, riparte la vita: d´ora in poi nessuno più li fermerà. Li ha presi per la gola: un piatto di pesce arrostito per festeggiare la riappacificazione dei cuori. Il Risorto è un Signore, per davvero: se scompare è per poi riapparire. Più credibile, più Amico, per sempre fedele. Loro Gli danno del pesce, Lui dà loro la pace. Pesce e pace: gli ingredienti di ciò che non tradisce.

DOMENICA 12 APRILE 2015      notizia del 11/04/2015

Ho poca fede come Tommaso, o ho paura come Pietro? II Domenica di Pasqua (Anno B) : Gv 20,19-31 Se non vedo non credo! Eh si, chissà quante volte, magari senza troppo dirlo in giro, lo abbiamo pensato anche noi. Magari quando abbiamo pensato che in quella situazione ci avrebbe aiutato Dio...e invece nulla. Se vedessi qualche miracolo, probabilmente crederei. In molti la pensano così. Forse anche tu. Vorresti vedere il pane dell´Eucaristia (l´Ostia) trasformarsi in carne...e il vino trasformarsi in sangue. Oppure un paralitico che di colpo cammina. Oppure un cieco che inizia a vedere. Eppure, ti garantisco che non sarebbe quello a darti la fede. Anche quelli che hanno visto "risuscitare" Lazzaro (tornare in vita, a dire il vero!) non solo non hanno creduto, hanno pure ucciso Lazzaro. No, carissimi, la fede non è propriamente un vedere per credere. Piuttosto è un Credere per Vedere. Sì, perché si crede non sulla base di ciò che si è visto, ma sull´esempio di una vita. Cioè, Pietro, tanto per prendere un esempio dagli apostoli, sicuramente dopo la morte di Gesù (un codardo, perché dopo averlo rinnegato non ha nemmeno la faccia di stare sotto la croce con Maria Santissima) si è rifugiato nel cenacolo per paura. La paura è proprio il contrario della fede. Se hai fede ti fidi, se hai paura ti nascondi, oppure denigri quelli che credono. Diciamo che Pietro per paura sta lì. Poi Gesù gli appare....entra nel Cenacolo e anziché dire: "brutti disgraziati, che non avete creduto a tutte le mie parole, che non credevate che io ero il Figlio di Dio il Cristo, che non avete nemmeno pregato un´ora per me, che sotto la croce non c´eravate perché eravate fifoni...brutti cattivoni e mentitori...che siete fuggiti nel momento in cui un amico aveva più bisogno...proprio voi....ECCOMI QUA ed ora vi darò tante tante botte, così sentirete che io sono risorto davvero e che le botte vi faranno un male fisico e vero (e non spirituale :-))". Gesù non ha nemmeno pensato queste parole...piuttosto si è presentato nella pace. Sì, perché di quella pace avevano bisogno. Torniamo a Pietro. Pietro, dopo l´esperienza di essere stato "graziato" da Gesù (è questa la misericordia di Dio) va a predicare senza paura, esce da quel Cenacolo di tristezza e di paura e va verso le folle giudaiche senza la paura di dire apertamente e di puntare il dito: "...voi avete ucciso Gesù il Cristo, che è Risorto e io l´ho visto". Pietro andrà in giro a predicare senza paura...e quando sarà minacciato di morte (avrebbe dovuto cioè ammettere sotto pena di morte di dire il falso nel predicare che Gesù era veramente Risorto,) non avrà assolutamente paura di questa minaccia. Ebbene, Pietro davvero morirà...e questa morte atroce dirà più cose delle parole predicate: che veramente Cristo era risorto e che niente e nessuno, neppure la morte, avrebbe potuto fargli rinnegare Gesù. Cosa pensate abbiano fatto quelli che hanno ascoltato Pietro predicare il Cristo Risorto? Vedendo la sua vita e le sue sofferenze, e il suo atteggiamento di fronte a quelli che lo minacciavano di morte...e non avendo avuto paura di morire....quelli che lo hanno ascoltato, pur senza aver visto le cose che sicuramente Pietro raccontava, gli hanno creduto. Quindi, deduzione: si crede non per aver visto miracoli, ma per aver visto dei testimoni. Amici, questa è l´evangelizzazione: un raccontare cose non viste ma di cui si ha una certezza unica, per il fatto di averle ascoltate da testimoni senza paura di morire. Altro che il vedere..., il toccare...e il sentire. Tommaso allora chi è? E´ proprio la persona qualunque che, non avendo visto, vuol vedere per credere. In fondo non si fida degli altri apostoli. E´ un po come noi, quando non ci fidiamo del Papa che ci parla, di un credente che ci racconta della sua esperienza di conversione, di una persona che ha in un qualche modo incontrato Cristo nella sua vita e ce ne fa parte raccontandoci di come era diversa la sua vita prima di incontrare Gesù e di cambiare vita. Tommaso, Tommaso....metti qua le tue mani e tocca. Mamma mia che schiaffone morale a Tommaso da parte di Gesù. Sì, perché Gesù era (è) veramente Risorto e non ha timore di farsi toccare, di farsi vedere. Rafforza così anche la fede di quel poverino che, forse per impegni, non era presente in quel momento. Gesù non disprezza chi ha il desiderio di vedere per credere. Non dice: poveri voi che volete vedere per credere. Ma dice: beati quelli che pur non avendo visto crederanno. Cioè beati noi se la nostra fede non si fonderà sulle cose viste, ma sulle esperienze fatte anche se non fisicamente parlando. Quanti di voi potrebbero raccontare la propria esperienza di fede...senza aver visto? Sicuramente tutti noi dovremmo essere tra quelli che non hanno visto (a meno di non aver tra voi che leggete qualche immortale...presente ai fatti di Gesù Emoticon smile ma non è possibile!!!). Abbiamo bisogno, cari amici ed amiche, di ascoltare il più possibile i Testimoni di quei fatti, la loro storia, la loro storia anche di martirio vissuto senza paura. Questa è la fede che si trasmette, una sorta di contagio. Eppure, quanti martiri non hanno visto, ma hanno creduto fino alla fine. Perché? Perché erano in contatto con la propria persona, con il profondo della propria persona, con il loro spirito, la loro anima. Sì, perché è lì che si gioca la nostra fede. Una fede ovviamente non sulle nuvole, ma con i piedi per terra. Perché per fede si fanno cose che non si farebbero per nulla al mondo. Per fede si ama con tutta la propria vita. Per fede due persone si prendono come sposi e vanno avanti finché morte non li separi. Per fede si può lasciare tutto per dare il proprio tempo ai poveri; per fede si possono lasciare le proprie comodità per andare in missione laddove non ci sta nulla...ma ci sono persone che hanno bisogno di ascoltare un testimone di Cristo Pensaci un po: anche tu potresti essere un testimone di Cristo. Pur non avendolo visto, hai però un cuore...e nel tuo cuore (anima, spirito...interiorità) hai potuto fare una esperienza di Cristo. Un giorno hai sentito che quella Parola di Dio annunciata durante la Santa Messa o durante un incontro di catechesi, o durante uno strano incontro con qualcuno che ti parlava della sua conversione, o durante un incontro di preghiera, o...durante un momento di strana solitudine...hai percepito che Gesù era davvero presente vicino a te, molto vicino. Hai fatto una esperienza di Cristo vivo, e non di Cristo morto e sepolto. E Cristo, siccome è Risorto, è vivo, vivo, vivo. Anche tu, allora, pur non avendo visto, puoi essere un testimone per tanti altri. Forse nemmeno per quelli lontani in terre sperdute, ma per la tua famiglia, per quegli amici che incontri sui viali, al bar, in disco, al pub, a scuola, a lavoro. Un testimone non ha paura di non essere creduto: ha fede, e nella fede trova la forza di dire quello che gli altri magari non si aspettano. Magari ci fossero più giovani coraggiosi nel dire e testimoniare la fede! Sarebbe davvero un mondo esplosivo di fede, dove tanti giovani, anziché perdere tempo nelle cose di questo mondo che passano e finiscono, magari farebbero scelte più belle e più significative. Ma, anche in questo, la libertà della coscienza resta il più grande dono di Dio misericordioso. Speriamo però che in tanti si sappia vincere le paure, si sappia fare scelte coraggiose e controcorrente....facendo "toccare" con mano la propria fede ai tanti tommasi...sparsi qua e là dappertutto.

LUNEDI´ 6 APRILE      notizia del 06/04/2015

PREGHIERA PER IL LUNEDI´ DELL´ ANGELO (PASQUETTA) Ti voglio ripetere, oggi, mio Signore, le stese parole che altri ti hanno già detto. Le parole di Maria di Magdala, la donna assetata di amore, non rassegnata alla morte. E ti chiese, mentre non riusciva a vederti, perchè gli occhi non possono vedere ciò che il cuore veramente ama, dove tu fossi. Dio si può amare, non si può vedere. E ti chiese, credendoti il giardiniere, dove eri stato messo. A tutti i giardinieri della vita, che è sempre giardino di Dio, anch´io vorrei chiedere dove hanno messo l´Amato Dio, crocifisso per amore. Vorrei anche ripeterti le parole della pastora bruna, quella del Cantico dei Cantici riscaldata o bruciata dal tuo amore, perchè il tuo amore riscalda e brucia e guarisce e trasforma, e lei ti disse, mentre non ti vedeva ma ti amava e ti sentiva accanto: "Dimmi dove conduci il tuo gregge a pascolare e dove tu riposi nel momento del grande caldo". Io so dove tu conduci il tuo gregge. Io so dove tu vai a riposarti nel momento del grande caldo. Io so che tu mi hai chiamato, eletto, giustificato, gratificato. Ma coltivo il desiderio sincero di venirti accanto calpestando le tue orme, amando il tuo silenzio, cercandoti quando è buoi o infuria la tempesta. Non lasciarmi barcollare sulle onde del mare. Potrei affondare totalmente. Vorrei gridare anch´io con Maria di Magdala: "Cristo, mia speranza è risorto. Ci precede nella Galilea delle genti" E verrò da te, correndo, per vederti e dirti: "Mio Signore, mio Dio".

Domenica di Pasqua      notizia del 05/04/2015

Domenica di Pasqua - Risurrezione del Signore: Non lasciamoci portare via il Signore! Vangelo: Gv 20,1-9 Nel Vangelo che abbiamo ascoltato questa notte, Marco ci ha raccontato di tre donne, discepole di Gesù, preoccupate di dover rotolare via la pietra dal sepolcro, perché avevano la necessità di entrare a ungere con oli aromatici il corpo di Gesù. Il giorno prima, era stato loro impedito dalla legge del sabato, del riposo, per cui hanno sfruttato il primo giorno utile, alle prime luci dell´alba, per evitare che il corpo deperisse rapidamente a causa delle molte ferite ricevute. Volevano, in definitiva, imbalsamare Gesù, avere di lui un ricordo il più possibile incorrotto e immutabile nel tempo. Preoccupate, quindi, di rotolare via la pietra dal sepolcro, rimangono allibite quando la vedono già rotolata via, benché molto grossa. C´è Maria di Magdala anche nel Vangelo di Giovanni di questa mattina: questa volta è sola, e non ha alcuna intenzione, a quanto pare, di ungere il corpo di Gesù. A lei basta raggiungere il sepolcro, per piangere là di fuori: sembra, Maria, a molti di noi, a tante donne che perdono il marito, il compagno di una vita, e ogni giorno si recano al cimitero, anche dopo anni, e magari sono capaci ogni volta di versare una lacrima per la persona amata, e il loro andare in continuazione al sepolcro serve per non dimenticare, per sentire ancora vicino il loro caro. Soprattutto quando sono passati solo pochi giorni dalla morte, tutto ciò che resta loro è la tomba. Anche la Maria del Vangelo di Giovanni, mossa da una motivazione diversa, fa comunque la stessa amara esperienza di quella del Vangelo di Marco: la pietra era stata tolta dal sepolcro. Non si preoccupa neppure di verificare cosa sia successo: corre dagli Apostoli e sentenzia già quello che è avvenuto, "hanno portato via il Signore dal sepolcro". Ha già capito che è avvenuto qualcosa di strano, di anomalo, ma che in fondo ci si aspettava: questo Signore non lo lasciano in pace neppure da morto. Troppa gente ha interesse a discreditare la sua immagine, a gettare su di lui i sospetti del furto del cadavere da parte dei suoi discepoli per poi inventarsi la storiella della sua resurrezione: chissà chi avrà portato via il Signore dal sepolcro? Chi ha commesso questo scempio volendo fare uno scherzo di pessimo gusto, non ha tenuto conto dell´affetto dei suoi cari, perché ora, senza più il corpo nella tomba, la tomba vuota non ha più alcun senso, l´unico motivo per sentire il Signore ancora vicino è svanito, la speranza ha lasciato il suo posto alla morte nel cuore. Hanno portato via il Signore, hanno portato via la speranza, ci hanno rubato la speranza. Ma chi aveva tutto questo interesse a portare via il Signore? Chi può averci rubato la speranza? Chi è così malvagio da volere la fine della nostra speranza? Noi siamo bravissimi a dare la colpa agli altri, a dire che la nostra speranza ci è stata rubata da chi non crede in Dio, da chi perseguita i cristiani, da chi disprezza la nostra religione e la chiesa, ma nessuno ci ha portato via il Signore: ce lo siamo lasciati rubare, ce lo siamo lasciati portare via dalla nostra incoerenza e dalla nostra indifferenza, perché pensavamo di averlo potuto imbalsamare una volta per tutte, per conservarlo così com´era, mentre il Signore non si lascia né ungere né imbalsamare. E ci accorgiamo non solo che nessuno ci ha portato via il Signore, ma che addirittura è lui che, alla fine, porta via noi da quel sepolcro, ci schioda da lì, altrimenti non ce ne veniamo via più, e ci adattiamo alla situazione, piangendo la nostra disperazione. Allora, Maria viene portata via dal sepolcro e condotta da Pietro e Giovanni; Pietro tornerà dal sepolcro e annuncerà ciò che ha visto agli altri discepoli; gli altri discepoli diventano testimoni della tomba vuota a tutto il popolo, come ci ricordano gli Atti degli Apostoli. Perché il Signore fa tutte queste "storie", per annunciarci che è Risorto? Perché tutta questa scena della sepoltura? Non poteva risparmiarsela, e scendere dalla croce, così almeno tutti gli avrebbero creduto? Certo, se Gesù avesse voluto mostrarsi in maniera evidente a tutti come Figlio di Dio, sarebbe potuto benissimo scendere dalla croce e mostrarsi risorto e vivo, cosa gli sarebbe costato? Invece, ci fa sperimentare il dubbio e l´incomprensione: il dubbio derivante dalla tomba vuota, senza alcuna spiegazione, e l´incomprensione dei primi discepoli che - dice il Vangelo - "non avevano compreso la Scrittura". Il Maestro vuole il nostro sforzo. Vuole che la nostra fiducia nella vita non venga mai meno. Vuole che "vediamo" e "crediamo", come Giovanni. Vuole che facciamo lo sforzo di entrare in quella tomba vuota, di non accontentarci di ciò che vediamo dall´esterno, di vedere di persona che la vita continua e che non è affatto terminato nulla, venerdì, sul Calvario. Troppo facile e troppo bello, poter ungere il corpo di Gesù conservandolo per l´eternità! Troppo bello avere ancor oggi la sua tomba per costruirci un enorme mausoleo, una Chiesa meravigliosa, ed essere certi che tutto appartenga alla storia per venire puntualmente commemorato. Invece no: la tomba rimane vuota, il corpo non c´è, la vita continua, la testimonianza pure. Sapere che il Maestro è vivo non significa avere paura di un fantasma che si aggira a turbare i nostri sogni, ma significa che lui è ancora qui, con noi, risorto e più vivo che mai. Ora tocca a noi: inizia il Tempo Pasquale, abbiamo gli Atti degli Apostoli da scrivere, abbiamo lo Spirito Santo da ricevere, abbiamo la misericordia da annunciare. Abbiamo soprattutto una speranza nel cuore: il Signore è Risorto e vivo, per noi è davvero ancora tutto possibile. Non lasciamocelo più portare via.

SABATO SANTO      notizia del 04/04/2015

Commento alla parola della celebrazione della notte:inizio della veglia h. 22.30 Qualcuno ha già rotolato via la pietra per noi Vangelo: Mc 16,1-8 "Mettiamoci una pietra sopra": chissà quante volte avremo pronunciato questa frase. Forse al termine di una discussione protrattasi più del dovuto, oppure a conclusione di un periodo di forti incomprensioni con qualche familiare, con una persona a cui vogliamo bene, con un conoscente o con un collega di lavoro. Lo si dice per non rivangare più certe logoranti situazioni e per guardare avanti. "Mettiamoci una pietra sopra": lo diciamo proprio per guardare avanti, dopo un periodo difficile, dove magari la salute è venuta un po´ meno, il lavoro è mancato, in casa c´erano un mucchio di problemi. Grazie a Dio, anche i periodi critici passano e si vuole dimenticare quello che è avvenuto, per guardare avanti con speranza e fiducia. "Mettiamoci una pietra sopra": è anche la frase che si scambiano due persone, che si sono promesse amore per l´eternità, e poi scoprono poco a poco che l´eternità deve fare i conti con la fatica di ogni giorno, e allora vanno in crisi, e arrivano alla sofferta conclusione di lasciarsi, di interrompere la loro relazione. Decise ad andare avanti, sì, ma ognuno per la sua strada, mettendo una pietra sopra il passato e cercando di dimenticarsi a vicenda. Quell´amore - ammesso che fosse tale - ormai è morto, e lo si seppellisce mettendoci, appunto, una pietra sopra. Poi, però, capita spesso che quella "pietra messa sopra" non ci convince, e ci coglie l´intrigante desiderio di andare a spiare dentro quel luogo dove abbiamo sepolto il nostro passato, magari per vedere se quegli "scheletri nell´armadio" ci fanno ancora paura, o forse per renderci conto che è davvero finita, perché magari non vogliamo o non siamo capaci di accettarlo. Resta il fatto che la pietra sopra c´è, ed è pesante, e rotolarla via per andare a guardarci dentro non è poi così facile. Riguardare dentro il nostro passato e rivangare il tempo che non c´è più è una cosa faticosa e dolorosa, e forse a volte non ne vale nemmeno la pena: a che scopo? Per rimanerci ancora più male? Per sentirci a posto con la coscienza? Per imbalsamare il cadavere, e ungerlo con oli aromatici come fecero le donne di buon mattino al levare del sole? Ci piacerebbe cercare di capire gli sbagli del passato, eppure è meglio di no; anzi...sarebbe meglio di sì per trarne esperienza e per non ripeterli più, però... è più saggio non farlo; o magari è saggio farlo, ma invece non riusciamo perché costa fatica.... Che caos...quanti pensieri frullano nella testa, mentre pensiamo a un passato pieno di sbagli, di colpe, di valutazioni scorrette, di scelte azzardate...e intanto la vita va avanti, e noi facciamo passare il tempo e proseguiamo il cammino pensando e rimuginando su queste cose... Ma poi, anche nel momento in cui decidiamo di riguardare dentro il sepolcro della nostra vita passata, ci accorgiamo della fatica più grossa, che è proprio quella di rileggere tutto, di riguardarci dentro, e allora ci chiediamo: chi ci darà una mano? "Chi ci farà rotolare via la pietra dall´ingresso del sepolcro?": se lo chiesero anche Maria Maddalena, Maria madre di Giacomo e Salòme, quel primo giorno dopo il sabato, di buon mattino al levare del sole. Certo, queste cose si fanno al mattino quando si è ancora freschi e volenterosi: la sera è troppo vicina alla notte, e il buio non è certo il momento migliore per rivangare il passato, per nessuno, perché gli scheletri fanno ancora più paura. Ma rimane il problema della grossa pietra...chi la farà rotolare via dal sepolcro? Puoi star lì a ripensare tutte le belle teorie che vuoi, sul tuo passato, ma se non hai ancora trovato il modo di rotolare via la pietra da quel sepolcro che è la tua vita, serve a poco. E serve a poco anche camminare a testa bassa, chinando il capo pensieroso, credendo così di trovare una risposta. Invece, devi fare come le donne nei pressi della tomba di Gesù Nazareno: alzare lo sguardo. Ti accorgerai che la pietra è già stata fatta rotolare, benché molto grande. Qualcuno ci ha già pensato per te, qualcuno ti ha già dato una mano, qualcuno ha giocato d´anticipo. Qualcuno ti ha preceduto. C´è sempre qualcuno che fa le cose per te, che giunge prima di te, che ti toglie le castagne dal fuoco ancor prima che tu possa accorgerti che stanno bruciando. Lui ti precede. Cercavi di mettere una pietra sopra il tuo passato? Lui lo ha fatto prima di te. Hai provato a risollevare nuovamente la pietra per cercare di capirci qualcosa in tutto ciò che è successo? Lui lo ha fatto prima di te. Vuoi provare a ricominciare da capo, da dove tutto era iniziato e dove tu ti sentivi felice? Lui lo ha fatto prima di te, ti precede in Galilea. Adesso, però, occorre smetterla di essere titubanti e indecisi; occorre smetterla di avere paura. Occorre camminare con lo sguardo alto, perché non c´è più nulla di cui avere paura. Lui ha vinto la morte, e noi con lui, perché in quel sepolcro ci siamo scesi entrambi, lui e noi: e "se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui", perché "la morte non ha più potere su di lui".

VENERDI´ SANTO      notizia del 03/04/2015

Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo spirò. Visto ciò che era accaduto, il centurione glorificava Dio: «Veramente quest’uomo era giusto»"

GIOVEDI´ SANTO      notizia del 02/04/2015

Li amò sino alla fine! Giovedì Santo :Messa in Cena Domini. ( Gv 13,1-15) Inizia il triduo pasquale, inizia il Giorno della nostra salvezza, inizia il tempo opportuno. Ecco l´Ora, in cui Gesù compie le promesse di Dio verso il suo popolo, amando i suoi ‘sino alla fine´ (v. 1). L´incipit solenne del racconto della lavanda dei piedi ci pone nel clima giusto per entrare nel mistero di grazia della Pasqua. Oggi Gesù ci dona l´eucaristia, il sacerdozio, la diaconia della carità. Con questi doni, Gesù costituisce la Chiesa. E questi doni sono possibili perché Egli dona tutto se stesso, sino alla fine. La logica che soggiace al mistero è proprio quella dell´amore che si dona totalmente. Chi ama? Gesù. Egli è il Sommo Sacerdote della nuova Alleanza, e come tale Egli costruisce il ponte definitivo che unisce Cielo e terra. Gesù è il protagonista dell´amore, è segno e strumento dell´iniziativa assoluta di Dio. Lui compie il primo passo, Lui apre la strada, Lui stringe le mani del Padre e di noi suoi fratelli affinché si realizzi per sempre il legame - la religio - dell´amore tra Dio e l´uomo. Ecco allora che si comprende il dono del sacerdozio nella Chiesa solo come partecipazione al sacerdozio di Gesù. I ministri ordinati rendono presente l´unico Sommo Sacerdote in mezzo al suo popolo, Egli che è tale non in virtù della legge o della discendenza, ma perché dalla sua dimora eterna nei Cieli è disceso a piantare la sua tenda e la sua croce fra gli uomini peccatori. Conosce la nostra debolezza, condivide la nostra fragilità, abita il silenzio della morte per portare in essa la Parola definitiva della vita. E conosce la gratuità smisurata di Dio, veste l´abito della misericordia, porta in sé e dona la forza vitale dello Spirito. Gesù è il nostro Sacerdote che oltrepassa ogni separazione e sconfigge il peccato amando. In Lui possono vivere e amare anche i suoi ministri, inviati a prendersi cura del suo Corpo, che è la Chiesa. Che cos´è questo amore? É Gesù stesso, è il suo corpo squarciato, il suo sangue versato. È il Pane disceso dal Cielo per rimanere fra noi. La realizzazione dell´amore, la sua concreta manifestazione non passa attraverso oggetti esteriori, sacrifici rituali, pratiche strane, esercizi razionali. L´amore è il dono di sé, totale. Sino alla fine. Ecco perché il cenacolo non è pensabile senza il Calvario. Ed è essenziale che Gesù, uscito fuori dopo l´ultima cena della Pasqua ebraica, imbocchi il sentiero impervio che scende all´Orto degli Ulivi. La lavanda dei piedi, operazione riservata ai servi, si traduce così in una folgorante rivelazione dell´identità profonda di Gesù e di Dio: Egli è amore, Egli è diaconia. Non esiste altro Dio all´infuori del Servo. Dunque anche la Chiesa, che è il Corpo di Cristo che continua la sua missione nel mondo, per amare ‘sino alla fine´ come il Maestro non ha altra via che mettere se stessa a servizio del mondo. Come si ama? Donando la vita. Gesù è modello di donazione. Gesù consegna se stesso, per noi. È la logica della diaconia: nasce dall´esperienza interiore di scoprirsi amato già dal Padre. L´amore di Gesù, allora, è un traboccare di amore. La Chiesa serva continua a zampillare acqua di vita nella misura in cui sceglie di versare il proprio sangue per il bene dell´uomo. La Chiesa, e in essa ogni cristiano, ama decentrandosi, spostando il baricentro da sé all´altro, cercando instancabilmente e pazientemente il bene di chi gli sta davanti. L´amore, nella diaconia, diventa estremamente concreto e quotidiano, spogliandosi della presunzione di essere migliori e autosufficienti, com´è capitato a Pietro anche nell´Ora suprema. In Gesù, Dio mostra se stesso. In Lui, il chi, il che cosa, il come dell´amore sono raccolti in perfetta unità, manifestazione dell´unità dinamica trinitaria. In noi, invece, l´amore si spezzetta, si frammenta, si divide, perché noi siamo frantumati dalle ferite del peccato. E pensiamo che quanto vale fra le mura domestiche non valga in ufficio o in piazza; che la fede sia relegata a spazi e momenti specifici; che i legami religiosi non incrocino significativamente le relazioni ordinarie. Gesù, invece, è Sommo Sacerdote proprio perché fonde inscindibilmente il credere e il vivere; è Corpo che vive nel Pane eucaristico per condividere la semplicità di una presenza che dura ‘sino alla fine´; è Servo che si china a lavare le piaghe dell´umanità che cammina con i piedi appesantiti dal peccato. Nulla rimane escluso dall´agire salvifico di Dio. E il collante di tutto è l´amore. L´amore totale. L´amore sino alla fine.

DOMENICA DELLE PALME      notizia del 29/03/2015

Riflessione per la Domenica delle Palme : Mc 14,1-15,47 Come ogni anno, anche quest´anno il Tempo di Quaresima è stato un tempo di grazia, non solo perché abbiamo potuto riscoprire maggiormente i valori dello spirito attraverso opere di penitenza e di ascesi, ma anche e soprattutto perché siamo stati aiutati a riscoprire la presenza di Dio nella nostra vita, che durante gli altri periodi dell´anno rischia di rimanere nascosta nell´ordinarietà delle cose. Ogni anno, l´esordio di questo tempo è legato al tema della tentazione: nelle letture proposte per il ciclo dell´anno B mi pare di poter dire che questo tema ci ha accompagnato nella prima e anche nella seconda domenica. La tentazione di fare a meno di Dio, di vivere la nostra vita a prescindere da lui, è presente sia nel Gesù del deserto (che Marco ci ha presentato come il nuovo Adamo nel giardino nell´Eden, totalmente dipendente da Dio ma anche soggetto alla tentazione di staccarsi da lui), che nell´Abramo del monte Moria, tentato non più dal male, ma da Dio in persona, che lo sfida a colpi di fedeltà chiedendogli il sacrificio del suo unico figlio. Certo, un Dio così non è affatto facile né da comprendere né tantomeno da accettare. Il cammino che la Liturgia della Parola ci ha fatto percorrere in questa Quaresima mi pare che abbia voluto condurci principalmente a questo: alla comprensione del volto di Dio, alla scoperta - o forse riscoperta - della sua vera identità e di ciò che essa rappresenta per la nostra salvezza personale e collettiva. L´immagine di Dio che solitamente - e anche giustamente, per certi aspetti - ci portiamo dentro, è quella dell´Essere assoluto e onnipotente, immortale, forte, giudice degli uomini e della storia, creatore, regolatore e signore della vita e della morte: un Dio che regna nel cielo rimanendo irraggiungibile e che qui, sulla terra, si occupa di mettere a posto le cose come devono essere, soprattutto mettendo al proprio posto l´uomo. Ma questo cammino di Quaresima ci ha mostrato un altro volto di Dio: un Dio che non giudica e che non condanna, e che invece si preoccupa solamente della salvezza degli uomini; un Dio che prima ancora di regnare sull´universo pensa ad amare l´uomo, e lo ama al punto di farsi come lui, di abbassarsi al suo livello; un Dio che si abbassa così tanto al livello dell´uomo da assumerne su di sé anche l´elemento più drammatico, la sofferenza e la morte, per farne motivo di salvezza, per farne opportunità di vita. È quanto ci ha trasmesso il Vangelo del chicco di frumento di settimana scorsa: come dietro la dura scorza del seme si nasconde un germoglio di vita nuova, così la durezza del dolore e della morte vengono trasformate dal nostro Dio in speranza di vita. E tutto questo, nel mistero della Croce che - ci ricordava Paolo nella terza settimana di Quaresima - umanamente parlando non vale proprio la pena di prendere in considerazione, anzi, è uno scandalo e una stoltezza: scandalo per chi ha un´immagine di Dio giudice e retribuitore, e si trova poi a fare i conti con un Dio misericordioso e compassionevole; stoltezza per chi attribuisce a Dio un´immagine di assoluta imperturbabilità e immortalità e se lo vede appeso ad un patibolo, con la pretesa poi di voler risuscitare da morte. Questo mistero della Croce, a cui è appeso un Dio scandaloso e folle, che all´uomo qualunque non ispirerebbe la minima fiducia, per chi - nonostante questo - si fida di lui con la medesima fiducia di Abramo (e di Gesù Cristo nei confronti del Padre) diviene causa di salvezza: è ciò in cui ci stiamo per addentrare in questa settimana santa. Non scandalizziamoci per un Maestro abbandonato dai suoi discepoli, tradito dai suoi amici e messo in croce da chi oggi lo osanna come Re: facciamo la fatica di rimanere anche noi, come Maria e Giovanni, sotto la croce, e domenica prossima potremo dire che ne è davvero la valsa la pena.

