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:: ULTIMI AGGIORNAMENTI al 05/02/2012
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V Domenica del Tempo Ordinario
notizia del 04/02/2012
Se si legge il vangelo sembra che ci siano demoni dappertutto. Nella nostra mentalità il demonio è “un essere, una creatura” che sta fuori di noi. Un po’ come le malattie: pensiamo che ci cadano dal cielo, che sia questione di fortuna o sfortuna. Invece, sappiamo che non è così. Se ci si ammala ci sono dei motivi ben precisi, biologici e spirituali. Per il vangelo il demonio è qualcosa che tu hai dentro, che ti riguarda. Una volta vi erano i setti vizi capitali: era un modo per consapevolizzarsi dei propri demoni. Era una semplificazione, uno strumento per rendersi conto dei demoni, degli impostori, di coloro che governavano la nostra vita impedendoci di essere noi stessi. Invece che essere noi i signori di casa nostra, noi siamo gli schiavi e questi demoni governano in casa nostra. Demonio è quanto tu sei posseduto da qualcosa che non sei tu, che non è vitale, che ti limita e ti fa morire. E il demonio peggiore ce l’ha colui che crede di non averne!
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DONAZIONE DEL SANGUE
notizia del 04/02/2012
CAUSA MALTEMPO LA RACCOLTA DI SANGUE, PREVISTA PER DOMANI NELLA NOSTRA PARROCCHIA,VIENE RINVIATA AD ALTRA DATA
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presentazione al tempio di Gesù
notizia del 02/02/2012
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Presentazione del Signore
2 febbraio |
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Festa delle luci (cfr Lc 2,30-32), ebbe origine in Oriente con il nome di ‘Ipapante’, cioè ‘Incontro’. Nel sec. VI si estese all’Occidente con sviluppi originali: a Roma con carattere più penitenziale e in Gallia con la solenne benedizione e processione delle candele popolarmente nota come la ‘candelora’. La presentazione del Signore chiude le celebrazioni natalizie e con l’offerta della Vergine Madre e la profezia di Simeone apre il cammino verso la Pasqua. (Mess. Rom.)
Martirologio Romano: Festa della Presentazione del Signore, dai Greci chiamata Ipapánte: quaranta giorni dopo il Natale del Signore, Gesù fu condotto da Maria e Giuseppe al Tempio, sia per adempiere la legge mosaica, sia soprattutto per incontrare il suo popolo credente ed esultante, luce per illuminare le genti e gloria del suo popolo Israele.
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La festività odierna, di cui abbiamo la prima testimonianza nel secolo IV a Gerusalemme, venne denominata fino alla recente riforma del calendario festa della Purificazione della SS. Vergine Maria, in ricordo del momento della storia della sacra Famiglia, narrato al capitolo 2 del Vangelo di Luca, in cui Maria, in ottemperanza alla legge, si recò al Tempio di Gerusalemme, quaranta giorni dopo la nascita di Gesù, per offrire il suo primogenito e compiere il rito legale della sua purificazione. La riforma liturgica del 1960 ha restituito alla celebrazione il titolo di "presentazione del Signore", che aveva in origine. L´offerta di Gesù al Padre, compiuta nel Tempio, prelude alla sua offerta sacrificale sulla croce. Questo atto di obbedienza a un rito legale, al compimento del quale né Gesù né Maria erano tenuti, costituisce pure una lezione di umiltà, a coronamento dell´annuale meditazione sul grande mistero natalizio, in cui il Figlio di Dio e la sua divina Madre ci si presentano nella commovente ma mortificante cornice del presepio, vale a dire nell´estrema povertà dei baraccati, nella precaria esistenza degli sfollati e dei perseguitati, quindi degli esuli. L´incontro del Signore con Simeone e Anna nel Tempio accentua l´aspetto sacrificale della celebrazione e la comunione personale di Maria col sacrificio di Cristo, poiché quaranta giorni dopo la sua divina maternità la profezia di Simeone le fa intravedere le prospettive della sua sofferenza: "Una spada ti trafiggerà l´anima": Maria, grazie alla sua intima unione con la persona di Cristo, viene associata al sacrificio del Figlio. Non stupisce quindi che alla festa odierna si sia dato un tempo tale risalto da indurre l´imperatore Giustiniano a decretare il 2 febbraio giorno festivo in tutto l´impero d´Oriente. Roma adottò la festività verso la metà del VII secolo; papa Sergio 1 (687-701) istituì la più antica delle processioni penitenziali romane, che partiva dalla chiesa di S. Adriano al Foro e si concludeva a S. Maria Maggiore. Il rito della benedizione delle candele, di cui si ha testimonianza già nel X secolo, si ispira alle parole di Simeone: "I miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti". Da questo significativo rito è derivato il nome popolare di festa della "candelora". La notizia data già da Beda il Venerabile, secondo la quale la processione sarebbe un contrapposto alla processione dei Lupercalia dei Romani, e una riparazione alle sfrenatezza che avvenivano in tale circostanza, non trova conferma nella storia. |
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festa SS. Sposi
notizia del 29/01/2012
La felicità nel matrimonio non è qualcosa che semplicemente accade un buon matrimonio deve essere creato. In un matrimonio le piccole cose sono le più grandi … e non si è mai troppo vecchi per tenersi mano nella mano.
