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ORARIO LITURGIE

Periodo Estivo
   12/06 - 06/10 2007

SS Messa/Feriale
 h 8.30 h 19.00

SS Messa/Festivo
 h 8.30 h 11.00 h 19.00

Periodo Invernale
   07/10 - 11/06 2008

SS Messa/Feriale
  h 8.00 h 9.00 h 18.00

SS Messa/Festivo
  h 8.00 h 9.00 h 10.30
  h 12.00 h 18.00
 

DOMENICA 30 APRILE

III DOMENICA DI PASQUA SS. MESSE H. 9.00 - 10.30 - 12.00 e 19.00
 
 :: ULTIMI AGGIORNAMENTI al 29/04/2017

pentecoste      notizia del 23/05/2015

Riflessione per la domenica. Pentecoste (Anno B) - Messa del Giorno Vangelo: Gv 15,26-27; La vita cristiana è vita nello Spirito di Dio. La spiritualità cristiana non è qualcosa di vago, che determina un benessere fisico o psichico passeggero, ma è esperienza dello Spirito che Dio ci ha donato attraverso Gesù. La Pentecoste ha dunque una perenne attualità in ogni momento della sua vita il cristiano è "immerso nello Spirito Santo". La Pentecoste ci invita a riflettere anche sulla dignità che scaturisce per noi da questa presenza. ATTI 2, 1-11 La Pentecoste era già una festa ebraica e la prima lettura di oggi, tratta dagli Atti degli apostoli è una ricostruzione dell´effusione dello Spirito Santo compiuta il giorno di Pasqua, sullo schema del Vecchio testamento. Narra come sette settimane dopo la traversata del Mar Rosso - Pasqua ebraica - ci fu sul monte Sinai, la consegna della legge a Mosè, nel fulgore di fulmini, nel rumore di tuoni e di venti. La Legge fu consegnata in quella manifestazione tumultuosa, era scritta nella pietra e aveva lo scopo di dare identità al popolo giudeo. La Pentecoste cristiana è stata pensata sul modello del Sinai. Ripeto quanto già detto tante volte, il testo sacro non è da prendere come una cronaca dei fatti, ma come il frutto di un´attenta riflessione dell´autore Luca per trasmettere un messaggio. Anche la Pentecoste cristiana viene descritta come un uragano e abbiamo il fuoco. Ma questa Pentecoste non consegna agli uomini una legge scritta su tavole di pietra. Essa dà agli uomini una parola che viene ascoltata da ciascuno nella propria lingua. E´ la legge universale non più scritta nelle pietre ma nei cuori, ed è affidata alla libertà dello spirito. Il mondo di oggi è unificato, ma l´unità raggiunta è la più deludente che si possa immaginare, in quanto a tenerci uniti è la forza meccanica della paura. La paura e i suoi equilibri sono l´antitesi del messaggio di Gesù. Cercano di garantirci una tranquillità con l´uso della forza. Ci siamo fatti anche una coscienza su misura. Quando l´unità è progettata dagli uomini uniformandoli, rendendoli uguali, per paura della novità, con la presunzione dell´autosufficienza, diventa una maledizione perché è il rifiuto del nuovo e della diversità, che è benedizione di Dio. Torniamo invece alla scena di Gesù, che appare ai suoi nel Cenacolo, "soffia" lo Spirito e dice "pace". Notate la differenza: sul Sinai fulmini, tuoni e uragani, nel Cenacolo appena un alito. L´unità non è "a piramide" come a Babele, ma è una unità che passa attraverso le libertà dello Spirito, che è creativo. Noi dobbiamo scegliere, rimanendo nel mondo in cui siamo: o la parvente sicurezza dell´umanità o il soffio primaverile della libertà, che non garantisce la nostra sicurezza. Quanto siamo attaccati alle nostre piccole sicurezze? Dove poggiamo in realtà la nostra sicurezza? E´ importante darci delle risposte! Se siamo distratti, non ci accorgiamo neppure dello Spirito, perché non è un uragano, è congenito alla nostra libertà interiore, e se non siamo liberi, rispettando la libertà altrui, non avvertiamo lo Spirito. Noi vogliamo rompere l´unità del mondo, che calpesta la libertà dell´uomo, la dignità dell´uomo, stritolando tutti nella propria logica. La Pentecoste rompe il chiuso del Cenacolo, e nel quotidiano, ma nella convinzione che lo Spirito domina la terra, può riempire il mondo. Dobbiamo trasmettere il messaggio di Gesù, in modo che ognuno lo senta misurato su di sé. Non è un linguaggio solo di parole, dev´essere accompagnato da fatti concreti, un po´ come gli uomini della Pentecoste, portati sul patibolo e nei tribunali da chi voleva mantenere l´unità dell´ordine babelico. Non sono stati perseguitati per dei bei discorsi consolatori! GIOVANNI 15, 26-27; 16, 12-15 Oggi il Vangelo è tratto da Giovanni. Durante l´ultima cena Gesù promette lo Spirito, il suo Spirito ai discepoli. Si era parlato della vite "vera" e del mondo. Gesù promette lo Spirito, ma cos´è lo Spirito? E´ l´azione della vita in noi, è il dono della vita che continuamente riceviamo attraverso le relazioni. In che cosa consiste la testimonianza? E´ mostrare la verità del messaggio di Gesù. Spesso noi confondiamo gli idoli, con Dio, confondiamo il bene con il male, abbiamo gli occhi chiusi e mille brame confuse. Per questo è necessario che ci siano testimoni del Vangelo, persone che ci aiutino a infrangere questa confusione e permettere all´essere vero di venire alla luce, al desiderio profondo di emergere: questo è lo Spirito di verità. La testimonianza dello Spirito deve mostrare qualcosa più grande di noi, come freccia puntata, come indicazione che conduce oltre quello che noi siamo, visto che non siamo ancora definitivi e realizzati. C´è poi una frase di Gesù da comprendere: "Mi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dall´inizio", cosa vuol dire? Occorre essere testimoni integrali, completi, di tutte le parole di Gesù, di tutto ciò che Gesù ha vissuto, ha proclamato, ha consegnato ai suoi, non solo di alcuni aspetti a noi più congeniali. "Quando verrà lo Spirito di verità, vi guiderà alla verità tutta intera"! Non vuol dire: lo Spirito vi condurrà a una dottrina perfetta, perché la dottrina non salva come tale. Il termine "verità" indica la fedeltà alla vita, la coerenza. Come abbiamo già detto la vita ci viene consegnata momento per momento, la verità della vita è la fedeltà nell´accogliere le spinte vitali e tradurle in gesti nuovi, il termine "spirito" sottolinea la "novità". I semi della novità ci sono stati depositati nelle esperienze compiute, negli incontri con gli altri, poi possono fiorire nei momenti di solitudine di riflessione, di preghiera. Si fa fatica a portare il peso di una verità che si è sempre cercato di negare. Qualsiasi idolo offre paradisi artificiali. Lo Spirito invece può rivelare a chi scende nell´interiorità il dono di vita racchiuso nel vuoto che volevamo evitare. Ma in verità, siamo sinceri con noi stessi, crediamo davvero che in noi esiste una forza creatrice di Dio, che può far fiorire nuove forme di giustizia, di pace, di perdono, di misericordia? Non piove dal cielo quest´azione di Dio è già in ognuno di noi! Occorre perciò che ci abbandoniamo con fiducia a questo flusso di vita che ci investe e che spesso noi trascuriamo, perché siamo idolatri, ci attacchiamo ai nostri beni, preferiamo restare quello che siamo, perché ci illudiamo di essere autosufficienti. La preghiera è l´esercizio, l´allenamento ad accogliere il flusso di vita, l´azione di Dio nella nostra vita. La preghiera non è ricordare a Dio qualcosa, perché l´azione creatrice contiene già tutto e ci offre già tutto. La preghiera ci serve a smascherare le nostre illusioni con la consapevolezza, le nostre idolatrie e lasciare agire la forza che ci avvolge e ci alimenta. Lo Spirito di Cristo apre a ciascuno la sua identità, desidera che ciascuno sia solamente se stesso, sia cioè libero di realizzare quello che è veramente. Pentecoste è la festa della relazione perché Gesù ha inventato questo modo di comunicarci i germi di vita: donandoli li riceviamo. Non abbiamo che da credere alla verità che la vita ci è già donata in modo totale e che noi poco alla volta, secondo la capacità di portarla, ci apriamo ad accoglierla istante dopo istante. Buona festa!

ASCENSIONE DI GESU´      notizia del 16/05/2015

Riflessione della Domenica:il Signore fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio Ascensione del Signore (Anno B) : Mc 16,15-20 Celebriamo come una solennità, l´ascensione del Signore. "Celebriamo" vuol dire: consideriamo l´ascensione come qualcosa in cui dobbiamo trovare della gioia, come una lieta novella, come una buona notizia, come qualcosa di buono per noi. Lo facciamo senza pensarci, ma se cominciamo a rifletterci probabilmente non è tanto evidente il fatto che ci sia da celebrare nel giorno dell´ascensione. Chiediamoci infatti se sia veramente una buona notizia, se sia veramente una cosa buona per noi che Gesù sia partito, che Gesù sia asceso al cielo, che Gesù sia sparito dai nostri occhi. Chiediamoci se non sarebbe stato meglio che il Risorto fosse continuato a restare presente, visibile in mezzo alla sua chiesa, come lo è stato per 40 giorni dopo la sua resurrezione. Se infatti Gesù è stato presente per 40 giorni dopo la resurrezione in mezzo ai suoi discepoli, perché non sarebbe potuto restarlo per tutto il tempo in cui era necessario che la chiesa durasse sulla terra? Sarebbe stato talmente tanto meglio! Oggi non avremmo bisogno di eleggere un papa, un "vicario di Cristo sulla terra", perché avremmo Cristo stesso presente in mezzo a noi. E cosi tutti gli errori umani, tutti i limiti umani dei vicari di Cristo potrebbero essere ovviati dal fatto che Cristo stesso, presente in mezzo a noi, ci guiderebbe, sarebbe direttamente il nostro pastore. A Dio tutto è possibile e anche questo sarebbe stato possibile. Quindi come possiamo trovare della gioia nel fatto che Cristo ci abbia lasciato in mano a discepoli che nel corso del tempo, attraverso i loro successori, hanno fatto cose ottime, cose buone, hanno permesso e di fatto hanno contribuito alla evangelizzazione di larghe fette della popolazione mondiale, ma anche hanno ostacolato, realmente ostacolato, il progresso del vangelo, a causa dei loro limiti, delle loro povertà? Quindi è veramente una buona notizia che Gesù sia partito? Occorre interrogarsi sul senso profondo dell´ascensione per cercare di capire in cosa il fatto che Gesù sia partito sia una cosa buona per noi. Prima di tutto cerchiamo di capire cosa vuol dire che Gesù è asceso al cielo. Non dimentichiamo che anche in questo caso si tratta di una metafora. Quando si dice che mentre lo guardavano, fu elevato in alto e dopo che la nube passò, fu sottratto ai loro occhi, non vuol dire che Gesù sia sopra le nubi. Sappiamo che da un punto di vista locale, sopra le nubi ci sono altre nubi, e poi sopra queste nubi si entra nello spazio intersiderale, cioè in un luogo come un altro. Dire che Gesù è asceso al cielo è dunque una metafora, un´immagine per dire che qualcosa è successo. Sia negli Atti degli apostoli che nel vangelo di Marco, nel racconto dell´ascensione del Signore si dice: Mentre lo guardavano, fu elevato in alto - dicono gli Atti degli apostoli- e, nel vangelo di Marco: Il signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo. Questa è una metafora perché sappiamo che Gesù non è in cielo, non è da qualche parte sopra le nubi, non è nello spazio, non è nascosto su qualche altro pianeta, come nel Piccolo principe di Saint Exupery! Nello stesso tempo, sia negli Atti che nel vangelo di Marco vi sono altre metafore per esprimere quello che succede con l´ascensione. Negli atti degli apostoli si dice: Mentre lo guardavano, fu elevato in cielo e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Invece il vangelo di Marco dice: il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu levato in cielo e sedette alla destra di Dio. Il secondo membro di queste due frasi ci dà due altri modi per capire cosa sia l´ascensione del Signore. Nel primo caso ci è detto che Gesù fu sottratto ai loro occhi. Forse questa espressione è quella che meglio spiega che cosa effettivamente è successo con l´ascensione. Con l´ascensione Gesù non è andato via, non ci ha lasciato, ma si è semplicemente sottratto ai nostri occhi. Lo conferma la conclusione del passaggio degli Atti degli apostoli, che dice: Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo, questo Gesù che è in mezzo a voi, è stato assunto in cielo. Qui è contenuta la buona notizia dell´Ascensione: Gesù è in mezzo a noi! Fino ad allora era in mezzo a noi visibilmente, adesso è in mezzo a noi invisibilmente. O ancora, la conclusione del vangelo di Marco dice: Allora essi partirono e predicarono dappertutto mentre il Signore agiva insieme con loro, cioè restava insieme con loro, anche se non lo vedevano. E poi c´è la fine del vangelo di Matteo che dice: Andate, fate discepoli tutti i popoli, ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo. L´ascensione non vuol dire che Gesù non è più presente, ma che continua ad essere presente in una maniera diversa, in una maniera più efficace. Adesso Gesù è presente in modo invisibile: non lo vediamo, però sappiamo - perché ce lo ha detto, promesso, ce lo ha assicurato - che è presente. Però non lo vediamo e non possiamo sentire la sua voce. Ma il fatto di non sentire la sua voce non vuol dire che non stia continuando a parlarci, anche adesso, anche in questo istante. Appena cominciamo a riflettere su questo punto, immediatamente capiamo che in realtà Gesù continua ad essere presente, ad agire invisibilmente. Non lo vediamo, ma ci parla. Ogni volta che leggiamo la scrittura con fede sentiamo ardere il nostro cuore, sentiamo un calore nel nostro cuore - lo stesso che sentirono i discepoli di Emmaus - che ci permette di riconoscere la presenza del Signore. Questa scrittura che se non fosse letta alla luce della fede sarebbe una lettera morta, diventa spirito, diventa senso spirituale, diventa una parola che ha il potere, la capacità, di trasformare la mia vita. La parola di Dio non è mai soltanto la scrittura letta. La parola di Dio è Gesù, cioè Dio, che ci sta parlando ora. Quindi l´Ascensione di Gesù vuol dire che si sottrae ai nostri occhi, ma per essere presente in maniera ancora più profonda di quando lo vedevamo con i nostri occhi, in maniera più profonda perché presente non solo fuori di noi, non solo in modo da essere visibile solo per i nostri occhi di carne, ma presente dentro di noi per mezzo del suo Spirito e visibile per gli occhi della fede. E qui arriva un altro punto molto importante: immaginiamo che Gesù fosse presente, che invece del papa avessimo Gesù a piazza san Pietro, avessimo lui a dare ordini, lui a dirigere la sua chiesa. Come potremmo veramente sentirci liberi? Come potremmo vivere la grazia della fede e della scelta che caratterizza il tempo attuale nel disegno globale della salvezza del mondo? Il momento di vedere Gesù ritornerà e in quel momento sarà di nuovo un´evidenza per noi. Lo dice l´angelo: verrà nello stesso modo in cui l´avete visto andare al cielo. Adesso abbiamo bisogno che Gesù, pur essendo presente, pur continuando a parlare al nostro cuore, lo faccia in modo velato, in una maniera nella quale non si impone a noi, ma si propone a noi in modo tale che la nostra adesione a lui non sia obbligata, sia libera. La seconda frase poi, quella del vangelo di Marco, ci da un altro elemento per capire cosa voglia dire l´ascensione di Gesù: il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. La realtà dell´ascensione è questa: Gesù siede alla destra di Dio. Ma Gesù, il Figlio, non era già alla destra del Padre? Non è una delle persona della Trinità? Non è già una sola cosa con il Padre e con lo Spirito Santo? Assolutamente. Ed in questo senso non ha mai lasciato il seno del Padre, poiché il Figlio non può mai essere separato dal Padre e dallo Spirito Santo. Quello che cambia è che con l´Ascensione ciò che sale al Padre non è solo il Figlio, ma il Figlio con la nostra carne, il figlio che si è fatto uno di noi. E´ un uomo che ascende al cielo, quest´uomo che è diventato una sola cosa con il Figlio di Dio, quest´ uomo che è nostro fratello, seduto alla destra del Padre, può intercedere in nostro favore, può pregare per noi. Non solo, ma con questo uomo, con questo corpo noi diventiamo un solo corpo ogni volta che mangiamo la sua carne e beviamo il suo sangue. Questo vuol dire che con Gesù ascendiamo al cielo anche noi. Se con il battesimo siamo diventati figli nel Figlio; se cibandoci del corpo e del sangue di Cristo diventiamo un solo corpo con lui, allora dove è lui, siamo noi. Se Gesù è seduto alla destra del Padre, anche noi siamo seduti alla destra del Padre. Se Gesù è nel seno del Padre, anche noi siamo nel seno del Padre. Quindi l´ascensione vuol dire che già adesso, pur nella fede, pur misteriosamente, siamo figli nel Figlio, siamo uniti al Padre, siamo già risorti, siamo già lassù. La nostra dimora - come dice Paolo - è lassù, risorti con Cristo. La nostra vita non è più una vita terrestre, ma è già una vita celeste. Tutto questo vuol dire che Gesù è più presente adesso di quanto non lo fosse prima. Sta a noi scoprire la sua presenza attraverso la lettura assidua, meditata, profonda, della scrittura, perché attraverso di essa ci si sveli la Parola attraverso la quale Gesù ci parla, tocca il nostro cuore, ci converte, ci trasforma! Crediamolo: Io sono con voi tutti i giorni. Gesù agisce con noi e conferma la parola con i segni che la accompagnano. Gesù che è in mezzo a noi, pur assunto in cielo per intercedere per noi alla destra del Padre, vive con noi, è presente con noi, lì dove due o tre sono uniti nel suo nome. E´ presente nei nostri cuori! E´ presente più che mai. Più che mai con noi in questo cammino, per ricondurci alla casa del Padre.

Domenica 10 maggio 2015      notizia del 09/05/2015

Riflessione della Domenica: La miglior catechesi eucaristica VI Domenica di Pasqua (Anno B) :Vangelo: Gv 15,9-17 Ci stiamo avvicinando alla conclusione del tempo di Pasqua, e i Vangeli che abbiamo ascoltato in queste ultime tre domeniche si sono snodati lungo un filo conduttore che credo trovi il suo punto cruciale nel brano di Vangelo di quest´oggi. Il tema è quello della profonda unità, dell´unione tra il Risorto e i suoi discepoli. Abbiamo iniziato con la parabola del Buon Pastore, dove l´unione tra noi e il Maestro assume le caratteristiche di una sequela, basata sull´ascolto della sua Parola, proprio come fa il gregge quando ascolta la voce del proprio pastore. Poi quest´unione, già molto forte, si fa ancora più intensa nella comparazione con la vite e i tralci: un frutto non può maturare se non rimane unito all´albero che lo ha generato, e lo stesso avviene per il discepolo di Gesù, che non può pensare di vivere una fede profonda a prescindere dalla sua unione con lui, perché la fede non è un fatto puramente cognitivo, razionale, legato all´ascolto e alla comprensione della voce del pastore. La fede è un fatto di cuore, di profonda unità con Dio, in una parola sola è questione di amore. Ascoltare la voce del pastore, sapere tutto o anche solo qualcosa di lui, seguirlo ovunque lui vada, non è sufficiente, o per lo meno lui non lo ritiene sufficiente: Dio va amato, Dio desidera che noi lo amiamo, e che dimostriamo il nostro amore per lui amando i nostri fratelli, amandoci tra di noi. È ciò a cui ci conduce il Vangelo di oggi. Un Vangelo conosciutissimo, ascoltato molte volte, noto e famoso anche negli ambienti non direttamente ecclesiali, in quanto contiene il precetto fondamentale del cristianesimo, che viene citato anche dalle enciclopedie o dai trattati di storia delle religioni quando si tratta di delineare i principi del cristianesimo. Stiamo parlando del comandamento fondamentale della religione cristiana: "Questo è il mio comandamento, che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi". Potremmo dire che tutto il cristianesimo si riassume in queste parole; gli altri precetti e comandamenti sono solo dei corollari complementari a questo. Una volta applicato questo comandamento, abbiamo vissuto in pienezza il cristianesimo. Più semplice di così... D´accordo: ma...dal momento che dobbiamo amarci come lui ha amato noi, qual è il modo in cui lui ci ha amati, perché possiamo fare altrettanto? La prima spiegazione che Gesù ci offre, nei versetti immediatamente successivi, è...altrettanto semplice: l´amore più grande è dare la vita per i propri amici. E dal momento che siamo suoi amici nella misura in cui facciamo ciò che egli ci comanda, ossia nella misura in cui ci amiamo gli uni gli altri, l´amore più grande è proprio quello con cui lui ci ha amati: dare la vita per noi, suoi amici. Se vogliamo essere come lui, dobbiamo dare la vita per i nostri amici: il cristianesimo è tutto qui. Alla faccia...! Essere cristiani non mi pare sia proprio così semplice come pensiamo, o per lo meno non è così semplice come lo viviamo e soprattutto come ci è stato insegnato. Guardiamo alla nostra educazione cristiana: cosa ci è stato insegnato, quando abbiamo ricevuto l´indottrinamento cristiano? Ci è stata insegnata la dottrina cristiana attraverso il catechismo sin da piccoli, e grazie a Dio devo dire che quelli della mia generazione e di quelle precedenti (diciamo i nati negli anni del Concilio e ancora prima) abbiamo avuto tutto sommato la fortuna di non aver ricevuto solamente nozioni di catechismo come indottrinamento, ma di essere cresciuti ancora in un regime di "cristianità diffusa e condivisa" che, pur con tutti i suoi limiti, ci dava quantomeno la possibilità di "respirare cristianesimo" in ogni luogo in cui ci muovevamo: famiglia, scuola, cortile, oratorio, società sportive...bene o male il contesto ci facilitava ad essere cristiani. Ma in questi giorni facevo questa riflessione relativamente a quanto in questo periodo dell´anno generalmente molte delle nostre parrocchie si trovano a vivere, ovvero la celebrazione dei sacramenti dell´iniziazione cristiana, e mi sono soffermato a pensare soprattutto alla più suggestiva di queste celebrazioni, quella legata all´Eucaristia, la Prima Comunione, per intenderci. È uno dei momenti più emozionanti della vita di un fanciullo, ed è bello vedere che lo si vive così, nelle nostre comunità. Si assiste ad un fervore e ad un entusiasmo senza paragoni, nell´allestimento di queste celebrazioni, ed è giusto, direi addirittura doveroso, che sia così. Se poi però guardo al cammino di catechesi che prepara i fanciulli a questo momento, qualche riflessione e anche qualche perplessità in più ce l´ho. Senza dubbio, la catechesi ha fatto passi da gigante nella metodologia e nei contenuti, e molte comunità hanno investito parecchio in questo. Tuttavia, mi pare che è ancora troppo diffusa (guardandomi attorno e sentendo che cosa molti nonni, per lo più, chiederebbero per il catechismo) una modalità di fare catechesi che sa più di indottrinamento che di insegnamento della vita cristiana. I Dieci Comandamenti insegnati a memoria, l´elenco dei Sacramenti ben in ordine, la necessità del digiuno eucaristico di un´ora prima di fare la Comunione, il legame inscindibile tra sacramento della Riconciliazione e Comunione (con la conseguente convinzione dell´indegnità dell´accostarsi al sacramento se non debitamente confessati), l´obbligo di osservare il precetto domenicale per evitare che la Prima Comunione non rimanga l´unica per molto tempo...sono elementi indispensabili da conoscere e da praticare, ma sono fortemente convinto che non bastano, per insegnare la catechesi ai nostri bambini in vista dell´Eucaristia; anche e soprattutto in considerazione del fatto che quel regime di "cristianità diffusa e condivisa", loro non lo respirano proprio. Il rischio legato ad una catechesi eucaristica intesa come "nozionistica e precettistica" è quello di fare crescere generazioni di cristiani che associano la vita e la religione cristiana all´osservanza di quei precetti e di quelle nozioni: va bene, ma non basta, perché sarebbe come indossare un vestito che, quando cresci, non ti va più bene e quindi lo getti via. La vita cristiana non è un vestito, perché - e l´Eucaristia ce lo dice bene - è qualcosa da assimilare, da assumere, da mangiare con il pane quotidiano perché rimanga dentro di te e con te cresca. Scendiamo nel concreto? Insegniamo ai nostri fanciulli (o meglio, a tutti noi iniziando da quando siamo fanciulli) che il comandamento principale della nostra fede è quello che abbiamo ascoltato oggi, e che - quando facciamo la Comunione a messa - si concretizza in tutto ciò che ne consegue e che abbiamo ascoltato nella liturgia della Parola di oggi, ossia: - nel considerare gli altri uomini e le altre donne non come "servi", ma come "amici", ossia non come persone che sfruttiamo per ciò che a noi serve e fa comodo, ma come persone a cui cerchiamo di voler il maggior bene possibile; - nel dare la vita per loro, che non necessariamente significa morire per gli altri (a qualcuno è data anche la grazia del martirio), ma di certo significa mettere la propria vita a servizio degli altri, e fare in modo che gli altri da noi ricevano vita, e vita in abbondanza; - nel fare qualcosa che porti frutto per la comunità, che sia fruttuoso, che serva al bene comune; - nel considerare gli uomini e le donne di ogni etnia e di ogni condizione come nostri fratelli e nostre sorelle, perché Dio (come dice Pietro nella prima lettura) "non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga"; - nel creare una mentalità cristiana fatta di rispetto e di solidarietà (diciamo di "misericordia", per stare in linea con il magistero di Papa Francesco) più che di nozioni o di precetti. E soprattutto, insegniamo ai nostri ragazzi che la ricetta è completa solo se aggiungiamo l´ultimo elemento del banchetto, quello che dà sapore a tutto: la gioia. "Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena". Il cristianesimo non è una religione per musoni: fare la comunione, fare comunione con Gesù ed essere arrabbiati con il mondo intero è il modo migliore per dire agli altri: "Io non credo in Gesù Cristo". C´è tanta offerta religiosa, in giro: se non abbiamo nel cuore la gioia del Vangelo, scegliamo qualcos´altro, ma non di essere cristiani.

Domenica 3 maggio      notizia del 02/05/2015

Riflessione per la Domenica : Una fede " fa da te"..non porta a nulla V Domenica di Pasqua (Anno B) :Vangelo: Gv 15,1-8 Le leggi di mercato - o forse anche solo il desiderio di soddisfare qualche piacere della gola - ci mettono oggi nelle condizioni di poterci servire, in qualsiasi momento dell´anno, di quei frutti della terra che, in un passato nemmeno troppo remoto, non potevamo certo avere la pretesa di assaporare. Mangiare le fragole a gennaio, il melone a dicembre e le arance ad agosto non era certo una cosa abituale, e avere la pretesa o anche solo il desiderio di farlo veniva visto come un capriccio per benestanti o ancor peggio una richiesta da insensati. Lo stesso dicasi per frutti che provenivano da paesi esotici e che i pochi che viaggiavano all´estero avevano assaporato e ricordavano con nostalgia, tenendosi per sé il desiderio di tornare a mangiarli in un prossimo viaggio ai Tropici, giungendo - nel frattempo - ad esasperare coloro che li ascoltavano declamare il sapore particolare ed intenso di frutti dal nome impronunciabile e soprattutto introvabili sulle bancarelle dei nostri mercati. Oggi, invece, non è così: puoi trovare tutto ciò che vuoi in ogni momento dell´anno, a volte a prezzi accessibili, altre volte pagando non poco, ma sta di fatto che non esiste più la necessità di attendere l´arrivo della sua stagione per assaggiare un frutto della terra. La globalizzazione dei mercati ha portato a questo, e va detto con tutta onestà che sono molti i limiti e le nefaste conseguenze sottostanti a questa impostazione del commercio, in primis la "morte" dei piccoli produttori locali, che non riescono più a piazzare i loro prodotti perché fagocitati dalla grande distribuzione, regina della globalizzazione. A dire il vero, da alcuni anni si assiste ad un risveglio della coscienza del prodotto di stagione a "chilometro zero", e ci auguriamo tutti che il tanto declamato evento dell´Expo - che si è aperto in questi giorni proprio sul tema dell´alimentazione - porti i governanti a fare scelte coraggiose e controcorrente anche su questo aspetto. Dai, lo capisce anche un bambino: il frutto maturato sulla pianta e quindi colto nella sua stagione ha tutto un altro sapore e tutt´altre caratteristiche salutari e nutritive rispetto ad un frutto colto acerbo dall´albero, a migliaia di chilometri di distanza dalle nostre tavole, e fatto maturare durante settimane di viaggio in celle frigorifere con l´utilizzo di elementi chimici di cui l´etilene e l´anidride carbonica sono quelli meno nocivi... Ma volete mettere una pesca matura colta dall´albero nelle campagne veronesi a metà luglio, oppure un´arancia siciliana maturata a gennaio mentre qui al nord le temperature sottozero ce la fanno invocare come toccasana contro il raffreddore? Per non parlare di quella frutta che deve obbligatoriamente maturare sull´albero perché destinata a produrre qualcosa che va al di là del semplice frutto da tavola: è una bella pretesa, da noi, bere il vino novello a Natale, o peggio ancora in primavera... Il vino buono viene da una vendemmia buona, fatta al momento giusto, perché un tralcio non può dare frutti buoni, se non rimane attaccato alla vite fino al momento della maturazione. Era proprio qui, che volevo arrivare: alla metafora (o se preferite alla parabola) del Vangelo di oggi, in cui Gesù non solo dà uno schiaffo (anche se di certo non era il suo scopo) alle leggi della globalizzazione ribadendo la necessità che ogni cosa abbia il suo tempo e la sua stagione, ma anche e soprattutto vuole farci capire che un frutto non può maturare adeguatamente senza rimanere attaccato alla sua pianta. Per farla breve ed arrivare al sodo, non possiamo avere la pretesa, nel nostro cammino di amicizia e di profonda unità con Dio, di bruciare le tappe o ancor peggio di prendere da lui solo alcune ispirazioni e suggestioni per poi arrangiarci per conto nostro. Come è innaturale mangiare frutta fuori stagione, e come è insensato maturare un frutto cogliendolo acerbo dalla pianta, così non possiamo pensare di poterci dire buoni cristiani solo prendendo dal messaggio del Vangelo ciò che ci serve, qualche ispirazione, per poi arrangiarci da soli a vivere la nostra fede. O il nostro rapporto con Dio fa la fatica di compiere tutte le tappe necessarie, rispettando i suoi tempi, la sua natura, la sua genesi, ossia rimanendo unito come un grappolo alla vite, oppure la nostra non sarà mai una fede matura. Spesso, avanziamo la pretesa di vivere una fede come piace a noi, secondo i nostri ritmi, i nostri tempi, le nostre passioni, i nostri desideri, le nostre voglie, le nostre ispirazioni: per cui, ci sentiamo appagati nella nostra sete delle cose di Dio solo quando piace a noi, quando "ce la sentiamo", quando ci sentiamo ispirati. Ma un frutto non può maturare rimanendo attaccato alla pianta solo quando vuole lui: è necessario che abbia la pazienza e faccia la fatica di essere germoglio, poi foglia, poi fiore e poi frutto acerbo, e alla fine frutto maturo, lasciando che un altro decida di vendemmiare al momento giusto. Passatemi il termine: perché non ci lanciamo anche noi nella riscoperta di una fede "a chilometro zero"? Lasciamoci ispirare dall´immagine del Vangelo di oggi, e ricuperiamo una fede fatta di un rapporto naturale con Dio: una fede che affondi le proprie radici nella propria terra, con tutta la ricchezza del suolo della sua storia e della sua tradizione; una fede che faccia la fatica di sopportare l´arsura delle giornate di calore e il freddo delle piogge d´inverno; una fede che gioisca di fronte al risveglio della primavera; una fede che non ha fretta, e che si prepara a dare frutto al momento opportuno; una fede che guarda al di fuori dei confini del proprio orto non per sognare frutti che lei non sa dare, ma per respirare aria nuova capace di rigenerarla. Sono tutte immagini che la comparazione della vite e dei tralci porta con sé, e che ci vogliono aiutare a capire - come Gesù ci dice esplicitamente - che senza di lui non possiamo fare nulla. Una fede "fai da te", costruita su misura per noi e a nostro piacere, non sa di nulla e forse è pure dannosa: una fede "a chilometro zero", come quella di un tralcio unito alla sua vite, porta molto frutto.

III Domenica di Pasqua      notizia del 18/04/2015

Incontrare Cristo è iniziare un nuovo giorno del nostro vivere III Domenica di Pasqua (Anno B): Lc 24,35-48 Pescare pesce per un pescatore è l´ambizione che abita ogni sua notte. Quando all´alba succederà di trovarsi con le reti vuote, saranno mattine di mestizia e di pensierose traiettorie: non pescare pesce, infatti, per un pescatore è il fallimento più grande, la miseria di un mestiere che era partito come passione ereditata dai padri. Ce ne sarà uno ancor più grande, ad essere sinceri: quando, dopo una notte di pesca infruttuosa, qualcuno farà finta che tutto vada bene, quando invece il mare è stato avaro e infingardo. D´altronde gettare la rete è roba del pescatore, riempirla è affare del mare: se vorrà, quando vorrà, se gli parrà opportuno. La Scrittura conosce il mare: pure lei gli somiglia assai. Certi giorni tace, altri esagera, sovente tiene in sospeso. Con lo struggimento delle barche addosso, abbarbicati alle vecchie usanze del mestiere paterno. Con buona pace del vecchio padre che - anni addietro e col dito puntato contro - profetizzò che sarebbero tornati di moda quei vecchi strumenti d´acqua: scafi e remi, barche e sale, il timone e quell´andazzo mattutino dei mercati da imbastire alla bell´è meglio. Gente tornata pratica delle acque del lago dopo l´intermezzo della sequela raminga per la Galilea. Tornati ai vecchi sogni d´un tempo, col ricordo di Lui sempre cucito addosso. Ad ogni piè sospinto, ad ogni giro di boa, ad ogni mattana di pesci: «Sognando da sveglio / davanti al mare immenso / non prendo neanche un pesce. / Non faccio niente? Penso» (poesia di un anonimo pescatore di Camogli). Sulla strada del vecchio paesello natìo, come emigranti di ritorno da un tentativo di fortuna fallato. (M. Pozza, L´imbarazzo di Dio, San Paolo 2014) Erano tornati ai vecchi mestieri di un tempo: abborracciati, nel gesto tipico di chi tenta di dimenticare ciò che è appena accaduto. Di chi, a conti fatti, ha castigato in una parentesi quei tre anni vissuti gomito a gomito con quel Rabbì che li aveva sedotti. Sedotti e abbandonati, pensano loro. Nelle anime pochi sentimenti, per lo più di mesta frustrazione per essersi fatti abbindolare da un Passator poco cortese che li colse - e li trafisse con un gettito di sguardo - mentre erano impegnati nel loro daffare quotidiano. Cafarnao, terra di sorprese, di pesche e di partenze. Una terra che oggi sembra essere stata la partenza di una grande illusione, della più grande tra le illusioni immaginabili: aver trovato Qualcuno che indicasse loro da che parte gettare la rete per pescare la felicità di una vita. Tre anni sono mille giorni e altrettanti inizi: olivi e datteri, zoppi e malfamati, sgualdrine e donne devote. Fiori di giglio e voli di passeri, spighe di grano e alberi di fico. Miracoli, diatribe e spiegazioni lasciate in calce ad ogni minima titubanza. Lui, loro e gli altri: una grande famiglia, con annessi e connessi dello stare assieme. Non s´erano scelti tra loro, non L´avevano scelto loro: s´erano trovati dentro il brogliaccio di una storia che sapeva di buono. E loro, pescatori avvezzi alle improvvisazioni del mare, ci avevano creduto. Gli avevano creduto. Fino alla fine Lui li amò; fino alla fine loro Gli dettero credito. Fino ad un passo dalla fine, a ragione di onestà: sotto la Croce si misero a russare sbadati. Svegliati di soprassalto al rintocco dei chiodi, si diedero alla fuga: morto il Capitano, i prossimi sarebbero stati loro. Pietro, povero cristo, quel gallo lo fece cantare. Chissà se fu solo a nome suo o, da perfetto capoclasse, rappresentasse il sentimento di tutta la ciurma. Poi stop. Tornati a pescare: gettando la rete mandavano al mare le vecchie immagini di Lui, tirando la rete speravano di cavare lucci e pesci a volontà. In fine dei conti tre anni non son poi così tanti: "E´ stata una parentesi" si saranno detti ad oltranza. C´è da giurarci che qualcuno, forse più di uno, ogni tanto lasciasse parlare il cuore: "Sai, pescatore, ogni tanto mi par di vederlo, di sentirlo. Sono attimi nei quali il cuore mi batte all´impazzata". E qualche altro a dar cenno con la testa, come a dire: "Succede anche a me, sai: mi vergognavo a dirlo". Poi all´improvviso un vocabolario familiare: «Pace a voi!». Parole, pane, parole che sanno di pane: è Lui? Non è Lui. Basta illudersi. «Toccatemi e guardate». Non lo toccano, lo guardano solo. E Lui: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». A pescatori colti di sorpresa, il pesce è merce che trovano sempre a portata di mano: «Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro». Era Lui davvero: certi sguardi sono per sempre. Era tornato quel vecchio Amore che pensavano chissà dove: «Certi amori non finiscono. Fanno dei giri immensi e poi ritornano» (A. Venditti). Torna l´Amore, torna la festa del cuore, riparte la vita: d´ora in poi nessuno più li fermerà. Li ha presi per la gola: un piatto di pesce arrostito per festeggiare la riappacificazione dei cuori. Il Risorto è un Signore, per davvero: se scompare è per poi riapparire. Più credibile, più Amico, per sempre fedele. Loro Gli danno del pesce, Lui dà loro la pace. Pesce e pace: gli ingredienti di ciò che non tradisce.

DOMENICA 12 APRILE 2015      notizia del 11/04/2015

Ho poca fede come Tommaso, o ho paura come Pietro? II Domenica di Pasqua (Anno B) : Gv 20,19-31 Se non vedo non credo! Eh si, chissà quante volte, magari senza troppo dirlo in giro, lo abbiamo pensato anche noi. Magari quando abbiamo pensato che in quella situazione ci avrebbe aiutato Dio...e invece nulla. Se vedessi qualche miracolo, probabilmente crederei. In molti la pensano così. Forse anche tu. Vorresti vedere il pane dell´Eucaristia (l´Ostia) trasformarsi in carne...e il vino trasformarsi in sangue. Oppure un paralitico che di colpo cammina. Oppure un cieco che inizia a vedere. Eppure, ti garantisco che non sarebbe quello a darti la fede. Anche quelli che hanno visto "risuscitare" Lazzaro (tornare in vita, a dire il vero!) non solo non hanno creduto, hanno pure ucciso Lazzaro. No, carissimi, la fede non è propriamente un vedere per credere. Piuttosto è un Credere per Vedere. Sì, perché si crede non sulla base di ciò che si è visto, ma sull´esempio di una vita. Cioè, Pietro, tanto per prendere un esempio dagli apostoli, sicuramente dopo la morte di Gesù (un codardo, perché dopo averlo rinnegato non ha nemmeno la faccia di stare sotto la croce con Maria Santissima) si è rifugiato nel cenacolo per paura. La paura è proprio il contrario della fede. Se hai fede ti fidi, se hai paura ti nascondi, oppure denigri quelli che credono. Diciamo che Pietro per paura sta lì. Poi Gesù gli appare....entra nel Cenacolo e anziché dire: "brutti disgraziati, che non avete creduto a tutte le mie parole, che non credevate che io ero il Figlio di Dio il Cristo, che non avete nemmeno pregato un´ora per me, che sotto la croce non c´eravate perché eravate fifoni...brutti cattivoni e mentitori...che siete fuggiti nel momento in cui un amico aveva più bisogno...proprio voi....ECCOMI QUA ed ora vi darò tante tante botte, così sentirete che io sono risorto davvero e che le botte vi faranno un male fisico e vero (e non spirituale :-))". Gesù non ha nemmeno pensato queste parole...piuttosto si è presentato nella pace. Sì, perché di quella pace avevano bisogno. Torniamo a Pietro. Pietro, dopo l´esperienza di essere stato "graziato" da Gesù (è questa la misericordia di Dio) va a predicare senza paura, esce da quel Cenacolo di tristezza e di paura e va verso le folle giudaiche senza la paura di dire apertamente e di puntare il dito: "...voi avete ucciso Gesù il Cristo, che è Risorto e io l´ho visto". Pietro andrà in giro a predicare senza paura...e quando sarà minacciato di morte (avrebbe dovuto cioè ammettere sotto pena di morte di dire il falso nel predicare che Gesù era veramente Risorto,) non avrà assolutamente paura di questa minaccia. Ebbene, Pietro davvero morirà...e questa morte atroce dirà più cose delle parole predicate: che veramente Cristo era risorto e che niente e nessuno, neppure la morte, avrebbe potuto fargli rinnegare Gesù. Cosa pensate abbiano fatto quelli che hanno ascoltato Pietro predicare il Cristo Risorto? Vedendo la sua vita e le sue sofferenze, e il suo atteggiamento di fronte a quelli che lo minacciavano di morte...e non avendo avuto paura di morire....quelli che lo hanno ascoltato, pur senza aver visto le cose che sicuramente Pietro raccontava, gli hanno creduto. Quindi, deduzione: si crede non per aver visto miracoli, ma per aver visto dei testimoni. Amici, questa è l´evangelizzazione: un raccontare cose non viste ma di cui si ha una certezza unica, per il fatto di averle ascoltate da testimoni senza paura di morire. Altro che il vedere..., il toccare...e il sentire. Tommaso allora chi è? E´ proprio la persona qualunque che, non avendo visto, vuol vedere per credere. In fondo non si fida degli altri apostoli. E´ un po come noi, quando non ci fidiamo del Papa che ci parla, di un credente che ci racconta della sua esperienza di conversione, di una persona che ha in un qualche modo incontrato Cristo nella sua vita e ce ne fa parte raccontandoci di come era diversa la sua vita prima di incontrare Gesù e di cambiare vita. Tommaso, Tommaso....metti qua le tue mani e tocca. Mamma mia che schiaffone morale a Tommaso da parte di Gesù. Sì, perché Gesù era (è) veramente Risorto e non ha timore di farsi toccare, di farsi vedere. Rafforza così anche la fede di quel poverino che, forse per impegni, non era presente in quel momento. Gesù non disprezza chi ha il desiderio di vedere per credere. Non dice: poveri voi che volete vedere per credere. Ma dice: beati quelli che pur non avendo visto crederanno. Cioè beati noi se la nostra fede non si fonderà sulle cose viste, ma sulle esperienze fatte anche se non fisicamente parlando. Quanti di voi potrebbero raccontare la propria esperienza di fede...senza aver visto? Sicuramente tutti noi dovremmo essere tra quelli che non hanno visto (a meno di non aver tra voi che leggete qualche immortale...presente ai fatti di Gesù Emoticon smile ma non è possibile!!!). Abbiamo bisogno, cari amici ed amiche, di ascoltare il più possibile i Testimoni di quei fatti, la loro storia, la loro storia anche di martirio vissuto senza paura. Questa è la fede che si trasmette, una sorta di contagio. Eppure, quanti martiri non hanno visto, ma hanno creduto fino alla fine. Perché? Perché erano in contatto con la propria persona, con il profondo della propria persona, con il loro spirito, la loro anima. Sì, perché è lì che si gioca la nostra fede. Una fede ovviamente non sulle nuvole, ma con i piedi per terra. Perché per fede si fanno cose che non si farebbero per nulla al mondo. Per fede si ama con tutta la propria vita. Per fede due persone si prendono come sposi e vanno avanti finché morte non li separi. Per fede si può lasciare tutto per dare il proprio tempo ai poveri; per fede si possono lasciare le proprie comodità per andare in missione laddove non ci sta nulla...ma ci sono persone che hanno bisogno di ascoltare un testimone di Cristo Pensaci un po: anche tu potresti essere un testimone di Cristo. Pur non avendolo visto, hai però un cuore...e nel tuo cuore (anima, spirito...interiorità) hai potuto fare una esperienza di Cristo. Un giorno hai sentito che quella Parola di Dio annunciata durante la Santa Messa o durante un incontro di catechesi, o durante uno strano incontro con qualcuno che ti parlava della sua conversione, o durante un incontro di preghiera, o...durante un momento di strana solitudine...hai percepito che Gesù era davvero presente vicino a te, molto vicino. Hai fatto una esperienza di Cristo vivo, e non di Cristo morto e sepolto. E Cristo, siccome è Risorto, è vivo, vivo, vivo. Anche tu, allora, pur non avendo visto, puoi essere un testimone per tanti altri. Forse nemmeno per quelli lontani in terre sperdute, ma per la tua famiglia, per quegli amici che incontri sui viali, al bar, in disco, al pub, a scuola, a lavoro. Un testimone non ha paura di non essere creduto: ha fede, e nella fede trova la forza di dire quello che gli altri magari non si aspettano. Magari ci fossero più giovani coraggiosi nel dire e testimoniare la fede! Sarebbe davvero un mondo esplosivo di fede, dove tanti giovani, anziché perdere tempo nelle cose di questo mondo che passano e finiscono, magari farebbero scelte più belle e più significative. Ma, anche in questo, la libertà della coscienza resta il più grande dono di Dio misericordioso. Speriamo però che in tanti si sappia vincere le paure, si sappia fare scelte coraggiose e controcorrente....facendo "toccare" con mano la propria fede ai tanti tommasi...sparsi qua e là dappertutto.

LUNEDI´ 6 APRILE      notizia del 06/04/2015

PREGHIERA PER IL LUNEDI´ DELL´ ANGELO (PASQUETTA) Ti voglio ripetere, oggi, mio Signore, le stese parole che altri ti hanno già detto. Le parole di Maria di Magdala, la donna assetata di amore, non rassegnata alla morte. E ti chiese, mentre non riusciva a vederti, perchè gli occhi non possono vedere ciò che il cuore veramente ama, dove tu fossi. Dio si può amare, non si può vedere. E ti chiese, credendoti il giardiniere, dove eri stato messo. A tutti i giardinieri della vita, che è sempre giardino di Dio, anch´io vorrei chiedere dove hanno messo l´Amato Dio, crocifisso per amore. Vorrei anche ripeterti le parole della pastora bruna, quella del Cantico dei Cantici riscaldata o bruciata dal tuo amore, perchè il tuo amore riscalda e brucia e guarisce e trasforma, e lei ti disse, mentre non ti vedeva ma ti amava e ti sentiva accanto: "Dimmi dove conduci il tuo gregge a pascolare e dove tu riposi nel momento del grande caldo". Io so dove tu conduci il tuo gregge. Io so dove tu vai a riposarti nel momento del grande caldo. Io so che tu mi hai chiamato, eletto, giustificato, gratificato. Ma coltivo il desiderio sincero di venirti accanto calpestando le tue orme, amando il tuo silenzio, cercandoti quando è buoi o infuria la tempesta. Non lasciarmi barcollare sulle onde del mare. Potrei affondare totalmente. Vorrei gridare anch´io con Maria di Magdala: "Cristo, mia speranza è risorto. Ci precede nella Galilea delle genti" E verrò da te, correndo, per vederti e dirti: "Mio Signore, mio Dio".