V Domenica di Quaresima      notizia del 21/03/2015

Vogliamo vedere Gesù Vangelo: Gv 12,20-33 Il desiderio più grande di ogni cristiano è quello di vedere Cristo, in questo mondo e soprattutto nell´eternità. Aspiriamo a questa visione, a questo incontro, a questo dialogo con il Signore, con il nostro redentore e salvatore. E Gesù, ogni volta che lo vogliamo vedere, non si nega ai nostri occhi e sguardi, anzi si fa più luminoso e più accessibile ai nostri orizzonti di vita, se davvero vogliamo stare con lui in amicizia. Questo desiderio di conoscere e vedere Gesù è espresso, nel Vangelo di questa quinta domenica di Quaresima, da alcuni greci che si rivolgono a Filippo, il quale, a sua volta, si rivolge agli altri del gruppo, fino poi ad approdare da Gesù. E Gesù si fa vedere e si rivela nel suo volto doloroso e sofferente. L´annuncio della passione di Cristo è molto chiaro ed è facilmente leggibile nel brano del Vangelo di Giovanni che oggi ascoltiamo e che rappresenta l´ossatura principale di tutto il messaggio che la parola di Dio ci vuole trasmettere in questa ultima domenica di quaresima, già pensando alla domenica delle Palme o della Passione e della Risurrezione che bussano alle porte e ci pongono davanti al grande dilemma della nostra vita. Stare dalla parte di Cristo, della luce e della verità; oppure scegliere la via del rifiuto e dall´allontanamento, come quelli che si comportano da nemici della croce di Cristo. Andiamo a guardare e a vedere il Crocifisso non per assistere ad uno spettacolo di esecuzione a morte di un innocente, ma al grande mistero della redenzione del genere umano che si compie nella passione, morte e risurrezione di nostro Signore. Ascoltiamo direttamente dalla voce di Cristo, registrata nei vangeli, quello che vuole comunicarci in questa speciale ora della sua vita e della vita dell´umanità. Dal testo della seconda lettura di oggi, tratto dalla lettera agli Ebrei, comprendiamo esattamente il messaggio che intende lanciare la parola di Dio in questo preciso momento del nostro itinerario quaresimale verso la Pasqua. Il nostro cammino esodale ci porta necessariamente ad incrociare il volto di Gesù Crocifisso. E noi questo volto lo vogliamo incontrare, vogliamo contemplare e vogliamo davanti a Lui versare le nostre lacrime di gioia e di purificazione del nostro cuore e della nostra vita, lacrime di pentimento, lacrime di una volontà sincera di camminare davvero verso una visione più netta e bellissima quella del santo Paradiso. Nel mistero della Croce di Cristo, siamo invitati anche noi, cristiani del XXI secolo, a stipulare un patto d´amore e un´alleanza nuova con il Signore, nell´intimo della nostra coscienza, come ci ricorda la prima lettura di questa domenica, tratta dal libro del profeta Geremia, che è una pagina di grande speranza e gioia per chi si lascia prendere per mano da Dio e si affida completamente a Lui, avviando un cammino di risanamento e purificazione che tocca le corde più profonde e sensibili del nostro cuore. Il giubileo della misericordia che Papa Francesco ha indetto e che celebreremo a partire dal prossimo 8 dicembre, solennità dell´ Immacolata, con l´apertura della porta santa in Vaticano, è questo segno e speranza dell´intera chiesa ed umanità di incamminarsi sinceramente con cuore contrito ed umiliato sulla strada della conversione e del rinnovamento interiore. Preghiamo, allora, con queste espressioni di fede che la liturgia mette sulle nostre labbra all´inizio della santa messa di questa giornata di festa e di gioia cristiana: "Vieni in nostro aiuto, Padre misericordioso, perché possiamo vivere e agire sempre in quella carità, che spinse il tuo Figlio a dare la vita per noi". Amen.

domenica 15 marzo 2015      notizia del 14/03/2015

La storia è quella dei serpenti velenosi che, secondo il testo biblico, Dio mandò nell’accampamento degli Israeliti[13], durante l’esperienza dell’Esodo, provocando la morte di molti di essi. In quei tragici momenti, il popolo di Israele riconobbe di aver mormorato contro Dio, sicché, chiese a Mosè di intercedere presso il Signore. Dio ordinò, quindi, a Mosè di costruire un serpente[14] e metterlo sopra un’asta, al centro dell’accampamento, in modo che chiunque era morso, guardandolo, poteva restare in vita. E così avvenne: “quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava verso il serpente, restava in vita”[15]. Il serpente era, però, un segno che rinviava a Dio quale unico Salvatore del suo popolo. Quindi non era il serpente che guariva coloro che erano morsi dai serpenti velenosi. Era Dio stesso a salvare. Ma questo non lo capirono tutti, tanto è vero che, secoli dopo questo episodio, il saggio Ezechia[16], Re di Giuda, volendo combattere l’idolatria[17] in Israele, fece a pezzi il serpente di bronzo eretto da Mosè, divenuto oggetto di culto. La vicenda prefigurava un´altra grande realtà che, ora, Gesù presenta a Nicodèmo: quel serpente di rame, o di bronzo, innalzato su un´asta non era altro che l´immagine, il tipo, della vera salvezza operata da un altro essere, innalzato in alto, su una croce: Gesù Cristo: il Figlio di Dio crocifisso.

II Domenica di Quaresima      notizia del 28/02/2015

Resta l´essenziale: Gesù. Mc 9,2-10 In questa seconda domenica di Quaresima siamo invitati a partecipare alla straordinaria esperienza che vivono Pietro, Giacomo e Giovanni: la Trasfigurazione. L´evangelista Marco, probabilmente ha raccolto la narrazione di quanto è avvenuto, proprio dalle parole di Pietro ed infatti il suo Vangelo è pieno di dettagli rispetto a ciò che accade in cima ad un monte alto, di cui non ci riporta il nome. L´inizio del brano mi sembra già molto significativo: "Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli." Mi riesce facile immaginare l´orgoglio con cui i tre discepoli si sono avviati con il Rabbi verso il monte. Tra tutti i Dodici, ha scelto loro tre. Vuole salire sul monte, andare in disparte da tutti, ma si fa accompagnare proprio da loro. Non vi sembra di sentire i commenti tra gli Apostoli? "Ma dov´è che stanno andando? A far cosa? Chissà perché avrà scelto proprio loro?" E mentre si moltiplicano le domande e le curiosità, sussurrate a mezza voce, Pietro, Giacomo e Giovanni seguono il Maestro con l´espressione soddisfatta e quasi trionfante: per questa volta, potranno tenersi Gesù solo per loro, potranno fare qualcosa di diverso dagli altri, qualcosa di speciale! Salgono insieme e, raggiungono un luogo appartato. Anche questo è un particolare da sottolineare: gli Apostoli non sanno bene che cosa sta per succedere, ma Gesù sa che stanno per sperimentare qualcosa di grande, un faccia a faccia con Dio! Per questo è necessaria la calma, l´intimità. Dio non si manifesta se non al cuore, quindi c´è bisogno di silenzio e di tranquillità. Si spostano in alto, dove nessuno li disturberà, dove non arrivano più le voci degli amici e i richiami della folla che ormai da tempo segue il giovane Rabbi. Silenzio, solitudine, calma: questo è il clima che il Maestro e Signore vuole perché il trio, possa sperimentare l´incontro con Dio in modo autentico e profondo. Ed eccoli arrivati in cima: "Si trasfigurò davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche." Cosa vuol dire che "si trasfigurò"? Non è un´esperienza che facciamo abitualmente. Potremmo dire che si trasforma, che cambia il suo aspetto. Non così tanto da non riconoscerlo più, ma abbastanza da riuscire a capire che il volto del Maestro che vedono tutti i giorni, non è tutto, non è il suo volto completo. Nella Trasfigurazione si manifesta la sua identità di Dio, che ancora non hanno imparato a guardare. Per noi, oggi, è quasi naturale, considerare Gesù come Figlio di Dio, ma per i suoi contemporanei questo non era normale proprio per nulla. Anche gli Apostoli comprendevano fino a un certo punto: riuscivano a riconoscerlo come inviato dal Padre, magari come il Cristo, il Messia atteso da secoli, ma non avevano capito che era proprio il Figlio di Dio. Lì, sul monte, Gesù mostra il suo volto completo: il suo viso di uomo e la sua identità di Dio. Pietro e gli altri quasi non sono in grado di trovare le parole per raccontarlo, per spiegarlo a chi non c´era. Si concentrano su un particolare che potrebbe anche sembrarci secondario: le vesti di Gesù. Abbiamo letto: "Le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche." Cosa indica tutto questo bianco, talmente candido da emanare luce? Questa luce rivela che quel Rabbi che stanno seguendo ormai da tre anni, non solo è un Maestro sapiente, ma è anche il Signore Dio. Questa nuova consapevolezza, questa straordinaria verità, è così sconvolgente da abbagliare, la mente e il cuore. Mentre sono ancora frastornati da una rivelazione tanto sconcertante, ecco che accade un´altra cosa incredibile: "E apparve loro Elia con Mosè e discorrevano con Gesù." C´è tutto il riassunto delle Scritture in queste due figure: Mosè, che ha ricevuto la Legge; ed Elia, il grande profeta salito al cielo su un carro di fuoco. E Gesù è lì, che conversa con loro. Non sappiamo cosa si dicono: forse parlano della Passione, ormai vicina. Forse parlano della Resurrezione che lo attende dopo la terribile esperienza della morte in croce. Non sappiamo neppure se i tre discepoli saliti sul monte riescono a capire di cosa stiano parlando o se siano semplicemente assorbiti da quelle presenze e da quella luce abbagliante. In fondo, per essere sinceri, anche se non sappiamo cosa viene detto in questa conversazione, non è poi così importante. Ciò che conta è questa bella familiarità tra Gesù e i nostri padri nella fede. Dev´esserci tra loro un atteggiamento di tale confidenza e serenità, che Pietro trova il coraggio di lanciarsi in una proposta: "Maestro, è bello per noi stare qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia!" Facciamo tre tende... in concreto, significa: restiamo qui! Si sta così bene, lontani dalle preoccupazioni, lontani dalla quotidianità... Restiamo qui, ad assaporare un anticipo di Paradiso, quando anche noi potremo conversare amabilmente con i patriarchi, i profeti e tutti i santi... Non fanno in tempo a completare il desiderio che la scena cambia: una nube avvolge il monte, dalla nube luminosa giunge la voce del Padre che invita ad ascoltare il suo Figlio diletto, ultima e definitiva conferma dell´identità di Gesù. "E subito guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo con loro." L´assaggio di Paradiso è finito, ma gli Apostoli non si sentono abbandonati: c´è Gesù con loro. Tutto il resto è scomparso: la luce, la voce, le vesti bianchissime, Mosè ed Elia... tutto finito. Ma resta l´essenziale: insieme a loro, c´è Gesù. Credo ci sia lo stesso dono anche per noi, in questa seconda domenica di Quaresima. Per noi, che sul monte non siamo saliti, per noi che non sappiamo neppure immaginare come debba essere stata la Trasfigurazione, per noi che la voce del Padre non l´abbiamo mai udita. Però abbiamo la stessa certezza degli Apostoli: non siamo soli. C´è Gesù con noi. Sempre. Questo sia il pensiero, il respiro, la canzone, che accompagni ogni nostro giorno della settimana che inizia oggi.

I Domenica di Quaresima      notizia del 21/02/2015

Riflessione per la I Domenica di Quaresima: Vangelo: Mc 1,12-15 La scalata verso la santità: buttarsi nella mischia Tre decenni. Oppure sei lustri. O, semplicemente, trent´anni. Tanto è durato quel piallare tavoli di Cristo dentro il silenzio mansueto ed eremitico di Nazareth, sotto l´egida maestra di un carpentiere e della sua donna. Chi ha osato farfugliare qualcosa in quell´oceano di silenzio, ha lasciato qualche nota sparpagliata di qua e di là; i più - e tra questi Marco, l´evangelista di questa domenica - han scelto di non scegliere nessuno di quei fatti. Lasceranno alla vita di Cristo - un concentrato assoluto di tre anni - dire chi fu e cosa volle quell´uomo che da un pezzo di terra, trenta chilometri quadrati, iniziò a costruire la strada verso il Cielo. La scalata verso la santità. Oggi Cristo ha trent´anni: gambe in spalla e via. Il momento non è dei migliori: parte «dopo che Giovanni fu arrestato». Il vento è contrario, la tormenta è sotto gli occhi di tutti, la tempesta ha già iniziato a fioccare i primi chicchi sulle teste degli amici: sulla testa di Giovanni, prima di tutto. Eppur partir si deve: nei Vangeli chi ha un perché abbastanza forte può superare qualsiasi come. Non potrai scegliere se morire o meno: potrai, per, scegliere come morire: da schiavo o da uomo libero. Lui parte: il Nazareno parte. E parte guardando in faccia l´Avversario, colui al quale ha lasciato la chance di giocare le sue carte fino all´ultimo brandello di storia. Parte da Lui, parte con Lui, parte guardando Lui. Nella terra che, tra i due, è più favorevole a Lucifero che al Nazareno: il deserto. Lo spazio inospitale, la terra infingarda, la spogliazione che umilia e interroga. Il luogo scelto dal Cielo per "portare in ritiro" i suoi profeti, smontarli e rimontarli per poi rimandarli a casa. In quella che dovrà rimanere nei secoli futuri casa e memoria: le strade del mondo. Meglio se quelle sconnesse, slabbrate, bucate e distrutte dalle intemperie. Strade da riparare. Anche Lui parte da qui. Meglio: soprattutto Lui parte da qui. Per Chi amò dirsi Uomo e Dio - perfettamente uomo e perfettamente Dio - non c´era alternativa possibile: era necessario spartire con l´umano ciò che dell´umano è più tipico: la tentazione, l´essere tentati, l´umiliante sfida con chi promette molto meno ma lo promette in tempi più rapidi. Con un guizzo di malizia, con un tocco di perversione, con quell´arrogante sorriso ch´è rimasto il tratto caratterizzante di coloro che imbrogliano per stregare i cuori. Lui è l´Uomo della fedeltà, della lealtà, della verità: l´Uomo dei tempi lunghi e delle attese spropositate, delle accelerate e delle decelerazioni. L´Uomo che, in vita, pochi ascolteranno: ancor meno gli daranno credito. L´altro, invece, è l´uomo del sorriso che inebetisce, dello sguardo che abbindola, colui che promette sapendo di non poter mantenere. Eppur vincente, eppur fascinoso, eppur collaudato nelle sue stregonerie. Mica rozzo, anzi. Qui appare chiaro il nocciolo di ogni tentazione: rimuovere Dio che, di fronte a tutto ciò che nella nostra vita appare più urgente, sembra secondario, se non superfluo e fastidioso. Metter ordine da soli nel mondo, senza Dio (...) è la tentazione che ci minaccia in molteplici forme. Della natura della tentazione fa parte la sua apparenza morale: non ci invita a compiere il male, sarebbe troppo rozzo. Fa finta di indicarci il meglio: abbandonare finalmente le illusioni e impiegare efficacemente le nostre forze per migliorare il mondo. Si presenta, inoltre, avanzando la pretesa del vero realismo. Il reale è ciò che si constata: potere e pane. A confronto le cose di Dio appaiono irreali, un mondo secondario di cui non c´è veramente bisogno. (J. Ratzinger, Gesù di Nazareth) Da quell´incontro, Satana se ne uscirà cotto a puntino. Più di dire, dunque, che Gesù è stato tentato da Satana nel deserto, sarà più onesto d´ora in poi dire che è stato Satana ad essere vinto da Gesù nel deserto. Lasciandogli pure credere d´essere Lui a manovrare le azioni, ad accendere il duello, a sferrare l´ultimo colpo. Ciò che vale - come garanzia e come anticipo - è la finale di quella pagina: la brutta bestia se ne va a gambe piegate. E l´Altro, il Vincente, più che esultare, tira dritto: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». Il tempo è compiuto: Satana è smantellato, d´ora in poi sarà nelle possibilità di tutti fare altrettanto. Il Regno di Dio, però, è vicino: non è dentro, rimane ad un passo dal possibile, alla giusta distanza della libertà umana. «L´onnipotenza debole di Dio senza l´uomo non può fare nulla. La libertà dell´uomo è l´argine nel quale Dio ha voluto confinare la sua onnipotenza» (A. D´Avenia, Ciò che inferno non è). Tra la compiutezza e la vicinanza, l´invito degli inviti: «Convertitevi e credete nel Vangelo». Convertitevi, dice Dio: cioè voltatevi verso di me, lasciatevi guardare, guardatemi. Guardiamoci. E credete nel Vangelo, non al Vangelo: buttatevi dentro la mischia, mani in pasta e sorpresa nello sguardo. Con te. Con me. Assieme: dentro il trambusto della storia. Fino in fondo, quando tutto sarà compiuto.

DOMENICA 15 FEBBRAIO 2015      notizia del 14/02/2015

Dio non vuole e non manda il male! Vangelo: Mc 1,40-45 A noi oggi risulta difficile comprendere - perché grazie a Dio non ne abbiamo diretta esperienza - la pesantezza e la gravità di una malattia come la lebbra; una malattia che non solo sfigura nella carne chi la contrae, ma che pure crea una grave forma di emarginazione sociale, considerato l´elevato grado di contagiosità che essa porta con sé, soprattutto in epoche passate, dove i ritrovati ultimi della scienza e della medicina (che ora permettono in molti casi la guarigione) erano ancora ben lungi dall´essere immaginati, cosa che purtroppo avviene ancor oggi in una ventina circa di Paesi del mondo, dove la situazione è talmente endemica che si manifesta un nuovo malato ogni tre minuti. Ignoranza sulla malattia e povertà strutturale sono le cause principali della diffusione di questa malattia, che nel passato ha dovuto fare i conti soprattutto con la peggior forma di ignoranza: quella che portava a ritenere il malato di lebbra - o di qualsiasi altra grave malattia con evidenti risvolti visivi - un impuro, e soprattutto un peccatore, un essere maledetto da Dio. Già, perché dove funzionava il concetto di "retribuzione divina" (ossia, se sei buono Dio ti premia, se sei cattivo Dio ti castiga, con il suo risvolto contrario, ovvero se Dio ti ha castigato con una malattia, vuol dire che sei stato cattivo) era palese agli occhi di tutti che chi si ammalava di lebbra aveva certamente commesso qualcosa di veramente grave nei confronti di Dio, per cui andava allontanato dalla comunità, emarginato, isolato, escluso da tutto e da tutti fino a quando - graziato da Dio - fosse eventualmente guarito. Perché va da sé che Dio ama il bene e odia il male: e qualora il male si fosse manifestato in maniera evidente nel popolo eletto, non c´era altra soluzione che la sua eliminazione. Il brano di Levitico che abbiamo ascoltato nella prima lettura è emblematico di questa mentalità, portata talmente all´eccesso da creare un reietto e un escluso anche solo al primo ipotetico sintomo della malattia (era sufficiente anche solo "essere sospettato di una piaga di lebbra", per essere condotto alla presenza del sacerdote-giudice-medico che ne decretava l´esclusione e di fatto la morte sociale). Con tutto ciò che ne derivava a livello di "gogna" o di auto denigrazione da parte del malato, che doveva proclamare la propria impurità gridandola ai quattro venti. In tutto questo, ci sarà stato pure un elemento di preoccupazione caritatevole nei confronti della comunità in vista della preservazione della salute di tutti, ma di certo l´elemento "teologico" della malattia non aiutava a scorgere l´elemento di misericordia e di vicinanza al malato che Dio indubbiamente non può far mancare. Tant´è che il Dio fatto uomo, fatto carne, e quindi fatto pure sofferenza e malattia, si abbassa dai cieli, si spoglia della sua assoluta trascendenza e si avvicina all´uomo sofferente toccandolo, entrando in contatto con lui. Non dimentichiamo che il contatto fisico con il lebbroso, per la Legge di Mosè comportava automaticamente l´esclusione dalla comunità, indipendentemente dal contagio contratto o no; al punto che "Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori in luoghi deserti". Cosa che al Maestro non sembra dispiacere più di tanto, visto che a lui stare "dentro la città", nelle sicurezze che la città offre, non è mai interessato. Gesù condivide a tal punto la condizione del lebbroso e si fa talmente carico di lui che non solo accetta di guarirlo e di reintegrarlo nella società (lo manda dai sacerdoti proprio per questo motivo), ma si sostituisce a lui facendosi escluso, emarginato, lebbroso al suo posto. Abbiamo celebrato in questa settimana la memoria della Beata Vergine Maria di Lourdes, e con essa la Giornata Mondiale del Malato, e il brano di Vangelo di oggi ribadisce un concetto molto chiaro anche se difficile da accettare: o la nostra cura nei confronti delle persone che soffrono diviene totale assimilazione alle loro vicende umane, totale condivisione del loro dolore (forse non quello fisico, ma quello che esclude ed emargina, e che fa ancora più male) in vista di una reazione, di una redenzione, magari anche di una guarigione, o altrimenti qualsiasi cosa facciamo diventa una pura azione pietistica, che sia pur lodevole e compassionevole, rischia di essere inefficace e soprattutto poco cristiana. Come quando diciamo: "Ho aiutato qualcuno, sono a posto", purificando così la nostra coscienza come vorremmo purificare la coscienza delle persone escluse ed emarginate che - a volte anche senza volerlo - consideriamo sfortunate e ineludibilmente colpite dalla vita, se non addirittura castigate. Perché purtroppo questa idea del Dio che castiga e ci castiga, ancora non siamo riusciti a sradicarla del tutto dalla nostra mentalità, e forse crea più danni questa che qualsiasi epidemia o malattia contagiosa. Una frase come questa: "Il Signore ci mette alla prova con la sofferenza per purificarci"...vi confesso che non solo faccio fatica ad accettarla, ma personalmente - forse sbaglierò - la ritengo offensiva nei confronti di un Dio che ama la Vita, che è il Dio della Vita, e non della morte e della sofferenza. Dio non può accettare il male, la malattia, la sofferenza, come un ineludibile destino dell´umanità al quale sottomettersi o peggio ancora del quale servirsi per "provare" la fedeltà dell´uomo. Il Dio della Vita, il Dio di Gesù Cristo si è piuttosto fatto carico delle molte sofferenze che la natura umana porta con sé (soprattutto di quelle che è l´uomo stesso con i suoi atteggiamenti a provocare) perché l´umanità sapesse che c´è un Dio che nella sofferenza, nella malattia, nella prova, non solo non la abbandona, ma vuole profondamente che quest´umanità si risollevi. L´affermazione del Vangelo di oggi "Lo voglio, sii sanato" ha una portata di grandissima speranza per ognuno di noi, in particolare per l´umanità che soffre e che per questo è relegata in un isolamento che crea ancor più sofferenza. Il grido dell´umanità sofferente: "Se vuoi, puoi sanarmi", oggi è rivolto dal´umanità stessa ad ognuno di noi, e non possiamo rispondere dicendo: "È Dio che ti mette alla prova, vedrai che ti darà la forza per sopportarla". Anche noi, come il Maestro, dobbiamo fare la nostra parte: avvicinarci a questa umanità, toccare con mano le sue sofferenze, farcene carico, dire di "sì" alle sue richieste di aiuto, anche a costo di rimanere "contagiati" dalle sue sofferenze e di essere costretti, come Gesù, a restare fuori dalla città, fuori dai giochi politici, fuori dai luoghi dove si prendono le decisioni, ma certamente sempre di più dentro il cuore dei poveri e degli emarginati, che è poi il cuore di Dio.

DOMENICA 8 FEBBRAIO 2015      notizia del 07/02/2015

L’unica pretesa di Gesù: Mostrare l’amore di Dio per tutti! Vangelo: Mc 1,29-39 Fu speciale. Il più speciale tra gli uomini. Eppure, a porgere l´orecchio sui bordi dei Vangeli, se ci fu una cosa che poco Gli importò fu proprio quella d´essere speciale agli occhi della gente. Per questo, alla fine, lo ritennero speciale: perché non gli interessava minimamente di esserlo. Siamo appena agli inizi dell´avventura pubblica eppure la folla accorre già numerosa: lo tallona, gli si fa appresso, lo incalza per quelle parole così dolci e mansuete che tanto bene fanno ai cuori oppressi e angariati. Ci sono giorni in cui l´unica cosa che urge fare è decidere come si vuole essere: schiavi o liberi. Questo, il Rabbì di Nazareth mostra di saperlo. E, nonostante la gloria che Gli si cuce addosso con insistenza, l´unica cosa che cerca è quella di avere Se Stesso in suo potere: chi è solo è tutto suo. Senza fraintendimento alcuno: «Tutti ti cercano!», Gli confidano i suoi amici. La fama, il potere, la notorietà pubblica: a quel pugno di amici tutto questo odora di beltà, di beatitudine, di celebrità. Una notorietà che, a cascata, cadrà anche su di loro: "Guardali, sono gli amici del Rabbì". Lui, invece, a domanda risponde con un invito: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». Lo cercano, Lui fugge: si nasconde, ama ritrarsi nel segreto col Padre suo, conosce un luogo lassù nel monte in cui la creatura s´apparta col Creatore, il pittore si mette faccia a faccia con la Bellezza, l´uomo punta dritto il volto sul suo Dio. Da lassù, poi, riprenderà sovente le strade di quaggiù: nulla troverà mai di più soave l´Uomo di Nazareth che potersi gustare lo spettacolo di un uomo che si rimette in piedi: la suocera di Simone, i malati, gli indemoniati. Il mondo guasto Gli si fa incontro. Certuni, tra i guasti, vengono portati da altri:«Subito Gli parlarono di lei» - sottolinea Marco a proposito della suocera di Simone. Gli parlano perché Lo sanno sensibile all´umano, prodigo verso le ferite, amante dei rattoppi e delle ricostruzioni. Sarà il suo pane quotidiano negli anni di quaggiù: ascolta e guarisce, prega e annuncia. I miracoli - quando Gli riusciranno, mica sempre - fungeranno da promemoria e anticipo allo stesso momento: memoria della cura spassionata verso l´uomo slabbrato, anticipo di ciò che sarà il mondo nel domani dell´Eterno. Quasi un rintocco nostalgico di come potrebbe essere già oggi il mondo visto e abitato dalla parte di Dio. Il successo di Cafarnao è già stato archiviato tra i ricordi del passato: nulla Gli fa montare la testa più del gustarsi i ciechi che vedono, gli storpi che camminano, le meretrici che tornano ad amare. Dopo il successo accadrà il fallimento: nessuno tra quelli occorsogli, però, Gli distrarrà più di tanto la stima di sé. L´unico vero fallimento, confiderà un giorno nel suo pensare da Dio, sarà quello di non sapersi dare una risposta quando la domanda è urgente, l´attesa pressante, la decisione ormai prossima. Quel giorno più che correre o rallentare sarà necessario esserci: farsi trovare pronti, capaci di intercettare i passi e i passaggi del Cielo, lesti e desti a salire nelle braccia di Colui che, tutto mani e tutto occhi, sa ricostruire i cocci frantumati. Ricomporre le storie marcite. E´ proprio del mistero di Dio agire in modo sommesso. Solo pian piano Egli costruisce nella grande storia dell´umanità la sua storia. Diventa uomo ma in modo da poter essere ignorato dai contemporanei, dalle forze autorevoli della storia. Patisce e muore e, come Risorto, vuole arrivare all´umanità soltanto attraverso la fede dei suoi ai quali si manifesta. Di continuo egli bussa sommessamente alle porte dei nostri cuori e, se gli apriamo, lentamente ci rende capaci di vedere. (J. Ratzinger, Gesù di Nazareth) Pur Dio, mostrerà dubbi e domande nel suo camminare scalzo tra gli uomini: non ebbe mai la pretesa di mostrare precise convinzioni su ogni cosa - eccetto l´amore del Padre suo - ma, seppur Dio, mostrò d´essere capace di attraversare i sentieri del dubbio, dell´incertezza, dell´umana solitudine. Perfettamente uomo, perfettamente Dio, perfettamente compagno di viaggio. I migliori tra i suoi nuovi profeti li scelsi tra i ciechi e i raminghi, i lebbrosi e gli sgangherati: le imperfezioni rendono più credibile una storia e, piuttosto che normali, i suoi li volle vedere felici. Che, a dirla tutta, mise in chiaro sin dagli inizi delle sue scorribande che quelli che ti amano non cercano affatto di aggiustarti. Loro, gli amanti, ti amano così: rotto. Perché c´è uno spettacolo più grande del mare, ed è il cielo; ma c´è anche uno spettacolo che è più grande del cielo. Ed è l´interno di un´anima. Quelle anime Lui andò cercando. Da quelle anime fu lungamente cercato.

DOMENICA 1 Febbraio 2015      notizia del 31/01/2015

Demoni e Maestri Lasciamo le reti, diventiamo pescatori di umanità, allora. Facciamolo non nel chiuso delle sacrestie ma presso i confini, sulle spiagge che separano la terra certa dal mare tempestoso perché il nostro è il Dio dei confini che inizia la sua predicazione quando tutti dicono di smettere. Facciamolo sul serio, seguendo il Cristo. Impariamo a diventare discepoli abbandonando le lentezze, rinnovando le abitudini, risvegliando l´entusiasmo. Facciamolo in compagnia del Pietro che lo Spirito, ora, ci ha messo accanto. Un Pietro che, nonostante i mille giudizi mondani, positivi e negativi, nonostante le dietrologie, raduna con la sua testimonianza sette milioni di persone, il più grande assembramento nella storia dell´umanità. E, oggi, il primo Pietro, attraverso la penna del suo discepolo Marco evangelista, inizia il racconto della predicazione di Gesù con la più provocante delle provocazioni. Il primo miracolo dello sconosciuto rabbì avviene a Cafarnao. Guarisce un indemoniato. Dentro la sinagoga. Indemoniati Oggi si parla male e a sproposito del demonio, anche in casa cattolica. È diventato una specie di eroe romantico, esaltato da alcuni, temuto da altri. Una figura tragica che suscita curiosità e interesse, innalzato a struggente modello negativo da una forte corrente di pensiero che fa presa soprattutto sugli adolescenti. Spaventa, attira, inquieta. E tranquillizza le coscienze. Sì, avete capito bene: l´eccessiva attenzione al demonio paradossalmente lo favorisce e, quel che è peggio, stravolge la visione biblica sulla tentazione. Caricando di eccessiva importanza il male a scapito del bene, rischiamo di deresponsabilizzare la coscienza e la scelta personale. L´opera del Maligno (che esiste ed è meno goffo e caricaturale di come ce lo immaginiamo) consiste esattamente nell´intorbidire le acque, nel girare la frittata, nell´ingigantire il particolare a scapito della visione d´insieme, nello sminuire o offuscare le conseguenze catastrofiche delle nostre scelte. Il demonio ci fa credere di essere peggiori di come possiamo essere veramente. E che tutto ciò sia inevitabile. Che c´entri con noi? Uno dei presenti, che fino ad allora non ha dato alcun segno di stranezza, dà in escandescenze e inizia ad urlare. E ciò che dice è la sintesi di come non deve diventare la fede. Che c´è fra noi e te, Gesù Nazareno? Cosa c´entra Gesù con l´economia? La politica? Il lavoro? Gli affetti? Quante persone sento ragionare in questo modo! "Dio c´è ma non mi riguarda, non mi interessa. Se proprio devo, indosso i panni del credente in occasione delle feste grandi, ma lì finisce." E questo ragionamento, purtroppo, lo sento in bocca non agli atei convinti, ma ai credenti deboli. A quelli che vogliono sentirsi "a posto" perché non si sa mai. L´indemoniato frequenta la sinagoga, partecipa alla messa domenicale, col vestito buono, in fondo alla chiesa. È presente a tutti funerali del paese, fa parte di una antica confraternita e porta la statua del santo a spalle il giorno del santo patrono, destina l´ 8x1000 dei propri redditi alla Chiesa. Ma non vuole avere nulla a che fare con Gesù. Sei venuto a rovinarci? Ecco la ragione di tanta lontananza: molti sono convinti che Dio sia un concorrente dell´uomo, un avversario pronto a rovinarci la festa, uno a cui dover rendere conto, mannaggia. La vita è bella soprattutto se è trasgressiva, godereccia, esagerata, eccessiva, folle. E Dio, invece, chiede ordine, serietà, senso della misura... Credere è giusto e doveroso, certo. Ma mortalmente noioso. No: il Dio di Gesù non viene a rovinarci, ma a redimerci. La redenzione, certo, passa attraverso la conversione e la capacità di cogliere cosa ci costruisce e cosa ci distrugge. Ma questo è un passo successivo. La prima verità che dobbiamo urlare dai tetti delle nostra case è che Dio è un alleato dell´uomo, non un concorrente. Io so chi tu sei: il Santo di Dio! L´indemoniato "sa", conosce. L´arroganza e la supponenza ci tengono lontani dalla verità perché pensiamo di averne a sufficienza in tasca, senza avere bisogno di nessuno. Oggi circolano molte informazioni, ma pochissime idee. Molti pensano di conoscere la fede dopo ben tre lunghi anni di catechismo con la suora dell´oratorio! Cosa c´è altro da sapere? E di poter esprimere giudizi dopo aver letto l´ultimo saggio scandalistico sul Vaticano (oggi vende molto sparlare di chiunque). Non c´è bisogno di sapere altro, non c´è bisogno di informarsi, e ci mancherebbe. E, così facendo, chiudono gli occhi e si turano gli orecchi. E se, invece, ci fosse altro, molto altro da sapere? Perché non tentare? Argutamente sant´Agostino commenta questa pagina: non vantarti della fede, non ti distingui ancora dai demoni. Autorevole È demoniaca una fede che tiene il Signore lontano dalla quotidianità, che lo relega nel sacro, che sorride benevola alle pie esortazioni, senza calarle nella dura quotidianità. È demoniaca una fede che vede in Dio un concorrente e che contrappone la piena riuscita della vita e la fede: se Dio esiste io sono castrato, non posso realizzare i miei desideri. È demoniaca una fede che resta alle parole: il demone riconosce in Gesù il santo di Dio ma non aderisce al suo vangelo. Liberiamoci da una fede così piccina. Diamo retta all´unico che ha autorevolezza perché parla di cose che conosce.