E’ ricordarsi di dire “ti amo” almeno una volta al giorno. Non è mai andare a dormire arrabbiati. E’ mai darsi per scontati l’un l’altra; perché le attenzioni non finiscano con la luna di miele, ma continuino giorno dopo giorno, negli anni.
E’ avere in comune valori e obiettivi. E’ stare in piedi insieme di fronte al mondo. E formare un cerchio d’amore che accoglie in tutta la famiglia.
E’ fare le cose l’uno per l’altro, non per dovere o sacrificio, ma con spirito di gioia autentica.
E’ apprezzare con le parole, dire grazie con modi premurosi. Non è alla ricerca della perfezione nell’altro. E’ coltivare la flessibilità, la pazienza, la comprensione e l’ironia.
E’avere la capacità di perdonare e dimenticare e creare un ambiente in cui ciascuno può crescere. E’ trovare spazio per le cose dello spirito e della ricerca comune del bene e del bello. E’ stabilire un rapporto dove l’indipendenza, la dipendenza, e l’obbligo sono alla pari.
Non è solo sposare la persona giusta, è essere la persona giusta. E’ scoprire ciò che il matrimonio può essere, nel meglio.
AUGURI A TUTTE LE COPPIE CHE HANNO FESTEGGIATO CON NOI IL LORO ANNIVERSARIO DI MATRIMONIO
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FESTA dei Santi Sposi
notizia del 28/01/2012
Il Legame Tra Maria E Giuseppe
Il legame tra Maria e Giuseppe è un vero legame matrimoniale che non va disgiunto dallo stesso mistero della maternità divina. Non si tratta dunque di un argomento marginale, ma al punto nodale dell’Incarnazione. In quel matrimonio vediamo “l’icona del grande mistero” dove la terra rispecchia il cielo.Questa festa viene ben distinta dalla quella della Sacra Famiglia, in quanto si considera nella prima la causa, e nella seconda l’effetto. Quando nel 1961 la Santa Sede ha rivisto il calendario liturgico, la festa dello Sposalizio è stata ritenuta “di devozione” e quindi inserita tra quelle che possono essere celebrate nei calendari particolari per motivi speciali e in luoghi determinati. Si afferma quindi che : “La promozione di questa festa, dipende dai devoti, degli innumerevoli luoghi dedicati alla SS. Vergine, a San Giuseppe e alla Santa Famiglia, ma soprattutto dai ‘pastori’, ai quali non mancano certamente ‘i motivi veramente speciali’ creati dalla sempre più diffusa pratica del divorzio e dalla crescente crisi della famiglia. Nessun dubbio allora che la festa dello Sposalizio della B. Vergine con san Giuseppe, giustamente intesa nel suo significato teologico e importanza pastorale, abbia tutte le carte in regola per diventare universale” . Occorre dunque considerare bene la teologia del matrimonio, la natura del matrimonio tra Giuseppe e Maria, il fatto che il titolo di Cristo passa attraverso la genealogia davidica, che c’è una coppia al principio della Redenzione. L’immagine dello Sposo e della Sposa d’altronde percorre tutta la storia della salvezza, dall’antica alla nuova alleanza. Non è da trascurare l’intima essenza sponsale della Chiesa, che trova ulteriore significato nel riferimento al matrimonio tra Maria e Giuseppe, vera e concreta “storia del bell’amore”, singolare modello sia per gli sposi che per i consacrati.SS. Sposi che san gaspare bertoni volle mettere queli patroni ed esempio per la Congregazione dei padri Stimmatini
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4a domenica del tempo ordinario
notizia del 28/01/2012
In cosa consiste il suo spirito immondo? Quest’uomo ha aderito ad un sistema di valori, vede solo quello e ne ha fatto il suo Dio. Per cui quando arriva Gesù non può riconoscere Dio, perché ha già il suo Dio. L’uomo ha dato fiducia, crede a ciò che gli scribi gli dicono. Mai si è chiesto se la realtà è questa, se è proprio questa la verità. Mai si è fatto delle domande e mai ha visto la cosa da altri punti di vista. Ha detto: “Questo mi hanno insegnato, questo credevano anche i miei padri, quindi questa è la verità”. Questa verità gli ha dato e gli dà sicurezza e stabilità. Allora capiamo bene cosa accade quando arriva uno, Gesù, che gli dice: “Guarda che non è come credi! Guarda che Dio non è così!”. Gli sta togliendo tutto quello che ha, le certezze sulle quali ha fondato la sua vita. Si sente minacciato alle basi ed è per questo reagisce con violenza di fronte a Gesù. Demonio religioso è tutto ciò a cui diamo nome “Dio, fede, religione” e invece sono i nostri disagi di vita. E’ un pericolo tremendo perché l’etichetta “Dio” giustifica tutto e non permette di arrivare alla radice del nodo, del problema, della questione. Per non fare passi avanti, per non crescere, per non cambiare, per non soffrire, per non evolvere, la giustificazione religiosa è la migliore resistenza possibile.