Domenica di Pasqua      notizia del 05/04/2015

Domenica di Pasqua - Risurrezione del Signore: Non lasciamoci portare via il Signore! Vangelo: Gv 20,1-9 Nel Vangelo che abbiamo ascoltato questa notte, Marco ci ha raccontato di tre donne, discepole di Gesù, preoccupate di dover rotolare via la pietra dal sepolcro, perché avevano la necessità di entrare a ungere con oli aromatici il corpo di Gesù. Il giorno prima, era stato loro impedito dalla legge del sabato, del riposo, per cui hanno sfruttato il primo giorno utile, alle prime luci dell´alba, per evitare che il corpo deperisse rapidamente a causa delle molte ferite ricevute. Volevano, in definitiva, imbalsamare Gesù, avere di lui un ricordo il più possibile incorrotto e immutabile nel tempo. Preoccupate, quindi, di rotolare via la pietra dal sepolcro, rimangono allibite quando la vedono già rotolata via, benché molto grossa. C´è Maria di Magdala anche nel Vangelo di Giovanni di questa mattina: questa volta è sola, e non ha alcuna intenzione, a quanto pare, di ungere il corpo di Gesù. A lei basta raggiungere il sepolcro, per piangere là di fuori: sembra, Maria, a molti di noi, a tante donne che perdono il marito, il compagno di una vita, e ogni giorno si recano al cimitero, anche dopo anni, e magari sono capaci ogni volta di versare una lacrima per la persona amata, e il loro andare in continuazione al sepolcro serve per non dimenticare, per sentire ancora vicino il loro caro. Soprattutto quando sono passati solo pochi giorni dalla morte, tutto ciò che resta loro è la tomba. Anche la Maria del Vangelo di Giovanni, mossa da una motivazione diversa, fa comunque la stessa amara esperienza di quella del Vangelo di Marco: la pietra era stata tolta dal sepolcro. Non si preoccupa neppure di verificare cosa sia successo: corre dagli Apostoli e sentenzia già quello che è avvenuto, "hanno portato via il Signore dal sepolcro". Ha già capito che è avvenuto qualcosa di strano, di anomalo, ma che in fondo ci si aspettava: questo Signore non lo lasciano in pace neppure da morto. Troppa gente ha interesse a discreditare la sua immagine, a gettare su di lui i sospetti del furto del cadavere da parte dei suoi discepoli per poi inventarsi la storiella della sua resurrezione: chissà chi avrà portato via il Signore dal sepolcro? Chi ha commesso questo scempio volendo fare uno scherzo di pessimo gusto, non ha tenuto conto dell´affetto dei suoi cari, perché ora, senza più il corpo nella tomba, la tomba vuota non ha più alcun senso, l´unico motivo per sentire il Signore ancora vicino è svanito, la speranza ha lasciato il suo posto alla morte nel cuore. Hanno portato via il Signore, hanno portato via la speranza, ci hanno rubato la speranza. Ma chi aveva tutto questo interesse a portare via il Signore? Chi può averci rubato la speranza? Chi è così malvagio da volere la fine della nostra speranza? Noi siamo bravissimi a dare la colpa agli altri, a dire che la nostra speranza ci è stata rubata da chi non crede in Dio, da chi perseguita i cristiani, da chi disprezza la nostra religione e la chiesa, ma nessuno ci ha portato via il Signore: ce lo siamo lasciati rubare, ce lo siamo lasciati portare via dalla nostra incoerenza e dalla nostra indifferenza, perché pensavamo di averlo potuto imbalsamare una volta per tutte, per conservarlo così com´era, mentre il Signore non si lascia né ungere né imbalsamare. E ci accorgiamo non solo che nessuno ci ha portato via il Signore, ma che addirittura è lui che, alla fine, porta via noi da quel sepolcro, ci schioda da lì, altrimenti non ce ne veniamo via più, e ci adattiamo alla situazione, piangendo la nostra disperazione. Allora, Maria viene portata via dal sepolcro e condotta da Pietro e Giovanni; Pietro tornerà dal sepolcro e annuncerà ciò che ha visto agli altri discepoli; gli altri discepoli diventano testimoni della tomba vuota a tutto il popolo, come ci ricordano gli Atti degli Apostoli. Perché il Signore fa tutte queste "storie", per annunciarci che è Risorto? Perché tutta questa scena della sepoltura? Non poteva risparmiarsela, e scendere dalla croce, così almeno tutti gli avrebbero creduto? Certo, se Gesù avesse voluto mostrarsi in maniera evidente a tutti come Figlio di Dio, sarebbe potuto benissimo scendere dalla croce e mostrarsi risorto e vivo, cosa gli sarebbe costato? Invece, ci fa sperimentare il dubbio e l´incomprensione: il dubbio derivante dalla tomba vuota, senza alcuna spiegazione, e l´incomprensione dei primi discepoli che - dice il Vangelo - "non avevano compreso la Scrittura". Il Maestro vuole il nostro sforzo. Vuole che la nostra fiducia nella vita non venga mai meno. Vuole che "vediamo" e "crediamo", come Giovanni. Vuole che facciamo lo sforzo di entrare in quella tomba vuota, di non accontentarci di ciò che vediamo dall´esterno, di vedere di persona che la vita continua e che non è affatto terminato nulla, venerdì, sul Calvario. Troppo facile e troppo bello, poter ungere il corpo di Gesù conservandolo per l´eternità! Troppo bello avere ancor oggi la sua tomba per costruirci un enorme mausoleo, una Chiesa meravigliosa, ed essere certi che tutto appartenga alla storia per venire puntualmente commemorato. Invece no: la tomba rimane vuota, il corpo non c´è, la vita continua, la testimonianza pure. Sapere che il Maestro è vivo non significa avere paura di un fantasma che si aggira a turbare i nostri sogni, ma significa che lui è ancora qui, con noi, risorto e più vivo che mai. Ora tocca a noi: inizia il Tempo Pasquale, abbiamo gli Atti degli Apostoli da scrivere, abbiamo lo Spirito Santo da ricevere, abbiamo la misericordia da annunciare. Abbiamo soprattutto una speranza nel cuore: il Signore è Risorto e vivo, per noi è davvero ancora tutto possibile. Non lasciamocelo più portare via.

SABATO SANTO      notizia del 04/04/2015

Commento alla parola della celebrazione della notte:inizio della veglia h. 22.30 Qualcuno ha già rotolato via la pietra per noi Vangelo: Mc 16,1-8 "Mettiamoci una pietra sopra": chissà quante volte avremo pronunciato questa frase. Forse al termine di una discussione protrattasi più del dovuto, oppure a conclusione di un periodo di forti incomprensioni con qualche familiare, con una persona a cui vogliamo bene, con un conoscente o con un collega di lavoro. Lo si dice per non rivangare più certe logoranti situazioni e per guardare avanti. "Mettiamoci una pietra sopra": lo diciamo proprio per guardare avanti, dopo un periodo difficile, dove magari la salute è venuta un po´ meno, il lavoro è mancato, in casa c´erano un mucchio di problemi. Grazie a Dio, anche i periodi critici passano e si vuole dimenticare quello che è avvenuto, per guardare avanti con speranza e fiducia. "Mettiamoci una pietra sopra": è anche la frase che si scambiano due persone, che si sono promesse amore per l´eternità, e poi scoprono poco a poco che l´eternità deve fare i conti con la fatica di ogni giorno, e allora vanno in crisi, e arrivano alla sofferta conclusione di lasciarsi, di interrompere la loro relazione. Decise ad andare avanti, sì, ma ognuno per la sua strada, mettendo una pietra sopra il passato e cercando di dimenticarsi a vicenda. Quell´amore - ammesso che fosse tale - ormai è morto, e lo si seppellisce mettendoci, appunto, una pietra sopra. Poi, però, capita spesso che quella "pietra messa sopra" non ci convince, e ci coglie l´intrigante desiderio di andare a spiare dentro quel luogo dove abbiamo sepolto il nostro passato, magari per vedere se quegli "scheletri nell´armadio" ci fanno ancora paura, o forse per renderci conto che è davvero finita, perché magari non vogliamo o non siamo capaci di accettarlo. Resta il fatto che la pietra sopra c´è, ed è pesante, e rotolarla via per andare a guardarci dentro non è poi così facile. Riguardare dentro il nostro passato e rivangare il tempo che non c´è più è una cosa faticosa e dolorosa, e forse a volte non ne vale nemmeno la pena: a che scopo? Per rimanerci ancora più male? Per sentirci a posto con la coscienza? Per imbalsamare il cadavere, e ungerlo con oli aromatici come fecero le donne di buon mattino al levare del sole? Ci piacerebbe cercare di capire gli sbagli del passato, eppure è meglio di no; anzi...sarebbe meglio di sì per trarne esperienza e per non ripeterli più, però... è più saggio non farlo; o magari è saggio farlo, ma invece non riusciamo perché costa fatica.... Che caos...quanti pensieri frullano nella testa, mentre pensiamo a un passato pieno di sbagli, di colpe, di valutazioni scorrette, di scelte azzardate...e intanto la vita va avanti, e noi facciamo passare il tempo e proseguiamo il cammino pensando e rimuginando su queste cose... Ma poi, anche nel momento in cui decidiamo di riguardare dentro il sepolcro della nostra vita passata, ci accorgiamo della fatica più grossa, che è proprio quella di rileggere tutto, di riguardarci dentro, e allora ci chiediamo: chi ci darà una mano? "Chi ci farà rotolare via la pietra dall´ingresso del sepolcro?": se lo chiesero anche Maria Maddalena, Maria madre di Giacomo e Salòme, quel primo giorno dopo il sabato, di buon mattino al levare del sole. Certo, queste cose si fanno al mattino quando si è ancora freschi e volenterosi: la sera è troppo vicina alla notte, e il buio non è certo il momento migliore per rivangare il passato, per nessuno, perché gli scheletri fanno ancora più paura. Ma rimane il problema della grossa pietra...chi la farà rotolare via dal sepolcro? Puoi star lì a ripensare tutte le belle teorie che vuoi, sul tuo passato, ma se non hai ancora trovato il modo di rotolare via la pietra da quel sepolcro che è la tua vita, serve a poco. E serve a poco anche camminare a testa bassa, chinando il capo pensieroso, credendo così di trovare una risposta. Invece, devi fare come le donne nei pressi della tomba di Gesù Nazareno: alzare lo sguardo. Ti accorgerai che la pietra è già stata fatta rotolare, benché molto grande. Qualcuno ci ha già pensato per te, qualcuno ti ha già dato una mano, qualcuno ha giocato d´anticipo. Qualcuno ti ha preceduto. C´è sempre qualcuno che fa le cose per te, che giunge prima di te, che ti toglie le castagne dal fuoco ancor prima che tu possa accorgerti che stanno bruciando. Lui ti precede. Cercavi di mettere una pietra sopra il tuo passato? Lui lo ha fatto prima di te. Hai provato a risollevare nuovamente la pietra per cercare di capirci qualcosa in tutto ciò che è successo? Lui lo ha fatto prima di te. Vuoi provare a ricominciare da capo, da dove tutto era iniziato e dove tu ti sentivi felice? Lui lo ha fatto prima di te, ti precede in Galilea. Adesso, però, occorre smetterla di essere titubanti e indecisi; occorre smetterla di avere paura. Occorre camminare con lo sguardo alto, perché non c´è più nulla di cui avere paura. Lui ha vinto la morte, e noi con lui, perché in quel sepolcro ci siamo scesi entrambi, lui e noi: e "se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui", perché "la morte non ha più potere su di lui".

VENERDI´ SANTO      notizia del 03/04/2015

Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo spirò. Visto ciò che era accaduto, il centurione glorificava Dio: «Veramente quest’uomo era giusto»"

GIOVEDI´ SANTO      notizia del 02/04/2015

Li amò sino alla fine! Giovedì Santo :Messa in Cena Domini. ( Gv 13,1-15) Inizia il triduo pasquale, inizia il Giorno della nostra salvezza, inizia il tempo opportuno. Ecco l´Ora, in cui Gesù compie le promesse di Dio verso il suo popolo, amando i suoi ‘sino alla fine´ (v. 1). L´incipit solenne del racconto della lavanda dei piedi ci pone nel clima giusto per entrare nel mistero di grazia della Pasqua. Oggi Gesù ci dona l´eucaristia, il sacerdozio, la diaconia della carità. Con questi doni, Gesù costituisce la Chiesa. E questi doni sono possibili perché Egli dona tutto se stesso, sino alla fine. La logica che soggiace al mistero è proprio quella dell´amore che si dona totalmente. Chi ama? Gesù. Egli è il Sommo Sacerdote della nuova Alleanza, e come tale Egli costruisce il ponte definitivo che unisce Cielo e terra. Gesù è il protagonista dell´amore, è segno e strumento dell´iniziativa assoluta di Dio. Lui compie il primo passo, Lui apre la strada, Lui stringe le mani del Padre e di noi suoi fratelli affinché si realizzi per sempre il legame - la religio - dell´amore tra Dio e l´uomo. Ecco allora che si comprende il dono del sacerdozio nella Chiesa solo come partecipazione al sacerdozio di Gesù. I ministri ordinati rendono presente l´unico Sommo Sacerdote in mezzo al suo popolo, Egli che è tale non in virtù della legge o della discendenza, ma perché dalla sua dimora eterna nei Cieli è disceso a piantare la sua tenda e la sua croce fra gli uomini peccatori. Conosce la nostra debolezza, condivide la nostra fragilità, abita il silenzio della morte per portare in essa la Parola definitiva della vita. E conosce la gratuità smisurata di Dio, veste l´abito della misericordia, porta in sé e dona la forza vitale dello Spirito. Gesù è il nostro Sacerdote che oltrepassa ogni separazione e sconfigge il peccato amando. In Lui possono vivere e amare anche i suoi ministri, inviati a prendersi cura del suo Corpo, che è la Chiesa. Che cos´è questo amore? É Gesù stesso, è il suo corpo squarciato, il suo sangue versato. È il Pane disceso dal Cielo per rimanere fra noi. La realizzazione dell´amore, la sua concreta manifestazione non passa attraverso oggetti esteriori, sacrifici rituali, pratiche strane, esercizi razionali. L´amore è il dono di sé, totale. Sino alla fine. Ecco perché il cenacolo non è pensabile senza il Calvario. Ed è essenziale che Gesù, uscito fuori dopo l´ultima cena della Pasqua ebraica, imbocchi il sentiero impervio che scende all´Orto degli Ulivi. La lavanda dei piedi, operazione riservata ai servi, si traduce così in una folgorante rivelazione dell´identità profonda di Gesù e di Dio: Egli è amore, Egli è diaconia. Non esiste altro Dio all´infuori del Servo. Dunque anche la Chiesa, che è il Corpo di Cristo che continua la sua missione nel mondo, per amare ‘sino alla fine´ come il Maestro non ha altra via che mettere se stessa a servizio del mondo. Come si ama? Donando la vita. Gesù è modello di donazione. Gesù consegna se stesso, per noi. È la logica della diaconia: nasce dall´esperienza interiore di scoprirsi amato già dal Padre. L´amore di Gesù, allora, è un traboccare di amore. La Chiesa serva continua a zampillare acqua di vita nella misura in cui sceglie di versare il proprio sangue per il bene dell´uomo. La Chiesa, e in essa ogni cristiano, ama decentrandosi, spostando il baricentro da sé all´altro, cercando instancabilmente e pazientemente il bene di chi gli sta davanti. L´amore, nella diaconia, diventa estremamente concreto e quotidiano, spogliandosi della presunzione di essere migliori e autosufficienti, com´è capitato a Pietro anche nell´Ora suprema. In Gesù, Dio mostra se stesso. In Lui, il chi, il che cosa, il come dell´amore sono raccolti in perfetta unità, manifestazione dell´unità dinamica trinitaria. In noi, invece, l´amore si spezzetta, si frammenta, si divide, perché noi siamo frantumati dalle ferite del peccato. E pensiamo che quanto vale fra le mura domestiche non valga in ufficio o in piazza; che la fede sia relegata a spazi e momenti specifici; che i legami religiosi non incrocino significativamente le relazioni ordinarie. Gesù, invece, è Sommo Sacerdote proprio perché fonde inscindibilmente il credere e il vivere; è Corpo che vive nel Pane eucaristico per condividere la semplicità di una presenza che dura ‘sino alla fine´; è Servo che si china a lavare le piaghe dell´umanità che cammina con i piedi appesantiti dal peccato. Nulla rimane escluso dall´agire salvifico di Dio. E il collante di tutto è l´amore. L´amore totale. L´amore sino alla fine.

DOMENICA DELLE PALME      notizia del 29/03/2015

Riflessione per la Domenica delle Palme : Mc 14,1-15,47 Come ogni anno, anche quest´anno il Tempo di Quaresima è stato un tempo di grazia, non solo perché abbiamo potuto riscoprire maggiormente i valori dello spirito attraverso opere di penitenza e di ascesi, ma anche e soprattutto perché siamo stati aiutati a riscoprire la presenza di Dio nella nostra vita, che durante gli altri periodi dell´anno rischia di rimanere nascosta nell´ordinarietà delle cose. Ogni anno, l´esordio di questo tempo è legato al tema della tentazione: nelle letture proposte per il ciclo dell´anno B mi pare di poter dire che questo tema ci ha accompagnato nella prima e anche nella seconda domenica. La tentazione di fare a meno di Dio, di vivere la nostra vita a prescindere da lui, è presente sia nel Gesù del deserto (che Marco ci ha presentato come il nuovo Adamo nel giardino nell´Eden, totalmente dipendente da Dio ma anche soggetto alla tentazione di staccarsi da lui), che nell´Abramo del monte Moria, tentato non più dal male, ma da Dio in persona, che lo sfida a colpi di fedeltà chiedendogli il sacrificio del suo unico figlio. Certo, un Dio così non è affatto facile né da comprendere né tantomeno da accettare. Il cammino che la Liturgia della Parola ci ha fatto percorrere in questa Quaresima mi pare che abbia voluto condurci principalmente a questo: alla comprensione del volto di Dio, alla scoperta - o forse riscoperta - della sua vera identità e di ciò che essa rappresenta per la nostra salvezza personale e collettiva. L´immagine di Dio che solitamente - e anche giustamente, per certi aspetti - ci portiamo dentro, è quella dell´Essere assoluto e onnipotente, immortale, forte, giudice degli uomini e della storia, creatore, regolatore e signore della vita e della morte: un Dio che regna nel cielo rimanendo irraggiungibile e che qui, sulla terra, si occupa di mettere a posto le cose come devono essere, soprattutto mettendo al proprio posto l´uomo. Ma questo cammino di Quaresima ci ha mostrato un altro volto di Dio: un Dio che non giudica e che non condanna, e che invece si preoccupa solamente della salvezza degli uomini; un Dio che prima ancora di regnare sull´universo pensa ad amare l´uomo, e lo ama al punto di farsi come lui, di abbassarsi al suo livello; un Dio che si abbassa così tanto al livello dell´uomo da assumerne su di sé anche l´elemento più drammatico, la sofferenza e la morte, per farne motivo di salvezza, per farne opportunità di vita. È quanto ci ha trasmesso il Vangelo del chicco di frumento di settimana scorsa: come dietro la dura scorza del seme si nasconde un germoglio di vita nuova, così la durezza del dolore e della morte vengono trasformate dal nostro Dio in speranza di vita. E tutto questo, nel mistero della Croce che - ci ricordava Paolo nella terza settimana di Quaresima - umanamente parlando non vale proprio la pena di prendere in considerazione, anzi, è uno scandalo e una stoltezza: scandalo per chi ha un´immagine di Dio giudice e retribuitore, e si trova poi a fare i conti con un Dio misericordioso e compassionevole; stoltezza per chi attribuisce a Dio un´immagine di assoluta imperturbabilità e immortalità e se lo vede appeso ad un patibolo, con la pretesa poi di voler risuscitare da morte. Questo mistero della Croce, a cui è appeso un Dio scandaloso e folle, che all´uomo qualunque non ispirerebbe la minima fiducia, per chi - nonostante questo - si fida di lui con la medesima fiducia di Abramo (e di Gesù Cristo nei confronti del Padre) diviene causa di salvezza: è ciò in cui ci stiamo per addentrare in questa settimana santa. Non scandalizziamoci per un Maestro abbandonato dai suoi discepoli, tradito dai suoi amici e messo in croce da chi oggi lo osanna come Re: facciamo la fatica di rimanere anche noi, come Maria e Giovanni, sotto la croce, e domenica prossima potremo dire che ne è davvero la valsa la pena.

V Domenica di Quaresima      notizia del 21/03/2015

Vogliamo vedere Gesù Vangelo: Gv 12,20-33 Il desiderio più grande di ogni cristiano è quello di vedere Cristo, in questo mondo e soprattutto nell´eternità. Aspiriamo a questa visione, a questo incontro, a questo dialogo con il Signore, con il nostro redentore e salvatore. E Gesù, ogni volta che lo vogliamo vedere, non si nega ai nostri occhi e sguardi, anzi si fa più luminoso e più accessibile ai nostri orizzonti di vita, se davvero vogliamo stare con lui in amicizia. Questo desiderio di conoscere e vedere Gesù è espresso, nel Vangelo di questa quinta domenica di Quaresima, da alcuni greci che si rivolgono a Filippo, il quale, a sua volta, si rivolge agli altri del gruppo, fino poi ad approdare da Gesù. E Gesù si fa vedere e si rivela nel suo volto doloroso e sofferente. L´annuncio della passione di Cristo è molto chiaro ed è facilmente leggibile nel brano del Vangelo di Giovanni che oggi ascoltiamo e che rappresenta l´ossatura principale di tutto il messaggio che la parola di Dio ci vuole trasmettere in questa ultima domenica di quaresima, già pensando alla domenica delle Palme o della Passione e della Risurrezione che bussano alle porte e ci pongono davanti al grande dilemma della nostra vita. Stare dalla parte di Cristo, della luce e della verità; oppure scegliere la via del rifiuto e dall´allontanamento, come quelli che si comportano da nemici della croce di Cristo. Andiamo a guardare e a vedere il Crocifisso non per assistere ad uno spettacolo di esecuzione a morte di un innocente, ma al grande mistero della redenzione del genere umano che si compie nella passione, morte e risurrezione di nostro Signore. Ascoltiamo direttamente dalla voce di Cristo, registrata nei vangeli, quello che vuole comunicarci in questa speciale ora della sua vita e della vita dell´umanità. Dal testo della seconda lettura di oggi, tratto dalla lettera agli Ebrei, comprendiamo esattamente il messaggio che intende lanciare la parola di Dio in questo preciso momento del nostro itinerario quaresimale verso la Pasqua. Il nostro cammino esodale ci porta necessariamente ad incrociare il volto di Gesù Crocifisso. E noi questo volto lo vogliamo incontrare, vogliamo contemplare e vogliamo davanti a Lui versare le nostre lacrime di gioia e di purificazione del nostro cuore e della nostra vita, lacrime di pentimento, lacrime di una volontà sincera di camminare davvero verso una visione più netta e bellissima quella del santo Paradiso. Nel mistero della Croce di Cristo, siamo invitati anche noi, cristiani del XXI secolo, a stipulare un patto d´amore e un´alleanza nuova con il Signore, nell´intimo della nostra coscienza, come ci ricorda la prima lettura di questa domenica, tratta dal libro del profeta Geremia, che è una pagina di grande speranza e gioia per chi si lascia prendere per mano da Dio e si affida completamente a Lui, avviando un cammino di risanamento e purificazione che tocca le corde più profonde e sensibili del nostro cuore. Il giubileo della misericordia che Papa Francesco ha indetto e che celebreremo a partire dal prossimo 8 dicembre, solennità dell´ Immacolata, con l´apertura della porta santa in Vaticano, è questo segno e speranza dell´intera chiesa ed umanità di incamminarsi sinceramente con cuore contrito ed umiliato sulla strada della conversione e del rinnovamento interiore. Preghiamo, allora, con queste espressioni di fede che la liturgia mette sulle nostre labbra all´inizio della santa messa di questa giornata di festa e di gioia cristiana: "Vieni in nostro aiuto, Padre misericordioso, perché possiamo vivere e agire sempre in quella carità, che spinse il tuo Figlio a dare la vita per noi". Amen.

domenica 15 marzo 2015      notizia del 14/03/2015

La storia è quella dei serpenti velenosi che, secondo il testo biblico, Dio mandò nell’accampamento degli Israeliti[13], durante l’esperienza dell’Esodo, provocando la morte di molti di essi. In quei tragici momenti, il popolo di Israele riconobbe di aver mormorato contro Dio, sicché, chiese a Mosè di intercedere presso il Signore. Dio ordinò, quindi, a Mosè di costruire un serpente[14] e metterlo sopra un’asta, al centro dell’accampamento, in modo che chiunque era morso, guardandolo, poteva restare in vita. E così avvenne: “quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava verso il serpente, restava in vita”[15]. Il serpente era, però, un segno che rinviava a Dio quale unico Salvatore del suo popolo. Quindi non era il serpente che guariva coloro che erano morsi dai serpenti velenosi. Era Dio stesso a salvare. Ma questo non lo capirono tutti, tanto è vero che, secoli dopo questo episodio, il saggio Ezechia[16], Re di Giuda, volendo combattere l’idolatria[17] in Israele, fece a pezzi il serpente di bronzo eretto da Mosè, divenuto oggetto di culto. La vicenda prefigurava un´altra grande realtà che, ora, Gesù presenta a Nicodèmo: quel serpente di rame, o di bronzo, innalzato su un´asta non era altro che l´immagine, il tipo, della vera salvezza operata da un altro essere, innalzato in alto, su una croce: Gesù Cristo: il Figlio di Dio crocifisso.

II Domenica di Quaresima      notizia del 28/02/2015

Resta l´essenziale: Gesù. Mc 9,2-10 In questa seconda domenica di Quaresima siamo invitati a partecipare alla straordinaria esperienza che vivono Pietro, Giacomo e Giovanni: la Trasfigurazione. L´evangelista Marco, probabilmente ha raccolto la narrazione di quanto è avvenuto, proprio dalle parole di Pietro ed infatti il suo Vangelo è pieno di dettagli rispetto a ciò che accade in cima ad un monte alto, di cui non ci riporta il nome. L´inizio del brano mi sembra già molto significativo: "Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli." Mi riesce facile immaginare l´orgoglio con cui i tre discepoli si sono avviati con il Rabbi verso il monte. Tra tutti i Dodici, ha scelto loro tre. Vuole salire sul monte, andare in disparte da tutti, ma si fa accompagnare proprio da loro. Non vi sembra di sentire i commenti tra gli Apostoli? "Ma dov´è che stanno andando? A far cosa? Chissà perché avrà scelto proprio loro?" E mentre si moltiplicano le domande e le curiosità, sussurrate a mezza voce, Pietro, Giacomo e Giovanni seguono il Maestro con l´espressione soddisfatta e quasi trionfante: per questa volta, potranno tenersi Gesù solo per loro, potranno fare qualcosa di diverso dagli altri, qualcosa di speciale! Salgono insieme e, raggiungono un luogo appartato. Anche questo è un particolare da sottolineare: gli Apostoli non sanno bene che cosa sta per succedere, ma Gesù sa che stanno per sperimentare qualcosa di grande, un faccia a faccia con Dio! Per questo è necessaria la calma, l´intimità. Dio non si manifesta se non al cuore, quindi c´è bisogno di silenzio e di tranquillità. Si spostano in alto, dove nessuno li disturberà, dove non arrivano più le voci degli amici e i richiami della folla che ormai da tempo segue il giovane Rabbi. Silenzio, solitudine, calma: questo è il clima che il Maestro e Signore vuole perché il trio, possa sperimentare l´incontro con Dio in modo autentico e profondo. Ed eccoli arrivati in cima: "Si trasfigurò davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche." Cosa vuol dire che "si trasfigurò"? Non è un´esperienza che facciamo abitualmente. Potremmo dire che si trasforma, che cambia il suo aspetto. Non così tanto da non riconoscerlo più, ma abbastanza da riuscire a capire che il volto del Maestro che vedono tutti i giorni, non è tutto, non è il suo volto completo. Nella Trasfigurazione si manifesta la sua identità di Dio, che ancora non hanno imparato a guardare. Per noi, oggi, è quasi naturale, considerare Gesù come Figlio di Dio, ma per i suoi contemporanei questo non era normale proprio per nulla. Anche gli Apostoli comprendevano fino a un certo punto: riuscivano a riconoscerlo come inviato dal Padre, magari come il Cristo, il Messia atteso da secoli, ma non avevano capito che era proprio il Figlio di Dio. Lì, sul monte, Gesù mostra il suo volto completo: il suo viso di uomo e la sua identità di Dio. Pietro e gli altri quasi non sono in grado di trovare le parole per raccontarlo, per spiegarlo a chi non c´era. Si concentrano su un particolare che potrebbe anche sembrarci secondario: le vesti di Gesù. Abbiamo letto: "Le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche." Cosa indica tutto questo bianco, talmente candido da emanare luce? Questa luce rivela che quel Rabbi che stanno seguendo ormai da tre anni, non solo è un Maestro sapiente, ma è anche il Signore Dio. Questa nuova consapevolezza, questa straordinaria verità, è così sconvolgente da abbagliare, la mente e il cuore. Mentre sono ancora frastornati da una rivelazione tanto sconcertante, ecco che accade un´altra cosa incredibile: "E apparve loro Elia con Mosè e discorrevano con Gesù." C´è tutto il riassunto delle Scritture in queste due figure: Mosè, che ha ricevuto la Legge; ed Elia, il grande profeta salito al cielo su un carro di fuoco. E Gesù è lì, che conversa con loro. Non sappiamo cosa si dicono: forse parlano della Passione, ormai vicina. Forse parlano della Resurrezione che lo attende dopo la terribile esperienza della morte in croce. Non sappiamo neppure se i tre discepoli saliti sul monte riescono a capire di cosa stiano parlando o se siano semplicemente assorbiti da quelle presenze e da quella luce abbagliante. In fondo, per essere sinceri, anche se non sappiamo cosa viene detto in questa conversazione, non è poi così importante. Ciò che conta è questa bella familiarità tra Gesù e i nostri padri nella fede. Dev´esserci tra loro un atteggiamento di tale confidenza e serenità, che Pietro trova il coraggio di lanciarsi in una proposta: "Maestro, è bello per noi stare qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia!" Facciamo tre tende... in concreto, significa: restiamo qui! Si sta così bene, lontani dalle preoccupazioni, lontani dalla quotidianità... Restiamo qui, ad assaporare un anticipo di Paradiso, quando anche noi potremo conversare amabilmente con i patriarchi, i profeti e tutti i santi... Non fanno in tempo a completare il desiderio che la scena cambia: una nube avvolge il monte, dalla nube luminosa giunge la voce del Padre che invita ad ascoltare il suo Figlio diletto, ultima e definitiva conferma dell´identità di Gesù. "E subito guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo con loro." L´assaggio di Paradiso è finito, ma gli Apostoli non si sentono abbandonati: c´è Gesù con loro. Tutto il resto è scomparso: la luce, la voce, le vesti bianchissime, Mosè ed Elia... tutto finito. Ma resta l´essenziale: insieme a loro, c´è Gesù. Credo ci sia lo stesso dono anche per noi, in questa seconda domenica di Quaresima. Per noi, che sul monte non siamo saliti, per noi che non sappiamo neppure immaginare come debba essere stata la Trasfigurazione, per noi che la voce del Padre non l´abbiamo mai udita. Però abbiamo la stessa certezza degli Apostoli: non siamo soli. C´è Gesù con noi. Sempre. Questo sia il pensiero, il respiro, la canzone, che accompagni ogni nostro giorno della settimana che inizia oggi.

I Domenica di Quaresima      notizia del 21/02/2015

Riflessione per la I Domenica di Quaresima: Vangelo: Mc 1,12-15 La scalata verso la santità: buttarsi nella mischia Tre decenni. Oppure sei lustri. O, semplicemente, trent´anni. Tanto è durato quel piallare tavoli di Cristo dentro il silenzio mansueto ed eremitico di Nazareth, sotto l´egida maestra di un carpentiere e della sua donna. Chi ha osato farfugliare qualcosa in quell´oceano di silenzio, ha lasciato qualche nota sparpagliata di qua e di là; i più - e tra questi Marco, l´evangelista di questa domenica - han scelto di non scegliere nessuno di quei fatti. Lasceranno alla vita di Cristo - un concentrato assoluto di tre anni - dire chi fu e cosa volle quell´uomo che da un pezzo di terra, trenta chilometri quadrati, iniziò a costruire la strada verso il Cielo. La scalata verso la santità. Oggi Cristo ha trent´anni: gambe in spalla e via. Il momento non è dei migliori: parte «dopo che Giovanni fu arrestato». Il vento è contrario, la tormenta è sotto gli occhi di tutti, la tempesta ha già iniziato a fioccare i primi chicchi sulle teste degli amici: sulla testa di Giovanni, prima di tutto. Eppur partir si deve: nei Vangeli chi ha un perché abbastanza forte può superare qualsiasi come. Non potrai scegliere se morire o meno: potrai, per, scegliere come morire: da schiavo o da uomo libero. Lui parte: il Nazareno parte. E parte guardando in faccia l´Avversario, colui al quale ha lasciato la chance di giocare le sue carte fino all´ultimo brandello di storia. Parte da Lui, parte con Lui, parte guardando Lui. Nella terra che, tra i due, è più favorevole a Lucifero che al Nazareno: il deserto. Lo spazio inospitale, la terra infingarda, la spogliazione che umilia e interroga. Il luogo scelto dal Cielo per "portare in ritiro" i suoi profeti, smontarli e rimontarli per poi rimandarli a casa. In quella che dovrà rimanere nei secoli futuri casa e memoria: le strade del mondo. Meglio se quelle sconnesse, slabbrate, bucate e distrutte dalle intemperie. Strade da riparare. Anche Lui parte da qui. Meglio: soprattutto Lui parte da qui. Per Chi amò dirsi Uomo e Dio - perfettamente uomo e perfettamente Dio - non c´era alternativa possibile: era necessario spartire con l´umano ciò che dell´umano è più tipico: la tentazione, l´essere tentati, l´umiliante sfida con chi promette molto meno ma lo promette in tempi più rapidi. Con un guizzo di malizia, con un tocco di perversione, con quell´arrogante sorriso ch´è rimasto il tratto caratterizzante di coloro che imbrogliano per stregare i cuori. Lui è l´Uomo della fedeltà, della lealtà, della verità: l´Uomo dei tempi lunghi e delle attese spropositate, delle accelerate e delle decelerazioni. L´Uomo che, in vita, pochi ascolteranno: ancor meno gli daranno credito. L´altro, invece, è l´uomo del sorriso che inebetisce, dello sguardo che abbindola, colui che promette sapendo di non poter mantenere. Eppur vincente, eppur fascinoso, eppur collaudato nelle sue stregonerie. Mica rozzo, anzi. Qui appare chiaro il nocciolo di ogni tentazione: rimuovere Dio che, di fronte a tutto ciò che nella nostra vita appare più urgente, sembra secondario, se non superfluo e fastidioso. Metter ordine da soli nel mondo, senza Dio (...) è la tentazione che ci minaccia in molteplici forme. Della natura della tentazione fa parte la sua apparenza morale: non ci invita a compiere il male, sarebbe troppo rozzo. Fa finta di indicarci il meglio: abbandonare finalmente le illusioni e impiegare efficacemente le nostre forze per migliorare il mondo. Si presenta, inoltre, avanzando la pretesa del vero realismo. Il reale è ciò che si constata: potere e pane. A confronto le cose di Dio appaiono irreali, un mondo secondario di cui non c´è veramente bisogno. (J. Ratzinger, Gesù di Nazareth) Da quell´incontro, Satana se ne uscirà cotto a puntino. Più di dire, dunque, che Gesù è stato tentato da Satana nel deserto, sarà più onesto d´ora in poi dire che è stato Satana ad essere vinto da Gesù nel deserto. Lasciandogli pure credere d´essere Lui a manovrare le azioni, ad accendere il duello, a sferrare l´ultimo colpo. Ciò che vale - come garanzia e come anticipo - è la finale di quella pagina: la brutta bestia se ne va a gambe piegate. E l´Altro, il Vincente, più che esultare, tira dritto: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». Il tempo è compiuto: Satana è smantellato, d´ora in poi sarà nelle possibilità di tutti fare altrettanto. Il Regno di Dio, però, è vicino: non è dentro, rimane ad un passo dal possibile, alla giusta distanza della libertà umana. «L´onnipotenza debole di Dio senza l´uomo non può fare nulla. La libertà dell´uomo è l´argine nel quale Dio ha voluto confinare la sua onnipotenza» (A. D´Avenia, Ciò che inferno non è). Tra la compiutezza e la vicinanza, l´invito degli inviti: «Convertitevi e credete nel Vangelo». Convertitevi, dice Dio: cioè voltatevi verso di me, lasciatevi guardare, guardatemi. Guardiamoci. E credete nel Vangelo, non al Vangelo: buttatevi dentro la mischia, mani in pasta e sorpresa nello sguardo. Con te. Con me. Assieme: dentro il trambusto della storia. Fino in fondo, quando tutto sarà compiuto.

DOMENICA 15 FEBBRAIO 2015      notizia del 14/02/2015

Dio non vuole e non manda il male! Vangelo: Mc 1,40-45 A noi oggi risulta difficile comprendere - perché grazie a Dio non ne abbiamo diretta esperienza - la pesantezza e la gravità di una malattia come la lebbra; una malattia che non solo sfigura nella carne chi la contrae, ma che pure crea una grave forma di emarginazione sociale, considerato l´elevato grado di contagiosità che essa porta con sé, soprattutto in epoche passate, dove i ritrovati ultimi della scienza e della medicina (che ora permettono in molti casi la guarigione) erano ancora ben lungi dall´essere immaginati, cosa che purtroppo avviene ancor oggi in una ventina circa di Paesi del mondo, dove la situazione è talmente endemica che si manifesta un nuovo malato ogni tre minuti. Ignoranza sulla malattia e povertà strutturale sono le cause principali della diffusione di questa malattia, che nel passato ha dovuto fare i conti soprattutto con la peggior forma di ignoranza: quella che portava a ritenere il malato di lebbra - o di qualsiasi altra grave malattia con evidenti risvolti visivi - un impuro, e soprattutto un peccatore, un essere maledetto da Dio. Già, perché dove funzionava il concetto di "retribuzione divina" (ossia, se sei buono Dio ti premia, se sei cattivo Dio ti castiga, con il suo risvolto contrario, ovvero se Dio ti ha castigato con una malattia, vuol dire che sei stato cattivo) era palese agli occhi di tutti che chi si ammalava di lebbra aveva certamente commesso qualcosa di veramente grave nei confronti di Dio, per cui andava allontanato dalla comunità, emarginato, isolato, escluso da tutto e da tutti fino a quando - graziato da Dio - fosse eventualmente guarito. Perché va da sé che Dio ama il bene e odia il male: e qualora il male si fosse manifestato in maniera evidente nel popolo eletto, non c´era altra soluzione che la sua eliminazione. Il brano di Levitico che abbiamo ascoltato nella prima lettura è emblematico di questa mentalità, portata talmente all´eccesso da creare un reietto e un escluso anche solo al primo ipotetico sintomo della malattia (era sufficiente anche solo "essere sospettato di una piaga di lebbra", per essere condotto alla presenza del sacerdote-giudice-medico che ne decretava l´esclusione e di fatto la morte sociale). Con tutto ciò che ne derivava a livello di "gogna" o di auto denigrazione da parte del malato, che doveva proclamare la propria impurità gridandola ai quattro venti. In tutto questo, ci sarà stato pure un elemento di preoccupazione caritatevole nei confronti della comunità in vista della preservazione della salute di tutti, ma di certo l´elemento "teologico" della malattia non aiutava a scorgere l´elemento di misericordia e di vicinanza al malato che Dio indubbiamente non può far mancare. Tant´è che il Dio fatto uomo, fatto carne, e quindi fatto pure sofferenza e malattia, si abbassa dai cieli, si spoglia della sua assoluta trascendenza e si avvicina all´uomo sofferente toccandolo, entrando in contatto con lui. Non dimentichiamo che il contatto fisico con il lebbroso, per la Legge di Mosè comportava automaticamente l´esclusione dalla comunità, indipendentemente dal contagio contratto o no; al punto che "Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori in luoghi deserti". Cosa che al Maestro non sembra dispiacere più di tanto, visto che a lui stare "dentro la città", nelle sicurezze che la città offre, non è mai interessato. Gesù condivide a tal punto la condizione del lebbroso e si fa talmente carico di lui che non solo accetta di guarirlo e di reintegrarlo nella società (lo manda dai sacerdoti proprio per questo motivo), ma si sostituisce a lui facendosi escluso, emarginato, lebbroso al suo posto. Abbiamo celebrato in questa settimana la memoria della Beata Vergine Maria di Lourdes, e con essa la Giornata Mondiale del Malato, e il brano di Vangelo di oggi ribadisce un concetto molto chiaro anche se difficile da accettare: o la nostra cura nei confronti delle persone che soffrono diviene totale assimilazione alle loro vicende umane, totale condivisione del loro dolore (forse non quello fisico, ma quello che esclude ed emargina, e che fa ancora più male) in vista di una reazione, di una redenzione, magari anche di una guarigione, o altrimenti qualsiasi cosa facciamo diventa una pura azione pietistica, che sia pur lodevole e compassionevole, rischia di essere inefficace e soprattutto poco cristiana. Come quando diciamo: "Ho aiutato qualcuno, sono a posto", purificando così la nostra coscienza come vorremmo purificare la coscienza delle persone escluse ed emarginate che - a volte anche senza volerlo - consideriamo sfortunate e ineludibilmente colpite dalla vita, se non addirittura castigate. Perché purtroppo questa idea del Dio che castiga e ci castiga, ancora non siamo riusciti a sradicarla del tutto dalla nostra mentalità, e forse crea più danni questa che qualsiasi epidemia o malattia contagiosa. Una frase come questa: "Il Signore ci mette alla prova con la sofferenza per purificarci"...vi confesso che non solo faccio fatica ad accettarla, ma personalmente - forse sbaglierò - la ritengo offensiva nei confronti di un Dio che ama la Vita, che è il Dio della Vita, e non della morte e della sofferenza. Dio non può accettare il male, la malattia, la sofferenza, come un ineludibile destino dell´umanità al quale sottomettersi o peggio ancora del quale servirsi per "provare" la fedeltà dell´uomo. Il Dio della Vita, il Dio di Gesù Cristo si è piuttosto fatto carico delle molte sofferenze che la natura umana porta con sé (soprattutto di quelle che è l´uomo stesso con i suoi atteggiamenti a provocare) perché l´umanità sapesse che c´è un Dio che nella sofferenza, nella malattia, nella prova, non solo non la abbandona, ma vuole profondamente che quest´umanità si risollevi. L´affermazione del Vangelo di oggi "Lo voglio, sii sanato" ha una portata di grandissima speranza per ognuno di noi, in particolare per l´umanità che soffre e che per questo è relegata in un isolamento che crea ancor più sofferenza. Il grido dell´umanità sofferente: "Se vuoi, puoi sanarmi", oggi è rivolto dal´umanità stessa ad ognuno di noi, e non possiamo rispondere dicendo: "È Dio che ti mette alla prova, vedrai che ti darà la forza per sopportarla". Anche noi, come il Maestro, dobbiamo fare la nostra parte: avvicinarci a questa umanità, toccare con mano le sue sofferenze, farcene carico, dire di "sì" alle sue richieste di aiuto, anche a costo di rimanere "contagiati" dalle sue sofferenze e di essere costretti, come Gesù, a restare fuori dalla città, fuori dai giochi politici, fuori dai luoghi dove si prendono le decisioni, ma certamente sempre di più dentro il cuore dei poveri e degli emarginati, che è poi il cuore di Dio.

DOMENICA 8 FEBBRAIO 2015      notizia del 07/02/2015

L’unica pretesa di Gesù: Mostrare l’amore di Dio per tutti! Vangelo: Mc 1,29-39 Fu speciale. Il più speciale tra gli uomini. Eppure, a porgere l´orecchio sui bordi dei Vangeli, se ci fu una cosa che poco Gli importò fu proprio quella d´essere speciale agli occhi della gente. Per questo, alla fine, lo ritennero speciale: perché non gli interessava minimamente di esserlo. Siamo appena agli inizi dell´avventura pubblica eppure la folla accorre già numerosa: lo tallona, gli si fa appresso, lo incalza per quelle parole così dolci e mansuete che tanto bene fanno ai cuori oppressi e angariati. Ci sono giorni in cui l´unica cosa che urge fare è decidere come si vuole essere: schiavi o liberi. Questo, il Rabbì di Nazareth mostra di saperlo. E, nonostante la gloria che Gli si cuce addosso con insistenza, l´unica cosa che cerca è quella di avere Se Stesso in suo potere: chi è solo è tutto suo. Senza fraintendimento alcuno: «Tutti ti cercano!», Gli confidano i suoi amici. La fama, il potere, la notorietà pubblica: a quel pugno di amici tutto questo odora di beltà, di beatitudine, di celebrità. Una notorietà che, a cascata, cadrà anche su di loro: "Guardali, sono gli amici del Rabbì". Lui, invece, a domanda risponde con un invito: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». Lo cercano, Lui fugge: si nasconde, ama ritrarsi nel segreto col Padre suo, conosce un luogo lassù nel monte in cui la creatura s´apparta col Creatore, il pittore si mette faccia a faccia con la Bellezza, l´uomo punta dritto il volto sul suo Dio. Da lassù, poi, riprenderà sovente le strade di quaggiù: nulla troverà mai di più soave l´Uomo di Nazareth che potersi gustare lo spettacolo di un uomo che si rimette in piedi: la suocera di Simone, i malati, gli indemoniati. Il mondo guasto Gli si fa incontro. Certuni, tra i guasti, vengono portati da altri:«Subito Gli parlarono di lei» - sottolinea Marco a proposito della suocera di Simone. Gli parlano perché Lo sanno sensibile all´umano, prodigo verso le ferite, amante dei rattoppi e delle ricostruzioni. Sarà il suo pane quotidiano negli anni di quaggiù: ascolta e guarisce, prega e annuncia. I miracoli - quando Gli riusciranno, mica sempre - fungeranno da promemoria e anticipo allo stesso momento: memoria della cura spassionata verso l´uomo slabbrato, anticipo di ciò che sarà il mondo nel domani dell´Eterno. Quasi un rintocco nostalgico di come potrebbe essere già oggi il mondo visto e abitato dalla parte di Dio. Il successo di Cafarnao è già stato archiviato tra i ricordi del passato: nulla Gli fa montare la testa più del gustarsi i ciechi che vedono, gli storpi che camminano, le meretrici che tornano ad amare. Dopo il successo accadrà il fallimento: nessuno tra quelli occorsogli, però, Gli distrarrà più di tanto la stima di sé. L´unico vero fallimento, confiderà un giorno nel suo pensare da Dio, sarà quello di non sapersi dare una risposta quando la domanda è urgente, l´attesa pressante, la decisione ormai prossima. Quel giorno più che correre o rallentare sarà necessario esserci: farsi trovare pronti, capaci di intercettare i passi e i passaggi del Cielo, lesti e desti a salire nelle braccia di Colui che, tutto mani e tutto occhi, sa ricostruire i cocci frantumati. Ricomporre le storie marcite. E´ proprio del mistero di Dio agire in modo sommesso. Solo pian piano Egli costruisce nella grande storia dell´umanità la sua storia. Diventa uomo ma in modo da poter essere ignorato dai contemporanei, dalle forze autorevoli della storia. Patisce e muore e, come Risorto, vuole arrivare all´umanità soltanto attraverso la fede dei suoi ai quali si manifesta. Di continuo egli bussa sommessamente alle porte dei nostri cuori e, se gli apriamo, lentamente ci rende capaci di vedere. (J. Ratzinger, Gesù di Nazareth) Pur Dio, mostrerà dubbi e domande nel suo camminare scalzo tra gli uomini: non ebbe mai la pretesa di mostrare precise convinzioni su ogni cosa - eccetto l´amore del Padre suo - ma, seppur Dio, mostrò d´essere capace di attraversare i sentieri del dubbio, dell´incertezza, dell´umana solitudine. Perfettamente uomo, perfettamente Dio, perfettamente compagno di viaggio. I migliori tra i suoi nuovi profeti li scelsi tra i ciechi e i raminghi, i lebbrosi e gli sgangherati: le imperfezioni rendono più credibile una storia e, piuttosto che normali, i suoi li volle vedere felici. Che, a dirla tutta, mise in chiaro sin dagli inizi delle sue scorribande che quelli che ti amano non cercano affatto di aggiustarti. Loro, gli amanti, ti amano così: rotto. Perché c´è uno spettacolo più grande del mare, ed è il cielo; ma c´è anche uno spettacolo che è più grande del cielo. Ed è l´interno di un´anima. Quelle anime Lui andò cercando. Da quelle anime fu lungamente cercato.