Domenica 25 gennaio 2015      notizia del 24/01/2015

Con Cristo comincia una storia nuova, una storia di relazione d´amore, di libertà per amare e gustare la vita

Domenica 18 gennaio 2015      notizia del 17/01/2015

Erano le quattro. M´innamorai di te II Domenica del Tempo Ordinario (Anno B) Vangelo: Gv 1,35-42 Sa di non essere lui quello che la gente va cercando appieno. E non vanta la seppur minima arroganza o pretesa di farlo sospettare. Il Battista è come un girasole, sa sempre dove voltarsi:«Fissando lo sguardo su Gesù che passava». Punta il dito, addita alla Verità, la battezza col suo nome:«Ecco l´agnello di Dio». E´ Lui che dovranno seguire e, dopo averlo seguito, continuare a seguirlo ancora: nella sorpresa di nuovi spazi, nell´inedito di nuove prospettive, nell´inaudito di inimmaginabili pretese. Giovanni - la Voce dell´Amico uscito dalla stamberga di Nazareth - si fa da parte e gli lascia spazio. Come promesso: sarà voce, sarà anticipo, sarà annuncio. Poi "non sarà": degno di sciogliergli i lacci, degno di confondersi con lui, degno d´essere annoverato tra i Messia della storia di quaggiù. Seguite Lui, gente amica. E loro - piccolissimo particolare d´evangelica passione - «sentendolo parlare così, lo seguirono». Chissà con che timbro di voce l´avrà segnato: nell´emozione, col piglio di chi ha abitato a lungo il deserto, con la ferocia di chi ha scovato anzitempo dove abita la salvezza. Con l´affetto di chi, da sempre, gli è amico per davvero. Un giorno l´Amico l´attesterà appieno: «Io vi dico, tra i nati di donna non c´è nessuno più grande di Giovanni». Eppure tale grandezza la si potrà superare, ridisegnare, scrivere in altro modo: «(Tuttavia) il più piccolo nel Regno di Dio è più grande di lui» (Lc 7,28). Ascoltano Giovanni ma seguono Gesù: hanno trovato un di più. Non è gente che s´accontenta. La Scrittura attesta che certe parole hanno fuoco sacro cucito addosso: trattengono l´impeto delle tempeste e la furia dei mari mossi. Scuotono le foreste e squarciano le navi di Tarsis: roba possente, gagliardi infuocati. Scagliate addosso, fanno rialzare gli addormentati: «Osservando che lo seguivano, disse loro "Che cercate?"». Capita sempre così: il mondo intero si fa da parte quando incontra un uomo che sa dove andare. E quell´Uomo la strada la conosce: un giorno dirà pure, esagerando come sarà suo solito, d´essere la Via/strada oltre che la Verità e la Vita. Da qualche parte già s´intravede codesta pretesa fascinosa. Loro, seguaci di un Precursore affidabile, lo sanno. E Lui si volta: «Che cercate?».Mette le cose in chiaro da subito: il Rabbì non chiede "che cosa cercate": è così Dio da sapere già Chi stanno cercando. Chiede lumi sul perché di quel cercare: "Che cosa cercate? Che cosa sperate di ottenere seguendomi, gente?" Chiaro, netto, fulmineo: fra poco ci sarà gente che lo cercherà per strappare miracoli, favori e prodigi. Loro, quasi storditi, cercano altro. Vanno cercando qualcosa che solo a dirlo s´aggroviglia loro la lingua: «Rabbì, dove abiti?». Che tenerezza fanno: invece di essere sinceri e dirGli "cerchiamo Te, per questo ti stiamo alle calcagna", se ne escono con uno sgrammaticato "dove abiti?". Col rischio che Costui risponda loro: "Che ve ne importa?". Invece no, appallottola i brogliacci delle previsioni, getta nel cestino il foglio di brutta copia e se ne esce con un invito, cioè una risposta raddoppiata alla meraviglia: «Venite e vedrete». Mica roba per spiriti molli: alzati e cammina. Sempre così: con gli storpi e coi demoni, con gli apostoli e con i santi. Alzati e mettiti in gioco. I più ci riusciranno, qualcuno stramazzerà a terra, altri lo calpesteranno. Gli ultimi lo inchioderanno: Lui risusciterà. Cioè, per l´ennesima a volta, si alzerà e camminerà. Vanno e vedono il civico presso il quale abita. Ci rimangono pure: figurati se escono da quella casa del cuore. Ricordano tutto di quegli attimi, anche com´erano messe le lancette dell´orologio: «Erano circa le quattro del pomeriggio». Certi attimi sono per sempre: cambiano la vita. Quella loro e quella di chi in loro s´imbatterà: «Abbiamo trovato il Messia». Li condurranno a Lui non con lo sguardo, con le parole, con la vita: L´incontreranno che sono uomini, ne usciranno sentendosi più uomini. Quasi Cielo, pochissima terra. Ricorderanno dove L´hanno incontrato: non sapranno, però, dove Costui li condurrà.

NUOVO CORSO IN PREPARAZIONE AL MATRIMONIO      notizia del 15/01/2015

Iscrizione al nuovo corso in preparazione al matrimonio Su questo sito della parrocchia o in segreteria sono disponibili le schede per l’iscrizione del nuovo corso in preparazione al matrimonio che inizierà: Venerdì 20 FEBBRAIO alle h.21.00 Nel sito e in segreteria sono disponibili anche le schede per l’iscrizione alla cresima degli adulti

Battesimo di Gesù      notizia del 10/01/2015

Col Battesimo di Gesù, termina il periodo natalizio. Alle SS. Messe delle h. 10.30 e h.12.00 vi sarà la benedizone dei bambini

DOMENICA 11 GENNAIO 2015      notizia del 10/01/2015

Il Battesimo di Gesù (Vangelo: Mc 1,7-11 ) Avere trent´anni e non sentirli; oppure avere trent´anni e sentirli tutti. C´è chi gli appuntamenti li sposta ad oltranza e chi, segnatosi un giorno sul calendario, giunto a quel giorno parte. S´incammina: poi insegnerà a camminare l´Uomo che oggi s´incammina. Dietro di Lui una preparazione mastodontica: trent´anni di silenzio nella stamberga di Nazareth. A fabbricare sgabelli, a limare le panche, ad apprendere la manovalanza del padre carpentiere: quando Gli toccherà di lavorare i cuori - Lui, figlio di chi smussò i legni - scoprirà che le tecniche sono le medesime. A cambiare sarà la durezza della carne rispetto al legno. Trent´anni racchiusi nella stringatezza di Luca: «Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini» (Luca 2,52). Crescere: un verbo che a Cristo farà da casa per tre decenni. Tre decenni di mutismo per preparare tre anni di parole. Un giorno il mondo apprenderà da sé dove sta la differenza tra la parola e la chiacchiera, tra la Novella buona anche da solo da ascoltarsi e il parlare a vanvera fastidioso anche solo nei suoi riverberi. A trent´anni il Nazareno s´incammina. Marco, l´evangelista, è un cacciatore di prede: ha fiuto di quell´Uomo, ha conoscenza di Lui, Lo pedina nei suoi spostamenti. E´ stringatissimo in ciò che annota:«In quei giorni, Gesù venne da Nazareth e fu battezzato nel Giordano da Giovanni». E´ il poco che basta per un Dio che dal poco - che è poi l´essenziale - trarrà il tutto della Salvezza. Marco lo ritrae dal basso: in fila tra i peccatori, con l´acqua del Giordano addosso, col capo chino davanti all´amico Battista a farsi sciacquare l´anima. Dopo Nazareth - terra feriale, bottega di lavoro, casa tra le case - ecco il Giordano: luogo di peccatori, di attese e di profezie uscite dalla gola del Precursore. S´accedono qui, nei bassifondi della storia, i tre anni che cambieranno la storia: anni non più anni, gesti non più gesti, parole non più parole. Anni, gesti e parole che diverranno pane e speranza per l´umanità striata dal peccato. Partirà sempre dal basso, da posizioni di svantaggio, da situazioni di emergenza: che Dio sarebbe ad entrare nella storia dall´alto dei cieli? Ad entrarci dal basso, nel più completo silenzio, ci guadagnerà la stima di chi conterà per davvero nel cuore di Dio: furfanti e miscredenti, funamboli e meretrici, indemoniati e ciechi dalla nascita. E poi storpi, zoppi, lebbrosi e quant´altro. Ciò che appare dopo i trent´anni passati dentro casa è una voglia tutta sua di non evitare la storia, di non scansare l´umano, di ficcarci dentro il naso per amore e mica per curiosità. Quando potrà essere tale - bizzarrie tutte evangeliche le pagine della curiosità di Cristo - sarà sempre e solo per amore e discrezione: vedere quale strada ha percorso la colpa per entrare nel cuore dell´uomo. Anche il dolore - acuto, lieve, squattrinato - un giorno Gli servirà: non cercherà di cancellarlo con l´oblio, ma tenterà l´avventura che un giorno diventerà traccia di santità: ingrandirlo e nobilitarlo con la speranza. Eccolo il Dio cercato e atteso, sognato e sperato, inseguito e braccato. Il Dio-Uomo: da toccarsi e vedersi, gustarsi e frequentare, da annusare. Da oggi in poi il suo domicilio sarà manifesto, il civico nel quale abita sarà di dominio pubblico, le sue gesta saranno a disposizione di tutti: chi vorrà, se vorrà, lo cercherà e lo troverà. Per chi non lo troverà - magari dopo averlo trovato tra i peccatori e non averlo riconosciuto - basterà quella voce scesa dritta dal Cielo: «Tu sei il Figlio mio, l´amato: in te ho posto il mio compiacimento». Il Dio compiaciuto: felice, realizzato, appagato. Contempla l´umanità del Figlio e ne gioisce: "Ben fatto!" A quel Figlio non eviterà nulla: essere "figlio di Papà" lassù in Cielo non significa esattamente ciò che s´intende quaggiù in terra. "Battezzami, Giovanni" - gli dice oggi il Messia. Quasi un incoraggiamento per chi, di fronte a Lui, sente le gambe tremare. Quasi un darsi la mano, un passaggio di testimone: l´amico ha preparato la strada, su quella stessa strada accelererà il Cristo. Senza deviazione alcuna, fino in fondo. Partendo dal fondo.

Epifania del Signore      notizia del 05/01/2015

Commento alla liturgia di domani: Oro, incenso e mirra Epifania del Signore (Vangelo: Mt 2,1-12 ) Sarà anche per via dei tre doni che offrirono al Bambino Gesù, oltre che per la tradizione trasmessaci dai Vangeli Apocrifi, che da sempre riteniamo che i Magi che vennero da oriente a Gerusalemme fossero tre, nonostante il Vangelo di Matteo che abbiamo letto non dica assolutamente nulla, al riguardo: e comunque, non è un problema di vitale importanza per la nostra fede, mentre mi pare molto interessante riflettere proprio su questi doni e su ciò che essi simboleggiano. I Magi, come ricorda san Leone Magno in uno dei suoi Discorsi, "offrono a Dio l´incenso, all´uomo la mirra, al re l´oro, consci di venerare nell´unità la divina e l´umana natura". E fin qui, nessuna difficoltà ad accettare e ad ammettere questo. Qualche difficoltà in più la possiamo avere se, alle persone e ai doni dei Magi, sostituiamo i nostri doni e la nostra persona. In altre parole, se oggi toccasse a noi offrire al Bambino Gesù oro, incenso e mirra, che cosa gli offriremmo? Un dono non può mai essere qualcosa di asettico, di scontato: deve rappresentare qualcosa di noi stessi, altrimenti non è un dono, ma un gesto formale e magari anche dovuto. Nulla di più brutto di un dono fatto "per forza"! Offrire a Dio in dono oro, incenso e mirra, come abbiamo ricordato, significa riconoscere la sua regalità sulla storia e sul mondo; significa onorarlo nella sua divinità, elevando a lui preghiere che salgano al cielo come incenso; significa non dimenticare la sua umanità, il suo corpo destinato alla sepoltura ma a cui l´unzione con la mirra (come allora si usava) conferisce incorruttibilità e quindi dignità in vista della resurrezione. Ma c´è un triplice rischio, in questi doni offerti al Dio fatto uomo, un rischio ancora molto attuale. Il rischio è quello di voler "dorare" Dio, "incensare" Dio e "imbalsamare" Dio per farne non oggetto di venerazione, quanto un oggetto da museo, bello, prezioso, dignitoso e pieno di ammirazione, ma pur sempre oggetto da museo, statico, inattivo, quasi privo di vita. Spesso, infatti, tendiamo ad arricchire in maniera esagerata tutto ciò che ci richiama la divinità, il nostro rapporto con il sacro. A volte, è proprio questione di ricchezze materiali, quando la Chiesa (quella universale e gerarchica, ma anche le nostre piccole chiese particolari) si sente talmente forte, potente, e ricca di mezzi materiali da potersi permettere di costruire, investire, commerciare, far fruttare i beni che ha a sua disposizione con la scusa accomodante del "dover mantenere" ciò che si ha. Nessuno dice che non dobbiamo procedere a restauri o a ristrutturazioni o a costruzioni di nuove strutture per l´utilizzo e il bene comune; ma questo va fatto sempre tenendo conto del contesto sociale e storico nel quale ci troviamo ad operare. Non si può arricchire Dio e le cose di Dio in una zona in cui la gente fa fatica a sopravvivere, in un paese in cui molta gente perde il posto di lavoro, in un periodo storico in cui la crisi impedisce a tutti di guardare serenamente e con dignità al proprio futuro. Ci sono gesti e scelte ecclesiali (e soprattutto - faccio mea culpa - ecclesiali) che da un punto di vista economico sono uno schiaffo alla povertà e all´indigenza. Questo oro, il Bambino Gesù non lo vuole. Anche quando offriamo incenso a Dio, possiamo correre il rischio di non vederlo come simbolo delle nostre preghiere che salgono a lui, ma come un modo per "nascondere" Dio dietro a una nube, per impedire agli altri (ma alla fine anche a noi stessi) di vederlo e di riconoscerlo. Spesso, infatti, riempiamo la nostra fede di gesti roboanti, di celebrazioni, di parole, di rituali e di apparati che nascondono l´essenza del messaggio evangelico, che ci allontanano dalla scoperta del senso della ritualità, dalla profondità della liturgia, dal contatto diretto con Dio nella preghiera. E magari impediamo agli altri di fare lo stesso, con la pretesa di avere l´esclusiva di Dio, di essere solo noi capaci ad interpretarlo nella maniera "originaria e genuina", negando la libertà di ogni credente di poter giungere a Dio attraverso strade che non siano quelle indicate da noi: un rischio che noi pastori corriamo maggiormente rispetto al resto del popolo di Dio, quando anche nella nostra pastorale facciamo - è proprio il caso di dirlo - "molto fumo e poco arrosto", molta apparenza e poca sostanza, e purtroppo impediamo agli altri di vedere Dio se non attraverso una nube d´incenso fatta tutt´altro che di preghiere. Ma questo incenso, il Bambino Gesù da noi non lo vuole. E sono altrettanto convinto che non voglia neppure essere unto con una mirra che, invece di preparare il corpo per la risurrezione, lo imbalsama e lo rende imperturbabile, statuario, incorruttibile, ma purtroppo lo pietrifica. Quando abbiamo la pretesa di aver trovato il nostro modo di vivere la fede e di renderlo eterno e immutabile; quando ci creiamo un´immagine fissa di Dio e la rinchiudiamo in una nicchia dalla quale la tiriamo fuori all´occorrenza per venerarla; quando riteniamo la nostra fede una certezza ormai acquisita e mai da rinnovare o da rimettere in cammino, sia pure con fatica, giorno dopo giorno, stiamo usando la mirra per imbalsamare definitivamente Dio e chiedergli di non darci più fastidio. Sì, perché un Dio che ci rimette in gioco, che ci obbliga a camminare, ad andare alla ricerca, a sperimentare nuove strade e nuovi cammini, ci dà fastidio: meglio un Dio statico, una volta scoperto il quale ci sentiamo a posto, lo imbalsamiamo e lo tiriamo fuori all´occorrenza, salvo poi prendercela con lui quando non fa quello che gli chiediamo. No, Dio non può essere imbalsamato: la mirra che offriamo al Bambino Gesù è per il suo corpo destinato certamente alla sepoltura, ma in vista della risurrezione, perché il Dio di Gesù Cristo è un Dio liberatore, che ci apre, che ci risuscita, che non si ferma al venerdì santo, ma ci fa trovare la sua tomba vuota il giorno dopo il sabato. Come uscire da questo "rischio" di offrire oro, incenso e mirra non graditi al Bambino Gesù? Restituendo all´Epifania il suo significato originario: quello di "manifestazione", quello in cui Dio manifesta la grandezza dell´Incarnazione a tutti i popoli, per cui la fede non può più essere vissuta come un fatto personale, privato, tra noi e il nostro Dio, al quale offriamo, soffocandolo, la ricchezza del nostro oro, la nebbia del nostro incenso, la staticità della nostra mirra. Offriamo invece a Dio, con questi doni, Colui che in questi doni è simboleggiato: il Cristo Re di una storia in continuo movimento, il Cristo Signore di una fede sempre in ricerca, il Cristo Uomo che cammina con gli uomini e li libera, aprendoli alla Resurrezione. Così ci prepariamo, oggi, ad accogliere l´Annuncio del giorno di Pasqua.

DOMENICA 4 GENNAIO 2015      notizia del 03/01/2015

Giovanni 1,1-18 Ancora una volta ci viene proposto il Prologo del Vangelo di Giovanni e oggi è facile notare le affinità con la pagina del Siracide, nonostante la distanza di duecento anni che separa i due testi... La Sapienza cantata nel libro di Ben Sirach (figlio di Sirach) dice di se stessa: "Nella tenda santa davanti a Lui ho officiato e così mi sono stabilita in Sion...". Questa Sapienza è, in verità, la sapienza del Verbo incarnato! La sapienza ha dunque issato la tenda tra noi, che costituiamo il nuovo popolo eletto: la tenda è segno di fragilità, un aspetto non sempre e non solo positivo, specie nei nostri Paesi occidentali, che ci tengono a difendere la loro immagine di forza, di sicurezza, di benessere; così facendo esercitiamo sui Paesi del Terzo e Quarto Mondo una seduzione e un´attrattiva irresistibili... Peccato che oggi, il nostro Occidente prometta, ma non mantenga le promesse! È una storia ormai vecchia: siamo in grave crisi da quasi dieci anni, ma questo non ci scoraggia dall´ostentare un´opulenza che non possiamo più permetterci; salvo poi lamentarci dei milioni di profughi che approdano alle nostre coste. Ma torniamo al simbolo della tenda: una tenda è fragile, sì, ma possiede il pregio di poter essere montata facilmente e ancor più facilmente essere smontata. La tenda si sposta con te, dovunque tu vada, e hai sempre un riparo. Comodo, no? Quando Davide ebbe consolidato la sua monarchia, chiamò il profeta Natan e gli confidò di voler edificare un Tempio al Signore; Dio rispose a Davide per bocca del profeta: "Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti? Ma io non ho abitato in una casa da quando ho fatto uscire gli Israeliti dall´Egitto, fino ad oggi; sono andato vagando sotto una tenda (...). Finché ho camminato, ora qua, ora là, in mezzo a tutti gli Israeliti, ho forse mai detto ad alcuno dei Giudici, a cui avevo comandato di pascere il mio popolo Israele: Perché non mi edificate una casa di cedro?" (2Sam 7,1-7). La pagina del Siracide si conclude affermando che la Sapienza ha messo radici in mezzo al popolo di Dio, dunque la sua presenza è stabile, ferma, profonda, appunto come un albero saldamente ancorato alla terra grazie alle sue radici. C´è un´apparente contraddizione tra il simbolo della tenda e quello delle radici: in verità, ad un esame più attento, non v´è alcuna contraddizione, anzi, le due immagini si completano e si rafforzano a vicenda: una convinzione ben fondata in noi, nella nostra mente, nel nostro cuore, possiamo dire, ce la portiamo dietro, è sempre con noi, cammina con noi, non c´è pericolo che ce ne dimentichiamo. Dovunque saremo, la nostra convinzione resterà lì, radicata come un albero secolare... In effetti, la fede - è questa la convinzione alla quale alludo - ha venti secoli di vita e di storia, può vantare radici molto, molto profonde e solide. Ma anche (la fede) è una cosa semplice, non nel senso di elementare, o banale... la fede partecipa della stessa semplicità di Dio, che è l´Essere più semplice in assoluto... Dunque la fede è anche semplice, semplice e fragile, come una tenda. Qualcuno potrebbe concludere che le chiese non sono poi così importanti; basta avere la fede nel cuore. E poi, Dio ha dichiarato a Davide di non volere un tempio... Gesù stesso, alla domanda della donna Cananea se fosse meglio adorare Dio nel tempio di Gerusalemme, o altrove, rispose: "Né a Gerusalemme, né altrove..." (cfr. Gv 4). Al tempo stesso, mentre dichiara chiuso il vecchio culto, con i suoi luoghi di culto e i suoi gesti di culto, Gesù inaugura un nuovo culto ‘in spirito e verità´: e questo nuovo culto possiede luoghi di culto suoi propri - le chiese - e gesti di culto tipici - i sacramenti -. Non possiamo evitare di compiere gesti di culto, riconosciuti da tutti i credenti nel loro valore e nella loro inconfondibile e indiscutibile unicità. Al di là di ogni sacrosanta definizione dogmatica, di ogni affermazione di principio, questo consenso comune lo si può efficacemente esprimere in un modo solo, partecipando attivamente alla liturgia, la quale attua il mistero del dono di Cristo. Sia chiaro per tutti: questo dono, il corpo e il sangue del Signore, si riceve solo ed esclusivamente nell´Eucaristia! Celebrare con convinzione, con passione, ogni domenica l´Eucaristia è il modo migliore per accogliere il Verbo incarnato; e, accogliendolo, diventare Figli di Dio, figli generati non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio! Ogni volta che spezziamo insieme il pane della Parola e del Corpo del Signore, Cristo ci rivela la presenza di Dio. E in quel gesto noi lo riconosciamo morto e risorto, presente in mezzo a noi! Il Verbo si è fatto carne per dare a noi la Sua carne da mangiare. Questo è il fine dell´Incarnazione; questo è il senso primo e ultimo del sacramento dell´altare. Non è soltanto una ciliegina sulla torta,un optional del quale si possa anche fare a meno, perché c´è qualcos´altro di più importante ed essenziale. Certo, la carità è essenziale per vivere la nostra fede. Ma, affinché la fede possa nutrire e sostenere la carità, la fede stessa va nutrita! L´Eucaristia è un cibo che non può essere surrogato da alcun altro cibo: mangiando Cristo, noi vivremo per Lui e diventeremo Lui. Creati ad immagine e somiglianza di Dio, noi portiamo a compimento la nostra somiglianza con Dio partecipando al sacramento dell´Eucaristia e vivendo con coerenza il sacramento al quale abbiamo partecipato.

1 Gennaio 2015      notizia del 31/12/2014

MARIA MADRE DI DIO E DELLA GIOIA Lc 2,16 -21 Con la solennità di oggi, Maria Madre di Dio, inizia il nuovo anno solare del 2015. E come tutti gli inizi, anche questo primo giorno dell´anno lo affidiamo alla protezione della Madonna, Regina della pace e Madre della gioia. Questo nuovo anno che vede gli albori con questo giorno si prospetta molto importante per la vita della Chiesa essendo dedicato alla famiglia e alla vita consacrata. Ma altri importanti eventi ecclesiali e sociali si pongono davanti a noi e ci impegnano a consacrare questo anno al Signore ed a metterlo sotto la protezione della Madonna, confidando nella sua intercessione potentissima presso il suo Figlio, perché possa essere un anno di gioia e di pace per il mondo intero. Non a caso la chiesa celebra oggi la giornata mondiale della pace, al fine di portare l´attenzione non solo dei credenti e di quanti in Gesù Cristo riconoscono il vero Principe della pace, ma anche degli uomini di buona volontà su questo argomento di crescente attualità, considerati i tanti focolai di guerra esistenti oggi nel mondo, il terrorismo, le tante violenze che si perpetrano ai danni di bambini, malati, anziani, donne ed uomini di ogni nazione, cultura, popolo e religione. Il mondo non vive in pace e cerca la pace e noi come cristiani la chiediamo attraverso l´intercessione di Maria, regina della pace e madre della gioia, a Gesù, che anche in questa ottava di Natale ci viene presentato nella grotta di Betlemme con i pastori che vanno senza indugio a visitarlo, mentre è cullato e coccolato dalla sua tenerissima Madre e custodito gelosamente e posto al sicuro sotto la custodia di San Giuseppe. Gioia e pace camminano insieme e come tali questi due valori cristiani trovano la sorgente nel Salvatore del mondo, trovano la ragion d´essere ed anche di annunciarla partendo proprio da quella povera capanna, che è e sarà la più ricca, in eterno, in umanità e in fraternità. Iniziare il nuovo anno con questa speranza e certezza nel cuore è entrare il quel grande mistero dell´incarnazione del Figlio di Dio nel grembo verginale di Maria. Gesù Re di pace e Maria regina della pace, insieme portano all´umanità questo messaggio. Non mancano in questo compito di diffondere la pace e la gioia i messaggeri celesti, i santi angeli ed arcangeli che appaiono sulla grotta di Betlemme e cantano festosi e gioiosi l´inno della vera gioia, annunziano la vera e grande buona notizia di sempre e per sempre che è nato a noi il Redentore. Questa sua venuta nel mondo non fu casuale, ma voluta e scelta proprio da Colui che doveva abbassarsi alla nostra condizione umana e farsi uomo, per salvare l´uomo. Ce lo ricorda in questa giornata mariana, il testo della seconda lettura di oggi, tratto dalla lettera ai Galati e che riporta nel cuore del mistero della natività di Gesù Cristo. Questa venuta di Dio tra gli uomini, questa assunzione della natura umana su di sé ha portato conseguenze di straordinario capovolgimento della storia dell´umanità. Infatti, la venuta di Cristo sulla terra ci conferma nella nostra dignità che siamo figli di Dio. Vogliamo iniziare questo nuovo anno con la benedizione di Mosè sul popolo eletto: "Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace". A Maria, causa nostrae laetitiae, fonte della nostra gioia, chiediamo per questa umanità, contrassegnata da tante tristezze, il dono della vera gioia. E la gioia cristiana non è l´allegria esteriore e rumorosa che la nostra cultura spesso identifica con questo termine. È invece la serena letizia che nasce dalla certezza di essere amati da Dio, amati personalmente dal nostro Creatore, da colui che tiene nelle sue mani l´universo intero e che ama ciascuno di noi e tutta la grande famiglia umana con un amore appassionato e fedele. Il suo è un amore più grande delle nostre infedeltà e peccati e che - proprio per questo - riscatterà la nostra vita dalla morte. La gioia evangelica è la gioia della fede e della speranza; ma anche la gioia della carità, cioè della comunione con l´amore stesso di Dio. Una gioia che non viene spenta dalle prove e dalle sofferenze che possiamo incontrare, ma si dimostra più forte di esse, dal momento che ha il suo fondamento nell´amore fedele del Padre che si è donato a noi in Gesù Cristo. Proprio Gesù, venuto a rivelarci e a comunicarci l´amore del Padre, ci ricorda: «Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena» (Gv 15,11). Di questa gioia che è frutto dello Spirito Santo (cf Gal 5,22) Maria ha fatto esperienza più di ogni altra creatura. Più di ogni altro Maria «ha creduto nell´adempimento delle parole del Signore» abbandonandosi con totale fiducia nelle mani di Dio. Per questo è dichiarata beata dalla cugina Elisabetta. E lei stessa canta la gioia che nasce da questo affidamento a Dio con le parole del Magnificat: «L´anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore». In Maria si realizza dunque la profezia di cui ci ha parlato il profeta Zaccaria: «Gioisci, esulta, Figlia di Sion, perché io vengo ad abitare in mezzo a te» (Zc 2,14). E quanto si realizza in lei è destinato a realizzarsi in ogni battezzato e nell´intera Chiesa del Signore. Guardando a Maria e soprattutto vivendo nei suoi confronti una comunione di amore filiale, ciascuno di noi (e tutta la Chiesa) può percorrere insieme con lei quel pellegrinaggio della fede che l´ha portata a vivere la pienezza della gioia evangelica. Invocando l´aiuto di Maria e facendo affidamento nella sua materna intercessione potremo davvero unirci sempre più profondamente a Gesù e sperimentare quella pienezza di gioia che ci ha promesso: «Ora siete nel dolore, ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia» (Gv 16,22). Alla Madonna ci rivolgiamo con questa bellissima espressione tratta dalla lettera "Rallegratevi" a tutti i religiosi: Ave, Madre della gioia, porta gioia a questa umanità. Fa camminare tutti gli uomini verso l´amore e la fratellanza universale, quella che può davvero dare gioia al cuore e luce alle menti. " In Maria è la Chiesa tutta che cammina insieme: nella carità di chi si muove verso chi è più fragile; nella speranza di chi sa che sarà accompagnato in questo suo andare e nella fede di chi ha un dono speciale da condividere. In Maria ognuno di noi, sospinto dal vento dello Spirito vive la propria vocazione ad andare!". Andare verso gli altri, verso il mondo per portare il Dio della gioia, mediante Maria, la Madre della gioia e della pace. E con il salmo 66 della liturgia odierna cantiamo: "Gioiscano le nazioni e si rallegrino, perché tu giudichi i popoli con rettitudine, governi le nazioni sulla terra. Ti lodino i popoli, o Dio, ti lodino i popoli tutti. Ci benedica Dio e lo temano tutti i confini della terra". Amen.

31 dicembre 2014      notizia del 31/12/2014

H. 18.00 SS. Messa col canto del Te Deum: TE DEUM (italiano) Noi ti lodiamo, Dio * Ti proclamiamo Signore. O eterno Padre, * tutta la terra Ti adora. A Te cantano gli angeli * e tutte le potenze dei cieli: con i Cherubini e con i Serafini non cessano di dire: I cieli e la terra * sono pieni della tua gloria. Ti acclama il glorioso coro degli Apostoli * e la candida schiera dei martiri; le voci dei profeti si uniscono nella tua lode; * la Santa Chiesa, ovunque proclama la tua gloria: Padre di infinita maestà; O Cristo, Re della gloria, * eterno Figlio del Padre, Tu nascesti dalla Vergine Madre per la salvezza dell´uomo. Vincitore della morte, * hai aperto ai credenti il regno dei Cieli. Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre. * Crediamo che (Il seguente versetto si canta in ginocchio) Soccorri i tuoi figli, Signore, * che hai redento col tuo sangue prezioso. Accoglici nella tua gloria * nell´assemblea dei Santi. Salva il tuo popolo, Signore, * guida e proteggi i tuoi figli. Ogni giorno Ti benediciamo, * lodiamo il tuo nome per sempre. Degnati oggi, Signore, * di custodirci senza peccato. Abbi pietà di noi, Signore, * abbi pietà. Tu sei la nostra speranza, * non saremo confusi in eterno. V) Benediciamo il Padre, e il Figlio con lo Spirito Santo. R) Lodiamolo e glorifichiamolo nei secoli. V) Benedetto sei, o Signore, nel firmamento dei cieli. R) Lodevole e glorioso e sommamente esaltato nei secoli.