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III Domenica del tempo ordinario
notizia del 21/01/2012
"Il tempo è compiuto, il regno è vicino (altrove dice qui)" per me vuol dire anche: "Vivi adesso". Le persone dicono: "Quando sarò grande, quando avrò tempo, quando ci saranno altre condizioni, quando cambieranno le cose, quando i figli saranno grandi, quando sarò meno pieno di cose, quando starò bene". La vita è adesso, non domani. E mi chiedo: e se non lo fai oggi perché lo dovresti fare domani? E ancora: ma se non senti il desiderio oggi, come potrai sentirlo domani? Vivi adesso, vivi qui. Hai un problema da affrontare? Fallo adesso, perché altrimenti diverrà più grande. Hai una rabbia da esprimere? Fallo adesso perché avvelenerà il tuo sangue e i tuoi giorni. Hai un mostro o uno scheletro da tirar fuori? Fallo adesso prima che sia troppo tardi. Hai un cambio radicale da operare? Fallo adesso perché il tempo è ora. Domani potrebbe essere mai. Hai da ringraziare chi ti ama, chi ti sostiene? Fallo adesso così il tuo cuore si sentirà amato. Hai del pianto trattenuto? Libera il tuo cuore dall´oppressione e dalla tensione: piangi! Devi dire un "no" o un "si" difficile? Fallo adesso, subito, e ti sentirai libero. Ogni volta che noi rimandiamo ciò che dobbiamo fare al nostro profondo arriva il messaggio: "Non vali niente. Tu hai paura e per questo non lo fai. Se non avessi paura lo faresti adesso. Vedi: non ne sei capace". E quindi non solo non lo facciamo ma avremo anche sempre meno forza per farlo. E´ una spirale perversa: meno si agisce oggi e meno si agirà domani (perché la stima di noi diminuisce)
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II Domenica del Tempo Ordinario
notizia del 14/01/2012
Ognuno avrà non più di ciò che desidera. Se il tuo desiderio è di diplomarti, diplomato non andrai oltre. Se il tuo desiderio è fare 5 chilometri di corsa, fatti non andrai oltre. Se il tuo desiderio è mangiare panettone e bere vino, non ti metterai a leggere un buon libro. Il desiderio ci dice il limite massimo di ciò che faremo."Che cosa cerchi tu?". Prova a rispondere adesso: "Che cosa cerchi tu? Che cosa desideri?". Un uomo è i suoi desideri. Se desideri poco avrai poco
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Battesimo di Gesù
notizia del 07/01/2012
Col battesimo è stata messo nel nostro cuore il seme della presenza di Dio. Non una magia, non una rito scaramantico, ma un seme. Va coltivato, il seme, per poter crescere e per portare frutto. Il padrino era colui che, nella Chiesa primitiva, aiutava il seme a crescere. Dio è in noi, inutile cercarlo all´esterno. Dio è in noi e tutto ciò che ci porta "dentro" ci avvicina a Dio. Il silenzio, la musica, la natura, l´arte, la letteratura, ci portano "dentro" noi stessi, ci accompagnano alle soglie del mistero.
Col battesimo siamo diventati cristiani. Spesso portiamo il nome di un santo. I santi sono coloro il cui seme del battesimo è diventato un albero frondoso alla cui ombra ci riposiamo. Siamo diventati concittadini dei santi e famigliari di Dio. I santi sono sugli spalti a far tifo per noi, che giochiamo nel campo la partita della vita. Non siamo soli.
Col battesimo ci è tolto il peccato originale, la fragilità che tutti portiamo nel cuore, la macchia che ci impedisce di essere liberi. Cristo ci libera da questa fragilità: diventiamo capaci di amare. Ecco cosa è successo il giorno del nostro battesimo, anche se non ce ne siamo accorti, anche se eravamo troppo piccoli. Ora siamo cresciuti, ora siamo consapevoli.
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Epifania del Signore
notizia del 05/01/2012
Se sei un cercatore di Dio, oggi è la tua festa. Se sei uno che non si accontenta del "sentito dire", oggi è il tuo giorno. Se il tuo cuore è inquieto, siediti comodo e leggi con attenzione la pagina splendida che Matteo ci regala.
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45ma Giornata mondiale per la pace
notizia del 31/12/2011
Cari giovani, voi siete un dono prezioso per la società. Non lasciatevi prendere dallo scoraggiamento di fronte alle difficoltà e non abbandonatevi a false soluzioni, che spesso si presentano come la via più facile per superare i problemi. Non abbiate paura di impegnarvi, di affrontare la fatica e il sacrificio, di scegliere le vie che richiedono fedeltà e costanza, umiltà e dedizione. Vivete con fiducia la vostra giovinezza e quei profondi desideri che provate di felicità, di verità, di bellezza e di amore vero! Vivete intensamente questa stagione della vita così ricca e piena di entusiasmo.