DOMENICA 1 Febbraio 2015      notizia del 31/01/2015

Demoni e Maestri Lasciamo le reti, diventiamo pescatori di umanità, allora. Facciamolo non nel chiuso delle sacrestie ma presso i confini, sulle spiagge che separano la terra certa dal mare tempestoso perché il nostro è il Dio dei confini che inizia la sua predicazione quando tutti dicono di smettere. Facciamolo sul serio, seguendo il Cristo. Impariamo a diventare discepoli abbandonando le lentezze, rinnovando le abitudini, risvegliando l´entusiasmo. Facciamolo in compagnia del Pietro che lo Spirito, ora, ci ha messo accanto. Un Pietro che, nonostante i mille giudizi mondani, positivi e negativi, nonostante le dietrologie, raduna con la sua testimonianza sette milioni di persone, il più grande assembramento nella storia dell´umanità. E, oggi, il primo Pietro, attraverso la penna del suo discepolo Marco evangelista, inizia il racconto della predicazione di Gesù con la più provocante delle provocazioni. Il primo miracolo dello sconosciuto rabbì avviene a Cafarnao. Guarisce un indemoniato. Dentro la sinagoga. Indemoniati Oggi si parla male e a sproposito del demonio, anche in casa cattolica. È diventato una specie di eroe romantico, esaltato da alcuni, temuto da altri. Una figura tragica che suscita curiosità e interesse, innalzato a struggente modello negativo da una forte corrente di pensiero che fa presa soprattutto sugli adolescenti. Spaventa, attira, inquieta. E tranquillizza le coscienze. Sì, avete capito bene: l´eccessiva attenzione al demonio paradossalmente lo favorisce e, quel che è peggio, stravolge la visione biblica sulla tentazione. Caricando di eccessiva importanza il male a scapito del bene, rischiamo di deresponsabilizzare la coscienza e la scelta personale. L´opera del Maligno (che esiste ed è meno goffo e caricaturale di come ce lo immaginiamo) consiste esattamente nell´intorbidire le acque, nel girare la frittata, nell´ingigantire il particolare a scapito della visione d´insieme, nello sminuire o offuscare le conseguenze catastrofiche delle nostre scelte. Il demonio ci fa credere di essere peggiori di come possiamo essere veramente. E che tutto ciò sia inevitabile. Che c´entri con noi? Uno dei presenti, che fino ad allora non ha dato alcun segno di stranezza, dà in escandescenze e inizia ad urlare. E ciò che dice è la sintesi di come non deve diventare la fede. Che c´è fra noi e te, Gesù Nazareno? Cosa c´entra Gesù con l´economia? La politica? Il lavoro? Gli affetti? Quante persone sento ragionare in questo modo! "Dio c´è ma non mi riguarda, non mi interessa. Se proprio devo, indosso i panni del credente in occasione delle feste grandi, ma lì finisce." E questo ragionamento, purtroppo, lo sento in bocca non agli atei convinti, ma ai credenti deboli. A quelli che vogliono sentirsi "a posto" perché non si sa mai. L´indemoniato frequenta la sinagoga, partecipa alla messa domenicale, col vestito buono, in fondo alla chiesa. È presente a tutti funerali del paese, fa parte di una antica confraternita e porta la statua del santo a spalle il giorno del santo patrono, destina l´ 8x1000 dei propri redditi alla Chiesa. Ma non vuole avere nulla a che fare con Gesù. Sei venuto a rovinarci? Ecco la ragione di tanta lontananza: molti sono convinti che Dio sia un concorrente dell´uomo, un avversario pronto a rovinarci la festa, uno a cui dover rendere conto, mannaggia. La vita è bella soprattutto se è trasgressiva, godereccia, esagerata, eccessiva, folle. E Dio, invece, chiede ordine, serietà, senso della misura... Credere è giusto e doveroso, certo. Ma mortalmente noioso. No: il Dio di Gesù non viene a rovinarci, ma a redimerci. La redenzione, certo, passa attraverso la conversione e la capacità di cogliere cosa ci costruisce e cosa ci distrugge. Ma questo è un passo successivo. La prima verità che dobbiamo urlare dai tetti delle nostra case è che Dio è un alleato dell´uomo, non un concorrente. Io so chi tu sei: il Santo di Dio! L´indemoniato "sa", conosce. L´arroganza e la supponenza ci tengono lontani dalla verità perché pensiamo di averne a sufficienza in tasca, senza avere bisogno di nessuno. Oggi circolano molte informazioni, ma pochissime idee. Molti pensano di conoscere la fede dopo ben tre lunghi anni di catechismo con la suora dell´oratorio! Cosa c´è altro da sapere? E di poter esprimere giudizi dopo aver letto l´ultimo saggio scandalistico sul Vaticano (oggi vende molto sparlare di chiunque). Non c´è bisogno di sapere altro, non c´è bisogno di informarsi, e ci mancherebbe. E, così facendo, chiudono gli occhi e si turano gli orecchi. E se, invece, ci fosse altro, molto altro da sapere? Perché non tentare? Argutamente sant´Agostino commenta questa pagina: non vantarti della fede, non ti distingui ancora dai demoni. Autorevole È demoniaca una fede che tiene il Signore lontano dalla quotidianità, che lo relega nel sacro, che sorride benevola alle pie esortazioni, senza calarle nella dura quotidianità. È demoniaca una fede che vede in Dio un concorrente e che contrappone la piena riuscita della vita e la fede: se Dio esiste io sono castrato, non posso realizzare i miei desideri. È demoniaca una fede che resta alle parole: il demone riconosce in Gesù il santo di Dio ma non aderisce al suo vangelo. Liberiamoci da una fede così piccina. Diamo retta all´unico che ha autorevolezza perché parla di cose che conosce.

Domenica 25 gennaio 2015      notizia del 24/01/2015

Con Cristo comincia una storia nuova, una storia di relazione d´amore, di libertà per amare e gustare la vita

Domenica 18 gennaio 2015      notizia del 17/01/2015

Erano le quattro. M´innamorai di te II Domenica del Tempo Ordinario (Anno B) Vangelo: Gv 1,35-42 Sa di non essere lui quello che la gente va cercando appieno. E non vanta la seppur minima arroganza o pretesa di farlo sospettare. Il Battista è come un girasole, sa sempre dove voltarsi:«Fissando lo sguardo su Gesù che passava». Punta il dito, addita alla Verità, la battezza col suo nome:«Ecco l´agnello di Dio». E´ Lui che dovranno seguire e, dopo averlo seguito, continuare a seguirlo ancora: nella sorpresa di nuovi spazi, nell´inedito di nuove prospettive, nell´inaudito di inimmaginabili pretese. Giovanni - la Voce dell´Amico uscito dalla stamberga di Nazareth - si fa da parte e gli lascia spazio. Come promesso: sarà voce, sarà anticipo, sarà annuncio. Poi "non sarà": degno di sciogliergli i lacci, degno di confondersi con lui, degno d´essere annoverato tra i Messia della storia di quaggiù. Seguite Lui, gente amica. E loro - piccolissimo particolare d´evangelica passione - «sentendolo parlare così, lo seguirono». Chissà con che timbro di voce l´avrà segnato: nell´emozione, col piglio di chi ha abitato a lungo il deserto, con la ferocia di chi ha scovato anzitempo dove abita la salvezza. Con l´affetto di chi, da sempre, gli è amico per davvero. Un giorno l´Amico l´attesterà appieno: «Io vi dico, tra i nati di donna non c´è nessuno più grande di Giovanni». Eppure tale grandezza la si potrà superare, ridisegnare, scrivere in altro modo: «(Tuttavia) il più piccolo nel Regno di Dio è più grande di lui» (Lc 7,28). Ascoltano Giovanni ma seguono Gesù: hanno trovato un di più. Non è gente che s´accontenta. La Scrittura attesta che certe parole hanno fuoco sacro cucito addosso: trattengono l´impeto delle tempeste e la furia dei mari mossi. Scuotono le foreste e squarciano le navi di Tarsis: roba possente, gagliardi infuocati. Scagliate addosso, fanno rialzare gli addormentati: «Osservando che lo seguivano, disse loro "Che cercate?"». Capita sempre così: il mondo intero si fa da parte quando incontra un uomo che sa dove andare. E quell´Uomo la strada la conosce: un giorno dirà pure, esagerando come sarà suo solito, d´essere la Via/strada oltre che la Verità e la Vita. Da qualche parte già s´intravede codesta pretesa fascinosa. Loro, seguaci di un Precursore affidabile, lo sanno. E Lui si volta: «Che cercate?».Mette le cose in chiaro da subito: il Rabbì non chiede "che cosa cercate": è così Dio da sapere già Chi stanno cercando. Chiede lumi sul perché di quel cercare: "Che cosa cercate? Che cosa sperate di ottenere seguendomi, gente?" Chiaro, netto, fulmineo: fra poco ci sarà gente che lo cercherà per strappare miracoli, favori e prodigi. Loro, quasi storditi, cercano altro. Vanno cercando qualcosa che solo a dirlo s´aggroviglia loro la lingua: «Rabbì, dove abiti?». Che tenerezza fanno: invece di essere sinceri e dirGli "cerchiamo Te, per questo ti stiamo alle calcagna", se ne escono con uno sgrammaticato "dove abiti?". Col rischio che Costui risponda loro: "Che ve ne importa?". Invece no, appallottola i brogliacci delle previsioni, getta nel cestino il foglio di brutta copia e se ne esce con un invito, cioè una risposta raddoppiata alla meraviglia: «Venite e vedrete». Mica roba per spiriti molli: alzati e cammina. Sempre così: con gli storpi e coi demoni, con gli apostoli e con i santi. Alzati e mettiti in gioco. I più ci riusciranno, qualcuno stramazzerà a terra, altri lo calpesteranno. Gli ultimi lo inchioderanno: Lui risusciterà. Cioè, per l´ennesima a volta, si alzerà e camminerà. Vanno e vedono il civico presso il quale abita. Ci rimangono pure: figurati se escono da quella casa del cuore. Ricordano tutto di quegli attimi, anche com´erano messe le lancette dell´orologio: «Erano circa le quattro del pomeriggio». Certi attimi sono per sempre: cambiano la vita. Quella loro e quella di chi in loro s´imbatterà: «Abbiamo trovato il Messia». Li condurranno a Lui non con lo sguardo, con le parole, con la vita: L´incontreranno che sono uomini, ne usciranno sentendosi più uomini. Quasi Cielo, pochissima terra. Ricorderanno dove L´hanno incontrato: non sapranno, però, dove Costui li condurrà.

NUOVO CORSO IN PREPARAZIONE AL MATRIMONIO      notizia del 15/01/2015

Iscrizione al nuovo corso in preparazione al matrimonio Su questo sito della parrocchia o in segreteria sono disponibili le schede per l’iscrizione del nuovo corso in preparazione al matrimonio che inizierà: Venerdì 20 FEBBRAIO alle h.21.00 Nel sito e in segreteria sono disponibili anche le schede per l’iscrizione alla cresima degli adulti

Battesimo di Gesù      notizia del 10/01/2015

Col Battesimo di Gesù, termina il periodo natalizio. Alle SS. Messe delle h. 10.30 e h.12.00 vi sarà la benedizone dei bambini

DOMENICA 11 GENNAIO 2015      notizia del 10/01/2015

Il Battesimo di Gesù (Vangelo: Mc 1,7-11 ) Avere trent´anni e non sentirli; oppure avere trent´anni e sentirli tutti. C´è chi gli appuntamenti li sposta ad oltranza e chi, segnatosi un giorno sul calendario, giunto a quel giorno parte. S´incammina: poi insegnerà a camminare l´Uomo che oggi s´incammina. Dietro di Lui una preparazione mastodontica: trent´anni di silenzio nella stamberga di Nazareth. A fabbricare sgabelli, a limare le panche, ad apprendere la manovalanza del padre carpentiere: quando Gli toccherà di lavorare i cuori - Lui, figlio di chi smussò i legni - scoprirà che le tecniche sono le medesime. A cambiare sarà la durezza della carne rispetto al legno. Trent´anni racchiusi nella stringatezza di Luca: «Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini» (Luca 2,52). Crescere: un verbo che a Cristo farà da casa per tre decenni. Tre decenni di mutismo per preparare tre anni di parole. Un giorno il mondo apprenderà da sé dove sta la differenza tra la parola e la chiacchiera, tra la Novella buona anche da solo da ascoltarsi e il parlare a vanvera fastidioso anche solo nei suoi riverberi. A trent´anni il Nazareno s´incammina. Marco, l´evangelista, è un cacciatore di prede: ha fiuto di quell´Uomo, ha conoscenza di Lui, Lo pedina nei suoi spostamenti. E´ stringatissimo in ciò che annota:«In quei giorni, Gesù venne da Nazareth e fu battezzato nel Giordano da Giovanni». E´ il poco che basta per un Dio che dal poco - che è poi l´essenziale - trarrà il tutto della Salvezza. Marco lo ritrae dal basso: in fila tra i peccatori, con l´acqua del Giordano addosso, col capo chino davanti all´amico Battista a farsi sciacquare l´anima. Dopo Nazareth - terra feriale, bottega di lavoro, casa tra le case - ecco il Giordano: luogo di peccatori, di attese e di profezie uscite dalla gola del Precursore. S´accedono qui, nei bassifondi della storia, i tre anni che cambieranno la storia: anni non più anni, gesti non più gesti, parole non più parole. Anni, gesti e parole che diverranno pane e speranza per l´umanità striata dal peccato. Partirà sempre dal basso, da posizioni di svantaggio, da situazioni di emergenza: che Dio sarebbe ad entrare nella storia dall´alto dei cieli? Ad entrarci dal basso, nel più completo silenzio, ci guadagnerà la stima di chi conterà per davvero nel cuore di Dio: furfanti e miscredenti, funamboli e meretrici, indemoniati e ciechi dalla nascita. E poi storpi, zoppi, lebbrosi e quant´altro. Ciò che appare dopo i trent´anni passati dentro casa è una voglia tutta sua di non evitare la storia, di non scansare l´umano, di ficcarci dentro il naso per amore e mica per curiosità. Quando potrà essere tale - bizzarrie tutte evangeliche le pagine della curiosità di Cristo - sarà sempre e solo per amore e discrezione: vedere quale strada ha percorso la colpa per entrare nel cuore dell´uomo. Anche il dolore - acuto, lieve, squattrinato - un giorno Gli servirà: non cercherà di cancellarlo con l´oblio, ma tenterà l´avventura che un giorno diventerà traccia di santità: ingrandirlo e nobilitarlo con la speranza. Eccolo il Dio cercato e atteso, sognato e sperato, inseguito e braccato. Il Dio-Uomo: da toccarsi e vedersi, gustarsi e frequentare, da annusare. Da oggi in poi il suo domicilio sarà manifesto, il civico nel quale abita sarà di dominio pubblico, le sue gesta saranno a disposizione di tutti: chi vorrà, se vorrà, lo cercherà e lo troverà. Per chi non lo troverà - magari dopo averlo trovato tra i peccatori e non averlo riconosciuto - basterà quella voce scesa dritta dal Cielo: «Tu sei il Figlio mio, l´amato: in te ho posto il mio compiacimento». Il Dio compiaciuto: felice, realizzato, appagato. Contempla l´umanità del Figlio e ne gioisce: "Ben fatto!" A quel Figlio non eviterà nulla: essere "figlio di Papà" lassù in Cielo non significa esattamente ciò che s´intende quaggiù in terra. "Battezzami, Giovanni" - gli dice oggi il Messia. Quasi un incoraggiamento per chi, di fronte a Lui, sente le gambe tremare. Quasi un darsi la mano, un passaggio di testimone: l´amico ha preparato la strada, su quella stessa strada accelererà il Cristo. Senza deviazione alcuna, fino in fondo. Partendo dal fondo.

Epifania del Signore      notizia del 05/01/2015

Commento alla liturgia di domani: Oro, incenso e mirra Epifania del Signore (Vangelo: Mt 2,1-12 ) Sarà anche per via dei tre doni che offrirono al Bambino Gesù, oltre che per la tradizione trasmessaci dai Vangeli Apocrifi, che da sempre riteniamo che i Magi che vennero da oriente a Gerusalemme fossero tre, nonostante il Vangelo di Matteo che abbiamo letto non dica assolutamente nulla, al riguardo: e comunque, non è un problema di vitale importanza per la nostra fede, mentre mi pare molto interessante riflettere proprio su questi doni e su ciò che essi simboleggiano. I Magi, come ricorda san Leone Magno in uno dei suoi Discorsi, "offrono a Dio l´incenso, all´uomo la mirra, al re l´oro, consci di venerare nell´unità la divina e l´umana natura". E fin qui, nessuna difficoltà ad accettare e ad ammettere questo. Qualche difficoltà in più la possiamo avere se, alle persone e ai doni dei Magi, sostituiamo i nostri doni e la nostra persona. In altre parole, se oggi toccasse a noi offrire al Bambino Gesù oro, incenso e mirra, che cosa gli offriremmo? Un dono non può mai essere qualcosa di asettico, di scontato: deve rappresentare qualcosa di noi stessi, altrimenti non è un dono, ma un gesto formale e magari anche dovuto. Nulla di più brutto di un dono fatto "per forza"! Offrire a Dio in dono oro, incenso e mirra, come abbiamo ricordato, significa riconoscere la sua regalità sulla storia e sul mondo; significa onorarlo nella sua divinità, elevando a lui preghiere che salgano al cielo come incenso; significa non dimenticare la sua umanità, il suo corpo destinato alla sepoltura ma a cui l´unzione con la mirra (come allora si usava) conferisce incorruttibilità e quindi dignità in vista della resurrezione. Ma c´è un triplice rischio, in questi doni offerti al Dio fatto uomo, un rischio ancora molto attuale. Il rischio è quello di voler "dorare" Dio, "incensare" Dio e "imbalsamare" Dio per farne non oggetto di venerazione, quanto un oggetto da museo, bello, prezioso, dignitoso e pieno di ammirazione, ma pur sempre oggetto da museo, statico, inattivo, quasi privo di vita. Spesso, infatti, tendiamo ad arricchire in maniera esagerata tutto ciò che ci richiama la divinità, il nostro rapporto con il sacro. A volte, è proprio questione di ricchezze materiali, quando la Chiesa (quella universale e gerarchica, ma anche le nostre piccole chiese particolari) si sente talmente forte, potente, e ricca di mezzi materiali da potersi permettere di costruire, investire, commerciare, far fruttare i beni che ha a sua disposizione con la scusa accomodante del "dover mantenere" ciò che si ha. Nessuno dice che non dobbiamo procedere a restauri o a ristrutturazioni o a costruzioni di nuove strutture per l´utilizzo e il bene comune; ma questo va fatto sempre tenendo conto del contesto sociale e storico nel quale ci troviamo ad operare. Non si può arricchire Dio e le cose di Dio in una zona in cui la gente fa fatica a sopravvivere, in un paese in cui molta gente perde il posto di lavoro, in un periodo storico in cui la crisi impedisce a tutti di guardare serenamente e con dignità al proprio futuro. Ci sono gesti e scelte ecclesiali (e soprattutto - faccio mea culpa - ecclesiali) che da un punto di vista economico sono uno schiaffo alla povertà e all´indigenza. Questo oro, il Bambino Gesù non lo vuole. Anche quando offriamo incenso a Dio, possiamo correre il rischio di non vederlo come simbolo delle nostre preghiere che salgono a lui, ma come un modo per "nascondere" Dio dietro a una nube, per impedire agli altri (ma alla fine anche a noi stessi) di vederlo e di riconoscerlo. Spesso, infatti, riempiamo la nostra fede di gesti roboanti, di celebrazioni, di parole, di rituali e di apparati che nascondono l´essenza del messaggio evangelico, che ci allontanano dalla scoperta del senso della ritualità, dalla profondità della liturgia, dal contatto diretto con Dio nella preghiera. E magari impediamo agli altri di fare lo stesso, con la pretesa di avere l´esclusiva di Dio, di essere solo noi capaci ad interpretarlo nella maniera "originaria e genuina", negando la libertà di ogni credente di poter giungere a Dio attraverso strade che non siano quelle indicate da noi: un rischio che noi pastori corriamo maggiormente rispetto al resto del popolo di Dio, quando anche nella nostra pastorale facciamo - è proprio il caso di dirlo - "molto fumo e poco arrosto", molta apparenza e poca sostanza, e purtroppo impediamo agli altri di vedere Dio se non attraverso una nube d´incenso fatta tutt´altro che di preghiere. Ma questo incenso, il Bambino Gesù da noi non lo vuole. E sono altrettanto convinto che non voglia neppure essere unto con una mirra che, invece di preparare il corpo per la risurrezione, lo imbalsama e lo rende imperturbabile, statuario, incorruttibile, ma purtroppo lo pietrifica. Quando abbiamo la pretesa di aver trovato il nostro modo di vivere la fede e di renderlo eterno e immutabile; quando ci creiamo un´immagine fissa di Dio e la rinchiudiamo in una nicchia dalla quale la tiriamo fuori all´occorrenza per venerarla; quando riteniamo la nostra fede una certezza ormai acquisita e mai da rinnovare o da rimettere in cammino, sia pure con fatica, giorno dopo giorno, stiamo usando la mirra per imbalsamare definitivamente Dio e chiedergli di non darci più fastidio. Sì, perché un Dio che ci rimette in gioco, che ci obbliga a camminare, ad andare alla ricerca, a sperimentare nuove strade e nuovi cammini, ci dà fastidio: meglio un Dio statico, una volta scoperto il quale ci sentiamo a posto, lo imbalsamiamo e lo tiriamo fuori all´occorrenza, salvo poi prendercela con lui quando non fa quello che gli chiediamo. No, Dio non può essere imbalsamato: la mirra che offriamo al Bambino Gesù è per il suo corpo destinato certamente alla sepoltura, ma in vista della risurrezione, perché il Dio di Gesù Cristo è un Dio liberatore, che ci apre, che ci risuscita, che non si ferma al venerdì santo, ma ci fa trovare la sua tomba vuota il giorno dopo il sabato. Come uscire da questo "rischio" di offrire oro, incenso e mirra non graditi al Bambino Gesù? Restituendo all´Epifania il suo significato originario: quello di "manifestazione", quello in cui Dio manifesta la grandezza dell´Incarnazione a tutti i popoli, per cui la fede non può più essere vissuta come un fatto personale, privato, tra noi e il nostro Dio, al quale offriamo, soffocandolo, la ricchezza del nostro oro, la nebbia del nostro incenso, la staticità della nostra mirra. Offriamo invece a Dio, con questi doni, Colui che in questi doni è simboleggiato: il Cristo Re di una storia in continuo movimento, il Cristo Signore di una fede sempre in ricerca, il Cristo Uomo che cammina con gli uomini e li libera, aprendoli alla Resurrezione. Così ci prepariamo, oggi, ad accogliere l´Annuncio del giorno di Pasqua.

DOMENICA 4 GENNAIO 2015      notizia del 03/01/2015

Giovanni 1,1-18 Ancora una volta ci viene proposto il Prologo del Vangelo di Giovanni e oggi è facile notare le affinità con la pagina del Siracide, nonostante la distanza di duecento anni che separa i due testi... La Sapienza cantata nel libro di Ben Sirach (figlio di Sirach) dice di se stessa: "Nella tenda santa davanti a Lui ho officiato e così mi sono stabilita in Sion...". Questa Sapienza è, in verità, la sapienza del Verbo incarnato! La sapienza ha dunque issato la tenda tra noi, che costituiamo il nuovo popolo eletto: la tenda è segno di fragilità, un aspetto non sempre e non solo positivo, specie nei nostri Paesi occidentali, che ci tengono a difendere la loro immagine di forza, di sicurezza, di benessere; così facendo esercitiamo sui Paesi del Terzo e Quarto Mondo una seduzione e un´attrattiva irresistibili... Peccato che oggi, il nostro Occidente prometta, ma non mantenga le promesse! È una storia ormai vecchia: siamo in grave crisi da quasi dieci anni, ma questo non ci scoraggia dall´ostentare un´opulenza che non possiamo più permetterci; salvo poi lamentarci dei milioni di profughi che approdano alle nostre coste. Ma torniamo al simbolo della tenda: una tenda è fragile, sì, ma possiede il pregio di poter essere montata facilmente e ancor più facilmente essere smontata. La tenda si sposta con te, dovunque tu vada, e hai sempre un riparo. Comodo, no? Quando Davide ebbe consolidato la sua monarchia, chiamò il profeta Natan e gli confidò di voler edificare un Tempio al Signore; Dio rispose a Davide per bocca del profeta: "Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti? Ma io non ho abitato in una casa da quando ho fatto uscire gli Israeliti dall´Egitto, fino ad oggi; sono andato vagando sotto una tenda (...). Finché ho camminato, ora qua, ora là, in mezzo a tutti gli Israeliti, ho forse mai detto ad alcuno dei Giudici, a cui avevo comandato di pascere il mio popolo Israele: Perché non mi edificate una casa di cedro?" (2Sam 7,1-7). La pagina del Siracide si conclude affermando che la Sapienza ha messo radici in mezzo al popolo di Dio, dunque la sua presenza è stabile, ferma, profonda, appunto come un albero saldamente ancorato alla terra grazie alle sue radici. C´è un´apparente contraddizione tra il simbolo della tenda e quello delle radici: in verità, ad un esame più attento, non v´è alcuna contraddizione, anzi, le due immagini si completano e si rafforzano a vicenda: una convinzione ben fondata in noi, nella nostra mente, nel nostro cuore, possiamo dire, ce la portiamo dietro, è sempre con noi, cammina con noi, non c´è pericolo che ce ne dimentichiamo. Dovunque saremo, la nostra convinzione resterà lì, radicata come un albero secolare... In effetti, la fede - è questa la convinzione alla quale alludo - ha venti secoli di vita e di storia, può vantare radici molto, molto profonde e solide. Ma anche (la fede) è una cosa semplice, non nel senso di elementare, o banale... la fede partecipa della stessa semplicità di Dio, che è l´Essere più semplice in assoluto... Dunque la fede è anche semplice, semplice e fragile, come una tenda. Qualcuno potrebbe concludere che le chiese non sono poi così importanti; basta avere la fede nel cuore. E poi, Dio ha dichiarato a Davide di non volere un tempio... Gesù stesso, alla domanda della donna Cananea se fosse meglio adorare Dio nel tempio di Gerusalemme, o altrove, rispose: "Né a Gerusalemme, né altrove..." (cfr. Gv 4). Al tempo stesso, mentre dichiara chiuso il vecchio culto, con i suoi luoghi di culto e i suoi gesti di culto, Gesù inaugura un nuovo culto ‘in spirito e verità´: e questo nuovo culto possiede luoghi di culto suoi propri - le chiese - e gesti di culto tipici - i sacramenti -. Non possiamo evitare di compiere gesti di culto, riconosciuti da tutti i credenti nel loro valore e nella loro inconfondibile e indiscutibile unicità. Al di là di ogni sacrosanta definizione dogmatica, di ogni affermazione di principio, questo consenso comune lo si può efficacemente esprimere in un modo solo, partecipando attivamente alla liturgia, la quale attua il mistero del dono di Cristo. Sia chiaro per tutti: questo dono, il corpo e il sangue del Signore, si riceve solo ed esclusivamente nell´Eucaristia! Celebrare con convinzione, con passione, ogni domenica l´Eucaristia è il modo migliore per accogliere il Verbo incarnato; e, accogliendolo, diventare Figli di Dio, figli generati non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio! Ogni volta che spezziamo insieme il pane della Parola e del Corpo del Signore, Cristo ci rivela la presenza di Dio. E in quel gesto noi lo riconosciamo morto e risorto, presente in mezzo a noi! Il Verbo si è fatto carne per dare a noi la Sua carne da mangiare. Questo è il fine dell´Incarnazione; questo è il senso primo e ultimo del sacramento dell´altare. Non è soltanto una ciliegina sulla torta,un optional del quale si possa anche fare a meno, perché c´è qualcos´altro di più importante ed essenziale. Certo, la carità è essenziale per vivere la nostra fede. Ma, affinché la fede possa nutrire e sostenere la carità, la fede stessa va nutrita! L´Eucaristia è un cibo che non può essere surrogato da alcun altro cibo: mangiando Cristo, noi vivremo per Lui e diventeremo Lui. Creati ad immagine e somiglianza di Dio, noi portiamo a compimento la nostra somiglianza con Dio partecipando al sacramento dell´Eucaristia e vivendo con coerenza il sacramento al quale abbiamo partecipato.

1 Gennaio 2015      notizia del 31/12/2014

MARIA MADRE DI DIO E DELLA GIOIA Lc 2,16 -21 Con la solennità di oggi, Maria Madre di Dio, inizia il nuovo anno solare del 2015. E come tutti gli inizi, anche questo primo giorno dell´anno lo affidiamo alla protezione della Madonna, Regina della pace e Madre della gioia. Questo nuovo anno che vede gli albori con questo giorno si prospetta molto importante per la vita della Chiesa essendo dedicato alla famiglia e alla vita consacrata. Ma altri importanti eventi ecclesiali e sociali si pongono davanti a noi e ci impegnano a consacrare questo anno al Signore ed a metterlo sotto la protezione della Madonna, confidando nella sua intercessione potentissima presso il suo Figlio, perché possa essere un anno di gioia e di pace per il mondo intero. Non a caso la chiesa celebra oggi la giornata mondiale della pace, al fine di portare l´attenzione non solo dei credenti e di quanti in Gesù Cristo riconoscono il vero Principe della pace, ma anche degli uomini di buona volontà su questo argomento di crescente attualità, considerati i tanti focolai di guerra esistenti oggi nel mondo, il terrorismo, le tante violenze che si perpetrano ai danni di bambini, malati, anziani, donne ed uomini di ogni nazione, cultura, popolo e religione. Il mondo non vive in pace e cerca la pace e noi come cristiani la chiediamo attraverso l´intercessione di Maria, regina della pace e madre della gioia, a Gesù, che anche in questa ottava di Natale ci viene presentato nella grotta di Betlemme con i pastori che vanno senza indugio a visitarlo, mentre è cullato e coccolato dalla sua tenerissima Madre e custodito gelosamente e posto al sicuro sotto la custodia di San Giuseppe. Gioia e pace camminano insieme e come tali questi due valori cristiani trovano la sorgente nel Salvatore del mondo, trovano la ragion d´essere ed anche di annunciarla partendo proprio da quella povera capanna, che è e sarà la più ricca, in eterno, in umanità e in fraternità. Iniziare il nuovo anno con questa speranza e certezza nel cuore è entrare il quel grande mistero dell´incarnazione del Figlio di Dio nel grembo verginale di Maria. Gesù Re di pace e Maria regina della pace, insieme portano all´umanità questo messaggio. Non mancano in questo compito di diffondere la pace e la gioia i messaggeri celesti, i santi angeli ed arcangeli che appaiono sulla grotta di Betlemme e cantano festosi e gioiosi l´inno della vera gioia, annunziano la vera e grande buona notizia di sempre e per sempre che è nato a noi il Redentore. Questa sua venuta nel mondo non fu casuale, ma voluta e scelta proprio da Colui che doveva abbassarsi alla nostra condizione umana e farsi uomo, per salvare l´uomo. Ce lo ricorda in questa giornata mariana, il testo della seconda lettura di oggi, tratto dalla lettera ai Galati e che riporta nel cuore del mistero della natività di Gesù Cristo. Questa venuta di Dio tra gli uomini, questa assunzione della natura umana su di sé ha portato conseguenze di straordinario capovolgimento della storia dell´umanità. Infatti, la venuta di Cristo sulla terra ci conferma nella nostra dignità che siamo figli di Dio. Vogliamo iniziare questo nuovo anno con la benedizione di Mosè sul popolo eletto: "Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace". A Maria, causa nostrae laetitiae, fonte della nostra gioia, chiediamo per questa umanità, contrassegnata da tante tristezze, il dono della vera gioia. E la gioia cristiana non è l´allegria esteriore e rumorosa che la nostra cultura spesso identifica con questo termine. È invece la serena letizia che nasce dalla certezza di essere amati da Dio, amati personalmente dal nostro Creatore, da colui che tiene nelle sue mani l´universo intero e che ama ciascuno di noi e tutta la grande famiglia umana con un amore appassionato e fedele. Il suo è un amore più grande delle nostre infedeltà e peccati e che - proprio per questo - riscatterà la nostra vita dalla morte. La gioia evangelica è la gioia della fede e della speranza; ma anche la gioia della carità, cioè della comunione con l´amore stesso di Dio. Una gioia che non viene spenta dalle prove e dalle sofferenze che possiamo incontrare, ma si dimostra più forte di esse, dal momento che ha il suo fondamento nell´amore fedele del Padre che si è donato a noi in Gesù Cristo. Proprio Gesù, venuto a rivelarci e a comunicarci l´amore del Padre, ci ricorda: «Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena» (Gv 15,11). Di questa gioia che è frutto dello Spirito Santo (cf Gal 5,22) Maria ha fatto esperienza più di ogni altra creatura. Più di ogni altro Maria «ha creduto nell´adempimento delle parole del Signore» abbandonandosi con totale fiducia nelle mani di Dio. Per questo è dichiarata beata dalla cugina Elisabetta. E lei stessa canta la gioia che nasce da questo affidamento a Dio con le parole del Magnificat: «L´anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore». In Maria si realizza dunque la profezia di cui ci ha parlato il profeta Zaccaria: «Gioisci, esulta, Figlia di Sion, perché io vengo ad abitare in mezzo a te» (Zc 2,14). E quanto si realizza in lei è destinato a realizzarsi in ogni battezzato e nell´intera Chiesa del Signore. Guardando a Maria e soprattutto vivendo nei suoi confronti una comunione di amore filiale, ciascuno di noi (e tutta la Chiesa) può percorrere insieme con lei quel pellegrinaggio della fede che l´ha portata a vivere la pienezza della gioia evangelica. Invocando l´aiuto di Maria e facendo affidamento nella sua materna intercessione potremo davvero unirci sempre più profondamente a Gesù e sperimentare quella pienezza di gioia che ci ha promesso: «Ora siete nel dolore, ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia» (Gv 16,22). Alla Madonna ci rivolgiamo con questa bellissima espressione tratta dalla lettera "Rallegratevi" a tutti i religiosi: Ave, Madre della gioia, porta gioia a questa umanità. Fa camminare tutti gli uomini verso l´amore e la fratellanza universale, quella che può davvero dare gioia al cuore e luce alle menti. " In Maria è la Chiesa tutta che cammina insieme: nella carità di chi si muove verso chi è più fragile; nella speranza di chi sa che sarà accompagnato in questo suo andare e nella fede di chi ha un dono speciale da condividere. In Maria ognuno di noi, sospinto dal vento dello Spirito vive la propria vocazione ad andare!". Andare verso gli altri, verso il mondo per portare il Dio della gioia, mediante Maria, la Madre della gioia e della pace. E con il salmo 66 della liturgia odierna cantiamo: "Gioiscano le nazioni e si rallegrino, perché tu giudichi i popoli con rettitudine, governi le nazioni sulla terra. Ti lodino i popoli, o Dio, ti lodino i popoli tutti. Ci benedica Dio e lo temano tutti i confini della terra". Amen.

31 dicembre 2014      notizia del 31/12/2014

H. 18.00 SS. Messa col canto del Te Deum: TE DEUM (italiano) Noi ti lodiamo, Dio * Ti proclamiamo Signore. O eterno Padre, * tutta la terra Ti adora. A Te cantano gli angeli * e tutte le potenze dei cieli: con i Cherubini e con i Serafini non cessano di dire: I cieli e la terra * sono pieni della tua gloria. Ti acclama il glorioso coro degli Apostoli * e la candida schiera dei martiri; le voci dei profeti si uniscono nella tua lode; * la Santa Chiesa, ovunque proclama la tua gloria: Padre di infinita maestà; O Cristo, Re della gloria, * eterno Figlio del Padre, Tu nascesti dalla Vergine Madre per la salvezza dell´uomo. Vincitore della morte, * hai aperto ai credenti il regno dei Cieli. Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre. * Crediamo che (Il seguente versetto si canta in ginocchio) Soccorri i tuoi figli, Signore, * che hai redento col tuo sangue prezioso. Accoglici nella tua gloria * nell´assemblea dei Santi. Salva il tuo popolo, Signore, * guida e proteggi i tuoi figli. Ogni giorno Ti benediciamo, * lodiamo il tuo nome per sempre. Degnati oggi, Signore, * di custodirci senza peccato. Abbi pietà di noi, Signore, * abbi pietà. Tu sei la nostra speranza, * non saremo confusi in eterno. V) Benediciamo il Padre, e il Figlio con lo Spirito Santo. R) Lodiamolo e glorifichiamolo nei secoli. V) Benedetto sei, o Signore, nel firmamento dei cieli. R) Lodevole e glorioso e sommamente esaltato nei secoli.

DOMENICA 28 dicembre 2014      notizia del 27/12/2014

Festa della Sacra Famiglia che ci aiuta a riconoscerci come familiari di Dio Vangelo Lc 2,22-40 Natale ha messo in luce le nostre emozioni e le nostre gioie più profonde, ma anche le nostre solitudini e le nostre paure. Travolti dal clima natalizio che raramente ci conduce al vero significato dell´evento, accontentandosi di solleticare ricordi infantili e facendo leva su facili stereotipi, abbiamo combattuto, e tanto, per ritagliarci un piccolo spazio e andare con la mente fino a Betlemme a contemplare un Dio che nasce. Un bambino che, da subito, diventa immenso segno di contraddizione, come dice lo stanco Simeone prendendolo in braccio, luce che non viene accolta, come spesso accade ancora oggi. Le nostre città sono piene di luminarie che, alla fine, finiscono col sovrastare l´unica flebile luce che dovremmo seguire.Quella luce che ci conduce a Betlemme. Per molti Natale, dicevo, è un momento di enorme sofferenza perché non sperimentano quel clima gioioso, famigliare, sereno che ci trasmettono le pubblicità di questo periodo. Natale è diventata una festa che sembra esasperare il dolore di chi lo passa da solo o in cattiva compagnia, o segnato da una sofferenza e da un lutto. Orribili Natali abitano il cuore di molte persone perché il bambino che è in loro, sognante e ingenuo, non trova quell´abbraccio di affetto sincero cui tutti aneliamo. Urge una cura, una consolazione, un abbraccio spirituale. Entrando a far parte della famiglia di Dio, quella che non delude mai. Inghippi Ci vuole una buona dose di follia, ma mi ci sto abituando, perché la Chiesa proponga in questa domenica fra Natale e Capodanno la festa della Santa famiglia, indicandoci come modello da seguire la famiglia di Nazareth, una famiglia decisamente atipica! Ancora intontiti dai troppi dolci ingurgitati, guardiamo con sufficienza critica questa non-famiglia composta da una padre che non è il vero padre, di una madre vergine e di un bambino che è il figlio di Dio! E invece, se abbiamo il coraggio di lasciar parlare gli eventi, qualcosa si smuove. Perché, come ci dice Luca nel Vangelo, questa è una famiglia concreta, reale, che deve fare i conti con la fatica e la sofferenza, con gli imprevisti e i momenti di stanchezza delle relazioni. Non è una coppia di semidei. Non ci sono gli angeli a stirare e a fare bucato. Né le potenze del cielo che suggeriscono a Giuseppe le scelte da fare. Questa famiglia è esemplare proprio nella sua vicinanza alle nostre fatiche e stanchezze, alle nostre crisi e ai nostri litigi. Affrontati avendo Dio che corre in soggiorno... Giuseppe Guardate a Giuseppe, ad esempio. Giuseppe è il giusto per eccellenza, scrive Matteo nel suo racconto. Non è una caratteristica etica ma indica colui che vive osservando le prescrizioni della Legge. Da questo punto di vista, al di là del suo dramma personale, Giuseppe vive una lacerazione interiore: deve denunciare Maria ma vuole salvarla a tutti i costi. Non mette il suo orgoglio ferito di maschio al centro ma l´amore verso la sua sposa. Questo gesto così umano lo porta a trasgredire la Legge! È giusto perché forza la Torah. Ci sono delle eccezioni che Dio accoglie. Mettendo l´amore e la rettitudine prima della norma salva Maria... e se stesso. Darà alla luce la salvezza (questo il significato del nome di Gesù) perché Dio salva solo attraverso i nostri gesti di accoglienza. Giuseppe accoglie la realtà della situazione. La sua vita è rovinata, cambiata, stravolta. Potrebbe prendersela con Dio, non ci dorme la notte (affatto sdolcinato e remissivo!) come Maria (bella coppia) chiede ragione della sua battaglia e l´ottiene. E pronuncia il suo "sì" alla realtà. Non passivamente, non remissivamente: accoglie il reale, lo assume, lo cavalca. Prende con sé Maria e, quindi, Gesù. Non dobbiamo temere di prendere Gesù con noi, ci porta la salvezza. Il "sì" di Giuseppe porta salvezza agli altri, senza saperlo. Non abbiamo conservato nemmeno una parola di Giuseppe, solo il suo gesto. L´angelo gli dice che darà il nome Gesù a suo figlio. Maria partorisce, Giuseppe dona il nome, cioè l´identità! Una splendida avventura di coppia, sono davvero famiglia. Ogni padre è chiamato a dare il nome, cioè l´identità al proprio figlio, ad insegnargli la salvezza. Maria Guardate Maria, ad esempio. È un ritornello che Luca ripete per due volte nel vangelo dell´infanzia (2,51). Descrive con garbo la reazione di Maria, ciò che fa in mezzo al turbinio che sta avvolgendo la sua piccola vita. Maria conserva ciò che sta accadendo. Lo vive con intensità, si lascia coinvolgere con l´intelligenza del cuore, lo tiene a mente. Certo, sono eventi straordinari: l´annuncio, il viaggio, il parto, la visita dei pastori... Ma la qualità del vissuto di Maria, sembra insinuare Luca, è tutta particolare. Non subisce gli eventi, né li affronta superficialmente, non se ne lascia travolgere. Li conserva, li accoglie, ne fa tesoro, se ne appropria, cerca di rintracciare un senso in tutto ciò che avviene. Fa l´esatto contrario di ciò che il nostro mondo ci obbliga a fare. Travolti dagli impegni, accecati da continui stimoli, storditi dalle emozioni, siamo diventati incapaci di conservare. Esiste una potente memoria, inattaccabile da virus e che non necessita aggiornamenti: la memoria del cuore, la custodia delle emozioni, gli affetti dell´anima. Quel luogo interiore che siamo chiamati a scoprire e a nutrire, in cui conserviamo le scoperte più profonde, i valori sacri, le scoperte più sensibili e definitive. Quella stanza intima, inaccessibile ai più, che conserva il nostro io più autentico e prezioso. L´anima. Da qui possiamo partire per ridefinire le nostre relazioni famigliari. Per appartenere alla famiglia di Dio.

25 DICEMBRE 2014      notizia del 25/12/2014

Vangelo: Gv 1,1-18 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: ) Visualizza Gv 1,1-18 Quante parole ha pronunciato, Dio, nella Bibbia? Quante frasi ci sono, attribuite a Yahweh, nell´Antico Testamento? Di certo, ci sarà stato qualche esegeta che, nel corso dei secoli, si sarà tolto lo sfizio di contarle. A noi, poco importa; e ci fidiamo delle affermazioni che, all´inizio della sua opera, l´autore della lettera agli Ebrei pronuncia con solennità: "Dio, che molte volte e in diversi modi, nei tempi antichi, aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti...". "Molte volte e in diversi modi", se prendiamo in considerazione solamente "i tempi antichi". Tante parole pronunciate da Dio in momenti e modi e tempi diversi, "per mezzo dei profeti", avrebbero dovuto ottenere un effetto prorompente, devastante: avrebbero dovuto avere un´efficacia tale da attirare gli uomini a Dio in maniera definitiva e assoluta, dando così per compiuto il più grande desiderio di Dio, salvare gli uomini e ricondurli a sé dopo l´esperienza fallimentare dell´Eden. Ma non è così. Dio ha parlato molte volte e in diversi modi nei tempi antichi per mezzo dei profeti, ma a quanto pare non ha ottenuto nulla, o perlomeno non ciò che aveva sperato. Gli uomini hanno continuato a rimanere lontani da lui: voglia di essere da lui salvati, zero. Almeno, stando alle pagine della Sacra Scrittura e della storia d´Israele: un protagonista principale, Dio, che investe tutto se stesso nella sua parte, e la compie perfettamente, e il suo "partner", l´uomo, che va in tutt´altra direzione. Se non sempre, quasi. Parole... parole... parole...: questo - parafrasando in modo irriverente il testo di una nota canzone - è quanto avvenuto da parte di Dio nei confronti dell´uomo. Parole al vento: non certo per colpa di chi le ha pronunciate, ma di certo l´interlocutore di colpe ne ha molte. Anzi, tutte. Sì, perché di parole gettate al vento, molte volte e in diversi modi, ne ascoltiamo tutti i giorni, da parte di "profeti e profetucoli" di ogni genere: nei palazzi del potere, nelle tribune politiche, nelle piazze gremite per i comizi e le proteste, nei dibattiti televisivi, nelle aule del sapere, purtroppo pure dagli amboni delle chiese. Parole vuote, che non dicono nulla e non portano a nulla. D´accordo, fin qui si tratta di parole umane. E con la Parola di Dio, come la mettiamo? La sua Parola non è una cosa qualsiasi: è come la pioggia, è come la neve, non può tornare a lui dalla terra senza aver ottenuto ciò per cui è stata mandata. Eppure, il mondo va da tutt´altra parte: si allontana sempre di più da Dio. E se Dio cambiasse strategia? Infatti, ci ha già pensato. Dopo aver parlato in molti modi e molte volte con la sua Parola, efficace, potente, creatrice ma inascoltata, decide, "ultimamente", nei giorni finali della storia della salvezza, di parlare con un´ultima Parola, la più potente che abbia mai pronunciato: la Parola fatta carne, il suo Figlio unigenito. A questa Parola è inutile, e praticamente impossibile, resistere: non può non essere ascoltata. Non tutti la accolgono, è vero: "Venne tra i suoi e i suoi non l´hanno accolto". Qualcuno proverà pure a eliminarla, ma ci riuscirà solo per qualche giorno, tra il Calvario e un sepolcro lasciato vuoto. Di questo, però, ne riparleremo tra qualche mese. Alcuni che invece la accolgono, ci sono: a essi "ha dato potere di diventare Figli di Dio". Di certo, da Betlemme in poi, nulla è più rimasto come prima; nessuno più è rimasto indifferente alla Parola. Credenti o non credenti, da Betlemme in poi tutti hanno iniziato a scandire i giorni, gli anni e i secoli così, "prima" e "dopo" la Parola. Ma la vera rivoluzione è avvenuta per coloro che credono, per noi che in questi giorni affolliamo le chiese delle nostre città e dei nostri paesi perché, almeno una volta l´anno, ci sentiamo credenti. Da Betlemme in poi, essere credenti comporta un´esigenza: l´esigenza di una fede incarnata, terrena, "contaminata" di umano, non asettica, non devozionale, non rinchiusa nell´Empireo. Da Betlemme in poi (e ogni anno ce lo diciamo, caso mai ce ne fossimo scordati) non è più possibile annunciare la Parola senza annunciare la carne. Da Betlemme in poi, gioire di Dio significa gioire dell´uomo; soffrire per Dio significa soffrire per l´uomo. Da Betlemme in poi, non si può più annunciare una fede collocata su altari dorati e incensati; si annuncia una fede di strada, polverosa, condivisa e incontrata sulle strade degli uomini. Da Betlemme in poi, non si può più vivere una fede fatta di devozionismi e pietismi; si vive una fede impregnata dei drammi e delle gioie dell´umanità. Da Betlemme in poi, non c´è più una fede di orpelli da sagrestia; c´è una fede rivestita di sudore, scalza, affaticata e per questo gloriosa. Da Betlemme in poi, e oggi più che mai, abbiamo il compito, l´obbligo, il dovere di annunciare una Parola fatta carne tra le bottiglie vuote e scolate della dispensa di un padre di famiglia alcolizzato; una Parola fatta carne tra le lamiere contorte di una baracca distrutta da un tifone; una Parola fatta carne tra i 4 milioni di tonnellate di cibo buttati nella spazzatura ogni anno solo in Italia; una Parola fatta carne tra gli scafi delle carrette del mare adagiate sul Canale di Sicilia; una Parola fatta carne tra i lager di accoglienza e di identificazione dei profughi di quello stesso mare; una Parola fatta carne tra le mura domestiche dove ogni anno vengo uccise, "per amore", 120 donne italiane; una Parola fatta carne tra le colonne di automezzi bloccati in autostrada per protesta; una Parola fatta carne tra i capannoni deserti di fabbriche chiuse per crisi. Ma abbiamo anche la gioiosa incombenza di annunciare che la Parola si fa carne nella culla di ogni bambino che nasce e di ogni bambino che rinasce dal seno di una madre in coma; la Parola si fa carne nel primo sorriso di due giovani innamorati e nell´ultima carezza di due anziani stanchi ma ancora altrettanto innamorati; la Parola si fa carne nella gioiosa fatica quotidiana di costruire una famiglia e di insegnarvi la fede; la Parola si fa carne in un insegnante che fa lezione con passione ai suoi alunni pur sapendo che non percepirà lo stipendio; la Parola si fa carne in un Pastore che annuncia al mondo la propria umiltà di fronte a una Chiesa più complessa di quanto egli possa sopportare, e si fa carne anche poco dopo, in un altro Pastore che conquista il mondo perché subito, la prima sera, chiede alle proprie pecore di pregare per lui, in tutto e per tutto uguale a loro. Nei misteri dolorosi delle mille Via Crucis del mondo, e nei mille crocevia di gioia che la vita sa ancora regalarci, la Parola, oggi, si è fatta carne, ed è venuta a prendere casa in mezzo a noi. Da Betlemme, nulla più è rimasto uguale. Neppure Dio, l´Imperturbabile, l´Altissimo e l´Onnipotente, dopo Betlemme è più lo stesso. Come sia Dio dopo Betlemme, nessuno lo sa: "Il Figlio unigenito, è lui che ce lo ha rivelato".