DOMENICA 28 dicembre 2014      notizia del 27/12/2014

Festa della Sacra Famiglia che ci aiuta a riconoscerci come familiari di Dio Vangelo Lc 2,22-40 Natale ha messo in luce le nostre emozioni e le nostre gioie più profonde, ma anche le nostre solitudini e le nostre paure. Travolti dal clima natalizio che raramente ci conduce al vero significato dell´evento, accontentandosi di solleticare ricordi infantili e facendo leva su facili stereotipi, abbiamo combattuto, e tanto, per ritagliarci un piccolo spazio e andare con la mente fino a Betlemme a contemplare un Dio che nasce. Un bambino che, da subito, diventa immenso segno di contraddizione, come dice lo stanco Simeone prendendolo in braccio, luce che non viene accolta, come spesso accade ancora oggi. Le nostre città sono piene di luminarie che, alla fine, finiscono col sovrastare l´unica flebile luce che dovremmo seguire.Quella luce che ci conduce a Betlemme. Per molti Natale, dicevo, è un momento di enorme sofferenza perché non sperimentano quel clima gioioso, famigliare, sereno che ci trasmettono le pubblicità di questo periodo. Natale è diventata una festa che sembra esasperare il dolore di chi lo passa da solo o in cattiva compagnia, o segnato da una sofferenza e da un lutto. Orribili Natali abitano il cuore di molte persone perché il bambino che è in loro, sognante e ingenuo, non trova quell´abbraccio di affetto sincero cui tutti aneliamo. Urge una cura, una consolazione, un abbraccio spirituale. Entrando a far parte della famiglia di Dio, quella che non delude mai. Inghippi Ci vuole una buona dose di follia, ma mi ci sto abituando, perché la Chiesa proponga in questa domenica fra Natale e Capodanno la festa della Santa famiglia, indicandoci come modello da seguire la famiglia di Nazareth, una famiglia decisamente atipica! Ancora intontiti dai troppi dolci ingurgitati, guardiamo con sufficienza critica questa non-famiglia composta da una padre che non è il vero padre, di una madre vergine e di un bambino che è il figlio di Dio! E invece, se abbiamo il coraggio di lasciar parlare gli eventi, qualcosa si smuove. Perché, come ci dice Luca nel Vangelo, questa è una famiglia concreta, reale, che deve fare i conti con la fatica e la sofferenza, con gli imprevisti e i momenti di stanchezza delle relazioni. Non è una coppia di semidei. Non ci sono gli angeli a stirare e a fare bucato. Né le potenze del cielo che suggeriscono a Giuseppe le scelte da fare. Questa famiglia è esemplare proprio nella sua vicinanza alle nostre fatiche e stanchezze, alle nostre crisi e ai nostri litigi. Affrontati avendo Dio che corre in soggiorno... Giuseppe Guardate a Giuseppe, ad esempio. Giuseppe è il giusto per eccellenza, scrive Matteo nel suo racconto. Non è una caratteristica etica ma indica colui che vive osservando le prescrizioni della Legge. Da questo punto di vista, al di là del suo dramma personale, Giuseppe vive una lacerazione interiore: deve denunciare Maria ma vuole salvarla a tutti i costi. Non mette il suo orgoglio ferito di maschio al centro ma l´amore verso la sua sposa. Questo gesto così umano lo porta a trasgredire la Legge! È giusto perché forza la Torah. Ci sono delle eccezioni che Dio accoglie. Mettendo l´amore e la rettitudine prima della norma salva Maria... e se stesso. Darà alla luce la salvezza (questo il significato del nome di Gesù) perché Dio salva solo attraverso i nostri gesti di accoglienza. Giuseppe accoglie la realtà della situazione. La sua vita è rovinata, cambiata, stravolta. Potrebbe prendersela con Dio, non ci dorme la notte (affatto sdolcinato e remissivo!) come Maria (bella coppia) chiede ragione della sua battaglia e l´ottiene. E pronuncia il suo "sì" alla realtà. Non passivamente, non remissivamente: accoglie il reale, lo assume, lo cavalca. Prende con sé Maria e, quindi, Gesù. Non dobbiamo temere di prendere Gesù con noi, ci porta la salvezza. Il "sì" di Giuseppe porta salvezza agli altri, senza saperlo. Non abbiamo conservato nemmeno una parola di Giuseppe, solo il suo gesto. L´angelo gli dice che darà il nome Gesù a suo figlio. Maria partorisce, Giuseppe dona il nome, cioè l´identità! Una splendida avventura di coppia, sono davvero famiglia. Ogni padre è chiamato a dare il nome, cioè l´identità al proprio figlio, ad insegnargli la salvezza. Maria Guardate Maria, ad esempio. È un ritornello che Luca ripete per due volte nel vangelo dell´infanzia (2,51). Descrive con garbo la reazione di Maria, ciò che fa in mezzo al turbinio che sta avvolgendo la sua piccola vita. Maria conserva ciò che sta accadendo. Lo vive con intensità, si lascia coinvolgere con l´intelligenza del cuore, lo tiene a mente. Certo, sono eventi straordinari: l´annuncio, il viaggio, il parto, la visita dei pastori... Ma la qualità del vissuto di Maria, sembra insinuare Luca, è tutta particolare. Non subisce gli eventi, né li affronta superficialmente, non se ne lascia travolgere. Li conserva, li accoglie, ne fa tesoro, se ne appropria, cerca di rintracciare un senso in tutto ciò che avviene. Fa l´esatto contrario di ciò che il nostro mondo ci obbliga a fare. Travolti dagli impegni, accecati da continui stimoli, storditi dalle emozioni, siamo diventati incapaci di conservare. Esiste una potente memoria, inattaccabile da virus e che non necessita aggiornamenti: la memoria del cuore, la custodia delle emozioni, gli affetti dell´anima. Quel luogo interiore che siamo chiamati a scoprire e a nutrire, in cui conserviamo le scoperte più profonde, i valori sacri, le scoperte più sensibili e definitive. Quella stanza intima, inaccessibile ai più, che conserva il nostro io più autentico e prezioso. L´anima. Da qui possiamo partire per ridefinire le nostre relazioni famigliari. Per appartenere alla famiglia di Dio.

25 DICEMBRE 2014      notizia del 25/12/2014

Vangelo: Gv 1,1-18 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: ) Visualizza Gv 1,1-18 Quante parole ha pronunciato, Dio, nella Bibbia? Quante frasi ci sono, attribuite a Yahweh, nell´Antico Testamento? Di certo, ci sarà stato qualche esegeta che, nel corso dei secoli, si sarà tolto lo sfizio di contarle. A noi, poco importa; e ci fidiamo delle affermazioni che, all´inizio della sua opera, l´autore della lettera agli Ebrei pronuncia con solennità: "Dio, che molte volte e in diversi modi, nei tempi antichi, aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti...". "Molte volte e in diversi modi", se prendiamo in considerazione solamente "i tempi antichi". Tante parole pronunciate da Dio in momenti e modi e tempi diversi, "per mezzo dei profeti", avrebbero dovuto ottenere un effetto prorompente, devastante: avrebbero dovuto avere un´efficacia tale da attirare gli uomini a Dio in maniera definitiva e assoluta, dando così per compiuto il più grande desiderio di Dio, salvare gli uomini e ricondurli a sé dopo l´esperienza fallimentare dell´Eden. Ma non è così. Dio ha parlato molte volte e in diversi modi nei tempi antichi per mezzo dei profeti, ma a quanto pare non ha ottenuto nulla, o perlomeno non ciò che aveva sperato. Gli uomini hanno continuato a rimanere lontani da lui: voglia di essere da lui salvati, zero. Almeno, stando alle pagine della Sacra Scrittura e della storia d´Israele: un protagonista principale, Dio, che investe tutto se stesso nella sua parte, e la compie perfettamente, e il suo "partner", l´uomo, che va in tutt´altra direzione. Se non sempre, quasi. Parole... parole... parole...: questo - parafrasando in modo irriverente il testo di una nota canzone - è quanto avvenuto da parte di Dio nei confronti dell´uomo. Parole al vento: non certo per colpa di chi le ha pronunciate, ma di certo l´interlocutore di colpe ne ha molte. Anzi, tutte. Sì, perché di parole gettate al vento, molte volte e in diversi modi, ne ascoltiamo tutti i giorni, da parte di "profeti e profetucoli" di ogni genere: nei palazzi del potere, nelle tribune politiche, nelle piazze gremite per i comizi e le proteste, nei dibattiti televisivi, nelle aule del sapere, purtroppo pure dagli amboni delle chiese. Parole vuote, che non dicono nulla e non portano a nulla. D´accordo, fin qui si tratta di parole umane. E con la Parola di Dio, come la mettiamo? La sua Parola non è una cosa qualsiasi: è come la pioggia, è come la neve, non può tornare a lui dalla terra senza aver ottenuto ciò per cui è stata mandata. Eppure, il mondo va da tutt´altra parte: si allontana sempre di più da Dio. E se Dio cambiasse strategia? Infatti, ci ha già pensato. Dopo aver parlato in molti modi e molte volte con la sua Parola, efficace, potente, creatrice ma inascoltata, decide, "ultimamente", nei giorni finali della storia della salvezza, di parlare con un´ultima Parola, la più potente che abbia mai pronunciato: la Parola fatta carne, il suo Figlio unigenito. A questa Parola è inutile, e praticamente impossibile, resistere: non può non essere ascoltata. Non tutti la accolgono, è vero: "Venne tra i suoi e i suoi non l´hanno accolto". Qualcuno proverà pure a eliminarla, ma ci riuscirà solo per qualche giorno, tra il Calvario e un sepolcro lasciato vuoto. Di questo, però, ne riparleremo tra qualche mese. Alcuni che invece la accolgono, ci sono: a essi "ha dato potere di diventare Figli di Dio". Di certo, da Betlemme in poi, nulla è più rimasto come prima; nessuno più è rimasto indifferente alla Parola. Credenti o non credenti, da Betlemme in poi tutti hanno iniziato a scandire i giorni, gli anni e i secoli così, "prima" e "dopo" la Parola. Ma la vera rivoluzione è avvenuta per coloro che credono, per noi che in questi giorni affolliamo le chiese delle nostre città e dei nostri paesi perché, almeno una volta l´anno, ci sentiamo credenti. Da Betlemme in poi, essere credenti comporta un´esigenza: l´esigenza di una fede incarnata, terrena, "contaminata" di umano, non asettica, non devozionale, non rinchiusa nell´Empireo. Da Betlemme in poi (e ogni anno ce lo diciamo, caso mai ce ne fossimo scordati) non è più possibile annunciare la Parola senza annunciare la carne. Da Betlemme in poi, gioire di Dio significa gioire dell´uomo; soffrire per Dio significa soffrire per l´uomo. Da Betlemme in poi, non si può più annunciare una fede collocata su altari dorati e incensati; si annuncia una fede di strada, polverosa, condivisa e incontrata sulle strade degli uomini. Da Betlemme in poi, non si può più vivere una fede fatta di devozionismi e pietismi; si vive una fede impregnata dei drammi e delle gioie dell´umanità. Da Betlemme in poi, non c´è più una fede di orpelli da sagrestia; c´è una fede rivestita di sudore, scalza, affaticata e per questo gloriosa. Da Betlemme in poi, e oggi più che mai, abbiamo il compito, l´obbligo, il dovere di annunciare una Parola fatta carne tra le bottiglie vuote e scolate della dispensa di un padre di famiglia alcolizzato; una Parola fatta carne tra le lamiere contorte di una baracca distrutta da un tifone; una Parola fatta carne tra i 4 milioni di tonnellate di cibo buttati nella spazzatura ogni anno solo in Italia; una Parola fatta carne tra gli scafi delle carrette del mare adagiate sul Canale di Sicilia; una Parola fatta carne tra i lager di accoglienza e di identificazione dei profughi di quello stesso mare; una Parola fatta carne tra le mura domestiche dove ogni anno vengo uccise, "per amore", 120 donne italiane; una Parola fatta carne tra le colonne di automezzi bloccati in autostrada per protesta; una Parola fatta carne tra i capannoni deserti di fabbriche chiuse per crisi. Ma abbiamo anche la gioiosa incombenza di annunciare che la Parola si fa carne nella culla di ogni bambino che nasce e di ogni bambino che rinasce dal seno di una madre in coma; la Parola si fa carne nel primo sorriso di due giovani innamorati e nell´ultima carezza di due anziani stanchi ma ancora altrettanto innamorati; la Parola si fa carne nella gioiosa fatica quotidiana di costruire una famiglia e di insegnarvi la fede; la Parola si fa carne in un insegnante che fa lezione con passione ai suoi alunni pur sapendo che non percepirà lo stipendio; la Parola si fa carne in un Pastore che annuncia al mondo la propria umiltà di fronte a una Chiesa più complessa di quanto egli possa sopportare, e si fa carne anche poco dopo, in un altro Pastore che conquista il mondo perché subito, la prima sera, chiede alle proprie pecore di pregare per lui, in tutto e per tutto uguale a loro. Nei misteri dolorosi delle mille Via Crucis del mondo, e nei mille crocevia di gioia che la vita sa ancora regalarci, la Parola, oggi, si è fatta carne, ed è venuta a prendere casa in mezzo a noi. Da Betlemme, nulla più è rimasto uguale. Neppure Dio, l´Imperturbabile, l´Altissimo e l´Onnipotente, dopo Betlemme è più lo stesso. Come sia Dio dopo Betlemme, nessuno lo sa: "Il Figlio unigenito, è lui che ce lo ha rivelato".

24 dicembre 2014      notizia del 24/12/2014

Commento al vangelo della Notte: Emmanuele , il Dio con noi Vangelo: Lc 2,1-14 Buon Natale a tutti! A Natale l´unità di misura dell´onnipotenza di Dio è quella di un neonato: proverò a descrivere gli aspetti sostanziali dell´approccio di un adulto con un bambino appena nato... sarebbe forse meglio se questa omelia la tenessero una giovane mamma e un giovane papà; io di bambini non me ne intendo tanto. Vostro malgrado tocca a me, l´onore di presiedere questa solenne Eucaristia; è la prima volta e francamente provo un po´ di emozione... Dunque, "un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio": non soltanto Dio ha scelto di assumere l´identità di un neonato, indifeso, bisognoso di tutto, incapace di stare al mondo da solo, per giunta esposto ai rigori invernali delle steppe di Betlem... Dio ha scelto pure di diventare nostro figlio! Il profeta Isaia non è il tipo dalle facili retoriche. Nessuno di noi, dunque, può sentirsi esonerato dal tentare, almeno, di vivere questa notte come la notte in cui è diventato papà, o mamma, o gli è nato un fratellino chiamato Gesù. - Quando nasce un bambino, il centro di attenzione della famiglia si sposta immediatamente su di lui. Domanda: la Persona di Gesù attrae allo stesso modo la nostra attenzione? oppure rimane vagamente tracciata sullo sfondo...molto vagamente e molto sullo sfondo delle nostre esistenze? - Quando nasce un bambino, il volume della conversazione si abbassa, fino a far silenzio, per cogliere anche il più lieve rumore, vagito, movimento provenienti dalla culla... Domanda: siamo capaci di fare silenzio, per riconoscere la voce di Gesù che ci parla nella sua Parola, nelle persone e nei fatti quotidiani? - Quando nasce un bambino, si fa spazio in casa, e nel cuore, per accoglierlo nel modo migliore; si fa tutto il possibile, e anche di più, affinché non gli manchi nulla, a cominciare dall´affetto e dalla dedizione personale. Domanda: quale posto riserviamo al Signore? siamo in grado di fargli spazio, liberando la mente dagli impegni che letteralmente ci assediano? (liberando) il cuore dai desideri esorbitanti e dagli affetti smodati? - Quando nasce un bambino, si pensa in prospettiva; cioè, si comincia a lavorare sul proprio carattere, soprattutto sui propri difetti, per diventare interlocutori coerenti e autorevole, capaci di sostenere le domande di un figlio, allorché, cresciuto, comincerà a notare le discrepanze tra le (nostre) parole e il (nostro) comportamento. In altri termini ci si converte al figlio. Domanda: a che punto è il nostro cammino di conversione a Cristo? nelle ultime quattro settimane, abbiamo almeno iniziato ad andargli incontro, oppure neanche quest´anno l´Avvento è servito a qualcosa? È vero che per questo, ci hanno insegnato, c´è la Quaresima: ma non illudiamoci, se non iniziamo a convertirci ad un figlio appena nato, non lo sapremo fare quando sarà adolescente. Troppo tardi! Inutile poi lamentarci che Cristo ci trascura... che Cristo non ci ama, che rifiuta i nostri approcci, che non tien conto dei buoni propositi,... Un figlio non nasce già capace di amare! glielo dobbiamo insegnare noi, non solo a parole; amandolo, semplicemente. In verità, noi lo sappiamo, è molto più semplice parlare d´amore, che amare sul serio; peccato che, in amore, le parole servono a poco, se non sono accompagnate dai fatti. Il mistero dell´incarnazione rappresenta proprio il momento in cui Dio è passato dalle parole ai fatti! dall´annuncio profetico, al compimento delle profezie. - Quando nasce un bambino, ci accorgiamo che la teoria, la poesia non valgono gran che, anzi, non valgono proprio niente, rispetto all´esperienza pratica. Crescere un figlio è un´esperienza bellissima, certo, fatta di semplici gesti quotidiani, feriali, di molti sacrifici, che hanno ben poco di poetico; con buona pace degli amanti della letteratura in versi. È mia personale opinione che la poesia non sia il genere letterario migliore per rendere ragione dell´evento di una vita che nasce. Tutta sta poesia del Natale, che trasuda come il burro dalle pubblicità del panettone e del pandoro, non affiora mica dai racconti evangelici... Al contrario, la Bibbia ci presenta una coppia di giovani sposi, il loro bambino che sta per venire alla luce, in un mondo che non li accoglie... La storia del Natale è una storia amara, altro che dolce, è la storia di un rifiuto! Non stupisce se noi del mondo occidentale, che accendiamo il Natale nelle strade e nei negozi, ogni anno prima, non siamo poi in grado di accogliere i fratelli dell´Africa, i fratelli dell´Asia,... che bussano alle porte del Vecchio Continente... Non abbiamo accolto Dio! Per noi, inventori del presepio, il Natale è ancora quello di duemila anni fa, quando il Messia venne alla luce in una stalla, con un bue e un asino che riscaldavano col loro fiato la mangiatoia... Facciamo festa, sì, promettiamo di essere più buoni, sì, ma... che Gesù resti là, in quella mangiatoia "...al freddo e al gelo" - lo cantiamo pure! Perché, invece, non riproduciamo un ambiente più familiare, più simile alle nostre case, per disporvi le statuine? che so, il tavolo della cucina, la stanza da letto, la vecchia e comoda poltrona del soggiorno... Tanto per ricordare a noi prima che al mondo, che il Figlio di Dio ha bussato alla porta delle nostre vite, noi gli abbiamo aperto e adesso è veramente l´Emmanuele, Dio con noi! Auguro ancora a tutti un sereno Natale! cominciando dai bambini e dai vecchi! Auguri a chi è malato, o stanco di vivere... Auguri a chi non può permettersi un po´ di riposo e di festa neanche a Natale, perché il riposo e le feste costano... Auguri a chi non farà altro che mangiare e bere, fino al 6 gennaio, costringendo il fegato agli straordinari. Auguri ai profughi, agli sfollati per colpa della guerra, alle famiglie che hanno perso tutto a causa dell´ennesima bomba d´acqua. Auguri ai singles, che si troveranno in compagnia di altri singles, ma poi dovranno tornarsene a casa e lì saranno soli... Auguri ai politici! Auguri a coloro che fanno spettacolo! Auguri a noi, che abbiamo finalmente capito che la politica non è un palcoscenico e non lo è neppure la Chiesa... Il Signore ci benedica tutti, ma proprio tutti, e rechi in dono a ciascuno la risposta giusta alla propria speranza. E così sia!

IV Domenica di Avvento      notizia del 20/12/2014

LA FORZA DI UN SI´ Vangelo: Lc 1,26-38 Eccolo, arriva, il Natale E noi qui a chiederci se lo vogliamo ancora, un Dio così. se abbiamo ancora voglia di metterci in gioco, di svegliarci, di stupirci e di stupire. Dio continua a nascere, a venire, a provocarci, a chiedere ospitalità e accoglienza. Basta che non facciamo il madornale errore di prenderci noi per Dio. Viene, ancora, bussa alle porte del nostro cuore. Irrompe nel quotidiano, così come siamo, in mezzo a questa cavolo di crisi che sembra non finire mai, in mezzo a questo mondo che pare frammentarsi ed implodere, in questa Chiesa così credibile nonostante i nostri evidenti limiti. Eccolo, arriva. Dio nasce. Rinasce in ciascuno di noi. Siamo pronti ad accoglierlo? Datemi retta, seguite Maria. Un angelo Maria è stata sfiorata da Dio. Non sappiamo come. Sappiamo che ha avuto la certezza di una teofania, dell´irruzione di Dio nella sua vita. Non è stata un´illusione, ma una reale percezione nell´intimo, una profonda esperienza interiore. No, non fatico a credere che Dio si manifesti nell´anima di chi lo cerca. Che Dio sia altro dalle nostre convinzioni e non credo affatto che la fede sia un sentimento religioso. Ma un incontro reale. Talmente reale da spaventare. Maria, in quel saluto, capisce tre cose: deve rallegrarsi perché Dio l´ha riempita di grazia, perché il Signore è con lei. Il saluto dell´angelo è un invito alla gioia. Una gioia preventiva, a prescindere. La gioia del cristiano. La gioia del sapersi in compagnia di Dio. È piena di grazia perché Dio precede e suscita la nostra conversione, accompagna la nostra ricerca, orienta le nostre decisioni. Anche noi siamo pieni di grazia. Anche noi siamo riempiti, se prima abbiamo il coraggio di svuotarci. Anche noi siamo capaci di Dio. Turbamenti Maria è turbata. Ci mancherebbe. Come non essere travolti e stravolti dalla improvvisa visita di Dio? Come non cedere davanti al soffio di Dio? Alla bellezza dell´Altissimo? Come non provare un brivido quando ci rendiamo conto che Dio è, ed è presente, ed è bellissimo? E ci visita? Maria è turbata, scossa. Dio è ed è lì. L´angelo invita Maria a non spaventarsi. E aggiunge: sarai madre. Ah, solo! Il tuo sarà un grande figlio e sarà chiamato figlio dell´Altissimo. Ma dai? Regnerà sul trono di Davide. Parliamo del Messia, vero? Gli angeli dovrebbe fare qualche corso sulla comunicazione. E almeno qualche lezione di psicologia umana, almeno le basi... Dio irrompe nella vita di Maria per renderla feconda, per fare grandi cose attraverso di lei. Suo figlio sarà grande, come ogni figlio!, ma sarà anche fonte di benedizione per molti. Dio viene sempre per compiere grandi cose in noi per gli altri. Anche in me. Maria, come ogni figlia di Israele, sa che la gente aspetta un liberatore, un nuovo re Davide che restituirà coraggio e gloria al popolo scelto da Dio. Ora sta succedendo, finalmente. Ma come? Concretezze Allora Maria disse all´angelo: «Come avverrà questo, poiché io non conosco uomo?». (Lc 1,34) Sono le prime parole di Maria. E sono come un treno in corsa. Fino a qui l´abbiamo immaginata intimorita, un´adolescente sussiegosa che ascolta il roboante annuncio del principe degli angeli. Macché, non è affatto così. Maria non è timida, né impacciata. Mette i brividi vedere come tiene testa a Gabriele, come interagisce con determinazione e lucidità. Le sue prime parole - una richiesta di chiarimento - svelano una donna adulta, una credente intelligente e posata, una persona concreta e con i piedi ben posati per terra. Guardatela la ragazzina che interroga un ammirato messaggero celeste! Siate fiere, figlie di Eva, per tanta forza, tanta grazia, tanta audacia! Imparate, figli di Adamo, da tanta concretezza e determinazione. L´adolescente che osa, che controbatte, che chiede. Eppure è così che dobbiamo fare. È questo l´atteggiamento che deve assumere il credente. Il Dio che si racconta nella Bibbia, quello definitivamente svelato in Gesù è un Dio che non tratta gli uomini come servi (Gv 15,15), ma come figli, che li pone alla pari (Sal 8,5-6), che accetta di farsi mettere in discussione (Gen 18). Spiegazioni L´angelo spiega, interviene, non se l´aspettava. Dio entra nel suo grembo, l´infinito si contrae e lei si chiede come sia possibile se non ha avuto rapporti con Giuseppe? Cala il silenzio. Tutto si ferma. Tutto è immobile. Dio aspetta una risposta. È giovane, Maria, certo, ma non sprovveduta. Cosa sarebbe successo il giorno dopo? Con Giuseppe? Con Anna, sua madre? Chi le avrebbe creduto? Lei stessa, come avrebbe potuto ripensare a quel momento senza farsi travolgere dai dubbi? Senza credersi esaurita? Voi cosa avreste risposto? Sì Il silenzio si interrompe. Maria ha scelto. Sa che la sua vita non è sua, che è dono e ne fa dono. Una risposta diretta, precisa, la sua, una disponibilità ragionata che rivela lo spessore dell´anima dell´adolescente. Ci si prepara, alle grandi scelte, giorno per giorno, è pronta. Da tempo ha fatto della sua vita un servizio a Dio. Sa che siamo tutti servi gli uni della felicità degli altri. Sa che la vita o si dona o sfiorisce. Sa. Se questa mattina sono qui a scrivere, a riprendere in mano questa pagina, se, fra poco, prenderò un salmo per affidare la mia giornata a Dio, se ho accolto la fede, se ho un orizzonte di speranza, se credo, con fatica ma tenacia, dopo tanti anni, è grazie a quel "sì". Il sì pronunciato da un´adolescente in un buco di paese sperduto nel nulla. Sono qui grazie a quel sì. E inizia la salvezza.

III Domenica di Avvento      notizia del 13/12/2014

Commento della Domenica: Ansia di che? Dio c´è... Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa (Letture: Isaia 61,1-2.10-11; Luca 1; 1 Tessalonicesi 5,16-24; Giovanni 1,6-8.19-28) Il mondo di oggi è pieno di situazioni di ansia, perché mai come al giorno d´oggi si sente una grande incertezza nei confronti di tutto, in modo particolare del futuro. Viviamo con tutta una serie di "se" nella testa riguardo al futuro, e anche un buon gruzzolo di "avrei dovuto" riguardo al passato, che ci fanno perdere la bellezza e la gioia di vivere il presente, il quale, per questo, ci appare spesso brutto e triste. Ma c´è un´ansia che non è così patologica come le altre, perché non colpisce le persone deboli e fragili psicologicamente, bensì quelle che si credono forti e vogliono esserlo ancora di più. È l´ansia del ruolo, l´ansia di visibilità, l´ansia di dover mostrare agli altri chi sono io, come la penso e che cosa ho intenzione di fare, soprattutto se mi viene dato un po´ di spazio e un minimo di potere. E purtroppo - fa male ammetterlo, ma è così - è un´ansia molto presente anche nella vita di fede, soprattutto nella realtà ecclesiale, e in quella clericale ancor di più. Oggi la visibilità è un fattore determinante: se vuoi avere uno spazio, se vuoi avere un raggio entro cui muoverti, lavorare, costruire qualcosa, la strategia è quella della visibilità, dell´apparenza, dell´immagine. È ciò su cui giocano i social network; ed essi stessi sono il "tavolo da gioco" su cui chi ha qualcosa da proporre, da vendere, o anche solo da far conoscere, deve assolutamente puntare. Il discorso vale ovviamente per tutta la realtà dei media, nel suo complesso. La Chiesa, e con essa la testimonianza cristiana, non può esimersi, non può "tirarsi fuori" da questa partita: deve essere pronta, preparata a "stare sul pezzo", a fare sentire la propria voce, e a "dare voce a chi non ha voce" attraverso tutti i mezzi onesti che il mondo della visibilità e dell´immagine le mette a disposizione. Ma quando la visibilità della testimonianza cristiana diventa un fattore di ansia, la Chiesa corre un rischio gravissimo: quello di voler apparire come la protagonista di ciò di cui è solamente testimone, quello di far coincidere la verità che annuncia con la visibilità che ostenta e alla quale dà il proprio volto. Il rischio - in definitiva - di dimenticarsi di essere testimone, e quindi di volersi sostituire a Dio. Penso e dico questo perché lo vedo nella quotidiana ansia di gente di Chiesa di voler "apparire", di voler essere "visibile" sulle piazze mediatiche, sulle nuove "agorà" di oggi che si chiamano talk show, salotti televisivi, e cose di questo tipo, purtroppo spesso (e lo dobbiamo riconoscere) senza saperlo fare in maniera adeguata, perché su questo aspetto, come Chiesa, siamo indietro anni luce rispetto alla società: pensiamo anche solo che, nell´epoca dei twitter, degli hashtag e dei post, noi continuiamo ad affidare la trasmissione del messaggio evangelico alla comunicazione verbale e frontale dell´omelia, che poi per ovvi motivi mette a dura prova la pazienza dei fratelli di fede, soprattutto quando non dice assolutamente nulla... Ma penso e dico questo, al di là della vena polemica (che ogni tanto ci sta), perché la figura di Giovanni Battista che ci sta accompagnando in questo tempo di Avvento mi stimola ad una seria riflessione su questo aspetto, quello della testimonianza. Testimonianza e visibilità non necessariamente coincidono; soprattutto, non coincidono quando alla visibilità associamo - come ho detto finora - il fattore ansiogeno, ossia l´ansia di essere visti e di essere protagonisti. Vogliamo "dare testimonianza"? Vogliamo essere testimoni credibili? Guardiamo a Giovanni il Battista, il Testimone per eccellenza, come ce lo descrive oggi in maniera particolare l´evangelista suo omonimo. Di lui, si dice che "venne come testimone per dare testimonianza alla luce", e poi lo si spiega ancor meglio: "Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce". Di fronte, poi, alla gente che pretende metterlo sotto la luce dei riflettori, per fargli assaporare il fascino delle luci della ribalta, con l´onestà che contraddistingue la vita del Testimone vero, non si fa prendere dall´ansia di visibilità o dal desiderio di gloria, e confessa ciò per cui è stato mandato: chiarisce subito di non essere il Cristo, e nemmeno Elia (mentre sappiamo bene cosa dirà di lui Gesù), e nemmeno "il profeta" dei tempi ultimi. Non si fa prendere dall´ansia della visibilità e dell´apparenza, anzi, fa in modo che l´ansia si impadronisca dei suoi interlocutori, così incalzanti nel voler sapere chi fosse per "dare una riposta a coloro che li avevano mandati". Si limita a ribadire due cose: di essere "la voce" di una Parola più grande di lui, e di essere decisamente inferiore e meno importante rispetto a ciò e a Colui che egli annuncia. E per di più non ha l´ansia di voler occupare le piazze principali per rendere la sua testimonianza: infatti - conclude l´evangelista - Giovanni non predicava né battezzava nel tempio o a Gerusalemme, ma "in Betania, al di là del Giordano", in una di quelle che oggi definiremmo "le periferie dell´umanità". Questa è la grandezza del testimone della fede: quella di non cercare visibilità, di non farsi prendere dall´ansia di apparire, ma solo di rendere testimonianza alla verità, di indicare la luce senza la pretesa di illuminare, di fare da cassa di risonanza di una Parola che è molto più di lui. A noi la fede è stata testimoniata così: dal silenzioso, quotidiano e a volte sofferto esempio dei nostri padri, dalla testimonianza costante di chi ci ha offerto la fede insieme con il pane e i vestiti di ogni giorno, e non ha mai avuto l´ansia di voler apparire. Anche perché senza quest´ansia, si vive meglio, sereni, felici, proprio come la liturgia della terza domenica d´Avvento ci ricorda: "Siate sempre lieti". Tempo fa, girava una t-shirt con una scritta sarcastica, ma che - forse senza volerlo - insegnava una grande verità. La scritta diceva: "Dio esiste, ma rilassati: non sei tu". Di là dall´ironia, il Battista aveva compreso molto bene questa verità: è Dio che guida la nostra vita, per cui non dobbiamo farci prendere dall´ansia di sostituirci a lui. Quando poi la testimonianza viene sigillata, come per il Battista, con il proprio sangue, di tempo per l´ansia ne rimane ben poco.