Siate coscienti di essere voi stessi di esempio e di stimolo per gli adulti, e lo sarete quanto più vi sforzate di superare le ingiustizie e la corruzione, quanto più desiderate un futuro migliore e vi impegnate a costruirlo. Siate consapevoli delle vostre potenzialità e non chiudetevi mai in voi stessi, ma sappiate lavorare per un futuro più luminoso per tutti. Non siete mai soli. La Chiesa ha fiducia in voi, vi segue, vi incoraggia e desidera offrirvi quanto ha di più prezioso: la possibilità di alzare gli occhi a Dio, di incontrare Gesù Cristo, Colui che è la giustizia e la pace.
A voi tutti, uomini e donne che avete a cuore la causa della pace! La pace non è un bene già raggiunto, ma una meta a cui tutti e ciascuno dobbiamo aspirare. Guardiamo con maggiore speranza al futuro, incoraggiamoci a vicenda nel nostro cammino, lavoriamo per dare al nostro mondo un volto più umano e fraterno, e sentiamoci uniti nella responsabilità verso le giovani generazioni presenti e future, in particolare nell’educarle ad essere pacifiche e artefici di pace. È sulla base di tale consapevolezza che vi invio queste riflessioni e vi rivolgo il mio appello: uniamo le nostre forze, spirituali, morali e materiali, per « educare i giovani alla giustizia e alla pace ».
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1 GENNAIO 2012
notizia del 31/12/2011
MARIA MADRE DI DIO
Maria è la Chiesa nascente: la Chiesa di oggi è Maria. "Maria conservava tutte queste parole (cose) meditandole nel suo cuore". Maria ha vissuto l´esperienza che la Chiesa è chiamata a rivivere e a riattualizzare in ogni momento della storia: il verbo all´imperfetto significa che ciò che è iniziato nel passato continua a realizzarsi nel tempo che prosegue. "Conservava": il verbo greco significa "mettere in relazione", "accordare" tutte queste parole che (secondo l´espressione ebraica) sono anche cose, avvenimenti, ciò che lei sa e quello che apprende da altri; "meditandole nel suo cuore": significa "conservando una memoria che rinnova continuamente gli eventi, mediante un´operazione di ripensamento intellettuale e di rinnovamento esperienziale che avviene nell´intimo della persona, dove si stringe la relazione tra l´uomo e Dio. Nel suo cuore "integro e buono", Maria accoglie e "custodisce" la Parola-seme che può crescere e portare frutto: la sua conoscenza, la sua fede cresce e progredisce secondo tappe che Luca sottolinea ripetendo questo ritornello (Lc2,51) che dice che Maria, per prima, fa ciò che la Chiesa continua a fare. E scopriamo così l´infinita bellezza di Maria e della Chiesa: la fede intelligente e profondamente intima di Maria genera la novità del Figlio di Dio; la fede della Chiesa, nella quale si fa memoria della fede di Maria, genera l´umanità nuova, libera e appassionata della vita. Abbiamo bisogno di una Chiesa che riscopra e riviva la sua identità essenziale, la sua identità "mariana": una Chiesa che non si accontenti di essere la conservatrice delle cose antiche, ma che fa memoria di tutto ciò che è avvenuto in Maria meditandolo nel proprio cuore, per diventare generatrice giovane, intelligente e libera, di un uomo nuovo e di un mondo nuovo.
Dogma proclamato dal concilio di Efeso (431). Maria è Madre di Dio perché è madre di Gesù. Infatti, colui che è stato concepito per opera dello Spirito Santo e che è diventato veramente suo figlio, è il Figlio eterno di Dio Padre. E’ Dio egli stesso
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TE DEUM
notizia del 31/12/2011
Noi ti lodiamo, Dio * ti proclamiamo Signore. O eterno Padre, * tutta la terra ti adora.
A te cantano gli angeli * e tutte le potenze dei cieli: Santo, Santo, Santo * il Signore Dio dell´universo.
I cieli e la terra * sono pieni della tua gloria. Ti acclama il coro degli apostoli * e la candida schiera dei martiri;
le voci dei profeti si uniscono nella tua lode; * la santa Chiesa proclama la tua gloria, adora il tuo unico figlio, * e lo Spirito Santo Paraclito.
O Cristo, re della gloria, * eterno Figlio del Padre, tu nascesti dalla Vergine Madre * per la salvezza dell´uomo.
Vincitore della morte, * hai aperto ai credenti il regno dei cieli. Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre. * Verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi.
Soccorri i tuoi figli, Signore, * che hai redento col tuo sangue prezioso. Accoglici nella tua gloria * nell´assemblea dei santi.
Salva il tuo popolo, Signore, * guida e proteggi i tuoi figli. Ogni giorno ti benediciamo, * lodiamo il tuo nome per sempre.
Degnati oggi, Signore, * di custodirci senza peccato. Sia sempre con noi la tua misericordia: * in te abbiamo sperato.