24 dicembre 2014      notizia del 24/12/2014

Commento al vangelo della Notte: Emmanuele , il Dio con noi Vangelo: Lc 2,1-14 Buon Natale a tutti! A Natale l´unità di misura dell´onnipotenza di Dio è quella di un neonato: proverò a descrivere gli aspetti sostanziali dell´approccio di un adulto con un bambino appena nato... sarebbe forse meglio se questa omelia la tenessero una giovane mamma e un giovane papà; io di bambini non me ne intendo tanto. Vostro malgrado tocca a me, l´onore di presiedere questa solenne Eucaristia; è la prima volta e francamente provo un po´ di emozione... Dunque, "un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio": non soltanto Dio ha scelto di assumere l´identità di un neonato, indifeso, bisognoso di tutto, incapace di stare al mondo da solo, per giunta esposto ai rigori invernali delle steppe di Betlem... Dio ha scelto pure di diventare nostro figlio! Il profeta Isaia non è il tipo dalle facili retoriche. Nessuno di noi, dunque, può sentirsi esonerato dal tentare, almeno, di vivere questa notte come la notte in cui è diventato papà, o mamma, o gli è nato un fratellino chiamato Gesù. - Quando nasce un bambino, il centro di attenzione della famiglia si sposta immediatamente su di lui. Domanda: la Persona di Gesù attrae allo stesso modo la nostra attenzione? oppure rimane vagamente tracciata sullo sfondo...molto vagamente e molto sullo sfondo delle nostre esistenze? - Quando nasce un bambino, il volume della conversazione si abbassa, fino a far silenzio, per cogliere anche il più lieve rumore, vagito, movimento provenienti dalla culla... Domanda: siamo capaci di fare silenzio, per riconoscere la voce di Gesù che ci parla nella sua Parola, nelle persone e nei fatti quotidiani? - Quando nasce un bambino, si fa spazio in casa, e nel cuore, per accoglierlo nel modo migliore; si fa tutto il possibile, e anche di più, affinché non gli manchi nulla, a cominciare dall´affetto e dalla dedizione personale. Domanda: quale posto riserviamo al Signore? siamo in grado di fargli spazio, liberando la mente dagli impegni che letteralmente ci assediano? (liberando) il cuore dai desideri esorbitanti e dagli affetti smodati? - Quando nasce un bambino, si pensa in prospettiva; cioè, si comincia a lavorare sul proprio carattere, soprattutto sui propri difetti, per diventare interlocutori coerenti e autorevole, capaci di sostenere le domande di un figlio, allorché, cresciuto, comincerà a notare le discrepanze tra le (nostre) parole e il (nostro) comportamento. In altri termini ci si converte al figlio. Domanda: a che punto è il nostro cammino di conversione a Cristo? nelle ultime quattro settimane, abbiamo almeno iniziato ad andargli incontro, oppure neanche quest´anno l´Avvento è servito a qualcosa? È vero che per questo, ci hanno insegnato, c´è la Quaresima: ma non illudiamoci, se non iniziamo a convertirci ad un figlio appena nato, non lo sapremo fare quando sarà adolescente. Troppo tardi! Inutile poi lamentarci che Cristo ci trascura... che Cristo non ci ama, che rifiuta i nostri approcci, che non tien conto dei buoni propositi,... Un figlio non nasce già capace di amare! glielo dobbiamo insegnare noi, non solo a parole; amandolo, semplicemente. In verità, noi lo sappiamo, è molto più semplice parlare d´amore, che amare sul serio; peccato che, in amore, le parole servono a poco, se non sono accompagnate dai fatti. Il mistero dell´incarnazione rappresenta proprio il momento in cui Dio è passato dalle parole ai fatti! dall´annuncio profetico, al compimento delle profezie. - Quando nasce un bambino, ci accorgiamo che la teoria, la poesia non valgono gran che, anzi, non valgono proprio niente, rispetto all´esperienza pratica. Crescere un figlio è un´esperienza bellissima, certo, fatta di semplici gesti quotidiani, feriali, di molti sacrifici, che hanno ben poco di poetico; con buona pace degli amanti della letteratura in versi. È mia personale opinione che la poesia non sia il genere letterario migliore per rendere ragione dell´evento di una vita che nasce. Tutta sta poesia del Natale, che trasuda come il burro dalle pubblicità del panettone e del pandoro, non affiora mica dai racconti evangelici... Al contrario, la Bibbia ci presenta una coppia di giovani sposi, il loro bambino che sta per venire alla luce, in un mondo che non li accoglie... La storia del Natale è una storia amara, altro che dolce, è la storia di un rifiuto! Non stupisce se noi del mondo occidentale, che accendiamo il Natale nelle strade e nei negozi, ogni anno prima, non siamo poi in grado di accogliere i fratelli dell´Africa, i fratelli dell´Asia,... che bussano alle porte del Vecchio Continente... Non abbiamo accolto Dio! Per noi, inventori del presepio, il Natale è ancora quello di duemila anni fa, quando il Messia venne alla luce in una stalla, con un bue e un asino che riscaldavano col loro fiato la mangiatoia... Facciamo festa, sì, promettiamo di essere più buoni, sì, ma... che Gesù resti là, in quella mangiatoia "...al freddo e al gelo" - lo cantiamo pure! Perché, invece, non riproduciamo un ambiente più familiare, più simile alle nostre case, per disporvi le statuine? che so, il tavolo della cucina, la stanza da letto, la vecchia e comoda poltrona del soggiorno... Tanto per ricordare a noi prima che al mondo, che il Figlio di Dio ha bussato alla porta delle nostre vite, noi gli abbiamo aperto e adesso è veramente l´Emmanuele, Dio con noi! Auguro ancora a tutti un sereno Natale! cominciando dai bambini e dai vecchi! Auguri a chi è malato, o stanco di vivere... Auguri a chi non può permettersi un po´ di riposo e di festa neanche a Natale, perché il riposo e le feste costano... Auguri a chi non farà altro che mangiare e bere, fino al 6 gennaio, costringendo il fegato agli straordinari. Auguri ai profughi, agli sfollati per colpa della guerra, alle famiglie che hanno perso tutto a causa dell´ennesima bomba d´acqua. Auguri ai singles, che si troveranno in compagnia di altri singles, ma poi dovranno tornarsene a casa e lì saranno soli... Auguri ai politici! Auguri a coloro che fanno spettacolo! Auguri a noi, che abbiamo finalmente capito che la politica non è un palcoscenico e non lo è neppure la Chiesa... Il Signore ci benedica tutti, ma proprio tutti, e rechi in dono a ciascuno la risposta giusta alla propria speranza. E così sia!

IV Domenica di Avvento      notizia del 20/12/2014

LA FORZA DI UN SI´ Vangelo: Lc 1,26-38 Eccolo, arriva, il Natale E noi qui a chiederci se lo vogliamo ancora, un Dio così. se abbiamo ancora voglia di metterci in gioco, di svegliarci, di stupirci e di stupire. Dio continua a nascere, a venire, a provocarci, a chiedere ospitalità e accoglienza. Basta che non facciamo il madornale errore di prenderci noi per Dio. Viene, ancora, bussa alle porte del nostro cuore. Irrompe nel quotidiano, così come siamo, in mezzo a questa cavolo di crisi che sembra non finire mai, in mezzo a questo mondo che pare frammentarsi ed implodere, in questa Chiesa così credibile nonostante i nostri evidenti limiti. Eccolo, arriva. Dio nasce. Rinasce in ciascuno di noi. Siamo pronti ad accoglierlo? Datemi retta, seguite Maria. Un angelo Maria è stata sfiorata da Dio. Non sappiamo come. Sappiamo che ha avuto la certezza di una teofania, dell´irruzione di Dio nella sua vita. Non è stata un´illusione, ma una reale percezione nell´intimo, una profonda esperienza interiore. No, non fatico a credere che Dio si manifesti nell´anima di chi lo cerca. Che Dio sia altro dalle nostre convinzioni e non credo affatto che la fede sia un sentimento religioso. Ma un incontro reale. Talmente reale da spaventare. Maria, in quel saluto, capisce tre cose: deve rallegrarsi perché Dio l´ha riempita di grazia, perché il Signore è con lei. Il saluto dell´angelo è un invito alla gioia. Una gioia preventiva, a prescindere. La gioia del cristiano. La gioia del sapersi in compagnia di Dio. È piena di grazia perché Dio precede e suscita la nostra conversione, accompagna la nostra ricerca, orienta le nostre decisioni. Anche noi siamo pieni di grazia. Anche noi siamo riempiti, se prima abbiamo il coraggio di svuotarci. Anche noi siamo capaci di Dio. Turbamenti Maria è turbata. Ci mancherebbe. Come non essere travolti e stravolti dalla improvvisa visita di Dio? Come non cedere davanti al soffio di Dio? Alla bellezza dell´Altissimo? Come non provare un brivido quando ci rendiamo conto che Dio è, ed è presente, ed è bellissimo? E ci visita? Maria è turbata, scossa. Dio è ed è lì. L´angelo invita Maria a non spaventarsi. E aggiunge: sarai madre. Ah, solo! Il tuo sarà un grande figlio e sarà chiamato figlio dell´Altissimo. Ma dai? Regnerà sul trono di Davide. Parliamo del Messia, vero? Gli angeli dovrebbe fare qualche corso sulla comunicazione. E almeno qualche lezione di psicologia umana, almeno le basi... Dio irrompe nella vita di Maria per renderla feconda, per fare grandi cose attraverso di lei. Suo figlio sarà grande, come ogni figlio!, ma sarà anche fonte di benedizione per molti. Dio viene sempre per compiere grandi cose in noi per gli altri. Anche in me. Maria, come ogni figlia di Israele, sa che la gente aspetta un liberatore, un nuovo re Davide che restituirà coraggio e gloria al popolo scelto da Dio. Ora sta succedendo, finalmente. Ma come? Concretezze Allora Maria disse all´angelo: «Come avverrà questo, poiché io non conosco uomo?». (Lc 1,34) Sono le prime parole di Maria. E sono come un treno in corsa. Fino a qui l´abbiamo immaginata intimorita, un´adolescente sussiegosa che ascolta il roboante annuncio del principe degli angeli. Macché, non è affatto così. Maria non è timida, né impacciata. Mette i brividi vedere come tiene testa a Gabriele, come interagisce con determinazione e lucidità. Le sue prime parole - una richiesta di chiarimento - svelano una donna adulta, una credente intelligente e posata, una persona concreta e con i piedi ben posati per terra. Guardatela la ragazzina che interroga un ammirato messaggero celeste! Siate fiere, figlie di Eva, per tanta forza, tanta grazia, tanta audacia! Imparate, figli di Adamo, da tanta concretezza e determinazione. L´adolescente che osa, che controbatte, che chiede. Eppure è così che dobbiamo fare. È questo l´atteggiamento che deve assumere il credente. Il Dio che si racconta nella Bibbia, quello definitivamente svelato in Gesù è un Dio che non tratta gli uomini come servi (Gv 15,15), ma come figli, che li pone alla pari (Sal 8,5-6), che accetta di farsi mettere in discussione (Gen 18). Spiegazioni L´angelo spiega, interviene, non se l´aspettava. Dio entra nel suo grembo, l´infinito si contrae e lei si chiede come sia possibile se non ha avuto rapporti con Giuseppe? Cala il silenzio. Tutto si ferma. Tutto è immobile. Dio aspetta una risposta. È giovane, Maria, certo, ma non sprovveduta. Cosa sarebbe successo il giorno dopo? Con Giuseppe? Con Anna, sua madre? Chi le avrebbe creduto? Lei stessa, come avrebbe potuto ripensare a quel momento senza farsi travolgere dai dubbi? Senza credersi esaurita? Voi cosa avreste risposto? Sì Il silenzio si interrompe. Maria ha scelto. Sa che la sua vita non è sua, che è dono e ne fa dono. Una risposta diretta, precisa, la sua, una disponibilità ragionata che rivela lo spessore dell´anima dell´adolescente. Ci si prepara, alle grandi scelte, giorno per giorno, è pronta. Da tempo ha fatto della sua vita un servizio a Dio. Sa che siamo tutti servi gli uni della felicità degli altri. Sa che la vita o si dona o sfiorisce. Sa. Se questa mattina sono qui a scrivere, a riprendere in mano questa pagina, se, fra poco, prenderò un salmo per affidare la mia giornata a Dio, se ho accolto la fede, se ho un orizzonte di speranza, se credo, con fatica ma tenacia, dopo tanti anni, è grazie a quel "sì". Il sì pronunciato da un´adolescente in un buco di paese sperduto nel nulla. Sono qui grazie a quel sì. E inizia la salvezza.

III Domenica di Avvento      notizia del 13/12/2014

Commento della Domenica: Ansia di che? Dio c´è... Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa (Letture: Isaia 61,1-2.10-11; Luca 1; 1 Tessalonicesi 5,16-24; Giovanni 1,6-8.19-28) Il mondo di oggi è pieno di situazioni di ansia, perché mai come al giorno d´oggi si sente una grande incertezza nei confronti di tutto, in modo particolare del futuro. Viviamo con tutta una serie di "se" nella testa riguardo al futuro, e anche un buon gruzzolo di "avrei dovuto" riguardo al passato, che ci fanno perdere la bellezza e la gioia di vivere il presente, il quale, per questo, ci appare spesso brutto e triste. Ma c´è un´ansia che non è così patologica come le altre, perché non colpisce le persone deboli e fragili psicologicamente, bensì quelle che si credono forti e vogliono esserlo ancora di più. È l´ansia del ruolo, l´ansia di visibilità, l´ansia di dover mostrare agli altri chi sono io, come la penso e che cosa ho intenzione di fare, soprattutto se mi viene dato un po´ di spazio e un minimo di potere. E purtroppo - fa male ammetterlo, ma è così - è un´ansia molto presente anche nella vita di fede, soprattutto nella realtà ecclesiale, e in quella clericale ancor di più. Oggi la visibilità è un fattore determinante: se vuoi avere uno spazio, se vuoi avere un raggio entro cui muoverti, lavorare, costruire qualcosa, la strategia è quella della visibilità, dell´apparenza, dell´immagine. È ciò su cui giocano i social network; ed essi stessi sono il "tavolo da gioco" su cui chi ha qualcosa da proporre, da vendere, o anche solo da far conoscere, deve assolutamente puntare. Il discorso vale ovviamente per tutta la realtà dei media, nel suo complesso. La Chiesa, e con essa la testimonianza cristiana, non può esimersi, non può "tirarsi fuori" da questa partita: deve essere pronta, preparata a "stare sul pezzo", a fare sentire la propria voce, e a "dare voce a chi non ha voce" attraverso tutti i mezzi onesti che il mondo della visibilità e dell´immagine le mette a disposizione. Ma quando la visibilità della testimonianza cristiana diventa un fattore di ansia, la Chiesa corre un rischio gravissimo: quello di voler apparire come la protagonista di ciò di cui è solamente testimone, quello di far coincidere la verità che annuncia con la visibilità che ostenta e alla quale dà il proprio volto. Il rischio - in definitiva - di dimenticarsi di essere testimone, e quindi di volersi sostituire a Dio. Penso e dico questo perché lo vedo nella quotidiana ansia di gente di Chiesa di voler "apparire", di voler essere "visibile" sulle piazze mediatiche, sulle nuove "agorà" di oggi che si chiamano talk show, salotti televisivi, e cose di questo tipo, purtroppo spesso (e lo dobbiamo riconoscere) senza saperlo fare in maniera adeguata, perché su questo aspetto, come Chiesa, siamo indietro anni luce rispetto alla società: pensiamo anche solo che, nell´epoca dei twitter, degli hashtag e dei post, noi continuiamo ad affidare la trasmissione del messaggio evangelico alla comunicazione verbale e frontale dell´omelia, che poi per ovvi motivi mette a dura prova la pazienza dei fratelli di fede, soprattutto quando non dice assolutamente nulla... Ma penso e dico questo, al di là della vena polemica (che ogni tanto ci sta), perché la figura di Giovanni Battista che ci sta accompagnando in questo tempo di Avvento mi stimola ad una seria riflessione su questo aspetto, quello della testimonianza. Testimonianza e visibilità non necessariamente coincidono; soprattutto, non coincidono quando alla visibilità associamo - come ho detto finora - il fattore ansiogeno, ossia l´ansia di essere visti e di essere protagonisti. Vogliamo "dare testimonianza"? Vogliamo essere testimoni credibili? Guardiamo a Giovanni il Battista, il Testimone per eccellenza, come ce lo descrive oggi in maniera particolare l´evangelista suo omonimo. Di lui, si dice che "venne come testimone per dare testimonianza alla luce", e poi lo si spiega ancor meglio: "Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce". Di fronte, poi, alla gente che pretende metterlo sotto la luce dei riflettori, per fargli assaporare il fascino delle luci della ribalta, con l´onestà che contraddistingue la vita del Testimone vero, non si fa prendere dall´ansia di visibilità o dal desiderio di gloria, e confessa ciò per cui è stato mandato: chiarisce subito di non essere il Cristo, e nemmeno Elia (mentre sappiamo bene cosa dirà di lui Gesù), e nemmeno "il profeta" dei tempi ultimi. Non si fa prendere dall´ansia della visibilità e dell´apparenza, anzi, fa in modo che l´ansia si impadronisca dei suoi interlocutori, così incalzanti nel voler sapere chi fosse per "dare una riposta a coloro che li avevano mandati". Si limita a ribadire due cose: di essere "la voce" di una Parola più grande di lui, e di essere decisamente inferiore e meno importante rispetto a ciò e a Colui che egli annuncia. E per di più non ha l´ansia di voler occupare le piazze principali per rendere la sua testimonianza: infatti - conclude l´evangelista - Giovanni non predicava né battezzava nel tempio o a Gerusalemme, ma "in Betania, al di là del Giordano", in una di quelle che oggi definiremmo "le periferie dell´umanità". Questa è la grandezza del testimone della fede: quella di non cercare visibilità, di non farsi prendere dall´ansia di apparire, ma solo di rendere testimonianza alla verità, di indicare la luce senza la pretesa di illuminare, di fare da cassa di risonanza di una Parola che è molto più di lui. A noi la fede è stata testimoniata così: dal silenzioso, quotidiano e a volte sofferto esempio dei nostri padri, dalla testimonianza costante di chi ci ha offerto la fede insieme con il pane e i vestiti di ogni giorno, e non ha mai avuto l´ansia di voler apparire. Anche perché senza quest´ansia, si vive meglio, sereni, felici, proprio come la liturgia della terza domenica d´Avvento ci ricorda: "Siate sempre lieti". Tempo fa, girava una t-shirt con una scritta sarcastica, ma che - forse senza volerlo - insegnava una grande verità. La scritta diceva: "Dio esiste, ma rilassati: non sei tu". Di là dall´ironia, il Battista aveva compreso molto bene questa verità: è Dio che guida la nostra vita, per cui non dobbiamo farci prendere dall´ansia di sostituirci a lui. Quando poi la testimonianza viene sigillata, come per il Battista, con il proprio sangue, di tempo per l´ansia ne rimane ben poco.

IMMACOLATA CONCEZIONE      notizia del 08/12/2014

Solennità dell’Immacolata Concezione : Maria, il sorriso di Dio Vangelo: Lc 1,26-38 Quando si rivolge lo sguardo ad un´opera d´arte, bellissima, ti viene spontaneo il sorriso di gratitudine e di gioia. In questo giorno della solennità dell´Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria è legittimo pensare che quando Maria è stata concepita, il sorriso di Dio si è acceso su quella meravigliosa creatura, perché Dio l´ha riservata tutta a se, preservandola dal peccato originale, in vista di una missione unica ed irripetibile nella storia dell´umanità e della salvezza, quella di essere la Madre di Gesù Cristo, il Figlio di Dio, l´Emmanuele il Dio con Dio, come ricordiamo oggi nella preghiera iniziale della celebrazione eucaristica. Non è tanto importante oggi soffermarci su come si è arrivato alla proclamazione del dogma dell´Immacolata Concezione ad opera di Pio IX nel 1854, ma come da sempre questa verità di fede era sentita e vissuta nella comunità dei credenti, fin dai primi secoli. Una verità che attinge il suo contenuto più importante proprio nei testi sacri, quei testi che nella liturgia della parola di Dio di questa giornata sono alla nostra attenzione e meditazione, a partire dalla prima lettura, tratta dal Libro della Genesi, dove è raccontato e descritto il peccato originale, ma anche il primo annuncio del vangelo della salvezza e della redenzione del genere umano. Leggiamo infatti il momento culmine di questa promessa di redenzione uscita dalla bocca stessa di Dio nel condannare l´operato dell´uomo e soprattutto del serpente, simbolo del principe del male che attacca continuamente l´agire dei figli di Dio. E´ qui tratteggiata la figura della Madonna Immacolata, come di fatto l´iconografia di millenni ci attesta con immagini di straordinaria bellezza e significato biblico e religioso. Maria, la donna forte, la donna della vita e della gioia, che azzera le attese del demonio di vedere l´umanità distrutta dal peccato e sotto la legge dell´infelicità. Maria non permette questo e Dio, nel preservarla dal peccato originale, ha questo compito fondamentale da assolvere nei confronti dell´intera umanità. Maria scelta da Dio per sostenerci nel cammino della nostra riscoperta di essere figli suoi, partendo dal sacramento del battesimo che il sacramento della rinascita, in quanto ci toglie il peccato originale contratto con la nascita, per proseguire sulla via della grazia e della santificazione con l´accesso agli altri sacramenti della fede e della comunione con Dio, quali la confessione e la santa eucaristia. Sono questi i due pilastri cardini che riaccendono nel nostro spirito e nella nostra vita il sorriso di Dio e il sorriso di Maria, la Madre della gioia, quella vera che nasce, cresce e si potenzia stando vicino all´Onnipotente. San Paolo Apostolo nel brano della seconda lettura di oggi, tratto dalla sua lettera agli Efesini ci impegna ad una riflessione sul senso della nostra vita e sul cammino che siamo chiamati a fare per riscoprire la nostra identità di cristiani che consiste nel fatto che noi siamo figli di Dio e lo siamo realmente. Figli nel Figlio suo Gesù Cristo, redentore dell´umanità, nato, per opera dello Spirito santo, nel grembo purissimo ed immacolato della Vergine Santa. Dal sorriso di Dio che si accende sul volto di Maria nel suo immacolato concepimento, al sorriso di Maria che si accende sul volto di Gesù, nel momento in cui dice il suo si a Dio nell´annunciazione e quando vede venire alla luce dal suo grembo il Redentore dell´umanità, nella notte di Natale dell´anno zero, quando Gesù entra nella storia mediante la santissima sua Madre, cuore immacolato, donna perfetta totalmente consacrata a Dio Amore e Trinità. Sono le parole del vangelo di Luca di oggi che ci danno lo spessore meraviglioso della festa odierna dell´Immacolata concezione che non è disgiunta o slegata dall´Annunciazione e dalla nascita del Redentore. L´arcangelo Gabriele infatti si rivolge personalmente a Lei. Il resto non è cronaca di un fatto, ma è storia della salvezza che diviene realtà, nella pienezza dei tempi quando Dio, mediante suo Figlio, venne ad abitare in mezzo a noi, portando a tutti la gioia della redenzione, in cui Maria costituisce un pilastro fondamentale per l´intero progetto di Dio portato a compimento mediante la venuta di Cristo sulla terra. La solennità dell´Immacolata è la festa delle gioie ed allegrezze di Maria, ma anche ed è soprattutto la festa della gioia di Cristo redentore, che Maria accetta di portare nel suo grembo verginale per essere strumento di salvezza nelle mani di Dio. Perciò Maria è Immacolata, senza macchia ed ombra di peccato, perché si è fatta serva dell´Onnipotente ed ha vissuto in intima comunione con Dio Altissimo prima, durante, dopo il suo concepimento, resta vergine e purissima per sempre. In lei ombra di peccato non ci può né per un breve tempo, né per un attimo, perché esente dal peccato originale per singolare privilegio donato da Dio alla sua e alla nostra Madre castissima, tutta pura e tutta bella davanti a Dio e davanti al cielo e alla terra.

II Domenica di Avvento      notizia del 06/12/2014

La buona notizia: Dio viene e profuma di vita la vita (Letture: Isaia 40,1-5.9-11; Salmo 84; 2 Pietro 3,8-14; Marco 1,1-8) Inizio del Vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. Come sta scritto nel profeta Isaìa: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo». Ascoltiamo oggi i primi versetti del vangelo secondo Marco. L’evangelista così apre la sua opera: “Inizio (arché) del Vangelo di Gesù Cristo”, parallelamente all’incipit del primo libro della Bibbia, la Genesi: “All’inizio Dio creò il cielo e la terra” (Gen 1,1). Anche nel quarto vangelo troviamo come prime parole: “All’inizio era la Parola…” (Gv 1,1). Secondo la Bibbia ci sono stati degli inizi, ci sono stati eventi che ricominciavano una storia, eventi considerati come nuove partenze, eventi che segnavano una novità. Nella storia di salvezza, la storia come Dio la legge, c’è un inizio, un ricominciare: quando Dio crea il cielo e la terra; quando la Parola di Dio inizia il suo percorso di incarnazione; quando inizia la vicenda di Gesù sulla terra; quando verrà il Signore Gesù nella gloria per darci cieli nuovi e terra nuova (cf. 2Pt 3,13; Ap 21,1)… Leggendo questa dinamica, Gregorio di Nissa afferma che anche la vita cristiana “va di inizio in inizio, attraverso inizi che non hanno fine”. Io amo ripetere che il cristianesimo, il Vangelo vissuto nella carne di uomini e donne, ricomincia sempre: ancora oggi, come ieri e come domani, sempre si constaterà un rinascere, un ricominciare del Vangelo, che appare qua e là nella vita di alcuni che vogliono, tentano con tutte le loro forze di essere alla sequela di Gesù, sulle sue tracce (cf. 1Pt 2,21). È il miracolo dei miracoli questo ricominciare del Vangelo vissuto, oserei dire della chiesa più vera, del fuoco del Vangelo che, conservato sotto la brace, ricomincia a divampare, a essere fuoco. Ecco dunque “l’inizio del Vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio”, cioè della notizia bella e buona che è portata e rappresentata da Gesù di Nazaret, il Messia venuto da Dio e da lui inviato nel mondo, la sua Parola eterna fatta carne fragile e mortale (cf. Gv 1,14), il suo Figlio venuto tra gli uomini. Il termine Vangelo (euanghélion) è attestato nella versione greca del profeta Isaia, nel passo che in questa domenica viene letto come prima lettura: Consolate, consolate il mio popolo – dice il vostro Dio –. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua schiavitù è finita, che il suo peccato è stato perdonato … Sali su un alto monte, tu che annunci la buona notizia (verbo euanghelízo) a Sion. Alza la tua voce con forza, tu che annunci la buona notizia (verbo euanghelízo) a Gerusalemme. Alza la voce, non temere; annuncia alle città della Giudea: “Ecco il vostro Dio!” (Is 40,1-2.9). Ecco il Vangelo, la bella e buona notizia: Dio viene! Nel vangelo secondo Marco questa buona notizia è che Dio viene in Gesù suo Figlio. Tutto avviene come sta scritto nello stesso brano del profeta Isaia: Ecco – dice il Signore –, io invio il mio messaggero davanti a te, egli preparerà la tua strada. Voce di uno che grida nel deserto: “Preparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri” (Is 40,3; cf. Es 23,20; Ml 3,1). Gesù non è qualcuno che arriva per caso, ma giunge secondo la promessa fatta dai profeti, ed è colui che è atteso da quanti hanno ascoltato i profeti stessi. Gesù viene dunque preceduto da un messaggero, Giovanni il Battista, che gli prepara una strada e chiede di ritornare a Dio mutando il comportamento, cambiando la propria vita nel pensare e nell’agire. Ecco la metánoia, la conversione che esige di non fare più ciò che si faceva, di tralasciare di fare il male, di fare il bene secondo la volontà di Dio (cf. Is 1,16-17). Occorre cambiare, avere questo coraggio e questa forza per collocarsi in una novità di vita, in modo da poter incontrare colui che viene, il Signore veniente, colui che Dio ha inviato nel mondo, in mezzo all’umanità. Per dire che erano convinti e che iniziavano questo nuovo cammino di accoglienza della buona notizia, molti andavano da Giovanni nel deserto e sigillavano questo nuovo inizio facendosi da lui immergere nelle acque del Giordano. In tal modo essi dicevano visibilmente che accettavano di seppellire il loro vivere mondano, ed erano tirati fuori dalle acque quali creature nuove, impegnati in una vita nuova, riconciliati con Dio che rimetteva, perdonava i loro peccati. Giovanni è il messaggero inviato da Dio davanti a Gesù, è l’uomo del deserto, dove si fa raggiungere dai credenti, perché nel deserto, luogo di solitudine e di spogliazione, potessero ascoltare la voce di Dio e discernere il Veniente (ho erchómenos), che è ormai vicino, imminente, tanto da poter essere annunciato dal precursore. Giovanni non ne dice il nome, ma lo indica come “il più forte che viene dietro di me”, che presto sarà rivelato, farà la sua comparsa. Per ora sta umilmente, come discepolo, dietro a Giovanni, il maestro, colui che immerge nell’acqua per sigillare la conversione e il perdono dei peccati da parte di Dio. Ma ecco, sta per venire, e il Battista quale messaggero e precursore deve annunciarlo e deve confessare di non essere degno neppure di slegargli i sandali: è il Veniente, mandato da Dio, munito della forza dello Spirito santo! La chiamata di Giovanni ieri era rivolta ai giudei, annuncio di una buona notizia riguardante Gesù, il Veniente, il Messia, il Figlio di Dio. Ma questa chiamata riguarda ancora noi, oggi: vogliamo ascoltare la bella e buona notizia? Vogliamo convertirci e cambiare vita? Vogliamo andare incontro al Veniente, Gesù Cristo, nella forza dello Spirito santo? Vogliamo, in altre parole, ricominciare il cammino di conversione a Dio, fidandoci di Gesù, della sua buona notizia, fidandoci della forza dello Spirito santo che può trascinarci in questo cammino di ritorno a Dio e di comunione con lui? La buona e bella notizia, il Vangelo di Gesù Cristo, riesce a farci ricominciare la sequela sulle sue tracce? Sì, il Vangelo vissuto non fa che chiamarci a ricominciare sempre, proprio come annuncia il vangelo secondo Marco con una significativa inclusione. All’inizio del vangelo, in Galilea, Gesù chiama degli uomini, dei pescatori (cf. Mc 1,16-20); alla fine il Risorto li chiama di nuovo, dopo le loro contraddizioni alla sequela e i loro misconoscimenti della sua buona e bella notizia: “Vadano in Galilea. Là mi vedranno” (cf. Mc 16,7). Dove li ha chiamati a cominciare, li richiamerà a ricominciare: è l’avventura cristiana, che sempre ricomincia! È Avvento, fratelli e sorelle, è ora di ricominciare!

I DOMENICA DI AVVENTO      notizia del 29/11/2014

Prima Domenica di Avvento: Avvento, tempo di attesa e attenzione: Dio si fa più vicino (Letture: Isaia 63,16-17.19; 64, 2-7; Salmo 79; 1 Corinzi 1,3-9; Marco 13, 33-37) In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all´improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!». La festa di Cristo Re, celebrata domenica scorsa, ha concluso l´anno liturgico con l´implicito invito a guardare avanti, al Signore glorioso che offre ai suoi fedeli la possibilità di raggiungerlo per condividere in eterno la sua vita. Il vangelo letto allora offriva indicazioni su come vivere adesso, per potersi presentare a lui, quando sarà il momento, in modo da conseguire la meta; oggi, prima domenica del nuovo anno liturgico, il vangelo (Marco 13,33-37) si collega al precedente con un forte richiamo: vegliare, perché nessuno sa quando quel momento accadrà. "Gesù disse ai suoi discepoli: Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. (...) Voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all´improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi lo dico a tutti: vegliate!" E´ questo il tempo di Avvento, cioè venuta: la doppia venuta di Dio, proteso a incontrare l´uomo. L´Avvento, prima parte dell´anno liturgico, intende ricordare la prima venuta del Figlio di Dio, quella storica di duemila anni fa, per preparare la seconda, che per ciascun uomo accadrà quando lasceremo questo mondo. Il passaggio dalla vita presente a quella eterna è presentato in altre pagine dei vangeli con una similitudine: è come il ritorno del padrone di casa, che valuta il modo in cui i suoi dipendenti si sono comportati durante la sua assenza. Il ritorno è certo, ma non precisato nelle sue coordinate temporali. Che quel momento sia imprevedibile, basta a confermarlo la comune esperienza, richiamata ogni giorno anche dalle pagine di questo quotidiano: malattie fulminanti, incidenti stradali, guerre e delinquenza consigliano di non dare per scontato neppure che vivremo sino a domani. Ma come va intesa l´esortazione di Gesù a non farsi trovare addormentati, cioè a vegliare? Forse che stando svegli si evitano i rischi cui la vita umana va soggetta? Qualcuno magari sì; controllare la salute, guidare con prudenza, aiuta; ma altre situazioni ci sfuggono, e in ogni caso prima o poi tutti da questo mondo partiremo. In tale contesto, che significa vegliare? Significa anzitutto non cedere alla tentazione dell´aspettare rassegnati senza far nulla, "perché tanto dovrò lasciare tutto qui", "perché tanto non sarò io a cambiare il mondo". Significa non cedere alla tentazione di sprofondare nel deprimente "godiamoci la vita, fin che c´è tempo". Significa non cedere alla tentazione di affannarsi ad ogni costo, di strafare magari a spese altrui, per dimostrare a sé stessi e agli altri di aver saputo realizzare qualcosa; significa non cedere alla tentazione di abbandonarsi agli sterili lamenti sulla fugacità dell´esistenza, ai rimpianti sul passato, alla paura del futuro. Significa invece impegnarsi serenamente, senza affanni ma anche senza pigrizie, a realizzare tutto il bene possibile; per dirla nei termini del vangelo di qualche domenica fa, far fruttare i talenti, secondo le indicazioni di Colui che un giorno ce ne chiederà conto. Significa vivere in questo mondo come se dovessimo starci sempre, pur sapendo bene che presto lo lasceremo; camminare con i piedi ben poggiati sulla terra, ma con gli occhi rivolti al cielo. Significa guardare al passaggio da questo mondo all´altro per quello che davvero importa: è l´incontro con il Signore, il quale ci esorta a farci trovare pronti. Pronti ad accoglierlo nel suo volto di padre, fratello, amico con le mani colme di doni. Qualunque sia la vita presente, è destinata a finire; conviene operare in modo che la vita ventura sia migliore di questa. A chi cerca di mettere in pratica il suo insegnamento, Gesù promette che se ora si dibatte nelle difficoltà, dopo non ci saranno più; se invece ora può dirsi contento, solo dopo sperimenterà come sia la vera felicità. In ogni caso vegliare conviene, perché "dopo" sarà meglio, oltre ogni attesa.

CRISTO RE      notizia del 22/11/2014

Il peccato più grande? Smarrire lo sguardo di Dio In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell´uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, sederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri. (...) Allora i giusti gli risponderanno: "Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l´avete fatto a me”».(Mt 25,31-46) Nell’ultimo giorno tutti, cristiani e non cristiani, saremo giudicati sull’amore, e non ci sarà chiesto se non di rendere conto del servizio amoroso che avremo praticato quotidianamente verso i fratelli e le sorelle, soprattutto verso i più bisognosi. E così il giudizio svelerà la verità profonda della nostra vita quotidiana, il nostro vivere o meno l’amore qui e ora: “impariamo dunque a meditare su un mistero tanto grande e a servire Cristo come egli vuole essere servito” (Giovanni Crisostomo). L´Inaspettato. Forse ancor meglio: l´Inimmaginabile. O più semplicemente: la Sorpresa. Il volto più candido del Dio ch´è veramente Dio: finalmente. Per davvero stavolta sarà "punto e a capo": per sempre, in aeternum come inanella dentro ogni sua strofa la liturgia che ne anticipa i passi e ne celebra i passaggi. Quel giorno - l´ultimo giorno della storia di quaggiù - trattiene le vesti della sorpresa: «Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato da voi fin dalla creazione del mondo». Una bellezza da manicomio: c´era già tutto pronto, per noi era stato preparato, fin dalla creazione del mondo. La più bella eredità in realtà era già nostra: serviva solo l´avventura d´accettarla sino in fondo per farla diventare parte di noi e dei nostri sogni. Per voi, perché «ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi». Saremo e staremo tutti col naso all´insù quel giorno, inebetiti come bambini che immaginavano l´esatto contrari odi ciò che vedono: quello che nemmeno il pennello di Michelangelo riuscì a farci sospettare fosse un giorno d´allegrezza pieno. Rimase inspiegabile ad oltranza: forse anche passibile di un certo tremore nei confronti di quel Dio che promise di tornare. Per sempre: io te e Lui. La più bella delle compagnie. Col naso all´insù, attoniti e storditi fuori misura: dov´è andato il Dio con la baionetta, armato di mitraglietta e di baffi ad uncino, con lo sguardo ferreo e il dito ostile ad infierire su quell´umano che gli stregò il cuore al punto tale da farselo compagno di viaggio. Fino all´assurdo di far dipendere la sua voglia d´amare dalle libere scelte degli uomini: chi l´accolse, chi lo rifiutò, chi ci ripensò strada facendo. Chi lo ritenne affidabile, chi inaffidabile: chi lo mise alla prova. Tutto sbagliato, tutto da rifare: era tutt´altra cosa il Dio che ci dovevamo attendere, la cui struggente nostalgia ebbe il peso delle cose che s´avvertono quando mancano. Quando, per far impazzire il cuore, si travestono d´assenza per sorprenderti due metri altrove. Tra le mura di casa di Lassù la morte da sola non esiste: esiste come mancanza d´amore. Nemmeno il peccato esiste: esiste solo l´incapacità d´amare. Figurati se esiste l´Inferno: esiste solo come rifiuto dell´Eternità. Destra o sinistra, «quelli che stanno alla mia destra (...) quelli che stanno alla mia sinistra»: Dio sta nel mezzo, come nel mezzo del proverbio sta la virtù. La bellezza, che è poi la giusta armonia delle cose affascinanti: il nome dell´Eterno. La sorpresa diventa rivelazione, l´inaudita: Dio non s´arresta a guardare i peccati commessi ma si ferma a contemplare il bene fatto. Sulla soglia rimane solo l´amore. Il vero peccato, quel giorno, sarà tutt´altra cosa: quello che quaggiù si pronuncia "che peccato!". Con le mani nei capelli, con lo sguardo confuso, con lo sbalordimento nelle gesta. Che peccato: ci siamo lasciati scappare l´occasione, c´è sfuggita la presa. D´altronde chi l´avrebbe mai detto che dentro i verbi più elementari - il mangiare, il bere, il vestire, l´incontrare, il visitare - si nascondesse l´occasione della vita. La chance dell´Eterno? E, viceversa, l´occasione per firmarsi la perdizione: «Tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l´avete fatto a me». L´Eterno nel presente, per l´appunto: che è come indaffararsi per fare in modo che l´eroico divenga quotidiano e il quotidiano divenga eroico. Perché la storia dell´uomo non è una stramaledetta cosa dopo l´altra ma un´avventura che «rotola melodiosamente dalla mano di Dio» (E. Hillesum). Giorno di sorpresa e di gaudio fu quello che accade nella casetta di Nazareth: s´era agli inizi dell´avventura cristiana e una donna si sorprese di cotanta attenzione versata nella sua umile appartenenza alla dinastia dei poveri. Giorno di sorpresa e d´imbarazzo sarà quell´ultimo giorno, laddove finalmente all´uomo sarà dato di sapere com´è andata per davvero la storia. Quaggiù lo chiamano il "Giudizio Universale": in realtà del giudizio di quaggiù sembra spartire poco più di nulla. Perché più che giudizio sarà come un riflettersi allo specchio dopo una lunga avventura: tutti presi dal da farsi del quotidiano, si sarà forse rischiato di perdere la narrazione di una storia, della nostra storia. L´avremo smarrita per strada: forse ad un incrocio, più probabilmente ad una svolta, quasi certamente in un attimo di distrazione. Il Cielo l´avrà raccolta, ricomposta e ordinata: l´ultima sorpresa sarà quella di lasciarci sorprendere da ciò che siamo stati per davvero. E che magari avevamo perduto di vista. (M. Pozza, L´imbarazzo di Dio, San Paolo 2014) Il tutto nel frammento, l´Eterno nei gesti feriali, Dio nell´uomo: nessun´altra dichiarazione poté e potrà mai superare l´inaudita follia amorosa di un Dio perdutamente invaghito delle sue creature. Di un Dioscalzo: a battere strade di miseria, lacrime d´afflizione, storie disgustose e disgustate. Che poi, a ben pensarci, la vera amarezza sarà ancora altrove: in quell´inaspettata scoperta d´aver trascorso una vita a parlare di Regno, di Cielo e di Eterno e non essersi mai accorti che il Regno, il Cielo e l´Eterno s´erano nascosti nella grammatica più elementare di tutte: quella dei verbi di casa, nel vetro dei bicchieri da riempire, nel tessuto delle vesti da far indossare, nella mollica del pane da condividere. Delle sbarre da oltrepassare. Col naso all´insù: per aver perduto l´appuntamento con la Bellezza. Lo pensavamo chissà come: rimase il Dio umile dei primi passi. Il Dio dei piccoli cristi. Dei poveri Cristi.

XXXIII Domenica del tempo ordinario      notizia del 15/11/2014

Il talento di coltivare e custodire la felicità degli altri (Letture: Proverbi 31,10-13.19-20.30-31; Salmo 127; 1 Tessalonicesi 5,1-6; Matteo 25,14-30) In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; (...). Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque (...). Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo” (...)». Avverrà come a un uomo Questa Parabola, nella economia del capitolo 25 di Matteo, sta in mezzo tra la parabola delle dieci vergini (Mt 25,1-13) e la parabola del giudizio finale (Mt 25,31-46). Tutte e tre parlano del Regno di Dio, all´inizio come attesa nella vigilanza previdente, poi come responsabilità e impegno dei doni ricevuti che, ultimo tema, non sono orientati a se stessi ma messi a servizio degli altri, soprattutto nella accoglienza degli ultimi. Interessante è il linguaggio e la tipologia dell´oggetto della parabola mutuato dal mondo degli affari, molto concreto che non lascia spazio alla spiritualità o alla religiosità: beni, talenti, investire, impiegare, guadagnare, denaro, conti, potere, banchieri, interesse. Sembra che Matteo voglia suggerire che la Fede non è un sentimento pio e devoto, neppure una appartenenza religiosa o la partecipazione al culto, a dei riti, quanto un agire coraggioso nella storia degli uomini, con gli strumenti umani, mettendo a rischio se stessi e le proprie cose. Consegnò loro i suoi beni La parabola parla proprio di una specifica vocazione: chiamò i suoi servi per consegnare i suoi beni.Neppure si tratta di un affidamento temporaneo o in custodia, ma proprio di una consegna. Si potrebbe quantizzare la somma (enorme) che ognuno ha ricevuto e riferirlo all´oggi ma non è di grande importanza perché i talenti sono un pretesto, uno stratagemma, l´oggetto della parabola è il comportamento dei servi, le loro capacità, la fiducia, l´iniziativa, l´intraprendenza. La differenza di quanto è ricevuto corrisponde alle capacità di ciascuno, dunque quell´uomo conosce i suoi servi ma adesso li lascia completamente liberi, non dà indicazioni, istruzioni o compiti, piuttosto piena fiducia, semplicemente consegnando ciò che è suo alla libera iniziativa di ciascuno. La partenza dell´uomo ne è il segno. La libertà è qualcosa che si ha "dentro", è coscienza di se stessi. Nessuno è libero se non è padrone di se stesso (Epitteto) e di ciò che possiede. I servi che subito andarono a "lavorare nei talenti" ricevuti hanno preso coscienza della propria libertà ma anche di ciò che è diventato di loro proprietà. Comprendono che quell´uomo ha fatto un gesto di fiducia e libertà che merita una risposta feconda. È proprio la commistione tra libertà e possesso che genera iniziativa e l´agire responsabile. Non è semplice né immediato, richiede equilibrio perché non ci sia sopravvento di libertà o di possesso (non solo di ciò che è materiale), neppure presunzione dell´uno o dell´altra; non di rado occorre saper remare con fatica controcorrente a un pensiero dominante. Tanti disastri nella storia dell´uomo (e nella nostra) derivano proprio dalla discrasia tra libertà e proprietà, specialmente di ciò che riteniamo di tutti o di nessuno, a iniziare dai beni della terra e lo stesso pianeta, la sua terra, i mari, l´aria, il sottosuolo, le sue risorse. Ho avuto paura Il terzo servo va a seppellire ciò che ha ricevuto, sente bisogno di conservarlo con cura perché non lo ritiene suo ma di quel padrone, un uomo duro, di cui ha paura. Mentre gli altri servi, nel rendere conto, semplicemente raccontano ciò che hanno fatto e mostrano il guadagno, il terzo restituisce ciò che ha ricevuto al padrone: ecco ciò che è tuo. L´idea che quel servo si è fatta del suo signore non corrisponde alla considerazione che invece ne hanno gli altri, non crede alla sua generosità, alla gratuità, anzi lo ritiene avido di ciò che non gli appartiene. L´immagine che ha di se stesso è quella delservo-schiavo e non del servitore-erede. Non ha avuto fiducia né nel padrone né in se stesso, insieme al denaro ha seppellito la sua vita, è rimasto al buio, nella solitudine. Non ha neppure considerato la possibilità di condividere con altri ciò che ha ricevuto: avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri.È il comportamento di chi dice: "Non faccio male a nessuno, non rubo, non ho ucciso", ma si è privato della dimensione d´amore. «Sotterrando il tuo oro, tu in realtà hai sotterrato il tuo cuore. Sì, tu sei povero, non possiedi alcun bene: sei povero d´amore, povero di bontà, povero di fede in Dio, povero di speranza eterna» (San Basilio). Quello che influisce nella nostra vita, e non solo nel suo aspetto spirituale e religioso, è l´idea che ci siamo fatti di Dio, del suo volto. I farisei immaginavano Dio come un Giudice severo e le persone valevano davanti a lui in base ai meriti conquistati con le osservanze. Questa immagine di Dio senza amore toglie libertà, ingenera paura e impedisce la crescita umana. Ma Dio non è così: «Perché avete paura, gente di poca fede?» (Mt 8,26). "Nell´amore non c´è timore, al contrario l´amore perfetto scaccia il timore, perché il timore suppone il castigo e chi teme non è perfetto nell´amore. Noi amiamo, perché egli ci ha amati per primo" (1Gv 4, 18-19). L´amore mette in moto la vita, ci fa stare in piedi per accettare la responsabilità della vita senza nascondigli, senza paura ma con coraggio, passione e intraprendenza.