IMMACOLATA CONCEZIONE      notizia del 08/12/2014

Solennità dell’Immacolata Concezione : Maria, il sorriso di Dio Vangelo: Lc 1,26-38 Quando si rivolge lo sguardo ad un´opera d´arte, bellissima, ti viene spontaneo il sorriso di gratitudine e di gioia. In questo giorno della solennità dell´Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria è legittimo pensare che quando Maria è stata concepita, il sorriso di Dio si è acceso su quella meravigliosa creatura, perché Dio l´ha riservata tutta a se, preservandola dal peccato originale, in vista di una missione unica ed irripetibile nella storia dell´umanità e della salvezza, quella di essere la Madre di Gesù Cristo, il Figlio di Dio, l´Emmanuele il Dio con Dio, come ricordiamo oggi nella preghiera iniziale della celebrazione eucaristica. Non è tanto importante oggi soffermarci su come si è arrivato alla proclamazione del dogma dell´Immacolata Concezione ad opera di Pio IX nel 1854, ma come da sempre questa verità di fede era sentita e vissuta nella comunità dei credenti, fin dai primi secoli. Una verità che attinge il suo contenuto più importante proprio nei testi sacri, quei testi che nella liturgia della parola di Dio di questa giornata sono alla nostra attenzione e meditazione, a partire dalla prima lettura, tratta dal Libro della Genesi, dove è raccontato e descritto il peccato originale, ma anche il primo annuncio del vangelo della salvezza e della redenzione del genere umano. Leggiamo infatti il momento culmine di questa promessa di redenzione uscita dalla bocca stessa di Dio nel condannare l´operato dell´uomo e soprattutto del serpente, simbolo del principe del male che attacca continuamente l´agire dei figli di Dio. E´ qui tratteggiata la figura della Madonna Immacolata, come di fatto l´iconografia di millenni ci attesta con immagini di straordinaria bellezza e significato biblico e religioso. Maria, la donna forte, la donna della vita e della gioia, che azzera le attese del demonio di vedere l´umanità distrutta dal peccato e sotto la legge dell´infelicità. Maria non permette questo e Dio, nel preservarla dal peccato originale, ha questo compito fondamentale da assolvere nei confronti dell´intera umanità. Maria scelta da Dio per sostenerci nel cammino della nostra riscoperta di essere figli suoi, partendo dal sacramento del battesimo che il sacramento della rinascita, in quanto ci toglie il peccato originale contratto con la nascita, per proseguire sulla via della grazia e della santificazione con l´accesso agli altri sacramenti della fede e della comunione con Dio, quali la confessione e la santa eucaristia. Sono questi i due pilastri cardini che riaccendono nel nostro spirito e nella nostra vita il sorriso di Dio e il sorriso di Maria, la Madre della gioia, quella vera che nasce, cresce e si potenzia stando vicino all´Onnipotente. San Paolo Apostolo nel brano della seconda lettura di oggi, tratto dalla sua lettera agli Efesini ci impegna ad una riflessione sul senso della nostra vita e sul cammino che siamo chiamati a fare per riscoprire la nostra identità di cristiani che consiste nel fatto che noi siamo figli di Dio e lo siamo realmente. Figli nel Figlio suo Gesù Cristo, redentore dell´umanità, nato, per opera dello Spirito santo, nel grembo purissimo ed immacolato della Vergine Santa. Dal sorriso di Dio che si accende sul volto di Maria nel suo immacolato concepimento, al sorriso di Maria che si accende sul volto di Gesù, nel momento in cui dice il suo si a Dio nell´annunciazione e quando vede venire alla luce dal suo grembo il Redentore dell´umanità, nella notte di Natale dell´anno zero, quando Gesù entra nella storia mediante la santissima sua Madre, cuore immacolato, donna perfetta totalmente consacrata a Dio Amore e Trinità. Sono le parole del vangelo di Luca di oggi che ci danno lo spessore meraviglioso della festa odierna dell´Immacolata concezione che non è disgiunta o slegata dall´Annunciazione e dalla nascita del Redentore. L´arcangelo Gabriele infatti si rivolge personalmente a Lei. Il resto non è cronaca di un fatto, ma è storia della salvezza che diviene realtà, nella pienezza dei tempi quando Dio, mediante suo Figlio, venne ad abitare in mezzo a noi, portando a tutti la gioia della redenzione, in cui Maria costituisce un pilastro fondamentale per l´intero progetto di Dio portato a compimento mediante la venuta di Cristo sulla terra. La solennità dell´Immacolata è la festa delle gioie ed allegrezze di Maria, ma anche ed è soprattutto la festa della gioia di Cristo redentore, che Maria accetta di portare nel suo grembo verginale per essere strumento di salvezza nelle mani di Dio. Perciò Maria è Immacolata, senza macchia ed ombra di peccato, perché si è fatta serva dell´Onnipotente ed ha vissuto in intima comunione con Dio Altissimo prima, durante, dopo il suo concepimento, resta vergine e purissima per sempre. In lei ombra di peccato non ci può né per un breve tempo, né per un attimo, perché esente dal peccato originale per singolare privilegio donato da Dio alla sua e alla nostra Madre castissima, tutta pura e tutta bella davanti a Dio e davanti al cielo e alla terra.

II Domenica di Avvento      notizia del 06/12/2014

La buona notizia: Dio viene e profuma di vita la vita (Letture: Isaia 40,1-5.9-11; Salmo 84; 2 Pietro 3,8-14; Marco 1,1-8) Inizio del Vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. Come sta scritto nel profeta Isaìa: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo». Ascoltiamo oggi i primi versetti del vangelo secondo Marco. L’evangelista così apre la sua opera: “Inizio (arché) del Vangelo di Gesù Cristo”, parallelamente all’incipit del primo libro della Bibbia, la Genesi: “All’inizio Dio creò il cielo e la terra” (Gen 1,1). Anche nel quarto vangelo troviamo come prime parole: “All’inizio era la Parola…” (Gv 1,1). Secondo la Bibbia ci sono stati degli inizi, ci sono stati eventi che ricominciavano una storia, eventi considerati come nuove partenze, eventi che segnavano una novità. Nella storia di salvezza, la storia come Dio la legge, c’è un inizio, un ricominciare: quando Dio crea il cielo e la terra; quando la Parola di Dio inizia il suo percorso di incarnazione; quando inizia la vicenda di Gesù sulla terra; quando verrà il Signore Gesù nella gloria per darci cieli nuovi e terra nuova (cf. 2Pt 3,13; Ap 21,1)… Leggendo questa dinamica, Gregorio di Nissa afferma che anche la vita cristiana “va di inizio in inizio, attraverso inizi che non hanno fine”. Io amo ripetere che il cristianesimo, il Vangelo vissuto nella carne di uomini e donne, ricomincia sempre: ancora oggi, come ieri e come domani, sempre si constaterà un rinascere, un ricominciare del Vangelo, che appare qua e là nella vita di alcuni che vogliono, tentano con tutte le loro forze di essere alla sequela di Gesù, sulle sue tracce (cf. 1Pt 2,21). È il miracolo dei miracoli questo ricominciare del Vangelo vissuto, oserei dire della chiesa più vera, del fuoco del Vangelo che, conservato sotto la brace, ricomincia a divampare, a essere fuoco. Ecco dunque “l’inizio del Vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio”, cioè della notizia bella e buona che è portata e rappresentata da Gesù di Nazaret, il Messia venuto da Dio e da lui inviato nel mondo, la sua Parola eterna fatta carne fragile e mortale (cf. Gv 1,14), il suo Figlio venuto tra gli uomini. Il termine Vangelo (euanghélion) è attestato nella versione greca del profeta Isaia, nel passo che in questa domenica viene letto come prima lettura: Consolate, consolate il mio popolo – dice il vostro Dio –. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua schiavitù è finita, che il suo peccato è stato perdonato … Sali su un alto monte, tu che annunci la buona notizia (verbo euanghelízo) a Sion. Alza la tua voce con forza, tu che annunci la buona notizia (verbo euanghelízo) a Gerusalemme. Alza la voce, non temere; annuncia alle città della Giudea: “Ecco il vostro Dio!” (Is 40,1-2.9). Ecco il Vangelo, la bella e buona notizia: Dio viene! Nel vangelo secondo Marco questa buona notizia è che Dio viene in Gesù suo Figlio. Tutto avviene come sta scritto nello stesso brano del profeta Isaia: Ecco – dice il Signore –, io invio il mio messaggero davanti a te, egli preparerà la tua strada. Voce di uno che grida nel deserto: “Preparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri” (Is 40,3; cf. Es 23,20; Ml 3,1). Gesù non è qualcuno che arriva per caso, ma giunge secondo la promessa fatta dai profeti, ed è colui che è atteso da quanti hanno ascoltato i profeti stessi. Gesù viene dunque preceduto da un messaggero, Giovanni il Battista, che gli prepara una strada e chiede di ritornare a Dio mutando il comportamento, cambiando la propria vita nel pensare e nell’agire. Ecco la metánoia, la conversione che esige di non fare più ciò che si faceva, di tralasciare di fare il male, di fare il bene secondo la volontà di Dio (cf. Is 1,16-17). Occorre cambiare, avere questo coraggio e questa forza per collocarsi in una novità di vita, in modo da poter incontrare colui che viene, il Signore veniente, colui che Dio ha inviato nel mondo, in mezzo all’umanità. Per dire che erano convinti e che iniziavano questo nuovo cammino di accoglienza della buona notizia, molti andavano da Giovanni nel deserto e sigillavano questo nuovo inizio facendosi da lui immergere nelle acque del Giordano. In tal modo essi dicevano visibilmente che accettavano di seppellire il loro vivere mondano, ed erano tirati fuori dalle acque quali creature nuove, impegnati in una vita nuova, riconciliati con Dio che rimetteva, perdonava i loro peccati. Giovanni è il messaggero inviato da Dio davanti a Gesù, è l’uomo del deserto, dove si fa raggiungere dai credenti, perché nel deserto, luogo di solitudine e di spogliazione, potessero ascoltare la voce di Dio e discernere il Veniente (ho erchómenos), che è ormai vicino, imminente, tanto da poter essere annunciato dal precursore. Giovanni non ne dice il nome, ma lo indica come “il più forte che viene dietro di me”, che presto sarà rivelato, farà la sua comparsa. Per ora sta umilmente, come discepolo, dietro a Giovanni, il maestro, colui che immerge nell’acqua per sigillare la conversione e il perdono dei peccati da parte di Dio. Ma ecco, sta per venire, e il Battista quale messaggero e precursore deve annunciarlo e deve confessare di non essere degno neppure di slegargli i sandali: è il Veniente, mandato da Dio, munito della forza dello Spirito santo! La chiamata di Giovanni ieri era rivolta ai giudei, annuncio di una buona notizia riguardante Gesù, il Veniente, il Messia, il Figlio di Dio. Ma questa chiamata riguarda ancora noi, oggi: vogliamo ascoltare la bella e buona notizia? Vogliamo convertirci e cambiare vita? Vogliamo andare incontro al Veniente, Gesù Cristo, nella forza dello Spirito santo? Vogliamo, in altre parole, ricominciare il cammino di conversione a Dio, fidandoci di Gesù, della sua buona notizia, fidandoci della forza dello Spirito santo che può trascinarci in questo cammino di ritorno a Dio e di comunione con lui? La buona e bella notizia, il Vangelo di Gesù Cristo, riesce a farci ricominciare la sequela sulle sue tracce? Sì, il Vangelo vissuto non fa che chiamarci a ricominciare sempre, proprio come annuncia il vangelo secondo Marco con una significativa inclusione. All’inizio del vangelo, in Galilea, Gesù chiama degli uomini, dei pescatori (cf. Mc 1,16-20); alla fine il Risorto li chiama di nuovo, dopo le loro contraddizioni alla sequela e i loro misconoscimenti della sua buona e bella notizia: “Vadano in Galilea. Là mi vedranno” (cf. Mc 16,7). Dove li ha chiamati a cominciare, li richiamerà a ricominciare: è l’avventura cristiana, che sempre ricomincia! È Avvento, fratelli e sorelle, è ora di ricominciare!

I DOMENICA DI AVVENTO      notizia del 29/11/2014

Prima Domenica di Avvento: Avvento, tempo di attesa e attenzione: Dio si fa più vicino (Letture: Isaia 63,16-17.19; 64, 2-7; Salmo 79; 1 Corinzi 1,3-9; Marco 13, 33-37) In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all´improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!». La festa di Cristo Re, celebrata domenica scorsa, ha concluso l´anno liturgico con l´implicito invito a guardare avanti, al Signore glorioso che offre ai suoi fedeli la possibilità di raggiungerlo per condividere in eterno la sua vita. Il vangelo letto allora offriva indicazioni su come vivere adesso, per potersi presentare a lui, quando sarà il momento, in modo da conseguire la meta; oggi, prima domenica del nuovo anno liturgico, il vangelo (Marco 13,33-37) si collega al precedente con un forte richiamo: vegliare, perché nessuno sa quando quel momento accadrà. "Gesù disse ai suoi discepoli: Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. (...) Voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all´improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi lo dico a tutti: vegliate!" E´ questo il tempo di Avvento, cioè venuta: la doppia venuta di Dio, proteso a incontrare l´uomo. L´Avvento, prima parte dell´anno liturgico, intende ricordare la prima venuta del Figlio di Dio, quella storica di duemila anni fa, per preparare la seconda, che per ciascun uomo accadrà quando lasceremo questo mondo. Il passaggio dalla vita presente a quella eterna è presentato in altre pagine dei vangeli con una similitudine: è come il ritorno del padrone di casa, che valuta il modo in cui i suoi dipendenti si sono comportati durante la sua assenza. Il ritorno è certo, ma non precisato nelle sue coordinate temporali. Che quel momento sia imprevedibile, basta a confermarlo la comune esperienza, richiamata ogni giorno anche dalle pagine di questo quotidiano: malattie fulminanti, incidenti stradali, guerre e delinquenza consigliano di non dare per scontato neppure che vivremo sino a domani. Ma come va intesa l´esortazione di Gesù a non farsi trovare addormentati, cioè a vegliare? Forse che stando svegli si evitano i rischi cui la vita umana va soggetta? Qualcuno magari sì; controllare la salute, guidare con prudenza, aiuta; ma altre situazioni ci sfuggono, e in ogni caso prima o poi tutti da questo mondo partiremo. In tale contesto, che significa vegliare? Significa anzitutto non cedere alla tentazione dell´aspettare rassegnati senza far nulla, "perché tanto dovrò lasciare tutto qui", "perché tanto non sarò io a cambiare il mondo". Significa non cedere alla tentazione di sprofondare nel deprimente "godiamoci la vita, fin che c´è tempo". Significa non cedere alla tentazione di affannarsi ad ogni costo, di strafare magari a spese altrui, per dimostrare a sé stessi e agli altri di aver saputo realizzare qualcosa; significa non cedere alla tentazione di abbandonarsi agli sterili lamenti sulla fugacità dell´esistenza, ai rimpianti sul passato, alla paura del futuro. Significa invece impegnarsi serenamente, senza affanni ma anche senza pigrizie, a realizzare tutto il bene possibile; per dirla nei termini del vangelo di qualche domenica fa, far fruttare i talenti, secondo le indicazioni di Colui che un giorno ce ne chiederà conto. Significa vivere in questo mondo come se dovessimo starci sempre, pur sapendo bene che presto lo lasceremo; camminare con i piedi ben poggiati sulla terra, ma con gli occhi rivolti al cielo. Significa guardare al passaggio da questo mondo all´altro per quello che davvero importa: è l´incontro con il Signore, il quale ci esorta a farci trovare pronti. Pronti ad accoglierlo nel suo volto di padre, fratello, amico con le mani colme di doni. Qualunque sia la vita presente, è destinata a finire; conviene operare in modo che la vita ventura sia migliore di questa. A chi cerca di mettere in pratica il suo insegnamento, Gesù promette che se ora si dibatte nelle difficoltà, dopo non ci saranno più; se invece ora può dirsi contento, solo dopo sperimenterà come sia la vera felicità. In ogni caso vegliare conviene, perché "dopo" sarà meglio, oltre ogni attesa.

CRISTO RE      notizia del 22/11/2014

Il peccato più grande? Smarrire lo sguardo di Dio In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell´uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, sederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri. (...) Allora i giusti gli risponderanno: "Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l´avete fatto a me”».(Mt 25,31-46) Nell’ultimo giorno tutti, cristiani e non cristiani, saremo giudicati sull’amore, e non ci sarà chiesto se non di rendere conto del servizio amoroso che avremo praticato quotidianamente verso i fratelli e le sorelle, soprattutto verso i più bisognosi. E così il giudizio svelerà la verità profonda della nostra vita quotidiana, il nostro vivere o meno l’amore qui e ora: “impariamo dunque a meditare su un mistero tanto grande e a servire Cristo come egli vuole essere servito” (Giovanni Crisostomo). L´Inaspettato. Forse ancor meglio: l´Inimmaginabile. O più semplicemente: la Sorpresa. Il volto più candido del Dio ch´è veramente Dio: finalmente. Per davvero stavolta sarà "punto e a capo": per sempre, in aeternum come inanella dentro ogni sua strofa la liturgia che ne anticipa i passi e ne celebra i passaggi. Quel giorno - l´ultimo giorno della storia di quaggiù - trattiene le vesti della sorpresa: «Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato da voi fin dalla creazione del mondo». Una bellezza da manicomio: c´era già tutto pronto, per noi era stato preparato, fin dalla creazione del mondo. La più bella eredità in realtà era già nostra: serviva solo l´avventura d´accettarla sino in fondo per farla diventare parte di noi e dei nostri sogni. Per voi, perché «ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi». Saremo e staremo tutti col naso all´insù quel giorno, inebetiti come bambini che immaginavano l´esatto contrari odi ciò che vedono: quello che nemmeno il pennello di Michelangelo riuscì a farci sospettare fosse un giorno d´allegrezza pieno. Rimase inspiegabile ad oltranza: forse anche passibile di un certo tremore nei confronti di quel Dio che promise di tornare. Per sempre: io te e Lui. La più bella delle compagnie. Col naso all´insù, attoniti e storditi fuori misura: dov´è andato il Dio con la baionetta, armato di mitraglietta e di baffi ad uncino, con lo sguardo ferreo e il dito ostile ad infierire su quell´umano che gli stregò il cuore al punto tale da farselo compagno di viaggio. Fino all´assurdo di far dipendere la sua voglia d´amare dalle libere scelte degli uomini: chi l´accolse, chi lo rifiutò, chi ci ripensò strada facendo. Chi lo ritenne affidabile, chi inaffidabile: chi lo mise alla prova. Tutto sbagliato, tutto da rifare: era tutt´altra cosa il Dio che ci dovevamo attendere, la cui struggente nostalgia ebbe il peso delle cose che s´avvertono quando mancano. Quando, per far impazzire il cuore, si travestono d´assenza per sorprenderti due metri altrove. Tra le mura di casa di Lassù la morte da sola non esiste: esiste come mancanza d´amore. Nemmeno il peccato esiste: esiste solo l´incapacità d´amare. Figurati se esiste l´Inferno: esiste solo come rifiuto dell´Eternità. Destra o sinistra, «quelli che stanno alla mia destra (...) quelli che stanno alla mia sinistra»: Dio sta nel mezzo, come nel mezzo del proverbio sta la virtù. La bellezza, che è poi la giusta armonia delle cose affascinanti: il nome dell´Eterno. La sorpresa diventa rivelazione, l´inaudita: Dio non s´arresta a guardare i peccati commessi ma si ferma a contemplare il bene fatto. Sulla soglia rimane solo l´amore. Il vero peccato, quel giorno, sarà tutt´altra cosa: quello che quaggiù si pronuncia "che peccato!". Con le mani nei capelli, con lo sguardo confuso, con lo sbalordimento nelle gesta. Che peccato: ci siamo lasciati scappare l´occasione, c´è sfuggita la presa. D´altronde chi l´avrebbe mai detto che dentro i verbi più elementari - il mangiare, il bere, il vestire, l´incontrare, il visitare - si nascondesse l´occasione della vita. La chance dell´Eterno? E, viceversa, l´occasione per firmarsi la perdizione: «Tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l´avete fatto a me». L´Eterno nel presente, per l´appunto: che è come indaffararsi per fare in modo che l´eroico divenga quotidiano e il quotidiano divenga eroico. Perché la storia dell´uomo non è una stramaledetta cosa dopo l´altra ma un´avventura che «rotola melodiosamente dalla mano di Dio» (E. Hillesum). Giorno di sorpresa e di gaudio fu quello che accade nella casetta di Nazareth: s´era agli inizi dell´avventura cristiana e una donna si sorprese di cotanta attenzione versata nella sua umile appartenenza alla dinastia dei poveri. Giorno di sorpresa e d´imbarazzo sarà quell´ultimo giorno, laddove finalmente all´uomo sarà dato di sapere com´è andata per davvero la storia. Quaggiù lo chiamano il "Giudizio Universale": in realtà del giudizio di quaggiù sembra spartire poco più di nulla. Perché più che giudizio sarà come un riflettersi allo specchio dopo una lunga avventura: tutti presi dal da farsi del quotidiano, si sarà forse rischiato di perdere la narrazione di una storia, della nostra storia. L´avremo smarrita per strada: forse ad un incrocio, più probabilmente ad una svolta, quasi certamente in un attimo di distrazione. Il Cielo l´avrà raccolta, ricomposta e ordinata: l´ultima sorpresa sarà quella di lasciarci sorprendere da ciò che siamo stati per davvero. E che magari avevamo perduto di vista. (M. Pozza, L´imbarazzo di Dio, San Paolo 2014) Il tutto nel frammento, l´Eterno nei gesti feriali, Dio nell´uomo: nessun´altra dichiarazione poté e potrà mai superare l´inaudita follia amorosa di un Dio perdutamente invaghito delle sue creature. Di un Dioscalzo: a battere strade di miseria, lacrime d´afflizione, storie disgustose e disgustate. Che poi, a ben pensarci, la vera amarezza sarà ancora altrove: in quell´inaspettata scoperta d´aver trascorso una vita a parlare di Regno, di Cielo e di Eterno e non essersi mai accorti che il Regno, il Cielo e l´Eterno s´erano nascosti nella grammatica più elementare di tutte: quella dei verbi di casa, nel vetro dei bicchieri da riempire, nel tessuto delle vesti da far indossare, nella mollica del pane da condividere. Delle sbarre da oltrepassare. Col naso all´insù: per aver perduto l´appuntamento con la Bellezza. Lo pensavamo chissà come: rimase il Dio umile dei primi passi. Il Dio dei piccoli cristi. Dei poveri Cristi.

XXXIII Domenica del tempo ordinario      notizia del 15/11/2014

Il talento di coltivare e custodire la felicità degli altri (Letture: Proverbi 31,10-13.19-20.30-31; Salmo 127; 1 Tessalonicesi 5,1-6; Matteo 25,14-30) In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; (...). Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque (...). Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo” (...)». Avverrà come a un uomo Questa Parabola, nella economia del capitolo 25 di Matteo, sta in mezzo tra la parabola delle dieci vergini (Mt 25,1-13) e la parabola del giudizio finale (Mt 25,31-46). Tutte e tre parlano del Regno di Dio, all´inizio come attesa nella vigilanza previdente, poi come responsabilità e impegno dei doni ricevuti che, ultimo tema, non sono orientati a se stessi ma messi a servizio degli altri, soprattutto nella accoglienza degli ultimi. Interessante è il linguaggio e la tipologia dell´oggetto della parabola mutuato dal mondo degli affari, molto concreto che non lascia spazio alla spiritualità o alla religiosità: beni, talenti, investire, impiegare, guadagnare, denaro, conti, potere, banchieri, interesse. Sembra che Matteo voglia suggerire che la Fede non è un sentimento pio e devoto, neppure una appartenenza religiosa o la partecipazione al culto, a dei riti, quanto un agire coraggioso nella storia degli uomini, con gli strumenti umani, mettendo a rischio se stessi e le proprie cose. Consegnò loro i suoi beni La parabola parla proprio di una specifica vocazione: chiamò i suoi servi per consegnare i suoi beni.Neppure si tratta di un affidamento temporaneo o in custodia, ma proprio di una consegna. Si potrebbe quantizzare la somma (enorme) che ognuno ha ricevuto e riferirlo all´oggi ma non è di grande importanza perché i talenti sono un pretesto, uno stratagemma, l´oggetto della parabola è il comportamento dei servi, le loro capacità, la fiducia, l´iniziativa, l´intraprendenza. La differenza di quanto è ricevuto corrisponde alle capacità di ciascuno, dunque quell´uomo conosce i suoi servi ma adesso li lascia completamente liberi, non dà indicazioni, istruzioni o compiti, piuttosto piena fiducia, semplicemente consegnando ciò che è suo alla libera iniziativa di ciascuno. La partenza dell´uomo ne è il segno. La libertà è qualcosa che si ha "dentro", è coscienza di se stessi. Nessuno è libero se non è padrone di se stesso (Epitteto) e di ciò che possiede. I servi che subito andarono a "lavorare nei talenti" ricevuti hanno preso coscienza della propria libertà ma anche di ciò che è diventato di loro proprietà. Comprendono che quell´uomo ha fatto un gesto di fiducia e libertà che merita una risposta feconda. È proprio la commistione tra libertà e possesso che genera iniziativa e l´agire responsabile. Non è semplice né immediato, richiede equilibrio perché non ci sia sopravvento di libertà o di possesso (non solo di ciò che è materiale), neppure presunzione dell´uno o dell´altra; non di rado occorre saper remare con fatica controcorrente a un pensiero dominante. Tanti disastri nella storia dell´uomo (e nella nostra) derivano proprio dalla discrasia tra libertà e proprietà, specialmente di ciò che riteniamo di tutti o di nessuno, a iniziare dai beni della terra e lo stesso pianeta, la sua terra, i mari, l´aria, il sottosuolo, le sue risorse. Ho avuto paura Il terzo servo va a seppellire ciò che ha ricevuto, sente bisogno di conservarlo con cura perché non lo ritiene suo ma di quel padrone, un uomo duro, di cui ha paura. Mentre gli altri servi, nel rendere conto, semplicemente raccontano ciò che hanno fatto e mostrano il guadagno, il terzo restituisce ciò che ha ricevuto al padrone: ecco ciò che è tuo. L´idea che quel servo si è fatta del suo signore non corrisponde alla considerazione che invece ne hanno gli altri, non crede alla sua generosità, alla gratuità, anzi lo ritiene avido di ciò che non gli appartiene. L´immagine che ha di se stesso è quella delservo-schiavo e non del servitore-erede. Non ha avuto fiducia né nel padrone né in se stesso, insieme al denaro ha seppellito la sua vita, è rimasto al buio, nella solitudine. Non ha neppure considerato la possibilità di condividere con altri ciò che ha ricevuto: avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri.È il comportamento di chi dice: "Non faccio male a nessuno, non rubo, non ho ucciso", ma si è privato della dimensione d´amore. «Sotterrando il tuo oro, tu in realtà hai sotterrato il tuo cuore. Sì, tu sei povero, non possiedi alcun bene: sei povero d´amore, povero di bontà, povero di fede in Dio, povero di speranza eterna» (San Basilio). Quello che influisce nella nostra vita, e non solo nel suo aspetto spirituale e religioso, è l´idea che ci siamo fatti di Dio, del suo volto. I farisei immaginavano Dio come un Giudice severo e le persone valevano davanti a lui in base ai meriti conquistati con le osservanze. Questa immagine di Dio senza amore toglie libertà, ingenera paura e impedisce la crescita umana. Ma Dio non è così: «Perché avete paura, gente di poca fede?» (Mt 8,26). "Nell´amore non c´è timore, al contrario l´amore perfetto scaccia il timore, perché il timore suppone il castigo e chi teme non è perfetto nell´amore. Noi amiamo, perché egli ci ha amati per primo" (1Gv 4, 18-19). L´amore mette in moto la vita, ci fa stare in piedi per accettare la responsabilità della vita senza nascondigli, senza paura ma con coraggio, passione e intraprendenza.

DOMENICA 9 NOVEMBRE      notizia del 08/11/2014

Consacrata dal papa Silvestro il 9 novembre 324, fu la prima chiesa ad essere pubblicamente consacrata. Nel XII secolo, fu dedicata a san Giovanni Battista grazie al suo battistero, che è il più antico di Roma, e da qui la designazione di basilica di San Giovanni in Laterano. Per più di dieci secoli, i papi tennero la loro residenza nelle vicinanze e vi si tennero circa duecentocinquanta concili, di cui cinque ecumenici. Semidistrutta dagli incendi, dalle guerre, venne ricostruita sotto il papato di Benedetto XIII e di nuovo consacrata nel 1726. Basilica e cattedrale di Roma, la prima di tutte le chiese del mondo, essa è il primo segno esteriore e sensibile della vittoria della fede cristiana sul paganesimo occidentale. Per tutti i cristiani reduci dalle "catacombe", la basilica del Laterano fu il luogo dove potevano finalmente adorare e celebrare pubblicamente Cristo Salvatore. Quell’edificio di pietre, costruito per onorare il Salvatore del mondo, era il simbolo della vittoria, fino ad allora nascosta, della testimonianza dei numerosi martiri. Segno tangibile del tempio spirituale che è il cuore del cristiano, esorta a rendere gloria a colui che si è fatto carne e che, morto e risorto, vive nell’eternità. L’anniversario della sua dedicazione, celebrato originariamente solo a Roma, si commemora da tutte le comunità di rito romano». (tratto dal sito lachiesa.it) Questa festa prende, oggi, il posto della trentaduesima domenica del Tempo Ordinario; il tempio è luogo di Dio, un’impronta della Sua presenza, un luogo dove poter ascoltare la Sua Parola, celebrare l’Eucaristia, vivere la preghiera personale e comunitaria. Una festa che ci aiuta a rinnovare l’amore e il legame a Cristo Signore e alla sua Chiesa. Il mistero di Cristo, venuto «non per condannare il mondo, ma per salvare il mondo» (Gv 12,47), infiammi i nostri cuori, e la testimonianza delle nostre vite donate interamente al Signore e ai fratelli ci aiuti a dire che l’amore può tutto, oltre ogni struttura, oltre ogni confine. È bello oggi dire alla Chiesa: «Ti amo, come casa mia». Ma è giusto anche esortare la Chiesa a non avere porte ermeticamente chiuse, ma a essere, come felicemente esortava Giovanni XXIII, «la fontanella posta al centro della piazza del paese, dove tutti, ma proprio tutti, coloro che hanno sete, senza alcuna distinzione, possano bere». (Mons. Riboldi). Oggi il Signore ci insegna che il tempio di Dio non deve essere un luogo di mercato, un luogo di ipocrisie e falsità, ma una casa accogliente che accoglie tutti, coloro che sono stanchi e affaticati, oppressi, giovani, bambini, ammalati. Tutti coloro che desiderano mettersi in discussione, desiderano di mettersi in cammino insieme a coloro che ci hanno preceduto e che oggi, costruiscono la Chiesa. Il tempio siamo noi, siamo noi che rendiamo vivo il tempio, siamo noi quell’«edificio spirituale» costituito da Dio come pietre vive poggiate sull’unico fondamento: Cristo (Cfr 1cor 3,9 ss). Noi formiamo il nuovo popolo dell’Alleanza, formiamo quell’unico popolo e ancora oggi, celebrando la dedicazione della Basilica Lateranense, celebriamo la nostra consacrazione a Dio, e ciò che ci unisce è lo Spirito Santo che ci fa professare un’unica fede. Un breve pensiero di Sant’Agostino dice: Non è la basilica che contiene il popolo, è il popolo stesso. Anche San Girolamo ci aiuta con le sue parole: Non sono le mura che fanno i cristiani. Viviamo questa festa nella consapevolezza che siamo chiamati a essere parte viva di questo grande progetto d’amore, siamo chiamati a costruire con la nostra vita, con la nostra presenza, il tempio di Dio testimoniando concretamente ciò che a noi è stato donato

2 novembre : Commemorazione dei defunti      notizia del 01/11/2014

“In verità, in verità io vi dico: se un chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Gv 12, 24). La morte ha condizionato nei secoli la vita degli uomini, è stata l’elemento fondante delle religioni, ha avuto un ruolo caratteristico nel pensiero filosofico, è stata l’ispirazione per eccellenza degli artisti. In sintesi, il fatto è che la morte - grande mistero esistenziale - ha sempre spaventato l’umanità e quindi tutte le civiltà ne hanno fatto l’argomento centrale della propria natura. Rispetto agli atei, i seguaci di culti orientali, l’ebraismo e l’islam, i cristiani considerano la morte in modo del tutto particolare. Eccetto gli atei che credono che la morte sia la fine totale e irrimediabile della vita dell’individuo, chi professa una qualsiasi religione è certo che l’anima sopravvive alla morte. Noi cristiani, però, siamo rassicurati sulla redenzione e sulla salvezza dal Cristo, nostro Dio fatto uomo, che con il suo insegnamento ci ha indicato direttamente - senza avvalersi di intermediari - la via della verità e con la sua passione, morte e risurrezione ci ha garantito un’altra vita dopo il trapasso. Infatti, per il Cristianesimo l’Evento Pasquale è l’elemento fondatore che sta al centro del Credo e alla base di tutta la nostra fede. E’ di questo evento che “si fa memoria” ogni volta che si celebra l’Eucarestia. Ed è la risurrezione di Gesù da morte che genera nell’uomo la speranza, virtù teologale coesistente con la fede e la carità, che anche tutti noi supereremo il peccato e la morte per raggiungere, tramite Cristo, il Padre. L’aria liberatrice portata da Gesù, se pure in sintonia con le antiche promesse che Dio aveva fatto ai Profeti nell’Antico Testamento, si rivolge in modo radicale e perentorio non a un popolo, ma a tutti gli uomini, chiamati uno a uno. “Dio, nostro salvatore, vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità. Uno solo, infatti, è Dio e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Gesù Cristo, che ha dato se stesso in riscatto per tutti” (1Tm 2,4-6). Mi è rimasto impresso uno scritto attribuito in origine a Sant’Agostino e ripreso da Henry Scott Holland, canonico della cattedrale di St. Paul di Londra, che denota come la morte per il pensiero cristiano sia un semplice passaggio tutt’altro che definitivo e drammatico: La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora. Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste. Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Prega, sorridi, pensami! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza. La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza. Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista? Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo. Rassicurati, va tutto bene. Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata. Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace. Dalla riflessione di Sant’Agostino emerge la tradizione cristiana del culto dei morti che ritiene i defunti riposare in pace aspettando la risurrezione finale. Questo pensiero, esclusivamente evangelico, è la ragione per cui i cristiani fin dalle origini esclusero ogni disperata tristezza nelle loro cerimonie funebri; cosicché, mentre i pagani pagavano delle donne (le prèfiche) con il compito di piangere un simulato dolore, i cristiani cantavano salmi e l’alleluia pasquale della risurrezione. Purtroppo la rilevanza del culto dei morti nella società civile attuale si è notevolmente indebolita, di conseguenza il rapporto con i defunti che ha accompagnato per millenni lo sviluppo delle civiltà ha perso la capacità di mettere a fuoco il grande tema della morte. La società post-moderna in cui viviamo, in termini sociologici si limita a occultare e a rimuovere il fatto della morte, riproducendo in forme nuove un blocco collettivo verso l’ignoto. Da noi si dà per scontato che il culto dei morti coincida con la religione e si delega, quindi, alla Chiesa cattolica il compito di gestire il rapporto con l’al di là, mentre l’interesse dominante, non solo della scienza ma anche dell’intera società, si concentra su l’al di qua. E’ bene rilevare che in questa situazione la Chiesa poco fa per spiegare ai propri fedeli che, come sostiene Sant’Agostino, il compito di mantenere il rapporto con i nostri defunti compete a tutti noi e non è delegabile. Un solo esempio: è proprio opportuno che durante le Messe si legga una lunga serie di nomi di defunti cui si fa memoria su richiesta dei congiunti? Questa prassi riscontrabile recentemente in alcune parrocchie (per fortuna non in tutte) non fa che avallare la convinzione che noi viventi ci possiamo svincolare dal mantenere uno stretto rapporto diretto con i nostri cari che sono in attesa della risurrezione delegandone il ricordo e la preghiera alla Chiesa. Personalmente auspico che, specialmente noi cristiani, continuiamo a sentirci vicini ai nostri defunti con la preghiera, parlandoci come se fossero “dall’altra parte, proprio dietro l’angolo” e praticando il cimitero come luogo d’incontro periodico, non solo una sola volta l’anno in occasione della ricorrenza del 2 novembre.