Pietà di noi, Signore, * pietà di noi. Tu sei la nostra speranza, * non saremo confusi in eterno.
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La Santa Famiglia di Nazaret
notizia del 30/12/2011
Dai «Discorsi» di Paolo VI, papa L’esempio di Nazaret
La casa di Nazaret è la scuola dove si è iniziati a comprendere la vita di Gesù, cioè la scuola del Vangelo. Qui si impara ad osservare, ad ascoltare, a meditare, a penetrare il significato così profondo e così misterioso di questa manifestazione del Figlio di Dio tanto semplice, umile e bella. Forse anche impariamo, quasi senza accorgercene, ad imitare. Qui impariamo il metodo che ci permetterà di conoscere chi è il Cristo. Qui scopriamo il bisogno di osservare il quadro del suo soggiorno in mezzo a noi: cioè i luoghi, i tempi, i costumi, il linguaggio, i sacri riti, tutto insomma ciò di cui Gesù si servì per manifestarsi al mondo. Qui tutto ha una voce, tutto ha un significato. Qui, a questa scuola, certo comprendiamo perché dobbiamo tenere una disciplina spirituale, se vogliamo seguire la dottrina del Vangelo e diventare discepoli del Cristo. Oh! come volentieri vorremmo ritornare fanciulli e metterci a questa umile e sublime scuola di Nazaret! Quanto ardentemente desidereremmo di ricominciare, vicino a Maria, ad apprendere la vera scienza della vita e la superiore sapienza delle verità divine! Ma noi non siamo che di passaggio e ci è necessario deporre il desiderio di continuare a conoscere, in questa casa, la mai compiuta formazione all’intelligenza del Vangelo. Tuttavia non lasceremo questo luogo senza aver raccolto, quasi furtivamente, alcuni brevi ammonimenti dalla casa di Nazaret. In primo luogo essa ci insegna il silenzio. Oh! se rinascesse in noi la stima del silenzio, atmosfera ammirabile ed indispensabile dello spirito: mentre siamo storditi da tanti frastuoni, rumori e voci clamorose nella esagitata e tumultuosa vita del nostro tempo. Oh! silenzio di Nazaret, insegnaci ad essere fermi nei buoni pensieri, intenti alla vita interiore, pronti a ben sentire le segrete ispirazioni di Dio e le esortazioni dei veri maestri. Insegnaci quanto importanti e necessari siano il lavoro di preparazione, lo studio, la meditazione, l’interiorità della vita, la preghiera, che Dio solo vede nel segreto. Qui comprendiamo il modo di vivere in famiglia. Nazaret ci ricordi cos’è la famiglia, cos’è la comunione di amore, la sua bellezza austera e semplice, il suo carattere sacro ed inviolabile; ci faccia vedere com’è dolce ed insostituibile l’educazione in famiglia, ci insegni la sua funzione naturale nell’ordine sociale. Infine impariamo la lezione del lavoro. Oh! dimora di Nazaret, casa del Figlio del falegname! Qui soprattutto desideriamo comprendere e celebrare la legge, severa certo ma redentrice della fatica umana; qui nobilitare la dignità del lavoro in modo che sia sentita da tutti; ricordare sotto questo tetto che il lavoro non può essere fine a se stesso, ma che riceve la sua libertà ed eccellenza, non solamente da quello che si chiama valore economico, ma anche da ciò che lo volge al suo nobile fine; qui infine vogliamo salutare gli operai di tutto il mondo e mostrar loro il grande modello, il loro divino fratello, il profeta di tutte le giuste cause che li riguardano, cioè Cristo nostro Signore. (Discorso tenuto a Nazaret, 5 gennaio 1964)
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SANTI INNOCENTI
notizia del 28/12/2011
Gli innocenti che rendono testimonianza a Cristo non con le Parole, ma con il sangue, ci ricordano che il martirio è dono gratuito del Signore. Le vittime immolate dalla ferocia di Erode appartengono, insieme a santo Stefano e all´evangelista Giovanni, al corteo del re messiniaco e ricordano l´eminente dignità dei bambini nella Chiesa. (Mess. Rom.)
Patronato: Bambini
Emblema: Palma
Martirologio Romano: Festa dei santi Innocenti martiri, i bambini che a Betlemme di Giuda furono uccisi dall’empio re Erode, perché insieme ad essi morisse il bambino Gesù che i Magi avevano adorato, onorati come martiri fin dai primi secoli e primizia di tutti coloro che avrebbero versato il loro sangue per Dio e per l’Agnello.