DOMENICA 9 NOVEMBRE      notizia del 08/11/2014

Consacrata dal papa Silvestro il 9 novembre 324, fu la prima chiesa ad essere pubblicamente consacrata. Nel XII secolo, fu dedicata a san Giovanni Battista grazie al suo battistero, che è il più antico di Roma, e da qui la designazione di basilica di San Giovanni in Laterano. Per più di dieci secoli, i papi tennero la loro residenza nelle vicinanze e vi si tennero circa duecentocinquanta concili, di cui cinque ecumenici. Semidistrutta dagli incendi, dalle guerre, venne ricostruita sotto il papato di Benedetto XIII e di nuovo consacrata nel 1726. Basilica e cattedrale di Roma, la prima di tutte le chiese del mondo, essa è il primo segno esteriore e sensibile della vittoria della fede cristiana sul paganesimo occidentale. Per tutti i cristiani reduci dalle "catacombe", la basilica del Laterano fu il luogo dove potevano finalmente adorare e celebrare pubblicamente Cristo Salvatore. Quell’edificio di pietre, costruito per onorare il Salvatore del mondo, era il simbolo della vittoria, fino ad allora nascosta, della testimonianza dei numerosi martiri. Segno tangibile del tempio spirituale che è il cuore del cristiano, esorta a rendere gloria a colui che si è fatto carne e che, morto e risorto, vive nell’eternità. L’anniversario della sua dedicazione, celebrato originariamente solo a Roma, si commemora da tutte le comunità di rito romano». (tratto dal sito lachiesa.it) Questa festa prende, oggi, il posto della trentaduesima domenica del Tempo Ordinario; il tempio è luogo di Dio, un’impronta della Sua presenza, un luogo dove poter ascoltare la Sua Parola, celebrare l’Eucaristia, vivere la preghiera personale e comunitaria. Una festa che ci aiuta a rinnovare l’amore e il legame a Cristo Signore e alla sua Chiesa. Il mistero di Cristo, venuto «non per condannare il mondo, ma per salvare il mondo» (Gv 12,47), infiammi i nostri cuori, e la testimonianza delle nostre vite donate interamente al Signore e ai fratelli ci aiuti a dire che l’amore può tutto, oltre ogni struttura, oltre ogni confine. È bello oggi dire alla Chiesa: «Ti amo, come casa mia». Ma è giusto anche esortare la Chiesa a non avere porte ermeticamente chiuse, ma a essere, come felicemente esortava Giovanni XXIII, «la fontanella posta al centro della piazza del paese, dove tutti, ma proprio tutti, coloro che hanno sete, senza alcuna distinzione, possano bere». (Mons. Riboldi). Oggi il Signore ci insegna che il tempio di Dio non deve essere un luogo di mercato, un luogo di ipocrisie e falsità, ma una casa accogliente che accoglie tutti, coloro che sono stanchi e affaticati, oppressi, giovani, bambini, ammalati. Tutti coloro che desiderano mettersi in discussione, desiderano di mettersi in cammino insieme a coloro che ci hanno preceduto e che oggi, costruiscono la Chiesa. Il tempio siamo noi, siamo noi che rendiamo vivo il tempio, siamo noi quell’«edificio spirituale» costituito da Dio come pietre vive poggiate sull’unico fondamento: Cristo (Cfr 1cor 3,9 ss). Noi formiamo il nuovo popolo dell’Alleanza, formiamo quell’unico popolo e ancora oggi, celebrando la dedicazione della Basilica Lateranense, celebriamo la nostra consacrazione a Dio, e ciò che ci unisce è lo Spirito Santo che ci fa professare un’unica fede. Un breve pensiero di Sant’Agostino dice: Non è la basilica che contiene il popolo, è il popolo stesso. Anche San Girolamo ci aiuta con le sue parole: Non sono le mura che fanno i cristiani. Viviamo questa festa nella consapevolezza che siamo chiamati a essere parte viva di questo grande progetto d’amore, siamo chiamati a costruire con la nostra vita, con la nostra presenza, il tempio di Dio testimoniando concretamente ciò che a noi è stato donato

2 novembre : Commemorazione dei defunti      notizia del 01/11/2014

“In verità, in verità io vi dico: se un chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Gv 12, 24). La morte ha condizionato nei secoli la vita degli uomini, è stata l’elemento fondante delle religioni, ha avuto un ruolo caratteristico nel pensiero filosofico, è stata l’ispirazione per eccellenza degli artisti. In sintesi, il fatto è che la morte - grande mistero esistenziale - ha sempre spaventato l’umanità e quindi tutte le civiltà ne hanno fatto l’argomento centrale della propria natura. Rispetto agli atei, i seguaci di culti orientali, l’ebraismo e l’islam, i cristiani considerano la morte in modo del tutto particolare. Eccetto gli atei che credono che la morte sia la fine totale e irrimediabile della vita dell’individuo, chi professa una qualsiasi religione è certo che l’anima sopravvive alla morte. Noi cristiani, però, siamo rassicurati sulla redenzione e sulla salvezza dal Cristo, nostro Dio fatto uomo, che con il suo insegnamento ci ha indicato direttamente - senza avvalersi di intermediari - la via della verità e con la sua passione, morte e risurrezione ci ha garantito un’altra vita dopo il trapasso. Infatti, per il Cristianesimo l’Evento Pasquale è l’elemento fondatore che sta al centro del Credo e alla base di tutta la nostra fede. E’ di questo evento che “si fa memoria” ogni volta che si celebra l’Eucarestia. Ed è la risurrezione di Gesù da morte che genera nell’uomo la speranza, virtù teologale coesistente con la fede e la carità, che anche tutti noi supereremo il peccato e la morte per raggiungere, tramite Cristo, il Padre. L’aria liberatrice portata da Gesù, se pure in sintonia con le antiche promesse che Dio aveva fatto ai Profeti nell’Antico Testamento, si rivolge in modo radicale e perentorio non a un popolo, ma a tutti gli uomini, chiamati uno a uno. “Dio, nostro salvatore, vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità. Uno solo, infatti, è Dio e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Gesù Cristo, che ha dato se stesso in riscatto per tutti” (1Tm 2,4-6). Mi è rimasto impresso uno scritto attribuito in origine a Sant’Agostino e ripreso da Henry Scott Holland, canonico della cattedrale di St. Paul di Londra, che denota come la morte per il pensiero cristiano sia un semplice passaggio tutt’altro che definitivo e drammatico: La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora. Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste. Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Prega, sorridi, pensami! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza. La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza. Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista? Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo. Rassicurati, va tutto bene. Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata. Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace. Dalla riflessione di Sant’Agostino emerge la tradizione cristiana del culto dei morti che ritiene i defunti riposare in pace aspettando la risurrezione finale. Questo pensiero, esclusivamente evangelico, è la ragione per cui i cristiani fin dalle origini esclusero ogni disperata tristezza nelle loro cerimonie funebri; cosicché, mentre i pagani pagavano delle donne (le prèfiche) con il compito di piangere un simulato dolore, i cristiani cantavano salmi e l’alleluia pasquale della risurrezione. Purtroppo la rilevanza del culto dei morti nella società civile attuale si è notevolmente indebolita, di conseguenza il rapporto con i defunti che ha accompagnato per millenni lo sviluppo delle civiltà ha perso la capacità di mettere a fuoco il grande tema della morte. La società post-moderna in cui viviamo, in termini sociologici si limita a occultare e a rimuovere il fatto della morte, riproducendo in forme nuove un blocco collettivo verso l’ignoto. Da noi si dà per scontato che il culto dei morti coincida con la religione e si delega, quindi, alla Chiesa cattolica il compito di gestire il rapporto con l’al di là, mentre l’interesse dominante, non solo della scienza ma anche dell’intera società, si concentra su l’al di qua. E’ bene rilevare che in questa situazione la Chiesa poco fa per spiegare ai propri fedeli che, come sostiene Sant’Agostino, il compito di mantenere il rapporto con i nostri defunti compete a tutti noi e non è delegabile. Un solo esempio: è proprio opportuno che durante le Messe si legga una lunga serie di nomi di defunti cui si fa memoria su richiesta dei congiunti? Questa prassi riscontrabile recentemente in alcune parrocchie (per fortuna non in tutte) non fa che avallare la convinzione che noi viventi ci possiamo svincolare dal mantenere uno stretto rapporto diretto con i nostri cari che sono in attesa della risurrezione delegandone il ricordo e la preghiera alla Chiesa. Personalmente auspico che, specialmente noi cristiani, continuiamo a sentirci vicini ai nostri defunti con la preghiera, parlandoci come se fossero “dall’altra parte, proprio dietro l’angolo” e praticando il cimitero come luogo d’incontro periodico, non solo una sola volta l’anno in occasione della ricorrenza del 2 novembre.

1 novembre 2014      notizia del 31/10/2014

Riflessione per la solennità del 1 novembre: Santi, straordinariamente ordinari - Tutti i Santi ( Mt 5,1-12) Ogni anno, quando si avvicina la Solennità di tutti i Santi, personalmente mi trovo in difficoltà, pensando alla riflessione da proporre all´omelia. Non perché le letture che abbiamo proclamato siano prive di spunti, tutt´altro; anzi, forse proprio per l´abbondanza di temi che le accompagnano, si fa una certa fatica a focalizzarsi su un aspetto del cammino verso la santità alla quale questa festa tutti ci richiama. Pensiamo anche solo alle Beautitudini che abbiamo proclamato nel Vangelo: ognuna di esse meriterebbe uno specifico e dettagliato approfondimento, vista la ricchezza che le permea e la densità del messaggio che ne emerge. Ecco, la solennità di oggi è proprio "densa", "intensa", ricchissima di significati...è "tanta roba", per usare - senza essere irrispettosi - un´espressione molto giovanile! E questo "molto", questa "ricchezza", ci viene anche dall´insieme delle storie e delle vicende di tutti quelli che la Chiesa, oggi in un´unica celebrazione, venera come Santi. Una ricchezza che proviene innanzitutto dalla diversità delle loro vicende storiche, dalla variegata espressione della loro testimonianza di santità, dai loro modi distinti e a volte antitetici di vivere la fede in Cristo, dalla diversa provenienza delle loro culture e dal conseguente modo di vivere il Vangelo inculturato nella loro realtà. Da questa grande varietà e molteplicità di doni, scaturisce il significato fondamentale di questa festa, espresso poi con tale frequenza e ridondanza da essere inflazionato e quindi anche un po´ banalizzato, se non abusato: ovvero, "che tutti quanti possiamo diventare santi e che tutti quanti dobbiamo sentirci incamminati verso la santità. I santi, quindi, non sono solamente quelli scritti sul calendario o elevati agli onori degli altari, ma possiamo esserlo tutti quanti noi, senza la necessità di aver fatto nulla di straordinario, ma solo nella testimonianza costante della nostra fede". Punto e a capo, e domani si commemoreranno i Fedeli Defunti, in una profonda unità d´intenti e di significati con la celebrazione di oggi. Il manierismo omiletico e retorico, ovvero la capacità di fare omelie codificate su standard tutti identici, è una modalità tipica di noi sacerdoti quando ci sentiamo in difficoltà di fronte al susseguirsi del calendario liturgico, vissuto con ripetitività piuttosto che con creatività. E allora, per celebrazioni che ogni anno mantengono la stessa Liturgia della Parola, come ad esempio la giornata di oggi, usiamo espressioni del tipo: "I santi sono coloro che non hanno fatto nulla di straordinario nella loro vita, e che oggi ricordiamo in un´unica grande celebrazione". E in un attimo, la varietà di doni e carismi è divenuta omogenea e routinaria piattezza...nulla di straordinario...unica celebrazione...come tutti gli anni. Io oggi ho voglia di uscire dal coro, e dire come la penso veramente: i Santi sono persone straordinarie, con dei doni e dei carismi particolari, e non è così ovvio e scontato che tutti quanti possiamo e riusciamo a diventare Santi, perché per fare questo occorrono uno sforzo e un´ascesi di vita che vanno ben aldilà delle semplici capacità umane. Occorrono dei doni straordinari dello spirito, per essere Santi. Papa Francesco, in una delle sue omelie a Santa Marta lo scorso mese di maggio, diceva che "i santi non sono eroi, ma umili peccatori che si lasciano santificare da Gesù, nella storia di ogni giorno": niente di più vero, concordo pienamente con quanto il Papa afferma. E per comprendere meglio questo, torno ad affermare quanto ho detto prima: per essere Santi, occorrono dei doni straordinari. Non eroici: straordinari, ossia che "escono dall´ordinario", dal nostro quotidiano modo di fare. Bene, adesso guardiamo fuori e dentro di noi e proviamo a interrogarci sul nostro modo ordinario di vedere le cose e di condurre la vita. Non parlo tanto di attività da svolgere, che bene o male sono abitudinarie, quindi tutt´altro che straordinarie. Parlo di mentalità, di maniera di vedere le cose e di condurre la vita. Oggi viviamo ordinariamente in un perenne stato di ansia, anzi sarebbe meglio dire "di ansie": ansia di programmazione, ansia di visibilità, ansia di essere sempre raggiungibili, ansia di non perdere i contatti, ansia di "stare sul pezzo"... Se non abbiamo il telefonino a portata di mano, andiamo in tilt; se un nostro caro non risponde a un nostro sms in pochi minuti o se non entra in Watsapp per oltre un´ora, andiamo in tilt; se arriviamo a pochi giorni dal weekend e non abbiamo ancora deciso cosa fare, andiamo in tilt; se facciamo una cosa che poi può venire fotografata, ripresa e finire su un social network, andiamo in tilt; se non consegniamo un lavoro entro i tempi stabiliti e rischiamo di stare fuori dalle perverse logiche del mercato, andiamo in tilt. Insomma, se non siamo ansiosamente e agitatamente pronti a vivere ogni istante della nostra vita in tempo reale, andiamo in tilt, perché rimaniamo fuori dalle più elementari logiche della contemporanea sopravvivenza quotidiana: il quotidiano è divenuto un insieme di pratiche ansiogene, frenetiche, tutt´altro che ordinarie e tutt´altro che quotidiane, perché viviamo una giornata come se ne stessimo vivendo dieci. L´ordinarietà è divenuta straordinarietà, e viceversa; ossia, essere straordinari, poco comuni, particolari, oggi significa essere capaci di vivere nella serenità, senza frenesie e ansie, e per fare questo c´è davvero bisogno di qualche dono e carisma particolare, perché l´ordinario e il quotidiano non sappiamo proprio più cosa sia. E allora, quando vediamo o sentiamo di qualcuno che ancora sa vivere la propria esistenza e sa giungere alla pienezza dei propri giorni con serenità, senza ansia, nell´affidamento totale alla Vita e a Qualcun Altro che la conduce con più sicurezze rispetto a un software o a un robot...ecco, in quel momento stiamo vedendo e ascoltando di qualcuno che, davvero, è Santo. Santo perché ha quel dono particolare, straordinario ma non eroico, di saper vivere il quotidiano come nessuno più, ormai, lo sa fare: nella serenità e nell´abbandono, ossia nella fede. Le Beatitudini che abbiamo ascoltato inaugurano il Discorso della Montagna di Gesù, e sono davvero il proclama di quella santità cui tutti speriamo di giungere, ma che forse non è così facile come pensiamo. Credo che il Discorso della Montagna e le sue Beautitudini trovino, ancora più oggi, il loro profondo significato, nei versetti che si trovano al cuore di quel discorso, e a cui oggi affido la conclusione della nostra riflessione sulla santità: "Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena".

Domenica 26 ottobre 2014      notizia del 25/10/2014

Amare con tutto noi stessi è necessario per vivere In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i profeti». (Letture: Esodo 22,20-26; Salmo 17; 1 Tessalonicesi 1,5-10; Matteo 22,34-40) Continuano le controversie tra Gesù e i suoi oppositori, che a turno tentano di coglierlo in contraddizione con la fede di Israele, con l’insegnamento della tradizione, deposito da essi custodito gelosamente. I sadducei, cioè i sacerdoti (cf. Mt 22,23); i farisei (cf. Mt 22,15), un movimento laicale estremamente legato alla Torah, alla Legge; gli erodiani, partigiani di Erode (cf. ibid.); gli interpreti delle Scritture: tutti vanno da Gesù, mentre egli si trova nel tempio, per porgli domande, per “fargli l’esame” e coglierlo in fallo nelle sue parole. Vogliono che la sua voce taccia, che le sue parole non siano ascoltate, che i suoi gesti siano puniti, e per questo saranno disposti a condannarlo e a procurargli la morte. Sono gli ultimi giorni di Gesù nella città santa di Gerusalemme, prima dell’arresto e della passione, ed egli sa che il cerchio intorno a sé si stringe sempre più. Ed ecco che nella nostra pagina del vangelo entrano di nuovo in scena i farisei, e tra loro un dottore della Legge, un teologo diremmo noi, un esperto delle sante Scritture, “lo interroga per metterlo alla prova: ‘Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?’”. La domanda è pertinente, perché nel giudaismo rabbinico la Legge aveva assunto un posto centrale all’interno della rivelazione scritta: e così i primi cinque libri biblici erano i più studiati e meditati, con un primato su tutti gli altri, quelli dei profeti e dei sapienti. In questo studio della Torah i rabbini avevano individuato, oltre alle dieci parole date da Dio a Mosè (cf. Es 20,2-17; Dt 5,6-22), 613 precetti, come spiega un testo della tradizione ebraica: Rabbi Simlaj disse: “Sul monte Sinai a Mosè sono stati enunciati 613 comandamenti: 365 negativi, corrispondenti al numero dei giorni dell’anno solare, e 248 positivi, corrispondenti al numero degli organi del corpo umano … Poi venne David, che ridusse questi comandamenti a 11, come sta scritto [nel Sal 15] … Poi venne Isaia che li ridusse a 6, come sta scritto [in Is 33,15-16] … Poi venne Michea che li ridusse a 3, come sta scritto: ‘Che cosa ti chiede il Signore, se di non praticare la giustizia, amare la pietà, camminare umilmente con il tuo Dio?’ (Mi 6,8) … Poi venne ancora Isaia e li ridusse a 2, come sta scritto: ‘Così dice il Signore: Osservate il diritto e praticate la giustizia’ (Is 56,1) … Infine venne Abacuc e ridusse i comandamenti a uno solo, come sta scritto: ‘Il giusto vivrà per la sua fede’ (Ab 2,4; cf. Rm 1,17; Gal 3,11)” (Talmud babilonese, Makkot 24a). Questa la risposta rabbinica alla questione su come semplificare i precetti della Legge, su quale comandamento meritasse il primato. Gesù non si pone all’interno di questa casistica, ma va al fondamento della vita del credente. Innanzitutto cita lo Shema‘ Jisra’el, il comandamento che il credente ebreo ripeteva e ripete tre volte al giorno: “Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua vita e con tutta la tua mente” (Dt 6,4-5). Poi chiosa: “Questo è il grande e primo comandamento”. Ma subito va oltre, accostando al comandamento dell’amore per Dio quello dell’amore per il prossimo, dato senza paralleli nella letteratura giudaica antica: “Amerai il prossimo tuo come te stesso” (Lv 19,18). Risalendo alla volontà del Legislatore, Gesù discerne che amore di Dio e del prossimo sono in una relazione inscindibile tra loro: la Legge e i Profeti sono riassunti e dipendono dall’amore di Dio e del prossimo, non l’uno senza l’altro. Non a caso nel nostro testo il secondo comandamento è definito pari al primo, con la stessa importanza, lo stesso peso, mentre l’evangelista Luca li unisce addirittura in un solo grande comandamento: “Amerai il Signore Dio tuo … e il prossimo tuo” (Lc 10,27). Sì, Gesù compie un’audace e decisiva innovazione, e lo fa con l’autorità di chi sa che non si può amare Dio senza amare il fratello, la sorella. Lo esprimerà un suo discepolo, Giovanni, riprendendo l’insegnamento di Gesù: “Se uno dice: ‘Io amo Dio’ e odia suo fratello, è un bugiardo. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. E questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche suo fratello” (1Gv 4,20-21). Ecco come si può rispondere all’amore di Dio per noi, al “Dio” che “è amore” (1Gv 4,8.16) e che “ci ha amati per primo” (1Gv 4,19): credendo a questo amore (cf. 1Gv 4,16), e di conseguenza amando Dio e gli altri. Noi parliamo troppo facilmente di amore per Dio, perché ci infiammiamo nel pensarci quali amanti: allora accresciamo il nostro desiderio di Dio, aneliamo a lui, cantiamo la nostra sete di lui (si veda, in proposito, l’inizio degli splendidi salmi 42 e 63), godiamo di stare nella sua intimità, pratichiamo anche un’assiduità con Dio nella preghiera, negli affetti, nei sentimenti, nelle emozioni. Ma occorre sempre discernere se in tale amore Dio è ascoltato o no, se la sua volontà è realizzata o no: in sintesi, se in questa relazione ci accontentiamo di un amore di desiderio, senza che vi sia in noi anche l’amore di ascolto e di obbedienza. Va detto con chiarezza: il rapporto con Dio è esposto al rischio dell’idolatria, perché se Dio è ridotto a un oggetto del nostro amore, se amiamo un’immagine di Dio che noi abbiamo plasmato, allora Dio è un idolo, non il Dio vivente che si è rivelato a noi! Certo, in quanto esseri umani abbiamo bisogno di esprimere l’amore per Dio anche con il linguaggio del desiderio che ci abita e che ci spinge fuori di noi stessi. Dobbiamo però sempre ricordare l’essenziale: noi aneliamo all’abbraccio con il Signore, con il Dio vivente, ma egli entra in una relazione intima, penetrante, conoscitiva con noi, nella misura in cui lo ascoltiamo, e dunque facciamo il suo desiderio, la sua volontà. Insomma, Dio va amato amando gli altri come lui li ama. L’amore per gli altri è ciò che rende vero il nostro amore per Dio, è l’unico luogo rivelativo, l’unico segno oggettivo che noi siamo discepoli di Gesù, e dunque amiamo Gesù e amiamo Dio. Gesù stesso lo ha affermato in modo netto: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,35); l’amore che mette in pratica “il comandamento nuovo”, cioè ultimo e definitivo, lasciatoci da Gesù: “Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati” (Gv 13,34; 15,12). La verità dell’amore di desiderio per Dio sta dunque nell’amore di chi realizza concretamente la sua volontà: “Dio nessuno l’ha mai contemplato: se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e in noi il suo amore è giunto a pienezza” (1Gv 4,12).

PAOLO VI PROCLAMATO BEATO      notizia del 18/10/2014

Un breve ricordo, di quello che per me è stato uno dei più grandi e santi Papi, attraverso le sue parole: Giovanni Battista Montini il 19 ottobre 2014 sarà proclamato beato, atto conclusivo del Sinodo straordinario sulla famiglia. La Congregazione delle Cause dei Santi ha promulgare il decreto riguardante il miracolo attribuito all´intercessione del venerabile servo di Dio Paolo VI, che ha riguardato un bambino ancora nel grembo materno. «Congedandomi dalla scena di questo mondo e andando incontro al giudizio e alla misericordia di Dio, dovrei dire tante cose, tante… Sul mondo: non si creda di giovargli assumendone i pensieri, i costumi, i gusti, ma studiandolo, amandolo, servendolo. Chiudo gli occhi su questa terra dolorosa, drammatica e magnifica, chiamando ancora una volta su di essa la divina bontà… O uomini, comprendetemi: tutti vi amo nell’effusione dello Spirito Santo… E alla Chiesa: abbi il senso dei bisogni veri e profondi dell’umanità». Ho voluto affidarmi ad alcune battute di quel testo mirabile ed emozionante che è il Pensiero sulla morte, il testamento che Paolo VI stese il 30 giugno 1965, due anni dopo la sua elezione a pontefice, e a distanza di tredici dalla sua morte, che avverrà il 6 agosto 1978. In queste righe si intuisce tutto lo spirito con cui egli ha dialogato con la cultura e la società moderna in uno dei periodi più laceranti eppure creativi del secolo scorso, in un’epoca in cui si affacciava ormai non solo la postmodernità ma apparentemente un vero e proprio post-cristianesimo. Memore del testamento giovanneo di Cristo riguardo al discepolo presente nel mondo ma non appartenente al mondo, papa Montini aveva con simpatia e con intimo travaglio «studiato, amato e servito» il mondo e la sua storia, senza perdere mai di vista la stella della trascendenza. Quelle sue parole così folgoranti e sofferte erano il suggello più autentico di un amore per l’uomo e per la sua vicenda «dolorosa, drammatica e magnifica» attestato dall’intero itinerario non solo del suo pontificato ma anche della sua stessa esistenza. Proprio per questo è difficile ricomporre in poche righe i lineamenti del suo profilo di uomo in dialogo col mondo, con i suoi splendori e le sue miserie. Si dovrebbe, ad esempio, percorrere tutto il suo lungo itinerario formativo fatto di letture selezionate, acute e appassionate che lo introducevano in modo particolare nell’orizzonte culturale francese, che rimarrà sempre una sorta di sua seconda patria intellettuale. Basterebbe, al riguardo, citare soltanto tre nomi: Jean Guitton, che rimarrà un suo interlocutore privilegiato anche attraverso i notiDialoghi con Paolo VI (Mondadori 1967), pagine di grande rilievo simili a un arcobaleno tematico; Jacques Maritain, a cui affiderà il messaggio conclusivo del Concilio Vaticano II per gli uomini di cultura; Jean Daniélou, il teologo che egli creerà cardinale, espressione della più ampia cerchia dei teologi conciliari francesi come Congar, Chenu, De Lubac, e così via. Una ricerca di questo tipo offrirebbe una ricca messe di spunti sia tematici sia personali. […] Per cogliere il suo rapporto con la cultura contemporanea sarebbe fondamentale svolgere un itinerario all’interno delle sue encicliche, a partire da quella programmatica, Ecclesiam Suam (1964), passando attraverso quelle sociali come la Populorum progressio (1967) che rivelava una visione planetaria del problema dello sviluppo dei popoli. Ma certamente una sorta di vessillo emblematico per l’incontro con la vicenda umana in quel particolare contesto fu la costituzione pastorale conciliare Gaudium et spes, intitolata significativamente «La Chiesa nel mondo contemporaneo». Essa respira l’apertura e l’ansia montiniana di incrociare la società anche nelle piazze secolarizzate, persino nell’ambito dell’ateismo, tant’è vero che sarà lui a creare nel 1965 il Segretariato per i non Credenti, destinato a essere inglobato da san Giovanni Paolo II nel Pontificio Consiglio della Cultura, che l’ha attualmente rinverdito col Cortile dei gentili voluto da Benedetto XVI, un’iniziativa erede anche dello spirito di Paolo VI. Si pensi, poi, quanto per questo Papa sia stata tormentata la scelta della pubblicazione di un’enciclica come l’Humanae vitae (1968), in una fase storica particolarmente turbolenta. Si sono spesso giudicate in modo critico le sue incertezze apparenti, smentite comunque da decisioni dall’impatto sociale arduo come questa, e quindi nate da una scelta meditata e sofferta. Ma proprio le sue esitazioni e attese sbocciavano dalla finezza della sua sensibilità nei confronti di una società sempre più variegata, frammentaria e in forte evoluzione. In questa luce si può collocare anche il suo desiderio di varcare i perimetri spaziali tradizionali del papato attraverso i viaggi apostolici in Terra Santa (1964), all’Onu e in India (1965), in Colombia (1968), in Uganda (1969), in Australia e Oceania (1970). Nei discorsi indirizzati a quei popoli si intuiva l’ansia di aprire la Chiesa a nuove sfide, superando l’eurocentrismo culturale e spirituale. […] D’altronde, bisogna riconoscere che tra i temi molteplici e i soggetti più diversi della società affrontati da questo Papa c’era anche la gioventù e noi sentivamo allora vivo questo suo interesse, nonostante la particolare riservatezza e configurazione del suo carattere. Egli, infatti, aveva detto: «Molti oggi parlano dei giovani; ma non molti, mi pare, parlano ai giovani». Questa frase è significativa per illustrare un suo approccio più generale anche agli altri ambiti: bisogna, certo, interessarsi alla questione giovanile, femminile, familiare, e così via, ma ciò che è importante è andare in mezzo a queste situazioni, capire il linguaggio dei vari soggetti, coinvolgersi nelle loro domande, parlare alla loro mente e al loro cuore. È, questa, una genuina operazione culturale, consapevoli come siamo che la cultura non è solo l’aristocrazia del pensiero, delle arti, della scienza, ma è ormai una categoria antropologica generale che abbraccia ogni esperienza umana cosciente, personale e sociale. […] Già nel 1928 l’allora trentunenne Giovanni Battista Montini intuiva la necessità di un confronto tra scienza e fede, tra filosofia e spiritualità, tra verità e amore e nella sua Lettera agli Assistenti della Federazione Universitari Cattolici Italiani (la Fuci) scriveva: «Carità e verità non sono nemiche; come non lo sono scienza e fede, pensiero umano e pensiero divino; estrema elaborazione critica ed estrema semplicità mistica». Lunga era e sarebbe stata la stagione dei duelli tra fede e ragione, con una teologia arroccata in autodifesa apologetica e una scienza che bersagliava di frecciate quella che considerava ormai una roccaforte in disarmo. Montini già allora invitava non solo al rispetto e alla non conflittualità tra i due livelli, lo scientifico e il teologico, ma anche a non temere un incontro in un duetto che conservasse le identità senza cancellarle ma le intrecciasse in un contrappunto armonico. […] Queste "due sorelle" sono state celebrate da Paolo VI: come abbiamo visto, con la morte attraverso il suo testamento luminoso, ma anche con la bellezza. A quest’ultimo riguardo vogliamo evocare una sola attestazione (potremmo infatti citare molti segni che vanno in questa linea, come la sua lettera in occasione del VII centenario della nascita di Dante nel 1965). Il 7 maggio 1964 il Papa aveva convocato nella Cappella Sistina un folto gruppo di artisti e a loro aveva indirizzato un discorso colloquiale appassionato il cui cuore consisteva nella consapevolezza che si era consumato tra arte e fede un divorzio anche per colpa della stessa Chiesa: «Vi abbiamo imposto come canone primo l’imitazione a voi che siete creatori, sempre vivaci di mille idee e di mille novità… Vi abbiamo peggio trattati, siamo ricorsi ai surrogati, all’oleografia, all’opera d’arte di pochi pregi e di poca spesa… Siamo andati anche noi per vicoli traversi, dove l’arte e la bellezza - e ciò che è peggio per noi - il culto di Dio sono stati male serviti». Eppure la grande sfida dell’artista era la stessa del credente autentico, cioè «carpire dal cielo dello spirito i suoi tesori e rivestirli di parola, di colori, di forme e di accessibilità». E così il 23 giugno 1973 Paolo VI poteva inaugurare ai Musei Vaticani la Collezione d’Arte Religiosa Moderna (ora Collezione d’Arte Contemporanea) che attestava la possibilità di un superamento «di una tragica assenza, del bisogno insopprimibile di qualcosa, anzi di Qualcuno che dia senso all’effimero, all’altrimenti agitarsi nel tempo e nello spazio di questo mondo finito [

88 GIORNATA MONDIALE MISSIONARIA      notizia del 18/10/2014

GIORNATA MONDIALE MISSIONARIA: Ecco il testo integrale del Messaggio del Santo Padre Francesco per l’88.ma Giornata Missionaria Mondiale, che si celebrerà domenica 19 ottobre 2014. “Cari fratelli e sorelle, oggi c’è ancora moltissima gente che non conosce Gesù Cristo. Rimane perciò di grande urgenza la missione ad gentes, a cui tutti i membri della Chiesa sono chiamati a partecipare, in quanto la Chiesa è per sua natura missionaria: la Chiesa è nata “in uscita”. La Giornata Missionaria Mondiale è un momento privilegiato in cui i fedeli dei vari continenti si impegnano con preghiere e gesti concreti di solidarietà a sostegno delle giovani Chiese nei territori di missione. Si tratta di una celebrazione di grazia e di gioia. Di grazia, perché lo Spirito Santo, mandato dal Padre, offre saggezza e fortezza a quanti sono docili alla sua azione. Di gioia, perché Gesù Cristo, Figlio del Padre, inviato per evangelizzare il mondo, sostiene e accompagna la nostra opera missionaria. Proprio sulla gioia di Gesù e dei discepoli missionari vorrei offrire un’icona biblica, che troviamo nel Vangelo di Luca (cfr 10,21-23). 1. L’evangelista racconta che il Signore inviò i settantadue discepoli, a due a due, nelle città e nei villaggi, ad annunciare che il Regno di Dio si era fatto vicino e preparando la gente all’incontro con Gesù. Dopo aver compiuto questa missione di annuncio, i discepoli tornarono pieni di gioia: la gioia è un tema dominante di questa prima e indimenticabile esperienza missionaria. Il Maestro divino disse loro: «Non rallegratevi però perché i demoni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli. In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: “Ti rendo lode, o Padre”. (…) E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: “Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete”» (Lc 10,20-21.23). Sono tre le scene presentate da Luca. Innanzitutto Gesù parlò ai discepoli, poi si rivolse al Padre, e di nuovo riprese a parlare con loro. Gesù volle rendere partecipi i discepoli della sua gioia, che era diversa e superiore a quella che essi avevano sperimentato. 2. I discepoli erano pieni di gioia, entusiasti del potere di liberare la gente dai demoni. Gesù, tuttavia, li ammonì a non rallegrarsi tanto per il potere ricevuto, quanto per l’amore ricevuto: «perché i vostri nomi sono scritti nei cieli» (Lc 10,20). A loro infatti è stata donata l’esperienza dell’amore di Dio, e anche la possibilità di condividerlo. E questa esperienza dei discepoli è motivo di gioiosa gratitudine per il cuore di Gesù. Luca ha colto questo giubilo in una prospettiva di comunione trinitaria: «Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo» rivolgendosi al Padre e rendendo a Lui lode. Questo momento di intimo gaudio sgorga dall’amore profondo di Gesù come Figlio verso suo Padre, Signore del cielo e della terra, il quale ha nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti, e le ha rivelate ai piccoli (cfr Lc 10,21). Dio ha nascosto e rivelato, e in questa preghiera di lode risalta soprattutto il rivelare. Che cosa ha rivelato e nascosto Dio? I misteri del suo Regno, l’affermarsi della signoria divina in Gesù e la vittoria su satana. Dio ha nascosto tutto ciò a coloro che sono troppo pieni di sé e pretendono di sapere già tutto. Sono come accecati dalla propria presunzione e non lasciano spazio a Dio. Si può facilmente pensare ad alcuni contemporanei di Gesù che egli ha ammonito più volte, ma si tratta di un pericolo che esiste sempre, e che riguarda anche noi. Invece, i “piccoli” sono gli umili, i semplici, i poveri, gli emarginati, quelli senza voce, quelli affaticati e oppressi, che Gesù ha detto “beati”. Si può facilmente pensare a Maria, a Giuseppe, ai pescatori di Galilea, e ai discepoli chiamati lungo la strada, nel corso della sua predicazione. 3. «Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza» (Lc 10,21). L’espressione di Gesù va compresa con riferimento alla sua esultanza interiore, dove la benevolenza indica un piano salvifico e benevolo da parte del Padre verso gli uomini. Nel contesto di questa bontà divina Gesù ha esultato, perché il Padre ha deciso di amare gli uomini con lo stesso amore che Egli ha per il Figlio. Inoltre, Luca ci rimanda all’esultanza simile di Maria, «l’anima mia magnifica il Signore, e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore» (Lc 1,47). Si tratta della buona Notizia che conduce alla salvezza. Maria, portando nel suo grembo Gesù, l’Evangelizzatore per eccellenza, incontrò Elisabetta ed esultò di gioia nello Spirito Santo, cantando il Magnificat. Gesù, vedendo il buon esito della missione dei suoi discepoli e quindi la loro gioia, esultò nello Spirito Santo e si rivolse a suo Padre in preghiera. In entrambi i casi, si tratta di una gioia per la salvezza in atto, perché l’amore con cui il Padre ama il Figlio giunge fino a noi, e per l’opera dello Spirito Santo, ci avvolge, ci fa entrare nella vita trinitaria. Il Padre è la fonte della gioia. Il Figlio ne è la manifestazione, e lo Spirito Santo l’animatore. Subito dopo aver lodato il Padre, come dice l’evangelista Matteo, Gesù ci invita: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero» (11,28-30). «La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 1). Di tale incontro con Gesù, la Vergine Maria ha avuto un’esperienza tutta singolare ed è diventata “causa nostrae laetitiae”. I discepoli, invece, hanno ricevuto la chiamata a stare con Gesù e ad essere inviati da Lui ad evangelizzare (cfr Mc 3,14), e così sono ricolmati di gioia. Perché non entriamo anche noi in questo fiume di gioia? 4. «Il grande rischio del mondo attuale, con la sua molteplice ed opprimente offerta di consumo, è una tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolata» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 2). Pertanto, l’umanità ha grande bisogno di attingere alla salvezza portata da Cristo. I discepoli sono coloro che si lasciano afferrare sempre più dall’amore di Gesù e marcare dal fuoco della passione per il Regno di Dio, per essere portatori della gioia del Vangelo. Tutti i discepoli del Signore sono chiamati ad alimentare la gioia dell’evangelizzazione. I vescovi, come primi responsabili dell’annuncio, hanno il compito di favorire l’unità della Chiesa locale nell’impegno missionario, tenendo conto che la gioia di comunicare Gesù Cristo si esprime tanto nella preoccupazione di annunciarlo nei luoghi più lontani, quanto in una costante uscita verso le periferie del proprio territorio, dove vi è più gente povera in attesa. In molte regioni scarseggiano le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata. Spesso questo è dovuto all’assenza nelle comunità di un fervore apostolico contagioso, per cui esse sono povere di entusiasmo e non suscitano attrattiva. La gioia del Vangelo scaturisce dall’incontro con Cristo e dalla condivisione con i poveri. Incoraggio, pertanto le comunità parrocchiali, le associazioni e i gruppi a vivere un’intensa vita fraterna, fondata sull’amore a Gesù e attenta ai bisogni dei più disagiati. Dove c’è gioia, fervore, voglia di portare Cristo agli altri, sorgono vocazioni genuine. Tra queste non vanno dimenticate le vocazioni laicali alla missione. Ormai è cresciuta la coscienza dell’identità e della missione dei fedeli laici nella Chiesa, come pure la consapevolezza che essi sono chiamati ad assumere un ruolo sempre più rilevante nella diffusione del Vangelo. Per questo è importante una loro adeguata formazione, in vista di un’efficace azione apostolica. 5. «Dio ama chi dona con gioia» (2 Cor 9,7). La Giornata Missionaria Mondiale è anche un momento per ravvivare il desiderio e il dovere morale della partecipazione gioiosa alla missione ad gentes. Il personale contributo economico è il segno di un’oblazione di se stessi, prima al Signore e poi ai fratelli, perché la propria offerta materiale diventi strumento di evangelizzazione di un’umanità che si costruisce sull’amore. Cari fratelli e sorelle, in questa Giornata Missionaria Mondiale il mio pensiero va a tutte le Chiese locali. Non lasciamoci rubare la gioia dell’evangelizzazione! Vi invito ad immergervi nella gioia del Vangelo, ed alimentare un amore in grado di illuminare la vostra vocazione e missione. Vi esorto a fare memoria, come in un pellegrinaggio interiore, del “primo amore” con cui il Signore Gesù Cristo ha riscaldato il cuore di ciascuno, non per un sentimento di nostalgia, ma per perseverare nella gioia. Il discepolo del Signore persevera nella gioia quando sta con Lui, quando fa la sua volontà, quando condivide la fede, la speranza e la carità evangelica. A Maria, modello di evangelizzazione umile e gioiosa, rivolgiamo la nostra preghiera, perché la Chiesa diventi una casa per molti, una madre per tutti i popoli e renda possibile la nascita di un nuovo mondo”.

DOMENICA 19 OTTOBRE 2014      notizia del 18/10/2014

A Cesare le cose, a Dio la persona con il suo cuore In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di´ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l´iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». (Letture: Isaia 45,1.4-6; Salmo 95; 1 Tessalonicesi 1,1-5; Matteo 22,15-21) Di´ a noi il tuo parere Quando un detto evangelico viene strappato dal contesto e trasformato in un aforisma, c´è da farsi venire qualche perplessità sul senso che comunemente gli viene dato. Così l´espressione finale del nostro testo viene citata per avvalorare la tesi della separazione fra il potere civile e religioso, temporale e spirituale, Stato e Chiesa. Ma forse non è proprio questo il parere di Gesù che emerge dall´episodio. La situazione è quella della disputa con i farisei, rafforzati dagli erodiani che organizzano una trappola, ma Gesù conoscendo la loro malizia, va alla radice le problema senza entrare in argomenti giuridici o politici, non si confonde in considerazioni razionali, piuttosto compie un gesto dimostrativo, altamente simbolico lasciandoci una parola quasi in sospensione nell´orizzonte di un mistero (il progetto della salvezza) che si dipana nella storia riproponendo incessantemente il tema di Cesare e di Dio come sempre da affrontare e mai arrivato a conclusione. E´ lecito La questione posta con inganno non è sul dovere di pagare la tassa, ma sulla sua liceità; si domanda se il tributo a Cesare è conforme alla Torah perché Gesù insegna la via di Dio secondo verità. Il kênsos è l´imposta di capitazione, pro capite; in quanto suddito annesso all´impero riconosce la signoria dell´imperatore che offre in cambio il diritto di continuare a vivere nei confini dell´impero mantenendo tradizioni e culti che non siano contrari al potere imperiale. In altre parole si paga per la propria libertà. Per gli ebrei, però, quella che abitano è la terra promessa, quella che i propri padri hanno ricevuto in eredità da Dio ed è Dio che ha liberato Israele dalla schiavitù. Così è prescritto: «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d´Egitto, dalla condizione servile» (Es 20,2). L´impero romano ha conquistato quella terra e vi mantiene la libertà in cambio di un tributo. Mostratemi la moneta La richiesta di Gesù è di grande forza simbolica perché costringe i suoi interlocutori a mostrare che hanno con sé quella moneta con l´immagine e l´iscrizione: Tiberio Cesare figlio del divino Augusto, pontefice massimo. Gesù li chiama ipocriti e li obbliga a dimostrare come vivano di compromessi in aperta disobbedienza alla legge che vieta l´immagini (Es 20,4; Dt 4,16) e espressioni blasfeme come la divinità dell´imperatore. I capi dei sacerdoti, gli scribi e i notabili del popolo invece hanno con sé, trafficano e fanno affari con la moneta dell´imperatore; esibiscono pubblicamente di non avere più in se stessi «l´ikona di Dio» (Immagine di Dio), ma di portare quella del re pagano; sono scesi a compromessi, si piegano a essere assoggettati a uno straniero, legittimano l´invasione, usufruiscono dei benefici ne favoriscono il potere. Più che con potere militare e politico l´impero si tiene con una crescente monetizzazione e una occupazione economico-culturale, e non solo a quel tempo. Il denaro, il mercato e l´economia, avulso da una comunità sociale è la nuova divinità che sembra trascendere lo spazio e il tempo; nell´era degli scambi digitali è diventato padrone di se stesso capace di condizionare le relazioni umane. Rendete dunque La moneta è proprietà dell´imperatore e gli deve essere restituita; questa risposta di Gesù non è scontata né banale, neppure un espediente per sfuggire alla domanda. Questa affermazione scava nel profondo, richiama alla coerenza, chiede la libertà dalle implicazioni del potere e dalla schiavitù del denaro. La severità dell´indicazione toglie di mezzo molti di quei diritti, privilegi o compromessi che si nascondono come fossero frutti di giustizia, ma in realtà sono appannaggio della mondanità, appartengono alla concupiscienza, al possesso, originano dinamiche di potere, sopraffazione, inganno. Gesù, però, non si ferma all´invito di liberarsi, restituendola, dell´immagine del potere umano che domina e opprime (Cfr. Mt 20,25-28) va molto più in profondità: «e a Dio quello che è di Dio». Gesù non pone in alternativa ciò che è di Cesare a ciò che è di Dio, anzi lega le due frasi con "e" (kaì) proprio per indicare la contemporaneità delle azioni; in pratica non è possibile restituire a Cesare ciò che gli appartiene se contemporaneamente non si restituisce a Dio il suo, o meglio l´inverso: non possiamo restituire a Dio la sua immagine se contemporaneamente non togliamo di mezzo l´immagine di Cesare. La risposta di Gesù è di carattere religioso e non pone opposizione in senso politico tra Cesare e Dio, non determina i confini tra due sfere, perché il suo regno «non è di questo mondo» (Gv 18, 36). Mentre invece ci dice che niente ci appartiene, non abbiamo il diritto-dovere di tenere per noi alcunché: tutto deve essere restituito, anche la nostra persona. È l´immagine - ikona di Dio che lui stesso ha impresso fin dalla creazione (Gn 1,27) nell´uomo, non una immagine esteriore ma interiore che dà all´uomo e alla donna tutto il loro senso e la loro dignità. Se le immagini dei cesari della storia sono affermazione del potere dell´uomo sull´uomo, l´ikona di Dio scritta nell´uomo è origine e meta della comunione. Gesù ci invita a riprendere la nostra immagine di Dio per essere nel mondo testimonianza della sua presenza infinita d´amore, rendendolo credibile attraverso la credibilità delle nostre scelte e delle nostre azioni.

DOMENICA 12 OTTOBRE 2014      notizia del 11/10/2014

Liberi di fare festa Una festa di nozze per suo figlio C´è continuità, non soltanto con gli interlocutori, ma anche con le parabole del capitolo 21 che avevano come sfondo l´immagine della vigna, popolo di Dio. In questa parabola il tema del regno dei cieli trova come sfondo una festa di nozze, immagine dell´alleanza tra Dio e il suo popolo. Quel figlio che nella parabola della vigna era stato scartato e ucciso è diventato pietra di sostegno, per lui il Padre-re celebra le nozze-alleanza. Al primo rifiuto degli invitati la chiamata si fa insistente raccontata con l´abbondanza come nella tradizione del rapporto tra Dio e il suo popolo: Ha ucciso il suo bestiame, ha preparato il suo vino e ha imbandito la sua tavola (Pr 9,2). Il secondo e definitivo rifiuto diventa drammatico, violento e cruento, dalle conseguenze catastrofiche, come catastrofica è l´infedeltà all´Alleanza. Forse, nella redazione di Matteo, si intravede la distruzione di Gerusalemme, vera catastrofe del popolo d´Israele, inizio della dispersione. La festa è pronta ed altri saranno chiamati, anzi radunati dalle strade, dalle periferie delle città, buoni e cattivi. Nel regno c´è posto per tutti. La sala delle nozze si riempì di commensali Con linguaggio parabolico, Matteo ci dice che il disegno di Dio non può fallire, cerca altre strade, allarga gli itinerari, inventa percorsi nuovi. I primi destinati che hanno rifiutato l´invito vengono sostituiti da altri, non qualificati, persone qualsiasi; non ci sono eletti, non c´è un popolo privilegiato, tutte le nazioni sono invitate alla stessa festa di nozze: Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati. Egli strapperà su questo monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli e la coltre distesa su tutte le nazioni (Is 25, 6-7). Le vie del Signore sono davvero infinite e non si adeguano ai progetti umani; ci vuole poco per autoescludersi dal regno dei cieli, basta interessarsi al proprio campo o pensare ai propri affari, a tutto ciò che è proprio, basta rinunciare alla libertà della condivisione. Il Signore che chiama esige la partecipazione alla festa; tutta la parabola si basa sull´accoglienza o il rifiuto dell´invito alla festa nuziale da vivere insieme. Coloro che sembravano esclusi sono raccolti; il verbo greco sunegagon ci annuncia il cambiamento, ci parla della nuova sinagoga fatta di buoni e cattivi, fatta da coloro che sono scovati nei crocicchi, negli angoli nascosti del nostro mondo. La parabola dunque ci mette in guardia, chiede di verificare aspettative e percorsi della nostra vita di fede, ci chiede di abbandonare certezze secolari e trovare quelle vie che ci conducono nell´altrove, da dove Dio raccoglie i nuovi invitati: in una costante uscita verso le periferie del proprio territorio o verso i nuovi ambiti socio-culturali (EG 30). Non indossava l´abito nuziale La sala delle nozze si riempì di "cattivi e di buoni", sembra che non ci siano discriminanti, tutti sono accolti indipendentemente dal proprio stile di vita. Questo la dice lunga sulla nostra idea di voler dividere il mondo, separare le mele marcie per preservare il resto del cesto, non è nostro compito (Cfr. Mt 13,49). In effetti ci è chiesto di essere figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti (Mt 5,45). L´assemblea cristiana (la nostra Eucarestia) non è fatta per i giusti, al banchetto non sono chiamati solo i buoni, anche i cattivi che accettando l´invito hanno un posto all´evento nuziale. La chiamata e la risposta alle nozze apre l´orizzonte della vita di comunione, sempre in divenire e mai conclusa. La condivisione della mensa è ingresso nella dinamica dell´alleanza con Dio in una circolazione di amore con lui e con il prossimo che sospinge alla carità, stimola la conversione. Quando il re entra per vedere i commensali, si accorge di uno che non ha l´abito di nozze, quando poi non risponde alla sua domanda, ordina ai suoi servitori di legarlo e gettarlo fuori: è una immagine di estrema durezza che sottolinea la gravità di chi si è introdotto ma si sente sufficiente a se stesso e non è disponibile all´incontro, a riconoscersi negli altri, a condividere la stessa festa. Il gesto è dimostrativo: chi non ha indossato l´abito nuziale è legato mani e piedi, impedito a fare ed agire e si trova fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti. La comunione esige di svestirsi dell´uomo vecchio e rivestire il nuovo (Cfr. Col 3,9-10). La semplice presenza nella sala del banchetto non basta per partecipare, l´appartenenza alla Chiesa non è un diritto da far valere comunque. Quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo (Gal 3,27); forse è questo l´abito che ci viene richiesto, il battesimo: l´umile e costante immersione nell´amore e nella misericordia di Dio, l´accoglienza del dono della vita che il Figlio ci offre gratuitamente. Questa immersione ci rende compagne e compagni (cum-panis) capaci di mangiare lo stesso pane, di accoglierci reciprocamente, ognuno con le proprie diversità, ma con la stessa volontà di condivisione della fatica e della gioia, liberi di fare festa con chi tutto ci ha donato.