1 novembre 2014      notizia del 31/10/2014

Riflessione per la solennità del 1 novembre: Santi, straordinariamente ordinari - Tutti i Santi ( Mt 5,1-12) Ogni anno, quando si avvicina la Solennità di tutti i Santi, personalmente mi trovo in difficoltà, pensando alla riflessione da proporre all´omelia. Non perché le letture che abbiamo proclamato siano prive di spunti, tutt´altro; anzi, forse proprio per l´abbondanza di temi che le accompagnano, si fa una certa fatica a focalizzarsi su un aspetto del cammino verso la santità alla quale questa festa tutti ci richiama. Pensiamo anche solo alle Beautitudini che abbiamo proclamato nel Vangelo: ognuna di esse meriterebbe uno specifico e dettagliato approfondimento, vista la ricchezza che le permea e la densità del messaggio che ne emerge. Ecco, la solennità di oggi è proprio "densa", "intensa", ricchissima di significati...è "tanta roba", per usare - senza essere irrispettosi - un´espressione molto giovanile! E questo "molto", questa "ricchezza", ci viene anche dall´insieme delle storie e delle vicende di tutti quelli che la Chiesa, oggi in un´unica celebrazione, venera come Santi. Una ricchezza che proviene innanzitutto dalla diversità delle loro vicende storiche, dalla variegata espressione della loro testimonianza di santità, dai loro modi distinti e a volte antitetici di vivere la fede in Cristo, dalla diversa provenienza delle loro culture e dal conseguente modo di vivere il Vangelo inculturato nella loro realtà. Da questa grande varietà e molteplicità di doni, scaturisce il significato fondamentale di questa festa, espresso poi con tale frequenza e ridondanza da essere inflazionato e quindi anche un po´ banalizzato, se non abusato: ovvero, "che tutti quanti possiamo diventare santi e che tutti quanti dobbiamo sentirci incamminati verso la santità. I santi, quindi, non sono solamente quelli scritti sul calendario o elevati agli onori degli altari, ma possiamo esserlo tutti quanti noi, senza la necessità di aver fatto nulla di straordinario, ma solo nella testimonianza costante della nostra fede". Punto e a capo, e domani si commemoreranno i Fedeli Defunti, in una profonda unità d´intenti e di significati con la celebrazione di oggi. Il manierismo omiletico e retorico, ovvero la capacità di fare omelie codificate su standard tutti identici, è una modalità tipica di noi sacerdoti quando ci sentiamo in difficoltà di fronte al susseguirsi del calendario liturgico, vissuto con ripetitività piuttosto che con creatività. E allora, per celebrazioni che ogni anno mantengono la stessa Liturgia della Parola, come ad esempio la giornata di oggi, usiamo espressioni del tipo: "I santi sono coloro che non hanno fatto nulla di straordinario nella loro vita, e che oggi ricordiamo in un´unica grande celebrazione". E in un attimo, la varietà di doni e carismi è divenuta omogenea e routinaria piattezza...nulla di straordinario...unica celebrazione...come tutti gli anni. Io oggi ho voglia di uscire dal coro, e dire come la penso veramente: i Santi sono persone straordinarie, con dei doni e dei carismi particolari, e non è così ovvio e scontato che tutti quanti possiamo e riusciamo a diventare Santi, perché per fare questo occorrono uno sforzo e un´ascesi di vita che vanno ben aldilà delle semplici capacità umane. Occorrono dei doni straordinari dello spirito, per essere Santi. Papa Francesco, in una delle sue omelie a Santa Marta lo scorso mese di maggio, diceva che "i santi non sono eroi, ma umili peccatori che si lasciano santificare da Gesù, nella storia di ogni giorno": niente di più vero, concordo pienamente con quanto il Papa afferma. E per comprendere meglio questo, torno ad affermare quanto ho detto prima: per essere Santi, occorrono dei doni straordinari. Non eroici: straordinari, ossia che "escono dall´ordinario", dal nostro quotidiano modo di fare. Bene, adesso guardiamo fuori e dentro di noi e proviamo a interrogarci sul nostro modo ordinario di vedere le cose e di condurre la vita. Non parlo tanto di attività da svolgere, che bene o male sono abitudinarie, quindi tutt´altro che straordinarie. Parlo di mentalità, di maniera di vedere le cose e di condurre la vita. Oggi viviamo ordinariamente in un perenne stato di ansia, anzi sarebbe meglio dire "di ansie": ansia di programmazione, ansia di visibilità, ansia di essere sempre raggiungibili, ansia di non perdere i contatti, ansia di "stare sul pezzo"... Se non abbiamo il telefonino a portata di mano, andiamo in tilt; se un nostro caro non risponde a un nostro sms in pochi minuti o se non entra in Watsapp per oltre un´ora, andiamo in tilt; se arriviamo a pochi giorni dal weekend e non abbiamo ancora deciso cosa fare, andiamo in tilt; se facciamo una cosa che poi può venire fotografata, ripresa e finire su un social network, andiamo in tilt; se non consegniamo un lavoro entro i tempi stabiliti e rischiamo di stare fuori dalle perverse logiche del mercato, andiamo in tilt. Insomma, se non siamo ansiosamente e agitatamente pronti a vivere ogni istante della nostra vita in tempo reale, andiamo in tilt, perché rimaniamo fuori dalle più elementari logiche della contemporanea sopravvivenza quotidiana: il quotidiano è divenuto un insieme di pratiche ansiogene, frenetiche, tutt´altro che ordinarie e tutt´altro che quotidiane, perché viviamo una giornata come se ne stessimo vivendo dieci. L´ordinarietà è divenuta straordinarietà, e viceversa; ossia, essere straordinari, poco comuni, particolari, oggi significa essere capaci di vivere nella serenità, senza frenesie e ansie, e per fare questo c´è davvero bisogno di qualche dono e carisma particolare, perché l´ordinario e il quotidiano non sappiamo proprio più cosa sia. E allora, quando vediamo o sentiamo di qualcuno che ancora sa vivere la propria esistenza e sa giungere alla pienezza dei propri giorni con serenità, senza ansia, nell´affidamento totale alla Vita e a Qualcun Altro che la conduce con più sicurezze rispetto a un software o a un robot...ecco, in quel momento stiamo vedendo e ascoltando di qualcuno che, davvero, è Santo. Santo perché ha quel dono particolare, straordinario ma non eroico, di saper vivere il quotidiano come nessuno più, ormai, lo sa fare: nella serenità e nell´abbandono, ossia nella fede. Le Beatitudini che abbiamo ascoltato inaugurano il Discorso della Montagna di Gesù, e sono davvero il proclama di quella santità cui tutti speriamo di giungere, ma che forse non è così facile come pensiamo. Credo che il Discorso della Montagna e le sue Beautitudini trovino, ancora più oggi, il loro profondo significato, nei versetti che si trovano al cuore di quel discorso, e a cui oggi affido la conclusione della nostra riflessione sulla santità: "Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena".

Domenica 26 ottobre 2014      notizia del 25/10/2014

Amare con tutto noi stessi è necessario per vivere In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i profeti». (Letture: Esodo 22,20-26; Salmo 17; 1 Tessalonicesi 1,5-10; Matteo 22,34-40) Continuano le controversie tra Gesù e i suoi oppositori, che a turno tentano di coglierlo in contraddizione con la fede di Israele, con l’insegnamento della tradizione, deposito da essi custodito gelosamente. I sadducei, cioè i sacerdoti (cf. Mt 22,23); i farisei (cf. Mt 22,15), un movimento laicale estremamente legato alla Torah, alla Legge; gli erodiani, partigiani di Erode (cf. ibid.); gli interpreti delle Scritture: tutti vanno da Gesù, mentre egli si trova nel tempio, per porgli domande, per “fargli l’esame” e coglierlo in fallo nelle sue parole. Vogliono che la sua voce taccia, che le sue parole non siano ascoltate, che i suoi gesti siano puniti, e per questo saranno disposti a condannarlo e a procurargli la morte. Sono gli ultimi giorni di Gesù nella città santa di Gerusalemme, prima dell’arresto e della passione, ed egli sa che il cerchio intorno a sé si stringe sempre più. Ed ecco che nella nostra pagina del vangelo entrano di nuovo in scena i farisei, e tra loro un dottore della Legge, un teologo diremmo noi, un esperto delle sante Scritture, “lo interroga per metterlo alla prova: ‘Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?’”. La domanda è pertinente, perché nel giudaismo rabbinico la Legge aveva assunto un posto centrale all’interno della rivelazione scritta: e così i primi cinque libri biblici erano i più studiati e meditati, con un primato su tutti gli altri, quelli dei profeti e dei sapienti. In questo studio della Torah i rabbini avevano individuato, oltre alle dieci parole date da Dio a Mosè (cf. Es 20,2-17; Dt 5,6-22), 613 precetti, come spiega un testo della tradizione ebraica: Rabbi Simlaj disse: “Sul monte Sinai a Mosè sono stati enunciati 613 comandamenti: 365 negativi, corrispondenti al numero dei giorni dell’anno solare, e 248 positivi, corrispondenti al numero degli organi del corpo umano … Poi venne David, che ridusse questi comandamenti a 11, come sta scritto [nel Sal 15] … Poi venne Isaia che li ridusse a 6, come sta scritto [in Is 33,15-16] … Poi venne Michea che li ridusse a 3, come sta scritto: ‘Che cosa ti chiede il Signore, se di non praticare la giustizia, amare la pietà, camminare umilmente con il tuo Dio?’ (Mi 6,8) … Poi venne ancora Isaia e li ridusse a 2, come sta scritto: ‘Così dice il Signore: Osservate il diritto e praticate la giustizia’ (Is 56,1) … Infine venne Abacuc e ridusse i comandamenti a uno solo, come sta scritto: ‘Il giusto vivrà per la sua fede’ (Ab 2,4; cf. Rm 1,17; Gal 3,11)” (Talmud babilonese, Makkot 24a). Questa la risposta rabbinica alla questione su come semplificare i precetti della Legge, su quale comandamento meritasse il primato. Gesù non si pone all’interno di questa casistica, ma va al fondamento della vita del credente. Innanzitutto cita lo Shema‘ Jisra’el, il comandamento che il credente ebreo ripeteva e ripete tre volte al giorno: “Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua vita e con tutta la tua mente” (Dt 6,4-5). Poi chiosa: “Questo è il grande e primo comandamento”. Ma subito va oltre, accostando al comandamento dell’amore per Dio quello dell’amore per il prossimo, dato senza paralleli nella letteratura giudaica antica: “Amerai il prossimo tuo come te stesso” (Lv 19,18). Risalendo alla volontà del Legislatore, Gesù discerne che amore di Dio e del prossimo sono in una relazione inscindibile tra loro: la Legge e i Profeti sono riassunti e dipendono dall’amore di Dio e del prossimo, non l’uno senza l’altro. Non a caso nel nostro testo il secondo comandamento è definito pari al primo, con la stessa importanza, lo stesso peso, mentre l’evangelista Luca li unisce addirittura in un solo grande comandamento: “Amerai il Signore Dio tuo … e il prossimo tuo” (Lc 10,27). Sì, Gesù compie un’audace e decisiva innovazione, e lo fa con l’autorità di chi sa che non si può amare Dio senza amare il fratello, la sorella. Lo esprimerà un suo discepolo, Giovanni, riprendendo l’insegnamento di Gesù: “Se uno dice: ‘Io amo Dio’ e odia suo fratello, è un bugiardo. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. E questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche suo fratello” (1Gv 4,20-21). Ecco come si può rispondere all’amore di Dio per noi, al “Dio” che “è amore” (1Gv 4,8.16) e che “ci ha amati per primo” (1Gv 4,19): credendo a questo amore (cf. 1Gv 4,16), e di conseguenza amando Dio e gli altri. Noi parliamo troppo facilmente di amore per Dio, perché ci infiammiamo nel pensarci quali amanti: allora accresciamo il nostro desiderio di Dio, aneliamo a lui, cantiamo la nostra sete di lui (si veda, in proposito, l’inizio degli splendidi salmi 42 e 63), godiamo di stare nella sua intimità, pratichiamo anche un’assiduità con Dio nella preghiera, negli affetti, nei sentimenti, nelle emozioni. Ma occorre sempre discernere se in tale amore Dio è ascoltato o no, se la sua volontà è realizzata o no: in sintesi, se in questa relazione ci accontentiamo di un amore di desiderio, senza che vi sia in noi anche l’amore di ascolto e di obbedienza. Va detto con chiarezza: il rapporto con Dio è esposto al rischio dell’idolatria, perché se Dio è ridotto a un oggetto del nostro amore, se amiamo un’immagine di Dio che noi abbiamo plasmato, allora Dio è un idolo, non il Dio vivente che si è rivelato a noi! Certo, in quanto esseri umani abbiamo bisogno di esprimere l’amore per Dio anche con il linguaggio del desiderio che ci abita e che ci spinge fuori di noi stessi. Dobbiamo però sempre ricordare l’essenziale: noi aneliamo all’abbraccio con il Signore, con il Dio vivente, ma egli entra in una relazione intima, penetrante, conoscitiva con noi, nella misura in cui lo ascoltiamo, e dunque facciamo il suo desiderio, la sua volontà. Insomma, Dio va amato amando gli altri come lui li ama. L’amore per gli altri è ciò che rende vero il nostro amore per Dio, è l’unico luogo rivelativo, l’unico segno oggettivo che noi siamo discepoli di Gesù, e dunque amiamo Gesù e amiamo Dio. Gesù stesso lo ha affermato in modo netto: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,35); l’amore che mette in pratica “il comandamento nuovo”, cioè ultimo e definitivo, lasciatoci da Gesù: “Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati” (Gv 13,34; 15,12). La verità dell’amore di desiderio per Dio sta dunque nell’amore di chi realizza concretamente la sua volontà: “Dio nessuno l’ha mai contemplato: se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e in noi il suo amore è giunto a pienezza” (1Gv 4,12).

PAOLO VI PROCLAMATO BEATO      notizia del 18/10/2014

Un breve ricordo, di quello che per me è stato uno dei più grandi e santi Papi, attraverso le sue parole: Giovanni Battista Montini il 19 ottobre 2014 sarà proclamato beato, atto conclusivo del Sinodo straordinario sulla famiglia. La Congregazione delle Cause dei Santi ha promulgare il decreto riguardante il miracolo attribuito all´intercessione del venerabile servo di Dio Paolo VI, che ha riguardato un bambino ancora nel grembo materno. «Congedandomi dalla scena di questo mondo e andando incontro al giudizio e alla misericordia di Dio, dovrei dire tante cose, tante… Sul mondo: non si creda di giovargli assumendone i pensieri, i costumi, i gusti, ma studiandolo, amandolo, servendolo. Chiudo gli occhi su questa terra dolorosa, drammatica e magnifica, chiamando ancora una volta su di essa la divina bontà… O uomini, comprendetemi: tutti vi amo nell’effusione dello Spirito Santo… E alla Chiesa: abbi il senso dei bisogni veri e profondi dell’umanità». Ho voluto affidarmi ad alcune battute di quel testo mirabile ed emozionante che è il Pensiero sulla morte, il testamento che Paolo VI stese il 30 giugno 1965, due anni dopo la sua elezione a pontefice, e a distanza di tredici dalla sua morte, che avverrà il 6 agosto 1978. In queste righe si intuisce tutto lo spirito con cui egli ha dialogato con la cultura e la società moderna in uno dei periodi più laceranti eppure creativi del secolo scorso, in un’epoca in cui si affacciava ormai non solo la postmodernità ma apparentemente un vero e proprio post-cristianesimo. Memore del testamento giovanneo di Cristo riguardo al discepolo presente nel mondo ma non appartenente al mondo, papa Montini aveva con simpatia e con intimo travaglio «studiato, amato e servito» il mondo e la sua storia, senza perdere mai di vista la stella della trascendenza. Quelle sue parole così folgoranti e sofferte erano il suggello più autentico di un amore per l’uomo e per la sua vicenda «dolorosa, drammatica e magnifica» attestato dall’intero itinerario non solo del suo pontificato ma anche della sua stessa esistenza. Proprio per questo è difficile ricomporre in poche righe i lineamenti del suo profilo di uomo in dialogo col mondo, con i suoi splendori e le sue miserie. Si dovrebbe, ad esempio, percorrere tutto il suo lungo itinerario formativo fatto di letture selezionate, acute e appassionate che lo introducevano in modo particolare nell’orizzonte culturale francese, che rimarrà sempre una sorta di sua seconda patria intellettuale. Basterebbe, al riguardo, citare soltanto tre nomi: Jean Guitton, che rimarrà un suo interlocutore privilegiato anche attraverso i notiDialoghi con Paolo VI (Mondadori 1967), pagine di grande rilievo simili a un arcobaleno tematico; Jacques Maritain, a cui affiderà il messaggio conclusivo del Concilio Vaticano II per gli uomini di cultura; Jean Daniélou, il teologo che egli creerà cardinale, espressione della più ampia cerchia dei teologi conciliari francesi come Congar, Chenu, De Lubac, e così via. Una ricerca di questo tipo offrirebbe una ricca messe di spunti sia tematici sia personali. […] Per cogliere il suo rapporto con la cultura contemporanea sarebbe fondamentale svolgere un itinerario all’interno delle sue encicliche, a partire da quella programmatica, Ecclesiam Suam (1964), passando attraverso quelle sociali come la Populorum progressio (1967) che rivelava una visione planetaria del problema dello sviluppo dei popoli. Ma certamente una sorta di vessillo emblematico per l’incontro con la vicenda umana in quel particolare contesto fu la costituzione pastorale conciliare Gaudium et spes, intitolata significativamente «La Chiesa nel mondo contemporaneo». Essa respira l’apertura e l’ansia montiniana di incrociare la società anche nelle piazze secolarizzate, persino nell’ambito dell’ateismo, tant’è vero che sarà lui a creare nel 1965 il Segretariato per i non Credenti, destinato a essere inglobato da san Giovanni Paolo II nel Pontificio Consiglio della Cultura, che l’ha attualmente rinverdito col Cortile dei gentili voluto da Benedetto XVI, un’iniziativa erede anche dello spirito di Paolo VI. Si pensi, poi, quanto per questo Papa sia stata tormentata la scelta della pubblicazione di un’enciclica come l’Humanae vitae (1968), in una fase storica particolarmente turbolenta. Si sono spesso giudicate in modo critico le sue incertezze apparenti, smentite comunque da decisioni dall’impatto sociale arduo come questa, e quindi nate da una scelta meditata e sofferta. Ma proprio le sue esitazioni e attese sbocciavano dalla finezza della sua sensibilità nei confronti di una società sempre più variegata, frammentaria e in forte evoluzione. In questa luce si può collocare anche il suo desiderio di varcare i perimetri spaziali tradizionali del papato attraverso i viaggi apostolici in Terra Santa (1964), all’Onu e in India (1965), in Colombia (1968), in Uganda (1969), in Australia e Oceania (1970). Nei discorsi indirizzati a quei popoli si intuiva l’ansia di aprire la Chiesa a nuove sfide, superando l’eurocentrismo culturale e spirituale. […] D’altronde, bisogna riconoscere che tra i temi molteplici e i soggetti più diversi della società affrontati da questo Papa c’era anche la gioventù e noi sentivamo allora vivo questo suo interesse, nonostante la particolare riservatezza e configurazione del suo carattere. Egli, infatti, aveva detto: «Molti oggi parlano dei giovani; ma non molti, mi pare, parlano ai giovani». Questa frase è significativa per illustrare un suo approccio più generale anche agli altri ambiti: bisogna, certo, interessarsi alla questione giovanile, femminile, familiare, e così via, ma ciò che è importante è andare in mezzo a queste situazioni, capire il linguaggio dei vari soggetti, coinvolgersi nelle loro domande, parlare alla loro mente e al loro cuore. È, questa, una genuina operazione culturale, consapevoli come siamo che la cultura non è solo l’aristocrazia del pensiero, delle arti, della scienza, ma è ormai una categoria antropologica generale che abbraccia ogni esperienza umana cosciente, personale e sociale. […] Già nel 1928 l’allora trentunenne Giovanni Battista Montini intuiva la necessità di un confronto tra scienza e fede, tra filosofia e spiritualità, tra verità e amore e nella sua Lettera agli Assistenti della Federazione Universitari Cattolici Italiani (la Fuci) scriveva: «Carità e verità non sono nemiche; come non lo sono scienza e fede, pensiero umano e pensiero divino; estrema elaborazione critica ed estrema semplicità mistica». Lunga era e sarebbe stata la stagione dei duelli tra fede e ragione, con una teologia arroccata in autodifesa apologetica e una scienza che bersagliava di frecciate quella che considerava ormai una roccaforte in disarmo. Montini già allora invitava non solo al rispetto e alla non conflittualità tra i due livelli, lo scientifico e il teologico, ma anche a non temere un incontro in un duetto che conservasse le identità senza cancellarle ma le intrecciasse in un contrappunto armonico. […] Queste "due sorelle" sono state celebrate da Paolo VI: come abbiamo visto, con la morte attraverso il suo testamento luminoso, ma anche con la bellezza. A quest’ultimo riguardo vogliamo evocare una sola attestazione (potremmo infatti citare molti segni che vanno in questa linea, come la sua lettera in occasione del VII centenario della nascita di Dante nel 1965). Il 7 maggio 1964 il Papa aveva convocato nella Cappella Sistina un folto gruppo di artisti e a loro aveva indirizzato un discorso colloquiale appassionato il cui cuore consisteva nella consapevolezza che si era consumato tra arte e fede un divorzio anche per colpa della stessa Chiesa: «Vi abbiamo imposto come canone primo l’imitazione a voi che siete creatori, sempre vivaci di mille idee e di mille novità… Vi abbiamo peggio trattati, siamo ricorsi ai surrogati, all’oleografia, all’opera d’arte di pochi pregi e di poca spesa… Siamo andati anche noi per vicoli traversi, dove l’arte e la bellezza - e ciò che è peggio per noi - il culto di Dio sono stati male serviti». Eppure la grande sfida dell’artista era la stessa del credente autentico, cioè «carpire dal cielo dello spirito i suoi tesori e rivestirli di parola, di colori, di forme e di accessibilità». E così il 23 giugno 1973 Paolo VI poteva inaugurare ai Musei Vaticani la Collezione d’Arte Religiosa Moderna (ora Collezione d’Arte Contemporanea) che attestava la possibilità di un superamento «di una tragica assenza, del bisogno insopprimibile di qualcosa, anzi di Qualcuno che dia senso all’effimero, all’altrimenti agitarsi nel tempo e nello spazio di questo mondo finito [

88 GIORNATA MONDIALE MISSIONARIA      notizia del 18/10/2014

GIORNATA MONDIALE MISSIONARIA: Ecco il testo integrale del Messaggio del Santo Padre Francesco per l’88.ma Giornata Missionaria Mondiale, che si celebrerà domenica 19 ottobre 2014. “Cari fratelli e sorelle, oggi c’è ancora moltissima gente che non conosce Gesù Cristo. Rimane perciò di grande urgenza la missione ad gentes, a cui tutti i membri della Chiesa sono chiamati a partecipare, in quanto la Chiesa è per sua natura missionaria: la Chiesa è nata “in uscita”. La Giornata Missionaria Mondiale è un momento privilegiato in cui i fedeli dei vari continenti si impegnano con preghiere e gesti concreti di solidarietà a sostegno delle giovani Chiese nei territori di missione. Si tratta di una celebrazione di grazia e di gioia. Di grazia, perché lo Spirito Santo, mandato dal Padre, offre saggezza e fortezza a quanti sono docili alla sua azione. Di gioia, perché Gesù Cristo, Figlio del Padre, inviato per evangelizzare il mondo, sostiene e accompagna la nostra opera missionaria. Proprio sulla gioia di Gesù e dei discepoli missionari vorrei offrire un’icona biblica, che troviamo nel Vangelo di Luca (cfr 10,21-23). 1. L’evangelista racconta che il Signore inviò i settantadue discepoli, a due a due, nelle città e nei villaggi, ad annunciare che il Regno di Dio si era fatto vicino e preparando la gente all’incontro con Gesù. Dopo aver compiuto questa missione di annuncio, i discepoli tornarono pieni di gioia: la gioia è un tema dominante di questa prima e indimenticabile esperienza missionaria. Il Maestro divino disse loro: «Non rallegratevi però perché i demoni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli. In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: “Ti rendo lode, o Padre”. (…) E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: “Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete”» (Lc 10,20-21.23). Sono tre le scene presentate da Luca. Innanzitutto Gesù parlò ai discepoli, poi si rivolse al Padre, e di nuovo riprese a parlare con loro. Gesù volle rendere partecipi i discepoli della sua gioia, che era diversa e superiore a quella che essi avevano sperimentato. 2. I discepoli erano pieni di gioia, entusiasti del potere di liberare la gente dai demoni. Gesù, tuttavia, li ammonì a non rallegrarsi tanto per il potere ricevuto, quanto per l’amore ricevuto: «perché i vostri nomi sono scritti nei cieli» (Lc 10,20). A loro infatti è stata donata l’esperienza dell’amore di Dio, e anche la possibilità di condividerlo. E questa esperienza dei discepoli è motivo di gioiosa gratitudine per il cuore di Gesù. Luca ha colto questo giubilo in una prospettiva di comunione trinitaria: «Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo» rivolgendosi al Padre e rendendo a Lui lode. Questo momento di intimo gaudio sgorga dall’amore profondo di Gesù come Figlio verso suo Padre, Signore del cielo e della terra, il quale ha nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti, e le ha rivelate ai piccoli (cfr Lc 10,21). Dio ha nascosto e rivelato, e in questa preghiera di lode risalta soprattutto il rivelare. Che cosa ha rivelato e nascosto Dio? I misteri del suo Regno, l’affermarsi della signoria divina in Gesù e la vittoria su satana. Dio ha nascosto tutto ciò a coloro che sono troppo pieni di sé e pretendono di sapere già tutto. Sono come accecati dalla propria presunzione e non lasciano spazio a Dio. Si può facilmente pensare ad alcuni contemporanei di Gesù che egli ha ammonito più volte, ma si tratta di un pericolo che esiste sempre, e che riguarda anche noi. Invece, i “piccoli” sono gli umili, i semplici, i poveri, gli emarginati, quelli senza voce, quelli affaticati e oppressi, che Gesù ha detto “beati”. Si può facilmente pensare a Maria, a Giuseppe, ai pescatori di Galilea, e ai discepoli chiamati lungo la strada, nel corso della sua predicazione. 3. «Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza» (Lc 10,21). L’espressione di Gesù va compresa con riferimento alla sua esultanza interiore, dove la benevolenza indica un piano salvifico e benevolo da parte del Padre verso gli uomini. Nel contesto di questa bontà divina Gesù ha esultato, perché il Padre ha deciso di amare gli uomini con lo stesso amore che Egli ha per il Figlio. Inoltre, Luca ci rimanda all’esultanza simile di Maria, «l’anima mia magnifica il Signore, e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore» (Lc 1,47). Si tratta della buona Notizia che conduce alla salvezza. Maria, portando nel suo grembo Gesù, l’Evangelizzatore per eccellenza, incontrò Elisabetta ed esultò di gioia nello Spirito Santo, cantando il Magnificat. Gesù, vedendo il buon esito della missione dei suoi discepoli e quindi la loro gioia, esultò nello Spirito Santo e si rivolse a suo Padre in preghiera. In entrambi i casi, si tratta di una gioia per la salvezza in atto, perché l’amore con cui il Padre ama il Figlio giunge fino a noi, e per l’opera dello Spirito Santo, ci avvolge, ci fa entrare nella vita trinitaria. Il Padre è la fonte della gioia. Il Figlio ne è la manifestazione, e lo Spirito Santo l’animatore. Subito dopo aver lodato il Padre, come dice l’evangelista Matteo, Gesù ci invita: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero» (11,28-30). «La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 1). Di tale incontro con Gesù, la Vergine Maria ha avuto un’esperienza tutta singolare ed è diventata “causa nostrae laetitiae”. I discepoli, invece, hanno ricevuto la chiamata a stare con Gesù e ad essere inviati da Lui ad evangelizzare (cfr Mc 3,14), e così sono ricolmati di gioia. Perché non entriamo anche noi in questo fiume di gioia? 4. «Il grande rischio del mondo attuale, con la sua molteplice ed opprimente offerta di consumo, è una tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolata» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 2). Pertanto, l’umanità ha grande bisogno di attingere alla salvezza portata da Cristo. I discepoli sono coloro che si lasciano afferrare sempre più dall’amore di Gesù e marcare dal fuoco della passione per il Regno di Dio, per essere portatori della gioia del Vangelo. Tutti i discepoli del Signore sono chiamati ad alimentare la gioia dell’evangelizzazione. I vescovi, come primi responsabili dell’annuncio, hanno il compito di favorire l’unità della Chiesa locale nell’impegno missionario, tenendo conto che la gioia di comunicare Gesù Cristo si esprime tanto nella preoccupazione di annunciarlo nei luoghi più lontani, quanto in una costante uscita verso le periferie del proprio territorio, dove vi è più gente povera in attesa. In molte regioni scarseggiano le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata. Spesso questo è dovuto all’assenza nelle comunità di un fervore apostolico contagioso, per cui esse sono povere di entusiasmo e non suscitano attrattiva. La gioia del Vangelo scaturisce dall’incontro con Cristo e dalla condivisione con i poveri. Incoraggio, pertanto le comunità parrocchiali, le associazioni e i gruppi a vivere un’intensa vita fraterna, fondata sull’amore a Gesù e attenta ai bisogni dei più disagiati. Dove c’è gioia, fervore, voglia di portare Cristo agli altri, sorgono vocazioni genuine. Tra queste non vanno dimenticate le vocazioni laicali alla missione. Ormai è cresciuta la coscienza dell’identità e della missione dei fedeli laici nella Chiesa, come pure la consapevolezza che essi sono chiamati ad assumere un ruolo sempre più rilevante nella diffusione del Vangelo. Per questo è importante una loro adeguata formazione, in vista di un’efficace azione apostolica. 5. «Dio ama chi dona con gioia» (2 Cor 9,7). La Giornata Missionaria Mondiale è anche un momento per ravvivare il desiderio e il dovere morale della partecipazione gioiosa alla missione ad gentes. Il personale contributo economico è il segno di un’oblazione di se stessi, prima al Signore e poi ai fratelli, perché la propria offerta materiale diventi strumento di evangelizzazione di un’umanità che si costruisce sull’amore. Cari fratelli e sorelle, in questa Giornata Missionaria Mondiale il mio pensiero va a tutte le Chiese locali. Non lasciamoci rubare la gioia dell’evangelizzazione! Vi invito ad immergervi nella gioia del Vangelo, ed alimentare un amore in grado di illuminare la vostra vocazione e missione. Vi esorto a fare memoria, come in un pellegrinaggio interiore, del “primo amore” con cui il Signore Gesù Cristo ha riscaldato il cuore di ciascuno, non per un sentimento di nostalgia, ma per perseverare nella gioia. Il discepolo del Signore persevera nella gioia quando sta con Lui, quando fa la sua volontà, quando condivide la fede, la speranza e la carità evangelica. A Maria, modello di evangelizzazione umile e gioiosa, rivolgiamo la nostra preghiera, perché la Chiesa diventi una casa per molti, una madre per tutti i popoli e renda possibile la nascita di un nuovo mondo”.