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San Giovanni evangelista
notizia del 27/12/2011
L´autore del quarto Vangelo e dell´Apocalisse, figlio di Zebedeo e fratello di Giacomo maggiore, venne considerato dal Sinedrio un «incolto». In realtà i suoi scritti sono una vetta della teologia cristiana. La sua propensione più alla contemplazione che all´azione non deve farlo credere, però, una figura "eterea". Si pensi al soprannome con cui Gesù - di cui fu discepolo tra i Dodici - chiamò lui e il fratello: «figli del tuono». Lui si definisce semplicemente «il discepolo che Gesù amava». Assistette alla Passione con Maria. E con lei, dice la tradizione, visse a Efeso. Qui morì tra fine del I e inizio del II secolo, dopo l´esilio a Patmos. Per Paolo era una «colonna» della Chiesa, con Pietro e Giacomo. (Avvenire)
Patronato: Scrittori, Editori, Teologi
Etimologia: Giovanni = il Signore è benefico, dono del Signore, dall´ebraico
Emblema: Aquila, Calderone d´olio bollente, Coppa
Martirologio Romano: Festa di san Giovanni, Apostolo ed Evangelista, che, figlio di Zebedeo, fu insieme al fratello Giacomo e a Pietro testimone della trasfigurazione e della passione del Signore, dal quale ricevette stando ai piedi della croce Maria come madre. Nel Vangelo e in altri scritti si dimostra teologo, che, ritenuto degno di contemplare la gloria del Verbo incarnato, annunciò ciò che vide con i propri occhi
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SANTO STEFANO
notizia del 26/12/2011
Primo martire cristiano, e proprio per questo viene celebrato subito dopo la nascita di Gesù. Fu arrestato nel periodo dopo la Pentecoste, e morì lapidato. In lui si realizza in modo esemplare la figura del martire come imitatore di Cristo; egli contempla la gloria del Risorto, ne proclama la divinità, gli affida il suo spirito, perdona ai suoi uccisori. Saulo testimone della sua lapidazione ne raccoglierà l´eredità spirituale diventando Apostolo delle genti. (Mess. Rom.)
Patronato: Diaconi, Fornaciai, Mal di testa
Etimologia: Stefano = corona, incoronato, dal greco
Emblema: Palma, Pietre
Martirologio Romano: Festa di santo Stefano, protomartire, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, che, primo dei sette diaconi scelti dagli Apostoli come loro collaboratori nel ministero, fu anche il primo tra i discepoli del Signore a versare il suo sangue a Gerusalemme, dove, lapidato mentre pregava per i suoi persecutori, rese la sua testimonianza di fede in Cristo Gesù, affermando di vederlo seduto nella gloria alla destra del Padre.
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SANTO NATALE
notizia del 25/12/2011
Dio non più adorato in un Tempio, e neppure più solo contemplato nel Creato: Dio si rivela nella nostra carne mortale. Si fa uomo, fragile, misero, malato, indifeso, debole; precario, padre separato con figli a carico, disoccupato, in cassa integrazione, con mutui, Ici, Imu, tasse da pagare e rospi da ingoiare; senza prospettive, senza futuro, senza sicurezza per le strade, senza un tetto sotto il quale dormire, senza tolleranza perché straniero, senza protezione perché donna, senza dignità perché diverso. E intorno a lui, un´altra umanità, anche se si fatica a definirla tale: sicura di sé, orgogliosa, senza scrupoli, incapace di pagare ciò che è giusto ma capace di scommettere su qualsiasi cosa, indifferente a ogni tipo di crisi, insensibile a ogni sofferenza, spregiudicata nel corrompere, sicura di sé come dei soldi che possiede. Certo, anche quest´umanità entra nel presepe. Perché ogni presepe ha il suo castello di Erode. E ogni presepe ha sempre mucchi di sabbia e tanta, tanta paglia. Brillante e soffice, ma pur sempre sabbia spazzata dal vento; sottile e luccicante d´oro, ma pur sempre paglia, destinata a bruciare e a fare fumo. Su di essa, oggi si adagia un corpo, il corpo di un Bambino appena nato, il germoglio della Vera e Nuova Umanità. Che oggi assume un Volto, una Storia e un Nome. Un Volto sofferente nel quale riconoscerlo, una Storia complicata nella quale incontrarlo, un Nome mai dato a Dio nel quale poterci salvare: il Dio Incarnato.
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NATIVITA´ di GESU´
notizia del 24/12/2011
Buon Natale a tutti. Buono sta per vero, vissuto, vivo. Il rischio è che più che un buon Natale sia un altro Natale. Quand´eravamo piccoli arrivava Babbo Natale e tutti eravamo contenti perché ci portava i regali. Allora mi sono chiesto: ma che regalo vorrei io dal Natale? Quale regalo vorresti che il Natale ti portasse? Quale regalo sento di ricevere dal grande Babbo che è Dio? Quand´eravamo piccoli si chiedeva, magari facendo la letterina a Babbo Natale: "Caro Babbo Natale, portami la bicicletta… il libro di… la playstation… ecc.". E io al grande Babbo Dio, cosa chiedo?
Un regalo anche per voi stasera, un regalo di Natale. Di che cosa hai bisogno? Dove ti senti più in difficoltà?