DOMENICA 5 OTTOBRE 2014      notizia del 04/10/2014

Matteo 21, 33-43) La vigna nell´antico Israele rappresentava il popolo di Dio, eletto unico fra tutte le altre nazioni e reso oggetto di continue attenzioni. Nonostante la costanza e la premura del suo padrone (Dio), il popolo si atteggia come una vigna sterile e refrattaria: pur avendo la possibilità di produrre tanto frutto a beneficio di tutti, pur disponendo dei mezzi e delle risorse atte a fruttificare e della continua assistenza del padrone che adotta ogni ricorso per bonificarlo, questo popolo si da´ al peccato e alla dispersione morale. Che questa vigna possa non recare frutto, in determinati contesti potrebbe anche essere comprensibile, ma ciò che suscita sdegno e scoramento è il fatto che essa produce frutti selvatici e velenosi! Essa risponde in senso opposto a quelle che sono le sollecitudini del padrone. Tutti accorgimenti in realtà non necessari per una piantagione che di per sè dovrebbe rendere frutto da sola, spontaneamente, senza l´intervento di nessuno. E´ anzi inverosimile che una vigna non produca frutti. Di piantagioni infruttuose che sfruttano il terreno occupando spazio, la Scrittura parla spesso, basti pensare al fico improduttivo verso il quale il padrone, prima deciso a rimuoverlo, si dispone successivamente a pazientare ancora nell´attesa che maturino una buona volta i suoi frutti. Si tratta di una parabola molto affine alla presente immagine della vigna che è il popolo d´Israele, ma nel caso di quest´ultima vi è il particolare importante di una piantagione che non solamente occupa spazio considerevole nel terreno del contadino, ma addiritutta si mostra molto pericolosa per gli altri. Qual è il provvedimento di Dio nei suoi confronti? Il buon Padre, che non coatta nessuno verso la sua volontà e che non manca di rispettare la libera scelta di tutti e di ciascuno, consente che il popolo prediletto e peccatore sperimenti la propria emancipazione e la propria decantata autonomia e di conseguenza lascia il suo popolo in preda alla libertà che lui stesso si è scelta. Questa vigna dovrà sopportate il peso assillante della sua responsabilità e la conseguenza nefasta dei suoi peccati, nonché la condizione di smarrimento e di insicurezza fondamentale che il peccato stesso comporta. Sarà preda di lupi e mercenari e nella misura in cui aveva mostrato prima indifferenza e refrattarietà verso nei confronti dell´Amore, così adesso dovrà sorbire il mancato amore. Dio in ogni caso non si stanca mai di recuperare l´uomo dal suo errore. Nella sua infinita misericordia va in cerca del peccatore e non si stanca di chiamarlo alla relazione intima con sé. Di conseguenza manda operai nella vigna e non manca di bonificare il terreno, fino ad impiantarvi egli stesso una Vite. Affidare il lavoro ad operai e braccianti era un´attitudine frequente nelle usanze locali d´Israele Nonostante la morte violenta di tutti questi vignaioli appositamente inviati che rappresentano ciascuno i profeti e i testimoni della Parola, egli non si arrende e vi manda il Figlio di Dio, il Messia, che mostra amore ancora più incondizionato realizzando appieno il progetto iniziale del Proprietario Terriero: egli non solamente si dispone a coltivare la vigna e ad arricchirla di ulteriori bonifiche, ma da perfino la propria vita per essa, accettando anche di essere ucciso.. Gesù è infatti il Verbo incarnato, Dio fatto uomo che si occupa egli stesso con sollecitudine della sua vigna, condividendo ogni cosa con i membri di questa piantagione mostrando l´amore e la misericordia del Padre attraverso le parole e le opere del Regno e accettando di farsi anche uccidere per la causa dell´umanità. E tuttavia la morte non sarà la vittoria di quegli uomini omicidi né avrà l´ultima parola su di Lui, che, come afferma Pietro nella Seconda Lettura, si qualifica come "pietra scartata dai costruttori e tuttavia divenuta pietra angolare": proprio la morte e il disprezzo da parte degli uomini sono per lui cioè opportunità di innalzamento e di priorità, visto che vincerà la morte uscendo vittorioso dal sepolcro per la Risurrezione gloriosa e per il rinnovamento del mondo, ossia della "vigna". Già sulla croce farà scaturire il "Nuovo Israele", cioè la Chiesa e attraverso di essa guiderà definitivamente la sua vigna, così come aveva affermato:"Io sono la vite, voi i tralci"; "chi rimane in me, porta molto frutto poiché senza di me non potete far nulla. La pazienza di Dio supera di gran lunga le nostre aspettative umane e il suo amore prevarica la nostra presunzione e la tendenza ad agire indipendentemente da lui. Il sacrificio della croce esprimerà definitivamente l´Amore incondizionato per questa vigna perversa e ostile che è il nostro mondo

domenica 28 settembre      notizia del 27/09/2014

Riflessione della Domenica: L´importanza di avere un cuore unificato In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». (Letture: Ezechiele 18,25-28; Salmo 24; Filippesi 2,1-11; Matteo 21,28-32) Il testo del vangelo odierno è molto breve: una parabola di due versetti, e altri due versetti che contengono considerazioni di Gesù sui destinatari delle sue parole. La parabola è inquadrata da due domande, quella finale (“Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?”) e quella introduttiva (“Che ve ne pare?”), presente anche altrove (Mt 18,12). Gesù intende intrigare, coinvolgere quanti lo ascoltano – in questo caso “i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo” (Mt 21,23) –, suscitando la loro risposta. Sono dunque importanti non solo le sue parole, ma anche le parole dei suoi ascoltatori, quelli di allora e quelli di adesso, noi! Cerchiamo pertanto di ascoltare, di pensare, di indagare e di rispondere in verità. Un padre, che ha due figli, comanda al primo di andare a lavorare nella vigna. Costui reagisce male, opponendosi a lui con un atteggiamento di disobbedienza: “Non ne ho voglia”. Poi però quel comando ascoltato, custodito nel cuore, lo porta alla consapevolezza di aver mancato verso il padre, e così egli decide di andare nella vigna. Si era opposto a parole ma poi, pentito (metameletheís, paenitentia motus), va a realizzare la volontà del padre e lavora nella vigna, come questi gli aveva chiesto. Lo stesso comando è rivolto al secondo figlio, il quale risponde subito: “Sì, signore”, ma in realtà non va nella vigna, disobbedendo nei fatti. Insomma, c’è una “volontà del padre” (tò thélema toû patrós: cf. anche Mt 7,21; 12,50) che è realizzata da chi dice “no” ed è contraddetta da chi dice “sì”. Chi sbaglia, chi fa un errore, chi dice “no” a Dio, ha la possibilità di pentirsi, di ritornare a lui. Nessuno che abbia peccato è rinchiuso per sempre nella sua rivolta, ma ha la possibilità di riprendere una relazione, un rapporto venuto meno. Certo, uno sguardo fisso su quell’atto di disobbedienza, su quel “no”, può portarci a un giudizio negativo, di condanna, ma l’uomo va misurato nel tempo, sull’insieme del cammino compiuto, non sull’istante a volte cattivo. Dio, poi, pazienta perché vede e sente in grande, nella sua makrothýmia (cf. Mt 18,26; 2Pt 3,9), e quando ci giudicherà guarderà tutto il cammino percorso, tutta la fatica fatta, non si fermerà sulle nostre cadute… Quanto al figlio che dice: “Sì, signore”, che appare pronto e obbediente al padre, ma poi non realizza la sua volontà, che dire di lui? Spesso noi siamo, ciascuno di noi è così! Purtroppo la nostra vita cristiana è fatta di tante confessioni di fede, di tante invocazioni: “Signore, Signore!” (Mt 7,21.22; Lc 6,46), di tante liturgie in cui ripetiamo continuamente: “Amen!”, cioè “Sì!” al Signore, e poi, abbandonata l’assemblea liturgica, nel quotidiano non facciamo ciò che Dio ci ha chiesto con la sua parola ma ciò che vogliamo noi… Davanti a Dio conta non ciò che di noi appare agli altri, ma ciò che noi facciamo e siamo: Dio vede la nostra coerenza o la nostra ipocrisia di credenti che “dicono e non fanno” (Mt 23,3), come Gesù stesso ha ricordato; ovvero, la nostra doppiezza di persone che hanno in bocca il nome del Signore, mentre in verità il Signore determina poco o nulla del loro vivere e comportarsi. È l’atteggiamento di quei cristiani che dicono di amare Dio e si esercitano anche in “affetti spirituali” per lui, avendo sete di lui, cercandolo, dichiarando il loro ardente desiderio della sua presenza (tutte espressioni dei salmi), ma ignorando e contraddicendo la sua volontà. No – ha detto Gesù – “non chiunque mi dice: ‘Signore, Signore’, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” (Mt 7,21); “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti … Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama … Se uno mi ama, osserverà la mia parola” (Gv 14,15.21.23), la metterà in pratica. Alla fine non contano i “sì” o i “no” dichiarati, ma la realtà del nostro vissuto! Ed ecco allora che Gesù fa un’applicazione della parabola per i suoi uditori. Egli dice che i pubblicani, cioè i peccatori manifesti, pubblici, riconosciuti tali da tutti, e le prostitute, donne visibilmente peccatrici, precederanno nel regno di Dio tanti credenti, tanti discepoli. Per quale motivo? Perché, a causa della vergogna per il loro peccato manifesto e del giudizio di condanna che ricevono da parte di molti, sentono il bisogno di cambiare vita, di dire “sì” con la loro vita. Al contrario, molti credenti, con i loro peccati nascosti, non visti, non giudicati, sono onorati da tutti come persone giuste e religiose; per questo non sentono il bisogno di convertirsi, ma anzi custodiscono i loro peccati, li amano e continuano a realizzarli: solo loro ne sono a conoscenza, perché dovrebbero cambiare? E così la loro vita, anche se apparentemente impeccabile, è di fatto un “no” a Dio! Questo è successo con Giovanni il Battista – dice Gesù –, quando i peccatori pubblici hanno ascoltato la sua predicazione e gli hanno creduto; questo è successo anche con Gesù (non a caso definito dai suoi avversari “amico di pubblicani e di peccatori”: Mt 11,19; Lc 7,34) e la sua buona notizia; questo succede ancora oggi, tra di noi, nella chiesa. Sì, alla buona notizia di Gesù e del suo Vangelo rispondono più facilmente i peccatori pubblici, riconosciuti, che le persone religiose e apparentemente “giuste”, le quali non sono spinte a cambiare nulla della loro vita.

DOMENICA 21 SETTEMBRE      notizia del 20/09/2014

La giustizia di Dio è dare a ciascuno il meglio (Letture: Isaia 55,6-9; Salmo 144; Filippesi 1,20-24.27; Matteo 20,1-16) In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all´alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: (...) “Andate anche voi nella vigna”. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch´essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone (...)». Per tre domeniche di seguito Gesù ci racconta parabole di vigne. È una delle immagini che ama di più, al punto che arriva a definire se stesso come vite e noi come tralci, per dire che il progetto di Dio per il mondo, sua vigna, è una vendemmia profumata, un vino di festa, una promessa di felicità. Il proprietario terriero esce di casa all´alba, si reca sulla piazza del paese e assolda operai per la sua vigna: c´è un lavoro da compiere, molto lavoro, al punto che esce ancora per altre quattro volte e ogni volta assume nuovi operai. A questo punto però qualcosa non torna: che senso ha assumere lavoratori quando manca un´ora soltanto al tramonto? Il tempo di arrivare alla vigna, di prendere gli ordini dal fattore, e sarà subito sera. Di quale utilità saranno, a quanto potrà ammontare la giusta paga? Allora nasce il sospetto che il padrone non assuma operai per le necessità della sua azienda, ma per un altro motivo. Nessuno ha pensato a questi ultimi, allora ci penserà lui, non per il suo ma per il loro interesse, preoccupandosi non dei suoi affari, ma del loro bisogno: non lavorare significa infatti non mangiare. Questo padrone spiazza di nuovo tutti al momento della paga: gli ultimi sono pagati per primi, e ricevono per un´ora sola di lavoro la paga di un giorno intero. Non è una paga, ma un regalo. Mi commuove il Dio presentato da Gesù, un Dio che con quel denaro, che giunge insperato e benedetto a quattro quinti dei lavoratori, intende alimentare le loro vite e le loro famiglie. È il Dio della bontà senza perché, vertigine nei normali pensieri, che trasgredisce tutte le regole dell´economia, che sa ancora saziarci di sorprese. Nessun padrone farebbe così. Ma Dio non è un padrone, neanche il migliore dei padroni. Dio non è il contabile del cosmo. Un Dio ragioniere non converte nessuno. Quel denaro regalato ha lo scopo di assicurare il pane per oggi e la speranza per domani a tutte le case. Gli operai della prima ora quando ricevono il denaro pattuito, sono delusi: non è giusto, dicono, noi meritiamo di più degli altri. Ma il padrone: Amico, non ti faccio torto. Il padrone non è stato ingiusto, ma generoso. Non toglie nulla ai primi, aggiunge agli altri. E lancia tutti in un´avventura sconosciuta: quella della bontà. Che non è giusta, è oltre, è molto di più. La giustizia umana è dare a ciascuno il suo, quella di Dio è dare a ciascuno il meglio. L´uomo ragiona per equivalenza, Dio per eccedenza (Card. Martini). Il perché di questa eccedenza, che mi riempie di speranza, sta in evidenti ragioni d´amore, che non cerca mai il proprio interesse (1Cor 13, 5), e che mi sorprenderà, alla sera della mia vita, come un dolcissimo regalo.

DOMENICA 14 SETTEMBRE      notizia del 13/09/2014

RIFLESSIONE DELLA DOMENICA: Esaltazione della Croce La solennità di oggi celebra la S. Croce, non per esaltare il patibolo sul quale Gesù è salito ed è morto - un patibolo in quanto tale non si può né si potrà mai esaltare! -; ma per celebrare ciò che la croce di Cristo ci ha guadagnato, la salvezza! Vangelo: Gv 3,13-17 Quest´anno la solennità dell´Esaltazione della S.Croce cade di domenica: quale migliore congiuntura, per parlare del mistero della nostra salvezza?...a cominciare dal testo dell´Orazione ‘Collettà: si afferma che Dio Padre ha voluto la morte di suo Figlio per salvare l´umanità; il testo originale della Preghiera Eucaristica III - ne ho già parlato in altre occasioni -, ribadisce il principio che, in sostanza,Dio volle essere placato con la morte di Gesù: ho detto anche che, in fase di traduzione dell´originale latino in italiano, inglese, francese e tedesco, questa espressione particolarmente forte ed esplicita è stata cancellata dal testo (della preghiera eucaristica). Fu una scelta dettata da prudenza? Quale sarebbe stata e quale sarebbe ancora la reazione dei fedeli, nel sentir proclamare dall´altare un´affermazione simile? E come potremmo ancora parlare di colpevolezza, da parte di coloro che materialmente agirono contro Gesù, a cominciare da Giuda... e poi Pietro, Caifa´, Pilato, Erode, i soldati, il popolo che chiese la morte in croce del Signore...? Se Dio voleva questo, se era scritto che Gesù sarebbe morto, come Lui stesso annunciò in tempi non sospetti, quando cioè era all´apice della notorietà, allora vuol dire che c´era un destino già segnato, non solo per il Figlio di Dio, ma anche per gli uomini che collaborarono direttamente, o indirettamente, alla morte di Lui. Qualcuno ricorderà il famoso film "Jesus Christ Superstar", che fece discutere il mondo e la Chiesa alla fine degli anni 70: ebbene, all´inizio del film, Giuda innalza a Dio la sua protesta: "Perché io? perché hai scelto me?": non si tratta solo di battute ad effetto, è in gioco il delicato e sempre difficile rapporto tra la libertà degli uomini e la conoscenza che Dio ha del passato, del presente, ma anche del futuro nostro e di tutti. Se Dio sapeva, perché non lo ha impedito? Lui che è onnipotente, non poteva intervenire per salvare Suo Figlio da quella morte tragica e ingiusta? E se non l´ha fatto, significa forse che condivideva, in tutto o in parte, il complotto e la decisione di uccidere Gesù? Sappiamo bene che un conto è consentire, permettere, accettare... e un altro conto è condividere. Tuttavia questi ‘distinguo´ non convincono del tutto; e il problema del valore della volontà di Dio in ordine alla passione di suo Figlio rimane aperto. In ultima analisi, quale era la volontà di Dio nei confronti di Gesù? (Dio) ha voluto sì, o no la passione di Cristo? Alla domanda non risponderò in questa sede, la lascio alla vostra riflessione personale. Anche perché la solennità di oggi celebra la S.Croce, non per esaltare il patibolo sul quale Gesù è salito ed è morto - un patibolo in quanto tale non si può né si potrà mai esaltare! -; ma per celebrare ciò che la croce di Cristo ci ha guadagnato, la salvezza! La Chiesa, fedele al mandato di Cristo contenuto nel Vangelo, insegna che c´è una salvezza presente e una futura: quella presente è la salvezza dai peccati; quella futura è la vita eterna. Tanto la prima che la seconda sono vincolate alla nostra volontà di collaborare a questo piano di salvezza che Dio ha ordinato per ciascuno di noi e per l´umanità intera. Ora, senza nulla togliere alla sovrana e assoluta libertà di Dio, la nostra salvezza dipende anche dalla nostra libertà e volontà di realizzarla con ogni mezzo, in sostanza, scegliendo il bene ed evitando il male. Certo, la sola volontà umana, per quanto forte, determinata e audace nel ricercare il bene da fare e il male da evitare, (la volontà umana) non è in grado di guadagnare la salvezza. È necessaria la misericordia di Dio, misericordia compiuta dalla passione di Cristo. Ma la Passione di Cristo ci interpella ad entrare nella salvezza facendo la nostra parte. Ciò che di buono possiamo fare non costituisce alcun titolo di merito e non aggiunge nulla ai meriti di Cristo. Così pure, ciò che noi possiamo patire in nome della fede, non aggiunge nulla ai patimenti di Cristo: l´apostolo Paolo scrive ai Colossesi (cfr Col 1,24), per ricordare loro che la sua propria passione altro non è che una cammino di purificazione personale, finalizzato a portare a compimento nel suo proprio corpo ciò che ancora manca della passione di Cristo; ciò che manca in lui-Paolo, non in Cristo! È una precisazione doverosa: i fedeli devono fuggire la tentazione dell´orgoglio di accampare diritti sulla salvezza; quasi che Cristo avesse bisogno di un ulteriore contributo umano. Le sofferenze, la perseveranza, la fede non aggiungono qualcosa alla passione di Cristo, ma la rendono efficace per il singolo credente e per la comunità tutta. Diventando sempre più conformi alla persona di Gesù, in vita e soprattutto in morte, noi apriamo la porta alla salvezza, ci arrendiamo all´amore di Dio, con-sentiamo che questo Amore ci raggiunga e, con esso, la salvezza. Concludo con un´ultima precisazione, diretta soprattutto a coloro che intendono la salvezza nei termini di giudizio di Dio: la precisazione non è mia, ma emerge dalle parole che il Signore rivolge a Nicodemo: "Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.". Mi piace pensare che, al termine della vita, ciascuno possa ricevere l´abbraccio del Padre, come san Luca descrive al capitolo 15 del suo Vangelo: lacrime di gioia, il vestito più bello, l´anello al dito, i sandali ai piedi, e.... tutti dentro, a far festa! Romantico? no, evangelico!

Incontri in preparazione al matrimonio      notizia del 12/09/2014

Gli incontri preparazione al matrimonio inizieranno Venerdì 31 ottobre alla ore 21.00 cliccando sulla notizia troverete le schede d´iscrizione da consegnare in parrocchia entro il 25 ottobre

GIOVEDI´ SANTO 02 APRILE 2015      notizia del 06/09/2014

SS. Messe - 19.00 . La Chiesa Rimarrà aperta fino alle h.24 per l´adorazione all´altare delle reposizione

XXIII Domenica del tempo ordinario      notizia del 06/09/2014

Una Chiesa a servizio della società XXIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) Vangelo: Mt 18,15-20 Sono passati solamente quindici giorni da quando, nella Liturgia della Parola, il Maestro affidava a Pietro il Primato sulla comunità dei credenti: gli affidava un incarico di grande responsabilità, quello di guidare la Chiesa nascente. E lo faceva concedendo a Pietro poteri particolari, vincolanti qui in cielo come in terra: "Tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli". Il Primato di Pietro (e dei suoi successori) ha un potere veramente grande, e le sue implicazioni storiche lo hanno dimostrato in più occasioni. Passano - dicevo - solo quindici giorni (o se vogliamo, due capitoli del Vangelo di Matteo), e il potere legato al Primato di Pietro scivola quasi d´improvviso nelle mani della comunità dei discepoli. Al gruppo dei suoi che lo seguivano nel suo viaggio dalla Galilea verso Gerusalemme, Gesù ripete questa stessa frase: "Tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto anche in cielo". Come mai quel "potere" che il Maestro aveva affidato a Pietro, ora passa nelle mani della comunità dei discepoli? Che cosa è avvenuto, nel frattempo, perché Gesù attuasse questo cambiamento? Mi pare di notare due elementi. Stando alla Liturgia della Parola che abbiamo letto domenica scorsa, ricordiamo bene la forte presa di posizione da parte di Gesù nei confronti proprio di Pietro, che dopo essere stato insignito del Primato, viene "bollato" da Gesù stesso come "satana", come colui che si oppone al piano di salvezza di Dio. Pietro, quindi, se vuole continuare a sentirsi degno del Primato che gli è stato conferito, non deve atteggiarsi a giudice e inquisitore rispetto al volere di Dio, ma deve tornare al posto che gli spetta, deve stare "dietro di lui", come si conviene a un discepolo fedele al proprio Maestro, un discepolo che non si permette di insegnare nulla al Maestro, perché comunque il Maestro è più grande di lui. Pietro, pur con il Primato in tasca, non deve dimenticarsi di essere un umile servo: deve accettare di farsi piccolo e di mettersi al servizio degli altri. Questo trova conferma - ed è il secondo elemento - nei discorsi successivi a quell´episodio, e soprattutto nelle parole che, all´inizio del capitolo 18 di Matteo, precedono il brano di vangelo di oggi: Gesù, infatti, stava rispondendo ai suoi discepoli che erano preoccupati di sapere chi fosse il più grande nel Regno dei cieli. La risposta di Gesù la conosciamo bene: "Chiunque diventerà piccolo come un bambino, sarà il più grande nel Regno dei cieli". Gesù, quindi, "corregge il tiro" e sposta il Primato di Pietro (e il potere che ne consegue) sulla Comunità dei credenti, che detiene il Primato nel Regno nella misura in cui accetta di stare al suo posto, ovvero di sentirsi sempre "discepola", alla scuola di Gesù, e soprattutto di farsi "piccola" come un bambino, di farsi "ultima", a servizio dell´uomo. Né Pietro né la Comunità dei discepoli - oggi diremmo "né il Papa, né i Vescovi, né l´insieme dei credenti che costituisce la Chiesa" - detengono un Primato o un potere per le loro particolari doti o per carismi soprannaturali: se possono permettersi di avere un Primato, è quello di essere continuamente alla scuola del Maestro e al servizio dell´umanità. La narrazione di un fatto di vita quotidiana, che ha quasi il sapore di una parabola (quello di un membro della comunità che sbaglia e viene richiamato all´ordine dagli altri) diviene per Gesù l´occasione per mostrarci concretamente cosa voglia dire mettersi al servizio: vuol dire, ad esempio, servire la causa della concordia, della riconciliazione, del perdono, della ritrovata comunione tra un membro della comunità e la comunità stessa. E ogni sforzo fatto dalla comunità per riportare pace e riconciliazione ha una valenza enorme, perché non vale solo qui, nel nostro cammino terreno, ma ha forza anche nel cielo, dove porteremo a compimento il nostro affannarci sotto il sole. Il Vangelo di oggi, allora, è un grande insegnamento sulla funzione che la Chiesa svolge nella comunità, non solo nella comunità dei credenti che è al suo stesso interno, ma anche in quella comunità che è la società civile: non si tratta di un potere o di un Primato sulle coscienze, per cui ciò che stabilisce la Chiesa vale in modo universale per ogni uomo e per ogni donna sulla faccia della terra in virtù di questo Primato, bensì di una funzione di servizio, in modo particolare alla riconciliazione, alla concordia, all´unità, alla pace. È un tema, quello della funzione di servizio alla pace e alla riconciliazione svolto dalla Chiesa all´interno della società civile, che è tornato di recente molto attuale, dopo che sono state captate conversazioni tra uomini della malavita organizzata che rinfacciavano a esponenti del clero di "impicciarsi" delle problematiche sociali. "I sacerdoti vanno bene fino a quando si fanno i fatti propri - questo era il senso delle loro affermazioni - quando impartiscono battesimi e comunioni, quando non si impicciano degli affari degli altri. Altrimenti diventano "sbirri", "disgraziati", individui da eliminare con qualsiasi mezzo". E non sono solo i sacerdoti a dare "fastidio" quando si occupano di riconciliazione, di pace e di una società basata sulla concordia: è tutta la comunità dei credenti, è la Chiesa nel suo insieme con essere presenza viva, e a volte scomoda, del Vangelo nella società. "Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro": questo è il Primato e il potere che la Chiesa ha, la presenza del Maestro, vivo e Risorto, in mezzo a noi. E questo primato non si esercita con la pretesa di conservare privilegi, o attraverso la manipolazione delle coscienze o ancora peggio nella presunzione di poter dire al proprio Maestro "Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai!", a volte addirittura ostacolando il suo piano di salvezza. Il Primato della comunità è quello della carità e del servizio, e si esercita nel perdono, nella riconciliazione e nell´ostinata ricerca della concordia e della pace. Questo può dare fastidio, certo, ma rende la Chiesa vera e credibile: "Su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa". Il senso di questa frase detta a Pietro ora si comprende meglio: non c´è nulla di più forte di una Chiesa a servizio dell´uomo, e nulla di più debole di una Chiesa che pretende di farla da padrona.

DOMENICA 31 AGOSTO      notizia del 30/08/2014

Pietro. E quell´immagine fasulla di Dio XXII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) Vangelo: Mt 16,21-27 L´uomo è di quelli tosti: «Non è un crumiro, uno che taglia la corda quando la si fa brutta. Tira fino all´ultimo, è fedele fino all´ultimo. Non diserta, non scappa. Se anche gli altri scappano» (P. Mazzolari, Il compagno Cristo). Il fatto, però, è che a scappare sono i suoi: quelli dell´ora prima, le avanguardie della minuscola Chiesa nascente, quelli che - a conti fatti - avrebbero dovuto reggere il peso di quella vista che si stagliava davanti ai loro occhi. Oggi, invece, sembra tutto scaraventato: avranno capito qualcosa quei primi uomini di quell´Uomo che fu il primo tra gli uomini a dirsi di Dio? A dirsi Dio. Credere al miracolo è sempre stata la scorciatoia della fede: se non la scorciatoia, la via facile, quella veloce e manifesta, l´autostrada per dire pure noi a Lui "Tu sei il Cristo, sei il mio Dio". Poi quando la strada s´impenna, quando tra Nazareth e Gerusalemme c´è un vicolo tortuoso da imboccare, quando nessuna circonvallazione è possibile per accorciare il vagare, allora stop: "E se fosse tutta un´illusione? Forse ha ragione Satana: che sia affidabile un Dio così?" I giorni delle ceste che grondano pane e spandono pesci, delle membra risanate e degli occhi luminosi, degli storpi raddrizzati come abeti e delle ossa rimpolpate di carne sono assai lungi. Oggi Cristo chiude il suo puerile vagabondaggio tra le viuzze di Palestina e i campi di anemoni selvatici. Quello era il tempo della sequela e dell´annuncio: trent´anni e passa di silenzio, qualche pugno di mesi di rodaggio spensierato (o quasi) con quell´abbozzo di Chiesa nascente e il tempo è maturo per ridisegnare la traiettoria del loro andare: «cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto». Gerusalemme non è Nazareth e nemmeno Betsaida. Non ha il fascino puerile di Betlemme - tra stelle e stalle, comete e zampognari - e nemmeno il sapore di sorpresa del lago di Genezareth: Gerusalemme è terra di salita e di croci, d´incroci e di voltagabbana. E´ terra di martirio e di sofferenza, d´abbandono e di pesante silenzio. E Pietro lo sa: per questo trema. Che poi è un assurdo: lui, l´uomo che dà del tu alle burrasche, s´intimidisce di fronte all´avvenire: teme per l´Amico, trema per ciò che sarà di lui, s´impensierisce di fronte ad un Dio diverso da quello che s´era immaginato. Non tace. Lui le cose le dice d´impeto, con furore, con fanciullezza di cuore: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Mai: l´avverbio che si riserva agli amici più intimi quando si parla di soffrire, un avverbio che odora di custodia, di cura, d´affabile premura. "Mai, Signore: non andrai a Gerusalemme". Tra lo stupore di domenica - «Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio» - e l´incomprensione di oggi - «non ti accadrà mai» - c´è Pietro. Con quell´umana e struggente fatica di scoprire che Dio non è come lo s´immaginava: forte, deciso, rappresentante di soluzioni. Dio rimane Dio: deciso, fedele, così severo con se stesso d´apparire tremendamente uomo. Il più umano tra gli uomini. Umano fino alla dissoluzione dell´amicizia più intima: «Va´ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». L´amico che diventa scandalo, schifosissima tentazione d´accorciare la strada impervia: quel tarlo malizioso del Demonio che truffa´, illude e poi delude. E´ costoso dare del Satana all´amico: eppure Cristo lo fa. Lo deve fare, sente il bisogno di farlo, è urgente farlo: non sia mai che Pietro perseveri con quell´idea sbagliata di Dio, magari narrandola ad altri. E´ incalzante la sfida di Cristo, non ammette ritardi: per Gerusalemme ci dobbiamo passare, il Calvario va affrontato, la Croce non va rigettata. Lì dietro c´è un giardino da abitare: tutto è pronto per la Pasqua, gli angeli stanno già facendo le prime prove dei canti, Maria è da giorni che si sta rinforzando il cuore per il sabato dell´abbandono: lei e qualche altra donna del vicinato più prossimo. E´ tutto un trambusto oggi: pensavano d´andare sempre dritti e invece Cristo svolta: «Resta un´esperienza di eccezionale valore l´aver imparato infine a guardare i grandi eventi della storia universale dal basso, dalla prospettiva degli esclusi, dei sospettati, dei maltrattati, degli impotenti, degli oppressi e dei derisi» (D. Bonhoeffer). Verso Gerusalemme, terra d´imbarazzo, lacrime e sorpresa: rigorosamente in ordine d´apparizione. Per non illudere nessuno.

DOMENICA 24 Agosto 2014      notizia del 23/08/2014

Ieri come oggi, il passato non è luogo dei rimorsi o dei rimpianti ma della rivelazione di Dio Vangelo: Mt 16,13-20 «La gente, chi dice che sia il Figlio dell´uomo?» Cesarèa di Filippo alle falde del monte Hermon, dove sono le sorgenti del Giordano, è un luogo dalle fresche acque, un luogo di riposo e tranquillità per la piccola comunità di discepoli. In questo ambito familiare Gesù chiede cosa la gente pensa di lui, non per aver informazioni, al contrario per trasmettere un´idea, per provocare nei suoi interlocutori una intuizione nuova e proiettarla nel futuro. La risposta dei discepoli, rispecchia invece il pensiero comune della gente, quello di sempre, che va a pescare nel passato, nella propria esperienza, in ciò che è conosciuto e consolidato. L´uomo non si stacca dal suo trascorso, ciò che è noto dà sicurezza; c´è quasi una paura ancestrale a guardare oltre, a lanciarsi in nuove idee e comprensioni della vita... si è sempre fatto (o pensato) così è il ritornello di chi si appella alla tradizione, togliendo però vigore e significato alla tradizione stessa che dovrebbe essere capace di trasmettere una conoscenza arricchita dall´esperienza personale. Ieri come oggi, il passato non è luogo dei rimorsi o dei rimpianti ma della rivelazione di Dio. Mentre il presente è il momento della vigilanza, della attenzione e della decisione, il fare memoria dovrebbe avere la dimensione della esplorazione e della scoperta per essere proiettati nel futuro che è oggetto della certezza-speranza in cui si realizzano le promesse: è il nuovo che ci raggiunge. ... questa memoria non fissa nel passato ma, essendo memoria di una promessa, diventa capace di aprire al futuro, di illuminare i passi lungo la via. Si vede così come la fede, in quanto memoria del futuro, memoria futuri, sia strettamente legata alla speranza (Papa Francesco, LF 9). «Ma voi, chi dite che io sia?» Gesù provoca una visuale diversa non più ancorata al passato, non una risposta codificata, da manuale, da testo religioso. Gesù chiede di lasciare il sicuro per addentrarsi dentro la propria speranza; Gesù ci chiede un coinvolgimento personale. Non si può rimanere ancorati a quello che abbiamo imparato a memoria dal catechismo, piuttosto considerarlo come una piattaforma da cui lanciarsi nell´utopia della speranza, nella certezza delle promesse. La risposta di Pietro, sembra uscire dagli stereotipi ma, per concretizzarsi, ha bisogno di recuperare tutte le relazioni, non solo quelle della carne e del sangue, ma anche quella con Dio e il suo Spirito. Pietro ha bisogno di immergersi profondamente nel suo essere, nel suo presente per arrivare ad affermare: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Gesù ne dà conferma, con una formula solenne e autorevole: conferma l´identità di Pietro, delle sue relazioni, di questo presente che sta vivendo. Ma la fede, non solo guarda a Gesù, ma guarda dal punto di vista di Gesù, con i suoi occhi: è una partecipazione al suo modo di vedere (Papa Francesco EG 18). Accadde che, poco dopo, Gesù spiegò il significato della sua consacrazione e che, proprio perché il Cristo, doveva patire ed essere ucciso; in Pietro si risvegliano tutte le nozioni che aveva imparato sul Messia e si scandalizza... non era ancora entrato definitivamente nella novità che il Padre gli aveva rivelato, non aveva acquisito il suo sguardo di colui che aveva chiamato Cristo: Gesù lo chiamò satana (Cfr. Mt 16,21-23). Edificherò...non prevarranno... darò... legherai... scioglierai... Gesù, nel confermare la risposta di Pietro, non lascia che il presente si consumi nel passare di un attimo e lo proietta nel futuro, in modo forte, tale che permanga e superi le vicissitudini, le incertezze e i tradimenti e ne rimanga memoria. Tutti quei verbi al futuro offrono una sicurezza e una speranza inaudita che va oltre la visione del tempo presente e molto oltre quella che si sta presentando nell´immediato futuro. È la costante azione di Dio che semina la storia di promesse in modo da lasciare nel passato i semi del futuro. Paolo l´aveva intuito: il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio (1Cor 3,22). Tutto è nostro, ma il passato non ci appartiene. Dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la mèta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù (Fil 3,13-14). Occorre saper leggere il passato, fare memoria, guardando al futuro con grande attenzione sapendo che mai è concluso, se non alla fine dei tempi. Questo è, in fondo, il senso stesso della Eucarestia: Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga (1Cor 11,26). Dobbiamo vivere in una realtà in cui tutto è compiuto ma non realizzato. Il nostro tempo, quello della Chiesa, è quello del "già e non ancora". In questo divenire dobbiamo leggere le parole di Gesù: la Chiesa non è edificio stabile e concluso, al riparo delle prevaricazioni; c´è ancora tanto da legare e da sciogliere. La fede si fa allora operante nel cristiano a partire dal dono ricevuto, dall´Amore che attira verso Cristo (cfr Gal 5,6) e rende partecipi del cammino della Chiesa, pellegrina nella storia verso il compimento. Per chi è stato trasformato in questo modo, si apre un nuovo modo di vedere, la fede diventa luce per i suoi occhi(Papa Francesco LF 22).

DOMENICA 17 AGOSTO      notizia del 16/08/2014

RIFLESSIONE DELLA DOMENICA: non è la fede con un dottrina che salva , ma l´incontro autentico con Cristo e le persone Vangelo: Mt 15,21-28 Non c´è dubbio: il modo di comportarsi di Gesù, davanti a questa donna Cananéa, è davvero strano. Per chi ha in testa l´immagine di un Messia dolce e accomodante con tutti, si ha quasi l´impressione di ricevere un pugno nello stomaco. Per qualcuno, questo Gesù risulta addirittura irritante. E sembra abbastanza forzato cercare di giustificarlo alludendo a un presunto insegnamento che egli volesse dare alla donna o ai suoi, come per ‘provarlì nella fede. Diciamoci chiaramente che non ci capiamo granché. E forse è proprio in questa disarmante umanità che percepiamo con maggior intensità la presenza di un mistero irraggiungibile. Sì, pare proprio che Dio si riveli nella sua divinità non nascondendosi, ma immischiandosi tanto profondamente nella nostra umanità da risultare addirittura sconcertante. Sembra persino più comprensibile una umanità segnata dal dolore e dalla sofferenza che Dio, in Gesù, porta su di sé. È una sua scelta di amore, è il segno tangibile della sua prossimità alla nostra miseria. Risulta certamente una rivelazione inimmaginabile, seppure pennellata di annunci sottili nei testi di Isaia e degli altri profeti. Ma questo Messia che ‘fa soffrire´ una donna, per di più straniera e lacerata dalla disperazione... Questo Messia che si arrocca nelle posizioni quasi tradizionaliste del giudaismo che lo ha formato, ma al quale ha dato più volte dure spallate di rinnovamento... Questo Messia che appare quasi scorbutico e arrogante, che ‘non le rivolse neppure una parola´, quasi ad alimentare la tragedia dell´indifferenza e dell´esclusione... Questo Messia ci fa tanto male! Chissà... se da un lato potremmo presumere di farci paladini dei diritti della donna straniera che chiede pietà, dall´altro rischiamo di fare la figuraccia degli apostoli. Come loro, infatti, siamo facilmente capaci di assumere il partito dei più deboli, ma probabilmente più perché la smettano di fare confusione che per amore. A volte ci sbrighiamo a dare una manciata di spiccioli a chi chiede l´elemosina per evitare di doverci fermare a scambiare due chiacchiere fastidiose. C´è anche chi non disdegna di mettersi un poco in mostra con un gesto caritatevole... Ma questo Messia, così scostante e duro, ci fa male proprio per questo? Ci da´ davvero fastidio il modo in cui tratta una povera donna? O forse siamo inconsapevolmente coinvolti dal fatto che, non raramente magari, anche noi ci sentiamo trattati così da Lui? L´incontro con questo Gesù ci scombussola forse perché ci piacerebbe di più avere davanti un Salvatore a nostra misura. Uno che, quando gli chiedi qualcosa, subito te la consegna. Uno che, quando gli si presenta un bisogno, immediatamente lo gratifica. Uno che, senza indugi e con un gran sorriso, risolve i problemi e sforna soluzioni sullo stile di un mago con la bacchetta magica. Gesù, invece, non è così. La sua umanità - quella vera, non quella che noi gli proiettiamo addosso - è piena e perfetta perché appella instancabilmente a una relazione. E a una relazione autentica. Gesù prende sul serio il suo essere uomo, il mondo in cui vive, il volto e la storia di chi incontra. Ciò significa evitare di banalizzare i rapporti. L´incontro non è questione di facili approcci e di concessioni allo stile ‘usa e gettà, purtroppo tanto di moda tra noi oggi. La relazione si costruisce, accettando l´incognita e la diversità, livellando le asperità, subendo i contrasti, recuperando novità dai conflitti e dalle sorprese. Sì, la relazione è anche sorpresa. L´altro non è programmabile e gestibile a proprio uso e consumo. Né Gesù... né la donna Cananéa! Che sorprende il Messia, che stupisce il Maestro! Splendido: Gesù, Uomo - Dio, accetta la sfida della sorpresa, e se anche conosce bene il cuore degli uomini, ciò non significa che li abbia già tutti incasellati dentro uno schema preconfezionato. Gesù, giudeo della sua epoca, viene educato alla novità della Nuova Alleanza immergendosi nell´avventura di relazioni che non sono predestinate e ovvie. Da un lato le cerca, con coraggio e apertura - chi lo avrebbe costretto, sennò, a ritirarsi proprio in zona pagana? Dall´altro non le programma, e la sua disponibilità impara a riconoscere la presenza creativa della persona. Di una donna, persino, straniera ed emarginata, mezzo straziata dal dolore. In fondo, abbiamo davanti, nel Vangelo di oggi, una concretissima esperienza spirituale. Se ciò accade anche nelle relazioni umane, in cui siamo chiamati a lasciarci sorprendere e con-vertire - cioè, a farci volgere verso l´altro -, proprio come è successo a Gesù, tanto più questo avviene nella preghiera che matura e cerca autenticamente il volto di Dio. Dio non rientra nei nostri schemi. Dio non soddisfa le nostre aspettative. Dio non banalizza l´umano, né rifiuta di considerare la serietà del dolore e della diversità. Dio sorprende, sorpassa, precede. Dio tace, per farci fare un passo verso la Parola. Dio si nasconde, per spingerci a muovere con rinnovato vigore. Dio risponde, ma a modo suo, perché possiamo imparare la sua lingua: l´amore. Oggi una donna Cananéa ci è modello e testimone di fede. Non la fede della legge e della lettera, bensì la fede dell´incontro. Oggi il Maestro e il Messia si lascia con-vertire da una piccola del Regno. A noi l´opportunità di abbracciarne lo stile, di tosta misericordia, seriamente umano e per questo fortemente divino.

Solennità dell´Assunzione dell B. V. Maria      notizia del 14/08/2014

RIFLESSIONE PER LA SOLENNITA´ DELL´ASSUNZIONE: " Grandi cose ha fatto in me l´Onnipotente" Vangelo: Lc 1,39-56 Una mamma non può che avere un posto eccezionale nella vita dei suoi figli. Lo è da un punto di vista umano, lo è soprattutto da un punto di vista spirituale e cristiano. Gesù, infatti, ha riservato per la sua e nostra mamma un trattamento speciale, in vista proprio del piano della salvezza del genere umano. L´ha preservata dal peccato originale e poi, in virtù di questo singolare privilegio, l´ha voluta subito tutta per se e per noi nella gloria del cielo, dove Maria è stata assunta in corpo ed anima. E´ un dogma di fede ed è uno dei dogmi mariani che meglio aprono il nostro cuore alla gioia e alla speranza cristiana. La nostra mamma celeste ci aspetta in paradiso raggiante di luce, vestita di sole, sotto ai suoi piedi la luna e coronata di stelle E´ la Vergine dell´Apocalisse che la fede identifica con la Madonna Assunta in cielo, che celebriamo ogni anno il 15 agosto. Mi piace ricordare questa festa, ormai entrata nella tradizione di tutti i cristiani dopo l´approvazione e la proclamazione del dogma nel 1950 da parte di Pio XII, come la festa della speranza e della vita oltre la vita. Chi pensa ad un´esistenza che finisce con la morte e tutto si chiude in quell´ultima dimora del cimitero, si sbaglia terribilmente. Gesù risorto e Maria assunta in cielo sono la certezza assoluta della fede che la nostra vita, anche quella corporea, è destinata ad una felicità eterna. Tutto questo avverrà nel secondo e definitivo avvento di Cristo sulla terra con il giudizio universale. Con la Madonna Assunta in cielo in corpo ed anima, questa realtà futura è stata anticipata con un singolare piano che Dio ha predisposto per questa sua singolare creatura che è Maria, la Madre di Dio, la Madre di Cristo e della Chiesa. Maria non è morta, ma si è addormentata in Cristo, per passare nella sua esistenza creaturale ad un´esistenza eterna trasformata nella gloria del Paradiso, dove Ella è la Regina ed è la Piena di Grazia per sempre, che continua a dispensare le sue grazie per noi. Pensare alla Vergine Santa che dal cielo e di ci protegge è avere la certezza della protezione celeste da parte di una mamma, la cui costante preoccupazione è vedere i suoi figli che vivano in piace e nella gioia. Invece anche in questa solennità dell´Assunta del 2014, la Madonna vede con sofferenza quanta lotta, quanto odio, quante guerre si fanno i suoi figli in questo mondo perché l´orgoglio e la presunzione di qualcuno o di pochi si vuole affermare con la violenza e la forza sugli altri, causando dolori e sofferenze immani negli esseri umani e ferendo in modo terribile il cuore di Cristo e la sensibilità di Maria. Nella liturgia di oggi il male del mondo è rappresentato da quel drago, simbolo di satana, che ostacola la nascita del figlio della Donna e vuole divorare il figlio appena nato. Chiaro riferimento alla Madonna e alla nascita del Redentore. Quanti draghi oggi nel mondo non fanno nascere la speranza, la gioia, al pace e la giustizia nel mondo. Affidiamoci alla Madonna che nonostante tutte queste gravissimi situazioni esistenti nel mondo, nuovamente ci offre Gesù il principe della pace. Lei combatte le forze del male con la forza della fede e della sua intima unione con Cristo. Lei vince in Cristo il male e la morte e Maria si pone come stella del mattino sul pellegrinaggio della fede e della carità di tutti i discepoli di Cristo, dei cristiani di ieri e di oggi. Nel mistero dell´Assunzione al cielo della Madonna noi sperimentiamo nella grazia dei sacramenti del battesimo e della riconciliazione questa vittoria sul male e sulla morte spirituale, in attesa dei definitivo duello tra Cristo e l´Anticristo, ove la morte corporale sarà debellato dalla terra e l´uomo verrà associato alla gloria del cielo per sempre e in modo diverso. Ce lo ricorda san Paolo Apostolo nel brano della seconda lettura di oggi, tratta dalla sua prima lettera ai Corinzi, dove afferma che Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti. Ed aggiunge che come in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita. Quando e come avverrà lo dice con chiarezza, quando Cristo si sarà manifestato. È necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L´ultimo nemico a essere annientato sarà la morte, perché ogni cosa ha posto sotto i suoi piedi. In questo progetto di salvezza, la Madonna diventa la mamma dell´amore, della carità, della gioia, del servizio e ci spinge noi suoi figli ad operare nella logica del magnificat, delle beatitudini e a fare esperienza di amore concreto andando verso quanti soffrono nel corpo e nello spirito, portando ad essi i segni della gioia e della speranza cristiana. Nella sua umiltà, nella sua generosità, Maria può cantare con sicurezza e certezza di fede, nella piena consapevolezza della sua risposta d´amore al Signore: "Grandi cose ha fatto per me l´Onnipotente e Santo è il suo nome". Confermiamo nella fede le cose grandi che Dio ha fatto in Maria. Una creatura unica ed eccezionale, una donna irripetibile, una mamma di infinito amore che avendo generato nel suo seno verginale, per opera dello Spirito Santo, il Figlio di Dio, quel suo Figlio l´ha voluto vicina a se per sempre, quale dimora di bontà e tenerezza per tutti. Il grembo verginale di Maria, la sua speciale persona aveva diritto, per decisione dell´Altissimo, di entrare nella gioia del Paradiso nella sua interezza di Madre. Ecco perché il dogma dell´Assunta è strettamente agganciato a quello dell´Immacolato e le due verità di fede mariane si compensano e si integrano a vicenda e fanno risplendere la Madonna per quella luce, non propria ma riflessa, divina che porta Cristo venendo in questo mondo, vivendo in questo mondo, soffrendo e morendo, ma soprattutto risorgendo dalla morte e ascendendo al cielo dove ha portato con se nella pienezza della persona di Maria, la su Madre, che ora vigila sulla storia dell´umanità ed attende tutti i suoi figli oltre la soglia del tempo, nell´eternità.