DOMENICA 19 OTTOBRE 2014      notizia del 18/10/2014

A Cesare le cose, a Dio la persona con il suo cuore In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di´ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l´iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». (Letture: Isaia 45,1.4-6; Salmo 95; 1 Tessalonicesi 1,1-5; Matteo 22,15-21) Di´ a noi il tuo parere Quando un detto evangelico viene strappato dal contesto e trasformato in un aforisma, c´è da farsi venire qualche perplessità sul senso che comunemente gli viene dato. Così l´espressione finale del nostro testo viene citata per avvalorare la tesi della separazione fra il potere civile e religioso, temporale e spirituale, Stato e Chiesa. Ma forse non è proprio questo il parere di Gesù che emerge dall´episodio. La situazione è quella della disputa con i farisei, rafforzati dagli erodiani che organizzano una trappola, ma Gesù conoscendo la loro malizia, va alla radice le problema senza entrare in argomenti giuridici o politici, non si confonde in considerazioni razionali, piuttosto compie un gesto dimostrativo, altamente simbolico lasciandoci una parola quasi in sospensione nell´orizzonte di un mistero (il progetto della salvezza) che si dipana nella storia riproponendo incessantemente il tema di Cesare e di Dio come sempre da affrontare e mai arrivato a conclusione. E´ lecito La questione posta con inganno non è sul dovere di pagare la tassa, ma sulla sua liceità; si domanda se il tributo a Cesare è conforme alla Torah perché Gesù insegna la via di Dio secondo verità. Il kênsos è l´imposta di capitazione, pro capite; in quanto suddito annesso all´impero riconosce la signoria dell´imperatore che offre in cambio il diritto di continuare a vivere nei confini dell´impero mantenendo tradizioni e culti che non siano contrari al potere imperiale. In altre parole si paga per la propria libertà. Per gli ebrei, però, quella che abitano è la terra promessa, quella che i propri padri hanno ricevuto in eredità da Dio ed è Dio che ha liberato Israele dalla schiavitù. Così è prescritto: «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d´Egitto, dalla condizione servile» (Es 20,2). L´impero romano ha conquistato quella terra e vi mantiene la libertà in cambio di un tributo. Mostratemi la moneta La richiesta di Gesù è di grande forza simbolica perché costringe i suoi interlocutori a mostrare che hanno con sé quella moneta con l´immagine e l´iscrizione: Tiberio Cesare figlio del divino Augusto, pontefice massimo. Gesù li chiama ipocriti e li obbliga a dimostrare come vivano di compromessi in aperta disobbedienza alla legge che vieta l´immagini (Es 20,4; Dt 4,16) e espressioni blasfeme come la divinità dell´imperatore. I capi dei sacerdoti, gli scribi e i notabili del popolo invece hanno con sé, trafficano e fanno affari con la moneta dell´imperatore; esibiscono pubblicamente di non avere più in se stessi «l´ikona di Dio» (Immagine di Dio), ma di portare quella del re pagano; sono scesi a compromessi, si piegano a essere assoggettati a uno straniero, legittimano l´invasione, usufruiscono dei benefici ne favoriscono il potere. Più che con potere militare e politico l´impero si tiene con una crescente monetizzazione e una occupazione economico-culturale, e non solo a quel tempo. Il denaro, il mercato e l´economia, avulso da una comunità sociale è la nuova divinità che sembra trascendere lo spazio e il tempo; nell´era degli scambi digitali è diventato padrone di se stesso capace di condizionare le relazioni umane. Rendete dunque La moneta è proprietà dell´imperatore e gli deve essere restituita; questa risposta di Gesù non è scontata né banale, neppure un espediente per sfuggire alla domanda. Questa affermazione scava nel profondo, richiama alla coerenza, chiede la libertà dalle implicazioni del potere e dalla schiavitù del denaro. La severità dell´indicazione toglie di mezzo molti di quei diritti, privilegi o compromessi che si nascondono come fossero frutti di giustizia, ma in realtà sono appannaggio della mondanità, appartengono alla concupiscienza, al possesso, originano dinamiche di potere, sopraffazione, inganno. Gesù, però, non si ferma all´invito di liberarsi, restituendola, dell´immagine del potere umano che domina e opprime (Cfr. Mt 20,25-28) va molto più in profondità: «e a Dio quello che è di Dio». Gesù non pone in alternativa ciò che è di Cesare a ciò che è di Dio, anzi lega le due frasi con "e" (kaì) proprio per indicare la contemporaneità delle azioni; in pratica non è possibile restituire a Cesare ciò che gli appartiene se contemporaneamente non si restituisce a Dio il suo, o meglio l´inverso: non possiamo restituire a Dio la sua immagine se contemporaneamente non togliamo di mezzo l´immagine di Cesare. La risposta di Gesù è di carattere religioso e non pone opposizione in senso politico tra Cesare e Dio, non determina i confini tra due sfere, perché il suo regno «non è di questo mondo» (Gv 18, 36). Mentre invece ci dice che niente ci appartiene, non abbiamo il diritto-dovere di tenere per noi alcunché: tutto deve essere restituito, anche la nostra persona. È l´immagine - ikona di Dio che lui stesso ha impresso fin dalla creazione (Gn 1,27) nell´uomo, non una immagine esteriore ma interiore che dà all´uomo e alla donna tutto il loro senso e la loro dignità. Se le immagini dei cesari della storia sono affermazione del potere dell´uomo sull´uomo, l´ikona di Dio scritta nell´uomo è origine e meta della comunione. Gesù ci invita a riprendere la nostra immagine di Dio per essere nel mondo testimonianza della sua presenza infinita d´amore, rendendolo credibile attraverso la credibilità delle nostre scelte e delle nostre azioni.

DOMENICA 12 OTTOBRE 2014      notizia del 11/10/2014

Liberi di fare festa Una festa di nozze per suo figlio C´è continuità, non soltanto con gli interlocutori, ma anche con le parabole del capitolo 21 che avevano come sfondo l´immagine della vigna, popolo di Dio. In questa parabola il tema del regno dei cieli trova come sfondo una festa di nozze, immagine dell´alleanza tra Dio e il suo popolo. Quel figlio che nella parabola della vigna era stato scartato e ucciso è diventato pietra di sostegno, per lui il Padre-re celebra le nozze-alleanza. Al primo rifiuto degli invitati la chiamata si fa insistente raccontata con l´abbondanza come nella tradizione del rapporto tra Dio e il suo popolo: Ha ucciso il suo bestiame, ha preparato il suo vino e ha imbandito la sua tavola (Pr 9,2). Il secondo e definitivo rifiuto diventa drammatico, violento e cruento, dalle conseguenze catastrofiche, come catastrofica è l´infedeltà all´Alleanza. Forse, nella redazione di Matteo, si intravede la distruzione di Gerusalemme, vera catastrofe del popolo d´Israele, inizio della dispersione. La festa è pronta ed altri saranno chiamati, anzi radunati dalle strade, dalle periferie delle città, buoni e cattivi. Nel regno c´è posto per tutti. La sala delle nozze si riempì di commensali Con linguaggio parabolico, Matteo ci dice che il disegno di Dio non può fallire, cerca altre strade, allarga gli itinerari, inventa percorsi nuovi. I primi destinati che hanno rifiutato l´invito vengono sostituiti da altri, non qualificati, persone qualsiasi; non ci sono eletti, non c´è un popolo privilegiato, tutte le nazioni sono invitate alla stessa festa di nozze: Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati. Egli strapperà su questo monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli e la coltre distesa su tutte le nazioni (Is 25, 6-7). Le vie del Signore sono davvero infinite e non si adeguano ai progetti umani; ci vuole poco per autoescludersi dal regno dei cieli, basta interessarsi al proprio campo o pensare ai propri affari, a tutto ciò che è proprio, basta rinunciare alla libertà della condivisione. Il Signore che chiama esige la partecipazione alla festa; tutta la parabola si basa sull´accoglienza o il rifiuto dell´invito alla festa nuziale da vivere insieme. Coloro che sembravano esclusi sono raccolti; il verbo greco sunegagon ci annuncia il cambiamento, ci parla della nuova sinagoga fatta di buoni e cattivi, fatta da coloro che sono scovati nei crocicchi, negli angoli nascosti del nostro mondo. La parabola dunque ci mette in guardia, chiede di verificare aspettative e percorsi della nostra vita di fede, ci chiede di abbandonare certezze secolari e trovare quelle vie che ci conducono nell´altrove, da dove Dio raccoglie i nuovi invitati: in una costante uscita verso le periferie del proprio territorio o verso i nuovi ambiti socio-culturali (EG 30). Non indossava l´abito nuziale La sala delle nozze si riempì di "cattivi e di buoni", sembra che non ci siano discriminanti, tutti sono accolti indipendentemente dal proprio stile di vita. Questo la dice lunga sulla nostra idea di voler dividere il mondo, separare le mele marcie per preservare il resto del cesto, non è nostro compito (Cfr. Mt 13,49). In effetti ci è chiesto di essere figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti (Mt 5,45). L´assemblea cristiana (la nostra Eucarestia) non è fatta per i giusti, al banchetto non sono chiamati solo i buoni, anche i cattivi che accettando l´invito hanno un posto all´evento nuziale. La chiamata e la risposta alle nozze apre l´orizzonte della vita di comunione, sempre in divenire e mai conclusa. La condivisione della mensa è ingresso nella dinamica dell´alleanza con Dio in una circolazione di amore con lui e con il prossimo che sospinge alla carità, stimola la conversione. Quando il re entra per vedere i commensali, si accorge di uno che non ha l´abito di nozze, quando poi non risponde alla sua domanda, ordina ai suoi servitori di legarlo e gettarlo fuori: è una immagine di estrema durezza che sottolinea la gravità di chi si è introdotto ma si sente sufficiente a se stesso e non è disponibile all´incontro, a riconoscersi negli altri, a condividere la stessa festa. Il gesto è dimostrativo: chi non ha indossato l´abito nuziale è legato mani e piedi, impedito a fare ed agire e si trova fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti. La comunione esige di svestirsi dell´uomo vecchio e rivestire il nuovo (Cfr. Col 3,9-10). La semplice presenza nella sala del banchetto non basta per partecipare, l´appartenenza alla Chiesa non è un diritto da far valere comunque. Quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo (Gal 3,27); forse è questo l´abito che ci viene richiesto, il battesimo: l´umile e costante immersione nell´amore e nella misericordia di Dio, l´accoglienza del dono della vita che il Figlio ci offre gratuitamente. Questa immersione ci rende compagne e compagni (cum-panis) capaci di mangiare lo stesso pane, di accoglierci reciprocamente, ognuno con le proprie diversità, ma con la stessa volontà di condivisione della fatica e della gioia, liberi di fare festa con chi tutto ci ha donato.

 
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DOMENICA DI PASQUA

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27 Marzo: DOMENICA di PASQUA

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SABATO 26 MARZO

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VENERDI´ SANTO

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Altare delle Reposizione

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GIOVEDI´ SANTO

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DOMENICA DELLE PALME

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UNITALSI

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domenica 7 febbraio 2016

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2 febbraio 2016

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Domenica 31 gennaio 2016

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giubileo parrocchiale

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Domenica 24 gennaio 2016

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DOMENICA 10 GENNAIO 2016

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25 Dicembre 2015

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NOTTE DI NATALE

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Immacolata concezione

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domenica 6 dicembre 2015

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Domenica 29 novembre 2015

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DOMENICA 22 NOVEMBRE 2015

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DOMENICA 15 NOVEMBRE 2015

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DOMENICA 8 novembre 2015

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4 novembre 2015

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lunedì 2 novembre

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INDULGENZA PLENARIA

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TUTTI SANTI--Solennità 1/11/2015

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domenica 25 ottobre

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GIORNATA MONDIALE MISSIONARIA

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DOMENICA 18 ottobre

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Domenica 11 Ottobre 2105

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GIORNATA DEL CICLAMINO

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Domenica 27 settembre

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Domenica 20 settembre

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corso per matrimonio

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DOMENICA 6 SETTEMBRE 2015

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Domenica 30 agosto 2015

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domenica 23 agosto 2015

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S.Maria Assunta in Cielo

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domenica 9 agosto 2015

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DOMENICA 28 GIUGNO 2015

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DOMENICA 31 Maggio

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pentecoste

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ASCENSIONE DI GESU´

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LUNEDI´ 6 APRILE

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Domenica di Pasqua

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SABATO SANTO

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VENERDI´ SANTO

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II Domenica di Quaresima

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Battesimo di Gesù

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DOMENICA 11 GENNAIO 2015

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Epifania del Signore

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25 DICEMBRE 2014

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24 dicembre 2014

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III Domenica di Avvento

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IMMACOLATA CONCEZIONE

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II Domenica di Avvento

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I DOMENICA DI AVVENTO

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CRISTO RE

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XXXIII Domenica del tempo ordinario

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2 novembre : Commemorazione dei defunti

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1 novembre 2014

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Domenica 26 ottobre 2014

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PAOLO VI PROCLAMATO BEATO

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88 GIORNATA MONDIALE MISSIONARIA

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Incontri in preparazione al matrimonio

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GIOVEDI´ SANTO 02 APRILE 2015

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XXIII Domenica del tempo ordinario

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Solennità dell´Assunzione dell B. V. Maria

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XVII Domenica del T.O.

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XVI Domenica del T.O.

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DOMENICA 13 LUGLIO

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XIV domenica del tempo ordinario

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mons Domenico Berni

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Solennità SS. Pietro e Paolo

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CORPUS DOMINI

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SS. TRINITA´

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PENTECOSTE

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Domenica 1 GIUGNO

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Presentazione libro

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incontro in parrocchia

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V Domenica di Pasqua

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III Domenica di Pasqua

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SAN MARCO

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BUONA PASQUA

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...Cristo risorge

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VENERDI´ SANTO

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SS. MESSA IN COENA DOMINI

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DOMENICA DELLE PALME

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V Domenica di Quaresima

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IV Domenica di Quaresima

-------------------------- 22/03/2014

III domenica di Quaresima

-------------------------- 15/03/2014

II Domenica di Quaresima

-------------------------- 08/03/2014

I Domenica di Quaresima

-------------------------- 02/03/2014

Domenica 2 marzo 2014

-------------------------- 22/02/2014

VII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 15/02/2014

VI Domenica del T.O.

-------------------------- 08/02/2014

V DOMENICA DEL T.O.

-------------------------- 01/02/2014

La presentazione la tempio di Gesù

-------------------------- 25/01/2014

III DOMENICA T.O.

-------------------------- 19/01/2014

II DOMENICA del T.O.

-------------------------- 11/01/2014

DOMENICA 12 GENNAIO

-------------------------- 05/01/2014

EPIFANIA DI GESU´

-------------------------- 04/01/2014

DOMENICA 5 GENNAIO 2014

-------------------------- 31/12/2013

1 GENNAIO 2014

-------------------------- 31/12/2013

TE DEUM

-------------------------- 28/12/2013

DOMENICA 29 DICEMBRE

-------------------------- 24/12/2013

24 dicembre

-------------------------- 22/12/2013

IV Domenica di Avvento

-------------------------- 14/12/2013

III Domenica di Avvento

-------------------------- 07/12/2013

8 dicembre

-------------------------- 30/11/2013

I DOMENICA DI AVVENTO

-------------------------- 22/11/2013

DOMENICA 24 NOVEMBRE

-------------------------- 16/11/2013

XXXIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 09/11/2013

XXXII DOMENICA DEL T.O.

-------------------------- 03/11/2013

XXXI Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 31/10/2013

1 novembre : Tutti i Santi

-------------------------- 26/10/2013

GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE

-------------------------- 26/10/2013

XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 20/10/2013

DOMENICA 20 ottobre

-------------------------- 17/10/2013

CORSO IN PREPARAZIONE AL MATRIMONIO

-------------------------- 12/10/2013

XXVIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 05/10/2013

XXVII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 28/09/2013

XXVI domenica del tempo ordinario

-------------------------- 21/09/2013

XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 14/09/2013

XXIV DOMENICA DEL T.O.

-------------------------- 07/09/2013

DOMENICA 08 SETTEMBRE

-------------------------- 31/08/2013

XXII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 24/08/2013

XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 17/08/2013

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 16/08/2013

Solennità dell´Assunzione dell B. V. Maria

-------------------------- 10/08/2013

DOMENICA 11 AGOSTO

-------------------------- 04/08/2013

XVIII Domenica del T. O.

-------------------------- 27/07/2013

XVII Domenica del T.O.

-------------------------- 20/07/2013

XVI Domenica del T.O.

-------------------------- 06/07/2013

XIV domenica del tempo ordinario

-------------------------- 15/06/2013

XI DOMENICA T. O.

-------------------------- 02/06/2013

ADORAZIONE EUCARISTICA

-------------------------- 01/06/2013

CORPUS DOMINI

-------------------------- 26/05/2013

SS. TRINITA´

-------------------------- 19/05/2013

Solennità di Pentecoste

-------------------------- 11/05/2013

SS. Messa col card. Vallini alle h.11

-------------------------- 11/05/2013

ASCENSIONE di Gesù

-------------------------- 04/05/2013

VI DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 27/04/2013

V Domenica di Pasqua

-------------------------- 20/04/2013

IV DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 13/04/2013

III Domenica di Pasqua

-------------------------- 06/04/2013

II Domenica di Pasqua

-------------------------- 01/04/2013

CRISTO E´ RISORTO

-------------------------- 29/03/2013

SABATO SANTO

-------------------------- 29/03/2013

VENERDI´ SANTO

-------------------------- 27/03/2013

GIOVEDI´ SANTO

-------------------------- 23/03/2013

domenica delle palme

-------------------------- 16/03/2013

V DOMENICA DI QUARESIMA

-------------------------- 12/03/2013

E´ morto don Albino Marin

-------------------------- 09/03/2013

4a domenica di quaresima

-------------------------- 02/03/2013

III DOMENICA DI QUARESIMA

-------------------------- 24/02/2013

II DOMENICA DI QUARESIMA

-------------------------- 16/02/2013

I DOMENICA DI QUARESIMA

-------------------------- 13/02/2013

MERCOLEDI´ DELLE CENERI

-------------------------- 09/02/2013

V Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 02/02/2013

IV DOMENICA del T. O.

-------------------------- 26/01/2013

III Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 19/01/2013

II Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 12/01/2013

Battesimo di Gesù

-------------------------- 08/01/2013

CORSO IN PREPARAZIONE AL MATRIMONIO

-------------------------- 04/01/2013

EPIFANIA DEL SIGNORE

-------------------------- 31/12/2012

1 GENNAIO 2013: Maria Madre di Dio

-------------------------- 31/12/2012

TE DEUM

-------------------------- 29/12/2012

La sacra Famiglia

-------------------------- 26/12/2012

SANTO STEFANO

-------------------------- 24/12/2012

GIORNO DI NATALE

-------------------------- 24/12/2012

NOTTE DI NATALE

-------------------------- 22/12/2012

IV DOMENICA DI AVVENTO

-------------------------- 15/12/2012

mons. Di Liegro

-------------------------- 15/12/2012

III DOMENICA DI AVVENTO

-------------------------- 08/12/2012

DON BRUNO NICOLINI

-------------------------- 08/12/2012

II domenica di AVVENTO

-------------------------- 07/12/2012

IMMACOLATA CONCEZIONE

-------------------------- 02/12/2012

TESTIMONI DI FEDE e CARITA´

-------------------------- 01/12/2012

I DOMENICA DI AVVENTO

-------------------------- 24/11/2012

CRISTO RE DELL´UNIVERSO

-------------------------- 17/11/2012

XXXIII Domenica del T. O

-------------------------- 10/11/2012

XXXII DOMENICA del T.O.

-------------------------- 09/11/2012

CORSO PREMATRIMONIALE

-------------------------- 03/11/2012

XXXI Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 01/11/2012

Commemorazione dei defunti

-------------------------- 31/10/2012

indulgenza plenaria per i nostri defunti

-------------------------- 31/10/2012

TUTTI I SANTI

-------------------------- 27/10/2012

xxx DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 20/10/2012

XXIX DOMENICA del tempo ordinario

-------------------------- 20/10/2012

GIORNATA MONDIALE MISSIONARIA

-------------------------- 14/10/2012

XXVIII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 13/10/2012

SABATO 30 MARZO 2013

-------------------------- 10/10/2012

a 50 anni dall´apertura del Concilio Vaticano II

-------------------------- 09/10/2012

san Gaspare Bertoni

-------------------------- 08/10/2012

XXVII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 29/09/2012

Giornata del ciclamino

-------------------------- 29/09/2012

XXVI Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 23/09/2012

XXV Domenica dle tempo ordinario

-------------------------- 19/09/2012

Corso in preparazione la matrimonio

-------------------------- 15/09/2012

XIV domenica del tempo ordinario

-------------------------- 08/09/2012

XXIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 01/09/2012

XXII Domenica del T.O.

-------------------------- 26/08/2012

XXI Domenica del T. O.

-------------------------- 18/08/2012

XX Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 14/08/2012

ASSUNZIONE DELLA B.V. MARIA IN CIELO

-------------------------- 11/08/2012

XIX DOMENICA del T.O.

-------------------------- 04/08/2012

XVIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 28/07/2012

XVII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 21/07/2012

domenica 22 luglio 2012

-------------------------- 14/07/2012

DOMENICA 15 LUGLIO

-------------------------- 07/07/2012

Domenica 08 Luglio

-------------------------- 01/07/2012

DOMENICA 1 Luglio

-------------------------- 28/06/2012

SS. Pietro e Paolo

-------------------------- 23/06/2012

Natività di Giovanni il Battista

-------------------------- 17/06/2012

XI Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 14/06/2012

disponibilita´ per un servizio in parrocchia

-------------------------- 12/06/2012

san Gaspare Bertoni

-------------------------- 09/06/2012

CORPUS DOMINI

-------------------------- 06/06/2012

Incontro con il Prof. Andrea Grillo

-------------------------- 03/06/2012

50° della Parrocchia

-------------------------- 02/06/2012

SS.TRINITA´

-------------------------- 02/06/2012

2 giugno 2012

-------------------------- 01/06/2012

APPUNTAMENTI

-------------------------- 01/06/2012

inizio festa per il 50° della parrocchia

-------------------------- 28/05/2012

incontro con mons. Di Tora

-------------------------- 27/05/2012

PENTECOSTE

-------------------------- 23/05/2012

23 maggio

-------------------------- 23/05/2012

22 maggio

-------------------------- 19/05/2012

Solennitaà dell´ASCENSIONE

-------------------------- 12/05/2012

VI DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 05/05/2012

V DOMENICA di PASQUA

-------------------------- 28/04/2012

IV domenica di Pasqua

-------------------------- 21/04/2012

III Domenica di Pasqua

-------------------------- 14/04/2012

II Domenica di Pasqua

-------------------------- 08/04/2012

BUONA PASQUA A TUTTI

-------------------------- 07/04/2012

SABATO SANTO

-------------------------- 06/04/2012

VENERDI´ SANTO

-------------------------- 05/04/2012

giovedì santo

-------------------------- 31/03/2012

DOMENICA DELLE PALME

-------------------------- 24/03/2012

V Domenica di Quaresima

-------------------------- 19/03/2012

Solennità di SAN GIUSEPPE

-------------------------- 17/03/2012

IV domenica di Quaresima: domenica laetare

-------------------------- 10/03/2012

III Domenica di Quaresima

-------------------------- 04/03/2012

II Domenica di Quaresima

-------------------------- 25/02/2012

I Domenica di Quaresima

-------------------------- 22/02/2012

MERCOLEDI´ DELLE CENERI

-------------------------- 18/02/2012

VII domenica del Tempo ordinario

-------------------------- 17/02/2012

Corso in preparazione al matrimonio

-------------------------- 11/02/2012

VI Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 04/02/2012

V Domenica del Tempo Ordinario

-------------------------- 04/02/2012

DONAZIONE DEL SANGUE

-------------------------- 02/02/2012

presentazione al tempio di Gesù

-------------------------- 29/01/2012

festa SS. Sposi

-------------------------- 28/01/2012

FESTA dei Santi Sposi

-------------------------- 28/01/2012

4a domenica del tempo ordinario

-------------------------- 21/01/2012

III Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 14/01/2012

II Domenica del Tempo Ordinario

-------------------------- 07/01/2012

Battesimo di Gesù

-------------------------- 05/01/2012

Epifania del Signore

-------------------------- 31/12/2011

45ma Giornata mondiale per la pace

-------------------------- 31/12/2011

1 GENNAIO 2012

-------------------------- 31/12/2011

TE DEUM

-------------------------- 30/12/2011

La Santa Famiglia di Nazaret

-------------------------- 28/12/2011

SANTI INNOCENTI

-------------------------- 27/12/2011

San Giovanni evangelista

-------------------------- 26/12/2011

SANTO STEFANO

-------------------------- 25/12/2011

SANTO NATALE

-------------------------- 24/12/2011

NATIVITA´ di GESU´

-------------------------- 17/12/2011

IV Domenica di Avvento

-------------------------- 10/12/2011

III Domenica di Avvento

-------------------------- 07/12/2011

8 DICEMBRE

-------------------------- 03/12/2011

II Domenica di Avvento

-------------------------- 26/11/2011

I Domenica di Avvento

-------------------------- 19/11/2011

SOLENNITA´ DI CRISTO RE

-------------------------- 12/11/2011

XXXIII Domenica del T. O.

-------------------------- 05/11/2011

XXXII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 02/11/2011

Commemorazione dei defunti

-------------------------- 31/10/2011

Solennità di Tutti i Santi

-------------------------- 29/10/2011

Ritorna l´ora solare

-------------------------- 29/10/2011

Sante Cresime

-------------------------- 29/10/2011

XXXI Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 22/10/2011

XXX domenica del tempo ordinario

-------------------------- 15/10/2011

XXIX Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 09/10/2011

INIZIO ANNO PARROCCHIALE

-------------------------- 08/10/2011

234 anniversario dalla nascita di san G. Bertoni

-------------------------- 08/10/2011

XXVIII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 07/10/2011

Polisportiva san Gaspare Bertoni

-------------------------- 07/10/2011

Scuola d´Italiano per stranieri

-------------------------- 05/10/2011

Corso in preparazione al Matrimonio

-------------------------- 01/10/2011

XVII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 24/09/2011

XXVI domenica del T.O

-------------------------- 17/09/2011

XXV domenica del tempo ordinario

-------------------------- 10/09/2011

XXIV Domenica T. O.

-------------------------- 10/09/2011

XXIII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 27/08/2011

XXII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 20/08/2011

XXI Domenica T.O.

-------------------------- 13/08/2011

XX Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 06/08/2011

XIX domenica del tempo ordinario

-------------------------- 30/07/2011

XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 23/07/2011

XVII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 16/07/2011

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 09/07/2011

XV domenica del tempo ordinario

-------------------------- 02/07/2011

XIV Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 25/06/2011

ORARIO ESTIVO

-------------------------- 25/06/2011

Il CORPO e SANGUE di CRISTO

-------------------------- 18/06/2011

SS.TRINITA´

-------------------------- 12/06/2011

PENTECOSTE

-------------------------- 04/06/2011

ASCENSIONE di GESU´

-------------------------- 28/05/2011

VI DOMENICA di Pasqua

-------------------------- 21/05/2011

V Domenica di Pasqua

-------------------------- 21/05/2011

IV Domenica di Pasqua

-------------------------- 07/05/2011

III Domenica di Pasqua

-------------------------- 30/04/2011

II DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 24/04/2011

E´ RISORTO

-------------------------- 21/04/2011

la settimana santa

-------------------------- 16/04/2011

DOMENICA DELLE PALME

-------------------------- 09/04/2011

V DOMENICA di QUARESIMA

-------------------------- 02/04/2011

IV DOMENICA di QUARESIMA

-------------------------- 26/03/2011

III Domenica di Quaresima

-------------------------- 26/03/2011

Ritorna l´ora legale

-------------------------- 19/03/2011

II Domenica di Quaresima

-------------------------- 12/03/2011

I domenica di Quaresima

-------------------------- 12/03/2011

Impegno Quaresima 2011

-------------------------- 26/02/2011

VIII Domenica del Tempo Ordinario

-------------------------- 19/02/2011

VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 12/02/2011

VI domenica del tempo ordinario

-------------------------- 05/02/2011

V domenica del tempo ordinario

-------------------------- 29/01/2011

IVa Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 24/01/2011

corso in preparazione al matrimonio

-------------------------- 23/01/2011

III domenica del Tempo Ordinario

-------------------------- 15/01/2011

II Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 08/01/2011

Battesimo di Gesù

-------------------------- 04/01/2011

Epifania del Signore

-------------------------- 01/01/2011

II Domenica di Natale

-------------------------- 31/12/2010

1 Gennaio 2011: Maria Madre di Dio

-------------------------- 30/12/2010

TE DEUM

-------------------------- 25/12/2010

Sacra famiglia di Nazareth

-------------------------- 24/12/2010

NATALE 2010

-------------------------- 24/12/2010

SS. Messa della natività di Cristo

-------------------------- 18/12/2010

IV DOMENICA DI AVVENTO

-------------------------- 11/12/2010

III DOMENICA D´AVVENTO

-------------------------- 06/12/2010

IMMACOLATA CONCEZIONE

-------------------------- 04/12/2010

II DOMENICA DI AVVENTO

-------------------------- 28/11/2010

I Domenica di Avvento

-------------------------- 20/11/2010

CRISTO RE DELL´UNIVERSO

-------------------------- 13/11/2010

DOMENICA 14 Novembre

-------------------------- 04/11/2010

DOMENICA 7 Novembre

-------------------------- 31/10/2010

Solennità di Tutti Santi

-------------------------- 30/10/2010

TORNA L´ORA SOLARE

-------------------------- 30/10/2010

DOMENICA 31 OTTOBRE

-------------------------- 23/10/2010

84a Giornata Mondiale Missionaria

-------------------------- 23/10/2010

XXX Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 17/10/2010

XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 09/10/2010

XXVIII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 02/10/2010

VENERDI´ 29 OTTOBRE 2010

-------------------------- 25/09/2010

GIORNATA DEL CICLAMINO

-------------------------- 25/09/2010

XXVI Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 18/09/2010

XXV Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 13/09/2010

Iscrizioni anno catechistico 2010/11

-------------------------- 11/09/2010

DOMENICA 12 SETTEMBRE

-------------------------- 06/09/2010

cresima adulti

-------------------------- 06/09/2010

Corsi in preparazione al matrimonio

-------------------------- 04/09/2010

domenica 5 agosto

-------------------------- 22/08/2010

XXI DOMENICA T.O.

-------------------------- 15/08/2010

MARIA SEGNO DI SALVEZZA

-------------------------- 07/08/2010

XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 31/07/2010

Domenica 1 agosto 2010

-------------------------- 24/07/2010

Domenica 25 Luglio 2010

-------------------------- 17/07/2010

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 10/07/2010

XV Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 03/07/2010

ORARI ESTIVI SS. MESSE

-------------------------- 03/07/2010

DOMENICA 04 LUGLIO 2010

-------------------------- 19/06/2010

Domenica 10 Giugno

-------------------------- 14/06/2010

XI DOMENICA dle tempo ordinario

-------------------------- 11/06/2010

OLTRE di giugno

-------------------------- 06/06/2010

CORPUS DOMINI

-------------------------- 01/06/2010

Festa della Repubblica

-------------------------- 29/05/2010

Festa della SS. Trinità

-------------------------- 22/05/2010

Solennità Pentecoste

-------------------------- 15/05/2010

ASCENSIONE DI GESU´

-------------------------- 08/05/2010

VI Domenica di Pasqua

-------------------------- 01/05/2010

V DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 24/04/2010

IV Domenica di Pasqua

-------------------------- 17/04/2010

III Domenica di Pasqua

-------------------------- 14/04/2010

Comunicato stampa

-------------------------- 11/04/2010

Risurrezione

-------------------------- 11/04/2010

Domenica in albis

-------------------------- 06/04/2010

SOS da Kimbau- Congo

-------------------------- 05/04/2010

Lunedì dell´Angelo

-------------------------- 04/04/2010

DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 03/04/2010

SABATO SANTO

-------------------------- 02/04/2010

VENERDI´ SANTO

-------------------------- 01/04/2010

GIOVEDI´ SANTO

-------------------------- 27/03/2010

DOMENICA DELLE PALME

-------------------------- 27/03/2010

ATTENZIONE: TORNA L´ORA LEGALE !