A tutti i migliori auguri di un sereno Natale e di trovare il regalo interiore che rende..veramente felici
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IV Domenica di Avvento
notizia del 17/12/2011
Il sì di Maria è espressione del suo cammino di donna nell´ascolto della Parola di Dio...un sì che siamo chiamati, liberamente, a dire anche noi per la realizzazione del progetto di Dio: la salvezza dell´umanità
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III Domenica di Avvento
notizia del 10/12/2011
Diceva san Filippo Neri: «Tristezza e malinconia fuori di casa mia». La fede e la gioia che caratterizzano la vita di ogni credente devono far nascere il desiderio di aderire ogni giorno alla volontà del Signore ed esprimere la bellezza di essere cristiani. Perché i ragazzi e i giovani sentono la pesantezza di essere battezzati e cresimati? Perché davanti a loro non c´è sempre la serenità di vivere e testimoniare la fede. L´appartenenza a una comunità cristiana, alcune volte, lascia trasparire la noia nel partecipare alla celebrazione domenicale e l´assenza dell´entusiasmo di incontrarsi con il Risorto e con i fratelli. L´ Avvento, e con esso tutta la nostra vita, sia sempre un cammino di gioia. Hanno scritto i Missionari di Villaregia nella loro regola: "La gioia sia per ciascuno di noi un impegno, un servizio, un dovere di testimonianza".
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8 DICEMBRE
notizia del 07/12/2011
L´Immacolata Concezione:
Davanti al no dei progenitori, ecco il sì di Maria. Il suo sì richiama tutti i nostri sì, di quando ci si è sposati, si è scelta la vocazione al sacerdozio e alla vita consacrata, si sono avuti dei figli o, per i ragazzi, alcune scelte importanti di scuola o di lavoro. Maria, questa umile, piccola adolescente di Nazareth, diviene essenziale nello sviluppo della storia della salvezza non tanto per le sue capacità, quanto perché con il suo sì ha fatto entrare Gesù nel mondo, cambiando la nostra storia. Per entrare nel mondo Dio si serve di una umile fanciulla. Quale delicatezza estrema ha il nostro Dio! Maria è attenta alle piccole cose, non si lascia ingannare, ma coglie l´invito dell´angelo. Davanti alla presenza dell´angelo, non si scompone come potevamo fare noi, ma ascolta, si interroga, si domanda.
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II Domenica di Avvento
notizia del 03/12/2011
Per molti di noi Natale è un bambino da accogliere (ed è così). Ma il punto è che abbiamo già stabilito noi cosa. Se non arriva come noi ce l´aspettiamo, allora noi lo rifiutiamo, manco lo accogliamo perché non è secondo le nostre idee. Ma il Natale non è questo. Natale è un bambino, è "tuo figlio" che vuole nascere in te. Ma non è come pensi tu: è lui. Non è come te, è diverso da te: per questo lo devi accogliere com´è, anche se sarà diverso da come tu ce l´hai in testa, o forse sarà addirittura all´opposto. Per questo ti sorprenderà; per questo ti chiederà di cambiare le tue idee e i tuoi pensieri; per questo ti chiederà di aprire la tua mente anche su ciò che per te è inconcepibile. Se Maria avesse detto (ed era assai ragionevole e secondo il buon senso!): "Ma dai, assurdo, questo figlio non può essere il figlio di Dio"; se avesse detto: "Inconcepibile!", Gesù non ci sarebbe stato. Se il Battista avesse detto: "Ma c´è scritto nella Bibbia, non può essere così il Messia"; se avesse detto: "Inconcepibile una cosa simile!" non l´avrebbe annunciato e neppure battezzato. Lui vuole vivere in te. Dio vuole nascere in te. Non dire: "Inconcepibile! impossibile! no!" a ciò che succede in te, attorno a te, solo perché non ha il volto che tu pensavi. Perché quello che è concepibile (come dice la parola stessa) è già nato; è l´inconcepibile che chiede di nascere. Ama ciò che è in te e nella tua vita, perché è questo "tuo figlio" che vuole nascere in te.
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I Domenica di Avvento
notizia del 26/11/2011
Vorrei che il mio Avvento e quello della mia comunità iniziasse così: rimettendo Lui al centro. Perché questo è il suo posto. O al centro ci metti Lui, o tutto è un gran caos…
E tu, amico lettore, chi hai messo al centro della tua vita?
Il brano del Vangelo di questa prima domenica ruota attorno ad una brevissima parabola. Dio è come un padrone di casa che rientra all´improvviso, quando non te lo aspetti. Magari è tutta la vita che lo cerchi, hai domande forti nel cuore e vuoi metterle nelle Sue mani; oppure ti sei convinto di cercarlo, ma non fai altro che incensare il tuo ego e tenere a bada i tuoi sensi di colpa; oppure sei così convinto di averlo già incontrato che ti senti un cristiano arrivato, dormi tranquillo il sonno del giusto e ti lasci vivere.
Animo, fratelli! Si riparte, coraggio! Se sei un inquieto cercatore di Dio o se sei un inguaribile dormiglione, da oggi hai possibilità nuova: il Signore viene, ancora, per te. Questa è la notizia buona dell´Avvento: Lui non si è ancora stancato di te. Fantastico, vero? Allora stai attento, ripigliati: Dio sta venendo a farti visita!