DOMENICA 10 Agosto      notizia del 09/08/2014

auguri un sereno compleanno...e che tu lo possa festeggiare tra sorrisi e persone sincere

XVIII Domenica del T. O.      notizia del 02/08/2014

Imparare a condividere Vangelo: Mt 14,13-21 Tra le poche cose che accumunano tutti gli uomini e tutte le donne di ogni epoca e di ogni luogo, c´è senz´altro la fame, o quantomeno lo stimolo della fame. Chi di noi, anche tra coloro che provano appetito con difficoltà o che non sono "buone forchette", può dire di non aver mai avvertito la fame? Sebbene non ce lo possiamo ricordare, tra i primi vagiti della nostra infanzia c´è stato pure quello della fame: e da allora, ogni giorno abbiamo avvertito il desiderio di immettere nel nostro stomaco qualcosa che non ci faccia sentire i crampi, che non ci faccia addormentare, che ci permetta di svolgere con normalità e col vigore necessario le nostre attività quotidiane. Tutti quanti, quindi, abbiamo o abbiamo avuto fame: non tutti però - ed è questa la discriminante, quella che fa problema - abbiamo o abbiamo avuto la possibilità di soddisfare questo naturale stimolo, questo desiderio. Ed è proprio questa impossibilità che fa sì che nel mondo tanta, troppa gente (circa 825 milioni di persone, il 12 % della popolazione del pianeta) continui non solo ad avere fame, ma a rimanere affamata perché resa affamata; a rimanere povera perché impoverita. Ogni paese del mondo avrebbe la possibilità di dare da mangiare ai propri abitanti; e se è vero che ci sono alcune zone desertiche dove coltivare per vivere, anzi per sopravvivere, è praticamente impossibile, è però altrettanto vero che ci sono moltissime altre zone del mondo decisamente fertili che non vengono coltivate perché in mano a poche persone - se non a una sola - le quali non le coltivano perché impossibilitate a farlo per la vasta estensione dei loro possedimenti. C´è sempre qualcosa di "impossibile", nell´umanità: l´impossibilità a sopravvivere per la mancanza di cibo e l´impossibilità a far sopravvivere una fonte di vita...un circolo vizioso per il quale la gente crepa di fame perché carente del minimo necessario, e la fonte che può aiutare a saziare la sua fame crepa a causa dell´eccessiva abbondanza di chi la possiede. Muore l´affamato, e muore la possibilità di saziarlo...questo è l´impossibile vivere dell´umanità, schiacciata da un senso di impotenza che sa più di mancanza di volontà, o di ineluttabile sorte del destino, o ancor peggio di deliberato e diabolico disegno politico di "mantenimento" dello "status quo"...come se essere ed avere degli affamati nel mondo fosse un "male necessario" perché la ruota dell´economia possa girare con criteri favorevoli solo a pochi; come se essere ed avere degli affamati nel mondo fosse una cosa che "c´è sempre stata e sempre ci sarà", magari anche per colpa degli stessi affamati, spesso ritenuti fannulloni, senza idee in testa e senza voglia di dare una svolta alla loro vita. Come se al povero e all´affamato piacesse rimanere così...forse questa cosa piace di più a noi, quando viviamo la carità e la solidarietà come un modo per purificarci la coscienza, donando in maniera indiscriminata, magari anche generosa e onesta, ma senza fare in modo che il povero e l´affamato abbiano in mano la possibilità di fare qualcosa per non esserlo più. Già, perché se poi anch´essi mangiano tutti i giorni come noi, poi per noi non ce n´è più; se anche loro lavorano onestamente come noi, poi di lavoro non ce n´è più nemmeno per noi; se anche loro hanno un pezzo di terra su cui vivere, poi non ce n´è più per noi... Questi pensieri, noi forse li facciamo solo a tavola, o tra i soliti quattro amici al bar: ma quando questi discorsi li fanno i potenti, quelli che stanno seduti intorno al tavolo delle decisioni nella sala dei bottoni, il passo verso il bottone da pigiare per eliminare la fame eliminando l´affamato, è breve. E le immagini di questi giorni sono sotto gli occhi di tutti! Siccome allora in fondo a noi la guerra non piace e grazie a Dio ci dà fastidio, e siccome tuttavia anche noi continuiamo a pensare che "si aiuta finché si può, finché non manca anche per noi", il sentimento di pietà che esce dai nostri cuori - ripeto, in maniera anche molto onesta - ci porta a dire: "Basta, che ognuno torni a casa sua, dove bene o male riesce ancora a comprarsi qualcosa da mangiare, invece di vivere di espedienti e magari malamente in un altro mondo!". Quel giorno, in Galilea, il tramonto si stava avvicinando: e non era certo il caso che tutta quella gente continuasse ancora a stare addosso al Maestro, chiedendogli di tutto e di più, e senza nemmeno lasciargli il tempo per riposare. Non si poteva pretendere che il Maestro, potente più di Giovanni il Battista, desse da mangiare a tutti. La soluzione più ovvia, quindi, era la stessa di sempre, pervasa di onesta pietà: "Congeda la folla, perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare". Qui, di pane non ce n´è; di possibilità di averlo, nemmeno. Abbiamo fatto tutto il possibile, guarendo i malati e avendo compassione delle folle: ora basta! Ma a questo modo di fare, il Maestro proprio non ci sta: "Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare". Non è così necessario, rimandarli a casa loro: di certo, non è l´unica soluzione. Un´altra via è possibile: condividere. Anche solo cinque pani e due pesci, ma da condividere. Anche se è solo miseria, ma è da condividere. Anche se è il nulla, è da condividere. Il nulla condiviso fa meno paura. La miseria condivisa fa soffrire di meno. Il poco condiviso addirittura fa miracoli. Perché allora sul lago di Galilea il miracolo lo fece il Maestro: ma oggi, qui, nella Galilea delle Genti, il miracolo lo fa la carità condivisa, lo fa la povertà condivisa, lo fa la grazia condivisa. La grazia non cade dal cielo come un fulmine: la grazia è come la verità, "germoglia dalla terra perché la giustizia si affaccia dal cielo". Dal cielo, la giustizia che è Dio si affaccia per dirci: "Tocca a voi". Non è vero che cinque pani e due pesci sono un nulla. Non è vero che non si può più fare nulla, non è vero che le soluzioni sono le guerre, non è vero che la soluzione è dire basta agli sbarchi, non è vero che la soluzione è imparare a dire di no... La soluzione è dire di sì. Che paura dobbiamo avere? Abbiamo forse paura di dire di sì? Ascoltiamo Paolo, e facciamo parlare lui. Il resto delle parole, soprattutto quelle dei potenti che hanno il suono delle bombe, ormai ci hanno nauseato, e ci avanzano: "Chi ci separerà dunque dall´amore di Cristo? Forse la tribolazione, l´angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun´altra creatura potrà mai separarci dall´amore di Dio, in Cristo Gesù, Signore nostro".

XVII Domenica del T.O.      notizia del 26/07/2014

Siamo proprio sicuri di sapere cosa ci riempie il cuore? Vangelo: Mt 13,44-52 La vita è una caccia al tesoro. Bella storia. E abbiamo in tasca le istruzioni, a saperle leggere. La mappa è offerta a tutti, gratuitamente. E invece, tontoloni, siamo lì, col naso per aria, e diamo retta ai tanti che ci vogliono vendere le istruzioni per la felicità. Diamo retta ai venditori di fumo, agli esperti di tutto, che ci spiegano che, per essere felici, abbiamo bisogno di una macchina più grande, di un corpo più snello, di uno stipendio milionario. La cosa tragica è che molto credono a questa pia illusione!Matteo scrive questa pagina trent´anni dopo avere lasciato tutto. Ha trovato il tesoro mentre lavorava nello spinoso campo della riscossione dei tributi; lì ha incontrato lo sguardo del Nazareno, l´ospite di Simone il pescatore, il falegname che si era preso per un profeta. Il Messia si era avvicinato al banchetto delle imposte, senza odio, come facevano tutti, senza timore, e gli aveva chiesto di lasciare tutto e di seguirlo così, senza paura. Ed egli lo aveva fatto, senza sapere bene il perché .Da allora la sua vita era cambiata. Pensava di avere in tasca una perla preziosa: soldi, rispetto, conoscenza altolocate; nello sguardo sorridente di Gesù aveva visto cos´era davvero il tesoro. Anche noi pensiamo di sapere in che cosa consista la nostra felicità, crediamo di avere individuato il tesoro e investiamo energie e intelligenza per trovarlo. Siamo proprio sicuri di sapere cosa ci riempie il cuore? Salomone Salomone è giovane ed eredita da suo padre Davide un regno in difficoltà: i nemici premono ai confini e il piccolo popolo di Israele è diventato una delle potenze dell´epoca, lotte intestine dilaniano la corte e Davide stesso ha sperimentato il dolore lancinante di vedere il proprio trono assediato dai suoi figli. Salomone, figlio della preferita, Betsabea, è stato scelto. Lui, ora, regna.Ha di fronte a sé un compito immane: proteggere e governare il popolo, far costruire il tempio.È giovane, molto giovane e ha bisogno di aiuto. Dio gli farà un dono. Salomone chiede in dono la capacità di agire con saggezza. Grandioso! Se trovassimo la famosa lampada di Aladino cosa chiederemmo? Salute, ricchezza, amore, serenità? Salomone chiede la saggezza di governare un popolo, non per sé, ma per gli altri. Quando parliamo di tesoro nella nostra vita, quando cerchiamo la felicità, abbiamo bisogno di saggezza per fare le scelte giuste. Tesori e perle Per la terza domenica consecutiva la liturgia ci consegna una pagina di parabole. Gesù usa le parabole per facilitare la comprensione del mistero di Dio. Usando immagini conosciute a quanti lo ascoltano, il Signore dimostra la sua capacità comunicativa e la sua volontà. Imparassimo da lui a parlare di Dio, invece di sfoggiare elaborati linguaggi teologici incomprensibili ai più! Tre sono le piccole parabole di oggi. La prima e l´ultima parlano di qualcosa di prezioso, che cambia la vita alle persone. Un uomo trova un tesoro mentre sta scavando, ricopre il tutto e compra il campo. Un collezionista di perle, l´oggetto più prezioso in antichità, come sono per noi oggi i diamanti, trova una perla straordinaria e la compra. L´idea di fondo è la stessa: la vita è una ricerca, e Dio solo conosce ciò che può riempire i nostri cuori. Solo Dio sa cosa ci rende profondamente felici, autenticamente felici. A volte incontriamo Dio senza cercarlo, come fa quel tale che trova il tesoro zappando. Altre volte, invece, l´incontro con Dio è l´approdo dopo una lunga e laboriosa ricerca che può durare tutta la vita. Cosa stiamo cercando? Stiamo ancora cercando? Nel cuore dell´estate il Signore si propone come colui che, unico, colma il nostro cuore. Reti e pesci Sul lago di Tiberiade la pesca avveniva a strascico. Una volta giunti a riva i pescatori dovevano fare una cernita, rigettando in mare i pesci impuri o non commestibili. Così è la dinamica spirituale: una volta scoperto il tesoro, rapiti dall´entusiasmo, ci mettiamo alla sequela del Signore. Ma occorre fare una cernita delle nostre emozioni, dei nostri sentimenti, come il campo seminato a buon grano cresce con la zizzania, così la nostra vita spirituale cresce con fatica, dopo l´adesione degli inizi. La costanza nasce dalla meditazione della Parola, dalla frequentazione del Signore, dalla compagnia della comunità.Ma, per oggi, facciamo memoria del momento in cui abbiamo trovato il tesoro e trovato la perla. E se questo non è ancora avvenuto, diamoci da fare!

XVI Domenica del T.O.      notizia del 19/07/2014

Vangelo: Mt 13,24-43 Il buon ladrone : la zizzania che divenne grano Accogliamo e preghiamo questa Parola di Dio nella situazione concreta di questi giorni: giorni di guerra, di violenze, di attentati, di gravi fondamentalismi, di persecuzioni. Per questo vogliamo pregare insistentemente per implorare la pace. Dopo la parabola del seminatore il discorso sul regno continua con altre parabole sempre rivolte alla folla: la zizzania, il granello di senape e il lievito. La parabola della zizzania è seguita anche da una spiegazione data ai discepoli. La zizzania è un tipo di gramigna che a stento si distingue da buon grano fino al momento in cui sviluppa la spiga: ma ha un seme selvatico. La zizzania rappresenta il male, il frutto cattivo, che non serve, non nutre, anzi fa male. La parabola, per bocca dei servi, pone alcune domande che angustiano tutti: "Da dove viene la zizzania? Dobbiamo strapparla subito?" Sono interrogativi profondi: "Da dove viene il male, se il padrone semina solo il buon grano?" Da dove viene il male che c´è nel mondo? Il mondo è fatto dal Signore ed è fatto per uno sviluppo buono. Il cuore dell´uomo è fatto dal Signore ed è per il bene. Perché allora c´è tanto male? Perché c´è sempre stato e forse sempre ci sarà? Anche oggi, quante volte ci chiediamo: Perché quel terrorismo, quella violenza? Perché tante persone, anziché costruire la propria vita nell´onestà e nel bene, non pensano ad altro che a ingannare, sfruttare, opprimere? Perché per un ragazzo o una persona qualsiasi sarebbe molto più bello e più facile parlare bene, cercare le cose pulite, i valori della bontà, dell´amore, del servizio, invece si lascia andare a tante scompostezze nel seguire una mentalità mondana egoista? Perché il male? Perché tutto questo male? Quando Dio ci ha fatti per il bene, quando Cristo ci ha salvati dal male e ci ha dato l´insegnamento e la possibilità del bene? Gesù afferma: "Un nemico ha fatto questo!". Un nemico: il nemico di Dio, il maligno, come già era affermato nel libro della Genesi: il tentatore dell´uomo che vuole mettere l´uomo nella disobbedienza a Dio e così rovina se stesso. La presenza e l´opera del nemico può esprimersi in svariate maniere, confondendo le idee e gli animi, facendo apparire come cosa buona ciò che è male, tentando in molti modi.C´è chiaramente la libertà e la responsabilità dell´uomo di assecondare la tentazione e compiere il male, di crescere come la zizzania oppure di lottare contro il male e di fare il bene, di far fruttare il seme buono della parola di Dio. Gesù parla del giudizio che avverrà alla fine: il fuoco che brucia la zizzania. Il Figlio dell´uomo che manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno tutti gli scansali e gli operatori di iniquità e li getteranno nella rovina. E i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Si tratta di coltivare il buon seme nelle mani di Dio e non diventare zizzania nelle mani del nemico. Se questo è lo sviluppo e la conclusione della vita degli uomini e della loro vicenda, nel frattempo c´è tutto l´insegnamento fondamentale della parabola che Gesù ci vuol far comprendere.I servi chiedono: Dobbiamo andare subito a sradicare la zizzania? Anche noi - sentendoci giusti - vorremmo eliminare subito persone e cose che portano avanti il male. La risposta è: La zizzania non va strappata subito. Gesù insegna a non sorprenderci, a non scandalizzarci e dà istruzioni su come si deve vivere nella situazione presente in cui il bene e il male convivono inseparabilmente. Il mondo, come la stessa Chiesa, non sono fatti di soli giusti e si deve imparare ad accettare con pazienza questo fatto, senza per questo scendere a compromessi col male. La pazienza è motivata con il rischio di compiere un giudizio affrettato, mentre "non si deve giudicare nulla prima del tempo, finché non venga il Signore", come scrive S. Paolo. Ma l´insegnamento di Gesù in tutte queste parabole, pur essendo realista, è sempre molto incoraggiante. In ogni tempo il grano sta crescendo, nessuna zizzania, nessun ostacolo lo bloccherà, non bisogna farsi impressionare o angustiare o avvilire dalla zizzania, dalle situazioni che ci fanno soffrire. Tanto seme cade su terra buona e porta molto frutto. Il seme cresce buono e abbondante pur in mezzo alla zizzania. Il seme, piccolo come un granello di senape può diventare un grande albero e come un po´ di lievito può fermentare tutta la pasta. Questo è il regno di Dio che è seminato, cresce, si sviluppa nella storia degli uomini e che porta alla salvezza dei giusti che splenderanno come il sole nella casa del Padre. Di fronte ai problemi e al male del mondo occorre stare attenti a non perdere la speranza. La speranza è la certezza che il Signore porterà a compimento ciò che ha promesso. Si tratta di credere a Dio, si tratta di costruire la speranza con l´amore, la carità. La speranza molte volte ci è testimoniata dai poveri, dai martiri, da tanti profeti che Dio sa suscitare in ogni tempo. Dai poveri, perché essi sanno cosa significa guardare al futuro sapendo desiderare che sia veramente diverso e migliore; dai martiri, perché essi sono talmente attaccati a Dio e danno persino la vita perché sanno che c´è un´eternità che è davvero infinitamente più grande della nostra esistenza terrena; dai profeti del nostro tempo, perché essi, pur conoscendo i problemi molto più di tanti altri, sanno indicare la strada del bene e dell´impegno perché si realizzi il progetto di Dio per il bene di tutti gli uomini.Il male non ci deve scandalizzare, ma ci deve impegnare, partendo dal nostro cuore e dalla nostra vita personale. La zizzania può diventare grano. Guardando Gesù, la Chiesa costantemente si purifica e si rinnova: le inevitabili scorie di zizzania si trasformano in grano puro e fecondo. Gesù, infatti ammonisce: "Non togliete la zizzania, Io ho dato la vita per la salvezza di tutti." Il buon ladrone è zizzania diventato grano! S. Paolo era un persecutore ed è diventato un apostolo infaticabile. "Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori e di questi il primo sono io. Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia". S. Agostino era un autentico errabondo del pensiero e del cuore: è diventato un cantore entusiasta e un innamorato sincero di Dio. "Tardi ti ho amato, bellezza così antica e così nuova!" S. Francesco di Assisi era un giovane di mondo, cresciuto in mezzo agli agi di una famiglia borghese: è diventato il santo della povertà, un gigante di umiltà e di penitenza. S. Francesco Saverio era un nobile vanitoso che sognava di ricomporre patrimonio di famiglia e ricuperare lo splendore del casato: è diventato il missionario instancabile dell´Asia, un monumento di dedizione eroica alla causa del vangelo E la lista potrebbe continuare: la misericordia di Dio è inesauribile. Questa è la grande vittoria di Dio: la vittoria del bene sul male.

DOMENICA 13 LUGLIO      notizia del 12/07/2014

A chi ti dice che questo mondo va male, dipingi un arcobaleno dentro di te. Cioè trova un motivo per non perdere la speranza dentro questo vecchio mondo. Tutto questo perché? Perché "il futuro appartiene a coloro che trasmettono alla prossima generazione motivi per sperare"(Pierre Teilhard de Chardin).

XIV domenica del tempo ordinario      notizia del 05/07/2014

Per capire questo breve brano del vangelo dobbiamo capire cosa succede prima. Gesù pensava di poter cambiare la religione del suo tempo, Il momento che Gesù vive non è facile. Dagli scribi è considerato un bestemmiatore (Mt 9,3) e meritevole della pena di morte.I farisei hanno iniziato una campagna denigratoria nei suoi confronti. Non possono negare ciò che compie (miracoli, guarigioni) così lo accusano di stregoneria (scaccia in nome di Beelzebul; Mt 9,34); attaccano inoltre la sua reputazione ("E´ un mangione e beone", Mt 11,19).Ma non è tutto. Le principali città della Galilea non sembrano minimamente sfiorate dal suo insegnamento. Prima di questo brano Gesù se la prende con Corazim e Betsaida e dice: "Se Tiro e Sidone (città pagane, nemiche storiche di Israele) avessero visto ciò che voi avete visto (i miracoli) si sarebbero già convertite" (Mt 11,20-22). Gesù è deluso: "Con tutto quello che è successo! Con tutto quello che avete avuto la fortuna di vedere! Ma come fate a non credere? Ma quanto siete ostinati!"

mons Domenico Berni      notizia del 28/06/2014

Domenica 29 giugno alla SS. Messa delle h. 10.30 celebrazione con Mons. Domenico Berni, da 31 missionario in Perù, per il suo 48° anniversario di ordinazione sacerdotale

Solennità SS. Pietro e Paolo      notizia del 28/06/2014

Nella loro vita poche volte, Pietro e Paolo si incontrarono, a volte litigarono, si confrontarono, si richiamarono alla fedeltà. Eppure il loro comune Signore li adoperò per farli diventare le due colonne principali cui poggia l´edificio della Chiesa. Pietro e la conservazione della fede. Paolo e l´ardore dell´annuncio, l´anarchia dello Spirito. Difficilmente si sarebbe riusciti a mettere insieme due figure più diverse, eppure la Chiesa è così, fatta di gioiosa diversità, di dilagante ricchezza. Ed è bello e consolante, oggi, celebrare insieme due che mai, nella vita, avrebbero voluto essere ricordati insieme... Così è la Chiesa, che oggi gioisce per questi innamorati di Dio, lieta di poter proporre ad ogni uomo lo stesso percorso di scoperta del volto del Signore Gesù. Pietro il pescatore, Paolo l´intellettuale, le due colonne su cui poggia la nostra fede, Pietro e Paolo, le colonne della fede, ci insegnino a vivere nella tenerezza dell´appartenere alla Chiesa. Loro, oggi ci ricordano la fantasia di Dio, lo splendore della Chiesa.

CORPUS DOMINI      notizia del 21/06/2014

Tra i meravigliosi e incredibili doni che Gesù ci ha fatto, certamente l´Eucarestia è il Dono per eccellenza: ci ha donato Se stesso, che sotto le specie del pane si fa ´Pane di vita. Non deve dunque stupire il fatto che tutti i santi abbiano fatto dell´Eucarestia il vero segreto della santità e felicità della vita. Il solo pensiero che nella Comunione incontriamo Gesù vivo e vero, rende inconcepibile pensare alla Celebrazione eucaristica, come un dovere da espletare o un peso da sopportare! E´ una questione di fede. Se la Chiesa, nel corso dei secoli, ha pensato alla domenica come ‘il giorno del Signore´, è chiaro che il punto centrale di questo giorno è l´Eucarestia.

SS. TRINITA´      notizia del 14/06/2014

La solennità della SS. Trinità: ascoltarsi guardandosi negli occhi Vangelo: Gv 3,16-18 In cucina una giovane mamma stava preparando la cena con la mente totalmente concentrata su ciò che stava facendo: preparare le patatine fritte. Stava lavorando sodo per preparare un piatto che i bambini avrebbero apprezzato molto: le patatine fritte erano i lloro piatto preferito. Il bambino più piccolo, quattro anni, aveva avuto un´intensa giornata all´asilo e raccontò alla mamma quello che aveva visto e fatto. La mamma gli rispondeva distrattamente con monosillabi e borbottii. Qualche istante dopo si sentì tirare la gonna e udì: "Mamma!" La donna accenno di sì col capo e borbottò qualche parola. Sentì altri strattoni alla gonna e di nuovo: "Mamma!". Ma lei continuava imperterrita a sbucciare le patate. Passarono altri cinque minuti. Il bambino si attaccò alla gonna della mamma e tirò con tutte le sue forze. La donna fu costretta a chinarsi verso il figlio. Il bambino le prese il volto fra le manine paffute, lo portò davanti al proprio viso e disse: "Mamma, ascoltami con gli occhi!". "Ascoltarsi con gli occhi", per l´appunto. Perché tutte le cose importanti passano attraverso gli occhi. Ascoltare qualcuno con gli occhi significa dirgli: "Tu sei importante per me". Se l´Ascensione è la presentazione fatta da Gesù al Padre della sua Sposa, se la Pentecoste è il regalo - nozze più discusso firmato dal Padre, la festa della Santissima Trinità è questo gioco di sguardi tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Quasi a dire: studiamo la tattica per dare continuità a quest´Amore. Ecco perché se dobbiamo vivere nell´unità non è perché, fatti i conti in tasca, il bilancio quadra meglio a essere solidali tra noi. Non è un bisogno tattico, non è un fatto di calcolo o di convenienza: la comunione nella Chiesa non è riducibile ad una scelta furba derivante dalla considerazione che stare insieme, lavorare insieme, camminare insieme produce di più sul piano della resa pratica. Non pensi a quello che dici mentre dipingi il segno della croce sul tuo corpo? "Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo". Eccole qui le ragioni della nostra comunione. Nel fatto che la Chiesa è l´immagine della Santissima Trinità. Di più. E´ la propaggine di quella piccolissima comunità divina - il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo - che si prolunga sullo spartito musicale della storia e della cronaca quotidiana. Fantastico pensare che la Chiesa nasce dall´alto, affonda le radici nella Trinità. E´ per questo che il mistero principale della nostra fede ci è stato rivelato da Gesù di Nazareth: non per le nostre contemplazioni astratte. Ma perché dobbiamo concretizzarlo nella vita di ogni giorno e sui crinali del terribile quotidiano. La Trinità è/sono persone. Non cifre. Non codici fiscali. Non numeri di matricola apposti sulle casacche delle nostre tute da lavoro. Siamo persone, non barattoli gettati da Dio sulla terra destinati a ruzzolare sotto i calci dei bambini. Sono persone uguali. Adesso capite dove si attacca tutta lo spasimo e l´insistenza della Chiesa quando annuncia l´uguaglianza? Siamo tutti uguali! Non ci sono uomini di serie A e uomini di serie B. E´ il mistero trinitario che ci interpella ogni volta che scorgiamo segni di ingiustizia nella cronaca quotidiana. E´ il mistero della Trinità che ad ogni uomo imprime il sigillo dell´uguaglianza con Dio. Sono persone uguali e distinte. Ogni uomo ha il suo volto e la sua storia, i suoi sogni e le sue fatiche, le sue aspirazioni e le sue paure. E´ un identikit intrasferibile. Dio ci conosce per nome, non per sigla. Ci chiama per nome uno ad uno. "Non ti dimenticherò mai... Ho scritto il tuo nome sul palmo della mia mano" (Is 49,15-16). Sapere che questa frase di Isaia Dio la ripete a te, a me, a tutti fin da quando siamo stati concepiti nel grembo materno, non può non alzare la soglia del nostro rapporto con Lui. Lui che, come dice il profeta Baruc, "chiama le stelle per nome, ed esse gli rispondono eccomi brillando di gioia" (Ba 3,34-35), Lui che non deposita negli archivi i nostri volti, ma li sottrae all´usura delle stagioni illuminandoli con la luce del suo volto. Lui che non seppellisce i nostri nomi nel parco delle rimembranze, ma li evoca uno ad uno dalla massa indistinta delle nebulose e, pronunciandoli, con la passione struggente dell´innamorato, li incide sulle rocce dei colli eterni. E allora "andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figli e dello Spirito Santo". E´ un mondo, quindi, che dobbiamo amare. Che non dobbiamo scomunicare. Che dobbiamo inseguire. Che non può lasciarci chiudere occhio, finché lui non dorme sonni tranquilli. Al quale dobbiamo voler bene, sapendo che amare il mondo significa farsi carico di tutti i problemi dell´umanità e, quindi, salire sulla croce. E´ urgente prendere coscienza che siamo un popolo che passa in mezzo al mondo per annunciare che il Signore è risorto e cammina con noi. Siamo le riserveche attendono la discesa in campo del titolare. Ci h provato "di buon mattino" quel vecchio celebratore della follia spietata di Dio che corrisponde al nome di Mosè. Anziano, balbuziente, custode di greggi e d´armenti, incapace di tessere e ricamare astute parole... sarà l´uomo che smantellerà il cuore malvagio e perverso del faraone. Lo senti con le lacrime che scavano la sua gola riarsa chiedere a Dio: "Chi sono io per andare dal faraone?". Non si tratta di mancanza di fede, ma di profonda consapevolezza della propria inadeguatezza. Incroci oggi le sue orme sulla montagna assolata del Sinai "con due tavole di pietra in mano", con un sogno nel cuore e con i volti del suo popolo infedele sulle spalle. Mosè è un uomo lacerato tra cielo e terra, appartiene a Dio e alla terra, ad una terra maledetta e ad un Dio tutto santo. E´ un´appartenenza che lo lacera, lo distrugge, lo tormenta. Questo è il dramma tragico e disumano di Mosè. Mi son scese le lacrime quando, nel silenzio fecondo della notte, l´ho sentito gridare nelle pagine sacra della Scrittura: "Sì, è un popolo di dura cervice, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa di noi la tua eredità". Ma non è solo l´uomo che deve fare la volontà di Dio: anche Dio, in nome dell´amore che lo lega all´uomo, deve fare la volontà dell´uomo. Sembra una cruda bestemmia, invece è un´elegia ricamata la tirata d´orecchie che Mosè rinfaccia a Dio: quando vuol sterminare il popolo e ripartire da zero con Mosè, quel vecchio poeta dalle parole aride non ci sta. Anzi, a Dio urlerà: "Perdona il loro peccato, oppure cancella anche me dal libro della vita". Archimede chiedeva: "Datemi un punto d´appoggio e vi solleverò la terra".Mosè, nella sua cella d´orazione, l´ha trovato quel punto ed è riuscito a compiere l´incredibile: ha tessuto la voce di Dio con le bestemmie dell´umanità. Alla fine ci ha provato anche Dio. Si alza di "buon mattino" per giocare il tutto per tutto. Come si sentì raccontare Nicodemo, ammaliato nell´oscurità dagli occhi delMaestro di Nazareth: "Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, non per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui". Intuizione disumana, scheggia d´amore partita da un cuore infuocato, "luce abbagliante ma non accecante" - come affermava lo scrittore francese F. Mauriac -. Ecco la certezza d´avere un Padre: nel momento in cui ci manda suo Figlio perché avessimo la vita. Il mondo venne sconvolto perché da tempo l´Amore sembrava aver smarrito il suo fascino. "Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi" - cantò l´abile penna dell´evangelista Giovanni. Ecco il volto incantevole della Trinità. Un Padre che manda il proprio Figlio per salvare il mondo con il loro Amore, lo Spirito Santo. Riservandosi di chiedere aiuto a Maria di Nazareth, a Mosè, a Paolo di Tarso perché la storia diventa intrigante se mille volti s´incrociano tra di loro. Mille volti ma un unico regista: la Trinità.

PENTECOSTE      notizia del 10/06/2014

Vangelo: Gv 20,19-23 Lo Spirito soffia dove e quando vuole, ma anche con l´intensità che vuole. Marie Noel, scrittrice francese scrive: "quando Dio ha insufflato l´anima nel mio corpo, ha soffiato troppo forte: io non mi sono ancora riavuta da quel soffio e vacillo di qua e di là come il lume di una candela". Questa poi! non l´avevo ancora sentita, ma riflettendoci bene ho scoperto che cela una profonda verità ontologica. Chi di noi può dire di non aver mai vacillato? Ma quand´è che vacilliamo? Quando non ci appoggiamo su Dio: cerchiamo appigli e appoggi dappertutto, tranne che in Lui. E allora barcolliamo, vacilliamo, ondeggiamo di qua e di là, annaspando alla ricerca di altri appigli, ma finché non cerchiamo Lui, saremo sempre barcollanti. Perché? Perché abbiamo il cuore vuoto, e quand´è vuoto è facilmente sbatacchiato di qua e di là come una canna agitata dal vento. Il cuore è fatto per essere riempito di Dio, tutto il resto non serve a riempirlo, anzi lo lascia più vuoto che pieno e quindi vacillerà in perpetuo se non ci affrettiamo a pregare lo Spirito Santo che lo riempia dei suoi sette doni. I MAGNIFICI SETTE Mi presento: sono la SAPIENZA (dal latino sapere = aver sapore). Io esisto perché tu possa gustare l´amore di Dio e non solo crederlo. Ti faccio vedere i passi di Dio in ogni avvenimento della tua giornata e ti faccio capire quanto ti ama. Ti faccio vivere con Lui che è il santo = pieno di vita. Mi presento: sono l´INTELLETTO (dal latino intus legere). Io esisto per aiutarti a leggere dentro, non dentro un libro, ma dentro il mistero di Dio. Rendo il tuo sguardo più profondo e illuminato e ti rendo capace di unificare il tuo volere in un solo desiderio: vedere Dio. Raduno dunque i tuoi mille frammenti e ti ricompongo in un magnifico mosaico. Mi presento: sono la SCIENZA (dal latino scire = conoscere). Io esisto per farti scoprire i pregi e i limiti di ogni cosa: la rosa è bella, ma attento alle spine, se no ti pungi! E anche per farti scoprire il perché delle cose create, il loro fine e il loro Autore. Le cose create portano l´impronta del Creatore. Mi presento: sono il CONSIGLIO (dal latino consulere = decidere). Io ci sono per farti capire le scelte giuste da fare, per darti il discernimento: veramente questa cosa nessuno la chiede più e quindi sono disoccupato, ma non scansarmi se no farai tutte le scelte sbagliate con ruzzoloni e capitomboli a non finire! Ti ho avvisato, sei ancora in tempo per venirmi a consultare! Mi presento: sono la FORTEZZA. Io ci sono per aiutarti ad essere fedele a Gesù Cristo. Per essere fedele ai tuoi doveri basta la virtù della forza, ma per seguire e testimoniare Gesù, ci voglio io che ho una marcia in più, essendo un dono dello Spirito Santo e non una semplice virtù. Coraggio e sempre avanti. Con me ce la farai! Non temere gli ostacoli e le situazioni difficili. Mi presento: sono la PIETA´ (dal latino pietas = amore filiale). Io ci sono per mettere nel tuo cuore tanto amore (non confondermi con la compassione) e tanta tenerezza per Dio Padre tuo, anzi papà tuo, perché è proprio così che io lo chiamo. Ti riempirò il cuore di affetto filiale per Dio. Mi presento: sono il TIMOR di DIO. Io ci sono per darti il timore di offendere Dio, non per paura dei castighi ma per l´amore che hai per Lui. Ti do anche la sana paura di peccare proprio per evitarti di perdere l´amicizia più grande: cioè quella di Dio e di rimanere sempre sotto la sua protezione.

Domenica 1 GIUGNO      notizia del 31/05/2014

Stavo pensando come ci raccontò l’Ascensone al cielo di Gesù, la mia catechista. Ci aveva provato lei, ma a pensarci adesso era parsa proprio ridicola la mia maestra di catechismo. Ci parlava dell´Ascensione - a noi bambini che andavamo a catechismo col pallone nello zaino - aggrappandosi ad un sentimentalismo di vecchia data, ormai scaduto e stanco, ad immagini consunte, disuse, affannose: "Gesù, dopo aver tanto faticato, aveva il diritto di andarsi a riposare in Paradiso, dove anche noi, al termine del soggiorno in questa valle di lacrime". Bastava solo che ci facesse aggiungere in coro: "L´eterno riposo dona a tuo Figlio, Signore, splenda a Lui la luce perpetua. Riposi in pace" e il funerale era celebrato. Magari intervallato da qualche caramella per festeggiare l´attesa fine dell´anno di catechismo. Cioè l´Ascensione era, per lei catechista improvvisata, un periodo di "ripresa" da passare in alta quota, dove l´aria è salubre, gli infermieri gentili, la struttura ospedaliera adatta. E noi bambini ascoltavamo incoscienti! Forse dubbiosi. Dubbiosi al pari degli apostoli che, rannicchiati sulla cima di quel monte, assistettero in presa diretta alla scalata verso il cielo del loro Gesù. Matteo, evangelista per conto Terzi, sintetizza il tutto con un verbo pesante: "Essi però dubitarono". Cioè non credevano. Forse - spinti dalle onde lontane di quel mare amico - prostrati a terra si sentivano dire: "Ricorda Pietro, il Maestro ti ama e tu pascolerai le sue pecore. Ricorda, Giovanni, che hai messo il capo sul suo costato e hai raccolto il battito di un cuore strano. Ricorda, Tommaso, che hai dubitato perché volevi vederlo. E adesso che l´hai visto non vuoi perderlo mai più. Ricorda, Filippo, che chiedesti di vedere il Padre. Ricorda, Giacomo, quell´improvvisata impresa edile sul Tabor: tre tende da montare in un batter d´occhio. Ricorda, Matteo, quel banco delle imposte abbandonato per Amore. Ricorda, don Marco..." Come dire:"Ricordate e partite". Ricordi tristi, pesanti, improvvisati macigni su spalle troppo gracili per reggerli. Forse era meglio la Croce: almeno lo potevano guardare e toccare, imbalsamare e ungere, adorarlo e parlargli. Piangere, attendere, sperare. Perché se presepio significa "fare siepe", muri, stelline e spiagge di muschio attorno a quel Bambino per imprigionarlo in una festa che richiama la nostra infanzia, con l´allegria dei nostri ricordi raccontati attorno ad un camino acceso... oggi ci pensi, ti chiedi: dove sono, a cosa sono serviti tutti quei presepi? Quel Bambino, diventato maggiorenne, è scappato! Inutile nasconderlo: avremmo preferito pure noi un Dio che restasse imprigionato dentro le nostre zolle, magari anche un Dio di pietra come i vecchi idoli pagani, a cui tingere la fronte, ballare attorno, imprecare, sognare, ripartire. Un Dio da esporre in Chiesa per la raccolta delle offerte, a cui intitolare un campetto perché il nome "tira gente", un Dio da tirare in ballo in ogni occasione: politica, religiosa, pastorale. Un Dio - manichino versione "miele ambrosoli". O, a scelta, "mulino bianco". Invece Lui scappa, per insegnarci a scappare! Il tempo di vederlo sparire che due uomini, vestiti di bianche vesti, iniziano a provocare i discepoli, a farli riflettere, a spingerli fuori: "Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo?". L´aveva detto prima di partire: "Andate, dunque, e fate miei discepoli tutti i popoli". Noi abbiamo tradotto: "State qui e ammaestrate tutte le genti". Cioè lo abbiamo tradito appena partito. Ci siamo messi giacca e cravatta, abbiamo inforcato libri di elucubrazione, siamo saliti sulle cattedre, sui pulpiti, sui palchi. Abbiamo interrogato e spiegato, messo i voti e bocciato, condannato ai lavori forzati e spalancato bocciature. In nome suo! Peccato avesse raccomandato l´esatto contrario. Cristo li spinge fuori, li lancia all´avventura, li vuole all´assalto del mondo. Con l´amore. Loro (noi) vogliono star lassù, ripiegati nei loro patronati, nascosti nelle liturgie fumose, negli abiti sopraffini e ingessati. Sotto l´ombra del campanile. A chiacchierare, sussurrare, zigzagare nei ricordi appassiti. Lui li voleva dentro le strade, dubbiosi ma coraggiosi. Titubanti ma innamorati. Impauriti ma feroci nell´amore. Fragili, ma scelti da Lui. Per Lui. Con Lui. Invece, mentre parlava, si sentì dire: "Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il Regno d´Israele?".Altro che attesa di cielo: chiedevano risultati, impazienza, successo immediato. Forse avrebbero dovuto chiedere (dovrei chiedere) di rimandare la scadenza. Perché mi sento ancora impreparato. Non ho imparato a sufficienza la lezione. Non mi sento pronto. Dammi qualche altra ripetizione, Signore. Tu sei un Maestro unico, io uno scolaro "ritardato". Invece da pecore si trasformarono, in un batter di ciglio, pastori. Scolorando la bellezza della loro chiamata! “Quando ti metterai in viaggio per Itaca devi augurarti che la strada sia lunga, fertile in avventure e in esperienze. I Lestrigoni e i Ciclopi o la furia di Nettuno non temere, non sarà questo il genere di incontri se il pensiero resta alto e un sentimento fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo. In Ciclopi e Lestrigoni, no certo, né nell´irato Nettuno incapperai se non li porti dentro se l´anima non te limette contro. Devi augurarti che la strada sia lunga. Che i mattini d´estate siano tanti quando nei porti - finalmente e con che gioia - toccherai terra tu per la prima volta: negli empori fenici indugia e acquista madreperle coralli ebano e ambre tutta merce fina, anche profumi penetranti d´ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi, va in molte città egizie impara una quantità di cose dai dotti. Sempre devi avere in mente Itaca - raggiungerla sia il pensiero costante. Soprattutto, non affrettare il viaggio; fa´ che duri a lungo, per anni, e che da vecchio metta piede sull´isola, tu, ricco dei tesori accumulati per strada senza aspettarti ricchezze da Itaca. Itaca ti ha dato il bel viaggio, senza di lei mai ti saresti messo sulla strada: che cos´altro ti aspetti? E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso. Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.” (“Itaca” di Costantino. Kavafis, poeta e giornalista greco morto nel 1933 all’età di 70 anni) Così lo persero di vista. Perché non capirono che il suo era stato uno scherzo: salire al cielo per nascondersi ovunque nella terra! Bastava scendere, abbandonare l´oratorio costruito sul monte, e rischiare. Bastava questo e lo avrebbero trovato nelle brughiere spazzate dal vento, nei fienili sconosciuti divenuti locande improvvisate, sui crinali delle montagne, sotto il letto o sui tetti della città. Negli occhi della gente. Di Carmelo, il pescatore. Di Bernardo, l´assassino. Di Giulio, il politico. Di Antonio, il vescovo. Di Luigi, che ha smarrito la ragione. Voleva stupirli: saggiando prima la loro fiducia. Fu così che tra gli uomini l´Ascensione divenne tristezza. Cioè l´esatto contrario di ciò che veramente è: un´esplosione di gioia.

Presentazione libro      notizia del 30/05/2014

Questa sera alle h. 21.00, nel salone parrocchiale, presentazione del libro "Wonderful Life" con la scrittrice Margherita Coralluzzo Non ho bisogno di ridere e piangere / è una vita meravigliosa, meravigliosa/ho bisogno di un amico, oh di un amico/che mi renda felice/che non mi faccia sentire così solo.) Così intonava una nota canzone. Credo sia il sottofondo musicale giusto per “Wonderful life”, romanzo d’esordio della scrittrice e cantautrice salernitana Margherita Coralluzzo, edito da Segno. Non a caso, perché il titolo è lo stesso e molto simile è anche il loro leit motiv. Il libro racconta di Monica e Chiara, due giovani donne unite dal caso, estremamente diverse ma che, nelle loro differenze, riconoscono la complicità di un’aspirazione comune: farsi famiglia, perché “dove esisteva una famiglia, c’era accoglienza, una casa, un amore pronto ad accettare sempre l’altro per quello che era senza voltargli mai le spalle dinanzi a un problema, accettando e perdonando qualunque errore senza condanna o giudizio, mettendo in luce i valori del buon senso, vedendo uno sbaglio come un’opportunità di aiutarsi con fermezza e carità a crescere migliorando, donando chiarezza e non finzione, litigando e facendo pace senza alcun rancore.” E così le due amiche riescono a realizzare il loro sogno, creano un gruppo che in breve tempo si allarga di nuovi fratelli e che fin da subito deve affrontare difficoltà ed incomprensioni, dettate dall’eterogeneità di carattere, età e sentimenti, ma che fanno di quel gruppo una famiglia e che insegnano loro quanto la vita, nonostante ci ponga costantemente dinanzi a situazioni avverse e dolorose, sia meravigliosa. Il libro è dunque un interessante manifesto dell’amicizia che riesce a vincere anche sulla morte. Ma è anche un inno tout-court alla vita in tutte le sue più umili sfumature: all’amore genuino, alla bellezza della diversità, alla gioia, alla banalità delle cose quotidiane, che in realtà banali non lo sono mai. Con un linguaggio scorrevole e diretto, e proprio per questo piacevole, venato da punte di lirismo toccanti ed affascinanti, specie nelle descrizioni, la Coralluzzo apre gli occhi sull’esistenza, sulla spontaneità della fede, sull’amore puro ed incondizionato di una madre per un figlio, di Dio per i suoi figli. La trama non è complessa, ma non per questo manca di interesse, anzi è proprio la semplicità della storia che consente di toccare tematiche estremamente attuali e che trovano pienezza soprattutto nei dialoghi, particolarmente significativi. L’autrice invita così il lettore a riflettere su argomenti che spesso non si ha il coraggio o la forza di affrontare e lo fa senza essere invadente, ma con una sensibilità ed una schiettezza proprie solo delle anime letterarie più promettenti.

 
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UNZIONE DEGLI INFERMI

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27 Marzo: DOMENICA di PASQUA

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mercoledì delle ceneri : 10 febbraio

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giubileo parrocchiale

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Domenica 24 gennaio 2016

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DOMENICA 17 GENNAIO 2016

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corso matrimoniale

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DOMENICA 10 GENNAIO 2016

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Epifania di Gesù

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DOMENICA 03 GENNAIO 2016

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1 gennaio 2016

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DOMENICA 27 DICEMBRE

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25 Dicembre 2015

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NOTTE DI NATALE

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DOMENICA 20 DICEMBRE 2015

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DOMENICA 13 DICEMBRE 2015

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Immacolata concezione

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domenica 6 dicembre 2015

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Domenica 29 novembre 2015

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DOMENICA 22 NOVEMBRE 2015

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DOMENICA 15 NOVEMBRE 2015

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DOMENICA 8 novembre 2015

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4 novembre 2015

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lunedì 2 novembre

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INDULGENZA PLENARIA

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TUTTI SANTI--Solennità 1/11/2015

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domenica 25 ottobre

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GIORNATA MONDIALE MISSIONARIA

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DOMENICA 18 ottobre

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Domenica 11 Ottobre 2105

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Domenica 04 ottobre 2015

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GIORNATA DEL CICLAMINO

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Domenica 27 settembre

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Domenica 20 settembre

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corso per matrimonio

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domenica 13 settembre 2015

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DOMENICA 6 SETTEMBRE 2015

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Domenica 30 agosto 2015

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domenica 23 agosto 2015

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S.Maria Assunta in Cielo

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domenica 16 agosto 2015

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domenica 9 agosto 2015

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Domenica 26 luglio 2015

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domenica 19 luglio 2015

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Domenica 12 luglio 2015

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DOMENICA 05 LUGLIO 2015

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DOMENICA 28 GIUGNO 2015

-------------------------- 06/06/2015

Domenica 7 Giugno: Corpus Domnini

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DOMENICA 31 Maggio

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pentecoste

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ASCENSIONE DI GESU´

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Domenica 10 maggio 2015

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Domenica 3 maggio

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III Domenica di Pasqua

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DOMENICA 12 APRILE 2015

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LUNEDI´ 6 APRILE

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Domenica di Pasqua

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SABATO SANTO

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VENERDI´ SANTO

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GIOVEDI´ SANTO

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DOMENICA DELLE PALME

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V Domenica di Quaresima

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II Domenica di Quaresima

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I Domenica di Quaresima

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DOMENICA 15 FEBBRAIO 2015

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DOMENICA 8 FEBBRAIO 2015

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DOMENICA 1 Febbraio 2015

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Domenica 18 gennaio 2015

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NUOVO CORSO IN PREPARAZIONE AL MATRIMONIO

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Battesimo di Gesù

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DOMENICA 11 GENNAIO 2015

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Epifania del Signore

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DOMENICA 4 GENNAIO 2015

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1 Gennaio 2015

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IV Domenica di Avvento

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III Domenica di Avvento

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IMMACOLATA CONCEZIONE

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II Domenica di Avvento

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I DOMENICA DI AVVENTO

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CRISTO RE

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XXXIII Domenica del tempo ordinario

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DOMENICA 9 NOVEMBRE

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2 novembre : Commemorazione dei defunti

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1 novembre 2014

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Domenica 26 ottobre 2014

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PAOLO VI PROCLAMATO BEATO

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88 GIORNATA MONDIALE MISSIONARIA

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DOMENICA 19 OTTOBRE 2014

-------------------------- 11/10/2014

DOMENICA 12 OTTOBRE 2014

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DOMENICA 5 OTTOBRE 2014

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domenica 28 settembre

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DOMENICA 21 SETTEMBRE

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DOMENICA 14 SETTEMBRE

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Incontri in preparazione al matrimonio

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GIOVEDI´ SANTO 02 APRILE 2015

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XXIII Domenica del tempo ordinario

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DOMENICA 31 AGOSTO

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DOMENICA 24 Agosto 2014

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DOMENICA 17 AGOSTO

-------------------------- 14/08/2014

Solennità dell´Assunzione dell B. V. Maria

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DOMENICA 10 Agosto

-------------------------- 02/08/2014

XVIII Domenica del T. O.

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XVII Domenica del T.O.

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XVI Domenica del T.O.

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DOMENICA 13 LUGLIO

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XIV domenica del tempo ordinario

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mons Domenico Berni

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Solennità SS. Pietro e Paolo

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CORPUS DOMINI

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SS. TRINITA´

-------------------------- 10/06/2014

PENTECOSTE

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Domenica 1 GIUGNO

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Presentazione libro

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incontro in parrocchia

-------------------------- 24/05/2014

VI Domenica di Pasqua

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V Domenica di Pasqua

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III Domenica di Pasqua

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SAN MARCO

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BUONA PASQUA

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...Cristo risorge

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VENERDI´ SANTO

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SS. MESSA IN COENA DOMINI

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DOMENICA DELLE PALME

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V Domenica di Quaresima

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IV Domenica di Quaresima

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III domenica di Quaresima

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II Domenica di Quaresima

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I Domenica di Quaresima

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Domenica 2 marzo 2014

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VII Domenica del tempo ordinario

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VI Domenica del T.O.

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V DOMENICA DEL T.O.

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La presentazione la tempio di Gesù

-------------------------- 25/01/2014

III DOMENICA T.O.

-------------------------- 19/01/2014

II DOMENICA del T.O.

-------------------------- 11/01/2014

DOMENICA 12 GENNAIO

-------------------------- 05/01/2014

EPIFANIA DI GESU´

-------------------------- 04/01/2014

DOMENICA 5 GENNAIO 2014

-------------------------- 31/12/2013

1 GENNAIO 2014

-------------------------- 31/12/2013

TE DEUM

-------------------------- 28/12/2013

DOMENICA 29 DICEMBRE

-------------------------- 24/12/2013

24 dicembre

-------------------------- 22/12/2013

IV Domenica di Avvento

-------------------------- 14/12/2013

III Domenica di Avvento

-------------------------- 07/12/2013

8 dicembre

-------------------------- 30/11/2013

I DOMENICA DI AVVENTO

-------------------------- 22/11/2013

DOMENICA 24 NOVEMBRE

-------------------------- 16/11/2013

XXXIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 09/11/2013

XXXII DOMENICA DEL T.O.

-------------------------- 03/11/2013

XXXI Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 31/10/2013

1 novembre : Tutti i Santi

-------------------------- 26/10/2013

GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE

-------------------------- 26/10/2013

XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 20/10/2013

DOMENICA 20 ottobre

-------------------------- 17/10/2013

CORSO IN PREPARAZIONE AL MATRIMONIO

-------------------------- 12/10/2013

XXVIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 05/10/2013

XXVII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 28/09/2013

XXVI domenica del tempo ordinario

-------------------------- 21/09/2013

XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 14/09/2013

XXIV DOMENICA DEL T.O.

-------------------------- 07/09/2013

DOMENICA 08 SETTEMBRE

-------------------------- 31/08/2013

XXII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 24/08/2013

XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 17/08/2013

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 16/08/2013

Solennità dell´Assunzione dell B. V. Maria

-------------------------- 10/08/2013

DOMENICA 11 AGOSTO

-------------------------- 04/08/2013

XVIII Domenica del T. O.