-------------------------- 27/03/2010

ORARI SETTIMANA SANTA

-------------------------- 26/03/2010

Nuovo numero di OLTRE

-------------------------- 20/03/2010

V Domenica di Quaresima

-------------------------- 15/03/2010

PONTI E NON MURI

-------------------------- 13/03/2010

IV Domenica di Quaresima

-------------------------- 08/03/2010

GIORNATA DELLA DONNA

-------------------------- 06/03/2010

III Domenica di Quaresima

-------------------------- 27/02/2010

II DOMENICA DI QUARESIMA

-------------------------- 24/02/2010

incontro col Vescovo

-------------------------- 20/02/2010

QUARESIMA 2010

-------------------------- 20/02/2010

I Domenica di Qaresima

-------------------------- 17/02/2010

MERCOLEDI DELLE CENERI

-------------------------- 16/02/2010

FESTA DI CARNEVALE

-------------------------- 13/02/2010

LE BEATITUDINI

-------------------------- 12/02/2010

INIZIO CORSO IN PREPARAZIONE AL MATRIMONIO

-------------------------- 11/02/2010

INCONTRO

-------------------------- 05/02/2010

RACCOLTA DEL SANGUE

-------------------------- 05/02/2010

V Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 04/02/2010

Comunicato stampa

-------------------------- 02/02/2010

Presentazione al Tempio di Gesù

-------------------------- 02/02/2010

Per la rassegna "PONTI e NON MURI"

-------------------------- 30/01/2010

4 Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 23/01/2010

HAITI

-------------------------- 23/01/2010

III Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 20/01/2010

Corso in preparazione al matrimonio

-------------------------- 16/01/2010

Terremoto di Haiti

-------------------------- 16/01/2010

Domenica 17 Gennaio

-------------------------- 09/01/2010

BATTESIMO DI GESU´

-------------------------- 04/01/2010

EPIFANIA DEL SIGNORE

-------------------------- 04/01/2010

intervista a Dio

-------------------------- 02/01/2010

II DOMENICA DI NATALE

-------------------------- 31/12/2009

1 GENNAIO 2010

-------------------------- 31/12/2009

FELICE ANNO NUOVO: 2010

-------------------------- 31/12/2009

TE DEUM

-------------------------- 26/12/2009

LA SACRA FAMIGLIA DI NAZARETH

-------------------------- 25/12/2009

Auguri di Buon Natale

-------------------------- 18/12/2009

Oltre di Dicembre

-------------------------- 12/12/2009

III domenica di Avvento

-------------------------- 07/12/2009

Immacolata concezione

-------------------------- 05/12/2009

II DOMENICA DI AVVENTO

-------------------------- 05/12/2009

LECTIO DIVINA

-------------------------- 28/11/2009

I Domenica di avvento

-------------------------- 28/11/2009

Avvento 2009

-------------------------- 21/11/2009

CRISTO RE DELL´ UNIVERSO

-------------------------- 18/11/2009

famiglie cristiane separate

-------------------------- 14/11/2009

Il nuovo numero di OLTRE...

-------------------------- 14/11/2009

XXXIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 07/11/2009

XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 06/11/2009

CORSO PRE MATRIMONIALE

-------------------------- 02/11/2009

Commemorazione dei defunti

-------------------------- 31/10/2009

Solennità di Tutti i Santi

-------------------------- 24/10/2009

GIORNATA MONDIALE MISSIONARIA

-------------------------- 24/10/2009

XXX domenica del tempo ordinario

-------------------------- 24/10/2009

Questa notte torna l´ora solare

-------------------------- 22/10/2009

SABATO 31 ottobre

-------------------------- 18/10/2009

4a SETTIMANA Missionaria

-------------------------- 18/10/2009

celebrazione della Cresima

-------------------------- 17/10/2009

DOMENICA 18 Ottobre

-------------------------- 10/10/2009

XXVIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 10/10/2009

corsi in preparazione al matrimonio

-------------------------- 10/10/2009

OTTOBRE MISSIONARIO

-------------------------- 10/10/2009

OTTOBRE MISSIONARIO

-------------------------- 10/10/2009

OTTOBRE MISSIONARIO

-------------------------- 03/10/2009

SAN FRANCESCO D´ ASSISI

-------------------------- 03/10/2009

DOMENICA 4 Ottobre

-------------------------- 03/10/2009

Supplica alla Madonna di Pompei

-------------------------- 02/10/2009

SS. Angeli Custodi

-------------------------- 01/10/2009

Santa Teresa del Bambin Gesù

-------------------------- 29/09/2009

SS. Arcangeli RAFFAELE, GABRIELE e MICHELE

-------------------------- 26/09/2009

XXVI Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 26/09/2009

Messaggio inizio parrocchiale 2009/2010

-------------------------- 26/09/2009

CAMBIANO GLI ORARI

-------------------------- 26/09/2009

SCLERODERMIA

-------------------------- 23/09/2009

SAN PIO da Pietralcina

-------------------------- 21/09/2009

SAN MATTEO APOSTOLO

-------------------------- 19/09/2009

XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 19/09/2009

San Gennaro

-------------------------- 15/09/2009

BEATA VERGINE ADDOLORATA

-------------------------- 14/09/2009

esaltazione della croce

-------------------------- 12/09/2009

XXIVa Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 27/08/2009

XXIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 27/08/2009

XXII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 27/08/2009

Sant´AGOSTINO

-------------------------- 27/08/2009

Santa Monica

-------------------------- 24/08/2009

SAN BARTOLOMEO APOSTOLO

-------------------------- 22/08/2009

XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 22/08/2009

Maria Vergine Maria Regina

-------------------------- 21/08/2009

SAN PIO X

-------------------------- 20/08/2009

San Bernardo da Chiaravalle

-------------------------- 14/08/2009

CRISTO: mistero d´amore

-------------------------- 14/08/2009

Assunzione della Vergine Maria

-------------------------- 14/08/2009

SAN MASSIMILIANO MARIA KOLBE

-------------------------- 11/08/2009

SANTA CHIARA

-------------------------- 10/08/2009

SAN LORENZO: Diacono e Martire

-------------------------- 08/08/2009

XIX DOMENICA ORDINARIO

-------------------------- 08/08/2009

San Domenico

-------------------------- 06/08/2009

Cosa significa risurrezione della carne?

-------------------------- 06/08/2009

TRASFIGURAZIONE DI NOSTRO SIGNORE

-------------------------- 05/08/2009

Dedicazione della Basilica di Santa Maria Maggiore

-------------------------- 04/08/2009

Il Curato d´Ars

-------------------------- 02/08/2009

perdono d´Assisi

-------------------------- 02/08/2009

XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 01/08/2009

Sant´ Alfonoso Maria de Liguori

-------------------------- 31/07/2009

Sant´Ignazio di Lojola

-------------------------- 29/07/2009

SANTA MARTA

-------------------------- 25/07/2009

Domenica XVII del tempo ordinario

-------------------------- 25/07/2009

SAN GIACOMO

-------------------------- 18/07/2009

domenica 19 luglio

-------------------------- 14/07/2009

San Camillo de Lellis

-------------------------- 11/07/2009

DOMENICA 12 LUGLIO

-------------------------- 11/07/2009

san Benedetto da Norcia

-------------------------- 08/07/2009

Sant´Aquila e Priscilla

-------------------------- 07/07/2009

Caritas in Veritate

-------------------------- 04/07/2009

DOMENICA 5 LUGLIO

-------------------------- 03/07/2009

San Tommaso Apostolo

-------------------------- 28/06/2009

Solennità SS. Pietro e Paolo

-------------------------- 27/06/2009

ORARIO SS. MESSE

-------------------------- 27/06/2009

XIII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 24/06/2009

San Giovanni il Battista

-------------------------- 20/06/2009

XII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 19/06/2009

Oggi inizia l´anno sacerdotale

-------------------------- 17/06/2009

assasinio di un sacerdote stimmatino in Brasile

-------------------------- 13/06/2009

Corpus Domini

-------------------------- 13/06/2009

Sant´Antonio da Padova

-------------------------- 12/06/2009

SAN GASPARE BERTONI

-------------------------- 11/06/2009

Nuovo numero di "OLTRE..."

-------------------------- 06/06/2009

Solennità della SS. Trinità

-------------------------- 03/06/2009

I primi martiri canonizzati

-------------------------- 01/06/2009

Nuovo vescovo ausiliare per settore Nord

-------------------------- 30/05/2009

DOMENICA DI PENTECOSTE

-------------------------- 25/05/2009

Incontro di Ponti e non Muri

-------------------------- 23/05/2009

ASCENSIONE di N. S. GESU´ CRISTO

-------------------------- 16/05/2009

VI Domenica dopo Pasqua

-------------------------- 15/05/2009

ARRIVAAAAAAAAAAAA il GREST 2009

-------------------------- 11/05/2009

Minori e separazione

-------------------------- 09/05/2009

Va Domenica di Pasqua

-------------------------- 08/05/2009

Supplica alla Madonna di Pompei

-------------------------- 07/05/2009

APPUNTAMENTI e INCONTRI MESE DI MAGGIO

-------------------------- 02/05/2009

IV domenica di Pasqua

-------------------------- 01/05/2009

Maggio: mese mariano

-------------------------- 01/05/2009

SAN GIUSEPPE LAVORATORE

-------------------------- 30/04/2009

Festa dei lavoratori

-------------------------- 29/04/2009

SANTA CATERINA DA SIENA

-------------------------- 25/04/2009

3a Domenica di Pasqua

-------------------------- 25/04/2009

IV incontro di PONTI e NON MURI

-------------------------- 25/04/2009

SAN MARCO EVANGELISTA

-------------------------- 24/04/2009

Festa del 25 Aprile

-------------------------- 24/04/2009

BATTESIMO

-------------------------- 21/04/2009

2.762 anni fa nasceva ROMA

-------------------------- 18/04/2009

II domenica di Pasqua

-------------------------- 18/04/2009

Pasqua dei cristiani -ortodossi

-------------------------- 18/04/2009

Colletta nelle parrocchie per l´Abruzzo

-------------------------- 17/04/2009

Fotografie via Crucis 2009

-------------------------- 12/04/2009

DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 11/04/2009

SABATO SANTO

-------------------------- 10/04/2009

VENERDI´ SANTO

-------------------------- 09/04/2009

GIOVEDI´ SANTO

-------------------------- 04/04/2009

Domenica delle Palme

-------------------------- 02/04/2009

4° anniversario dalla morte di G.PaoloII: GRAZIE

-------------------------- 30/03/2009

3° incontro di

-------------------------- 28/03/2009

5a Domenica di Quaresima

-------------------------- 28/03/2009

TORNA L´ORA LEGALE

-------------------------- 27/03/2009

TRE PAROLE: GESU´ E´ RISORTO

-------------------------- 25/03/2009

Annuciazione del Signore

-------------------------- 21/03/2009

IV domenica di Quaresima

-------------------------- 19/03/2009

Don Giuseppe Diana

-------------------------- 19/03/2009

FESTA di SAN GIUSEPPE

-------------------------- 14/03/2009

III DOMENICA DI QUARESIMA

-------------------------- 09/03/2009

CRESIMA ADULTI

-------------------------- 07/03/2009

II Domenica di Quaresima

-------------------------- 07/03/2009

EMERGENZA GEORGIA

-------------------------- 28/02/2009

I DOMENICA DI QUARESIMA

-------------------------- 27/02/2009

INIZIO CORSO IN PREPARAZIONE AL MARIMONIO

-------------------------- 24/02/2009

digiuno cristiano

-------------------------- 24/02/2009

Mercoledì delle ceneri

-------------------------- 24/02/2009

festa di carnevale i parrocchia

-------------------------- 21/02/2009

3a edizione di "PONTI E NON MURI"

-------------------------- 21/02/2009

VI domenica del tempo ordinario

-------------------------- 18/02/2009

Beato Angelico

-------------------------- 14/02/2009

VI domenica del tempo ordinario

-------------------------- 09/02/2009

buon febbraio

-------------------------- 07/02/2009

5a Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 07/02/2009

DONAZIONE DEL SANGUE

-------------------------- 06/02/2009

3a Rassegna di PONTI e NON MURI

-------------------------- 02/02/2009

Presentazione di Gesù al Tempio

-------------------------- 31/01/2009

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 29/01/2009

incontri in preparazione al matrimonio

-------------------------- 28/01/2009

San Tommaso d´Aquino

-------------------------- 24/01/2009

III domenica del tempo ordinario

-------------------------- 23/01/2009

FESTA DEI SS.SPOSI GIUSEPPE e MARIA

-------------------------- 21/01/2009

Il discorso di insiedamento di Obama

-------------------------- 17/01/2009

II Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 17/01/2009

settimana di preghiera per l´unità dei cristiani

-------------------------- 16/01/2009

immagini satellitari dellla Terra

-------------------------- 06/01/2009

Domenica 11 gennaio 2009

-------------------------- 05/01/2009

FESTEGGIAMO LA BEFANA IN PARROCCHIA

-------------------------- 05/01/2009

Epifania del Signore

-------------------------- 03/01/2009

II Domenica dopo Natale

-------------------------- 31/12/2008

GIORNATA MONDIALE PER LA PACE

-------------------------- 31/12/2008

1 GENNAIO 2009

-------------------------- 27/12/2008

Festa della Famiglia di Nazareth

-------------------------- 27/12/2008

San Giovanni Evangelista

-------------------------- 25/12/2008

SANTO STEFANO: il primo martire

-------------------------- 24/12/2008

E´ NATO ANCHE PER TE

-------------------------- 21/12/2008

ORARI CELEBRAZIONI NATALIZIE

-------------------------- 21/12/2008

OLTRE...

-------------------------- 20/12/2008

IV Domenica di Avvento

-------------------------- 13/12/2008

Domenica della gioia

-------------------------- 13/12/2008

SANTA LUCIA

-------------------------- 13/12/2008

fiaba di S. Lucia per bambini

-------------------------- 12/12/2008

da "Vita Nuova"

-------------------------- 08/12/2008

Immacolata Concezione

-------------------------- 06/12/2008

II Domenica di Avvento

-------------------------- 06/12/2008

P. Anselmo è tornato al Padre

-------------------------- 01/12/2008

buon dicembre

-------------------------- 01/12/2008

INIZIATIVE per la lotta contro l´AIDS

-------------------------- 01/12/2008

21a Giornata per la lotta contro l´AIDS

-------------------------- 29/11/2008

PAOLA PROTOPAPA

-------------------------- 29/11/2008

DOMENICA 30 NOVEMBRE

-------------------------- 29/11/2008

COLLETTA ALIMENTARE

-------------------------- 29/11/2008

P. Marcellino si è trasferito a Parma

-------------------------- 22/11/2008

CRISTO RE DELL´UNIVERSO

-------------------------- 15/11/2008

Petizione per il Kivu

-------------------------- 15/11/2008

XXXIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 13/11/2008

Don Luigino Pizzo è tornato al Padre

-------------------------- 08/11/2008

Dedicazione della Basilica Lateranense

-------------------------- 04/11/2008

192° anniversario della nascita degli Stimmatini

-------------------------- 04/11/2008

san Carlo Borromeo

-------------------------- 03/11/2008

san Martino di Porres

-------------------------- 03/11/2008

buon novembre

-------------------------- 01/11/2008

COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI

-------------------------- 01/11/2008

SOLENNITA´ DI TUTTI SANTI

-------------------------- 25/10/2008

XXXa Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 25/10/2008

82a Giornata Mondiale Missionaria

-------------------------- 25/10/2008

torna l´ora solare

-------------------------- 21/10/2008

Mons. Salvatore Boccaccio

-------------------------- 20/10/2008

ROBERTO SAVIANO

-------------------------- 19/10/2008

L´ottavo dono

-------------------------- 19/10/2008

XXIXa Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 18/10/2008

San Luca evangelista

-------------------------- 17/10/2008

riprendono gli incontri per separati e divorziati

-------------------------- 17/10/2008

GRUPPO RECITAL

-------------------------- 17/10/2008

Sant´Ignazio d´ Antiochia

-------------------------- 15/10/2008

SANTA TERESA D´AVILA

-------------------------- 11/10/2008

DOMENICA 12 OTTOBRE

-------------------------- 07/10/2008

BEATA VERGINE DEL ROSARIO

-------------------------- 04/10/2008

DOMENICA 5 OTTOBRE

-------------------------- 04/10/2008

SAN FRANCESCO D´ASSISI

-------------------------- 03/10/2008

OLTRE...periodico di informazione...

-------------------------- 02/10/2008

Festa degli Angeli Custodi

-------------------------- 01/10/2008

buon ottobre

-------------------------- 01/10/2008

SANTA TERESA DI GESU´ BAMBINO

-------------------------- 29/09/2008

Festa dei santi arcangeli

-------------------------- 28/09/2008

XXVIa domenica del tempo ordinario

-------------------------- 28/09/2008

Vendita ciclamini

-------------------------- 27/09/2008

San Vincenzo de´Paoli

-------------------------- 23/09/2008

San Pio da Pietrelcina

-------------------------- 21/09/2008

Sclerodermia: una ciclamino per la ricerca

-------------------------- 21/09/2008

XXVa Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 20/09/2008

Santi martiri coreani

-------------------------- 19/09/2008

san Gennaro martire

-------------------------- 11/09/2008

DOMENICA 14 SETTEMBRE

-------------------------- 08/09/2008

NATIVITA´ DELLA VERGINE MARIA

-------------------------- 06/09/2008

XXIIIa Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 05/09/2008

BEATA TERESA DI CALCUTTA

-------------------------- 27/08/2008

XXII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 27/08/2008

SANTA MONICA

-------------------------- 23/08/2008

lettera di Mons.Pasotto

-------------------------- 23/08/2008

XXIa Domenica del Tempo Ordinario

-------------------------- 20/08/2008

San Bernardo da Chiaravalle

-------------------------- 16/08/2008

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 14/08/2008

ASSUNZIONE AL CIELO DELLA VERGINE MARIA

-------------------------- 14/08/2008

AUGURI DI UN BUON FERRAGOSTO

-------------------------- 14/08/2008

San Massimiliano Kolbe

-------------------------- 09/08/2008

XIX DOMENICA del tempo ordinario

-------------------------- 08/08/2008

PECHINO 2008

-------------------------- 06/08/2008

TRASFIGURAZIONE DI GESU´

-------------------------- 05/08/2008

Dedicazione di Santa Maria Maggiore

-------------------------- 02/08/2008

XVIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 02/08/2008

2 agosto

-------------------------- 31/07/2008

Sant´Ignazio di Loyola

-------------------------- 26/07/2008

XVII Domenica: 27 luglio 2008

-------------------------- 25/07/2008

San Giacomo il maggiore

-------------------------- 20/07/2008

XVIa domenica del tempo ordinario

-------------------------- 13/07/2008

Leonardo Tuzzi

-------------------------- 13/07/2008

XVa domenica del tempo ordinario

-------------------------- 11/07/2008

San Benedetto da Norcia

-------------------------- 05/07/2008

domenica 6 luglio

-------------------------- 03/07/2008

San Tommaso apostolo

-------------------------- 01/07/2008

è terminato il Gr.est

-------------------------- 28/06/2008

SOLENNITA´ SS. PIETRO e PAOLO

-------------------------- 24/06/2008

NATIVITA´ DI GIOVANNI IL BATTISTA

-------------------------- 21/06/2008

domenica 22 giugno

-------------------------- 15/06/2008

domenica 15 giugno

-------------------------- 13/06/2008

13 giugno

-------------------------- 11/06/2008

12 giugno

-------------------------- 07/06/2008

domenica 8 giugno

-------------------------- 06/06/2008

nuovo numero di "OLTRE..."

-------------------------- 02/06/2008

Mons. Tonino Bello ai giovani

-------------------------- 01/06/2008

2 giugno

-------------------------- 01/06/2008

IX domenica del tempo ordinario

-------------------------- 30/05/2008

31 maggio

-------------------------- 25/05/2008

Solennità del Corpus Domini

-------------------------- 18/05/2008

Solennità della SS.Trinità

-------------------------- 10/05/2008

Domenica di Pentecoste

-------------------------- 08/05/2008

8 maggio

-------------------------- 04/05/2008

Solennità dell´Ascensione di Gesù

-------------------------- 01/05/2008

1 maggio festa dei lavoratori

-------------------------- 01/05/2008

1 maggio: San Giuseppe lavoratore

-------------------------- 29/04/2008

SANTA CATERINA DA SIENA

-------------------------- 26/04/2008

DOMENICA 27 APRILE

-------------------------- 25/04/2008

SAN MARCO EVANGELISTA

-------------------------- 23/04/2008

grazie ai ragazzi di Parma

-------------------------- 23/04/2008

grazie ai ragazzi di Rieti

-------------------------- 23/04/2008

grazie al gruppo AHIMSA

-------------------------- 23/04/2008

25° di sacerdozio

-------------------------- 22/04/2008

SALVIAMO LA TERRA

-------------------------- 21/04/2008

nascita di Roma

-------------------------- 20/04/2008

Mons. Tonino Bello

-------------------------- 20/04/2008

Quinta domenica di Pasqua

-------------------------- 19/04/2008

25° di ordinazione padre lucio

-------------------------- 19/04/2008

pasqua ebraica

-------------------------- 13/04/2008

QUARTA DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 11/04/2008

unzione degli infermi

-------------------------- 05/04/2008

III domenica di Pasqua

-------------------------- 03/04/2008

poesia dedicata a papa Wojtila

-------------------------- 02/04/2008

3° anniversario dalla morte...

-------------------------- 31/03/2008

1° DI APRILE

-------------------------- 30/03/2008

Domenica in albis

-------------------------- 29/03/2008

torna l´ora legale

-------------------------- 27/03/2008

musica-poesia e solidarietà

-------------------------- 25/03/2008

L´annuciazione a Maria

-------------------------- 24/03/2008

Lunedì dell´Angelo

-------------------------- 23/03/2008

DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 22/03/2008

SABATO SANTO

-------------------------- 21/03/2008

INCONTRO CON COLETTE

-------------------------- 21/03/2008

VENERDI´ SANTO

-------------------------- 20/03/2008

GIOVEDI´ SANTO

-------------------------- 16/03/2008

DOMENICA DELLE PALME

-------------------------- 14/03/2008

dormire male è una malattia

-------------------------- 13/03/2008

ORARI SETTIMANA SANTA

-------------------------- 12/03/2008

"OLTRE..."n.2

-------------------------- 09/03/2008

quinta domenica di Quaresima

-------------------------- 08/03/2008

Giornata della donna

-------------------------- 02/03/2008

benedizioni delle famiglie

-------------------------- 02/03/2008

aiutiamo l´UNITALSI

-------------------------- 02/03/2008

IV Domenica di Quaresima

-------------------------- 25/02/2008

Giornata mondiale della lentezza

-------------------------- 24/02/2008

III domenica di Quaresima

-------------------------- 22/02/2008

CATTEDRA DI SAN PIETRO

-------------------------- 17/02/2008

II Domenica di Quaresima

-------------------------- 15/02/2008

M´ ILLUMINO DI MENO

-------------------------- 14/02/2008

CIAO, MIO CAPITANO

-------------------------- 14/02/2008

Auguri per San Valentino

-------------------------- 14/02/2008

San Valentino

-------------------------- 14/02/2008

SAN CIRILLO e METODIO

-------------------------- 13/02/2008

inizio catechesi parrocchiale

-------------------------- 11/02/2008

Apparizioni di Lourdes

-------------------------- 10/02/2008

PRIMA DOMENICA DI QUARESIMA

-------------------------- 09/02/2008

raccolta alimenti

-------------------------- 09/02/2008

RACCOLTA DI SANGUE

-------------------------- 06/02/2008

SARETE MIEI TESTIMONI

-------------------------- 06/02/2008

MERCOLEDI´ DELLE CENERI

-------------------------- 05/02/2008

disagio giovanile

-------------------------- 05/02/2008

LOCANDINA

-------------------------- 05/02/2008

FESTA DI CARNEVALE IN PARROCCHIA

-------------------------- 05/02/2008

STORIA DEL CARNEVALE

-------------------------- 05/02/2008

SANT´AGATA

-------------------------- 03/02/2008

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 03/02/2008

SAN BIAGIO

-------------------------- 02/02/2008

I giovani e le droghe

-------------------------- 02/02/2008

festa per gli anziani

-------------------------- 02/02/2008

PRESENTAZIONE AL TEMPIO DI GESU´

-------------------------- 02/02/2008

le nuove droghe

-------------------------- 31/01/2008

Il testo della lettera del card. Tettamanzi

-------------------------- 31/01/2008

Lettera del Santo Padre

-------------------------- 31/01/2008

San Giovanni Bosco

-------------------------- 31/01/2008

due minuti ...per un sorriso

-------------------------- 30/01/2008

PRO MEMORIA

-------------------------- 28/01/2008

San Tommaso d´Aquino

-------------------------- 27/01/2008

III domenica del tempo ordinario

-------------------------- 27/01/2008

GIORNATA DELLA MEMORIA

-------------------------- 25/01/2008

Conversione di San Paolo

-------------------------- 25/01/2008

25 gennaio

-------------------------- 24/01/2008

veglia di preghiera per l´unità dei cristiani

-------------------------- 24/01/2008

24 GENNAIO

-------------------------- 23/01/2008

23 gennaio

-------------------------- 23/01/2008

Sposalizio di San Giuseppe e Maria

-------------------------- 22/01/2008

corso in preparazione al matrimonio

-------------------------- 21/01/2008

22 gennaio

-------------------------- 21/01/2008

Lettera del card.Dionigi Tettamanzi

-------------------------- 21/01/2008

Sant´Agnese

-------------------------- 21/01/2008

21 gennaio

-------------------------- 20/01/2008

2a Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 20/01/2008

20 gennaio

-------------------------- 19/01/2008

19 gennaio

-------------------------- 18/01/2008

preghiera : 18 gennaio

-------------------------- 18/01/2008

settimana di preghiera per l´unità dei cristiani

-------------------------- 16/01/2008

Il testo del Papa a "La Sapienza"

-------------------------- 16/01/2008

vergogna italiana: rifiuti di Napoli

-------------------------- 16/01/2008

la mancata visita del Papa alla "Sapienza"

-------------------------- 15/01/2008

MARTIN LUTHER KING

-------------------------- 13/01/2008

BATTESIMO DI GESU´

-------------------------- 11/01/2008

preghiera con e per gli ammalati

-------------------------- 05/01/2008

Natale dei Cristiani Ortodossi

-------------------------- 05/01/2008

EPIFANIA DEL SIGNORE

-------------------------- 03/01/2008

la festa della befana in parrocchia

-------------------------- 01/01/2008

Maria Madre di Dio

-------------------------- 01/01/2008

Giornata mondiale per la pace

-------------------------- 01/01/2008

FELICE 2008 A TUTTI

-------------------------- 31/12/2007

31 DICEMBRE 2007

-------------------------- 30/12/2007

Festa della santa Famiglia

-------------------------- 28/12/2007

FESTA DEI SANTI INNOCENTI

-------------------------- 27/12/2007

SAN GIOVANNI APOSTOLO

-------------------------- 26/12/2007

SANTO STEFANO

-------------------------- 25/12/2007

GIORNO DI NATALE

-------------------------- 24/12/2007

e il Dio - con- noi...nacque tra gli uomini

-------------------------- 23/12/2007

SANTA NOTTE

-------------------------- 22/12/2007

Quarta domenica di Avvento

-------------------------- 22/12/2007

auguri...con un pizzico di ...nostalgia

-------------------------- 21/12/2007

Gruppo Musical

-------------------------- 21/12/2007

primi auguri..per tutti

-------------------------- 16/12/2007

la domenica della gioia

-------------------------- 13/12/2007

"OLTRE..." uno strumento in più per dialogare

-------------------------- 13/12/2007

una solidarietà che non si fermi al 26 dicembre

-------------------------- 10/12/2007

altra riflessione in merito alla

-------------------------- 08/12/2007

II Domenica di Avvento

-------------------------- 07/12/2007

solennità dell´Immacolata Concezione

-------------------------- 07/12/2007

storia del dogma dell´Immacolata Concezione

-------------------------- 02/12/2007

l´enciclica "Spe Salvi"

-------------------------- 01/12/2007

I domenica di AVVENTO

-------------------------- 01/12/2007

una lettera per te

-------------------------- 01/12/2007

in preparazione all´Avvento

-------------------------- 01/12/2007

Giornata mondiale lotta contro l´AIDS

-------------------------- 24/11/2007

CRISTO RE DELL´UNIVERSO

-------------------------- 23/11/2007

SABATO 24/11..ALLO STADIO VINCE LA SOLIDARIETA´

-------------------------- 22/11/2007

RIETI GRANDE CUORE

-------------------------- 22/11/2007

proviamo a dialogare

-------------------------- 21/11/2007

il mondo solo in bianco e nero?

-------------------------- 17/11/2007

XXXIII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 17/11/2007

RIFLLESSIONE ...COL VANGELO

-------------------------- 10/11/2007

XXXII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 10/11/2007

IRENNE CORONADO

-------------------------- 08/11/2007

Saluto ufficiale di mons. Bregantini

-------------------------- 08/11/2007

le prime reazioni di alcuni organi di stampa

-------------------------- 08/11/2007

dalla S. Sede

-------------------------- 08/11/2007

il congedo del vescovo operaio

-------------------------- 07/11/2007

Mons. Bregantini lascia la Calabria?

-------------------------- 07/11/2007

nel ricordo di leo

-------------------------- 06/11/2007

aumenta il senso di insicurezza

-------------------------- 06/11/2007

comunicato stampa

-------------------------- 04/11/2007

IRENE CORONADO in concerto

-------------------------- 04/11/2007

XXXI domenica del tempo ordinario

-------------------------- 02/11/2007

CRESIME IN PARROCCHIA

-------------------------- 02/11/2007

2 novembre 2007

-------------------------- 01/11/2007

Oggi si celebra la solennità di Tutti i Santi

-------------------------- 26/10/2007

vangelo della domenica

-------------------------- 26/10/2007

FESTA DI TUTTI SANTI

-------------------------- 26/10/2007

2 novembre commemorazione dei defunti

-------------------------- 24/10/2007

single per scelta...?

-------------------------- 24/10/2007

il mondo giovanile

-------------------------- 23/10/2007

parliamo di famiglia

-------------------------- 20/10/2007

XXIX Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 20/10/2007

Tra sabato 27 e domenica 28 torna l´ora solare

-------------------------- 17/10/2007

padre Joao Carlos Seneme nominato vescovo

-------------------------- 12/10/2007

Vangelo della XXVIII domenica

-------------------------- 12/10/2007

Ritorna il Musical : Teresa di Calcutta

-------------------------- 11/10/2007

immagini della festa di inizio anno 2007 /2008

-------------------------- 11/10/2007

foto ricordo ritiro 13 maggio 2007

-------------------------- 09/10/2007

230 anni fa

-------------------------- 08/10/2007

sabato 13 e domenica 14 vendita torte

-------------------------- 07/10/2007

vangelo della domenica

-------------------------- 07/10/2007

settimana per la pace

-------------------------- 06/10/2007

una testimonianza dal Rwanda

-------------------------- 06/10/2007

ottobre missionario

-------------------------- 27/09/2007

Programma

-------------------------- 27/09/2007

Vangelo delle Domenica

-------------------------- 27/09/2007

DOMENICA 30 SETTEMBRE

-------------------------- 21/09/2007

Vangelo della Domenica

-------------------------- 21/09/2007

19 ottobre replica del musical

-------------------------- 21/09/2007

in preparazione al 7 ottobre

-------------------------- 18/09/2007

calendario parrocchiale 2007/2008

-------------------------- 16/09/2007

il vangelo della domenica

-------------------------- 14/09/2007

Aiutiamo la ricerca per vincere la SCLERODERMIA

-------------------------- 13/09/2007

l´impegno della Parrocchia per la famiglia

-------------------------- 13/09/2007

troppo silenzio attorno al mercato rionale

-------------------------- 12/09/2007

AUGURI PER IL NUOVO ANNO SCOLASTICO

-------------------------- 12/09/2007

Per non dimenticare l´11 settembre 2001

-------------------------- 05/09/2007

vangelo della domenica

-------------------------- 05/09/2007

Madre Teresa di Calcutta

-------------------------- 01/09/2007

Il vangelo della domenica

-------------------------- 01/09/2007

la mano assassina incendiaria

-------------------------- 30/08/2007

ALCLI: lotta contro le leucemie infantili

-------------------------- 29/08/2007

rispettiamo la natura

-------------------------- 25/08/2007

iscrizione corso di matrimonio

-------------------------- 24/08/2007

Messaggio di Benvenuto

-------------------------- 22/08/2007

ndrangheda

-------------------------- 13/08/2007

il distacco dei padri separati dai figli

-------------------------- 13/08/2007

Educazione alla fede ...e valore del matrimonio

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