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SOLENNITA´ DI CRISTO RE
notizia del 19/11/2011
Un giorno chiesero a Madre Teresa: "Perché lo fa?". Si aspettavano come risposta: "Per Dio". E invece lei sorridendo disse: "Per amore". "Cioè per Dio", ripresero. "No, per amore. Perché la sua sofferenza tocca il mio cuore". Non si ama l´altro perché Dio lo comanda ma perché ci tocca il cuore, l´anima. "E se Dio non ci fosse?", chiesero una volta sempre a Madre Teresa. "Non ho amato per Dio, ho amato per amore di chi mi stava davanti". E siccome nell´uomo c´è Dio, amando il fratello lei amava anche Dio. E poi concluse: "Non so mai se chi dice di amare Dio, lo ami davvero. Ma so che chi ama l´uomo, lo sappia o no, ama Dio". Un giorno sempre Madre Teresa stava accuratamente curando le piaghe ripugnanti di un lebbroso. Faceva il suo lavoro sorridendo e chiacchierando con il malato, come fosse la cosa più naturale del mondo. Ad un certo punto chiese al malato: "Tu credi in Dio?". Il pover´uomo la fissò e poi le disse, sorridendo: "Sì, adesso credo in Dio!!!". E un´altra volta un giornalista che la vedeva tutta dedita a curare un lebbroso le disse: "Madre, io non lo farei neanche per un milione di dollari". E lei: "Neanch´io!". E lui continuò: "Ma neanche se me lo comandasse Dio in persona!". E lei: "Neanch´io". Certe cose si fanno per amore… e basta
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XXXIII Domenica del T. O.
notizia del 12/11/2011
Lentamente muore
Lentamente muore chi diventa schiavo dell´abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce. Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all´errore e ai sentimenti. Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l´incertezza per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente chi distrugge l´amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante. Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce. Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare. Soltanto l´ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
(P. Neruda)
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XXXII Domenica del tempo ordinario
notizia del 05/11/2011
L´olio della consapevolezza...l´olio delle opere dicarità...olio per testimoniare Cristo nessuno ce lo può vendere..parte da una scelta fondamentale per Cristo
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Commemorazione dei defunti
notizia del 02/11/2011
La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora. Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste. Cont...inua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Prega, sorridi, pensami! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza. La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza. Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista? Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo. Rassicurati, va tutto bene. Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata. Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace. (sant´Agostino)
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Solennità di Tutti i Santi
notizia del 31/10/2011
Nella Solennità di Tutti Santi vengono proclamate le Beatitudini:
La “beatitudine” (o felicità) è il fine della vita umana, è ciò che più profondamente desideriamo per noi e per gli altri.
Parlando delle beatitudini in Matteo, possiamo dire che:
- Sono la proposta di Dio vivere in comunione con Lui, di partecipare alla vita stessa della Trinità. Le beatitudini non sono delle cose da fare, né dei frutti di ascesi o di sforzo solo nostro. Sono la conseguenza dell’opera dello Spirito in noi. È lo Spirito che ci può rendere miti, pacifici, puri di cuore, misericordiosi…Il nostro sforzo è nell’accogliere l’azione dello Spirito in noi, di obbedire a Dio.
Quanto la persona accoglie e segue lo Spirito che elargisce i suoi doni (fortezza, scienza, sapienza, intelletto, consiglio, pietà, timor di Dio) tanto è capace di viverele beatitudini.
- Le beatitudini sono la vita stessa di Cristo, Lui le ha vissute. Per questo, il nostro aderire ad esse ci inserisce nella vita di Cristo, ci unisce strettamente a Lui, ci uniforma a Lui.
- Le beatitudini non sono categorie sociali.
Per esempio: cosa significa essere poveri? È il riconoscersi nella propria realtà di creature dinanzi a Dio aprendosi alla relazione con Lui. Significa prima di tutto sapere chi siamo; riconoscere che Dio ci ha chiamati alla vita e ci mantiene in vita.
Sono degli atteggiamenti interiori, disposizioni della persona ad aderire a Dio.
Persone che vivono la povertà, la mitezza, persone che patiscono afflizione non per condizione di vita ma per fedeltà a Dio e all’uomo.
Il Signore vuole che realmente collaboriamo con lui, dove la Sua e la nostra azione si incontrano. Collaboriamo alla “costruzione” di noi stessi. Infatti ci troviamo ad essere ciò che facciamo. Quando per fare si intende un operare, un lavorio interiore, espresso anche attraverso atti concreti che ci fanno crescere in quanto costruiamo, così, in noi “un modo di essere”.
Il premio delle beatitudini è Dio stesso: è lui la sazietà della nostra fame, la terra, la misericordia, il Regno…: è la beatitudine, la vera felicità.
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Ritorna l´ora solare
notizia del 29/10/2011
Questa notte alle 3 si torna all´ora solare...spostare le le lancette dell´orologio indietro di un 1 ora
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Archivio Notizie
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SS. Trinita a Villa Chigi
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