-------------------------- 27/07/2013

XVII Domenica del T.O.

-------------------------- 20/07/2013

XVI Domenica del T.O.

-------------------------- 06/07/2013

XIV domenica del tempo ordinario

-------------------------- 15/06/2013

XI DOMENICA T. O.

-------------------------- 02/06/2013

ADORAZIONE EUCARISTICA

-------------------------- 01/06/2013

CORPUS DOMINI

-------------------------- 26/05/2013

SS. TRINITA´

-------------------------- 19/05/2013

Solennità di Pentecoste

-------------------------- 11/05/2013

SS. Messa col card. Vallini alle h.11

-------------------------- 11/05/2013

ASCENSIONE di Gesù

-------------------------- 04/05/2013

VI DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 27/04/2013

V Domenica di Pasqua

-------------------------- 20/04/2013

IV DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 13/04/2013

III Domenica di Pasqua

-------------------------- 06/04/2013

II Domenica di Pasqua

-------------------------- 01/04/2013

CRISTO E´ RISORTO

-------------------------- 29/03/2013

SABATO SANTO

-------------------------- 29/03/2013

VENERDI´ SANTO

-------------------------- 27/03/2013

GIOVEDI´ SANTO

-------------------------- 23/03/2013

domenica delle palme

-------------------------- 16/03/2013

V DOMENICA DI QUARESIMA

-------------------------- 12/03/2013

E´ morto don Albino Marin

-------------------------- 09/03/2013

4a domenica di quaresima

-------------------------- 02/03/2013

III DOMENICA DI QUARESIMA

-------------------------- 24/02/2013

II DOMENICA DI QUARESIMA

-------------------------- 16/02/2013

I DOMENICA DI QUARESIMA

-------------------------- 13/02/2013

MERCOLEDI´ DELLE CENERI

-------------------------- 09/02/2013

V Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 02/02/2013

IV DOMENICA del T. O.

-------------------------- 26/01/2013

III Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 19/01/2013

II Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 12/01/2013

Battesimo di Gesù

-------------------------- 08/01/2013

CORSO IN PREPARAZIONE AL MATRIMONIO

-------------------------- 04/01/2013

EPIFANIA DEL SIGNORE

-------------------------- 31/12/2012

1 GENNAIO 2013: Maria Madre di Dio

-------------------------- 31/12/2012

TE DEUM

-------------------------- 29/12/2012

La sacra Famiglia

-------------------------- 26/12/2012

SANTO STEFANO

-------------------------- 24/12/2012

GIORNO DI NATALE

-------------------------- 24/12/2012

NOTTE DI NATALE

-------------------------- 22/12/2012

IV DOMENICA DI AVVENTO

-------------------------- 15/12/2012

mons. Di Liegro

-------------------------- 15/12/2012

III DOMENICA DI AVVENTO

-------------------------- 08/12/2012

DON BRUNO NICOLINI

-------------------------- 08/12/2012

II domenica di AVVENTO

-------------------------- 07/12/2012

IMMACOLATA CONCEZIONE

-------------------------- 02/12/2012

TESTIMONI DI FEDE e CARITA´

-------------------------- 01/12/2012

I DOMENICA DI AVVENTO

-------------------------- 24/11/2012

CRISTO RE DELL´UNIVERSO

-------------------------- 17/11/2012

XXXIII Domenica del T. O

-------------------------- 10/11/2012

XXXII DOMENICA del T.O.

-------------------------- 09/11/2012

CORSO PREMATRIMONIALE

-------------------------- 03/11/2012

XXXI Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 01/11/2012

Commemorazione dei defunti

-------------------------- 31/10/2012

indulgenza plenaria per i nostri defunti

-------------------------- 31/10/2012

TUTTI I SANTI

-------------------------- 27/10/2012

xxx DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 20/10/2012

XXIX DOMENICA del tempo ordinario

-------------------------- 20/10/2012

GIORNATA MONDIALE MISSIONARIA

-------------------------- 14/10/2012

XXVIII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 13/10/2012

SABATO 30 MARZO 2013

-------------------------- 10/10/2012

a 50 anni dall´apertura del Concilio Vaticano II

-------------------------- 09/10/2012

san Gaspare Bertoni

-------------------------- 08/10/2012

XXVII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 29/09/2012

Giornata del ciclamino

-------------------------- 29/09/2012

XXVI Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 23/09/2012

XXV Domenica dle tempo ordinario

-------------------------- 19/09/2012

Corso in preparazione la matrimonio

-------------------------- 15/09/2012

XIV domenica del tempo ordinario

-------------------------- 08/09/2012

XXIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 01/09/2012

XXII Domenica del T.O.

-------------------------- 26/08/2012

XXI Domenica del T. O.

-------------------------- 18/08/2012

XX Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 14/08/2012

ASSUNZIONE DELLA B.V. MARIA IN CIELO

-------------------------- 11/08/2012

XIX DOMENICA del T.O.

-------------------------- 04/08/2012

XVIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 28/07/2012

XVII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 21/07/2012

domenica 22 luglio 2012

-------------------------- 14/07/2012

DOMENICA 15 LUGLIO

-------------------------- 07/07/2012

Domenica 08 Luglio

-------------------------- 01/07/2012

DOMENICA 1 Luglio

-------------------------- 28/06/2012

SS. Pietro e Paolo

-------------------------- 23/06/2012

Natività di Giovanni il Battista

-------------------------- 17/06/2012

XI Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 14/06/2012

disponibilita´ per un servizio in parrocchia

-------------------------- 12/06/2012

san Gaspare Bertoni

-------------------------- 09/06/2012

CORPUS DOMINI

-------------------------- 06/06/2012

Incontro con il Prof. Andrea Grillo

-------------------------- 03/06/2012

50° della Parrocchia

-------------------------- 02/06/2012

SS.TRINITA´

-------------------------- 02/06/2012

2 giugno 2012

-------------------------- 01/06/2012

APPUNTAMENTI

-------------------------- 01/06/2012

inizio festa per il 50° della parrocchia

-------------------------- 28/05/2012

incontro con mons. Di Tora

-------------------------- 27/05/2012

PENTECOSTE

-------------------------- 23/05/2012

23 maggio

-------------------------- 23/05/2012

22 maggio

-------------------------- 19/05/2012

Solennitaà dell´ASCENSIONE

-------------------------- 12/05/2012

VI DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 05/05/2012

V DOMENICA di PASQUA

-------------------------- 28/04/2012

IV domenica di Pasqua

-------------------------- 21/04/2012

III Domenica di Pasqua

-------------------------- 14/04/2012

II Domenica di Pasqua

-------------------------- 08/04/2012

BUONA PASQUA A TUTTI

-------------------------- 07/04/2012

SABATO SANTO

-------------------------- 06/04/2012

VENERDI´ SANTO

-------------------------- 05/04/2012

giovedì santo

-------------------------- 31/03/2012

DOMENICA DELLE PALME

-------------------------- 24/03/2012

V Domenica di Quaresima

-------------------------- 19/03/2012

Solennità di SAN GIUSEPPE

-------------------------- 17/03/2012

IV domenica di Quaresima: domenica laetare

-------------------------- 10/03/2012

III Domenica di Quaresima

-------------------------- 04/03/2012

II Domenica di Quaresima

-------------------------- 25/02/2012

I Domenica di Quaresima

-------------------------- 22/02/2012

MERCOLEDI´ DELLE CENERI

-------------------------- 18/02/2012

VII domenica del Tempo ordinario

-------------------------- 17/02/2012

Corso in preparazione al matrimonio

-------------------------- 11/02/2012

VI Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 04/02/2012

V Domenica del Tempo Ordinario

-------------------------- 04/02/2012

DONAZIONE DEL SANGUE

-------------------------- 02/02/2012

presentazione al tempio di Gesù

-------------------------- 29/01/2012

festa SS. Sposi

-------------------------- 28/01/2012

FESTA dei Santi Sposi

-------------------------- 28/01/2012

4a domenica del tempo ordinario

-------------------------- 21/01/2012

III Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 14/01/2012

II Domenica del Tempo Ordinario

-------------------------- 07/01/2012

Battesimo di Gesù

-------------------------- 05/01/2012

Epifania del Signore

-------------------------- 31/12/2011

45ma Giornata mondiale per la pace

-------------------------- 31/12/2011

1 GENNAIO 2012

-------------------------- 31/12/2011

TE DEUM

-------------------------- 30/12/2011

La Santa Famiglia di Nazaret

-------------------------- 28/12/2011

SANTI INNOCENTI

-------------------------- 27/12/2011

San Giovanni evangelista

-------------------------- 26/12/2011

SANTO STEFANO

-------------------------- 25/12/2011

SANTO NATALE

-------------------------- 24/12/2011

NATIVITA´ di GESU´

-------------------------- 17/12/2011

IV Domenica di Avvento

-------------------------- 10/12/2011

III Domenica di Avvento

-------------------------- 07/12/2011

8 DICEMBRE

-------------------------- 03/12/2011

II Domenica di Avvento

-------------------------- 26/11/2011

I Domenica di Avvento

-------------------------- 19/11/2011

SOLENNITA´ DI CRISTO RE

-------------------------- 12/11/2011

XXXIII Domenica del T. O.

-------------------------- 05/11/2011

XXXII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 02/11/2011

Commemorazione dei defunti

-------------------------- 31/10/2011

Solennità di Tutti i Santi

-------------------------- 29/10/2011

Ritorna l´ora solare

-------------------------- 29/10/2011

Sante Cresime

-------------------------- 29/10/2011

XXXI Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 22/10/2011

XXX domenica del tempo ordinario

-------------------------- 15/10/2011

XXIX Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 09/10/2011

INIZIO ANNO PARROCCHIALE

-------------------------- 08/10/2011

234 anniversario dalla nascita di san G. Bertoni

-------------------------- 08/10/2011

XXVIII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 07/10/2011

Polisportiva san Gaspare Bertoni

-------------------------- 07/10/2011

Scuola d´Italiano per stranieri

-------------------------- 05/10/2011

Corso in preparazione al Matrimonio

-------------------------- 01/10/2011

XVII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 24/09/2011

XXVI domenica del T.O

-------------------------- 17/09/2011

XXV domenica del tempo ordinario

-------------------------- 10/09/2011

XXIV Domenica T. O.

-------------------------- 10/09/2011

XXIII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 27/08/2011

XXII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 20/08/2011

XXI Domenica T.O.

-------------------------- 13/08/2011

XX Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 06/08/2011

XIX domenica del tempo ordinario

-------------------------- 30/07/2011

XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 23/07/2011

XVII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 16/07/2011

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 09/07/2011

XV domenica del tempo ordinario

-------------------------- 02/07/2011

XIV Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 25/06/2011

ORARIO ESTIVO

-------------------------- 25/06/2011

Il CORPO e SANGUE di CRISTO

-------------------------- 18/06/2011

SS.TRINITA´

-------------------------- 12/06/2011

PENTECOSTE

-------------------------- 04/06/2011

ASCENSIONE di GESU´

-------------------------- 28/05/2011

VI DOMENICA di Pasqua

-------------------------- 21/05/2011

V Domenica di Pasqua

-------------------------- 21/05/2011

IV Domenica di Pasqua

-------------------------- 07/05/2011

III Domenica di Pasqua

-------------------------- 30/04/2011

II DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 24/04/2011

E´ RISORTO

-------------------------- 21/04/2011

la settimana santa

-------------------------- 16/04/2011

DOMENICA DELLE PALME

-------------------------- 09/04/2011

V DOMENICA di QUARESIMA

-------------------------- 02/04/2011

IV DOMENICA di QUARESIMA

-------------------------- 26/03/2011

III Domenica di Quaresima

-------------------------- 26/03/2011

Ritorna l´ora legale

-------------------------- 19/03/2011

II Domenica di Quaresima

-------------------------- 12/03/2011

I domenica di Quaresima

-------------------------- 12/03/2011

Impegno Quaresima 2011

-------------------------- 26/02/2011

VIII Domenica del Tempo Ordinario

-------------------------- 19/02/2011

VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 12/02/2011

VI domenica del tempo ordinario

-------------------------- 05/02/2011

V domenica del tempo ordinario

-------------------------- 29/01/2011

IVa Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 24/01/2011

corso in preparazione al matrimonio

-------------------------- 23/01/2011

III domenica del Tempo Ordinario

-------------------------- 15/01/2011

II Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 08/01/2011

Battesimo di Gesù

-------------------------- 04/01/2011

Epifania del Signore

-------------------------- 01/01/2011

II Domenica di Natale

-------------------------- 31/12/2010

1 Gennaio 2011: Maria Madre di Dio

-------------------------- 30/12/2010

TE DEUM

-------------------------- 25/12/2010

Sacra famiglia di Nazareth

-------------------------- 24/12/2010

NATALE 2010

-------------------------- 24/12/2010

SS. Messa della natività di Cristo

-------------------------- 18/12/2010

IV DOMENICA DI AVVENTO

-------------------------- 11/12/2010

III DOMENICA D´AVVENTO

-------------------------- 06/12/2010

IMMACOLATA CONCEZIONE

-------------------------- 04/12/2010

II DOMENICA DI AVVENTO

-------------------------- 28/11/2010

I Domenica di Avvento

-------------------------- 20/11/2010

CRISTO RE DELL´UNIVERSO

-------------------------- 13/11/2010

DOMENICA 14 Novembre

-------------------------- 04/11/2010

DOMENICA 7 Novembre

-------------------------- 31/10/2010

Solennità di Tutti Santi

-------------------------- 30/10/2010

TORNA L´ORA SOLARE

-------------------------- 30/10/2010

DOMENICA 31 OTTOBRE

-------------------------- 23/10/2010

84a Giornata Mondiale Missionaria

-------------------------- 23/10/2010

XXX Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 17/10/2010

XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 09/10/2010

XXVIII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 02/10/2010

VENERDI´ 29 OTTOBRE 2010

-------------------------- 25/09/2010

GIORNATA DEL CICLAMINO

-------------------------- 25/09/2010

XXVI Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 18/09/2010

XXV Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 13/09/2010

Iscrizioni anno catechistico 2010/11

-------------------------- 11/09/2010

DOMENICA 12 SETTEMBRE

-------------------------- 06/09/2010

cresima adulti

-------------------------- 06/09/2010

Corsi in preparazione al matrimonio

-------------------------- 04/09/2010

domenica 5 agosto

-------------------------- 22/08/2010

XXI DOMENICA T.O.

-------------------------- 15/08/2010

MARIA SEGNO DI SALVEZZA

-------------------------- 07/08/2010

XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 31/07/2010

Domenica 1 agosto 2010

-------------------------- 24/07/2010

Domenica 25 Luglio 2010

-------------------------- 17/07/2010

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 10/07/2010

XV Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 03/07/2010

ORARI ESTIVI SS. MESSE

-------------------------- 03/07/2010

DOMENICA 04 LUGLIO 2010

-------------------------- 19/06/2010

Domenica 10 Giugno

-------------------------- 14/06/2010

XI DOMENICA dle tempo ordinario

-------------------------- 11/06/2010

OLTRE di giugno

-------------------------- 06/06/2010

CORPUS DOMINI

-------------------------- 01/06/2010

Festa della Repubblica

-------------------------- 29/05/2010

Festa della SS. Trinità

-------------------------- 22/05/2010

Solennità Pentecoste

-------------------------- 15/05/2010

ASCENSIONE DI GESU´

-------------------------- 08/05/2010

VI Domenica di Pasqua

-------------------------- 01/05/2010

V DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 24/04/2010

IV Domenica di Pasqua

-------------------------- 17/04/2010

III Domenica di Pasqua

-------------------------- 14/04/2010

Comunicato stampa

-------------------------- 11/04/2010

Risurrezione

-------------------------- 11/04/2010

Domenica in albis

-------------------------- 06/04/2010

SOS da Kimbau- Congo

-------------------------- 05/04/2010

Lunedì dell´Angelo

-------------------------- 04/04/2010

DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 03/04/2010

SABATO SANTO

-------------------------- 02/04/2010

VENERDI´ SANTO

-------------------------- 01/04/2010

GIOVEDI´ SANTO

-------------------------- 27/03/2010

DOMENICA DELLE PALME

-------------------------- 27/03/2010

ATTENZIONE: TORNA L´ORA LEGALE !

-------------------------- 27/03/2010

ORARI SETTIMANA SANTA

-------------------------- 26/03/2010

Nuovo numero di OLTRE

-------------------------- 20/03/2010

V Domenica di Quaresima

-------------------------- 15/03/2010

PONTI E NON MURI

-------------------------- 13/03/2010

IV Domenica di Quaresima

-------------------------- 08/03/2010

GIORNATA DELLA DONNA

-------------------------- 06/03/2010

III Domenica di Quaresima

-------------------------- 27/02/2010

II DOMENICA DI QUARESIMA

-------------------------- 24/02/2010

incontro col Vescovo

-------------------------- 20/02/2010

QUARESIMA 2010

-------------------------- 20/02/2010

I Domenica di Qaresima

-------------------------- 17/02/2010

MERCOLEDI DELLE CENERI

-------------------------- 16/02/2010

FESTA DI CARNEVALE

-------------------------- 13/02/2010

LE BEATITUDINI

-------------------------- 12/02/2010

INIZIO CORSO IN PREPARAZIONE AL MATRIMONIO

-------------------------- 11/02/2010

INCONTRO

-------------------------- 05/02/2010

RACCOLTA DEL SANGUE

-------------------------- 05/02/2010

V Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 04/02/2010

Comunicato stampa

-------------------------- 02/02/2010

Presentazione al Tempio di Gesù

-------------------------- 02/02/2010

Per la rassegna "PONTI e NON MURI"

-------------------------- 30/01/2010

4 Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 23/01/2010

HAITI

-------------------------- 23/01/2010

III Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 20/01/2010

Corso in preparazione al matrimonio

-------------------------- 16/01/2010

Terremoto di Haiti

-------------------------- 16/01/2010

Domenica 17 Gennaio

-------------------------- 09/01/2010

BATTESIMO DI GESU´

-------------------------- 04/01/2010

EPIFANIA DEL SIGNORE

-------------------------- 04/01/2010

intervista a Dio

-------------------------- 02/01/2010

II DOMENICA DI NATALE

-------------------------- 31/12/2009

1 GENNAIO 2010

-------------------------- 31/12/2009

FELICE ANNO NUOVO: 2010

-------------------------- 31/12/2009

TE DEUM

-------------------------- 26/12/2009

LA SACRA FAMIGLIA DI NAZARETH

-------------------------- 25/12/2009

Auguri di Buon Natale

-------------------------- 18/12/2009

Oltre di Dicembre

-------------------------- 12/12/2009

III domenica di Avvento

-------------------------- 07/12/2009

Immacolata concezione

-------------------------- 05/12/2009

II DOMENICA DI AVVENTO

-------------------------- 05/12/2009

LECTIO DIVINA

-------------------------- 28/11/2009

I Domenica di avvento

-------------------------- 28/11/2009

Avvento 2009

-------------------------- 21/11/2009

CRISTO RE DELL´ UNIVERSO

-------------------------- 18/11/2009

famiglie cristiane separate

-------------------------- 14/11/2009

Il nuovo numero di OLTRE...

-------------------------- 14/11/2009

XXXIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 07/11/2009

XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 06/11/2009

CORSO PRE MATRIMONIALE

-------------------------- 02/11/2009

Commemorazione dei defunti

-------------------------- 31/10/2009

Solennità di Tutti i Santi

-------------------------- 24/10/2009

GIORNATA MONDIALE MISSIONARIA

-------------------------- 24/10/2009

XXX domenica del tempo ordinario

-------------------------- 24/10/2009

Questa notte torna l´ora solare

-------------------------- 22/10/2009

SABATO 31 ottobre

-------------------------- 18/10/2009

4a SETTIMANA Missionaria

-------------------------- 18/10/2009

celebrazione della Cresima

-------------------------- 17/10/2009

DOMENICA 18 Ottobre

-------------------------- 10/10/2009

XXVIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 10/10/2009

corsi in preparazione al matrimonio

-------------------------- 10/10/2009

OTTOBRE MISSIONARIO

-------------------------- 10/10/2009

OTTOBRE MISSIONARIO

-------------------------- 10/10/2009

OTTOBRE MISSIONARIO

-------------------------- 03/10/2009

SAN FRANCESCO D´ ASSISI

-------------------------- 03/10/2009

DOMENICA 4 Ottobre

-------------------------- 03/10/2009

Supplica alla Madonna di Pompei

-------------------------- 02/10/2009

SS. Angeli Custodi

-------------------------- 01/10/2009

Santa Teresa del Bambin Gesù

-------------------------- 29/09/2009

SS. Arcangeli RAFFAELE, GABRIELE e MICHELE

-------------------------- 26/09/2009

XXVI Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 26/09/2009

Messaggio inizio parrocchiale 2009/2010

-------------------------- 26/09/2009

CAMBIANO GLI ORARI

-------------------------- 26/09/2009

SCLERODERMIA

-------------------------- 23/09/2009

SAN PIO da Pietralcina

-------------------------- 21/09/2009

SAN MATTEO APOSTOLO

-------------------------- 19/09/2009

XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 19/09/2009

San Gennaro

-------------------------- 15/09/2009

BEATA VERGINE ADDOLORATA

-------------------------- 14/09/2009

esaltazione della croce

-------------------------- 12/09/2009

XXIVa Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 27/08/2009

XXIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 27/08/2009

XXII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 27/08/2009

Sant´AGOSTINO

-------------------------- 27/08/2009

Santa Monica

-------------------------- 24/08/2009

SAN BARTOLOMEO APOSTOLO

-------------------------- 22/08/2009

XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 22/08/2009

Maria Vergine Maria Regina

-------------------------- 21/08/2009

SAN PIO X

-------------------------- 20/08/2009

San Bernardo da Chiaravalle

-------------------------- 14/08/2009

CRISTO: mistero d´amore

-------------------------- 14/08/2009

Assunzione della Vergine Maria

-------------------------- 14/08/2009

SAN MASSIMILIANO MARIA KOLBE

-------------------------- 11/08/2009

SANTA CHIARA

-------------------------- 10/08/2009

SAN LORENZO: Diacono e Martire

-------------------------- 08/08/2009

XIX DOMENICA ORDINARIO

-------------------------- 08/08/2009

San Domenico

-------------------------- 06/08/2009

Cosa significa risurrezione della carne?

-------------------------- 06/08/2009

TRASFIGURAZIONE DI NOSTRO SIGNORE

-------------------------- 05/08/2009

Dedicazione della Basilica di Santa Maria Maggiore

-------------------------- 04/08/2009

Il Curato d´Ars

-------------------------- 02/08/2009

perdono d´Assisi

-------------------------- 02/08/2009

XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 01/08/2009

Sant´ Alfonoso Maria de Liguori

-------------------------- 31/07/2009

Sant´Ignazio di Lojola

-------------------------- 29/07/2009

SANTA MARTA

-------------------------- 25/07/2009

Domenica XVII del tempo ordinario

-------------------------- 25/07/2009

SAN GIACOMO

-------------------------- 18/07/2009

domenica 19 luglio

-------------------------- 14/07/2009

San Camillo de Lellis

-------------------------- 11/07/2009

DOMENICA 12 LUGLIO

-------------------------- 11/07/2009

san Benedetto da Norcia

-------------------------- 08/07/2009

Sant´Aquila e Priscilla

-------------------------- 07/07/2009

Caritas in Veritate

-------------------------- 04/07/2009

DOMENICA 5 LUGLIO

-------------------------- 03/07/2009

San Tommaso Apostolo

-------------------------- 28/06/2009

Solennità SS. Pietro e Paolo

-------------------------- 27/06/2009

ORARIO SS. MESSE

-------------------------- 27/06/2009

XIII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 24/06/2009

San Giovanni il Battista

-------------------------- 20/06/2009

XII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 19/06/2009

Oggi inizia l´anno sacerdotale

-------------------------- 17/06/2009

assasinio di un sacerdote stimmatino in Brasile

-------------------------- 13/06/2009

Corpus Domini

-------------------------- 13/06/2009

Sant´Antonio da Padova

-------------------------- 12/06/2009

SAN GASPARE BERTONI

-------------------------- 11/06/2009

Nuovo numero di "OLTRE..."

-------------------------- 06/06/2009

Solennità della SS. Trinità

-------------------------- 03/06/2009

I primi martiri canonizzati

-------------------------- 01/06/2009

Nuovo vescovo ausiliare per settore Nord

-------------------------- 30/05/2009

DOMENICA DI PENTECOSTE

-------------------------- 25/05/2009

Incontro di Ponti e non Muri

-------------------------- 23/05/2009

ASCENSIONE di N. S. GESU´ CRISTO

-------------------------- 16/05/2009

VI Domenica dopo Pasqua

-------------------------- 15/05/2009

ARRIVAAAAAAAAAAAA il GREST 2009

-------------------------- 11/05/2009

Minori e separazione

-------------------------- 09/05/2009

Va Domenica di Pasqua

-------------------------- 08/05/2009

Supplica alla Madonna di Pompei

-------------------------- 07/05/2009

APPUNTAMENTI e INCONTRI MESE DI MAGGIO

-------------------------- 02/05/2009

IV domenica di Pasqua

-------------------------- 01/05/2009

Maggio: mese mariano

-------------------------- 01/05/2009

SAN GIUSEPPE LAVORATORE

-------------------------- 30/04/2009

Festa dei lavoratori

-------------------------- 29/04/2009

SANTA CATERINA DA SIENA

-------------------------- 25/04/2009

3a Domenica di Pasqua

-------------------------- 25/04/2009

IV incontro di PONTI e NON MURI

-------------------------- 25/04/2009

SAN MARCO EVANGELISTA

-------------------------- 24/04/2009

Festa del 25 Aprile

-------------------------- 24/04/2009

BATTESIMO

-------------------------- 21/04/2009

2.762 anni fa nasceva ROMA

-------------------------- 18/04/2009

II domenica di Pasqua

-------------------------- 18/04/2009

Pasqua dei cristiani -ortodossi

-------------------------- 18/04/2009

Colletta nelle parrocchie per l´Abruzzo

-------------------------- 17/04/2009

Fotografie via Crucis 2009

-------------------------- 12/04/2009

DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 11/04/2009

SABATO SANTO

-------------------------- 10/04/2009

VENERDI´ SANTO

-------------------------- 09/04/2009

GIOVEDI´ SANTO

-------------------------- 04/04/2009

Domenica delle Palme

-------------------------- 02/04/2009

4° anniversario dalla morte di G.PaoloII: GRAZIE

-------------------------- 30/03/2009

3° incontro di

-------------------------- 28/03/2009

5a Domenica di Quaresima

-------------------------- 28/03/2009

TORNA L´ORA LEGALE

-------------------------- 27/03/2009

TRE PAROLE: GESU´ E´ RISORTO

-------------------------- 25/03/2009

Annuciazione del Signore

-------------------------- 21/03/2009

IV domenica di Quaresima

-------------------------- 19/03/2009

Don Giuseppe Diana

-------------------------- 19/03/2009

FESTA di SAN GIUSEPPE

-------------------------- 14/03/2009

III DOMENICA DI QUARESIMA

-------------------------- 09/03/2009

CRESIMA ADULTI

-------------------------- 07/03/2009

II Domenica di Quaresima

-------------------------- 07/03/2009

EMERGENZA GEORGIA

-------------------------- 28/02/2009

I DOMENICA DI QUARESIMA

-------------------------- 27/02/2009

INIZIO CORSO IN PREPARAZIONE AL MARIMONIO

-------------------------- 24/02/2009

digiuno cristiano

-------------------------- 24/02/2009

Mercoledì delle ceneri

-------------------------- 24/02/2009

festa di carnevale i parrocchia

-------------------------- 21/02/2009

3a edizione di "PONTI E NON MURI"

-------------------------- 21/02/2009

VI domenica del tempo ordinario

-------------------------- 18/02/2009

Beato Angelico

-------------------------- 14/02/2009

VI domenica del tempo ordinario

-------------------------- 09/02/2009

buon febbraio

-------------------------- 07/02/2009

5a Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 07/02/2009

DONAZIONE DEL SANGUE

-------------------------- 06/02/2009

3a Rassegna di PONTI e NON MURI

-------------------------- 02/02/2009

Presentazione di Gesù al Tempio

-------------------------- 31/01/2009

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 29/01/2009

incontri in preparazione al matrimonio

-------------------------- 28/01/2009

San Tommaso d´Aquino

-------------------------- 24/01/2009

III domenica del tempo ordinario

-------------------------- 23/01/2009

FESTA DEI SS.SPOSI GIUSEPPE e MARIA

-------------------------- 21/01/2009

Il discorso di insiedamento di Obama

-------------------------- 17/01/2009

II Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 17/01/2009

settimana di preghiera per l´unità dei cristiani

-------------------------- 16/01/2009

immagini satellitari dellla Terra

-------------------------- 06/01/2009

Domenica 11 gennaio 2009

-------------------------- 05/01/2009

FESTEGGIAMO LA BEFANA IN PARROCCHIA

-------------------------- 05/01/2009

Epifania del Signore

-------------------------- 03/01/2009

II Domenica dopo Natale

-------------------------- 31/12/2008

GIORNATA MONDIALE PER LA PACE

-------------------------- 31/12/2008

1 GENNAIO 2009

-------------------------- 27/12/2008

Festa della Famiglia di Nazareth

-------------------------- 27/12/2008

San Giovanni Evangelista

-------------------------- 25/12/2008

SANTO STEFANO: il primo martire

-------------------------- 24/12/2008

E´ NATO ANCHE PER TE

-------------------------- 21/12/2008

ORARI CELEBRAZIONI NATALIZIE

-------------------------- 21/12/2008

OLTRE...

-------------------------- 20/12/2008

IV Domenica di Avvento

-------------------------- 13/12/2008

Domenica della gioia

-------------------------- 13/12/2008

SANTA LUCIA

-------------------------- 13/12/2008

fiaba di S. Lucia per bambini

-------------------------- 12/12/2008

da "Vita Nuova"

-------------------------- 08/12/2008

Immacolata Concezione

-------------------------- 06/12/2008

II Domenica di Avvento

-------------------------- 06/12/2008

P. Anselmo è tornato al Padre

-------------------------- 01/12/2008

buon dicembre

-------------------------- 01/12/2008

INIZIATIVE per la lotta contro l´AIDS

-------------------------- 01/12/2008

21a Giornata per la lotta contro l´AIDS

-------------------------- 29/11/2008

PAOLA PROTOPAPA

-------------------------- 29/11/2008

DOMENICA 30 NOVEMBRE

-------------------------- 29/11/2008

COLLETTA ALIMENTARE

-------------------------- 29/11/2008

P. Marcellino si è trasferito a Parma

-------------------------- 22/11/2008

CRISTO RE DELL´UNIVERSO

-------------------------- 15/11/2008

Petizione per il Kivu

-------------------------- 15/11/2008

XXXIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 13/11/2008

Don Luigino Pizzo è tornato al Padre

-------------------------- 08/11/2008

Dedicazione della Basilica Lateranense

-------------------------- 04/11/2008

192° anniversario della nascita degli Stimmatini

-------------------------- 04/11/2008

san Carlo Borromeo

-------------------------- 03/11/2008

san Martino di Porres

-------------------------- 03/11/2008

buon novembre

-------------------------- 01/11/2008

COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI

-------------------------- 01/11/2008

SOLENNITA´ DI TUTTI SANTI

-------------------------- 25/10/2008

XXXa Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 25/10/2008

82a Giornata Mondiale Missionaria

-------------------------- 25/10/2008

torna l´ora solare

-------------------------- 21/10/2008

Mons. Salvatore Boccaccio

-------------------------- 20/10/2008

ROBERTO SAVIANO

-------------------------- 19/10/2008

L´ottavo dono

-------------------------- 19/10/2008

XXIXa Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 18/10/2008

San Luca evangelista

-------------------------- 17/10/2008

riprendono gli incontri per separati e divorziati

-------------------------- 17/10/2008

GRUPPO RECITAL

-------------------------- 17/10/2008

Sant´Ignazio d´ Antiochia

-------------------------- 15/10/2008

SANTA TERESA D´AVILA

-------------------------- 11/10/2008

DOMENICA 12 OTTOBRE

-------------------------- 07/10/2008

BEATA VERGINE DEL ROSARIO

-------------------------- 04/10/2008

DOMENICA 5 OTTOBRE

-------------------------- 04/10/2008

SAN FRANCESCO D´ASSISI

-------------------------- 03/10/2008

OLTRE...periodico di informazione...

-------------------------- 02/10/2008

Festa degli Angeli Custodi

-------------------------- 01/10/2008

buon ottobre

-------------------------- 01/10/2008

SANTA TERESA DI GESU´ BAMBINO

-------------------------- 29/09/2008

Festa dei santi arcangeli

-------------------------- 28/09/2008

XXVIa domenica del tempo ordinario

-------------------------- 28/09/2008

Vendita ciclamini

-------------------------- 27/09/2008

San Vincenzo de´Paoli

-------------------------- 23/09/2008

San Pio da Pietrelcina

-------------------------- 21/09/2008

Sclerodermia: una ciclamino per la ricerca

-------------------------- 21/09/2008

XXVa Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 20/09/2008

Santi martiri coreani

-------------------------- 19/09/2008

san Gennaro martire

-------------------------- 11/09/2008

DOMENICA 14 SETTEMBRE

-------------------------- 08/09/2008

NATIVITA´ DELLA VERGINE MARIA

-------------------------- 06/09/2008

XXIIIa Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 05/09/2008

BEATA TERESA DI CALCUTTA

-------------------------- 27/08/2008

XXII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 27/08/2008

SANTA MONICA

-------------------------- 23/08/2008

lettera di Mons.Pasotto

-------------------------- 23/08/2008

XXIa Domenica del Tempo Ordinario

-------------------------- 20/08/2008

San Bernardo da Chiaravalle

-------------------------- 16/08/2008

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 14/08/2008

ASSUNZIONE AL CIELO DELLA VERGINE MARIA

-------------------------- 14/08/2008

AUGURI DI UN BUON FERRAGOSTO

-------------------------- 14/08/2008

San Massimiliano Kolbe

-------------------------- 09/08/2008

XIX DOMENICA del tempo ordinario

-------------------------- 08/08/2008

PECHINO 2008

-------------------------- 06/08/2008

TRASFIGURAZIONE DI GESU´

-------------------------- 05/08/2008

Dedicazione di Santa Maria Maggiore

-------------------------- 02/08/2008

XVIII Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 02/08/2008

2 agosto

-------------------------- 31/07/2008

Sant´Ignazio di Loyola

-------------------------- 26/07/2008

XVII Domenica: 27 luglio 2008

-------------------------- 25/07/2008

San Giacomo il maggiore

-------------------------- 20/07/2008

XVIa domenica del tempo ordinario

-------------------------- 13/07/2008

Leonardo Tuzzi

-------------------------- 13/07/2008

XVa domenica del tempo ordinario

-------------------------- 11/07/2008

San Benedetto da Norcia

-------------------------- 05/07/2008

domenica 6 luglio

-------------------------- 03/07/2008

San Tommaso apostolo

-------------------------- 01/07/2008

è terminato il Gr.est

-------------------------- 28/06/2008

SOLENNITA´ SS. PIETRO e PAOLO

-------------------------- 24/06/2008

NATIVITA´ DI GIOVANNI IL BATTISTA

-------------------------- 21/06/2008

domenica 22 giugno

-------------------------- 15/06/2008

domenica 15 giugno

-------------------------- 13/06/2008

13 giugno

-------------------------- 11/06/2008

12 giugno

-------------------------- 07/06/2008

domenica 8 giugno

-------------------------- 06/06/2008

nuovo numero di "OLTRE..."

-------------------------- 02/06/2008

Mons. Tonino Bello ai giovani

-------------------------- 01/06/2008

2 giugno

-------------------------- 01/06/2008

IX domenica del tempo ordinario

-------------------------- 30/05/2008

31 maggio

-------------------------- 25/05/2008

Solennità del Corpus Domini

-------------------------- 18/05/2008

Solennità della SS.Trinità

-------------------------- 10/05/2008

Domenica di Pentecoste

-------------------------- 08/05/2008

8 maggio

-------------------------- 04/05/2008

Solennità dell´Ascensione di Gesù

-------------------------- 01/05/2008

1 maggio festa dei lavoratori

-------------------------- 01/05/2008

1 maggio: San Giuseppe lavoratore

-------------------------- 29/04/2008

SANTA CATERINA DA SIENA

-------------------------- 26/04/2008

DOMENICA 27 APRILE

-------------------------- 25/04/2008

SAN MARCO EVANGELISTA

-------------------------- 23/04/2008

grazie ai ragazzi di Parma

-------------------------- 23/04/2008

grazie ai ragazzi di Rieti

-------------------------- 23/04/2008

grazie al gruppo AHIMSA

-------------------------- 23/04/2008

25° di sacerdozio

-------------------------- 22/04/2008

SALVIAMO LA TERRA

-------------------------- 21/04/2008

nascita di Roma

-------------------------- 20/04/2008

Mons. Tonino Bello

-------------------------- 20/04/2008

Quinta domenica di Pasqua

-------------------------- 19/04/2008

25° di ordinazione padre lucio

-------------------------- 19/04/2008

pasqua ebraica

-------------------------- 13/04/2008

QUARTA DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 11/04/2008

unzione degli infermi

-------------------------- 05/04/2008

III domenica di Pasqua

-------------------------- 03/04/2008

poesia dedicata a papa Wojtila

-------------------------- 02/04/2008

3° anniversario dalla morte...

-------------------------- 31/03/2008

1° DI APRILE

-------------------------- 30/03/2008

Domenica in albis

-------------------------- 29/03/2008

torna l´ora legale

-------------------------- 27/03/2008

musica-poesia e solidarietà

-------------------------- 25/03/2008

L´annuciazione a Maria

-------------------------- 24/03/2008

Lunedì dell´Angelo

-------------------------- 23/03/2008

DOMENICA DI PASQUA

-------------------------- 22/03/2008

SABATO SANTO

-------------------------- 21/03/2008

INCONTRO CON COLETTE

-------------------------- 21/03/2008

VENERDI´ SANTO

-------------------------- 20/03/2008

GIOVEDI´ SANTO

-------------------------- 16/03/2008

DOMENICA DELLE PALME

-------------------------- 14/03/2008

dormire male è una malattia

-------------------------- 13/03/2008

ORARI SETTIMANA SANTA

-------------------------- 12/03/2008

"OLTRE..."n.2

-------------------------- 09/03/2008

quinta domenica di Quaresima

-------------------------- 08/03/2008

Giornata della donna

-------------------------- 02/03/2008

benedizioni delle famiglie

-------------------------- 02/03/2008

aiutiamo l´UNITALSI

-------------------------- 02/03/2008

IV Domenica di Quaresima

-------------------------- 25/02/2008

Giornata mondiale della lentezza

-------------------------- 24/02/2008

III domenica di Quaresima

-------------------------- 22/02/2008

CATTEDRA DI SAN PIETRO

-------------------------- 17/02/2008

II Domenica di Quaresima

-------------------------- 15/02/2008

M´ ILLUMINO DI MENO

-------------------------- 14/02/2008

CIAO, MIO CAPITANO

-------------------------- 14/02/2008

Auguri per San Valentino

-------------------------- 14/02/2008

San Valentino

-------------------------- 14/02/2008

SAN CIRILLO e METODIO

-------------------------- 13/02/2008

inizio catechesi parrocchiale

-------------------------- 11/02/2008

Apparizioni di Lourdes

-------------------------- 10/02/2008

PRIMA DOMENICA DI QUARESIMA

-------------------------- 09/02/2008

raccolta alimenti

-------------------------- 09/02/2008

RACCOLTA DI SANGUE

-------------------------- 06/02/2008

SARETE MIEI TESTIMONI

-------------------------- 06/02/2008

MERCOLEDI´ DELLE CENERI

-------------------------- 05/02/2008

disagio giovanile

-------------------------- 05/02/2008

LOCANDINA

-------------------------- 05/02/2008

FESTA DI CARNEVALE IN PARROCCHIA

-------------------------- 05/02/2008

STORIA DEL CARNEVALE

-------------------------- 05/02/2008

SANT´AGATA

-------------------------- 03/02/2008

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

-------------------------- 03/02/2008

SAN BIAGIO

-------------------------- 02/02/2008

I giovani e le droghe

-------------------------- 02/02/2008

festa per gli anziani

-------------------------- 02/02/2008

PRESENTAZIONE AL TEMPIO DI GESU´

-------------------------- 02/02/2008

le nuove droghe

-------------------------- 31/01/2008

Il testo della lettera del card. Tettamanzi

-------------------------- 31/01/2008

Lettera del Santo Padre

-------------------------- 31/01/2008

San Giovanni Bosco

-------------------------- 31/01/2008

due minuti ...per un sorriso

-------------------------- 30/01/2008

PRO MEMORIA

-------------------------- 28/01/2008

San Tommaso d´Aquino

-------------------------- 27/01/2008

III domenica del tempo ordinario

-------------------------- 27/01/2008

GIORNATA DELLA MEMORIA

-------------------------- 25/01/2008

Conversione di San Paolo

-------------------------- 25/01/2008

25 gennaio

-------------------------- 24/01/2008

veglia di preghiera per l´unità dei cristiani

-------------------------- 24/01/2008

24 GENNAIO

-------------------------- 23/01/2008

23 gennaio

-------------------------- 23/01/2008

Sposalizio di San Giuseppe e Maria

-------------------------- 22/01/2008

corso in preparazione al matrimonio

-------------------------- 21/01/2008

22 gennaio

-------------------------- 21/01/2008

Lettera del card.Dionigi Tettamanzi

-------------------------- 21/01/2008

Sant´Agnese

-------------------------- 21/01/2008

21 gennaio

-------------------------- 20/01/2008

2a Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 20/01/2008

20 gennaio

-------------------------- 19/01/2008

19 gennaio

-------------------------- 18/01/2008

preghiera : 18 gennaio

-------------------------- 18/01/2008

settimana di preghiera per l´unità dei cristiani

-------------------------- 16/01/2008

Il testo del Papa a "La Sapienza"

-------------------------- 16/01/2008

vergogna italiana: rifiuti di Napoli

-------------------------- 16/01/2008

la mancata visita del Papa alla "Sapienza"

-------------------------- 15/01/2008

MARTIN LUTHER KING

-------------------------- 13/01/2008

BATTESIMO DI GESU´

-------------------------- 11/01/2008

preghiera con e per gli ammalati

-------------------------- 05/01/2008

Natale dei Cristiani Ortodossi

-------------------------- 05/01/2008

EPIFANIA DEL SIGNORE

-------------------------- 03/01/2008

la festa della befana in parrocchia

-------------------------- 01/01/2008

Maria Madre di Dio

-------------------------- 01/01/2008

Giornata mondiale per la pace

-------------------------- 01/01/2008

FELICE 2008 A TUTTI

-------------------------- 31/12/2007

31 DICEMBRE 2007

-------------------------- 30/12/2007

Festa della santa Famiglia

-------------------------- 28/12/2007

FESTA DEI SANTI INNOCENTI

-------------------------- 27/12/2007

SAN GIOVANNI APOSTOLO

-------------------------- 26/12/2007

SANTO STEFANO

-------------------------- 25/12/2007

GIORNO DI NATALE

-------------------------- 24/12/2007

e il Dio - con- noi...nacque tra gli uomini

-------------------------- 23/12/2007

SANTA NOTTE

-------------------------- 22/12/2007

Quarta domenica di Avvento

-------------------------- 22/12/2007

auguri...con un pizzico di ...nostalgia

-------------------------- 21/12/2007

Gruppo Musical

-------------------------- 21/12/2007

primi auguri..per tutti

-------------------------- 16/12/2007

la domenica della gioia

-------------------------- 13/12/2007

"OLTRE..." uno strumento in più per dialogare

-------------------------- 13/12/2007

una solidarietà che non si fermi al 26 dicembre

-------------------------- 10/12/2007

altra riflessione in merito alla

-------------------------- 08/12/2007

II Domenica di Avvento

-------------------------- 07/12/2007

solennità dell´Immacolata Concezione

-------------------------- 07/12/2007

storia del dogma dell´Immacolata Concezione

-------------------------- 02/12/2007

l´enciclica "Spe Salvi"

-------------------------- 01/12/2007

I domenica di AVVENTO

-------------------------- 01/12/2007

una lettera per te

-------------------------- 01/12/2007

in preparazione all´Avvento

-------------------------- 01/12/2007

Giornata mondiale lotta contro l´AIDS

-------------------------- 24/11/2007

CRISTO RE DELL´UNIVERSO

-------------------------- 23/11/2007

SABATO 24/11..ALLO STADIO VINCE LA SOLIDARIETA´

-------------------------- 22/11/2007

RIETI GRANDE CUORE

-------------------------- 22/11/2007

proviamo a dialogare

-------------------------- 21/11/2007

il mondo solo in bianco e nero?

-------------------------- 17/11/2007

XXXIII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 17/11/2007

RIFLLESSIONE ...COL VANGELO

-------------------------- 10/11/2007

XXXII domenica del tempo ordinario

-------------------------- 10/11/2007

IRENNE CORONADO

-------------------------- 08/11/2007

Saluto ufficiale di mons. Bregantini

-------------------------- 08/11/2007

le prime reazioni di alcuni organi di stampa

-------------------------- 08/11/2007

dalla S. Sede

-------------------------- 08/11/2007

il congedo del vescovo operaio

-------------------------- 07/11/2007

Mons. Bregantini lascia la Calabria?

-------------------------- 07/11/2007

nel ricordo di leo

-------------------------- 06/11/2007

aumenta il senso di insicurezza

-------------------------- 06/11/2007

comunicato stampa

-------------------------- 04/11/2007

IRENE CORONADO in concerto

-------------------------- 04/11/2007

XXXI domenica del tempo ordinario

-------------------------- 02/11/2007

CRESIME IN PARROCCHIA

-------------------------- 02/11/2007

2 novembre 2007

-------------------------- 01/11/2007

Oggi si celebra la solennità di Tutti i Santi

-------------------------- 26/10/2007

vangelo della domenica

-------------------------- 26/10/2007

FESTA DI TUTTI SANTI

-------------------------- 26/10/2007

2 novembre commemorazione dei defunti

-------------------------- 24/10/2007

single per scelta...?

-------------------------- 24/10/2007

il mondo giovanile

-------------------------- 23/10/2007

parliamo di famiglia

-------------------------- 20/10/2007

XXIX Domenica del tempo ordinario

-------------------------- 20/10/2007

Tra sabato 27 e domenica 28 torna l´ora solare

-------------------------- 17/10/2007

padre Joao Carlos Seneme nominato vescovo

-------------------------- 12/10/2007

Vangelo della XXVIII domenica

-------------------------- 12/10/2007

Ritorna il Musical : Teresa di Calcutta

-------------------------- 11/10/2007

immagini della festa di inizio anno 2007 /2008

-------------------------- 11/10/2007

foto ricordo ritiro 13 maggio 2007

-------------------------- 09/10/2007

230 anni fa

-------------------------- 08/10/2007

sabato 13 e domenica 14 vendita torte

-------------------------- 07/10/2007

vangelo della domenica

-------------------------- 07/10/2007

settimana per la pace

-------------------------- 06/10/2007

una testimonianza dal Rwanda

-------------------------- 06/10/2007

ottobre missionario

-------------------------- 27/09/2007

Programma

-------------------------- 27/09/2007

Vangelo delle Domenica

-------------------------- 27/09/2007

DOMENICA 30 SETTEMBRE

-------------------------- 21/09/2007

Vangelo della Domenica

-------------------------- 21/09/2007

19 ottobre replica del musical

-------------------------- 21/09/2007

in preparazione al 7 ottobre

-------------------------- 18/09/2007

calendario parrocchiale 2007/2008

-------------------------- 16/09/2007

il vangelo della domenica

-------------------------- 14/09/2007

Aiutiamo la ricerca per vincere la SCLERODERMIA

-------------------------- 13/09/2007

l´impegno della Parrocchia per la famiglia

-------------------------- 13/09/2007

troppo silenzio attorno al mercato rionale

-------------------------- 12/09/2007

AUGURI PER IL NUOVO ANNO SCOLASTICO

-------------------------- 12/09/2007

Per non dimenticare l´11 settembre 2001

-------------------------- 05/09/2007

vangelo della domenica

-------------------------- 05/09/2007

Madre Teresa di Calcutta

-------------------------- 01/09/2007

Il vangelo della domenica

-------------------------- 01/09/2007

la mano assassina incendiaria

-------------------------- 30/08/2007

ALCLI: lotta contro le leucemie infantili

-------------------------- 29/08/2007

rispettiamo la natura

-------------------------- 25/08/2007

iscrizione corso di matrimonio

-------------------------- 24/08/2007

Messaggio di Benvenuto

-------------------------- 22/08/2007

ndrangheda

-------------------------- 13/08/2007

il distacco dei padri separati dai figli

-------------------------- 13/08/2007

Educazione alla fede ...e valore del matrimonio

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 SS. Trinita a Villa Chigi














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